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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘consumatori’

Consumatori su dazi: no a ritorsioni che pagherebbero i consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato oggi che farà di tutto per limitare i danni e che sta anche lavorando, all’interno dell’Unione, su prospettive compensative. “La guerra dei dazi non fa male solo all’economia, alla crescita e alle nostre industrie, ma soprattutto ai consumatori, sui quali i dazi vengono traslati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per questo chiediamo al Governo, non solo di impegnarsi a trovare un accordo tra Stati Uniti ed Europa, limitando i danni per il nostro Paese, cosa da tutti auspicata, ma, in caso di fallimento del dialogo, a non applicare misure compensative sulle merci americane, che pagherebbero le famiglie italiane andando a fare la spesa” prosegue Dona.”Non è minacciando Trump di ritorsioni che si risolverà il problema, tanto più se consideriamo che in agosto l’Italia ha esportato negli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati Istat, ben 1.748 milioni di euro in più rispetto alle importazioni e, nel periodo gennaio-agosto 2019, il saldo commerciale sale addirittura a 18.177 milioni” conclude Dona.

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Governo: Secondo i dati Istat a settembre la fiducia dei consumatori sale da 111,9 a 112,2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

“Bene, effetto Governo Conte II. Come tradizione, con la nascita di un nuovo Esecutivo gli italiani confidano in un cambiamento e guardano con rinnovata speranza al futuro. E’ sempre successo. Il problema è mantenere questa fiducia e non tradirla. Inoltre, questa volta il rialzo è stato inferiore a quello dei precedenti Governi, appena 0,3 punti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto che l’aumento della fiducia dipenda dal nuovo Governo è attestato dalla componente relativa alle attese sulla situazione economica dell’Italia che balza da -21,5 a -16,3, +5,2 punti” conclude Dona.
L’associazione di consumatori ricorda gli ultimi precedenti: nel giugno 2018, con il primo Governo Conte, salì da 113,8 a 116,3 (+2,5) punti, nel dicembre 2016, con il Governo Gentiloni, la fiducia salì da 107,7 a 110,6 (+2,9 punti percentuali), nel mese di marzo del 2014 (le rilevazioni sulla fiducia sono fatte nei primi 15 gg del mese, quindi pur avendo giurato in febbraio, il 22, l’effetto si ebbe a marzo), con il Governo Renzi, passò da 94,8 a 98,1 (+3,3 punti percentuali), nel mese di maggio 2013, con il Governo Letta, salì appena da 83,6 a 83,8, +0,2 punti, anche se poi, con scoppio ritardato, nel mese successivo ci fu un incremento record di 10 punti, nel mese di novembre 2011, con il Governo Monti, salì da 90,3 a 94,1 (+3,8),

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Energia: permettere ai consumatori di conoscere il prezzo finale complessivo del kWh

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Ancora una volta le famiglie italiane all’inizio della stagione autunno-invernale si ritrovano alle prese con l’aumento della luce e del gas. L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, infatti, ha reso noti i costi dell’energia elettrica e del gas per il IV trimestre 2019: la luce registrerà un aumento del +2,6% rispetto al trimestre precedente e il gas un +3,9%.Ad avviso di Adiconsum – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – si tratta di aumenti ingiustificati, in particolare per quanto riguarda l’influenza del petrolio sulle tariffe, in quanto la nostra produzione di energia elettrica e del gas non dipende affatto dall’oro nero.Sugli aumenti grava poi il peso degli oneri generali di sistema – continua De Masi – I dati Arera rivelano che essi incidono, per un’utenza domestica di 3kW di potenza e con un consumo di 2700 kWh, del 20%. Ecco perché da tempo ne chiediamo la revisione, oltreché una maggiore trasparenza in bolletta.Infatti, come per la benzina, il consumatore avrebbe diritto di sapere qual è il prezzo finale complessivo del kWh. Solo così i consumatori potrebbero orientarsi nella giungla di offerte proposte dalle aziende energetiche, anche alla luce della fine del mercato tutelato e del passaggio al mercato libero – conclude De Masi.

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I consumatori e il governo. Aspettative e realtà. Abolire in CNCU

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Cambiano i governi, consumatori e utenti osservano e, potendo, si organizzano per meglio consumare e meglio utilizzare. Un pensiero per tutte le stagioni, ovviamente. Nel caso della nostra Penisola ha alcune peculiarità che ricordiamo, valorizziamo e stimoliamo. Quindi: dovremmo aspettare, vedere, organizzarci e continuare a svolgere il nostro servizio in modo più o meno eclatante, rocambolesco… con tutti quegli exploit ed uscite che, talvolta, alcune associazioni ci hanno fatto credere – fame mediatica e di scoop dei media – essere la funzione di queste associazioni. Con una caratteristica che – governo che va e governo che viene – dovrebbe accomunare la presenza di queste associazioni per l’affermazione dei diritti da loro decantati: essere pagati dallo Stato e dall’Esecutivo per svolgere la loro funzione.
Certo, se consideriamo i consumatori e gli utenti nel loro significato letterale… in teoria non dovrebbero neanche esistere le loro associazioni visto che c’é lo Stato che paga e provvede, ma invece esistono, così come esistono le varie associazioni di cosiddetto volontariato che suppliscono alle carenze e assenze dello Stato.
Oltre questo ambito più o meno istituzionale c’è invece chi pensa di poter svolgere una funzione di stimolo, lobby e denuncia verso le istituzioni, e per questo hanno deciso di tenersi al di fuori di queste istituzioni, foss’anche per cercare di essere credibili anche a se stessi. Del resto, l’associazionismo in materia nasce in Paesi come Usa (e in un certo senso anche in Uk), dove lo Stato non si è mai sognato di rendere queste associazioni organiche a se stesso pagandole direttamente o indirettamente. Comunque: altri codici, altro diritto, altre pratiche, altra storia.
E’ questo uno dei motivi che ci spinge a farci promotori, verso il nascente governo, dell’abolizione del CNCU – Consiglio nazionale consumatori e utenti, istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico per finanziare coloro che vi aderiscono ed incensarli di una certa credibilità perché marchiati col fuoco dello Stato. Sia chiaro, a noi Aduc (che ben ci guardiamo dal farne parte) non è un organismo la cui esistenza non ci fa dormire la notte, visto che siamo abituati a ben altri e maggiori sprechi di Stato, ma ci lascia perplessi il fatto che diverse aziende del mercato privato e pubblico abbiano in questo organismo un alibi per sentirsi “friendly” nei confronti dei diritti dei cittadini consumatori con, di fatto, aver solo trovato la scusa per far credere di risolvere i problemi che loro stessi creano ai consumatori e che non hanno quasi mai intenzione di risolvere.
Una abolizione che peroriamo con, come contraltare, un rafforzamento ed una semplificazione della possibilità di ricorso alle Autorità indipendenti (tipo Agcom, Agcm, Acf, Abf, Ivass, Privacy, Arera, etc). Ricorsi che già oggi sono possibili, ma ancora ammantanti di una sorta di “clandestinità” e burocrazia. Una richiesta che valorizziamo con l’affermazione di un principio: il cittadino deve poter ricorrere direttamente contro aziende pubbliche e private, se vuole facendosi aiutare da un’associazione, ma non che quest’ultima debba essere – di fatto, vista spesso la complessità di questi ricorsi – un canale obbligatorio. Inoltre, nelle leggi e nei vari processi legislativi, la presenza del CNCU come unico punto di riferimento significa che lo Stato si rivolge a chi lui stesso finanzia per chiedere pareri… conflitto di interessi grande come il monte Bianco.
Al momento partiamo con questa richiesta, auspicando che chi ci governa e ci rappresenta in Parlamento abbia contezza della opportunità di affrontare il rapporto con consumatori e utenti a partire dalla libertà reciproca delle parti in gioco. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Istat: ad agosto scende fiducia consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad agosto scende la fiducia dei consumatori da 113,3 a 111,9.”Effetto crisi di Governo. E’ chiaro che gli italiani, a fonte della caduta dell’Esecutivo, temono l’aumento dell’Iva. Per questo, rispetto a luglio, crolla sia il giudizio sulla situazione economica dell’Italia, da -48,5 a -54,2, che sulla famiglia, da -19,9 a -21,9, sia le attese sulla situazione economica dell’Italia (da -18,2 a -21,8) che le attese sulla famiglia (da -5,8 a -6). Per non parlare delle possibilità future di risparmio, che precipitano da -19 a -27,1″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, la priorità del prossimo Governo deve essere la ricerca dei 23,1 miliardi necessari per evitare la stangata dell’Iva” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su Reddito cittadinanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

Le domande per il reddito di cittadinanza presentate al 15 luglio sono 1.401.225, di cui 895.220 accolte. Lo fa sapere l’Inps.”Solo il 49,13% delle famiglie povere assolute, pari a 1 milione e 822 mila, ha avuto il reddito di cittadinanza, ossia meno della metà di chi ne avrebbe diritto e bisogno, considerato che non ha la possibilità di acquisire un paniere di beni e servizi che è considerato essenziale per uno standard di vita minimamente accettabile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Senza contare che l’importo medio non è sufficiente nemmeno per superare la soglia di povertà. Ecco perchè il Governo, invece di cantare vittoria come se avesse risolto il problema della povertà in Italia, promettendo ulteriori riduzioni di tasse, farebbe bene, nella prossima legge di Bilancio, ad ampliare la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza, rivedendo i criteri di assegnazione, sempre se considera ancora la lotta alla povertà una priorità di questo Paese” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su Istat: il Paese arranca

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Secondo la nota mensile resa nota oggi dall’Istat, l’indicatore anticipatore conferma uno scenario a breve termine caratterizzato dalla debolezza dei livelli produttivi.
“Il Paese arranca. Se non si produce la ricchezza non ci possono essere miglioramenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, riassumendo la nota tecnica dell’Istat.”Fino a che la produzione industriale diminuisce, anche il dato positivo dell’occupazione risulta precario. Se a questo aggiungiamo che le previsioni per l’Eurozona indicano un possibile rallentamento, ecco che per l’Italia non ci possiamo attendere nulla di buono. Infatti anche per l’Istat l’economia italiana prosegue nella sua fase di debolezza” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su autostrade

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli ha annunciato di aver dato il via libera a un’ulteriore proroga, fino a fine anno, dell’accordo tra il Mit e Aiscat che prevede lo sconto del 30% ai caselli autostradali in favore dei motociclisti dotati di Telepass.”Gli sconti vanno estesi anche agli automobilisti pendolari. Fin da marzo abbiamo scritto al ministro Toninelli, chiedendogli di rinnovare il protocollo d’intesa tra il Ministero dei Trasporti, Aiscat e le società concessionarie di autostrade, che prevedeva agevolazioni agli utenti pendolari muniti di Telepass, e che orami è scaduto il 31 dicembre 2017″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ad oggi non abbiamo avuto una risposta. Un peccato perché gli sconti, che arrivavano fino al 20%, compensavano i costi che i lavoratori devono sostenere per raggiungere in auto il posto di lavoro” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su bollette a 28 gg

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 Mag 2019

Il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva delle compagnie telefoniche sui rimborsi per la nota vicenda delle bollette a 28 giorni e le ha invitate a predisporre un piano per i rimborsi.”Era ora! Finalmente si stringe il cerchio intorno alle compagnie telefoniche e anche gli ultimi tentativi fatti dalle compagnie telefoniche si stanno rilevando inutili. Ora i rimborsi sono alle porte!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Peraltro le compagnie stanno già presentando dei piani alternativi di rimborso sotto forma di servizi. I consumatori sono liberi di accettarli, ma devono verificare se sono effettivamente convenienti e conformi alle linee guida dell’Agcom. In ogni caso resta salvo il diritto del consumatore di avere il rimborso in fattura” conclude Dona.

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Istat: ad aprile scende fiducia consumatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad aprile scende la fiducia dei consumatori da 111,2 a 110,5. “Dati allarmanti!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Purtroppo peggiorano sia le attese sulla situazione economica dell’Italia, che crollano da -21,2 a -24,4, sia il giudizio sulla situazione economica della famiglia, che scende da -21,9 a -22,6, sia la possibilità futura di risparmio (da -22 a -24,5), sia le opportunità di acquistare beni durevoli, che precipitano da -51,7 a -58,5. Un dato, quest’ultimo, che certo non fa ben sperare sulla voglia di fare acquisti degli italiani” prosegue Dona.”I pochi dati, positivi, come il lieve miglioramento del giudizio sulla situazione economica dell’Italia, da -67,8 a -67,2 non compensano certo quelli negativi” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’Istat conferma i dati preliminari dell’inflazione di marzo, pari a +1% su base annua, come a febbraio. “Purtroppo l’inflazione non abbassa la testa. In questo contesto, non togliere definitivamente dal campo la possibilità di incrementare l’Iva, come conferma oggi Tria, è un autogol, considerato che i prezzi sono influenzati anche dalle aspettative di futuri aumenti. Anche perché, pur restando stabile, l’inflazione a marzo diventa più preoccupante, visto che il gasolio svetta in un solo mese del 2,6% e la benzina del 2,4%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione al +1% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 325 euro, 179 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto e 95 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a 151 euro per abitazione, acqua, elettricità e combustibili e 64 per i trasporti” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 306 euro su base annua, 164 per i beni acquistati più frequentemente, 85 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 262 euro in più nei dodici mesi, 137 per i beni ad alta frequenza, 71 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 163 euro, 301 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.
Resi noti, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 1) in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione a +1,6%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 532 euro su base annua. Al secondo posto, Brescia dove il rialzo dei prezzi dell’1,5%, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 440 euro, terza Bologna, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 395 euro.La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, Perugia dove l’inflazione a +0,4% genera un esborso addizionale annuo di 90 euro. Al secondo posto Ancona (+0,5%, pari a 109 euro) e al terzo Cagliari, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari a 118 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2) in termini di maggior spesa, il Trentino Alto Adige, che, nonostante abbia un’inflazione più bassa di Liguria e Puglia, registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 340 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 326 euro, terza la Liguria, dove, pur essendoci un’inflazione all’1,4%, superiore alle prime due, si ha un salasso annuo di 310 euro.La Puglia, che registra l’inflazione più alta, pari a +1,5%, si colloca solo al quarto posto, con un aumento di spesa di 299 euro.La Sardegna si conferma la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,6% che si traduce in una spesa aggiuntiva di 112 euro.

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Istat: ad aprile scende fiducia consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad aprile scende la fiducia dei consumatori da 111,2 a 110,5.”Dati allarmanti!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo peggiorano sia le attese sulla situazione economica dell’Italia, che crollano da -21,2 a -24,4, sia il giudizio sulla situazione economica della famiglia, che scende da -21,9 a -22,6, sia la possibilità futura di risparmio (da -22 a -24,5), sia le opportunità di acquistare beni durevoli, che precipitano da -51,7 a -58,5. Un dato, quest’ultimo, che certo non fa ben sperare sulla voglia di fare acquisti degli italiani” prosegue Dona.”I pochi dati, positivi, come il lieve miglioramento del giudizio sulla situazione economica dell’Italia, da -67,8 a -67,2 non compensano certo quelli negativi” conclude Dona.

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Sicurezza alimentare: nuove regole per rafforzare la fiducia dei consumatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Una banca dati comune europea sugli studi utilizzati per le autorizzazioni L’Autorità europea per la sicurezza alimentare può rendere pubblici gli studi Rispondere alle preoccupazioni espresse nell’Iniziativa cittadina sul glifosato Le nuove regole per garantire l’affidabilità e la trasparenza della procedura di valutazione dei rischi per la sicurezza alimentare nell’UE sono state adottate mercoledì. Già concordate con i ministri UE, le nuove regole assicurano che la procedura di valutazione del rischio dell’UE per la sicurezza alimentare sia più affidabile, trasparente e obiettiva.Il testo è stato state approvato con 603 voti favorevoli, 17 contrari e 27 astensioni.Le nuove norme creeranno una banca dati comune europea degli studi commissionati, per dissuadere le imprese, che richiedono un’autorizzazione per la vendita di un alimento, dal non divulgare gli studi sfavorevoli. Ciò consentirà all’ Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di rendere pubblici tutti gli studi presentati e consentirne l’analisi da parte di terzi. In tal modo, si potrà considerare l’eventuale esistenza di altri dati scientifici o studi pertinenti, al fine di garantire l’accuratezza dei dati di cui dispone l’Autorità.Per garantire la trasparenza della procedura, i richiedenti dovranno divulgare tutte le informazioni pertinenti alla valutazione della sicurezza. Tuttavia, alcune informazioni, come il processo di fabbricazione o di produzione, possono essere mantenute riservate.Infine, la nuova legge introduce una nuova procedura consultiva, precedente alla presentazione, che consente all’EFSA di consigliare i richiedenti su come presentare correttamente la domanda di autorizzazione, rendendo il processo più affidabile.
La legge chiarisce come gestire la cosiddetta ‘doppia qualità’ dei prodotti
L’importo delle multe può arrivare al 4% del fatturato annuo. Un aggiornamento delle norme UE sulla tutela dei consumatori, per contrastare le recensioni ingannevoli online e la doppia qualità dei prodotti, è stato approvato. La nuova legge, già concordata con i ministri UE, aggiorna i diritti dei consumatori all’era di internet, garantendo ai consumatori maggiori informazioni sul funzionamento delle graduatorie online e quando esse derivino da post sponsorizzati. Le nuove regole mirano inoltre a rendere più trasparente per i consumatori l’uso delle recensioni online e dei prezzi personalizzati.I marketplace online e i servizi comparativi (ad esempio, Amazon, eBay, AirBnb, Skyscanner) dovranno rivelare i principali parametri che determinano la classificazione delle offerte risultanti da una ricerca. I consumatori dovranno inoltre essere informati da chi acquistano beni o servizi (da un commerciante, dal marketplace stesso o da un privato) e se sono stati utilizzati prezzi personalizzati.La direttiva tratta la questione della cosiddetta “doppia qualità dei prodotti”, ovvero i prodotti, commercializzati con lo stesso marchio in diversi Paesi UE, che differiscono per composizione o caratteristiche. Nel testo, si afferma che spetta agli Stati membri combattere la commercializzazione ingannevole.Quando sono soddisfatte determinate condizioni (ad esempio, commercializzazione simile in Stati membri di prodotti identici, con composizione o caratteristiche significativamente diverse e senza una giustificazione), la pratica potrebbe essere qualificata come ingannevole e quindi proibita. Inoltre, il testo include una clausola di riesame che impone alla Commissione di valutare la situazione entro due anni, per verificare se la doppia qualità dei prodotti debba essere aggiunta alla lista nera delle pratiche commerciali sleali.Per le infrazioni diffuse (ossia quelle che danneggiano i consumatori in diversi Paesi UE), l’ammenda massima disponibile negli Stati membri deve ammontare ad almeno il 4% del fatturato annuo del commerciante nell’esercizio finanziario precedente o, qualora non fossero disponibile informazioni sul fatturato, a un importo forfettario pari a due milioni di euro.

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Il Parlamento europeo rafforza i diritti dei consumatori online e offline

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Strasburgo In base alle norme sui “contenuti digitali”, le prime di questo tipo a livello europeo, chi acquista o scarica musica, app, giochi o utilizza servizi cloud o piattaforme di social media sarà maggiormente protetto nel caso l’operatore non fornisca il contenuto digitale o ne fornisca uno difettoso. Tali misure mirano a garantire parità di trattamento per i consumatori che forniscono dati in cambio di contenuti o servizi digitali e per quelli che pagano per fruirne.Nel testo viene stabilito che, qualora non fosse possibile correggere un contenuto digitale o un servizio difettoso in un lasso di tempo ragionevole, il consumatore avrà diritto a una riduzione di prezzo o a un rimborso integrale entro 14 giorni. Se un difetto si manifesta entro un anno dalla data di fornitura, si presume che sussista già, senza che il consumatore debba provarlo (inversione dell’onere della prova). Per le forniture continue, l’onere della prova rimane a carico del commerciante per tutta la durata del contratto.Il periodo di garanzia per le forniture una tantum non può essere inferiore a due anni mentre per le forniture continue dovrebbe applicarsi per tutta la durata del contratto.
La direttiva sulla vendita di beni si applica ai prodotti e servizi acquistati sia online che offline, sia che il consumatore compri un elettrodomestico, un giocatolo o un computer online sia che li compri al banco di un negozio locale.Il commerciante sarà responsabile nel caso il difetto si manifesti entro due anni dal momento in cui il consumatore ha ricevuto il prodotto (gli Stati membri possono, tuttavia, introdurre o mantenere un periodo di garanzia legale più lungo nella loro legislazione nazionale, al fine di mantenere lo stesso livello di protezione del consumatore già concesso in alcuni Paesi). L’inversione dell’onere della prova a favore dei consumatori dura un anno, ma gli Stati membri possono prorogare il termine a due anni.Anche i beni con elementi digitali (ad esempio i frigoriferi “smart”, gli smartphone e i televisori o gli orologi connessi) sono coperti dalla presente direttiva. I consumatori che acquistano questi prodotti avranno il diritto di ricevere gli aggiornamenti necessari durante “un periodo di tempo che il consumatore può ragionevolmente attendersi” in base al tipo e alla destinazione dei beni e agli elementi digitali.

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PE: un mercato UE dell’elettricità più pulito e più favorevole per i consumatori

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Strasburgo. Oggi i deputati europei hanno approvato delle nuove regole per creare un mercato europeo dell’elettricità più pulito, più competitivo e in grado di affrontare più efficacemente le emergenze.Il Parlamento ha adottato in via definitiva quattro nuove legislazioni sul mercato elettrico UE, concordate informalmente con i ministri UE alla fine del 2018, concludendo così il percorso legislativo del pacchetto Energia pulita per tutti gli europei.L’accordo sul “mercato interno dell’elettricità” (regolamento) è stato approvato con 544 voti favorevoli, 76 contrari e 40 astensioni.L’accordo sulle “norme comuni per il mercato interno dell’elettricità” (direttiva) è stato approvato con 551 voti favorevoli, 72 contrari e 37 astensioni. I consumatori trarranno notevoli vantaggi dalle nuove norme, poiché avranno accesso a contatori intelligenti e a prezzi dinamici. Disporranno inoltre della possibilità di cambiare fornitore senza costi, entro un periodo massimo di tre settimane (24 ore entro il 2026).Gli Stati membri potranno anche regolamentare, temporaneamente e a specifiche condizioni, i prezzi per assistere e proteggere le famiglie povere o vulnerabili. Tuttavia, i sistemi di sicurezza sociale dovrebbero essere lo strumento principale per affrontare la povertà energetica.Uno dei principali obiettivi delle nuove norme è quello di consentire che almeno il 70% della capacità commerciale attraversi liberamente le frontiere, facilitando gli scambi di energia rinnovabile attraverso le frontiere dell’UE. In tal modo si vogliono sostenere gli sforzi per il conseguimento dell’obiettivo vincolante dell’UE, che fissa la quota di energia da fonti rinnovabili al 32% del consumo finale lordo entro il 2030.Le norme UE consentono attualmente alle autorità nazionali di pagare le centrali elettriche a combustibili fossili per un periodo di tempo limitato in caso di picco della domanda, grazie ad un meccanismo noto come ‘regolazione della capacità’. Le nuove norme introdurranno limiti più stringenti per gli Stati membri che sovvenzionano le centrali elettriche, per evitare che le centrali più inquinanti in Europa ricevano aiuti di Stato.Le misure si applicheranno a tutte le nuove centrali elettriche, a partire dalla data di entrata in vigore del regolamento e a quelle esistenti a partire dal 2025. Le nuove norme non incideranno sui contratti di capacità conclusi prima del 31 dicembre 2019.Dopo la votazione, il relatore sul mercato interno dell’elettricità, Jerzy Buzek (PPE, PL), ha dichiarato: “La riforma del mercato UE dell’elettricità dovrebbe renderlo più competitivo, al di là delle frontiere dell’UE, e sostenere la trasformazione verso un’elettricità più pulita. Dà più potere ai consumatori e protegge i più poveri di energia. È un bene per l’ambiente e per il portafoglio.”Maggiori informazioni sulle nuove regole del mercato dell’elettricità sono disponibili nel comunicato stampa dopo l’accordo con gli Stati membri.

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Istat: a febbraio crolla fiducia consumatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Secondo i dati Istat resi noti qualche giorno fa, a febbraio scende la fiducia dei consumatori da 113,9 a 112,4.Anche se non si può ancora parlare di rottura definitiva tra italiani e Governo, certo il divorzio è oramai alle porte. Servono fatti per ridare speranze sul futuro dell’Italia. Non bastano più le parole e gli slogan” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ un record negativo il dato sul giudizio degli italiani sulla situazione economica dell’Italia, che in un solo mese precipita da -47,2 a -62,8, -15,6 punti percentuali. Dall’inizio delle serie storiche, ossia dal gennaio 1995, si tratta del quindicesimo peggior risultato di sempre. Entra, quindi, nella classifica delle performance più deludenti. Per avere una riduzione maggiore bisogna tornare all’ottobre del 2013, con una flessione di 27,1 punti. Mentre in testa alla classifica resta il marzo del 1995, -31,9 punti” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Secondo i dati provvisori di febbraio resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,1% su base annua, dal +0,9%. “Una pessima notizia! Nonostante l’Italia abbia chiaramente imboccato il tunnel della recessione ed i consumi siano in caduta libera, si interrompe la frenata dell’inflazione che era servita a ridare fiato alle famiglie, salvaguardando il loro potere d’acquisto. Un effetto dovuto più che alle gelate, alle speculazioni sui vegetali freschi. Il carrello della spesa che nei mesi scorsi era diminuito, aiutando la casalinga di Voghera a fare la spesa, balza da +0,6% a +2,1%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +1,1% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 376 euro, 249 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto e ben 170 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a ben 155 euro per abitazione, acqua ed elettricità e 155 anche per l’alimentazione” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 350 euro su base annua, 225 per i beni acquistati più frequentemente, ben 151 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, 136 per l’alimentazione, 151 per l’abitazione, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 305 euro in più nei dodici mesi, 191 per i beni ad alta frequenza, 127 per il carrello della spesa, 115 per l’alimentazione. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 200 euro, 216 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.

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Bisogni fittizi solo per poter vendere di più

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

La società di oggi sta prendendo una direzione estremamente pericolosa in cui si creano bisogni fittizi solo per poter vendere ancora di più. L’epoca del consumo, infatti, ha sancito la supremazia della tecnologia e dei social, ma ha cancellato i desideri più autentici degli individui, i quali non sono più cittadini, ma consumatori.Questa direzione è sbagliata e non può che condurci verso il baratro. A dimostrarlo non sono solo delle valutazioni di tipo “etico”, ma anche alcune estremamente pratiche. E’ infatti in questo modo che si spiega l’impossibilità di trovare figure che svolgano il ruolo di cuochi, artigiani, operai e altri impieghi che, secondo la “società del consumo” non servono più perché desueti. La verità è invece estremamente semplice: la narrazione della società fatta dai media non corrisponde in alcun modo a quella reale.Il nostro Paese è uno di quelli che più di tutti ha perso l’orientamento: non c’è un’idea di società da costruire, ma solo il muoversi in maniera disorganizzata e senza mete. Quel che si sta facendo è perseguire dei richiami generici come “modernizzazione”, ma senza un vero dibattito su cosa significhino questi indirizzi e su dove portino. Per noi di Soggetto Giuridico il progresso corrisponde a termini come “benessere”, “diritti”, “comunità” e “ambiente”. Bisogna ripartire dalle conquiste di questi secoli e cancellare tutto il superfluo e l’inutile che ci hanno condotto fuori strada. E’ giunto il momento di chiedersi se occorra fare un passo indietro piuttosto che uno in avanti.

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Unione Naz. Consumatori su Istat vendite

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a novembre le vendite in valore salgono dello 0,7% su base mensile e dell’1,6% su base annua.”Effetto Black Friday! Dati positivi, ma solo per via del sempre maggiore successo che ha questa giornata di vendite promozionali. Un appuntamento atteso dai consumatori che ormai è diventato una tradizione come negli Stati Uniti. Insomma, il rialzo delle vendite è solo occasionale, non indicativo di un’inversione di tendenza” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche perché, nonostante il successo del Black Friday, siamo ancora ben distanti dai valori pre-crisi. Se si confrontano i dati di oggi con quelli del novembre 2007, quando il Black Friday ancora non c’era in Italia, le vendite totali sono tuttora inferiori dell’1,6% e, in particolare, quelle non alimentari segnano un calo dell’1,7 per cento” prosegue Dona”Per le imprese operanti su piccole superfici, poi, si registra un crollo del 10,3% per le vendite non alimentari. Insomma, c’è ancora una voragine da colmare. Solo la grande distribuzione ed il commercio elettronico si sono avvantaggiati del Black Friday. Infatti, anche rispetto ad 11 anni fa, le vendite non alimentari salgono del 7 per cento” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

Secondo i dati provvisori di dicembre resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,1% su base annua, dal +1,6% di ottobre e novembre.”Ottima notizia il rallentamento dei prezzi. Un po’ di respiro rispetto al pericolo di un aumento del costo della vita. Insomma, niente stangata di fine anno! Bene anche la frenata del carrello della spesa, che scende dal +0,9% di novembre a +0,8%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Nel 2018, comunque, la crescita media dei prezzi dell’1,2% ha significato avere, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, una maggior spesa annua complessiva di 377 euro, 268 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, 111 euro per carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a ben 102 euro per abitazione, acqua ed elettricità, 143 per i trasporti” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 369 euro su base annua, 245 per i beni acquistati più frequentemente, 99 per le compere di tutti i giorni, 99 per l’abitazione, 133 per i trasporti, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 304 euro in più nei dodici mesi, 199 per i beni ad alta frequenza, 83 euro per il carrello della spesa, 93 per l’abitazione. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo è pari a 173 euro, 214 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.

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