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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

Posts Tagged ‘consumatori’

Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di novembre, che sale all’1,6% su base annua, dal +1,7% precedente.”Una buona notizia che su base annua l’inflazione non sia risalita rispetto al mese ottobre, come invece risultava dalla stima preliminare, anche perché non dipendeva da una ripresa della domanda interna ma era prevalentemente importata, collegata ai beni energetici” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +1,6% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 510 euro, 196 euro per abitazione, acqua ed elettricità, 186 per i trasporti” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 481 euro su base annua, 191 per l’abitazione, 172 per i trasporti, mentre per una famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 397 euro in più nei dodici mesi, 207 per i beni ad alta frequenza, 63 euro per il carrello della spesa, 179 per l’abitazione, 122 per i trasporti” conclude Dona.
Rese noti oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle regioni e delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori in testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, che registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,8% implica un’impennata del costo della vita pari a 490 euro, terza la Lombardia, dove l’inflazione dell’1,6% determina una spesa annua supplementare di 456 euro.La Basilicata si conferma la regione meno cara, con un’inflazione dell’1% che si traduce in un rincaro di 203 euro.In testa alla graduatoria dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 2) in termini di maggior spesa, si confermano Bolzano che, pur non avendo l’inflazione più alta, +2,1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 698 euro su base annua. Al secondo posto, Reggio Emilia dove il rialzo dei prezzi del 2,4%, il record per le città capoluogo o con più di 150 mila abitanti, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 673 euro, terza Bologna, dove l’inflazione del 2,3% comporta un aggravio annuo di spesa di 649 euro.

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Convegno su sostenibilità, responsabilità sociale d’impresa e aspettative dei consumatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

Parma Venerdì 12 ottobre, alle ore 14.30, nella Sala Congressi del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Ateneo (via Kennedy 6), è in programma il convegno Sostenibilità, responsabilità sociale d’impresa e aspettative dei consumatori: nuovi paradigmi di qualità?, promosso dall’Università di Parma in collaborazione con Comune di Parma, Gruppo Imprese Artigiane Parma, Centro Universitario di Bioetica – UCB dell’Ateneo, Centro di Etica Ambientale, Legambiente e Circolo culturale Il Borgo.Il convegno, moderato da Monica Cocconi, Docente di Diritto amministrativo all’Università di Parma, sarà aperto dai saluti del Rettore Paolo Andrei, del Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Luca Di Nella, dell’Assessora all’Agricoltura della Regione Emilia – Romagna Simona Caselli, dell’Assessora alla Sostenibilità del Comune di Parma Tiziana Benassi, del Delegato del Direttivo dell’UCB Alessio Malcevschi e del Presidente de “Il Borgo” Giuseppe Giulio Luciani.Interverranno nel corso del pomeriggio Stefano Magagnoli, Docente di Global History all’Università di Parma (Alle origini della denominazione di origine. Tipicità, mito e reputazione), Franco Mosconi, Docente di Politica industriale all’Università di Parma (La metamorfosi del modello emiliano negli anni della sostenibilità), Emilio Ferrari, Responsabile Acquisti Grano Duro e Semole del Gruppo Barilla (Il nuovo paradigma della sostenibilità nella filiera del grano duro) e Giuseppe Iotti, Presidente del Gruppo Imprese Artigiane (La responsabilità sociale dell’impresa verso la sostenibilità). Seguiranno gli interventi programmati delle docenti dell’Ateneo Katia Furlotti e Mariasole Porpora e di Lorenzo Frattini, Presidente regionale di Legambiente. L’evento è inserito nell’ambito delle iniziative per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

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Cresce la fiducia dei consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a settembre sale la fiducia dei consumatori, da 115,3 a 116.”Bene che salga la fiducia. Positivo che, dopo l’exploit di giugno, l’arresto della corsa di luglio e la discesa di agosto, la fiducia riprenda a crescere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Migliora, in particolare, il dato relativo alle attese sulla situazione economica dell’Italia, da -7,4 a -4,4. Anche se non è in territorio positivo come a giugno, quando era balzato a +1,6%, vuol dire comunque che gli italiani stanno valutando la discussione sulla manovra con fiducia e speranza per quanto riguarda il Paese, anche se non pensano che questa avrà grandi effetti sulla loro personale condizione e sul loro portafoglio, come attesta il peggioramento sia del giudizio che delle attese sulla situazione economica della famiglia” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di agosto ed il rialzo dei prezzi scende dal +1,7% della stima iniziale a +1,6%.”Bene che l’inflazione e soprattutto il carrello della spesa scendano rispetto alla stima preliminare, ma è pur sempre una stangata. In ogni caso il fatto che i Beni alimentari, per la cura della casa e della persona passino da +2,4% dei dati provvisori al +2,1% reso noto oggi è positivo e dà un po’ di respiro a chi è più in difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione all’1,6% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 537 euro, 374 euro se ne vanno invece per i beni ad alta frequenza di acquisto, 180 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, 162 per il cibo, 223 per i trasporti. Mentre per la famiglia media, la stangata è di 426 euro su base annua, 277 per i prodotti acquistati più frequentemente, 135 per le compere di tutti i giorni, 146 per i trasporti” conclude Dona. Rese noti oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio delle regioni (cfr tabella n. 1) e delle città (cfr. tabella n. 2) più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr. tabella n. 1), in testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione al 2% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 566 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,9% implica un’impennata del costo della vita pari a 517 euro, terzo il Piemonte, dove l’inflazione dell’1,9% genera una spesa annua supplementare di 485 euro.In testa alla graduatoria dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 2), in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano che, con un’inflazione del 2,4%, ha la maggior spesa supplementare, equivalente, per una famiglia tipo, a 798 euro su base annua. Al secondo posto, Reggio Emilia dove il rialzo dei prezzi del 2,4% determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 673 euro, terza Ravenna, dove l’inflazione del 2,3% comporta un aggravio annuo di spesa di 645 euro.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

L’Istat conferma i dati preliminari dell’inflazione di luglio ed il rialzo dei prezzi dal +1,3% di giugno a +1,5%. “Purtroppo è confermata l’impennata dei prezzi, che triplicano in appena 3 mesi, dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Preoccupa, in particolare, la risalita del carrello della spesa, che incide su chi è più in difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 533 euro, 386 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, 196 euro se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Mentre per la famiglia media, la stangata è di 422 euro su base annua, 286 per i prodotti acquistati più frequentemente, 146 per le compere di tutti i giorni” conclude Dona.Rese note oggi, invece, l’inflazione delle regioni e quella dei capoluoghi di regione, province autonome e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio delle regioni (cfr tabella n. 1) e delle città (cfr. tabella n. 2) più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr. tabella n. 1), in testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione dell’1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 485 euro, terza l’Emilia Romagna, dove l’inflazione dell’1,6% genera una spesa annua supplementare di 435 euro.In testa alla graduatoria dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 2), in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, che, pur non avendo l’inflazione più alta, 2,1% contro il picco di Ravenna di +2,3%, ha la maggior spesa supplementare, che per una famiglia tipo equivale a 698 euro su base annua. Al secondo posto Ravenna, dove il rialzo dei prezzi del 2,3% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia tipo, pari a 645 euro, terza Reggio Emilia, dove l’inflazione del 2,2% comporta un aggravio annuo di spesa di 617 euro.

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Truffe telefoniche: “Serve intervento a tutela dei consumatori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

“Centinaia di migliaia di persone, come rilevato da inchieste giornalistiche e come denunciato dalle associazioni di consumatori continuano ad essere vittime di ‘truffe telefoniche’”.Lo afferma Simone Baldelli, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che domani mattina in Aula a Montecitorio discuterà sul tema un’interpellanza.“Basta un solo click, spesso inconsapevole, per sottoscrivere abbonamenti a valore aggiunto. Il sistema del doppio click per l’attivazione di tali servizi, promesso dai gestori, non risulta essere attivo per la maggior parte degli abbonamenti in questione e la disabilitazione di tali servizi tramite il gestore risulta molto complicato, anche a causa dell’eccessivo traffico telefonico verso i call center.
Ho presentato pertanto un atto di sindacato ispettivo per interrogare il Ministero dello Sviluppo economico, guidato da Luigi Di Maio, e per sapere quali iniziative il governo intenda assumere per tutelare i diritti di utenti e consumatori, specie quelli tecnologicamente più ‘deboli’, prevedendo meccanismi semplici, immediati e gratuiti di recesso da alcuni tipi di servizi in abbonamenti”, conclude.

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Criminalità e narcotraffico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

La lotta alla droga non è da tempo una lotta contro i consumatori o le sostanze in sé. Se escludiamo alcuni fanatici (molto politici) che credono che i consumi (e i risvolti sanitari) di droga si combattono vietando queste sostanze, situazioni ed esperimenti in corso in varie parti del mondo (Usa e Canada in prima fila) ci indicano un metodo diverso: la legalizzazione di quelle sostanze oggi vietate. E che, proprio perché vietate, sono oggi delle bombe sanitarie (procacciamento da parte di consumatori di ogni tipo, dipendenti inclusi), sociali (grossi e irrisolvibili problemi di emarginazione negli specifici contesti di consumo e spaccio), politici (governi locali e non solo, in varie parti del mondo, si reggono con il denaro dei trafficanti), economici (l’economia sommersa della grande criminalità organizzata che gestisce i traffici transnazionali, internazionali e nazionali, domina ovunque, e il nostro Paese è uno dei principali hub per l’Europa).
Non stiamo scrivendo niente di particolare ricordando questi aspetti. Ma c’e’ un fatto di cronaca di oggi che – per chi ancora ne avesse bisogno – può servire a far riflettere. Nella Locride (Calabria, terra di dominio della ‘ndrangheta) è stata fatta una scoperta “nuova”: un bunker, di quelli che abitualmente vengono creati ed utilizzati per nascondere i latitanti delle organizzazioni criminali, è stato scoperto e dentro c’era una coltivazione indoor di cannabis che sicuramente non serviva per il consumo personale del proprietario dei locali. Un novo tassello da aggiungere alla diffusa fantasia che la criminalità utilizza per procacciarsi, gestire e smerciare la propria materia prima, la droga illegale. Quindi non più l’armadio nella camera (magari a casa dei genitori presunti ignari) del piccolo consumatore, presunto piccolo spacciatore. No. Ma un sistematico uso razionale delle proprie infrastrutture, in periodo – probabilmente – di mancanza di affiliati della loro banda da custodire lontani dagli occhi delle autorità. Uso razionale, in modo che nulla vada lasciato in attesa, e usato alla bisogna in modo troppo costoso. Business is business. Strano che non ci avevano pensato fino ad oggi, ma l’evoluzione dei mercati, dei controlli, della domanda e dell’offerta delle loro merci, porta allo sviluppo di creatività, fantasia, calcolo, razionalità. Una vicenda che fa entrare ancora di più le azioni della malavita nella nostra quotidianità: quel che ci accade e che facciamo tutti i giorni ha sempre un possibile uso e e risvolto a fini criminali, e cosa di meglio che non utilizzarlo nell’ambito del mercato più fiorente e redditizio che in questo momento quasi tutto il mondo mette a disposizione della piccola e della grande criminalità? ‘ndrangheta nel nostro caso, che è tutt’altro che piccola? Perché la limitata produzione di questa specifica coltivazione (il bunker scoperto è di 25 mq), comunque un mercato ce l’ha, foss’anche solo quello della piazzetta del vicino paesello. Cose che capitano quando la domanda è molto alta e gli offerenti – giocandoci con metodi anche di raffinato business – sono in grado non solo di soddisfare, ma anche di crearla ed alimentarla ad arte lì dove magari è ancora un po’ limitata.
Tutto questo non accadrebbe che se la cannabis fosse legalizzata. Niente di stratosferico nello specifico. Ma, visto che, in spazi così limitati (25 mq), ancora non hanno valutato la creazione di laboratori per le droghe di sintesi (MDMA) (e potrebbero farlo…), e che è impossibile coltivarci papaveri da oppio, cosa di meglio di una coltivazione indoor di cannabis: aspetti tecnici facili, semplici ed economici, sicurezza altrettanto semplice (il bunker dei latitanti….), zone impervie (è noto che la Calabria è terra di controllo al metro quadro del territorio da parte della ‘ndrangheta).
E cosa succede, come reazione e azione da parte dell’autorità, legislativa/esecutiva e di polizia? Per quest’ultima, non può fare altro che ciò che le compete: qualche giretto in più in zona e un tassello in più nelle loro statistiche periodiche. Per la prima (l’autorità legislativa ed esecutiva), probabilmente si tratterà di routine, da aggiungere ai numeri che sciorineranno nei prossimi interventi in Parlamento per dimostrare la loro efficienza e per continuare a tuonare che, visti i mirabolanti risultati di sequestri in crescita, bisognerà intensificare il cammino intrapreso (2). E le varie bande criminali (transnazionali, internazionali, locali e che gestiscono storie come quella del nostro bunker della Locride) continueranno a ringraziare per la continua e costante occasione loro fornita nel lucroso business. Visto che è umanamente, socialmente e scientificamente impossibile agire sulla domanda (i consumatori -3) , perché non si agisce sull’offerta? Perché non si leva alla malavita la gestione di un prodotto che – vista la loro natura, struttura, propensione e avidità di facili e immediati guadagni – non può che essere un prodotto illegale? E’ probabile che col tempo, quando e se gli avremo levato la gestione di cannabis, prodotti di sintesi chimica, derivati dall’oppio (4), la malavita si organizzerà per altri e nuovi prodotti che diventeranno merce del loro business (5). Ma intanto – noi del “mondo legale” – godremo di un periodo in cui, grazie al colpo inferto con la legalizzazione, la malavita sarà un po’ sbandata e in fase di riorganizzazione; periodo in cui, anche grazie all’esperienza acquisita sul campo, noi del “mondo legale” saremo più bravi ed esperti nell’affrontare nuove sfide e nuove emergenze. Perché – se ancora qualcuno non lo avesse compreso – la lotta alla droga e ai vari “mali” della nostra società, è senza sosta. In merito, consigliamo vivamente di diffidare di tutti coloro che – come già avviene oggi nella lotta alla droga – fanno di quest’ultima una sorta di crociata epocale con l’intento di debellamento totale del problema, per la creazione di una “società in cui non ci sia la necessità della droga”…. Per carità, ognuno è libero di credere nel proprio dio, foss’anche nel modello di questo dio in terra, ma …. nel frattempo… dobbiamo continuare a vivere. E le politiche di riduzione del danno – come quella che abbiamo accennato – servono non solo a farci temporaneamente meno male (umanamente, socialmente, sanitariamente, economicamente e politicamente), ma anche a meglio attrezzarci, comprendere ed affrontare le inevitabili novità che ci aspettano. Sì che nessuno possa dire: “ma proprio non me l’aspettavo”, e quindibuttarsi nell’imprecisione e nella disperazione di nuove emergenze. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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COPYRIGHT: il voto del Parlamento Ue che preoccupa i consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

“Poche ore dopo la votazione del Parlamento Europeo sulla “direttiva copyright” forse la libertà di informazione, per come la conosciamo, potrebbe non essere più la stessa.” È quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ricordando che negli ultimi mesi l’associazione ha sviluppato la campagna di sensibilizzazione #PocheParole.“Secondo una nostra survey lanciata per capire quanto ne sanno i consumatori sulla proposta di Direttiva nel mercato unico digitale risulta che l’86% dei consumatori non ne ha mai sentito parlare o non ne conosce neanche vagamente i contenuti. Si tratta di dati allarmanti”, prosegue Dona. “Eppure, il 93% dei consumatori italiani ritiene che internet sia un canale fondamentale di informazione mentre ben il 76% dei consumatori dichiara di accedere alle notizie attraverso social, aggregatori, motori di ricerca.” “In questa occasione ci sentiamo più che mai, ambasciatori di una voce (quella dei consumatori) che rischia di rimanere inascoltata”, conclude Dona, ribadendo l’appello a garantire per tutti i cittadini il rispetto del diritto costituzionale, sancito dall’art.21 “perché tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero -conclude Dona-ma anche di accedere alle informazioni necessarie a favorire lo sviluppo del pensiero critico”.

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Prende il via la collaborazione tra l’Associazione Consumatori Codici e Sorgenia

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

L’iniziativa è volta a verificare il livello di tutela dei consumatori nei processi aziendali, certificato attraverso un audit composto da molteplici tappe. Questo, infatti, è il primo passo per la realizzazione completa del progetto che prevede altri due incontri e conclusione il prossimo luglio.Le politiche e le procedure aziendali sono e saranno fondamentali, soprattutto alla luce della prossima liberalizzazione del mercato dell’energia. Per questo la trasparenza nei confronti dei consumatori sarà imprescindibile per tutte le aziende che vorranno fare parte del mercato e competere in modo corretto e leale. Sorgenia ha deciso di aderire con piena trasparenza e partecipazione al Codici Energy Rating per valutare i processi aziendali relativi alla tutela del consumatore, consapevole dell’importanza di garantire una customer Experience appagante e sempre più vicina alle esigenze dei clienti.Trasparenza ed assenza di rischi per il consumatore dovranno essere i punti di riferimento per chi opera in questo segmento di mercato, in una logica di assoluta tutela dei consumatori.Il modo di fare e pensare il mercato deve ispirarsi alla correttezza, alla trasparenza, alla qualità dei processi e dei servizi offerti. Il Codici Energy rating mira a valutare e a sostenere le buone pratiche che valorizzano esattamente questi aspetti.Durante il primo incontro, sono stati analizzati i processi relativi a servizio clienti, attività di sales e piani di formazione degli operatori nel loro complesso. Inoltre le risorse umane, intervenute sul tema formazione, si sono rese disponibili a somministrare un questionario sul clima interno.

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Unione Naz. Consumatori su Istat vendite

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad aprile le vendite in valore scendono dello 0,7% su marzo e del 4,6% su aprile 2017.”Il dato negativo è certo un rimbalzo dovuto alla fine dell’effetto Pasqua, che ha determinato, per il settore alimentare, un calo congiunturale dell’1,9% e del 7,3% su base annua. Ma un crollo così alto non si spiega solo con la diversa collocazione di una festività. Le vendite, insomma, restano al palo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi dell’aprile 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,4%, mentre per la grande distribuzione si registra un lieve incremento dello 0,7%, +1,4% per gli alimentari” prosegue Dona.”I piccoli negozi, invece, sono ancora ben lontani dall’aver recuperato le vendite perse durante la recessione. Rispetto a 10 anni le vendite complessive sono inferiori dell’11%, mentre quelle alimentari segnano addirittura una caduta del 19,3%” conclude Dona.

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Parte il gruppo d’acquisto delle Associazioni dei Consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Le Associazioni dei consumatori: Codici, Aiace, AECI e Primo Consumo hanno siglato l’Accordo per la creazione del Gruppo Di Acquisto di energia a tutela del consumatore. Si tratta di una rete di protezione al fine di tutelare i consumatori dal rischio speculazioni.Infatti, a partire da oggi, il consumatore si ritroverà davanti alla scomparsa del mercato tutelato dell’energia, che attualmente coesiste con il mercato libero. Appurato che circa il 90% degli italiani non è consapevole di quanto spende, di quali siano le voci dei costi in bolletta o di come diminuire i consumi, risulta chiaro di come si stia per aprire un terreno fertile per gli speculatori.
Da un questionario promosso da Codici emerge che solo il 30% dei clienti sia a conoscenza della fine della tutela e quasi un terzo del campione sostanzialmente non sa quanto spende di elettricità e gas. La maggior parte delle persone non sa quanto costa un kWh o non è a conoscenza dei propri consumi. Ben l’80% degli utenti non sa in quale mercato dell’energia si trova, il 70% non sa quali siano le differenze tra mercato libero e tutelato, il 55% non sa che il 1° luglio 2019 ci sarà il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero e cosa questo comporti e l’81% dei rispondenti si sente spaesato nel dover scegliere tra più di 500 operatori esistenti sul mercato. Con lo scenario che si prospetta, solo l’unione delle Associazioni in un gruppo di acquisto può rappresentare una soluzione per il consumatore di energia e gas contro le pratiche commerciali scorrette e i contratti non richiesti, o nei confronti di tutte quelle modalità attraverso cui verranno proposte offerte sconvenienti, con il preciso intento di accompagnare in piena trasparenza e garanzia il consumatore verso il mercato libero.

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Più tutele per consumatori e utenti

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Rete Consumatori Italia, promossa dalle associazioni Assoutenti, Casa del Consumatore e Codici, ha esaminato con grande attenzione il contratto per il governo del cambiamento proposto da M5S e LEGA. RCI apprezza la strada che è stata intrapresa, come dimostrano alcuni punti del contratto. Esprime forte sostegno in particolare alle politiche in favore delle infrastrutture idriche; della tutela dell’ambiente; di una giustizia rapida ed efficiente; di una lotta efficace alla corruzione; della tutela del made in e di una etichettatura trasparente; di contrasto delle dipendenze e del cyberbullismo; della tutela del risparmio e infine della riduzione dei consumi energetici da combustibile fossile.Per questa ragione RCI CHIEDE che nel contratto per il governo del cambiamento vengano inseriti i seguenti 8 punti fondamentali:
· riforma all’americana delle azioni collettive a tutela dei consumatori contro Pubblica Amministrazione e imprese private;
· riforma delle assicurazioni rc auto con portabilità della polizza;
· tutela della privacy efficace per tutti, con più ampi poteri di controllo, indagine e sanzioni da parte delle pubbliche autorità;
· lotta alle informazioni commerciali scorrette e alle fake news mediante promozione della cultura della condivisione del sapere (open knowledge);
· sostegno agli incapienti garantendo loro l’accesso ai servizi essenziali di luce acqua e gas;
· riduzione di almeno il 50% degli oneri di sistema in bolletta per tutte le utenze interessate;
· riforma delle spese di giustizia per ristabilire il principio di eguaglianza dei cittadini ad avere un giusto prosso;
· detraibilità di tutte le spese per la mobilità pubblica, l’istruzione, la cultura e lo sport.

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Come cambiano le scelte dei Consumatori nella spesa alimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Cosa mettono nel carrello gli italiani? Quali sono i fattori che influenzano la loro scelta di consumo nella spesa alimentare? A queste e molte altre domande risponde un’indagine condotta da Nielsen.Un’interessante trend di consumo sarebbe quello dell’allontanamento dai grandi marchi, i brand delle multinazionali sono in calo, mentre emergono dati positivi sul comportamento d’acquisto dei consumatori più mirato e consapevole.La ricerca di prodotti di qualità e la conseguente scelta orientata all’acquisto di alimenti provenienti da aziende medio-piccole è un aspetto che denota una maggiore attenzione alla salute e una fiducia in marchi più versatili al cambiamento dei gusti dei consumatori.Dai dati che emergono sui consumi, c’è una flessione delle vendite, contemporaneamente ad un calo del consumo di prodotti tradizionali, come i primi piatti.Dall’altra parte, negli ultimi mesi, è stato registrato un importante elemento: è aumentato il livello di spesa relativo a prodotti più ricercati, “di nicchia”, come gli alimenti salutistici e gourmet.I numeri parlano chiaro: ad aprile 2018 il consumo di primi piatti tradizionali si è attestato a -1,1%, i primi e secondi pronti: +7,1%, l’aperitivo in casa: +3,8%, i gourmet, quelli tipici regionali o di alta qualità raggiungono il +7%, i prodotti relativi a benessere e salute registrano +5,6%.Consumatori sempre più attenti alla propria salute e al palato, dunque, che si accostano ai prodotti in modo sempre più attento e mirato. Un percorso che porta inevitabilmente a rivedere le regole della GDO, un circuito che comincia ad offrire reparti specialistici dedicati per ogni genere di consumatore (biologico, intollerante, celiaco, alla ricerca di prodotti regionali o light, ecc..), che nelle previsioni future sarà più esigente e si aspetta un’offerta variegata che soddisfi richieste specifiche.Le nuove generazioni vanno alla ricerca di prodotti “cruelty free”, prima di quelli “bio” o “DOP”. Con l’avanzare dell’età del consumatore, il trend si inverte. Dunque, entrano in gioco una complessità di fattori nel momento in cui si parla di spesa alimentare.Altro dato che indica come siano cambiate le abitudini degli italiani è quello relativo al consumo di cibo etnico: ben 14 milioni di italiani hanno scelto ristoranti di cucina etnica tra gennaio e marzo 2018, un numero considerevole che denota come il consumatore sia sempre più globalizzato e parte di una società multiculturale.L’Associazione CODICI ha riscontrato un occhio sempre più attento da parte dei Consumatori e si augura che a questo corrisponda una maggiore attenzione da parte del retail alimentare; una sfera, quella della GDO, che deve essere pronta a gestire questa evoluzione dei consumi da parte dei consumatori per soddisfare adeguatamente i loro bisogni.

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25 Anni di Europa per i consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 maggio 2018

Quest’anno il Mercato europeo celebra il suo 25° anniversario. Dal 1993 i cittadini europei hanno visto i loro diritti evolversi giorno dopo giorno: un diritto di recesso uniforme in caso di acquisti online, un periodo di garanzia legale di due anni in tutta Europa, una serie di tutele quando si viaggia in aereo, treno, autobus o nave. In occasione della festa dell’Europa la rete dei Centri Europei dei Consumatori (ECC-Net) passa in rassegna alcuni dei cambiamenti più significativi avvenuti in un quarto di secolo in materia di consumo.
L’Euro è la prova più tangibile dell’integrazione europea. È la moneta unica di 19 Paesi su 28 ovvero di 338,6 milioni di persone in Europa. Viaggiare in Europa senza la necessità di cambiare la valuta, confrontare i prezzi dei prodotti o acquistare online da siti web senza necessità di convertire il prezzo: tutto questo è possibile sin da gennaio 2002.
È stato risolto il dilemma di sapere quanto tempo abbiamo per restituire un ordine che non ci soddisfa. Dal 13 giugno 2014 il termine entro cui restituire un prodotto acquistato a distanza, online o in una vendita porta a porta è lo stesso in tutta Europa ed è di 14 giorni.
Un regolamento europeo per ogni tipo di trasporto tutela i passeggeri che viaggiano in aereo, in treno, in autobus o in nave: prevedendo il rimborso del biglietto, la riprotezione verso la destinazione finale, la compensazione pecuniaria, l’Europa ha garantito una serie di diritti in caso di disservizi per tutte le modalità di trasporto.
Perchè i cittadini siano informati sui loro diritti e ricevano assistenza in caso di controversie contro professionisti che hanno sede in un Paese europeo diverso dal proprio, nel 2005 la Commissione europea ha creato la rete dei Centri Europei dei Consumatori (ECC-Net). Esiste un Centro in ogni Paese dell’Unione Europea, in Islanda e in Norvegia. In Italia il Centro ha due sedi: a Roma e a Bolzano.

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Previsti nuovi e maggiori poteri sanzionatori per Autorità a difesa dei consumatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

La Commissione Europea ha proposto un nuovo accordo europeo in tema di tutela del consumatore (New Deal for Consumers) che prevede, tra l’altro, l’avvio di una class action di stampo europeo, avviabile esclusivamente dalle Associazioni dei consumatori e contestualmente maggiori poteri, d’intervento e sanzionatori, per le Autorità di ogni Stato membro. “Mentre in Italia la class action è stata ostracizzata e affossata, l’Europa non solo lancia una proposta innovativa che la nobilita e le dà nuova forza, ma valorizza il ruolo strategico delle Associazioni dei consumatori– dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – nel contesto di mercato attuale, dove i diritti dei consumatori sono sempre più compressi, violati e sacrificati, è fondamentale la presenza delle Associazioni dei consumatori al loro fianco. Come Adoc sosteniamo con forza la proposta della Commissione Europea, che prevede l’introduzione di un’azione di classe europea, avviabile solo da un’Associazione di consumatori, per chiedere un risarcimento, come anche una compensazione, una sostituzione o una riparazione, per conto di un gruppo di consumatori che sono stati danneggiati da una pratica commerciale illegale. Dopo lo scandalo Dieselgate, questa è la giusta risposta da parte dell’Unione Europea. Apprezziamo anche la proposta di estendere il potere sanzionatorio delle Autorità nazionali a difesa dei consumatori. In futuro avranno il potere di imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in modo coordinato: per le infrazioni diffuse che colpiscono i consumatori in diversi Stati membri dell’UE l’ammontare massimo elevabile corrisponderà al 4% del fatturato annuale dell’azienda in ciascuno Stato membro. Per i consumatori sono previsti inoltre maggiori diritti e garanzie in occasione di acquisti online, in particolare sul diritto di recesso, che verrà potenziato. Ci auguriamo che la proposta superi il vaglio del Parlamento e del Consiglio Europeo, la formalizzazione del nuovo accordo per i consumatori segnerebbe una svolta nella difesa e nella tutela dei diritti dei consumatori italiani e europei”.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Secondo i dati provvisori di marzo resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,9% su base annua, mentre risale il carrello della spesa da -0,6% di febbraio a +1,1%.”Purtroppo risalgono i prezzi del carrello della spesa. Una pessima notizia per la massaia cha va tutti i giorni al mercato. Finisce, infatti, l’effetto dovuto ai prezzi dei vegetali freschi che a febbraio erano crollati del 4,6% in un solo mese e del 21,4% su base annua e che invece ora rincarano dello 0,6% su febbraio, attenuando la flessione annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”L’inflazione a +0,9%, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 352 euro, 172 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, ma 85 euro se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti di tutti i giorni. Mentre per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 324 euro su base annua, ma 78 sono destinati alle compere di tutti i giorni” conclude Dona.Secondo i calcoli dell’associazione (cfr tabella), per l’inesistente famiglia tipo Istat da 2,4 componenti, l’incremento dei prezzi dello 0,9% si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 273 euro in più nei dodici mesi, 66 euro per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni la maggior spesa è pari a 177 euro (43 per il carrello), 185 euro per un single con meno di 35 anni (45 euro), 274 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni (66 euro per la spesa di tutti i giorni).

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Bollette telefoniche a 28 giorni. Agcom ordina ai gestori di restituire i giorni “erosi” ai consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Si apre un nuovo capitolo di quella che ormai possiamo definire la saga delle bollette telefoniche a 28 giorni.L’Agcom, con quattro delibere pubblicate il 14 marzo 2018, ha ordinato a Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb di restituire ai clienti di telefonia fissa (e pacchetti che la comprendono, ad esempio con offerte per fisso, internet e mobile) i giorni di servizio sottratti per effetto della tariffazione a 28 giorni. La prima fattura di aprile, quindi, dovrà slittare di un numero di giorni pari a quelli non goduti dall’utente. Non si tratta – come diversi hanno scritto per semplificare – di “giorni gratis”, che parrebbe un regalo, o di “sconti” ma di un risarcimento in forma specifica: anziché rimborsare l’importo equivalente ai giorni erosi, i gestori devono restituire il servizio illecitamente sottratto.Chi non è più cliente del gestore telefonico dell’epoca, dovrà invece attendere l’esito del giudizio al Tar (le udienze sono fissate fra il 31 ottobre e il 14 novembre 2018).Condividiamo appieno la determinazione con la quale l’Agcom sta difendendo i consumatori nella vicenda – ormai una vera e propria saga – delle bollette a 28 giorni.Giustamente l’Autorita rileva come sarebbe inefficiente e inutilmente dispendioso costringere i singoli consumatori ad attivare la conciliazione, ciascuno per un importo di pochi euro. I consumatori sarebbero costretti a prendere almeno una giornata di ferie dal lavoro per poter partecipare alla conciliazione, il che ha un costo, e i Corecom si troverebbero inondati di pratiche da gestire che possono essere facilmente evitate.Se infatti è vero che le singole conciliazioni sono gratuite per i consumatori che accedono alla procedura, non dobbiamo dimenticare che la “macchina” Corecom ha un costo, che sempre ricade sulle tasche del contribuente, che sempre il consumatore è. (Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc)

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Unione Naz. Consumatori su debito pubblico

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Secondo i dati resi noti oggi da Bankitalia, a gennaio sale ancora il debito pubblico, passando da 2.256 mld di dicembre a 2.279,9 mld.”Anche se non si è toccato il record assoluto del luglio 2017, pari a 2.301,585 mld, è molto grave che il debito pubblico non abbia ancora iniziato un percorso di discesa, specie se si considera che a settembre, con tutta probabilità, il quantitative easing finirà ed in ogni caso, come annunciato l’8 marzo dalla Bce, non andrà oltre i 30 mld al mese di acquisti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per questo il prossimo Governo, qualunque esso sia, dovrebbe evitare improbabili riduzioni di tasse, elargizioni a pioggia di bonus o sussidi generalizzati. Non possiamo più permetterci di dare tutto a tutti. Non basta più abbassare il rapporto debito/Pil, sperando in un rialzo miracoloso del Pil, ma il debito deve calare in valore assoluto, dato che è un elemento di vulnerabilità finanziaria. Altrimenti potremmo ricadere nella situazione già vissuta nel 2011″ conclude Dona. (n.r. Il problema non è la necessità di non ridurre le tasse ma di condurre una battaglia seria contro gli sprechi, le evasioni e la corruzione oltre al fatto che non si aiutano con decine di miliardi di euro le banche sull’orlo del fallimento per le loro disinvolte politiche sui crediti diventati inesigibili per mancanza di controlli mentre si premiano i loro manager con milioni di euro di liquidazioni piuttosto che esigere da loro la responsabilità civile e penale del loro agire e di chiederne i danni subiti dai correntisti e dai piccoli azionisti)

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Fisco: Unc, no ad aumenti dell’Iva

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

“No a qualunque ipotesi di aumento dell’Iva che finirebbe per colpire innanzitutto quel 31% di italiani che, stando ai dati di oggi di Bankitalia, fatica ad arrivare alla fine del mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Sarebbe incredibile se, dopo aver tutti promesso in campagna elettorale di voler ridurre le tasse, poi si aumentasse proprio quella più iniqua che, essendo proporzionale, colpirebbe molto di più le famiglie povere e numerose, oltre a reprimere ulteriormente i consumi, che ancora stentano a decollare, considerato che nel IV trimestre 2017 sia i consumi finali che la spesa delle famiglie residenti sono aumentati solo dello 0,1% rispetto al III trimestre 2017” prosegue Dona.

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Dieci anni di REACH: sostanze chimiche più sicure per i consumatori, i lavoratori e l’ambiente

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

Le sostanze chimiche accompagnano ogni aspetto della nostra vita: al lavoro, ma anche nei beni di consumo come i capi di abbigliamento, i giocattoli, i mobili e gli elettrodomestici. Pur essendo essenziali nella vita quotidiana, alcune di queste sostanze possono comportare rischi per la salute umana e per l’ambiente. Nel riesame del REACH pubblicato oggi si legge che grazie al “regolamento concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche” (cioè il REACH), le imprese e le autorità dell’UE garantiscono l’impiego in sicurezza delle sostanze chimiche e la progressiva eliminazione delle sostanze pericolose.
Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il mercato interno e l’industria, ha dichiarato: “REACH è la normativa in materia di sostanze chimiche più avanzata e completa al mondo e molte altre giurisdizioni hanno seguito l’esempio dell’UE in questo senso. Grazie a questa normativa l’industria dell’UE rende le sostanze chimiche più sicure per i cittadini e per l’ambiente. Dobbiamo sfruttare questo successo e fare in modo che i produttori dell’UE non si trovino svantaggiati rispetto alla concorrenza dei produttori di paesi terzi, in particolare garantendo che i prodotti importati rispettino la normativa dell’UE in materia di sostanze chimiche.”Il Commissario per l’ambiente Karmenu Vella ha dichiarato: “Gran parte degli europei si preoccupa dell’esposizione a sostanze chimiche pericolose. Grazie al REACH, l’UE risponde in maniera valida a queste preoccupazioni, diffondendo informazioni sulle sostanze chimiche e proibendo le sostanze nocive sul mercato dell’UE. Il REACH è già fonte di ispirazione per la normativa in materia di sostanze chimiche in altri paesi; un ulteriore perfezionamento ci permetterà di tutelare ancora meglio la salute dei cittadini e l’ambiente.”
Il REACH continua a produrre per gli europei risultati concreti tra cui:
Prodotti più sicuri per i consumatori, i lavoratori e l’ambiente Grazie al REACH l’UE ha fatto dei passi avanti nella restrizione e nel divieto d’uso di determinate sostanze chimiche che possono essere nocive per la salute umana e per l’ambiente e ne ha avviato la sostituzione con alternative più sicure. Alcuni esempi: o Divieto di sostanze chimiche nocive: sono state emesse 18 restrizioni per diversi gruppi di sostanze come il cromo, il nickel e il piombo nei prodotti di consumo, il bisfenolo A, un interferente endocrino, negli scontrini di cassa e i composti di nonilfenolo, tossici per l’ambiente acquatico, nei prodotti tessili. Sostituzione delle sostanze più pericolose (“sostanze estremamente preoccupanti”) con alternative più sicure: finora sono state individuate 181 sostanze chimiche che possono avere gravi ripercussioni sulla salute umana e sull’ambiente e 43 sono state inserite nell’“elenco delle sostanze soggette ad autorizzazione REACH”; ciò significa che le imprese devono ottenere un’autorizzazione per l’uso di queste sostanze, le quali a loro volta vengono gradualmente eliminate man mano che diventano disponibili alternative adeguate.Contro la sperimentazione animale: il REACH promuove metodi alternativi alla sperimentazione animale per la valutazione dei rischi legati alle sostanze chimiche, riducendo così la necessità di esperimenti di questo tipo. Tra il 2012 e il 2016 la Commissione ha stanziato circa 40 milioni di euro all’anno per sostenere la ricerca di metodi alternativi.
Una raccolta dati completa per la sicurezza delle sostanze chimiche sul mercato unico dell’UE: a oggi la procedura di registrazione REACH ha permesso di raccogliere informazioni su oltre 17 000 sostanze tramite 65 000 fascicoli di registrazione delle principali sostanze chimiche prodotte e utilizzate nell’UE, migliorando così la comunicazione e la trasparenza nella catena di approvvigionamento e permettendo all’Europa di affrontare meglio i rischi legati alle sostanze chimiche e di approfondire l’armonizzazione del mercato interno dei prodotti chimici.
Per tutelare ancora meglio i consumatori, i lavoratori e l’ambiente, la Commissione europea propone oggi diverse misure concrete per migliorare l’attuazione della normativa REACH. Queste misure sono volte a migliorare la qualità dei fascicoli di registrazione presentati dalle imprese, semplificare il processo generale di autorizzazione e garantire condizioni di parità tra le imprese dell’UE e quelle di paesi terzi. La Commissione intende continuare a sostenere le PMI nel loro sforzo di conformarsi alla normativa e di rafforzare l’applicazione di quest’ultima da parte delle autorità nazionali.La Commissione auspica inoltre di aumentare la coerenza del regolamento REACH con la normativa in materia di tutela dei lavoratori e sui rifiuti.

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