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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘conti’

La situazione dei conti italiani vista dal ministro dell’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

“Anche oggi, la grande stampa finanziaria internazionale si è occupata in maniera molto interessata del caso italiano e della retorica con la quale il governo Lega – Movimento Cinque Stelle ha conquistato l’elettorato italiano, portandolo ad essere, in poco tempo, il più euroscettico dell’intera Unione Europea, secondo gli ultimi dati forniti dall’Eurobarometer Survey. Un editoriale di Wolfgang Munchau pubblicato dal Financial Times ha ben descritto il rischio di come il continuo raccontare favole agli elettori rischia di portare all’esplosione dell’eurozona.La retorica populista della nuova maggioranza è stata tutta improntata, all’inizio, all’antieuropeismo, con proposte radicali come l’uscita dell’Italia dall’euro e dalla Unione Europea. Queste proposte, una volta circolate tra gli investitori istituzionali, hanno provocato il crollo della Borsa di Milano e l’impennata dello spread, con il rendimento sui BTP decennali che ha sfondato la soglia del 3.0%. I grandi hedge funds americani, come riportano gli ultimi dati della Consob, hanno tutti al ribasso sul nostro paese, sulla base della credenza che le ricette economiche di Lega e Cinque Stelle possano rendere insostenibili le finanze pubbliche italiane.A rassicurare gli investitori, è intervenuto fortunatamente il neo ministro dell’economia Giovanni Tria, il quale ha dichiarato alla stampa che “non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro” e che “i nuovi conti saranno coerenti col fine di ridurre il rapporto debito/Pil”. Il ministro Tria quindi, ha voluto da subito dire la sua sulle materie di sua competenza, riguardanti il futuro dell’Italia nella moneta unica e il percorso di risanamento dei conti pubblici, con la lotta all’enorme montagna di debito pubblico lasciata in eredità dagli ultimi governi di centrosinistra come principale obiettivo. L’intervista del ministro è seria ed opportuna, ed ha avuto come principale obiettivo quello di voler rassicurare i mercati finanziari in un momento in cui essi stavano formulando delle aspettative molto forti sulla volontà dell’Italia di non rispettare le regole di bilancio comunitarie e di non voler ridurre il debito pubblico, preparandosi a punire il nostro paese per queste scelte.L’uscita tempestiva del ministro Tria ha avuto effetti benefici sui mercati finanziari. Lo ha subito voluto ricordare l’agenzia Bloomberg, scrivendo di come la Borsa italiana abbia subito spiccato il volo dopo l’impegno del ministro a restare nell’euro, e di come la valuta comune sia tornata ad apprezzarsi nei confronti del dollaro. I mercati azionari italiani stanno registrando il maggior guadagno dallo scorso febbraio “dopo che Tria ha detto al Corriere della Sera che non c’è alcuna discussione su nessuna proposta di lasciare la valuta comune e che il governo bloccherà qualsiasi condizione di mercato che spingesse in direzione dell’uscita”, ha riportato la principale agenzia finanziaria americana.Come riconosciuto da molti analisti, tuttavia, i commenti di Tria rischiano solo di provocare effetti benefici di breve periodo, se alle parole del ministro non corrisponderà un comportamento coerente da parte di Lega e Movimento Cinque Stelle, che hanno proposto un programma economico quantificato in oltre 100 miliardi di euro e che si pone in evidente contraddizione con le rassicurazioni di Tria di voler rispettare il percorso di risanamento dei conti pubblici, che prevede l’azzeramento del deficit strutturale nel 2020. La volontà, più volte dichiarata, da parte di Matteo Salvini e Luigi di Maio di voler avvicinarsi, o addirittura sfondare, la soglia del 3.0% del rapporto deficit/Pil e, quindi, ricorrere ad ulteriore indebitamento per finanziare il loro programma di spesa pubblica, non è compatibile con quanto concordato in sede europea e, ancora più importante, con il giudizio positivo dei mercati finanziari, che hanno già fatto capire quale posizione intendono sostenere, ovvero quella del ministro Tria.E’ quindi fondamentale capire se il Presidente del Consiglio Conte, Matteo Salvini e Luigi di Maio intendano confermare le loro politiche populiste di spesa, di allontanamento dall’Unione Europea e di sfida aperta agli investitori istituzionali, oppure abbandonare la loro retorica e le loro promesse inattuabili e stare dalla parte dell’Italia, sostenendo le posizioni del ministro Tria, già apprezzate dai mercati finanziari”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Roma: “Nessuna crisi su conti del Comune e su Atac, basta con gli inutili allarmismi”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

campidoglioRoma. “Non c’è nessuna crisi sui conti del Campidoglio e chi specula sulla pelle dei romani vuole solo creare inutili allarmismi. I debiti del Comune sono stati creati da una vecchia gestione incapace di tenere i conti in ordine, cosa che noi stiamo invece facendo attenendoci alle prescrizioni suggerite dall’organo di revisione. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, nell’anno in corso ha più volte approvato con parere favorevole le nostre manovre, nel rispetto di un piano di risanamento e rigore dei conti che lo stesso Oref ci ha riconosciuto.Su Atac in 20 anni le precedenti amministrazioni hanno creato una voragine di debiti, precisamente 1,3 miliardi di euro. Quelli che dicono di avere una cura brillante per l’azienda in realtà in tutto questo tempo non sono riusciti a fare nulla, sono solo stati capaci di affossare l’azienda. Stiamo pagando lo scotto di anni di gestione incoerente e inefficaci e ora si creano inutili allarmismi”. Lo dichiara, in una nota stampa, il presidente della Commissione Bilancio di Roma Capitale Marco Terranova.

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Allarme sui conti della capitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

campidoglioRoma. E’ stato lanciato dalla sottosegretaria De Micheli in una intervista a ‘Il Messaggero’. Roma rischia di fallire l’obiettivo fissato dal piano di rientro sottoscritto dal comune e di perdere la possibilità di ottenere 110milioni di extracosti. Dopo 13 mesi di giunta Raggi l’ATAC è ad un passo dall’amministrazione controllata e il comune rischia ulteriori misure restrittive. Una gestione irresponsabile, più attenta agli equilibri interni tra correnti grilline che a far quadrare i bilanci, rischia di dissestare ulteriormente le finanze capitoline. Da mesi sono state annunciate alienazioni e la razionalizzazione delle aziende capitoline da cui dovrebbero derivare i risparmi previsti per la riduzione del debito dell’amministrazione capitolina, ma dell’assessore Colomban che di questo piano sembrerebbe il titolare abbiamo si è persa ogni traccia. L’ultima cosa che abbiamo appreso sono le sue imminenti dimissioni. Sarebbe veramente una amara sorpresa dovere constatare a settembre che nonostante i reiterati richiami di organi di vigilanza contabile che hanno più volte sollecitato il comune ad assolvere agli impegni presi, nulla è stato predisposto. Forse la Raggi ha in serbo una sorpresa: vuole cogliere l’occasione per diffondere tra i romani la moneta alternativa?” Così in una nota il consigliere del PD capitolino Antongiulio Pelonzi. (n.r. Siamo alla frutta? Attendiamo la replica della Raggi che abbiamo contattato ma senza successo sino ad ora.)

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I costi di Alitalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

alitaliaL’articolo su “ilsussidiario.net” e l’intervista rilasciata sabato su radio24 dal Professor Ugo Arrigo sulla reale situazione dei conti Alitalia, confermano tutti i dubbi e le perplessità che da subito abbiamo sollevato sulla “drammatica crisi” della Compagnia, ovvero che c’è più di qualche cosa in tutta questa vicenda che non ci convince proprio.
Non si tratta delle certezze che abbiamo rispetto gli infiniti errori commessi dalla passata proprietà (privata), ma piuttosto di tutto quello che non si è finora detto e che continua a far fatica ad emergere, nonostante l’amministrazione straordinaria che dovrebbe garantire almeno più trasparenza.Se il NO dei lavoratori a quello straccio di piano industriale che tutto era meno che un progetto, ha tolto il velo sulle menzogne di chi diceva che era il costo del lavoro l’imputato da condannare, ancora non sono statti chiariti quanti e quali fossero i costi che hanno portato Alitalia al suo secondo fallimento.Solo per fare uno degli esempi più eclatanti, sono stati stipulati “contratti di tipo derivato” sul carburante che ha determinato per anni un costo superiore del 20% a quello di mercato, che a detta degli stessi commissari pesa per circa 100 milioni di euro l’anno. Sarebbe molto interessante sapere chi ha sottoscritto questi contratti, di come sono stati contabilizzati nei bilanci e chi ha guadagnato rispetto l’onere incredibile accollato ad Alitalia. Sarebbe importante escludere che si tratti delle stesse banche che erano azioniste di Alitalia. In caso contrario la cosa sarebbe a dir poco singolare!Sono ormai talmente tanti i fattori di costo individuati come fuori mercato, anche dallo stesso piano elaborato dal Comune di Fiumicino, che lasciano ormai il dubbio se la gestione operativa “normale” di una Compagnia con 3 miliardi di fatturato e 23 milioni di passeggeri possa giustificare in alcun modo l’enorme buco di bilancio sventolato ai quattro venti dalla precedente dirigenza. Come ci ricordano gli esperti, la stessa sentenza emessa dal Tribunale di Civitavecchia lascia trasparire una situazione economica ben diversa dai proclami disastrosi dei ministri di questo governo, degli azionisti e di quei sindacati (tanto benvoluti appunto dal palazzo) che hanno accettato tutto senza una minima verifica e acriticamente.
C’è solo un modo per chiarire: mettere a disposizione lo schema di bilancio del 2016 da dove si dovrebbero evincere tutte le informazioni necessarie e indispensabili per capire quale sia davvero lo stato di Alitalia.USB lo ha già chiesto formalmente durante la riunione dello scorso 25 gennaio e riteniamo che questo sia un passaggio indispensabile da parte dei Commissari.Nel frattempo, USB non lascerà niente di intentato affinché emergano tutte le responsabilità in tutte le sedi, mentre chiede che la politica si interroghi su cosa sia successo in Alitalia piuttosto che continuare a straparlare di scioperi, di raccomandare ai lavoratori a quale sindacato iscriversi e negare la possibilità di ripubblicizzare il trasporto aereo attraverso la nazionalizzazione di Alitalia.

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Roma Capitale. Stadio della Roma. Attori e conti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

romaDibattito acceso per la costruzione del cosiddetto Stadio della Roma.Vediamo gli attori in campo, oltre alle istituzioni. James Joseph Pallotta, imprenditore americano, proprietario dell’Associazione Sportiva Roma.
Luca Parnasi, costruttore, proprietario dell’area dove dovrebbero sorgere lo stadio e il centro direzionale.
Ora i conti. Il progetto, in sintesi, prevede la costruzione dello stadio, piu’annessi, un centro direzionale e relative opere pubbliche. Il costo complessivo e’ di circa 1.540 milioni di euro, dei quali 400 milioni per lo stadio, 700 milioni per il centro direzionale e 440 milioni per le opere pubbliche. Il tutto a carico dell’A.S. Roma e del costruttore Parnasi. Il progetto riqualifica un’area, rilancia un settore asfittico e crea nuova occupazione.La domanda e’: i soldi ci sono o c’e’ il rischio dell’ennesima incompiuta? Vediamo.
L’A.S. Roma incassa dalla sua attivita’ 220 milioni, ne ha 14 in perdita e ha debiti finanziari per 150 milioni.
Parnasi ha, con la capofila Parsitalia, una esposizione bancaria di 450 milioni.
Entrambi sono alla ricerca di finanziamenti per l’opera che dovra’ essere collocata sul mercato. Riusciranno? Fatti loro, diremmo. Aspettiamo il piano finanziario, cosi’ potremmo valutare con numeri alla mano. Non vorremmo, pero’, che alle imprese private in difficolta’ subentrasse la mano pubblica, cioe’ noi contribuenti. Nel nostro Paese succede anche questo (banche docet). (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Def: I conti di Renzi e Padoan

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

padoanDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“La tempesta per Renzi e Padoan è cominciata lunedì, con le audizioni sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza durante le quali la Banca d’Italia e la Corte dei Conti hanno bollato come ‘troppo ottimistiche’ le stime sull’economia presentate dal governo.L’Ufficio Parlamentare di Bilancio si è addirittura rifiutato di validare il quadro programmatico del Tesoro, ritenuto in contrasto con la realtà dei dati. Ieri, anche il Fondo monetario ha tagliato le stime di crescita italiana, a dimostrazione dell’andamento negativo dell’economia. Dulcis in fundo, oggi l’Istat ha rilevato che ‘l’indice composito anticipatore dell’economia segna nell’ultimo mese l’ottava variazione negativa consecutiva’ e che la fase di debolezza continuerà nei prossimi mesi.Insomma, tutte le principali istituzioni nazionali ed internazionali hanno consigliato al governo di ridimensionare l’ottimismo dei conti pubblici. Ma il premier Renzi e il ministro Padoan, anziché prendere atto della realtà, si sono messi a sfidare gli economisti di mezzo mondo, certi che sono tutti gli altri a sbagliarsi, mica loro.Per Renzi le stime di Bankitalia, Corte dei conti e Upb sono la ‘solita solfa come le occupazioni studentesche’. Un’offesa che non ha precedenti nella storia italiana. Mai, fino ad ora, infatti, un premier si era permesso di offendere le istituzioni economiche del paese in questo modo. Ci chiediamo con quale coraggio un primo ministro che non ha mai lavorato in vita sua si mette a dare lezioni di economia. Prima di parlare di conti pubblici, Renzi studi. E smetta di fare propaganda in giro per l’Italia. Faccia il presidente del Consiglio, se ne è capace, e basta con le battutine d’accatto”.

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Padoan e i conti che non tornano

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

brunetta-nardin“L’ineffabile Padoan aveva previsto un tasso di inflazione dell’1% nel 2016, che sommato all’1,2% di crescita reale del Pil avrebbe dato per questo anno una crescita nominale del 2,2%. Ricordo che il Pil nominale è l’unico indicatore valido ai fini dei parametri europei”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Cusano Campus”.
“In realtà il Pil reale per questo 2016 sarà dello 0,6-0,7% invece dell’1,2%, e l’inflazione invece di 1% sarà molto probabilmente a 0. Il che vuol dire che Pil reale e Pil nominale nel 2016 coincideranno. E se coincideranno sullo 0,7% è meno di un terzo del Pil nominale cui l’ineffabile Padoan puntava. Se lei pensa che un’azienda che ha un obiettivo di budget e di quel budget a conti chiusi riesce a farne un terzo e meno di un terzo, la cosa più semplice che può fare quell’azienda è portare i libri in tribunale.Noi siamo a questo livello. Padoan ha sbagliato tutti i conti che erano stati fatti ad aprile, non un anno fa, e ad aprile si sapeva già che l’anno sarebbe finito male, prima ancora della Brexit, perché c’era il rallentamento delle economie mondiali, c’era la caduta del prezzo del petrolio che avrebbe prodotto deflazione. Quello di Padoan non è un errore, è un imbroglio. Aveva bisogno di gonfiare il Pil nominale per far quadrare i conti e così ha messo un Pil reale eccessivo al quale ha aggiunto 1 punto di inflazione. Adesso con la nota di aggiornamento al Def deve fare marcia indietro, ma anche la sua marcia indietro è imbrogliona”, ha sottolineato Brunetta.
“Il terzo Def di questo governo, il terzo imbroglio del duo-pinocchio Renzi-Padoan. In trenta mesi hanno aumentato il debito di 145 miliardi di euro, quando Padoan diceva che il debito sarebbe diminuito in valori assoluti e in valori percentuali; hanno di fatto aumentato il rapporto deficit-Pil perché c’era un impegno con l’Unione europea di diminuirlo di mezzo punto l’anno fino ad arrivare al pareggio nel 2018, in realtà il deficit è verso il 3%. Per cui, bloccato in quella posizione, alla fine di questa tragica sequenza del duo-pinocchio noi arriveremo ad avere accumulato due, tre punti in più di deficit, perché dovevamo azzerarlo e in realtà rimane inguaribilmente ancorato al massimo possibile, cioè attorno al 3%”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Cusano Campus”.“Il resto sono state tutte mance inutili, i vari 80 euro, i 500 euro sprecati e regalati non si sa ancora come ai diciottenni, e non è una cosa seria, lo dicono gli stessi diciottenni. Di quest’ultimo imbroglio non se ne sa un granché perché hanno fatto il Consiglio dei ministri a tarda sera, per cui tutto quello che viene fuori dai giornali sono chiacchiere.Ci saranno i numeri oggi e i numeri saranno questi: aumento del debito, aumento del deficit, la crescita è bloccata e si rinvia sempre all’anno successivo, mettendo la polvere sotto il tappeto.Queste cose gli italiani le sanno perché il Paese è bloccato, la disoccupazione è altissima, i consumi son precipitati, siamo in deflazione e il rischio è che possiamo tornare in recessione. Deflazione vuol dire prezzi sotto zero, quindi crollo dei consumi; recessione vuol dire crescita col segno meno perciò è il passo del gambero, invece di produrre più ricchezza se ne produce meno”, ha aggiunto Brunetta.

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Conti bancari di base per tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

Con la nuova legge approvata martedì dal Parlamento, chiunque risieda legalmente nell’UE avrà il diritto di aprire un conto bancario di base e a nessuno potrà essere negato tale diritto sulla base della nazionalità o del luogo di residenza. Questa normativa dovrebbe inoltre garantire che le spese e le regole per tutti i conti bancari siano trasparenti e comparabili e rendere più facile passare da un conto corrente a un altro che offre condizioni migliori.”Questa direttiva ha l’obiettivo permettere agli utenti di utilizzare servizi di pagamento comuni. Garantire l’accesso ai conti di base per tutti i consumatori, compresi i migranti e i cittadini in mobilità, stimolerà la modernizzazione economica, faciliterà la libera circolazione e aiuterà i più svantaggiati “, ha dichiarato il relatore Jürgen Klute (GUE/NGL, DE). Il testo è stato approvato con 603 voti favorevoli, 21  voti contrari e 51 astensioni. Il Parlamento ha chiesto che i conti bancari di base siano offerti da tutti, o almeno da un numero di istituti di credito in tutti gli Stati UE tale da garantire sia un facile accesso per tutti, sia la competitività delle offerte. Tali offerte non dovranno essere limitate alle banche che forniscono esclusivamente servizi online.Chiunque risieda legalmente nell’UE, anche senza fissa dimora, potrà aprire un conto di base. Tuttavia, gli Stati membri potrebbero richiedere ai futuri clienti di indicare il loro interesse e la finalità dell’apertura del conto, a condizione che rispettino pienamente i diritti fondamentali del cliente e che l’esercizio di tale diritto non risulti eccessivamente complicato o gravoso per il consumatore.La legge garantisce che chiunque apra un conto bancario sia in grado di capirne le commissioni e tassi d’interessi e di confrontare le offerte: questa informazione deve essere chiara e standardizzata in tutta l’UE. In ogni Stato membro dell’UE, dovrà essere creato almeno un sito web indipendente che permetta di confrontare i tassi d’interesse e le tariffe applicate dalle banche, che dovranno inoltre informare i propri clienti sulla possibilità di aprire conti bancari di base.

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Carbon tax

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2012

en:Primorye Power Plant in Luchegorsk, Primors...

en:Primorye Power Plant in Luchegorsk, Primorsky Krai ru:Приморская ГРЭС, пгт Лучегорск, Приморский край (Photo credit: Wikipedia)

Assopetroli-Assoenergia ribadisce nuovamente il suo fermo no alla carbon tax che il Governo Monti vorrebbe introdurre con la riforma del fisco. Lo fa per bocca del suo presidente Franco Ferrari Aggradi che da tre anni guida l’Associazione di rappresentanza delle oltre 1000 imprese attive nel commercializzazione/distribuzione di prodotti petroliferi/energetici. “Con la carbon tax – spiega Ferrari Aggradi – il Governo veicola un messaggio fuorviante prefiggendosi – come si evince da una delle tante bozze circolate – l’intento di colpire precise categorie quali le famiglie piu’ agiate per scoraggiarne i consumi ed il settore dei trasporti con ricadute non più sostenibili su molti settori e tali da imprimere un ulteriore impennata dei prezzi al consumo. La Carbon Tax non ce la chiede l’Europa – precisa Ferrari Aggradi – come ci stanno dicendo. In questi mesi e’ si in discussione a Bruxelles una proposta di modifica della metodologia di tassazione dei prodotti petroliferi basata sul loro potere calorifico e sulle emissioni di anidride carbonica ma i parametri indicati dalla Comunita’ europea per il calcolo dell’imposta sono notevolmente inferiori a quelli oggi vigenti nel nostro Paese. Quindi un Governo consapevole di cio’ annuncerebbe un allineamento delle nostre accise ai livelli indicati dalla UE: sarebbe un sogno per le tasche degli italiani. Siccome cio’ non e’ stato detto, appare chiaro che il Governo nasconde dietro la Carbon Tax, lo scopo di drenare ulteriori risorse dal già vessatissimo settore energetico (il 60% del prezzo dei carburanti e’ composto da accise e Iva). Il Governo – incalza Ferrari Aggradi – non puo’ contare sulla voglia di guida degli italiani perche’ i consumi di carburante sono drasticamente in calo (nell’ultimo anno: -10% complessivo con un -22% in autostrada) , o sul soddisfacimento dei bisogni primari come riscaldamento e illuminazione delle case o l’uso del gas per cuocere il cibo, con l’intento di drenare altre risorse economiche attraverso il costante aumento delle accise! Tutti sono allo stremo, in primis le famiglie che riducono i consumi ma anche le imprese, ormai quasi al default, perche’ vedono ogni giorno aumentare il costo della produzione a causa dei continui rincari. Anche le imprese di Assopetroli-Assoenergia sono al limite di tenuta, essendo ormai in crisi per l’eccessivo calo di vendite con tutte le conseguenze che ne deriveranno anche sul piano occupazionale. Non vogliamo sostituirci al Governo – aggiunge Ferrari Aggradi – ma e’ necessario cambiare registro proponendo soluzioni strutturali per risanare i conti del Paese senza tassare ancora i carburanti e deprimendo i consumi: la ”cura” sta schiantando il malato. L’attuale contingenza economica richiede esattamente il contrario di quanto si sta facendo, cioe’ – aggiunge Ferrari Aggradi – si dovrebbero ridurre le accise e sterilizzare l’effetto perverso dell’Iva per rilanciare i consumi e far ripartire il Paese”.

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Italiani: manovra accettata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2012

l Presidente Monti sostiene che la manovra, che è diventata legge da qualche giorno e che ha segnato una profonda lacerazione nel paese, è stata accettata di buon grado dagli italiani, intesi nella loro totalità. Chi scrive è stato, ovviamente, escluso essendone dissenziente, ma cosa rappresento se non me stesso?
Ma ad un certo punto mi chiedo se sono proprio il solo. Vediamo l’atteggiamento dei partiti: tanto per cominciare hanno votato contro la lega e l’Idv, quest’ultima sia pure in seconda battuta, e una manciata di altri parlamentari, in ordine sparso. Diciamo che ci avviciniamo al 15% senza aggiungere, ovviamente, quelli che hanno detto si a malincuore. E fuori dal palazzo vi anche un’altra fetta di scontenti che non dovrebbero essere scartati dalla conta: mi riferisco ai sindacati, ai movimenti e alla gente in genere dove vi albergano pensionati, precari, cassa integrati, disoccupati e persino famiglie monoreddito. Dovremmo dire che sono contenti? Che hanno accettato di buon grado d’essere tartassati al posti di quanti l’hanno fatta franca? Dovremmo forse dire come aveva osservato in una lettera una lettrice con un sillogismo sulle tasse che “Se io affermo che gli alunni della mia classe con la pelle bianca non hanno fatto merenda oggi e non la faranno neppure domani, significa che quelli che hanno fatto merenda oggi e la faranno domani sicuramente non hanno la pelle bianca. Fila il ragionamento? Bene, se affermo che gli italiani stanno facendo sacrifici oggi e dovranno farli domani, significa che quelli che i sacrifici non li stanno facendo oggi e non li faranno domani, non sono italiani. Giusto? Deduzione: il politici e i ricchi del nostro beato Paese non sono italiani” e allora perché non se vanno? I paradisi fiscali, d’altra parte, sono anche famosi per essere terre ospitali e con un clima oltremodo gradevole. Questa riflessione mi ricorda tanto quella tra i plebei e i patrizi nell’antica Roma. Mi chiedo se al posto dei plebei se ne fossero andati i patrizi cosa sarebbe successo ai superstiti? Con molta probabilità allora, come oggi, i plebei se la sarebbero cavata meglio dei patrizi, e allora caro presidente non sarebbe stato più corretto dire: chi non vuole sacrificarsi nell’interesse generale se ne vada pure, non ci serve. E avrebbe avuto anche il mio plauso. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Fanno un massacro e lo chiamano “bene del Paese”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Il dramma di questa manovra è che toglie ai poveri cristi e non tocca assolutamente gli sprechi, i costi della politica, i privilegi della Casta. Insomma, che ci sia bisogno di far quadrare i conti come chiede l’Unione Europea è vero, ma non c’era bisogno di farlo in questo modo violento e assassino. Noi vogliamo al più presto chiudere questa manovra, ma dal giorno dopo bisogna che gli italiani reagiscano insieme a noi. Le opposizioni hanno proposto una serie di emendamenti che però il governo non ha accettato, semplicemente ponendo la fiducia come fanno sempre. Allora, voglio dirlo ancora una volta e in modo chiaro: c’è la possibilità di trovare i soldi senza colpire ancora una volta le famiglie e le fasce sociali più deboli. Tre, quattro miliardi si potevano trovare con l’abolizione delle Province, altri ancora con l’accorpamento dei servizi essenziali dei comuni, eliminando i rimborsi elettorali ai partiti, i vitalizi dei parlamentari, le auto e i voli blu, tutte le strutture inutili e i doppioni che stanno soltanto a scaldare la poltrona. Non possiamo permettere in alcun modo che questo governo porti avanti provvedimenti così. Il più grave di tutti è quello che prevede che i soldi per far quadrare i conti si troveranno dal 2014 in poi. Perché non da subito e nei modi che noi abbiamo indicato? Perché, appunto, esistono lacci e lacciuoli che impediscono a questo governo di governare nel merito.
E’ necessario trovare i 50 miliardi di euro, questo importa all’Europa. Poi, trovarli rubandoli dalle tasche dei poveri o dalle tasche degli evasori è una decisione e un compito che spetta allo Stato, e il Governo ha scelto la prima strada, la più semplice. Ma posto che la manovra è necessaria, questo non vuol dire che vada bene. Non va bene per niente. Basta pensare che i costruttori edili e gli imprenditori stanno preparando uno sciopero perché il governo ha tolto i soldi agli investimenti e li ha lasciati per le spese correnti, voluttuarie e inutili, tanto per fare un esempio.
Ma questo è solo una parte dei problemi che assillano l’Italia. Se pensiamo che ci sono persone in questo governo che sono accusate addirittura per fatti di mafia e restano li, invece di sentire il dovere morale, civile, politico ed etico, di andare prima dai magistrati e poi stare eventualmente al governo, come possiamo dare fiducia ai mercati internazionali? E’ credibile un governo che, in una situazione come quella che stiamo vivendo, sa dire solamente che sposterà tre succursali di ministeri a Monza nel fine settimana? Ma voglio dire all’Unione Europea e ai mercati internazionali: non abbiate paura dell’Italia, non fate di tutta l’erba un fascio, perché in questo Paese c’è una classe politica responsabile in grado di trovare le risorse, di assumersi le responsabilità; persone diverse da questi giocherelloni e fannulloni – come dice Brunetta, ma non si rende conto che sta parlando di sè stesso e dei suoi colleghi governanti. Con una nuova legge elettorale è bene che siano i cittadini a scegliere chi mandare in Parlamento e, soprattutto, chi mandare a casa. Invece adesso con questa classe politica, come vedete, si tolgono le pensioni minime e si lasciano le pensioni d’oro ai parlamentari; esattamente il contrario di quanto propone l’Italia dei Valori, perché neanche questa nostra proposta hanno voluto accettare. (Antonio di Pietro)

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L’Italia e risanamento dei conti

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

La Commissione europea, come noto, ha raccomandato all’Italia di mettere i conti a posto, di diminuire il debito pubblico e di azzerare il deficit entro il 2014. In soldoni questo vuol dire un taglio di 45 miliardi entro la data indicata. Non si tratta di imporre austerità all’Italia e all’Europa, dice Bruxelles, ma «l’insostenibilità delle finanze pubbliche sta limitando il nostro potenziale di crescita». Ancora una volta abbiamo il vecchio e irrisolto dilemma: viene prima l’uovo o la gallina? Prima tagliare le spese come condizione per ripartire oppure rilanciare subito l’economia per abbattere il debito? La Commissione Ue da sempre privilegia i tagli di bilancio come se fosse il toccasana per fermare il crescente debito pubblico. È la storica deformazione di considerare tutto come costi, siano essi gli interessi passivi, le spese correnti o gli investimenti. Noi pensiamo che debba essere la crescita dell’economia a «guidare» il risanamento dei conti. Riteniamo che il freno del rigore possa essere tirato senza intaccare le capacità produttive del paese, i livelli di vita dei cittadini e i diritti dei lavoratori. Può sembrare un’eresia, ma non lo è. Si possono risparmiare 10-15 miliardi con i tagli ai costi della politica, a partire dal finanziamento pubblico dei partiti e dagli emolumenti più scandalosi nel pubblico e nel parapubblico e da una riforma fiscale che riduca le aliquote soprattutto per i redditi bassi e medi, razionalizzando e riducendo gli enti pubblici, standardizzando i costi nella sanità e nei ministeri per effetto del federalismo e della informatizzazione digitale. Si possono e si devono ricuperare miliardi di euro dall’evasione fiscale, dal sommerso e dall’economia criminale. I grandi evasori sono ancora troppi!. Non bisogna vendere i «gioielli di famiglia» per tappare i buchi del debito. L’esperienza delle privatizzazioni fatte a partire dal 1992, mentre la lira si svalutava sotto l’attacco della speculazione internazionale, è stata deleteria e dovrebbe averci insegnato qualcosa.. Le privatizzazioni non sono un male, ma sono un processo delicato e complesso che non bisogna mai sperimentare nei momenti di difficoltà e di crisi. I rapaci sono sempre pronti ad approfittare. Da tempo si parla anche di vendere parte delle riserve di oro della Banca d’Italia per abbattere il debito pubblico. Si vorrebbe alienare un bene con un valore reale in cambio di una momentanea illusione numerica di miglioramento della nostra situazione debitoria. Secondo noi invece uno dei problemi di fondo del sistema economico italiano è la mancanza di uno strumento istituzionale capace di creare e assicurare credito agli investimenti, alla modernizzazione e allo sviluppo. Le risorse non mancano e neanche le capacità. Si pensi che a fine 2010 la Banca d’Italia deteneva riserve auree per 2.412 tonnellate con un valore di oltre 83 miliardi. Oggi sarebbero circa 90 miliardi. Anziché venderlo, una parte di questo tesoro potrebbe diventare il capitale di base per un «Fondo Nazionale di Investimento» al fine di emettere credito a basso tasso di interesse e di lungo periodo per progetti e investimenti in infrastrutture leggere (ricerca, istruzione) e pesanti (trasporti, acqua, smaltimento rifiuti), di modernizzazione industriale e tecnologica e per sviluppare, senza guasti ambientali, seri interventi nell’energia pulita. Come nella parabola dei talenti, tale “oro” sarebbe messo a frutto. Creerebbe attività produttive, ricchezza, lavoro ed entrate fiscali per lo Stato che potrà utilizzarle anche per abbattere il debito. In quest’ottica la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe essere riformata e orientata per mettere a frutto la «grande riserva di risparmi» dei cittadini italiani. Sono ben 210 miliardi provenienti dalla raccolta postale! Una piccola parte è già destinata al sostegno della Pmi e al finanziamento delle opere pubbliche degli enti locali. Il resto sta a garanzia dei conti dello Stato per situazioni di emergenza. Si potrebbe mettere a frutto una parte di esso, non per abbattere di un 1-2% il debito pubblico del paese, ma per creare uno specifico Fondo equity (20-30 miliardi di euro) destinato agli investimenti per le infrastrutture e lo sviluppo in grado di sollecitare anche la partecipazione dei privati. (di Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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Comune Roma: risanare i conti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

«La riduzione del rating da parte di Fitch evidenzia la necessità di intensificare lo sforzo avviato da Roma Capitale per il risanamento dei conti capitolini».  È quanto dichiara l’assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico, Carmine Lamanda, in merito alla nota diffusa oggi dall’agenzia internazionale di valutazione del credito. «Il peggioramento del giudizio, come evidenziato nel comunicato, si fonda sulla riduzione del margine operativo rispetto alle entrate correnti di bilancio, piuttosto che sull’indebitamento nei confronti del sistema bancario. Quest’ultimo – afferma Lamanda – risulta, infatti, attestato su livelli contenuti pur tenendo conto del fabbisogno finanziario relativo al completamento dei lavori delle nuove linee metropolitane». «Lo squilibrio di carattere contabile posto alla base della decisione di Fitch – aggiunge l’Assessore – si fonda, dunque, su una riduzione del margine operativo dovuta alla flessione dei trasferimenti statali e regionali destinati all’Amministrazione e alla conseguente necessità di provvedere con risorse proprie una serie di interventi che, in precedenza, trovavano copertura nel bilancio dello Stato o in quello della Regione».  «La riduzione di questi trasferimenti comporta la necessità di accelerare gli interventi per la razionalizzazione e il controllo della spesa corrente, di rafforzare il sistema e i processi di riscossione delle entrate di Roma Capitale nonché di proseguire sul sentiero di riduzione dei costi intrapreso con la costituzione della Centrale Unica degli acquisti che ha permesso di ottenere risparmi su base annua di circa 21 milioni di euro. Il giudizio di Fitch – prosegue Lamanda – sottolinea inoltre i problemi che possono derivare dalla situazione di alcune aziende partecipate dal Campidoglio. Si dovrà dunque accelerare il percorso di risanamento di Atac che sarà individuato con la presentazione del piano industriale atteso nelle prossime settimane. L’obiettivo – sottolinea Lamanda – è di riportare in equilibrio i conti dell’azienda in analogia con quanto è già stato fatto per Ama che ha chiuso il bilancio 2009 in utile e ha già avviato un’azione di rafforzamento patrimoniale tesa a ridurre il suo indebitamento».«La valutazione espressa dall’agenzia – conclude l’Assessore –  può essere letta come un invito ad accelerare l’opera di complessivo risanamento finanziario di Roma Capitale e il rating può essere recuperato se dimostreremo una forte capacità di reazione».

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I conti segreti della camera dei deputati

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Roma 23 marzo alle 11.30 sala del mappamondo della Camera dei deputati Fornitori, consulenti, regolamenti interni, bandi, convenzioni conferenza stampa con Rita BERNARDINI, deputata delegazione radicale Gruppo PD Mario Staderini, segretario di Radicali italiani Antonella CASU, Comitato Nazionale di Radicali Italiani Diego Galli, responsabile sito internet di Radio Radicale e con la partecipazione di Marco Pannella Il presidente della Camera Gianfranco FINI cosě rispose, il 2 febbraio scorso, a Rita Bernardini che aveva iniziato uno sciopero della fame in risposta al diniego dei questori di accedere alla lista dei fornitori e dei consulenti della Camera dei deputati: “Cara Bernardini, sarà lo sciopero della fame piů breve della storia. Domani avrai quel che chiedi, giustamente. Con stima Gianfranco Fini”

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Risanare i conti del Campidoglio

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2009

Roma 23 settembre alle ore 11,00 presso la sala Quaroni al Palazzo degli Uffici, Via Ciro il Grande 16. sede della società EUR SpA. l’Assessore al Bilancio, l’On.  Maurizio Leo,  affronta i temi che lo hanno reso protagonista dello sviluppo della Capitale. A pochi mesi dall’assunzione del suo mandato, il neo-Assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico del Comune di Roma l’On. Maurizio Leo parla del suo impegno nella gestione del piano di rientro adottato dall’ amministrazione capitolina per il risanamento del bilancio. L’occasione è un dibattito nell’ambito del ciclo di conferenze “Colloquia con la città”, che il  Deputato Pdl ed economista di fama, terrà in un incontro con i maggiori organi di stampa, le televisioni e i cittadini  in una delle sue rare apparizioni pubbliche.

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