Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘contagi’

«Di fronte all’aumento esponenziale dei contagi il Governo naviga a vista”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Continua a fare la cosa più semplice, cercare un capro espiatorio da additare, massacrando interi settori, invece che quello che gli compete: sanità, trasporti, tutela delle persone a rischio e dei più fragili, come Fratelli d’Italia chiede da mesi. Pur sapendo che i trasporti sono una delle cause principali di contagio e la più facile da prevedere in questi mesi, il governo continua a fare finta di nulla e parla di tutto fuorché di questo. Invece, si colpisce la ristorazione, con la chiusura nei giorni festivi e la sera, infliggendo a quegli imprenditori una doppia pena: farsi carico dei costi fissi e portare al minimo gli incassi. Stessa sorte per palestre, teatri, cinema al chiuso e all’aperto. In tutto questo il governo non fornisce uno straccio di evidenza sul fatto che l’escalation del contagio parta da questi luoghi, ed è difficile accettare queste misure dagli stessi che negano i rischi del contagio sui mezzi pubblici, così come sui barconi di immigrati clandestini. Intere filiere perderanno ogni speranza e di contro non ci sono certezze sui ristori economici, che FdI ha chiesto diretti e contestuali a qualsiasi penalizzazione. Pretendiamo trasparenza sui dati, conoscere le ragioni dei singoli interventi che limitano libertà personali e di impresa. Vogliamo che siano garantiti i mancati introiti e i danni emergenti per tutte quelle che Conte, con un cinismo intollerabile, definisce “attività sacrificabili” senza alcuna responsabilità e un enorme dubbio sull’utilità. Il governo ha perso mesi fondamentali pavoneggiandosi su risultati che – a suo dire – erano migliori di quelli di molte altre nazioni. Ecco i risultati di tanta vanità mista a incompetenza». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Covid, da agosto è cambiata la geografia: al Sud contagi più che raddoppiati, in Molise su del 43%

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

La vera novità della pandemia è il ribaltamento geografico: nelle sette regioni del Mezzogiorno, dai 16.491 casi registrati al 31 luglio si è passati ai 38.139 attuali. Cioè in appena due mesi si è finiti dal 6,6 all’11,7% del totale nazionale. Preoccupa anche il Lazio, passato da un’incidenza del 3,5 al 5,4% dei casi sul totale nazionale (da 8.647 a 17.509). La Lombardia, nello stesso periodo, è scesa dal 39 al 33,2%: dai 96.219 contagi al 31 luglio è arrivata ai 108.065 del 4 ottobre, con 11.846 casi in più. Il quadro preoccupante è soprattutto al Sud. Il totale dei casi è addirittura triplicato negli ultimi due mesi rispetto al periodo precedente in Campania (da 4.999 a 14.337) e Sardegna (da 1.404 a 4.229), è più che raddoppiato in Basilicata (da 452 a 920) e Sicilia (da 3.288 a 7.681), è quasi raddoppiato in Calabria (da 1.266 a 2.063) e Puglia (da 4.611 a 8.234). In Molise l’incremento negli ultimi due mesi è stato del 43%. Si è passati da 471 contagiati complessivi al 31 luglio a 675 del 4 ottobre, incremento di 204 unità.Sono i numeri elaborati dall’ufficio comunicazione dell’Unsic, sindacato datoriale ramificato in tutta Italia.“Il Covid ha ripreso la sua corsa, i numeri dei contagiati sono in crescita da nove settimane – spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato e autore di un libro sul coronavirus di prossima uscita, scritto con Giampiero Castellotti. “La novità più evidente di questa fase è il rovesciamento geografico: se prima dell’estate quasi la metà dei casi apparteneva alla Lombardia e l’infezione era concentrata nel Settentrione, oggi preoccupa l’evoluzione nel Mezzogiorno, dove, tra l’altro, la condizione ospedaliera non è paragonabile con quella lombarda o veneta. L’attendismo è deleterio: occorre subito mettere in campo proposte, viste le previsioni non allettanti”.

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Da giorni a Roma e nel resto della regione si registra un incremento dei contagi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

“Se come tutti auspichiamo si vuole riuscire a tenere sotto controllo il Covid 19 evitando di ricorrere a provvedimenti restrittivi che limitano fortemente la socialità e la vita lavorativa delle persone, sarebbe opportuno incrementare i controlli sull’obbligo di indossare la mascherina dopo le ore 18 per chi frequenta le piazze della movida in tutti i comuni della regione, essendo luoghi di ritrovo dove è inevitabile l’assembramento e praticamente impossibile applicare il distanziamento e le norme anti contagio.>> Così in un comunicato Fabrizio Ghera Capogruppo di Fdi alla Regione Lazio.

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Scuola: La riapertura porterà più contagi, il Governo lo sa

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Con la riapertura della scuola potrebbe esserci un lieve incremento dell’indice di trasmissione: come sta avvenendo all’estero, potrebbe esserci qualche lieve incremento. La nostra preoccupazione è quella di tenere il sistema scolastico sotto controllo”: a dirlo è stato oggi Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, ascoltato durante un’audizione in Commissione Cultura alla Camera, nella Sala del Mappamondo. Le sue parole hanno confermato i timori espressi dal sindacato: “Tutti i paesi, non solo l’Italia, sono alle prese con la riapertura in sicurezza delle scuole. Ci sono dei rischi – ha continuato Miozzo – lo sappiamo. Stiamo guardando con molta attenzione all’attuale trend epidemiologico, c’è un lieve aumento di casi ma si tratta di dati in fondo attesi”.“Le parole del coordinatore del Cts – commenta Marcello Pacifico, leader dell’Anief – non ci tranquillizzano più di tanto. Restiamo convinti che occorrano regole chiare sulla prevenzione, quindi agevolando al massimo la somministrazione del test sierologico a docenti e Ata che chiedano espressamente di attuarlo, a differenza della confusione che regna sovrana in questi giorni”. Oggi il presidente del giovane sindacato ha dichiarato a Italia Stampa che “occorre fare chiarezza su chi deve somministrare questi esami, se il medico di base o no, evitando il rimpallo con le Asl. Poi ci sono province dove l’adesione al test sierologico, a cui nei casi positivi deve eseguire il tampone per la conferma, è stata massiccia; in altre province invece molto meno”. Come rimangono da superare i problemi dalla mancanza degli spazi e del distanziamento fisico: “Serve sicuramente una check list su tutto quello che è stato chiesto e non si è ottenuto, da parte di ogni singola scuola” attraverso dei monitoraggi degli istituti, ha sottolineato Pacifico.
Come rimane indispensabile prendere in considerazione quanto sta accadendo in altri Paesi europei, come la Germania, dove a pochi giorni dall’inizio delle lezioni hanno chiuso centinaia di istituti. Anief ritiene importante, quindi, attivare quei tavoli ulteriori previsti dal protocollo sicurezza”, in modo da fornire risposte agli alunni ma anche al personale, a partire da lavoratori ‘fragili’, come provvedere ad implementare gli organici, ritornando anche alle sedi scolastiche precedenti allo sciagurato dimensionamento prodotto negli ultimi 15 anni, così da trovare anche gli spazi aggiuntivi, ma anche il possibile reinserimento del lavoro agile per il personale Ata, anche andando a prevedere, come ipotesi peggiore, il ritorno alla didattica non in presenza.

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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SARS-CoV-2, parte il sequenziamento del genoma per ricostruire la rete dei contagi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

La Fondazione Edmund Mach e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento hanno ottenuto dalla Fondazione per la Valorizzazione della Ricerca Trentina il finanziamento di un progetto di ricerca che sfrutta il sequenziamento del genoma completo di SARS-CoV-2 per ricostruire la rete dei contagi a livello provinciale, potenziando ulteriormente le strategie di mitigazione e controllo dei focolai epidemici.
La Fondazione Edmund Mach sta collaborando con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento per permettere un aumento significativo delle analisi sui tamponi effettuati sulla popolazione. Partendo da questa attività di supporto al sistema sanitario, i ricercatori del Centro Ricerca e Innovazione puntano ora anche a identificare le varianti genetiche del virus presente in provincia. L’obiettivo è quello di sfruttare la variabilità genetica del virus per mappare le reti dei contagi tra pazienti e visualizzare la diffusione del patogeno tra aree geografiche mediante una piattaforma web di analisi e gestione dei dati creata all’interno del progetto. Le sequenze genetiche e il sistema di gestione dei dati prodotti, grazie al finanziamento di 62 mila euro concesso dalla Fondazione per la valorizzazione della ricerca trentina, saranno resi disponibili per il loro utilizzo alla Task Force provinciale nonché alla comunità scientifica internazionale.
In una prospettiva più ampia, l’obiettivo è quello di sviluppare una piattaforma di analisi e gestione dei dati genomici di hCoV-19 che possa costituire la base per lo sviluppo di un’attività di sorveglianza epidemiologica molecolare. Le sequenze genomiche dei nuovi campioni potranno essere confrontate con le sequenze già osservate, identificando e visualizzando su mappa i nuovi focolai di infezione e le loro linee di diffusione. Ricostruendo su base molecolare le reti di infezione, sarà possibile identificare tempestivamente i comportamenti a rischio oppure eventuali falle nelle strategie di contenimento. La base dati prodotta potrà essere incrociata con dati di mobilità personale (ad esempio mediante il tracciamento dei telefoni cellulari) per identificare e circoscrivere le aree di contagio.Il progetto avrà ricadute sul territorio provinciale sotto vari aspetti. I dati genomici ottenuti a livello provinciale saranno integrati con quelli disponibili pubblicamente al fine di: descrivere la diffusione del virus e fornire una base dati per la gestione della seconda fase dell’epidemia, quando andranno identificate azioni di contenimento adeguate; monitorare l’evoluzione e le progressive mutazioni del virus che potenzialmente possano avere effetto anche sulla contagiosità; ottenere maggiori informazioni che possono essere utilizzate per sviluppare vaccini o strategie di gestione dell’infezione specifiche; fornire dati per capire come il potere patogeno del virus possa essere cambiato in seguito alle mutazioni acquisite.
Il team, coordinato da Annapaola Rizzoli e Claudio Donati e composto da Luca Bianco, Mirko Moser, Paolo Fontana, Diego Micheletti, Pietro Franceschi e Massimo Pindo del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, comprende ricercatori con una vasta esperienza nel campo della genomica, dell’epidemiologia molecolare, dell’analisi bioinformatica delle sequenze e nell’analisi statistica di dati complessi. L’attività di ricerca sarà svolta in stretto coordinamento con Paolo Lanzafame, Lucia Collini, Giovanni Lorenzin del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento.

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In Italia i contagi sono a macchia di leopardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Le misure restrittive stanno facendo sentire i loro effetti e in alcune regioni l’andamento dei contagi infonde speranza – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Mentre si pensa alla delicata fase due per una riapertura graduale delle attività, è bene valutare l’opportunità di corsie più rapide nelle regioni dove il contagio è ormai azzerato, come la Basilicata, e per quelle dove è in forte calo come il Molise e l’Umbria. Una riapertura controllata nelle regioni meno colpite può essere anche un utile riferimento per verificare la risposta in termini di diffusione del virus, prima di rimuovere le restrizioni nel resto del Paese.
L’attesa fase due deve avvenire in massima sicurezza. Per questo crediamo necessario partire proprio dalle regioni che sembrano aver attraversato l’emergenza con minori danni rispetto alle altre – prosegue Tiso. La mappa italiana dei contagi rivela andamenti molto diversi. Per amministratori ed esperti appare ormai inevitabile pensare a una soluzione che contempli approcci variabili alla fase di riavvio. Ma occorre anche interrogarsi sui motivi di differenze così marcate.Una riapertura a diverse velocità può beneficiare anche la filiera agroalimentare. Se alcuni settori economici possono posticipare alcune attività per poi recuperare almeno in parte il terreno perduto, l’agricoltura non può aspettare: in mancanza di braccianti i raccolti andranno persi. A questo proposito, tra le proposte avanzate in questi giorni, quella di una piattaforma online per aiutare gli agricoltori a trovare la manodopera può costituire un aiuto concreto per le imprese agricole – conclude Tiso.

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Troppi contagi nelle sedi della Fondazione Don Gnocchi: requisire le strutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Le allarmanti notizie di questi giorni sui contagi nelle strutture sanitarie private Don Gnocchi in tutto il paese parlano di un aumento dei positivi al Covid-19 sia tra operatori e operatrici che tra i pazienti. USB ha scritto alla Fondazione chiedendo di avere i dati nazionali dei contagi sia tra i pazienti che tra il personale.Alcune di queste strutture sono state peraltro trasformate per accogliere pazienti Covid, a supporto della sanità pubblica, e abbiamo notizia che in molte sedi Don Gnocchi si è sviluppato il contagio. Da più fonti risulta che nelle fasi iniziali di questa epidemia la direttiva impartita al personale sanitario era di non indossare le mascherine, per evitare di spaventare i pazienti: una follia, che ha provocato i risultati negativi oggi davanti agli occhi di tutti.Nelle prime fasi del lockdown come USB abbiamo dovuto diffidare la Fondazione perché operatori e operatrici non avevano i Dpi necessari per garantire la loro salute e quella dei pazienti. A Roma i responsabili avevano addirittura pensato bene di punire una RLS, mettendola in ferie forzate, solo perché aveva chiesto il materiale necessario per continuare a lavorare in sicurezza; soltanto dopo che USB è intervenuta con una diffida formale la RLS è stata fatta rientrare al lavoro.Quanto accade da più di un mese in questi luoghi, perché la Fondazione Don Gnocchi è soltanto la punta dell’iceberg, ormai è chiaro a tutti: il Servizio Sanitario pubblico é l’unica possibilità di uscire da questa pandemia, il sistema privato non è controllabile e mette a rischio tutta la popolazione. L’unico fine di chi gestisce questi luoghi di cura è il profitto, a discapito di tutto.Questo non è più accettabile, le strutture private a cominciare dalle sedi Don Gnocchi vanno commissariate e requisite totalmente.

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“Troppe diserzioni dalle strutture sanitarie per paura di contagi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Gli uomini e le donne colpiti da un tumore urologico, come tutti i malati oncologici, sono esposti ad un rischio maggiore d’infezione da Coronavirus. E’ quindi necessaria una valutazione molto precisa e attenta per individuare i rischi e benefici che si corrono nel non sottoporsi ad esami e terapie piuttosto che nel recarsi nelle strutture sanitarie”. E’ quanto dichiara la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) che invita quindi tutti i pazienti italiani colpiti da tumore della prostata, vescica, rene o testicolo a seguire scrupolosamente le indicazioni dei medici curanti. “In queste settimane molto complesse per l’intero Paese serve un approccio ancora più personalizzato per ogni singolo paziente da parte degli uro-oncologi – afferma Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO -. Bisogna tenere conto sia dell’esigenze del singolo malato che delle attuali condizioni, di oggettiva difficoltà, che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale. Comprendiamo le paure dei pazienti e dei loro familiari ma non andare in ospedale, per un esame o un trattamento, può essere molto pericoloso. Questo vale soprattutto per quelle persone colpite da un carcinoma ad uno stadio avanzato o metastatico”. “Alcuni esami o interventi chirurgici possono tuttavia essere posticipati per un breve periodo di tempo senza prevedibili significative conseguenze negative – aggiunge Renzo Colombo, Vice Presidente della SIUrO -. Per esempio le valutazioni trimestrali del PSA per la sorveglianza attiva di un tumore alla prostata, le instillazioni endovescicali di chemio o immunoterapici in fase avanzata di mantenimento, le cistoscopie di follow-up a lungo termine, le resezioni endoscopiche di piccole neoformazioni vescicali superficiali e a basso potenziale di malignità, possono essere giustificatamente posticipate per un breve periodo di tempo. Ma questa decisione deve sempre essere stabilita, caso per caso, dal singolo specialista o dal team multidisciplinare che sta seguendo il paziente”. “In molti centri non siamo più in grado di operare i pazienti perché interi reparti di urologia o oncologia sono impegnati a contrastare l’emergenza Coronavirus – prosegue Giario Conti, Segretario della SIUrO -. Questo sta avvenendo soprattutto nelle Regioni del nord, prima fra tutte la Lombardia, dove la pandemia è maggiormente estesa. Tuttavia sono state identificate delle specifiche strutture sanitarie Covid-19 free dove i pazienti uro-oncologici possono essere messi in lista d’attesa. In molti casi sono gli stessi medici o chirurghi che si spostano da un centro all’altro della Regione per operare o somministrare le terapie anti-cancro”. A breve la SIUrO, insieme ad altre Società Scientifiche, emanerà un documento con delle raccomandazioni, per pazienti e specialisti, che devono affrontare un cancro urologico in queste settimane travagliate. “Vogliamo rassicurare gli oltre 600 mila italiani che vivono con una diagnosi di tumore genito-urinario – conclude Lapini -. Nonostante le grandi difficoltà e le incertezze di questi giorni possiamo ancora garantire l’assistenza ai nostri pazienti. Raccomandiamo poi a malati e caregiver di seguire con particolare attenzione le norme e i limiti stabiliti dalle recenti ordinanze”.

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Droni: La Cina li utilizza per prevenire i contagi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

In Cina, a fine Gennaio 2020 sono stati utilizzati dei Droni multirotore, ovvero dei piccoli aeromobili radiocomandati con più eliche, per far fronte all’emergenza Coronavirus.Le modalità di utilizzo dei Droni multirotore in Cina sono state principalmente duee:
Spruzzare disinfettante: droni, dotati di serbatoi e ugelli per l’erogazione spray, sono stati utilizzati nel tentativo di disinfettare città e villaggi.
Questo anche per raggiungere velocemente luoghi che normalmente non sono agilmente accessibili come tetti, giardini, cortili interni e altro ancora.
Un drone di questo tipo riesce a erogare disinfettante su aree fino a 16000 metri quadrati, il tutto in una mattina di lavoro.Comunicare messaggi con altoparlanti e con cartelloni ben visibili: droni opportunamente modificati per portare in volo altoparlanti e cartelloni ben visibili, negli scorsi mesi hanno volato in alcune città Cinesi, per ricordare ai passanti di indossare mascherine, di lavarsi le mani con il sapone una rientrati in caso o nel posto di lavoro, e per informare sullo stato della situazione.
In Italia le persone lavorano con i Droni?Proviamo a fare brevemente il quadro della situazione:
L’ENAC, Ente Nazionale Aviazione Civile, regola il volo dei Droni civili: attualmente il regolamento ufficiale è arrivato all’edizione 3.
Attualmente, in Italia, l’industria del lavoro con i Droni è stimata nel 2020, a 100 milioni di euro di valore secondo uno studio dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano.In Italia, a molte persone il lavoro con i droni sembra futuristico, ma di fatto, ad oggi, diverse aziende richiedono attivamente i servizi con i droni.Il lavoro con i droni, i servizi con i droni, sono sempre più diffusi e richiesti anche nel nostro paese.Alcuni esempi di servizi con i Droni, che negli scorsi mesi venivano richiesti dalle aziende Italiane erano:Ispezioni tetti e coperture industriali. Ispezioni termiche con termocamera per impianti di pannelli solari
Ispezioni ponti. Fotogrammetria (misurazione per immagini) di cantieri edili. Fotogrammetria (misurazione per immagini) per valutare il volume dei rifiuti delle discariche. Indici di vegetazione per l’agricoltura di precisione dei vigneti e dei campi di mais. Riprese aeree pubblicitarie di immobili in vendita. Riprese aeree pubblicitarie di attività turistiche.

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Coronavirus: Udir chiede lavoro agile pure per i dirigenti scolastici

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

La situazione non migliora e la sospensione delle attività didattiche non sembra la soluzione più idonea ad arrestare il panico né tantomeno a fermare il circolo vizioso dei contagi. E la stampa nazionale, sul pezzo e pronta a interpellare esperti del settore, parla di picco ancora in arrivo. Marcello Pacifico (Udir): “Prevediamo misure davvero adatte, pensiamo al lavoro agile anche per i dirigenti scolastici. Sono necessarie precauzioni ad hoc per evitare timori e ulteriori contagi” Lavoro agile anche per i dirigenti scolastici: questa la richiesta di Udir, giovane sindacato che tutela la categoria. In seguito a molti messaggi di sconforto giunti presso la segreteria del sindacato, in cui tanti dd.ss. chiedono di vedersi riconoscere il diritto al lavoro agile, il sindacato avanza la richiesta di attivare la procedura. Inoltre, come si legge in una delle e-mail, di fatto in queste ore, senza sosta, molti presidi stanno lavorando dalle loro abitazioni: dunque, “Perché non avviare questa procedura?” si chiede Marcello Pacifico, presidente di Udir.Marcello Pacifico, infatti, afferma che “non è il periodo storico per chiudersi a possibilità in grado di frenare paure e contagi. Ricordiamoci che secondo alcuni virologi le prossime settimane saranno cruciali e da non sottovalutare: la sola sospensione delle lezioni non preserva dal pericolo del contagio a catena. Le scuole vanno chiuse: così come i docenti possono giustamente fare didattica da casa, deve accadere pure per dirigenti scolastici e il personale Ata. È il momento di affidarci al parere medico e scientifico, cercando di contenere il contagio da Covid-19. Dimostriamo di poter trovare soluzioni adatte in caso di pericolo: non c’è migliore occasione per provarlo”.

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UNICEF/ HIV e AIDS: Nel 2015, ogni ora 29 nuovi contagi da HIV erano tra giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2016

africa7Per l’UNICEF un numero allarmante di adolescenti sta morendo per AIDS. “Dopo tutte le vite salvate grazie a prevenzione, cure e trattamenti, dopo tutte le battaglie vinte contro il pregiudizio e l’ignoranza verso questa malattia, dopo tutti i grandi traguardi raggiunti, a livello globale l’AIDS è ancora la seconda causa di morte per tutte le persone tra i 10 e i 19 anni – la prima in Africa”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF.Dal 2000, Il numero di morti di adolescenti tra i 15 e i 19 anni collegate all’AIDS è molto più che duplicato. A livello globale nel 2015, ci sono state in media ogni ora 29 nuovi contagi tra giovani in questa fascia di età. Anche se i tassi di nuovi contagi tra gli adolescenti si sono stabilizzate, l’UNICEF teme che possano tornare ad aumentare nei prossimi anni, il che significherebbe un incremento generale del numero di contagi.
Le ragazze sono particolarmente vulnerabili, rappresentando a livello globale il 65% di nuovi contagi tra gli adolescenti. In Africa Sub Sahariana, in cui si trova il 70% delle persone che nel mondo vivono con HIV, 3 su 5 dei nuovi contagiati tra gli adolescenti nel 2015 sono state ragazze.La paura di fare il test tiene molti adolescenti all’oscuro del proprio status. Tra gli adolescenti, solo il 13% delle ragazze e il 9% dei ragazzi l’anno scorso hanno fatto il test. Una nuova indagine condotta su U-report, strumento dell’UNICEF basato su tecnologia mobile, mostra che circa il 68% dei 52.000 giovani a cui è stato somministrato il questionario in 16 paesi hanno detto di non voler fare il test perché spaventati da un risultato positivo all’HIV e dallo stigma sociale.
Dal 2000 sono diminuite drasticamente (del 70%) le nuove infezioni tra i bambini dovute alla trasmissione materno infantile alla nascita o durante l’allattamento. L’UNICEF continua a chiedere di predisporre nuovi impegni per eliminare la trasmissione materno infantile del virus dell’HIV. A livello globale, dal 2000, attraverso azioni mirate per prevenire la trasmissione materno infantile nei paesi con alto tasso di contagi da HIV/AIDS, il tasso di trasmissione del virus è diminuito di circa il 70%. In questo dato è compresa anche l’Africa Sub Sahariana, la regione con il più alto tasso di contagi e morte a causa dell’HIV/AIDS. A livello globale, negli ultimi 15 anni, il programma per prevenire la trasmissione materno infantile del virus ha evitato circa 1,6 milioni di nuovi contagi da HIV tra i bambini, mentre attraverso la distribuzione di cure antiretrovirali sono state salvate le vite di 8,8 milioni di persone.Alla vigilia della 21° Conferenza Internazionale sull’AIDS che avrà luogo a Durban questa settimana, l’UNICEF ricorda che nonostante i grandi progressi realizzati nell’affrontare la pandemia dell’HIV/AIDS, c’è ancora tanto lavoro da svolgere per proteggere i bambini e gli adolescenti dall’infezione, dalle malattie e dalla morte.
A seguito di una visita presso il Prince Mshiyeni Memorial Hospital nella provincia di Kwa Zulu Natal, in Sud Africa, Lake ha ribadito che sono necessarie politiche innovative per raggiungere i bambini che sono ancora lasciati indietro. Nel 2015, la metà delle nuove infezioni di bambini e giovani tra 0 e 14 anni è avvenuta in solo 6 paesi: Nigeria, india, Kenya, Mozambico, Tanzania e Sud Africa.“I progressi fatti negli ultimi 30 anni non significano che la nostra lotta sia terminata,” ha continuato Lake. “La battaglia contro l’AIDS non sarà terminata fino a quando non rinnoveremo gli impegni per la prevenzione e le cure, fino a quando non raggiungeremo tutti i giovani che non possono ricevere i benefici a cui milioni di persone prima di loro hanno avuto accesso, fino a quando lo stigma sociale e la paura non saranno stati eliminati affinché molti più giovani vorranno finalmente sottoporsi al test.”

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Contagi e Contaminazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

Torino 24 settembre alle ore 18  (e fino al 21 ottobre 2010) viale D.B.Crivelli 11,Promotrice delle Belle Arti, Area Parco del Valentino  con il patrocinio della Regione Piemonte s’inaugura alla Palazzina della Promotrice delle Belle Arti la mostra di Valentina Ruospo Guadalupi, intitolata «Icona dell’essere/Contagi e Contaminazioni», a cura di Angelo Mistrangelo, durante la cerimonia d’apertura interverrà il Consigliere Regionale Giampiero Leo, della commissione Cultura. Nelle sale che hanno ospitato le opere dei grandi maestri, avrà luogo la collettiva dei 12 artisti, tra questi, nella prima sala Valentina Ruospo Guadalupi che tra tradizione e innovazione, propone una ricerca quanto mai intensa, concettuale, capace di esprimere il senso profondo dell’essere, della storia dell’uomo, delle sue immagini, dei materiali, fino al non visibile e alle nuove tecnologie.
La mostra introdotta dal manifesto “7204027 Efreus Sidera” del regista teatrale Dario Brondello, apre i pensieri alle forme caratterizzate dal discorso della Ruospo e dall’intervento sonoro “Chora Orientis” ideato dal compositore Luca Enrico Falletto, che ha delineato le esperienze sonore con l’utilizzo delle regole classiche abbinate alle moderne tecnologie. Durante l’inaugurazione sarà offerto un piccolo rinfresco, grazie alla collaborazione dell’ Azienda vitivinicola “Cagnasso Armando” e il Ristorante Indiano Pakistano “Curry Zone”. http://www.valentinarg.com

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«Icona dell’essere/Contagi e Contaminazioni»

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Torino. Il 24 settembre, alle ore 18, con il patrocinio della Regione Piemonte s’inaugura alla Palazzina della Promotrice delle Belle Arti la mostra di Valentina Ruospo Guadalupi, intitolata «Icona dell’essere/Contagi e Contaminazioni», a cura di Angelo Mistrangelo, durante la cerimonia d’apertura interverrà il Consigliere Regionale Giampiero Leo, della commissione Cultura. Nelle sale che hanno ospitato le opere dei grandi maestri, avrà luogo la collettiva dei 12 artisti, tra questi, nella prima sala Valentina Ruospo Guadalupi che tra tradizione e innovazione, propone una ricerca quanto mai intensa, concettuale, capace di esprimere il senso profondo dell’essere, della storia dell’uomo, delle sue immagini, dei materiali, fino al non visibile e alle nuove tecnologie. La mostra introdotta dal manifesto “7204027 Efreus Sidera” del regista teatrale Dario Brondello, apre i pensieri alle forme caratterizzate dal discorso della Ruospo e dall’intervento sonoro “Chora Orientis” ideato dal compositore Luca Enrico Falletto, che ha delineato le esperienze sonore con l’utilizzo delle regole classiche abbinate alle moderne tecnologie. In questo senso, si delinea una ricerca legata alla sequenza di lavori che occupano la prima sala della Palazzina: da “Ad Lumen” a “Esseri di Luce”, entrambe eseguite con trattamento radiografico su tela e da “114153Camael” ad “H2” in quadri di luce audio/visivo. La rassegna ruota intorno al concetto di legare arte e scienza, indagine conoscitiva alla metafora di un corpo che prende forma in atmosfere rarefatte, galleggianti, sospese. E da questa sospensione emergono i documenti che provengono da un tempo lontano e misterioso, le testimonianze del valore dei profondi neri, l’energia di una forma attraversata dal pensiero-luce: un laser che segna gli straordinari approdi dell’essere. Durante l’inaugurazione sarà offerto un piccolo rinfresco, grazie alla collaborazione dell’ Azienda vitivinicola “Cagnasso Armando” e il Ristorante Indiano Pakistano “Curry Zone”.  Mostra: Icona dell’essere/Contagi e Contaminazioni http://www.valentinarg.com (ad lumen)

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Aumento contagi Hiv in Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2009

“Facciamo nostro l’appello sui casi di Aids in Lombardia partendo dal presupposto che la diffusione avviene sia con il contagio tra prostitute e clienti ma anche, in tantissimi casi, per i comportamenti a rischio da parte di tutti i cittadini, non solo i clienti delle lucciole”. Questo il commento del responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti Giuseppe Criseo all’allarme lanciato dall’assessore comunale alla Salute, Gianpaolo Landi di Chiavenna sul vertiginoso aumento di casi contagio da Hiv nella regione con un incremento superiore rispetto alla media nazionale. Prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Quanto alle possibili soluzioni, sono d’accordo con l’assessore circa la possibilità di creare cooperative di prostitute dalle stesse autogestite per evitare lo sfruttamento e controllate a livello sanitario. Ma – sottolinea Criseo – sarebbe necessario un monitoraggio capillare di tutta la popolazione con l’aumento dei controlli da parte delle amministrazioni pubbliche in collaborazione con i medici di famiglia che dovrebbero invitare tutti i pazienti ad effettuare il test Hiv per evitare trasmissioni inconsapevoli. Infatti – conclude Criseo – ci sono troppi comportamenti irresponsabili e questa superficialità si rivela molto dannosa per gli altri, poiché molti sieropositivi non sanno neanche di esserlo. E’ inaccettabile che di questa importante questione non si parli più, c’è bisogno di campagne informative poiché il problema sembra essere stato rimosso: perché c’è un martellamento sull’influenza A e un vergognoso silenzio sull’Aids? Sembra – tuona Criseo – che le campagne informative vengano guidate dallo stimolo di lobby economiche e multinazionali interessate solo fare business ma non dobbiamo dimenticare che a guidarci dovrebbe essere l’interesse per la tutela dei cittadini”.

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