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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘consumi’

Consumi in Lazio: nel 2018 crescita zero per i beni durevoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Nel comparto ‘mobilità’ lieve aumento per le auto usate (+1,9%) e per i motoveicoli (+1%) ma contrazione per le auto nuove (-2,2%); nel comparto ‘casa’ crescita per i mobili (+1,3%), stabili gli elettrodomestici (0%) e flessione per l’elettronica di consumo (-2,6%) e l’information technology (-2,3%). Il quadro della spesa per i beni durevoli nel Lazio nel 2018 viene tracciato dall’Osservatorio dei Consumi Findomestic, realizzato in collaborazione con Prometeia. “Nell’anno appena concluso – commenta il responsabile dell’Osservatorio Findomestic Claudio Bardazzi – la spesa delle famiglie laziali è rimasta pressoché invariata (5 miliardi e 935 milioni, pari a +0,2%), a fronte dei moderati aumenti registrati nelle altre regioni del Centro. Su questa dinamica ha influito la deludente performance delle auto usate e dei motoveicoli, che hanno mostrato incrementi di spesa inferiori a quelli medi nazionali (rispettivamente 3,5% e 6,2%). Nel 2018 in Lazio la spesa media per famiglia destinata ai durevoli è stata di 2.230 euro, 126 in meno rispetto alla media nazionale”.
“Secondo l’analisi a livello provinciale dell’Osservatorio Findomestic”, afferma Bardazzi, “Viterbo (2,3%), Latina (1,7%) e Frosinone (1,5%) hanno registrato un aumento della spesa per i durevoli, Roma (-0,2%) ha sperimentato una sostanziale stabilità, mentre Rieti (-0,5%) ha mostrato un lieve calo”.

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Istat: reddito famiglie frena, potere d’acquisto giù

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel terzo trimestre del 2018 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%.”Il Paese arretra. Si peggiora invece di migliorare. Il reddito disponibile delle famiglie, che nel secondo trimestre era salito dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, ora sale appena dello 0,1%. Bisogna tornare al terzo trimestre 2016 per avere un incremento più basso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Fino a che il potere d’acquisto peggiora ed i redditi restano al palo, è chiaro che i consumi non potranno ripartire come servirebbe per rilanciare la crescita e si resterà agli zero virgola. Inoltre, dato che i risparmi non si possono sacrificare a lungo, il rischio che si torni in territorio negativo è dietro l’angolo” conclude Dona.

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2018: consumi crescono di 21 miliardi, beni durevoli +1,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Nel 2018 i consumi degli italiani sono in crescita di 21,14 miliardi di euro (+2%) rispetto al 2017: la spesa totale raggiunge 1.000 miliardi e 80 milioni, consolidando un trend positivo che dura da cinque anni (8,65%dal 2014). I dati dell’Osservatorio dei Consumi Findomestic 2018, realizzato in collaborazione con Prometeia, dimostrano che il mercato dei beni durevoli è cresciuto dell’1,5% in valore, con un incremento doppio nel comparto casa (+2%) rispetto a quello dei veicoli (+1%). L’Osservatorio, presentato oggi a Milano, registra anche il boom dell’e-commerce: si stima un aumento in valore del 16% a fine anno. Quello che sta per concludersi, inoltre, rappresenta per il credito al consumo, che cresce del 3,9% negli ultimi 12 mesi, il settimo anno in positivo. “In questa ripresa del settore – afferma Chiaffredo Salomone, ad di Findomestic – la nostra società ha evidenziato tassi d’incremento dei finanziamenti erogati molto superiori alla media e si appresta a chiudere l’anno con una crescita del 9,1%, più del doppio rispetto alla media del mercato”.
Il mercato dei veicoli pesa per il 3% sui consumi totali, con un incremento dell’incidenza dello 0,7% rispetto al 2014. Calano del 3,5% le immatricolazioni dei privati, confermando l’andamento negativo già rilevato nel 2017. Anche se il primato è a rischio, più di un’auto su due (54%) di nuova immatricolazione è alimentata ancora a diesel, nonostante il calo del 10% registrato quest’anno. Il mercato dell’usato cresce in valore del 3,5% e in volume del 3%, ma mostra un rallentamento rispetto al 2017 quando la domanda era stata sostenuta da un’immissione record di vetture a km 0 (+49% la variazione rispetto al 2016).
L’Osservatorio dei Consumi Findomestic registra che il mercato dei motoveicoli nel 2018 cresce del 6,2% in valore e del 3,4% in numero di immatricolazioni.
Il mercato dei camper si conferma in espansione sia in termini di pezzi venduti (+17,1%) che in valore (+19%). Secondo i dati elaborati da Prometeia il settore casa nel 2018 cresce del 2% in valore: un ‘segno più’ che è il risultato dell’accelerazione dei prezzi medi (+2,7%) e della leggera contrazione dei volumi di vendita (-0,6%).
L’Osservatorio Findomestic rileva per il 2018 un +10,6% di fatturato per il segmento telefonia con un fatturato che sfiora i 6 miliardi di euro. Il decremento dell’1,1% in valore per l’Information Technology è ancora più pesante se si guarda all’andamento dei volumi, in flessione del 3,4%.
Prometeia valuta una decrescita del 3,5% in valore per l’elettronica di consumo, fortemente condizionata dai risultati negativi dei televisori (-1,6%) che rappresentano l’80% del fatturato. Gli importanti progressi delle vendite di smart tv e di televisori con schermi di grandi dimensioni (oltre i 55 pollici) non bastano a riportare il segmento su un terreno di ripresa subendo la concorrenza dei prodotti delle telecomunicazioni, che offrono la possibilità di fruire dei contenuti audio-visivi in mobilità.
La dinamica positiva dei prezzi (+9,4%) contiene il calo del fatturato del settore fotografico. Il mercato degli elettrodomestici grandi chiuderà l’anno in declino: -2,3% di fatturato con -1,5% nei volumi e -0,8% nei prezzi. La brusca frenata nelle vendite dei condizionatori (-11,5%), soprattutto di quelli portatili, e il tracollo delle stufe elettriche (-30,9%) trascina in territorio negativo il segmento dell’home comfort, per cui l’Osservatorio Findomestic calcola un calo del 14,1% in volumi e del 10,2% in valore.
Negli ultimi 5 anni il mercato dell’e-commerce, in base ai dati del Politecnico di Milano, è passato dai 14,3 miliardi del 2014 ai 27,4 miliardi di euro del 2018, crescendo di anno in anno a due cifre e apprestandosi a chiudere l’anno con un incremento in valore del 16%.
In un contesto di crescita dei consumi, il mercato del credito al consumo prolunga l’andamento positivo che dura da sette anni e si prepara a salutare il 2018 con erogazioni per 67 miliardi di euro e un saldo positivo del 3,9%. Nel settore dei beni durevoli il ricorso al credito al consumo aumenta quando l’esborso si fa più elevato per il consumatore.
Findomestic Banca opera al servizio di oltre due milioni di clienti, ai quali si rivolge per proporre soluzioni di credito, assicurative e di risparmio. Presente in tutta Italia, Findomestic ispira la propria attività ai principi della Responsabilità Sociale, promuovendo un approccio al credito sostenibile e responsabile, per sviluppare una relazione di lungo periodo con il Cliente, con i Partner, e con tutti i suoi stakeholders.

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Bankitalia: consumi famiglie ristagnano

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Secondo il Bollettino di Bankitalia, dopo il forte rialzo del primo trimestre, in primavera i consumi delle famiglie hanno ristagnato, registrando una variazione nulla.”Il fatto che il reddito disponibile sia ripreso a crescere, ma i consumi ancora ristagnino, attesta che le famiglie sono ancora in difficoltà. Insomma, l’aumento del reddito non è ancora sufficiente per far ripartire la spesa delle famiglie. Anche quelli che potrebbero permetterselo, preferiscono risparmiare piuttosto che spendere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco, perché, accanto al reddito di cittadinanza, utile a far ripartire i consumi delle famiglie in povertà, serve ancora una riforma fiscale che, a differenza della flat tax, concentri la riduzione della pressione fiscale solo su quel 46,1% di italiani che ancora non possono permettersi una settimana di ferie all’anno” conclude Dona.

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Istat: vendite luglio -0,1% su mese, -0,6% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a luglio le vendite in valore scendono dello 0,1% su giugno e dello 0,6% su luglio 2017. “Dati allarmanti. I consumi scendono sia su base mensile che annua. Un fallimento i saldi. Le vendite dell’abbigliamento crollano rispetto allo scorso anno del 2,3% e le calzature dell’1,6%. In queste condizioni diventa una priorità per il Governo concentrare le poche risorse pubbliche per aumentare il reddito disponibile di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, invece di voler ridurre le tasse anche a chi sta meglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del luglio 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,9%. La grande distribuzione ha invece recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,6%: +8% per gli alimentari, +4,4% per i non alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi. Rispetto a 10 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori del 16,5%, quelle alimentari segnano un crollo del 16,3%” prosegue Dona. “In questo contesto, preoccuparsi, come fa la maggioranza di Governo, di chiudere i negozi di domenica, invece che di far riaprire le saracinesche chiuse per la crisi, è assurdo e paradossale” conclude Dona.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Gli esseri umani consumano più di quanto dovrebbero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Così facendo, come ha ricordato l’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network, stanno portando la terra al collasso. Questa situazione – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è figlia dell’uso scriteriato delle risorse fatto fino ad oggi e di tenori di vita evidentemente non più sopportabili.Secondo i dati del Global Footprint Network – continua Tiso – a causare i danni maggiori al pianeta sono soprattutto gli stili di vita di Paesi come gli Stati Uniti, l’Australia e la Corea del Sud. Per soddisfare le loro rispettive abitudini, infatti, occorrerebbero rispettivamente 5, 4 e 3,5 pianeti terra.Questa situazione – prosegue Tiso –, è bene dirlo con chiarezza, non è iniziata oggi, ma negli anni Sessanta; e cioè quando si è cominciato a consumare più di quanto i sistemi naturali fossero in grado di produrre e a ad emettere quantità di CO2 superiori a quelle assimilabili da oceani e foreste.Per riuscire ad uscire da un percorso che sembra condurci sempre più rapidamente verso la distruzione del sistema terra – continua Tiso – serve una nuova e immediata presa di coscienza che non può in alcun modo prescindere dall’esigenza di una forte propensione al consumo consapevole e da una nuova e rinnovata educazione alimentare e ambientale.Il nostro auspicio è che le istituzioni internazionali comprendano quanto prima la gravità della situazione e decidano finalmente di affrontarla con azioni tangibili; tra le quali, nel caso europeo, quella di dare contributi Pac maggiorati alle imprese con produzioni ecosostenibili, agroecologiche e ad impatto ambientale azzerato.

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Politica, governi e società dei consumi. Quando i metodi si intrecciano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

In primis fu grazie a Silvio Berlusconi, poi é stato come un fiume in piena. Stiamo parlando della ridefinizione del ruolo dei partiti, della loro funzione cosi’ come previsto dalla nostra Costituzione: Articolo 49 – Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il concetto di partito é ovviamente libero e ognuno lo può intendere e mettere in pratica come crede. All’origine, il partito rappresenta una parte che propone e aggrega rispetto a programmi, idee, simpatie, etc.. Poi, col tempo e soprattutto grazie a Silvio Berlusconi, i partiti si sono trasformati in macchine di consenso, utilizzati da manager e non idealisti di vario tipo, per programmi forgiati presumibilmente per venire incontro ai desideri e alle necessità degli elettori. La differenza é tutta in questo “utilizzati da manager e non idealisti di vario tipo”. Cioé, alcuni business man verificano cosa va per la maggiora e, di conseguenza, organizzano il partito per farvi fronte, sì da avere poi la maggioranza di consensi per governare e/o amministrare il Paese. Come un prodotto. E’ la logica del marketing, del mercato basato sulla soddisfazione dei consumi, e sulla induzione verso questo o quell’altro consumo Cosa piace di piu’ in questo momento? La limonata con sei cubetti di ghiaccio? Bene, mi organizzo per dare la possibilita’, a chi ama la limonata con sei cubetti di ghiaccio, di poterla avere sempre, dovunque e a prezzi sempre piu’ concorrenziali. Se poi, invece di una limonata con sei cubetti di ghiaccio, si tratta di pensioni, aumenti salariali, diritti piu’ o meno inattuati o calpestati, non cambia; per il nostro manager é importate che questa istanza rappresenti una qualche maggioranza, ché la funzione del suo partito é gestire questa maggioranza grazie al potere che gli viene conferito dal sistema democratico. Il fatto che il partito, e i suoi manager, siano dei fan dell’aranciata senza ghiaccio o dei sostenitori della soppressione di alcuni diritti per il bene comune, é irrilevante. Quel che conta é che la presunta maggioranza la pensi in un certo modo, e che l’impegno del partito per questo modo consenta allo stesso di gestire il potere. In questo contesto, pur se rimangono ancora diverse sacche, le spinte ideali diventano irrilevanti o, al massimo, un corollario per cercare di meglio acquistare e meglio vendere il prodotto che ci appresta a gestire. Un esempio di questo metodo lo abbiamo sperimentato in modo calante in questi ultimi anni (Silvio Berlusconi, per l’appunto), ma é esploso in questi periodi. L’ultimo e’ il cosiddetto contratto tra Leganord e Movimento 5 Stelle. Due raggruppamenti politici che in campagna elettorale se le sono date tra di loro di santa ragione su questioni spesso una agli antipodi dell’altra, ma che poi hanno deciso di fare un accordo, ovviamente per il bene del Paese. In questo caso, più che il partito alla bisogna dopo il sondaggio di mercato su cosa vuole il popolo, é il programma (contratto) ad essere alla bisogna. “Lo vogliono gli italiani”, é in sintesi uno degli slogan che piu’ si sente echeggiare. E in un certo senso, é vero. Non sappiamo se questo sia un bene o un male. Quello che ci interessa evidenziare é l’esistenza di questo meccanismo, che ha cambiato l’approccio alla politica, passando da fasi di cittadini con cittadini, a fasi di attori e spettatori, dove i primi hanno dei registi e i secondi sono indirizzati dalle mode del momento. A noi preme che su questo ci sia una consapevolezza diffusa, da parte degli elettori come da parte di coloro che in qualche modo si candidano a gestire o amministrare questo o quell’altro contesto, conflitto, politica. Questo accade perche’ il sistema elettorale non favorisce la governabilità ma la rappresentanza. Dove quest’ultima e’ tale solo in teoria, in considerazione dell’approccio manageriale di cui abbiamo scritto sopra. E non dovrebbe accadere (il condizionale é d’obbligo) li’ dove il sistema elettorale favorisce la governabilità, cioe’ quando un minuto dopo i risultati elettorali si sa già chi governerà. Tipico, in questo senso, é il sistema elettorale americano, l’uninominale ad un turno.
La decisione spetta ai cittadini e agli elettori. In teoria. Perchè anche qui, chi non ci dice se per la formazione di una maggioranza che consenta il passaggio dall’attuale sistema proporzionale a quello uninominale, non ci si debba sottomettere alle logiche manageriali di cui sopra? Il discorso si fa sempre piu’ articolato, anche se la conclusione a cui siamo giunti non é una novita’ nel panorama istituzionale mondiale. Ma potrebbe essere una novità per l’Italia. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Come cambiano le scelte dei Consumatori nella spesa alimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Cosa mettono nel carrello gli italiani? Quali sono i fattori che influenzano la loro scelta di consumo nella spesa alimentare? A queste e molte altre domande risponde un’indagine condotta da Nielsen.Un’interessante trend di consumo sarebbe quello dell’allontanamento dai grandi marchi, i brand delle multinazionali sono in calo, mentre emergono dati positivi sul comportamento d’acquisto dei consumatori più mirato e consapevole.La ricerca di prodotti di qualità e la conseguente scelta orientata all’acquisto di alimenti provenienti da aziende medio-piccole è un aspetto che denota una maggiore attenzione alla salute e una fiducia in marchi più versatili al cambiamento dei gusti dei consumatori.Dai dati che emergono sui consumi, c’è una flessione delle vendite, contemporaneamente ad un calo del consumo di prodotti tradizionali, come i primi piatti.Dall’altra parte, negli ultimi mesi, è stato registrato un importante elemento: è aumentato il livello di spesa relativo a prodotti più ricercati, “di nicchia”, come gli alimenti salutistici e gourmet.I numeri parlano chiaro: ad aprile 2018 il consumo di primi piatti tradizionali si è attestato a -1,1%, i primi e secondi pronti: +7,1%, l’aperitivo in casa: +3,8%, i gourmet, quelli tipici regionali o di alta qualità raggiungono il +7%, i prodotti relativi a benessere e salute registrano +5,6%.Consumatori sempre più attenti alla propria salute e al palato, dunque, che si accostano ai prodotti in modo sempre più attento e mirato. Un percorso che porta inevitabilmente a rivedere le regole della GDO, un circuito che comincia ad offrire reparti specialistici dedicati per ogni genere di consumatore (biologico, intollerante, celiaco, alla ricerca di prodotti regionali o light, ecc..), che nelle previsioni future sarà più esigente e si aspetta un’offerta variegata che soddisfi richieste specifiche.Le nuove generazioni vanno alla ricerca di prodotti “cruelty free”, prima di quelli “bio” o “DOP”. Con l’avanzare dell’età del consumatore, il trend si inverte. Dunque, entrano in gioco una complessità di fattori nel momento in cui si parla di spesa alimentare.Altro dato che indica come siano cambiate le abitudini degli italiani è quello relativo al consumo di cibo etnico: ben 14 milioni di italiani hanno scelto ristoranti di cucina etnica tra gennaio e marzo 2018, un numero considerevole che denota come il consumatore sia sempre più globalizzato e parte di una società multiculturale.L’Associazione CODICI ha riscontrato un occhio sempre più attento da parte dei Consumatori e si augura che a questo corrisponda una maggiore attenzione da parte del retail alimentare; una sfera, quella della GDO, che deve essere pronta a gestire questa evoluzione dei consumi da parte dei consumatori per soddisfare adeguatamente i loro bisogni.

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Istat vendite: consumi al palo, in 10 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Secondo i dati Istat a febbraio le vendite in valore aumentano dello 0,4% su gennaio e scendono dello 0,6% su febbraio 2017.”I dati ci dicono che i consumi sono ancora al palo. A fronte di una crescita dello zero virgola su base mensile, scendono le vendite su base annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del febbraio 2008, le vendite totali sono ancora inferiori dell’8%, mentre i piccoli negozi hanno perso addirittura il 15,4%” conclude Dona.
“La buona notizia, è che, rispetto a 10 anni fa, la grande distribuzione ha recuperato le vendite perse durante la crisi, anche se segna solo un +0,2%. In particolare, dal febbraio 2008 ad oggi, le vendite alimentari salgono del 7,2%, mentre uelle non alimentari sono ancora inferiori del 10,1%” prosegue Dona.”I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi: -15,4% le vendite complessive, -13,5% quelle alimentari, -16,1% le non alimentari” conclude Dona.

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BREXIT – BDO: sterlina debole, inflazione e IVA spine nel fianco della Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

sterlinaLondra. Rallentamento dei consumi e inflazione galoppante sono i primi nodi che la Gran Bretagna in fase di transizione verso Brexit si trova a dover affrontare. Secondo BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza aziendale, infatti, l’impatto economico di una sterlina sempre più debole nei confronti dell’euro porterà più dolori che benefici.Il recente studio Manufacturing Outlook Q1 2017 di BDO rivela che la prima vera sfida per l’economia inglese si giocherà sul terreno dei salari e dei consumi. Il settore alimentare sarà quello che avrà un impatto maggiore sulle tasche dei consumatori inglesi: i costi di importazione, alla luce della debolezza della sterlina, faranno lievitare i costi retail del food&beverage tra il 5 e il 10%. Ci si aspetta che gli inglesi reagiscano a questo trend nella maniera più immediata, ovvero frenando il consumo di questi beni.
L’inflazione in aumento, a cui non sta corrispondendo un aumento dei salari, porterà quindi a un rallentamento dei consumi. La sterlina rimarrà debole, continuando a spronare l’export britannico ma anche il segmento del turismo. Per l’inflazione, in particolare, si stima un aumento del 2,8% nel corso del 2017. Bisognerà attendere il 2018, secondo BDO, perché l’inflazione faccia qualche passo indietro.
Il 2016 è stato un anno di crescita per la manifattura britannica, con un +0,7% fatto segnare dalla produzione industriale nazionale: un risultato oltre le aspettative. Negli ultimi mesi dell’anno scorso, le statistiche hanno mostrato un incremento in più della metà dei segmenti industriali, segno che il referendum su UE non ha causato danni irreparabili all’industria inglese. Gli indicatori di questo inizio d’anno fanno pensare che questi trend positivi siano stati trasportati anche nel 2017, con la sterlina debole che continua a gonfiare le vele dell’export britannico. Le aziende in Gran Bretagna pianificano investimenti e assunzioni per il prossimo futuro, segno che il manifatturiero inglese ha le capacità e le abilità per rispondere alle esigenze dei clienti a livello internazionale.Le previsioni di BDO per il primo trimestre del 2017 in UK sono tutte positive: sia il mercato domestico sia il mercato estero vengono stimati in crescita, così come la fiducia delle imprese, il livello occupazionale e gli investimenti. Esaminando i soli dati economici, i trend positivi dovrebbero continuare anche nel corso del secondo trimestre dell’anno, grande influenza sullo scenario generale la avranno i negoziati dopo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, prevista per il 29 marzo, che segnerà l’inizio della “Brexit” ufficiale, ovvero l’uscita ufficiale della Gran Bretagna dalla UE.Il report di BDO Business Trends ci dà un quadro preciso della situazione inglese in piena Brexit di questi primi mesi del 2017. Salvo l’indice relativo all’occupazione, rimasto stabile rispetto al mese precedente al valore di 101,9, tutti gli altri indici registrano in febbraio un calo rispetto al mese precedente. L’indice sull’occupazione rimane ai livelli più alti registrati dal maggio 2016, con un tasso di occupazione che rimane al livello record di 74,6% e un tasso di disoccupazione di solo il 4,8%. A ciò non corrisponde, tuttavia, un adeguato incremento della media dei redditi dei lavoratori. Si prevede un possibile indebolimento del mercato del lavoro nei prossimi mesi, a causa del clima di incertezza generale, che potrebbe portare a un ritardo nei processi di assunzione. “I rapidi cambiamenti dal punto di vista tecnologico e regolatorio, la crescita di movimenti politici populisti, un rapporto incerto con i Paesi UE e le opportunità nascenti di accordi commerciali in tutto il globo stanno facendo sì che i confini che una volta davano forma al modo di fare business del manifatturiero inglese stiano cambiando o scomparendo – prosegue Del Bianco di BDO Italia. – I risultati di questo Q1, tuttavia, mostrano quanto l’industria britannica si stia rivelando resiliente a tutti questi cambiamenti in atto.” Nel mese di febbraio, l’output index ha subito un leggero calo rispetto al mese precedente, passando dal 97,5 di gennaio al 97,2 di febbraio…[…]

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 marzo 2017

istatSecondo i dati definitivi di febbraio resi noti dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,6% su base annua, mentre il carrello della spesa segna un rialzo del 3,1%.”Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, il balzo dell’inflazione all’1,6% significa avere una maggior spesa annua di 608 euro, 234 euro per il solo carrello della spesa, ossia per la spesa di tutti i giorni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Secondo i calcoli dell’associazione, se l’incremento dei prezzi dell’1,6% significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, per l’inesistente famiglia media Istat da 2,4 componenti, 480 euro in più nei dodici mesi (184 per il carrello della spesa), per una coppia con 1 figlio la stangata è di 571 euro in più su base annua (219 per la spesa di tutti i giorni).
Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa è pari a 315 euro, 322 euro per un single con meno di 35 anni, 466 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni
L’Unione Nazionale Consumatori ha poi stilato la classifica delle città più care d’Italia. In testa alla classifica delle città più care d’Italia, Bolzano, dove l’inflazione del 2,2% si traduce in una batosta, per una famiglia di 4 persone, pari a 1190 euro su base annua. Segue Milano, dove l’inflazione del 2,1% determina un aumento del costo della vita pari a 1078 euro e Trento, dove il rialzo dei prezzi del 2,2% comporta una maggior spesa annua di 896 euro.

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Pomodori cinesi e il consumo degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

pomodoroPassate, polpe e pelati rappresentano il 98,5% del pomodoro che arriva sulle nostre tavole, ed è tutto italiano. Il consumo italiano di concentrato di pomodoro è pari a poco più dell’1,5% del mercato dei derivati del pomodoro.I derivati del pomodoro venduti sugli scaffali dei nostri supermercati sono ottenuti da prodotto 100% italiano: pomodori pelati, passata, pomodorini e polpa possono essere prodotti solo da pomodoro fresco che deve essere lavorato in azienda entro 24/36 ore dalla raccolta. Lavorare prodotto fresco proveniente da altri paesi sarebbe impossibile per la distanza, oltre che antieconomico per l’impatto sui costi. Non c’è alcuna possibilità di trarre in inganno il consumatore: ipotizzare, infatti, che tali derivati possano essere ottenuti da un semilavorato, quale il concentrato cinese, è come pensare di poter trasformare una bottiglia di vino in 30 grappoli d’uva.Il concentrato di pomodoro è una commodity, può essere prodotto ovunque con standard qualitativi equivalenti.
Le aziende italiane trasformano mediamente oltre 5.000.000 di tonnellate di pomodoro fresco all’anno. Importiamo circa 200.000 tonnellate di concentrato di pomodoro da diversi mercati mondiali, quali la Cina, gli USA, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, ma lo rilavoriamo e ne esportiamo più del doppio! Pertanto, la produzione e la rilavorazione del concentrato è destinata essenzialmente al mercato estero, generando un volume di affari di circa mezzo miliardo di euro e qualche migliaia di occupati.
Una maggiore produzione agricola di pomodoro, quindi, dovrebbe essere favorita da un sostanziale incremento dei consumi di derivati più direttamente legati al made in Italy, come i pelati e la polpa di pomodoro, oltre che alle passate;
Anicav ha sempre ritenuto fondamentale il dialogo con tutta la filiera per incrementare la produzione di qualità e favorire la conquista di nuovi mercati. L’industria è disponibile a qualsiasi ragionamento sulla trasparenza in etichetta, nella consapevolezza che una norma che vale solo per l’Italia avrebbe un’efficacia molto relativa. A testimonianza di ciò c’è la nostra richiesta di estendere, a livello comunitario, l’obbligo di utilizzare esclusivamente pomodoro fresco per la produzione di Passata, così come già avviene in Italia. (foto: pomodoro)

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Aumentano i consumi e l’export: Asiago DOP guarda al 2017 con fiducia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2017

asiagoIl 2016 è stato un anno intenso e molto dinamico per il formaggio Asiago che, con il piano di crescita programmata, ha visto un significativo controllo delle produzioni, ridotte del 3,35% rispetto all’anno precedente evitando, nel secondo semestre, il calo delle quotazioni, in particolare per l’Asiago Stagionato. Buone le performance dell’export che continua a crescere e, da gennaio a novembre 2016, è aumentato del +2,7%, con risultati significativi in particolare negli USA, confermato primo mercato internazionale per la specialità veneto-trentina. La regolazione dell’offerta, nel corso del 2016, ha evitato il deprezzamento delle quotazioni garantendo il parziale assorbimento delle eccedenze produttive dei primi sei mesi del 2016 e il proseguire del percorso di miglioramento del livello qualitativo del prodotto, iniziato nel 2012 con l’introduzione dell’analisi sensoriale obbligatoria. A riprova, messaggi positivi giungono dalla produzione dell’Asiago Prodotto della Montagna, prodotto e trasformato al di sopra dei 600 metri che, grazie all’impegno dei produttori e alle azioni di promozione e valorizzazione realizzate dal Consorzio di Tutela, aumenta del 15,60% rispetto al 2015 nelle due tipologie, Fresco e Stagionato. Sul mercato interno, in un anno difficile per buona parte del comparto lattiero-caseario, il formaggio Asiago, nel periodo gennaio-novembre, conferma il crescente apprezzamento dei consumatori con un lusinghiero + 2,3% (dati IRI-INFOSCAN) dei consumi e un aumento anche dell’indice di penetrazione. All’estero, le esportazioni di formaggio Asiago, da gennaio a novembre 2016, continuano a crescere con buone performance negli Stati Uniti (+11,8%) ed Australia (+16%), entrambi in aumento per il terzo anno consecutivo. L’Australia, in particolare, si impone per la prima volta come terzo mercato di destinazione delle esportazioni, dopo USA e Svizzera, superando la Germania, nonostante il buon +7% di quest’ultima. Asiago DOP guarda al 2017 con fiducia e crescente impegno nell’apertura e consolidamento dei mercati con particolare riferimento agli Stati Uniti e al Canada grazie all’avvio, tra l’altro, del nuovo progetto di promozione triennale condiviso con Speck Alto Adige IGP e Pecorino Romano DOP per un valore di 2,5 milioni di euro, co-finanziato dall’Unione Europea. Prosegue inoltre il forte impegno promozionale nei paesi di lingua tedesca e nell’Europa centro-orientale dove è in fase di svolgimento il progetto congiunto con i consorzi del Parmigiano-Reggiano e del Gorgonzola per un valore complessivo di 3 milioni di euro. (foto: asiago)

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Vendite al dettaglio: si fermano i consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

ConsumiNel terzo trimestre 2016, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, le vendite al dettaglio hanno evidenziato una situazione di stabilità rispetto al corrispondente periodo del 2015. Rispetto al trimestre precedente l’indice destagionalizzato ha invece registrato una diminuzione del -1,4% (-1,6% il dato congiunturale grezzo). La rilevazione trimestrale è realizzata da Unioncamere del Veneto in collaborazione con Confcommercio Veneto condotta su un campione di 761 imprese con almeno 3 addetti (www.venetocongiuntura.it).«I dati ondivaghi che intercettavamo dalla precedente rilevazione si sono purtroppo rivelati negativi nell’ultima trimestrale sul commercio. I consumi si sono fermati e, a leggere i numeri, tengono solo i beni di primaria necessità come l’alimentare – commenta Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto –. In questo contesto trova purtroppo conferma la difficoltà dei piccoli esercizi che soffrono il confronto con le grandi strutture commerciali, tra l’altro le uniche a mantenere positivo il saldo occupazionale. Alle porte del Natale si intravede una moderata fiducia da parte degli imprenditori, anche se tradizionalmente si tratta di iniezioni sporadiche che tendono ad esaurirsi con il cessare delle festività».La dinamica delle vendite è ascrivibile alla variazione negativa del fatturato del commercio al dettaglio non alimentare (-1,1%), bilanciata dall’andamento positivo dei supermercati, ipermercati e grandi magazzini (+0,7%) e del commercio al dettaglio alimentare (+0,6%). Sotto il profilo dimensionale, le vendite hanno mostrato performance negative per gli esercizi di piccola dimensione (-1,8%) mentre le strutture di medie e grandi dimensioni hanno registrato una tendenza positiva del +0,5%. «Come avevo dichiarato in merito ai dati dello scorso trimestre, i segnali di ripresa della domanda delle famiglie emersi ad agosto non sono stati confermati in questo terzo trimestre, che vede i consumi ancora fermi al palo – dice il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon -. In questi ultimi tre mesi si consolida, insomma, un atteggiamento molto prudente sia delle famiglie che delle imprese. Contro l’immobilismo, e per ritrovare competitività, è indispensabile che le imprese, di tutti i settori economici, agiscano insieme facendo sistema e collaborando tra loro».I prezzi di vendita hanno segnato un lieve aumento (+0,1%) invertendo la tendenza del trimestre precedente (-0,1%). Per quanto riguarda i gruppi merceologici, i prezzi sono risultati in aumento per il commercio al dettaglio non alimentare (+0,5%) e per quello alimentare (+0,2%). Variazione leggermente in calo per supermercati, iper e grandi magazzini (-0,1%). A livello dimensionale leggero aumento del +0,5% per gli esercizi di piccola superficie mentre medie e grandi aree commerciali hanno registrato indicatori stabili. Gli ordinativi, dopo il -0,3% del trimestre precedente, sono tornati a crescere del +0,6%. La principale variazione positiva è ascrivibile principalmente alla dinamica dei supermercati, iper e grandi magazzini (+2,1%), seguiti dal commercio al dettaglio alimentare (+0,2%), mentre il commercio non alimentare ha registrato un trend negativo del -1,4%. Indicatori in aumento per medie e grandi superfici (+1,5%), mentre le aree commerciali più piccole hanno registrato una flessione del -2,3%. L’occupazione ha registrato un aumento del +1,6% su base annua, confermando la dinamica positiva dello scorso trimestre (+0,7%). Sono principalmente i supermercati, iper e grandi magazzini a sostenere l’occupazione (+3,3%), a fronte del commercio al dettaglio non alimentare e alimentare dove si è registrato un calo rispettivamente del -0,5% e del -0,1%. Le aree di media e grande dimensione hanno registrato un aumento del +2,8% a fronte della dinamica delle strutture di piccola dimensione che hanno segnato una variazione negativa del -1%.
In lieve miglioramento il clima di fiducia degli imprenditori per i prossimi tre mesi. Il saldo tra chi prevede un aumento e chi una diminuzione del volume d’affari torna positivo con +1,6 punti percentuali (era -17,2 p.p. del trimestre precedente). Migliora anche il saldo degli ordini che, pur rimanendo negativo, risale a -4,7 p.p. (era -22 p.p. precedente). Peggiora invece il saldo dell’occupazione che si attesta a -5,4 p.p. contro il -3,7 p.p. precedente, mentre sul versante dei prezzi di vendita gli imprenditori si aspettano un aumento del +1,6 p.p. rispetto alle previsioni in ribasso dello scorso trimestre (-5 p.p.).

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Consumi e vivibilità: Le tre urgenze. Il resto viene dopo

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2016

europa comunitariaFirenze. La complessità della nostra società impone oggi di dover far girare tutto su tre punti: Europa, ambiente, migranti. Certamente la complessità è maggiore, ma i punti di riferimento sono a nostro avviso questi tre, intorno ai quali tutte le politiche, a partire da quelle per i consumatori, devono fare riferimento.
Europa. Dopo la pagliacciata delle scorse settimane sull’accordo UE/Canada (CETA), domenica 30 ottobre e’ finalmente stato siglato l’accordo con il premier canadese Justin Trudeau che e’ venuto a Bruxelles per manifestare il loro diretto e coinvolgente interesse. Il futuro delle nostre economie si basa su accordi di questo tipo, che dovrebbero portare -nella fattispecie- ad abbattere gli ostacoli per gli scambi dal 36 al 3%, portare più ricchezza ed esportare la stessa. Non solo incontri e scambi tra economie delimitate, però, ma economie che si proiettano verso il futuro grazie a queste collaborazioni, per nuove innovazioni economiche, giuridiche ed umane. Questa è l’ambizione del Ceta che e’ riuscito a vincere l’ottusità della regione Vallonia del Belgio che ne ha fatto slittare la firma e che -auspichiamo- non troverà ostacoli nelle future ratifiche che tutti i parlamenti dei singoli Stati comunitari dovranno fare. Già questo meccanismo, che non esclude la levata di scudi di altrettante Vallonie, ce la dice lunga sul farraginoso e bloccante metodo oggi in vigore in Ue per decidere e mettere in pratica politiche di ogni tipo. Ed e’ su questo che l’Italia -che in merito ha tutte le carte in regola essendo uno dei Paesi fondatori ed ispiratori della sovrannazionalità federalista europea- deve fare maggiore pressione, in una prospettiva di Stati Uniti d’Europa.
Ambiente. I fatti tragici di questi giorni del terremoto, sono piu’ che mai il segnale che il nostro Pianeta, anche a partire dal giardino della nostra casa, non puo’ continuare con questo metodo che e’ stato utilizzato fino ad oggi: ci sta portando a viverci male sopra e a distruggere quella biodiversita’ sul cui equilibrio abbiamo stabilito il nostro sistema di vita. Tutto quello che ne e’ responsabile va rimosso, qualunque sia il prezzo da pagare, in denaro, in lavoro e in equilibri conseguenziali. Chi e’ diventato ricco con questi metodi, deve ridimensionarsi, cominciare a donare e farsi prendere tutto il necessario, per distribuirlo ovunque e per impedire che i poveri di oggi e quelli in cosiddetta via di di sviluppo, facciano gli stessi errori. Il ruolo dell’Italia è importante anche se, allo stato dei fatti marginale. Bisogna che questa marginalità venga capovolta, per fa capire che, come lo scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord o la sparizione di diverse specie animali in Africa o in Asia o lo stravolgimento ambientale per le conseguenze delle emissioni dei gas ad effetto serra, cosi’ sono anche i nostri terremoti, i nostri vulcani. Il Giappone e la California, per esempio, non possono solo gelosamente essere alfieri della convivenza col terremoto, devono -anche per il loro benessere-spartirla con noi, col centro America, con la Turchia, cioè con tutti coloro che ogni volta che la terra trema, sono vittime della loro arretratezza (sia essa politica-burocratica come in Italia, sia economica come in altre parti del Pianeta). E anche qui, come per la vicenda Ceta, conta solo la disponibilità di ognuno a condividere, semplificare, aiutare.
Migranti. Un presupposto: non c’e’ differenza tra quelli cosiddetti economici e quelli rifugiati da zone di guerra. Sono sempre persone che si muovono, come e’ sempre successo nei secoli passati, per cercare di vivere, creando dal nulla quelle che oggi sono le maggiori potenze -in tutti i sensi- del mondo (tipo Usa e Australia). La migrazione fa parte del DNA dell’essere umano, e tutti gli umani possono e devono organizzarsi per accoglierla, condividerla e trarne valore. In Europa il nostro Paese e’ troppo isolato. Fa bene il nostro capo del governo nazionale a sbattere sempre in faccia le loro responsabilità agli altri partner dell’Ue, ma occorre andare più a fondo con coraggio, determinazione e risolutezza nelle decisioni, anche dolorose, che possono e devono essere prese per evitare il massacro quotidiano a cui stiamo assistendo in questi anni, da Calais al Mediterraneo, dalla frontiere ungheresi ai ripensamenti tedeschi. Non ci sono alternative, se non mortali per noi e per i nostri figli e nipoti, e quindi per il Pianeta. Politiche limitative sono un non-senso, e’ come darsi delle martellate in testa facendo finta di godere delle stesse. Politiche di accoglienza migratoria che devono marciare con alcuni capisaldi fondamentali, primo fra tutti quello del controllo demografico (volontario), con politiche contrarie a quelle che oggi -Italia inclusa- stanno divampando in Europa con premi per fertilità e natalità nazionali.
Questi sono solo degli spunti su cui lavorare. Europa. Ambiente. Migrazioni. Spunti che fanno aumentare e razionalizzare i consumi, perche’ li democratizzino e li rendano potenziali per ognuno. E per coloro che non hanno voglia di vedere oltre il proprio naso, e’ bene ricordargli che il giardino sotto casa che vogliono difendere da quelli che loro considerano intrusi, proprio perche’ fino ad oggi hanno avuto corte vedute, gli sta franando sotto, a Norcia come a Dallas, ad Amatrice come ad Amsterdam o Berlino.

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Osteoporosi: combatterla con l’alimentazione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

osteoporosiMantova. L’osteoporosi può essere contrastata da una alimentazione ricca di calcio, quindi principalmente con consumi di latte e formaggi come il Grana Padano, ma anche di piccoli pesci mangiati con la lisca, cicoria, rape, broccoli, legumi, acqua calcarea del rubinetto, acque effervescenti naturali in bottiglia.Sul rapporto tra alimentazione e osteoporosi si è parlato nel corso del convegno scientifico “Prevenzione, diagnosi e terapia dell’osteoporosi – Un modello di gestione integrata ospedale-territorio”, tenutosi a Mantova nell’Aula Magna dell’Università di Mantova.Il convegno è stato organizzato, in occasione della Giornata mondiale dell’Osteoporosi, dal Dott. Lorenzo Ventura, che negli anni passati ha operato a lungo nell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, dal Dott. Gherardo Mazziotti (Ospedale Carlo Poma di Mantova) e dal Prof. Andrea Giustina (Università di Brescia).
L’osteoporosi, come è noto, è una malattia cronica che vede lo scheletro soggetto a perdita di massa ossea caratterizzata dal punto di vista clinico da fratture da fragilità, da elevata disabilità e mortalità e da rilevanti ripercussioni sul piano socio-economico. Il convegno ha toccato a 360 gradi tutte le tematiche relative all’osteoporosi e, tra queste, quelle relative all’alimentazione migliore per contrastarla.Tra i relatori la dott.ssa Maria Letizia Petroni, Presidente sezione Lombardia della Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), che ha detto nel corso del suo intervento:“In qualsiasi momento della vita è possibile prevenire o migliorare la densità ossea attraverso l’alimentazione. Il nutriente più importante è’ rappresentato dal calcio per il cui assorbimento intestinale e deposito nel tessuto osseo è necessaria la vitamina D. La pianura padana è un luogo privilegiato da questo punto di vista in quanto terra di produzione di un alimento funzionale per la salute dell’osso, il Grana Padano. Per coprire la metà del fabbisogno di calcio di un adolescente e il 60%di quello di una persona senior è sufficiente l’aggiunta di due cucchiai al giorno di grattugiato a primi piatti o verdure e di tre porzioni da 50 grammi alla settimana come secondo piatto, questo alimento è’ adatto anche per persone con colesterolo alto ed intolleranza al lattosio.”
“Per ottimizzare la salute ossea all’alimentazione va associata anche attività fisica in carico – ha sottolineato la dott.ssa Petroni – come le camminate all’aria aperta che aiutano anche la produzione di vitamina D nella pelle grazie all’esposizione al sole. Spesso tuttavia, soprattutto nei mesi invernali e specie per gli anziani, è opportuno assumere anche supplementi di vitamina D prescritti dal medico, che aiutano osso e muscoli riducendo anche il rischio di cadute”.

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Consumi: Confcommercio, spese obbligate raddoppiate da 1995

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

ConsumiSecondo la Confcommercio, negli ultimi vent’anni i prezzi dei consumi obbligati sono raddoppiati, mangiandosi il 40% dei consumi delle famiglie.”E’ il problema delle famiglie italiane. Mentre l’Italia, anche oggi, risulta in deflazione, i prezzi delle spese obbligate continuano a salire, mandando sul lastrico gli italiani. Ecco perchè non basta più dare l’inflazione media. Bisogna fornire una misura ufficiale dell’aumento del costo della vita, come cerca di fare l’UNC ogni volta che l’Istat comunica l’indice dei prezzi” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“I dati forniti oggi dall’Istat, ad esempio, ci dicono che i prezzi si sono ridotti dello 0,1%, peccato che solo per mangiare siano aumentati dello 0,9%, che tradotto significa, per una coppia con due figli, una spesa aggiuntiva, solo per il cibo, pari a 64 euro in più su base annua” prosegue Dona.”Se, a parità di peso nel paniere, una cosa si abbassa di prezzo, ma noi non l’acquistiamo e una di cui abbiamo bisogno si alza in egual misura, la media è pari a zero, ma non il portafoglio di quella famiglia” conclude Dona.

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Raddoppio del bonus bebè?

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 maggio 2016

istatSi fa sempre più strada l’ipotesi di un raddoppio del cosiddetto bonus bebe’, che sarebbe portato dagli attuali 80 a 160 euro. Indipendentemente dalle politiche che spingono il nostro esecutivo e i nostri legislatori a decidere incentivi basati sulle donazioni “caritatevoli” piuttosto che su incentivi e agevolazioni economiche e commerciali che potrebbero dare anche un respiro maggiore alla mefitica politica dei consumi nel nostro Paese… politiche che possono essere giudicate in vari modi…. resta una dato di fatto a nostro avviso tragico: lo spirito di voler incrementare la natalita’ che, anche come di recente ci ha ricordato l’Istat, nel nostro Paese, e’ in diminuzione. Calo che che per questi governanti e legislatori sembra essere una sorta di iattura piuttosto che una consapevolezza del nostro Paese rispetto al disastroso trend mondiale in materia. Viviamo nei confini nazionali? No. Siamo in Ue e, soprattutto, siamo nel mondo, con trattati di libero scambio all’ordine del giorno di tutti i summit mondiali, con migrazioni economiche (cosiddette) o per sfuggire alle guerre: milioni di persone che si spostano verso i nostri (Occidente) Paesi con la speranza di vivere e non dover lottare ogni giorno contro fame e morte, sia essa per strascichi del negretto colonialismo dei secoli scorsi che delle odierne irresponsabili politiche perseguire da non pochi nel mondo (fanatismo o incapacita’ economica e politica che sia).
E l’Italia, Paese che -pur con una terrificante burocrazia esecutiva- si distingue insieme ad altri per politiche di accoglienza dei migranti, di cosa si preoccupa oggi? Della natalita’ in calo e pensa che con 160 euro per figliolo di dare il suo contributo alla italianita’. Premesso che l’italianita’ allo scrivente (a parte la storia, che e’ poco politica e piu’ che altro fisica) la ritiene -come tutti i concetti e le pratiche di patria- uno dei maggiori responsabili della distruzione umana, ambientale, sociale ed economica del nostro Paese e dell’intero Pianeta, l’aspetto che rende ancor piu’ drammatico questo tipo di irresponsabili proposte col naso corto e la visione sotto zero del futuro, e’ che su di essa si fantastica per presupposte rinascite economiche; come se l’esplosione demografica nel mondo non esistesse e come se questa esplosione non stia facendo pressione alle notre porte -fisiche e virtuali- per chiedere una distribuzione delle ricchezze e delle opportunita’ in ambito di un libero scambio di mercato e di democrazia. Certo non siamo fessacchiotti, e ben comprendiamo che con la carita’ (non quella religiosa, che e’ un’altra cosa) si compra anche il consenso elettorale… ma questo finisce molto presto perche’ non basta solo avere le poltrone per comandare ed eseguire, ma bisogna soprattutto fare, e fare bene. Per questo cerchiamo di volare piu’ alti, si’ da far riflettere i decisori del nostro Paese perche’ indirizzino altrove le loro energie: politiche di incentivo dei consumi legate ad un mercato semre piu’ libero e non solo alla presunta maggiore disponibilita’ dei consumatori (i 160 euro…), aperture dei mercati internazionali, abbattimento dei dazi doganali, politiche di accoglienza dei migranti basate non solo sul buonismo, blocco e boicottaggio dei rapporti con i finanziatori dei massacratori di civilta’ democratica nel mondo, decisori comunitari ed internazionali con maggiori poteri ed eletti direttamente dai cittadini (un
presidente Ue cosi’, per esempio, deve continuare ad essere solo un’utopia?). Visionari? Se erano visionari quei carcerati che a Ventotene scrissero il famoso manifesto mentre in Europa e nel mondo i governanti facevano massacrare i loro popoli… si’ siamo visionari. Ma forse andrebbe reiscritto il significato di questa parola nei nostri vocabolari….. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Crescono i consumi?

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2015

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a luglio la produzione industriale sale dell’1,1% rispetto a giugno e del 2,7% rispetto a luglio 2014. “E’ certamente un’ottima notizia, ma già a maggio si era già registrato un aumento tendenziale record della produzione industriale, addirittura superiore, pari al 3%, un incremento che non si registrava da quasi 4 anni, dall’agosto 2011, salvo poi, a giugno, avere la delusione di un calo, su base annua, dello 0,3%” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Non bisogna farsi prendere, insomma, da facili entusiasmi. Quello che conta davvero è che ci sia un’inversione del trend anche nei prossimi mesi e, inoltre, quanti anni ci metteremo per tornare ai valori della produzione industriale pre-crisi” ha proseguito Dona.
L’Unione Nazionale Consumatori ha confrontato i dati resi noti oggi con quelli di luglio degli ultimi 8 anni, ossia dal 2007, prima dello scoppio della crisi, ad oggi (cfr. tabella). Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, dal luglio 2007 al luglio 2015 la produzione industriale (dati grezzi) è scesa del 17,9%. Se consideriamo, poi, il valore più alto raggiunto nel luglio 2008, la differenza con il 2015 è, addirittura, del 18,4%. Il crollo record si registra per i beni di consumo durevoli, precipitati in 8 anni, del 30,9%, -31% dal luglio 2008.”Insomma, occorre ancora fare parecchia strada per dire di essere usciti dal tunnel della crisi” ha concluso Dona.

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