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Posts Tagged ‘contagi’

Covid-19, per quanto tempo si resta contagiosi? Le risposte degli ultimi studi

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Per quanto tempo le persone positive a Covid sono contagiose? È la domanda tornata alla ribalta negli ultimi giorni in Italia dove ci si interroga e si discute dell’opportunità di ridurre l’isolamento per i positivi. Gli studi scientifici al riguardo stanno crescendo e non sembrano in linea con le speranze dei molti che vorrebbero l’alleggerimento delle regole. Secondo le ultime evidenze, pubblicate su ‘Nature’, una serie di studi “confermano che molte persone con Covid rimangono infettive anche nella seconda settimana dopo i primi sintomi”. Una ricerca Usa, messa a disposizione in via preliminare sul server ‘medRxiv’, non ancora dunque sottoposta a revisione paritaria, si concentra su Omicron e suggerisce che un quarto delle persone che hanno contratto questa variante “potrebbero essere ancora contagiose dopo 8 giorni”.Le persone, è la riflessione degli esperti, possono perciò continuare a trasmettere il virus per più tempo rispetto a quanto indicato per esempio negli States dai Cdc, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che fra i primi a dicembre scorso hanno dimezzato il tempo di isolamento raccomandato a 5 giorni, affermando che la maggior parte della trasmissione di Sars-CoV-2 si verifica da uno a 2 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e da 2 a 3 giorni dopo. Molti scienziati continuano a contestare quella scelta: a loro avviso le riduzioni della durata del periodo di isolamento, ora comuni in giro per il mondo, sono guidate “dalla politica piuttosto che da nuovi dati rassicuranti”, si legge.I fatti su quanto tempo le persone sono infettive “non sono cambiati”, afferma Amy Barczak, specialista in malattie infettive del Massachusetts General Hospital di Boston. È sua la ricerca che ha valutato la durata della contagiosità dei positivi alla variante Omicron di Sars-CoV-2. “Non ci sono dati per supportare 5 giorni o qualcosa di inferiore a 10 giorni” di isolamento, osserva. A chi vuole sapere quanti giorni esattamente vanno considerati, gli esperti replicano che la risposta è complicata. “Se una persona sia contagiosa o meno, in realtà dipende da un gioco di numeri, è una probabilità”, afferma Benjamin Meyer, virologo dell’Università di Ginevra in Svizzera. I fattori sono tanti e mutevoli.Varianti emergenti, vaccinazioni, livelli variabili di immunità naturale da infezione precedente: tutto ciò può influenzare la rapidità con cui si elimina il virus dall’organismo, dice Meyer, e alla fine determina quando si smette di essere infettivi. Anche i fattori comportamentali contano: le persone che non si sentono bene tendono a mescolarsi meno con gli altri, per esempio.Qualcosa di cui la maggior parte degli scienziati sono convinti è che il tampone molecolare (Pcr) possa restituire un risultato positivo anche quando la persona non è più infettiva, rilevando Rna virale dai resti non infettivi rimasti dopo che gran parte del virus vivo è stata eliminata. Al contrario, i test a flusso laterale (antigenici rapidi) offrirebbero una guida migliore all’infettività, rilevando le proteine prodotte dalla replicazione attiva del virus. “Ci sono ancora cose di cui non siamo perfettamente sicuri, ma il messaggio molto conciso sarebbe che, se sei positivo all’antigene, non dovresti uscire e interagire da vicino con persone che non vuoi siano infettate”, riassume Emily Bruce, microbiologa e genetista molecolare dell’Università del Vermont a Burlington. Per Bruce è importante ricordare che, sebbene possano esserci sintomi persistenti, questi non indicano una continua contagiosità. “E penso che sia perché molti dei sintomi sono causati dal sistema immunitario e non direttamente dal virus stesso”. Altri studi utilizzano i livelli di Rna virale misurati dai test Pcr per dedurre se qualcuno è infettivo. Un progetto condotto dal Crick Institute e dall’University College Hospital, a Londra, può attingere ai dati di tamponi effettuati su più di 700 partecipanti, ottenuti dal momento in cui si sono sviluppati i sintomi. Uno studio basato su questi dati suggerisce che un numero significativo di persone mantiene una carica virale sufficientemente alta da innescare un’infezione anche “nei giorni da 7 a 10”, indipendentemente dal tipo di variante o dal numero di dosi di vaccino ricevute. Lo studio è approdato su ‘medRxiv’ il 10 luglio. (fonte doctor33)

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Contagi da covid e donne in gravidanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2022

“L’andamento dei contagi da Covid19 nella popolazione generale non ha risparmiato, e continua a colpire, anche le donne in gravidanza per le quali le evidenze scientifiche consigliano la vaccinazione quale misura di prevenzione da forme gravi di malattia. Raggiungere tempestivamente quante più gestanti possibili è diventato, quindi, un obiettivo strategico che necessita di potenziamento del personale ostetrico in tutti i setting assistenziali. Nei punti nascita, in particolare, oltre che per prevenire è garanzia di sicurezza dell’assistenza, visti i grandi numeri di gestanti affette da Covid. L’ostetrica/o, professionista di riferimento per i futuri/neo genitori, fornisce, infatti, informazioni concrete, corrette e scientificamente valide in merito alla vaccinazione anti Covid19 consentendo alle famiglie una scelta informata e consapevole”, afferma il Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica/o.“L’International Network of Obstetric Survey Systems (INOSS), al quale partecipa anche il gruppo dell’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) dell’ISS coordinato dalla dott.ssa Serena Donati, segnala un aumento dei casi gravi di malattia da SARS-CoV-2 in gravidanza e puerperio, nel periodo della variante Delta, nei Paesi dotati di sistemi di sorveglianza che partecipano all’INOSS. Inoltre, da un recente studio, è stato evidenziato che tra le donne risultate positive al momento del parto, il 60% non era vaccinato e il 5% aveva sviluppato sintomi respiratori e polmonari tipici della malattia da Covid”, spiegano i vertici della Professione ostetrica.Le Ostetriche/i continuano a fronteggiare quotidianamente, con grande impegno, il rapido e progressivo mutamento dei bisogni delle donne e delle famiglie, a favore di un’assistenza qualitativamente valida e sempre più individualizzata, adeguando e potenziando le proprie competenze per gestire responsabilmente percorsi mai tanto difficili come quelli legati all’epoca che stiamo vivendo. «Incrementare il personale ostetrico in tutti i setting assistenziali è fondamentale per promuovere la salute di genere e delle donne, e consente di fare un’efficace prevenzione. Prendere in carico tempestivamente, infatti, significa avere maggiori probabilità di ottenere buoni esiti di salute – spiegano i rappresentanti nazionali della professione ostetrica -. Una buona politica sanitaria deve garantire assistenza dove e quando serve, potenziando il territorio nella quantità, qualità e sicurezza dei servizi. In particolare, una buona Politica sanitaria non può dimenticare che le famiglie e le persone, mai come in questo periodo, specialmente se in precarie condizioni di salute, non possono e non devono MAI essere lasciate sole.”

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Il Ministero dell’Istruzione chiede i dati dei contagi all’apertura delle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 9 gennaio 2022

L’amministrazione chiede solo ora ai dirigenti scolastici, nel giorno in cui molte scuole hanno ripreso l’attività didattica, da far pervenire i numeri degli alunni e del personale positivo al Covid-19. Secondo l’Anief questo monitoraggio, richiesto dalla direzione generale del Dicastero di viale Trastevere, è la dimostrazione che si è tornati in classe praticamente al buio e questo è da irresponsabili, perché avviene mentre contiamo 220mila contagi nel Paese. Secondo Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, “si doveva procedere con uno screening d’assalto di tutta la popolazione studentesca prima di programmare la riapertura in presenza: a questo punto la DAD appare non più consigliata, ma indispensabile. Se la decisione di praticare la dad non dovesse partire dal ministero di Viale Trastevere – prosegue Pacifico – allora è meglio che ci pensino i sindaci, come sta già avvenendo, soprattutto al Sud, e i dirigenti scolastici a interdire l’uso degli edifici scolastici. Perché il personale può lavorare in modalità agile, senza interrompere le attività lavorative e mantenendo comunque in vita il servizio, fino a quando non ci siano le condizioni per operare in presenza con quel livello di sicurezza che oggi non c’è”.

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Scuola e contagi in classe

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2022

“L’ordinanza di rinvio di qualche giorno non risolve le tante difficoltà organizzative che gravano sulla gestione delle scuole impegnate a contenere la diffusione del contagio. A più riprese la Associazione Presidi ha chiesto alle Aziende Sanitarie di effettuare controlli dettagliati negli istituti scolastici ed oggi la Regione Lazio risponde indicando pochi Drive In, molto decentrati e affollatissimi, un esperimento già fallito ad inizio anno scolastico. Con l’indice dei contagi in rapido incremento sono molte le scuole che segnalano alunni diventati positivi durante le vacanze. Come pensa l’Assessore D’Amato di intercettare i ragazzi positivi asintomatici inconsapevoli che torneranno tra i banchi lunedì? Una volta per tutte la Sanità regionale definisca la procedura in caso di rilevamento di un contagio in classe. Quali saranno le modalità della quarantena per il positivo e per i suoi compagni e docenti? Ma oltre alle criticità inerenti al virus, si registra un nulla di fatto in merito alla carenza di insegnanti che quasi certamente costringerà molte scuole alla riduzione dell’orario, a causa dei tanti professori in quarantena, di quelli non vaccinati, o in malattia.>> Così in un comunicato Fabrizio Ghera Capogruppo di Fdi alla Regione Lazio

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Vaccino e peggioramento contagi

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2022

“Nessuna critica al generale Figliuolo che ha fatto un lavoro encomiabile nella campagna per la vaccinazione. Le carenze che oggi riscontriamo rispetto al peggioramento del contagio sono soltanto di carattere organizzativo e quindi sono imputabili alla scarsa capacità programmatoria del governo Draghi-Speranza. Stiamo rincorrendo la terza dose con il solito patetico tour de force, che doveva essere promossa a ottobre quando i centri per l’inoculazione erano deserti. La campagna al contrario è stata lanciata nel bel mezzo dell’inverno e delle feste natalizie quando si creano assembramenti per lo shopping e le persone stanno di più in famiglia e in gruppo. Quindi praticamente quando i buoi erano già scappati dalla stalla”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ricordando il 27 dicembre del 2020 giorno della somministrazione del primo vaccino in Italia. “Questione contagi- precisa Rampelli- come si fa a parlarne se non si cita il numero dei tamponi fatti quest’anno rispetto allo scorso anno? Stesso discorso per le terapie intensive occupate dai vaccinati e dai non vaccinati. La proporzione fatta su calcoli matematici dimostra che le terapie intensive sono occupate in massima parte dai non vaccinati la cui presenza in terapia intensiva è proporzionalmente molto più alta di quello che appare. I non vaccinati infatti sono 6 milioni, i vaccinati sono 50 milioni. I non vaccinati dunque occupano il 90% e più delle terapie intensive e non solo il 60%, secondo una banale lettura insiemistica”. “A un anno dal primo vaccino – ha aggiunto- la sua efficacia è sotto gli occhi di tutti. Basta fare il confronto con i morti di un anno fa, 580, rispetto a ieri, 160. Nel 2020 tutte le regioni erano in rosso e avevamo il coprifuoco. Infine, basta con questa storia del modello Italia. Intanto dobbiamo guardare agli Stati più virtuosi e poi dobbiamo ricordare che l’Italia è stata la prima nazione a conoscere il virus e a prendere le misure per cercare di non esserne travolta”. “Sanificazioni, incremento dell’offerta scolastica e del trasporto pubblico, uso delle mascherine, produzione del vaccino in Italia, distribuzione dei vaccini nel terzo mondo sarebbero stati elementi di credito”. “Infine- ha concluso Rampelli- un grazie ai medici e agli infermieri che continuano a dare il meglio di sé salvando vite umane senza mai smettere di lottare contro il virus”.

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Scuola: Mai così tanti contagi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Raddoppiare lo stanziamento per il personale scolastico assunto a causa dell’emergenza pandemica e permettere in questo modo la conferma di tutti gli insegnanti e Ata Covid, altrimenti in migliaia verranno licenziati tra pochi giorni: lo chiede il sindacato Anief, attraverso uno degli 11 emendamenti presentati dal giovane sindacato per modificare la Legge di Bilancio 2022 approvata poco prima di Natale al Senato ed in procinto di essere votata anche dai deputati di Montecitorio.L’organizzazione sindacale guidata da Marcello Pacifico spiega che, in caso contrario, qualora l’emendamento non passasse, sarebbero garantiti i contratti solo per “20 mila posti di organico docenti e 7.800 posti di organico ata”: viceversa, con la modifica, che prevede una copertura di 400 milioni ulteriori, si garantirebbe la permanenza in servizio per tutto l’anno scolastico di “40 mila unità di personale docente e 15.600 di personale ata, comunque, inferiori agli 80 mila autorizzati l’anno precedente quando i numeri di contagio erano nettamente inferiori”, permettendo anche alle scuole “di valutare l’opzione in caso di numeri incontrollati di contagio di ritornate alla didattica al 50/70%”.

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Vaccini Covid, aumentano contagi tra operatori sanitari

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2021

Ci sono i dati relativi ai contagi tra gli operatori sanitari, segnalati in crescita dall’ultimo Report di sorveglianza esteso dell’Iss: in totale, sono 144.812 i casi registrati per questa categoria, di cui 1.444 negli ultimi 30 giorni. Analizzando l’andamento, già “a inizio luglio si rileva un lieve aumento, in corrispondenza tuttavia dell’incremento del numero dei casi nella popolazione generale. Ma a partire dalla seconda metà di agosto, il numero di casi diagnosticati tra i cittadini è in forte diminuzione, mentre è in aumento il numero settimanale di quelli notificati fra gli operatori sanitari. In particolare, la settimana scorsa sono stati 371 rispetto ai 306 della settimana precedente, con una quota pari al 3,6% del totale dei casi generali”. (Fonte Farmacista33)

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Green pass. Le scuole fucine di contagi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Ad oggi il governo continua a latitare sul green pass a scuola. Sono ancora indecisi se l’obbligo dovrà esservi per tutto il personale, ed è ancora più vaga la possibilità per gli studenti. Alla base ci sono gli equilibri del governo, con partiti come Lega e M5S che continuano a strizzare l’occhiolino elettorale ai no-vax… altro non è dato sapere visto che non hanno mostrato una pezza sulle evidenze sanitarie e scientifiche che sarebbero a favore della loro contrarietà.Nulla per provvedimenti d’urgenza per arrivare a settembre coi ragazzi vaccinati e il personale no-vax sostituito. Certo, non è facile… per esempio le due dosi e il tempo che deve trascorrere tra una somministrazione e l’altra… ma ci sono anche vaccini monodose e, in difficoltà, per ridurre il danno, si può organizzare l’apertura in presenza in ritardo rispetto al tradizionale calendario. Cosa significa l’intento di Draghi (“Costi quel che costi a settembre la scuola deve ricominciare in presenza”), considerato che una dose (ammesso che la facciano e anche considerando che andare a scuola non è come andare al bar) è solo un piccolo passo verso quell’immunità 80/90%+ delle due dosi? Non vorremmo che il diffuso non gradimento della Dad possa portare studenti e famiglie ad accettare anche più restrizioni pur di tornare in presenza, prolungando la pandemia. Allo stato dei fatti ci sembra che il governo dia più prova di debolezza e inconcludenza che certezza. La stabilità del governo è più importante della salute dei ragazzi? La scuola è dell’obbligo, ma se lo Stato non garantisce, trasformandole in fucine di malattie e contagi (portati poi anche in famiglia), è obbligo ad ammalarsi? Quanti genitori manderanno a scuola i figli senza la sicurezza dei vaccini? Perché non si fa intervenire l’esercito e si precettano alla bisogna tutti i funzionari e dipendenti pubblici? Cosa ne dice il presidente della Repubblica? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Covid-19 e contagi su lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

L’impatto della seconda (e terza) ondata della pandemia risulta essere stato più pesante rispetto alla prima ondata in termini di contagi in ambito lavorativo, con una incidenza del periodo ottobre 2020-febbraio 2021 che è il doppio rispetto a quella del trimestre marzo-maggio 2020 e a rilevarlo è l’ultimo Report di Inail, proposto di recente sul sito. Intanto, sempre da Inail sono stati diffusi i risultati di uno studio, pubblicato su PlosOne, in cui emergono, tra gli altri aspetti, le ricadute delle misure di distanziamento, protezione individuale e sicurezza messe in atto nei luoghi di lavoro, come le farmacie, che, essendo essenziali, sono rimasti aperti durante tutta la crisi sanitaria.”Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto dall’inizio della pandemia fino a fine febbraio” si legge sul 14esimo Report “sono 156.766, pari a circa un quarto del complesso delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail dal gennaio 2020 e al 5,4% del totale dei contagiati comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Rispetto alle 147.875 denunce rilevate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono 8.891 (+6,0%)”. A emergere il fatto che la seconda ondata “ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo: il periodo ottobre 2020-febbraio 2021 incide, infatti, per il 64,4% sul totale delle denunce di infortunio da Covid-19, esattamente il doppio rispetto al 32,2% del trimestre marzo-maggio 2020. Le denunce si sono concentrate nei mesi di novembre (24,5%), marzo (18,1%), ottobre (15,3%), dicembre (15,2%), aprile (11,7%), maggio (2,4%) e settembre (1,2%) del 2020, e nei mesi di gennaio (7,7%) e febbraio (1,7%) del 2021, per un totale del 97,8%. Il restante 2,2% riguarda gli altri mesi dell’anno scorso: febbraio (0,7%), giugno e agosto (0,6% per entrambi) e luglio (0,3%), oltre a 19 casi relativi al gennaio 2020”. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, “l’analisi evidenzia la distribuzione delle denunce del 44,6% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 26,5%), del 24,3% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), del 14,5% al Centro (Lazio 6,1%), del 12,1% al Sud (Campania 5,5%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 3,0%). Le province con il maggior numero di contagi dall’inizio della pandemia sono Milano (10,2%), Torino (7,1%), Roma (4,8%), Napoli (3,7%), Brescia (2,7%), Varese e Verona (2,6% per entrambe) e Genova (2,5%). Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di infezioni di origine professionale accadute nel solo mese di febbraio 2021”.Intanto, sempre dall’Inail sono stati diffusi i risultati di uno studio per la classificazione del rischio nei luoghi di lavoro pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Plos One: “L’andamento dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus Sars-CoV-2” si legge nella nota “ha evidenziato l’importanza del fattore lavorativo come elemento sostanziale da considerare sia nell’implementazione di strategie volte a contenere il contagio sia nella definizione delle azioni necessarie per una ripresa economica sostenibile. In questo contesto, i ricercatori del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) hanno sviluppato una metodologia per valutare il rischio di infezione da Sars-CoV-2 negli ambienti di lavoro. Una procedura che integra complessivamente l’analisi del processo lavorativo e la prossimità tra i dipendenti, il rischio di infezione connesso al tipo di attività svolta e il coinvolgimento di soggetti terzi con conseguente aggregazione sociale”. In particolare viene ricordato che “in Italia, l’adozione di diverse misure di contenimento ha comportato durante la prima ondata la sospensione temporanea della maggior parte delle attività commerciali, con una conseguente riduzione di circa il 75% dei lavoratori presenti sul posto di lavoro”, mentre a livello Paese, “è stato stimato che circa il 25% dei dipendenti, come quelli impegnati in strutture sanitarie o nelle forze dell’ordine, o in presidi farmaceutici e alimentari, ha frequentato fisicamente il proprio posto di lavoro”. Proprio questi luoghi di lavoro e lavoratori sono oggetto di particolare attenzione e nella ricerca “viene descritto il metodo messo a punto per stimare il rischio di infezione da Sars-CoV-2, tenendo conto sia delle caratteristiche specifiche dei processi produttivi e dell’impatto dell’organizzazione del lavoro sul rischio”, che può portare o meno a una prossimità all’interno del team di lavoro, “sia dello stretto contatto per alcune attività con soggetti esterni”. Il rischio “occupazionale di contagio virale è stato quindi classificato sulla base di tre variabili: esposizione, prossimità e aggregazione”. In generale, “i risultati hanno supportato le attività di indirizzo del Comitato tecnico scientifico (Cts), istituito dal Governo presso il Dipartimento della Protezione civile, nella individuazione degli interventi progressivi di mitigazione per il superamento dell’emergenza epidemiologica. Oltre, quindi, a gestire e a contenere il contagio nei luoghi di lavoro, l’inclusione della dimensione lavorativa nello sviluppo delle misure di prevenzione e protezione nel controllo della pandemia si è configurata una misura utile anche per la gestione del rischio collettivo nel suo complesso. Questo risultato, concludono i ricercatori, potrà essere utile anche nella fase attuale dell’emergenza epidemiologica e nella prospettiva della campagna vaccinale nei luoghi di lavoro”. Per quanto riguarda le farmacie, se è vero che gli operatori della sanità risultano avere un rischio in media alto, a emergere, in generale, è anche un impatto delle misure di sicurezza. In particolare, per tutte le attività, grande importanza viene data all’uso di dispositivi di protezione individuale, di cui, nella prima fase della crisi, c’è stata carenza, ma un peso è rivestito anche da tutte le misure messe in atto per regolamentare l’accesso e il contatto con l’utenza esterna e per tenere sotto controllo fenomeni di aggregazione all’interno del luogo di lavoro. By Francesca Giani fonte Farmacista33

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Scuola: Aumentano contagi e scuole chiuse

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

“Fare ripartire la scuola in presenza in sicurezza”: è uno dei punti toccati oggi dal nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, durante il primo incontro con le organizzazioni sindacali, sul quale concorda Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che ha partecipato alla riunione. “Tra le priorità del nuovo ministro – ha detto oggi il sindacalista a Italia Stampa – c’è la riapertura delle scuole in presenza”, ma alla luce degli aumenti dei contagi tra i giovani per via delle varianti Covid, diventa sempre più importante assicurare “spazi maggiori, quindi più aule, e personale, insegnante ma anche amministrativo ed educativo”. In tal modo si ridurrebbe il numero di alunni per classe, andando ad incidere positivamente pure sulla qualità della didattica.Ritornare alle lezioni in classe è l’auspicio di tutti. Per portarlo a termine, però, non basta riaprire le scuole in presenza. Servono precise garanzie. Quelle che in questo momento non vi sono, tanto che sale la quantità di scuole chiuse dalla Lombardia alla Sicilia. Secondo il sindacato occorre da subito lavorare per assicurare la massima sicurezza: “bisogna invertire quella tendenza – ha spiega il leader dell’Anief Marcello Pacifico – che negli ultimi anni ha portato a cancellare addirittura 200 mila posti, a ridurre il tempo scuola di quattro ore” settimanali “in ogni ordine e grado”.Secondo il sindacalista autonomo “c’è bisogno di una nuova stagione”, partendo dalla lotta alla supplentite: “vogliamo essere partecipi per risolvere il problema del precariato, c’è bisogno di un doppio canale di reclutamento: da una parte i concorsi, aperti anche ai giovani laureati, dall’altra parte invece un canale riservato per assumere chi da anni lavora nelle nostre scuole. Ce lo chiede l’Europa”: è un processo fondamentale da intraprendere, “andando a valorizzare tutte le figure professionali che in questi anni si sono messi in luce per competenza. Penso, ad esempio, agli amministrativi “facenti funzioni Dsga, che dovrebbero essere stabilizzati e quindi assunti in ruolo”.Pacifico ha infine detto che non bisogna “dimenticare il problema annoso della mobilità: dei mancati trasferimenti del personale”, bloccato in alto numero da assurdi e illogici vincoli temporali, diventati di 5 anni, “che vanno a ledere il diritto alla famiglia e di fatto il diritto del personale scolastico a lavorare su dei posti dopo avere servito per tanti anni lo Stato”.

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Unsic: “La ministra Azzolina parla di contagi stabili, ma i numeri dicono altro”

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

La ministra Azzolina attesta oggi che dove la scuola è riaperta, i contagi sono stabili. In realtà dai numeri del ministero della Sanità, da noi rielaborati, emerge tutt’altro: mentre il trend medio italiano è in calo, i contagi crescono proprio dove le scuole sono state riaperte.In Toscana, ad esempio, si è passati dai 2.901 contagi complessivi della settimana 11-17 gennaio, quella della riapertura, ai 3.597 di quella 25-31 gennaio appena conclusa, con un numero abbastanza analogo di tamponi. In provincia di Grosseto i casi sono più che quadruplicati (da 33 a 136), incrementi rilevanti anche a Massa (da 151 a 259 settimanali), Pistoia (da 187 a 292), Prato (da 213 a 307), Lucca (da 254 a 304), Arezzo (da 314 a 351) e Firenze (da 779 a 988). Leggera la crescita a Livorno (da 348 a 375), stabile Pisa (da 287 a 290) mentre Siena va controcorrente (da 337 a 295).
In Abruzzo, sempre dalla riapertura (11 gennaio) ad oggi, si è passati da 1.572 a 1.957 contagi. L’incremento maggiore nelle province di Pescara (da 468 a 693) e Chieti (da 487 a 633), poi Teramo (da 323 a 379) mentre L’Aquila scende da 255 a 223.Tutto ciò mentre in Italia il numero dei contagi è in calo.Situazione particolarmente difficile in Molise dove, due settimane dopo l’apertura, molti istituti stanno chiudendo per i casi nelle classi. A Termoli, secondo centro della regione, il sindaco Francesco Roberti ha disposto la sospensione della didattica in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado dal 1 al 10 febbraio per i claster individuati dall’Asrem, l’azienda sanitaria regionale, in ben cinque istituti. A Larino, per lo stesso motivo, il sindaco Pino Puchetti ha chiuso le scuole di ogni ordine e grado fino al 14 febbraio poiché “sul territorio comunale vi sono attualmente alcuni casi di alunni e docenti positivi al Covid-19”, come si legge nell’ordinanza.Scuole chiuse anche a Frosolone, Mirabello, Palata, Sant’Elia a Pianisi, così come a Campomarino, che è zona rossa.
Nel Lazio è fuorviante elaborare i dati in quanto molti studenti delle scuole superiori non sono rientrati a scuola per le numerose mobilitazioni.

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“In Veneto contagi in crescita, qualcosa non torna”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

“C’è un problema in Veneto con l’epidemia: abbiamo il 20% di casi in più rispetto ad una settimana fa in media mobile. In tutte le altre regioni, invece, i casi sono di meno e continuano a scendere. Se nella prima ondata tutti si sono affrettati a sottolineare l’efficacia del “modello Veneto”, oggi è necessario dire a chiare lettere che qualcosa non va e che serve correre ai ripari. Qui si tratta di agire per fermare un trend molto negativo che, anche in questa occasione, ci rende un caso” così la presidente della commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta. “La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all’utilizzo dei test rapidi – che hanno sensibilità bassissima – sia all’incapacità capire come funziona il contagio e come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio- spiega Rotta – . Soltanto pochi giorni fa il Coordinamento veneto per la sanità pubblica, con preoccupazione, ha contestato i dati che la regione fornisce sul reale numero di posti di terapia intensiva, su cui -come abbiamo visto- si basano i parametri del governo. Due sere fa un ulteriore paziente Covid a San Bonifacio è stato trasferito a Belluno perché in tutto il Veneto non c’era altro posto. Non sono allarmi, non è scontro politico. Sono i dati reali.”“I cittadini sono confusi perché il governatore passa dalle minacce contro gli assembramenti, agli appelli per far riaprire gli impianti sciistici – conclude Rotta -. Ora è necessario che il governatore faccia chiarezza e dimostri che autonomia non è una parola vuota da usare quando fa comodo. Le norme contro il Covid gli danno la possibilità di intensificare le misure per il contrasto del contagio. Non sia pavido e si assuma la responsabilità perché fino ad oggi non lo ha fatto e il Veneto è la maglia nera d’Italia”.

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Scuola: Contagi, in Piemonte dati allarmanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2020

I dati sui contagi a scuola del Piemonte sono allarmanti. Docenti e personale Ata delle scuole dell’infanzia hanno una probabilità quattro volte maggiore degli altri piemontesi di essere contagiati dal Sars-Cov-2, quelli delle medie e della primaria da due a quasi tre volte più della popolazione generale. In controtendenza solo le superiori, dove il personale corre un rischio leggermente inferiore rispetto al resto della popolazione di ammalarsi di Covid-19.“Questi dati – commenta Marco Giordano, presidente regionale ANIEFV Piemonte – confermano che la decisione di riattivare la didattica digitale ha funzionato, ma ci dicono anche purtroppo che la scuola in presenza non è sicura come dovrebbe. Conosciamo perfettamente le difficoltà della didattica a distanza, specie per gli alunni più piccoli. Per questo abbiamo sottoscritto il contratto integrativo sulla didattica digitale. Ma non possiamo consentire che il personale docente e Ata della scuola paghi un prezzo così alto”.Sul fronte degli studenti, i dati confermano una marcata tendenza degli alunni più piccoli a infettarsi meno della popolazione generale, dato che secondo il ricercatore dell’università di Torino, Alessandro Ferretti, potrebbe essere legato alla maggior incidenza dei casi di asintomaticità tra i più giovani. Ma l’assenza di sintomi, come è noto, non impedisce comunque la trasmissione del virus. L’andamento inversamente proporzionale dei contagi tra personale scolastico e alunni all’infanzia e alla primaria, quindi, potrebbe spiegare in che modo avvengano i contagi a scuola.Pochi giorni fa il presidente della giunta regionale del Piemonte, Alberto Cirio, aveva incontrato ANIEF e gli altri sindacati della scuola per fornire spiegazioni sulla decisione di tenere ancora a casa in DaD gli studenti scuole medie, nonostante il passaggio della regione da zona rossa ad arancione. In quell’occasione ANIEF aveva già evidenziato che senza numeri chiari diventa incomprensibile la scelta di sospendere la didattica in presenza per alcune scuole e lasciarla attiva in altre.Oggi arriva la conferma che i numeri spingono verso la necessità di rivedere profondamente i protocolli, a partire dal tipo di mascherine di cui vengono dotati docenti, personale Ata e studenti quotidianamente. Non a caso, ANIEF insiste da settimane sulla necessità di introdurre le FFP2, soprattutto all’infanzia dove i piccoli alunni sono esonerati dall’obbligo di indossare dispositivi di protezione.

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Covid19 e scuola: una riflessione sui contagi e la didattica a distanza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

All’indomani della diffusione dal parte della Regione Piemonte dei dati su studenti ed operatori scolastici sottoposti a tampone risultati positivi al covid19, la consigliera metropolitana Barbara Azzarà delegata all’istruzione interviene sul tema dei contagi e della didattica a distanza. “Grazie alla consigliera regionale Francesca Frediani, l’assessore alla sanità della Regione Piemonte Icardi ha finalmente reso noti i dati e le percentuali di contagiati che emergono sia trai ragazzi che tra gli addetti ai lavori del mondo della scuola sono davvero preoccupanti” commenta Azzarà che aggiunge “io stessa sono un’insegnante e conosco bene le difficoltà e le ansie che migliaia di famiglie in Piemonte stanno affrontando ogni giorno spesso nella totale mancanza di informazioni per giorni e giorni sull’esito dei tamponi”. I dati parlano chiaro: dei 27.440 studenti piemontesi sottoposti a tampone di cui 5.625 risultati positivi, oltre 15mila sono del territorio torinese con ben 3119 positivi cioè più del 55%. Anche per gli operatori scolastici i valori di positività sono risultati molto elevati nel Torinese: dei 10.370 tamponi effettuati sul personale scolastico di tutte le province piemontesi ne sono risultati positivi 3364 positivi di cui 1472 nella sola realtà metropolitana torinese.Sulle richieste che arrivano di far rientrare a scuola gli studenti in Piemonte, Azzarà però aggiunge: “Si parla già di un possibile rientro di tutti gli studenti , mi chiedo se siamo davvero in grado di gestire l’alto rischio che la didattica in presenza per tutti comporterebbe, in una fase così delicata, per i contagi e le ospedalizzazioni sul nostro territorio? I dati che la sanità regionale ha dovuto far emergere nelle ultime ore sui contagi di studenti ed operatori scolastici devono farci riflettere, la salute è un bene primario imprescindibile.La didattica in presenza è insostituibile, lo sappiamo tutti, ma questa è una situazione straordinaria e come tale va considerata. La didattica a distanza deve essere utilizzata al meglio delle sue possibilità, ci sono moltissimi esempi di un ottimo funzionamento e di impegno online sia da parte dei ragazzi che degli insegnanti, questa può essere anche l’occasione per colmare il gap che il nostro Paese ha, come più volte evidenziato da diversi studi, sull’uso delle nuove tecnologie “.

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“I contagi nelle carceri italiane sono nuovamente in aumento”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Secondo gli ultimi dati rilasciati poche ore fa dal DAP sono 758 i detenuti e 936 gli operatori risultati positivi al COVID19. Numeri che aumentano in mondo esponenziale, basti pensare che solo venerdì 638 detenuti e 885 operatori avevano contratto la malattia. Questi numeri meritano un’attenzione immediata affinché le carceri italiane non diventino un luogo collettivo di contagio”. E’ il commento di Luigi Iorio coordinatore della segreteria nazionale del Psi. “Secondo quanto riportato dalla UILPA (sindacato di polizia penitenziaria della UIL) – continua il dirigente socialista – a differenza di quanto accaduto a marzo, l’amministrazione penitenziaria si sta adoperando per fornire dispositivi di protezione individuale in numero adeguato e ha diramato importanti direttive per prevenire e isolare il contagio; tuttavia non basta per azzerare il rischio di un contagio totale della popolazione penitenziaria. Servono risposte immediate e strutturarli da parte del Governo nazionale in merito al sistema carcere. Come sempre affermato dai socialisti in questi mesi occorre: diminuire sensibilmente il numero dei detenuti per reati meno gravi, assunzioni seppur temporanee di agenti penitenziari e rafforzamento dei servizi sanitari in carcere (assunzioni di medici e aumento di terapie intensive). Il pianeta carcere costituito da detenuti, volontari, agenti penitenziari e dipendenti non può essere lasciato al suo destino” – conclude Iorio.

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Covid: Nella scuola 300 contagi denunciati all’Inail fino al 30 settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Globalmente, al 30 settembre 2020 sono state oltre 54 mila le denunce di infortunio legate al Covid presentate all’Inail: l’istituto, a questo proposito, nell’occasione ha evidenziato la necessità di introdurre il medico competente nelle scuole e l’importanza della corretta sanificazione, con prodotti adeguati, negli istituti scolastici proprio per contrastare la diffusione dei contagi; più del 70% sono di donne, mentre l’età media è di 47 anni per entrambi i sessi. Il sindacato Anief ribadisce la linea comunicata durante l’incontro tra le diverse parti coinvolte. Secondo il dirigente Anief Gianmauro Nonnis il comparto della scuola “conta oltre 1,2 milioni di dipendenti e circa 8 milioni di studenti, ciascuno dei quali ha dei famigliari con cui interagisce quotidianamente, una stima prudente ci porta a pensare che la scuola sia l’unico comparto che coinvolge ogni giorno in maniera diretta e indiretta oltre 25 milioni di persone, e lo fa per 10 mesi l’anno. È difficile pensare che la protezione dai contagi negli istituti possa essere affidata alla sola scuola; insieme a essa infatti sono coinvolti in maniera diretta i trasporti pubblici, i servizi alle persone con handicap, gli enti locali e soprattutto la sanità pubblica, ma in maniera indiretta tutti i comparti di afferenza dei famigliari degli studenti e dei lavoratori della scuola”. Ammontano a 300 le segnalazioni ufficiali di dipendenti della scuola contagiati di Covid19 che l’Inail ha ricevuto nel mese di settembre: il report nazionale, in via di aggiornamento, è stato presentato ai sindacati della scuola alla presenza di dirigenti dello stesso Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, del ministero della Salute, del dottor Agostino Miozzo, in rappresentanza del Cts, e della dottoressa Giovanna Boda, capo dipartimento del ministero dell’istruzione.“L’analisi territoriale – scrive oggi Orizzonte Scuola – evidenzia una distribuzione delle denunce del 55,1% nel Nord Ovest (Lombardia 35,2%), del 24,4% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,4%), dell’11,9% al Centro (Toscana 5,6%), del 6,2% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,4% nelle Isole (Sicilia 1,2%). Le province con un maggiore numero di contagi sono Milano (10,8%), Torino (7,8%), Brescia (5,4%) e Bergamo (4,6%)”.

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Governo. Coronavirus e contagi: spetta al cittadino

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

Un Governo contrastato tra sollecitazioni e interessi diversi e una opposizione che pensa ai consensi elettorali. Così possiamo descrivere il clima politico-istituzionale del nostro Paese. Della tragedia indotta dalla pandemia sembra che poco interessi. Ci dovrebbe essere un coro unanime che si leva contro il pericolo comune, invece, assistiamo ai piccoli giochi di potere e allo scarico di responsabilità. A che serve proclamare lo stato di emergenza se, poi, ogni istituzione pensa al proprio “particulare”? E’ un susseguirsi di provvedimenti governativi, senza che abbiano prodotto risultati e nuovi tentativi, vedi l’ultimo Dpcm, di mediare tra opposte esigenze, rincorrendo le richieste di questa o quella categoria che pone veti fuggendo dalle responsabilità. I provvedimenti restrittivi devono essere nazionali, dichiarano le regioni; no, risponde il Governo, le regioni hanno competenze primarie sulla salute e, quindi, spetta a loro prendere decisioni. Così, si è persa l’occasione di intervenire durante l’estate, mantenendo le prescrizioni. In mezzo ci sono i cittadini. Si, certo, ne usciremo. A costi elevati. Nel frattempo adottiamo le misure che Antony Fauci, immunologo, capo dell’Istituto Nazionale americano per le Allergie e le Malattie Infettive, suggerisce: mascherina, distanziamento, nessun assembramento, lavaggio delle mani.E’ ora che cittadini responsabili riprendano il controllo della situazione.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Pazienti reumatologici e contagi da virus

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

I pazienti reumatologici italiani lanciano un allarme sulla recente situazione sanitaria dopo la forte crescita di contagi da Coronavirus. “Stiamo registrando nuovamente una progressiva chiusura degli ambulatori, dei Day Hospital e Day Service, se non di interi reparti di reumatologia e di medicina. Si stanno verificando sull’intero territorio nazionale l’annullamento degli appuntamenti per la somministrazione di terapie, esami e visite di controllo”. E’ quanto denuncia ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) in una lettera inviata ad alcuni esponenti delle istituzioni locali e nazionali. Nella missiva si sollecita un’urgente interrogazione parlamentare per denunciare una situazione molto simile a quella della scorsa primavera. La richiesta di ANMAR è stata accolta e sottoscritta da Rossana Boldi (Vice Presidente della XII Commissione Affari Sociali), Fabiola Bologna (Segretaria della XII Commissione Affari Sociali) Paola Binetti (Membro della 12ma Commissione Permanente Igiene e Sanità), Massimiliano De Toma (Membro Commissione Parlamentare per la Semplificazione) Stefano Mugnai (Membro della XII Commissione Affari Sociali). La lettera è stata inoltre sottoscritta dall’Associazione Karol Wojtyla e dall’Associazione GILS. “Con la chiusura dei reparti reumatologici e l’assegnazione di tutto il personale alla gestione dell’emergenza sanitaria, viene, inoltre, a mancare pressoché totalmente la possibilità di interventi specialistici in regime di urgenza – sottolinea Silvia Tonolo, presidente nazionale ANMAR -. Ciò ha già comportato, e provocherà ancora più spesso, l’implementarsi del rischio di errori nella diagnosi della patologia e di conseguenza nella cura dei malati reumatologici”. Per tutti questi motivi l’Associazione richiede un intervento del Ministero della Salute e delle Regioni e avanza alcune proposte. “Bisogna ripristinare i presidi ambulatoriali ed i reparti specialistici reumatologici per la gestione delle urgenze – prosegue Silvia Tonolo -. Vanno attivati, il prima possibile, tutti i servizi legati alla telemedicina e garantiti permessi speciali per i caregiver. Nelle autocertificazioni va aggiunta la voce “visita dei congiunti alle persone affette da patologie croniche”. Si deve poi assicurare la continuità assistenziale attraverso la proroga dei piani terapeutici e l’approvvigionamento dei farmaci. Infine bisogna attuare la rete integrata ospedale-territorio per il trattamento del dolore cronico non oncologico”. “Ringraziamo gli onorevoli che stanno sostenendo le nostre richieste – conclude la presidente ANMAR -. L’intero Paese sta vivendo un momento molto complesso e difficile e molti pazienti sono preoccupati per la loro situazione nonché per il possibile contagio da Covid-19. Vogliamo quindi sollecitare un intervento delle istituzioni nell’interesse di 5 milioni e mezzo di malati affetti da patologie reumatologiche”.

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“A Milano troppi contagi”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“Rabbia per quello che ho visto in questi mesi” dichiara Andrea Mascaretti capogruppo FdI Palazzo Marino “tutti sapevano fin dall’inizio che in autunno ci sarebbe stata una nuova ondata di contagi, ma le istituzioni si sono fatte trovare impreparate. Solo i commercianti, i ristoratori, gli imprenditori nella maggioranza dei casi hanno investito e reso sicure le loro attività per i lavoratori e i clienti. Il trasporto pubblico invece è stato il punto debole. Impreparato, non organizzato adeguatamente da chi avrebbe dovuto, in tutti questi mesi, è stato sicuramente l’anello debole della catena di contenimento della diffusione del Covid 19.” prosegue Andrea Mascaretti “La crisi economica che incombe sulla nostra Città e sul nostro Paese, fonda le sue radici nell’incapacità degli amministratori pubblici che da marzo a oggi non sono stati capaci di evitare la movida nelle strade e nei parchi della nostra città, di garantire un trasporto pubblico sicuro per gli studenti e i lavoratori, e che hanno dimostrato tutta la loro impreparazione e inadeguatezza” conclude Mascaretti “se i milanesi saranno condannati ad attraversare una crisi economica che avrebbe potuto essere evitata, qualcuno ne dovrà rispondere, e Fratelli d’Italia non farà sconti a nessuno”

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«Di fronte all’aumento esponenziale dei contagi il Governo naviga a vista”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Continua a fare la cosa più semplice, cercare un capro espiatorio da additare, massacrando interi settori, invece che quello che gli compete: sanità, trasporti, tutela delle persone a rischio e dei più fragili, come Fratelli d’Italia chiede da mesi. Pur sapendo che i trasporti sono una delle cause principali di contagio e la più facile da prevedere in questi mesi, il governo continua a fare finta di nulla e parla di tutto fuorché di questo. Invece, si colpisce la ristorazione, con la chiusura nei giorni festivi e la sera, infliggendo a quegli imprenditori una doppia pena: farsi carico dei costi fissi e portare al minimo gli incassi. Stessa sorte per palestre, teatri, cinema al chiuso e all’aperto. In tutto questo il governo non fornisce uno straccio di evidenza sul fatto che l’escalation del contagio parta da questi luoghi, ed è difficile accettare queste misure dagli stessi che negano i rischi del contagio sui mezzi pubblici, così come sui barconi di immigrati clandestini. Intere filiere perderanno ogni speranza e di contro non ci sono certezze sui ristori economici, che FdI ha chiesto diretti e contestuali a qualsiasi penalizzazione. Pretendiamo trasparenza sui dati, conoscere le ragioni dei singoli interventi che limitano libertà personali e di impresa. Vogliamo che siano garantiti i mancati introiti e i danni emergenti per tutte quelle che Conte, con un cinismo intollerabile, definisce “attività sacrificabili” senza alcuna responsabilità e un enorme dubbio sull’utilità. Il governo ha perso mesi fondamentali pavoneggiandosi su risultati che – a suo dire – erano migliori di quelli di molte altre nazioni. Ecco i risultati di tanta vanità mista a incompetenza». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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