Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘contraddizioni’

Idv e le contraddizioni degli altri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

“Nei giorni scorsi Italia dei Valori ha dimostrato di essere credibile comportandosi in modo coerente rispetto a un preciso impegno preso con gli elettori: riformare lo Stato abbattendo gli inutili costi della politica. IDV ha fortemente voluto l’abolizione delle province e finalmente il provvedimento è andato al voto in aula; c’era la possibilità di dare un segnale di cambiamento, c’era la possibilità di infliggere un duro colpo a questa traballante maggioranza.
Siamo riusciti ad evidenziare le contraddizioni di PDL e Lega che per anni hanno preso in giro gli Italiani con i loro spot “ruba voti” puntualmente disattesi nei fatti; abbiamo registrato con delusione l’astensione del Partito Democratico che con il suo voto “pilatesco” ha vanificato il nostro impegno. Pazienza! Noi continuiamo con rinnovata determinazione, consapevoli del nostro ruolo e dell’urgenza di dar vita a una vera alternativa di governo. Per questo prosegue la nostra battaglia parlamentare, per questo ci ritroveremo a Vasto i prossimi 16-17-18 settembre, per questo stiamo organizzando in ottobre gli Stati generali del partito che affineranno i punti del nostro programma, per questo a fine novembre ospiteremo il congresso ELDR per i quali siamo interlocutori seri e affidabili”. E’ quanto dichiara in un comunicato la segreteria dell’Idv.

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“Sputtanamento” storico

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

Lettera al direttore. Sputtanare è un verbo un po’ volgare, ma credo sia proprio adatto se riferito alle nazioni che ogni tanto, una volta qua, una volta là, sono intervenute con ingenti forze militari in missioni umanitarie armatissime, che poi è un po’ una contraddizione in termini. Queste nazioni si sono sputtanate. Nessuno, infatti, alla luce della storia degli ultimi tempi, è così allocco da credere ancora che si siano mosse per spirito altruistico. Ed ora, se intevengono militarmente in Libia, è lecito pensare che come il solito lo facciano nel proprio interesse; se non intervengono, è lecito ritenere che come il solito lo facciano nel proprio interesse. Questo il frutto dello sputtanamento storico.(Veronica Tussi)

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La base FLI: santa alleanza?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

Il Secolo d’Italia   di domenica   13 febbraio nota di commento) Ma non chiamatela “santa”; i santi stanno in paradiso, mentre qui sembra l’anticamera dell’inferno. Se il problema è quello di eliminare politicamente il cavaliere, allora non si tratta di “alleanza” ma di “Comitato di Liberazione Nazionale” (non vi dice nulla il nome?). Perchè di liberazione si deve parlare, come e forse anche più di quel ventennio fascista che cominciò abbastanza bene nei primissimi anni, per diventare un coacervo di contraddizioni al punto di finire assimilato al nazismo e al comunismo, sia per i metodi che per i risultati. Allora a stravolgere l’itinerario iniziale furono gli interessi della borghesia, dichiarata fascista e diventata anti-fascista alla caduta del regime, insegnando ai popoli che la borghesia produttiva si allea con il potere, qualunque esso sia. Oggi la storia si ripete ma non con una borghesia fondamentalmente sana, ma con un’accozzaglia di parvenu dediti all’arricchimento personale, con i mezzi illeciti che il governo protegge, legiferando di comodo. D’altra parte il ministro delle finanze è il tributarista dei maggiori evasori fiscali, per i quali non ha bisogno di trovare escamotages nelle leggi esistenti, in quanto le leggi che servono se li fa su misura, come accaduto con il condono tombale e lo scudo fiscale. Al vertice cv’è l’imprenditore Berlusconi, fattosi politico per riempire il vuoto lasciato dalla prima repubblica in disfacimento, per non dover più chiedere “favori” ai politici che chiedevano compensi, e poter amministrare in proprio la programmazione dei suoi interessi  e degli sviluppi delle sue aziende in stato fallimentare (lo confessò lo stesso cavaliere a Montanelli, quando affermò che se non fosse “sceso” in politica sarebbe andato incontro al fallimento). Con una raccolta indifferenziata dei rifiuti della prima repubblica fondò il partito e, grazie ai suoi media, convinse l’Italia di essere il salvatore della patria uscita con le ossa rotte da manipulite. Ora serve una nuova Costituente, in grado di adeguare le norme ai tempi mutati, ma senza alterare lo spirito democratico che anima la Costituzione. Il tutto con una operazione chirurgica idonea ad estirpare il tumore che ha aggredito il corpo nazionale, generando metastasi nei gangli portanti dello Stato. Ciò che è certo che non potrà trattarsi di un’operazione indolore, nè in stato anestetico, perchè gli interessi economici in ballo sono tali da far prevedere il peggio per la loro illegittima tutela. Si tratta di interessi internazionali gestibili solo dallo scranno di presidente del consiglio: dal rifacimento del Canale di Panama alle autostrade nel Nord Africa; dalle emittenti televisive nel Maghreb al petrolio libico; dal metano russo alle forniture militari sia all’Italia che alle nazioni belligeranti, tramite comode triangolarizzazioni con nazioni compiacenti, fino ad arrivare agli investimenti in Brasile, in una esaltante e fantasmagorica rincorsa con il conflitto di interessi (Rosario Amico Roxas)

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Giacomo Biffi: L’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

Centocinquant’anni 1861-2011  Cantagalli 2011 88 pagine 8 euro. Un italiano d’eccezione offre il suo contributo personale al controverso e multiforme dibattito sul Risorgimento. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita, il cardinale Giacomo Biffi rivolge il suo inconfondibile sguardo ai fatti “provvidenziali” che guidarono il nostro paese verso l’unità nazionale, senza trascurare le contraddizioni, i limiti e gli effetti a lungo termine dell’opera dei costruttori del nuovo Stato.  Si trattò davvero di “risorgere”? Di certo, pur riconoscendo gli effetti positivi della “rivoluzione” ottocentesca, il cardinale non può fare a meno di notare che gli italiani finalmente uniti sotto il vessillo tricolore abbiano “perso, per così dire, un po’ di smalto”. Divisi, gli italiani, avevano dato prova di creatività e talento ineguagliabile nell’arte, nella musica, nella poesia, nell’architettura, e avevano offerto importanti contributi alla scienza. Ma all’indomani della tanto sospirata unità nazionale il genio italico sembra affievolito e la sua inventiva limitata a riproporre scolorite imitazioni di modelli altrui. Con l’auspicio che il valore irrinunciabile dell’unità non venga messo in pericolo da ideologie e particolarismi, l’autore ispirandosi al cardinal Colombo suggerisce come immaginare e costruire l’Italia di oggi: uno stato sanamente laico, democratico, sociale, che sappia accogliere le altre culture senza dimenticare la propria identità e in cui non siano mai negati la libertà della fede e il patrimonio culturale tramandato dal cattolicesimo.

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Chi deciderà o chi dovrebbe decidere?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

Il caos politico nel quale è piombata la nazione, impone un  quesito: “Chi deciderà ?”  Viene offerta una soluzione che non è frutto di un dibattito nella sede naturale di ogni democrazia, e cioè il Parlamento, bensì di una scelta architettata, dopo una lunga serie di contraddizioni, sempre dal medesimo presidente del consiglio, convinto di essere l’amministratore delegato dell’azienda Italia; una scelta imposta come scontata, come se si trattasse di una tombola con esito previsto, quella tombola che ha già estratto l’ambo, il terno, la quaterna e la cinquina, tutto assegnato al medesimo giocatore che si è accaparrato le cartelle.  Ora si attende solo la tombola con la conferma di una leadership senza leader, che, però, pretende decidere per tutti, in nome e per conto di un  “bene per gli italiani” che è stato il viatico della più pesante presa per i fondelli esercitata da un governo in carica da 150 anni a questa parte. Così si attende l’esito scontato, senza neanche riflettere  e far riflettere su “chi dovrebbe decidere”; si tratta di contrastare  il metodo di “acquisizione di potere”, opponendogli  un auspicabile “spirito di servizio”, specie in un momento storico ed economico di emergenza. Il metodo di potere ha già steso i suoi tentacoli accaparrandosi posizioni determinanti al solo scopo di dilatare se stesso.  Per materializzare la speranza occorre fare chiarezza,  rendendosi  conto che la possibile alternativa soffre di una eccessiva parcellizzazione e non tenta nemmeno la ricerca di un comune denominatore in grado di generare una base solidale su cui edificare  la propria credibilità.   Eppure tale base esiste, ma non viene esplorata, privilegiando l’antitesi ideologica alla sintesi costruttiva; la base consiste in una medesima tradizione solidaristica, pur se ispirata da differenti (ma non contrastanti) ideologie: la tradizione cattolica e la tradizione socialista entrambe tenute insieme dalla reciproca vocazione democratica. Non può esserci spazio né per il fondamentalismo dei teocon alla Binetti o Magdi Allam, né per il radicalismo libertario alla Bonino, o le fantasmagoriche voluttà di Bossi, espresse a pernacchie e dito medio elevato nel suo cielo;  questi estremi sono destinati ad ostacolarsi a vicenda senza mai raggiungere un punto propositivo. Così il nome “selezionato tra i più affidabili”, di colui, cioè, che dovrebbe decidere, come viene auspicato, non può sortire che dalla tradizione solidaristica in grado di superare le divergenze dialettiche in nome del più urgente spirito di servizio, per non cadere, o ricadere, nell’attuale trappola del potere fine a se stesso. (Rosario Amico Roxas)

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Diego Fusaro, Bentornato Marx!

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

Roma 4 febbraio 2010 – ore 17.00 Via della Dogana Vecchia, 5 Fondazione Lelio e Lisli Basso Issoco Giacomo Marramao  e  Corrado Ocone presentano il volume di Diego Fusaro: Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario Bompiani Interviene l’autore Collana Saggi tascabili, Pagine 374, Prezzo 11,50 €.  Marx è morto. È questa l’ossessiva litania che siamo abituati a sentire. Dietro tale canto funebre si cela però, forse, l’auspicio che tale trapasso abbia luogo davvero, perché il “morto” in questione è ancora in forze e non cessa di seminare il panico tra i vivi. Chi si ostina a ripetere, in nome di Dio o del Mercato, che “Marx è morto” lo fa, allora, perché assillato dal suo spettro. Esso continua infatti a denunciare le contraddizioni di un mondo capovolto. Anche oggi che il “socialismo reale” è naufragato e che la storia ha mandato in frantumi il sogno di Marx, il fallimento delle sue profezie non intacca l’esattezza delle denunce da lui formulate, e la sua critica radicale del capitalismo rappresenta ancora lo strumentario concettuale più “forte” per criticare la società esistente e le contraddizioni che la permeano. Il progetto marxista continua a essere la più seducente promessa di felicità di cui la filosofia moderna sia stata capace.
Diego Fusaro (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è attento studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. Per Bompiani ha curato diverse opere di Marx. Ha inoltre recentemente dedicato all’interpretazione del pensiero marxiano tre studi monografici. Filosofia e speranza (2005), Marx e l’atomismo greco (2007), Karl Marx e la schiavitù salariata (2007). È il curatore del progetto Internet “La filosofia e i suoi eroi”(www.filosofico.net).

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L’insofferenza degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2009

Editoriale fidest. Se partiamo dagli anni seguenti il secondo conflitto mondiale e attraversiamo rapidissimamente gli eventi di maggiore rilievo che si sono accompagnati alla vita degli italiani alcune vicende ci sembrano indicative. Pensiamo all’attentato a Togliatti che avrebbe potuto trasformarsi in una guerra civile se la ragione e il pragmatismo di alcuni non avessero fermato l’impulso di una certa parte politica. E’ seguito il 1968. E’ stato per l’Italia, e non solo per le rivolte studentesche e “proletarie”, l’anno di una svolta epocale. Il paese diventava consapevole delle tante contraddizioni del sistema, della necessità di riscattare i propri diritti, per altro statuiti dalla Carta costituzionale, ma disattesi dalla classe politica, e avvertiva una resistenza che considerava non più tollerabile. Da qui la lotta si fece più aspra con la comparsa delle Brigate rosse che si fecero sempre più ardite fino a culminare con il sequestro e l’uccisione poi di Aldo Moro. Nello stesso periodo, va ricordato, che la mistura si fece maggiormente esplosiva con i delitti di mafia e l’eversione di destra. Fu una fiammata che durò, con fasi alterne, un ventennio. Ci portammo, così, a ridosso del 1989 con la caduta del muro di Berlino e il collasso di un gigante: l’Urss con la sua internazionale proletaria e rivoluzionaria creata per dare ai popoli del mondo una alternativa al capitalismo di taglio occidentale. Da allora in poi i partiti, nolenti o volenti, furono costretti a cambiare nome o a sciogliersi. Ai più resistenti ci pensarono le indagini giudiziarie denominate “mani pulite” dopo che non fu più impedito, dallo strapotere della politica, d’indagare sugli “intoccabili”. Arriviamo in questo modo alla pratica scomparsa di un grande partito: la Dc che era stata al potere ininterrottamente per oltre 40 anni. Sparirono anche i Socialisti di Craxi, anch’essi travolti dai guai giudiziari del loro capo. L’unico che rimase in piedi fu il Pci. Divenne, in pratica, la sola forza politica organizzata in grado di assumere la guida nel governo del Paese. Ma non fece i conti con la sua storia, con la storia dell’Urss, con il pregiudizio nazionale nei suoi confronti che troppo da vicino ricordava gli scontri e le divisioni ideologiche e la consapevolezza di altri che avevano preso nel frattempo, le distanze da un movimento che consideravano storicamente superato ma che stentava a rinnovarsi. A questo punto spuntò un uomo che reputò necessario rendersi “visibile” alla politica per cogliere la grande opportunità di coprire un vuoto che si era creato e che aveva disorientato gran parte di quello schieramento elettorale che si riconosceva nel centro e nella destra e nella sinistra socialista e socialdemocratica. Così ci ritrovammo con un’altra sconfitta del Pci e a nulla valse cambiare nome e diventare centro-sinistra riformista avvicinandosi all’area dei così detti “cattolici di sinistra” o anche chiamati “catto-comunisti” e che a sua volta, dopo varie metamorfosi si era stabilizzato chiamandosi Ppi. Quest’uomo che aveva scompaginato il disegno politico dei comunisti, poi dell’Ulivo ed ora del Pd non ebbe solo dalla sua la fortuna di trovarsi al momento giusto nel posto giusto ma anche d’avere le risorse mediatiche ed economiche necessarie per fare da rullo compressore sul terreno accidentato della politica sia inserendo la destra, che fu già di Almirante e poi di Fini, sia ammansendo la Lega di Bossi. Quest’uomo divenne automaticamente il “nemico d’abbattere” e per anni fu sottoposto alle prove più dure: guai giudiziari a ripetizione, accuse infamanti, sospetto d’avere poco rispetto per le istituzioni e via di questo passo. Ma gli italiani hanno continuato a votarlo e anche quando si trovò all’opposizione i consensi non gli mancarono. Perché e ancora perché nonostante tutto? Può essere ovvio a taluni ma agli altri? Io posso dire solo una cosa: la politica non ha un senso se non dispone di risorse, di strumenti mediatici, di suggestioni e quanto altro. E’ come chi conquista la ricchezza. Lo è perché molti altri sono poveri e sfruttati. E in giro vi sono fin troppi masochisti. (Riccardo Alfonso dal libro “La storia dalle storie d’Italia”) http://www.fidest.it)

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I diseredati d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2009

Di Nenad Veličković / Sahib  Ambientato nella Sarajevo postbellica, Sahib narra, attraverso settantasette e-mail inviate dal protagonista al suo amante rimasto in patria, la storia di un giovane inglese giunto in Bosnia al seguito di una missione umanitaria.  L’uomo, che osserva e giudica la società che lo circonda dall’alto della propria presunta superiorità e allo stesso tempo si trova a vivere la sua condizione di omosessuale in un paese estremamente conservatore e tradizionalista, trova nel suo autista, Sakib, un interlocutore sempre pronto a mostrargli le cose da un differente punto di vista.  Satira pungente sulle contraddizioni, i falsi miti e le ottusità della società di massa occidentale, incapace di interpretare le differenze se non attraverso gli scontati cliché del modello consumista, questo romanzo ironico e divertente punta il dito contro l’Occidente e le varie ong che sprecano tempo e risorse in progetti spesso surreali e di dubbia utilità.  Traduzione di Ginevra Pugliese. Pagine: 164 ISBN:978-88-6280-029-7 € 15,00
Nenad Veličković è nato a Sarajevo nel 1962. È autore di opere di narrativa, saggistica, poesia e di sceneggiature televisive. In italiano sono già apparsi Il diario di Maja (1995) e Il padre di mia figlia (2008).

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De Pierro, basta con i “poliziotti da scrivania”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

“Alla luce dei recenti provvedimenti sulle ronde e di tutto quanto abilmente e demagogicamente propagandato dall’attuale esecutivo in tema di sicurezza, noi dell’Italia dei Diritti abbiamo monitorato il panorama organizzativo del personale appartenente alle forze dell’ordine ed evidenziato una girandola di contraddizioni”. Con questa frase Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, ha espresso il suo disappunto sull’operato del governo in materia e ha avanzato delle critiche sulla distribuzione delle unità di personale deputato al mantenimento dell’ordine pubblico e prevenzione. ” Non possiamo credere – ha sottolineato De Pierro – che si discuta tanto di ronde e si organizzi la carnevalata dell’esercito per le strade, svilendo e colpendo al cuore la dignità dei corpi di polizia che quotidianamente si adoperano per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. E’ lo Stato che deve farsi carico di questa esigenza primaria, non certo con trovate folkloristiche che hanno l’unico effetto di amplificare il senso di paura, stornando l’attenzione dai reali problemi che attanagliano il Paese. A fronte di quanti rischiano la loro vita per le strade, esiste un impressionante numero di poliziotti, carabinieri e finanzieri che espletano il loro ruolo comodamente seduti davanti ad una scrivania a parità di stipendio ma con molti meno oneri. Preferisco poi sorvolare su quanti tra questi prestano servizio presso edifici istituzionali, ricevendo un’indennità di palazzo tutt’altro che trascurabile oltre che del tutto ingiustificata, che crea dei consistenti divari reddituali rispetto a quanti sono impiegati in operazioni ad alto rischio. E’ giusto che si metta la parola fine a questa vergogna che consente agli amici degli amici di fare gli ‘impiegati con le stellette’. A nostro avviso è questa la strada da percorrere a garanzia della tranquillità dei cittadini, evitando categoricamente assurdi proclami pubblicitari “.

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