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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘consumismo’

Logiche consumistiche e uso dei materiali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Ma se al contrario ci rituffiamo nella nostra realtà quotidiana ci rendiamo conto che la validità delle cose che ci circondano, e che a volte potenziamo con spese elevate, un giorno diventeranno inutili. Intanto hanno il primato non certo edificante di farci solo perdere tempo prezioso e caricandoci, per giunta, di alti consumi di energia. E’ tutto sommato il prezzo che noi paghiamo alla mancanza di una programmazione seria, ad una visione chiara sul futuro che ci attende e ad una concezione dei nostri rapporti sociali fondata su vecchie e stantie regole.
Oggi, ad esempio, molti prodotti come le auto, il frigo ecc. sono stati concepiti per non durare più di tanto. Il loro rinnovo comporta alti consumi di energia per la fabbricazione e pesanti oneri a carico dell’ambiente con la dispersione dei rottami inquinanti o per il loro riciclaggio. La svolta, anche in questo campo, è quella di avere manufatti di qualità con una vita media di gran lunga più lunga e costituiti da materiali puliti e riciclabili solo per i componenti nel senso che si può cambiare un pezzo ed il motore continuare a funzionare ancora per molto. Anche per i prodotti alimentari la linea di tendenza dovrebbe essere un’altra. Vanno in questo senso sollecitati incentivi per un ritorno all’agricoltura organica senza rischi chimici dato che è oramai scontato che i pesticidi ed i fertilizzanti non fanno altro che avvelenare la terra e con essa le falde idriche.
Anche questa volta dovremmo fermarci all’ora “X” e configurare una società che di colpo si priva delle sue fabbriche di armamenti, smantella l’industria chimica e riduce del 35% l’intera produzione industriale puntando a beni durevoli e di elevata qualità. La disoccupazione andrebbe alle stelle a meno che non si riduca a due o al massimo tre ore giornaliere l’attività lavorativa. Ma quest’ultimo aspetto potrebbe essere scongiurato, o per meglio dire limitato, e digerito senza traumi se riuscissimo a trovare dei lavori alternativi e nello stesso tempo a ridurre drasticamente la popolazione sulla terra. Il primo punto potrebbe essere facile da adottare se pensiamo alle estese opere di riconversione industriale e di bonifica delle aree inquinate da porre mano in tutti i settori delle attività umane e negli ambienti in cui si vive, ma il secondo è terribilmente complicato.
Non si tratta solo di ragioni etico-religiose. Lo dimostra la frenesia di quanti si sottopongono a pratiche, a volte rischiose per la propria incolumità fisica, per avere un figlio. Una maternità ed una paternità sovente sentita più come uno sfogo ai propri egoismi che dettata da altre motivazioni. Dovremmo convincerci che non si ama prolificando, ma rinunciando a mettere al mondo creature senza un avvenire o capaci solo di condurre una vita grama fatta di stenti e di rinunce. E l’emarginazione sociale è la prima droga assunta dai giovani che vivono questa esperienza e a poco servirà l’amore se lo trasformiamo in un surrogato e per giunta molto scadente rispetto all’originale. (Riccardo Alfonso)

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Il consumismo 2019? Può fare male. Ci si può difendere?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Oggi la tecnologia innovativa ci viene proposta in continuazione, ed ha ragion veduta. In un mondo dove ci sono miliardi di persone disposte ad acquistare un telefonino che costa più di 1.000 euro e che poi viene utilizzato per servizi svolti anche da un telefonino che costa meno di 200 euro… non c’è da stupirsi di nulla. “Status symbol” o “moda” che dir si voglia, questo lo hanno capito in tanti, tant’è che la maggiore economia emergente si muove proprio in questo ambito. La parte del leone, per quanto riguarda il mezzo, si chiama “app”, il proponente ovviamente è una “start-up”.
Oggi parliamo di una “start-up” emergente, di un giovane italiano emigrato e cresciuto in Australia e che poi ha deciso di tornare in Italia… contesto che fa ancora più colpo perché è controcorrente rispetto all’andazzo in vigore nel settore e non solo, a significare che “tornare in Italia conviene” (per chi ci crede….). E’ una “app” che parte dall’Italia ma ha aspirazioni mondiali, una “app” che viene presentata come un grande aiuto per la nostra economa quotidiana: è in via di creazione un circuito per i piccoli acquisti, dagli articoli per bebè ai piccoli viaggi, financo biglietti ferroviari e chi più ne ha più ne metta. Caratteristica: pagamento rateale senza interessi, con spese zero, anche di eventuale ingresso nel circuito. Il commerciante viene pagato subito e chi gestisce il circuito recupera il denaro a rate, che se vengono non rispettate alla scadenza, possono generare interessi anche fino al 10% (occhio!… nel caso…) (2).
A nostro avviso una sorta di mix tra la finanza islamica e le presunte (e spesso malefiche) “genaliate” che si trovano in Rete. Ovviamente non c’é un “buono” che presta soldi, ma c’é un metodo di fare business a metà tra il low-cost e il giro di soldi (che col tempo – non si po’ escludere visto ciò che ci offre questo mercato – potrebbe trarre benefici dalla gestione e vendita dei dati, dalla pubblicità, etc.).Insomma: un business come un altro, di quelli oggi alla moda. Il problema che vogliamo sollevare/ricordare, e che sostanzialmente prende occasione da questa nuova “app” che a primo acchito sembra molto conveniente per il consumatore, è del consumismo in sé. Siamo inondati di offerte di automobili impensabili per le finanze medie che circolano tra i comuni mortali, e che ti porti sotto casa o davanti al bar per qualche centinaio di euro al mese. Così come siamo inondati di offerte rateali per ogni tipo di acquisto che, però, hanno tutte la caratteristica di costare qualcosa in commissioni varie. La “app” di cui stiamo parlando non dovrebbe avere spese. Tutti contenti?
Domanda: siamo sicuri che questo metodo più economico e più accattivante non sia essenzialmente foriero di nuove e più facili uscite di soldi (anche quando scarseggiano) dalle tasche dei consumatori? Per prodotti e servizi che vengono acquistati grazie alla nuova convenienza? E che se non vengono acquistati stiamo bene come prima fatta salva la permanenza di qualche prurito che ci era sopraggiunto per la convenienza dell’acquisto piuttosto per l’acquisto in sé?
Non abbiamo intenzione di fare dissertazioni sul vantaggio di “essere” piuttosto che “avere”. Le lasciamo alle filosofie del caso, che non mancano. Ma il fatto che le economie (emergenti, e quindi quelle del e per il nostro futuro) debbano fondarsi quasi esclusivamente sul consumo, inducendolo in tutti i modi possibili e immaginabili anche quando praticarlo porterebbe a restrizioni dei propri equilibri… ci lascia perplessi come nel caso dell’acquisto di un telefonino a più di 1.000 euro per usarne le funzioni di quello che costa meno di 200. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Logiche consumistiche e uso dei materiali

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Ma se al contrario ci rituffiamo nella nostra realtà quotidiana ci rendiamo conto che la validità delle cose che ci circondano, e che a volte potenziamo con spese elevate, un giorno diventeranno inutili. Intanto hanno il primato non certo edificante di farci solo perdere tempo prezioso e caricandoci, per giunta, di alti consumi di energia. E’ tutto sommato il prezzo che noi paghiamo alla mancanza di una programmazione seria, ad una visione chiara sul futuro che ci attende e ad una concezione dei nostri rapporti sociali fondata su vecchie e stantie regole.
Oggi, ad esempio, molti prodotti come le auto, il frigo ecc. sono stati concepiti per non durare più di tanto. Il loro rinnovo comporta alti consumi di energia per la fabbricazione e pesanti oneri a carico dell’ambiente con la dispersione dei rottami inquinanti o per il loro riciclaggio. La svolta, anche in questo campo, è quella di avere manufatti di qualità con una vita media di gran lunga più lunga e costituiti da materiali puliti e riciclabili solo per i componenti nel senso che si può cambiare un pezzo ed il motore continuare a funzionare ancora per molto. Anche per i prodotti alimentari la linea di tendenza dovrebbe essere un’altra. Vanno in questo senso sollecitati incentivi per un ritorno all’agricoltura organica senza rischi chimici dato che è oramai scontato che i pesticidi ed i fertilizzanti non fanno altro che avvelenare la terra e con essa le falde idriche.
Anche questa volta dovremmo fermarci all’ora “X” e configurare una società che di colpo si priva delle sue fabbriche di armamenti, smantella l’industria chimica e riduce del 35% l’intera produzione industriale puntando a beni durevoli e di elevata qualità. La disoccupazione andrebbe alle stelle a meno che non si riduca a due o al massimo tre ore giornaliere l’attività lavorativa. Ma quest’ultimo aspetto potrebbe essere scongiurato, o per meglio dire limitato, e digerito senza traumi se riuscissimo a trovare dei lavori alternativi e nello stesso tempo a ridurre drasticamente la popolazione sulla terra.
Il primo punto potrebbe essere facile da adottare se pensiamo alle estese opere di riconversione industriale e di bonifica delle aree inquinate da porre mano in tutti i settori delle attività umane e negli ambienti in cui si vive, ma il secondo è terribilmente complicato.
Non si tratta solo di ragioni etico-religiose. Lo dimostra la frenesia di quanti si sottopongono a pratiche, a volte rischiose per la propria incolumità fisica, per avere un figlio. Una maternità ed una paternità sovente sentita più come uno sfogo ai propri egoismi che dettata da altre motivazioni. Dovremmo convincerci che non si ama prolificando, ma rinunciando a mettere al mondo creature senza un avvenire o capaci solo di condurre una vita grama fatta di stenti e di rinunce. E l’emarginazione sociale è la prima droga assunta dai giovani che vivono questa esperienza e a poco servirà l’amore se lo trasformiamo in un surrogato e per giunta molto scadente rispetto all’originale. (Riccardo Alfonso)

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Manovra: Caro amico… e le risorse?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Da tempo sostengo le priorità che ogni buon governo nei paesi del mondo dovrebbe tenere nella sua giusta considerazione i propri amministrati consentendo loro un vivere dignitoso. Facevo l’esempio dei paesi arabi produttori di petrolio e alle grandi nazioni come gli Usa, la Cina, l’India e la Russia. Quante risorse questi paesi hanno distratto per il mantenimento di costosissimi arsenali militari, per la loro politica imperialistica? Quanto per una perversa logica del capitalismo volta al consumismo esasperato che esalta gli arricchimenti facili anche a costo di passare sul cadavere dell’amico o di un familiare? E poi ho insistito, guardando alle vicende di casa nostra, sul fatto che il nostro governo dovrebbe essere d’esempio a tutto il mondo per assicurare ai suoi cittadini cinque punti fondamentali: il diritto alla vita, il diritto all’assistenza, il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto ad avere un tetto sotto cui ripararsi.
E su questi aspetti un lettore mi scrive, confidenzialmente, ma con un certo scetticismo, chiedendomi: e le risorse? L’Italia non ha pozzi di petrolio, non ha centrali nucleari per vendere le energie agli altri paesi come fa la Francia, ad esempio. Non ha una fiorente industria come la Germania, ecc. E io posso rispondergli che non è esatto. E’ solo una cattiva organizzazione della macchina statale che favorisce gli sprechi e non recupera le risorse se oggi dobbiamo succhiare il “sangue da una rapa”. Lo hanno scritto quelli dell’Italia dei valori proponendo il
• dimezzamento del numero dei parlamentari con una legge costituzionale,
• l’abolizione delle province,
• la soppressione degli enti inutili,
• l’introduzione dell’amministratore unico nelle spa degli enti territoriali, evitando la proliferazione e moltiplicazione delle poltrone.
• la cancellazione delle rappresentanze all’estero delle regioni
• l’abolizione del Cnel
• la cancellazione del vitalizio ai parlamentari,
Il tutto procurerebbe risparmi nel 2011 di 6,3 miliardi di euro, di altri 11 nel 2013 e di 15,2 nel 2014. Noi vi aggiungeremmo:
• L’abolizione delle auto blu che ci costano 5 miliardi di euro all’anno,
• la sospensione delle forniture militari per due anni compreso l’acquisto di elicotteri e aerei di ultima generazione il cui costo complessivo si aggira sui 5 miliardi di euro,
• la lotta agli sprechi che oggi ci calcolano sui 20 miliardi annui
• il possibile recupero del 30% delle evasioni fiscali calcolate sui 200 miliardi con procedure più snelle per l’acquisizione nelle casse dello stato delle somme accertate e tutto questo significa qualcosa come 60 miliardi.
Non solo. Potremmo mettere mano ad una reale riforma sanitaria passando dall’assistenza universale alla prevenzione universale per evitare i tanti, i troppi accertamenti diagnostici, esami clinici senza una ben definita programmazione. In questo, rispetto a quanto sta accadendo altrove in Europa e nel resto del mondo, potremmo essere antesignani sia concependo una farmacia con ruoli estesi sia un diverso rapporto con il medico di base. E non finisce qui. Le amministrazioni locali potrebbero diventare più virtuose se abolissero le consulenze, intensificassero l’utilizzo dei servizi tecnologici e unificassero gli uffici nei contatti con i cittadini e per finire ai ministri se tutti insieme si servissero dei mezzi pubblici per i loro spostamenti come i comuni mortali. Il tutto ci porterebbe a un risparmio che si avvicina di molto ai 100 miliardi e che potrebbero essere utilizzati al 50% per ridurre il debito pubblico e l’altro 50% per mettere mano alle riforme (fiscale, scuola, giustizia, welfare) ed essere, alla fine, fonte di altre economie appena entreranno a regime. Ma non illudiamoci. Questo tesoretto resterà “congelato” perché se vi mettessimo mano i molti ricchi di oggi non avrebbero “risorse” per arricchirsi sempre di più. Questa è la cruda realtà che spinge il governo a tassare i pensionati, i lavoratori dipendenti e autonomi e a continuare a prenderci in giro con la storiella che non mette le mani nelle tasche degli italiani: forse perché gli italiani di tasche non ne hanno più. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Andrea Francolino: Spamming

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2011

Milano, dal 31 Marzo al 30 Aprile 2011 Fabbrica Eos Piazzale Baiamonti, 2 Inaugurazione: Giovedì  31 Marzo 2011– dalle ore 18.30 http://www.fabbricaeos.it orari: da martedì a sabato 10.00-13.00; 16.00-19.00 Ingresso libero a cura di Alberto Mattia Martini.Come sempre estremo, tagliente e, al tempo stesso ironico nei messaggi, Andrea Francolino si è già distinto per avere analizzato e, al tempo stesso, denunciato il fenomeno del consumismo riproducendo i “packaging” di prodotti da ipermercato che abitualmente invadono le nostre case e le nostre spazzature e che vengono idealmente tolti dagli scaffali per trasformarsi in vere e proprie opere.   Ancora una volta sceglie personaggi noti della storia di ieri e di oggi e li fa diventare “testimonial” di prodotti mettendoli sulle confezioni dei più importanti articoli che compriamo compulsivamente e altrettanto superficialmente buttiamo: un parallelismo tra soggetto e brand per nulla casuale.  Tra i testimonial  delle sue nuove opere Francolino sceglie tre famosi boss della malavita e il Presidente del Consiglio. Al Capone, Lucky Luciano e Totò Riina diventano l’immagine rappresentativa sulle confezioni del noto Camembert President, mentre Silvio Berlusconi promuove sorridente una nota marca di preservativi, EX-Dur, opera già presentata lo scorso anno a Parigi, ma riproposta  in una confezione ingigantita per evidenziare il legame tra sesso e politica, tema alquanto attuale e discusso.  Da questo artista pungente e acuto, ma allo stesso tempo sottile e diretto possiamo quindi aspettarci di tutto, basti pensare all’opera presentata lo scorso ottobre allo spazio Oberdan che vede Falcone e Borsellino, raffigurati su due pacchi TNT, corrieri e destinatari di una scatola al tritolo: nessuna irriverenza, semmai un tributo ai due magistrati.  Nella nuova mostra, analizzando il consumismo e scegliendo di raccogliere spazzatura per farne opere d’arte, Andrea Francolino si propone di trasmettere messaggi molto diretti che poco sanno di subliminale. (president, finish, al capone)

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“Donne in cerca di dio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2011

In un tempo caratterizzato dalla secolarizzazione e dal consumismo, ha ancora senso la vita monastica? Può una donna realizzare sé stessa nel silenzio, nella preghiera, nella rinuncia a tutti gli aspetti più celebrati dalla cultura diffusa? L’intervista di Paola Bignardi all’abadessa del Monastero Benedettino di Viboldone, Maria Grazia Angelini, pubblicata dall’Editrice La Scuola(Donne in cerca di Dio, pp. 101, euro 9), ricostruisce il percorso esistenziale di una monaca che per la vita religiosa ha deciso di abbandonare tutto, ponendo Gesù al centro della sua vita. Senza rinunciare tuttavia a condividere inquietudini e speranze delle persone di oggi. “…Ma il nome di Gesù è ogni giorno nuova rivelazione. Perchè la sua singolarità, nella vicenda di Nazareth, del Calvario, accade e s’incunea nella storia sempre nuova dell’umanità”, dice l’abbadessa a Paola Bignardi. E aggiunge: “Cercare Dio è dunque la domanda di ogni giorno. Ogni mattina risorge nuova. L’Eucarestia è, per questo, l’incessante novità della nostra vita. Non c’è mai un Vangelo proclamato che sia uguale a quello del giorno prima”. Madre Angelini smonta in questa intervista tanti luoghi comuni sulla vita monastica, a cominciare dall’idea stessa di contemplazione, a proposito della quale afferma: “Guardo con un certo sospetto al termine contemplazione che, lo sappiamo, è ereditato da una cultura per sé estranea a quella bibilica”. Ma anche la prospettiva del monastero come oasi di pace e silenzio viene contestata, in nome di una verità cristiana che deve essere condivisa e radicata nella storia. “L’astrazione dalla storia”- dice all’intervistatrice- “è atteggiamento pericoloso per la preghiera e per la vita cristiana. C’è un’eresia gnostica sempre in agguato che tende a farci pensare a un Dio senza mondo, senza storia, senza intreccio con la libertà umana, e in tal modo si riduce il cristianesimo a un rapporto con Dio quasi ripulito dalla polvere della storia”.

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L’utopia dell’antisistema

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Il regime “socialista anticapitalista” ha avuto una sua ragione d’essere allorché ha invocato una strada diversa interpretando l’insoddisfazione di molti strati sociali. Un malessere che continua a coesistere nella nostra civiltà e di cui ne avvertiamo il disagio forse più che in passato ora che i media ci permettono di vedere in diretta e in tempo reale le sofferenze del mondo. Chi cerca la strada perduta attraverso le regole della democrazia esistente si deve rendere conto che essa è imperfetta se non risolve i nodi più cruciali che vi albergano. Pensiamo alle logiche perverse del capitalismo a partire da quelle sul consumismo, la corsa ai profitti indifferenziati e spesso a prezzo di vite umane, di violenze all’ecosistema, alle distruzioni indiscriminate all’indifferenza per chi soffre e per chi è privo dell’essenziale mentre altri vivono con il superfluo. Tutte queste condizioni, che umiliano l’essere umano, non possono coesiste con l’idea che ci siamo fatta della democrazia, della civiltà, della giustizia e che andiamo maturando e consolidando nel tempo. Dobbiamo uscire da questa spirale perversa e ricercare una forma di riscatto che sappia emendarci dai nostri egoismi e rendere virtuoso tutto il nostro percorso e non solo rilevarlo a tratti in una sorta di concezione perbenistica della nostra cultura. E questa strada deve essere tracciata fin dai primi anni di vita dell’essere umano attraverso una intelligente informativa che parta dall’insegnamento primario scolastico e prosegua, fortificandosi, nel suo procedere. E’ esprimibile, in altri termini, nella ricerca di una forte identità culturale che ci consenta di tradurre le tante negatività esistenti in un messaggio unico ed universale di positività. E’ la sola strada che può riscattare l’essere umano dalle sue debolezze e conferirgli quel primato che può farlo definire l’homo novus, preannunciato da tanti “profeti” e che a tutti noi appare oggi solo una chimera, una utopia senza soluzione di continuità.

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Tra carità e solidarietà

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2009

Editoriale Fidest.  Fare della carità è stato considerato da me un modo d’offrire un obolo al mendicante che ti tende la mano all’angolo di una strada o nel versare una certa somma nella cassetta della parrocchia del mio quartiere o nel portare gli abiti dismessi alla Caritas. Una doppia faccia di una carità ora visibile ora anonima. Parlare invece di solidarietà la considero di tutt’altra natura. La solidarietà ha un senso più profondo e generalizzato. Vuole significare che esiste una moltitudine di poveri e di emarginati e questo impone una ridistribuzione delle risorse. E’ un concetto che coinvolge il nostro sistema di vita, l’organizzazione dello stato, le logiche del capitalismo, nega spazio agli egoismi e al consumismo. E’ una visione diversa del nostro vivere, del concetto di possesso, della ricchezza e della povertà. C’è da chiedersi se la solidarietà, che altro non è che un’equa ridistribuzione delle risorse, negando di fatto la ricchezza fine a se stessa di pochi a danno delle restanti moltitudini, ha la possibilità d’accesso nei nostri pensieri e ancor più nelle nostre azioni tanto da riportare il genere umano a una diversa concezione della vita come servizio per tutti e da tutti condivisa. Se solo immaginassimo, per un momento, questa nostra umanità votata interamente alla solidarietà, che opera in concreto negli eventi che ci vedono partecipi sia pure in misura diversa per impegno e presenza, forse ci sentiremmo irrimediabilmente dei nostalgici di tante “parole” diventate improvvisamente prive di significato, come la ricchezza, il lusso, gli sprechi, le guerre, i genocidi, le violenze private, i facili arricchimenti, le speculazioni e chi più ha ne metta. Eppure, di tanto in tanto, uomini e persino popoli, hanno cercato di raggiungere questa meta ma è stato un fuoco fatuo. Siamo solo diventati, parlando di solidarietà, più ipocriti, più cinici, più cattivi come se volessimo con un atto violento allontanare questa consapevolezza dai nostri pensieri, esorcizzarla in qualche modo. Ma resta la speranza. E’ un lumicino. Forse ci basta. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Italia dei Diritti contro l’usura

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2009

Marinelli, responsabile consumatori del movimento: ” Gli italiani sono sempre più vittime di un sistema bancario che funziona secondo logiche medievali”  “I  numeri presenti nel dossier testimoniano non solo la spinta forsennata verso il sovraindebitamento, frutto dell’altrettanto esasperata corsa al consumismo, e nel contempo la difficoltà di accesso creditizio da parte dei non addetti ai lavori”. Questo il commento di Vittorio Marinelli, responsabile consumatori del movimento Italia dei Diritti, sui dati relativi ai cittadini che nell’anno 2008 si sono rivolti al numero verde antiusura attivato dalla provincia di Roma e gestito in collaborazione con il Codici. L’identikit prototipico della vittima corrisponde ad un individuo  tra i 26 e i 65 anni, di istruzione media-superiore e con reddito fisso, residente nella capitale e in particolar modo nel XIII municipio. ” Commercianti e liberi professionisti – ha poi aggiunto Marinelli – sono infatti ben introdotti nei folli e farraginosi meccanismi del credito italiano e riescono quasi sempre ad ottenere un trattamento diverso dal classico amico direttore di banca che solo una volta che sono rovinati inesorabilmente li indirizza dall’usuraio di turno. Diversamente da impiegati, pensionati e studenti che ci arrivano direttamente avendo sempre l’altrettanto classico ‘zio’ a portata di mano. Al di là della lettura dei dati statistici, il risultato incontrovertibile è che sono tutti schiavi e che è schiava l’Italia nel suo complesso e tutti gli italiani, per via di un sistema bancario come il nostro che dovrebbe soltanto mettersi da parte e consentire agli altri operatori europei di poter agire liberamente senza barriere e limitazioni di sorta”.

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