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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘consumi’

Unc: dati shock, servono incentivi per i consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Secondo la bozza del Def, nel 2020 i consumi dovrebbero registrare un calo del 7,2%.”Dati shock. Per fare in modo che, alla riapertura dei negozi, ci sia subito un consistente rimbalzo dei consumi, che potrebbe ridare fiato anche ai commercianti in difficoltà, servono incentivi per gli acquisti, così da invogliare le famiglie che se lo possono permettere a mettere subito mano al portafoglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Oltre ai classici incentivi statali già utilizzati in passato, dai bonus per l’acquisto di auto alle detrazioni fiscali per l’acquisto di elettrodomestici, proponiamo anche un mese di sconti Iva per tutti i settori maggiormente in crisi, come quello turistico” prosegue Dona.”Si potrebbe immaginare una riduzione temporanea dell’Iva prevista dal 22 al 10%, o addirittura l’esenzione, così da ottenere uno sconto sui prodotti ed i servizi offerti al consumatore, invogliandoli all’acquisto, come avviene durante il periodo dei saldi, senza gravare però sugli introiti delle imprese. Uno sconto, insomma, a carico dello Stato, valevole per un periodo almeno pari ad un mese” conclude Dona.

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Cibus: Rilanciare i consumi interni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Cibus, grazie a Federalimentare ed ICE/ITA, intraprende un percorso virtuoso che lo porterà ad essere sempre più la piattaforma permanente del Food Authentic Italian. Si parte in maggio con un’edizione che si preannuncia storica anche in termini del flusso dei visitatori. Tenendo conto dei provvedimenti presi da alcuni eventi fieristici che hanno deciso di posticipare o annullare alcuni appuntamenti in programma come forma di prevenzione per il Coronavirus, Cibus 2020 è destinato ad essere l’evento chiave per il food Made in Italy sul panorama internazionale.
Sarà inaugurato lunedì 11 maggio con un evento chiave dedicato al confronto tra industria alimentare e distribuzione per elaborare, attraverso uno studio di settore condiviso, una strategia di rilancio dei consumi alimentari interni, fondamentali per consolidare gli straordinari progressi quali-quantitativi della filiera agroalimentare. Considerando le dinamiche che impattano i mercati internazionali, rendendoli volatili, il rilancio dei consumi interni e la ricerca di nuove geografie per l’export risultano azioni decisive per la salute del settore. In quest’ottica la strategia di Cibus è quella di assumere sempre più un ruolo di booster del made in Italy alimentare, sia promuovendo nuove iniziative volte al consolidamento del settore del fuori casa italiano (come il nuovo evento Flavor, a Firenze dal 4 al 6 ottobre) sia annualizzando Cibus per favorire le scelte assortimentali dei buyers nazionali e internazionali. Fiere di Parma crede fermamente nel progetto di annualizzazione per cui ha approntato un budget biennale di oltre 5 milioni di euro per il programma di incoming dei buyer in collaborazione con ITA/ICE e con la Regione Emilia-Romagna. Sulla base del successo riscontrato dal programma di Factory and Terroir Tour sul territorio della Food Valley emiliana, Cibus ha creato un nuovo centro di competenza, il “Destination Management”, per poterlo replicare su tutto il territorio nazionale, offrendo ai top buyer, sia italiani che esteri, un’esperienza completa di Food Authentic Italian. Cibus annualizzato risponde anche ad una necessità espressa dai top buyer di cui riportiamo di seguito qualche testimonianza. “Apprendo con piacere che Cibus si terrà ogni anno – ha dichiarato Tom Berger, buyer di Guido’S Fresh Marketplace, USA – E’ una fiera importante che mi consente di incontrare miei fornitori e vecchi e nuovi partner per forti sinergie di business”.

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La bomba demografica

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

By Agostino Spataro. “… Ogni mattina, in questo nostro Pianeta si svegliano 7, 4 miliardi (mld) di persone che devono essere nutrite, vestite, istruite, curate, trasportate, occupate, ecc. Un drammatico risveglio per molti che devono districarsi in un contesto di forte disparità: fra la gran massa degli esseri umani che stenta ad accedere ai consumi primari e una striminzita minoranza che, va oltre il bisogno, e consuma beni non necessari e/o di lusso che, per altro, assorbono ingenti quantità di risorse che la Terra stenta a fornire. Com’è noto, gran parte di tali consumi si registrano nei paesi occidentali, a più alto reddito e a bassa natalità. Un privilegio che facilmente diventa fonte di “attrazione” per imponenti correnti migratorie provenienti dal resto del mondo, dove circa la metà dei suoi abitanti vive sotto la soglia di povertà e deve accontentarsi di un reddito complessivo di 426 mld di $, equivalente alla ricchezza detenuta dagli 8 uomini più ricchi del mondo. (fonte: Oxfam, 2018)Insomma, un mondo di miseria e d’ingiustizie sociali in cui sta “crescendo” una “bomba demografica” di cui poco si parla e pochissimo si fa per contenerla, per governarla. per disinnescarla.E dire che già agli inizi degli anni ’50, l’eclettico filosofo e Lord inglese Bertrand Russel mise in allarme i governi e l’opinione pubblica sulle conseguenze che tale crescita avrebbe potuto determinare.
“Il pericolo di una mancanza di cibo a livello mondiale può essere evitato per un certo periodo con il miglioramento della tecniche agricole. Tuttavia, se la popolazione continua ad aumentare al ritmo attuale, tali miglioramenti non possono, a lungo andare, essere sufficienti.Si creeranno così due gruppi, uno povero con una popolazione crescente, l’altro ricco con una popolazione stazionaria. Una simile situazione non può che condurci verso una guerra mondiale. Attualmente, la popolazione del mondo sta crescendo di circa 58.000 unità al giorno.Fino ad oggi le guerre non hanno prodotto un effetto considerevole su questo aumento, che è continuato per tutto il periodo delle guerre mondiali …… Da questo punto di vista le guerre fino ad ora sono state una delusione … ma, forse, la guerra batteriologica può dimostrarsi efficace. Se una Peste Nera potesse diffondersi in tutto il mondo una volta in ogni generazione, allora i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza rendere il mondo troppo affollato. La cosa potrebbe essere spiacevole, e allora?” (B. Russell- “Impact of Science on Society”, 1951).Non c’è che dire: un cinismo da lord inglese! In linea con un certo filone del “pensiero anglosassone” ancora infarcito di arroganza e supponenza e supportato da idee e sodalizi che si rifanno alla visione imperiale della Gran Bretagna.Sul finire della sua lunga vita, Russel cercò di far dimenticare questa stagione proponendosi come profeta di pace e addirittura di giudice delle nefandezze belliche creando il famoso “Tribunale Russel”, in coppia con il filosofo comunista J.P. Sartre. Meglio tardi che mai!Nel periodo a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, tali preoccupazioni furono riproposte, ma con un approccio assai diverso, da un illustre manager italiano, Aurelio Peccei, fondatore del “Club di Roma” un sodalizio di grande prestigio internazionale che intraprese, con successo, una serie di “studi sul futuro”. (http://www.treccani.it/enciclopedia/aurelio-peccei)
Peccei, partigiano combattente e perseguitato, era “uomo della Fiat” e membro di vari club internazionali (fra cui la “Trilaterale dei Rockefeller), tuttavia le sue idee fecero presa anche nell’ambito della sinistra e del nascente ambientalismo italiano ed europeo.
Il suo libro “I limiti dello sviluppo” divenne per molti di noi un’opera di riferimento. Ciò anche a dimostrazione che di fronte a idee buone e giuste cadono i pregiudizi e gli steccati ideologici.Alla base c’erano dati statistici, proiezioni attendibili, ipotesi di programmi innovativi, nel rispetto della dignità umana e della vita del Pianeta. C’era, soprattutto, un ragionamento logico, ispirato da un umanitarismo razionale, che metteva sull’avviso i “decisori” e le opinioni pubbliche sui pericoli che l’umanità stava correndo a causa del superamento dei limiti naturali dello sviluppo.Peccei vendette decine di milioni di copie di quel libro, ma dopo la sua precoce morte sarà dimenticato da tutti: dai potenti della Terra e dai tanti suoi seguaci ambientalisti. Semplicemente rimosso!Probabilmente, i suoi studi, i suoi libri furono considerati ostativi di un certo di tipo di sviluppo, che dilagò dopo ’89 e di cui si stanno scontando le conseguenze.Succede, specie alla gente onesta intellettualmente, ai veri filantropi. Figure sempre più rare nel panorama internazionale.Nemmeno certa “sinistra” si ricorda di questo autentico filantropo italiano, avendo preferito “adottare” quale novello “benefattore dell’umanità” George Soros, un finanziere d’assalto, il quale, dopo avere inflitto colpi durissimi alle finanze e alle economie di tanti Paesi (Italia compresa), vorrebbe salvarli con la sua “carità pelosa”, con finanziamenti ad ambigui personaggi, organismi e movimenti che si ritrovano in molte situazioni di crisi e/o che sono essi stessi fattori di crisi… (font: in “Occidente/Oriente- La Frattura” http://www.lafeltrinelli.it/…/frattura-occid)

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Decrescita dei consumi in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

I primi nove mesi del 2019 confermano il trend di decrescita dei consumi in farmacia registrato nei primi mesi dell’anno: da gennaio a settembre la spesa farmaceutica complessiva nel canale farmacia è ammontata ad un totale di 7,8 miliardi di euro per 1,4 milioni di confezioni vendute. I farmaci equivalenti hanno assorbito il 22% del mercato a volumi e il 14% a valori.Per quanto riguarda i consumi rimborsati, le confezioni dispensate a carico del SSN sono diminuite dello 0,6% rispetto ai primi 9 mesi del 2018. A perdere terreno sono stati i prodotti coperti da brevetto (- 5,2% a unità rispetto allo stesso periodo del 2018) mentre cresce, lentamente, il segmento dei farmaci equivalenti (generici puri), con un aumento dell’1,8% rispetto a gennaio-settembre 2018. Sul fronte della spesa rimborsata – sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2018 – i prodotti sotto brevetto hanno registrato una flessione del 6,5%, mentre gli equivalenti hanno quotato una crescita del 7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Complessivamente nel canale farmacia a giocare la parte del leone sono i prodotti fuori brevetto che assorbono il 74% delle confezioni vendute nel canale, senza distinzione di classe (61% a valori), ma con una netta predominanza dei brand a brevetto scaduto, che quotano il 70% a volumi e il 76% a valori del relativo mercato fuori brevetto.In particolare, a guidare la classifica dei consumi di equivalenti è la Provincia Autonoma di Trento (43% sul totale delle unità rimborsate SSN a fronte di una incidenza degli off patent sul totale dell’84,2%), seguita da Lombardia (39,3% sull’81,6% di off patent), Friuli Venezia Giulia (37,2% sull’83% di off patent) ed Emilia Romagna (37% sull’84% di off patent). Ultima in classifica la Calabria (20,6% di equivalenti sull’83,4% di off patent rimborsati SSN nei primi 9 mesi del 2019). Poco sopra Basilicata, Campania e Sicilia.Ammonta infine a 829,3 milioni di euro il totale del differenziale di prezzo pagato di tasca propria dai cittadini nei primi nove mesi del 2019 per ottenere il branded a brevetto scaduto invece del generico. Equivalenti in crescita, infine, nel mercato ospedaliero in classe A e H, con i volumi che si attestano nei primi nove mesi dell’anno al 29,5% del totale e valori ex factory che si attestano al 6,7%: un dato tuttavia “teorico” che realisticamente corrisponde al 2,4% in valori al prezzo medio delle forniture ospedaliere, notoriamente effettuate solo per bandi di gara.Anche nel mercato ospedaliero dominano i medicinali senza brevetto, che assorbono complessivamente il 67,7% a volumi e uno striminzito 8,4% a valori, mentre i farmaci in esclusiva (protetti da brevetto o privi di generico corrispondente), assorbono il 32,3% a unità e il 91,6% a valori (prezzo medio).I primi nove mesi del 2019 hanno visto proseguire l’avanzata di successo dei biosimilari sul mercato nazionale: i 29 prodotti corrispondenti ai 13 molecole biologiche a brevetto scaduto (Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina alfa, Infliximab, Insulina glargine, Rituximab, Somatropina, Insulina Lispo, Trastuzumab e Adalimumab e Pegfilgrastim biosimilari) hanno assorbito il 28% dei consumi nazionali a volumi (17% il dato consolidato 2018) contro il 72% detenuto dai corrispondenti originator, con una crescita del 109,2% rispetto ai primi nove mesi del 2018, al netto dei nuovi principi attivi biosimilari lanciati a partire da settembre 2018.In quattro casi i biosimilari hanno quasi completamente saturato il mercato di riferimento sostituendosi al biologico originatore: Filgrastim (95,89% del mercato a volumi e (92,91% a valori); Epoetine (84,27% a volumi; (73,45% a valori); Infliximab (83,43 a volumi e 69,63% a valori) e Rituximab (84,79% a volumi e 59,70% a valori).Registrano crescite di rilievo anche le molecole di più recente registrazione come adalimumab o trastuzumab, fino ad arrivare al neonato pegfilgrastim biosimilare, in commercio da febbraio e capace di conquistarsi, in soli 7 mesi, il 18,36% del mercato a volumi (10,65% a valori).Ampiamente diversificato e comunque generalmente in crescita il quadro dei consumi a livello regionale: a registrare il maggior consumo di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 61,73% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono Marche (45,23%), Toscana (45,19%) e Emilia Romagna (44,70%). All’estremo opposto, il minor grado di penetrazione dei biosimilari si registra in Umbria (8,95%), Calabria (12,35%) e Puglia (12,36%)

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Roma sempre più città dei consumi, sempre meno dei diritti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Anche quest’anno, all’approssimarsi delle feste natalizie, le aziende partecipate di Roma vengono chiamate dall’amministrazione comunale a garantire un potenziamento dei servizi che puntualmente ricade sulla pelle dei lavoratori. Così, dimenticandosi vergognosamente del lavoro gravoso che svolgono quotidianamente, gli viene chiesto di lavorare di più.Come nel caso di Atac, che in accordo col Comune, ha deciso di intensificare il servizio di alcune linee dirette al centro per favorire lo shopping natalizio o come Ama, che ha predisposto un piano prioritario per le attività di pulizia delle strade del Centro Storico.Poco importa se durante tutto l’anno i pendolari e gli abitanti delle periferie ci impiegano ore per recarsi al lavoro, a causa delle corse che saltano. Importa ancor meno che le periferie siano sommerse dai rifiuti tutto l’anno, per mancanza di mezzi di raccolta e di operatori ecologici.Come sembra non interessare affatto che il tasso di disoccupazione nella città ha impoverito a tal punto le famiglie che tutto possono fare, tranne che permettersi il lusso di spendere la tredicesima per fare acquisti nelle vie del centro. Resta al contrario, il record tutto romano delle tasse comunali tra le più alte del Paese, nonostante il continuo calo della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici. Una città sempre più governata dai consumi e sempre meno dai diritti degli utenti e dei lavoratori che va nettamente nella direzione opposta alla piattaforma “IO NON CENTRO” che USB ha consegnato alla sindaca Raggi. Un Piano strutturale di rilancio per la Capitale, che non parte dal soddisfacimento del profitto di pochi ma dai reali bisogni degli abitanti delle periferie. Più servizi, più case e più occupazione. Sono queste le priorità che dovrebbe avere a cuore l’attuale amministrazione.

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Tredicesime e il loro uso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

A breve saranno accreditate sui conti di lavoratori e pensionati le tredicesime, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 38,5 miliardi di Euro.Si tratta di un momento di ossigeno che consentirà alle famiglie di respirare e di dedicarsi, seppure con un atteggiamento ancora piuttosto contenuto, agli acquisti di Natale.Come ogni anno non mancheranno, però, le scadenze di dicembre. Gran parte dell’importo delle tredicesime sarà eroso dalle spese per rate di prestiti, mutui, affitti, assicurazioni, tasse, bollette e, non ultime, le visite mediche. La maggiore disponibilità economica, unita alle lunghe liste di attesa della sanità pubblica, spingono molte famiglie a rimandare a questo momento dell’anno controlli, visite specialistiche e appuntamenti con il dentista.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 38,8 miliardi del monte tredicesime il 9,8% sarà destinato a visite e prestazioni mediche, acquisto di occhiali da visita, anticipi per apparecchi acustici o comunque in spese attinenti all’ambito sanitario.
Per quanto riguarda le voci che eroderanno in misura maggiore le tredicesime degli italiani spicca, in testa, quella relativa a prestiti, mutui e affitti, la cui incidenza si conferma al 23,1%. Seguono, in forte crescita, i costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato il 22,20% dell’importo totale (lo scorso anno tale percentuale si fermava al 21,7%).Al terzo posto troviamo la voce relativa alle tasse, che assorbiranno il 19,95% degli importi incassati con le tredicesime.Nelle tasche delle famiglie, da destinare a regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi, rimarrà appena il 10,35% dell’ammontare delle tredicesime, pari a 3,98 miliardi di Euro. Di questi, nel dettaglio, 2,66 appartengono ai lavoratori e 1,32 ai pensionati.

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Istat: consumi sempre al palo

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

I dati Istat resi noti oggi, nel secondo trimestre del 2019, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, sia in termini nominali che in termini reali.”E’ solo un effetto ottico. La crescita del potere d’acquisto dipende solo dal rallentamento dei prezzi. Purtroppo il dato significativo e preoccupante è che i consumi finali sono sempre al palo: salgono di un misero +0,1% sul trimestre precedente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il rialzo del reddito disponibile, insomma, è troppo basso per indurre le famiglie a tornare spendere e, quindi, si traduce solo in un aumento della propensione al risparmio. Gli italiani hanno paura del futuro” conclude Dona.

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Consumi e potere d’acquisto ancora al palo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Secondo l’Istat, nel 2018 la crescita del Pil in volume è stata pari allo 0,8%, con una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima diffusa ad aprile, che dava il Prodotto interno lordo in aumento dello 0,9%.”Di male in peggio. Cala il Pil e si aggrava il rapporto deficit-Pil, dal 2,1% al 2,2%. Ma quello che ci preoccupa di più, è che sia la spesa per consumi finali delle famiglie che il potere d’acquisto sono ancora al palo, agli zero virgola, rispettivamente +0,8% e +0,9%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Considerato che la spesa della famiglie residenti rappresenta il 60% del Pil, stando ai dati di oggi il 59,78%, è evidente che fino a che non si ridà capacità di spesa agli italiani non ci potrà essere nemmeno una crescita significativa” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su bollette a 28 gg

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

Il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva delle compagnie telefoniche sui rimborsi per la nota vicenda delle bollette a 28 giorni e le ha invitate a predisporre un piano per i rimborsi.”Era ora! Finalmente si stringe il cerchio intorno alle compagnie telefoniche e anche gli ultimi tentativi fatti dalle compagnie telefoniche si stanno rilevando inutili. Ora i rimborsi sono alle porte!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Peraltro le compagnie stanno già presentando dei piani alternativi di rimborso sotto forma di servizi. I consumatori sono liberi di accettarli, ma devono verificare se sono effettivamente convenienti e conformi alle linee guida dell’Agcom. In ogni caso resta salvo il diritto del consumatore di avere il rimborso in fattura” conclude Dona.

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Consumi in Lazio: nel 2018 crescita zero per i beni durevoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Nel comparto ‘mobilità’ lieve aumento per le auto usate (+1,9%) e per i motoveicoli (+1%) ma contrazione per le auto nuove (-2,2%); nel comparto ‘casa’ crescita per i mobili (+1,3%), stabili gli elettrodomestici (0%) e flessione per l’elettronica di consumo (-2,6%) e l’information technology (-2,3%). Il quadro della spesa per i beni durevoli nel Lazio nel 2018 viene tracciato dall’Osservatorio dei Consumi Findomestic, realizzato in collaborazione con Prometeia. “Nell’anno appena concluso – commenta il responsabile dell’Osservatorio Findomestic Claudio Bardazzi – la spesa delle famiglie laziali è rimasta pressoché invariata (5 miliardi e 935 milioni, pari a +0,2%), a fronte dei moderati aumenti registrati nelle altre regioni del Centro. Su questa dinamica ha influito la deludente performance delle auto usate e dei motoveicoli, che hanno mostrato incrementi di spesa inferiori a quelli medi nazionali (rispettivamente 3,5% e 6,2%). Nel 2018 in Lazio la spesa media per famiglia destinata ai durevoli è stata di 2.230 euro, 126 in meno rispetto alla media nazionale”.
“Secondo l’analisi a livello provinciale dell’Osservatorio Findomestic”, afferma Bardazzi, “Viterbo (2,3%), Latina (1,7%) e Frosinone (1,5%) hanno registrato un aumento della spesa per i durevoli, Roma (-0,2%) ha sperimentato una sostanziale stabilità, mentre Rieti (-0,5%) ha mostrato un lieve calo”.

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Istat: reddito famiglie frena, potere d’acquisto giù

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel terzo trimestre del 2018 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%.”Il Paese arretra. Si peggiora invece di migliorare. Il reddito disponibile delle famiglie, che nel secondo trimestre era salito dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, ora sale appena dello 0,1%. Bisogna tornare al terzo trimestre 2016 per avere un incremento più basso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Fino a che il potere d’acquisto peggiora ed i redditi restano al palo, è chiaro che i consumi non potranno ripartire come servirebbe per rilanciare la crescita e si resterà agli zero virgola. Inoltre, dato che i risparmi non si possono sacrificare a lungo, il rischio che si torni in territorio negativo è dietro l’angolo” conclude Dona.

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2018: consumi crescono di 21 miliardi, beni durevoli +1,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Nel 2018 i consumi degli italiani sono in crescita di 21,14 miliardi di euro (+2%) rispetto al 2017: la spesa totale raggiunge 1.000 miliardi e 80 milioni, consolidando un trend positivo che dura da cinque anni (8,65%dal 2014). I dati dell’Osservatorio dei Consumi Findomestic 2018, realizzato in collaborazione con Prometeia, dimostrano che il mercato dei beni durevoli è cresciuto dell’1,5% in valore, con un incremento doppio nel comparto casa (+2%) rispetto a quello dei veicoli (+1%). L’Osservatorio, presentato oggi a Milano, registra anche il boom dell’e-commerce: si stima un aumento in valore del 16% a fine anno. Quello che sta per concludersi, inoltre, rappresenta per il credito al consumo, che cresce del 3,9% negli ultimi 12 mesi, il settimo anno in positivo. “In questa ripresa del settore – afferma Chiaffredo Salomone, ad di Findomestic – la nostra società ha evidenziato tassi d’incremento dei finanziamenti erogati molto superiori alla media e si appresta a chiudere l’anno con una crescita del 9,1%, più del doppio rispetto alla media del mercato”.
Il mercato dei veicoli pesa per il 3% sui consumi totali, con un incremento dell’incidenza dello 0,7% rispetto al 2014. Calano del 3,5% le immatricolazioni dei privati, confermando l’andamento negativo già rilevato nel 2017. Anche se il primato è a rischio, più di un’auto su due (54%) di nuova immatricolazione è alimentata ancora a diesel, nonostante il calo del 10% registrato quest’anno. Il mercato dell’usato cresce in valore del 3,5% e in volume del 3%, ma mostra un rallentamento rispetto al 2017 quando la domanda era stata sostenuta da un’immissione record di vetture a km 0 (+49% la variazione rispetto al 2016).
L’Osservatorio dei Consumi Findomestic registra che il mercato dei motoveicoli nel 2018 cresce del 6,2% in valore e del 3,4% in numero di immatricolazioni.
Il mercato dei camper si conferma in espansione sia in termini di pezzi venduti (+17,1%) che in valore (+19%). Secondo i dati elaborati da Prometeia il settore casa nel 2018 cresce del 2% in valore: un ‘segno più’ che è il risultato dell’accelerazione dei prezzi medi (+2,7%) e della leggera contrazione dei volumi di vendita (-0,6%).
L’Osservatorio Findomestic rileva per il 2018 un +10,6% di fatturato per il segmento telefonia con un fatturato che sfiora i 6 miliardi di euro. Il decremento dell’1,1% in valore per l’Information Technology è ancora più pesante se si guarda all’andamento dei volumi, in flessione del 3,4%.
Prometeia valuta una decrescita del 3,5% in valore per l’elettronica di consumo, fortemente condizionata dai risultati negativi dei televisori (-1,6%) che rappresentano l’80% del fatturato. Gli importanti progressi delle vendite di smart tv e di televisori con schermi di grandi dimensioni (oltre i 55 pollici) non bastano a riportare il segmento su un terreno di ripresa subendo la concorrenza dei prodotti delle telecomunicazioni, che offrono la possibilità di fruire dei contenuti audio-visivi in mobilità.
La dinamica positiva dei prezzi (+9,4%) contiene il calo del fatturato del settore fotografico. Il mercato degli elettrodomestici grandi chiuderà l’anno in declino: -2,3% di fatturato con -1,5% nei volumi e -0,8% nei prezzi. La brusca frenata nelle vendite dei condizionatori (-11,5%), soprattutto di quelli portatili, e il tracollo delle stufe elettriche (-30,9%) trascina in territorio negativo il segmento dell’home comfort, per cui l’Osservatorio Findomestic calcola un calo del 14,1% in volumi e del 10,2% in valore.
Negli ultimi 5 anni il mercato dell’e-commerce, in base ai dati del Politecnico di Milano, è passato dai 14,3 miliardi del 2014 ai 27,4 miliardi di euro del 2018, crescendo di anno in anno a due cifre e apprestandosi a chiudere l’anno con un incremento in valore del 16%.
In un contesto di crescita dei consumi, il mercato del credito al consumo prolunga l’andamento positivo che dura da sette anni e si prepara a salutare il 2018 con erogazioni per 67 miliardi di euro e un saldo positivo del 3,9%. Nel settore dei beni durevoli il ricorso al credito al consumo aumenta quando l’esborso si fa più elevato per il consumatore.
Findomestic Banca opera al servizio di oltre due milioni di clienti, ai quali si rivolge per proporre soluzioni di credito, assicurative e di risparmio. Presente in tutta Italia, Findomestic ispira la propria attività ai principi della Responsabilità Sociale, promuovendo un approccio al credito sostenibile e responsabile, per sviluppare una relazione di lungo periodo con il Cliente, con i Partner, e con tutti i suoi stakeholders.

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Bankitalia: consumi famiglie ristagnano

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Secondo il Bollettino di Bankitalia, dopo il forte rialzo del primo trimestre, in primavera i consumi delle famiglie hanno ristagnato, registrando una variazione nulla.”Il fatto che il reddito disponibile sia ripreso a crescere, ma i consumi ancora ristagnino, attesta che le famiglie sono ancora in difficoltà. Insomma, l’aumento del reddito non è ancora sufficiente per far ripartire la spesa delle famiglie. Anche quelli che potrebbero permetterselo, preferiscono risparmiare piuttosto che spendere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco, perché, accanto al reddito di cittadinanza, utile a far ripartire i consumi delle famiglie in povertà, serve ancora una riforma fiscale che, a differenza della flat tax, concentri la riduzione della pressione fiscale solo su quel 46,1% di italiani che ancora non possono permettersi una settimana di ferie all’anno” conclude Dona.

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Istat: vendite luglio -0,1% su mese, -0,6% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a luglio le vendite in valore scendono dello 0,1% su giugno e dello 0,6% su luglio 2017. “Dati allarmanti. I consumi scendono sia su base mensile che annua. Un fallimento i saldi. Le vendite dell’abbigliamento crollano rispetto allo scorso anno del 2,3% e le calzature dell’1,6%. In queste condizioni diventa una priorità per il Governo concentrare le poche risorse pubbliche per aumentare il reddito disponibile di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, invece di voler ridurre le tasse anche a chi sta meglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del luglio 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,9%. La grande distribuzione ha invece recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,6%: +8% per gli alimentari, +4,4% per i non alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi. Rispetto a 10 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori del 16,5%, quelle alimentari segnano un crollo del 16,3%” prosegue Dona. “In questo contesto, preoccuparsi, come fa la maggioranza di Governo, di chiudere i negozi di domenica, invece che di far riaprire le saracinesche chiuse per la crisi, è assurdo e paradossale” conclude Dona.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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Gli esseri umani consumano più di quanto dovrebbero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Così facendo, come ha ricordato l’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network, stanno portando la terra al collasso. Questa situazione – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è figlia dell’uso scriteriato delle risorse fatto fino ad oggi e di tenori di vita evidentemente non più sopportabili.Secondo i dati del Global Footprint Network – continua Tiso – a causare i danni maggiori al pianeta sono soprattutto gli stili di vita di Paesi come gli Stati Uniti, l’Australia e la Corea del Sud. Per soddisfare le loro rispettive abitudini, infatti, occorrerebbero rispettivamente 5, 4 e 3,5 pianeti terra.Questa situazione – prosegue Tiso –, è bene dirlo con chiarezza, non è iniziata oggi, ma negli anni Sessanta; e cioè quando si è cominciato a consumare più di quanto i sistemi naturali fossero in grado di produrre e a ad emettere quantità di CO2 superiori a quelle assimilabili da oceani e foreste.Per riuscire ad uscire da un percorso che sembra condurci sempre più rapidamente verso la distruzione del sistema terra – continua Tiso – serve una nuova e immediata presa di coscienza che non può in alcun modo prescindere dall’esigenza di una forte propensione al consumo consapevole e da una nuova e rinnovata educazione alimentare e ambientale.Il nostro auspicio è che le istituzioni internazionali comprendano quanto prima la gravità della situazione e decidano finalmente di affrontarla con azioni tangibili; tra le quali, nel caso europeo, quella di dare contributi Pac maggiorati alle imprese con produzioni ecosostenibili, agroecologiche e ad impatto ambientale azzerato.

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Politica, governi e società dei consumi. Quando i metodi si intrecciano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

In primis fu grazie a Silvio Berlusconi, poi é stato come un fiume in piena. Stiamo parlando della ridefinizione del ruolo dei partiti, della loro funzione cosi’ come previsto dalla nostra Costituzione: Articolo 49 – Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il concetto di partito é ovviamente libero e ognuno lo può intendere e mettere in pratica come crede. All’origine, il partito rappresenta una parte che propone e aggrega rispetto a programmi, idee, simpatie, etc.. Poi, col tempo e soprattutto grazie a Silvio Berlusconi, i partiti si sono trasformati in macchine di consenso, utilizzati da manager e non idealisti di vario tipo, per programmi forgiati presumibilmente per venire incontro ai desideri e alle necessità degli elettori. La differenza é tutta in questo “utilizzati da manager e non idealisti di vario tipo”. Cioé, alcuni business man verificano cosa va per la maggiora e, di conseguenza, organizzano il partito per farvi fronte, sì da avere poi la maggioranza di consensi per governare e/o amministrare il Paese. Come un prodotto. E’ la logica del marketing, del mercato basato sulla soddisfazione dei consumi, e sulla induzione verso questo o quell’altro consumo Cosa piace di piu’ in questo momento? La limonata con sei cubetti di ghiaccio? Bene, mi organizzo per dare la possibilita’, a chi ama la limonata con sei cubetti di ghiaccio, di poterla avere sempre, dovunque e a prezzi sempre piu’ concorrenziali. Se poi, invece di una limonata con sei cubetti di ghiaccio, si tratta di pensioni, aumenti salariali, diritti piu’ o meno inattuati o calpestati, non cambia; per il nostro manager é importate che questa istanza rappresenti una qualche maggioranza, ché la funzione del suo partito é gestire questa maggioranza grazie al potere che gli viene conferito dal sistema democratico. Il fatto che il partito, e i suoi manager, siano dei fan dell’aranciata senza ghiaccio o dei sostenitori della soppressione di alcuni diritti per il bene comune, é irrilevante. Quel che conta é che la presunta maggioranza la pensi in un certo modo, e che l’impegno del partito per questo modo consenta allo stesso di gestire il potere. In questo contesto, pur se rimangono ancora diverse sacche, le spinte ideali diventano irrilevanti o, al massimo, un corollario per cercare di meglio acquistare e meglio vendere il prodotto che ci appresta a gestire. Un esempio di questo metodo lo abbiamo sperimentato in modo calante in questi ultimi anni (Silvio Berlusconi, per l’appunto), ma é esploso in questi periodi. L’ultimo e’ il cosiddetto contratto tra Leganord e Movimento 5 Stelle. Due raggruppamenti politici che in campagna elettorale se le sono date tra di loro di santa ragione su questioni spesso una agli antipodi dell’altra, ma che poi hanno deciso di fare un accordo, ovviamente per il bene del Paese. In questo caso, più che il partito alla bisogna dopo il sondaggio di mercato su cosa vuole il popolo, é il programma (contratto) ad essere alla bisogna. “Lo vogliono gli italiani”, é in sintesi uno degli slogan che piu’ si sente echeggiare. E in un certo senso, é vero. Non sappiamo se questo sia un bene o un male. Quello che ci interessa evidenziare é l’esistenza di questo meccanismo, che ha cambiato l’approccio alla politica, passando da fasi di cittadini con cittadini, a fasi di attori e spettatori, dove i primi hanno dei registi e i secondi sono indirizzati dalle mode del momento. A noi preme che su questo ci sia una consapevolezza diffusa, da parte degli elettori come da parte di coloro che in qualche modo si candidano a gestire o amministrare questo o quell’altro contesto, conflitto, politica. Questo accade perche’ il sistema elettorale non favorisce la governabilità ma la rappresentanza. Dove quest’ultima e’ tale solo in teoria, in considerazione dell’approccio manageriale di cui abbiamo scritto sopra. E non dovrebbe accadere (il condizionale é d’obbligo) li’ dove il sistema elettorale favorisce la governabilità, cioe’ quando un minuto dopo i risultati elettorali si sa già chi governerà. Tipico, in questo senso, é il sistema elettorale americano, l’uninominale ad un turno.
La decisione spetta ai cittadini e agli elettori. In teoria. Perchè anche qui, chi non ci dice se per la formazione di una maggioranza che consenta il passaggio dall’attuale sistema proporzionale a quello uninominale, non ci si debba sottomettere alle logiche manageriali di cui sopra? Il discorso si fa sempre piu’ articolato, anche se la conclusione a cui siamo giunti non é una novita’ nel panorama istituzionale mondiale. Ma potrebbe essere una novità per l’Italia. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Come cambiano le scelte dei Consumatori nella spesa alimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Cosa mettono nel carrello gli italiani? Quali sono i fattori che influenzano la loro scelta di consumo nella spesa alimentare? A queste e molte altre domande risponde un’indagine condotta da Nielsen.Un’interessante trend di consumo sarebbe quello dell’allontanamento dai grandi marchi, i brand delle multinazionali sono in calo, mentre emergono dati positivi sul comportamento d’acquisto dei consumatori più mirato e consapevole.La ricerca di prodotti di qualità e la conseguente scelta orientata all’acquisto di alimenti provenienti da aziende medio-piccole è un aspetto che denota una maggiore attenzione alla salute e una fiducia in marchi più versatili al cambiamento dei gusti dei consumatori.Dai dati che emergono sui consumi, c’è una flessione delle vendite, contemporaneamente ad un calo del consumo di prodotti tradizionali, come i primi piatti.Dall’altra parte, negli ultimi mesi, è stato registrato un importante elemento: è aumentato il livello di spesa relativo a prodotti più ricercati, “di nicchia”, come gli alimenti salutistici e gourmet.I numeri parlano chiaro: ad aprile 2018 il consumo di primi piatti tradizionali si è attestato a -1,1%, i primi e secondi pronti: +7,1%, l’aperitivo in casa: +3,8%, i gourmet, quelli tipici regionali o di alta qualità raggiungono il +7%, i prodotti relativi a benessere e salute registrano +5,6%.Consumatori sempre più attenti alla propria salute e al palato, dunque, che si accostano ai prodotti in modo sempre più attento e mirato. Un percorso che porta inevitabilmente a rivedere le regole della GDO, un circuito che comincia ad offrire reparti specialistici dedicati per ogni genere di consumatore (biologico, intollerante, celiaco, alla ricerca di prodotti regionali o light, ecc..), che nelle previsioni future sarà più esigente e si aspetta un’offerta variegata che soddisfi richieste specifiche.Le nuove generazioni vanno alla ricerca di prodotti “cruelty free”, prima di quelli “bio” o “DOP”. Con l’avanzare dell’età del consumatore, il trend si inverte. Dunque, entrano in gioco una complessità di fattori nel momento in cui si parla di spesa alimentare.Altro dato che indica come siano cambiate le abitudini degli italiani è quello relativo al consumo di cibo etnico: ben 14 milioni di italiani hanno scelto ristoranti di cucina etnica tra gennaio e marzo 2018, un numero considerevole che denota come il consumatore sia sempre più globalizzato e parte di una società multiculturale.L’Associazione CODICI ha riscontrato un occhio sempre più attento da parte dei Consumatori e si augura che a questo corrisponda una maggiore attenzione da parte del retail alimentare; una sfera, quella della GDO, che deve essere pronta a gestire questa evoluzione dei consumi da parte dei consumatori per soddisfare adeguatamente i loro bisogni.

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Istat vendite: consumi al palo, in 10 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Secondo i dati Istat a febbraio le vendite in valore aumentano dello 0,4% su gennaio e scendono dello 0,6% su febbraio 2017.”I dati ci dicono che i consumi sono ancora al palo. A fronte di una crescita dello zero virgola su base mensile, scendono le vendite su base annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del febbraio 2008, le vendite totali sono ancora inferiori dell’8%, mentre i piccoli negozi hanno perso addirittura il 15,4%” conclude Dona.
“La buona notizia, è che, rispetto a 10 anni fa, la grande distribuzione ha recuperato le vendite perse durante la crisi, anche se segna solo un +0,2%. In particolare, dal febbraio 2008 ad oggi, le vendite alimentari salgono del 7,2%, mentre uelle non alimentari sono ancora inferiori del 10,1%” prosegue Dona.”I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi: -15,4% le vendite complessive, -13,5% quelle alimentari, -16,1% le non alimentari” conclude Dona.

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BREXIT – BDO: sterlina debole, inflazione e IVA spine nel fianco della Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

sterlinaLondra. Rallentamento dei consumi e inflazione galoppante sono i primi nodi che la Gran Bretagna in fase di transizione verso Brexit si trova a dover affrontare. Secondo BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza aziendale, infatti, l’impatto economico di una sterlina sempre più debole nei confronti dell’euro porterà più dolori che benefici.Il recente studio Manufacturing Outlook Q1 2017 di BDO rivela che la prima vera sfida per l’economia inglese si giocherà sul terreno dei salari e dei consumi. Il settore alimentare sarà quello che avrà un impatto maggiore sulle tasche dei consumatori inglesi: i costi di importazione, alla luce della debolezza della sterlina, faranno lievitare i costi retail del food&beverage tra il 5 e il 10%. Ci si aspetta che gli inglesi reagiscano a questo trend nella maniera più immediata, ovvero frenando il consumo di questi beni.
L’inflazione in aumento, a cui non sta corrispondendo un aumento dei salari, porterà quindi a un rallentamento dei consumi. La sterlina rimarrà debole, continuando a spronare l’export britannico ma anche il segmento del turismo. Per l’inflazione, in particolare, si stima un aumento del 2,8% nel corso del 2017. Bisognerà attendere il 2018, secondo BDO, perché l’inflazione faccia qualche passo indietro.
Il 2016 è stato un anno di crescita per la manifattura britannica, con un +0,7% fatto segnare dalla produzione industriale nazionale: un risultato oltre le aspettative. Negli ultimi mesi dell’anno scorso, le statistiche hanno mostrato un incremento in più della metà dei segmenti industriali, segno che il referendum su UE non ha causato danni irreparabili all’industria inglese. Gli indicatori di questo inizio d’anno fanno pensare che questi trend positivi siano stati trasportati anche nel 2017, con la sterlina debole che continua a gonfiare le vele dell’export britannico. Le aziende in Gran Bretagna pianificano investimenti e assunzioni per il prossimo futuro, segno che il manifatturiero inglese ha le capacità e le abilità per rispondere alle esigenze dei clienti a livello internazionale.Le previsioni di BDO per il primo trimestre del 2017 in UK sono tutte positive: sia il mercato domestico sia il mercato estero vengono stimati in crescita, così come la fiducia delle imprese, il livello occupazionale e gli investimenti. Esaminando i soli dati economici, i trend positivi dovrebbero continuare anche nel corso del secondo trimestre dell’anno, grande influenza sullo scenario generale la avranno i negoziati dopo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, prevista per il 29 marzo, che segnerà l’inizio della “Brexit” ufficiale, ovvero l’uscita ufficiale della Gran Bretagna dalla UE.Il report di BDO Business Trends ci dà un quadro preciso della situazione inglese in piena Brexit di questi primi mesi del 2017. Salvo l’indice relativo all’occupazione, rimasto stabile rispetto al mese precedente al valore di 101,9, tutti gli altri indici registrano in febbraio un calo rispetto al mese precedente. L’indice sull’occupazione rimane ai livelli più alti registrati dal maggio 2016, con un tasso di occupazione che rimane al livello record di 74,6% e un tasso di disoccupazione di solo il 4,8%. A ciò non corrisponde, tuttavia, un adeguato incremento della media dei redditi dei lavoratori. Si prevede un possibile indebolimento del mercato del lavoro nei prossimi mesi, a causa del clima di incertezza generale, che potrebbe portare a un ritardo nei processi di assunzione. “I rapidi cambiamenti dal punto di vista tecnologico e regolatorio, la crescita di movimenti politici populisti, un rapporto incerto con i Paesi UE e le opportunità nascenti di accordi commerciali in tutto il globo stanno facendo sì che i confini che una volta davano forma al modo di fare business del manifatturiero inglese stiano cambiando o scomparendo – prosegue Del Bianco di BDO Italia. – I risultati di questo Q1, tuttavia, mostrano quanto l’industria britannica si stia rivelando resiliente a tutti questi cambiamenti in atto.” Nel mese di febbraio, l’output index ha subito un leggero calo rispetto al mese precedente, passando dal 97,5 di gennaio al 97,2 di febbraio…[…]

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