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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘contagi’

Green pass. Le scuole fucine di contagi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Ad oggi il governo continua a latitare sul green pass a scuola. Sono ancora indecisi se l’obbligo dovrà esservi per tutto il personale, ed è ancora più vaga la possibilità per gli studenti. Alla base ci sono gli equilibri del governo, con partiti come Lega e M5S che continuano a strizzare l’occhiolino elettorale ai no-vax… altro non è dato sapere visto che non hanno mostrato una pezza sulle evidenze sanitarie e scientifiche che sarebbero a favore della loro contrarietà.Nulla per provvedimenti d’urgenza per arrivare a settembre coi ragazzi vaccinati e il personale no-vax sostituito. Certo, non è facile… per esempio le due dosi e il tempo che deve trascorrere tra una somministrazione e l’altra… ma ci sono anche vaccini monodose e, in difficoltà, per ridurre il danno, si può organizzare l’apertura in presenza in ritardo rispetto al tradizionale calendario. Cosa significa l’intento di Draghi (“Costi quel che costi a settembre la scuola deve ricominciare in presenza”), considerato che una dose (ammesso che la facciano e anche considerando che andare a scuola non è come andare al bar) è solo un piccolo passo verso quell’immunità 80/90%+ delle due dosi? Non vorremmo che il diffuso non gradimento della Dad possa portare studenti e famiglie ad accettare anche più restrizioni pur di tornare in presenza, prolungando la pandemia. Allo stato dei fatti ci sembra che il governo dia più prova di debolezza e inconcludenza che certezza. La stabilità del governo è più importante della salute dei ragazzi? La scuola è dell’obbligo, ma se lo Stato non garantisce, trasformandole in fucine di malattie e contagi (portati poi anche in famiglia), è obbligo ad ammalarsi? Quanti genitori manderanno a scuola i figli senza la sicurezza dei vaccini? Perché non si fa intervenire l’esercito e si precettano alla bisogna tutti i funzionari e dipendenti pubblici? Cosa ne dice il presidente della Repubblica? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Covid-19 e contagi su lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

L’impatto della seconda (e terza) ondata della pandemia risulta essere stato più pesante rispetto alla prima ondata in termini di contagi in ambito lavorativo, con una incidenza del periodo ottobre 2020-febbraio 2021 che è il doppio rispetto a quella del trimestre marzo-maggio 2020 e a rilevarlo è l’ultimo Report di Inail, proposto di recente sul sito. Intanto, sempre da Inail sono stati diffusi i risultati di uno studio, pubblicato su PlosOne, in cui emergono, tra gli altri aspetti, le ricadute delle misure di distanziamento, protezione individuale e sicurezza messe in atto nei luoghi di lavoro, come le farmacie, che, essendo essenziali, sono rimasti aperti durante tutta la crisi sanitaria.”Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto dall’inizio della pandemia fino a fine febbraio” si legge sul 14esimo Report “sono 156.766, pari a circa un quarto del complesso delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail dal gennaio 2020 e al 5,4% del totale dei contagiati comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Rispetto alle 147.875 denunce rilevate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono 8.891 (+6,0%)”. A emergere il fatto che la seconda ondata “ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo: il periodo ottobre 2020-febbraio 2021 incide, infatti, per il 64,4% sul totale delle denunce di infortunio da Covid-19, esattamente il doppio rispetto al 32,2% del trimestre marzo-maggio 2020. Le denunce si sono concentrate nei mesi di novembre (24,5%), marzo (18,1%), ottobre (15,3%), dicembre (15,2%), aprile (11,7%), maggio (2,4%) e settembre (1,2%) del 2020, e nei mesi di gennaio (7,7%) e febbraio (1,7%) del 2021, per un totale del 97,8%. Il restante 2,2% riguarda gli altri mesi dell’anno scorso: febbraio (0,7%), giugno e agosto (0,6% per entrambi) e luglio (0,3%), oltre a 19 casi relativi al gennaio 2020”. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, “l’analisi evidenzia la distribuzione delle denunce del 44,6% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 26,5%), del 24,3% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), del 14,5% al Centro (Lazio 6,1%), del 12,1% al Sud (Campania 5,5%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 3,0%). Le province con il maggior numero di contagi dall’inizio della pandemia sono Milano (10,2%), Torino (7,1%), Roma (4,8%), Napoli (3,7%), Brescia (2,7%), Varese e Verona (2,6% per entrambe) e Genova (2,5%). Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di infezioni di origine professionale accadute nel solo mese di febbraio 2021”.Intanto, sempre dall’Inail sono stati diffusi i risultati di uno studio per la classificazione del rischio nei luoghi di lavoro pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Plos One: “L’andamento dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus Sars-CoV-2” si legge nella nota “ha evidenziato l’importanza del fattore lavorativo come elemento sostanziale da considerare sia nell’implementazione di strategie volte a contenere il contagio sia nella definizione delle azioni necessarie per una ripresa economica sostenibile. In questo contesto, i ricercatori del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) hanno sviluppato una metodologia per valutare il rischio di infezione da Sars-CoV-2 negli ambienti di lavoro. Una procedura che integra complessivamente l’analisi del processo lavorativo e la prossimità tra i dipendenti, il rischio di infezione connesso al tipo di attività svolta e il coinvolgimento di soggetti terzi con conseguente aggregazione sociale”. In particolare viene ricordato che “in Italia, l’adozione di diverse misure di contenimento ha comportato durante la prima ondata la sospensione temporanea della maggior parte delle attività commerciali, con una conseguente riduzione di circa il 75% dei lavoratori presenti sul posto di lavoro”, mentre a livello Paese, “è stato stimato che circa il 25% dei dipendenti, come quelli impegnati in strutture sanitarie o nelle forze dell’ordine, o in presidi farmaceutici e alimentari, ha frequentato fisicamente il proprio posto di lavoro”. Proprio questi luoghi di lavoro e lavoratori sono oggetto di particolare attenzione e nella ricerca “viene descritto il metodo messo a punto per stimare il rischio di infezione da Sars-CoV-2, tenendo conto sia delle caratteristiche specifiche dei processi produttivi e dell’impatto dell’organizzazione del lavoro sul rischio”, che può portare o meno a una prossimità all’interno del team di lavoro, “sia dello stretto contatto per alcune attività con soggetti esterni”. Il rischio “occupazionale di contagio virale è stato quindi classificato sulla base di tre variabili: esposizione, prossimità e aggregazione”. In generale, “i risultati hanno supportato le attività di indirizzo del Comitato tecnico scientifico (Cts), istituito dal Governo presso il Dipartimento della Protezione civile, nella individuazione degli interventi progressivi di mitigazione per il superamento dell’emergenza epidemiologica. Oltre, quindi, a gestire e a contenere il contagio nei luoghi di lavoro, l’inclusione della dimensione lavorativa nello sviluppo delle misure di prevenzione e protezione nel controllo della pandemia si è configurata una misura utile anche per la gestione del rischio collettivo nel suo complesso. Questo risultato, concludono i ricercatori, potrà essere utile anche nella fase attuale dell’emergenza epidemiologica e nella prospettiva della campagna vaccinale nei luoghi di lavoro”. Per quanto riguarda le farmacie, se è vero che gli operatori della sanità risultano avere un rischio in media alto, a emergere, in generale, è anche un impatto delle misure di sicurezza. In particolare, per tutte le attività, grande importanza viene data all’uso di dispositivi di protezione individuale, di cui, nella prima fase della crisi, c’è stata carenza, ma un peso è rivestito anche da tutte le misure messe in atto per regolamentare l’accesso e il contatto con l’utenza esterna e per tenere sotto controllo fenomeni di aggregazione all’interno del luogo di lavoro. By Francesca Giani fonte Farmacista33

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Scuola: Aumentano contagi e scuole chiuse

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

“Fare ripartire la scuola in presenza in sicurezza”: è uno dei punti toccati oggi dal nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, durante il primo incontro con le organizzazioni sindacali, sul quale concorda Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che ha partecipato alla riunione. “Tra le priorità del nuovo ministro – ha detto oggi il sindacalista a Italia Stampa – c’è la riapertura delle scuole in presenza”, ma alla luce degli aumenti dei contagi tra i giovani per via delle varianti Covid, diventa sempre più importante assicurare “spazi maggiori, quindi più aule, e personale, insegnante ma anche amministrativo ed educativo”. In tal modo si ridurrebbe il numero di alunni per classe, andando ad incidere positivamente pure sulla qualità della didattica.Ritornare alle lezioni in classe è l’auspicio di tutti. Per portarlo a termine, però, non basta riaprire le scuole in presenza. Servono precise garanzie. Quelle che in questo momento non vi sono, tanto che sale la quantità di scuole chiuse dalla Lombardia alla Sicilia. Secondo il sindacato occorre da subito lavorare per assicurare la massima sicurezza: “bisogna invertire quella tendenza – ha spiega il leader dell’Anief Marcello Pacifico – che negli ultimi anni ha portato a cancellare addirittura 200 mila posti, a ridurre il tempo scuola di quattro ore” settimanali “in ogni ordine e grado”.Secondo il sindacalista autonomo “c’è bisogno di una nuova stagione”, partendo dalla lotta alla supplentite: “vogliamo essere partecipi per risolvere il problema del precariato, c’è bisogno di un doppio canale di reclutamento: da una parte i concorsi, aperti anche ai giovani laureati, dall’altra parte invece un canale riservato per assumere chi da anni lavora nelle nostre scuole. Ce lo chiede l’Europa”: è un processo fondamentale da intraprendere, “andando a valorizzare tutte le figure professionali che in questi anni si sono messi in luce per competenza. Penso, ad esempio, agli amministrativi “facenti funzioni Dsga, che dovrebbero essere stabilizzati e quindi assunti in ruolo”.Pacifico ha infine detto che non bisogna “dimenticare il problema annoso della mobilità: dei mancati trasferimenti del personale”, bloccato in alto numero da assurdi e illogici vincoli temporali, diventati di 5 anni, “che vanno a ledere il diritto alla famiglia e di fatto il diritto del personale scolastico a lavorare su dei posti dopo avere servito per tanti anni lo Stato”.

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Unsic: “La ministra Azzolina parla di contagi stabili, ma i numeri dicono altro”

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

La ministra Azzolina attesta oggi che dove la scuola è riaperta, i contagi sono stabili. In realtà dai numeri del ministero della Sanità, da noi rielaborati, emerge tutt’altro: mentre il trend medio italiano è in calo, i contagi crescono proprio dove le scuole sono state riaperte.In Toscana, ad esempio, si è passati dai 2.901 contagi complessivi della settimana 11-17 gennaio, quella della riapertura, ai 3.597 di quella 25-31 gennaio appena conclusa, con un numero abbastanza analogo di tamponi. In provincia di Grosseto i casi sono più che quadruplicati (da 33 a 136), incrementi rilevanti anche a Massa (da 151 a 259 settimanali), Pistoia (da 187 a 292), Prato (da 213 a 307), Lucca (da 254 a 304), Arezzo (da 314 a 351) e Firenze (da 779 a 988). Leggera la crescita a Livorno (da 348 a 375), stabile Pisa (da 287 a 290) mentre Siena va controcorrente (da 337 a 295).
In Abruzzo, sempre dalla riapertura (11 gennaio) ad oggi, si è passati da 1.572 a 1.957 contagi. L’incremento maggiore nelle province di Pescara (da 468 a 693) e Chieti (da 487 a 633), poi Teramo (da 323 a 379) mentre L’Aquila scende da 255 a 223.Tutto ciò mentre in Italia il numero dei contagi è in calo.Situazione particolarmente difficile in Molise dove, due settimane dopo l’apertura, molti istituti stanno chiudendo per i casi nelle classi. A Termoli, secondo centro della regione, il sindaco Francesco Roberti ha disposto la sospensione della didattica in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado dal 1 al 10 febbraio per i claster individuati dall’Asrem, l’azienda sanitaria regionale, in ben cinque istituti. A Larino, per lo stesso motivo, il sindaco Pino Puchetti ha chiuso le scuole di ogni ordine e grado fino al 14 febbraio poiché “sul territorio comunale vi sono attualmente alcuni casi di alunni e docenti positivi al Covid-19”, come si legge nell’ordinanza.Scuole chiuse anche a Frosolone, Mirabello, Palata, Sant’Elia a Pianisi, così come a Campomarino, che è zona rossa.
Nel Lazio è fuorviante elaborare i dati in quanto molti studenti delle scuole superiori non sono rientrati a scuola per le numerose mobilitazioni.

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“In Veneto contagi in crescita, qualcosa non torna”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

“C’è un problema in Veneto con l’epidemia: abbiamo il 20% di casi in più rispetto ad una settimana fa in media mobile. In tutte le altre regioni, invece, i casi sono di meno e continuano a scendere. Se nella prima ondata tutti si sono affrettati a sottolineare l’efficacia del “modello Veneto”, oggi è necessario dire a chiare lettere che qualcosa non va e che serve correre ai ripari. Qui si tratta di agire per fermare un trend molto negativo che, anche in questa occasione, ci rende un caso” così la presidente della commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta. “La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all’utilizzo dei test rapidi – che hanno sensibilità bassissima – sia all’incapacità capire come funziona il contagio e come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio- spiega Rotta – . Soltanto pochi giorni fa il Coordinamento veneto per la sanità pubblica, con preoccupazione, ha contestato i dati che la regione fornisce sul reale numero di posti di terapia intensiva, su cui -come abbiamo visto- si basano i parametri del governo. Due sere fa un ulteriore paziente Covid a San Bonifacio è stato trasferito a Belluno perché in tutto il Veneto non c’era altro posto. Non sono allarmi, non è scontro politico. Sono i dati reali.”“I cittadini sono confusi perché il governatore passa dalle minacce contro gli assembramenti, agli appelli per far riaprire gli impianti sciistici – conclude Rotta -. Ora è necessario che il governatore faccia chiarezza e dimostri che autonomia non è una parola vuota da usare quando fa comodo. Le norme contro il Covid gli danno la possibilità di intensificare le misure per il contrasto del contagio. Non sia pavido e si assuma la responsabilità perché fino ad oggi non lo ha fatto e il Veneto è la maglia nera d’Italia”.

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Scuola: Contagi, in Piemonte dati allarmanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2020

I dati sui contagi a scuola del Piemonte sono allarmanti. Docenti e personale Ata delle scuole dell’infanzia hanno una probabilità quattro volte maggiore degli altri piemontesi di essere contagiati dal Sars-Cov-2, quelli delle medie e della primaria da due a quasi tre volte più della popolazione generale. In controtendenza solo le superiori, dove il personale corre un rischio leggermente inferiore rispetto al resto della popolazione di ammalarsi di Covid-19.“Questi dati – commenta Marco Giordano, presidente regionale ANIEFV Piemonte – confermano che la decisione di riattivare la didattica digitale ha funzionato, ma ci dicono anche purtroppo che la scuola in presenza non è sicura come dovrebbe. Conosciamo perfettamente le difficoltà della didattica a distanza, specie per gli alunni più piccoli. Per questo abbiamo sottoscritto il contratto integrativo sulla didattica digitale. Ma non possiamo consentire che il personale docente e Ata della scuola paghi un prezzo così alto”.Sul fronte degli studenti, i dati confermano una marcata tendenza degli alunni più piccoli a infettarsi meno della popolazione generale, dato che secondo il ricercatore dell’università di Torino, Alessandro Ferretti, potrebbe essere legato alla maggior incidenza dei casi di asintomaticità tra i più giovani. Ma l’assenza di sintomi, come è noto, non impedisce comunque la trasmissione del virus. L’andamento inversamente proporzionale dei contagi tra personale scolastico e alunni all’infanzia e alla primaria, quindi, potrebbe spiegare in che modo avvengano i contagi a scuola.Pochi giorni fa il presidente della giunta regionale del Piemonte, Alberto Cirio, aveva incontrato ANIEF e gli altri sindacati della scuola per fornire spiegazioni sulla decisione di tenere ancora a casa in DaD gli studenti scuole medie, nonostante il passaggio della regione da zona rossa ad arancione. In quell’occasione ANIEF aveva già evidenziato che senza numeri chiari diventa incomprensibile la scelta di sospendere la didattica in presenza per alcune scuole e lasciarla attiva in altre.Oggi arriva la conferma che i numeri spingono verso la necessità di rivedere profondamente i protocolli, a partire dal tipo di mascherine di cui vengono dotati docenti, personale Ata e studenti quotidianamente. Non a caso, ANIEF insiste da settimane sulla necessità di introdurre le FFP2, soprattutto all’infanzia dove i piccoli alunni sono esonerati dall’obbligo di indossare dispositivi di protezione.

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Covid19 e scuola: una riflessione sui contagi e la didattica a distanza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

All’indomani della diffusione dal parte della Regione Piemonte dei dati su studenti ed operatori scolastici sottoposti a tampone risultati positivi al covid19, la consigliera metropolitana Barbara Azzarà delegata all’istruzione interviene sul tema dei contagi e della didattica a distanza. “Grazie alla consigliera regionale Francesca Frediani, l’assessore alla sanità della Regione Piemonte Icardi ha finalmente reso noti i dati e le percentuali di contagiati che emergono sia trai ragazzi che tra gli addetti ai lavori del mondo della scuola sono davvero preoccupanti” commenta Azzarà che aggiunge “io stessa sono un’insegnante e conosco bene le difficoltà e le ansie che migliaia di famiglie in Piemonte stanno affrontando ogni giorno spesso nella totale mancanza di informazioni per giorni e giorni sull’esito dei tamponi”. I dati parlano chiaro: dei 27.440 studenti piemontesi sottoposti a tampone di cui 5.625 risultati positivi, oltre 15mila sono del territorio torinese con ben 3119 positivi cioè più del 55%. Anche per gli operatori scolastici i valori di positività sono risultati molto elevati nel Torinese: dei 10.370 tamponi effettuati sul personale scolastico di tutte le province piemontesi ne sono risultati positivi 3364 positivi di cui 1472 nella sola realtà metropolitana torinese.Sulle richieste che arrivano di far rientrare a scuola gli studenti in Piemonte, Azzarà però aggiunge: “Si parla già di un possibile rientro di tutti gli studenti , mi chiedo se siamo davvero in grado di gestire l’alto rischio che la didattica in presenza per tutti comporterebbe, in una fase così delicata, per i contagi e le ospedalizzazioni sul nostro territorio? I dati che la sanità regionale ha dovuto far emergere nelle ultime ore sui contagi di studenti ed operatori scolastici devono farci riflettere, la salute è un bene primario imprescindibile.La didattica in presenza è insostituibile, lo sappiamo tutti, ma questa è una situazione straordinaria e come tale va considerata. La didattica a distanza deve essere utilizzata al meglio delle sue possibilità, ci sono moltissimi esempi di un ottimo funzionamento e di impegno online sia da parte dei ragazzi che degli insegnanti, questa può essere anche l’occasione per colmare il gap che il nostro Paese ha, come più volte evidenziato da diversi studi, sull’uso delle nuove tecnologie “.

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“I contagi nelle carceri italiane sono nuovamente in aumento”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Secondo gli ultimi dati rilasciati poche ore fa dal DAP sono 758 i detenuti e 936 gli operatori risultati positivi al COVID19. Numeri che aumentano in mondo esponenziale, basti pensare che solo venerdì 638 detenuti e 885 operatori avevano contratto la malattia. Questi numeri meritano un’attenzione immediata affinché le carceri italiane non diventino un luogo collettivo di contagio”. E’ il commento di Luigi Iorio coordinatore della segreteria nazionale del Psi. “Secondo quanto riportato dalla UILPA (sindacato di polizia penitenziaria della UIL) – continua il dirigente socialista – a differenza di quanto accaduto a marzo, l’amministrazione penitenziaria si sta adoperando per fornire dispositivi di protezione individuale in numero adeguato e ha diramato importanti direttive per prevenire e isolare il contagio; tuttavia non basta per azzerare il rischio di un contagio totale della popolazione penitenziaria. Servono risposte immediate e strutturarli da parte del Governo nazionale in merito al sistema carcere. Come sempre affermato dai socialisti in questi mesi occorre: diminuire sensibilmente il numero dei detenuti per reati meno gravi, assunzioni seppur temporanee di agenti penitenziari e rafforzamento dei servizi sanitari in carcere (assunzioni di medici e aumento di terapie intensive). Il pianeta carcere costituito da detenuti, volontari, agenti penitenziari e dipendenti non può essere lasciato al suo destino” – conclude Iorio.

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Covid: Nella scuola 300 contagi denunciati all’Inail fino al 30 settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Globalmente, al 30 settembre 2020 sono state oltre 54 mila le denunce di infortunio legate al Covid presentate all’Inail: l’istituto, a questo proposito, nell’occasione ha evidenziato la necessità di introdurre il medico competente nelle scuole e l’importanza della corretta sanificazione, con prodotti adeguati, negli istituti scolastici proprio per contrastare la diffusione dei contagi; più del 70% sono di donne, mentre l’età media è di 47 anni per entrambi i sessi. Il sindacato Anief ribadisce la linea comunicata durante l’incontro tra le diverse parti coinvolte. Secondo il dirigente Anief Gianmauro Nonnis il comparto della scuola “conta oltre 1,2 milioni di dipendenti e circa 8 milioni di studenti, ciascuno dei quali ha dei famigliari con cui interagisce quotidianamente, una stima prudente ci porta a pensare che la scuola sia l’unico comparto che coinvolge ogni giorno in maniera diretta e indiretta oltre 25 milioni di persone, e lo fa per 10 mesi l’anno. È difficile pensare che la protezione dai contagi negli istituti possa essere affidata alla sola scuola; insieme a essa infatti sono coinvolti in maniera diretta i trasporti pubblici, i servizi alle persone con handicap, gli enti locali e soprattutto la sanità pubblica, ma in maniera indiretta tutti i comparti di afferenza dei famigliari degli studenti e dei lavoratori della scuola”. Ammontano a 300 le segnalazioni ufficiali di dipendenti della scuola contagiati di Covid19 che l’Inail ha ricevuto nel mese di settembre: il report nazionale, in via di aggiornamento, è stato presentato ai sindacati della scuola alla presenza di dirigenti dello stesso Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, del ministero della Salute, del dottor Agostino Miozzo, in rappresentanza del Cts, e della dottoressa Giovanna Boda, capo dipartimento del ministero dell’istruzione.“L’analisi territoriale – scrive oggi Orizzonte Scuola – evidenzia una distribuzione delle denunce del 55,1% nel Nord Ovest (Lombardia 35,2%), del 24,4% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,4%), dell’11,9% al Centro (Toscana 5,6%), del 6,2% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,4% nelle Isole (Sicilia 1,2%). Le province con un maggiore numero di contagi sono Milano (10,8%), Torino (7,8%), Brescia (5,4%) e Bergamo (4,6%)”.

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Governo. Coronavirus e contagi: spetta al cittadino

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

Un Governo contrastato tra sollecitazioni e interessi diversi e una opposizione che pensa ai consensi elettorali. Così possiamo descrivere il clima politico-istituzionale del nostro Paese. Della tragedia indotta dalla pandemia sembra che poco interessi. Ci dovrebbe essere un coro unanime che si leva contro il pericolo comune, invece, assistiamo ai piccoli giochi di potere e allo scarico di responsabilità. A che serve proclamare lo stato di emergenza se, poi, ogni istituzione pensa al proprio “particulare”? E’ un susseguirsi di provvedimenti governativi, senza che abbiano prodotto risultati e nuovi tentativi, vedi l’ultimo Dpcm, di mediare tra opposte esigenze, rincorrendo le richieste di questa o quella categoria che pone veti fuggendo dalle responsabilità. I provvedimenti restrittivi devono essere nazionali, dichiarano le regioni; no, risponde il Governo, le regioni hanno competenze primarie sulla salute e, quindi, spetta a loro prendere decisioni. Così, si è persa l’occasione di intervenire durante l’estate, mantenendo le prescrizioni. In mezzo ci sono i cittadini. Si, certo, ne usciremo. A costi elevati. Nel frattempo adottiamo le misure che Antony Fauci, immunologo, capo dell’Istituto Nazionale americano per le Allergie e le Malattie Infettive, suggerisce: mascherina, distanziamento, nessun assembramento, lavaggio delle mani.E’ ora che cittadini responsabili riprendano il controllo della situazione.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Pazienti reumatologici e contagi da virus

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

I pazienti reumatologici italiani lanciano un allarme sulla recente situazione sanitaria dopo la forte crescita di contagi da Coronavirus. “Stiamo registrando nuovamente una progressiva chiusura degli ambulatori, dei Day Hospital e Day Service, se non di interi reparti di reumatologia e di medicina. Si stanno verificando sull’intero territorio nazionale l’annullamento degli appuntamenti per la somministrazione di terapie, esami e visite di controllo”. E’ quanto denuncia ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) in una lettera inviata ad alcuni esponenti delle istituzioni locali e nazionali. Nella missiva si sollecita un’urgente interrogazione parlamentare per denunciare una situazione molto simile a quella della scorsa primavera. La richiesta di ANMAR è stata accolta e sottoscritta da Rossana Boldi (Vice Presidente della XII Commissione Affari Sociali), Fabiola Bologna (Segretaria della XII Commissione Affari Sociali) Paola Binetti (Membro della 12ma Commissione Permanente Igiene e Sanità), Massimiliano De Toma (Membro Commissione Parlamentare per la Semplificazione) Stefano Mugnai (Membro della XII Commissione Affari Sociali). La lettera è stata inoltre sottoscritta dall’Associazione Karol Wojtyla e dall’Associazione GILS. “Con la chiusura dei reparti reumatologici e l’assegnazione di tutto il personale alla gestione dell’emergenza sanitaria, viene, inoltre, a mancare pressoché totalmente la possibilità di interventi specialistici in regime di urgenza – sottolinea Silvia Tonolo, presidente nazionale ANMAR -. Ciò ha già comportato, e provocherà ancora più spesso, l’implementarsi del rischio di errori nella diagnosi della patologia e di conseguenza nella cura dei malati reumatologici”. Per tutti questi motivi l’Associazione richiede un intervento del Ministero della Salute e delle Regioni e avanza alcune proposte. “Bisogna ripristinare i presidi ambulatoriali ed i reparti specialistici reumatologici per la gestione delle urgenze – prosegue Silvia Tonolo -. Vanno attivati, il prima possibile, tutti i servizi legati alla telemedicina e garantiti permessi speciali per i caregiver. Nelle autocertificazioni va aggiunta la voce “visita dei congiunti alle persone affette da patologie croniche”. Si deve poi assicurare la continuità assistenziale attraverso la proroga dei piani terapeutici e l’approvvigionamento dei farmaci. Infine bisogna attuare la rete integrata ospedale-territorio per il trattamento del dolore cronico non oncologico”. “Ringraziamo gli onorevoli che stanno sostenendo le nostre richieste – conclude la presidente ANMAR -. L’intero Paese sta vivendo un momento molto complesso e difficile e molti pazienti sono preoccupati per la loro situazione nonché per il possibile contagio da Covid-19. Vogliamo quindi sollecitare un intervento delle istituzioni nell’interesse di 5 milioni e mezzo di malati affetti da patologie reumatologiche”.

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“A Milano troppi contagi”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“Rabbia per quello che ho visto in questi mesi” dichiara Andrea Mascaretti capogruppo FdI Palazzo Marino “tutti sapevano fin dall’inizio che in autunno ci sarebbe stata una nuova ondata di contagi, ma le istituzioni si sono fatte trovare impreparate. Solo i commercianti, i ristoratori, gli imprenditori nella maggioranza dei casi hanno investito e reso sicure le loro attività per i lavoratori e i clienti. Il trasporto pubblico invece è stato il punto debole. Impreparato, non organizzato adeguatamente da chi avrebbe dovuto, in tutti questi mesi, è stato sicuramente l’anello debole della catena di contenimento della diffusione del Covid 19.” prosegue Andrea Mascaretti “La crisi economica che incombe sulla nostra Città e sul nostro Paese, fonda le sue radici nell’incapacità degli amministratori pubblici che da marzo a oggi non sono stati capaci di evitare la movida nelle strade e nei parchi della nostra città, di garantire un trasporto pubblico sicuro per gli studenti e i lavoratori, e che hanno dimostrato tutta la loro impreparazione e inadeguatezza” conclude Mascaretti “se i milanesi saranno condannati ad attraversare una crisi economica che avrebbe potuto essere evitata, qualcuno ne dovrà rispondere, e Fratelli d’Italia non farà sconti a nessuno”

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«Di fronte all’aumento esponenziale dei contagi il Governo naviga a vista”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Continua a fare la cosa più semplice, cercare un capro espiatorio da additare, massacrando interi settori, invece che quello che gli compete: sanità, trasporti, tutela delle persone a rischio e dei più fragili, come Fratelli d’Italia chiede da mesi. Pur sapendo che i trasporti sono una delle cause principali di contagio e la più facile da prevedere in questi mesi, il governo continua a fare finta di nulla e parla di tutto fuorché di questo. Invece, si colpisce la ristorazione, con la chiusura nei giorni festivi e la sera, infliggendo a quegli imprenditori una doppia pena: farsi carico dei costi fissi e portare al minimo gli incassi. Stessa sorte per palestre, teatri, cinema al chiuso e all’aperto. In tutto questo il governo non fornisce uno straccio di evidenza sul fatto che l’escalation del contagio parta da questi luoghi, ed è difficile accettare queste misure dagli stessi che negano i rischi del contagio sui mezzi pubblici, così come sui barconi di immigrati clandestini. Intere filiere perderanno ogni speranza e di contro non ci sono certezze sui ristori economici, che FdI ha chiesto diretti e contestuali a qualsiasi penalizzazione. Pretendiamo trasparenza sui dati, conoscere le ragioni dei singoli interventi che limitano libertà personali e di impresa. Vogliamo che siano garantiti i mancati introiti e i danni emergenti per tutte quelle che Conte, con un cinismo intollerabile, definisce “attività sacrificabili” senza alcuna responsabilità e un enorme dubbio sull’utilità. Il governo ha perso mesi fondamentali pavoneggiandosi su risultati che – a suo dire – erano migliori di quelli di molte altre nazioni. Ecco i risultati di tanta vanità mista a incompetenza». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Covid, da agosto è cambiata la geografia: al Sud contagi più che raddoppiati, in Molise su del 43%

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

La vera novità della pandemia è il ribaltamento geografico: nelle sette regioni del Mezzogiorno, dai 16.491 casi registrati al 31 luglio si è passati ai 38.139 attuali. Cioè in appena due mesi si è finiti dal 6,6 all’11,7% del totale nazionale. Preoccupa anche il Lazio, passato da un’incidenza del 3,5 al 5,4% dei casi sul totale nazionale (da 8.647 a 17.509). La Lombardia, nello stesso periodo, è scesa dal 39 al 33,2%: dai 96.219 contagi al 31 luglio è arrivata ai 108.065 del 4 ottobre, con 11.846 casi in più. Il quadro preoccupante è soprattutto al Sud. Il totale dei casi è addirittura triplicato negli ultimi due mesi rispetto al periodo precedente in Campania (da 4.999 a 14.337) e Sardegna (da 1.404 a 4.229), è più che raddoppiato in Basilicata (da 452 a 920) e Sicilia (da 3.288 a 7.681), è quasi raddoppiato in Calabria (da 1.266 a 2.063) e Puglia (da 4.611 a 8.234). In Molise l’incremento negli ultimi due mesi è stato del 43%. Si è passati da 471 contagiati complessivi al 31 luglio a 675 del 4 ottobre, incremento di 204 unità.Sono i numeri elaborati dall’ufficio comunicazione dell’Unsic, sindacato datoriale ramificato in tutta Italia.“Il Covid ha ripreso la sua corsa, i numeri dei contagiati sono in crescita da nove settimane – spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato e autore di un libro sul coronavirus di prossima uscita, scritto con Giampiero Castellotti. “La novità più evidente di questa fase è il rovesciamento geografico: se prima dell’estate quasi la metà dei casi apparteneva alla Lombardia e l’infezione era concentrata nel Settentrione, oggi preoccupa l’evoluzione nel Mezzogiorno, dove, tra l’altro, la condizione ospedaliera non è paragonabile con quella lombarda o veneta. L’attendismo è deleterio: occorre subito mettere in campo proposte, viste le previsioni non allettanti”.

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Da giorni a Roma e nel resto della regione si registra un incremento dei contagi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

“Se come tutti auspichiamo si vuole riuscire a tenere sotto controllo il Covid 19 evitando di ricorrere a provvedimenti restrittivi che limitano fortemente la socialità e la vita lavorativa delle persone, sarebbe opportuno incrementare i controlli sull’obbligo di indossare la mascherina dopo le ore 18 per chi frequenta le piazze della movida in tutti i comuni della regione, essendo luoghi di ritrovo dove è inevitabile l’assembramento e praticamente impossibile applicare il distanziamento e le norme anti contagio.>> Così in un comunicato Fabrizio Ghera Capogruppo di Fdi alla Regione Lazio.

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Scuola: La riapertura porterà più contagi, il Governo lo sa

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Con la riapertura della scuola potrebbe esserci un lieve incremento dell’indice di trasmissione: come sta avvenendo all’estero, potrebbe esserci qualche lieve incremento. La nostra preoccupazione è quella di tenere il sistema scolastico sotto controllo”: a dirlo è stato oggi Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, ascoltato durante un’audizione in Commissione Cultura alla Camera, nella Sala del Mappamondo. Le sue parole hanno confermato i timori espressi dal sindacato: “Tutti i paesi, non solo l’Italia, sono alle prese con la riapertura in sicurezza delle scuole. Ci sono dei rischi – ha continuato Miozzo – lo sappiamo. Stiamo guardando con molta attenzione all’attuale trend epidemiologico, c’è un lieve aumento di casi ma si tratta di dati in fondo attesi”.“Le parole del coordinatore del Cts – commenta Marcello Pacifico, leader dell’Anief – non ci tranquillizzano più di tanto. Restiamo convinti che occorrano regole chiare sulla prevenzione, quindi agevolando al massimo la somministrazione del test sierologico a docenti e Ata che chiedano espressamente di attuarlo, a differenza della confusione che regna sovrana in questi giorni”. Oggi il presidente del giovane sindacato ha dichiarato a Italia Stampa che “occorre fare chiarezza su chi deve somministrare questi esami, se il medico di base o no, evitando il rimpallo con le Asl. Poi ci sono province dove l’adesione al test sierologico, a cui nei casi positivi deve eseguire il tampone per la conferma, è stata massiccia; in altre province invece molto meno”. Come rimangono da superare i problemi dalla mancanza degli spazi e del distanziamento fisico: “Serve sicuramente una check list su tutto quello che è stato chiesto e non si è ottenuto, da parte di ogni singola scuola” attraverso dei monitoraggi degli istituti, ha sottolineato Pacifico.
Come rimane indispensabile prendere in considerazione quanto sta accadendo in altri Paesi europei, come la Germania, dove a pochi giorni dall’inizio delle lezioni hanno chiuso centinaia di istituti. Anief ritiene importante, quindi, attivare quei tavoli ulteriori previsti dal protocollo sicurezza”, in modo da fornire risposte agli alunni ma anche al personale, a partire da lavoratori ‘fragili’, come provvedere ad implementare gli organici, ritornando anche alle sedi scolastiche precedenti allo sciagurato dimensionamento prodotto negli ultimi 15 anni, così da trovare anche gli spazi aggiuntivi, ma anche il possibile reinserimento del lavoro agile per il personale Ata, anche andando a prevedere, come ipotesi peggiore, il ritorno alla didattica non in presenza.

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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SARS-CoV-2, parte il sequenziamento del genoma per ricostruire la rete dei contagi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

La Fondazione Edmund Mach e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento hanno ottenuto dalla Fondazione per la Valorizzazione della Ricerca Trentina il finanziamento di un progetto di ricerca che sfrutta il sequenziamento del genoma completo di SARS-CoV-2 per ricostruire la rete dei contagi a livello provinciale, potenziando ulteriormente le strategie di mitigazione e controllo dei focolai epidemici.
La Fondazione Edmund Mach sta collaborando con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento per permettere un aumento significativo delle analisi sui tamponi effettuati sulla popolazione. Partendo da questa attività di supporto al sistema sanitario, i ricercatori del Centro Ricerca e Innovazione puntano ora anche a identificare le varianti genetiche del virus presente in provincia. L’obiettivo è quello di sfruttare la variabilità genetica del virus per mappare le reti dei contagi tra pazienti e visualizzare la diffusione del patogeno tra aree geografiche mediante una piattaforma web di analisi e gestione dei dati creata all’interno del progetto. Le sequenze genetiche e il sistema di gestione dei dati prodotti, grazie al finanziamento di 62 mila euro concesso dalla Fondazione per la valorizzazione della ricerca trentina, saranno resi disponibili per il loro utilizzo alla Task Force provinciale nonché alla comunità scientifica internazionale.
In una prospettiva più ampia, l’obiettivo è quello di sviluppare una piattaforma di analisi e gestione dei dati genomici di hCoV-19 che possa costituire la base per lo sviluppo di un’attività di sorveglianza epidemiologica molecolare. Le sequenze genomiche dei nuovi campioni potranno essere confrontate con le sequenze già osservate, identificando e visualizzando su mappa i nuovi focolai di infezione e le loro linee di diffusione. Ricostruendo su base molecolare le reti di infezione, sarà possibile identificare tempestivamente i comportamenti a rischio oppure eventuali falle nelle strategie di contenimento. La base dati prodotta potrà essere incrociata con dati di mobilità personale (ad esempio mediante il tracciamento dei telefoni cellulari) per identificare e circoscrivere le aree di contagio.Il progetto avrà ricadute sul territorio provinciale sotto vari aspetti. I dati genomici ottenuti a livello provinciale saranno integrati con quelli disponibili pubblicamente al fine di: descrivere la diffusione del virus e fornire una base dati per la gestione della seconda fase dell’epidemia, quando andranno identificate azioni di contenimento adeguate; monitorare l’evoluzione e le progressive mutazioni del virus che potenzialmente possano avere effetto anche sulla contagiosità; ottenere maggiori informazioni che possono essere utilizzate per sviluppare vaccini o strategie di gestione dell’infezione specifiche; fornire dati per capire come il potere patogeno del virus possa essere cambiato in seguito alle mutazioni acquisite.
Il team, coordinato da Annapaola Rizzoli e Claudio Donati e composto da Luca Bianco, Mirko Moser, Paolo Fontana, Diego Micheletti, Pietro Franceschi e Massimo Pindo del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, comprende ricercatori con una vasta esperienza nel campo della genomica, dell’epidemiologia molecolare, dell’analisi bioinformatica delle sequenze e nell’analisi statistica di dati complessi. L’attività di ricerca sarà svolta in stretto coordinamento con Paolo Lanzafame, Lucia Collini, Giovanni Lorenzin del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento.

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In Italia i contagi sono a macchia di leopardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Le misure restrittive stanno facendo sentire i loro effetti e in alcune regioni l’andamento dei contagi infonde speranza – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Mentre si pensa alla delicata fase due per una riapertura graduale delle attività, è bene valutare l’opportunità di corsie più rapide nelle regioni dove il contagio è ormai azzerato, come la Basilicata, e per quelle dove è in forte calo come il Molise e l’Umbria. Una riapertura controllata nelle regioni meno colpite può essere anche un utile riferimento per verificare la risposta in termini di diffusione del virus, prima di rimuovere le restrizioni nel resto del Paese.
L’attesa fase due deve avvenire in massima sicurezza. Per questo crediamo necessario partire proprio dalle regioni che sembrano aver attraversato l’emergenza con minori danni rispetto alle altre – prosegue Tiso. La mappa italiana dei contagi rivela andamenti molto diversi. Per amministratori ed esperti appare ormai inevitabile pensare a una soluzione che contempli approcci variabili alla fase di riavvio. Ma occorre anche interrogarsi sui motivi di differenze così marcate.Una riapertura a diverse velocità può beneficiare anche la filiera agroalimentare. Se alcuni settori economici possono posticipare alcune attività per poi recuperare almeno in parte il terreno perduto, l’agricoltura non può aspettare: in mancanza di braccianti i raccolti andranno persi. A questo proposito, tra le proposte avanzate in questi giorni, quella di una piattaforma online per aiutare gli agricoltori a trovare la manodopera può costituire un aiuto concreto per le imprese agricole – conclude Tiso.

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Troppi contagi nelle sedi della Fondazione Don Gnocchi: requisire le strutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Le allarmanti notizie di questi giorni sui contagi nelle strutture sanitarie private Don Gnocchi in tutto il paese parlano di un aumento dei positivi al Covid-19 sia tra operatori e operatrici che tra i pazienti. USB ha scritto alla Fondazione chiedendo di avere i dati nazionali dei contagi sia tra i pazienti che tra il personale.Alcune di queste strutture sono state peraltro trasformate per accogliere pazienti Covid, a supporto della sanità pubblica, e abbiamo notizia che in molte sedi Don Gnocchi si è sviluppato il contagio. Da più fonti risulta che nelle fasi iniziali di questa epidemia la direttiva impartita al personale sanitario era di non indossare le mascherine, per evitare di spaventare i pazienti: una follia, che ha provocato i risultati negativi oggi davanti agli occhi di tutti.Nelle prime fasi del lockdown come USB abbiamo dovuto diffidare la Fondazione perché operatori e operatrici non avevano i Dpi necessari per garantire la loro salute e quella dei pazienti. A Roma i responsabili avevano addirittura pensato bene di punire una RLS, mettendola in ferie forzate, solo perché aveva chiesto il materiale necessario per continuare a lavorare in sicurezza; soltanto dopo che USB è intervenuta con una diffida formale la RLS è stata fatta rientrare al lavoro.Quanto accade da più di un mese in questi luoghi, perché la Fondazione Don Gnocchi è soltanto la punta dell’iceberg, ormai è chiaro a tutti: il Servizio Sanitario pubblico é l’unica possibilità di uscire da questa pandemia, il sistema privato non è controllabile e mette a rischio tutta la popolazione. L’unico fine di chi gestisce questi luoghi di cura è il profitto, a discapito di tutto.Questo non è più accettabile, le strutture private a cominciare dalle sedi Don Gnocchi vanno commissariate e requisite totalmente.

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