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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘contante’

Stop al contante: la strada urgente dei pagamenti digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Commento a cura di Valeria Portale e Ivano Asaro, Direttori Osservatorio Innovative Payments. Quello che manca oggi è un piano strategico completo volto alla lotta all’evasione e alla promozione dei servizi elettronici e digitali di pagamento. Un sistema che sia in grado di modernizzare il nostro Paese, facendo in primis leva sul cambiamento culturale che deve coinvolgere esercenti e consumatori.Sembra quanto mai urgente intraprendere azioni concrete che possano spingere i pagamenti elettronici per colmare il ritardo accumulato rispetto agli altri paesi europei. Un ritardo sempre più accentuato, come dimostrano gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale Europea. Vediamo insieme qualche dato: nel 2018 le carte sono state utilizzate per effettuare poco più di 55 miliardi di pagamenti in Europa (+13%), per un totale di circa 2,2 trilioni di euro di spesa. Il report della BCE, che è da quest’anno orfano della Gran Bretagna, a causa della imminente Brexit, vede salire la Francia (oltre 13 miliardi di pagamenti) in prima posizione per numero di pagamenti con carta, posizione finora detenuta appunto dal Regno Unito, seguita da Germania (5,3 miliardi) e dal terzetto Olanda-Polonia-Spagna (4,7miliardi).Tra i Paesi più sviluppati in termini di pagamenti digitali troviamo, anche quest’anno, gli scandinavi dell’Unione: Danimarca, Svezia e Finlandia. In questi, oltre ad essere molto in auge alcuni servizi di Mobile Payment locali come Swish e MobilePay, la carta è utilizzata quotidianamente, con un numero di transazioni annuali pro-capite che si aggira intorno ai 350 con una crescita rispetto al 2017 del “solo” 4%, che dimostra come i pagamenti digitali siano ormai diventati pervasivi nella vita delle persone.
Dai dati della BCE risulta invece evidente come gli italiani non utilizzino ancora questo strumento di pagamento al livello delle proprie controparti europee, nonostante l’Italia, insieme alla Grecia, abbia la più alta diffusione di terminali POS (circa 52 mila per milione di abitanti). I dati mostrano chiaramente che l’Italia si trova agli ultimi posti in termini di utilizzo dei pagamenti elettronici e rischia di perdere ulteriori posti nei prossimi anni. Per colmare il gap rispetto agli altri Paesi europei è necessaria un’azione decisa da parte del Governo. Tale azione deve avere 5 caratteristiche: deve essere ampia (deve cioè coinvolgere un elevato numero di consumatori e/o esercenti), efficace (capace di colmare il gap in breve tempo), persistente (capace di cambiare le abitudini e la cultura anche nel momento in cui dovesse essere “spento” l’incentivo), semplice (per accedere a incentivi o detrazioni consumatori ed esercenti devono poterlo fare senza una eccessiva burocratizzazione del processo) e positiva (sì agli incentivi, no agli obblighi). In questa direzione vanno molteplici proposte che sono già state avanzate: dagli incentivi sullo spesa, alle detrazioni fiscali. La strada è lunga e piena di ostacoli. Ma è necessario iniziare a percorrerla in fretta.

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Tassa contante proposta da Confindustria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

“Condividiamo la finalità di Confindustria, lotta all’evasione e incentivo all’uso della moneta elettronica, ma una tassa sui prelievi mensili sopra 1500 si tradurrebbe in una stangata inaccettabile a carico delle famiglie italiane di cui facciamo francamente a meno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Condivisibile, invece, la proposta di incentivare l’uso di moneta elettronica garantendo un credito di imposta del 2% al cliente che effettua i pagamenti con carte di pagamento o bonifici bancari” conclude Dona.

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Conti correnti, al via i controlli sui movimenti in contante

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

Partono da Settembre 2019 i monitoraggi e le segnalazioni alla Banca d’Italia dei movimenti in contante sui conti correnti nell’ambito delle regole fissate dalle norme antiriciclaggio, al fine di rilevare eventuali violazioni, secondo quanto previsto dal un Provvedimento di Marzo scorso.Da questo mese infatti le banche, Poste italiane, le finanziarie, gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica dovranno comunicare mensilmente alla Banca d’italia (più precisamente all’UIF, Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) i movimenti in contante di importo pari o superiore a 10.000 euro effettuati nel corso di ogni mese solare anche attraverso operazioni frazionale di importo pari o superiore a 1.000 euro.
La rilevazione è effettuata tramite le cosiddette “comunicazioni oggettive”, comunicazioni telematiche che vanno inviate a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di riferimento ed entro il 15 del secondo mese successivo.La prima comunicazione sarà effettuata entro il 15/9/2019 con riferimento ai mesi di aprile maggio giugno e luglio.I dati saranno utilizzati per la verifica di operazioni sospette e per valutazioni in merito ad eventuali attività di riciclaggio o finanziamento al terrorismo.
Si fa presente in merito che le operazioni cosiddette “sospette” sono già oggetto di segnalazione obbligatoria, possono essere di varia natura (versamenti, bonifici, etc.) e non per forza collegate a movimenti in contante.
Non è detto, infatti, che una comunicazione oggettiva riguardi una “operazione sospetta”, ed anzi il collegamento può essere escluso quando i movimenti non sono collegati ad altre operazioni che facciano desumere operazioni sospette o non sono effettuati da clienti ad elevato rischio di riciclaggio.
E’ evidente quindi come le valutazioni siano complesse, non prevedibili nel dettaglio, con il coinvolgimento soprattutto di ditte e aziende ma anche di privati, in un’ottica prevalentemente anti-riciclaggio ma probabilmente anche anti-evasione fiscale, visto che nelle sue indagini e valutazioni l’UIF potrà avvalersi della Guardia di Finanza.
Si ricorda, infine, che per quanto riguarda i contanti esiste da anni un limite a quelli utilizzabili per i pagamenti, attualmente di 3.000 euro, sempre nell’ambito delle norme antiriciclaggio. Questa soglia -che si riferisce ad un divieto- NON riguarda i prelievi in contante dal conto corrente, che, stante l’obbligo di segnalazione già detto, rimangono liberi. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Pagamenti: 16 milioni di italiani preferiscono ancora il contante

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

A frenare l’economia italiana è anche il mercato sommerso dei pagamenti in nero; nonostante si cerchi di sfavorirlo con l’incentivo all’uso di sistemi tracciabili, ben 16 milioni di italiani sembrano non voler rinunciare a banconote e monete e, secondo l’indagine commissionata da Facile.it, il 37% della popolazione adulta preferisce ancora pagare con denaro contante piuttosto che utilizzare carte di credito, bancomat o prepagate.
Dall’indagine, realizzata per Facile.it da mUp Research su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta, emerge che a preferire i contanti in misura maggiore sono le donne (40% rispetto al 34% del campione maschile), i residenti nel Meridione (41% rispetto al 31% dei cittadini del Nord-Ovest) e i giovani 18-24 anni (43% rispetto al 31% degli adulti 65-74 anni).Quando si usano banconote e monete? Ancora molti, 5 milioni di italiani, scelgono il denaro contante sempre come prima opzione di pagamento, indipendentemente dall’importo e, anche quando viaggiano all’estero, sono ben 14 milioni gli italiani continuano a mantenere la loro abitudine all’utilizzo del denaro contante rispetto alla moneta elettronica.Tornando entro i confini nazionali e continuando a scorrere i dati dell’indagine, si vede che banconote e monete sono usate (70% dei casi) principalmente per pagare importi di piccolo taglio, ma qualcosa sembra cominciare e muoversi nel verso giusto e un importante 18% del campione dichiara di piegarsi al contante solo se è l’unico metodo di pagamento accettato.

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Banconote da 500 euro destinate a sparire, ma la guerra al contante presenta rischi poco percepiti

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Dal prossimo 27 gennaio, la BCE non emetterà più banconote da 500 euro, motivandola col fatto che potrebbero facilitare attività illecite.
Anche tenuto conto del ruolo internazionale dell’euro e della diffusa fiducia nelle sue banconote, quella di maggior nominale resterà una valuta legale e potrà essere scambiata presso le Banche Centrali dell’Eurosistema a tempo illimitato, così come a tempo illimitato potrà essere usata come moneta di pagamento e riserva di valore.
Pur nel voler combattere le illegalità, la BCE dimostra di aver ben presenti i rischi che l’abbandono del taglio da 500 presenta. La guerra al contante, che poggia sul contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio, non può infatti non tenere conto dei vari pericoli in cui si incorre affidandosi in toto alla tecnologia e che sono sovente molto poco percepiti perché legati ad ipotesi “estreme” o perché “nascosti” in server appartenenti a soggetti privati. La Banca Centrale svedese, nazione in cui oramai si usa quasi esclusivamente danaro virtuale, ha di recente constatato la scarsità di monete e banconote specie nel nord del Paese, e ha evidenziato che ciò comporta rischi in caso di catastrofi naturali o tecnologiche. Se, come avvenuto lo scorso 1 giugno, sono sufficienti poche ore di blocco ad un singolo circuito di pagamento (Visa) per provocare forti disagi in mezza Europa, figurarsi cosa potrebbe accadere in scenari peggiori. Inoltre, i mezzi pubblici di pagamento sono controllati da soggetti privati, e ciò può diventare un problema specie in situazioni di crisi, dove il tempo costituisce un elemento fondamentale e non si può rischiare alcun genere di intralcio. Non solo: forte è anche il pericolo riguardo la gestione e l’archiviazione dei dati personali di tutti i soggetti che utilizzano tali mezzi di pagamento.
La Banca d’Italia, dopo atteggiamenti non sempre univoci, appare ora d’accordo e l’opuscolo “La Banca d’Italia. Funzioni e obiettivi” distribuito all’ultima assemblea annuale, riporta che “alla base della centralità del contante fra i mezzi di pagamento è che esso è l’unico mezzo di pagamento ad aver corso legale. Il suo impiego è gratuito e anonimo e la riservatezza viene garantita. Il contante può essere usato in casi di emergenza, ad esempio se le apparecchiature per i pagamenti con le carte non funzionano o se ne sono stati superati i limiti di utilizzo”. Inoltre “può essere utilizzato come riserva di valore”.
Insomma, è meglio osservare il denaro contante sotto più aspetti prima di chiedere di sancirne l’abolizione. (Giuseppe D’Orta Responsabile Aduc per la tutela del risparmio)

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Fisco, Ap: “Bene Governo, meno vincoli su uso contante”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

donne_denaro1“Meno lacci e vincoli per i cittadini che vorranno spendere più di mille euro in contanti. Grazie alla mozione di Area popolare (Ncd e Udc) approvata dalla Camera, il Governo si è infatti assunto l’impegno, rispetto alle norme contenute nella delega fiscale, ad alzare il limite sull’uso della moneta contante. Mettiamo così l’Italia in linea con la media degli altri Paesi europei che hanno introdotto anch’essi un limite (undici Paesi, tra cui la Germania, non ne hanno alcuno),ricordando che il presidente del Consiglio si era impegnato per l’innalzamento del limite a tremila euro. Una misura che riteniamo fondamentale per contribuire ad incentivare i consumi e favorire così la crescita e la ripresa, e che conferma inoltre la nostra attenzione verso cittadini e commercianti. Libertà e competitività: sono queste le linee guida della nostra azione per rendere l’economia italiana al passo di quelle europee”. Così in una nota il gruppo di Area popolare alla Camera, dopo l’approvazione della mozione con 288 voti favorevoli su 374 presenti. “In merito va smentito il falso mito del link tra uso del contante ed evasione fiscale – prosegue la nota – alla base dei provvedimenti restrittivi adottati negli ultimi anni sulla disciplina della circolazione del contante. Diversi studi, come quelli effettuati dalla Cgia di Mestre, affermano esattamente il contrario. Più libertà dunque, e non solo tracciabilità. Anche perché, come riscontrato dall’Istat, il contante è il mezzo di pagamento più diffuso. Tra l’altro in Italia esistono 15 milioni di unbanked, cioè persone che non hanno un conto corrente e preferiscono tenere i soldi in casa. A questo si aggiunga che solo il 37,9% degli italiani usano il bancomat e il 10,9% le carte di credito. In questo contesto – spiega la nota di Area popolare – va fatta una riflessione anche sui significativi costi di gestione e apertura dei conti correnti, che in Italia sono più alti del 50% rispetto al resto dell’Europa, e sui costi per l’utilizzo del pos, visto dai commercianti come un ulteriore balzello. Ne consegue che il migliore incentivo alla diffusione dei pos non è costituito dalla sua obbligatorietà, ma dalla riduzione di questi costi e, nello stesso tempo, in un ulteriore impegno nell’incentivazione dell’utilizzo della fatturazione elettronica e in un potenziamento dei sistemi di tracciabilità, come peraltro già previsto dal decreto legislativo approvato il 21 aprile scorso dal Consiglio dei ministri”, conclude la nota.

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Giochi: uso del contante

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2012

Il deputato della Lega Nord Maurizio Fugatti ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze per sapere “se il Governo intenda assumere iniziative normative per modificare al rialzo la soglia di tracciabilità dei pagamenti”, considerando i disagi che la limitazione all’uso del contante a mille euro “porterà a vaste categorie sociali e i danni che sta già portando ad importanti comparti della nostra economia, come quello turistico”. Fugatti, riporta Agipronews, ha sottolineato che l’abbassamento del limite all’uso del denaro contante a mille euro, “fissato per i pagamenti, per l’erogazione di stipendi, compensi e pensioni da parte delle pubbliche amministrazioni”, sta comportando “seri disagi alle categorie sociali più deboli, meno avvezze all’uso della moneta elettronica e magari, fino ad oggi senza un conto corrente bancario o postale”; inoltre, continua, “non saranno solo i cittadini ad essere penalizzati dall’abbassamento della soglia, ma anche interi settori dell’economia”. Alla luce di queste considerazioni, “l’abbassamento della soglia di tracciabilità dei pagamenti non produrrà benefici in termini di lotta all’evasione fiscale, ma produrrà sicuramente seri danni ad interi comparti della nostra economia”, ha concluso Fugatti. MSC/Agipro

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Deutsche Bank lancia l’offerta per i pensionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2012

Dal 7 marzo 2012, in seguito alle nuove indicazioni contenute nel decreto “Salva Italia”, le pensioni sopra 1.000 euro non potranno più essere pagate in contanti. La nuova disposizione normativa, infatti, introduce per le pubbliche amministrazioni la soglia di 1.000 euro per i pagamenti effettuati in contanti di pensioni, stipendi e compensi, comportando quindi per i pensionati coinvolti la comunicazione all’Inps delle modalità scelte per l’accredito dell’assegno previdenziale. Deutsche Bank è tra i primi istituti di credito ad adeguare le proprie offerte alla nuova disposizione per i pagamenti delle pensioni lanciando l’offerta per i pensionati: si chiama db Saggetà il nuovo conto corrente per facilitare l’accredito delle pensioni Canone gratuito per chi accredita la pensione, offre a zero spese la carta bancomat e il deposito titoli. Oltre alla possibilità di investire in PCT al 4,50% Per promuovere l’iniziativa, la Banca ha lanciato una campagna pubblicitaria presso le principali città italiane che consiste nell’esposizione di locandine dedicate presso gli sportelli Deutsche Bank e in attività di volantinaggio.

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Eliminare il denaro contante

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

Forex Money for International Curency

Image by epSos.de via Flickr

La bravissima giornalista Milena Gabanelli, nei giorni scorsi, ha lanciato l’idea di tassare il denaro contante per incentivare i pagamenti elettronici. La proposta è stata ripresa da diversi media ed anche alcune trasmissioni televisive (ieri sera, per citare l’ultima, da “L’Infedele” di Gad Lerner su La7). Lo scalpore che proposte come questa generano (a Settembre proponemmo qualcosa di simile, solo più articolato: “Una riforma radicale del fisco”  http://www.aduc.it/articolo/riforma+radicale+fisco_19516.php) derivano in larga parte dalla scarsa conoscenza della materia che talvolta affligge gli stessi sostenitori. I benefici che deriverebbero dalla totale eliminazione del denaro contante sono talmente enormi che sembra superfluo soffermarcisi troppo. Il denaro contante è la linfa nella quale prospera ogni forma di criminalità e di illegalità: dalle mafie alla criminalità comune, dalla corruzione all’evasione fiscale. Le obiezioni che solitamente si muovono all’eliminazione del denaro contante riguardano la sfera della libertà individuale e quella della privacy. Entrambe sono totalmente prive di fondamento a patto che i sistemi di pagamento elettronico vengano accuratamente progettati sfruttando le tecnologie moderne. In primo luogo è necessario ricordare che la maggioranza del denaro esistete nel mondo è già elettronico. Il denaro fisico (monete e banconote) rappresenta meno del 5% della massa monetaria in circolazione che è composta, per la gran parte, da “bit” residenti nei computer delle banche. Il denaro fisico circola molto più velocemente del denaro elettronico e questo è causato essenzialmente dalla tecnologia che solo fino a pochi anni fa non era in grado di produrre un portafoglio elettronico affidabile che potesse sostituire quello fisico. Oggi non è più così. Oggi la tecnologia consente di produrre dei portafogli elettronici che consentono di scambiarsi moneta elettronica nella massima sicurezza e nel rispetto della privacy. Portafogli che dovrebbero essere “caricati” dal proprio conto corrente (idealmente anche attraverso i “Bancomat”) e che potrebbero trasferire sul portafoglio elettronico ricevente null’altro che l’importo, esattamente come accade per la moneta fisica. Successivamente i portafogli elettronici dovrebbero trasferire la moneta elettronica sul proprio conto corrente. La tecnologia lo consente, si tratta solo di volerlo realizzare. Ovviamente questi portafogli elettronici sono adatti per i micropagamenti (il ristorante, il bar, il venditore ambulante, ecc.) mentre per i grandi pagamenti si dovrebbero continuare ad utilizzare i sistemi di trasferimento del denaro elettronico già oggi utilizzati e che prevedono la tracciabilità. Naturalmente i limiti relativi agli importi trasferibili dovrebbero essere configurabili dagli utenti (il portafoglio per il giovane adolescente è diverso da quello del negoziante) seguendo dei regolamenti imposti dallo stato (così come oggi lo stato regolamenta molti dettagli sui trasferimenti elettronici). Eliminare il contante per i micro-pagamenti è il prerequisito per l’eliminazione totale del denaro contante e quindi dell’impiego del contante per la criminalità e l’illegalità di ogni sorta. Eliminare il contante è possibile, manca la volontà politica, e si comprende il perché. La ragione, però, non risiede solo nei fortissimi interessi che questa riforma va a ledere.Manca anche la presa di coscienza da parte di quella maggioranza della popolazione che ricaverebbe un vantaggio superiore rispetto a qualsiasi altra riforma economica immaginabile.
Ancora non c’è una maggioranza favorevole all’abolizione del denaro contante perché non c’è ancora sufficiente conoscenza della materia. Si dovrebbe necessariamente procedere per gradi, favorendo in tutti i modi la produzione diffusione dei portafogli elettronici. Solo dopo una capillare diffusione dei portafogli elettronici (a carico delle banche centrali, al pari del denaro contante) si potrebbe procedere con la tassazione dello stesso denaro contante.
Le due cose combinate porterebbero finalmente all’eliminazione del denaro contante in maniera quasi automatica e con essi sparirebbe la maggior parte della criminalità e dell’illegalità. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutele del Risparmio)

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Tassa su prelievo contante in banca

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2011

Un nuovo balzello è saltato fuori dal cilindro delle banche: la “tassa sul contante”. Imposizione dell’importo medio di 3 euro, che da qualche giorno molti istituti di credito richiedono a quei clienti che si recano in agenzia a prelevare denaro contante. “Si tratta di una follia – affermano le associazioni di Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) – L’idea che un cittadino debba pagare per poter disporre del proprio denaro è un ritorno al Medioevo, e l’esempio concreto di come gli istituti di credito, introducano periodicamente nuovi balzelli il cui unico scopo è quello di salassare i consumatori e arricchire le proprie casse”. “Gli utenti devono però sapere che non tutte le banche hanno deciso di adottare tale tassa. Invitiamo pertanto i correntisti – proseguono Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori – a verificare se la propria banca è tra quelle che applicano la “tassa sul contante” e, in tal caso, chiudere il conto e passare ad altro istituto di credito”.

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Banche: una tassa sul contante

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

“E’ inconcepibile far pagare ai cittadini una tassa per prelevare il proprio denaro”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, riferendosi alla nuova tendenza di molti istituti di credito di far pagare una commissione da uno a tre euro per il servizio di prelievo allo sportello. “A rimetterci saranno gli anziani e tutti coloro che sono ancora  poco avvezzi all’uso del bancomat e dei conti on line– prosegue il Segretario generale – facendo aumentare ulteriormente la sfiducia degli italiani nei confronti delle banche”. “Siamo d’accordo con l’Abi e la Banca d’Italia sulla necessità di scoraggiare l’uso del contante, come già accade in molti altri paesi europei più propensi alla moneta elettronica – afferma l’avvocato Dona – ma piuttosto che aggiungere oneri sarebbe il caso di abbassare i costi di tenuta sulle carte e bancomat per renderli mezzi di pagamento accessibili a tutti.” “Il nostro augurio – conclude Dona – è che l’Antitrust, che sta già studiando la questione, intervenga tempestivamente per bloccare questa pratica commerciale scorretta perpetuata ai danni del consumatore”.

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Pagare senza utilizzare denaro contante

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

IBM ha siglato con McDonald’s, la famosa catena di fast food nota in tutto il mondo, un accordo della durata di tre anni che prevede l’implementazione di un nuovo sistema di pagamento che consente di non utilizzare denaro contante. Il servizio verrà implementato presso 1.300 punti di ristorazione della catena McDonald’s in Inghilterra e in Irlanda. Mc Donald’s, grazie all’avanzato sistema di pagamento di IBM, sarà in grado di soddisfare le crescenti richieste dei clienti di poter utilizzare carte di credito e di debito. Il sistema sarà operativo entro la fine del 2010.  Grazie a questo nuovo rivoluzionario sistema ideato da IBM, McDonald’s potrà accontentare ogni giorno milioni di clienti, assicurando una migliore customer experience e incrementando rapidità,  flessibilità  e sicurezza del servizio. Il livello di sicurezza, già garantito dalla catena McDonald’s, sarà ulteriormente migliorato grazie a un software di anti-manomissione e rilevamento frode installato su un dispositivo tascabile dotato di chip e pin, a protezione dei clienti su tutti i pagamenti effettuati tramite carta. La soluzione, inoltre, permetterà a Mc Donald’s di gestire le operazioni giornaliere in maniera più efficiente e più “smart” centralizzando i processi di business su un unico database e consentendo le operazioni di rendicontazione e reporting in maniera automatica. L’accordo è stato siglato nel mese di giugno e fa parte di un progetto,a più fasi, che si svilupperà nell’arco di tre anni e che continuerà a trasformare i sistemi di pagamento di McDonald’s.

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