Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

Posts Tagged ‘conti pubblici’

Il buonismo e i conti pubblici

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

ministero-finanze“Strano Paese il nostro, dove si organizzano cortei ‘dell’accoglienza’ per gli immigrati che ‘influiscono positivamente sulla crescita del Pil’ (Emma Bonino pensiero), piuttosto che cercare delle soluzioni al tema della bassa natalità. In questo contesto, ciò che manca è che cosa vogliamo fare della nostra immigrazione dopo gli anni dell’accumulo silenzioso e prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che si inneschi, più o meno inconsapevolmente, un’esplosione razziale a catena, sull’onda dell’umanitarismo e dell’egoismo miope, che produce razzismo”. Lo scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un intervento pubblicato da “Affaritaliani.it”, proponendo delle prime riflessioni in vista della marcia pro immigrati del 20 maggio a Milano che vede Emma Bonino tra i promotori.“Innanzitutto, i flussi migratori cui sono attualmente sottoposti l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa comunitaria sono di natura profondamente diversa da quelli che nel dopoguerra e per circa un ventennio avevano interessato il Nord Europa. I flussi migratori di allora erano prevalentemente da domanda, quelli degli anni ottanta e quelli attuali sono, invece, prevalentemente da offerta.Che significa questa distinzione? Nel caso di migrazione da domanda prevalgono i lavoratori dipendenti, in settori manifatturieri, a bassa qualifica, in ogni caso pressoché immediatamente inseriti nelle garanzie di welfare proprie dei paesi di destinazione. Questi flussi di immigrati entrano così nel ciclo sociale delle economie di destinazione attraverso il lavoro. I costi-benefici della loro presenza sono perfettamente visibili alle società in cui essi sono inseriti.Al contrario, nel caso di migrazioni prevalentemente da offerta la ragione del movimento risiede nelle condizioni socioeconomiche dei Paesi di origine. Non esiste, quindi, nessun attrattore capace di selezionare i flussi, per cui le tipologie dei migranti sanno le più varie: alta scolarità, bassa scolarità, alta formazione, bassa formazione, ecc.. I settori di arrivo non saranno quelli centrali manifatturieri, ma quelli marginali-interstiziali-maturi. Ci sarà alta propensione al lavoro autonomo, alla clandestinità e al lavoro sommerso.Il bilancio costi-benefici di questi modelli migratori da offerta è tutto spostato sulla visibilità dei costi. E sulla non percezione dei benefici. Da qui conflitto, razzismo e mancanza di risorse per casa, scuola, lingua, welfare state. Quindi il collasso dei conti pubblici”.

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Conti pubblici: in autunno una manovra da 45 miliardi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Dato che il Documento di economia e finanza del governo e le dichiarazioni tanto vuote quanto contraddittorie del ministro Padoan non consentono di capire in che direzione vada l’economia italiana, proviamo a spiegarlo noi.Poiché non accadrà, come vorrebbe l’esecutivo, che la Commissione europea riveda le regole del cosiddetto ‘braccio preventivo’ a partita già cominciata né che la polvere messa sotto il tappeto da Renzi e Padoan venga ancora una volta sottratta dall’aspirapolvere della cosiddetta ‘flessibilità’ europea, che altro non è che spesa in deficit, ecco i conti veri, fuori dall’ipocrisia e dagli imbrogli. Per rispettare gli impegni già presi e siglati con l’Ue, infatti, il governo deve portare nel 2018 il rapporto deficit/Pil all’1,2% dal 2,1% del 2017: una correzione da 0,9% punti di Pil, pari a circa 15 miliardi.A questi bisogna aggiungere la tanto sbandierata cancellazione delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2018, per ulteriori 19,5 miliardi che il ministro Padoan non è ancora in grado di dire dove andrà a trovare; e ancora 10-15 miliardi per: 1) il rinnovo del contratto del pubblico impiego (almeno 3 miliardi), 2) l’alleggerimento delle aliquote Irpef (3-4 miliardi), 3) il taglio del cuneo fiscale (3-4 miliardi), 4) le sempre presenti spese indifferibili (es. rifinanziamento missioni militari).Se davvero il governo vuole fare tutto questo, siamo oltre i 45 miliardi di manovra. Ma volutamente Padoan rinvia il dettaglio dei numeri e delle misure per il finanziamento delle promesse sue e di Gentiloni, cercando di confondere quanto più possibile le acque, prendendo in giro gli italiani e l’Europa”.

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Conti pubblici: fanno solo deficit e debito

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

ministero-finanze“C’è la manovrina e la manovrona. La manovrina da 3,4 miliardi che è in alto mare da mesi: non fa bene alla nostra credibilità, alla credibilità del governo, a quella del ministro Padoan, anche se oramai l’ha persa, e soprattutto a quella dell’Italia intera. E la manovrona, quella d’autunno, che dovrà essere tra i 20 e i 40 miliardi, a seconda che venga utilizzato o meno un ulteriore deficit”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“L’Italia ormai è inchiodata su un rapporto deficit-Pil tra il 2 ed il 2,5%, non va giù e con questo dato si contravviene in tutti i modi agli impegni presi con l’Unione europea. Il governo continuerà così, senza risanare il debito, senza tagliare la cattiva spesa pubblica, senza fare spending review seria, ma semplicemente facendo deficit e debito.Questa è l’Italia di Renzi, Padoan e Gentiloni. Questa è l’Italia che ci lasceranno nell’autunno-inverno di quest’anno, prima della prossime elezioni. Gli italiani, riempiti di deficit, riempiti di debito, senza occupazione, senza crescita, capiranno e manderanno a casa questi signori dell’acquisto del consenso. Perché tutte queste risorse sono servite per comprarsi il consenso, e gli è andata anche male”.

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Conti pubblici e monito della Commissione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

european commissionLo spread aumenta di nuovo – afferma Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo nazionale USB – quasi a ricordare a tutti che se l’Unione Europea chiama, il governo italiano deve subito mettersi sull’attenti. Così il richiamo ufficiale e la richiesta della Commissione UE di una correzione strutturale dello 0,2% del PIL italiano, cioè 3,4 miliardi, diventano un ordine perentorio al quale Gentiloni, Padoan e lo stesso Renzi non si possono sottrarre.
Certo i governanti nostrani pubblicamente fanno la voce grossa, – continua il sindacalista – dicono che non si applicheranno misure “depressive”, che non si farà una “manovra aggiuntiva” e che non c’è fretta. Ci stanno prendendo in giro, che cosa sono se non depressive le misure economiche e fiscali che di fatto aumentano tasse o riducono il welfare? E che differenza c’è tra manovra aggiuntiva o “aggiustamenti” come li chiama il governo. E anche sui tempi non è che cambi molto mettere mano al portafoglio immediatamente o magari dopo le elezioni. Il problema – conclude Tomaselli – è che l’Unione Europea rappresenta ormai uno strumento pensato e studiato per assicurare margini e finanziamenti a banche, grandi gruppi industriali e finanza internazionale, riducendo alla fame milioni di persone, colpendo draticamente il welfare e calpestando diritti per lavoratori, pensionati e disoccupati, Siamo stufi di sentire alibi e storie che nascondono la nostra estrema sudditanza alla UE, alla BCE e al Fondo Monetario Internazionale: è ora di dire NO all’Euro e all’Unione europea.

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Conti pubblici: tensioni a Palazzo Chigi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Sulla risposta alla lettera della Commissione europea sui conti pubblici italiani si gioca il futuro del governo. E in effetti c’è tensione tra palazzo Chigi e Ministero dell’economia per trovare una via d’uscita, che arriverà last minute domani sera.Né Gentiloni né Padoan, infatti, sanno come fare per coprire ancora una volta le mance elettorali di Renzi. Non sono le spese per il terremoto l’oggetto del contendere, quanto la polvere sotto il tappeto dei mille giorni del precedente esecutivo, pronta ad esplodere. E se non sarà domani sarà ad aprile con il Def, oppure ancora con la legge di Bilancio del prossimo autunno. I nodi prima o poi vengono al pettine, caro Renzi, e non se ne sono accorti solo gli italiani, che il 4 dicembre ti hanno mandato a casa, ma anche l’Europa, che per tre anni ti ha dato una fiducia che non meritavi e che hai tradito. Ora l’imbroglio è stato svelato. E tu vuoi davvero andare ad elezioni? Prenderai una batosta ancora più pesante”.

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Lettera Ue sui conti pubblici: sono le marchette di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

pier-carlo-padoan“In merito alla risposta che il nostro governo dovrà dare alla lettera dell’Unione europea sui conti pubblici, leggendo l’ineffabile Padoan non si capisce assolutamente nulla. Lui dice che l’esecutivo agirà, ma dice anche che si terrà conto delle circostanze eccezionali. Ricordo all’ineffabile Padoan che le circostanze eccezionali sono già state considerate, e che nell’ultima legge di bilancio, che lui ha fatto, per il terremoto ci sono 600 milioni. Questa correzione di due decimali, 3,4 miliardi di euro, non c’entra nulla con le circostanze eccezionali, c’entra invece con le marchette di Renzi e di Padoan del governo Renzi-Padoan. Quindi stiamo parlando delle marchette, di come tagliare le marchette, e per favore non si dicano cose indecenti come quella di richiamare le tragedie recenti per giustificare le marchette di Renzi finalizzate a comprarsi il consenso al referendum. Gli è finita male, continuerà peggio”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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Conti pubblici: Gentiloni invece di litigare con l’Ue se la prenda con Renzi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

european commissionDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Sulla manovra correttiva pari allo 0,2 per cento del Pil richiesta all’Italia dalla Commissione Europea, il presidente del consiglio Gentiloni dovrebbe prendersela con il suo predecessore Matteo Renzi, anziché litigare ogni giorno con Bruxelles ed esporre l’Italia al rischio di una quasi certa procedura di infrazione. Renzi, infatti ha già avuto per il 2017 la possibilità di fare maggior deficit sulle spese per il terremoto, come ha giustamente ricordato il commissario Moscovici. Ma questo nulla c’entra con la manovra correttiva. La richiesta della Commissione europea dell’ulteriore aggiustamento dello 0,2 per cento di Pil è dovuta, infatti, esclusivamente al mancato rispetto del percorso di rientro dell’elevato debito pubblico italiano per colpa del governo Renzi e dei suoi bonus elettorali concessi in maniera scriteriata, che hanno minato la stabilità dei conti pubblici italiani.Il duo Renzi-Padoan aveva promesso di abbattere la montagna di debito pubblico, che, invece, nei loro mille giorni ha registrato ogni mese un nuovo record. Ora, il premier Gentiloni e il suo fido ministro dell’economia chiedono all’Europa altra flessibilità sulla spesa per eventi eccezionali.Prima di farlo, dovrebbero dirci il motivo per cui i soldi già stanziati per la ricostruzione, derivanti dal maggior deficit concesso dall’Europa, non solo non sono stati ancora spesi, ma neanche messi in Legge di bilancio. Strana lentezza per un governo che ha stanziato dalla sera alla mattina 20 miliardi di euro per soccorrere MPS, alcuni dei quali già erogati. Come mai quando si è trattato di ricostruire scuole, ospedali e case di normali cittadini il governo non si è mosso altrettanto velocemente? O forse i soldi chiesti all’Europa per il terremoto sono stati utilizzati per pagare le mance di Renzi?”.

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Conti pubblici: rischio manovra aggiuntiva

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

commissione europea“La Commissione europea ha appena chiesto all’Italia di correggere il rapporto tra deficit/Pil previsto per il 2017 di due decimali, circa 3,4 miliardi di euro. Ma, purtroppo, non è tutto: i governi Renzi e Gentiloni si sono impegnati a fare con Bruxelles, da qui al 2019, manovre 10 volte più pesanti. Altro che la manovrina delle prossime settimane, nei prossimi due anni l’Italia dovrà correggere i propri conti di circa 30-35 miliardi di euro”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Una promessa, presente nel ‘Documento programmatico di bilancio 2017’, che Renzi-Padoan avevano inviato alla Commissione Ue a metà ottobre. Da qui al 2019 l’Italia dovrà correggere il rapporto deficit/Pil di 1 punto, pari a circa 16-17 miliardi di euro. Sempre nello stesso arco temporale il governo dovrà neutralizzare clausole di salvaguardia per un totale di 15-16 miliardi di euro: totale, 30-35 miliardi di euro. Una cifra monstre che fa impallidire la ‘piccola’ correzione (3,4 mld) chiestaci pochi giorni fa dall’Europa.Qual è l’analisi politica da fare? Molto semplice. Prima o poi i nodi vengono al pettine. Renzi ha portato avanti, per oltre mille giorni, una politica economica sciagurata, fatta di bonus e mance, senza un preciso disegno strategico ma con il solo obiettivo di raccattare voti e imbonirsi categorie professionali o di popolazione. E Padoan, in modo irresponsabile, gli ha permetto tutto questo.Adesso ci aspettiamo, anche in questo campo, discontinuità da parte del governo Gentiloni. Serve una nuovo politica economica, serve senso di responsabilità, serve confronto con il Parlamento, servono risposte serie e sostenibili”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: Ci sarà una manovra bis?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

european commissionIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha presentato – a firma Renato Brunetta e Alberto Giorgetti – un question time al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in merito al rischio di manovra correttiva per mettere in ordine i conti pubblici italiani. Brunetta e Giorgetti “esprimono grande preoccupazione per la notizia diffusa ieri, non smentita, secondo la quale la Commissione europea avrebbe chiesto al governo italiano di aggiustare in tempi brevi i conti pubblici. La Commissione avrebbe comunicato all’esecutivo che servono circa 3,4 miliardi di euro, ovvero una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Pil, per evitare una procedura di infrazione sul deficit. Questa cattiva notizia arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia. Basti pensare alla crisi del sistema bancario, con l’approvazione del decreto-legge dello scorso dicembre per salvare gli istituti a rischio fallimento, e a quanto ci dice in questi giorni il Fondo monetario internazionale: il Fmi lima le stime di crescita per l’Italia per il 2017 e il 2018; il Pil crescerà quest’anno dello 0,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di ottobre. Nel 2018 la crescita sarà dello 0,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime”. “Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, avrebbe confidato nei contatti informali di queste ore, che ‘l’Italia non ha alcuna intenzione di aprire guerre con nessuno’, ma, al tempo stesso, non ha alcuna intenzione di ipotizzare manovre, manovrine o aggiustamenti. Ad ogni modo, al di là delle trattative in sede europea che sembrano già essere avviate, il ministro Padoan ha il dovere di fare luce sulla vicenda, chiarendo innanzitutto i contenuti della lettera, se è vero che l’Italia rischia la procedura di infrazione, e, in tal caso, specificando gli intendimenti del governo a tal proposito”. “Il ministro dell’Economia deve inoltre chiarire una volta per tutte lo stato dei conti pubblici, specificando se si rende necessaria una manovra correttiva, e, più in generale, quali iniziative intende adottare per coprire il deficit strutturale di circa 3,4 miliardi di euro, e quali risorse intende utilizzare per coprire l’eventuale manovra”, concludono Brunetta e Giorgetti.

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Conti pubblici: procedura di infrazione sul deficit

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

Commissione-europea“Grande preoccupazione per la notizia, non smentita, secondo la quale la Commissione europea avrebbe chiesto al governo italiano di aggiustare in tempi brevi i conti pubblici. Da Bruxelles ci avrebbero detto che servono circa 3,4 miliardi di euro, una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Prodotto interno lordo, per evitare una procedura di infrazione sul deficit”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Questa cattiva notizia, che purtroppo avevamo denunciato inascoltati nello scorso autunno, arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia. Basti pensare alla crisi del sistema bancario, con il decreto di Natale per salvare gli istituti a rischio fallimento, e a quanto ci dice oggi il Fondo monetario internazionale: il Fmi lima le stime di crescita per l’Italia per il 2017 e il 2018, il Pil crescera’ quest’anno dello 0,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di ottobre; Nel 2018 la crescita sara’ dello 0,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime.Proprio per questo, al di là delle trattative in sede europea, il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, ha il dovere morale e politico di fare chiarezza, al più presto in Parlamento. È vero che l’Italia rischia la procedura di infrazione? Cosa farà il governo? Come coprirà questi buchi nei conti pubblici? Aumentando le tasse?Chiarezza e trasparenza sono la premessa del buon governo. Padoan venga in Aula a dire come stanno realmente le cose.Chi nel Partito democratico, in queste ore, mette in scena una difesa d’ufficio, o la butta in caciara insultando e demonizzando l’opposizione parlamentare si assume doppia responsabilità: di coprire gli errori di Renzi e di togliere credibilità al nuovo governo Gentiloni”, conclude.

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Conti pubblici: “Pessime notizie per il governo Renzi”

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

Banca d'ItaliaNon si ferma infatti l’aumento dei rendimenti dei nostri titoli di stato: il Btp a 10 anni ha sfondato la soglia del 2%, un valore che non si vedeva dal luglio 2015, mentre il BTP a 50 anni, emesso in pompa magna dal Tesoro a inizio ottobre, si è rivelato un vero e proprio flop; gli italiani che l’hanno sottoscritto e volessero riprendersi i soldi incasserebbero oggi una perdita monstre pari al -11,6% dall’emissione, commissioni escluse. Un vero e proprio disastro combinato dai tecnici del Tesoro, probabilmente assecondando l’ennesima richiesta di qualche banca d’affari che controlla il Ministero. Anche lo spread tra Btp e Bund decennali è risalito a 170 punti base. L’Italia continua a soffrire più di tutti questa ondata di svendite, dovuta alle attese per il rialzo del costo del denaro negli USA, che dovrebbe avvenire a dicembre, ma anche dal possibile annuncio da parte della Bce di mettere fine al quantitative easing già dal marzo 2017. Nel frattempo, anche l’Economist comincia a preoccuparsi seriamente della situazione italiana: ‘La prossima volta in ‘stile Trump’ tocca all’Italia?’, ha twittato l’autorevole settimanale inglese, prevedendo la vittoria del no al prossimo referendum del 4 dicembre, contro quello che è considerato l’’establishment renziano’, legato a doppio filo alla finanza speculativa che è già stata punita due volte, prima in Inghilterra con la Brexit e poi negli Stati Uniti con Trump. Ci auguriamo che, anche in questo caso, valga la regola del ‘non c’è il due senza il tre’”.

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Conti pubblici: E’ disastro

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2016

pil“Nel dibattito di questi giorni sul ‘Corriere della Sera’ tra il professore bocconiano Roberto Perotti e il commissario per la Spending review, Yoram Gutgeld, sulla politica economica del governo Renzi, ovviamente ha ragione Perotti. Chi legge le statistiche con serietà e approccio scientifico non può che arrivare ai suoi stessi risultati. Al contrario, l’intervento di Gutgeld appare tanto privo di basi analitiche quanto ricco di propaganda”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in una lettera al direttore del “Corriere della Sera”. “Mi riferisco in particolare all’affermazione per cui negli anni di Renzi il rapporto deficit/Pil del nostro paese sarebbe diminuito. Falso che più falso non si può. Ieri il professor Perotti lo ha dimostrato ricordando, giustamente, che nel Def 2014, il governo Renzi aveva previsto per il 2016 un rapporto deficit/Pil dello 0,9%, mentre finirà per chiudere, se va bene, al 2,4%, con un delta negativo di 1,5 punti di Pil. Questo ragionamento si può allargare anche agli anni precedenti. Per il 2014, infatti, il governo aveva previsto un deficit/Pil del 2,6%, mentre ha chiuso al 3% (delta negativo di 0,4 punti) e nel 2015, piuttosto che l’1,8% inizialmente stimato, ha chiuso al 2,6% (0,8 punti di Pil di maggior deficit)”. “Altro che riduzione del deficit prevista dal Fiscal Compact dello 0,5% ogni anno, altro che virtuosità del governo Renzi. I differenziali rispetto a quanto concordato con l’Europa sono aumentati negli anni, da un delta di 0,4 punti nel 2014 a 1,5% nel 2016”. “Infine, il ragionamento del professor Perotti si può allargare ancora a un’altra considerazione: il totale fallimento degli obiettivi di crescita previsti dal Def 2016, che sono alla base di qualsiasi manovra di politica economica e strategia di correzione dei conti. Nel Def 2016, infatti, il governo ha previsto per il 2016 un tasso di crescita reale del Pil dell’1,2% e un tasso di inflazione dell’1%. Il che porta a un tasso di crescita nominale del Pil, quello che conta ai fini del rispetto dei parametri di Bruxelles, del 2,2%. Il problema ora è che gli ultimi dati Istat certificano una duplice caduta tanto della crescita reale, che non supererà lo 0,7%, vale a dire circa la metà di quanto previsto dal governo, quanto del tasso di inflazione, che rischia di attestarsi intorno allo zero a fine anno. Vuol dire che Pil reale e Pil nominale nel 2016 coincideranno, con quest’ultimo (0,7%) che si attesterà a circa un terzo del 2,2% su cui il governo ha basato i suoi calcoli”.
“Cosa succederebbe a un’impresa se vedesse fallire di così tanto i suoi obiettivi di budget? Porterebbe i libri in tribunale. Alle valutazioni del professor Perotti mi permetto di aggiungere che il disastro dei conti pubblici italiani deriva da un eccesso di perverso ottimismo del governo. Che le cose sarebbero andate male lo si sapeva già dalla primavera del 2016. Brexit e terrorismo semmai hanno aggravato un trend che era già negativo. Renzi, con il suo illusionismo patologico, non ha voluto vedere. Con le conseguenze dell’attuale stagnazione e deflazione”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: De profundis Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2016

economia_4Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Altro che ‘Rivedremo le stime del Pil di fronte al rallentamento globale’, come vuole farci credere il ministro Padoan, i conti pubblici italiani erano sbagliati ancor prima della Brexit e ancor prima degli ultimi attentati terroristici. Il problema non è neanche la crisi del sistema bancario italiano, ma la cattiva politica economica del governo.
Già nel Documento di Economia e Finanza (Def) di aprile, infatti, la crescita reale del Pil nel 2016 è stata stimata dall’esecutivo all’1,2% quando tutti gli outlook sul nostro paese dicevano che sarebbe arrivata a stento all’1%. Allo stesso modo, è stato inserito un tasso di inflazione dell’1%, quando al massimo sarà poco più di zero (l’acquisito a giugno 2016 è -0,2%).
Un magheggio del governo per avere una crescita nominale (quella che conta ai fini del rispetto dei parametri di Maastricht, data da crescita reale più inflazione) del 2,2%, quando al massimo sarà dell’1%-1,2%, cioè della metà.
Tutto questo, dicevamo, senza considerare l’effetto della vittoria del Leave nella consultazione popolare inglese. I conti del ministro Padoan, quindi, erano sbagliati già da prima. E oggi la situazione può solo peggiorare, con la crescita nominale che a fine anno finirà per essere meno della metà rispetto a quella prevista dal governo ad aprile.
Per non parlare delle precedenti previsioni di ottobre 2015, quando l’esecutivo aveva stimato una crescita nominale del Pil dell’1,6% a cui si aggiungeva un’inflazione all’1%, quindi una crescita nominale del 2,6%. A dimostrazione che il governo i conti pubblici li ha sempre gonfiati, per giustificare la politica spendi e spandi, finalizzata a comprarsi il consenso, del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.Padoan non si nasconda dietro al ‘rallentamento globale’ e faccia mea culpa. Non si usino Brexit, banche e terrorismo per coprire la politica economica sbagliata del governo.
A ottobre, quando con la Legge di stabilità uscirà tutta la polvere messa sotto il tappeto dal duo Renzi-Padoan, servirà una manovra correttiva da 30-40 miliardi per coprire il buco della minor crescita (16 miliardi, senza considerare l’effetto Brexit), sterilizzare le clausole di salvaguardia (15 miliardi, per evitare l’aumento dell’Iva) e finanziare le cosiddette ‘spese indifferibili’ come le missioni internazionali e le risorse per gli ammortizzatori sociali (altri 10 miliardi circa). Una batosta per gli italiani, che voteranno No al referendum per mandare finalmente a casa Renzi”.

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Conti pubblici: per Brunetta sono tutti da rifare

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Dopo l’Istat una settimana fa, anche le stime del Fondo Monetario Internazionale certificano quanto andiamo dicendo già da diverso tempo, vale a dire che la crescita nel nostro paese va male e rallenta. E il motivo non è solo la Brexit, né la crisi del settore bancario, bensì la cattiva politica economica del governo.
Ne deriva che nel Documento di economia e finanza (Def) di aprile, i numeri sono tutti sballati. In quella occasione, infatti, la crescita reale del Pil nel 2016 è stata stimata all’1,2% quando, già prima della Brexit, tutti gli outlook sul nostro paese dicevano che sarebbe arrivata a stento all’1%. Allo stesso modo, è stato inserito un tasso di inflazione dell’1%, quando al massimo sarà poco più di zero.Un magheggio del governo per avere una crescita nominale (quella che conta ai fini del rispetto dei parametri di Maastricht, data da crescita reale più inflazione) del 2,2%, quando al massimo sarà dell’1%-1,2%, cioè della metà.
Tutto questo senza considerare l’effetto della vittoria del Leave nella consultazione popolare inglese. La situazione, quindi, può solo peggiorare, e la crescita nominale a fine anno finirà per essere meno della metà rispetto a quella prevista dal governo ad aprile.Per non parlare delle precedenti previsioni di ottobre 2015, quando l’esecutivo aveva stimato una crescita nominale del Pil dell’1,6% a cui si aggiungeva un’inflazione all’1%, quindi una crescita nominale del 2,6%. Follie.
Significa che i conti sono tutti da rifare. E il rispetto dei parametri europei è ormai operazione assolutamente impossibile. Ma conosciamo il premier e preveniamo i suoi commenti. Renzi non usi la Brexit per scaricare colpe che sono solo sue”.

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Conti pubblici: aumento debito sovrano

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

Banca d'Italia“Mercoledì sono stati resi noti da Banca d’Italia i dati sul debito pubblico: ad aprile 2016 (ultimo dato disponibile) ammonta a 2.230,8 miliardi di euro, un record (purtroppo negativo) per il nostro paese; a febbraio 2014, quando ha cominciato a governare Renzi, ammontava a 2.107,6 miliardi di euro. Significa che con Renzi il debito pubblico italiano è aumentato di 123,20 miliardi in poco più di due anni, pari a una media di 4,7 miliardi al mese”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, durante la conferenza stampa di qualche giorno fa. Altro che ‘No Imu day’, è ‘Imbroglio day’. Con Renzi pressione fiscale aumentata”, organizzata dagli azzurri oggi a Montecitorio.

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Conti pubblici italiani: in vista manovra correttiva

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

brunetta-nardin“Anche gli ultimi dati macroeconomici rilasciati dalle principali agenzie nazionali e internazionali confermano il peggioramento dell’economia italiana, e il governo dovrà effettuare una pesante manovra correttiva da 40-50 miliardi di euro già il prossimo autunno”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Infatti, anche se la Commissione europea darà il semaforo verde al Def presentato dal ministro Padoan, più per motivazioni politiche che economico-finanziarie, la situazione per il 2017 è tutt’altro che rosea. Preoccupa, in particolare, l’aggravarsi della spirale deflazionistica, dopo che l’Istat ha comunicato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha registrato ad aprile una diminuzione del -0,1% su base mensile e del -0,5% su base annua.
Possiamo tranquillamente parlare di ‘stato di deflazione conclamata’. E come è noto, in economia, la deflazione è il peggiore dei mondi possibili per un Paese ad elevato debito pubblico come l’Italia. Non a caso, infatti, il debito pubblico italiano a marzo è aumentato di 14 miliardi rispetto al mese precedente, salendo a 2.228,7 miliardi, anche per colpa della mancanza totale di intervento da parte di Renzi. Tutto questo sta provocando una diminuzione della fiducia dei consumatori nell’economia, come rilevato sempre dall’Istat, che ha reso noto che ad aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori è sceso a 114,2, da 114,9 dello scorso marzo.
Delle bugie di Renzi se ne è accorta anche Confindustria, la quale ha stimato che nel 2017 e nel 2019, se si desse seguito a quanto previsto dal Patto di stabilità e crescita, la restrizione del deficit strutturale dovrebbe essere almeno pari allo 0,5% del Pil l’anno. Tenendo in considerazione le clausole di salvaguardia ancora attive, la correzione nel 2017 dovrà quindi essere pari a 1,4 punti di Pil, circa 24 miliardi, nel 2018 di ulteriori 0,2 punti, e nel 2019 di altri 0,5 punti. Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha calcolato che ‘si prospetta in sostanza il mantenimento a decorrere dal 2017, degli aumenti dell’Iva. Resta quindi in vigore una clausola di salvaguardia per 15 miliardi nel 2017 e circa 20 miliardi negli anni successivi’.
Per non parlare del flop rappresentato dal Job Act, che ha gonfiato il numero di contratti soltanto per effetto dell’incentivo contributivo, che già si sta esaurendo, con le conseguenze negative di creare nuova disoccupazione e una nuova riduzione delle entrate tributarie derivanti dal lavoro, che avrà notevole ripercussione sul deficit.
Se a queste voci aggiungiamo anche i buchi di bilancio creati da una totale assenza di strategia del governo sulla spendig review e dalle mancate privatizzazioni (non ultimo il rinvio della tanto sbandierata privatizzazione delle Ferrovie dello Stato) il conto totale della manovra correttiva del prossimo ottobre sale, come detto, a 40-50 miliardi. Una mazzata che i contribuenti italiani non sono certo in grado di sopportare”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: Governo nel caos

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

Ministro brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Era lo scorso lunedì che Renzi ha dichiarato, con mirabile sicumera, di avere già in tasca, in quanto concesso dalla Commissione europea, un extra deficit, in termini di flessibilità per la prossima Legge di stabilità, di 17 miliardi, pari a oltre un punto di Pil. Nessuno aveva replicato. Solo noi avevamo chiesto al presidente del Consiglio e al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di confermare o smentire tale affermazione, francamente surreale. Per tempi, quantità e modalità.
Per tutto il giorno ieri abbiamo incalzato il ministro. Silenzio di tomba. Oggi leggiamo un retroscena di ‘Repubblica’ che dice che il governo sta faticosamente negoziando con Bruxelles per avere qualche decimale di deficit in più. E, paradosso dei paradossi, a fronte di una informazione giornalistica a nostro parere corretta, Palazzo Chigi, coda di paglia, smentisce le trattative in corso.
Delle due l’una: o il governo ha già ottenuto tutto e ha ragione Renzi (e a questo punto siamo noi a chiedere alla Commissione europea su quale base giuridica e tecnica questo sia avvenuto e quando, visto che i documenti contabili governativo-parlamentari dell’Italia sono ancora di là da venire); oppure non solo Bruxelles non ha concesso nulla a Renzi, smentendo dunque il presidente del Consiglio italiano, ma non ha intenzione di dare niente di più di quanto già concesso lo scorso anno.
Qualunque sia la risposta, Renzi è in un mare di guai. Stretto fra le sue affermazioni false, al limite della manipolazione del mercato, e una trattativa con Bruxelles che, a detta della smentita di Palazzo Chigi, evidentemente appare ancora tutta in salita.
Stando così le cose, chiediamo ufficialmente alla Commissione Ue, nelle persone di Jyrki Katainen, Pierre Moscovici, Valdis Dombrovskis e dello stesso presidente Jean Claude Juncker, di fare chiarezza.
Ha la Commissione europea già concesso al presidente del Consiglio italiano 17 miliardi di extra deficit? Ha intenzione di concederglieli? O questi 17 miliardi sono solo frutto della fervida fantasia di Renzi e del suo governo? Non è pensabile che l’opinione pubblica, il Parlamento, i mercati, italiani ed europei, vengano così platealmente presi in giro. Se il ministro Padoan non risponde, risponda almeno la Commissione europea”.

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Conti pubblici: in tre anni media mensile aumento debito +74,4%

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

debito_pubblico_euroCresce sempre più velocemente la montagna del debito pubblico italiano: in tre anni dal 2011 al 2014 la media mensile della salita del debito statale è passata da 4,7 miliardi di euro a 8,2 pari a un incremento percentuale del 74,4%. Se nel corso del 2011 il buco nei conti dello Stato è cresciuto complessivamente di 56,4 miliardi, nei primi 11 mesi del 2014 il “rosso” si è incrementato di 90,3 miliardi; nel 2012 è invece salito di 82,3 miliardi e nel 2013 di 79,9 miliardi. Questi i dati più rilevanti di una analisi del Centro studi di Unimpresa, basata su dati della Banca d’Italia e del Tesoro, secondo cui il ritmo di crescita del debito pubblico italiano è sempre più veloce: se la media restasse invariata alla fine del 2015 l’ammontare del debito raggiungerebbe la vetta dei 2.266,7 miliardi. Alla fine del 2010 il debito era a a quota 1.851,2 miliardi, nel 2011 era a 1.907,6 miliardi, nel 2012 a 1.989,9 miliardi, nel 2013 a 2.069,8 miliardi e a novembre 2014 era a 2.160,1 miliardi. Da novembre 2014 a dicembre 2015 (13 mesi), se la media non diminuisse, il debito crescerebbe di altri 106,6 miliardi arrivando a toccare i 2.266,7 miliardi. “Negli anni peggiori della crisi il debito cresceva meno di oggi” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, “e i nostri dati servono a ristabilire la verità proprio su quello che è accaduto durante la tempesta finanziaria internazionale. Di sicuro pare evidente che le politiche dettate dalla logica del rigore e dell’austerity sono state fallimentari. Continue manovre lacrime e sangue varate dai governi tecnici e di larghe intese con la dichiarata intenzione di salvaguardare le finanze pubbliche hanno prodotto un risultato drammatico: imprese e famiglie in ginocchio, debito alle stelle”.

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Conti pubblici: siamo rovinati

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 agosto 2014

Ministro brunetta“Oggi siamo a -0,2% nel secondo trimestre, vale a dire un acquisito di -0,3% sull’anno, il che vuol dire che se tutto va bene siamo rovinati, come diceva una battuta. E Lei, ministro Padoan, insegna che sulla base del dato del Pil previsto si costruiscono i conti pubblici, si costruisce tutto, si costruisce il gettito, si costruiscono le previsioni delle entrata, si costruiscono le previsioni delle uscite”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula a Montecitorio, dopo l’informativa urgente del ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, sulla spending review e sullo stato dei conti pubblici.“Sbagliare di 0,8 non è indifferente, vuol dire che salta tutto, specie se a questo ‘salta tutto’ poi aggiungiamo il fallimento di politiche attuali e del recente passato. Sulla spending review Cottarelli non è il solo che ha fallito, hanno fallito anche quelli prima di lui. Se a questo aggiungiamo il fallimento sulle liberalizzazioni, sulle dismissioni. Ce lo ricordiamo tutti l’1% di dismissioni dell’ottimo Grilli? Neanche un euro è stato dismesso, nulla è venuto, altro che 16 miliardi di euro”.“Beh, abbiamo la possibilità di fare una previsione assolutamente negativa anche su queste altre poste. Ne conseguirà, professor Padoan, un 2014 nero. Ma Lei sa che se il 2014 è nero questo darà un trascinamento negativo anche al 2015? Non spiego a Lei cos’è un trascinamento. È l’eredità negativa di un anno sui primi trimestridell’anno successivo”. “Quindi con questi dati non solo noi chiudiamo male il 2014, ma ipotechiamo negativamente il 2015. Il che vuol dire disoccupazione crescente nel 2014, disoccupazione crescente nel 2015, e solo se ci sarà un’inversione di tendenza duratura, di almeno un anno nel 2015-2016, noi potremmo vedere la luce occupazionale, con qualche segno più, tra il 2016 e 2017. Glielo va a spiegare Lei questo ai nostri giovani, professor Padoan?”.“Per questa ragione dico: come si fa, di fronte a queste considerazioni, a far finta di nulla? Come si fa a dire ‘1000 giorni’, ‘5 provvedimenti’?”, sottolinea Brunetta.

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Governo: conti pubblici

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 luglio 2014

“Poniamo al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, 10 domandi alle quali dovrà rispondere in Parlamento”. Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“1. Quanto peserà in termini di deficit la crescita italiana più vicina allo zero assoluto che non allo 0,8% delle previsioni governative?”.
“2. Con ogni probabilità il Consiglio europeo non accetterà la proposta dell’Italia di posporre al 2016 il pareggio di bilancio. Come verranno corretti i conti pubblici?”
“3. In che modo e in che tempi il governo intende far fronte alle Raccomandazioni della Commissione europea che hanno accompagnato l’Italia fuori dalla procedura d’infrazione e che sono state ribadite in tutte le successive deliberazioni?”.
palazzo chigi“4. Di fronte ai modesti risultati in termini di aumento dei consumi del “bonus Irpef” di 80 euro il governo intende ora rendere quella misura strutturale ed estenderla ai pensionati, ai lavoratori autonomi e ai cosiddetti “incapienti”. Costo previsto di almeno 15 miliardi. Con quali coperture?”.
“5. Nel tendenziale di finanza pubblica sono incorporati tagli pari a 4,5 miliardi nel 2014; 17 miliardi nel 2015 e 32 miliardi a decorrere dal 2016, da realizzare attraverso la Spending review, che si mostra fin troppo impantanata. Come si recupereranno le risorse che mancano all’appello?”.
“6. Debiti della Pa. Per Banca d’Italia ci sono ancora 75 miliardi da pagare. Come farà il governo ad onorare l’impegno di saldare tutto entro il 21 settembre di quest’anno?”.
“7. A differenza del 2012 e del 2013, il debito pubblico italiano già a maggio è superiore di 25 miliardi rispetto alle previsioni del Def per fine anno 2014. Nei primi 5 mesi l’aumento complessivo è stato di oltre il 10%. Come si intende rimediare?”.
“8. Nei primi 4 mesi del 2014 le entrate fiscali sono aumentate dell’1,4%, contro un’ipotesi di crescita del 3,1% contenuta nelle previsioni governative. Il buco virtuale è di circa 8 miliardi. Come colmarlo?”.
“9. Nel tendenziale di finanza pubblica sono previste privatizzazioni per 10 miliardi l’anno per il prossimo triennio. I tentativi finora portati avanti si sono dimostrati un flop. Come recuperare il tempo perduto? E soprattutto, si può ancora?”.
“10. Il presidente del Consiglio ha più volte escluso l’ipotesi di una manovra correttiva. Alla luce dei dati forniti, ci può il ministro indicare come avverrà il miracolo?”, conclude Brunetta.

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