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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°178

Posts Tagged ‘conti pubblici’

Preoccupazione Ue sui conti pubblici italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

“Mentre gli italiani stanno aspettando, ormai da giorni, il programma economico da libro dei sogni a firma Lega a Movimento Cinque Stelle, a non aspettare è il nostro debito pubblico, che lo scorso marzo è tornato a crescere di +15,9 miliardi di euro, riportandosi sopra la soglia dei 2.300 miliardi, esattamente a 2.302 miliardi. Il nostro debito si riavvicina così pericolosamente al record storico del luglio 2017, quando arrivò a toccare un livello pari a 2.308 miliardi.
Una notizia da leggere con apprensione, soprattutto considerando che i recenti dati sulla crescita del Pil e sulla produzione industriale relativi al primo trimestre dell’anno sono decisamente inferiori alle attese e lasciano presagire un 2018 difficile per la nostra economia. Tra gli altri effetti negativi che la riduzione della crescita può comportare, c’è il peggioramento dell’indicatore più importante sullo stato di salute delle nostre finanze pubbliche, quello del rapporto debito/Pil, che, dopo questi dati, rischia di dover essere rivisto nuovamente al rialzo.
La delicata situazione del debito pubblico italiano sta preoccupando non poco le istituzioni europee, che oggi, tramite il vicepresidente della commissione Europea, Valdis Dombrovskis, hanno lanciato un duro monito sulla necessità da parte dell’Italia di ridurre la montagna di debito e rispettare il percorso di rientro dall’eccessivo deficit concordato con Bruxelles. Il vicepresidente Dombrovskis ha lanciato anche un avvertimento a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dichiarando che “l’approccio alla formazione del nuovo Governo e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico”.A rincarare la dose, nei già tesissimi rapporti tra il tandem Lega – Movimento Cinque Stelle e i funzionari europei, sono arrivate anche le parole di Jirki Katainen, vicepresidente della Commissione, il quale ha affermato di non vedere “segnali che gli Stati membri vogliano cambiare le regole o concedere eccezioni a Stati membri” sul Patto di Stabilità e Crescita, confermando che la Commissione è “guardiano dei trattati” e che “tutte le regole del Patto di Stabilità e Crescita si applicano” anche all’Italia.Cosa faranno Matteo Salvini e Luigi di Maio dopo le parole di Dombrovskis e Katainen? Entreranno in uno scontro aperto, senza precedenti, con la Commissione Europea, senza aver alcun alleato a Bruxelles e rischiando di esporre l’Italia ad una durissima rappresaglia dell’Europa, o proseguiranno nel tentativo di formare un nuovo governo ma rinunciando al loro programma economico sfora-debito? Dopo l’ultimatum europeo, i due leader dovranno prendere una decisione definitiva già nelle prossime ore, perché il tempo per le parole sembra ormai essere finito”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Conti pubblici: “L’Eurostat ci consegna due notizie. Una cattiva ed una buona”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Quella cattiva ci dice che il salvataggio delle banche venete ha pesato sia sul deficit che sul debito italiano. L’impatto sul deficit delle operazioni Veneto Banca e Popolare di Vicenza è stato, infatti, di 4,7 miliardi (pari all’intervento di cassa a favore di Intesa San Paolo), vale a dire tra lo 0,2 e lo 0,3% del rapporto deficit/Pil (considerando il valore del Pil 2017, calcolato dall’Istat il primo marzo a 1.716.238 milioni di euro).
Per quanto riguarda il debito, invece, va considerato sia l’intervento diretto per cassa dello Stato pari a 4,8 miliardi (3,5 miliardi a copertura del fabbisogno di capitale generatosi in capo a Intesa San Paolo in seguito all’acquisizione della ‘parte buona’ delle attività delle due banche, e 1,3 miliardi per la ristrutturazione aziendale sostenuta dalla stessa Intesa per rispettare le regole sugli aiuti di Stato), sia la garanzia di massimo 6,4 miliardi concessa a Intesa San Paolo sul credito vantato nei confronti delle Banche in liquidazione per lo sbilancio di cessione.Questi numeri certificano un’oggettiva difficoltà per i conti pubblici italiani ed espongono il nostro Paese al rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea.
La notizia buona è, però, che questo deficit rappresenta una opportunità, per i nostri risparmiatori e investitori truffati, assai più che un problema (anche perché non entra nel deficit strutturale, essendo una tantum).Una opportunità perché sancisce che, se venderemo Npl per più di 8,2 miliardi e se Intesa escuterà garanzie entro i prossimi 3 anni per meno dei 3,4 miliardi stimati, ogni euro di miglioramento potrà essere iscritto a conto economico come sopravvenienza attiva e per pari importo accantonato al fondo di ristoro degli azionisti, oggi di appena 100 milioni.
Serve una politica che anzitutto capisca le opportunità per i cittadini invece che i problemi per le statistiche d’uscita di un pessimo governo e un pessimo ministro dell’Economia. Ma soprattutto serve una politica che, compreso tutto questo, non permetta gestioni speculative degli Npl, che sono il tesoretto degli azionisti, e sia un po’ più tonica di giugno 2017 nel rapporto con Banca Intesa.Serve una moral suasion volta a far comprendere che una banca che va alla grande (e ne siamo felici) può anche non attivare proprio tutte le garanzie che potrebbe, se gli spazi che lascia vanno a risparmiatori e imprese che se la passano male”.Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, deputato di Forza Italia, già vice presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario italiano.

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Conti pubblici 2011: solo speculazione politica contro l’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

ministero-finanze“Ritrovo nell’analisi del professor Ricolfi – con il suo grafico su rating, indice di vulnerabilità, indice di rendimenti e tasso Bce – un pezzo di storia dell’Italia fuori dai luoghi comuni e basata su statistiche e numeri veri. Analizzando l’indice di vulnerabilità strutturale del nostro Paese vediamo, infatti, un aumento all’inizio della crisi, dopo i fatti americani dei subprime, tra dicembre 2008 e marzo 2009, con l’Europa ancora impreparata, e poi una discesa dopo giugno 2009. Vuol dire che il sistema Paese aveva reagito bene, e i nostri conti pubblici erano assolutamente sostenibili e poco vulnerabili. In questo periodo le agenzie di Rating sono ‘in sonno’, non intervengono, né in negativo né in positivo”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Luca Ricolfi, ordinario di psicometria presso l’Università di Torino.“L’indice di vulnerabilità migliora fino a settembre 2011, ma nel frattempo cominciano a salire i rendimenti in modo ingiustificato: evidentemente influenzato dai mercati ingiustificatamente nervosi. Ancor peggio quando i rendimenti schizzano da 200 fino a 500-600, fino a settembre-dicembre 2011. Con le agenzie che si svegliano e con conseguente peggioramento dell’indice di vulnerabilità.Abbiamo, dunque, una serie di andamenti assolutamente controfattuali. Con il governo Monti, ad esempio, l’indice di vulnerabilità aumenta, il Rating peggiora e i rendimenti diminuiscono, per poi risalire e riscendere, con l’indice di vulnerabilità sempre crescente fino al 2013. Esattamente il contrario di quanto doveva avvenire in base agli andamenti reali.Questa è speculazione. Speculazione, masochismo, farci del male, possiamo usare tante definizioni, ma certamente vedere rendimenti che salgono, Rating che seguono i rendimenti più che prevederli, e un indice di vulnerabilità che decresce per poi risalire quando i rendimenti invece cominciano a scendere, ecco, non è una cosa normale.A questo punto i fondamentali del Paese non c’entrano nulla, c’entra solo la speculazione. E dal novembre-dicembre 2011 in poi la cattiva politica di Monti. Da fine 2011 al 2013 l’indice di vulnerabilità cresceva, altro che conti messi a posto dal governo tecnico.Questa analisi del professor Ricolfi fa giustizia di tutti i luoghi comuni, anche in relazione a quanto detto ieri dalla dottoressa Cannata. Nel 2011 il nostro Paese era vicino al default? Era un default puramente speculativo a cui non corrispondeva un aumento dell’indice di vulnerabilità, che anzi era basso. Le agenzie di Rating in quei mesi hanno seguito la speculazione e non hanno giudicato i nostri fondamentali. Una cosa che fa tremare i polsi, e facciamo bene in questa Commissione a fare chiarezza e verità su quell’assurda vicenda”.

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Conti pubblici falsificati?

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

corte dei conti“La Corte dei Conti in sede di parificazione del rendiconto ha denunciato l’opacità del bilancio dello Stato, in quanto non erano disponibili i dati sui cosiddetti derivati. Ha denunciato, inoltre, la possibile sproporzione tra rischi assunti dalla Repubblica rispetto a quello dei singoli operatori. Si parla di 40 miliardi di euro. In altri termini, lo Stato italiano ha assunto un rischio che incide sull’equilibrio di bilancio e il Parlamento è stato tenuto all’oscuro di tutto questo”.Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso di un question time al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, sui contratti derivati stipulati dal Mef.“Per ben sette volte – ha continuato -, due anni fa, il ministro Padoan si è rifiutato di dar conto dei contratti derivati, si è rifiutato di concedere l’accesso agli atti. Cosa c’è da nascondere? Cosa vuole nascondere il ministro Padoan? Forse il fatto che i contratti erano squilibrati? L’opacità – ha sottolineato Brunetta – rende dubbio il bilancio dello Stato. Il ministro dell’Economia, con questo atteggiamento, falsifica i conti pubblici.E adesso è indecente che lo stesso ministro abbia letto la lettera di trasmissione dei documenti richiesti dalla Commissione d’inchiesta sulle banche. Il Mef ha inviato solo documenti già pubblici corredati da tre paginette, assolutamente non rispondenti dalla richiesta fatta dalla Commissione.Per questa ragione il ministro prende in giro il Parlamento, falsifica il bilancio dello Stato e per questa ragione la Corte dei Conti lo ha denunciato. Risponderà di tutto questo alla Commissione parlamentare d’inchiesta che, con i poteri della magistratura, chiederà conto Padoan delle sue azioni”, ha concluso Brunetta.

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Conti pubblici: Brunetta, ogni giorno arriva nuovo rimprovero da Commissione Ue

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

ministero-finanzeDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Ormai non passa giorno senza che dall’Europa non arrivi un rimprovero al Governo Gentiloni e al suo ministro dell’economia Padoan su come i due gestiscono (malissimo) i conti pubblici italiani.Gli ultimi sono chiari inviti all’Italia da parte della Commissione Europea ad effettuare una manovra correttiva sui conti pubblici entro il prossimo maggio. Intervento che, in un primo momento, era stato quantificato in 3,5 miliardi ma che, con l’andare del tempo, è lievitato ad oltre 5 miliardi, in quanto la Commissione ha stimato che per raggiungere gli obiettivi concordati con Bruxelles all’Italia mancano 1,7 miliardi per il 2017 e 3,5 per il 2018.Da qui, l’invito dei funzionari europei a prendere tutte le misure necessarie per poter rispettare le regole del Patto di Stabilità e Crescita, con una correzione che vale almeno lo 0,3% del Pil. Questo l’inappellabile giudizio dell’Europa sulla Legge di Bilancio 2018, attualmente in discussione in Parlamento.Il problema è che i disastri lasciati dall’attuale Governo dovranno essere riparati dal prossimo. L’eredità che i governi di centro-sinistra lasciano in dote al futuro esecutivo è, quindi, pesantissima.
Una irresponsabilità aggravata dalle continue bugie raccontate agli italiani dal duo Padoan-Gentiloni, che hanno fatto sempre credere che il deficit e il debito fossero assolutamente sotto controllo. Invece, se gli interventi correttivi non verranno fatti la prossima primavera, è quasi certo che l’Italia verrà commissariata dalle autorità europee, con conseguente perdita di ogni sovranità nell’effettuare scelte politiche ed economiche.Ieri, un’altra stoccata al governo Gentiloni era arrivata dal vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombroskis, che ha dichiarato senza mezze misure che “il debito dell’Italia è fonte di instabilità e un grande costo per l’economia italiana” e ha fatto capire come le circostanze estremamente favorevoli di cui gli ultimi governi di centro-sinistra hanno goduto durante la loro permanenza al potere, in primis quella dei bassissimi tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale Europea, potrebbero presto finire, e che la somma di un cambiamento della politica monetaria in ottica restrittiva e di un ritorno dell’inflazione potrebbe essere causa di instabilità per il paese.
Da qui, l’ennesimo suggerimento al governo Gentiloni di muoversi a fare le riforme richieste e a ridurre l’enorme stock di debito pubblico, prima che il costo del denaro torni a salire. Il Commissario Dombroskis ha anche ricordato come la crescita italiana sia inferiore alla media degli altri paesi europei, mentre la disoccupazione si attesta su livelli più alti della media.L’ennesimo rimprovero di Bruxelles è arrivato appena dopo che il presidente del consiglio Gentiloni e il ministro Padoan si sono lanciati, ancora una volta, in dichiarazioni trionfali sullo stato dell’economia italiana.Solo pochi giorni fa, lo ricordiamo, l’altro vice-presidente della Commissione, Jyrki Katainen, aveva invitato il governo a dire la verità agli italiani sullo stato dei conti pubblici. Un suggerimento che non è purtroppo servito a nulla, visto la coppia Gentiloni-Padoan ha subito dopo ricominciato a raccontare le solite bufale”.

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Lo stato reale dei conti pubblici italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

Jyrki KatainenDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Ci sono volute le durissime parole del vice-presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen rivolte al primo ministro Gentiloni e al suo ministro dell’economia Padoan per far scoprire alla stampa italiana che il re è nudo. Il vice-presidente Katainen ha esplicitamente accusato la coppia Gentiloni-Padoan di aver mentito agli italiani sullo stato reale dei conti pubblici italiani, in particolare sulle condizioni del deficit e del debito pubblico, decisamente peggiori di quanto i due abbiano sempre detto. Katainen ha, inoltre, fatto capire che è in arrivo a Roma una durissima lettera da Bruxelles, nella quale la Commissione chiederà conto al Tesoro italiano delle mancate promesse fatte sulle misure di aggiustamento della finanza pubblica italiana.Tanto è bastato per scoperchiare il vaso di Pandora della finanza pubblica e scaldare gli animi della stampa nazionale, che sembra finalmente essersi accorta della pesante eredità che il governo Gentiloni lascerà al futuro Esecutivo. Così, sulle pagine dei principali quotidiani, si dà oggi quasi per scontata una manovra correttiva per la prossima primavera da 3-4 miliardi, che la Commissione ancora non chiede ufficialmente a Padoan per paura di scatenare le reazioni dei mercati finanziari prima delle elezioni nazionali. Su questo tema, fanno rabbrividire le parole pronunciate dall’ambasciatore finlandese a Roma che, interrogato ieri sulle frasi del suo connazionale Katainen, ha chiesto ai giornalisti italiani: “Come farete a piazzare i vostri titoli di stato sui mercati internazionali quando la Bce smetterà di acquistare i BTP?”. Una domanda lasciata volutamente aperta, pensando alla cessazione del programma di acquisti dei titoli di Stato che il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha appena annunciato e che avrà luogo a partire dal prossimo gennaio 2018. Il rischio dell’aumento degli interessi sul debito e del conseguente peggioramento del deficit è uno degli argomenti che più preoccupano gli investitori istituzionali, che ritengono l’Italia non abbia sfruttato le condizioni monetarie favorevoli create dalla BCE per fare le riforme strutturali necessarie per far ripartire il paese. Il think-tank Economia Reale ha addirittura calcolato che, in assenza dell’aiuto della BCE, l’Italia sarebbe in recessione, con una riduzione del Pil pari al -0,3%. Non c’è solo il rischio di una manovra correttiva a rendere inappellabile il pesante giudizio della stampa sull’eredità che lascia il ministro Padoan in dote al prossimo governo: totale assenza di privatizzazioni, 12,4 miliardi di clausole di salvaguardia sull’IVA da disinnescare prima del 2019 e un debito pubblico in costante aumento. Il bilancio di fine mandato è davvero da brividi. In più, il ministro Padoan lascia in eredità anche la cattiva reputazione di un Tesoro che racconta una bugia dietro l’altra, agli italiani e all’Europa, atteggiamento che ha incrinato i buoni rapporti con Bruxelles. Non contento della bufera che si sta scatenando su di lui, il ministro Padoan, invece di chiedere scusa e calmare le acque, prendendo atto della situazione, accusa addirittura i suoi avversari politici e la stampa di fare confusione tra fatti e illazioni e che tale confusione “sta diventando insopportabile”. Se c’è una cosa che sta diventando davvero insopportabile, vogliamo dire all’illustre ministro Padoan, è proprio la sua perseveranza a dire una bugia dietro l’altra, senza ravvedimento alcuno, come le più recenti sulla riduzione del debito pubblico in tempi brevi e i miliardi di euro previsti dalle privatizzazioni, dalle quali il suo Tesoro non ha ricavato nemmeno un euro. Fortunatamente per gli italiani, la loro sopportazione nei suoi confronti durerà ancora molto poco”.

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Legge bilancio: Le “favolette” sui conti pubblici

Posted by fidest press agency su martedì, 17 ottobre 2017

palazzo chigi“Nella conferenza stampa di presentazione del disegno di legge di Bilancio, appena approvato dal Consiglio dei Ministri, il presidente del consiglio Paolo Gentiloni e il suo fedele ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ci hanno raccontato l’ennesima favoletta sui conti pubblici italiani e sui miracolosi effetti che la loro manovra, ancora tutta da discutere – lo ricordiamo – in Parlamento, produrrebbe sull’economia italiana. Il premier, in particolare, ha dichiarato, rispondendo alle nostre previsioni espresse qualche mese fa di una possibile sessione di bilancio lacrime e sangue, che la sua manovra sarà, invece, ‘snella e utile per la nostra economia’”.Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.”Il premier e il ministro – aggiunge – si sono poi lanciati in una serie di dichiarazioni entusiastiche, del tutto infondate, sulla totale assenza di nuove tasse all’interno del testo, sulla loro bravura nell’avere evitato l’aumento dell’Iva e nell’aver introdotto misure a sostegno della crescita, dell’occupazione giovanile, delle pensioni, delle crisi aziendali, della riqualificazione delle periferie e del rafforzamento delle misure di contrasto alla povertà e altro ancora”.”La realtà dei fatti, purtroppo – prosegue l’esponente azzurro -, è molto diversa da quella descritta. Innanzitutto, la manovra va analizzata tenendo in considerazione anche il decreto fiscale approvato settimana scorsa dal consiglio dei ministri e furbescamente lasciato fuori dal quadro della manovra. Se prendiamo in considerazione anche quel provvedimento, scopriamo che è proprio lì che si annidano le maggiori tasse, come quella imposta, nuovamente, sulla liquidità delle imprese, attraverso l’estensione del meccanismo dello split payment ai fornitori della pubblica amministrazione”.”Inoltre, il premier Gentiloni e il ministro Padoan – evidenzia Brunetta – non hanno voluto ammettere che, se non sono stati inseriti altri 10 miliardi di maggiori tasse nella manovra, questo è avvenuto soltanto per effetto del maggior deficit concesso loro dalla Commissione Europea. Il quale deficit, si badi bene, non è una “copertura” come vorrebbe far credere il Governo, ma semplicemente un buco di bilancio che dovrà essere ripianato con altro debito pubblico. Un atteggiamento irresponsabile, quello di effettuare l’ennesima manovra in deficit, nel momento stesso in cui il debito italiano ha raggiunto un nuovo record storico. Anche la dichiarazione di aver evitato l’aumento delle aliquote Iva come previsto dalla legislazione vigente – continua – è una grossa bufala, dal momento che tutti sono a conoscenza del fatto che la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia vale solo per l’anno 2018 e che il futuro governo sarà costretto a trovare nuove risorse per sterilizzarle anche nel 2019, probabilmente senza più la possibilità di ricorrere al maggior deficit necessario per evitare l’aumento, del quale hanno potuto godere gli ultimi due governi di centrosinistra”.”Come riportato dalla stampa nazionale, tolte le risorse necessarie per coprire l’aumento dell’Iva, per finanziare tutte le altre misure rimangono a disposizione soltanto poche centinaia di milioni. Davvero noccioline, se si pensa al reale costo necessario per supportare gli ambiziosi e velleitari piani del governo”.
“Forza Italia, come al solito, darà battaglia nel passaggio parlamentare, per evitare che venga approvata ancora una volta una stangata fiscale sulle imprese e per fare in modo di destinare maggiori risorse alle famiglie e imprese in difficoltà”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: manovra di oltre 40 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

palazzo chigiDichiarazione di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e al ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ancora euforici dopo il fine settimana a villa d’Este a Cernobbio, ricordiamo gli impegni d’autunno, che li riporteranno tristemente alla realtà.
Per la prossima Legge di Bilancio, da presentare entro la prima metà di ottobre, infatti, il conto per il Governo è già particolarmente salato: oltre 40 miliardi di euro da trovare per rispettare gli accordi presi con l’Europa ed esaudire i desideri di questo e quel rappresentante del Partito democratico, inclusi i diktat di Matteo Renzi. A conti fatti, la composizione prevede circa 17 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia relative all’aumento dell’Iva a partire dal gennaio 2018; 12-14 miliardi per correggere di 0,9 punti il deficit tendenziale, sempre per il 2018; tra 2 e 4 miliardi per il rinnovo dei contratti ai dipendenti pubblici, la cui trattativa è tutta in salita; 2-4 miliardi per la promessa (tra l’altro sbagliata) della decontribuzione temporanea per i giovani e il bonus di 40 euro per i pensionati; 2 miliardi per le spese indifferibili; 2 miliardi per l’annunciato taglio del cuneo fiscale; 1,5 miliardi per le misure di contrasto alla povertà; 2 miliardi per altri interventi di diversa natura. Totale, oltre 40 miliardi, appunto. Dove troverà tutte queste risorse l’esecutivo? Dato che non ci sono, la speranza del Governo è quella di ottenere dalla Commissione Europea il nulla osta per effettuare anche quest’anno una manovra in deficit. Ma questa, se accordata, andrebbe ad allontanare nuovamente l’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio e farebbe lievitare ulteriormente il debito pubblico italiano. Come se non fosse già a livelli record. Un’eventuale sconto sulla correzione del rapporto deficit/Pil di meno di 0,9 punti sarebbe, inoltre, un segnale negativo ai mercati finanziari in quanto conferma del fatto che i conti pubblici italiani sono sul sentiero sbagliato e che il governo non solo non mantiene gli impegni, ma non ha proprio idea di cosa significhi elaborare una valida strategia di politica economica.”

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Conti pubblici: il governo alle strette

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

ministero-finanzeDichiarazione di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Al Forum Ambrosetti di Cernobbio i membri del governo sono riusciti a fare anche peggio di Di Maio: da soli se la sono cantata e suonata. Il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ostentano ottimismo sul futuro dell’economia italiana e sfoggiano un linguaggio forbito che stride con la realtà con la quale famiglie e imprese si devono confrontare tutti i giorni. Ma l’idillio estivo finirà presto, con la Legge di Bilancio lacrime e sangue, da oltre 40 miliardi di euro, che il Governo dovrà presentare entro il prossimo ottobre alla Commissione Europea. Ma il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sia pur dietro i sorrisi di circostanza, hanno già messo le mani avanti, ricordando a Gentiloni e Padoan che “il sentiero dei conti pubblici è stretto”.
Un modo velato per stoppare i tentativi del Partito Democratico di infarcire la prossima Legge di bilancio con una lista di mance elettorali e con denaro a pioggia: incentivi per il lavoro giovanile, anticipo pensionistico, misure di contrasto alla povertà, superammortamenti per le imprese. E chi più ne ha più ne metta. Ma, come sappiamo, i soldi per fare tutto questo (e altro) non ci sono. È quindi comprensibile la preoccupazione di Moscovici e Dijsselbloem per i conti pubblici italiani e per la credibilità ormai scarsa del duo Padoan-Gentiloni. Tutto questo mentre a Berlino, il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, forte del supporto del presidente francese, Emmanuel Macron, lavora senza sosta per presentare, dopo le elezioni tedesche, la riforma della governance di bilancio dell’Unione Europea. Piano al quale i membri del nostro governo non sono neanche stati invitati a partecipare, e che rischia di fare male al nostro Paese.”

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Il buonismo e i conti pubblici

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

ministero-finanze“Strano Paese il nostro, dove si organizzano cortei ‘dell’accoglienza’ per gli immigrati che ‘influiscono positivamente sulla crescita del Pil’ (Emma Bonino pensiero), piuttosto che cercare delle soluzioni al tema della bassa natalità. In questo contesto, ciò che manca è che cosa vogliamo fare della nostra immigrazione dopo gli anni dell’accumulo silenzioso e prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che si inneschi, più o meno inconsapevolmente, un’esplosione razziale a catena, sull’onda dell’umanitarismo e dell’egoismo miope, che produce razzismo”. Lo scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un intervento pubblicato da “Affaritaliani.it”, proponendo delle prime riflessioni in vista della marcia pro immigrati del 20 maggio a Milano che vede Emma Bonino tra i promotori.“Innanzitutto, i flussi migratori cui sono attualmente sottoposti l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa comunitaria sono di natura profondamente diversa da quelli che nel dopoguerra e per circa un ventennio avevano interessato il Nord Europa. I flussi migratori di allora erano prevalentemente da domanda, quelli degli anni ottanta e quelli attuali sono, invece, prevalentemente da offerta.Che significa questa distinzione? Nel caso di migrazione da domanda prevalgono i lavoratori dipendenti, in settori manifatturieri, a bassa qualifica, in ogni caso pressoché immediatamente inseriti nelle garanzie di welfare proprie dei paesi di destinazione. Questi flussi di immigrati entrano così nel ciclo sociale delle economie di destinazione attraverso il lavoro. I costi-benefici della loro presenza sono perfettamente visibili alle società in cui essi sono inseriti.Al contrario, nel caso di migrazioni prevalentemente da offerta la ragione del movimento risiede nelle condizioni socioeconomiche dei Paesi di origine. Non esiste, quindi, nessun attrattore capace di selezionare i flussi, per cui le tipologie dei migranti sanno le più varie: alta scolarità, bassa scolarità, alta formazione, bassa formazione, ecc.. I settori di arrivo non saranno quelli centrali manifatturieri, ma quelli marginali-interstiziali-maturi. Ci sarà alta propensione al lavoro autonomo, alla clandestinità e al lavoro sommerso.Il bilancio costi-benefici di questi modelli migratori da offerta è tutto spostato sulla visibilità dei costi. E sulla non percezione dei benefici. Da qui conflitto, razzismo e mancanza di risorse per casa, scuola, lingua, welfare state. Quindi il collasso dei conti pubblici”.

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Conti pubblici: in autunno una manovra da 45 miliardi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Dato che il Documento di economia e finanza del governo e le dichiarazioni tanto vuote quanto contraddittorie del ministro Padoan non consentono di capire in che direzione vada l’economia italiana, proviamo a spiegarlo noi.Poiché non accadrà, come vorrebbe l’esecutivo, che la Commissione europea riveda le regole del cosiddetto ‘braccio preventivo’ a partita già cominciata né che la polvere messa sotto il tappeto da Renzi e Padoan venga ancora una volta sottratta dall’aspirapolvere della cosiddetta ‘flessibilità’ europea, che altro non è che spesa in deficit, ecco i conti veri, fuori dall’ipocrisia e dagli imbrogli. Per rispettare gli impegni già presi e siglati con l’Ue, infatti, il governo deve portare nel 2018 il rapporto deficit/Pil all’1,2% dal 2,1% del 2017: una correzione da 0,9% punti di Pil, pari a circa 15 miliardi.A questi bisogna aggiungere la tanto sbandierata cancellazione delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2018, per ulteriori 19,5 miliardi che il ministro Padoan non è ancora in grado di dire dove andrà a trovare; e ancora 10-15 miliardi per: 1) il rinnovo del contratto del pubblico impiego (almeno 3 miliardi), 2) l’alleggerimento delle aliquote Irpef (3-4 miliardi), 3) il taglio del cuneo fiscale (3-4 miliardi), 4) le sempre presenti spese indifferibili (es. rifinanziamento missioni militari).Se davvero il governo vuole fare tutto questo, siamo oltre i 45 miliardi di manovra. Ma volutamente Padoan rinvia il dettaglio dei numeri e delle misure per il finanziamento delle promesse sue e di Gentiloni, cercando di confondere quanto più possibile le acque, prendendo in giro gli italiani e l’Europa”.

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Conti pubblici: fanno solo deficit e debito

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

ministero-finanze“C’è la manovrina e la manovrona. La manovrina da 3,4 miliardi che è in alto mare da mesi: non fa bene alla nostra credibilità, alla credibilità del governo, a quella del ministro Padoan, anche se oramai l’ha persa, e soprattutto a quella dell’Italia intera. E la manovrona, quella d’autunno, che dovrà essere tra i 20 e i 40 miliardi, a seconda che venga utilizzato o meno un ulteriore deficit”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“L’Italia ormai è inchiodata su un rapporto deficit-Pil tra il 2 ed il 2,5%, non va giù e con questo dato si contravviene in tutti i modi agli impegni presi con l’Unione europea. Il governo continuerà così, senza risanare il debito, senza tagliare la cattiva spesa pubblica, senza fare spending review seria, ma semplicemente facendo deficit e debito.Questa è l’Italia di Renzi, Padoan e Gentiloni. Questa è l’Italia che ci lasceranno nell’autunno-inverno di quest’anno, prima della prossime elezioni. Gli italiani, riempiti di deficit, riempiti di debito, senza occupazione, senza crescita, capiranno e manderanno a casa questi signori dell’acquisto del consenso. Perché tutte queste risorse sono servite per comprarsi il consenso, e gli è andata anche male”.

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Conti pubblici e monito della Commissione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

european commissionLo spread aumenta di nuovo – afferma Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo nazionale USB – quasi a ricordare a tutti che se l’Unione Europea chiama, il governo italiano deve subito mettersi sull’attenti. Così il richiamo ufficiale e la richiesta della Commissione UE di una correzione strutturale dello 0,2% del PIL italiano, cioè 3,4 miliardi, diventano un ordine perentorio al quale Gentiloni, Padoan e lo stesso Renzi non si possono sottrarre.
Certo i governanti nostrani pubblicamente fanno la voce grossa, – continua il sindacalista – dicono che non si applicheranno misure “depressive”, che non si farà una “manovra aggiuntiva” e che non c’è fretta. Ci stanno prendendo in giro, che cosa sono se non depressive le misure economiche e fiscali che di fatto aumentano tasse o riducono il welfare? E che differenza c’è tra manovra aggiuntiva o “aggiustamenti” come li chiama il governo. E anche sui tempi non è che cambi molto mettere mano al portafoglio immediatamente o magari dopo le elezioni. Il problema – conclude Tomaselli – è che l’Unione Europea rappresenta ormai uno strumento pensato e studiato per assicurare margini e finanziamenti a banche, grandi gruppi industriali e finanza internazionale, riducendo alla fame milioni di persone, colpendo draticamente il welfare e calpestando diritti per lavoratori, pensionati e disoccupati, Siamo stufi di sentire alibi e storie che nascondono la nostra estrema sudditanza alla UE, alla BCE e al Fondo Monetario Internazionale: è ora di dire NO all’Euro e all’Unione europea.

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Conti pubblici: tensioni a Palazzo Chigi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Sulla risposta alla lettera della Commissione europea sui conti pubblici italiani si gioca il futuro del governo. E in effetti c’è tensione tra palazzo Chigi e Ministero dell’economia per trovare una via d’uscita, che arriverà last minute domani sera.Né Gentiloni né Padoan, infatti, sanno come fare per coprire ancora una volta le mance elettorali di Renzi. Non sono le spese per il terremoto l’oggetto del contendere, quanto la polvere sotto il tappeto dei mille giorni del precedente esecutivo, pronta ad esplodere. E se non sarà domani sarà ad aprile con il Def, oppure ancora con la legge di Bilancio del prossimo autunno. I nodi prima o poi vengono al pettine, caro Renzi, e non se ne sono accorti solo gli italiani, che il 4 dicembre ti hanno mandato a casa, ma anche l’Europa, che per tre anni ti ha dato una fiducia che non meritavi e che hai tradito. Ora l’imbroglio è stato svelato. E tu vuoi davvero andare ad elezioni? Prenderai una batosta ancora più pesante”.

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Lettera Ue sui conti pubblici: sono le marchette di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

pier-carlo-padoan“In merito alla risposta che il nostro governo dovrà dare alla lettera dell’Unione europea sui conti pubblici, leggendo l’ineffabile Padoan non si capisce assolutamente nulla. Lui dice che l’esecutivo agirà, ma dice anche che si terrà conto delle circostanze eccezionali. Ricordo all’ineffabile Padoan che le circostanze eccezionali sono già state considerate, e che nell’ultima legge di bilancio, che lui ha fatto, per il terremoto ci sono 600 milioni. Questa correzione di due decimali, 3,4 miliardi di euro, non c’entra nulla con le circostanze eccezionali, c’entra invece con le marchette di Renzi e di Padoan del governo Renzi-Padoan. Quindi stiamo parlando delle marchette, di come tagliare le marchette, e per favore non si dicano cose indecenti come quella di richiamare le tragedie recenti per giustificare le marchette di Renzi finalizzate a comprarsi il consenso al referendum. Gli è finita male, continuerà peggio”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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Conti pubblici: Gentiloni invece di litigare con l’Ue se la prenda con Renzi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

european commissionDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Sulla manovra correttiva pari allo 0,2 per cento del Pil richiesta all’Italia dalla Commissione Europea, il presidente del consiglio Gentiloni dovrebbe prendersela con il suo predecessore Matteo Renzi, anziché litigare ogni giorno con Bruxelles ed esporre l’Italia al rischio di una quasi certa procedura di infrazione. Renzi, infatti ha già avuto per il 2017 la possibilità di fare maggior deficit sulle spese per il terremoto, come ha giustamente ricordato il commissario Moscovici. Ma questo nulla c’entra con la manovra correttiva. La richiesta della Commissione europea dell’ulteriore aggiustamento dello 0,2 per cento di Pil è dovuta, infatti, esclusivamente al mancato rispetto del percorso di rientro dell’elevato debito pubblico italiano per colpa del governo Renzi e dei suoi bonus elettorali concessi in maniera scriteriata, che hanno minato la stabilità dei conti pubblici italiani.Il duo Renzi-Padoan aveva promesso di abbattere la montagna di debito pubblico, che, invece, nei loro mille giorni ha registrato ogni mese un nuovo record. Ora, il premier Gentiloni e il suo fido ministro dell’economia chiedono all’Europa altra flessibilità sulla spesa per eventi eccezionali.Prima di farlo, dovrebbero dirci il motivo per cui i soldi già stanziati per la ricostruzione, derivanti dal maggior deficit concesso dall’Europa, non solo non sono stati ancora spesi, ma neanche messi in Legge di bilancio. Strana lentezza per un governo che ha stanziato dalla sera alla mattina 20 miliardi di euro per soccorrere MPS, alcuni dei quali già erogati. Come mai quando si è trattato di ricostruire scuole, ospedali e case di normali cittadini il governo non si è mosso altrettanto velocemente? O forse i soldi chiesti all’Europa per il terremoto sono stati utilizzati per pagare le mance di Renzi?”.

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Conti pubblici: rischio manovra aggiuntiva

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

commissione europea“La Commissione europea ha appena chiesto all’Italia di correggere il rapporto tra deficit/Pil previsto per il 2017 di due decimali, circa 3,4 miliardi di euro. Ma, purtroppo, non è tutto: i governi Renzi e Gentiloni si sono impegnati a fare con Bruxelles, da qui al 2019, manovre 10 volte più pesanti. Altro che la manovrina delle prossime settimane, nei prossimi due anni l’Italia dovrà correggere i propri conti di circa 30-35 miliardi di euro”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Una promessa, presente nel ‘Documento programmatico di bilancio 2017’, che Renzi-Padoan avevano inviato alla Commissione Ue a metà ottobre. Da qui al 2019 l’Italia dovrà correggere il rapporto deficit/Pil di 1 punto, pari a circa 16-17 miliardi di euro. Sempre nello stesso arco temporale il governo dovrà neutralizzare clausole di salvaguardia per un totale di 15-16 miliardi di euro: totale, 30-35 miliardi di euro. Una cifra monstre che fa impallidire la ‘piccola’ correzione (3,4 mld) chiestaci pochi giorni fa dall’Europa.Qual è l’analisi politica da fare? Molto semplice. Prima o poi i nodi vengono al pettine. Renzi ha portato avanti, per oltre mille giorni, una politica economica sciagurata, fatta di bonus e mance, senza un preciso disegno strategico ma con il solo obiettivo di raccattare voti e imbonirsi categorie professionali o di popolazione. E Padoan, in modo irresponsabile, gli ha permetto tutto questo.Adesso ci aspettiamo, anche in questo campo, discontinuità da parte del governo Gentiloni. Serve una nuovo politica economica, serve senso di responsabilità, serve confronto con il Parlamento, servono risposte serie e sostenibili”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: Ci sarà una manovra bis?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

european commissionIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha presentato – a firma Renato Brunetta e Alberto Giorgetti – un question time al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in merito al rischio di manovra correttiva per mettere in ordine i conti pubblici italiani. Brunetta e Giorgetti “esprimono grande preoccupazione per la notizia diffusa ieri, non smentita, secondo la quale la Commissione europea avrebbe chiesto al governo italiano di aggiustare in tempi brevi i conti pubblici. La Commissione avrebbe comunicato all’esecutivo che servono circa 3,4 miliardi di euro, ovvero una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Pil, per evitare una procedura di infrazione sul deficit. Questa cattiva notizia arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia. Basti pensare alla crisi del sistema bancario, con l’approvazione del decreto-legge dello scorso dicembre per salvare gli istituti a rischio fallimento, e a quanto ci dice in questi giorni il Fondo monetario internazionale: il Fmi lima le stime di crescita per l’Italia per il 2017 e il 2018; il Pil crescerà quest’anno dello 0,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di ottobre. Nel 2018 la crescita sarà dello 0,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime”. “Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, avrebbe confidato nei contatti informali di queste ore, che ‘l’Italia non ha alcuna intenzione di aprire guerre con nessuno’, ma, al tempo stesso, non ha alcuna intenzione di ipotizzare manovre, manovrine o aggiustamenti. Ad ogni modo, al di là delle trattative in sede europea che sembrano già essere avviate, il ministro Padoan ha il dovere di fare luce sulla vicenda, chiarendo innanzitutto i contenuti della lettera, se è vero che l’Italia rischia la procedura di infrazione, e, in tal caso, specificando gli intendimenti del governo a tal proposito”. “Il ministro dell’Economia deve inoltre chiarire una volta per tutte lo stato dei conti pubblici, specificando se si rende necessaria una manovra correttiva, e, più in generale, quali iniziative intende adottare per coprire il deficit strutturale di circa 3,4 miliardi di euro, e quali risorse intende utilizzare per coprire l’eventuale manovra”, concludono Brunetta e Giorgetti.

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Conti pubblici: procedura di infrazione sul deficit

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

Commissione-europea“Grande preoccupazione per la notizia, non smentita, secondo la quale la Commissione europea avrebbe chiesto al governo italiano di aggiustare in tempi brevi i conti pubblici. Da Bruxelles ci avrebbero detto che servono circa 3,4 miliardi di euro, una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Prodotto interno lordo, per evitare una procedura di infrazione sul deficit”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Questa cattiva notizia, che purtroppo avevamo denunciato inascoltati nello scorso autunno, arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia. Basti pensare alla crisi del sistema bancario, con il decreto di Natale per salvare gli istituti a rischio fallimento, e a quanto ci dice oggi il Fondo monetario internazionale: il Fmi lima le stime di crescita per l’Italia per il 2017 e il 2018, il Pil crescera’ quest’anno dello 0,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di ottobre; Nel 2018 la crescita sara’ dello 0,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime.Proprio per questo, al di là delle trattative in sede europea, il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, ha il dovere morale e politico di fare chiarezza, al più presto in Parlamento. È vero che l’Italia rischia la procedura di infrazione? Cosa farà il governo? Come coprirà questi buchi nei conti pubblici? Aumentando le tasse?Chiarezza e trasparenza sono la premessa del buon governo. Padoan venga in Aula a dire come stanno realmente le cose.Chi nel Partito democratico, in queste ore, mette in scena una difesa d’ufficio, o la butta in caciara insultando e demonizzando l’opposizione parlamentare si assume doppia responsabilità: di coprire gli errori di Renzi e di togliere credibilità al nuovo governo Gentiloni”, conclude.

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Conti pubblici: “Pessime notizie per il governo Renzi”

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

Banca d'ItaliaNon si ferma infatti l’aumento dei rendimenti dei nostri titoli di stato: il Btp a 10 anni ha sfondato la soglia del 2%, un valore che non si vedeva dal luglio 2015, mentre il BTP a 50 anni, emesso in pompa magna dal Tesoro a inizio ottobre, si è rivelato un vero e proprio flop; gli italiani che l’hanno sottoscritto e volessero riprendersi i soldi incasserebbero oggi una perdita monstre pari al -11,6% dall’emissione, commissioni escluse. Un vero e proprio disastro combinato dai tecnici del Tesoro, probabilmente assecondando l’ennesima richiesta di qualche banca d’affari che controlla il Ministero. Anche lo spread tra Btp e Bund decennali è risalito a 170 punti base. L’Italia continua a soffrire più di tutti questa ondata di svendite, dovuta alle attese per il rialzo del costo del denaro negli USA, che dovrebbe avvenire a dicembre, ma anche dal possibile annuncio da parte della Bce di mettere fine al quantitative easing già dal marzo 2017. Nel frattempo, anche l’Economist comincia a preoccuparsi seriamente della situazione italiana: ‘La prossima volta in ‘stile Trump’ tocca all’Italia?’, ha twittato l’autorevole settimanale inglese, prevedendo la vittoria del no al prossimo referendum del 4 dicembre, contro quello che è considerato l’’establishment renziano’, legato a doppio filo alla finanza speculativa che è già stata punita due volte, prima in Inghilterra con la Brexit e poi negli Stati Uniti con Trump. Ci auguriamo che, anche in questo caso, valga la regola del ‘non c’è il due senza il tre’”.

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