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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘contratti a termine’

L’Italia abusa di contratti a termine nel Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

La Commissione Europea giovedì 25 luglio ha inviato all’Italia l’avviso di costituzione e messa in mora per abuso dei contratti a termine, anche con riferimento alla retribuzione di anzianità. L’Italia ha ora 60 giorni per rispondere alle osservazioni, tra le quali c’è la sollecitazione ad applicare la direttiva europea 1999/70/Ce (i lavoratori a termine godono degli stessi diritti e benefici dei loro colleghi a tempo indeterminato) a tutti i comparti della Pubblica Amministrazione, dopodiché la procedura d’infrazione passerà alla seconda fase.La legge di stabilizzazione cosiddetta Madia nasceva proprio per evitare l’azione comunitaria ma i provvedimenti presi non sono stati sufficienti. Le università non ne hanno beneficiato ed enti pubblici di ricerca come CNR, CREA, INFN, INGV e INAF, pur disponendo di fondi e strumenti normativi, vogliono applicare solo in parte l’articolo 20 Dlgs 75/2017.Troppo poco incisiva appare l’azione dei ministri Marco Bussetti e Giulia Bongiorno verso questi enti inadempienti, anzi proprio in questi giorni la Direzione Generale del Dipartimento per la Formazione e per la ricerca del MIUR ha inoltrato una richiesta agli enti vigilati che sta procurando forte allarme tra i precari e che rischia di fermare l’intero processo delle stabilizzazioni.Il MIUR richiamando la Sentenza del Consiglio di Stato del 15 luglio scorso che dà ragione all’INFN per le proprie procedure selettive, chiede agli enti di avviare nuove procedure selettive riservate a una specifica categoria di precari già stabilizzati che nel frattempo potrebbero essere licenziati.Secondo Claudio Argentini di USB PI Ricerca la sentenza non entra nell’azione amministrativa operata dagli enti e lo stesso MIUR starebbe strumentalizzando la vicenda solo per bloccare le stabilizzazioni. Anche USB PI Ricerca è tra i soggetti che hanno segnalato alla Commissione Europea gli abusi e ora la soluzione è in capo al Presidente del Consiglio Conte che con le istituzioni coinvolte deve prevedere norme specifiche volte a fermare la procedura di infrazione europea.Per USB la via maestra è quella di proseguire con la stabilizzazione dei precari che nella ricerca rafforzerebbero le funzioni che da anni essi assolvono spesso con contratti sottopagati. (fonte: Unione Sindacale di Base – Pubblico Impiego – Ricerca)
p.santonastaso@usb.it, comunicatistampa@usb.it, comunicatistampalazio@usb.it,

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Scuola: Pacifico (Anief) cita lo Stato italiano sull’abuso dei contratti a termine

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Convegno Cesi a Bruxelles. Si è svolto a Bruxelles, un importante appuntamento istituzionale e un momento di riflessione sulla precarietà nel mondo del lavoro e sulle possibili soluzioni. Nel corso del “Cesi Talk on precarious work and lack of access to social rights; the particular case of fixed-term contracts” (Dibattito Cesi sul lavoro precario e mancanza di accesso ai diritti social, il caso particolare dei contratti a termine), è intervenuto anche il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, a cui è stato affidato il compito di suggerire pareri su proposte di legge europee, alla presenza del vice-presidente del Parlamento europeo e di diversi deputati.“Le regole europee esistono, ma non sono rispettate dagli Stati membri”, ha sottolineato Pacifico, dopo una disamina sul legame della direttiva 70/99 sui contratti a termine con la Carta sociale europea, il Trattato di funzionamento dell’Unione e la Convenzione Oil, nonché con una decina di altre direttive relative alla politica sociale.“La situazione di mancato rispetto delle regole è testimoniata – ha proseguito il presidente – dalle cento sentenze della CGUE passate in rassegna, di cui la metà sull’abuso dei contratti a termine, per lo più relative all’Italia e alla Spagna, spesso discusse dagli avvocati dell’Anief come nel caso della Mascolo, della Santoro o della Motter, dove lo Stato per ragioni di pareggio di bilancio in questi vent’anni ha violato sistematicamente il diritto di migliaia di lavoratori precari”.
Pacifico ha anche fatto un riferimento specifico all’Italia, alle norme del lavoro approvate da un precedente governo, quello guidato da Matteo Renzi: “Il Jobs act, ad esempio, con la modifica del decreto legislativo 368/01 ha aumentato di 250 mila i posti a tempo determinato e diminuito di 90 mila quelli a tempo indeterminato (ISTAT, gennaio 2019) e di 40 mila quelli di atipici”.L’azione dell’Anief è stata determinante nei ricorsi seriali presso i tribunali del lavoro, in Cassazione, Corte di giustizia e Corte costituzionale e rimane incessante: il dialogo con le istituzioni europee è proseguito con le denunce alla Commissione, al Mediatore Ue e al Consiglio d’Europa nonché alla Cedu e ha portato spesso il giudice nazionale a cambiare parere, come nel 2016, sui risarcimenti da attribuire ai precari che hanno subito gli abusi. Le questioni ancora aperte sull’abuso da condannare anche per chi è entrato di ruolo e sulla ricostruzione di carriera, dimostrano l’attivismo di un’organizzazione dei lavoratori, l’Aneif, che vuole giustizia spesso anche contro le cattive pagine scritte dalla politica e magistratura. Questo deve fare il sindacato perché 180 mila docenti e Ata precari vengano stabilizzati e abbiano riconosciuti gli stessi diritti del personale di ruolo, siano diplomati magistrali che Itp, abilitati o con 36 mesi, perché la qualità fa il lavoro e non la sua durata. Marcello Pacifico ha concluso il suo intervento auspicando che il CESE apra un’inchiesta sull’applicazione del diritto dell’Unione negli Stati membri, la Commissione decida sulla procedura d’infrazione 4231/14 contro lo Stato italiano e il Consiglio sull’adozione di una nuova direttiva più vincolante come il Parlamento europeo nella risoluzione 242/18 ha auspicato.

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Orientamento della giurisprudenza rispetto ai contratti a termine del personale scolastico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

La causa si concluse quattro anni fa con un verdetto favorevole per Anief e i suoi legali, ma ad oggi non si vede la sua effettiva realizzazione. Con essa si riconosce il diritto dei lavoratori che hanno prestato servizio per 36 mesi in modo continuativo a essere finalmente assunti a tempo indeterminato. Il Presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ci illustra l’orientamento della giurisprudenza italiana riguardo ai contratti a termine del personale della scuola.
“Anief ha vinto in Corte di Giustizia con i suoi avvocati e abbiamo vinto anche in Corte Costituzionale e in Corte di Cassazione. Di fatto dopo 4 anni ormai c’è una giurisprudenza granitica della Corte suprema italiana che riconosce al personale precario la parità di trattamento economica e giuridica col personale di ruolo. Quindi, laddove ci siano dei precari che continuano a prendere sempre lo stipendio iniziale è evidente che debbano ricorrere perché la legge purtroppo non è cambiata e bisogna rivolgersi al tribunale per avere, per esempio, gli scatti di anzianità; stiamo parlando di 12 – 15 mila euro di arretrati per 10 anni di supplenza. Dopo di che, sempre la Corte di Cassazione ha stabilito che il personale precario, che rimane in tale stato e che ha avuto più di 36 mesi di supplenza al 31 agosto o al 30 giugno nella stessa scuola, ha diritto anche a un risarcimento che per 10 anni di precariato si quantifica in altri 15 mila euro. In tutto questo, se si va a dimostrare pure che durante le mensilità estive, di luglio e agosto, il posto era vacante e disponibile, si vanno a recuperare ulteriori 1500 euro per anno. Quindi, sono azioni che si devono intraprendere anche se si è entrati di ruolo perché, come dimostra la causa Rossato ma indipendentemente da questa, già oggi al personale di ruolo sono riconosciuti gli scatti di anzianità che gli erano stati negati da precario e tutto questo non c’entra niente con la ricostruzione di carriera. Quindi, invitiamo tutto il personale docente e Ata a ricorrere nei tribunali, i ricorsi sono gratuiti, per avere finalmente lo stipendio che gli spettava”.

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