Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘contagio’

Pausa estiva e misure di contenimento del contagio

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

“La pausa estiva è ormai cominciata, ed è logico che chi può cerchi di riprendersi dall’esperienza di questi mesi, pesantissimi sotto tutti gli aspetti. I dati epidemiologici, anche gli ultimi forniti dall’Indagine di sieroprevalenza, mostrano che l’Italia è riuscita a rallentare la pandemia, ma che questo risultato si deve innanzitutto all’efficacia delle misure di prevenzione del contagio. Lo provano anche le difficoltà che incontrano altri paesi europei dove si è agito diversamente o dove le precauzioni sono state attenuate troppo rapidamente ” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “E’ fondamentale, quindi, continuare a osservare scrupolosamente queste misure, a cominciare dall’uso delle mascherine e dal lavaggio delle mani, anche nei luoghi di villeggiatura e sui mezzi di trasporto. I cittadini sappiano che anche nel periodo delle ferie possono contare sulla presenza capillare dei farmacisti in tutto il territorio nazionale: per garantire l’accesso al farmaco ma anche per fornire consigli ed eventuali indicazioni sull’accesso alle strutture sanitarie. Come tutti i professionisti della salute” conclude Mandelli “siamo impegnati perché anche in questa fase non manchi mai l’assistenza alla collettività”.

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Covid-19: contagio è infortunio sul lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Il riconoscimento del contagio Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio apre la discussione sulla responsabilità civile e penale del datore di lavoro. I chiarimenti dell’Inail, i timori dei datori di lavoro. All’indomani del riconoscimento del contagio da Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio si è aperta la discussione sulla responsabilità civile e penale del datore di lavoro. Sul tema c’è stato di recente un intervento dell’Inail che ha cercato di mettere chiarezza, indicando nei protocolli e nelle misure sulla sicurezza il requisito fondamentale, ma il timore espresso dai datori di lavoro è che, con queste premesse, ci sia il rischio di procedimenti per accertare l’eventuale dolo in caso di contagio e conseguenti sequestri. Ma quale è la situazione di tutela dei dipendenti? Quali i rischi per datori di lavoro, farmacie incluse?Il nodo della responsabilità del datore di lavoro è emerso, in modo particolare, a seguito del cosiddetto Decreto Cura Italia – e della relativa circolare Inail di aprile -, che stabilisce come «nei casi accertati di infezione da coronavirus in occasione di lavoro» viene assicurata da Inail «la tutela di infortunio», con «prestazioni che sono erogate anche in caso quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria». Un punto che ha destato preoccupazioni e su cui l’Inail, in più occasioni, è intervenuta per fare chiarezza.
Con una prima circolare del 15 maggio, in particolare, l’Istituto ha voluto sottolineare il principio che «dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro. Non si possono confondere, infatti, i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa. Pertanto, l’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume alcun rilievo né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza. Per altro, molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, che sono oggetto di continui aggiornamenti da parte delle Autorità sulla base dell’andamento epidemiologico, rendono estremamente difficile configurare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro».
Una rassicurazione, questa, che però non è bastata alle imprese, che hanno continuato a esprimere preoccupazioni, tanto che dall’Inail è stata emessa una seconda circolare, il 20 maggio, per cercare di definire la questione con più precisione. «La tutela Inail» vi si legge «ha anzitutto chiarito che l’infezione da Sars-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, eÌ tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione». Nel «caso delle malattie infettive e parassitarie» eÌ certamente «difficile o impossibile stabilire il momento contagiante». Ma «il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda, su un giudizio di ragionevole probabilità ed eÌ totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio. Non possono, perciò, confondersi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo Inail (basti pensare a un infortunio in “occasione di lavoro” che eÌ indennizzato anche se avvenuto per caso fortuito o per colpa esclusiva del lavoratore), con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. In questi, infatti, oltre alla prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità, quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro». Quindi «eÌ sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo nella determinazione dell’evento» «intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore».
Va detto poi, continua la circolare, che non «può desumersi dalla disposizione un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile e diretta a evitare qualsiasi danno al fine di garantire cosiÌ un ambiente di lavoro a “rischio zero”». La «responsabilità del datore di lavoro eÌ ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33». In «assenza di una comprovata violazione, da parte del datore di lavoro, pertanto, delle misure di contenimento del rischio di contagio di cui ai protocolli o alle linee guida sarebbe molto arduo ipotizzare e dimostrare la colpa del datore di lavoro».
Da parte delle imprese, tuttavia, nonostante le circolari, resta il timore che, pur avendo messo in campo le misure di sicurezza previste dalla normativa e dai protocolli, per accertare l’eventuale dolo si rischi un procedimento penale, lungo e con rischi di sequestri. A livello della politica, su sollecitazione di diversi parlamentari, è in corso il dibattito per valutare un intervento normativo che espliciti meglio l’indicazione contenuta nel Cura Italia. (by Francesca Giani – fonte: Farmacista33)

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“Basta avere pronti soccorso epicentri di contagio”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Lo dichiara l’On. Stefania Mammì e soggiunge: “il 118 ha bisogno di una riforma, diventa necessario garantire una piena operatività, aumentando il numero dei mezzi di soccorso sul territorio, permettendo di effettuare visite a domicilio ai pazienti e interventi di primo soccorso. Così facendo si potrà evitare, dove possibile, l’ospedalizzazione limitando l’esposizione a un possibile contagio Covid-19. L’equipaggio di personale a bordo delle ambulanze medicalizzate varierà in base alla patologia denunciata dal paziente, attraverso il triage telefonico e sarà dotato della strumentazione di diagnostica e di terapia, necessaria per il caso specifico e la gestione delle piccole urgenze. In questo modo il cittadino eviterà di affollare i PS”. Accolto, da pochi giorni, l’ordine del giorno dell’onorevole Stefania Mammì (M5S) nel corso dell’esame in aula del Cura Italia. L’Ordine del giorno, presentato dall’On. Mammì a prima firma e sottoscritto dal resto dei componenti della Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito della discussione per la conversione in legge del Decreto “Cura Italia”, ha voluto impegnare il Governo a valutare l’opportunità di studiare delle soluzioni volte a ridurre il numero di accessi ai pronto soccorso e a limitare i contatti interpersonali nell’ambito ospedaliero per evitare il rischio di contagio da Covid-19 o altre malattie infettive. In concreto, la proposta sulla quale il Governo ha assunto l’impegno a intervenire riguarda la revisione del Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n.70 (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) e la riforma del Servizio di Emergenza Territoriale 118, con l’obiettivo di raggiungere una migliore continuità delle strutture dell’emergenza ospedaliera (Pronti Soccorso) e territoriale (Centrale Operativa 118), prevedendo in particolare l’attribuzione di un maggior numero di mezzi di soccorso avanzato dislocati sul territorio per permettere una più ottimale copertura, a bordo dei quali siano presenti dei sanitari professionisti, per consentire di effettuare al domicilio del paziente interventi di primo soccorso che permettano la gestione delle urgenze che non necessitano ospedalizzazione, evitando anche, in relazione all’attuale emergenza sanitaria, l’esposizione al rischio di contagio da Coronavirus o altre malattie infettive, limitando il trasporto in ospedale ai soli casi di indifferibile urgenza che richiedano un trattamento e un ricovero ospedaliero. (by Moira Perruso)

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Proseguono le speculazioni sui prezzi dei dispositivi utili alla protezione dal contagio

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Questa volta, dopo mascherine e alcol, è il turno dei guanti.I prezzi di tali prodotti, soprattutto online, stanno raggiungendo rincari improponibili, vista anche la difficoltà a reperire il prodotto all’ingrosso. Mentre nelle farmacie e parafarmacie si trovano ancora a prezzi elevati, ma non improponibili (circa 7,90 Euro a confezione da 100 pz), online i costi variano dai 14,99 Euro ai 29,99 Euro.
Ricordiamo che in periodo pre-coronavirus, una confezione di guanti monouso costava mediamente dai 3,00 ai 3,90 Euro.
Le maggiorazioni registrano, pertanto, circa il +114% nelle farmacie, +575% online. Un comportamento inaccettabile, che segnaleremo alle autorità competenti, così come abbiamo fatto in passato per le mascherine, per i gel disinfettanti e per l’alcool, chiedendo sanzioni severe ed esemplari per chi specula sulla salute dei cittadini. Con l’Ordinanza n. 11/2020 il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 ha fissato in 0,50 centesimi il prezzo imposto delle mascherine chirurgiche, misura da noi fortemente voluta per calmierare i costi a carico delle famiglie (in attesa che, come abbiamo richiesto, tutte le amministrazioni locali ed il Governo provvedano a dotare i cittadini dei dispositivi necessari). Sarebbe opportuno a nostro avviso estendere tale provvedimento a diverse tipologie di DPI e prodotti necessari in questa fase, per evitare che, a turno, i dispositivi necessari siano oggetto di speculazioni e abusi, come purtroppo sta avvenendo da mesi. I cittadini sono stanchi di essere continue vittime di fenomeni speculativi che, di fatto, non sono solo responsabili di danni economici, ma anche di danni alla salute, dal momento che prezzi così elevati dissuadono i cittadini dal dotarsi dei dispositivi necessari a proteggerli dal contagio.

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Le misure da adottare in caso di contagio in farmacia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

La misura della quarantena con sorveglianza attiva per chi ha avuto contatti stretti con casi confermati di Covid-19 non si applica agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali e la sospensione dell’attività si ha solo nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo. Lo dice l’articolo 7 del Decreto-legge 14/202 sul potenziamento del Ssn. E, se è evidente la preoccupazione per la garanzia del servizio alla popolazione, dall’altra parte si ingenera una situazione di incertezza, che, negli ospedali e anche nelle farmacie del territorio, rischia di rivelarsi un boomerang.
Che cosa succede ai farmacisti nel caso vi sia, all’interno del presidio in cui operano, un caso accertato di contagio? Quando è prevista la chiusura eventuale della farmacia o della parafarmacia? Quali sono le precauzioni che possono essere prese verso i farmacisti e verso anche l’utenza in questi casi? Ne abbiamo parlato con Maurizio Cini, presidente Asfi e professore all’Università di Bologna, che spiega: «C’è, al momento, una situazione di incertezza, negli ospedali in primo luogo, ma anche nelle farmacie del territorio, e va segnalata una certa variabilità locale nelle prassi».
«L’unico strumento per accertare il contagio è di fatto il tampone ma va rilevato che, in linea di massima, è stato finora effettuato in ambito ospedaliero e comunque a fronte di casi gravi», anche se, di recente, sono state avviate alcune Policy a livello regionale o locale, che hanno visto, in alcuni casi screening con priorità agli operatori sanitari che prestano assistenza ai pazienti. «Con un utilizzo di questo tipo, diventa difficile andare a individuare operatori che sono affetti dal virus, anche perché sono molti i casi asintomatici o paucisintomatici. A costoro, il tampone non viene quindi effettuato e non vengono di conseguenza applicate le misure di quarantena».Se il tampone è stato, finora, effettuato in casi molto circoscritti, anche in riferimento alle situazioni che possono essere individuate risalendo ai contatti eventualmente avuti dalla persona con Covid-19, c’è, per i farmacisti, un’ulteriore complicazione: tali prassi «nel caso di operatori sanitari, e quindi anche dei farmacisti, non funziona. La normativa, infatti, prevede che anche in caso di contatto stretto con paziente con Covid-19, non si applica la quarantena, che al contrario scatta soltanto nel caso di tampone positivo o di sintomatologia respiratoria». Ma che cosa succede in caso di contagio accertato ai farmacisti che operano nello stesso presidio? «La maggior parte delle linee guida e raccomandazioni non hanno preso in considerazione la farmacia o la parafarmacia. Mancano quindi indicazioni uniformi e univoche per la gestione delle varie casistiche che possono capitare. Mentre eventuali prassi possono arrivare dal livello locale, dalla Asl, per esempio, o dalla Regione, con una certa variabilità nel territorio». Resta comunque la previsione della sorveglianza. In questa situazione, a ogni modo, «fino a che il servizio può essere garantito, attraverso un’adeguata presenza di farmacisti e della funzione del direttore, in linea teorica si andrà avanti. Quando queste condizioni non possono essere rispettate, sarà necessario chiudere il presidio». A ogni modo, la sanificazione del presidio, «al di là di eventuali indicazioni, sarebbe opportuno farla in maniera periodica e costante e in ogni caso, per tutelare farmacisti e cittadini».
Quanto alle tutele dei farmacisti, non a caso, da tempo è in corso la richiesta un po’ da tutte le rappresentanze di una dotazione adeguata di dispositivi di protezione individuale o dei battenti chiusi e la preoccupazione avanzata è tanto di salvaguardia di chi opera in farmacia e del servizio stesso, ma anche, di rimando, dell’utenza stessa. «In questa situazione è quanto mai fondamentale applicare tutte le precauzioni possibili: servizio a battenti chiusi, laddove previsto, protezioni individuali, se disponibili, accesso ai locali contingentato – una persona alla volta o due, qualora la farmacia o la parafarmacia sia di ampie dimensioni – posizionamento di distributori di gel igienizzanti per mani, distanziamento dal banco e tra farmacisti, paratie trasparenti, sanificazione di locali e strumenti di lavoro, e così via». (by Francesca Giani, fonte Farmacista33)

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«Le app anti-contagio rispettino la privacy e siano introdotte per legge, ascoltando il Garante»

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In queste ore il Governo sta valutando ipotesi di tipo “coreano” circa la sorveglianza degli italiani. In particolare si parla dell’introduzione di app per individuare le aree di maggior contagio da Covid-19. Dovrà trattarsi, però, di soluzioni compatibili con il rispetto della privacy. Lo sottolinea il professor Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e fondatore del portale http://www.dirittodellinformazione.it. «Nelle situazioni di emergenza – evidenzia il professor Razzante – si varano misure straordinarie che però rischiano di diventare definitive e di cancellare conquiste di decenni. Affidare alle tecnologie la delimitazione dei confini dei diritti individuali è sempre un rischio. E’ evidente che in questa fase di emergenza la privacy possa temporaneamente essere sacrificata per assicurare standard più elevati di protezione della salute. Tuttavia, un conto è la raccolta dei dati aggregati e in forma anonima, già consentita dalle leggi vigenti a livello europeo e nazionale in casi di emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo. Altra cosa è l’utilizzo prolungato nel tempo, da parte dello Stato e degli operatori telefonici, di nostri dati che svelano particolari estremamente intimi della nostra vita. Si possono utilizzare le app per monitorare e combattere più efficacemente la diffusione del virus, anche preservando uno zoccolo duro di riservatezza rispetto alle nostre abitudini, alle nostre frequentazioni, al nostro sentire, alle nostre opinioni. Una via di mezzo è possibile, attraverso una maggiore responsabilizzazione dei singoli utenti rispetto a rischi di contagio e investendo l’Autorità garante della privacy di un delicato compito di sorveglianza sul corretto e proporzionale uso dei dati degli utenti da parte di chi li raccoglie e di chi sta combattendo questa disastrosa pandemia, quindi degli operatori telefonici e della protezione civile». «Per raggiungere tale obiettivo – conclude Razzante – bene ha fatto il Ministero per l’innovazione a promuovere una call per aziende, enti di ricerca e altri soggetti pubblici e privati potenzialmente in grado di elaborare soluzioni tecnologiche efficaci e compatibili con un sufficiente livello di protezione della privacy. Tuttavia, occorre chiarire fin da ora che per introdurre misure così invasive non può bastare una delibera della protezione civile ma è necessaria l’emanazione di una legge ordinaria o, vista l’urgenza, di un decreto legge, sul cui contenuto coinvolgere comunque fin da subito il Parlamento. Inoltre bisognerà vigilare affinché il trattamento dei nostri dati avvenga secondo criteri di proporzionalità e per il tempo strettamente necessario, quindi fino alla cessazione delle misure restrittive della libertà personale e non oltre. Qualora si decidesse di coinvolgere anche i colossi del web, è opportuno accertarsi che l’utilizzo di queste informazioni da parte di tali piattaforme avvenga nel rispetto delle normative vigenti, dunque per le finalità dichiarate e non per attività di profilazione intrusiva».

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Coronavirus, USB: dai rifiuti elevato rischio contagio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Giorno per giorno l’emergenza sanitaria sta facendo venire a galla le conseguenze nefaste di anni di tagli agli investimenti sulla salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini.Ne è una dimostrazione lampante il settore della sanità ormai al collasso, ma ce n’è un altro, che fa meno notizia, che sta mettendo a repentaglio la vita degli oltre 100.000 operatori ecologici del nostro paese, oltre che la cittadinanza. USB nei giorni scorsi ha denunciato, sulla base delle segnalazioni dei delegati di tutta Italia, il rischio elevato di contagio in cui incorrono i lavoratori di questo settore, con una nota dettagliata inviata a governo e Ministero della Salute. Del resto le stesse aAssociazioni datoriali del settore Igiene Ambientale hanno ammesso di essere in difficoltà rivolgendosi al governo, quasi a volersi lavare le mani in caso di responsabilità civili e penali.Nella missiva USB ha denunciato come gli operatori ecologici stiano raccogliendo rifiuti cosiddetti “pericolosi” in quanto contaminati dal virus, anche prelevandoli direttamente dalle case e dai condomini dove risiedono le persone in quarantena. Rifiuti che andrebbero trattati come quelli ospedalieri e pertanto smaltiti dalle Asl, ma che al contrario vengono impunemente lasciati nelle mani di ignari lavoratori, spesso costretti a lavorare senza neppure le mascherine e i guanti di protezione monouso obbligatori. Né sono state messe in atto le adeguate misure di contenimento del rischio in merito alla sanificazione degli immobili e soprattutto dei mezzi e degli ambienti comuni.Inoltre, USB ha denunciato come per questi lavoratori il rischio si triplichi quando gli stessi sono costantemente a contatto con materiali sui quali il virus ha dimostrato di resistere per giorni, come ad esempio la plastica e il cartone.Nonostante le denunce, molte amministrazioni regionali e locali, con la complicità di aziende e sindacati allineati ai soli interessi padronali, in spregio alle misure contenute nei decreti governativi, continuano a non mettere i lavoratori in condizione di operare in sicurezza.Per questo motivo USB si è vista costretta ad inviare un fermo invito al Governo, al Ministero della Salute, ai governatori delle Regioni e ai sindaci, nonché agli organi preposti di vigilanza preannunciando che, se non interverranno tempestivamente e adeguatamente, a garanzia della salute degli operatori e degli utenti lo faranno gli stessi lavoratori – che finora hanno accettato per senso civico il rischio a cui sono stati esposti fino a oggi – per tutelare se stessi e la collettività perché qui è in gioco la salute pubblica. Lo faranno nelle modalità che saranno ritenute opportune, con senso di responsabilità verso la salute dei colleghi e cittadini.USB, visto il permanere delle situazioni di insicurezza nonostante i solleciti e le proposte, ha pertanto comunicato alle controparti nazionali e al governo che, in assenza di significative ed immediate novità, ciascuno di essi valuterà se avvalersi del diritto previsto dall’art. 44 della L.81/2008 per cui «il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa”.In ogni caso la USB non esclude di intraprendere ulteriori iniziative anche di sciopero, laddove perduri questa gravi situazioni di rischio, nonostante i solleciti e le denunce, o si verificassero gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori.

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Nuove misure urgenti di contenimento del contagio da Coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Da aggi 23 marzo e fino al 3 aprile 2020 sono state adottate nuove misure urgenti di contenimento del contagio da Coronavirus valide sull’intero territorio nazionale fissate dal DPCM 22/3/2020. Vediamo quelle di più stretto interesse del consumatore.
Sospensione attività produttive industriali e commerciali. Per quanto riguarda le attività produttive industriali e commerciali sono sospese tutte ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 del DPCM. Restano sempre consentite anche le attivita’ che sono funzionali ad assicurare la continuita’ delle filiere delle attivita’ dell’allegato 1, nonche’ dei servizi di pubblica utilita’ e dei servizi essenziali. E’ sempre consentita l’attivita’ di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonche’ di prodotti agricoli e alimentari. Resta altresi’ consentita ogni attivita’ comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza.
Per le attivita’ commerciali, rimane valido quanto disposto dal DPCM 11 marzo 2020 e dall’ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020 che ha anche chiuso i parchi, limitato le attività all’aperto e gli spostamenti nelle seconde case.
L’efficacia di ambedue i provvedimenti è prorogata al 3 Aprile 2020. Ribadito il fermo dei servizi di apertura al pubblico di musei e altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice beni culturali, nonche’ dei servizi che riguardano l’istruzione ove non erogati a distanza o in modalita’ da remoto nei limiti attualmente consentiti.
Divieti di spostamento fuori dal Comune ove ci si trova. E’ fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.
Non è più consentito, conseguentemente, il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza a suo tempo introdotto dal DPCM 8/3/2020.
Su questa scheda un riassunto delle regole: https://sosonline.aduc.it/scheda/coronavirus+ disposizioni+valide+tutto+territorio_30753.php (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Rischio contagio nonni che accudiscono nipoti

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“Credo che, di fronte alle complesse circostanze provocate dalla diffusione del Coronavirus nel nostro paese, dobbiamo ancora una volta ringraziare i nostri insostituibili nonni”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Questa difficile circostanza di tipo sanitario si sta infatti rivelando, per poter essere affrontata, come una situazione con aspetti di emergenza sul piano della nostra vita sociale, per quanto riguarda l’organizzazione quotidiana, e ancora una volta i nonni si dimostrano il grande ammortizzatore senza il quale spesso i figli non potrebbero avere una propria famiglia”.“La chiusura delle scuole, resasi necessaria a scopo preventivo per frenare la diffusione del virus”, prosegue Messina, “ha infatti rafforzato il ricorso proprio all’accudimento da parte dei nonni nei confronti dei nipoti, prassi già comune ed essenziale nella nostra società e, ora, resasi ancora più indispensabile per tutti quei genitori che comprensibilmente, in questa emergenza, non sanno più come gestire l’equilibrio tra famiglia e lavoro. I nonni, baby sitter per gran parte dell’anno, ora sono chiamati a farlo in molti casi praticamente a tempo pieno, aiutando in questo modo figli e nipoti sia sul piano sociale sia su quello economico, dal momento che la spesa per un servizio di baby sitting corrispondente all’intero orario di lavoro sarebbe per molte famiglie insostenibile”“Ci chiediamo però”, prosegue Messina, “se in questo caso non si stia chiedendo ai nonni un sacrificio di certo da loro donato volentieri, ma eccessivo e rischioso. Da una parte le regole di prevenzione prevedono infatti che agli anziani, soprattutto i più fragili, è consigliato di rimanere in casa ed evitare contatti con le altre persone, dall’altro, per forza di cose, gli si chiede di trascorrere tutto il giorno a stretto contatto con i propri nipoti. Se è vero che, da quanto emerge fin qui, i bambini non sarebbero i principali bersagli del Coronavirus, è anche vero, che il mondo scientifico si chiede se possano essere comunque degli importanti vettori del virus stesso, mettendo così in pericolo l’incolumità dei nonni, che invece, soprattutto quando sono più fragili, sono i principali soggetti a rischio” “Per questo”, conclude Messina, “ci sembra strettamente opportuno che si trovi con urgenza la quadra di questo che rischia di essere una sorta di cortocircuito sociale e sanitario. Vanno messe in campo quelle risorse che consentano ai genitori di gestire in questo momento direttamente la cura dei figli senza ricorrere in modo così indispensabile ai nonni, quali l’incentivazione dello smart working e la predisposizione di voucher per il baby sitting. Chiediamo, insomma, la promozione di un atteggiamento di prudenza dell’intera collettività, sostenuta dagli strumenti necessari, per tutelare quelli che sono i principali bersagli del virus. E ai nonni chiediamo, in particolare, di avere pazienza. Sappiamo che per loro è un sacrificio anche quello di tenere le dovute distanze dai propri nipoti, per questo diciamo loro: pazientate e aspettate che questa situazione sia superata. Il rischio, stavolta, ne vale la pena”.

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Virus Cina: la Farnesina raccomanda di non recarsi nelle zone del contagio

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Aumenta l’allarme per la patologia polmonare che si sta diffondendo in Cina. Dopo il blocco della vendita dei pacchetti di viaggio interni e internazionali imposto dal Governo di Pechino, la Farnesina non ha, nonostante le numerose richieste, disposto lo sconsiglio per le aree coinvolte, tuttavia il Ministero ha pubblicato una comunicazione raccomandando di “evitare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei”, cioè la zona in cui ha avuto origine il contagio e in cui si stanno registrando il maggior numero di casi.Oltre alle evidenti, gravi conseguenze dal punto di vista sanitario, la situazione pone un problema per coloro i quali abbiano acquistato biglietti aerei e soggiorni e che, comprensibilmente, vorrebbero rinunciare al viaggio o comunque stanno valutando la possibilità di non partire.Ricordiamo che purtroppo è previsto il diritto al rimborso solo in caso di sconsiglio, tuttavia la raccomandazione della Farnesina può costituire comunque un elemento utile per chi stia cercando una soluzione alternativa. Alla luce di queste indicazioni esortiamo gli utenti che abbiano programmato un soggiorno in queste settimane nelle aree interessate e che non abbiano intenzione di partire a contattare l’agenzia o il tour operator di riferimento per concordare almeno l’emissione di un voucher valido per altra data o destinazione.
Rinnoviamo comunque la richiesta al Ministero degli Esteri di disporre lo sconsiglio vero e proprio, per non lasciare ancora i cittadini in quella che, di fatto, è una situazione di indeterminatezza.

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Coronavirus: Appello all’OMS

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e dell’unione medica Euro Mediterranea (UMEM) chiedono di fornire più chiarezza sulle cause scatenanti l’epidemia e del ruolo dei Bio-Lab di ricerca che sono stati costruiti per indagare sulle cause delle malattie virali più pericolose e, guarda caso, una di queste installazioni si trova proprio a Muhan e dove alcuni ricercatori stranieri nel 2017 ne hanno segnalato la pericolosità e il rischio ma furono inascoltati, come, sottolinea Aodi, ” E ora ce lo dicono anche i medici cinesi molto dubbiosi sulla versione fornita dalle autorità cinesi sull’origine dell’epidemia”. A questo punto soggiunge “Ci rivolgiamo all’organizzazione mondiale della Salute (OMS) per chiarire, urgentemente, le vere e reali cause del contagio e se il virus iniziale era mutato. Del resto non si può continuare a nascondere la verità alla popolazione come già è successo in passato.I medici cinesi affermano che da anni la popolazione di Muhan mangia mammiferi, serpenti, pipistrelli al mercato famoso dove si vende di tutto senza igiene garantita né controllata e questo mercato dista 32 kilometri dal laboratorio di ricerca voluto dai cinesi”. E’ quanto dichiara Foad Aodi Fondatore di Amsi e Umem e membro del Gdl Salute Globale Fnomceo che avanza, per altro, una serie di dubbi sulla versione fornita dalle autorità cinesi sulle cause principali del contagio anche perché non si capisce come mai è aumentata tantissimo la velocità di contagio da uomo a uomo in una città e regione dove da sempre si mangiano regolarmente mammiferi non puliti e senza nessuna regola di contagio. È fondamentale dire la verità per poter affrontare l’emergenza in modo più efficace e più rapido in tutti i paesi dove sono comparsi dei casi sospetti compreso la Cina dove, stranamente, ogni 10 anni, circa, ce’ una emergenza epidemica con cause sconosciute, precisa Aodi. (fonte: Ufficio Stampa Amsi)

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Il “vizietto” contagioso

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

L’originalità del pensiero e la chiarezza delle proprie idee non ci rende immuni dal “vizietto” contagioso che serpeggia in tutte le generazioni dopo che Adamo ed Eva abbandonarono il loro “paradiso celeste” per ritrovarsi in quello che a rotazione, per ciascuno di noi, ha significato affrontare i tre gradi di vicissitudini dal Paradiso, al Purgatorio e l’Inferno o negli altalenanti accadimenti. Fu il risultato di una cultura che si colloca a monte di quella classico-ellenistica, si alimenta della tragedia antica con il suo “Antigone ed Edipo” e si mescola sino ai giorni nostri nelle diverse situazioni storiche socio-culturali e nelle concezioni etico-religiose delle civiltà attraversate.
E’ che, come accadde a Spinoza nelle sue opere, si parlò molto di Dio e della Natura ma non altrettanto dell’uomo come singolo e dei suoi problemi. Questa esclusione fece perdere di vista il fine che è quello di garantire la libertà civile e religiosa all’essere umano e, mediante la ragione, la libertà delle passioni. E’ una prerogativa che gli avrebbe permesso di acquistare una dignità che nessun altro essere creato possiede. Una libertà, quindi, che sostituisce il sistema irrazionale dell’esistenza, e con tutte le sue contraddizioni, per passare a una forma superiore mediante una scelta personale e responsabile. Solo in questo modo l’uomo singolo può assurgere al suo più importante compito di aprirsi a una nuova vita e a una nuova funzione illuminata dalle proprie scelte e accadimenti. Questa prerogativa l’uomo sembra averla smarrita nel momento in cui non può raccogliere i frutti della sua libertà se è costretto a soggiacere al bisogno e a perdere la dignità. Abbiamo smarrito il tema unificante della nostra vita privilegiando le differenze che ci allontanano anni luce dal riconoscerci tutti figli dello stesso Padre.
E tutto ciò ci condanna all’infelicità. Scrive Blake, dopo averci invitato a leggere sui visi della gente, incontrata durante il giorno, il loro stato d’animo: “Vi è un segno su ogni viso in cui mi imbatto. Segni di debolezza, di afflizione”. E soggiunge Bertrand Russell: “L’infelicità la incontrerete ovunque, sebbene sotto diversi aspetti. Supponete di essere a New York, la più tipicamente moderna delle grandi città. Fermatevi in una strada affollata durante le ore di lavoro, o lungo una passeggiata nei giorni festivi, o in un locale da ballo alla sera, sgombrate la mente dal vostro io e lasciate che, una dopo l’altra, le personalità di quegli ignoti si impadroniscano di voi. Vedrete che ognuna di quelle folle diverse ha i suoi particolari dispiaceri. Nella folla delle ore di lavoro riconoscere l’ansietà, un’eccessiva concentrazione, la dispepsia, la mancanza d’interesse per tutto quanto non sia la lotta per la vita, l’incapacità di divertirsi e di rendersi conto dell’esistenza dei propri simili. Lungo una passeggiata nei giorni di festa incontrerete uomini e donne, tutti esenti da preoccupazioni finanziarie, e alcuni molto ricchi, occupati nella ricerca del piacere. Questa ricerca è condotta da tutti a un passo uniforme, al passo dell’automobile più lenta del corteo; è impossibile vedere il nastro della strada, tanto è gremito d’automobili, o il panorama circostante, poiché a distrarsi guardando di lato si rischierebbe di provocare un incidente; tutti gli occupanti di tutte le automobili sono assorti nel desiderio di sorpassare le altre automobili, ciò che non possono fare a causa dell’affollamento, se le loro menti si distraggono da questa preoccupazione, come capita a volte a coloro che non stanno al volante, un’indicibile noia li coglie, imprimendo sulle loro fisionomie una meschina espressione di scontento.”
E questa è solo, a mio avviso, l’aspetto più “mondano” dell’infelicità mentre il vero dramma sta “nel mancato cambiamento del sistema sociale, con l’abolizione della guerra, dello sfruttamento economico, nel rifiuto all’educazione alla crudeltà e alla paura e nel negare alla povertà, e all’emarginazione il diritto d’asilo.” Io credo che tale scontento sia dovuto in gran parte a un modo errato di considerare il mondo, a un’etica sbagliata, ad abitudini errate, che portano alla distruzione di quel gusto e di quell’appetito naturale per le cose possibili dai quali alla fine dipende tutta la felicità, sia degli uomini, sia degli animali”. (Riccardo Alfonso)

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L’epidemia di Chikungunya e quanto accade a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

zanzara tigreIl progressivo aumento di casi di chikungunya nel Lazio ed in altre regioni lascia facilmente presagire il carattere epidemico che sta assumendo l’infezione. La differenza tra questa epidemia e quella che colpì alcune aree del ravennate nell’estate 2007 è l’estensione geografica che sta interessando quella in corso. Essa ha come cause il ritardo nella diagnosi dei primi casi dovuto alle carenze nel sistema di sorveglianza epidemiogica del Lazio e l’inadeguata disinfestazione della zanzara tigre nel Comune di Roma. Man mano che aumentano i casi di chikungunya, aumenta il serbatoio di infezione del virus e quindi la possibilità di trasmissione attraverso la puntura della zanzara Aedes albopictus, ormai stabilmente insediatasi nel nostro Paese. Il virus della chikungunya ha dimostrato, a livello mondiale, di poter causare epidemie di vaste dimensioni. Il serbatoio del virus può essere ampio se si si considera che dal 3 al 30% delle persone affette da chikungunya non manifesta sintomi. E’ quindi prevedibile che il numero di casi di chikungunya nelle prossime settimane possa salire a parecchie migliaia. A livello mondiale l’infezione è presente in Africa, in Asia, nelle Americhe. Nelle Americhe, dalla fine del 2014, sono stati riportati più di 1,1 milioni di casi. Le epidemie avvengono prevalentemente durante la stagione delle piogge, ma in Africa possono avvenire anche durante periodi di siccità. I viaggiatori internazionali sono quindi categorie a rischio d’infezione. Essi possono facilmente causare la trasmissione del virus al ritorno in Italia, se si trovino nella fase viremica (solitamente i primi 2-6 giorni della malattia). La prevenzione e controllo della chikungunya in Italia si realizza attraverso:
1) l’eradicazione della zanzara tigre, obiettivo finora sempre fallito,
2) il miglioramento della sorveglianza epidemiologica,
3) la formazione del medico nel campo della sanità internazionale.
Se i programmi di disinfestazione falliranno, è probabile che l’Italia possa avere epidemie di dengue, malattia virale trasmessa sempre dalla zanzara tigre, ma clinicamente più severa della chikungunya. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)
Per il caso Roma l’Assessora alla Sostenibilità di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ci informa: “Ci lasciano sconcertati le parole di Benvenuti, ex presidente AMA nominato da Alemanno, intervistato da TG5 sul caso chikungunya. A Roma disinfestazioni e derattizzazioni sono state effettuate con grande impegno. Dire o lasciar intendere il contrario è un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini.
Il focolaio non è a Roma ma ad Anzio. Roma è stata danneggiata dalle disinfestazioni inefficaci di altri comuni laziali. Per noi, parlano i numeri.
Roma, con 2.875.364 abitanti ha subito 6 casi di contagio. Anzio, con 54.211 abitanti ha riscontrato 19 casi di contagio. Una parte dei cittadini romani che è risultata positiva alla chikungunya era stata in vacanza ad Anzio.
Mentre i nostri trattamenti preventivi a bassa tossicità hanno funzionato molto meglio degli altri, ci chiediamo cosa hanno fatto le altre Amministrazioni per garantire la salute dei cittadini.
La nuova ordinanza Raggi è servita per permettere gli interventi anche sul suolo privato. Nessun passo indietro e nessun ritardo da parte nostra. I trattamenti adulticidi erano già previsti.
Su questo caso andremo fino in fondo, per ristabilire la verità e valuteremo tutte le azioni possibili, anche legali, denunciando il procurato allarme e la diffusione di notizie false, per tutelare l’operato dell’Amministrazione Capitolina”.

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“Vogliamo Zero Epatite C”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2017

medicina sociale parte primaLe stime più aggiornate dicono che in Italia circa 300.000 persone hanno una diagnosi di Epatite C; ogni anno sono circa 1.200 i nuovi casi di contagio diagnosticati. Dal 2015 sono finalmente disponibili cure efficaci e risolutive, ma il virus dell’Epatite C è ancora diffuso. In Italia sono circa 10.000 le persone che ogni anno muoiono a causa dell’Epatite C e delle gravi complicanze che da essa derivano (come cirrosi e tumore del fegato). La campagna sarà veicolata su tutti i mezzi di informazione e supportata da uno spot istituzionale e da video appelli realizzati grazie all’impegno a sostegno di EpaC di numerosi testimonial: il capitano del Milan e centrocampista della Nazionale, Riccardo Montolivo; l’attaccante della Lazio e della Nazionale Italiana Ciro Immobile; l’allenatore ed ex calciatore Hernán Crespo, il campione olimpico, oro nel Fioretto a Rio 2016, Daniele Garozzo, il giornalista sportivo Gianluca di Marzio e la conduttrice e scrittrice Rosanna Lambertucci. Alla campagna informativa è legata la raccolta fondi con sms solidale al 45544 dal 3 al 20 febbraio. I fondi raccolti contribuiranno a realizzare un Numero Verde EpaC a disposizione dei cittadini, promosso dall’Associazione come strumento fondamentale per essere ancora più vicina e raggiungibile per le persone colpite da Epatite C, dai loro familiari che necessitano di un’informazione accurata e autorevole sulla malattia, sulle possibili cure e sui modi e luoghi dove ottenerle.
Oggi il 95% delle persone con questa malattia può essere completamente guarito dall’infezione con un ciclo terapeutico di 3-6 mesi attraverso la somministrazione di farmaci per via orale, chiamati antivirali ad diretta, con effetti collaterali minimi se non assenti.
In Italia, negli ultimi due anni su un totale stimato di 300.000 pazienti con Epatite C circa 66 mila malati hanno potuto accedere alle cure con i nuovi farmaci garantite dai protocolli del Servizio Sanitario Nazionale, guarendo totalmente dall’infezione. Si tratta di una vera rivoluzione scientifica. Ma non basta.
Proprio in virtù di questa rivoluzione terapeutica, l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente messo a punto una strategia globale per l’eliminazione dell’Epatite C nel mondo e si è posta importanti obiettivi per il 2030: ridurre le nuove infezioni di epatite virale del 90% e ridurre il numero di morti a causa di epatite virale del 65%.
locandina-epacDal 1999 Epac onlus è il punto di riferimento in Italia per migliaia di malati di epatite. L’associazione ha due sedi (Roma e Monza): collabora senza vincoli di subordinazione, con Istituzioni, Centri Specializzati, Aziende; con Ministero della Salute, Regioni, Società Scientifiche, ASL, Agenzia del Farmaco ed altri stakeholders. E’ membro fondatore della European Liver Patients Association (ELPA), della World Hepatitis Alliance (WHA) e Fondatore di Alleanza contro l’Epatite (ACE).
Le principali attività svolte dall’Associazione sono relative a 3 grandi aree:
la consulenza ai malati e ai loro famigliari: il cuore dell’attività, della quale beneficiano decine di migliaia di cittadini che vengono “accolti” da persone qualificate e consigliati, informati e indirizzati ai centri di cura più idonei vicini a loro;
l’informazione e la prevenzione: diffusione di manuali cartacei, video, notiziari e una newsletter mensile. Campagne Informative Nazionali di prevenzione e lotta con spot TV, radio, conferenze e articoli stampa, screening nelle piazze per il controllo delle transaminasi e test salivari. (n.r. Siamo orgogliosi d’aver preso l’iniziativa di dedicare la prima parte dell’edizione di Medicina sociale 2016 al tema dell’epatite di cui riportiamo il frontespizio del libro e che è possibile richiederlo gratuitamente alla Fidest e lasciamo alla disponibilità di chi lo legge d’effettuare donazioni online con carte di credito o usare il circuito PayPal alla benemerita associazione EpaC onlus http://www.epac.it)

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Il contagio finanziario

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

La natura sistemica delle tensioni nei mercati finanziari non sembra avere limiti. Se ci rifacciamo ai casi più recenti dobbiamo partire dalla crisi dell’Argentina e poi quella della Grecia. Ma, purtroppo, non finisce qui. Gli altri paesi europei coinvolti sono stati l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e l’Italia. Per la Spagna le conseguenze hanno avuto origine dalla caduta delle quotazioni degli immobili mentre in Italia si è trattato dell’alto debito pubblico e dalle deboli prospettive di crescita nel medio periodo. Ma ciò che ha sconcertato l’opinione pubblica europea è stato il caso della Grecia tanto che gli stessi mercati finanziari avevano a lungo sottovalutato la possibilità d’insolvenza di uno stato sovrano, in specie se coperto da una moneta unica. I mercati, gli operatori e gli analisti hanno fatto fatica a rispondere rapidamente alle fluttuazioni borsistiche se non altro per contenerne gli eccessi e indirizzare la risposta in forma più equilibrata.
L’Italia, nello specifico, non ha percepito con la dovuta tempestività e realismo i segnali evidenti di un disagio dei mercati finanziari determinato da un’assenza di prospettive delle finanze pubbliche e di crescita del sistema paese. Lo dimostra il fatto che a partire dal secondo semestre del 2011 sono state necessarie ben tre manovre correttive che avrebbero dovuto portare nel 2013 ad un avanzo primario dell’ordine del 5% del Pil e a una flessione del rapporto tra debito e prodotto. Ognuna di esse si è trasformata in una sorta di boomerang in quanto la correzione prevedeva in misura maggiore aumenti di entrate ma senza crescita economica e riforme strutturali.
Nello stesso tempo ci siamo resi conto, tardivamente, che la nostra appartenenza ad una moneta unica, e al fatto che i “cordoni della borsa” esulavano dalla sovranità statale, ci obbligava sin dall’inizio della crisi, che a ben ricordare era già evidente nel 2008, a porre mano a quelle riforme che, per altro, il quadro politico, con una maggioranza schiacciante parlamentare, avrebbe potuto consentirne la realizzazione. Nello stesso tempo la mancata riforma della governance dell’Unione europea ha peggiorato il quadro generale e allentati contestualmente i sistemi di controllo sulle dinamiche dei bilanci degli stati comunitari di eurolandia. Gli stessi seri segnali di indebolimento del quadro congiunturale internazionale furono platealmente sottovalutati. E ad aggravare la situazione è mancata la consapevolezza che la politica monetaria non può da sola risolvere la crisi ma deve essere sostenuta e bilanciata da procedure operative di sostegno e di intervento rapido per evitare, se non altro, il rischio, che poi si è verificato, di contagio in altri paesi tanto che la stessa Francia si è sentita assediata dalle tensioni sul mercato dei titoli pubblici e sui bilanci delle banche. Ora ci attendiamo una vera e proprio “rivoluzione” del modus operandi dei governi e della comunità europea nel suo insieme in quanto vi è la possibilità di riscrivere con una sola mano lo stato sociale, economico e finanziario comunitario per una crescita non solo legata al contingente ma prospettata per il futuro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Teatro: Il Contagio

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Roma  9-10 marzo 2011 Teatro Biblioteca Quarticciolo 12-13 marzo 2011 Teatro Tor Bella Monaca Il Contagio  dal romanzo di Walter Siti  regia di Nuccio Siano  Associazione Culturale Beat 72 – Associazione Culturale Porta Nova .Mercoledì  9 e giovedì 10 marzo (ore 21) al Teatro Biblioteca Quarticciolo è di scena “Il Contagio” di Nuccio Siano, tratto dall’omonimo romanzo di Walter Siti. Lo spettacolo replica sabato 12 marzo (ore 21) e domenica 13 marzo (ore 17) al Teatro Tor Bella Monaca.  Il progetto vede la presenza di 14 attori guidati in scena dallo stesso regista, nelle vesti del professore. Al centro della storia la moderna periferia romana, “borgate” che stanno ormai trasformandosi in un’indifferenziata poltiglia urbana. Nessuno si salva, in questo percorso, né la leggendaria “vitalità” popolare, esaltata in tanti libri e film, né l’autore che in questa vitalità presunta ha provato a rigenerarsi, nè le ideologie contemporanee troppo impegnate a simulare paradisi inesistenti. La borgata diventa metafora del mondo intero, perché mentre le borgate si adeguano progressivamente ai valori borghesi, la borghesia fa proprie le caratteristiche della borgata: legge della giungla, sogni di lusso impossibile, diffidenza reciproca, assenza di futuro.  Il racconto scenico segue la parabola esistenziale dei personaggi che lo abitano, quelli in cui l’autore specchia la condizione di disagio e di dolore a cui tutti quanti siamo irrimediabilmente esposti. Molte cose sono cambiate dagli anni di Ragazzi di Vita e di Accattone, ma l’ombra di Pier Paolo Pasolini continua ad attraversare i paesaggi della capitale. Alcune sue canzoni, nella versione inedita di Nuccio Siano, faranno da contrappunto alla scena insieme a quelle dei Radiohead. (contagio)

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Influenza: 80.000 persone a letto a settimana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

Si avvicina la fine di ottobre, termine entro il quale tutte le regioni italiani dovranno aver avviato, secondo le indicazioni del ministero della Salute, la campagna vaccinale contro l’influenza 2010-2011; e si avvicina al tempo stesso quel picco dell’influenza stagionale che secondo gli esperti quest’anno dovrebbe arrivare prima del solito. Mentre il ministro della Salute ribadisce che “la validità del vaccino contro l’influenza stagionale non si discute” e invita all’immediata vaccinazione le persone giovani con malattie croniche o gli over 65, è ai nastri di partenza “Influnet”, la rete di sorveglianza dei medici-sentinella coordinata dal Ministero della Salute. Lo conferma Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione salute dell’Iss. Influnet è la rete di sorveglianza della sindrome influenzale coordinata dal Ministero della Salute e che si avvale della collaborazione dell’Iss, del Centro Interuniversitario per la Ricerca sull’Influenza (Ciri), dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, dei laboratori di riferimento per l’influenza e degli Assessorati regionali alla Sanità. L’obiettivo è descrivere i casi di influenza, stimare l’incidenza settimanale della sindrome influenzale durante la stagione invernale, in modo da valutare durata e intensità dell’epidemia. Quest’anno i medici-sentinella impegnati nella sorveglianza saranno circa un migliaio. E dovranno giocare d’anticipo, se è vero, come spiega il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che “i virus influenzali potrebbero arrivare in anticipo”. Tra questi anche il virus H1N1 che, sebbene declassato da virus pandemico a stagionale, mantiene la sua alta diffusività e, dunque, “potrebbe innescare un arrivo anticipato dell’influenza stagionale”. I virus influenzali, ad ogni modo, conferma l’esperto, non sono ancora stati isolati ma è presumibile una loro comparsa entro qualche settimana. Nel frattempo però, sottolinea il virologo, “sono in aumento le sindromi parainfluenzali, la cui diffusione è facilitata dagli sbalzi termici registrati in questi ultimi giorni”. Si tratta di forme che possono portare anche complicanze a livello bronchiale e che al momento, ha detto Pregliasco, “stanno colpendo circa 70-80mila italiani ogni settimana”. Infine si moltiplicano le iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte anche a chi ha figli piccoli. A Roma l’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha realizzato un focus interamente dedicato all’influenza stagionale nei bambini, per sottolineare l’importanza di comunicare tempestivamente le corrette modalità di vaccinazione, i destinatari, i tempi e i dosaggi a seconda delle fasce d’età. “I più piccoli, soprattutto quelli con patologie croniche – spiegano dall’ospedale – sono non solo le persone maggiormente vulnerabili al contagio, ma anche i principali veicoli di diffusione: è per questo motivo che il picco influenzale tra i bambini in età scolare precede di circa due settimane quello del resto della popolazione”. (fonte federanziani sic magazine) Precedenti qui

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Estate e malattie sessualmente trasmesse

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 agosto 2010

Gli adolescenti ed i giovani di 14-25 anno restano i soggetti più vulnerabili a causa della disinibizione connessa al consumo di alcool e all’uso di sostanze stupefacenti nelle discoteche e in altri luoghi di ritrovo  Gli adolescenti sono i soggetti più vulnerabili anche per il senso di onnipotenza che accompagna alcune fasi dell’adolescenza, per la cultura del rischio, per la ricerca dello sballo e l’inevitabile sottovalutazione del pericolo, per la scarsa consapevolezza  relativamente al numero e alle modalità di contagio delle malattie sessualmente trasmesse che restano, anche nei paesi occidentali, un serio problema di sanità pubblica. Tra i due sessi, la donna è più soggetta al rischio per la sua anatomia, per fattori come temperatura, umidità e pH che facilitano la riproduzione di virus e batteri. Anche negli adulti, in estate, l’allontamento dall’habitat usuale, la mancanza di controlli familiari e sociali, il recupero di un’autostima perduta – spesso malinterpretata- può favorire la ricerca di partner sessuali occasionali tanto negli uomini che nelle donne, specie di età 35-45 anni. La prudenza e la consapevolezza del rischio di infezioni sessualmente trasmesse non deve mai venir meno. Si stima che nel mondo ogni anno vi siano 340 milioni di casi di infezioni sessualmente trasmesse curabili come sifilide, gonorrea, clamidia, tricomoniasi. La sifilide, che dalla fine del 1400 a metà novecento, prima dell’avvento degli antibiotici, fu responsabile di grandi epidemie e lutti, fa riscontrare anche in Italia un aumento di casi. L’infezione da clamidia è pericolosa e subdola in quanto molti casi sono paucisintomatici o asintomatici e l’infezione può comportare una vasta infiammazione di tutto l’apparato genitale e riproduttivo nella donna con possibilità sterilità. L’infezione da HIV/AIDS resta comunque di gran lunga il pericolo maggiore. L’uso degli antivirali, se da un lato consente di prolungare di molto la sopravvivenza nei soggetti colpiti non toglie loro la possibilità di essere contagianti. A livello mondiale, l’Africa- specie i paesi meridionali- resta il continente con il maggior numero di casi, Solo contro l’epatite B e contro alcuni papilloma-virus responsabili dei condilomi acuminati e di una buona percentuale di cancri del collo dell’utero esistono vaccini. La migliore forma di prevenzione è rappresentata naturalmente dall’evitare rapporti con partner occasionali o -se lo si fa-usare sempre ed in modo corretto il preservativo. in caso di contagio, la diagnosi ed il trattamento precoce sono della massima importanza per consentire in modo tempestivo le cure appropriate nella persona affetta e la prevenzione del contagio del/dei partner. (Walter Pasini Presidente Società Italiana di Medicina del Turismo)

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Conferenza di Vienna sull’AIDS

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Sono terminati i lavori della Conferenza Mondiale sull’HIV/AIDS che ha riunito a Vienna gli esperti UNICEF provenienti da 35 Stati. Due i messaggi centrali usciti dalla Conferenza: l’urgenza di aumentare la prevenzione del contagio tra madre e bambino, e la necessità di eliminare la discriminazione sociale che impedisce a donne e giovani malati di HIV/AIDS di accedere ai servizi di cura a prevenzione. Ogni anno, sono 400.000 i bambini che nascono affetti dal virus dell’HIV, contratto durante la gravidanza o il parto da una madre sieropositiva o malata di AIDS. La Conferenza di Vienna ribadisce che azzerare questa cifra è una priorità globale. Intervenendo ai lavori, il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake ha ricordato che la lotta alla trasmissione verticale dell’HIV/AIDS e più in generale all’AIDS pediatrico è un obiettivo centrale anche per la nostra organizzazione. Il successo della prevenzione del contagio da madre a bambino è influenzato anche da altri fattori, quali l’uso di droghe durante la gravidanza, soprattutto tra le donne già sieropositive. Alla Conferenza si è discusso anche di come proteggere i bambini malati di AIDS, come vincere la sfida di prevenire l’HIV tra gli adolescenti e come attivare servizi utili per i giovani sieropositivi. http://www.unicef.it

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Il contagio dell’acqua

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Roma 1 luglio 2010, alle ore 18.00, presso la libreria Odradek (Via dei Banchi vecchi, 57 – zona Corso Vittorio Emanuele) presentazione del volume Il contagio dell’acqua (Passigli editori, 2009) di Laura Canciani. Dibattito e letture di Luca Morricone, Roberto Raieli, Francesco Lioce, Marzia Spinelli e Antonietta Tiberia. Interverrà l’autrice.  Dalla prefazione di Enrico Castelli Gattinara: «La ‘coltellata di carità’ delle poesie di Laura Canciani qui raccolte non cela la violenza che ogni parlare esercita su chi ascolta, ma cerca di addolcirla in un dialogo alla pari, umile, dove l’umanità traspare con dolcezza nei versi il cui ritmo cerca di essere lieve per attenuare un po’ la pena in cui inevitabilmente siamo. ‘Voglio parlare il linguaggio degli uomini/non quello della letteratura’, ripete, perchè solo quel linguaggio può permettere di sentire piangere il vento, di avere fame di alberi, di cogliere spiragli di gioia e di avere paura di camminare sopra una stella».

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