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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘contratto’

Scuola: Firmato il contratto per utilizzazioni e assegnazioni provvisorie

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

Al ministero dell’Istruzione è stato sottoscritto oggi il contratto che regolerà le prossime utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie del personale scolastico: si tratta di un documento importante, perché va ad incidere sul futuro professionale di diverse migliaia di dipendenti, tra insegnanti, educatori e unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. All’ultimo momento, grazie alle pressioni del giovane sindacato, viene concessa la possibilità di accedere alla mobilità annuale anche ai docenti del terzo anno Fit, il sistema di Formazione iniziale e tirocinio, introdotto con il nuovo reclutamento per la scuola secondaria approvato dal decreto legislativo 59/2017, riguardante i vincitori del concorso riservato del 2018. Anief si riserva di verificare il testo dell’intero accordo sottoscritto oggi, al fine di verificare che tutto il personale abbia diritto alla formulazione della domanda, con valutazioni congrue del servizio e dei titoli conseguiti da ognuno.
Il contratto, anticipa Orizzonte Scuola, sarà triennale, ma le domande annuali. Saranno ripristinate le preferenze del comune e del distretto così come già previsto per i trasferimenti. Potranno presentare domanda anche i docenti che saranno soddisfatti nella mobilità interprovinciale nella provincia di ricongiungimento, eliminando quindi un ulteriore vincolo rispetto all’anno scolastico precedente. Ripristinata la possibilità di partecipare alla mobilità annuale, anche tra distretti sub-comunali per i docenti beneficiari di una delle precedenze previste dall’art. 8 del Contratto. Le domande di assegnazione provvisoria interprovinciale potranno essere anche su posti di sostegno per quei docenti privi di specializzazione, che, però, abbiano almeno un anno di servizio su sostegno o siano stati ammessi al TFA sostegno. Fatto salvo il requisito di ricongiungimento/cura e al termine della sequenza operativa che prevede ogni tutela per i docenti con titolo sia di ruolo che supplenti. Per quanto riguarda i docenti del terzo anno FIT (individuati entro il 31 agosto), si parla di novità positive, nel senso che potranno presentare domanda di assegnazione provvisoria: in tal caso, sarebbe stata accolta la richiesta formulata nelle ultime settimane dall’Anief.

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Per il rinnovo del contratto della sanità privata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Roma. “Confermiamo l’obiettivo di arrivare, in maniera condivisa e in tempi ragionevoli, al doveroso aggiornamento contrattuale dei professionisti che operano nella componente di diritto privato del SSN.” È quanto affermato da Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata) e Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari) in occasione dell’incontro odierno con l’assessore Sergio Venturi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Aiop e Aris hanno anche accolto con favore l’avvio di un confronto congiunto voluto dalla Conferenza delle Regioni.
Le strutture sanitarie della componente di diritto privato del SSN operano in un sistema regolato da terzi, con volumi di attività e tariffe che, oltre a variare da regione a regione con differenziali fino al 30%, sono datate e costruite in base a meccanismi che non tengono in considerazione le reali componenti di costo delle prestazioni che le strutture erogano ai cittadini per conto del SSN, mettendo a rischio la sostenibilità dell’intero settore.Obiettivo prioritario di Aiop e di Aris, le cui strutture sanitarie associate contribuiscono in maniera determinante all’offerta sanitaria del Paese, è quello di garantire il rinnovo del contratto nei confronti degli oltre 100mila lavoratori che ogni giorno, con grande professionalità, consentono agli italiani di avere una risposta alla propria domanda di salute, e alle aziende di garantire al SSN servizi e prestazioni efficaci e di qualità.Aiop e Aris, in pieno spirito di collaborazione, hanno sottolineato di essere pronti al confronto per raggiungere l’obiettivo, comune a tutti, di un rinnovo contrattuale che valorizzi le competenze dei professionisti della componente di diritto privato del SSN – che hanno pari dignità rispetto ai colleghi del comparto pubblico – e salvaguardi le esigenze di efficienza e produttività delle strutture sanitarie.È stato rilevato, tuttavia, che la sostenibilità del settore è garantita dalla congruità di tariffe definite dalle Regioni, per questo motivo Aiop e Aris ritengono che l’aggiornamento del contratto, comportando costi aggiuntivi, debba anche esser fondato sulle relative coperture, così come previste per il comparto pubblico.
Nel corso dell’incontro è stato anche evidenziato come, negli ultimi anni, le strutture della componente di diritto privato del SSN hanno subìto l’imposizione di un tetto di spesa regionale (D.L. 95 del 2012), che, nella migliore delle ipotesi, cristallizza i budget al 2011 abbattuti di un ulteriore 2% (in alcuni casi anche al 2007). Considerato tutto questo, Aiop e Aris ritengono indispensabile che la deroga al D.L. 95 del 2012, che era stata prefigurata nella Legge di bilancio 2019, trovi la sua concreta attuazione all’interno del Patto per la salute.

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Dirigenti scolastici: “Nel contratto manca l’adeguamento alla legge”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Nel corso di un’intervista rilasciata a Teleborsa, Marcello Pacifico, presidente nazionale di Udir, giovane sindacato che tutela la categoria dei dirigenti scolastici, ha fatto il punto della situazione sul contratto. Pronto un ricorso al giudice del lavoro.
A breve ci dovrebbe essere la firma del contratto DS. Udir ha più volte sottolineato le criticità. In occasione dell’intervista rilasciata a Teleborsa, il presidente nazionale del giovane sindacato, Marcello Pacifico, ha evidenziato come nel contratto manchino delle parti fondamentali, a partire all’adeguamento “alla legge semplificazione approvata qualche mese fa”.Infatti, il sindacalista ha affermato che la citata legge semplificazione, n. 12 del 11 febbraio 2019, riporta che “il salario accessorio di tutti, anche dei dirigenti scolastici, deve essere sbloccato nel momento in cui si firma un contratto”. In pratica, nell’ipotesi che è stata siglata non c’è traccia del predetto sbocco e “questo comporterà purtroppo che i dirigenti scolastici perderanno dai 6 mila agli 8 mila euro all’anno, poiché nel Fondo Unico Nazionale non verranno versati gli assegni ad personam dei presidi andati in pensione e, quindi, questo porterà meno risorse per i dirigenti scolastici”.Ma Udir ha anche analizzato un altro aspetto, “quello della mancata perequazione piena delle diverse aree dell’istruzione, della ricerca e dell’università confluite nella stessa area della dirigenza a partire dall’anno 2016, che porta a stipendi diversi tra dirigenti che per contratto sono inquadrati nella stessa area. Questo significa altri 8 mila euro in meno al dirigente scolastico”. Dunque con questo contratto i ds perdono 16 mila euro: Udir ha dichiarato quindi che, non appena sarà siglato il contratto, si rivolgerà ai giudici del lavoro per chiedere il giusto riconoscimento della professione.

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Rinnovo contratto trasporto aereo, USB: schema che perde non si cambia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Il rinnovo della parte generale del Contratto Nazionale del settore del Trasporto Aereo da parte delle federazioni di categoria Cgil, Cisl, Uil e Ugl e delle associazioni datoriali ricalca nel metodo, purtroppo, uno schema perdente che non ha funzionato negli ultimi anni, visti i frutti amari di questo tipo di relazioni industriali.Non c’è stata la verifica della rappresentatività di ogni sigla presente nel settore, come invece previsto delle regole dello stesso testo unico del 10 gennaio scorso, che viene brandito come una clava quando invece conviene, impedendo la partecipazione a organizzazione radicate e rappresentative come USB.Quindi niente di nuovo rispetto agli ultimi 10 anni, a dispetto dell’estremo bisogno di rilanciare le rivendicazioni dei lavoratori non solo per affrancarsi dagli errori del passato ma per riaffermare il contratto nazionale quale strumento di tutela e regolazione degli evidenti squilibri del trasporto aereo italiano.
Nel merito del testo contrattuale, ci riserviamo a breve una valutazione completa con le strutture del settore sulle tematiche più sensibili, quali appalti, clausola sociale, mercato del lavoro, precarietà e democrazia.Adesso si apre la stagione fondamentale dei rinnovi delle parti specifiche, (vettori, gestioni aeroportuali, handling, catering, assistenza al volo, etc…) che tratteranno i temi legati ai salari, all’organizzazione e all’orario di lavoro, nonché l’applicazione concreta di alcuni dei temi trattati nella stessa parte generale.Il contratto nazionale non potrà mai funzionare, tanto più in un settore così delicato e composito come quello del trasporto aereo, se continuerà a basarsi su una logica di esclusione dei lavoratori e dei loro rappresentanti liberamente scelti.

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Contratti: Fp Cgil, bene su adeguamento risorse per rinnovo Medici

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Roma. “Accogliamo con favore la dichiarazione del presidente del comitato di settore Venturi in merito all’adeguamento delle risorse per il rinnovo del contratto della Dirigenza medica e sanitaria, un risultato importante, frutto di una lunga e complicata trattativa sindacale”. Queste le parole di soddisfazione di Andrea Filippi, segretario nazionale della Funzione Pubblica Cgil Medici in merito allo sblocco del contratto della Dirigenza medica e sanitaria, fermo da 11 anni.”Siamo soddisfatti – prosegue Filippi – dei risultati raggiunti in questi mesi con l’inserimento dell’indennità di esclusività nella massa salariale, con il recupero di una parte della retribuzione individuale di anzianità ed oggi, con il finanziamento delle risorse necessarie a parificare il contratto della dirigenza del Ssn a quella del comparto, siamo finalmente in grado di sbloccare il contratto dei professionisti fermo da 11 anni. Ora sarà fondamentale la contrattazione sulla parte normativa per restituire dignità alle carriere bloccate da anni per la mancata esigibilità del contratto in tema di incarichi e fondi contrattuali. È necessario revisionare alcune norme che negli anni hanno causato gravi sperequazioni a danno dei professionisti della sanità” conclude il segretario.

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Scuola: 20 maggio, incontro al Miur su organici Ata e aumenti stipendio

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Ancora una volta Anief esclusa che avverte: se non si ripristina organico di fatto a organico di diritto e se non si allineano gli stipendi all’inflazione a partire dall’utilizzo delle risorse derivanti dai tagli promessi dalla legge, se non si stabilizza il personale Ata come si vuole fare per gli LSU, allora si perderà un’occasione seria per risolvere diverse problematiche e si svelerà l’inutilità dell’accordo voluto dal Governo con alcuni sindacati rappresentativi. Nuovo appuntamento al ministero dell’Istruzione per i sindacati rappresentativi con mandato scaduto, in attesa della firma dell’accordo quadro su permessi e distacchi. Ancora una volta, Anief, nonostante una formale e reiterata richiesta, benché rappresentativo, non è stato convocato per affrontare due temi dell’accordo preso a Palazzo Chigi. Secondo il presidente Marcello Pacifico la riduzione progressiva di posti, soprattutto al Sud, rappresenta una tendenza pericolosa, perché toglie risorse umane proprio alle regioni che ne hanno più bisogno. Sui compensi del personale, gli aumenti paventati non ci entusiasmano, perché il personale amministrativo, tecnico e ausiliario è quello più penalizzato economicamente di tutto il comparto del pubblico impiego, con salari medi non molto superiori ai mille euro al mese, cioè sopra il reddito minimo di cittadinanza. Anche per questo motivo, abbiamo scioperato e manifestato in piazza.
Il Ministero dell’Istruzione ha convocato i sindacati rappresentativi per il triennio 2016/2018 per un incontro informativo sugli organici del personale ATA per il 2019/2020 e per affrontare il tema degli aumenti di stipendio. L’appuntamento è per il prossimo 20 maggio e, come in simili recenti incontri, nonostante la rappresentatività ottenuta, Anief non è stato ancora ammesso a questi tavoli. Come ogni anno, la ripartizione dell’organico sarà effettuata tra le regioni tenendo presenti sia i dati della popolazione scolastica sia il dimensionamento della rete scolastica. E con il passare degli anni – scrive Orizzonte Scuola – l’emorragia di posti è andata avanti. Nel 2018, ad esempio, l’organico di diritto ha visto una perdita di posti complessiva di 58 unità rispetto all’anno precedente, mentre rispetto al 2011/12 la perdita è stata di 3.725 posti. La maggiore concentrazione di tagli si è concentrata al Sud, con regioni quali la Campania che hanno visto più di mille posti di lavoro scomparire, insieme alla Sicilia e alla Puglia. Per quanto riguarda, invece, l’organico di fatto del 2018/19, l’amministrazione ha assegnato 5.182 posti in più rispetto all’organico di diritto. Tra gli obiettivi sul tavolo delle trattative, quindi, la trasformazione di molti di questi posti temporanei in organico di diritto. E questa è una buona notizia: ma dovrebbe trattarsi solo dell’inizio, considerando l’ancora alto numero di posti in organico di fatto, ma poi, alla resa dei conti, sostanzialmente privi di titolare e quindi da assegnare a tutti gli effetti alla mobilità e alle immissioni in ruolo. Il problema è che “come ogni anno, la ripartizione dell’organico sarà effettuata tra le regioni tenendo presenti sia i dati della popolazione scolastica sia il dimensionamento della rete scolastica”.

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Dirigenti scolastici: si arrivi al più presto a una data per la sottoscrizione del contratto

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Udir rilancia la richiesta di un gruppo di senatori, della VII Commissione, fatta al ministro Marco Bussetti e alla ministra Giulia Bongiorno, di sapere quale sia l’effettivo stato dell’iter di rinnovo del contratto collettivo nazionale. Marcello Pacifico (Udir): Sono trascorsi 5 mesi. Siamo pronti a impugnarlo.
Ricordiamo che a metà dicembre scorso tra l’Aran e le organizzazioni sindacali rappresentative dell’area dirigenziale istruzione, AFAM, università e ricerca è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2016-2018; il precedente contratto collettivo è scaduto, il 31 dicembre 2009. Alla luce di tutto ciò, un gruppo di senatori della VII Commissione ha chiesto, al ministro dell’Istruzione e a quello della PA, quale sia l’effettivo stato dell’iter di rinnovo del contratto collettivo nazionale; quali siano state le ragioni per le quali, dopo oltre 4 mesi dalla sottoscrizione dell’ipotesi di rinnovo del contratto, ancora non si sia potuto procedere alla stipula definitiva e quali dovessero, malauguratamente, ancora permanere; quali passi abbiano finora compiuto i Ministri in indirizzo sia di informativa che di sollecito, tesi a rimuovere i ritardi sicuramente inusuali fin qui maturati; se non ritengano opportuno dare un’indicazione relativa a una data certa per la stipula definitiva del contratto, accompagnata dall’impegno a garantirne il rispetto.Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma come “5 mesi rappresentino un lasso di tempo abbastanza ampio che deve necessariamente scaturire in una data in cui procedere con la stipula definitiva del contratto. Un’ulteriore attesa non farebbe che bloccare un iter già di suo in ritardo, visto che il precedente contratto collettivo, relativo al quadriennio 2006-2009, stipulato il 15 luglio 2010, è scaduto il 31 dicembre 2009 e sono trascorsi 9 anni dall’ultimo rinnovo. Ad ogni modo, impegneremo questo contratto, perché non tiene conto dei rilievi normativi introdotti dal decreto legge semplificazioni sullo sblocco del salario accessorio per il triennio contrattuale nella voce specifica della Ria da caricare nel FUN e della completa perequazione della retribuzione di posizione di parte fissa a partire dal 2016”, ha concluso il presidente Pacifico.

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PA – Contratto integrativo. Aran: una scuola su cinque non lo invia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

In alcuni casi è un atto unilaterale del dirigente. Il presidente Pacifico (Anief): Non appena con la firma del CCNQ attesteranno la nostra rappresentatività vigileremo in ogni scuola riprendendo l’operazione verità su organici, personale e risorse. Nel frattempo, continuiamo a raccogliere le candidatura per diventare terminale associativo del nostro sindacato in ogni Istituto. Nella pubblica amministrazione è di gran lunga il comparto scolastico a sottoscrivere il maggior numero di contratti integrativi di lavoro: nel 2018, su 14.071 complessivi, circa la metà sono stati prodotti da istituzioni scolastiche, considerando che a fronte di 8.354 sedi di contrattazione, si è arrivati alla stipula del contratto in 6.527 casi. Lo fa sapere l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, attraverso il documento dal titolo “Monitoraggio della contrattazione integrativa – Rapporto riepilogativo anno 2018”. Nel documento sono confluiti i dati derivanti dai form di trasmissione dei contratti integrativi pervenuti via web all’Aran e al Cnel, come previsto dall’articolo 40 bis, comma 5, del D.Lgs. n. 165/20012.
Sui contratti integrativi, complessivamente, rileva l’Aran, “le sedi di contrattazione territoriale che hanno inviato almeno un contratto integrativo sono basse”. Tuttavia, dalle scuole ne sono pervenuti ben 7.414. L’unico comparto che tiene “testa” agli istituti scolastici è quello dei Comuni, che hanno fatto avere ad Aran e Cnel 4.344 testi di contrattazione sottoscritti. Gli altri settori della PA, invece, hanno concluso e trasmesso via web solo poche decine di contratti integrativi. Fanno eccezione i Ministeri (674), le aziende ospedaliere (348), le Province (189), le Unioni dei Comuni (172), le Università (108). In totale, nel 2018 sono stati portati a termine 14.071 contratti integrativi. Quindi, oltre la metà degli accordi firmati presso le istituzioni statali appartengono alla scuola. Appena l’11,9% delle scuole non arriva all’accordo.
A proposito della tipologia dei contratti sottoscritti, l’Aran ha fatto notare che “in particolare, nella Scuola (con il 71,6%) e Afam (con il 64,1%) i CI di tipo normativo mostrano una quota importante dei contratti sottoscritti, che per l’intero comparto Istruzione e Ricerca raggiunge il 70,7% degli atti negoziali trasmessi”. Solo 1.684 istituti hanno stipulato un contratto di tipo esclusivamente economici. “Mentre, negli Enti pubblici non economici, Ministeri e Regioni ed Autonomie locali sono prevalenti i CI che regolamentano solo la parte economica, rispettivamente con l’85,1%, 84,2% e 67,7% dei contratti inoltrati”. Per quanto riguarda la percentuale di adesione negoziale, questa è tutta spostata sul fronte del consenso reciproco: in assoluto appena “il 4,7% degli stessi sono stati sottoscritti senza l’adesione delle Rsu”. E nella scuola la percentuale di disaccordo è ancora più bassa, visto che nel 98,1% dei casi i contratti integrativi trasmessi sono stati sottoscritti da almeno due rappresentanze sindacali unitarie su tre. È tutto dire, infine, che in appena 81 scuole su 7.414 (l’1,1%) sono stati sottoscritti atti unilaterali, quindi solo dal dirigente scolastico.
Secondo Anief, il fatto che otto scuole su dieci abbiamo inviato il sottoscritto contratto integrativo è inquietante. Detto questo, tuttavia, esistono anche molti casi di Rsu in disaccordo, anche laddove il contratto viene stipulato. E poi ci sono il 12% circa di istituti dove non arriva la firma. A questo proposito, va ricordato che, come già proposto a livello nazionale con le linee guida presentate dal sindacato in vista del rinnovo del contratto nazionale, va data priorità assoluta della nuove sessioni negoziali al superamento del vincolo della firma del contratto per poter accedere ai successivi livelli di contrattazione integrativa nel rispetto del voto dei lavoratori e delle regole sull’accertamento della rappresentatività anche per smontare la politica dei cosiddetti “sindacati di comodo”. “Indubbiamente – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il contratto realizzato all’interno di un’istituzione scolastica fornisce precise garanzie ai lavoratori. Tuttavia, quando non ve ne sono le condizioni, i dipendenti devono essere comunque sempre posti nelle condizioni di non subire contraccolpi negativi a livello di diritti, né di compensi da percepire oltre a quelli base. È un concetto fondamentale, visto che, almeno nella scuola, la contrattazione è finalizzata a sovvenzionare i dipendenti per gli incarichi extra sostenuti all’interno dell’anno scolastico”.

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Scuola: Rinnovo del contratto in alto mare, ci potrebbero essere 200 euro al mese per Anief

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Intanto i docenti e gli Ata si devono accontentare di 5 euro ad aprile. Pacifico lancia un appello al ministro Bongiorno: sblocchi la certificazione della rappresentatività e avvii i tavoli di confronto per non smentire il Governo del Cambiamento Sul breve periodo, le risorse destinate al contratto di lavoro nazionale, scaduto lo scorso 31 dicembre, approvate dal Consiglio nazionale Anief pochi giorni fa in una piattaforma realizzata nel decennale del sindacato, sono già presenti nel comparto: riguardano i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera. Marcello Pacifico (Anief): Stiamo indicando la via sul breve periodo, ma bisogna reperire le risorse utili a recuperare il divario registrato nell’ultimo decennio e ad allineare all’inflazione gli stipendi anche per il 2020/21. Serve la volontà, come è stato fatto col Reddito di Cittadinanza. Il Governo guardi ai compensi assegnati in Europa invece di concentrarsi sulla crociata della regionalizzazione, che condurrebbe verso assurde gabbie salariali
Gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana continuano ad essere nemmeno paragonabili a quelli dell’Europa, dove si percepisce in media tra i 30% e il 50% in più. E continuano ad essere di gran lunga i più bassi della pubblica amministrazione. È tutto dire, inoltre, che le retribuzioni medie di docenti e Ata, pari a circa 29 mila euro lordi annuali, hanno perso mille euro di potere d’acquisto solo negli ultimi sette anni, come conseguenza blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. Mentre in altri Paesi a noi vicini, come la Germania, la media d’incremento è stata di 3.825 euro in attivo: il dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito a 39.446 euro. Come risolvere questa diversità di trattamento in presenza delle ristrettezze di bilancio? Come si può aumentare il compenso dei dipendenti della scuola di 200 euro almeno al mese, avvicinandoli finalmente ai compensi europei, senza gravare sulle casse dello Stato? Anief ha calcolato che per cominciare a parlare di stipendi equi ed in grado di fronteggiare il costo della vita, servirebbero aumenti minimi di 200 euro al mese. Per raggiungere questo risultato, il giovane sindacato ha trovato una soluzione senza oneri ulteriori per lo Stato: utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente. Andando così a trovare quelle risorse aggiuntive a quelle emesse dal Governo con la recente Legge di Stabilità, per coprire la cosiddetta “perequazione”. Con quei soldi, si potrebbero coprire i finanziamenti per il prossimo triennio, rispondendo così all’impoverimento degli stipendi degli insegnanti, valorizzando al massimo il loro ruolo professionale, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale Ata: per il lavoro svolto da amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, l’urgenza non è infatti da meno, perché negli ultimi anni le competenze e responsabilità sono mutate in modo sensibile. La progressione economica, inoltre, dovrà riguardare anche il personale precario e supplente breve, con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera.

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Scuola: Aspettando il contratto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

Licenziato solo lo 0,01% dei dipendenti pubblici dopo provvedimenti disciplinari. Il tema della responsabilità disciplinare non va sottovalutato nel rinnovo contrattuale per il personale della scuola ed è fondamentale nelle proposte del giovane sindacato. Marcello Pacifico (Anief): “Siamo favorevoli a provvedimenti severi e a sanzioni esemplari contro i pochissimi che sbagliano, ma senza colpire rispettabilità e onestà della maggioranza, troppo spesso, a causa di semplificazioni e generalizzazioni, tacciata di inefficienza, pigrizia o addirittura furberia” Non solo misure per chiedere aumenti economici per il personale della scuola, per recuperare la centralità della funzione docente, per difendere le lavoratrici vittime della violenza nella piattaforma contrattuale elaborata da un gruppo di lavoro di Anief e presentata all’ultimo Consiglio nazionale del sindacato, svoltosi a Roma pochi giorni fa.
Anief ritiene che siano indispensabili e urgenti alcune misure a tutela del personale docente ed educativo della scuola: abolire, per esempio, il carattere di obbligatorietà del procedimento disciplinare, troppo spesso avviato su segnalazioni senza fondamento degli utenti; ripristinare la decadenza dall’azione disciplinare per l’Amministrazione in caso di violazione dei termini, che consente al datore di lavoro pubblico di non rispettare le regole, osservate invece dal dipendente; eliminare l’obbligatorietà della dichiarazione da parte del dipendente riguardo a condanne penali e ai carichi pendenti; abrogare la norma che assegna ai dirigenti scolastici la potestà di infliggere la sospensione dal servizio senza retribuzione fino a dieci giorni; riabilitare automaticamente il dipendente non appena siano trascorsi due anni dalla sanzione, senza ricorsi ai comitati di valutazione.
Il giovane sindacato auspica, inoltre, l’individuazione di una procedura di conciliazione non obbligatoria sulle controversie in tema di sanzioni disciplinari, per limitare il ricorso al giudice del lavoro ai soli casi necessari. Netto, infine, il no di Anief a norme ad hoc contro l’utilizzo distorto dei social network. Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici prevede il rispetto di principi quali integrità, correttezza, buona fede, la cui violazione, compreso un uso improprio dei social, è già perseguibile e sanzionabile.

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Scuola – Aspettando il contratto, Anief: tutelare le vittime di violenza e contrastare molestie e mobbing

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Servono modifiche nette e in una precisa direzione, sul piano dei congedi e dei trasferimenti, per le lavoratrici vittime di violenza. Occorre anche recepire la normativa europea che prevede misure concrete anti-molestie e anti-bullismo, a cominciare da una formazione obbligatoria per i dipendenti e per chi ricopre ruoli dirigenziali. Marcello Pacifico (Anief): Reputiamo di primaria importanza la tutela delle vittime di violenza e la ricerca per loro della migliore soluzione lavorativa. Attenzione massima al rinnovo del prossimo contratto. Da sindacato rappresentativo, Anief intende essere subito operativo e costruttivo, con proposte concrete e condivisibili.
Il gruppo di lavoro di Anief ha elaborato una piattaforma di proposte in vista del prossimo contratto che è stata illustrata nel recente Consiglio nazionale, tenutosi a Roma. Oltre a chiedere un pieno riconoscimento della professionalità e della centralità dei docenti nel sistema scuola, fra le istanze del giovane sindacato deve esserci una svolta ulteriore sul diritto al congedo specifico per le donne vittime di violenza. Aspetto recepito nelle disposizioni particolari della contrattazione nazionale, ma migliorabile. Anief propone di innalzare il tetto massimo di 90 giorni di congedo fino a 120 giorni; specificando che tale periodo possa essere fruito indistintamente dalle lavoratrici con contratto a tempo determinato o indeterminato. In più, si ritiene indispensabile, in caso di contratto a termine con scadenza precedente alla durata del congedo, applicare alla lavoratrice la stessa normativa prevista per la cosiddetta “maternità fuori nomina”, con medesima retribuzione. Alla luce della nuova “Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 settembre 2018 sulle misure per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica nell’UE”, Anief sostiene, al di là dell’istituzione di un pur apprezzabile Comitato Paritetico sul Mobbing, la necessità di recepirne le idee di fondo in modo più concreto prevedendo, nel prossimo contratto, l’introduzione di misure come procedure efficaci, trasparenti e riservate per gestire reclami, sanzioni disciplinari forti e dissuasive per i responsabili, formazione obbligatoria, ovviamente gratuita per i lavoratori e in orario di servizio, in materia di molestie sessuali, mobbing e bullismo per tutti i dipendenti e coloro che ricoprono ruoli dirigenziali. “Come il nostro sindacato ha ribadito più volte – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è necessario prendere coscienza del fatto che l’integrità psicofisica, il rispetto della dignità e dell’autodeterminazione sono valori inviolabili, diritti fondamentali e universali da cui non si può prescindere. Anief ha sempre dato seguito alle raccomandazioni del Parlamento Europeo per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica nell’UE; ci impegniamo costantemente affinché i principi della nostra Carta Costituzionale, l’art. 37 in particolare, abbiano il giusto rilievo. Reputiamo dunque di primaria importanza la tutela delle vittime di violenza e la ricerca per loro della migliore soluzione lavorativa”.

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Scuola: Aspettando il contratto

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Il rispetto del ruolo dei docenti, costretti ad attività che esulano dalle loro competenze e che ne compromettono l’attività, rientra fra le linee guida di Anief per il prossimo contratto. Oltre a maggiori risorse economiche, serve il pieno riconoscimento della professionalità. Il personale della scuola merita di più, non può essere considerato marginale. Tanto più che oggi la funzione del docente è centrale nel sistema di istruzione e per la costruzione della società. In vista del prossimo contratto, Anief non resta a guardare. Un gruppo di lavoro del giovane sindacato ha elaborato una piattaforma di proposte in vista del prossimo contratto, chiedendo, oltre allo stanziamento di maggiori risorse economiche, una svolta nella considerazione dei docenti, il riconoscimento pieno della professionalità. Come se non bastasse sono progressivamente aumentati gli adempimenti burocratici – legati ad attività organizzative e processi di informatizzazione – che spesso compromettono le attività di insegnamento dei docenti, sempre più vittime di episodi di burnout; visto poi il contesto sempre più multiculturale della società e dell’utenza, gli insegnanti devono sforzarsi di più per organizzare offerta formativa e accoglienza.Secondo Anief le ore impiegate nelle attività funzionali all’insegnamento non devono superare il monte ore previsto e, comunque, i compiti dei docenti non devono esulare dalla loro principale funzione, né la libertà di insegnamento deve essere compromessa dalla svalutazione degli organi collegiali e dalla subalternità al dirigente. L’obiettivo è recuperare la centralità dell’insegnamento e restituire prestigio e autorevolezza alla figura dei docenti.

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Scuola – Aspettando il contratto: le linee guida di Anief per il rinnovo della parte economica per il personale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

Il sindacato trova le risorse aggiuntive a quelle predisposte dal governo nella recente legge di stabilità per garantire ulteriori aumenti minimi di 200 euro al mese per il prossimo triennio, per rispondere all’impoverimento degli stipendi degli insegnanti e per predisporre il passaggio di livello funzionale del personale Ata. La progressione economica dovrà riguardare anche il personale precario e spplente breve con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera.È uno dei punti delle linee guida per la firma del prossimo contratto, approvate dal Consiglio nazionale Anief, svoltosi a Roma il 23 marzo. Per la parte economica si chiede la valorizzazione del ruolo degli insegnanti come negli altri Paesi europei e del lavoro svolto dal personale Ata il cui profilo e le cui responsabilità sono profondamente diverse da quelle fissate 30 anni fa. Marcello Pacifico, presidente Anief: “Basta firmare contratti che non recuperano nemmeno l’aumento del costo della vita e sviliscono la funzione docente e chi lavora nella scuola dell’autonomia. Il nostro ufficio legislativo ha trovato le risorse per garantire aumenti di quasi 3.000 euro annui a dispetto delle poche centinaia di euro autorizzate dal Parlamento. Ora il ministro Bongiorno autorizzi le linee d’indirizzo per firmare l’accordo quadro e avviare i tavoli per la firma del nuovo contratto”.
Gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana non sono per nulla ancorati agli standard europei e continuano a essere i più bassi della pubblica amministrazione. Come se non bastasse le retribuzioni medie dei lavoratori italiani hanno perso mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni per effetto del blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. Come risolvere questa situazione in presenza delle ristrettezze di bilancio? L’Anief ha trovato una soluzione: basta utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente e al settore scolastico.

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Rinnovo contratto bancari: Iniziano le trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

di Carlo Brustia. Ripartono, ma non ancora pienamente in discesa, le trattative per il rinnovo del contratto dei bancari. II dialogo fra Abi e sindacati, ieri, è tomato sui binari di un clima costruttivo, come riportano gli interessati, dopo lo strappo della scorsa settimana, quando i banchieri avevano stigmatizzato le fughe in avanti di alcuni sindacati e criticato prese di posizione rese note tramite i media. La riunione dell’ 11 febbraio si era aperta e chiusa nell’arco di pochi minuti, ma lo strappo è stato ricucito, nei giorni successivi, soprattutto grazie all’opera di mediazione del segretario generale della Fabi (prima organizzazione sindacale nel settore bancario), Lando Maria Sileoni.
Tuttavia, il negoziato non risulta ufficialmente partito, con le banche e le organizzazioni sindacali alle prese con la questione della proroga del contratto scaduto lo scorso 31 dicembre e prorogato al 28 febbraio. Così come resta da sciogliere il nodo del trattamento di fine rapporto: le sigle puntano i piedi e pretendono che, con decorrenza 1° gennaio 2019, il tfr sia pagato al 100%; l’Associazione bancaria, dal canto suo, vuole mantenere in vita lo sconto sulla base di calcolo che assicura un risparmio complessivo, per gli istituti di credito, di circa 210 milioni di euro almeno fino a quando gli oneri sul nuovo contratto saranno calcolati e pesati dall’Abi. C’è in ogni caso la volontà reciproca di chiudere entro il 28 febbraio un primo patto volto a definire «un percorso per il rinnovo del contratto nazionale del settore», come spiegato in una nota dell’Associazione bancaria. Il prossimo appuntamento è stato ficcato in agenda per lunedì 25 febbraio, mentre per domani è in programma una riunione ristretta fra i capi dei sindacati e il presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) dell’Abi, Salvatore Poloni, accompagnato dal direttore dell’area sindacale della stessa Abi, Stefano Bottino.
Poloni ieri ha offerto ai sindacati un’ulteriore proroga dei termini del contratto, che scadono il 28 febbraio. Proroga che prevede anche una sospensione che, secondo le intenzioni delle banche, dovrebbe contestualmente mantenere in piedi anche la riduzione della base di calcolo delle liquidazioni dei 300 mila lavoratori bancari. Ipotesi che venti valutata in queste ore dalle organizzazioni sindacali, che assolutamente non vogliono togliere un euro dalle tasche dei lavoratori. Questo è il punto centrale dell’attuale vertenza. Per l’Abi il tfr al 100% è insostenibile, ma i sindacati non si spiegano come ciò sia possibile, considerando che le banche sono tornate in ottima salute e i 10 miliardi di utili messi insieme dai primi otto gruppi, nel 2018, sono la prova che i soldi, in cassa, non mancano. Un compromesso si troverà. È possibile che, mantenendo inalterata la decorrenza piena del tfr al 1° gennaio 2019, si porterà la scadenza dell’attuale contratto a maggio o giugno di quest’anno. Quanto al nuovo contratto, i segretari generali dei sindacati hanno iniziato a mettere sul tavolo prime idee: Sileoni ha parlato di un contratto che sia capace di tutelare gli interessi di tutti i lavoratori, ma anche di mantenere equilibri fra grandi grup​pi, banche medie e istituti più piccoli, puntando tutto sulla piattaforma rivendicativa dei lavoratori che dovrà essere approvata nei prossimi mesi. Riccardo Colombani della First Cisl si è dimostrato disponibile a trovare una soluzione che non penalizzi minimamente i lavoratori. Giuliano Calcagni della Fisac Cgil ha, tra le altre cose, puntato sull’abbattimento dei numeri che autorizzino le Rsa (le nuove rappresentanze sindacali aziendali) a svolgere attività sindacale.
È molto probabile che dopo l’incontro del 25 febbraio, la Fisac svolga il proprio direttivo nazionale che dovrà deliberare l’eventuale intesa raggiunta in sede Abi dalla sua segreteria nazionale. Massimo Masi della Uilca ha fatto intendere che bisogna trovare una soluzione entro il 28 febbraio ed Emilio Contrasto di Unisin ha ribadito che la sua organizzazione punterà tutto sul valore politico della piattaforma dei lavoratori. Dopo le considerazioni iniziali di Sileoni, tutti i segretari generali si sono mostrati d’accordo fra loro in un clima che sembra tornato di serenità e unità sindacale. Nel corso della riunione è stato affrontato anche il tema della trasparenza degli stessi tavoli sindacali. Sileoni ha proposto di registrare o verbalizzare le sedute, idea immediatamente accolta dai colleghi segretari. Abi si è riservata di rispondere, ma non dovrebbero esserci problemi, anche perché in caso di risposta negativa la Fabi ha ventilato la possibilità di avere mano libera per garantire la massima trasparenza dei contenuti degli incontri in Abi. Non dovrebbero esserci ostacoli, comunque, perché le riunioni sindacali si svolgono nella sala di Palazzo Altieri (sede dell’Abi a Roma) accanto a quella che ospitai comitati esecutivi della stessa associazione dei banchieri, tutti sistematicamente registrati e verbalizzati.
Nei corridoi di palazzo Altieri trapela anche che, parallelamente alla nuova piattaforma che i sindacati si sono impegnati a presentare entro maggio 2019, le banche stiano confezionando la loro. Le posizioni, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, saranno probabilmente opposte e i sindacati devono mettere in preventivo un confronto anche rispetto alle richieste delle banche. ​

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Medici: Fp Cgil, da Grillo impegni su contratto, sciopero sospeso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

“Dopo i risultati raggiunti nell’intesa con le Regioni del 16 gennaio in tema di risorse contrattuali e dopo le garanzie ricevute dal Ministero della Pa sullo sblocco del contratto dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale nell’incontro del 17 gennaio, registriamo oggi anche l’impegno del ministro Grillo a riavviare al più presto la trattativa anche con la costituzione di un tavolo tecnico per affrontare il tema della retribuzione individuale di anzianità sottratta dai fondi dei dirigenti della sanità”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e dirigenti Ssn, Andrea Filippi.
Alla luce di questi risultati, osserva, “ci sono oggi le condizioni per sospendere lo sciopero e per non gravare sui cittadini e sui lavoratori, ma non siamo ancora soddisfatti: dobbiamo avere certezza che gli impegni siano rispettati. Lo sciopero è per ora quindi sospeso ma manteniamo lo stato di agitazione con assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Non dimentichiamo poi che il problema vero su cui il governo deve intervenire è quello delle carenze di personale che stanno piegando il Servizio sanitario nazionale”, conclude Filippi.

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Scuola e P.A.: Rinnovo del contratto, 40 euro lordi subito

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

C’è interesse per gli aumenti dei dipendenti del pubblico impiego. Nella legge di bilancio sono stati stanziati 1,7 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti di tutti gli impiegati pubblici, inclusi gli 850mila dipendenti di ruolo della scuola al lordo dell’indennità di vacanza contrattuale. Alla resa dei conti, commenta Orizzonte Scuola, “si tratta di una cifra alquanto bassa: 40 euro lordi” a dipendente pubblico. Sulla questione è intervenuto il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, nel corso di un’intervista al Messaggero, affermando che ulteriori risorse potranno arrivare soltanto con la prossima finanziaria: “È chiaro che ulteriori risorse potranno eventualmente arrivare solo con la prossima legge di bilancio. Io dico che possiamo iniziare a incontrare i sindacati – con i quali finora credo di avere un rapporto buono – a condizione però che venga riconosciuto l’investimento fatto nella pubblica amministrazione”.Anief, in verità, se ritiene questo investimento (1,2%) quasi allineato alla stima previsionale dell’aumento del costo della vita (1,4%) per il solo 2019, e pur confidando che nella prossima legge di bilancio ci possano essere ulteriori risorse per garantire la stessa copertura per gli anni successivi, tuttavia, rimarca come al tavolo per il rinnovo dei contratti bisognerà sottoscrivere il comune intento di recuperare il gap perso rispetto all’aumento dell’IPCA registrato nell’ultimo decennio. Già con la legge 205/2017 il Governo disse che avrebbe trovato nella successiva legge di bilancio ulteriori risorse, ma quelle trovate oggi servono soltanto a normalizzare una situazione che era fuori dalla nostra Costituzione. Per non parlare dell’Europa, dove si investe un punto percentuale di PIL in più nel settore Istruzione e dove mediamente gli stipendi degli insegnanti a parità di ore sono quasi di un terzo superiori. A registrare la pochezza dei compensi dei nostri docenti, di recente, è stata addirittura l’Aran che, nell’esaminare le retribuzioni medie pro-capite fisse, accessorie e complessive per comparto tra il 2001 e il 2016, ha evidenziato come queste si siano ridotte proprio rispetto al costo della vita.L’aumento complessivo di 5 punti di stipendio col vecchio contratto rimane, infatti, ben lontano dai 14 punti di aumento dell’inflazione registrata tra il 2008 e il 2018: ecco perché il sindacato consiglia di ricorrere in tribunale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-18, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015.

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Dirigenti scolastici: News sulla firma del contratto

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Come noto, è di queste ore la notizia della firma del contratto dei DS: Udir, alla luce dell’analisi dei dati noti, afferma che l’equiparazione dei 9 mila euro di differenza tra la retribuzione di posizione parte fissa tra le diverse aree della dirigenza confluita nell’area dell’istruzione e della ricerca ci sarà dal 2020. Rilanciando i suoi ricorsi, che portano realmente al recupero delle somme spettanti, si appresta a incontrare i dirigenti scolastici a Rende, il 17 dicembre, per un seminario formativo e informativo.

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Dirigenti scolastici: MEF non autorizza il Fun per l’anno in corso e si rinvia la trattativa per la firma del contratto

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Udir lo aveva annunciato da tempo: non si può pretendere, dopo dieci anni di blocco e un’infrazione salita di 12 punti, in presenza di una sperequazione marcata da presidi e nuovi DS assunti dopo il 2001, e tra dirigenti scolastici e della ricerca e dell’Università confluiti nella stessa area dal 2016, di far firmare un contratto su sanzioni disciplinari, assenze e ferie quando la parte economica è fondamentale. Il giovane sindacato ricorda anche che il recente decreto concretezza all’articolo 3 sconfessa quanto da sempre sostenuto dal MEF sulla necessità di bloccare il salario accessorio dei dirigenti insieme al tabellare. Conseguenza della conversione in legge della norma per lo studio legale sarebbe il diretto versamento dei dirigenti andati in quiescenza dal 1 settembre 2012 nel Fun di quest’anno che non si riesce a quantificare. Sarà questa la ragione del blocco? L’alternativa è il ricorso in tribunale per avere giustizia.

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Scuola: Verso la firma del contratto

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Il contratto non dà il giusto riconoscimento alla categoria. Udir ribadisce il suo disappunto, mentre i sindacati rappresentativi continuano a tacere sulla retribuzione variabile e accessoria. Il giovane sindacato ritiene che si debba ottenere almeno il minimo sindacale con il recupero degli 8 mila euro della perequazione esterna già dal 2016 e della RIA dei presidi andati in quiescenza dal 1 settembre 2012. Ridicoli anche gli aumenti, meno della metà dell’inflazione cresciuta durante il blocco contrattuale, mentre permane l’obbligo della sbagliata valutazione del portfolio. Per Udir non ci sono le condizioni per firmare: da qualche giorno ha anche predisposto una piattaforma per il rinnovo del CCNL 2016/18 in dieci punti.
La nota ‘positiva’ che ormai pare acquisita è la perequazione della parte fissa della retribuzione a decorrere dal 2018: ciò consente di incardinare ora le risorse della legge di stabilità 205/2017, con il duplice vantaggio di non inficiare il prossimo triennio 2019-21 per il quale dunque si dovrà porre definitivamente la questione della perequazione totale e di riconoscere l’aumento a tutti i dirigenti pensionati nel triennio di vigenza contrattuale 2016/18.
Ma ci si chiede: a quale prezzo? Utilizzando come da comma 591 la legge 205/17 “tutte le risorse disponibili” cioè in particolare i 35 milioni strutturali previsti dalla legge 107/2015 che erano destinati a remunerare la maggiore responsabilità e l’impegno dei dirigenti scolastici (e tra le righe a compensare in parte i tagli selvaggi del FUN nel quinquennio precedente). Si devono utilizzare i fondi strutturali ex legge 107, perché lo stanziamento complessivo della legge di stabilità, 174 milioni nel triennio, non è certo sufficiente a garantire la perequazione della parte fissa, mancando come minimo 40 se non 90 milioni di euro, range dovuto anche al numero dei dirigenti che saranno effettivamente in servizio. In altri termini per perequare nel 2020 la sola parte fissa occorrono da 1, 2 a circa 3 annualità dei 35 milioni strutturali. È anche per questa ragione, o forse solo per questa, che il Miur non ha determinato il FUN 2017-18, né quello del corrente anno scolastico. Quindi l’equiparazione parte fissa dal 2018 avviene sicuramente diminuendo la retribuzione di parte variabile e di risultato almeno fino al 2020. Di questo dobbiamo essere consapevoli.Le criticità sono davvero tante, ci limitiamo a segnalarne pochissime fondamentali per la parte economica e per la parte normativa/relazioni sindacali. Intanto, la prima questione urgente è che mancano all’appello i fondi della RIA dei dirigenti in quiescenza. La questione è ben nota: in assenza del riconoscimento dell’anzianità del servizio come docenti dopo il 2002 la RIA dei dirigenti pensionati alimentava il FUN, garantendo una sorta di perequazione per naturale avvicendamento. Ora, benché insoddisfacente, comunque la previsione contrattuale perseguiva un’idea di giustizia e di equità, un senso che però ha completamente perso in esito a una interpretazione del MEF che nel 2014/15 ha ritenuto che la RIA costituisse aumento contrattuale e dunque soggiacesse al blocco contrattuale sancito dalla legge 122/2010, con conseguente prelievo forzoso delle somme “indebitamente” percepite e perdita secca di oltre 3000 euro annuali. E su questo si pronunceranno i tribunali, perché l’interpretazione del MEF/MIUR è a dir poco discutibile.
Nel frattempo, dal 2011 manca sia la perequazione interna tout court, sia quella “progressiva” con la RIA: si tratta di diverse decine di milioni di euro, per esempio oltre ventisette per l’a. s. 2015/16. Conferire al FUN la RIA dei cessati dal servizio è un atto di giustizia irrinunciabile, volto a sanare almeno parzialmente la sperequazione interna, sancita dai sindacati rappresentativi dei lavoratori che firmarono quel contratto e che da allora paradossalmente non fanno che invocare la perequazione interna in una sorta di sdoppiamento di personalità. Per la parte normativa-relazioni sindacali, è indispensabile fissare dei criteri per il conferimento e mutamento degli incarichi. Oggi in molte regioni i dirigenti non hanno alcuna tutela su questo fronte: per tutti gli incarichi si fa un generico riferimento all’art. 19 del D.lgs 165/2001. Dunque, per logica conseguenza bisogna ricondurre la valutazione dei dirigenti della scuola alla contrattazione, per una procedura tanto trasparente quanto equa e snella. Tornando alla parte economica, occorre tornare a contrattare il FUN, deve esserne garantito preventivamente l’ammontare con criteri di calcolo chiari: innanzitutto con riferimento alle istituzioni scolastiche e non al personale in servizio, quindi imputando totalmente le reggenze alla fiscalità generale e tutelando dalle azioni ministeriali le economie che devono restare nel FUN e nella disponibilità della contrattazione integrativa del successivo anno scolastico.Infine, l’ultima richiesta ineludibile attiene alla dignità dei DS: tutto ciò che normativamente è e sarà previsto per i dirigenti dell’Università e della Ricerca deve essere previsto anche per i dirigenti della scuola, senza se e ma; basta dire che di dirigenti scolastici vogliono essere considerati esattamente come gli altri, non essere più oggetto di ingiustizie che durano da vent’anni.Non è più possibile firmare contratti discriminanti conditi da roboanti impegni, tanto inutili quanto offensivi. Forse questa è la condizione per eccellenza per firmare il contratto: vedere riconosciuto ciò che è riconosciuto agli altri dirigenti. Né più, né meno.

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Contratto dirigenti scolastici: il 28 novembre forse la firma

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Dai resoconti sindacali dell’ultimo incontro Aran, pare che il 28 novembre ci potrebbe essere la firma del contratto, perché l’Aran ha accettato la richiesta dei sindacati: la perequazione sulla retribuzione di posizione/quota fissa da subito, a partire dal 2018. Le risorse per la retribuzione fissa, i 96 milioni della Legge di Bilancio, vanno a regime nel 2020: si tratta quindi di assicurarsene l’utilizzo per intero già nell’ambito di questo contratto.Il problema è: dove reperire le risorse che mancano, in attesa che si arrivi al 2020? A questo punto subentra il MIUR che deve quantificare il FUN 2017/2018 e 2018/2019 e certificare lo “storno” di una parte delle risorse oggi utilizzate per la retribuzione variabile ed accessoria, spostandole sulla retribuzione di posizione/quota fissa.
Questo discorso vale per la retribuzione fissa, ma, come abbiamo più volte sottolineato, la retribuzione variabile e accessoria in questo contratto non esiste e il silenzio dei sindacati è assordante. Sembra che tutte le finestre siano chiuse, ma il contratto almeno di una cosa si dovrà occupare: la costituzione del FUN per tutto l’arco della vigenza contrattuale ed oltre, a partire quindi dall’anno scolastico 2015/2016 fino a quello 2020/2021, dato che gli ultimi stanziamenti della Legge di Bilancio riguardano l’anno 2020. Bisogna ricordare che l’importo della retribuzione di posizione/quota fissa viene deciso dal CCNL, ma il pagamento avviene per il tramite del FUN, per cui inevitabilmente nel contratto bisognerà parlare almeno delle nuove risorse da conferire al FUN dei diversi anni scolastici.
Ma secondo Udir i sindacati devono battere su un punto: riportare la determinazione del FUN nell’ambito della contrattazione integrativa nazionale, come era nei primi due contratti, in modo da evitare le sorprese che il MIUR e il MEF ci hanno riservato negli ultimi anni. Ma a quanto deve ammontare il FUN, a partire dall’a.s. 2015/2016? Per capire di cosa stiamo parlando, facciamo riferimento all’Intesa del 30 settembre 2010 stipulata in applicazione del CCNL 2006/2009; riprendiamo la tabella analitica che costituisce il FUN relativo all’a.s. 20102011 nella forma di una sommatoria di tutto quanto è entrato nel Fun a varie riprese.
In sintesi, Udir chiede ai sindacati di firmare un contratto che accetti o avalli i tagli del MEF/MIUR, perché si andrebbe a legittimare quelli che ad oggi sono tagli unilaterali operati illegittimamente. Nell’attesa dunque di avere un contratto che renda giustizia all’operato dei dirigenti scolastici, il sindacato invita a ricorrere per ottenere in tribunale quanto dovuto.

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