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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘contagiati’

Il 3% dei contagiati totali in Italia sono migranti e cittadini di origine straniera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Amsi,UMEM e Uniti per Unire; Appello al nuovo Governo, Urge una nuova legge d’immigrazione italiana-Europea, presentano statistiche “Osservatorio interculturale anti-Covid 19* Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), l’Unione medica euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire presentano le statistiche e riflessioni osservatorio inter culturale anti Covid in Italia e nel mondo in base allo sportello congiunto online e della collaborazione delle numerose associazioni in Italia e all’estero che sono più di 1000 ed i nostri rappresentanti UMEM e Amsi negli 80 paesi euro mediterranei, in Africa, Paesi del Golfo, Europa, Russia, Iran, Paesi sudamericani ed asiatici.Iniziamo ad elencare alcuni punti importanti delle statistiche e delle riflessioni Anti Covid 19 in Italia tra i migranti e cittadini di origine straniera:
-il 3% dei contagiati totali in Italia sono migranti e cittadini di origine straniera, la percentuale si è dimezzata negli ultimi 6 mesi;
– È aumentata del 30% la richiesta di un consulto psicologico per combattere ansia, paura e depressione e questi disagi nascono anche da motivazioni economiche;
– Sono aumentate del 50% le patologie articolari e vertebrali tra i migranti per motivi di stress, sovrappeso, maggiori sforzi e lavoro da domicilio;
-Sono aumentate le richieste per tutte le visite specialistiche; in Gastroenterologia del 25%, Ginecologia del 30%, Cardiologia del 15%, Pediatria del 30%, Neurologia del 20%, Psichiatria del 10%, Pneumologia 60%e la diagnostica d’immagine del 35%;
-sono aumentate del 40% le richieste di circoncisioni da parte delle famiglie musulmane viste le difficoltà a recarsi alle strutture sanitarie e ritornare nei Paesi di origine;
– Il protocollo più utilizzato dai cittadini stranieri è quello domiciliare e nei primi 5 giorni con quarantena fiduciaria;
-le comunità straniere si informano maggiormente tramite i medici di famiglia, medici di fiducia e medici di madre lingua;
– È aumentato il numero dei medici e professionisti di origine straniera che desidera recarsi in Italia per lavoro ma ci sono difficoltà riguardo il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e il periodo lungo di riconoscimento del titolo ottenuto all’estero;
– È aumentata la collaborazione e solidarietà tra i cittadini italiani e di origine straniera testimoniata sia a livello personale che con iniziative congiunte a favore di chi sta in difficoltà sia italiani che migranti.
“La sanità italiana ha bisogno di fare un salto di qualità amministrativo, organizzativo e bisogna valorizzare le buone pratiche, valorizzando i professionisti della sanità sia italiani che di origine straniera oltre che con una maggiore internazionalizzazione e collaborazioni a livello mondiale, per arricchirsi ulteriormente di buone pratiche e di esperienze costruttive per combattere tutte le problematiche irrisolte”, spiega Foad Aodi.

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Tre detenuti morti, oltre mille contagiati e nessuna norma di prevenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Siamo ad oltre mille contagi nelle carceri italiane tra detenuti e personale penitenziario, con un trend di crescita spaventoso. Morti tre detenuti. Allo stato attuale nessuna misura di prevenzione per evitare il propagarsi del virus. A dichiaralo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo: “sono tre i detenuti morti nella seconda ondata nelle carceri italiane; uno a Livorno, uno ad Alessandria ed uno a Milano. Ad oggi sono 1050 i casi accertati di positività al COVID-19 tra detenuti e personale penitenziario, ma preoccupano gli oltre 1300 poliziotti in malattia ed in isolamento fiduciario o in attesa di tampone. Fin qui l’analisi dei dati è incontrovertibile, in 15 giorni sarà una catastrofe. Allora come mai non si passa da un regime di celle aperte a quello chiuso per evitare contatti ravvicinati? Come mai non si sospendono i colloqui con i famigliari, chiudono le scuole e tutte quelle attività non indispensabili, consentendo solo contatti Skype per una quindicina di giorni per evitare il diffondersi del virus? Sarebbero queste sicuramente norme di buon senso. Pensare di gestire tutti i detenuti contagiati nelle carceri è evidente a tutti, forse anche a Petralia e Tartaglia, che non è possibile. Ed ecco di nuovo come nella prima fase il garante dei detenuti che chiede a voce alta di rimettere in libertà quanti più detenuti possibili per evitare che si ammalino e per garantire il diritto alla salute. Il Ministro della Giustizia dal canto suo ha già provveduto a far sapere il suo pensiero con una norma che rimette in libertà tutti i residui pena non superiori a 18 mesi, con esclusione di alcune categorie, con il controllo del braccialetto elettronico. Braccialetti che, come nella prima fase in cui sono stati liberati circa ottomila detenuti, non sono sufficienti. Tutte queste indecisioni rendono chiaro il quadro politico prima che amministrativo. La mancanza di prevedimenti è una chiara volontà politica di alleggerire le carceri di migliaia di detenuti. Non può essere data lettura diversa, ma in questo caso il Ministro deve fare in fretta, come sollecitato anche dai radicali, altrimenti corre il rischio di avere altre sommosse. Noi dell’S.PP. siamo di un’altra idea: bisognava fare tutte le cose che abbiamo più volte dette, sopra riportate, perché crediamo nella certezza della pena e perché pensiamo che non sia questo il rispetto che meritano i famigliari delle vittime, abusati due volte. Lo stato deve stare senza sé e senza ma dalla parte dei cittadini e non dei delinquenti e che nessuno si stupisca quando a breve saremo costretti a fare uscire ancora i detenuti di alta sicurezza perché non sarà una necessità ma una scelta”.www.sindacatospp.it

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Coronavirus, mai così pochi contagiati

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Sono i dati migliori da due mesi quanto a nuovi contagi da coronavirus e vittime. E’ questo il bilancio registrato ieri in Italia, a una settimana dall’allentamento del lockdown e in vista delle ‘pagelle’ alle regioni che determineranno le ulteriori riaperture della Fase 2. I morti sono 165 in un giorno, il dato più basso dal 9 marzo – giornata di ‘chiusura’ del Paese – i nuovi casi appena 802, mai così pochi dal 6 marzo, prima del lockdown. Da giovedì il ministero della Salute renderà pubblici i dati delle Regioni, con Lombardia e Piemonte osservate speciali visto che contano quasi il 50% dei contagiati nelle ultime 24 ore.
Entro giovedì il Comitato tecnico scientifico valuterà per ogni regione il numero di contagiati quotidiani, R con 0 (indice di contagiosità, sceso in Italia sotto la soglia di allarme di 1) e posti di terapia intensiva occupati, tra gli altri parametri. Giovedì saranno passati 10 giorni dal 4 maggio, avvio delle prime riaperture e del ritorno a una parziale libertà dei cittadini. Un lasso di tempo già sufficiente per stimare i nuovi casi positivi, tenendo conto dell’incubazione media del Covid-19. I dati di oggi della Protezione civile – con 51.678 tamponi fatti, in netto calo rispetto ai 69.171 del giorno precedente – registrano un rapporto tra test e casi individuati all’1,6% (un malato ogni 64,4 tamponi). Da ricordare sempre che almeno il 40% dei test sono ripetuti su uno stesso caso, ma la percentuale resta comunque la più bassa di sempre, pari a quella di sabato. Gli 802 nuovi casi – il livello minimo dal 9 marzo – portano il totale a 218.268. Di questi 802 se ne registrano 282 in Lombardia – oltre il 35%, ma aumento minimo dal 3 marzo – e 116 in Piemonte; assieme le due regioni arrivano quasi al 50%. Le vittime ufficiali del coronavirus in Italia sono arrivate alla cifra, di 30.560, ma il tributo giornaliero di morti della malattia scende a 165, il più basso da oltre due mesi (sempre tenendo conto del calo dei tamponi). Ancora una volta sotto la soglia dei 200, i deceduti sono come previsto dagli esperti il dato che è più difficile veder scendere. Cinque regioni – Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, Basilicata e Molise – e la Provincia autonoma di Bolzano non fanno registrare vittime nelle ultime 24 ore. In Lombardia ve ne sono state 62, ancora in calo, e in Piemonte 36. Più indietro, tra le quattro regioni più colpite dalla pandemia, l’Emilia Romagna con 18 morti e il Veneto con 14. Tutte le altre hanno incrementi a una sola cifra. Da tenere d’occhio il dato delle terapie intensive, che secondo il ministero della Salute non dovranno avere più del 30% dei letti occupati da pazienti Covid; in caso contrario scatterà l’allarme nella regione. Il calo dei ricoveri, giunto al 28/esimo giorno di fila, è oggi di soli 7 unità (134 il giorno precedente), mentre in Lombardia, dopo una flessione di 70 sabato, i pazienti più gravi sono tornati a salire di 18. Con questi numeri il Paese si avvia alle prime ‘pagelle’ alle Regioni, con le conseguenti decisioni per il calendario delle riaperture differenziate di attività produttive dal 18 maggio. Cresce l’attesa per sapere se la ripartenza col freno a mano dal 4 maggio ha riportato su la curva dei contagi e in che misura. (fonte: Doctor33)

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Aeroporto di Fiumicino, USB: primi contagiati tra il personale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Nell’aeroporto Leonardo da Vinci, nonostante il calo evidente del traffico aereo, i lavoratori di varie aziende lavorano insieme, si incontrano, passano allo stesso varco di entrata, condividono postazioni di lavoro.E tante sono le denunce inviate da USB sul mancato rispetto delle norme emanate dai decreti e dal protocollo firmato tra governo e sindacati in merito alla salvaguardia della salute dei lavoratori, protocollo carta straccia che gli stessi firmatari non hanno provveduto a far rispettare.Il trasporto aereo è considerato servizio pubblico essenziale, ma questo non significa che le aziende non siano obbligate a rispettare le norme emanate dai decreti e dallo stesso protocollo condiviso. Non significa soprattutto che i lavoratori non abbiano diritto al massimo della protezione in queste condizioni di estrema emergenza. A cominciare dal diritto a una corretta informazione su cosa succede sul proprio luogo di lavoro.Ai telegiornali appaiono servizi di un aeroporto sotto controllo, pulito, sanificato ed efficiente. Ma la verità è che i lavoratori impiegati, già martoriati dagli effetti economici pesanti sulla loro retribuzione, sono preoccupati di contrarre il virus e contagiare i propri familiari.USB chiede un intervento immediato ad Aeroporti di Roma ed ENAC che informi tutti i lavoratori di cosa sta succedendo in aeroporto e che intervenga a verificare il rispetto delle norme di sicurezza per tutti, dalla misurazione della temperatura in entrata, alle mascherine non consegnate, ai locali spogliatoi, bagni e sale ristoro non sanificati.Lo stato di agitazione indetto nel trasporto aereo permane e se le incertezze che vivono i lavoratori sulla loro salute non vengono chiarite USB andrà avanti con ogni mezzo.

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Militari contagiati da Coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Il Sindacato Aeronautica Militare (SIAM) denuncia casi accertati di Coronavirus nel reparto dell’Aeronautica Militare di Sigonella in Sicilia. Sono stati trovati positivi al tampone del COVID-19 due militari dell’11° Reparto Manutenzione Velivoli. Il primo, il Maresciallo S.A. si trova attualmente ricoverato in ospedale mentre P.P. è un portatore asintomatico.
A far temere che presso l’Aeroporto di Sigonella possa esserci un potenziale focolaio di COVID vi è il fatto che esistono altri due casi particolari. Il primo è riferito ad un dipendente civile che il 28 febbraio scorso è andato in pensione per poi scoprire giorni dopo di essere positivo al tampone, il secondo riguarda un altro dipendente civile presente in servizio fino al giorno 11 c.m. il cui genitore è risultato contagiato dal virus.A destare la preoccupazione del SIAM è il fatto che all’interno dell’Aeroporto militare di Sigonella, oltre all’11° RMV sono co-ubicati altri reparti militari come il 41° Stormo, il Comando Aeroporto, il 61° Gruppo volo di aerei a pilotaggio remoto e l’ Alliance Ground Surveillance della NATO (AGS) con presenza di personale molto elevata e che, nonostante l’emergenza in atto, non hanno subito riduzioni dell’orario di servizio o la sua rimodulazione per evitare maggiori presenze, specialmente nelle aree comuni.Il SIAM considera questa situazione grave e potenzialmente pericolosa poiché i due militari positivi al COVID sono stati costantemente in contatto con gli uffici e le sale di lavoro ed hanno frequentato l’affollata mensa di Sigonella che verrà irragionevolmente riaperta dopo soli due giorni di chiusura.Il SIAM chiede al Ministro della Difesa Guerini di valutare la quarantena per tutto il personale dell’Aeroporto di Sigonella entrato in contatto con i due militari contagiati e ogni altra misura precauzionale di salvaguardia per il personale come visite mediche mirate, smart working, dotazioni di protezione individuale, che ancora mancano , nonché la chiusura della mensa e una rimodulazione dell’orario di servizio in analogia ad altri reparti dell’Aeronautica che hanno già messo in atto alcune di queste precauzioni. Il Sindacato Aeronautica Militare

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‘Spionaggio’ a tappeto dei contagiati e diritti del cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Il tracciamento dei cellulari e riconoscimenti facciali, sul modello adottato dalla Corea del Sud per evitare la diffusione del Coronavirus, “non calpesterebbe necessariamente i diritti dei cittadini, perche’ anche in Europa quello della protezione dei dati personali non e’ un diritto assoluto, bensi’ va bilanciato con gli altri diritti fondamentali e in questo caso con quello alla salute, non solo individuale, ma collettiva”. Lo dice l’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni, durante un’intervista alla Dire, commentando le misure di contenimento del virus messe in campo da Seul, che in Europa hanno fatto discutere. Secondo quanto spiega Lisi l’attuale regolamento europeo, il 2016/679 Gdpr, “prevede la difesa del diritto fondamentale dell’individuo alla protezione dei dati personali, un diritto che possiamo ritenere oggi indirettamente garantito anche dalla Costituzione, che pero’ stabilisce non solo la protezione, ma anche l’adeguata circolazione dei nostri dati personali. Se c’e’ un’emergenza eccezionale come quella che si vive oggi- continua l’esperto- si entra nella sfera del diritto alla salute che e’ altrettanto fondamentale. Quindi in ipotesi eccezionali piu’ Stati europei potrebbero in qualche modo ridimensionare il diritto alla protezione dei dati favorendo la circolazione di alcuni dati con delle forme di controllo e garanzia, bilanciandolo cosi’ con queste esigenze eccezionali di tutela della salute pubblica”. “Per fare una cosa del genere – spiega ancora l’esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni – sarebbe opportuno lavorare su una normativa europea specifica e di emergenza che operi quel bilanciamento tra i due diritti, cioe’ il diritto alla cosiddetta privacy e il diritto fondamentale alla salute, che potrebbe avere un enorme giovamento nel caso odierno grazie alla verifica degli spostamenti, dei contatti tra persone infette. È chiaro che bisognerebbe stabilire i tempi precisi di questo tracciamento, le modalita’, le procedure di sicurezza per garantire che soltanto alcuni specifici autorizzati possano accedere a quei dati e fino a che punto quei dati possono essere esposti senza essere previamente pseudoanonimizzati o anonimizzati. Quindi non possiamo pensare in Europa ad arrivare un controllo generalizzato e pervasivo dei cittadini, pur giustificato dall’emergenza, ma ad un equo bilandiamento tra i diversi diritti in gioco, determinando tempi e modi certi di questa forma di tracciamento e confermandone l’eccezionalita’ e le dovute garanzie”. “Anche i padri del diritto alla protezione dei dati come Stefano Rodota’ e Giovanni Buttarelli – conclude Lisi – non hanno mai pensato al diritto alla privacy come a un diritto assoluto, ricordiamocelo. Oggi stiamo combattendo una guerra e quindi alcune garanzie individuali possono essere compresse, come e’ stato del resto con la liberta’ di muoversi”. (fonte: newsletter.dire.it)

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Impiego di tocilizumab nei pazienti contagiati da coronavirus?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

Serve subito un protocollo nazionale per estendere l’impiego di tocilizumab nei pazienti contagiati da coronavirus e che si trovano in condizioni molto critiche. Il farmaco, utilizzato per la cura dell’artrite reumatoide, ha dimostrato di essere efficace nel trattamento della polmonite interstiziale causata dal Covid-19”. La richiesta viene dal prof. Paolo Ascierto, presidente Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli. “Nel capoluogo campano sono stati trattati i primi due pazienti in Italia, in 24 ore la terapia ha evidenziato ottimi risultati e stiamo valutando proprio oggi l’opportunità di estubare uno dei due malati, perché le sue condizioni sono migliorate – afferma il prof. Ascierto -. Oggi somministreremo tocilizumab ad altre due persone ricoverate a Napoli. Può essere impiegato nella polmonite da Covid-19 solo ‘off label’, cioè al di fuori delle indicazioni per cui è registrato. Altri malati hanno già ricevuto la terapia anche nei centri di Bergamo, Fano e Milano. Ma è molto importante che il suo utilizzo venga esteso quanto prima, così potremo salvare più vite. La nostra struttura insieme all’Azienda Ospedaliera dei Colli è stata la prima, in Italia, a utilizzare questa terapia nei pazienti con coronavirus”. “Abbiamo stabilito un vero e proprio ponte della ricerca con i colleghi cinesi, che avevano già osservato un miglioramento nei malati trattati in questo modo – spiega il prof. Gerardo Botti, Direttore Scientifico del ‘Pascale’ –. Solo la collaborazione internazionale consentirà di mettere a punto armi efficaci contro il Covid-19 e il Pascale da sempre si distingue per la capacità di siglare collaborazioni a livello globale. I risultati positivi di tocilizumab devono essere validati, per questo serve uno studio multicentrico a livello nazionale”.
Dopo il confronto con i ricercatori cinesi, è stata costituita una vera e propria task force a Napoli guidata, oltre che da Paolo Ascierto, da Franco Buonaguro (Direttore Biologia Molecolare e Oncogenesi virale del Pascale) e da Vincenzo Montesarchio (Direttore Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli). Per il Cotugno, fanno parte del gruppo, tra gli altri, Rodolfo Punzi (Direttore del dipartimento di Malattie infettive e urgenze infettivologiche), Roberto Parrella (Direttore della Uoc Malattie infettive ad indirizzo respiratorio), Fiorentino Fragranza (Direttore della Uoc Anestesia rianimazione e terapia intensiva), Vincenzo Sangiovanni (Direttore della Uoc Infezioni sistemiche e dell’immunodepresso), Nicola Maturo (Responsabile del Pronto Soccorso infettivologico del Cotugno) e Luigi Atripaldi (Direttore del laboratorio di Microbiologie e virologia). “Il nostro sistema sanitario sta vivendo un momento molto difficile – concludono il dott. Attilio Bianchi, Direttore Generale del Pascale, e il dott. Maurizio di Mauro, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli -. Il virus supera i confini tra i vari Paesi ma anche la scienza ha la capacità di oltrepassare le barriere nazionali. Dobbiamo avere fiducia nell’impegno dei ricercatori nel fermare il virus. E questa collaborazione ne è una preziosa testimonianza”.

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Coronavirus con medici “contagiati” e assistenza anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

“Accogliamo con preoccupazione la segnalazione, diffusa dall’Ordine dei Medici, di due dottoresse di medicina generale della zona rossa in Lombardia secondo cui i pazienti positivi al coronavirus e i malati oncologici e cronici non hanno la possibilità di essere visitati poiché gli stessi medici di famiglia sono in isolamento” dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Un appello, questo lanciato dalle due dottoresse della zona rossa, a cui si aggiungono i numeri preoccupanti riferiti dal Segretario Nazionale della Fimmg Silvestro Scotti: 17 medici di famiglia in quarantena, dato che si traduce in ben 30.000 pazienti al momento senza medico”
“Ci mettiamo nei panni degli anziani e dei malati confinati a casa, che hanno difficoltà a farsi assistere in un contesto che vede in campo anche buona parte del personale delle farmacie. Auspichiamo un immediato rafforzamento dei presidi medici nell’area interessata che consenta di farsi carico adeguatamente dei pazienti gravi, specie di quelli oncologici, anche dei non positivi”

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