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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Posts Tagged ‘contratto’

Scuola – Contratto, tra pochi mesi sarà già scaduto

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Anief concorda con il sindacato Snals che nella giornata odierna ha predisposto la piattaforma programmatica per il prossimo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, ricordando che con l’accordo finale sottoscritto solo dai confederali, il 20 aprile scorso, si sono ottenuti solo incrementi retributivi lordi pari, rispettivamente, allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime, inferiore al 3,48%. Tale cifra – afferma il sindacato – è inferiore alla perdita del potere di acquisto intervenuta dal 2011 che, come è noto, era pari al 15% nei dieci anni di mancato rinnovo contrattuale dal 2009 al 2018. Lo stesso sindacato, inoltre, chiede il ripristino della fascia stipendiale da 3 a 8 anni di anzianità e di tornare a “riconoscere ai dipendenti in servizio ed a quelli collocati in quiescenza nel 2013 lo scatto stipendiale maturato in quell’anno, e congelato dal Governo e ignorato dal CCNL/2018”. Appena Anief vedrà sancita la sua rappresentatività sindacale, avendo così per la prima volta la possibilità di sedersi ai tavoli di contrattazione nazionale, si batterà sicuramente per questo doppio risultato. Anief, inoltre, ricorderà ai dirigenti che difendono la parte pubblica che gli aumenti dell’ultimo contratto dovevano essere tre volte rispetto a quelli accordati. Con la conseguenza che i valori dei compensi di docenti e Ata oggi risultano ancora sotto il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Questi incrementi dovranno aggiungersi alla conferma di quelli già previsti per il 2018 e la copertura dell’accordo sulla perequazione, che garantisce gli aumenti del contratto 2016/18 solamente fino al termine del corrente anno solare. Infine, il giovane sindacato reputa imprescindibile la revisione dei profili del personale Ata. Oltre alla totale equiparazione degli stipendi, ad iniziare dagli scatti di anzianità, e dei diritti tra personale di ruolo e Ata, così come previsto dal diritto comunitario ma anche dai nostri giudici, pure delle sezioni unite della Cassazione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Adeguamento stipendiale, riformulazione profili Ata, allineamento diritti del personale precario ai colleghi di ruolo sono gli elementi minimi e basilari per intavolare una trattativa nazionale condivisa. Se anche gli altri sindacati, non firmatari dell’ultimo contratto, dovessero concordare con questi obiettivi da raggiungere, Anief si dice sin d’ora pronta a realizzare una piattaforma comune: rappresenterebbe la base per andare a costituire un’alternativa a quella sottoscritta incautamente dai Confederali lo scorso mese di aprile all’Aran. La porta è aperta: chi vuole stare con noi, entri pure.

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Contratti lavoro domestico

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

Nel 2017 la quota di lavoratori domestici con regolare contratto ha registrato un decremento del -1,0% scendendo a 864.526 unità.“Rispetto al 2016 ci sono 8.724 lavoratori domestici in meno eppure – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – la popolazione continua ad invecchiare e l’11,2% degli over 65 ha difficoltà a svolgere attività quotidiane come mangiare o vestirsi”.Il dato INPS è indice di una situazione preoccupante, le famiglie per risparmiare non assumono regolarmente colf e badanti. Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio INPS, in controtendenza con il decremento totale del numero dei lavoratori domestici, c’è un incremento della quota dei lavoratori italiani (+6,9%). “E’ evidente – prosegue Gasparrini – che il settore del lavoro domestico sta diventando un vero e proprio salvagente contro la disoccupazione, non è un caso che le zone in cui sta aumentando la quota di italiani siano le isole (con 47.784 lavoratori italiani a fronte di 31.098 stranieri) e le regioni del Sud”.“Oltre a rappresentare uno strumento fondamentale per la prosecuzione della vita familire – continua la nota – il settore domestico sta consolidando anche il suo ruolo economico (vale l’1,3% del PIL nazionale) ed è indispensabile che il Governo investa in questo ambito, in termini di politiche di welfare, per supportare le famiglie datori di lavoro ma anche per favorire le possibilità di occupazione legate al settore”

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Pensioni e scuola: Il contratto di governo M5S-Lega

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

La novità è inserita a pagina 26 del contratto di Governo che Movimento 5 Stelle e Lega Nord stanno sottoscrivendo in via definitiva e che a breve verrà sottoposto al parere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la nuova soglia, inserita nel capitolo “Pensioni, stop alla Legge Fornero”, potrebbe contenere delle differenziazioni o delle riduzioni di assegno per l’uscita anticipata.Il giovane sindacato ricorda che dal prossimo 1° gennaio l’Italia diventerà di gran lunga il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni: una circostanza confermata dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile scorso. Oggi in Europa, in media, un insegnante lascia la cattedra a 63 anni. In Francia ancora prima, perché si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62. Altri, come la Germania, che con circa 25 anni di insegnamento permettono di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%. L’unica vera ancora di salvataggio introdotta dagli ultimi due governi è stata l’Ape Social, l’anticipo pensionistico, fino a circa tre anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato direttamente dallo Stato: peccato che sia rimasto relegato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola materna.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo di includere l’operato di docenti e personale Ata tra i lavori usuranti: studi di lunga portata, come il ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali molto più alte che in altre professionalità, con un’alta incidenza di malattie psichiatriche ed oncologiche. Non possiamo pensare che, per salvare centinaia di migliaia di cittadini che operano da decenni per lo Stato, non si riescano a trovare dei fondi che invece si reperiscono magicamente per salvare aziende o banche: il Governo che si sta allestendo deve sapere che il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi. Pensare di mandare queste persone in pensione a 67 anni significherebbe produrre un danno sicuro a loro e ai giovani in formazione, perché affidati a personale anziano, stanco e sottoposto a patologie di vario genere.

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Contratto per il governo del cambiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

Messaggio da Luigi Di Maio. Oggi, venerdì 18 maggio, si vota dalle 10.00 alle 20.00 sul contratto per il governo del cambiamento. Leggi il contratto e vota ora su Rousseau!Oggi si è finalmente definito in tutte le sue parti il Contratto per il Governo del Cambiamento. Sono davvero felice. Sono stati 70 giorni molto intensi, sono accadute tantissime cose, ma alla fine siamo riusciti a realizzare quanto avevamo annunciato in campagna elettorale.Un contratto di governo che vincola due forze politiche, che sono e rimangono alternative, a rispettare e fare quanto hanno promesso ai cittadini. Sono davvero felice perchè in questo contratto non ci sono solo delle proposte, non c’è solo un’idea di Paese, non ci sono solo le nostre battaglie storiche. In questo contratto ci sono le persone che ho incontrato in campagna elettorale. C’è la qualità della vita delle mamme che lavorano, ci sono i giovani della mia generazione che pensano al futuro, ci sono le famiglie in difficoltà, ci sono i lavoratori che hanno diritto a un salario dignitoso, gli insegnanti vittime di una riforma scellerata, gli italiani che sono emigrati all’estero, ci sono gli anziani che mantengono intere famiglie con la propria pensione, ci sono gli imprenditori che fanno grande il made in Italy, ci sono le forze dell’ordine che tutelano la nostra sicurezza, ci sono i pescatori, ci sono le vittime di reati di violenza che non devono essere lasciati soli dallo Stato.Ci sono gli italiani in questo contratto. Ci sono io in quanto cittadino italiano. Ci sei tu qui dentro. Leggi questo contratto e sentiti parte di questa ondata di cambiamento che sta per infrangersi sulle speranze di chi voleva che tutto restasse così com’era e sentiti orgogliosamente italiano oggi perchè una nuova era sta per cominciare. La cosa più bella è che ognuno di voi, come me, oggi possa dire: #IoSonoNelContratto.Per tutta la giornata di oggi, a partire dalle 10 e fino alle 20, saranno attive su Rousseau le votazioni sul contratto per il governo del cambiamento. Se voi deciderete che è la strada giusta da percorrere, nonostante quello che dicono tutti i giornaloni italiani e stranieri, nonostante qualche burocrate a Bruxelles, nonostante lo spread, allora come capo politico del MoVimento 5 Stelle firmerò questo contratto per far finalmente partire il governo del cambiamento. Adesso è il vostro momento. Abbiamo lavorato più di 70 giorni per arrivare fino a qui e proporre quanto tutti insieme abbiamo detto in campagna elettorale. Poi questo week end i nostri attivisti, i nostri iscritti, i nostri portavoce saranno nelle piazze di tutta Italia per far conoscere i contenuti di questo contratto.Sono soddisfatto di quanto abbiamo fatto e ringrazio ognuno di voi per essermi stato vicino in questi mesi. Ringrazio tutti i nostri che hanno preso parte al tavolo che in una settimana, in tempi record, ha redatto questo contratto: Alfonso Bonafede, Laura Castelli, Giulia Grillo, Danilo Toninelli, Vincenzo Spadafora, Daniel De Vito, Tommaso Donati e Rocco Casalino. Ringrazio anche la delegazione della Lega. Ringrazio gli attivisti che non si sono mai fermati. E’ anche grazie a voi e alla vostra tenacia se oggi siamo qui e sarà grazie a voi se cambieremo l’Italia. Cliccare per leggere il contratto: http://notizie2.ilblogdellestelle.it/t/922637/28818429/7521/2/

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Contratto di governo Lega-Cinque stelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Per chi fosse interessato richiamiamo il succitato link per una pronta visione del contratto stipulato tra le parti (ancora nella sua stesura provvisoria) per avviare una seria attività di governo ed anche per sgomberare i dubbi e la disinformazione di quanti possono diffondere notizie e informazioni diverse dai punti programmatici descritti. Ringraziamo il blog GrNet.it che ce l’ha trasmesso con la sua solita tempestività. https://www.grnet.it/wp-content/uploads/2018/05/contratto-m5s_lega.pdf

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Presto il voto online per il contratto di governo

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

di Luigi Di Maio. Abbiamo aggiornato il Presidente della Repubblica su come stiano avanzando le varie interlocuzioni tra MoVimento 5 Stelle e Lega su quello che è il contratto di governo. Un accordo che è il cuore di questo governo di cambiamento che siamo intenzionati a far partire il prima possibile. Abbiamo chiesto a Mattarella qualche altro giorno per poter chiudere definitivamente la discussione sui temi. Se parte questo governo, parte la Terza Repubblica.
Stanno cambiando i riti della politica. Si discute prima delle questioni che riguardano gli italiani e solo dopo chi saranno gli esecutori. Sia io che Salvini siamo d’accordo sul fatto che nomi pubblicamente non ne facciamo. Siamo consapevoli che ci sono scadenze internazionali che ci impongono di fare presto e noi vogliamo fare presto. Ma siccome stiamo scrivendo il programma di governo dei prossimi 5 anni, per noi è molto importante farlo nel migliore dei modi. Si tratta di un contratto di governo sul modello tedesco che mette insieme i punti programmatici dei due movimenti. Noi lo sottoporremo ai nostri iscritti con un voto online che deciderà se far partire questo governo. Sono molto orgoglioso delle interlocuzioni e soddisfatti del clima che si respira, ma soprattutto dei punti che si stanno portando a casa su temi come la legge Fornero, la lotta agli sprechi, la lotta alla corruzione, il carcere per chi evade il fisco. (fonte: blog delle stelle)

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Eurowings e Vida: apertura verso un contratto collettivo di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

COLONIA/BONN, VIENNA Il Gruppo Eurowings ha raggiunto un accordo con il sindacato austriaco Vida per Eurowings Europe nella base operativa di Vienna. Alla fine di trattative costruttive i due partner hanno redatto un documento con i punti principali per il raggiungimento di un contratto collettivo di lavoro. “Abbiamo trovato un compromesso equilibrato per tutti al fine di offrire al nostro personale di cockpit e di cabina in Austria le migliori condizioni di remunerazione e di lavoro nel segmento low-cost.” ha commentato Jörg Beißel, CFO del Gruppo Eurowings. “Ci siamo accordati fra l’altro per sostanziali aumenti di remunerazione per gli equipaggi – il momento migliore per candidarsi con noi.” L’accordo con Vida assicura anche la competitività della base di Vienna nel mercato estremamente competitivo dell’aviazione, ha rimarcato Benedikt Schneider, Responsabile del Personale e Legal Affairs di Eurowings.L’aumento dei valori delle tabelle, compresi gli sviluppi concordati, creerà una situazione stabile fino al dicembre 2021. Entrambe le parti hanno concordato di non ufficializzare ulteriori dettagli rimandando ad un passo successivo.Nel corso del 2017 il Gruppo Eurowings ha concluso con successo con tutti i sindacati accordi a lungo termine per il personale di cockpit e di cabina di Eurowings Deutschland, ponendo così le basi per accelerare la crescita di tutto il Gruppo Eurowings. http://www.eurowings.com

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Scuola: Domani la firma definitiva sul rinnovo del contratto della vergogna: sindacati convocati all’Aran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Per Anief l’accordo è illegittimo e viola la giurisprudenza italiana, diversi articoli della Costituzione, nonché diverse direttive comunitarie dagli aumenti miseri, tre volte sotto l’inflazione, al precariato e ricostruzione di carriera, dall’organizzazione dell’orario di lavoro alla temporizzazione censurata dalla Cassazione, dalla libertà sindacale alla validità delle norme contrattuali, dalla mobilità alla parità di trattamento.
Dopo dieci anni di blocco contrattuale, diverse sentenze delle SS.UU. della Corte di Cassazione, della Corte di Giustizia Europea e della Corte costituzionale ci si sarebbe aspettati da Governo e Sindacati confederali il rispetto del diritto e non una firma che rinneghi il principio della parità di trattamento tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro (neo-assunti dal 2011), siano essi precari che di ruolo, docenti curricolari, di sostegno o potenziatori (mobilità). Illegittime sono anche le norme che vorrebbero estendere la validità del contratto al di là del triennio di riferimento, al punto tale da non definire nell’ultima fascia tabellare alcun limite temporale legato a un pensionamento certo, come la volontà di escludere dalle contrattazioni integrative quei sindacati non firmatari delle ingiuste regole patrizie. Questo contratto è una vergogna, non è democratico e sarà annullato nei tribunali. Né va meglio per quei quattro soldi, quasi un’elemosina, che vengono spacciati per aumenti, ma che in realtà sono lontani dal salario minimo che un lavoratore percepisce nel settore privato. La Corte dei Conti ha certificato l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto del settore ‘Istruzione e Università’ – che comprende Scuola, Università, Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Ricerca – siglata lo scorso 9 febbraio. La certificazione riguarda l’attendibilità dei costi quantificati per il rinnovo del contratto e la compatibilità con le risorse disponibili. Decisamente imbarazzanti risultano le dichiarazioni sull’evento da parte della Ministra uscente dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale, invece di schernirsi per avere sottoscritto un contratto modesto, molto piccolo, che lascia i lavoratori della scuola tra i meno pagati della PA – nemmeno 30 mila euro l’anno -, si dichiara molto soddisfatta “per il traguardo raggiunto, che ci consente di dare il giusto riconoscimento professionale ed economico”.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Viene da chiedersi cosa ci sia da essere soddisfatti, visto che in base al tasso IPCA – il quale dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell’11,22 – gli incrementi in busta paga non sarebbero dovuti andare sotto i 300 euro. Invece, ci si è fermati ad incrementi-micragna che corrispondono allo 0,36%, all’1.09% e al 3,48%. Un discorso simile vale per gli arretrati 2016-2017, 13 volte sotto il tasso IPCA aggiornato per il periodo durante il quale i dipendenti hanno perso oltre 6mila spettanti. Rimane anche da capire che fine abbiano fatto le quattro mensilità non riconosciute dal settembre 2015, assegnate anche dalla Corte Costituzionale. E pure le prime mensilità del 2018, utili ad avviare quel processo perequativo, indispensabile per permettere anche a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi di garantirsi gli aumenti, pure se solo fino al 31 dicembre 2018. Il problema è molto sentito dal personale e per questo abbiamo deciso di scioperare anche il 2 e 3 maggio prossimi.

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Scuola – Contratto: i neo-assunti sono trattati da precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Dall’accordo sottoscritto da Flc-Cgil, Cisl e Uil lo scorso 9 febbraio all’Aran risulta un totale disinteresse verso coloro che vengono immessi in ruolo: a breve porterà i micro-aumenti e ha ratificato l’annullamento del primo gradone stipendiale (3-8 anni) per chi è stato assunto a partire del 2011, come previsto dal Contratto integrativo di lavoro di quello stesso anno. Una norma, peraltro, disapplicata da diverse sentenze dei tribunali del Lavoro con ricorsi presentati dall’Anief. Il giovane sindacato, di contro, non ha mai approvato ciò che è accaduto e crede proprio che sia stato portato avanti un disegno atto a penalizzare gli incolpevoli immessi in ruolo nella scuola a partire dal 2011, danneggiando chi aveva già diversi anni di precariato e violando pure la normativa comunitaria. A sostenerlo sono anche i tanti giudici che si sono espressi favorevolmente sui ricorsi promossi dall’Anief.
Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Nelle tabelle degli aumenti siglati dai sindacati confederali è scomparso il primo gradino stipendiale (fascia 3/8 anni) per chi è entrato in ruolo a partire dal 2011 per via dell’accordo integrativo del 4 agosto 2011, firmato anche da Snals e Gilda, che realizzava l’obiettivo dell’invarianza finanziaria per le prime 67mila assunzioni previste dalla legge 106/11, poi dichiarata illegittima dalla Consulta nella parte in cui proprio non applicava il diritto comunitario nella scuola. Noi a questo gioco proprio non ci stiamo. L’unica strada che proponiamo ai nostri soci è ricorrere in tribunale.Anief ha quindi predisposto il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011: sono interessati docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall’anno scolastico 2011/12 (anche con decorrenza giuridica), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. Il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera. Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all’a.s. 2010/11 può aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia nella paritaria.

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Scuola: Rinnovo contratto e i mini-aumenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Arriveranno a fine mese con emissione speciale: brutta sorpresa per chi ha oltre 35 anni di anzianità. L’allungamento dei tempi della firma definitiva al rinnovo contrattuale è dovuto alla lentezza con cui gli organismi istituzionali stanno esprimendo i loro pareri: sempre più probabile l’emissione speciale, da attuare nell’ultima decade di aprile. C’è tuttavia un alto numero di docenti e Ata che dal sospirato rinnovo contrattuale, atteso da quasi dieci anni, non riceveranno quello che gli spetta: sono tutti coloro che hanno superato il 35esimo anno di anzianità e che si ritroveranno con lo stipendio praticamene fermo. A essere in questa situazione è un numero di lavoratori in sensibile crescita, visto che i nuovi parametri di pensionamento hanno fatto slittare di un decennio l’uscita dal lavoro. A fronte di questa novità importante, anche il contratto si sarebbe dovuto adeguare, introducendo un nuovo gradone stipendiale riguardante la fascia 36–43 anni. Invece, l’Aran, con il compiacente silenzio dei sindacati firmatari (Flc-Cgil, Cisl e Uil), ha pensato bene di lasciare immutati “gradoni” stipendiali, andando solo a ratificare l’annullamento della fascia 3-8 anni creando un bel danno economico ai neo-assunti e calpestando quindi in modo netto il principio della parità retributiva. Per il sindacato, inoltre, non si può ignorare l’alto tasso di burnout tra i dipendenti pubblici, ma che soprattutto subisce il personale della scuola. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo contratto che si è rivelato l’ennesimo pacchetto risparmio, che penalizza sia i neo immessi in ruolo, sia chi è a fine carriera. Il tutto, in cambio di una manciatina di euro netti al mese.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono sei le fasce d’anzianità previste dal nuovo accordo siglato dai sindacati confederali e valido per il triennio 2016-2018, ma colpisce la mancata applicazione di una nuova finestra temporale, da 35 in poi di anzianità. Al tavolo di contrattazione, dove abbiamo fondate ambizioni di andarci a sedere dopo le elezioni Rsu della prossima settimana, non si sono posti nemmeno il problema. Che invece esiste. Poiché, sappiamo bene che non vi è più la certezza di poter andare in pensione entro una data stabilita perché, anche per accedere all’assegno con il canale dell’anzianità, comunque per il 2018 i contributi sfiorano i 43 anni. In tal modo, si condanna la stragrande maggioranza dei lavoratori ultra 60enni a percepire sempre lo stesso stipendio, fissato a quota 35, fino all’ultimo anno prima di andare in pensione. Tra l’altro, per vedersi assegnare un assegno di quiescenza destinato a diventare della metà di quanto percepito con l’ultimo stipendio. Mentre per Anief, bisogna assolutamente ritornare a 61 anni e 35 anni di contributi con l’80% dell’ultima retribuzione. Tutto questo, anche e soprattutto alla luce del fatto che quella educativa è una professione particolarmente esposta a condizioni ‘stressogene’, come hanno confermato gli autori di un’indagine su larga scala che ha indagato sugli ambiti problematici connessi con lo sviluppo del turnout.

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Contratto Statali, per la Corte dei Conti è un’occasione sprecata: per Anief-Cisal è una sconfitta

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

La Corte dei Conti definisce il rinnovo ‘deludente’, in riferimento ad una retribuzione in grado di premiare il merito e incentivare produttività ed efficienza nel pubblico impiego: l’ipotesi all’esame, scrive la Corte, si rivela complessivamente tale, perché le risorse messe a disposizione risultano pressoché esclusivamente per corrispondere adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione. Il CCNL prevede incrementi quasi esclusivamente tabellari lasciando poco spazio al merito, diversamente da quanto stabilito dal decreto n. 150/09. Si attende il parere ultimo della Corte riguardo al comparto Scuola, o meglio Istruzione e Ricerca, che, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, deve adesso passare al vaglio proprio della stessa.
Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): È vero che gli aumenti del 3,48% sono superiori al valore Ipca 2018, pari ad un incremento dell’1,90%, ma nello stesso tempo sono inferiori di ben quattro volte rispetto al costo della vita certificato nell’ultimo decennio, che è infatti salito di oltre 14 punti. Per questo, abbiamo definito vergognosa la firma del rinnovo contrattuale, poiché non si è volutamente sbloccata l’indennità di vacanza contrattuale che dovrebbe dare, proprio durante il periodo privo di rinnovo stipendiale, il 50% di aumento relativo al tasso Ipca richiamato. Per tutti questi motivi, Anief prosegue i ricorsi gratuiti, al fine di far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

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Risorse contratto a retribuzioni tabellari causa blocco prolungato

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Roma. “L’avere destinato tutte le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari è stata una scelta di Cgil Cisl Uil proprio in considerazione del prolungato e ormai insopportabile blocco. Scelta concordata con l’Aran e inevitabile, considerate le aspettative dei 260.000 lavoratrici e lavoratori del Comparto delle Funzioni Centrali”. Ad affermarlo in una nota unitaria sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa in merito a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti che, “certificando la compatibilità economica del nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali, ha espresso nella sua delibera alcune considerazioni sui contenuti che ci permettono di ribadire, e ancor meglio specificare, quanto sostenuto nei giorni scorsi, a proposito di qualità del nuovo Contratto Nazionale delle Funzioni Centrali”. L’aumento del 3,48% delle retribuzioni, spiegano i tre sindacati, “è superiore al tasso di inflazione programmata negli ultimi tre anni, calcolato con qualsivoglia parametro. Certamente non parliamo di un completo ristoro del potere d’acquisto perso in oltre 8 anni di blocco contrattuale, ma possiamo affermare adesso di avere riaperto decisamente un processo di accrescimento delle retribuzioni che da troppo tempo era atteso”. Da qui la scelta di destinare le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari.
“Noi sosteniamo da tempo – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – la necessità e urgenza di liberare risorse importanti per riconoscere maggiore retribuzione accessoria, per aggiornare il sistema delle indennità, rifinanziare progetti di accrescimento della produttività, assegnare maggiori finanziamenti alle carriere ma, vorremmo rammentare, che il principale ostacolo sul percorso, che anche la Corte dei Conti giudica necessario, è rappresentato non tanto dagli orientamenti e dalle scelte del nuovo Ccnl bensì dal blocco stabilito dal D.Lgs. 75 del 2017 che all’art. 23 comma 2, fissa il tetto alle risorse destinate al trattamento accessorio con riferimento allo stanziato del 2016”. Insomma, aggiungono, “anche a voler agire più in armonia con le indicazioni della Corte dei Conti, che vorremmo ribadire non hanno impedito la certificazione del Ccnl, è proprio l’aver fissato un tetto di tale entità che ha reso impraticabile il percorso indicato dalla Corte. Nonostante questi vincoli il nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali rafforza la certezza di destinazione di una quota prevalente delle risorse variabili alla performance e incentiva la contrattazione di sede, laddove l’innovazione organizzativa può incidere, in maniera significativa, a generare l’incremento della produttività”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa.

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Scuola: Bonus merito, con il nuovo contratto distribuiti per il 2018 la bellezza di 4,5 euro a lavoratore

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Praticamente, poco più di tre caffè al mese. Perché nel tentativo maldestro, probabilmente mai avviato, di innalzare gli stipendi più bassi dell’area Ocse, dopo la Grecia, con il contratto sottoscritto lo scorso 9 febbraio all’Aran si è deciso di devolvere “a pioggia” una parte del fondo nazionale del merito: 60 milioni per l’anno in corso e ancora meno (40) per il futuro; mentre l’altra metà dei 200 milioni annui verrà assegnata attraverso la contrattazione d’Istituto, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo Brunetta 150/2009, dalla Legge Madia 124/2015 e dalla Legge 107 del 2015, con l’intento di introdurre valutazione e premialità anche tra i lavoratori meno pagati del pubblico impiego. Ma anziché evidenziare l’indecenza degli aumenti che vengono applicati, sottolineando che quanto disposto dalla Legge 107/2015 rimane in vigore per i restanti 130 milioni iniziali e 160 milioni a regime, secondo la FLCGIL “il nuovo Contratto, supera quanto indicato dalla legge 107/2015 per quanto riguarda il bonus merito per la valorizzazione del lavoro dei docenti”. Ma di cosa stiamo parlando? Pochi spiccioli subito e qualche euro in più ai docenti più fortunati, individuati annualmente come meritevoli, mentre il personale Ata viene da subito escluso da questo teatrino al ribasso perché reputato in partenza inadatto o inadeguato per vedersi riconoscere il bonus merito.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ancora una volta stupiscono i toni da campagna elettorale della CGIL sulla disapplicazione della Legge 107 e sui benefici presunti estesi ai precari che ancora attendono di sapere perché nel contratto non si è applicata la giurisprudenza sul precariato della Cassazione. La verità è che la legge non vietava l’attribuzione del merito, ma solo della card di aggiornamento ai precari, mentre continua a vietare ad essi gli scatti stipendiali e la ricostruzione per intero del servizio pre-ruolo: mancate disposizioni contro cui l’Anief non a caso ha presentato formale ricorso. Ad ogni modo, come ha ribadito il Miur, la contrattazione non può derogare alla legge per cui si forniscono interpretazioni che porteranno ad un nuovo inevitabile contenzioso.

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Scuola – Contratto: non può sovrastare la legge

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Aveva ragione Anief: una delle motivazioni che avevano portato CGIL, CISL, UIL alla firma del contratto secondo quanto auspicato dall’atto di indirizzo era il recupero della centralità della contrattazione ma non della supremazia del contratto sulla legge che se in contrasto con essa va disapplicato come prevede il decreto legislativo 150/09. La legge 107/15, pertanto, con tutte le sue storture su mobilità, soprannumerari, potenziamento, organizzazione dell’orario di lavoro rimane in vigore, nonostante il Ccnl 2016/18. E per spazzarla via occorre necessariamente una legge abrogativa, almeno delle sue parti peggiori. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Forse i sindacati Confederali hanno la memoria corta, visto che il Consiglio di Stato ha espresso un parere diametralmente opposto: sollecitato sullo schema di decreto legislativo di riforma del testo unico del Pubblico impiego, ha infatti spiegato che non contiene alcuno squilibrio a favore della legge e a sfavore dei contratti di categoria. Il decreto additato ha il merito di precisare gli ambiti di competenza spettanti alla legge e quelli spettanti alla contrattazione. E comunque, ammesso anche che si riesca ad aggirare le legge-madre, vale la pena ricordare che gli accordi contrattuali hanno una durata limitata. Ad esempio, quelli prodotti nella scuola sulla mobilità si rinnovano ogni anno e nessuno può garantire che per il successivo si confermeranno le stesse disposizioni e i medesimi accordi. Anche perché, nel frattempo, chi governa l’amministrazione potrebbe non volere più scendere a patti.

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Scuola – Dirigenza scolastica: bloccato il rinnovo del contratto sull’area svenduto dai sindacati Confederali nemmeno rappresentativi

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Gli aumenti previsti dalla Legge 205/17 risultano tre volte sotto l’inflazione del 2018 e ben tredici volte rispetto agli arretrati che spettavano al comparto: in pratica, tali incrementi sono stati tarati su quasi tre milioni di dipendenti statali con un reddito medio di 30 mila euro, così come concordato con CGIL, CISL, UIL nell’intesa con la Funzione Pubblica del 30 novembre 2016. Gli stessi sindacati, però, a livello di dirigenza, non detengono il 50% della rappresentatività, tranne che per coloro che operano nei comparti Centrali. Udir, pertanto, invita a resistere e a non abbandonare chi amministra la res publica, la cui gestione deve sempre e comunque salvaguardare gli interessi dei lavoratori e non di chi amministra.
Marcello Pacifico (presidente Udir): Come Udir, rivendichiamo per la Scuola l’assegnazione specifica della perequazione interna (nota come RIA), assente per tutti i dirigenti assunti a partire dal 2001. Come riteniamo doveroso recuperare fino a 42mila euro di perequazione esterna, recuperando quell’indennità di vacanza contrattuale congelata, al fine di ottenere aumenti del 4,26% per il 2015, del 4,66% per 2017 e del 5,51% per l’anno in corso. Perché non si può risolvere tutto con degli aumenti fittizi, pari a qualche centinaia di euro lordi dopo tempo immemore, mentre gli altri dirigenti pubblici percepiscono stipendi annui vicini ai 100mila euro con responsabilità e carichi di lavoro enormemente inferiori.

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Contratto: il Coisp alla FP denuncia niente soldi per la parte normativa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

“L’Avevamo già detto che questo rinnovo contrattuale sarebbe stato pessimo nei modi, nei tempi e nei risultati, e che sarebbe stato un pessimo affare per il Governo che ce lo ha imposto, a soli fini elettorali, e siamo stati facili profeti visto il risultato delle urne. Oggi questa coda contrattuale ci lascia ancor più perplessi, perché ci troviamo di fronte a numeri che dimostrano quanto sia letteralmente ridicolo lo stanziamento per la parte normativa, e che ci spingono pretendere che si chiarisca chi si assume la responsabilità politica di fronte a impegni assunti evidentemente senza la minima intenzione di rispettarli”.
E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’intervento di Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nell’ambito della riunione che si è tenuta ieri presso il ministero della Funzione pubblica.
“Ci saremmo aspettati – ha aggiunto Pianese – di sentire ministri che in conferenza stampa avessero parlato di 2 milioni e 550mila euro da destinare alla parte normativa per il rinnovo di questo contratto.
Oggi c’è una riunione programmatica, e allora diteci a cosa dovrebbero essere destinati questi 2 milioni e 550mila euro, e quindi il ministero della Funzione pubblica quale programma ha”.
“Noi – ha argomentato il Segretario generale del Coisp – abbiamo consegnato ben due piattaforme contrattuali, a luglio e a dicembre, rispetto alle quali non c’è stata data la possibilità di entrare nel merito e discutere. Siamo arrivati fin qui con una firma che ci è stata letteralmente estorta per il rinnovo e, oggi, rispetto ai contenti di questo addendum abbiamo fatto una semplice divisione: 2 milioni e 550mila euro divisi per 93.000 appartenenti alla Polizia di Stato, sottratte le ritenute, la somma che risulta è 1 euro e 24 centesimi al mese per dipendente”.
“E’ inevitabile – ha insistito Pianese – che ci domandiamo, allora, quale responsabilità politica c’è rispetto a un Governo che si è assunto la responsabilità di firmare un addendum in cui si parla di riformare indennità di missione, accessorie, di servizio, addirittura di introdurne di nuove, e poi lo stanziamento è ridicolo rispetto agli impegni dichiarati. Allora la linea del ministero della Funzione pubblica qual è rispetto a questa coda contrattuale? Noi non accettiamo che la coda contrattuale venga limitata dallo stanziamento che questo Governo ha in modo colpevolmente ridicolo destinato all’interno del contratto nazionale di lavoro. Pretendiamo che ci si assumano le responsabilità politiche rispetto a quello che si è scritto, agli impegni assunti e a quello che si vuole realizzare. Altrimenti vorrà dire che si è trattato per l’ennesima volta di un tentativo mal riuscito di fare campagna elettorale alla vigilia delle elezioni”.
“Ma noi – ha concluso Pianese – non facciamo attività elettorale in funzione del colore del Governo che ci troviamo di fronte. A noi interessano i fatti, che fino a questo momento non ci sono”.

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Scuola: Mobilità, sottoscritto il contratto-ponte per docenti, educatori e Ata: valanga di ricorsi in arrivo

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Coinvolgerà oltre 100mila lavoratori, tra docenti, amministrativi, tecnici, ausiliari e personale educativo e avrà effetti pratici con il prossimo 1° settembre. Assieme alle regole, sono state fissate tutte le date di presentazione delle domande di mobilità, di comunicazione al SIDI e di pubblicazione dei movimenti concessi o rifiutati.Anief ricorda agli interessati che è pronta a rivincere nei tribunali per far riconoscere il servizio pre-ruolo su sostegno nel blocco quinquennale previsto per chi viene assunto o trasferito; per le graduatorie interne d’istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio pre-ruolo e contro la mancata considerazione del servizio prestato nella scuola paritaria. Tali mancate valutazioni, si rammenta, possono avere delle conseguenze negative dirette sull’individuazione dei soprannumerari e quindi sulla perdita di titolarità che oggi significa terminare negli sfavorevoli ambiti territoriali, quindi precarizzarsi a vita. Il giovane sindacato ha deciso poi di rivolgersi al giudice del lavoro per impugnare la tabella valutazione dei titoli previsti dalla mobilità 2017/18, anche per quella della mobilità d’ufficio (pure per il servizio specifico svolto nelle scuole paritarie, centri di formazione professionale o comunali anche situati nelle piccole isole). C’è poi un ricorso ad hoc contro l’assurda decisione del Miur di impedire la scelta della seda di attuale incarico triennale e anche la non accettazione di un mancato trasferimento (su ambito territoriale o sede scolastica richiesta) derivante da un errore algoritmico.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Al Miur le lezioni giuridiche che arrivano dai tribunali non sembrano mai bastare: di fatto, risultano confermate le regole dell’anno scorso, con tutte le norme illegittime su cui si sono già espressi tantissimi giudici. Continuiamo a pensare che contrattare sindacalmente un contratto che non si migliora mai non serve a nulla. Ecco perché puntiamo a superare la soglia di rappresentatività e a chiedere ai lavoratori di votare i candidati della lista Anief in occasione delle elezioni Rsu di metà aprile 2018. La nostra presenza, ai tavoli contrattuali di Viale Trastevere e delle scuole, porterà quella ventata di diritto di cui l’istruzione italiana ha bisogno: arrivando, tra l’altro, a coincidere con la discussione di un contratto particolarmente importante, visto che nel 2019 diventerà triennale.

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PA – Contratto, arrivati 435 euro lordi di arretrati ma solo per 250mila dipendenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Accreditati in media 435 euro lordi solo ad una piccola fetta di lavoratori statali, riconducibile ai lavoratori delle Funzioni centrali, ovvero dell’ex comparto dei Ministeri, cui fanno capo Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici ed Enti ex art.70: considerando la quota fiscale e previdenziale da sottrarre, l’utile netto pro capite si aggira sui 204 euro netti per redditi medi sui 30 mila euro. Secondo l’ipotesi firmata all’Aran dai sindacati Confederali il 9 febbraio scorso, la stessa cifra toccherà anche ai docenti e al personale Ata della scuola. La quota dovrebbe giungere a circa un milione e 200 mila dipendenti il prossimo 1° aprile, pochi giorni prima del voto per il rinnovo delle elezioni Rsu. Quello che l’Anief ha definito il contratto della vergogna trova quindi conferma negli arretrati.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se si studia il tasso di inflazione programmata, dai calcoli realizzati dall’ufficio studi Anief risultano circa 6.270 euro, che corrispondono a 2940 euro netti: una somma quattordici volte superiore, che comprende anche incluse le ultime quattro mensilità del 2015 sparite nell’accordo. Per non parlare dei tre mesi iniziali del 2018, anche questi dissolti nel nulla. Le cifre, pure quando divise per il lordo Stato (1,3838) e poi a fine anno decurtate dalla tassazione (in media del 35%), risultano lontanissime dall’aumento del costo della vita, unico parametro costituzionale da rispettare per stabilire se gli aumenti sono equi. Basti pensare che in assenza della firma del contratto, la legge italiana prevede l’erogazione del 50% mensile del tasso di inflazione programmata, tasso anch’esso bloccato dal 2008 al 2021 da una legge ‎che presto sarà scrutinata dalla stessa Consulta. Per questi motivi, perché i dipendenti pubblici non sono figli di un dio minore, il nostro sindacato ha messo a disposizione un modello di diffida che interrompe i termini di prescrizione delle somme loro sottratte da uno Stato che continua a trattare i suoi lavoratori come dei sudditi.

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Scuola: Il nuovo contratto danneggia giovani e anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

L’accordo sottoscritto all’Aran da CGIL, CISL e UIL ufficializza l’abolizione del primo gradone stipendiale (relativo alla fascia di anzianità 3-8 anni) riassorbito nella fascia unica 0-8 anni. Si tratta di una sorta di consacrazione di quanto era stato deciso con il Contratto integrativo di lavoro del 4 agosto 2011, per ottenere delle risorse interne al fine di trovare la copertura di un piano triennale di immissioni in ruolo ormai ampiamente esaurito. Così tutti coloro che non hanno servizio pregresso alla stipula del contratto a tempo indeterminato devono oggi attendere qualcosa come otto anni per vedere muovere il loro stipendio in avanti. Così, invece di ripristinare l’incremento stipendiale in corrispondenza del compimento del terzo anno di anzianità, si è andati a cancellarlo anche nel nuovo contratto che scadrà a fine 2018. Ma non vanno meglio gli over 60. Se si tiene conto dell’avanzamento della soglia di pensionamento, spostata a 67 anni (oppure per quello di anzianità a 43 anni di contributi), viene da chiedersi come mai non sia stato previsto alcun nuovo scaglione: in pratica, l’ultimo gradone (a 35 anni di carriera) viene a configurarsi senza un limite‎ temporale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’abolizione del primo gradone stipendiale, introdotta per favorire l’invarianza finanziaria per le immissioni in ruolo poi normata dalla legge 128/2013, danneggia non poco chi aveva già diversi anni di precariato e viola la normativa comunitaria: per questo, va disapplicata. Lo hanno detto diversi giudici sui ricorsi promossi dal nostro sindacato. Per chi ha tanti anni di servizio alle spalle, ci si aspettava una nuova fascia, la 36-43 anni, attraverso la quale si sarebbe recepito nel contratto collettivo nazionale il sensibile allungamento dell’età pensionabile. Invece, inspiegabilmente, nell’ipotesi di contratto accordato dalla parte pubblica con i sindacati Confederali, si condannano gli over 60 a percepire lo stesso stipendio fino all’ultimo anno prima di andare in pensione. Sempre che non muoiano prima, permetteteci la battuta, visto che ormai ogni tre anni si eleva l’età pensionabile: tra l’altro per vedersi assegnare un rateo pensione destinato ad assottigliarsi nei prossimi anni del 30-40% rispetto all’ultimo stipendio, per poi ridursi progressivamente sino ad assicurare ai millennials meno della metà di quanto percepito a fine carriera.Anief ricorda che il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011 è destinato a docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall’a.s. 2011/12 (anche con decorrenza giuridica 2010/11), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera.Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all’a.s. 2010/11 può, invece, aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia in quella paritaria.

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Scuola: Con il nuovo contratto le regole per la mobilità cambiano ogni tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 febbraio 2018

Tra le diverse disposizioni illegittime figura il mancato riconoscimento del servizio prestato durante il precariato come valido per il blocco quinquennale sul sostegno, né di quello prestato nella paritaria né di quello prestato nel pre-ruolo per intero nelle graduatorie interne d’istituto per l’individuazione dei soprannumerari. Nessun correttivo è giunto neanche per l’algoritmo segretato e impazzito che nell’estate del 2015 ha trasferito migliaia di docenti a centinaia di chilometri di distanza sanando solo una parte di quegli errori macroscopici e mai ammessi. Viene confermato pure il passaggio dei docenti da potenziamento a curricolare e viceversa, cosicché cada ogni distinzione di posto nell’organico di autonomia: di fatto, se un insegnante può spostarsi da potenziamento a disciplina, allora anche il dirigente scolastico potrà spostare da disciplina a potenziamento e viceversa, in deroga alla legge che individuava soltanto alcuni “potenziatori”, li assegnava per tre anni e se non confermati li rimandava in ambito territoriale per un’altra assegnazione triennale; mentre il potenziamento poteva capitare a chiunque avesse presentato domanda di mobilità o si fosse trovato sovrannumerario. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questo contratto ci sono molti aspetti che rimangono inalterati, anche laddove gli eventi giudiziari, oltre che il diritto moderno europeo, abbiano espresso giudizi diametralmente opposti. Tra l’altro, il mancato adeguamento delle norme risulta particolarmente grave, perché con la sottoscrizione del contratto ha confermato l’intenzione di cambiarne regole non più annualmente ma ogni triennio.

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