Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘contratti’

Contratti Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2018, appena approvato dal parlamento, non sono previste risorse per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego che scadranno a dicembre 2018. Sembrerebbe che in extremis siano state stanziate solo le risorse per confermare l’elemento perequativo per l’anno 2019 e per alimentare il fondo dell’indennità di vacanza contrattuale.600 milioni in totale, che sono meno di un piatto di lenticchie per gli oltre 3 milioni di lavoratori del pubblico impiego, non servono assolutamente a nulla e soprattutto non servono a compensare la perdita salariale causata non solo dal blocco dei contratti per quasi dieci anni, ma anche dai continui tagli al salario accessorio. Restituire completa dignità alla categoria è l’unica medicina per una Pubblica Amministrazione degna di questo nome, capace di soddisfare al meglio le esigenze dell’utenza. Questo ci aspettavamo dal governo del cambiamento, dal governo che aveva promesso una rivoluzione epocale anche nella pubblica amministrazione.USB, nei prossimi giorni, oltre a presentare ufficialmente la propria piattaforma per il rinnovo contrattuale, chiederà un incontro al Ministro per ribadire la necessità di avere le risorse economiche necessarie per aprire la stagione contrattuale 2019-21, rimettendo al centro della discussione le reali esigenze di una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini e, in particolare, delle fasce più duramente colpite da oltre 10 anni di crisi e politiche di austerità.

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Manovra: serve chiarezza su risorse per rinnovo contratti

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

“È il momento di fare chiarezza e di dare risposte concrete. La legge di Bilancio deve garantire le risorse necessarie per il rinnovo del contratto dei medici, fermo da oltre 10 anni, nonché il solo contratto pubblico ancora non rinnovato. Su questo, dopo le recenti esternazioni, serve una parola chiara e univoca da parte del ministro della Salute, Giulia Grillo, e del viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia”. È quanto afferma il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi.“Abbiamo registrato infatti le dichiarazioni sull’aumento del fondo sanitario nazionale ma ancora non è chiaro se quanto affermato sia aggiuntivo rispetto a quanto già previsto dal passato governo. Le risorse infatti per il rinnovo del contratto erano già state finanziate, ma pare che questa certezza sia ora messa in discussione. Non è tempo di mistificazioni, né tantomeno di fare propaganda. È tempo di assumersi una responsabilità seria, prevedendo risorse per il servizio sanitario nazionale che garantiscano un servizio adeguato ai cittadini, nuove e necessarie assunzioni e il rinnovo del contratto della dirigenza medica”, conclude Filippi.

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PA: Con la Sanità si chiude il cerchio sui contratti del pubblico impiego

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Secondo il giovane sindacato, il rinnovo di un contratto per dei dipendenti, ancora più perché fermo da quasi dieci anni, va accolto con favore. Tuttavia, ci sono molti aspetti che vanno approfonditi. Ad iniziare dall’esiguità delle risorse che, in assoluto, continuano a mancare per i lavoratori che operano per lo Stato. Ma fa riflettere, soprattutto, la mancata assegnazione dei fondi più cospicui a chi detiene gli stipendi minori: il settore scolastico, visto che a quasi parità di aumenti, i docenti e gli Ata percepiscono in media 10mila euro in meno del comparto sanitario. Sovvertendo anche gli accordi Aran-Sindacati, dell’autunno 2016, il comparto della Scuola è giunto a questa tornata di rinnovi buono ultimo tra tutti quelli della PA. Anche dietro alle Regioni e agli Enti Locali. Ora, di fronte a certi dati ufficiali, ci si sarebbe aspettati un incremento di finanziamenti per chi detiene buste paga vicine alla soglia di povertà. Invece, con il rinnovo contrattuale della scuola, sottoscritto all’Aran il 9 febbraio, si è deciso di corrispondere una manciatina di euro netti al mese, trovando un accordo che assicura a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi della Scuola una “copertura” per raggiungere gli 85 euro medi mensili, ma solo fino al prossimo mese di dicembre. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il personale docente e Ata rimane fortemente sottopagato rispetto al loro prezioso operato quotidiano: gli aumenti ridicoli corrisposti con il contratto del 9 febbraio rimangono due volte sotto l’inflazione, con gli arretrati dell’ultimo biennio che corrispondono ad una mancia e dopo aver dimenticato gli ultimi quattro mesi del 2015, come invece aveva detto il giudice: alla fine della fiera, il milione e 200 mila dipendenti del comparto Scuola si ritrova con 190 euro mensili in meno nel 2018, più altri quasi 3mila euro sottratti per il periodo che va dal 1° settembre 2015 al 28 febbraio 2018. Così, mentre Flc-Cgil, assieme agli altri sindacati Confederali, spende anche parole di soddisfazione per il risultato raggiunto e sottoscritto, il nostro giovane sindacato si rivolge a chi non vuole soccombere a queste ingiustizie, rimanendo impassabile alla sottrazione dei propri diritti: per costoro l’unica strada rimane quella del tribunale e dei ricorsi che continuiamo a patrocinare, a partire dallo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale che farebbe recuperare un bel po’ di soldi.

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Scuola: I numeri impietosi della Corte dei Conti chiudono il cerchio sulla riforma Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

corte dei contiLa relazione, presentata alla VII Commissione della Camera, sul Rendiconto generale dello Stato approvato dal Senato e del disegno di legge di assestamento di bilancio 2017, secondo i dati certificati dall’organismo nazionale deputato al controllo sulla gestione delle risorse pubbliche, sancisce la débâcle della Legge 107/2015: nell’a. s. 2016/17 sono saliti a 88.045 i docenti inseriti nella Graduatorie ad Esaurimento; nuovo record per supplenze annuali e al termine delle attività didattiche, con 125.832 contratti stipulati; 400 nuove procedure per le suppletive al concorso; cancellate altre 102 scuole autonome; bonus merito soltanto a 2.487 insegnanti; valutazione esterna riservata al 5% delle scuole dall’Invalsi; soltanto 3.438 posti in deroga per gli amministrativi, tecnici e ausiliari, nonostante i tagli della Legge di Stabilità 2015.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È evidente che della Buona Scuola presentata nel 2014 dall’allora premier Renzi è rimasto solo il nome. Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti. Poiché il Governo non ne ha voluto sapere, abbiamo cercato di limitarne i danni, proponendo in Parlamento diverse modifiche. Ma anche in questo caso, l’Esecutivo, nel frattempo con a capo l’attuale premier Paolo Gentiloni, ha continuato a tirare dritto. Ora, però, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Con lo Stato che rischia di pagare a caro prezzo quelle ingerenze, sotto forma di un servizio formativo pubblico danneggiato e attraverso ingenti risarcimenti ai tanti dipendenti della scuola trattati come ‘pedine’. Rimangono tanto amaro in bocca e le tantissime sentenze che hanno dato e stanno continuando a dare ragione ai ricorrenti contro una riforma che non si doveva fare.

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Pubblico impiego: Verso il rinnovo dei contratti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

Marianna_MadiaAccogliamo con soddisfazione le parole del Ministro Madia dell’apertura del tavolo delle trattative per il rinnovo dei contratti a partire già dal prossimo luglio così come chiesto dal Cocer con apposita delibera.
” Costituisce un importante impegno del Governo nei confronti dei lavoratori delle forze armate – affermano i delegati del Cocer Interforze Antonsergio Belfiori e Alfio Messina – che pone nuovamente al centro la questione del rinnovo economico e normativo dei contratti di lavoro”.
“Ci auspichiamo – concludono nella nota i delegati – che le risorse messe a disposizione dal Governo, che ancora non si conoscono, siano sufficienti a ristorare 8 anni di blocco contrattuale.”

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Nuovo codice del consumo: Facciamo il punto

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

telefonoLa direttiva consumatori dell’Unione Europea attuata in Italia con il d.lgs. 21/2014 ha apportato significative modifiche al Codice del consumo, introducendo importanti novità a tutela del consumatore.
CONTRATTI AL TELEFONO. CONFERMA SCRITTA O NO? Un punto particolarmente importante è quello relativo alla necessaria conferma scritta dei contratti conclusi per telefono; ciò vale anche quindi per i contratti con gestori di luce, gas e servizi di telefonia. Infatti, l’art. 46, comma 1, c. cons. definisce l’ambito di applicazione oggettivo della disciplina facendo riferimento a “qualsiasi contratto” concluso tra un professionista e un consumatore ivi compresi i contratti per la fornitura di acqua, gas, elettricità o teleriscaldamento.Il contratto pertanto non vincola chi riceve telefonate promozionali, se alla telefonata non fa seguito un contratto scritto che contenga tutte le informazioni utili al consumatore in modo chiaro dettagliato e che ha effetto solo dopo esser stato accettato e firmato per iscritto, anche con firma elettronica. E’ tuttavia importante sapere che è possibile derogare telefonicamente al consenso scritto ma la registrazione deve contenere una espressa deroga e rinuncia al consenso scritto (c.d. Clausola salva call center).
LOCALI COMMERCIALI O NO? La fattispecie del “contratto negoziato fuori dai locali commerciali” risulta ampliata rispetto alla previgente in quanto include non solo il contratto concluso in luogo “diverso” dai locali commerciali (art. 45, lett. h) n. 1) ma anche il contratto concluso “nei” locali del professionista purché tale conclusione avvenga “immediatamente dopo che il consumatore è stato avvicinato personalmente e singolarmente in un luogo diverso dai locali del professionista” (art. 45, lett. h) n. 3).
BENI PERSONALIZZATI E DIRITTO DI RECESSO Per quanto riguarda il diritto di recesso spettante al consumatore, il termine per esercitarlo nei contratti a distanza e conclusi fuori dai locali commerciali viene esteso a 14 giorni, decorrenti: a) nel caso di contratto avente ad oggetto la prestazione di servizi, dal giorno della conclusione del contratto (che, nel caso di contratto conclusi telefonicamente, corrisponderà alla sottoscrizione, da parte del cliente, della conferma del contratto concluso a distanza); b) nel caso di contratti di vendita, dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dei beni. Una volta esercitato il recesso da parte del cliente (e comunque entro il termine di 14 giorni dalla ricezione della relativa comunicazione), il professionista è tenuto a rimborsare al consumatore ogni pagamento da questi eseguito, comprensivo anche delle eventuali spese di consegna, mentre il cliente (nello stesso termine di 14 giorni) deve restituire i beni, sostenendo solo il costo diretto della restituzione, senza spese o esborsi supplementari; a favore del professionista è prevista la possibilità di trattenere il rimborso sino a che non gli siano restituiti i beni.
Casi particolari: le esclusioni dal diritto di recesso. Il Codice del consumo, all’art. 59, prevede che vi siano alcune fattispecie di acquisti a distanza per i quali resta del tutto escluso il diritto di recesso.
Nella categorizzazione indicata dalla legge si ritrova, in via esemplificativa:
la fornitura di beni personalizzati o confezionati su misura;
la fornitura di beni deteriorabili;
la fornitura di beni sigillati che, per motivi di sicurezza o di salute, non si prestano alla loro restituzione dopo l’apertura;
la fornitura di bevande alcoliche il cui prezzo, concordato, sia legato a fluttuazioni di mercato e la cui consegna non possa avvenire prima di 30 giorni;
la fornitura di giornali, riviste e periodici;
la fornitura di video/audio/software consegnati sigillati e che siano stati aperti;
i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori di riparazione o manutenzione.
In tali casi, imperativi, espressamente codificati e non suscettibili di ampliamento analogico o modifica da parte del professionista o delle parti, il venditore ha diritto di rifiutare la restituzione del prodotto e negare il rimborso del prezzo pagato solo se, in modo puntuale ai sensi dell’art. 49, ha indicato nelle condizioni generali per quali prodotti è esclusa la facoltà di cui all’art. 54.
Discorso a parte merita la restituzione dei beni personalizzati. Attenzione, perchè spesso il venditore fa passare quali beni personalizzati beni per i quali in realtà si è solo optato per una determinata scelta messa a disposizione dal rivenditore (di quale colore vuoi il bene tra i pochi disponibili oppure di che misura vuoi il bene tra le poche misure standard messe a disposizione dall’azienda). In questo caso NON si tratta di beni personalizzati e quindi possono essere restituiti. Solo quando un bene viene effettivamente personalizzato, ovvero fatto su specifica misura o coloro ecc., verrà meno il diritto di recesso. Non è invece sufficiente che il venditore offra opzioni standard e prestabilite per “personalizzare” il bene e quindi eliminare il diritto di recesso. Smeralda Cappetti, legale, consulente Aduc (in abstract. Il testo integrale è visibile su: http://www.aduc.it/articolo/nuovo+codice+consumo+facciamo+punto_25668.php

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Comparto sicurezza: rinnovo dei contratti nella PA

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2016

soldi-pubblici“Aumenti di stipendio da 85 euro mensili LORDI dopo 7 anni di illegittimo blocco del contratto, meno soldi di quanto ne erano stati promessi per il riordino delle carriere, il contributo straordinario di 80 euro per il 2017 e poi Dio ci pensa, un concetto di specificità ancora completamente privo di significato concreto, ignorato, calpestato. Ed in tutto ciò ci sono persino pseudo sindacati che continuano a magnificare una presunta attenzione da parte del Governo nei confronti dei Poliziotti che non c’è, trovando spazio in realtà nei nostri confronti solo una lunga sequela di pugnalate. Come sentiamo dire fin troppo spesso fra le fila dei colleghi, assistiamo ad un inesorabile decadimento delle condizioni lavorative oltre che esistenziali delle Forze dell’Ordine, oltre tutto accompagnato dal menefreghismo assoluto e generalizzato, che ormai domina una società in cui ciascuno è concentrato ad occuparsi esclusivamente delle condizioni del proprio orticello”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nel giorno del “fatidico” appuntamento con le votazioni per il referendum costituzionale, che è stato anticipato già da due giorni da una comunicazione pubblica del Sindacato relativa ai provvedimenti governativi che riguardano il pubblico impiego e che reca un titolo fin troppo eloquente: “Ad oggi solo fregature…”. “Nel documento sono spiegate, punto per punto, tutte le aspettative deluse, le promesse mancate, le ignobili menzogne rivolte soprattutto a noi del Comparto sicurezza – spiega Maccari -, emerse, da ultimo, dopo l’incontro del 30 novembre tra sindacati confederali e Governo circa il rinnovo del contratto per gli aumenti stipendiali dei dipendenti della PA. Un incontro in cui si decideva anche delle somme da destinare al nostro Comparto ma a cui non ha potuto partecipare nessun Sindacato di Polizia (anche solo per assistere) nemmeno quei sindacati che da tempo si spremono per magnificare questo Governo anche se quasi sempre senza reale motivo!Ebbene, viste le disastrose novità che si profilano all’orizzonte, noi che amiamo stupidamente dire sempre la verità ed occuparci sempre e solo dei diritti e degli interessi dei Poliziotti dobbiamo dire che ad oggi, a meno che non si inizi a comprendere che il nostro lavoro non può essere legato a quello degli altri dipendenti pubblici e vengano quindi stanziate ulteriori risorse solo per noi, si prospetta ancora una volta una fregatura”. “L’amarezza è tanta – insiste il Segretario Generale del Coisp – perché nessuno di noi riesce a comprendere come sia possibile che proprio chi opera in questo delicato e fondamentale Comparto subisca così tanti torti da uno Stato che non dimostra alcuna gratitudine, alcuna preoccupazione per il suoi Servitori, neppure alcun interesse minimo. Chi opera per fare sicurezza si sacrifica senza sosta e senza orari, i colleghi durante il lavoro vengono trattati come bestie, in strada e non solo, e di riflesso anche i cittadini con cui veniamo in contatto in ragione del nostro ufficio calpestano spesso e volentieri la nostra dignità oltre, ovviamente, ai ripetuti e pervicaci tentativi di mandarci all’ospedale o all’obitorio. E più passa il tempo più le cose peggiorano”. “Ma di fronte a tutto questo – conclude Maccari – il Coisp continuerà a fare la propria parte a tutela dei Poliziotti e dell’efficienza della nostra Polizia, pretendendo rispetto da questo Governo e continuando ad auspicare che taluni rappresentanti dei Poliziotti mettano da parte gli interessi personali e, fin tanto che non verranno candidati e/o eletti in qualche lista bloccata, si occupino degli interessi di coloro che stanno dando loro fiducia … una fiducia che ad oggi è chiaramente mal riposta. Intanto oggi si vota per il referendum costituzionale, e noi, come sempre, garantiremo il corretto svolgimento di questa importante espressione della democrazia. Si voterà dalle 7.00 alle 23.00 ma ai Poliziotti (non certo ad altri dipendenti pubblici!) verrà chiesto di lavorare ininterrottamente per almeno 40 ore (per pochi euro all’ora che non troveranno aumenti giusti nel rinnovo contratto di lavoro che si sta profilando!)”.

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Energia: Come difendersi dai contratti non richiesti di Green Network

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2016

energiaSono ormai frequentissime le segnalazioni che riceviamo da parte di utenti che si sono ritrovati clienti di Green Network senza che ne avessero fatto richiesta. In molti casi, i venditori porta a porta o tramite call center si spacciano per altre compagnie per carpire i dati dell’utente e attivargli un contratto a sua insaputa. In altri casi, all’utente viene detto che a seguito di fantomatiche modifiche di legge è necessario sottoscrivere un nuovo contratto. In altri casi ancora, viene falsificata la firma dell’utente o la registrazione vocale.
Per combattere questo comportamento vi è solo una strada: denunciare, denunciare, denunciare. Chi si è visto attivato un contratto non richiesto, potrà quindi:
1. denunciare l’accaduto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm)
2. inviare una diffida o una Pec a Green Network per disconoscere il contratto, chiedere il ripristino della precedente fornitura senza costi e copia del contratto e/o registrazione vocale. Se entro 40 giorni Green Network non risponde positivamente, sarà necessario fare un reclamo all’Autorità dell’energia
3. se il contratto o la registrazione vocale sono stati falsificati, o comunque si è stati vittime di un comportamento truffaldino, denunciare l’accaduto all’Autorità giudiziaria (anche tramite Polizia o Carabinieri o Guardia di Finanza). (Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc)

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Contratti banca, Non basta la sola firma del cliente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

salva bancheLa Cassazione, con le recenti sentenze n. 5919/2016 e 7068/2016, ha capovolto il proprio orientamento espresso con la precedente decisione n. 4564 del 2012 in merito alla sufficienza della sola firma del cliente nei contratti della banca e degli intermediari finanziari. L’orientamento da ultimo adottato ritiene non sufficiente la sola firma del cliente.
Se è vero che la clientela che abbia ragioni di contestare l’operato dell’intermediario può risultare avvantaggiata da una simile posizione dei supremi giudici è anche vero che il precedente orientamento sortiva l’effetto opposto e finiva per accettare o minimizzare un’operatività negligente o scorretta da parte dell’intermediario stesso.
Per quanto ci riguarda, non possiamo che aderire alla opinione più recente della Suprema Corte ritenendola più fondata e rispettosa del dettato normativo.
Questi i termini del problema.
La legge prevede che i contratti della banca – sia quelli di intermediazione finanziaria che quelli “tradizionali” (conti, depositi, mutui ecc.) – devono avere la forma scritta. Quanto ai primi, la prescrizione (già presente fin dalla L.1/1991) è ora contenuta nell’art. 23 del TUF (Dlgs. 24 febbraio 1998, n. 58) che, al comma 1, dispone:
“” I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento….. e, se previsto, i contratti relativi alla prestazione dei servizi accessori sono redatti per iscritto e un esemplare e’ consegnato ai clienti. …..
Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto e’ nullo””.
Quanto ai secondi, il Testo Unico Bancario all’art. 117, contiene una disposizione del tutto equivalente che recita:
“I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti…….
Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo.”
Le banche hanno dato applicazione alle norme in questione stipulando i contratti – anzichè con un unico atto contestuale recante entrambe le firme dei contraenti sullo stesso documento – in forma di corrispondenza, vale a dire per mezzo di due lettere che vengono scambiate.
La prima di tali lettere contiene tutte le condizioni giuridiche ed economiche necessarie, vale come proposta di contratto ed è firmata da uno dei due; la seconda (la risposta) riporta tale e quale il contenuto della prima e la completa in calce con la accettazione dell’altra parte.
Con l’incontro di proposta e accettazione, il contratto è concluso.
Il metodo descritto – che ci risulta adottato per ragioni fiscali – sicuramente integra e rispetta il requisito della forma scritta posto dalle norme citate all’inizio che non impongono necessariamente la stipula contestuale dell’atto.
Il problema è sorto per il fatto che in tutti i giudizi conclusi con le sentenze indicate sopra, era stata prodotta una sola copia, quella sottoscritta dal cliente, ma, mentre nella decisione n. 4564/2012 i giudici avevano dato ragione alla banca e ritenuto la validità del contratto, nelle altre due è stato adottato il punto di vista opposto ed il contratto è stato dichiarato nullo.
La prima decisione (la n. 4564), aveva, tra l’altro, argomentato che “essendosi il negozio concluso per corrispondenza, la copia firmata dalla banca non poteva che essere in mani dei ricorrenti” e per di più il cliente ha dato atto che “un esemplare del presente contratto c’è stato da voi consegnato; il che rende ragionevole affermare che il detto esemplare fosse quello sottoscritto dalla banca e consegnato ai ricorrenti”.
Innanzi tutto è il caso di rilevare che la stesura e la formulazione del contratto è fatta dall’intermediario quindi non è neutrale, ma tutta a vantaggio di quest’ultimo, il che comporta che al cliente vengono fatte sottoscrivere tutte le clausole e le dichiarazioni da cui deriva vantaggio al predisponente. Pertanto anche se il congegno contrattuale e la dichiarazione di ricezione dell’esemplare effettivamente farebbero pensare che la lettera debitamente firmata fosse in mano del cliente, tale deduzione può non essere affatto vera (non è raro che la banca non firmi la sua copia o firmi con un “visto dell’incaricato” o non consegni la documentazione). Indipendentemente da ciò non basta tale deduzione a sostenere la validità del contratto.
A questo scopo, è assolutamente imprescindibile che chi sostiene detta validità, dia la prova dell’avvenuta apposizione, di entrambe le firme dei contraenti. Ciò non potrà farsi in altro modo che producendo entrambe le lettere recanti, ciascuna, la sottoscrizione del mittente. Altri mezzi di prova non saranno idonei allo scopo.
Il concetto qui esposto risulta chiaramente dalle parole di Cass. n.7068/2016 che riportiamo: “Sussistendo controversia la prova dell’esistenza del contratto richiede necessariamente la produzione in giudizio della relativa o delle relative scritture (Cass. N. 26174 del 2009). Al contrario, la stipulazione non può essere desunta, in via indiretta, da dichiarazioni di contenuto differente (ad es. di scienza, di ricognizione, ecc). Nè potrebbero all’evidenza, sopperire prove testimoniali, per presunzioni, il giuramento o la confessione (tra le altre al riguardo Cass. N. 2 del 1997). (Libero Giulietti, legale, consulente Aduc)

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Tempo attesa per rinnovo contratti

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2015

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, ad agosto l’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto sale ancora, raggiungendo il record storico di 56,3 mesi per l’insieme dei settori e di 39 mesi per quelli del settore privato. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 38% nel totale dell’economia e del 19,9% nel settore privato, come a luglio.
“E’ un record di cui dovremmo vergognarci. Rispetto ad un anno fa, i mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono saliti del 75,9%, passando da 32 a 56,3 mesi. Dal 2010, quando si rinnovavano in 14,2 mesi, l’incremento è del 296,5%” ha commentato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”Attendere più di 4 anni e mezzo per vedere adeguato il proprio stipendio al costo della vita è un problema economico, non solo sociale. I consumi non potranno mai ripartire se i lavoratori non ricevono una busta paga adeguata alla perdita del potere d’acquisto. Per questo chiediamo al Governo di intervenire, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” ha proseguito Dona. “I dati dimostrano che durante la crisi l’attesa per il rinnovo è aumentata in modo esponenziale (vedi grafico), ma questo ha aggravato il problema del calo della domanda interna. Il cattivo esempio l’ha dato il Governo, bloccando le retribuzioni dei dipendenti pubblici ormai ferme da più di 6 anni, ma anche nel settore privato si è registrato un balzo di oltre il 128% in un anno” ha concluso Dona.

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Rinegoziazione contratti e rischi posti di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2015

AIbEiAIAAAuilLe notizie diffuse da alcuni quotidiani nazionali su nuovi tagli alla sanità ci preoccupano molto; una vera e propria macelleria sociale diversamente da quanto garantisce il Ministero del Tesoro.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Giovanni Torluccio.
Non possiamo permettere che per far cassa si punti ancora sulla sanità, ridotta ormai al collasso da una politica dei tagli che ha prodotto come unico risultato una drastica riduzione dei servizi. Si parla di circa 10 miliardi da recuperare nel triennio 2016-2018, prospettando anche la rinegoziazione dei contratti in essere del 5%, non capendo che questo genererà,oltre ad una ondata di ricorsi amministrativi, la perdita di posti di lavoro, o un aumento della cassa integrazione o della solidarietà per sopperire a questi tagli,come già avvenuto in passato, specie su alcuni servizi i cui costi riguardano soprattutto il personale, sia nel settore della sanità che nei settori produttivi ad essa collegati.E questa non è macelleria sociale?
Pochi giorni fa, dopo i dati scoraggianti della Corte dei Conti sugli andamenti della finanza territoriale, abbiamo lanciato un appello al Governo Renzi: “Si cambi rotta, basta con la politica dei tagli o si prevederà un autunno caldo sul fronte della mobilitazione”.
Sarebbe opportuna una seria riflessione interna al sindacato sulle iniziative da adottare, arrivando addirittura a considerare – conclude Torluccio – con più attenzione e benevolenza la proposta di Salvini di bloccare il paese per tre giorni.(foto uil)

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Contratti di rete: su registroimprese.it il software per redigere online l’atto costitutivo in formato standard

Posted by fidest press agency su domenica, 18 gennaio 2015

camere-di-commercio

Un aiuto concreto a tutti gli operatori che vogliono rafforzare la propria posizione sui mercati nazionali e internazionali attraverso lo strumento, ormai consolidato, del contratto di rete e, al tempo stesso, un passo ulteriore del Sistema Camerale nell’impegno per semplificare e avvicinare la pubblica amministrazione alle imprese italiane. Questi gli obiettivi del nuovo servizio realizzato da InfoCamere – la società di informatica delle Camere di Commercio – per consentire alle imprese italiane di fare rete in modo più semplice e veloce.Il contratto di rete – che in Friuli Venezia Giulia vede coinvolte 253 aziende, il 2,6% del totale nazionale – può essere presentato attraverso il modello “standard” di trasmissione grazie a software presenti sul mercato oppure con il servizio “base” realizzato da InfoCamere da oggi on line sul sito contrattidirete.registroimprese.it.Il software, in modo semplice e guidato, consente di predisporre per via telematica un contratto di rete secondo i dettami della normativa vigente.A seguito della pubblicazione delle specifiche tecniche per la compilazione del modello standard – avvenuta l’8 gennaio scorso sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico – un contratto di rete può essere sottoscritto direttamente tramite firma digitale dei rappresentanti delle imprese partecipanti (dando così attuazione a quanto previsto dall’art. 3 comma 4-quater della legge 134/2012 sulla trasmissione dei contratti di rete al registro delle imprese).A quasi cinque anni dalla costituzione della prima rete, le imprese oggi coinvolte sono circa 9.700 (dall’edilizia alla sanità, dal tessile alle nuove tecnologie), per un numero totale di contratti che al primo gennaio 2015 ha toccato quota 1.927. A livello regionale, la Lombardia è la prima regione italiana per numero di imprese che hanno stipulato un contratto di rete (2.110), seguita da Emilia-Romagna (1.162), Toscana (996) e Veneto (789).Come funziona il nuovo servizio – Per utilizzarlo basta registrarsi gratuitamente sul portale http://www.registroimprese.it e disporre, per ogni rappresentante di impresa, di un dispositivo di firma digitale. Accedendo dal sito contrattidirete.registroimprese.it l’utente viene guidato a compilare e firmare digitalmente il contratto che, al termine della procedura, sarà disponibile in formato elaborabile (XML) in modo da facilitare l’integrazione delle informazioni nel Registro delle imprese. Prima dell’invio al Registro delle Imprese, l’atto dovrà essere registrato fiscalmente presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate che provvederanno a restituire il numero di registrazione, necessario per la trasmissione telematica al Registro delle Imprese.Tutti gli strumenti per costituire una rete – Il software per la compilazione telematica del contratto di rete attraverso il modello “standard” si aggiunge alle funzionalità già presenti sul portale contrattidirete.registroimprese.it, realizzato da InfoCamere per sostenere la nascita e lo sviluppo delle reti d’impresa. Oltre ad offrire a imprese, associazioni, professionisti e istituzioni i riferimenti normativi, la descrizione degli strumenti operativi e i passaggi necessari da seguire per fare rete, la piattaforma mette a disposizione un monitoraggio periodico mensile per analizzare dinamiche e consistenze del fenomeno nel corso del tempo.

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Il tribunale di Parigi reintegra due prof precari licenziati dall’Istituto italiano di Cultura, condannata la Farnesina

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

parigiUn altro caso di abuso di reiterazione dei contratti a tempo determinato ben oltre i 36 mesi consentiti, sui cui i giudici d’oltre confine si pongono in modo perentorio: lo Stato italiano condannato a risarcire i contributi di 10 anni di precariato illegittimo.Marcello Pacifico (Anief-Confedir): la sentenza transalpina conferma quanto il nostro sindacato sostiene da tempo, è finito il tempo di calpestare l’articolo 117 della Costituzione. E ripropone la mai risolta doppia questione sui mancati contributi versati al personale a tempo determinato, con il “buco” Inps da 23 miliardi, e sull’illegittima trattenuta del 2,5% a chi è stato assunto dopo il 2001.

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L’Italia non rispetta le norme comunitarie sui dipendenti pubblici a tempo determinato

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 gennaio 2014

E deve prepararsi ad assumere i 250mila precari con contratti a termine che operano nella pubblica amministrazione – stima fornita di recente dallo stesso ministro della Pubblica amministrazione e semplificazione, Gianpiero D’Alia, nel corso di un’audizione alla Camera –, di cui circa 133 mila nella scuola, 30 mila nella sanità e 70-80 mila tra Regioni ed Enti locali: a confermarlo è la Corte di Giustizia Europea, che con due provvedimenti coordinati, del 12 dicembre scorso, ha bocciato senza appello la legislazione italiana in materia di negazione delle tutele effettive contro gli abusi nell’utilizzazione dei contratti a tempo determinato alle dipendenze di pubbliche amministrazioni.Si tratta di due sentenze che indicano chiaramente allo Stato italiano la necessità impellente di rivedere le norme e la prassi in materia.
Con la prima ordinanza, la “Carratù”, la Corte di Lussemburgo ha bocciato la sanzione introdotta dall’art.32, comma 5, della legge n. 183/2010 con effetti retroattivi sui processi in corso di Poste italiane: confermando la tesi del Tribunale di Napoli, la Corte dell’UE sostiene che Poste è Stato e non un’impresa privata. E che allo Stato si applica soltanto il decreto legislativo n.368 del 2001 e non le norme successive approvate “abilmente” dal legislatore italiano per aggirare la sua adozione.Allo stesso modo, con la seconda ordinanza, la “Papalia”, la Corte Europea si è espressa sulla questione sollevata dal Tribunale di Aosta di compatibilità comunitaria dell’art. 36, comma 5, D.Lgs. n.165/2001, norma dichiarata in palese contrasto con la direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato: per i giudici europei, dunque, il decreto italiano n.165/2001 rende estremamente difficile o addirittura impossibile al lavoratore la prova del risarcimento del danno senza costituzione del rapporto. Di conseguenza non è misura idonea a prevenire gli abusi nella successione dei contratti a termine nel pubblico impiego.
Urge una riforma complessiva del mercato del lavoro e del sistema previdenziale che deve essere espressione di riflessione attenta del Parlamento a partire proprio dalle norme comunitarie come impone l’art. 117 della Costituzione. La proroga dei contratti o i concorsi riservati pensati ultimamente non bastano perchè l’Italia è l’unico Stato che ha utilizzato sistematicamente come modello organizzativo per esigenze di risparmio di cassa l’assunzione a tempo determinato dei suoi dipendenti in maniera prolungata. Nella sola scuola per non pagare le mensilità estive e gli scatti di anzianità, per vent’anni, il 15% dell’organico è stato utilizzato come supplente. E ora risulta necessario sbloccare il turn-over per liberare i posti ed evitare sanzioni dalla Commissione UE e dai tribunali di giustizia europei e nazionali, ma senza bloccare gli stipendi per dieci anni come si è fatto ancora nella scuola dal 2011 perchè sarebbe un’altra violazione della norma comunitaria facilmente rinvenibile dai giudici.

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Deutsche Bank e SACE con la brasiliana JBS: € 42 millioni per sostenere l’acquisto di tecnologie italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2013

Deutsche Bank

Deutsche Bank (Photo credit: mattingham)

Deutsche Bank e SACE annunciano la finalizzazione di una linea di credito da € 42 milioni erogata in favore della multinazionale brasiliana JBS e destinata a sostenere l’acquisto di tecnologie italiane.JBS è la più grande realtà industriale al mondo specializzata nella trasformazione delle proteine ​​animali; opera in una grande varietà di comparti tra cui prodotti alimentari, cuoio, biodiesel, collagene, lattine e prodotti per la pulizia.La linea di credito, interamente fornita da Deutsche Bank (attraverso l’unità Structured Trade and Export Finance di Milano) e garantita da SACE al 100%, andrà a sostegno dei contratti assegnati da JBS alle Pmi dei distretti italiani del Centro-Nord specializzati nella realizzazione di macchinari e servizi per la lavorazione della pelle: un settore di eccellenza in cui l’Italia vanta una lunga tradizione manifatturiera e tecnologie di produzione di elevata qualità.L’innovativa struttura del finanziamento a lungo termine, di solito applicata ai grandi contratti di fornitura, permette di coinvolgere diversi esportatori di piccole e medie dimensioni in un unico progetto. Questa operazione rappresenta un esempio di collaborazione positiva tra assicuratori del credito e banche a sostegno dell’export Made in Italy e favorisce la creazione di sinergie industriali tra Pmi italiane e grandi gruppi internazionali.Lo studio legale Linklaters di Milano ha assistito Deutsche Bank e SACE in questa transazione.

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Nuovi contratti commerciali all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

Italiano: Università Europea di Roma. Via degl...

Italiano: Università Europea di Roma. Via degli Aldobrandeschi 190 Roma. (Photo credit: Wikipedia)

Roma. Venerdì 23 Marzo 2012, alle 9.30, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà la tavola rotonda “I Contratti di Somministrazione e di Distribuzione – Mercato e nuove fattispecie negoziali”, in occasione della presentazione del volume curato da Alberto Gambino e Roberto Bocchini.
La tavola rotonda, autorevolmente presieduta dal prof. Pietro Rescigno, decano dei civilisti italiani ed accademico dei Lincei, ha l’obiettivo di mettere in luce come il mercato ha dato vita ad una serie di nuovi contratti che non sempre garantiscono qualità e concorrenza orientate agli interessi dei cittadini-consumatori. Il diritto in questa situazione ha il compito di assegnare una soglia di tutela più ampia e non cedere il passo a distorte prassi negoziali a nocumento degli interessi della collettività. Nella tavola rotonda, che trae spunto dal volume sui “Contratti di somministrazione e distribuzione” curato dai professori Alberto Gambino e Roberto Bocchini, ordinari, rispettivamente, dell’Università Europea di Roma e dell’Università di Napoli “Parthenope”, si affrontano in particolare il rapporto tra somministrazione e servizi pubblici (Giuseppina Capaldo, Sapienza Università di Roma), l’outsourcing (Roberto Carleo, Università di Teramo), le figure negoziali di fornitura provenienti da altri ordinamenti (Virginia Zambrano, Università di Salerno), i codici deontologici nei servizi (Gaetano Piepoli, Università di Bari) e la subfornitura (Valeria Falce, Università Europea di Roma). Le conclusioni sono affidate a Enrico Gabrielli, ordinario di diritto civile dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

 

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I Giovani Giornalisti contro la clausola maternità nei contratti Rai ed il precariato giornalistico

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

«Il cambiamento della clausola sulla maternità nei contratti di collaborazione della Rai annunciata dalla Lei testimonia chiaramente quanto la mobilitazione contro le forme più insopportabili di precariato giornalistico nel nostro paese possano raggiungere risultati positivi, se si riesce a far comprendere efficacemente all’opinione pubblica le condizioni spesso terribili in cui si trovano ad operare i giornalisti precari nel nostro paese, in particolare i più giovani». È quanto afferma Simone d’Antonio, presidente di Youth Press Italia, l’associazione nazionale dei giovani giornalisti italiani, in merito agli ultimi sviluppi del caso sollevato dal coordinamento dei precari romani Errori di Stampa sulla clausola maternità presente nei contratti di collaborazione Rai.«Bisogna rendere merito ai nostri partner di Errori di stampa – prosegue d’Antonio – per aver denunciato una situazione insostenibile e decisamente indegna per il servizio radiotelevisivo pubblico di un paese civile. Duole però constatare che queste clausole discriminatorie e lesive della dignità della persona rappresentano la norma in numerose tipologie di contratto precario e la Rai si è purtroppo adattata ad un andazzo generale che mortifica i precari con condizioni di lavoro sempre più penalizzanti per il proprio futuro».«Ci auguriamo – ha commentato Michele Giustiniano, Segretario Generale di Youth Press Italia – che l’ampia risonanza mediatica di questo caso contribuisca a portare al centro del dibattito pubblico le difficili condizioni in cui si trovano ad operare migliaia di giornalisti nel nostro Paese, senza tutele e con retribuzioni bassissime, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’assurdità di certe clausole in tutti i contratti di lavoro».

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Contratti ingannevoli e falsi

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Energías Renovables

Image by Jumanji Solar via Flickr

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha emesso sanzioni per quasi un milione di euro ad Acea Energia ed Edison Energia, che operano nel cosiddetto mercato libero. Queste società sono state multate per aver attivato contratti “in assenza di sottoscrizione o in virtù di firme falsificate”, e di aver fornito agli utenti “informazioni ingannevoli per indurli a firmare”. Al centro di questi contratti falsi o estorti con l’inganno sono gli agenti che questi gestori inviano porta a porta, agenti che vengono retribuiti e premiati in base al numero di contratti che riescono a far sottoscrivere. Il comportamento di Acea e Edison è purtroppo molto diffuso, e negli ultimi tempi sembra ormai diventato prassi. Dalle migliaia di segnalazioni che riceviamo, sappiamo che sono molti i gestori che agiscono in modo identico. Sappiamo di agenti porta a porta che negli ultimi giorni hanno addirittura invocato il decreto Monti o fantomatiche direttive europee per intrufolarsi nelle abitazioni e proporre contratti con false promesse di risparmio.
Se le azioni dell’Antitrust sono certamente commendevoli, esse sono del tutto insufficienti. I gestori sanno bene che rispettare la normativa a tutela dei consumatori non conviene: l’occasionale sanzione è poca cosa rispetto ai guadagni fatti grazie all’inganno. Se poi si considera che il sistema giustizia è ormai paralizzato, e che nessun utente è così folle da imbarcarsi in una causa giudiziaria per far valere i propri diritti, si comprende come queste società si sentano immuni da qualsiasi conseguenza per i propri comportamenti scorretti. Facciamo un appello al Governo, guidato peraltro da due illustri ex garanti della concorrenza in Italia e in Europa, affiché riveda urgentemente i poteri sanzionatori dell’Antritrust. Le sanzioni, che oggi sono soggette al limite massimo di 500.000 euro, dovrebbero essere calcolate in percentuale al fatturato delle aziende condannate. Fino a quando questo non avverrà, le aziende più grandi continueranno a mettere in bilancio le sanzioni dell’Antitrust come un piccolo scotto da pagare per poter continuare a ingannare i consumatori.

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Contratti e posto di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

“Con la scelta della via giudiziaria mirata a bloccare contratti di lavoro e accordi produttivi, in realtà si sta dando più importanza al proprio posto al “tavolo” che non alla salvaguardia dei posti di lavoro e di interi settori produttivi, quei pochi rimasti in Italia”. Lo afferma Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, per il quale “non si può fare finta di non vedere i problemi che siamo chiamati a fronteggiare e dovuti ad una crisi estenuante con la minaccia sempre presente delle delocalizzazioni che, ad esempio, abbiamo scongiurato con gli accordi per Pomigliano, Mirafiori ed Ex Bertone, perché la Fiat ormai è una multinazionale e da multinazionale sceglie. Ma non c’è solo Fiat, ci sono Fincantieri, la Chimica, le Telecomunicazioni e non possiamo perdere tempo prezioso a litigare tra organizzazioni sindacali, cioè proprio tra coloro che sono chiamati a rappresentare e a difendere gli interessi di lavoratori e pensionati”. “Ci auguriamo – conclude il sindacalista – che il giudice di Torino riconosca la validità del primo accordo con cui abbiamo dato la possibilità di salvaguardare decine di migliaia di posti di lavoro, tra operai e impiegati diretti e dell’indotto, solo per quel che riguarda il territorio campano. Perché in caso contrario non solo verrebbe messo in ginocchio un intero sistema di relazioni ma si smonterebbe il progetto Fabbrica Italia e renderemmo il Paese incapace di attirare investimenti di qualsiasi provenienza, soprattutto estera”.

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Trasferimento fisico delle merci

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

“L’internazionalizzazione è un’operazione spesso complessa e avventurosa in termini di rischi per l’impresa. Molti sono collegati al linguaggio. Con questa iniziativa la Camera di Commercio di Bari attraverso la propria aziende speciale Aicai e Ubi Banca Carime ha voluto offrire agli imprenditori una giornata di studio per una interpretazione uniforme, costante ed autentica dei termini commerciali che riguardano il trasferimento fisico delle merci nei contratti internazionali di compravendita. Occorrono punti fermi, prassi e normative comuni e una sfera di responsabilità condivise per evitare interpretazioni soggettive e quindi inevitabili conflittualità, che non fanno bene agli affari”.Lo ha dichiarato stamani alla Camera di Commercio di Bari il presidente Alessandro Ambrosi, aprendo il convegno “Le Regole Incoterms 2010 e i mercati internazionali”, organizzato da Ubi Banca Carime e dall’Aicai, azienda speciale dell’ente camerale barese.
E’ noto, difatti, che in una transazione internazionale di beni, oltre al venditore e al compratore (le parti che pongono in essere la transazione) sono normalmente coinvolti a diverso titolo il trasportatore, l’autorità doganale (per le vendite extra-UE), la compagnia assicurativa. Al venditore e al compratore spetta far fronte agli obblighi verso questi soggetti, vale a dire gli obblighi di copertura dei costi di trasporto, di assicurazione e sdoganamento delle merci. Gli Incoterms definiscono in maniera univoca le diverse possibilità di ripartizione di questi obblighi tra venditore e compratore. In sede contrattuale, venditore e compratore devono quindi concordare l’adozione di uno degli Incoterms in vigore. L’adozione di uno degli Incoterms vincola quindi le due parti a far fede alla ripartizione dei costi in esso prevista.Dagli anni Trenta ad oggi (furono creati nel 1936 dalla Camera di Commercio Internazionale di Parigi ndr) gli Incoterms hanno conosciuto molte evoluzioni. (L’emanazione e gli aggiornamenti periodici di queste regole denominate Incoterms avviene a cura della Camera di Commercio Internazionale (International Chamber of Commerce – ICC ndr).

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