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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘contemporaneità’

Le bolle della contemporaneità

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Ne ho ristretto il campo a solo tre anche se a ben considerare potrei aggiungerne un altro paio. Tre per contemperare l’importanza che annetto ad altrettanti eventi di portata mondiale quali sono il proletariato e la sua forza organizzata in un grande movimento che nato dalla mente di Marx si è trasformato in una idea di “stato” per poi “scoppiarci tra le mani”. Nello stesso tempo si è consolidato il capitalismo come il patriziato del parvenu e anch’esso oggi sembra voler esaurire la sua forza espansiva e fare la fine della prima bolla. La terza è più romantica e al tempo stesso capace di defilarsi alla nostra osservazione e ai venti del cambiamento: è quella che possiamo definire la “nobiltà dell’antico lignaggio”. Ad attraversarli vi è l’essere umano con le sue passioni, le sue tensioni ideali, le sue aberrazioni. Sono le bolle che abbiamo creato per suscitare una speranza, per indicare una strada, per definire un ruolo, per legare le generazioni che si avvicendano ad un precetto di fede, a una visione del mondo ora egualitario ora esclusivo di alcune minoranze privilegiate per antico censo o per nuovi meriti. E a guardarli crescere, prosperare e morire vi è quell’enorme folla che si chiama umanità. E dire che il tutto è stato promosso ora in suo nome ora per illuderla che lo fosse, ora per sostenerla ora per tradirla. Oggi mi chiedo se non è giunto il tempo per prendere coscienza di una nuova consapevolezza che sta diffondendosi intorno a noi e dentro di noi e che sta diventando qualcosa di diverso di una bolla. Forse è una bolla tecnologica e nulla di più ma è destinata, se non altro, a risvegliare le nostre coscienze. Non possiamo più tollerare che la miseria estrema condanni a una morte prematura milioni di bambini e le loro madri. Non possiamo più tollerare che la violenza e la sopraffazione soffochi la nostra identità. Non possiamo più tollerare che la disinformazione ci renda complici degli interessi partigiani di una minoranza di nostri simili e dei loro illeciti traffici. Non possiamo più tollerare che per una idea formale si faccia strage di innocenti come l’idea della guerra santa, dell’integralismo religioso e del fanatismo politico. Dobbiamo spezzare questa spirale velenosa che intorbida i nostri sentimenti e ci spinge ad atti di superbia contro i nostri simili e la stessa natura che ci circonda. Dobbiamo cercare la strada maestra senza lasciarci attrarre dalle vie secondarie e dal rischio di finire in un vicolo cieco anche se appaiono più belle e seducenti. Dobbiamo imparare ad essere costruttori di un disegno coerente allorché pensiamo che le risorse dell’umanità non possono essere distrutte dalle guerre e che le guerre non devono essere alimentate dai mercanti di armi e a monte dalle fabbriche che le producono. Dobbiamo essere votati ad un disegno di solidarietà dove la mano che stringe quella del nostro vicino è la mano di chi ama e sa di essere riamato. (Riccardo Alfonso)

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Le rivoluzioni dell’evo moderno e della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Nella grande rivoluzione, quella francese della fine del XVIII secolo, si era affermata una diversa classe sociale: quella borghese e sostenuta, a sua volta, dal proletariato con funzioni subalterne. Quest’ultimo, infatti, non ne aveva tratto un gran giovamento. Occorreva la revisione storico-dialettica di Marx, definita nel “Capitale”, per fissare nuovi paletti a quella società di “emergenti” che un po’ tutti non trovavano di meglio che bistrattare.
Diciamo, quindi, che, alle soglie del Ventesimo secolo il socialismo aveva inglobato una dottrina marxista che i rivoluzionari francesi non potevano conoscere perché fu successiva al loro tempo. La stessa industrializzazione aveva subito un ulteriore sviluppo e i conflitti sociali si rendevano più acuti per l’ansia, da una parte, di facili arricchimenti e, dall’altra, quella di considerare il lavoro umano una condizione da sfruttare come un dovere civico, ma senza riconoscerne i più elementari diritti alla salute, alla previdenza e, in una parola, al welfare.
Per molti occidentali la rivoluzione russa fu vista come una prova generale di ciò che poteva accadere al resto del mondo se non si correva, in qualche modo, ai ripari. D’altra parte la stessa industrializzazione aveva subito un successivo sviluppo portandosi dietro non poche contraddizioni e disuguaglianze sociali. Il fascino, se non l’ansia, che taluni mostravano, per i facili arricchimenti, provocava, sull’altro versante, un appiattimento dei diritti fondamentali dei lavoratori dipendenti.
Ciò si riduce anche nella considerazione che al bisogno vitale dell’umanità di identificarsi in un equilibrio istituzionale la stessa società tende a sbarrare il cammino alla naturale soddisfazione di questo bisogno. Ciò si osserva un po’ ovunque: nella giustizia, nel sociale, nell’istruzione e nella politica. (Riccardo Alfonso)

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Le rivoluzioni che hanno attraversato l’evo moderno e la contemporaneità

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

E’, probabilmente, una riflessione in più sul significato delle rivoluzioni che nascono, a volte giuste, per le motivazioni addotte, come quella per l’indipendenza degli Stati Uniti, e altre che vanno, in seguito, corrompendosi proprio perché il loro spirito è calpestato dal primo imbonitore di turno, sia durante e sia dopo la “cura”. E’ il caso della Russia con la rivoluzione d’Ottobre e ancor prima di quella francese. Quest’ultima nei suoi due primi anni vide la vittoria della borghesia: Diritti dell’uomo e costituzione del 1791, libertà individuale e uguaglianza dei diritti, liberalismo economico. Per l’individuo e per l’umanità era l’alba della felicità.
Così il francese si sentiva cittadino del mondo e voglioso di portare all’universo intero i principi capaci di sostenere il piacere dell’uomo. Qui nacque la prima grossa frattura tra la preponderanza borghese, la libertà e l’uguaglianza e quella parte dell’Europa monarchica che ne respingeva i presupposti timorosi che si potessero trasformare in una valanga che tutto avrebbe potuto travolgere. Gli stessi timori si nutrirono con l’avvento del socialismo reale. Si può quindi convenire che da entrambe queste esperienze, a distanza di un secolo e poco più l’una dall’altra, il mondo delle idee esce sconfitto proprio perché non è stato capace, affidandosi al guerriero, di trasformarlo in un saggio e al popolo di capire, di là d’ogni possibile ed umano dubbio, che la rivoluzione non si esprime nel momento in cui “esplode”, ma vive giorno dopo giorno e può costituire un sacrificio ed una rinuncia, se pensiamo alla perdita dei nostri interessi corporativi. Le rivoluzioni, mi pare ovvio costatare a questo punto, non sempre si vivono realisticamente da chi le provoca e dal popolo che le accetta come una specie di male minore, nel senso che determinati eventi si subiscono prima ancora di capirli o, in un certo qual modo, di determinarli. Sono proprio questi i limiti di una rivoluzione. Essa sovente non vive, quotidianamente, la consapevolezza di doversi confrontare criticamente con i principi che sostiene e con gli uomini che la governano. E’ facile trascendere, andare oltre misura, corrompersi.
Probabilmente lo dobbiamo al fatto che i grandi eventi sono stati, per lo più, provocati e portati a compimento, da una ristretta minoranza. Sta a essa farsi interprete dello stato d’animo collettivo, diventare forza dirompente verso uno sbocco auspicato da molti, ma da pochi interpretato in maniera traumatica e risolutiva. Probabilmente dipende dal fatto che questa carica, agitata nelle piazze delle piccole e grandi città tra le comunità borghesi e contadine e tra i proletari, continua a restare divisa tra opposte passioni e gruppi d’interesse. La rivoluzione rappresenta, per costoro, solo un momento nel quale vanno a coincidere la convenienza che essi avvertono, in un rimescolamento delle carte, dopo le quali poter riprendere l’impegno di sempre con padroni più disponibili ai loro traffici e, nel frattempo, rivalersi, nei confronti di una concorrenza, che non sono riusciti a piegare diversamente. Parliamo quindi di rivoluzione intesa come un atto in sé violento per imporre una ragione in sé necessaria da introdurre per spezzare le catene della conservazione e della stagnazione culturale. E’, in pratica, una forma di rottura degli schemi in auge e si distingue dalle guerre proprio perché non tende a consolidare l’esistente offrendo al più forte solo l’opportunità di trarne un vantaggio territoriale, industriale e commerciale. E’ stata, sotto questo profilo, una rivoluzione quella ateniese del V secolo a. C., lo è stata, per certi versi, la predicazione di Cristo in Palestina, lo è stata quella francese e quella russa e quella di Gandhi il profeta laico del nostro tempo.
La prova l’abbiamo con i loro comuni principi conduttori. Hanno avuto l’audacia e la forza di affermare nella ragione umana la fonte della legittimità e quindi della facoltà di comando politico e della sovranità, in un mondo in cui non si riconosceva fonte di legittimo potere all’infuori degli dei. A questo riguardo chiaro fu il messaggio di Gesù di Nazareth nell’affermare di “dare a Dio quel che è di dio e a Cesare quel che è di Cesare”.
Dobbiamo, se non altro, essere grati agli ateniesi per essere stati i primi a darci l’idea e a spiegarci il significato di una rivoluzione frutto di una ricerca intellettuale della verità e della giustizia. Fu il primo tentativo volto a coniugare lo stato e la sovranità sulla ragione umana, non sul timore del trascendente e degli dei ignoti, ma per l’essere umano, per rispettarne l’individualità e i diritti, per riconoscergli un animo e una coscienza, una volontà e una vita morale. Questa rivoluzione non ebbe successo così come fu travagliata quella prospettata da Cristo se riandiamo a tutta quanta la storia del cristianesimo, alle sue contraddizioni, alle sue chiusure ideologiche, al suo potere temporale, agli arbitrii espressi nelle inquisizioni impropriamente dette sacre.
Un aborto fu anche la rivoluzione francese, tradita da Napoleone e quella russa da Stalin. Ciò non di meno vi resta il profondo carattere umano e razionale della rivoluzione diventato per le generazioni del poi un patrimonio non alienabile per tutta l’umanità e un insegnamento magistrale sul quale continuiamo a riflettere e a confrontarci. Oggi possiamo avvalerci di surrogati costruendo modelli di democrazia ai quali aggiungiamo sovente, come rafforzativo, la parola “compiuta” per significare che non basta dichiararsi democratici per esserlo di fatto. Bisogna esserne conseguenti.
In questo senso Montesquieu ci ha indicato un modo, per rendere meno necessaria la rivoluzione e più valida la democrazia, con la famosa divisione dei poteri tra quello legislativo, l’esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti, e il potere giudiziario che dipende dal diritto civile. Partendo da questa considerazione Montesquieu traccia la teoria della separazione dei poteri affermando categoricamente che il potere legislativo e quello esecutivo non possono mai essere accomunati sotto un’unica persona o corpo di magistratura, perché in tale caso potrebbe succedere che il monarca oppure il senato facciano leggi tiranniche e le eseguano, di conseguenza, tirannicamente.
Neanche il potere giudiziario può essere unito agli altri due poteri: i magistrati non possono essere contemporaneamente legislatori e chi applica – con l’incarico di magistrati – le leggi. Così, ovviamente i legislatori non possono essere contemporaneamente giudici: avrebbero un immenso potere che minaccerebbe la libertà dei cittadini.
In tal modo mentre le democrazie riescono a mediare le opposte esigenze di una società interclassista, la rivoluzione si assume il carico di spezzare equilibri anomali e abusi d’ogni genere provocando, nel bene e nel male, un rimescolamento delle rispettive posizioni. E’ ovvio rilevare, a questo punto, che la maggiore difficoltà di governo viene proprio dagli atti rivoluzionari conseguenti la presa del potere. Significa gestire questo coacervo di sentimenti, in un momento di così elevate tensioni e riuscire, nello stesso tempo, ad ampliare il consenso e la condivisione dell’azione intrapresa e senza, soprattutto, scadere negli eccessi. (Riccardo Alfonso)

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“L’Italia centrale tra Medioevo e contemporaneità. Sistemi economici e culturali a confronto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Camerino venerdì 27 aprile, con inizio alle 9,30, presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, in via D’Accorso 16, i professori Ivo Biagianti, docente di Storia moderna dell’Università di Siena, e Gioacchino Garofoli, docente di Politica economica dell’Università dell’Insubria, presenteranno il volume miscellaneo “L’Italia centrale tra Medioevo e contemporaneità. Sistemi economici e culturali a confronto”, a cura di Emanuela Di Stefano e Catia Eliana Gentilucci, Quaderno del Consiglio regionale delle Marche, n. 242, in cui sono raccolti gli atti del Convegno pluridisciplinare svoltosi nella primavera del 2016, allo scopo di offrire un’analisi storica di lungo periodo e maturare sul tema un punto di vista consapevole. L’incontro si aprirà con i saluti del Rettore Unicam Claudio Pettinari e del Direttore della Scuola di Giurisprudenza Rocco Favale.Si tratta di un’opera divisa in più sezioni, alla quale hanno collaborato ricercatori e docenti di Università marchigiane, umbre, toscane e abruzzesi, che offre un quadro d’insieme delle diverse regioni mettendo a confronto aspetti istituzionali, demografici, socio-economici e culturali, ma anche un’occasione di approfondimento e dibattito sul tema della macroregione fra quanti hanno concrete responsabilità nella gestione economica e politica dei territori in esame.
Le riflessioni conclusive saranno affidate a Pietro Marcolini, presidente ISTAO, a Daniele Salvi, capo di gabinetto del presidente del Consiglio regionale delle Marche, e Gianluca Spinaci, Comitato delle Regioni dell’Unione Europea. A quanti parteciperanno verrà consegnata una copia del volume.

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Oscenità e violenza nei costumi della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

Osceno – per quanto ci riguarda – è un concetto intimo, e la sua socializzazione è sempre sinonimo di violenza di qualcuno su qualcun altro, questo qualcuno che vuole imporre all’altro il proprio concetto e la propria pratica di oscenità. Talvolta leggendo una sentenza di un giudice, oltre che mantenerci la pancia dalle risate che ci provoca, subito dopo ci rattristiamo: è il Paese in cui siamo nati ed in cui continuiamo a vivere. Si, lo so, siamo testardi a non cambiare Paese, ma c’è sempre un qualche motivo o una qualche bellezza che ci allontana da questi propositi. Mi chiedo, a volte, se i nostri buoni intendimenti non vanno a scontrarsi con le leggi della globalizzazione che oltre a farci vedere tante cose da chi vive all’altro capo del mondo cerca d’importi, per imitazione, la sua cultura e le sue abitudini nel bene e nel male anche se quest’ultimo prevale sul primo. Abbiamo scoperto l’America? No, era stata già scoperta. Ne scriviamo solo perchè, da irriverenti quali siamo verso questa sorta di “pudore di Stato”, auspichiamo che, a furia di parlarne, qualcuno ci rifletta sopra, si incavoli in ogni ambito e ne faccia tesoro per chi dipende dalle sue decisioni e per i propri figli. E’ che tutto è diventato un prodotto d’importazione e d’esportazione. Alla fine non ci accontentiamo più d’essere dei malvagi ma vogliamo esserlo di più per sfidare le stesse leggi della natura e della convivenza civile.
Un tempo il ladro colto in flagrante si limitava a fuggire oggi si rivolta contro la vittima e non esita a seviziarla e ad ucciderla. Abbiamo, in pratica, perso il senso della misura. Non riusciamo più a dare una ragione al nostro essere e divenire e persino quando si deve essere raccolti nella preghiera guardiamo di sottecchi il nostro vicino e siamo distratti da pensieri poco “onorevoli” per una ragazza che ti siede accanto e ti sfiora il braccio e ti accorgi che è carina e che ha il seno che si rivela sotto le pieghe del vestito.
La circostanza ci fa riflettere non tanto per le distrazioni che ci permettiamo in un posto che noi stessi, per altro, abbiamo considerato sacro, ma per la nostra inettitudine nel valutare gli eventi e capacità di saperli controllare e considerarli nella giusta misura. Abbiamo notato, ad esempio, nel pieno di una celebrazione religiosa, cosa accade se nell’affollato asembramento c’è un bambino che piange? Quasi tutti cercano con lo sguardo di localizzare la fonte come se rivolgendo lo sguardo sull’autore e sulla persona alla quale è stato affidato il bimbo si possa tacitare quel pianto o per lo meno accettarlo e giustificarlo o anche esprimere un giudizio critico per chi dovrebbe fare in modo di acquetarne gli effetti sonori. A volte per una manciata di secondi se non di minuti noi ci distraiamo del tutto dall’ambiente dove ci troviamo per far divagare i nostri pensieri, per allontanarci mentalmente dal luogo sacro e dalla funzione che stiamo seguendo che è partecipazione spirituale e materiale alla sacralità del rito. Lo stesso accade per chi tiene accesa la televisione a basso volume mentre si sfaccenda in casa e si finisce con il recepire le notizie che la mente riesce a catturare casualmente confondendone il messaggio tra il trasmesso e la nostra capacità di deformarne il contenuto in virtù del fatto che ne cogliamo solo una parte e cerchiamo di colmare il resto con ciò che supponiamo possa aver detto il personaggio che ci sussurra qualcosa dal monitor del televisore. Questa nostra palese incapacità di ascoltare con attenzione ciò che gli altri dicono non ci consente di seguire il filo logico delle argomentazioni espresse dal nostro occasionale interlocutore e trarne motivo di riflessione rifuggendo dai giudizi avventati o da ricostruzioni di comodo del suo pensiero.
In questo modo i messaggi che gli altri c’inviano finiscono con il peccare di autenticità, non ci permettono di trarne un obiettivo spunto di riflessione, non ci stimolano a valutazioni di merito e a cogliere, nella migliore delle ipotesi, le insidie di un messaggio che sublima l’inganno e la disinformazione. Abbiamo, in pratica, allentato il nostro livello di attenzione, la nostra capacità di discernimento. (Riccardo Alfonso)

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Le bolle della contemporaneità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Ne ho ristretto il campo a solo tre, anche se a ben considerare potrei aggiungerne un altro paio. Tre per contemperare l’importanza che annetto ad altrettanti eventi di portata mondiale quali sono il proletariato e la sua forza organizzata in un grande movimento che nato dalla mente di Marx si è trasformata in un’idea di “stato” per poi “scoppiarci tra le mani”. Nello stesso tempo si è consolidato il capitalismo come il patriziato del parvenu e anch’esso oggi sembra voler esaurire la sua forza espansiva e fare la fine della prima bolla. La terza è più romantica e al tempo stesso capace di defilarsi alla nostra osservazione e ai venti del cambiamento: è quella che possiamo definire la “nobiltà dell’antico lignaggio”. Ad attraversarli vi è l’essere umano con le sue passioni, le sue tensioni ideali, le sue aberrazioni. Sono le bolle che abbiamo creato per suscitare una speranza, per indicare una strada, per definire un ruolo, per legare le generazioni che si avvicendano a un precetto di fede, a una visione del mondo ora egualitario ora esclusivo di alcune minoranze privilegiate per antico censo o per nuovi meriti. A guardarli crescere, prosperare e morire vi è quell’enorme folla che si chiama umanità.
E dire che il tutto è stato promosso ora in suo nome ora per illuderla che lo fosse, ora per sostenerla ora per tradirla.
Oggi mi chiedo se non è giunto il tempo per prendere coscienza di una nuova consapevolezza che sta diffondendosi intorno a noi e dentro di noi e che sta diventando qualcosa di diverso di una bolla. Forse è una bolla tecnologica e nulla di più ma è destinata, se non altro, a risvegliare le nostre coscienze.
Non possiamo più tollerare che la miseria estrema condanni a una morte prematura milioni di bambini e le loro madri.
Non possiamo più tollerare che la violenza e la sopraffazione soffochi la nostra identità.
Non possiamo più tollerare che la disinformazione ci renda complici degli interessi partigiani di una minoranza di nostri simili e dei loro illeciti traffici.
Non possiamo più tollerare che per un’idea formale si faccia strage di innocenti come l’idea della guerra santa, dell’integralismo religioso e del fanatismo politico.
Dobbiamo spezzare questa spirale velenosa che intorbida i nostri sentimenti e ci spinge ad atti di superbia contro i nostri simili e la stessa natura che ci circonda.
Dobbiamo cercare la strada maestra senza lasciarci attrarre dalle vie secondarie e dal rischio di finire in un vicolo cieco anche se a prima vista appaiono più belle e seducenti.
Dobbiamo imparare a essere costruttori di un disegno coerente quando pensiamo che le risorse dell’umanità non possono essere distrutte dalle guerre e che le guerre non devono essere alimentate dai mercanti di armi e a monte dalle fabbriche che le producono.
Dobbiamo essere votati a un disegno di solidarietà dove la mano che stringe quella del nostro vicino è la mano di chi ama e sa di essere riamato. (Riccardo Alfonso)

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Le bolle della contemporaneità

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

la follaNe ho ristretto il campo a solo tre, anche se a ben considerare potrei aggiungerne un altro paio. Tre per contemperare l’importanza che annetto ad altrettanti eventi di portata mondiale quali sono il proletariato e la sua forza organizzata in un grande movimento che nato dalla mente di Marx si è trasformata in un’idea di “stato” per poi “scoppiarci tra le mani”. Nello stesso tempo si è consolidato il capitalismo come il patriziato del parvenu e anch’esso oggi sembra voler esaurire la sua forza espansiva e fare la fine della prima bolla. La terza è più romantica e al tempo stesso capace di defilarsi alla nostra osservazione e ai venti del cambiamento: è quella che possiamo definire la “nobiltà dell’antico lignaggio”. Ad attraversarli vi è l’essere umano con le sue passioni, le sue tensioni ideali, le sue aberrazioni. Sono le bolle che abbiamo creato per suscitare una speranza, per indicare una strada, per definire un ruolo, per legare le generazioni che si avvicendano a un precetto di fede, a una visione del mondo ora egualitario ora esclusivo di alcune minoranze privilegiate per antico censo o per nuovi meriti. A guardarli crescere, prosperare e morire vi è quell’enorme folla che si chiama umanità.
E dire che il tutto è stato promosso ora in suo nome ora per illuderla che lo fosse, ora per sostenerla ora per tradirla.
Oggi mi chiedo se non è giunto il tempo per prendere coscienza di una nuova consapevolezza che sta diffondendosi intorno a noi e dentro di noi e che sta diventando qualcosa di diverso di una bolla. Forse è una bolla tecnologica e nulla di più ma è destinata, se non altro, a risvegliare le nostre coscienze.
Non possiamo più tollerare che la miseria estrema condanni a una morte prematura milioni di bambini e le loro madri.
Non possiamo più tollerare che la violenza e la sopraffazione soffochi la nostra identità.
Non possiamo più tollerare che la disinformazione ci renda complici degli interessi partigiani di una minoranza di nostri simili e dei loro illeciti traffici.
Non possiamo più tollerare che per un’idea formale si faccia strage di innocenti come l’idea della guerra santa, dell’integralismo religioso e del fanatismo politico.
Dobbiamo spezzare questa spirale velenosa che intorbida i nostri sentimenti e ci spinge ad atti di superbia contro i nostri simili e la stessa natura che ci circonda.
Dobbiamo cercare la strada maestra senza lasciarci attrarre dalle vie secondarie e dal rischio di finire in un vicolo cieco anche se appaiono più belle e seducenti.
Dobbiamo imparare a essere costruttori di un disegno coerente quando pensiamo che le risorse dell’umanità non possono essere distrutte dalle guerre e che le guerre non devono essere alimentate dai mercanti di armi e a monte dalle fabbriche che le producono.
Dobbiamo essere votati a un disegno di solidarietà dove la mano che stringe quella del nostro vicino è la mano di chi ama e sa di essere riamato. (Riccardo Alfonso)

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Il cattolicesimo e più in generale il mondo cristiano di fronte alle sfide della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

giovanni paolo II temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove sfide di “frontiera” della genetica. La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non diciamo, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione. Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che concedendo qualcosa si finisca con far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi. Ma è anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni si sono fatta che la religione è sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in considerazione di ciò, non accetta il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo l’ha compiuto Giovanni Paolo II ed in una certa misura i suoi predecessori e l’attuale papa l’hanno compiuto sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti delle altre professioni cristiane, ma è ancora poco se vogliamo dare una nuova visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente. Non diciamo, quindi, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggeriamo che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Le bolle della contemporaneità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

terra madre1Ho ristretto il campo a solo tre anche se a ben considerare potrei aggiungerne un altro paio. Tre per contemperare l’importanza che annetto ad altrettanti eventi di portata mondiale quali sono il proletariato e la sua forza organizzata in un grande movimento che nato dalla mente di Marx si è trasformato in una idea di “stato” per poi “scoppiarci tra le mani”. Nello stesso tempo si è consolidato il capitalismo come il patriziato del parvenu e anch’esso oggi sembra voler esaurire la sua forza espansiva e fare la fine della prima bolla. La terza è più romantica e al tempo stesso capace di defilarsi alla nostra osservazione e ai venti del cambiamento: è quella che possiamo definire la “nobiltà dell’antico lignaggio”. Ad attraversarli vi è l’essere umano con le sue passioni, le sue tensioni ideali, le sue aberrazioni. Sono le bolle che abbiamo creato per suscitare una speranza, per indicare una strada, per definire un ruolo, per legare le generazioni che si avvicendano ad un precetto di fede, a una visione del mondo ora egualitario ora esclusivo di alcune minoranze privilegiate per antico censo o per nuovi meriti. E a guardarli crescere, prosperare e morire vi è quell’enorme folla che si chiama umanità. E dire che il tutto è stato promosso ora in suo nome ora per illuderla che lo fosse, ora per sostenerla ora per tradirla. Oggi mi chiedo se non è giunto il tempo per prendere coscienza di una nuova consapevolezza che sta diffondendosi intorno a noi e dentro di noi e che sta diventando qualcosa di diverso di una bolla. Forse è una bolla tecnologica e nulla di più ma è destinata, se non altro, a risvegliare le nostre coscienze. Non possiamo più tollerare che la miseria estrema condanni a una morte prematura milioni di bambini e le loro madri. Non possiamo più tollerare che la violenza e la sopraffazione soffochi la nostra identità. Non possiamo più tollerare che la disinformazione ci renda complici degli interessi partigiani di una minoranza di nostri simili e dei loro illeciti traffici. Non possiamo più tollerare che per una idea formale si faccia strage di innocenti come l’idea della guerra santa, dell’integralismo religioso e del fanatismo politico. Dobbiamo spezzare questa spirale velenosa che intorbida i nostri sentimenti e ci spinge ad atti di superbia contro i nostri simili e la stessa natura che ci circonda. Dobbiamo cercare la strada maestra senza lasciarci attrarre dalle vie secondarie e dal rischio di finire in un vicolo cieco anche se appaiono più belle e seducenti. Dobbiamo imparare ad essere costruttori di un disegno coerente allorché pensiamo che le risorse dell’umanità non possono essere distrutte dalle guerre e che le guerre non devono essere alimentate dai mercanti di armi e a monte dalle fabbriche che le producono. Dobbiamo essere votati ad un disegno di solidarietà dove la mano che stringe quella del nostro vicino è la mano di chi ama e sa di essere riamato. (Riccardo Alfonso)

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“L’Italia Centrale fra Medioevo e Contemporaneità. Sistemi economici e culturali a confronto”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

camerinoCamerino si terrà il prossimo 20 maggio, con inizio alle 9.15, nella Sala degli Stemmi del Palazzo ducale di Camerino. Vi partecipano docenti e ricercatori dell’Università di Camerino e degli Atenei di Perugia, Roma, Firenze, Siena e Chieti-Pescara, con il contributo della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Tratteranno temi di carattere storico, economico, artistico, culturale dal Medioevo alla contemporaneità, concentrandosi sui molteplici aspetti dell’area posta tra i due mari, il Tirreno e l’Adriatico.L’incontro si aprirà con i saluti del Rettore Unicam Flavio Corradini e del Direttore Vicario della Scuola di Giurispudenza Unicam Rocco Favale.
Seguiranno due sessioni: “Strutture interazioni scambi fra Medioevo ed età moderna” e “Dal passato alla contemporaneità: le nuove realtà economiche e sociali” che saranno coordinate dalla docente della Scuola di Giurisprudenza Unicam Catia Eliana Gentilucci, nel corso delle quali verranno analizzati i tratti comuni che hanno connotato l’Italia centrale lungo i secoli del secondo millennio, caratterizzando insediamenti e demografia, economia e società, il paesaggio e le arti, con ampi approfondimenti sulle nuove realtà economiche e sociali. A partire dalle ore 16, inoltre, si svolgerà una tavola rotonda, coordinata da Daniele Salvi Capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio regionale delle Marche, in cui si confronteranno su tematiche inerenti lo sviluppo territoriale e le possibili sinergie interregionali, esperti, amministratori e tecnici della programmazione delle regioni dell’Italia centrale, in particolare Marche, Toscana, Umbria e Abruzzo.
Il convegno si pone l’obiettivo, in un periodo di rilevanti cambiamenti sul piano istituzionale e socio-economico, d’indagare le dinamiche storiche, economiche e culturali di lungo periodo, contestualizzando la riflessione odierna che coinvolge l’assetto degli Enti territoriali nell’ambito di direttrici comuni, sinergie possibili e integrazioni funzionali allo sviluppo e alla coesione sociale dei territori interessati. La Cittadinanza è invitata a partecipare.

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Contemporaneità al MAXXI

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

Roma. Uno scrittore: Sandro Veronesi, un filosofo: Umberto Galimberti, uno storico/giornalista: Paolo Mieli e una rock star: Gianna Nannini. Sono i protagonisti dei primi quattro appuntamenti della rassegna ContemporaneaMente, che per 4 giovedì a partire dal 12 maggio racconteranno il loro incontro con la contemporaneità, intervistati dai giornalisti Pigi Battista e Piero Dorfles. Gli appuntamenti si svolgeranno all’Auditorium del MAXXI (ore 20.15 – ingresso 4 €, libero acquistando il biglietto del museo). L’incontro con Gianna Nannini si svolgerà invece nella piazza del MAXXI, nello spazio YAP (Young Architects Program) per gli eventi estivi. ContemporaneaMente riprenderà in autunno. Tra gli ospiti Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Antonio Pappano e Carlo Verdone. ContemporaneaMente è un progetto del MAXXI realizzato in partnership con Euro Forum Comunicazione e con il sostegno di Gruppo Ars Medica. Programma
12 maggio: Sandro Veronesi incontra Pigi Battista. Lo scrittore renderà omaggio a David Foster Wallace, autore rivoluzionario, morto suicida nel settembre 2008. Veronesi parlerà dei romanzi La scopa del sistema (1987) e Infinite Jest (1996) ma soprattutto dell’ultimo lavoro dello scrittore americano, The Pale King, appena pubblicato, postumo, negli Stati Uniti.
• Sandro Veronesi. Scrittore con laurea in architettura. Il suo primo romanzo, Questo treno allegro, lo scrive a 29 anni. Negli anni successivi ne pubblica altri tredici. Dal suo penultimo, Caos Calmo, vincitore del Premio Strega, viene tratto il film omonimo diretto da Antonello Grimaldi e interpretato da Nanni Moretti. Nel suo ultimo romanzo, XY, il mistero di un terribile massacro diventa una metafora di ciò che accade nel mondo.
19 maggio: Umberto Galimberti incontra Piero Dorfles. Il filosofo si propone di dimostrare la trasformazione che subisce l’uomo nell’età della tecnica, un cambiamento di cui non tutti sono consapevoli ma che rischia di subordinare le esigenze dell’uomo a quelle dell’apparato tecnologico. Umberto Galimberti. Allievo di Emanuele Severino e Karl Jaspers, è professore ordinario di filosofia della storia e di psicologia dinamica all’Università di Venezia, nonché membro ordinario dell’International Association of Analytical Psychology. Ha scritto più di trenta saggi ed è autore del Dizionario di psicologia.
9 giugno: Paolo Mieli incontra Pigi Batti. Lo storico racconterà di come per lui il film di Dino Risi Il Sorpasso rappresenti, insieme ad alcune pellicole di Michelangelo Antonioni, il salto dall’Italia rurale a quella contemporanea e metropolitana. Paolo Mieli. Giornalista e storico. Si è laureato a Roma in Storia contemporanea con Renzo De Felice e Rosario Romeo. Attualmente tiene un corso di storia alla facoltà di Scienze politiche dell’Università Statale di Milano. E’ stato direttore de “La Stampa” e del “Corriere della sera”. Oggi è Presidente di Rcs Libri.
30 giugno: Gianna Nannini incontra Pigi Battista. La cantante parlerà della sua passione per l’arte contemporanea, della sua collaborazione con artisti come Carla Accardi e Michelangelo Pistoletto, a cui ha offerto la voce per l’installazione del progetto Il Terzo Paradiso. Gianna Nannini Cantante rock prima di tutto ma anche scrittrice, artista, attivista. Gianna Nannini è al culmine di una carriera iniziata da giovanissima al conservatorio di Siena. Dal suo primo album Gianna Nannini (1975) ad oggi, la rock-star ha compiuto un lungo viaggio artistico collaborando con i nomi più significativi della musica italiana ed internazionale. Presente in tutte le importanti occasioni di impegno civile, ha cantato contro il nucleare, per gli immigrati, per i terremotati dell’Abruzzo, per Greenpeace. E’ reduce del suo ultimo tour “Io e te, tour 2011”. (nannini, veronesi, mieli, galimberti)

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L’idea di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

“L’Idea di Roma. Una città nella storia”: fino al 21 novembre 2010 il Complesso del Vittoriano ospita una grande mostra promossa dal Comune di Roma in occasione dei 140 anni di Roma Capitale che vuole raccontare la storia della città dagli albori agli anni ‘60 attraverso oltre 250 opere tra dipinti, incisioni, antichi documenti di archivio, sculture, fotografie, antichi codici e volumi.
Ripercorrere oggi, in occasione del 140° anniversario di Roma Capitale, la scansione per tappe della storia di Roma, può costituire un veicolo utile per capire la contemporaneità facendo affiorare le memorie della città attraverso l’analisi del suo assetto urbano, dei suoi monumenti, delle sue testimonianze artistiche, del tracciato delle sue vie, di alcune sue tradizioni millenarie.  Nelle varie epoche sono enucleati dei punti di riflessione sul tema centrale – l’idea di Roma all’interno dei vari contesti per visualizzare con immediatezza come questa idea muti di significato attraverso le epoche acquistando valenze diverse: la Roma vagheggiata da Cola di Rienzo, ad esempio, e’ ben diversa dall’idea della Repubblica Romana di Mazzini, cosi’ come anche l’utilizzo di medesimi simboli iconografici e’ spesso assai dissimile da un secolo all’altro. Catalogo: Gangemi Editore (l’idea di Roma)

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Spettacoli: Attacchi di Core

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2010

Frascati 14 luglio al  Festival delle Ville Tuscolane il Gruppo Mandala presenta lo spettacolo Butterfly.  E’ organizzata dall’Associazione Culturale 369gradi centro diffusione cultura contemporanea con il contributo del CORE –  Coordinamento Danza e Arti Performative del Lazio ed è realizzata con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma e dell’Assessorato all’Arte, Sport e Politiche per i giovani della Regione Lazio.
Attacchi di Core si propone di promuovere, valorizzare e sostenere la danza contemporanea, diffonderne i contenuti e i molteplici codici e linguaggi espressivi, e sensibilizzare un pubblico sempre più ampio. Attacchi di Core risponde alla necessità di diffusione della contemporaneità operando concretamente sul territorio (8 Comuni coinvolti, 20 attività in programma). Con la collaborazione di Amministrazioni Comunali, di altre Associazioni e di compagnie sono stati individuati luoghi dove rendere possibile un’attività produttiva e di formazione, spazi dove realizzare eventi culturali, performance site specific, laboratori e masterclass per un pubblico ricettivo ed attento.
Sono coinvolti nel progetto i comuni di Frascati, Marino, Ladispoli, Cerveteri, Formello, gli spazi per la danza a Roma Duncan 3.0 e La Scatola dell’Arte, la Scuola materna ed elementare di Marino, il Museo Civico Archeologico ad Anzio, il Centro Profession dance  e lo Spazio Twain a Ladispoli ed il Teatro Comunale J. P. Velly a Formello, il Festival Frammenti di Frascati, il Festival delle Ville Tuscolane di Frascati, il Castello Odescalchi di Bracciano.(paola sorressa)

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Arte, contemporaneità ed economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

Milano 20 aprile 2010 ore 19.00 conferenza e dalle 20 visite guidate gratuite a DB Collection Italy Deutsche Bank – sede Direzione Generale Milano Bicocca, Piazza del Calendario 3  “Arte, contemporaneità ed economia” Conversazione di Severino Salvemini,  Direttore del corso di laurea in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione, Università Bocconi con Frank Boehm – Curatore Db Collection Italy  Arte, contemporaneità ed economia” è il tema dell’ultima conversazione nell’ambito di “I like Tuesdays – Sguardi sul contemporaneo” appuntamenti mensili di Deutsche Bank nella sede della Direzione Generale di Milano Bicocca. Ospite della serata un protagonista del mondo accademico, Severino Salvemini. I legami e le interconnessioni tra il mondo dell’arte e quello dell’economia saranno gli argomenti al centro del dibattito con Frank Boehm, curatore della Deutsche Bank Collection Italy. Con Severino Salvemini si chiude il primo ciclo di incontri organizzati da Deutsche Bank e che ha ospitato nomi d’eccezione tra cui critici, artisti e studiosi come Angela Vettese, Giacinto Di Pietrantonio, Tobias Reheberger, Francesco Dal Co, Armin Linke affrontando i temi di maggiore attualità legati all’arte contemporanea e proponendo spunti di riflessione attraverso le loro testimonianze dirette.
Professore ordinario di Organizzazione aziendale presso l´Università Bocconi, Direttore del Corso di laurea in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione, il prof. Salvemini ha insegnato in qualità di professore straordinario e supplente presso l´Università di Bologna, l´Università di Trento e l´Università Parthenope di Napoli e in qualità di visiting professor all´INSEAD di Fontainebleau e alla Stockholm School of Economics.

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Ceramiche di Franco Giorgi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Roma 18 febbraio 2010 ore 18.30 Complesso del Vittoriano Salone Centrale Via San Pietro in Carcere. La mostra vuole far conoscere l’universo creativo di Franco Giorgi attraverso una settantina di opere tra ceramiche e disegni suddivisi in diverse tipologie, pannelli, installazioni, sculture, contenitori, piatti, dipinti, legati tra loro da un filo unitario: forme animate da una prorompente energia plastica, nelle quali alla sensibilità esecutiva corrisponde una volontà strutturante, volta a soddisfare esigenze di natura plastica, alimentate dall’adesione a valori fondanti della contemporaneità. Suggestioni informali, echi cubisti e futuristi, soluzioni astratte autonomamente rivissute, costituiscono interessanti testimonianze di un dialogo serrato con i linguaggi del nostro tempo. La mostra, che si avvale del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione –, della Provincia di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali -, della Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, allo Spettacolo e allo Sport -, organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia, è a cura di Maria Teresa Benedetti.

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Il dramma della postmodernità in scena

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2010

Roma  Dal 19 al 21 gennaio alla Cometa Off Via Luca Della Robbia, 47 la compagnia teatrale Gli Incauti propone in doppia serata gli spettacoli “FIL – Felicità Interna Lorda” (ore 20.45) e “Ma come mi aggiro in mezzo alla folla” (ore 22.30), di Benedetto Sicca per la regia di Simone Toni   Un doppio spettacolo teatrale dedicato alla condizione umana nel mondo postmoderno, allo sgretolamento dei valori in una realtà fatta di indifferenza ed egocentrismo, dove i protagonisti si interrogano su quale sia – in fondo – il vero significato di “felicità”. Un’iniziativa che nasce all’interno della rassegna Let, per due pièce teatrali che ruotano intorno alle problematiche della contemporaneità, messe in scena dalla giovane compagnia bolognese, composta da attori professionisti provenienti soprattutto dalla Scuola del Piccolo Teatro di Milano di Luca Ronconi.  “Ho scelto di rappresentare due testi dell’autore emergente Benedetto Sicca – scrive Simone Toni nelle note di regia – che sono molto diversi fra di loro, sia nella trama che negli argomenti trattati, ma che possono essere accostabili ad un livello più profondo, forse anche filosofico. FIL è soprattutto una riflessione sul sistema valoriale di una generazione (trentenni, bamboccioni), e sul controllo dei desideri che la società ed il mercato operano su questa generazione. Ma come mi aggiro in mezzo alla folla è la storia di una patologia psichica che porta il protagonista a giudicare continuamente gli altri e a desiderare perfino di essere tutti gli altri. Mi piace pensare che questi due spettacoli nascano dalla stessa necessità teatrale profonda, quella cioè di riflettere sul ruolo dell’artista nella società contemporanea. Pare che i due testi vogliano significare che, oggi più che mai, l’artista deve scendere dai piedistalli istituzionali e intellettualoidi e stare per strada, raccogliere dalla folla e dai suoi colori le storie che vale la pena raccontare”.  (mg)

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Collettiva: Tracce tra modernità e contemporaneità

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2009

Palermo fino al 12/12/2010 Via Valdemone 35 BC, Galleria d’Arte Caffe’ Guerbois Artisti: Afro, Franco Angeli, Arman, Nicola Busacca, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carra’, Giorgio Celiberti, Sandro Chia, Nicola De Daria, Lucio Del Pezzo, Tano Festa, Ennio Finzi, Giosetta Fioroni, Mimmo Germanà, Hans Hartung, Mark Kostabi, Jannis Kounellis, Renato Lipari, Mino Maccari, Enrico Manera, Mimmo Paladino, Marcello Palminteri, Maria Giovanna Peri, Michelangelo Pistoletto, Emilio Scanavino, Mario Schifano Una mostra che offre un panorama di ricerche complesse e variegate, che si intrecciano pur declinandosi attraverso stili e tecniche differenti. Risultati visivi dissimili e risvolti emozionali diametralmente opposti si rivelano attraverso opere originali e raffinate, dando la misura delle potenzialità del linguaggio artistico moderno e contemporaneo. (Immagine: Carlo Carrà, -Studio per il Lingotto-, 1937, carboncino sanguigna su carta, cm 36×48)

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Carlo D’Orta

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2009

carlo-dortaRoma Via Benaco 2, fino a mercoledì 21 marzo 2009 Rufartgallery La metropoli e l’anima   A cura di Andrea Romoli Barberini  Curata da Andrea Romoli Barberini, la mostra, come suggerito dal titolo, anticipa la grande personale che D’Orta terrà nel prossimo autunno-inverno e propone una selezione di circa 15 opere tra olii e acquarelli di medio formato. Accomunate da una tecnica accurata ma non leziosa, le opere esposte testimoniano l’orientamento di una ricerca votata a evidenziare e ridimensionare il valore simbolico di oggetti e luoghi della condivisione elevandoli a emblemi della contemporaneità. Strade, vetrine, caffè, capi griffati sono i temi che D’Orta restituisce allo sguardo dell’osservatore attraverso un’oggettività formale fredda, asettica e senza commento, che di tanto in tanto implode, inciampa e precipita nel vuoto di senso per mostrare l’instabile ma seducente fragilità del tempo presente. La Rufartgallery, vero e proprio cuore della Libera Accademia di Belle Arti di Roma, è situata in un’area appositamente attrezzata, ottenuta dagli ambienti che compongono la Scuola di Pittura della RUFA (Rome University of Fine Arts).

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