Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘consumi’

Lettura e consumi culturali nell’emergenza Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Sarà presentato il prossimo 16 luglio il primo rapporto dell’Osservatorio sulla lettura e sui consumi culturali nelle famiglie durante l’emergenza Covid-19, a cura del Centro per il libro e la lettura (Cepell) e dell’Associazione Italiana Editori (AIE). L’evento sarà trasmesso in diretta online a partire dalle 11.00 sui siti del Cepell e di AIE e sui profili Facebook del Centro per il libro e la lettura e di Più libri più liberi. Si tratta della prima indagine in Europa di questa portata in grado di analizzare in tempi così brevi e con tale approfondimento l’impatto della pandemia e della successiva crisi economica sul settore editoriale.
Con la moderazione di Paolo Conti (Corriere della Sera) e dopo un saluto di Paola Passarelli (Direzione generale Biblioteche e diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo), interverranno Angelo Piero Cappello (direttore Cepell), Diego Marani (presidente Cepell) e Ricardo Franco Levi (presidente AIE). Illustrerà l’indagine Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE).Come stanno cambiando lettura e consumi culturali? Chiusi in casa gli italiani hanno letto di più? E che cosa, libri o eBook? È aumentata la concorrenza di altre forme di intrattenimento e consumo culturale? Che ruolo hanno giocato le biblioteche? Quali sono oggi gli indicatori da monitorare per sviluppare efficaci politiche di promozione della lettura? Sono alcune delle domande a cui questo primo report risponde.La presentazione del 16 luglio è il primo passo pubblico di un ampio progetto di ricerca in collaborazione tra Centro per il libro e la lettura ed AIE, e con il contributo di Pepe Research, per capire come è cambiata la lettura nei due mesi di eccezionalità dell’emergenza e come – e in quale direzione – cambierà prossimamente, trasformazione che verrà analizzata grazie a una successiva rilevazione a settembre-ottobre. Il progetto si concluderà quindi a novembre con la pubblicazione di un rapporto di ricerca che raccoglierà i risultati emersi e individuerà una serie di iniziative organiche per la promozione della lettura e il sostegno alle aziende della filiera del libro.

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Unc: consumi al palo, Paese ancora fermo

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

Secondo i dati provvisori di giugno resi noti dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,2%, come a maggio.
“Consumi al palo. Nonostante il lockdown a giugno sia ufficialmente finito, il Paese è ancora fermo. La deflazione, i cui effetti sono comunque positivi, dato che aumenta il potere d’acquisto delle famiglie, ha radici nella grave recessione dovuta all’emergenza Covid, ormai diventata un’emergenza economica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il carrello della spesa, comunque, gli unici beni acquistati e acquistabili anche durante i mesi di lockdown, continuano a pesare sulle tasche degli italiani” prosegue Dona.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il carrello a +2,3% significa avere un aumento del costo della vita, per i soli acquisti di tutti i giorni, di 207 euro su base annua, 195 euro per gli alimentari. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 188 euro per le compere quotidiane, 175 euro per il cibo, per una famiglia media sono, rispettivamente, 155 e 145 euro. Per un pensionato con più di 65 anni, sono 100 euro per le spese obbligate.

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Bonus vacanze: Tutto pronto per far fare soldi agli albergatori non certo per aiutare i consumi e l’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Tutto è pronto per l’utilizzo del bonus vacanze, dal 1 luglio si potranno utilizzare i soldi dei contribuenti (anche quelli che restano a casa perché non hanno un becco di un quattrino o perché non hanno voglia) per dare un po’ di soldi a quei “poveri cristi” che gestiscono alberghi, campeggi, villaggi turistici, agriturismi e bed & breakfast in Italia.
A parte le difficoltà di tempi e logistiche per usufruire di questo bonus… ma crediamo che l’italiano medio abbia acquisto una dimestichezza con la burocrazia che riuscirà a superarle a pié pari…. Rimane un fatto importante: si tratta di un finanziamento ad alcuni operatori del turismo non al settore economico.
Il bonus infatti vale per le strutture ricettive elencate (mi raccomando, non attraverso Booking et similia, anche se in tantissimi lo utilizzano) e serve per finanziare le stesse, non certo i consumi turistici. Che sono quelli, per esempio, di chi va in vacanza anche prendendo solo un aereo o un treno o in auto o un’escursione dalla mattina alla sera (vista la penuria, crediamo sarà una delle scelte più gettonate), tutte attività turistiche che non possono essere rimborsate col bonus.
Per chi ci governa il turismo degno di essere aiutato “perché così si rilancia l’economia bla bla…” è solo quello dell’ospitalità di certe strutture. Prendiamone atto: questo è il loro concetto e la loro pratica di rilancia dell’economia turistica.
Noi crediamo che, come in qualunque ambito economico i motori debbano essere i consumi e i consumatori, a cui magari dare anche un buono che poi utilizzano come meglio credono, foss’anche per mangiare al ristorante nella località turistica. Ma forse stiamo parlando di un altro mondo, di un’altra economia che sembra non siano neanche prossimi. Per ora ci siano infilati in questo “cul de sac” che è molto probabile porterà al perpetuarsi della sopravvivenza stentorea e non al consolidamento di una economia di mercato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Rilancio economia e consumi. L’errore dei bottegai. No suv ma utilitarie!

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

Dopo il primo fine settimana di estate (con tanto di solstizio) e il grande affollamento delle località turistiche, anche se non abbiamo ancora i primi dati statistici ufficiali si possono fare le prime valutazioni sui costi e le prospettive. Stiamo parlando essenzialmente di città e località turistiche, essenzialmente balneari. I prezzi sembra che siano lievitati tra il 10 e il 20%, soprattutto per le località balneari. Le motivazioni addotte per farlo sembra ci siano tutte da parte dei fornitori di servizi: siamo stati fermi da diversi mesi, abbiamo costi maggiori (sanificazione continua, numero ridotto di offerte dei servizi – distanziamento – e ridotto numero di affluenza perché i consumatori sono ancora perplessi, disorientati ed economicamente incerti).
La storia, in una “normale” economia di mercato, potrebbe finire qui: è la abituale dinamica di domanda e offerta.
Ma non è così. E lo sappiamo tutti. Solo che – pigro l’essere umano per costituzione o scelta, poco importa – se va avanti così non si va da nessuna parte e tutti ci si fa male. L’economia dell’oggi e del domani non può essere indirizzata solo in una sorta di ripartenza. La situazione economica non è la stessa e non potrà solo ripartire. Va reinventata. A partire da tre dati di fatto al momento statici:
– le valute forti e le disponibilità altrettanto forti che ci sono sempre arrivate da Paesi più forti del nostro, al momento non ci sono, e in prospettiva sono al lumicino. Ad esempio: una pizza a 10 euro per uno svedese è una bazzecola, per un italiano è troppo;
– le valute degli italiani sono deboli per diversi motivi noti e stranoti a tutti, dove al primo posto c’è l’assenza di introiti per diversi mesi;
– tutti gli italiani che nei decenni passati hanno abbandonato le bellezze del nostro Paese, lo hanno fatto anche perché una settimana in Tunisia o Grecia o Croazia o Turchia o Spagna o Egitto (ultima anche l’Albania), per esempio, volo incluso costava la metà di una settimana in Maremma, in Versilia, in Liguria, in Salento, in Campania, in Calabria, in Sardegna, in Sicilia, etc (tra le poche eccezioni le coste romagnole e marchigiane, sempre strapiene e naturalisticamente – non ce ne vogliamo ma è una valutazione “oggettiva” – non paragonabili con quelle prima elencate).
Di conseguenza i bottegai di varia natura dovrebbero comprendere che se vogliono invogliare questi italiani, le motivazioni che loro adducono per la lievitazioni dei prezzi non reggono. Certo, loro guadagnano meno del previsto, ma si devono rendere conto che hanno davanti a sé dei consumatori con molta meno disponibilità economica e psicologica. Quindi pur se le leggi dell’economa di mercato dicono che anche l’offerta fa la domanda, c’è da considerare che in questo frangente conta essenzialmente la domanda che fa l’offerta: occorre essere invitanti, per prezzo e per qualità. Questo probabilmente porterà alcuni bottegai che erano abituati a muoversi con un suv da svariate decine di migliaia di euro a dover ripiegare su una utilitaria. Problema? Dipende dalle persone. Ma indipendentemente dai gusti e dalle esigenze individuali, occorre che il bottegaio comprenda che, altrimenti, non è in pericolo il proprio suv, ma anche l’utilitaria. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“Adesso dobbiamo rilanciare la domanda interna, facendo ripartire i consumi”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

“Questo, accompagnato con le misure di sostegno al reddito per i lavoratori ed alle misure per garantire la liquidità alle imprese, ci aiuterà a recuperare quanto perduto in questo periodo. Facciamo cadere il tabù che esiste attorno all’IVA e lavoriamo per abbassarla, come è stato fatto anche in altri Paesi. Farlo, anche per un tempo limitato, in abbinamento ad una transizione verso i pagamenti digitali, rappresenta una buona misura per incentivare anche il turismo, il settore della ristorazione e dell’abbigliamento. Una diminuzione della tassazione indiretta che, per effetto dell’aumento dei consumi, avrebbe un effetto tutt’altro che negativo sui conti pubblici. Le tasse si possono, e si devono, abbassare. Per farlo dobbiamo agire in tre direzioni: rivedere l’IRPEF per renderla più equa, fiscalità di vantaggio per le imprese e riduzione dell’IVA per rilanciare i settori maggiormente colpiti. Questo percorso può tranquillamente stare anche nella scia della pianificazione delle risorse europee come quelle del Recovery Fund. È una proposta su cui, nei mesi scorsi, abbiamo già lavorato e quindi, con la condivisione della maggioranza, i tempi di attuazione potrebbero essere brevissimi“. Così, in un post sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Istat: Unc, consumi giù di 322 euro annui in termini reali

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2019, la spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2560 euro mensili, sostanzialmente invariata rispetto al 2018 quando era 2.571.”Calano i consumi. Se la riduzione della spesa in termini nominali è molto bassa, per una famiglia media 11 euro al mese, considerando l’inflazione, pari nel 2019 a +0,6%, i consumi calano, in termini reali, di 322 euro su base annua, con una contrazione dell’1%. Per una coppia con due figli la flessione è pari a 900 euro, -2,2%, mentre per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, si registra un crollo su base annua di 1003 euro, -2,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre, gli italiani mangiano meno rispetto allo scorso anno. Anche una spesa obbligata come quella alimentare, se in teoria sale in termini nominali da 461,7 a 464,27 euro al mese, poco più di 2,50 euro, in termini reali, considerando il rialzo dei prezzi, pari per questa divisione a +0,8% scende di 13 euro su base annua, -0,2%. Per una coppia con due figli, però, crolla di 192 euro nei dodici mesi, -2,5%. Insomma, gli italiani acquistano meno cibo rispetto al 2018” prosegue Dona. “La conclusione è che i consumi non decollano come dovrebbero e, purtroppo, le famiglie continuano a stringere la cinghia” conclude Dona.

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Unc: dati shock, servono incentivi per i consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Secondo la bozza del Def, nel 2020 i consumi dovrebbero registrare un calo del 7,2%.”Dati shock. Per fare in modo che, alla riapertura dei negozi, ci sia subito un consistente rimbalzo dei consumi, che potrebbe ridare fiato anche ai commercianti in difficoltà, servono incentivi per gli acquisti, così da invogliare le famiglie che se lo possono permettere a mettere subito mano al portafoglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Oltre ai classici incentivi statali già utilizzati in passato, dai bonus per l’acquisto di auto alle detrazioni fiscali per l’acquisto di elettrodomestici, proponiamo anche un mese di sconti Iva per tutti i settori maggiormente in crisi, come quello turistico” prosegue Dona.”Si potrebbe immaginare una riduzione temporanea dell’Iva prevista dal 22 al 10%, o addirittura l’esenzione, così da ottenere uno sconto sui prodotti ed i servizi offerti al consumatore, invogliandoli all’acquisto, come avviene durante il periodo dei saldi, senza gravare però sugli introiti delle imprese. Uno sconto, insomma, a carico dello Stato, valevole per un periodo almeno pari ad un mese” conclude Dona.

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Cibus: Rilanciare i consumi interni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Cibus, grazie a Federalimentare ed ICE/ITA, intraprende un percorso virtuoso che lo porterà ad essere sempre più la piattaforma permanente del Food Authentic Italian. Si parte in maggio con un’edizione che si preannuncia storica anche in termini del flusso dei visitatori. Tenendo conto dei provvedimenti presi da alcuni eventi fieristici che hanno deciso di posticipare o annullare alcuni appuntamenti in programma come forma di prevenzione per il Coronavirus, Cibus 2020 è destinato ad essere l’evento chiave per il food Made in Italy sul panorama internazionale.
Sarà inaugurato lunedì 11 maggio con un evento chiave dedicato al confronto tra industria alimentare e distribuzione per elaborare, attraverso uno studio di settore condiviso, una strategia di rilancio dei consumi alimentari interni, fondamentali per consolidare gli straordinari progressi quali-quantitativi della filiera agroalimentare. Considerando le dinamiche che impattano i mercati internazionali, rendendoli volatili, il rilancio dei consumi interni e la ricerca di nuove geografie per l’export risultano azioni decisive per la salute del settore. In quest’ottica la strategia di Cibus è quella di assumere sempre più un ruolo di booster del made in Italy alimentare, sia promuovendo nuove iniziative volte al consolidamento del settore del fuori casa italiano (come il nuovo evento Flavor, a Firenze dal 4 al 6 ottobre) sia annualizzando Cibus per favorire le scelte assortimentali dei buyers nazionali e internazionali. Fiere di Parma crede fermamente nel progetto di annualizzazione per cui ha approntato un budget biennale di oltre 5 milioni di euro per il programma di incoming dei buyer in collaborazione con ITA/ICE e con la Regione Emilia-Romagna. Sulla base del successo riscontrato dal programma di Factory and Terroir Tour sul territorio della Food Valley emiliana, Cibus ha creato un nuovo centro di competenza, il “Destination Management”, per poterlo replicare su tutto il territorio nazionale, offrendo ai top buyer, sia italiani che esteri, un’esperienza completa di Food Authentic Italian. Cibus annualizzato risponde anche ad una necessità espressa dai top buyer di cui riportiamo di seguito qualche testimonianza. “Apprendo con piacere che Cibus si terrà ogni anno – ha dichiarato Tom Berger, buyer di Guido’S Fresh Marketplace, USA – E’ una fiera importante che mi consente di incontrare miei fornitori e vecchi e nuovi partner per forti sinergie di business”.

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La bomba demografica

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

By Agostino Spataro. “… Ogni mattina, in questo nostro Pianeta si svegliano 7, 4 miliardi (mld) di persone che devono essere nutrite, vestite, istruite, curate, trasportate, occupate, ecc. Un drammatico risveglio per molti che devono districarsi in un contesto di forte disparità: fra la gran massa degli esseri umani che stenta ad accedere ai consumi primari e una striminzita minoranza che, va oltre il bisogno, e consuma beni non necessari e/o di lusso che, per altro, assorbono ingenti quantità di risorse che la Terra stenta a fornire. Com’è noto, gran parte di tali consumi si registrano nei paesi occidentali, a più alto reddito e a bassa natalità. Un privilegio che facilmente diventa fonte di “attrazione” per imponenti correnti migratorie provenienti dal resto del mondo, dove circa la metà dei suoi abitanti vive sotto la soglia di povertà e deve accontentarsi di un reddito complessivo di 426 mld di $, equivalente alla ricchezza detenuta dagli 8 uomini più ricchi del mondo. (fonte: Oxfam, 2018)Insomma, un mondo di miseria e d’ingiustizie sociali in cui sta “crescendo” una “bomba demografica” di cui poco si parla e pochissimo si fa per contenerla, per governarla. per disinnescarla.E dire che già agli inizi degli anni ’50, l’eclettico filosofo e Lord inglese Bertrand Russel mise in allarme i governi e l’opinione pubblica sulle conseguenze che tale crescita avrebbe potuto determinare.
“Il pericolo di una mancanza di cibo a livello mondiale può essere evitato per un certo periodo con il miglioramento della tecniche agricole. Tuttavia, se la popolazione continua ad aumentare al ritmo attuale, tali miglioramenti non possono, a lungo andare, essere sufficienti.Si creeranno così due gruppi, uno povero con una popolazione crescente, l’altro ricco con una popolazione stazionaria. Una simile situazione non può che condurci verso una guerra mondiale. Attualmente, la popolazione del mondo sta crescendo di circa 58.000 unità al giorno.Fino ad oggi le guerre non hanno prodotto un effetto considerevole su questo aumento, che è continuato per tutto il periodo delle guerre mondiali …… Da questo punto di vista le guerre fino ad ora sono state una delusione … ma, forse, la guerra batteriologica può dimostrarsi efficace. Se una Peste Nera potesse diffondersi in tutto il mondo una volta in ogni generazione, allora i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza rendere il mondo troppo affollato. La cosa potrebbe essere spiacevole, e allora?” (B. Russell- “Impact of Science on Society”, 1951).Non c’è che dire: un cinismo da lord inglese! In linea con un certo filone del “pensiero anglosassone” ancora infarcito di arroganza e supponenza e supportato da idee e sodalizi che si rifanno alla visione imperiale della Gran Bretagna.Sul finire della sua lunga vita, Russel cercò di far dimenticare questa stagione proponendosi come profeta di pace e addirittura di giudice delle nefandezze belliche creando il famoso “Tribunale Russel”, in coppia con il filosofo comunista J.P. Sartre. Meglio tardi che mai!Nel periodo a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, tali preoccupazioni furono riproposte, ma con un approccio assai diverso, da un illustre manager italiano, Aurelio Peccei, fondatore del “Club di Roma” un sodalizio di grande prestigio internazionale che intraprese, con successo, una serie di “studi sul futuro”. (http://www.treccani.it/enciclopedia/aurelio-peccei)
Peccei, partigiano combattente e perseguitato, era “uomo della Fiat” e membro di vari club internazionali (fra cui la “Trilaterale dei Rockefeller), tuttavia le sue idee fecero presa anche nell’ambito della sinistra e del nascente ambientalismo italiano ed europeo.
Il suo libro “I limiti dello sviluppo” divenne per molti di noi un’opera di riferimento. Ciò anche a dimostrazione che di fronte a idee buone e giuste cadono i pregiudizi e gli steccati ideologici.Alla base c’erano dati statistici, proiezioni attendibili, ipotesi di programmi innovativi, nel rispetto della dignità umana e della vita del Pianeta. C’era, soprattutto, un ragionamento logico, ispirato da un umanitarismo razionale, che metteva sull’avviso i “decisori” e le opinioni pubbliche sui pericoli che l’umanità stava correndo a causa del superamento dei limiti naturali dello sviluppo.Peccei vendette decine di milioni di copie di quel libro, ma dopo la sua precoce morte sarà dimenticato da tutti: dai potenti della Terra e dai tanti suoi seguaci ambientalisti. Semplicemente rimosso!Probabilmente, i suoi studi, i suoi libri furono considerati ostativi di un certo di tipo di sviluppo, che dilagò dopo ’89 e di cui si stanno scontando le conseguenze.Succede, specie alla gente onesta intellettualmente, ai veri filantropi. Figure sempre più rare nel panorama internazionale.Nemmeno certa “sinistra” si ricorda di questo autentico filantropo italiano, avendo preferito “adottare” quale novello “benefattore dell’umanità” George Soros, un finanziere d’assalto, il quale, dopo avere inflitto colpi durissimi alle finanze e alle economie di tanti Paesi (Italia compresa), vorrebbe salvarli con la sua “carità pelosa”, con finanziamenti ad ambigui personaggi, organismi e movimenti che si ritrovano in molte situazioni di crisi e/o che sono essi stessi fattori di crisi… (font: in “Occidente/Oriente- La Frattura” http://www.lafeltrinelli.it/…/frattura-occid)

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Decrescita dei consumi in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

I primi nove mesi del 2019 confermano il trend di decrescita dei consumi in farmacia registrato nei primi mesi dell’anno: da gennaio a settembre la spesa farmaceutica complessiva nel canale farmacia è ammontata ad un totale di 7,8 miliardi di euro per 1,4 milioni di confezioni vendute. I farmaci equivalenti hanno assorbito il 22% del mercato a volumi e il 14% a valori.Per quanto riguarda i consumi rimborsati, le confezioni dispensate a carico del SSN sono diminuite dello 0,6% rispetto ai primi 9 mesi del 2018. A perdere terreno sono stati i prodotti coperti da brevetto (- 5,2% a unità rispetto allo stesso periodo del 2018) mentre cresce, lentamente, il segmento dei farmaci equivalenti (generici puri), con un aumento dell’1,8% rispetto a gennaio-settembre 2018. Sul fronte della spesa rimborsata – sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2018 – i prodotti sotto brevetto hanno registrato una flessione del 6,5%, mentre gli equivalenti hanno quotato una crescita del 7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Complessivamente nel canale farmacia a giocare la parte del leone sono i prodotti fuori brevetto che assorbono il 74% delle confezioni vendute nel canale, senza distinzione di classe (61% a valori), ma con una netta predominanza dei brand a brevetto scaduto, che quotano il 70% a volumi e il 76% a valori del relativo mercato fuori brevetto.In particolare, a guidare la classifica dei consumi di equivalenti è la Provincia Autonoma di Trento (43% sul totale delle unità rimborsate SSN a fronte di una incidenza degli off patent sul totale dell’84,2%), seguita da Lombardia (39,3% sull’81,6% di off patent), Friuli Venezia Giulia (37,2% sull’83% di off patent) ed Emilia Romagna (37% sull’84% di off patent). Ultima in classifica la Calabria (20,6% di equivalenti sull’83,4% di off patent rimborsati SSN nei primi 9 mesi del 2019). Poco sopra Basilicata, Campania e Sicilia.Ammonta infine a 829,3 milioni di euro il totale del differenziale di prezzo pagato di tasca propria dai cittadini nei primi nove mesi del 2019 per ottenere il branded a brevetto scaduto invece del generico. Equivalenti in crescita, infine, nel mercato ospedaliero in classe A e H, con i volumi che si attestano nei primi nove mesi dell’anno al 29,5% del totale e valori ex factory che si attestano al 6,7%: un dato tuttavia “teorico” che realisticamente corrisponde al 2,4% in valori al prezzo medio delle forniture ospedaliere, notoriamente effettuate solo per bandi di gara.Anche nel mercato ospedaliero dominano i medicinali senza brevetto, che assorbono complessivamente il 67,7% a volumi e uno striminzito 8,4% a valori, mentre i farmaci in esclusiva (protetti da brevetto o privi di generico corrispondente), assorbono il 32,3% a unità e il 91,6% a valori (prezzo medio).I primi nove mesi del 2019 hanno visto proseguire l’avanzata di successo dei biosimilari sul mercato nazionale: i 29 prodotti corrispondenti ai 13 molecole biologiche a brevetto scaduto (Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina alfa, Infliximab, Insulina glargine, Rituximab, Somatropina, Insulina Lispo, Trastuzumab e Adalimumab e Pegfilgrastim biosimilari) hanno assorbito il 28% dei consumi nazionali a volumi (17% il dato consolidato 2018) contro il 72% detenuto dai corrispondenti originator, con una crescita del 109,2% rispetto ai primi nove mesi del 2018, al netto dei nuovi principi attivi biosimilari lanciati a partire da settembre 2018.In quattro casi i biosimilari hanno quasi completamente saturato il mercato di riferimento sostituendosi al biologico originatore: Filgrastim (95,89% del mercato a volumi e (92,91% a valori); Epoetine (84,27% a volumi; (73,45% a valori); Infliximab (83,43 a volumi e 69,63% a valori) e Rituximab (84,79% a volumi e 59,70% a valori).Registrano crescite di rilievo anche le molecole di più recente registrazione come adalimumab o trastuzumab, fino ad arrivare al neonato pegfilgrastim biosimilare, in commercio da febbraio e capace di conquistarsi, in soli 7 mesi, il 18,36% del mercato a volumi (10,65% a valori).Ampiamente diversificato e comunque generalmente in crescita il quadro dei consumi a livello regionale: a registrare il maggior consumo di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 61,73% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono Marche (45,23%), Toscana (45,19%) e Emilia Romagna (44,70%). All’estremo opposto, il minor grado di penetrazione dei biosimilari si registra in Umbria (8,95%), Calabria (12,35%) e Puglia (12,36%)

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Roma sempre più città dei consumi, sempre meno dei diritti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Anche quest’anno, all’approssimarsi delle feste natalizie, le aziende partecipate di Roma vengono chiamate dall’amministrazione comunale a garantire un potenziamento dei servizi che puntualmente ricade sulla pelle dei lavoratori. Così, dimenticandosi vergognosamente del lavoro gravoso che svolgono quotidianamente, gli viene chiesto di lavorare di più.Come nel caso di Atac, che in accordo col Comune, ha deciso di intensificare il servizio di alcune linee dirette al centro per favorire lo shopping natalizio o come Ama, che ha predisposto un piano prioritario per le attività di pulizia delle strade del Centro Storico.Poco importa se durante tutto l’anno i pendolari e gli abitanti delle periferie ci impiegano ore per recarsi al lavoro, a causa delle corse che saltano. Importa ancor meno che le periferie siano sommerse dai rifiuti tutto l’anno, per mancanza di mezzi di raccolta e di operatori ecologici.Come sembra non interessare affatto che il tasso di disoccupazione nella città ha impoverito a tal punto le famiglie che tutto possono fare, tranne che permettersi il lusso di spendere la tredicesima per fare acquisti nelle vie del centro. Resta al contrario, il record tutto romano delle tasse comunali tra le più alte del Paese, nonostante il continuo calo della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici. Una città sempre più governata dai consumi e sempre meno dai diritti degli utenti e dei lavoratori che va nettamente nella direzione opposta alla piattaforma “IO NON CENTRO” che USB ha consegnato alla sindaca Raggi. Un Piano strutturale di rilancio per la Capitale, che non parte dal soddisfacimento del profitto di pochi ma dai reali bisogni degli abitanti delle periferie. Più servizi, più case e più occupazione. Sono queste le priorità che dovrebbe avere a cuore l’attuale amministrazione.

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Tredicesime e il loro uso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

A breve saranno accreditate sui conti di lavoratori e pensionati le tredicesime, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 38,5 miliardi di Euro.Si tratta di un momento di ossigeno che consentirà alle famiglie di respirare e di dedicarsi, seppure con un atteggiamento ancora piuttosto contenuto, agli acquisti di Natale.Come ogni anno non mancheranno, però, le scadenze di dicembre. Gran parte dell’importo delle tredicesime sarà eroso dalle spese per rate di prestiti, mutui, affitti, assicurazioni, tasse, bollette e, non ultime, le visite mediche. La maggiore disponibilità economica, unita alle lunghe liste di attesa della sanità pubblica, spingono molte famiglie a rimandare a questo momento dell’anno controlli, visite specialistiche e appuntamenti con il dentista.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 38,8 miliardi del monte tredicesime il 9,8% sarà destinato a visite e prestazioni mediche, acquisto di occhiali da visita, anticipi per apparecchi acustici o comunque in spese attinenti all’ambito sanitario.
Per quanto riguarda le voci che eroderanno in misura maggiore le tredicesime degli italiani spicca, in testa, quella relativa a prestiti, mutui e affitti, la cui incidenza si conferma al 23,1%. Seguono, in forte crescita, i costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato il 22,20% dell’importo totale (lo scorso anno tale percentuale si fermava al 21,7%).Al terzo posto troviamo la voce relativa alle tasse, che assorbiranno il 19,95% degli importi incassati con le tredicesime.Nelle tasche delle famiglie, da destinare a regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi, rimarrà appena il 10,35% dell’ammontare delle tredicesime, pari a 3,98 miliardi di Euro. Di questi, nel dettaglio, 2,66 appartengono ai lavoratori e 1,32 ai pensionati.

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Istat: consumi sempre al palo

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

I dati Istat resi noti oggi, nel secondo trimestre del 2019, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, sia in termini nominali che in termini reali.”E’ solo un effetto ottico. La crescita del potere d’acquisto dipende solo dal rallentamento dei prezzi. Purtroppo il dato significativo e preoccupante è che i consumi finali sono sempre al palo: salgono di un misero +0,1% sul trimestre precedente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il rialzo del reddito disponibile, insomma, è troppo basso per indurre le famiglie a tornare spendere e, quindi, si traduce solo in un aumento della propensione al risparmio. Gli italiani hanno paura del futuro” conclude Dona.

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Consumi e potere d’acquisto ancora al palo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Secondo l’Istat, nel 2018 la crescita del Pil in volume è stata pari allo 0,8%, con una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima diffusa ad aprile, che dava il Prodotto interno lordo in aumento dello 0,9%.”Di male in peggio. Cala il Pil e si aggrava il rapporto deficit-Pil, dal 2,1% al 2,2%. Ma quello che ci preoccupa di più, è che sia la spesa per consumi finali delle famiglie che il potere d’acquisto sono ancora al palo, agli zero virgola, rispettivamente +0,8% e +0,9%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Considerato che la spesa della famiglie residenti rappresenta il 60% del Pil, stando ai dati di oggi il 59,78%, è evidente che fino a che non si ridà capacità di spesa agli italiani non ci potrà essere nemmeno una crescita significativa” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su bollette a 28 gg

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

Il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva delle compagnie telefoniche sui rimborsi per la nota vicenda delle bollette a 28 giorni e le ha invitate a predisporre un piano per i rimborsi.”Era ora! Finalmente si stringe il cerchio intorno alle compagnie telefoniche e anche gli ultimi tentativi fatti dalle compagnie telefoniche si stanno rilevando inutili. Ora i rimborsi sono alle porte!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Peraltro le compagnie stanno già presentando dei piani alternativi di rimborso sotto forma di servizi. I consumatori sono liberi di accettarli, ma devono verificare se sono effettivamente convenienti e conformi alle linee guida dell’Agcom. In ogni caso resta salvo il diritto del consumatore di avere il rimborso in fattura” conclude Dona.

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Consumi in Lazio: nel 2018 crescita zero per i beni durevoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Nel comparto ‘mobilità’ lieve aumento per le auto usate (+1,9%) e per i motoveicoli (+1%) ma contrazione per le auto nuove (-2,2%); nel comparto ‘casa’ crescita per i mobili (+1,3%), stabili gli elettrodomestici (0%) e flessione per l’elettronica di consumo (-2,6%) e l’information technology (-2,3%). Il quadro della spesa per i beni durevoli nel Lazio nel 2018 viene tracciato dall’Osservatorio dei Consumi Findomestic, realizzato in collaborazione con Prometeia. “Nell’anno appena concluso – commenta il responsabile dell’Osservatorio Findomestic Claudio Bardazzi – la spesa delle famiglie laziali è rimasta pressoché invariata (5 miliardi e 935 milioni, pari a +0,2%), a fronte dei moderati aumenti registrati nelle altre regioni del Centro. Su questa dinamica ha influito la deludente performance delle auto usate e dei motoveicoli, che hanno mostrato incrementi di spesa inferiori a quelli medi nazionali (rispettivamente 3,5% e 6,2%). Nel 2018 in Lazio la spesa media per famiglia destinata ai durevoli è stata di 2.230 euro, 126 in meno rispetto alla media nazionale”.
“Secondo l’analisi a livello provinciale dell’Osservatorio Findomestic”, afferma Bardazzi, “Viterbo (2,3%), Latina (1,7%) e Frosinone (1,5%) hanno registrato un aumento della spesa per i durevoli, Roma (-0,2%) ha sperimentato una sostanziale stabilità, mentre Rieti (-0,5%) ha mostrato un lieve calo”.

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Istat: reddito famiglie frena, potere d’acquisto giù

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel terzo trimestre del 2018 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%.”Il Paese arretra. Si peggiora invece di migliorare. Il reddito disponibile delle famiglie, che nel secondo trimestre era salito dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, ora sale appena dello 0,1%. Bisogna tornare al terzo trimestre 2016 per avere un incremento più basso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Fino a che il potere d’acquisto peggiora ed i redditi restano al palo, è chiaro che i consumi non potranno ripartire come servirebbe per rilanciare la crescita e si resterà agli zero virgola. Inoltre, dato che i risparmi non si possono sacrificare a lungo, il rischio che si torni in territorio negativo è dietro l’angolo” conclude Dona.

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2018: consumi crescono di 21 miliardi, beni durevoli +1,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Nel 2018 i consumi degli italiani sono in crescita di 21,14 miliardi di euro (+2%) rispetto al 2017: la spesa totale raggiunge 1.000 miliardi e 80 milioni, consolidando un trend positivo che dura da cinque anni (8,65%dal 2014). I dati dell’Osservatorio dei Consumi Findomestic 2018, realizzato in collaborazione con Prometeia, dimostrano che il mercato dei beni durevoli è cresciuto dell’1,5% in valore, con un incremento doppio nel comparto casa (+2%) rispetto a quello dei veicoli (+1%). L’Osservatorio, presentato oggi a Milano, registra anche il boom dell’e-commerce: si stima un aumento in valore del 16% a fine anno. Quello che sta per concludersi, inoltre, rappresenta per il credito al consumo, che cresce del 3,9% negli ultimi 12 mesi, il settimo anno in positivo. “In questa ripresa del settore – afferma Chiaffredo Salomone, ad di Findomestic – la nostra società ha evidenziato tassi d’incremento dei finanziamenti erogati molto superiori alla media e si appresta a chiudere l’anno con una crescita del 9,1%, più del doppio rispetto alla media del mercato”.
Il mercato dei veicoli pesa per il 3% sui consumi totali, con un incremento dell’incidenza dello 0,7% rispetto al 2014. Calano del 3,5% le immatricolazioni dei privati, confermando l’andamento negativo già rilevato nel 2017. Anche se il primato è a rischio, più di un’auto su due (54%) di nuova immatricolazione è alimentata ancora a diesel, nonostante il calo del 10% registrato quest’anno. Il mercato dell’usato cresce in valore del 3,5% e in volume del 3%, ma mostra un rallentamento rispetto al 2017 quando la domanda era stata sostenuta da un’immissione record di vetture a km 0 (+49% la variazione rispetto al 2016).
L’Osservatorio dei Consumi Findomestic registra che il mercato dei motoveicoli nel 2018 cresce del 6,2% in valore e del 3,4% in numero di immatricolazioni.
Il mercato dei camper si conferma in espansione sia in termini di pezzi venduti (+17,1%) che in valore (+19%). Secondo i dati elaborati da Prometeia il settore casa nel 2018 cresce del 2% in valore: un ‘segno più’ che è il risultato dell’accelerazione dei prezzi medi (+2,7%) e della leggera contrazione dei volumi di vendita (-0,6%).
L’Osservatorio Findomestic rileva per il 2018 un +10,6% di fatturato per il segmento telefonia con un fatturato che sfiora i 6 miliardi di euro. Il decremento dell’1,1% in valore per l’Information Technology è ancora più pesante se si guarda all’andamento dei volumi, in flessione del 3,4%.
Prometeia valuta una decrescita del 3,5% in valore per l’elettronica di consumo, fortemente condizionata dai risultati negativi dei televisori (-1,6%) che rappresentano l’80% del fatturato. Gli importanti progressi delle vendite di smart tv e di televisori con schermi di grandi dimensioni (oltre i 55 pollici) non bastano a riportare il segmento su un terreno di ripresa subendo la concorrenza dei prodotti delle telecomunicazioni, che offrono la possibilità di fruire dei contenuti audio-visivi in mobilità.
La dinamica positiva dei prezzi (+9,4%) contiene il calo del fatturato del settore fotografico. Il mercato degli elettrodomestici grandi chiuderà l’anno in declino: -2,3% di fatturato con -1,5% nei volumi e -0,8% nei prezzi. La brusca frenata nelle vendite dei condizionatori (-11,5%), soprattutto di quelli portatili, e il tracollo delle stufe elettriche (-30,9%) trascina in territorio negativo il segmento dell’home comfort, per cui l’Osservatorio Findomestic calcola un calo del 14,1% in volumi e del 10,2% in valore.
Negli ultimi 5 anni il mercato dell’e-commerce, in base ai dati del Politecnico di Milano, è passato dai 14,3 miliardi del 2014 ai 27,4 miliardi di euro del 2018, crescendo di anno in anno a due cifre e apprestandosi a chiudere l’anno con un incremento in valore del 16%.
In un contesto di crescita dei consumi, il mercato del credito al consumo prolunga l’andamento positivo che dura da sette anni e si prepara a salutare il 2018 con erogazioni per 67 miliardi di euro e un saldo positivo del 3,9%. Nel settore dei beni durevoli il ricorso al credito al consumo aumenta quando l’esborso si fa più elevato per il consumatore.
Findomestic Banca opera al servizio di oltre due milioni di clienti, ai quali si rivolge per proporre soluzioni di credito, assicurative e di risparmio. Presente in tutta Italia, Findomestic ispira la propria attività ai principi della Responsabilità Sociale, promuovendo un approccio al credito sostenibile e responsabile, per sviluppare una relazione di lungo periodo con il Cliente, con i Partner, e con tutti i suoi stakeholders.

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Bankitalia: consumi famiglie ristagnano

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Secondo il Bollettino di Bankitalia, dopo il forte rialzo del primo trimestre, in primavera i consumi delle famiglie hanno ristagnato, registrando una variazione nulla.”Il fatto che il reddito disponibile sia ripreso a crescere, ma i consumi ancora ristagnino, attesta che le famiglie sono ancora in difficoltà. Insomma, l’aumento del reddito non è ancora sufficiente per far ripartire la spesa delle famiglie. Anche quelli che potrebbero permetterselo, preferiscono risparmiare piuttosto che spendere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco, perché, accanto al reddito di cittadinanza, utile a far ripartire i consumi delle famiglie in povertà, serve ancora una riforma fiscale che, a differenza della flat tax, concentri la riduzione della pressione fiscale solo su quel 46,1% di italiani che ancora non possono permettersi una settimana di ferie all’anno” conclude Dona.

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Istat: vendite luglio -0,1% su mese, -0,6% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a luglio le vendite in valore scendono dello 0,1% su giugno e dello 0,6% su luglio 2017. “Dati allarmanti. I consumi scendono sia su base mensile che annua. Un fallimento i saldi. Le vendite dell’abbigliamento crollano rispetto allo scorso anno del 2,3% e le calzature dell’1,6%. In queste condizioni diventa una priorità per il Governo concentrare le poche risorse pubbliche per aumentare il reddito disponibile di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, invece di voler ridurre le tasse anche a chi sta meglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del luglio 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,9%. La grande distribuzione ha invece recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,6%: +8% per gli alimentari, +4,4% per i non alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi. Rispetto a 10 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori del 16,5%, quelle alimentari segnano un crollo del 16,3%” prosegue Dona. “In questo contesto, preoccuparsi, come fa la maggioranza di Governo, di chiudere i negozi di domenica, invece che di far riaprire le saracinesche chiuse per la crisi, è assurdo e paradossale” conclude Dona.

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