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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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TAP in Salento: Nessuno vieti le contestazioni pacifiche, ma sono necessarie queste contestazioni?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

salentoOgni protesta pacifica è legittima. Chi pensa che sia legittimo usare la forza, la violenza, si pone al di fuori della legittimità, senza possibilità di obiezioni. Nelle polemiche dei NoTap, il movimento che si oppone alla costruzione del gasdotto nel Salento, spesso compare la parola “democrazia”, sottintendendo che i cittadini che manifestano sono rappresentanza di una democrazia che viene violata e che TAP stia agendo contro il sentire democratico.
Nei giorni della morte di Sartori viene facile ricordare che scriveva come si faccia difficoltà definire cosa sia una democrazia, ma che generalmente siamo in grado di dire cosa NON è una democrazia. La mancanza di procedure certe, riconosciute, slegate (almeno nella forma, certo) dalla volontà del potere esecutivo in carica, è caratteristica proprio di regimi autoritari, dove l’esercizio del potere è in mano ad un’oligarchia e si esplicita in modo totalitario. Quindi, un’importante caratteristica di un regime democratico è il riconoscimento e la codificazione di procedure, perché garantiscono la certificabilità dei passaggi e la responsabilità della catena di potere.
Chi pensa che la democrazia consista nel “si fa quello che dico io”, sia pure che quell’io sia costituito da centinaia di cittadini, sbaglia. Chi pensa che la legge venga piegata ad interessi superiori solo perché non condivide un’opera regolarmente autorizzata, sbaglia. La democrazia è rispetto delle procedure. I diritti dei singoli e delle comunità sono codificati: se si crede che ve ne siano degli ulteriori, bene si fa a rivendicarli, nel rispetto delle regole democratiche (quindi, di nuovo, delle procedure). Non esiste democrazia al di fuori delle procedure, almeno negli stati moderni così come li conosciamo: sembrerà formalismo, ma è semplicemente garanzia che un gruppo di potere, economico come di forza, nel piccolo di una località balneare come nel grosso di un paese, si sostituisca agli organi democraticamente eletti e sovverta le procedure, sostituendo la volontà dei singoli con quella generale. Per i dettagli, vi rimando a Sartori.
Non sosterrò le ragioni di TAP, che non mi interessano, ma vorrei trarre un quadro della situazione, con delle osservazioni su ciò che più mi compete. La produzione di energia elettrica in Italia (2015) si è attestata a 283 TWh, a fronte di un consumo complessivo di 317 TWh. Produciamo 192 TWh grazie a fonti combustibili fossili, principalmente il gas (60%), rispetto ad un recente passato in cui predominavano petrolio e, soprattutto, carbone. Circa 109 TWh sono stati prodotti grazie a fonti di energia rinnovabile: idroelettrico in primis, poi eolico, geotermico, e negli ultimi anni c’è stata l’impennata di fotovoltaico (che ormai rappresenta la terza fonte per energia rinnovabile prodotta) e biomasse.E il rimanente necessario a coprire il nostro fabbisogno? Lo importiamo, essenzialmente dalla Francia e dalla Svizzera, di origine nucleare soprattutto. L’Italia è il primo paese al mondo per importazione di energia elettrica: produciamo meno di quello di cui abbiamo bisogno. Da notare che importiamo un po’ di più della semplice differenza tra produzione e consumo, ed esportiamo qualcosina di ciò che produciamo: questo perché gli scambi tra paesi vicini possono essere più convenienti rispetto al trasporto di energia verso zone del paese meno infrastrutturate o troppo lontane dagli impianti di produzione.
Attenzione: quando scrivo che “produciamo” energia elettrica significa che trasformiamo combustibili acquistati altrove: il carbone (ne produciamo pochissimo in Sardegna) lo importiamo tramite navi tanto dal nord che dal sud america, dal Sud Africa, Australia, Russia e Cina. Il petrolio proviene da molti paesi per tramite dei tanti oleodotti (ed un po’ per via navale), principalmente paesi dell’est (Russia, Azerbaijan) e nordafrica. Discorso analogo per il gas: tolto un po’ dai paesi nordafricani, qualcosa dal Qatar (GNL, per tramite di navi gasiere), il grosso viene dalla Russia.
Produciamo un pochino di gas (soprattutto offshore) e petrolio (sia offshore che onshore, ad esempio in Basilicata): siamo circa in rapporto 1:10 con quello che importiamo, e parte della produzione nazionale viene esportata (per un discorso analogo a quello scritto sopra: può essere più conveniente esportarlo).
Quindi siamo un paese pressoché esclusivamente dipendente dall’estero per la produzione di energia elettrica e per i combustibili per la locomozione.
Veniamo alla Puglia. La mia regione produce circa 31.000 GWh di elettricità, tra centrali termoelettriche (a Brindisi soprattutto) e fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico. In particolare, quasi il 20% dell’energia rinnovabile prodotta in Italia viene dalla Puglia, grazie soprattutto all’eolico. La Puglia produce da 2 a 3 volte l’energia elettrica che consuma. Non mi sono mai appartenute le fisime nazional-localistiche: ogni territorio (città, regione, nazione, continente) produce quel che può secondo quel che ha. Non c’è alcun dubbio che il meridione d’Italia sia stato oggetto di uno scellerato piano di industrializzazione statale finalizzato a distorcere l’economia di mercato e sostenere occupazione e consumi a discapito di altre risorse e delle conseguenze ambientali.La conseguenze ambientali e per la salute in Puglia sono gravi. E’ così per ogni territorio in cui insistono grossi impianti industriali, è a maggior ragione vero in quelle zone d’Italia dove la politica ha creato la domanda e pianificato l’espansione, derogando al suo ruolo di controllore. Ed in questo giogo occupazionale/inquinante si sono tenuti per decenni i cittadini inermi, spesso inconsapevoli. Non solo in campo energetico: vale per la metallurgia, vale per i prodotti chimici, vale per molte altre industrie che hanno fatto del meridione un po’ la discarica d’Italia (non riguarda SOLO il meridione, ma riguarda soprattutto il meridione).
Anche lo sviluppo delle energie rinnovabili non è stato “green”: a dispetto di una vulgata ambientalista che vuole tutto ciò che è carbon-free bello e salubre, lo sviluppo dell’idroelettrico ha depauperato le risorse dei fiumi, creando danni a pesca ed agricoltura, modificando le falde, riducendo l’apporto di nutrienti a valle. Eolico e fotovoltaico non sono migliori: a queste due fonti, in gran parte a causa degli incentivi fiscali (ancora una volta la politica si sostituisce all’imprenditore), hanno conosciuto uno sviluppo esponenziale in una deregulation de facto. Nella maggior parte del meridione i campi agricoli sono stati convertiti a campi fotovoltaici, con danni alla produzione agricola e al paesaggio; le pale eoliche rappresentano un problema paesaggistico e di disturbo all’avifauna, in particolare se nelle vicinanze delle rotte migratorie (e la Puglia è una ragione importantissima per la convenzione Ramsar sulle aree umide di sosta delle specie migratorie). Sono un grande fautore delle energie rinnovabili e le cose potevano ovviamente essere fatte bene: ovviamente, da italiani le abbiamo fatte male. Molto male. Manca un approccio strategico, sia nazionale che regionale, mancano procedure di valutazione che siano realmente efficaci e vincolanti, mancano strumenti di coordinazione locale, mancano strumenti di coinvolgimento dei cittadini. O meglio, mi correggo: tutti questi strumenti sulla carta esistono, ed anzi sono innumerevoli, ma spesso inefficaci ed aggirabili.
Detto tutto questo, davvero non riesco a concepire il fatto che si ricorra a costrutti autarchici: i pugliesi che non vogliono produrre più energia si scontreranno con i romagnoli che non vorranno esportare salami? I lombardi che faranno, cacceranno tutti i loro ingegneri e camerieri pugliesi? Dalla brexit alla pugliexit? Stupidaggini. Colossali stupidaggini. Non solo perché basate su una competizione ed un odio tra regioni che non ha motivo d’essere, ma perché totalmente controproducente per chiunque sia coinvolto. La società umana, da quando esiste il fuoco, è progredita per scambi con popolazioni vicine, scambi culturali, tecnologici, commerciali. Le riletture parziali ed autocommiseratorie di certa letteratura meridionalista revanchista sono come la pizzica: divertenti ma a furia di sentirle in ogni contesto hanno perso ogni attrattiva. Se i pugliesi stanno meglio rispetto a cento anni fa (sì, stanno meglio) lo devono allo sviluppo del nord; se il nord è riuscito ad esplodere economicamente lo deve ai suoi vicini esteri ma anche al mercato interno ed alla domanda di lavoro del Sud; questo vale per quasi ogni regione e parte d’Italia, vale per Venezia come per Palermo, vale per la montagna come per la costa, vale per la pianura padana come per il Tavoliere. Vale in tutto il mondo: arrendetevi, siete circondati dal progresso.
Veniamo quindi alla TAP. Il Trans Adriatic Pipeline è un importante asse di fornitura di gas naturale dall’Arzeibajian attraverso Grecia e Albania per arrivare in Italia e rifornire tanto il nostro paese (come detto, abbiamo sempre bisogno di gas) tanto il resto d’Europa, e che potrà essere alimentato anche da altri paesi. In parallelo, si sta procedendo allo studio di un secondo gasdotto che da Israele, attraverso Cipro, approderebbe a Otranto per unirsi alla medesima infrastruttura terrestre (capacità permettendo). Non è certo una novità: come detto, siamo pieni di gasdotti. Chi paventa esplosioni, pericoli, tragedie imminenti dovrebbe ricordarsi che l’Italia è attraversata in lungo ed in largo da migliaia di km di gasdotti – e la cronaca non mi pare abbia riportato incidenti e tragedie. (Alessandro Pomes, collaboratore Aduc)

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LEA: le contestazioni sulla disabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

disabiliNel 2008 i “nuovi” LEA erano dati già per vigenti ma, per varie vicissitudini, il loro aggiornamento è scandalosamente ancora da approvare. Il testo proposto ondeggia fra l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni e la valutazione della reale copertura da parte del Ministero dell’Economia.A fronte di esiti imperscrutabili rimane il testo proposto che lascia notevolmente insoddisfatto chi, come la FISH, si attendeva una svolta netta nella direzione dei principi della Convenzione ONU. Ma non è certo questa l’unica norma ad essere “tradita”: Lo sono anche la legge 134/2015 in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie e ancora la recentissima legge 22 giugno 2016, n. 112/2016 sul “dopo di noi”.
La Convenzione ONU descrive un sistema non assistenzialistico né compensativo della menomazione, indicando piuttosto una proiezione verso processi e sostegni (servizi) finalizzati all’inclusione sociale e alla partecipazione attiva alla vita di comunità.Al contrario nei futuri LEA ciò che riguarda le prestazioni riabilitative, la parte di integrazione socio-sanitaria e gli ausili e protesi, risente di una vetusta impostazione impropria persino se si seguono le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Eppure il nostro Paese ha prodotto buone pratiche riconducibili ai diritti fondamentali come il budget di salute o i centri per gli ausili o, ancora, le agenzie per la vita indipendente. Servizi decisamente avanzati anche nel panorama internazionale che non trovano riscontro alcuno, nemmeno nello spirito, nei Livelli Essenziali.“A ciò si aggiunga il fatto che nemmeno le recenti leggi sull’autismo e sul ‘dopo di noi’ vengono recepite. – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – Nel primo caso si tratta di sviluppare servizi in grado di garantire un’adeguata presa in carico di persone ad alto bisogno assistenziale con necessità di un’elevata qualificazione tecnico-professionale. Nel secondo caso, invece, di riconoscere che una legge dello Stato sostiene con chiarezza che bisogna procedere a forme di de-istituzionalizzazione delle persone con disabilità residenti in strutture socio-sanitarie che spesso sono nel mirino dei Nas e definite dalla stampa dei veri e propri lager.”Un quadro deludente che ignora le innovazioni indicate a livello internazionale e ratificate dal nostro Paese, nonché da altre norme di recentissima approvazione.FISH ritiene che vada considerata l’opportunità di operare alcuni stralci. “Pensiamo alla parte socio-sanitaria o a quella degli ausili e della riabilitazione. Finora non erano incluse nei LEA ma erano il risultato di altri provvedimenti ed accordi fra Stato e Regioni. Stessa riflessione valga per l’autismo: grazie alla recente normativa gli interventi diagnostici, di cura e di abilitazione possono essere meglio regolati e attuati al di fuori del monolitico impianto dei LEA”. Stralciare quelle parti consentirebbe, a parere di FISH, di raggiungere in modo efficace e congruente obiettivi più elevati e condivisi su ambiti di enorme rilevanza.

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Contestazioni alle infrastrutture in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2015

PonteSfoÈ nuovamente in crescita il numero degli impianti contestati: 355 i casi censiti nel 2014 contro i 336 del 2013 (+5%). Nel 62,5% delle rilevazioni è il comparto energetico il macrosettore più contestato. In particolare, significativo è l’incremento delle opposizioni che investono gli idrocarburi: sui 91 impianti che per la prima volta hanno fatto la propria comparsa nel monitoraggio Nimby, ben 22 afferiscono a questo settore.A fotografare questa situazione è l’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum®, che presenta oggi la sua Decima edizione, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio a Roma. Promosso da Aris – Agenzia di Ricerca Informazione e Società –, l’Osservatorio rappresenta l’unico database nazionale che dal 2004 monitora in maniera puntuale la situazione delle contestazioni contro opere di pubblica utilità e insediamenti industriali in costruzione o ancora in progetto.
Questa edizione introduce un ulteriore e nuovo elemento di analisi, approfondendo le dinamiche di comunicazione Social dei movimenti No Tav e No Triv con dati aggiornati a ottobre 2015.“A dieci anni dalla nascita del nostro Osservatorio, il suffisso 2.0 è entrato in misura dirompente nel lessico di politica, economia, informazione. Anche il fenomeno Nimby è diventato 2.0, non solo perché, sempre più, viaggia in rete ma anche perché ha ampliato il proprio raggio di influenza: non solo No Tav, ma anche No Expo, No Vaccini, No immigrazione, etc” – commenta Alessandro Beulcke, Presidente di Aris, l’associazione che promuove l’Osservatorio Nimby Forum® – “In questo contesto, in cui vacilla anche la capacità della scienza di creare fiducia attorno a conoscenze condivise, è fondamentale non retrocedere sul terreno dell’informazione, della partecipazione e della semplificazione”.

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Clandestinoweb: intervista on. Paolo Russo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

La bagarre in aula durante la discussione del processo breve ha acceso gli animi e Ignazio La Russa è stato per due giorni al centro delle contestazioni per il suo comportamento poco diplomatico. Un comportamento che avrebbe potuto nuocere alla sua stessa maggioranza. Sull’argomento il Clandestinoweb ha realizzato un’intervista esclusiva con l’onorevole Paolo Russo, parlamentare del Pdl. Onorevole Russo, come possiamo commentare il caos che si è verificato alla Camera durante la discussione del ‘caso’ processo breve? “Sicuramente c’è stata una grande concitazione parlamentare che ha prodotto il risultato di realizzare una sorta di autogol. Sapevamo che si trattava di una settimana importante per la delicatezza del tema che si voleva affrontare in Parlamento e ritenevamo che ogni parlamentare avrebbe dovuto seguire un codice di comportamento che risultasse il piu’ moderato possibile. L’idea era di contribuire tutti insieme per far si’ che la settimana parlamentare producesse i migliori risultati. Era in discussione un tema centrale della vita del nostro Paese: la lungaggine straordinaria di processi. Sapevamo che l’opposizione avrebbe usato ogni strumento e pretendevamo che ognuno si adeguasse a questo clima e contribuisse al risultato di portare avanti questo provvedimento. Ma cosi’ non è stato. E il problema non è la rissa, perche’ penso che possa esserci un momento di nervosismo. Credo piuttosto che sia utile cogliere questa sensazione che si percepisce da parte di piu’ parlamentari, questa sensazione di scarsa comprensione del progetto comune di creare unita’ e costruire questo grande sogno che Berlusconi ci indico’, quello di un Popolo della Liberta’ pluralista”.Pensa che cio’ che è successo possa essere un segnale di qualcosa? Di cosa crede ci sia bisogno ora nel Pdl? “La verità è che forse, alla luce di ciò che e accaduto negli ultimi mesi, serve un Pdl in grado di integrare le capacità diverse. Serve una squadra di pretoriani a difesa del progetto di Berlusconi, a tutela del progetto che ci ha indicato, in una prospettiva di unita’. Qui non si tratta del desiderio recondito di mettere in campo una nuova Forza Italia a danno di una vecchia An, viceversa è l’idea di creare le condizioni per stare tutti meglio insieme in una posizione unitaria. Per far questo bisogna comprendere tutti, senza che cio’ venga usato come alibi per sottrarre a chiunque il diritto di esprimere una posizione prioritaria. Berlusconi dice che bisogna sempre cogliere un’opportunità positiva: la nostra opportunita’ positiva, ora, è quella di guardare insieme avanti e per far questo occorrono regole e chiarezza di comportamento, che servono a tutelare le minoranze e a dare certezze alle maggioranze. La grande prospettiva è quella di interpretare al meglio il pensiero di Berlusconi”.

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Cantiere Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

Roma martedì 16 febbraio dalle ore 9.15 presso la Sala delle Conferenze, Piazza Montecitorio 123/a Convegno Nazionale Nimby Forum® “Cantiere Italia. Quando lo sviluppo è una corsa a ostacoli”  In occasione del Convegno saranno presentati i nuovi dati dell’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum®, di cui il comunicato anticipa i principali risultati, sulle contestazioni territoriali ambientali alle grandi opere in Italia. Al dibattito interverranno, tra gli altri: Stefano Saglia, Sottosegretario di Stato Ministero dello Sviluppo Economico, Andrea Fluttero, Segretario Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali Senato della Repubblica, Ermete Realacci, Commissione parlamentare Ambiente Territorio e Lavori Pubblici, Franco Bassanini, Presidente Cassa Depositi e Prestiti, Luciano Violante, Presidente italiadecide, Pietro Ciucci, Presidente Anas, Amministratore Delegato Stretto di Messina, Mauro Moretti, Amministratore Delegato Ferrovie dello Stato e Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente.

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Finita la festa…gabbato lo santo..!!!

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2009

Di Rosario Amico Roxas. La presenza dei capi di Stato e di governo rigorosamente seri e compassati, ha condizionato la verve del cavaliere che si è adattato, ma più per insicurezza che per convinzione, magari su suggerimento dei consiglieri dell’immagine. Il CD preparato con Apicella che doveva andare in prezioso dono ai partecipanti, è stato sostituito da un altro CD con le bellezze artistiche dell’Italia.  L’insicurezza lo ha trasformato in una persona quasi normale, salvo quella quotidiana esibizione serale davanti ai giornalisti ammutoliti (sono stati privati dei microfoni per impedire contestazioni), con la solita sfilza di  “abbiamo…abbiamo…abbiamo…” alla ricerca dell’indice di popolarità che prestissimo ci sarà  esibita, come segno tangibile di successo personale … magari  per riprendere il pensierino alla candidatura al nobel per la pace, promosso dal comitato “spontaneo” di Giovanardi. Poi tutto tornerà alla triste normalità, alle leggi razziali  imposte dalla Lega, all’indifferenza sulla evasione fiscale diventata ormai di portata storica, allo spostamento dei paletti imposti dalle leggi per far  diventare legali i suoi comportamenti, allo stravolgimento della (nemica) magistratura,  alle grandi, anacronistiche e intempestive   opere per le quali premono le associazioni criminali  (Rosario Amico Roxas in sintesi)

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Fisco: Cittadini insoddisfatti della riscossione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2009

Il 96% dei cittadini complessivamente è insoddisfatta della riscossione, in quanto non ricevono notizie utili agli sportelli o, peggio ancora, subiscono vessazioni. Nel 52% dei casi vengono invitati a rivolgersi all’ente impositore competente (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni, etc..), nel 34% a Lo Sportello del Contribuente per contestare la pretesa tributaria mentre solo nel 14% dei casi vengono risolti i casi senza contestazioni. E’ questo uno dei principali dati emersi dall’analisi effettuata da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani in collaborazione con la CSE-FLP Funzioni pubbliche su sportelli delle societa’ di riscossione, presenti su tutto il territorio nazionale. In particolare, a Milano, Torino, Genova e Bologna per il Nord; Roma, Firenze, Perugia e Pescara per il Centro; Napoli, Palermo, Campobasso e Bari per il Sud. Dallo studio emerge anche che i più delusi frequentatori degli sportelli sono per l’56% le persone fisiche, per il 33% le imprese e per l’11% i professionisti. Il 52% dei contribuenti si presenta alle esattorie per il pagamento delle cartelle, mentre il 48% per richiedere informazioni o per contestare la cartella esattoriale in quanto illegittima o pazza. Secondo lo Studio di Contribuenti.it e di CSE-FLP Funzioni Pubbliche, 9 italiani su 10 chiedono più efficienza delle esattorie nella lotta all’evasione fiscale: l’89% del campione giudica ancora insufficiente il loro impegno definendolo “poco” (46%) o “per niente efficace” (43%), a fronte del 11% di opinione contraria; un’azione inefficace è segnalata più diffusamente tra gli uomini (87% rispetto al 83% tra le donne), tra gli anziani (84%), e nel campione del Nord (91% rispetto al 78% nel Centro e al 86% nel Sud). “E’ paradossale effettuare migliaia di accertamenti se poi non vengono riscossi – denuncia Roberto Sperandini Segretario Nazionale CSE-FLP Funzioni Pubbliche – Si crea solo il caos nelle Agenzie fiscali, vanificando tutti gli sforzi fatti dai lavoratori delle Agenzia fiscali, già penalizzati dalla perdita degli incentivi” Contribuenti.it chiede al Ministro Tremonti di convocare con urgenza il tavolo di trattativa “Fisco – Contribuenti” per accelerare l’istituzione de “Lo Sportello del Contribuente” per la lotta all’evasione fiscale presso tutti gli organi diretti ed indiretti dell’amministrazione finanziaria, per garantire i diritti dei contribuenti.

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