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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘conti correnti’

Conti correnti italiani al massimo storico

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Gli italiani detengono più denaro che mai in conti correnti infruttiferi. Con 790 miliardi di euro, il volume dei conti corrente in Italia ha raggiunto il massimo storico nell’aprile 2020, con un aumento del 37.5% dal 2015. Ma almeno il 68% del volume totale di denaro nei conti italiani – 15.500 euro per cittadino italiano – è senza interessi. Questo quanto emerge dall’analisi pubblicata oggi da Deposit Solutions, società fintech e piattaforma leader nell’Open Banking per i depositi.
“Gran parte del risparmio degli italiani rimane parcheggiato nei conti correnti privo di interessi invece di essere investito in depositi a termine. Di conseguenza, i risparmiatori perdono del rendimento anno dopo anno – anche in tempi di bassi tassi di interesse”, afferma Tim Sievers, CEO e fondatore di Deposit Solutions, che aggiunge: “Per le banche di quei paesi in cui i risparmiatori fanno minor affidamento su depositi a termine, il finanziamento tramite depositi è più costoso di quello che dovrebbe essere. Per risolvere questa sfida, continuiamo a promuovere lo sviluppo di un mercato europeo dei depositi – in modo che le banche possano raccogliere depositi dei clienti oltre i confini nazionali e i risparmiatori possano disporre delle offerte di tassi di interesse in tutta Europa tramite l’interfaccia della loro banca. Come nuova infrastruttura per un mercato dei depositi aperto, la nostra piattaforma collega già più di 150 banche in 20 paesi europei. In questo modo diamo nuova vita all’idea di un mercato unico europeo”.In generale, il 57% del denaro depositato presso le banche dell’Eurozona è immediatamente disponibile (depositi a vista: conti correnti e conti overnight), mentre il 43% è legato a scadenze o soggetto a periodi di preavviso (depositi a termine: depositi a scadenza fissa e conti/libretti di risparmio). La preferenza per il deposito a termine o la gestione flessibile della liquidità varia notevolmente da nazione a nazione: gli spagnoli e gli italiani sono i principali “amanti della flessibilità” con rispettivamente l’85% e il 68% del loro denaro in depositi a vista, mentre gli olandesi si distinguono come planner di lungo termine con l’82% di depositi a termine, seguiti dai francesi che si attestano a quota 67%. Nel 2015 gli europei avevano depositato il 39% del loro denaro su conti correnti (2.547 miliardi di euro). Al 2020, questa cifra è cresciuta quasi del 50% (3.984 miliardi di euro). E mentre il volume dei conti correnti è aumentato, la quantità di denaro depositato su conti a tempo determinato, conti di denaro overnight e conti di risparmio, è rimasta invece stabile negli ultimi 5 anni (3.972 del 2015 vs 3.924 del 2020). http://www.deposit-solutions.com

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Conti correnti: quasi 6 milioni di italiani ne ignorano i costi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Secondo un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, i titolari che, a luglio 2020, hanno ammesso di non conoscere i costi del proprio conto corrente sono quasi 6 milioni, vale a dire circa il 15% dei possessori. Tra marzo e giugno 2020 il 4,8% dei correntisti, pari a più di 1,9 milioni di individui, ha dichiarato di aver cambiato conto. Dall’analisi delle motivazioni che hanno portato alla scelta di muoversi verso un altro istituto emerge un dato interessante; il 27% di chi ha cambiato lo ha fatto perché la propria banca non forniva un servizio di home banking, ma anche se la banca forniva il servizio, non sempre lo faceva in maniera tale da soddisfare il cliente, tanto è vero che, sempre fra chi ha scelto di abbandonare il vecchio conto a favore di uno nuovo, il 23% ha preso la decisione perché riteneva inadeguato l’home banking offerto dal suo istituto.

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Conti correnti: oltre un titolare su quattro ha subito rincari

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Milano. Molti lo avevano intuito, ma ora un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* certifica un numero; i titolari di conto corrente che, nel corso degli ultimi 12 mesi hanno visto aumentarne i costi sono circa 11.000.000, pari al 26,8% dei possessori di conto corrente. Il numero, già molto alto di per sé, potrebbe crescere ulteriormente se si considera che, fra chi ha risposto all’indagine, il 16,6% (6.800.000 individui) ha dichiarato di non sapere se i costi del proprio conto corrente siano o meno aumentati e, addirittura, quasi il 20% delle famiglie ignora del tutto quali siano i costi.Se da un lato l’indagine ha messo in evidenza come il 17,5% degli intervistati dichiari che vorrebbe risparmiare sul conto corrente, dall’altro ha anche certificato come chi trasformi il desiderio in realtà e si impegni a cercare una soluzione diversa sia appena l’8% dei possessori di conto corrente, dato più basso in assoluto fra i settori monitorati dall’indagine (assicurazioni, mutui, telefonia, energia).
Chi ha cambiato conto corrente, sempre secondo quanto rilevato per Facile.it da mUp Research e Norstat, ha preso questa decisione principalmente per ragioni di costo (67%), ma anche perché non soddisfatto del servizio che gli veniva offerto (40%).
I più inclini a cambiare conto corrente sono stati gli uomini (9,5% vs 6,6% delle donne), i giovani con età compresa fra 18 e 24 anni (14,4%) e i residenti nel Sud e nelle Isole (9,3%).
Ma come scegliamo il conto corrente in cui depositare i nostri risparmi? La prossimità, fisica o “familiare”, sembra essere il primo criterio di decisione; quasi un correntista su 3 (32,8%) sceglie di aprire il conto nella filiale più comoda per sé, mentre il 15,2% decide di diventare cliente della banca in cui hanno già il conto i propri genitori.Sempre più importante, però, il ruolo svolto dal web visto che, in base all’indagine, addirittura il 15% dei rispondenti ha dichiarato che la scelta è stata fatta servendosi di un comparatore online o, più in generale, attraverso internet.Un altro dato emerso dall’analisi è degno di nota; anche se il possedere un conto sembra essere ormai indispensabile, c’è ancora chi ne fa a meno e il 4,9% degli intervistati dichiara che nella propria famiglia non è presente un conto corrente. Spostando l’analisi sui rispondenti emerge che chi vive senza conto è residente principalmente nel Meridione (13%), ha fra i 18 ed i 24 anni (30%) e non è occupato (13,6%). Alta, comunque, anche la percentuale di chi non è titolare di conto corrente, ma ha un’età in cui di solito si percepisce uno stipendio; fra i “senza conto” l’8,2% ha tra i 25 ed i 34 anni.

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Soldi e divorzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

In caso di separazione o divorzio, il conto corrente cointestato agli ormai quasi ex coniugi può creare molti scontri. Secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat; il 17% dei divorziati e separati, ha dichiarato che l’ex partner si è tenuto tutti i soldi depositati o, peggio, tra loro c’è anche chi, all’insaputa del coniuge, ha prosciugato il conto prima della separazione (9,2% pari ad oltre 151.000 individui).Fra i 2,5 milioni di divorziati e separati italiani, ben 1,6 milioni sono quelli che hanno avuto da discutere con l’ex per il conto cointestato nonostante, in media, su di esso fossero depositati appena 7.900 euro e, addirittura, in quasi 1 caso su 4 i due coniugi non sono riusciti a trovare un accordo pacifico su come suddividere le somme del conto cointestato e pertanto sono dovuti ricorrere ad un avvocato (16,1%) o ad un giudice (9.4%). (fonte: bounceses.facile.it)

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Conti correnti, al via i controlli sui movimenti in contante

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

Partono da Settembre 2019 i monitoraggi e le segnalazioni alla Banca d’Italia dei movimenti in contante sui conti correnti nell’ambito delle regole fissate dalle norme antiriciclaggio, al fine di rilevare eventuali violazioni, secondo quanto previsto dal un Provvedimento di Marzo scorso.Da questo mese infatti le banche, Poste italiane, le finanziarie, gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica dovranno comunicare mensilmente alla Banca d’italia (più precisamente all’UIF, Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) i movimenti in contante di importo pari o superiore a 10.000 euro effettuati nel corso di ogni mese solare anche attraverso operazioni frazionale di importo pari o superiore a 1.000 euro.
La rilevazione è effettuata tramite le cosiddette “comunicazioni oggettive”, comunicazioni telematiche che vanno inviate a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di riferimento ed entro il 15 del secondo mese successivo.La prima comunicazione sarà effettuata entro il 15/9/2019 con riferimento ai mesi di aprile maggio giugno e luglio.I dati saranno utilizzati per la verifica di operazioni sospette e per valutazioni in merito ad eventuali attività di riciclaggio o finanziamento al terrorismo.
Si fa presente in merito che le operazioni cosiddette “sospette” sono già oggetto di segnalazione obbligatoria, possono essere di varia natura (versamenti, bonifici, etc.) e non per forza collegate a movimenti in contante.
Non è detto, infatti, che una comunicazione oggettiva riguardi una “operazione sospetta”, ed anzi il collegamento può essere escluso quando i movimenti non sono collegati ad altre operazioni che facciano desumere operazioni sospette o non sono effettuati da clienti ad elevato rischio di riciclaggio.
E’ evidente quindi come le valutazioni siano complesse, non prevedibili nel dettaglio, con il coinvolgimento soprattutto di ditte e aziende ma anche di privati, in un’ottica prevalentemente anti-riciclaggio ma probabilmente anche anti-evasione fiscale, visto che nelle sue indagini e valutazioni l’UIF potrà avvalersi della Guardia di Finanza.
Si ricorda, infine, che per quanto riguarda i contanti esiste da anni un limite a quelli utilizzabili per i pagamenti, attualmente di 3.000 euro, sempre nell’ambito delle norme antiriciclaggio. Questa soglia -che si riferisce ad un divieto- NON riguarda i prelievi in contante dal conto corrente, che, stante l’obbligo di segnalazione già detto, rimangono liberi. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Su le spese, giù la maschera: banche grandi beccate ad aumentare i costi dei cc

Posted by fidest press agency su domenica, 2 ottobre 2016

luca-barniForse sbaglio io, banchiere di provincia che lavora in una piccola banca di credito cooperativo, una di quelle banche che, quando una BCC è in difficoltà, la sostiene concorrendo al fondo di risoluzione del proprio sistema senza avere un euro dalle altre banche (e, soprattutto, dai cittadini contribuenti), ma che –chissà perché– fa la sua parte nel pagare le crisi altrui. Forse sbaglio io a stupirmi dell’aumento nei costi dei conti correnti stabilito unilateralmente da alcuni grandi istituti di credito motivato con il rientro sui costi del “Fondo Nazionale di Risoluzione”. Forse sbaglio io, perché loro aumentano i costi; per un po’ i media ne parleranno e poi tutto riprenderà come prima.Forse sbaglio io, che ho scelto la filosofia di una banca veramente cooperativa, che con il territorio non ha mai perso il contatto e che della mia banca è il vero azionista. È quindi al territorio che risponde la mia banca e, se prendessimo una decisione di questo tipo, non leggeremmo semplicemente sulla stampa locale qualche articolo: avremmo agli sportelli delle nostre filiali i correntisti e –temo- riceverei anch’io diverse mail o telefonate. Se la responsabilità è –come giusto– di chi decide, la decisione dei grandi istituti piove da altezze irraggiungibili; nel nostro caso è a portata di mano, delle famiglie, come delle imprese. Non si scappa: la nostra faccia, i correntisti e i soci l’hanno ben presente. Fermo restando la libertà di una scelta come l’aumento dei costi dei cc, la banca che decide questa mossa sa che la clientela più interessante non farà le valigie. Ma forse sbaglio io a non comprendere quella logica che è regola in tante grandi banche: il profitto sempre e comunque. Perché da quello dipendono il posto e gli incentivi dell’alto management. E cosa volete che siano 25 euro in più all’anno per il cc? Sarà un caso che gli scandali di cui leggiamo nelle ultime settimane (per tacere dei mutui subprime, che appartengono ormai alla storia) e che portano alle maxi multe come quella richiesta dalla FED per Deutsche Bank vedano sempre i grandi sul banco degli imputati? Per me no, perché certi comportamenti non sono il frutto di schegge impazzite, ma di un modus operandi che non capisco e non voglio capire. Forse sbaglio? (Luca Barni Direttore generale BCC Busto Garolfo e Buguggiate) (foto: luca barni)

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