Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘contagio’

La Libia entra nella quarta fase con contagi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2021

Continua la diffusione del coronavirus e le varianti in Africa e nei paesi arabi dove si registrano numeri alti di contagiati e si scoprono nuove varanti legate ai vari paesi dove il coronavirus si è ambientato al clima del paese e alla sua popolazione con nuove mutazioni specifiche nelle stesse varianti più conosciute, come è successo in Algeria con la variante algerina oltre che in numerosi paesi africani , in Tunisia e in Libia. Proprio in Libia ,ieri 18.07 si è registrato un numero record di contagiati 4061 e 28 morti con una percentuale di 44 contagi su ogni 100 mila persone ;il tutto è stato diagnosticato su 22 laboratori distribuiti sul territorio libico. Ad oggi sono stati vaccinati 450 mila persone. “Siamo molto preoccupati per la situazione in Libia come ci informano i nostri medici e giornalisti locali con notizie molto allarmanti; l’aumento continuo dei contagi da coronavirus e le sue varianti conosciute a livello internazionale come la Delta ,Alfa Beta e Gamma ma anche con mutazioni sviluppate nei vari paesi arabi e africani. Inoltre mancano i vaccini e gli ospedali sono in difficoltà ; in alcuni paesi sono al collasso ed i medici sono costretti a scegliere il paziente più grave come stanno facendo i medici tunisini per mancanza dei posti letto” – cosi dichiara Foad Aodi presidente Amsi ,UMEM e membro Commissione Salute Globale che il 18.07 sera sulla TV Libica in una lunga trasmissione di approfondimento dedicata alla situazione libica e tunisina ha discusso con esperti ,medici libici ,giornalisti e ex rappresentati dell’OMS dove tutti hanno messo in evidenza la situazione grave e la mancanza di vaccini e che non vengono rispettate tutte le raccomandazioni per la prevenzione dalla popolazione.Per tutti i motivi sopra illustrati , come anche in altre circostanze dichiarato dalla Comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai) ,Associazione medici di origine straniera in Italia(Amsi) ,l’Unione Medica Euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire che anche oggi ribadiscono l’urgenza di dare vita ad una alleanza Araba-Africana per combattere la diffusione del Coronavirus , iniziare a programmare la produzione dei vaccini 8come stanno facendo in Marocco ,Emirati Arabi )e collaborare tutti uniti con OMS ,ONU ,Commissione Europea ,Lega Araba e Lega Africana altrimenti sarà molto difficile arrivare ad una immunità di gregge mondiale ,con conseguenze molto gravi dalle varianti locali e nonché con dall’immigrazione non controllata tra i vari paesi e in Europa.

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Covid-19: La scuola non è la primaria fonte di contagio

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2021

“Lo diciamo da un anno, le scuole non sono la prima fonte di contagio da Covid. Ne dà conferma anche un recente studio – pubblicato anche sulla stampa – condotto da epidemiologi, medici, biologi e statistici dello Ieo di Milano che sottolinea come ‘non c’è correlazione significativa tra diffusione dei contagi e lezioni in presenza’ e che ‘il tasso di positività dei ragazzi rispetto al numero di tamponi eseguito è inferiore all’%’.Il Governo non è stato capace di prevenire gli assembramenti che favoriscono l’aumento del contagio, che corre invece su autobus e metro. Lì si doveva intervenire, e non è stato fatto. Un modello organizzativo inefficiente, che ha penalizzato tutto il sistema scuola – dagli insegnanti alle famiglie – con le classi italiane rimaste chiuse ben più a lungo che negli altri Paesi europei e con oltre 7 milioni di studenti in Dad. Governo Draghi lavori per riaprire le scuole in presenza, stare in classe – come dicono gli esperti – non spinge la curva della pandemia”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Covid e contagio ospedaliero

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, con 240mila vittime ogni anno e sono 7,5 milioni le persone che nel nostro Paese hanno a che fare con problematiche legate alla salute del cuore. La paura del contagio da Covid-19 ha allontanato però molti pazienti dagli ospedali con conseguenze drammatiche e, in molti casi, tragiche. La diffidenza, nonostante il grande sforzo nel mantenere attivi tutti i percorsi di diagnosi e cura, di emergenza o urgenza, sta riportando il nostro Paese indietro di 20 anni sul trattamento di patologie la cui efficacia d’intervento è tempo-dipendente, a partire dall’infarto miocardico acuto.Per queste ragioni il GISE ha fortemente voluto Sicuri al cuore, una campagna educazionale per sostenere l’importanza di una ritrovata fiducia negli ospedali e nelle cure dei cardiologi. A presentare il progetto, nel corso di una conferenza stampa virtuale, saranno il Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica Giuseppe Tarantini, il Presidente Eletto del GISE Giovanni Esposito e il coordinatore dell’iniziativa Francesco Saia.La conferenza on line si terrà lunedì 11 gennaio dalle 11.30 alle 12.30. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento. Per registrarsi è sufficiente cliccare qui e seguire la procedura.Di seguito trovi le istruzioni dettagliate su come iscriversi e partecipare alla Virtual Press Conference.Nella speranza che gli impegni ti consentano di partecipare, cogliamo l’occasione per inviarti i nostri più cordiali saluti.

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Sono i mezzi pubblici un serio pericolo di contagio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

In tutte le città italiane si continua a evitare di mettere mano in modo serio alla penosa e pericolosa situazione dei mezzi pubblici che, puntualmente, tornano a rappresentare il principale nodo di trasmissione della pandemia.Gli studenti e gli addetti alle attività scolastiche di ogni ordine e grado, sono i primi a farne le spese, costretti alla didattica a distanza, a turnazioni disordinate, a provvedimenti inconcludenti e inefficaci; il tutto perché non si vuole ammettere che la mobilità cittadina non è in grado di garantire il necessario livello di sicurezza.Così un servizio pubblico essenziale, quello del TPL, continua ad assorbire enormi quantità di denaro pubblico senza garantire un servizio decente e sicuro. In barba alle foto e ai video che inondato i social e il web, la ministra dei Trasporti Paola De Micheli continua a spergiurare che il servizio è efficiente e che i mezzi camminano praticamente vuoti anche nelle ore di punta.Peccato che la ministra pensi solo a confrontarsi con le associazioni datoriali del settore, evitando di “prendere il bus” e farsi un giro nelle principali città per assaggiare di persona cosa voglia dire stare mezz’ora accalcati su un bus o in un vagone della metropolitana, con esponenziale moltiplicazione delle probabilità di contagio. Se infatti sul mezzo c’è un “positivo” che non indossa o indossa male la mascherina, il virus sarà comodamente trasportato nelle case, nelle scuole, nelle fabbriche e negli uffici. Davanti alla banalità dei fatti, la ministra preferisce però perdersi tra le carte all’affannosa ricerca di studi scientifici a sostegno della sua colpevole inerzia.Arrivando ad affermare che “il rischio di infettarsi sui mezzi pubblici non è ancora stato studiato a fondo”. Si decide perciò di introdurre il limite al 50% della capienza dei mezzi; poco importa se non siano previste né figure di controllo, né sanzioni. Si arriva a promettere la presenza della Protezione civile alle fermate dei bus per contingentare l’accesso e/o provvedere a far arrivare un mezzo aggiuntivo “entro 4 minuti”.Non ci domandiamo nemmeno in quale città viva la ministra, né che tipo di rapporto abbia con la realtà, perché è evidente che sta annaspando per sfuggire alle sue gravi responsabilità per un servizio pubblico essenziale abbandonato a se stesso, per giunta divoratore di denaro pubblico, che garantisce profumati profitti a una miriade di aziende private, appaltatrici e/o sub appaltatrici intenzionate solo a fare cassa.Non possiamo più permettere che le annose carenze di un sistema incapace di tutelare i lavoratori e la collettività siano sanate a colpi di provvedimenti emergenziali, rimandando alle calende greche la soluzione dei problemi. Non possiamo più sottostare alle puerili imposizioni delle associazioni datoriali, dotate di grandi capacità quando si tratta di intercettare i finanziamenti pubblici ma di scarse o nulle competenze nella gestione e nella garanzia dei servizi essenziali.È necessario tornare a mobilitarsi per un piano di messa in sicurezza e potenziamento dei servizi pubblici essenziali, quelli che servono a tutti, quelli che devono diventare il cuore della gestione di questa drammatica fase oggi, e del suo superamento domani.

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La variante inglese del Covid-19 non è più letale ma più contagiosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

I virus sono così, loro combattono noi e viceversa, è una lotta corretta nella natura che è sempre esistita, però sono convinto che vinceremo noi. All’inizio del nuovo anno arriveranno i vaccini e possiamo stare tranquilli sulla validità e sull’assenza di effetti collaterali. Soprattutto, saremo protetti dal virus e dalle sue varianti. Voglio dire a genitori, bambini e ragazzi che nel giro di un anno torneremo alla vita di una volta”. Parole rassicuranti quelle di Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di Pediatria preventiva e sociale (SIPPS), in merito alla nuova variante del Coronavirus. “In questo periodo dobbiamo stare più attenti- spiega il presidente SIPPS- perché la variante inglese è più contagiosa nei rapporti interpersonali. Continuiamo a stare distanziati, con la mascherina e a lavarci spesso le mani, resistiamo questi mesi. Sono convinto che la luce è vicina grazie ai vaccini. Entro l’estate- conclude- vaccineremo l’80% della popolazione e subito dopo ci penserà madre natura a sconfiggere il virus con l’immunizzazione sociale o di gregge”.

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Scuola: Trasporto e diffusione del contagio

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“Le dichiarazioni del premier Conte, ‘le scuole non sono focolai sulla diffusione del contagio, ma quello prima e dopo può costituire un focolaio’, confermano quanto poco e male abbia fatto il governo nell’agire sul sistema di trasporto pubblico locale. A ragione le scuole – se supportate da dati di minor contagio – devono restare aperte peccato che nell’ultimo Dpcm abbia prevalso la modalità della Didattica a distanza e non delle lezioni in presenza. Se contagi nelle scuole ci sono stati, e innegabilmente ce ne sono stati, si doveva subito attuare il piano alternativo di lezioni in presenza sottoscrivendo un patto educativo con le scuole paritarie e un piano trasporti con l’impiego dei pullman turistici, dei Taxi, degli Ncc e del car-sharing”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Peste Suina: Cia, scongiurare rischio in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

L’intensificarsi dei casi di Peste Suina Africana (PSA) in Europa, richiami per l’ennesima volta l’attenzione delle istituzioni Ue a un maggiore senso di responsabilità per la tutela della salute animale e delle produzioni zootecniche sul mercato, ma ancora di più spinga il Governo italiano a una riforma sostanziale della legge sulla fauna selvatica. A dirlo è Cia-Agricoltori Italiani dopo l’ultimo episodio di contagio da PSA su un cinghiale nel tedesco Brandeburgo.Per Cia, quindi, è urgente intervenire su più fronti. Da una parte, con verifiche mirate e tempestive, oltre che con controlli intensificati, sulla merce importata e sul flusso di animali vivi (l’Italia ne importa per il 40% e solo in Ue, da Olanda, Francia e Germania). Dall’altra, predisponendo subito azioni efficaci ed efficienti di gestione e contenimento dei cinghiali, al fine di ristabilire il necessario equilibrio tra territorio e pressione faunistica.E’ importante ricordare, precisa Cia, che la peste suina, sebbene sia assolutamente innocua per gli esseri umani, è altamente letale per cinghiali e suini domestici. Inoltre, sembra siano valse davvero a poco le misure di prevenzione adottate dalla Germania, considerata la facilità con cui il virus si sta diffondendo in tutta Europa. Nel frattempo, non esiste ancora un vaccino a protezione degli animali e l’unica strada al momento percorribile a contrasto della malattia, quando si manifesta, è l’abbattimento dei capi infetti.Dunque, secondo Cia, è necessario che l’Italia provveda al contenimento del numero dei cinghiali, tenuto conto del fatto che il Paese, anche per effetto del lockdown, conta quasi 2 milioni di esemplari. Intervenire in tal senso, è urgente sia per la salvaguardia dell’agricoltura e la sicurezza pubblica che per scongiurare il rischio di diffusione del virus tra gli ungulati, liberi lungo tutta la penisola e negli allevamenti di suini che fanno, tra l’altro, della salumeria italiana un’eccellenza nel mondo. Il virus, del resto, non può che rappresentare una minaccia per l’itero settore europeo della carne suina e dei prodotti derivati, con la Germania che detiene il 23% della produzione europea suinicola e Paesi come Cina, Corea del Sud, Singapore, Giappone e Argentina che hanno già annunciato la chiusura dell’import dalla Germania stessa. Attenzione, ribadisce Cia, alle ripercussioni sul mercato. Tutto questo andrà a gravare pesantemente su un settore già duramente colpito dalla crisi per il Covid.

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Pausa estiva e misure di contenimento del contagio

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

“La pausa estiva è ormai cominciata, ed è logico che chi può cerchi di riprendersi dall’esperienza di questi mesi, pesantissimi sotto tutti gli aspetti. I dati epidemiologici, anche gli ultimi forniti dall’Indagine di sieroprevalenza, mostrano che l’Italia è riuscita a rallentare la pandemia, ma che questo risultato si deve innanzitutto all’efficacia delle misure di prevenzione del contagio. Lo provano anche le difficoltà che incontrano altri paesi europei dove si è agito diversamente o dove le precauzioni sono state attenuate troppo rapidamente ” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “E’ fondamentale, quindi, continuare a osservare scrupolosamente queste misure, a cominciare dall’uso delle mascherine e dal lavaggio delle mani, anche nei luoghi di villeggiatura e sui mezzi di trasporto. I cittadini sappiano che anche nel periodo delle ferie possono contare sulla presenza capillare dei farmacisti in tutto il territorio nazionale: per garantire l’accesso al farmaco ma anche per fornire consigli ed eventuali indicazioni sull’accesso alle strutture sanitarie. Come tutti i professionisti della salute” conclude Mandelli “siamo impegnati perché anche in questa fase non manchi mai l’assistenza alla collettività”.

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Covid-19: contagio è infortunio sul lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Il riconoscimento del contagio Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio apre la discussione sulla responsabilità civile e penale del datore di lavoro. I chiarimenti dell’Inail, i timori dei datori di lavoro. All’indomani del riconoscimento del contagio da Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio si è aperta la discussione sulla responsabilità civile e penale del datore di lavoro. Sul tema c’è stato di recente un intervento dell’Inail che ha cercato di mettere chiarezza, indicando nei protocolli e nelle misure sulla sicurezza il requisito fondamentale, ma il timore espresso dai datori di lavoro è che, con queste premesse, ci sia il rischio di procedimenti per accertare l’eventuale dolo in caso di contagio e conseguenti sequestri. Ma quale è la situazione di tutela dei dipendenti? Quali i rischi per datori di lavoro, farmacie incluse?Il nodo della responsabilità del datore di lavoro è emerso, in modo particolare, a seguito del cosiddetto Decreto Cura Italia – e della relativa circolare Inail di aprile -, che stabilisce come «nei casi accertati di infezione da coronavirus in occasione di lavoro» viene assicurata da Inail «la tutela di infortunio», con «prestazioni che sono erogate anche in caso quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria». Un punto che ha destato preoccupazioni e su cui l’Inail, in più occasioni, è intervenuta per fare chiarezza.
Con una prima circolare del 15 maggio, in particolare, l’Istituto ha voluto sottolineare il principio che «dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro. Non si possono confondere, infatti, i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa. Pertanto, l’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume alcun rilievo né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza. Per altro, molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, che sono oggetto di continui aggiornamenti da parte delle Autorità sulla base dell’andamento epidemiologico, rendono estremamente difficile configurare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro».
Una rassicurazione, questa, che però non è bastata alle imprese, che hanno continuato a esprimere preoccupazioni, tanto che dall’Inail è stata emessa una seconda circolare, il 20 maggio, per cercare di definire la questione con più precisione. «La tutela Inail» vi si legge «ha anzitutto chiarito che l’infezione da Sars-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, eÌ tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione». Nel «caso delle malattie infettive e parassitarie» eÌ certamente «difficile o impossibile stabilire il momento contagiante». Ma «il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda, su un giudizio di ragionevole probabilità ed eÌ totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio. Non possono, perciò, confondersi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo Inail (basti pensare a un infortunio in “occasione di lavoro” che eÌ indennizzato anche se avvenuto per caso fortuito o per colpa esclusiva del lavoratore), con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. In questi, infatti, oltre alla prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità, quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro». Quindi «eÌ sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo nella determinazione dell’evento» «intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore».
Va detto poi, continua la circolare, che non «può desumersi dalla disposizione un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile e diretta a evitare qualsiasi danno al fine di garantire cosiÌ un ambiente di lavoro a “rischio zero”». La «responsabilità del datore di lavoro eÌ ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33». In «assenza di una comprovata violazione, da parte del datore di lavoro, pertanto, delle misure di contenimento del rischio di contagio di cui ai protocolli o alle linee guida sarebbe molto arduo ipotizzare e dimostrare la colpa del datore di lavoro».
Da parte delle imprese, tuttavia, nonostante le circolari, resta il timore che, pur avendo messo in campo le misure di sicurezza previste dalla normativa e dai protocolli, per accertare l’eventuale dolo si rischi un procedimento penale, lungo e con rischi di sequestri. A livello della politica, su sollecitazione di diversi parlamentari, è in corso il dibattito per valutare un intervento normativo che espliciti meglio l’indicazione contenuta nel Cura Italia. (by Francesca Giani – fonte: Farmacista33)

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“Basta avere pronti soccorso epicentri di contagio”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Lo dichiara l’On. Stefania Mammì e soggiunge: “il 118 ha bisogno di una riforma, diventa necessario garantire una piena operatività, aumentando il numero dei mezzi di soccorso sul territorio, permettendo di effettuare visite a domicilio ai pazienti e interventi di primo soccorso. Così facendo si potrà evitare, dove possibile, l’ospedalizzazione limitando l’esposizione a un possibile contagio Covid-19. L’equipaggio di personale a bordo delle ambulanze medicalizzate varierà in base alla patologia denunciata dal paziente, attraverso il triage telefonico e sarà dotato della strumentazione di diagnostica e di terapia, necessaria per il caso specifico e la gestione delle piccole urgenze. In questo modo il cittadino eviterà di affollare i PS”. Accolto, da pochi giorni, l’ordine del giorno dell’onorevole Stefania Mammì (M5S) nel corso dell’esame in aula del Cura Italia. L’Ordine del giorno, presentato dall’On. Mammì a prima firma e sottoscritto dal resto dei componenti della Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito della discussione per la conversione in legge del Decreto “Cura Italia”, ha voluto impegnare il Governo a valutare l’opportunità di studiare delle soluzioni volte a ridurre il numero di accessi ai pronto soccorso e a limitare i contatti interpersonali nell’ambito ospedaliero per evitare il rischio di contagio da Covid-19 o altre malattie infettive. In concreto, la proposta sulla quale il Governo ha assunto l’impegno a intervenire riguarda la revisione del Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n.70 (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) e la riforma del Servizio di Emergenza Territoriale 118, con l’obiettivo di raggiungere una migliore continuità delle strutture dell’emergenza ospedaliera (Pronti Soccorso) e territoriale (Centrale Operativa 118), prevedendo in particolare l’attribuzione di un maggior numero di mezzi di soccorso avanzato dislocati sul territorio per permettere una più ottimale copertura, a bordo dei quali siano presenti dei sanitari professionisti, per consentire di effettuare al domicilio del paziente interventi di primo soccorso che permettano la gestione delle urgenze che non necessitano ospedalizzazione, evitando anche, in relazione all’attuale emergenza sanitaria, l’esposizione al rischio di contagio da Coronavirus o altre malattie infettive, limitando il trasporto in ospedale ai soli casi di indifferibile urgenza che richiedano un trattamento e un ricovero ospedaliero. (by Moira Perruso)

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Proseguono le speculazioni sui prezzi dei dispositivi utili alla protezione dal contagio

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Questa volta, dopo mascherine e alcol, è il turno dei guanti.I prezzi di tali prodotti, soprattutto online, stanno raggiungendo rincari improponibili, vista anche la difficoltà a reperire il prodotto all’ingrosso. Mentre nelle farmacie e parafarmacie si trovano ancora a prezzi elevati, ma non improponibili (circa 7,90 Euro a confezione da 100 pz), online i costi variano dai 14,99 Euro ai 29,99 Euro.
Ricordiamo che in periodo pre-coronavirus, una confezione di guanti monouso costava mediamente dai 3,00 ai 3,90 Euro.
Le maggiorazioni registrano, pertanto, circa il +114% nelle farmacie, +575% online. Un comportamento inaccettabile, che segnaleremo alle autorità competenti, così come abbiamo fatto in passato per le mascherine, per i gel disinfettanti e per l’alcool, chiedendo sanzioni severe ed esemplari per chi specula sulla salute dei cittadini. Con l’Ordinanza n. 11/2020 il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 ha fissato in 0,50 centesimi il prezzo imposto delle mascherine chirurgiche, misura da noi fortemente voluta per calmierare i costi a carico delle famiglie (in attesa che, come abbiamo richiesto, tutte le amministrazioni locali ed il Governo provvedano a dotare i cittadini dei dispositivi necessari). Sarebbe opportuno a nostro avviso estendere tale provvedimento a diverse tipologie di DPI e prodotti necessari in questa fase, per evitare che, a turno, i dispositivi necessari siano oggetto di speculazioni e abusi, come purtroppo sta avvenendo da mesi. I cittadini sono stanchi di essere continue vittime di fenomeni speculativi che, di fatto, non sono solo responsabili di danni economici, ma anche di danni alla salute, dal momento che prezzi così elevati dissuadono i cittadini dal dotarsi dei dispositivi necessari a proteggerli dal contagio.

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Le misure da adottare in caso di contagio in farmacia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

La misura della quarantena con sorveglianza attiva per chi ha avuto contatti stretti con casi confermati di Covid-19 non si applica agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali e la sospensione dell’attività si ha solo nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo. Lo dice l’articolo 7 del Decreto-legge 14/202 sul potenziamento del Ssn. E, se è evidente la preoccupazione per la garanzia del servizio alla popolazione, dall’altra parte si ingenera una situazione di incertezza, che, negli ospedali e anche nelle farmacie del territorio, rischia di rivelarsi un boomerang.
Che cosa succede ai farmacisti nel caso vi sia, all’interno del presidio in cui operano, un caso accertato di contagio? Quando è prevista la chiusura eventuale della farmacia o della parafarmacia? Quali sono le precauzioni che possono essere prese verso i farmacisti e verso anche l’utenza in questi casi? Ne abbiamo parlato con Maurizio Cini, presidente Asfi e professore all’Università di Bologna, che spiega: «C’è, al momento, una situazione di incertezza, negli ospedali in primo luogo, ma anche nelle farmacie del territorio, e va segnalata una certa variabilità locale nelle prassi».
«L’unico strumento per accertare il contagio è di fatto il tampone ma va rilevato che, in linea di massima, è stato finora effettuato in ambito ospedaliero e comunque a fronte di casi gravi», anche se, di recente, sono state avviate alcune Policy a livello regionale o locale, che hanno visto, in alcuni casi screening con priorità agli operatori sanitari che prestano assistenza ai pazienti. «Con un utilizzo di questo tipo, diventa difficile andare a individuare operatori che sono affetti dal virus, anche perché sono molti i casi asintomatici o paucisintomatici. A costoro, il tampone non viene quindi effettuato e non vengono di conseguenza applicate le misure di quarantena».Se il tampone è stato, finora, effettuato in casi molto circoscritti, anche in riferimento alle situazioni che possono essere individuate risalendo ai contatti eventualmente avuti dalla persona con Covid-19, c’è, per i farmacisti, un’ulteriore complicazione: tali prassi «nel caso di operatori sanitari, e quindi anche dei farmacisti, non funziona. La normativa, infatti, prevede che anche in caso di contatto stretto con paziente con Covid-19, non si applica la quarantena, che al contrario scatta soltanto nel caso di tampone positivo o di sintomatologia respiratoria». Ma che cosa succede in caso di contagio accertato ai farmacisti che operano nello stesso presidio? «La maggior parte delle linee guida e raccomandazioni non hanno preso in considerazione la farmacia o la parafarmacia. Mancano quindi indicazioni uniformi e univoche per la gestione delle varie casistiche che possono capitare. Mentre eventuali prassi possono arrivare dal livello locale, dalla Asl, per esempio, o dalla Regione, con una certa variabilità nel territorio». Resta comunque la previsione della sorveglianza. In questa situazione, a ogni modo, «fino a che il servizio può essere garantito, attraverso un’adeguata presenza di farmacisti e della funzione del direttore, in linea teorica si andrà avanti. Quando queste condizioni non possono essere rispettate, sarà necessario chiudere il presidio». A ogni modo, la sanificazione del presidio, «al di là di eventuali indicazioni, sarebbe opportuno farla in maniera periodica e costante e in ogni caso, per tutelare farmacisti e cittadini».
Quanto alle tutele dei farmacisti, non a caso, da tempo è in corso la richiesta un po’ da tutte le rappresentanze di una dotazione adeguata di dispositivi di protezione individuale o dei battenti chiusi e la preoccupazione avanzata è tanto di salvaguardia di chi opera in farmacia e del servizio stesso, ma anche, di rimando, dell’utenza stessa. «In questa situazione è quanto mai fondamentale applicare tutte le precauzioni possibili: servizio a battenti chiusi, laddove previsto, protezioni individuali, se disponibili, accesso ai locali contingentato – una persona alla volta o due, qualora la farmacia o la parafarmacia sia di ampie dimensioni – posizionamento di distributori di gel igienizzanti per mani, distanziamento dal banco e tra farmacisti, paratie trasparenti, sanificazione di locali e strumenti di lavoro, e così via». (by Francesca Giani, fonte Farmacista33)

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«Le app anti-contagio rispettino la privacy e siano introdotte per legge, ascoltando il Garante»

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In queste ore il Governo sta valutando ipotesi di tipo “coreano” circa la sorveglianza degli italiani. In particolare si parla dell’introduzione di app per individuare le aree di maggior contagio da Covid-19. Dovrà trattarsi, però, di soluzioni compatibili con il rispetto della privacy. Lo sottolinea il professor Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e fondatore del portale http://www.dirittodellinformazione.it. «Nelle situazioni di emergenza – evidenzia il professor Razzante – si varano misure straordinarie che però rischiano di diventare definitive e di cancellare conquiste di decenni. Affidare alle tecnologie la delimitazione dei confini dei diritti individuali è sempre un rischio. E’ evidente che in questa fase di emergenza la privacy possa temporaneamente essere sacrificata per assicurare standard più elevati di protezione della salute. Tuttavia, un conto è la raccolta dei dati aggregati e in forma anonima, già consentita dalle leggi vigenti a livello europeo e nazionale in casi di emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo. Altra cosa è l’utilizzo prolungato nel tempo, da parte dello Stato e degli operatori telefonici, di nostri dati che svelano particolari estremamente intimi della nostra vita. Si possono utilizzare le app per monitorare e combattere più efficacemente la diffusione del virus, anche preservando uno zoccolo duro di riservatezza rispetto alle nostre abitudini, alle nostre frequentazioni, al nostro sentire, alle nostre opinioni. Una via di mezzo è possibile, attraverso una maggiore responsabilizzazione dei singoli utenti rispetto a rischi di contagio e investendo l’Autorità garante della privacy di un delicato compito di sorveglianza sul corretto e proporzionale uso dei dati degli utenti da parte di chi li raccoglie e di chi sta combattendo questa disastrosa pandemia, quindi degli operatori telefonici e della protezione civile». «Per raggiungere tale obiettivo – conclude Razzante – bene ha fatto il Ministero per l’innovazione a promuovere una call per aziende, enti di ricerca e altri soggetti pubblici e privati potenzialmente in grado di elaborare soluzioni tecnologiche efficaci e compatibili con un sufficiente livello di protezione della privacy. Tuttavia, occorre chiarire fin da ora che per introdurre misure così invasive non può bastare una delibera della protezione civile ma è necessaria l’emanazione di una legge ordinaria o, vista l’urgenza, di un decreto legge, sul cui contenuto coinvolgere comunque fin da subito il Parlamento. Inoltre bisognerà vigilare affinché il trattamento dei nostri dati avvenga secondo criteri di proporzionalità e per il tempo strettamente necessario, quindi fino alla cessazione delle misure restrittive della libertà personale e non oltre. Qualora si decidesse di coinvolgere anche i colossi del web, è opportuno accertarsi che l’utilizzo di queste informazioni da parte di tali piattaforme avvenga nel rispetto delle normative vigenti, dunque per le finalità dichiarate e non per attività di profilazione intrusiva».

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Coronavirus, USB: dai rifiuti elevato rischio contagio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Giorno per giorno l’emergenza sanitaria sta facendo venire a galla le conseguenze nefaste di anni di tagli agli investimenti sulla salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini.Ne è una dimostrazione lampante il settore della sanità ormai al collasso, ma ce n’è un altro, che fa meno notizia, che sta mettendo a repentaglio la vita degli oltre 100.000 operatori ecologici del nostro paese, oltre che la cittadinanza. USB nei giorni scorsi ha denunciato, sulla base delle segnalazioni dei delegati di tutta Italia, il rischio elevato di contagio in cui incorrono i lavoratori di questo settore, con una nota dettagliata inviata a governo e Ministero della Salute. Del resto le stesse aAssociazioni datoriali del settore Igiene Ambientale hanno ammesso di essere in difficoltà rivolgendosi al governo, quasi a volersi lavare le mani in caso di responsabilità civili e penali.Nella missiva USB ha denunciato come gli operatori ecologici stiano raccogliendo rifiuti cosiddetti “pericolosi” in quanto contaminati dal virus, anche prelevandoli direttamente dalle case e dai condomini dove risiedono le persone in quarantena. Rifiuti che andrebbero trattati come quelli ospedalieri e pertanto smaltiti dalle Asl, ma che al contrario vengono impunemente lasciati nelle mani di ignari lavoratori, spesso costretti a lavorare senza neppure le mascherine e i guanti di protezione monouso obbligatori. Né sono state messe in atto le adeguate misure di contenimento del rischio in merito alla sanificazione degli immobili e soprattutto dei mezzi e degli ambienti comuni.Inoltre, USB ha denunciato come per questi lavoratori il rischio si triplichi quando gli stessi sono costantemente a contatto con materiali sui quali il virus ha dimostrato di resistere per giorni, come ad esempio la plastica e il cartone.Nonostante le denunce, molte amministrazioni regionali e locali, con la complicità di aziende e sindacati allineati ai soli interessi padronali, in spregio alle misure contenute nei decreti governativi, continuano a non mettere i lavoratori in condizione di operare in sicurezza.Per questo motivo USB si è vista costretta ad inviare un fermo invito al Governo, al Ministero della Salute, ai governatori delle Regioni e ai sindaci, nonché agli organi preposti di vigilanza preannunciando che, se non interverranno tempestivamente e adeguatamente, a garanzia della salute degli operatori e degli utenti lo faranno gli stessi lavoratori – che finora hanno accettato per senso civico il rischio a cui sono stati esposti fino a oggi – per tutelare se stessi e la collettività perché qui è in gioco la salute pubblica. Lo faranno nelle modalità che saranno ritenute opportune, con senso di responsabilità verso la salute dei colleghi e cittadini.USB, visto il permanere delle situazioni di insicurezza nonostante i solleciti e le proposte, ha pertanto comunicato alle controparti nazionali e al governo che, in assenza di significative ed immediate novità, ciascuno di essi valuterà se avvalersi del diritto previsto dall’art. 44 della L.81/2008 per cui «il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa”.In ogni caso la USB non esclude di intraprendere ulteriori iniziative anche di sciopero, laddove perduri questa gravi situazioni di rischio, nonostante i solleciti e le denunce, o si verificassero gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori.

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Nuove misure urgenti di contenimento del contagio da Coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Da aggi 23 marzo e fino al 3 aprile 2020 sono state adottate nuove misure urgenti di contenimento del contagio da Coronavirus valide sull’intero territorio nazionale fissate dal DPCM 22/3/2020. Vediamo quelle di più stretto interesse del consumatore.
Sospensione attività produttive industriali e commerciali. Per quanto riguarda le attività produttive industriali e commerciali sono sospese tutte ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 del DPCM. Restano sempre consentite anche le attivita’ che sono funzionali ad assicurare la continuita’ delle filiere delle attivita’ dell’allegato 1, nonche’ dei servizi di pubblica utilita’ e dei servizi essenziali. E’ sempre consentita l’attivita’ di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonche’ di prodotti agricoli e alimentari. Resta altresi’ consentita ogni attivita’ comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza.
Per le attivita’ commerciali, rimane valido quanto disposto dal DPCM 11 marzo 2020 e dall’ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020 che ha anche chiuso i parchi, limitato le attività all’aperto e gli spostamenti nelle seconde case.
L’efficacia di ambedue i provvedimenti è prorogata al 3 Aprile 2020. Ribadito il fermo dei servizi di apertura al pubblico di musei e altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice beni culturali, nonche’ dei servizi che riguardano l’istruzione ove non erogati a distanza o in modalita’ da remoto nei limiti attualmente consentiti.
Divieti di spostamento fuori dal Comune ove ci si trova. E’ fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.
Non è più consentito, conseguentemente, il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza a suo tempo introdotto dal DPCM 8/3/2020.
Su questa scheda un riassunto delle regole: https://sosonline.aduc.it/scheda/coronavirus+ disposizioni+valide+tutto+territorio_30753.php (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Rischio contagio nonni che accudiscono nipoti

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“Credo che, di fronte alle complesse circostanze provocate dalla diffusione del Coronavirus nel nostro paese, dobbiamo ancora una volta ringraziare i nostri insostituibili nonni”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Questa difficile circostanza di tipo sanitario si sta infatti rivelando, per poter essere affrontata, come una situazione con aspetti di emergenza sul piano della nostra vita sociale, per quanto riguarda l’organizzazione quotidiana, e ancora una volta i nonni si dimostrano il grande ammortizzatore senza il quale spesso i figli non potrebbero avere una propria famiglia”.“La chiusura delle scuole, resasi necessaria a scopo preventivo per frenare la diffusione del virus”, prosegue Messina, “ha infatti rafforzato il ricorso proprio all’accudimento da parte dei nonni nei confronti dei nipoti, prassi già comune ed essenziale nella nostra società e, ora, resasi ancora più indispensabile per tutti quei genitori che comprensibilmente, in questa emergenza, non sanno più come gestire l’equilibrio tra famiglia e lavoro. I nonni, baby sitter per gran parte dell’anno, ora sono chiamati a farlo in molti casi praticamente a tempo pieno, aiutando in questo modo figli e nipoti sia sul piano sociale sia su quello economico, dal momento che la spesa per un servizio di baby sitting corrispondente all’intero orario di lavoro sarebbe per molte famiglie insostenibile”“Ci chiediamo però”, prosegue Messina, “se in questo caso non si stia chiedendo ai nonni un sacrificio di certo da loro donato volentieri, ma eccessivo e rischioso. Da una parte le regole di prevenzione prevedono infatti che agli anziani, soprattutto i più fragili, è consigliato di rimanere in casa ed evitare contatti con le altre persone, dall’altro, per forza di cose, gli si chiede di trascorrere tutto il giorno a stretto contatto con i propri nipoti. Se è vero che, da quanto emerge fin qui, i bambini non sarebbero i principali bersagli del Coronavirus, è anche vero, che il mondo scientifico si chiede se possano essere comunque degli importanti vettori del virus stesso, mettendo così in pericolo l’incolumità dei nonni, che invece, soprattutto quando sono più fragili, sono i principali soggetti a rischio” “Per questo”, conclude Messina, “ci sembra strettamente opportuno che si trovi con urgenza la quadra di questo che rischia di essere una sorta di cortocircuito sociale e sanitario. Vanno messe in campo quelle risorse che consentano ai genitori di gestire in questo momento direttamente la cura dei figli senza ricorrere in modo così indispensabile ai nonni, quali l’incentivazione dello smart working e la predisposizione di voucher per il baby sitting. Chiediamo, insomma, la promozione di un atteggiamento di prudenza dell’intera collettività, sostenuta dagli strumenti necessari, per tutelare quelli che sono i principali bersagli del virus. E ai nonni chiediamo, in particolare, di avere pazienza. Sappiamo che per loro è un sacrificio anche quello di tenere le dovute distanze dai propri nipoti, per questo diciamo loro: pazientate e aspettate che questa situazione sia superata. Il rischio, stavolta, ne vale la pena”.

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Virus Cina: la Farnesina raccomanda di non recarsi nelle zone del contagio

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Aumenta l’allarme per la patologia polmonare che si sta diffondendo in Cina. Dopo il blocco della vendita dei pacchetti di viaggio interni e internazionali imposto dal Governo di Pechino, la Farnesina non ha, nonostante le numerose richieste, disposto lo sconsiglio per le aree coinvolte, tuttavia il Ministero ha pubblicato una comunicazione raccomandando di “evitare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei”, cioè la zona in cui ha avuto origine il contagio e in cui si stanno registrando il maggior numero di casi.Oltre alle evidenti, gravi conseguenze dal punto di vista sanitario, la situazione pone un problema per coloro i quali abbiano acquistato biglietti aerei e soggiorni e che, comprensibilmente, vorrebbero rinunciare al viaggio o comunque stanno valutando la possibilità di non partire.Ricordiamo che purtroppo è previsto il diritto al rimborso solo in caso di sconsiglio, tuttavia la raccomandazione della Farnesina può costituire comunque un elemento utile per chi stia cercando una soluzione alternativa. Alla luce di queste indicazioni esortiamo gli utenti che abbiano programmato un soggiorno in queste settimane nelle aree interessate e che non abbiano intenzione di partire a contattare l’agenzia o il tour operator di riferimento per concordare almeno l’emissione di un voucher valido per altra data o destinazione.
Rinnoviamo comunque la richiesta al Ministero degli Esteri di disporre lo sconsiglio vero e proprio, per non lasciare ancora i cittadini in quella che, di fatto, è una situazione di indeterminatezza.

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Coronavirus: Appello all’OMS

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e dell’unione medica Euro Mediterranea (UMEM) chiedono di fornire più chiarezza sulle cause scatenanti l’epidemia e del ruolo dei Bio-Lab di ricerca che sono stati costruiti per indagare sulle cause delle malattie virali più pericolose e, guarda caso, una di queste installazioni si trova proprio a Muhan e dove alcuni ricercatori stranieri nel 2017 ne hanno segnalato la pericolosità e il rischio ma furono inascoltati, come, sottolinea Aodi, ” E ora ce lo dicono anche i medici cinesi molto dubbiosi sulla versione fornita dalle autorità cinesi sull’origine dell’epidemia”. A questo punto soggiunge “Ci rivolgiamo all’organizzazione mondiale della Salute (OMS) per chiarire, urgentemente, le vere e reali cause del contagio e se il virus iniziale era mutato. Del resto non si può continuare a nascondere la verità alla popolazione come già è successo in passato.I medici cinesi affermano che da anni la popolazione di Muhan mangia mammiferi, serpenti, pipistrelli al mercato famoso dove si vende di tutto senza igiene garantita né controllata e questo mercato dista 32 kilometri dal laboratorio di ricerca voluto dai cinesi”. E’ quanto dichiara Foad Aodi Fondatore di Amsi e Umem e membro del Gdl Salute Globale Fnomceo che avanza, per altro, una serie di dubbi sulla versione fornita dalle autorità cinesi sulle cause principali del contagio anche perché non si capisce come mai è aumentata tantissimo la velocità di contagio da uomo a uomo in una città e regione dove da sempre si mangiano regolarmente mammiferi non puliti e senza nessuna regola di contagio. È fondamentale dire la verità per poter affrontare l’emergenza in modo più efficace e più rapido in tutti i paesi dove sono comparsi dei casi sospetti compreso la Cina dove, stranamente, ogni 10 anni, circa, ce’ una emergenza epidemica con cause sconosciute, precisa Aodi. (fonte: Ufficio Stampa Amsi)

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Il “vizietto” contagioso

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

L’originalità del pensiero e la chiarezza delle proprie idee non ci rende immuni dal “vizietto” contagioso che serpeggia in tutte le generazioni dopo che Adamo ed Eva abbandonarono il loro “paradiso celeste” per ritrovarsi in quello che a rotazione, per ciascuno di noi, ha significato affrontare i tre gradi di vicissitudini dal Paradiso, al Purgatorio e l’Inferno o negli altalenanti accadimenti. Fu il risultato di una cultura che si colloca a monte di quella classico-ellenistica, si alimenta della tragedia antica con il suo “Antigone ed Edipo” e si mescola sino ai giorni nostri nelle diverse situazioni storiche socio-culturali e nelle concezioni etico-religiose delle civiltà attraversate.
E’ che, come accadde a Spinoza nelle sue opere, si parlò molto di Dio e della Natura ma non altrettanto dell’uomo come singolo e dei suoi problemi. Questa esclusione fece perdere di vista il fine che è quello di garantire la libertà civile e religiosa all’essere umano e, mediante la ragione, la libertà delle passioni. E’ una prerogativa che gli avrebbe permesso di acquistare una dignità che nessun altro essere creato possiede. Una libertà, quindi, che sostituisce il sistema irrazionale dell’esistenza, e con tutte le sue contraddizioni, per passare a una forma superiore mediante una scelta personale e responsabile. Solo in questo modo l’uomo singolo può assurgere al suo più importante compito di aprirsi a una nuova vita e a una nuova funzione illuminata dalle proprie scelte e accadimenti. Questa prerogativa l’uomo sembra averla smarrita nel momento in cui non può raccogliere i frutti della sua libertà se è costretto a soggiacere al bisogno e a perdere la dignità. Abbiamo smarrito il tema unificante della nostra vita privilegiando le differenze che ci allontanano anni luce dal riconoscerci tutti figli dello stesso Padre.
E tutto ciò ci condanna all’infelicità. Scrive Blake, dopo averci invitato a leggere sui visi della gente, incontrata durante il giorno, il loro stato d’animo: “Vi è un segno su ogni viso in cui mi imbatto. Segni di debolezza, di afflizione”. E soggiunge Bertrand Russell: “L’infelicità la incontrerete ovunque, sebbene sotto diversi aspetti. Supponete di essere a New York, la più tipicamente moderna delle grandi città. Fermatevi in una strada affollata durante le ore di lavoro, o lungo una passeggiata nei giorni festivi, o in un locale da ballo alla sera, sgombrate la mente dal vostro io e lasciate che, una dopo l’altra, le personalità di quegli ignoti si impadroniscano di voi. Vedrete che ognuna di quelle folle diverse ha i suoi particolari dispiaceri. Nella folla delle ore di lavoro riconoscere l’ansietà, un’eccessiva concentrazione, la dispepsia, la mancanza d’interesse per tutto quanto non sia la lotta per la vita, l’incapacità di divertirsi e di rendersi conto dell’esistenza dei propri simili. Lungo una passeggiata nei giorni di festa incontrerete uomini e donne, tutti esenti da preoccupazioni finanziarie, e alcuni molto ricchi, occupati nella ricerca del piacere. Questa ricerca è condotta da tutti a un passo uniforme, al passo dell’automobile più lenta del corteo; è impossibile vedere il nastro della strada, tanto è gremito d’automobili, o il panorama circostante, poiché a distrarsi guardando di lato si rischierebbe di provocare un incidente; tutti gli occupanti di tutte le automobili sono assorti nel desiderio di sorpassare le altre automobili, ciò che non possono fare a causa dell’affollamento, se le loro menti si distraggono da questa preoccupazione, come capita a volte a coloro che non stanno al volante, un’indicibile noia li coglie, imprimendo sulle loro fisionomie una meschina espressione di scontento.”
E questa è solo, a mio avviso, l’aspetto più “mondano” dell’infelicità mentre il vero dramma sta “nel mancato cambiamento del sistema sociale, con l’abolizione della guerra, dello sfruttamento economico, nel rifiuto all’educazione alla crudeltà e alla paura e nel negare alla povertà, e all’emarginazione il diritto d’asilo.” Io credo che tale scontento sia dovuto in gran parte a un modo errato di considerare il mondo, a un’etica sbagliata, ad abitudini errate, che portano alla distruzione di quel gusto e di quell’appetito naturale per le cose possibili dai quali alla fine dipende tutta la felicità, sia degli uomini, sia degli animali”. (Riccardo Alfonso)

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L’epidemia di Chikungunya e quanto accade a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

zanzara tigreIl progressivo aumento di casi di chikungunya nel Lazio ed in altre regioni lascia facilmente presagire il carattere epidemico che sta assumendo l’infezione. La differenza tra questa epidemia e quella che colpì alcune aree del ravennate nell’estate 2007 è l’estensione geografica che sta interessando quella in corso. Essa ha come cause il ritardo nella diagnosi dei primi casi dovuto alle carenze nel sistema di sorveglianza epidemiogica del Lazio e l’inadeguata disinfestazione della zanzara tigre nel Comune di Roma. Man mano che aumentano i casi di chikungunya, aumenta il serbatoio di infezione del virus e quindi la possibilità di trasmissione attraverso la puntura della zanzara Aedes albopictus, ormai stabilmente insediatasi nel nostro Paese. Il virus della chikungunya ha dimostrato, a livello mondiale, di poter causare epidemie di vaste dimensioni. Il serbatoio del virus può essere ampio se si si considera che dal 3 al 30% delle persone affette da chikungunya non manifesta sintomi. E’ quindi prevedibile che il numero di casi di chikungunya nelle prossime settimane possa salire a parecchie migliaia. A livello mondiale l’infezione è presente in Africa, in Asia, nelle Americhe. Nelle Americhe, dalla fine del 2014, sono stati riportati più di 1,1 milioni di casi. Le epidemie avvengono prevalentemente durante la stagione delle piogge, ma in Africa possono avvenire anche durante periodi di siccità. I viaggiatori internazionali sono quindi categorie a rischio d’infezione. Essi possono facilmente causare la trasmissione del virus al ritorno in Italia, se si trovino nella fase viremica (solitamente i primi 2-6 giorni della malattia). La prevenzione e controllo della chikungunya in Italia si realizza attraverso:
1) l’eradicazione della zanzara tigre, obiettivo finora sempre fallito,
2) il miglioramento della sorveglianza epidemiologica,
3) la formazione del medico nel campo della sanità internazionale.
Se i programmi di disinfestazione falliranno, è probabile che l’Italia possa avere epidemie di dengue, malattia virale trasmessa sempre dalla zanzara tigre, ma clinicamente più severa della chikungunya. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)
Per il caso Roma l’Assessora alla Sostenibilità di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ci informa: “Ci lasciano sconcertati le parole di Benvenuti, ex presidente AMA nominato da Alemanno, intervistato da TG5 sul caso chikungunya. A Roma disinfestazioni e derattizzazioni sono state effettuate con grande impegno. Dire o lasciar intendere il contrario è un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini.
Il focolaio non è a Roma ma ad Anzio. Roma è stata danneggiata dalle disinfestazioni inefficaci di altri comuni laziali. Per noi, parlano i numeri.
Roma, con 2.875.364 abitanti ha subito 6 casi di contagio. Anzio, con 54.211 abitanti ha riscontrato 19 casi di contagio. Una parte dei cittadini romani che è risultata positiva alla chikungunya era stata in vacanza ad Anzio.
Mentre i nostri trattamenti preventivi a bassa tossicità hanno funzionato molto meglio degli altri, ci chiediamo cosa hanno fatto le altre Amministrazioni per garantire la salute dei cittadini.
La nuova ordinanza Raggi è servita per permettere gli interventi anche sul suolo privato. Nessun passo indietro e nessun ritardo da parte nostra. I trattamenti adulticidi erano già previsti.
Su questo caso andremo fino in fondo, per ristabilire la verità e valuteremo tutte le azioni possibili, anche legali, denunciando il procurato allarme e la diffusione di notizie false, per tutelare l’operato dell’Amministrazione Capitolina”.

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