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Scuola: Rinnovo del contratto in alto mare, ci potrebbero essere 200 euro al mese per Anief

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Intanto i docenti e gli Ata si devono accontentare di 5 euro ad aprile. Pacifico lancia un appello al ministro Bongiorno: sblocchi la certificazione della rappresentatività e avvii i tavoli di confronto per non smentire il Governo del Cambiamento Sul breve periodo, le risorse destinate al contratto di lavoro nazionale, scaduto lo scorso 31 dicembre, approvate dal Consiglio nazionale Anief pochi giorni fa in una piattaforma realizzata nel decennale del sindacato, sono già presenti nel comparto: riguardano i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera. Marcello Pacifico (Anief): Stiamo indicando la via sul breve periodo, ma bisogna reperire le risorse utili a recuperare il divario registrato nell’ultimo decennio e ad allineare all’inflazione gli stipendi anche per il 2020/21. Serve la volontà, come è stato fatto col Reddito di Cittadinanza. Il Governo guardi ai compensi assegnati in Europa invece di concentrarsi sulla crociata della regionalizzazione, che condurrebbe verso assurde gabbie salariali
Gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana continuano ad essere nemmeno paragonabili a quelli dell’Europa, dove si percepisce in media tra i 30% e il 50% in più. E continuano ad essere di gran lunga i più bassi della pubblica amministrazione. È tutto dire, inoltre, che le retribuzioni medie di docenti e Ata, pari a circa 29 mila euro lordi annuali, hanno perso mille euro di potere d’acquisto solo negli ultimi sette anni, come conseguenza blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. Mentre in altri Paesi a noi vicini, come la Germania, la media d’incremento è stata di 3.825 euro in attivo: il dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito a 39.446 euro. Come risolvere questa diversità di trattamento in presenza delle ristrettezze di bilancio? Come si può aumentare il compenso dei dipendenti della scuola di 200 euro almeno al mese, avvicinandoli finalmente ai compensi europei, senza gravare sulle casse dello Stato? Anief ha calcolato che per cominciare a parlare di stipendi equi ed in grado di fronteggiare il costo della vita, servirebbero aumenti minimi di 200 euro al mese. Per raggiungere questo risultato, il giovane sindacato ha trovato una soluzione senza oneri ulteriori per lo Stato: utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente. Andando così a trovare quelle risorse aggiuntive a quelle emesse dal Governo con la recente Legge di Stabilità, per coprire la cosiddetta “perequazione”. Con quei soldi, si potrebbero coprire i finanziamenti per il prossimo triennio, rispondendo così all’impoverimento degli stipendi degli insegnanti, valorizzando al massimo il loro ruolo professionale, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale Ata: per il lavoro svolto da amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, l’urgenza non è infatti da meno, perché negli ultimi anni le competenze e responsabilità sono mutate in modo sensibile. La progressione economica, inoltre, dovrà riguardare anche il personale precario e supplente breve, con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera.

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Scuola: Aspettando il contratto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

Licenziato solo lo 0,01% dei dipendenti pubblici dopo provvedimenti disciplinari. Il tema della responsabilità disciplinare non va sottovalutato nel rinnovo contrattuale per il personale della scuola ed è fondamentale nelle proposte del giovane sindacato. Marcello Pacifico (Anief): “Siamo favorevoli a provvedimenti severi e a sanzioni esemplari contro i pochissimi che sbagliano, ma senza colpire rispettabilità e onestà della maggioranza, troppo spesso, a causa di semplificazioni e generalizzazioni, tacciata di inefficienza, pigrizia o addirittura furberia” Non solo misure per chiedere aumenti economici per il personale della scuola, per recuperare la centralità della funzione docente, per difendere le lavoratrici vittime della violenza nella piattaforma contrattuale elaborata da un gruppo di lavoro di Anief e presentata all’ultimo Consiglio nazionale del sindacato, svoltosi a Roma pochi giorni fa.
Anief ritiene che siano indispensabili e urgenti alcune misure a tutela del personale docente ed educativo della scuola: abolire, per esempio, il carattere di obbligatorietà del procedimento disciplinare, troppo spesso avviato su segnalazioni senza fondamento degli utenti; ripristinare la decadenza dall’azione disciplinare per l’Amministrazione in caso di violazione dei termini, che consente al datore di lavoro pubblico di non rispettare le regole, osservate invece dal dipendente; eliminare l’obbligatorietà della dichiarazione da parte del dipendente riguardo a condanne penali e ai carichi pendenti; abrogare la norma che assegna ai dirigenti scolastici la potestà di infliggere la sospensione dal servizio senza retribuzione fino a dieci giorni; riabilitare automaticamente il dipendente non appena siano trascorsi due anni dalla sanzione, senza ricorsi ai comitati di valutazione.
Il giovane sindacato auspica, inoltre, l’individuazione di una procedura di conciliazione non obbligatoria sulle controversie in tema di sanzioni disciplinari, per limitare il ricorso al giudice del lavoro ai soli casi necessari. Netto, infine, il no di Anief a norme ad hoc contro l’utilizzo distorto dei social network. Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici prevede il rispetto di principi quali integrità, correttezza, buona fede, la cui violazione, compreso un uso improprio dei social, è già perseguibile e sanzionabile.

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Scuola – Aspettando il contratto, Anief: tutelare le vittime di violenza e contrastare molestie e mobbing

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Servono modifiche nette e in una precisa direzione, sul piano dei congedi e dei trasferimenti, per le lavoratrici vittime di violenza. Occorre anche recepire la normativa europea che prevede misure concrete anti-molestie e anti-bullismo, a cominciare da una formazione obbligatoria per i dipendenti e per chi ricopre ruoli dirigenziali. Marcello Pacifico (Anief): Reputiamo di primaria importanza la tutela delle vittime di violenza e la ricerca per loro della migliore soluzione lavorativa. Attenzione massima al rinnovo del prossimo contratto. Da sindacato rappresentativo, Anief intende essere subito operativo e costruttivo, con proposte concrete e condivisibili.
Il gruppo di lavoro di Anief ha elaborato una piattaforma di proposte in vista del prossimo contratto che è stata illustrata nel recente Consiglio nazionale, tenutosi a Roma. Oltre a chiedere un pieno riconoscimento della professionalità e della centralità dei docenti nel sistema scuola, fra le istanze del giovane sindacato deve esserci una svolta ulteriore sul diritto al congedo specifico per le donne vittime di violenza. Aspetto recepito nelle disposizioni particolari della contrattazione nazionale, ma migliorabile. Anief propone di innalzare il tetto massimo di 90 giorni di congedo fino a 120 giorni; specificando che tale periodo possa essere fruito indistintamente dalle lavoratrici con contratto a tempo determinato o indeterminato. In più, si ritiene indispensabile, in caso di contratto a termine con scadenza precedente alla durata del congedo, applicare alla lavoratrice la stessa normativa prevista per la cosiddetta “maternità fuori nomina”, con medesima retribuzione. Alla luce della nuova “Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 settembre 2018 sulle misure per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica nell’UE”, Anief sostiene, al di là dell’istituzione di un pur apprezzabile Comitato Paritetico sul Mobbing, la necessità di recepirne le idee di fondo in modo più concreto prevedendo, nel prossimo contratto, l’introduzione di misure come procedure efficaci, trasparenti e riservate per gestire reclami, sanzioni disciplinari forti e dissuasive per i responsabili, formazione obbligatoria, ovviamente gratuita per i lavoratori e in orario di servizio, in materia di molestie sessuali, mobbing e bullismo per tutti i dipendenti e coloro che ricoprono ruoli dirigenziali. “Come il nostro sindacato ha ribadito più volte – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è necessario prendere coscienza del fatto che l’integrità psicofisica, il rispetto della dignità e dell’autodeterminazione sono valori inviolabili, diritti fondamentali e universali da cui non si può prescindere. Anief ha sempre dato seguito alle raccomandazioni del Parlamento Europeo per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica nell’UE; ci impegniamo costantemente affinché i principi della nostra Carta Costituzionale, l’art. 37 in particolare, abbiano il giusto rilievo. Reputiamo dunque di primaria importanza la tutela delle vittime di violenza e la ricerca per loro della migliore soluzione lavorativa”.

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Scuola: Aspettando il contratto

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Il rispetto del ruolo dei docenti, costretti ad attività che esulano dalle loro competenze e che ne compromettono l’attività, rientra fra le linee guida di Anief per il prossimo contratto. Oltre a maggiori risorse economiche, serve il pieno riconoscimento della professionalità. Il personale della scuola merita di più, non può essere considerato marginale. Tanto più che oggi la funzione del docente è centrale nel sistema di istruzione e per la costruzione della società. In vista del prossimo contratto, Anief non resta a guardare. Un gruppo di lavoro del giovane sindacato ha elaborato una piattaforma di proposte in vista del prossimo contratto, chiedendo, oltre allo stanziamento di maggiori risorse economiche, una svolta nella considerazione dei docenti, il riconoscimento pieno della professionalità. Come se non bastasse sono progressivamente aumentati gli adempimenti burocratici – legati ad attività organizzative e processi di informatizzazione – che spesso compromettono le attività di insegnamento dei docenti, sempre più vittime di episodi di burnout; visto poi il contesto sempre più multiculturale della società e dell’utenza, gli insegnanti devono sforzarsi di più per organizzare offerta formativa e accoglienza.Secondo Anief le ore impiegate nelle attività funzionali all’insegnamento non devono superare il monte ore previsto e, comunque, i compiti dei docenti non devono esulare dalla loro principale funzione, né la libertà di insegnamento deve essere compromessa dalla svalutazione degli organi collegiali e dalla subalternità al dirigente. L’obiettivo è recuperare la centralità dell’insegnamento e restituire prestigio e autorevolezza alla figura dei docenti.

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Scuola – Aspettando il contratto: le linee guida di Anief per il rinnovo della parte economica per il personale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

Il sindacato trova le risorse aggiuntive a quelle predisposte dal governo nella recente legge di stabilità per garantire ulteriori aumenti minimi di 200 euro al mese per il prossimo triennio, per rispondere all’impoverimento degli stipendi degli insegnanti e per predisporre il passaggio di livello funzionale del personale Ata. La progressione economica dovrà riguardare anche il personale precario e spplente breve con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera.È uno dei punti delle linee guida per la firma del prossimo contratto, approvate dal Consiglio nazionale Anief, svoltosi a Roma il 23 marzo. Per la parte economica si chiede la valorizzazione del ruolo degli insegnanti come negli altri Paesi europei e del lavoro svolto dal personale Ata il cui profilo e le cui responsabilità sono profondamente diverse da quelle fissate 30 anni fa. Marcello Pacifico, presidente Anief: “Basta firmare contratti che non recuperano nemmeno l’aumento del costo della vita e sviliscono la funzione docente e chi lavora nella scuola dell’autonomia. Il nostro ufficio legislativo ha trovato le risorse per garantire aumenti di quasi 3.000 euro annui a dispetto delle poche centinaia di euro autorizzate dal Parlamento. Ora il ministro Bongiorno autorizzi le linee d’indirizzo per firmare l’accordo quadro e avviare i tavoli per la firma del nuovo contratto”.
Gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana non sono per nulla ancorati agli standard europei e continuano a essere i più bassi della pubblica amministrazione. Come se non bastasse le retribuzioni medie dei lavoratori italiani hanno perso mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni per effetto del blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. Come risolvere questa situazione in presenza delle ristrettezze di bilancio? L’Anief ha trovato una soluzione: basta utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente e al settore scolastico.

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Rinnovo contratto bancari: Iniziano le trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

di Carlo Brustia. Ripartono, ma non ancora pienamente in discesa, le trattative per il rinnovo del contratto dei bancari. II dialogo fra Abi e sindacati, ieri, è tomato sui binari di un clima costruttivo, come riportano gli interessati, dopo lo strappo della scorsa settimana, quando i banchieri avevano stigmatizzato le fughe in avanti di alcuni sindacati e criticato prese di posizione rese note tramite i media. La riunione dell’ 11 febbraio si era aperta e chiusa nell’arco di pochi minuti, ma lo strappo è stato ricucito, nei giorni successivi, soprattutto grazie all’opera di mediazione del segretario generale della Fabi (prima organizzazione sindacale nel settore bancario), Lando Maria Sileoni.
Tuttavia, il negoziato non risulta ufficialmente partito, con le banche e le organizzazioni sindacali alle prese con la questione della proroga del contratto scaduto lo scorso 31 dicembre e prorogato al 28 febbraio. Così come resta da sciogliere il nodo del trattamento di fine rapporto: le sigle puntano i piedi e pretendono che, con decorrenza 1° gennaio 2019, il tfr sia pagato al 100%; l’Associazione bancaria, dal canto suo, vuole mantenere in vita lo sconto sulla base di calcolo che assicura un risparmio complessivo, per gli istituti di credito, di circa 210 milioni di euro almeno fino a quando gli oneri sul nuovo contratto saranno calcolati e pesati dall’Abi. C’è in ogni caso la volontà reciproca di chiudere entro il 28 febbraio un primo patto volto a definire «un percorso per il rinnovo del contratto nazionale del settore», come spiegato in una nota dell’Associazione bancaria. Il prossimo appuntamento è stato ficcato in agenda per lunedì 25 febbraio, mentre per domani è in programma una riunione ristretta fra i capi dei sindacati e il presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) dell’Abi, Salvatore Poloni, accompagnato dal direttore dell’area sindacale della stessa Abi, Stefano Bottino.
Poloni ieri ha offerto ai sindacati un’ulteriore proroga dei termini del contratto, che scadono il 28 febbraio. Proroga che prevede anche una sospensione che, secondo le intenzioni delle banche, dovrebbe contestualmente mantenere in piedi anche la riduzione della base di calcolo delle liquidazioni dei 300 mila lavoratori bancari. Ipotesi che venti valutata in queste ore dalle organizzazioni sindacali, che assolutamente non vogliono togliere un euro dalle tasche dei lavoratori. Questo è il punto centrale dell’attuale vertenza. Per l’Abi il tfr al 100% è insostenibile, ma i sindacati non si spiegano come ciò sia possibile, considerando che le banche sono tornate in ottima salute e i 10 miliardi di utili messi insieme dai primi otto gruppi, nel 2018, sono la prova che i soldi, in cassa, non mancano. Un compromesso si troverà. È possibile che, mantenendo inalterata la decorrenza piena del tfr al 1° gennaio 2019, si porterà la scadenza dell’attuale contratto a maggio o giugno di quest’anno. Quanto al nuovo contratto, i segretari generali dei sindacati hanno iniziato a mettere sul tavolo prime idee: Sileoni ha parlato di un contratto che sia capace di tutelare gli interessi di tutti i lavoratori, ma anche di mantenere equilibri fra grandi grup​pi, banche medie e istituti più piccoli, puntando tutto sulla piattaforma rivendicativa dei lavoratori che dovrà essere approvata nei prossimi mesi. Riccardo Colombani della First Cisl si è dimostrato disponibile a trovare una soluzione che non penalizzi minimamente i lavoratori. Giuliano Calcagni della Fisac Cgil ha, tra le altre cose, puntato sull’abbattimento dei numeri che autorizzino le Rsa (le nuove rappresentanze sindacali aziendali) a svolgere attività sindacale.
È molto probabile che dopo l’incontro del 25 febbraio, la Fisac svolga il proprio direttivo nazionale che dovrà deliberare l’eventuale intesa raggiunta in sede Abi dalla sua segreteria nazionale. Massimo Masi della Uilca ha fatto intendere che bisogna trovare una soluzione entro il 28 febbraio ed Emilio Contrasto di Unisin ha ribadito che la sua organizzazione punterà tutto sul valore politico della piattaforma dei lavoratori. Dopo le considerazioni iniziali di Sileoni, tutti i segretari generali si sono mostrati d’accordo fra loro in un clima che sembra tornato di serenità e unità sindacale. Nel corso della riunione è stato affrontato anche il tema della trasparenza degli stessi tavoli sindacali. Sileoni ha proposto di registrare o verbalizzare le sedute, idea immediatamente accolta dai colleghi segretari. Abi si è riservata di rispondere, ma non dovrebbero esserci problemi, anche perché in caso di risposta negativa la Fabi ha ventilato la possibilità di avere mano libera per garantire la massima trasparenza dei contenuti degli incontri in Abi. Non dovrebbero esserci ostacoli, comunque, perché le riunioni sindacali si svolgono nella sala di Palazzo Altieri (sede dell’Abi a Roma) accanto a quella che ospitai comitati esecutivi della stessa associazione dei banchieri, tutti sistematicamente registrati e verbalizzati.
Nei corridoi di palazzo Altieri trapela anche che, parallelamente alla nuova piattaforma che i sindacati si sono impegnati a presentare entro maggio 2019, le banche stiano confezionando la loro. Le posizioni, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, saranno probabilmente opposte e i sindacati devono mettere in preventivo un confronto anche rispetto alle richieste delle banche. ​

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Medici: Fp Cgil, da Grillo impegni su contratto, sciopero sospeso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

“Dopo i risultati raggiunti nell’intesa con le Regioni del 16 gennaio in tema di risorse contrattuali e dopo le garanzie ricevute dal Ministero della Pa sullo sblocco del contratto dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale nell’incontro del 17 gennaio, registriamo oggi anche l’impegno del ministro Grillo a riavviare al più presto la trattativa anche con la costituzione di un tavolo tecnico per affrontare il tema della retribuzione individuale di anzianità sottratta dai fondi dei dirigenti della sanità”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e dirigenti Ssn, Andrea Filippi.
Alla luce di questi risultati, osserva, “ci sono oggi le condizioni per sospendere lo sciopero e per non gravare sui cittadini e sui lavoratori, ma non siamo ancora soddisfatti: dobbiamo avere certezza che gli impegni siano rispettati. Lo sciopero è per ora quindi sospeso ma manteniamo lo stato di agitazione con assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Non dimentichiamo poi che il problema vero su cui il governo deve intervenire è quello delle carenze di personale che stanno piegando il Servizio sanitario nazionale”, conclude Filippi.

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Scuola e P.A.: Rinnovo del contratto, 40 euro lordi subito

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

C’è interesse per gli aumenti dei dipendenti del pubblico impiego. Nella legge di bilancio sono stati stanziati 1,7 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti di tutti gli impiegati pubblici, inclusi gli 850mila dipendenti di ruolo della scuola al lordo dell’indennità di vacanza contrattuale. Alla resa dei conti, commenta Orizzonte Scuola, “si tratta di una cifra alquanto bassa: 40 euro lordi” a dipendente pubblico. Sulla questione è intervenuto il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, nel corso di un’intervista al Messaggero, affermando che ulteriori risorse potranno arrivare soltanto con la prossima finanziaria: “È chiaro che ulteriori risorse potranno eventualmente arrivare solo con la prossima legge di bilancio. Io dico che possiamo iniziare a incontrare i sindacati – con i quali finora credo di avere un rapporto buono – a condizione però che venga riconosciuto l’investimento fatto nella pubblica amministrazione”.Anief, in verità, se ritiene questo investimento (1,2%) quasi allineato alla stima previsionale dell’aumento del costo della vita (1,4%) per il solo 2019, e pur confidando che nella prossima legge di bilancio ci possano essere ulteriori risorse per garantire la stessa copertura per gli anni successivi, tuttavia, rimarca come al tavolo per il rinnovo dei contratti bisognerà sottoscrivere il comune intento di recuperare il gap perso rispetto all’aumento dell’IPCA registrato nell’ultimo decennio. Già con la legge 205/2017 il Governo disse che avrebbe trovato nella successiva legge di bilancio ulteriori risorse, ma quelle trovate oggi servono soltanto a normalizzare una situazione che era fuori dalla nostra Costituzione. Per non parlare dell’Europa, dove si investe un punto percentuale di PIL in più nel settore Istruzione e dove mediamente gli stipendi degli insegnanti a parità di ore sono quasi di un terzo superiori. A registrare la pochezza dei compensi dei nostri docenti, di recente, è stata addirittura l’Aran che, nell’esaminare le retribuzioni medie pro-capite fisse, accessorie e complessive per comparto tra il 2001 e il 2016, ha evidenziato come queste si siano ridotte proprio rispetto al costo della vita.L’aumento complessivo di 5 punti di stipendio col vecchio contratto rimane, infatti, ben lontano dai 14 punti di aumento dell’inflazione registrata tra il 2008 e il 2018: ecco perché il sindacato consiglia di ricorrere in tribunale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-18, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015.

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Dirigenti scolastici: News sulla firma del contratto

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Come noto, è di queste ore la notizia della firma del contratto dei DS: Udir, alla luce dell’analisi dei dati noti, afferma che l’equiparazione dei 9 mila euro di differenza tra la retribuzione di posizione parte fissa tra le diverse aree della dirigenza confluita nell’area dell’istruzione e della ricerca ci sarà dal 2020. Rilanciando i suoi ricorsi, che portano realmente al recupero delle somme spettanti, si appresta a incontrare i dirigenti scolastici a Rende, il 17 dicembre, per un seminario formativo e informativo.

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Dirigenti scolastici: MEF non autorizza il Fun per l’anno in corso e si rinvia la trattativa per la firma del contratto

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Udir lo aveva annunciato da tempo: non si può pretendere, dopo dieci anni di blocco e un’infrazione salita di 12 punti, in presenza di una sperequazione marcata da presidi e nuovi DS assunti dopo il 2001, e tra dirigenti scolastici e della ricerca e dell’Università confluiti nella stessa area dal 2016, di far firmare un contratto su sanzioni disciplinari, assenze e ferie quando la parte economica è fondamentale. Il giovane sindacato ricorda anche che il recente decreto concretezza all’articolo 3 sconfessa quanto da sempre sostenuto dal MEF sulla necessità di bloccare il salario accessorio dei dirigenti insieme al tabellare. Conseguenza della conversione in legge della norma per lo studio legale sarebbe il diretto versamento dei dirigenti andati in quiescenza dal 1 settembre 2012 nel Fun di quest’anno che non si riesce a quantificare. Sarà questa la ragione del blocco? L’alternativa è il ricorso in tribunale per avere giustizia.

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Scuola: Verso la firma del contratto

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Il contratto non dà il giusto riconoscimento alla categoria. Udir ribadisce il suo disappunto, mentre i sindacati rappresentativi continuano a tacere sulla retribuzione variabile e accessoria. Il giovane sindacato ritiene che si debba ottenere almeno il minimo sindacale con il recupero degli 8 mila euro della perequazione esterna già dal 2016 e della RIA dei presidi andati in quiescenza dal 1 settembre 2012. Ridicoli anche gli aumenti, meno della metà dell’inflazione cresciuta durante il blocco contrattuale, mentre permane l’obbligo della sbagliata valutazione del portfolio. Per Udir non ci sono le condizioni per firmare: da qualche giorno ha anche predisposto una piattaforma per il rinnovo del CCNL 2016/18 in dieci punti.
La nota ‘positiva’ che ormai pare acquisita è la perequazione della parte fissa della retribuzione a decorrere dal 2018: ciò consente di incardinare ora le risorse della legge di stabilità 205/2017, con il duplice vantaggio di non inficiare il prossimo triennio 2019-21 per il quale dunque si dovrà porre definitivamente la questione della perequazione totale e di riconoscere l’aumento a tutti i dirigenti pensionati nel triennio di vigenza contrattuale 2016/18.
Ma ci si chiede: a quale prezzo? Utilizzando come da comma 591 la legge 205/17 “tutte le risorse disponibili” cioè in particolare i 35 milioni strutturali previsti dalla legge 107/2015 che erano destinati a remunerare la maggiore responsabilità e l’impegno dei dirigenti scolastici (e tra le righe a compensare in parte i tagli selvaggi del FUN nel quinquennio precedente). Si devono utilizzare i fondi strutturali ex legge 107, perché lo stanziamento complessivo della legge di stabilità, 174 milioni nel triennio, non è certo sufficiente a garantire la perequazione della parte fissa, mancando come minimo 40 se non 90 milioni di euro, range dovuto anche al numero dei dirigenti che saranno effettivamente in servizio. In altri termini per perequare nel 2020 la sola parte fissa occorrono da 1, 2 a circa 3 annualità dei 35 milioni strutturali. È anche per questa ragione, o forse solo per questa, che il Miur non ha determinato il FUN 2017-18, né quello del corrente anno scolastico. Quindi l’equiparazione parte fissa dal 2018 avviene sicuramente diminuendo la retribuzione di parte variabile e di risultato almeno fino al 2020. Di questo dobbiamo essere consapevoli.Le criticità sono davvero tante, ci limitiamo a segnalarne pochissime fondamentali per la parte economica e per la parte normativa/relazioni sindacali. Intanto, la prima questione urgente è che mancano all’appello i fondi della RIA dei dirigenti in quiescenza. La questione è ben nota: in assenza del riconoscimento dell’anzianità del servizio come docenti dopo il 2002 la RIA dei dirigenti pensionati alimentava il FUN, garantendo una sorta di perequazione per naturale avvicendamento. Ora, benché insoddisfacente, comunque la previsione contrattuale perseguiva un’idea di giustizia e di equità, un senso che però ha completamente perso in esito a una interpretazione del MEF che nel 2014/15 ha ritenuto che la RIA costituisse aumento contrattuale e dunque soggiacesse al blocco contrattuale sancito dalla legge 122/2010, con conseguente prelievo forzoso delle somme “indebitamente” percepite e perdita secca di oltre 3000 euro annuali. E su questo si pronunceranno i tribunali, perché l’interpretazione del MEF/MIUR è a dir poco discutibile.
Nel frattempo, dal 2011 manca sia la perequazione interna tout court, sia quella “progressiva” con la RIA: si tratta di diverse decine di milioni di euro, per esempio oltre ventisette per l’a. s. 2015/16. Conferire al FUN la RIA dei cessati dal servizio è un atto di giustizia irrinunciabile, volto a sanare almeno parzialmente la sperequazione interna, sancita dai sindacati rappresentativi dei lavoratori che firmarono quel contratto e che da allora paradossalmente non fanno che invocare la perequazione interna in una sorta di sdoppiamento di personalità. Per la parte normativa-relazioni sindacali, è indispensabile fissare dei criteri per il conferimento e mutamento degli incarichi. Oggi in molte regioni i dirigenti non hanno alcuna tutela su questo fronte: per tutti gli incarichi si fa un generico riferimento all’art. 19 del D.lgs 165/2001. Dunque, per logica conseguenza bisogna ricondurre la valutazione dei dirigenti della scuola alla contrattazione, per una procedura tanto trasparente quanto equa e snella. Tornando alla parte economica, occorre tornare a contrattare il FUN, deve esserne garantito preventivamente l’ammontare con criteri di calcolo chiari: innanzitutto con riferimento alle istituzioni scolastiche e non al personale in servizio, quindi imputando totalmente le reggenze alla fiscalità generale e tutelando dalle azioni ministeriali le economie che devono restare nel FUN e nella disponibilità della contrattazione integrativa del successivo anno scolastico.Infine, l’ultima richiesta ineludibile attiene alla dignità dei DS: tutto ciò che normativamente è e sarà previsto per i dirigenti dell’Università e della Ricerca deve essere previsto anche per i dirigenti della scuola, senza se e ma; basta dire che di dirigenti scolastici vogliono essere considerati esattamente come gli altri, non essere più oggetto di ingiustizie che durano da vent’anni.Non è più possibile firmare contratti discriminanti conditi da roboanti impegni, tanto inutili quanto offensivi. Forse questa è la condizione per eccellenza per firmare il contratto: vedere riconosciuto ciò che è riconosciuto agli altri dirigenti. Né più, né meno.

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Contratto dirigenti scolastici: il 28 novembre forse la firma

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Dai resoconti sindacali dell’ultimo incontro Aran, pare che il 28 novembre ci potrebbe essere la firma del contratto, perché l’Aran ha accettato la richiesta dei sindacati: la perequazione sulla retribuzione di posizione/quota fissa da subito, a partire dal 2018. Le risorse per la retribuzione fissa, i 96 milioni della Legge di Bilancio, vanno a regime nel 2020: si tratta quindi di assicurarsene l’utilizzo per intero già nell’ambito di questo contratto.Il problema è: dove reperire le risorse che mancano, in attesa che si arrivi al 2020? A questo punto subentra il MIUR che deve quantificare il FUN 2017/2018 e 2018/2019 e certificare lo “storno” di una parte delle risorse oggi utilizzate per la retribuzione variabile ed accessoria, spostandole sulla retribuzione di posizione/quota fissa.
Questo discorso vale per la retribuzione fissa, ma, come abbiamo più volte sottolineato, la retribuzione variabile e accessoria in questo contratto non esiste e il silenzio dei sindacati è assordante. Sembra che tutte le finestre siano chiuse, ma il contratto almeno di una cosa si dovrà occupare: la costituzione del FUN per tutto l’arco della vigenza contrattuale ed oltre, a partire quindi dall’anno scolastico 2015/2016 fino a quello 2020/2021, dato che gli ultimi stanziamenti della Legge di Bilancio riguardano l’anno 2020. Bisogna ricordare che l’importo della retribuzione di posizione/quota fissa viene deciso dal CCNL, ma il pagamento avviene per il tramite del FUN, per cui inevitabilmente nel contratto bisognerà parlare almeno delle nuove risorse da conferire al FUN dei diversi anni scolastici.
Ma secondo Udir i sindacati devono battere su un punto: riportare la determinazione del FUN nell’ambito della contrattazione integrativa nazionale, come era nei primi due contratti, in modo da evitare le sorprese che il MIUR e il MEF ci hanno riservato negli ultimi anni. Ma a quanto deve ammontare il FUN, a partire dall’a.s. 2015/2016? Per capire di cosa stiamo parlando, facciamo riferimento all’Intesa del 30 settembre 2010 stipulata in applicazione del CCNL 2006/2009; riprendiamo la tabella analitica che costituisce il FUN relativo all’a.s. 20102011 nella forma di una sommatoria di tutto quanto è entrato nel Fun a varie riprese.
In sintesi, Udir chiede ai sindacati di firmare un contratto che accetti o avalli i tagli del MEF/MIUR, perché si andrebbe a legittimare quelli che ad oggi sono tagli unilaterali operati illegittimamente. Nell’attesa dunque di avere un contratto che renda giustizia all’operato dei dirigenti scolastici, il sindacato invita a ricorrere per ottenere in tribunale quanto dovuto.

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Scuola: Contratto, tra un mese di nuovo scaduto e il Governo stanzia aumenti senza recuperare l’inflazione pregressa

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Non basta sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale se non si recuperare il gap con il settore privato dove sindacati e confindustria hanno firmato accordi superiori all’aumento del costo della vita nell’ultimo decennio. Anief presenta emendamenti su salario minimo e recupero dell’IVC rispetto all’inflazione, ripristino primo gradone neo-assunti, riconoscimento servizio paritarie e pre-ruolo per intero nelle ricostruzioni di carriera, card docenti anche per Ata e precari, temporizzazione Dsga e passaggi verticali, Rpd e Cia a supplenti brevi e parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato.
La maggioranza M5S-Lega si appresta ad approvare la copertura finanziaria per un nuovo incremento di stipendio dei dipendenti pubblici – tra cui docenti e Ata – di 500 euro lordi annui, 40 euro al mese, al di là della perequazione per il solo 2019, e dell’indennità di vacanza contrattuale che scatterà comunque, da aprile con un assegno tra gli 8 e 12 euro per Ata e docenti. Unico dubbio la copertura finanziaria, visto lo stanziamento di un solo miliardo. Tuttavia, poiché i dipendenti della Scuola che percepiscono in media solo 28 mila euro lordi l’anno, nell’ultimo periodo, secondo i calcoli dell’Aran, si sono ritrovati a ricevere buste paga, addirittura, in flessione, con specifici emendamenti alla Legge di Bilancio, Anief chiede “il riallineamento degli stipendi attraverso l’integrale recupero, in percentuale, del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat, superiore al 12%”, con la copertura finanziaria “garantita dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza”.I finanziamenti per l’incremento dei compensi di 3 milioni e 300 mila dipendenti pubblici non tengono conto del blocco decennale e dell’aumento dell’inflazione registrato negli anni: porteranno “un aumento medio mensile di 40 euro lordi, meno della metà dello scorso rinnovo contrattuale, che è stato, ricordiamo, di 85 euro medi e lordi. Aumento per il quale bisognerà ancora reperire le risorse”, riassume Orizzonte Scuola. A dire il vero, però, le somme reali saranno più contenute: perché dagli 1.1 miliardi di euro per il 2019, 1.425 per il 2020 e 1.775 a partire dal 2021, occorre scorporare i fondi destinati a coprire la perequazione, soprattutto a tutela degli stipendi più ridotti, che il governo Gentiloni aveva garantito solo fino a dicembre 2018, e l’indennità di vacanza contrattuale, peraltro allineata per il futuro ma non rivalutata rispetto al blocco decennale, per la quale Anief sta promuovendo un intervento della Consulta.L’insufficienza delle risorse per i dipendenti pubblici è stata evidenziata in settimana da Marcello Pacifico, segretario confederale Cisal e presidente nazionale Anief, nel corso dell’incontro con i sindacati svolto martedì scorso a Palazzo Vidoni con il Ministro della Funzione Pubblica, on. Giulia Bongiorno: “Ci sono incongruenze nella relazione tecnico-contabile sulla platea dei soggetti che avranno gli aumenti dell’indennità di vacanza contrattuale e i fondi stanziati (300 milioni sul miliardo di copertura) che pongono seri dubbi sulla copertura finanziaria degli aumenti previsti anche per il solo 2019. Rispetto agli aumenti già disposti nel presente contratto prossimo alla scadenza, bisognava invece recuperare il gap venutosi a determinare, a seguito del blocco degli stipendi, rispetto al tasso IPCA certificato: occorre quindi un +7% al netto degli aumenti per il 2016/2018 come base di partenza per aprire le trattative sul rinnovo”, ha sottolineato Pacifico.
È chiaro che occorrono maggiori risorse. A stabilirne la consistenza è stata l’Anief, attraverso gli emendamenti alla Legge di Bilancio, di cui l’associazione sindacale si è fatta promotrice, facendoli pervenire alla Commissione Bilancio della Camera. In particolare, all’articolo 21 sui “Fondi per l’introduzione del reddito e delle pensioni di cittadinanza e per la revisione del sistema pensionistico”, si chiede il “riallineamento degli stipendi attraverso l’integrale recupero, in percentuale, del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat, superiore al 12%”, con la copertura finanziaria “garantita dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza”. Inoltre, nell’art. 34 (Rinnovo contrattuale 2019-2021), Anief ha fatto da tramite per predisporre “per il triennio 2016/2018 ulteriori aumenti contrattuali al netto di quelli eventualmente già disposti, per allineare il salario minimo al tasso annuo di inflazione reale”.Tali operazioni si renderebbero necessarie pure “alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015 sullo sblocco dei contratti” che “ridetermina l’assegno dell’indennità̀ di vacanza contrattuale nella misura del 50% per il triennio 2016/2018”. Infine, sempre a livello stipendiale, con un emendamento articolato, Anief ha inteso richiedere, in nome della giurisprudenza nazionale e comunitaria, la modifica di tutte le disposizioni normative relative alla ricostruzione di carriera del personale docente e all’avanzamento di carriera del personale Ata, a tempo determinato e indeterminato, supplente breve e saltuario o annuale. Sempre per le stesse motivazioni con un’altra proposta emendativa si è inteso estendere la card docenti anche ai precari come al personale Ata.

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Scuola: Nuovo Contratto DS

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

I sindacati rappresentativi si sono incontrati ancora una volta pochi giorni fa per parlare di trasferimenti, deleghe, rotazione degli incarichi e valutazione. Dopo il riconoscimento per il giovane sindacato, poiché passa la linea di Udir di affrontare con serietà il tema dello stress da lavoro correlato dopo la denuncia fatta nei seminari “Io Dirigente. Sicurezza, Salute, Retribuzione, Relazioni sindacali”, continua la sua battaglia a fianco dei dirigenti scolastici. Il contratto dei dirigenti della scuola del 2010 è esecrando, soprattutto perché le OO.SS. firmatarie accettarono una clausola inaudita: la determinazione dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato usciva dalle materie di contrattazione integrativa. Davvero incredibile: non si era mai visto un sindacato che, per statuto deve tutelare i lavoratori, rinuncia a una sua prerogativa, peraltro presente nei contratti precedenti, riguardante la retribuzione. Ma c’è anche di più: nel CCNL dell’Area VII, firmato nello stesso mese e anno, restava in vigore l’art 4. del precedente CCNL marzo 2008, in cui si era statuito che sono oggetto di contrattazione integrativa “b) determinazione dei compensi per incarichi aggiuntivi; c) determinazione dei fondi di posizione e di risultato; d) graduazione delle funzioni dirigenziali; e) criteri per la concessione dei congedi di cui all’art.24, comma 4, del presente CCNL; f) criteri per il conferimento e il mutamento degli incarichi […]”. Quindi, solo per i dirigenti scolastici i sindacati firmatari del loro contratto, CGIL, CISL, UIL, SNALS e ANP, rinunciarono alla cruciale possibilità di contrattare i fondi per la retribuzione accessoria. Nel contratto dell’Area VII invece no, poiché i sindacati firmatari con l’Aran e il Ministero lasciarono tutto invariato. Il risultato è che il FUN dei dirigenti scolastici ha subito tagli di ogni tipo, portando a una perdita netta di oltre 17 mila euro negli ultimi 10 anni; inoltre, ci sono anche tagli sulla RIA dei dirigenti cessati dal servizio, tagli per le reggenze in crescita esponenziale che sottraggono importanti risorse alla retribuzione accessoria, tagli per estemporanee decisioni del MEF. Risultato: dirigenti della scuola con stipendi diminuiti, oggetto di decreti della RTS per trattenute sullo stipendio, e responsabilità e adempimenti inversamente proporzionali alla retribuzione.
Veniamo a un secondo punto: come si legge nell’art. 4 citato, i sindacati per l’Area VII continuarono a detenere il diritto di contrattare i criteri per il conferimento e il mutamento degli incarichi. Per l’Area V furono invece definiti alcuni criteri, piuttosto vaghi, per il solo mutamento di incarico ( art. 9) e CGIL CISL UIL SNALS e ANP per il conferimento degli incarichi abbandonarono i dirigenti scolastici alla mercé dei Direttori Regionali, liberi di conferirlo sostanzialmente a propria discrezione, solo sulla base delle generiche previsioni del D. Lgs 165/2001: “Gli incarichi dirigenziali sono conferiti a tempo determinato; l’affidamento e l’avvicendamento degli incarichi, per le tipologie previste dalle norme vigenti, avvengono nel rispetto di quanto previsto dal D. lgs. n.165/2001”; inoltre, l’abrogazione del comma 6 dell’art. 11 del CCNL 2006, priorità nel conferimento degli incarichi alla provincia di residenza del DS, ha completato la nefasta opera di rinuncia alla tutela degli interessi dei lavoratori, con le conseguenze che tutti conosciamo. Anche solo per le materie oggetto di contrattazione e per i criteri di conferimento degli incarichi, l’omogeneità con gli altri dirigenti è dunque più che auspicabile, per avere finalmente pari diritti e identica dignità.

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Mobilità: Il prossimo contratto varrà per il triennio 2019-2021

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

“Il CCNL 2016/2018 ha stabilito che il nuovo Contratto Integrativo sulla mobilità avrà validità triennale (2019/20, 2020/21, 2021/22): sarebbe un grande esercizio di democrazia, da parte dell’amministrazione e delle OO.SS., attendere la certificazione della rappresentatività sindacale per il triennio 19-21, prima di avviare una nuova contrattazione o coinvolgere comunque Anief – che tutti sanno esser divenuta rappresentativa fin dai primi incontri -” dichiara Marcello Pacifico presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal. Nel nuovo contratto sulla mobilità, bisogna in primo luogo prendere atto di quanto hanno deciso i diversi giudici del lavoro e amministrativi: vanno valutati il servizio pre-ruolo su sostegno ai fini del superamento del vincolo quinquennale, il servizio prestato nella scuola paritaria, il servizio pre-ruolo per intero nelle graduatorie interne d’istituto. Come tacere, d’altronde, la gravosa questione del personale neo-assunto con la 107/2015 e spedito a chilometri di distanza dopo aver superato l’anno di prova o ancora lontano dai propri affetti familiari per via di un algoritmo impazzito o della classificazione in fasce discriminatorie. Bisogna elaborare un piano di rientro di tutti quei lavoratori costretti a vivere lontani dalle proprie famiglie e che ogni anno, nella speranza di poter tornare a casa, si cimentano nella presentazione della domanda di mobilità (quasi 300 mila), partendo proprio dalla trasformazione in organico di diritto di tutti quei posti vacanti e disponibili. Erronea, inoltre, appare nella nuova validità triennale, in base all’art. 22 comma 4 lettera a1) del nuovo CCNL, la preclusione della domanda al personale che ha ottenuto il trasferimento in una delle sedi indicate, ma magari di non prima scelta. Se la norma non sarà cambiata, a partire dal prossimo anno scolastico i docenti che verranno soddisfatti nella domanda di mobilità territoriale o professionale, acquisendo la titolarità in una delle scuole richieste, non potranno presentare ulteriore domanda di mobilità per un triennio a decorrere dall’anno scolastico in cui avranno ottenuto il movimento, anche se quella sede non era proprio quella ottimale. Al momento, invece, non è pervenuto alcun chiarimento per i docenti che acquisiranno o manterranno la titolarità su ambito territoriale.Come dimenticare ancora il riconoscimento della precedenza nella mobilità interprovinciale per il dipendente referente unico che assiste il genitore affetto da disabilità grave (la normativa attuale lo riconosce solo per i trasferimenti all’interno della sola provincia di titolarità) o l’estensione anche ai trasferimenti interprovinciali della precedenza per il figlio che assiste il genitore disabile (oggi riconosciuta solo per le operazioni di assegnazione provvisoria)? Diritto, peraltro, già riconosciuto da diverse sentenze. E perché non introdurre la precedenza nella mobilità in favore delle donne vittime di violenza? Tale novità, dettata dall’emergenza del nostro tempo e dal senso civico, permetterebbe alla persona interessata di concentrarsi sul proprio lavoro conciliandolo con le esigenze personali. Appare, comunque, forviante trattare l’argomento della mobilità in un momento in cui ancora non si conoscono le scelte del Governo nella prossima legge di stabilità in considerazione del fatto che nel DEF per il 2019 si accenna a ulteriori limiti ai trasferimenti mentre in alcuni disegni di legge presentati da autorevoli parlamentari si parla di abolire gli ambiti territoriali o di introdurre il domicilio professionale per i neo-assunti, peraltro da Anief già bollato come incostituzionale. Per queste ragioni, Anief ribadisce la necessità di rinviare l’incontro a dopo la certificazione della rappresentatività e l’approvazione della legge di stabilità, chiedendo fin d’ora di partecipare, ad ogni modo, al tavolo per riscrivere drasticamente le norme contemplando il diritto al lavoro con il diritto alla famiglia.

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Contratto dirigenti scolastici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, alla luce di quanto discusso durante la riunione Aran, in un’intervista incentrata sul contratto DS, si sofferma sulle lotte portate avanti come sindacato che spera non vengano vanificate da una firma che non tutela gli ex presidi.“L’ultimo incontro svoltosi all’Aran vede ancora una volta dimenticate tutte le battaglie che sono state portate avanti e recriminate dai sindacati rappresentativi della dirigenza scolastica nell’ultimo anno, proprio prima della certificazione della rappresentatività. La prima grande battaglia era quella della perequazione interna, della Ria, cioè di quell’assegno che ad oggi viene dato ai presidi assunti prima del 2001, e non ai dirigenti scolastici assunti dopo il 2001: nessuno ne fa cenno, ma per Udir è una battaglia fondamentale senza la quale non è possibile andare a firmare il contratto. La stessa cosa avviene per la perequazione esterna, dove addirittura negli ultimi incontri sembra che manchino dei fondi e bisogna andare ad attingere ai fondi della legge 107 e addirittura per gli anni successivi non è garantito nemmeno quel minimo previsto dalla legge, cioè quella progressiva ridistribuzione delle risorse, al punto tale da aumentare di 8mila euro complessivi la retribuzione di posizione di parte fissa dei dirigenti così come quella degli altri dirigenti delle altre ex aree, dell’area per esempio VII. Tutto questo per Udir è intollerabile perché se ciò è stato stabilito per contratto, nel contratto si deveno prevedere sin dal 2016 questi 8 mila euro o non le briciole, oppure ancora un forse per il futuro. E su questo, la perequazione esterna, non ci si può fermare nemmeno qui, perché ancora una volta, rispetto allo stipendio finale degli altri dirigenti della pubblica amministrazione, i dirigenti scolastici nientemeno percepiscono la metà. Queste per noi sono delle battaglie fondamentali e chiediamo ai sindacati di non svendere il contratto dei dirigenti scolastici; in tutto questo non si parla più delle risorse per gli aumenti contrattuali che sono oltretutto a rischio poiché, se non vengono rifinanziati nella Legge di Stabilità, rischiano anche per il prossimo anno di svanire”.

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Scuola: Contratto dirigenti scolastici, si va verso la chiusura al ribasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

C’è un autentico macigno: le risorse non bastano! Servirebbero circa 90 milioni di euro lordo stato, ma in totale sono 72 milioni: ne mancano circa 18. L’unica soluzione è attingere dal FUN 2017/2018 e 2018/2019: le somme andrebbero stornate ed utilizzate per la retribuzione di posizione/quota fissa. Così facendo, ci sarà una riduzione drastica della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato rispetto a quelle oggi vigenti. Nel frattempo entreranno in servizio i vincitori del concorso attualmente in svolgimento: i dirigenti scolastici aumenteranno e la torta andrà divisa tra una platea più ampia rispetto a quella odierna. I sindacati degli ex presidi stanno facendo un’operazione d’immagine, ma la “sostanza” appare posizionata più in basso dell’apparenza. La questione, in definitiva, è: i sindacati hanno intenzione di chiedere al Miur e all’ARN la restituzione dei tagli illegittimi operati negli ultimi anni, almeno a partire dal 1 gennaio 2018? C’è un autentico macigno: le risorse non bastano! Servirebbero circa 90 milioni di euro lordo stato, ma in totale sono 72 milioni: ne mancano circa 18. L’unica soluzione è attingere dal FUN 2017/2018 e 2018/2019: le somme andrebbero stornate ed utilizzate per la retribuzione di posizione/quota fissa. Così facendo, ci sarà una riduzione drastica della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato rispetto a quelle oggi vigenti. Nel frattempo entreranno in servizio i vincitori del concorso attualmente in svolgimento: i dirigenti scolastici aumenteranno e la torta andrà divisa tra una platea più ampia rispetto a quella odierna. I sindacati degli ex presidi stanno facendo un’operazione d’immagine, ma la “sostanza” appare posizionata più in basso dell’apparenza. La questione, in definitiva, è: i sindacati hanno intenzione di chiedere al Miur e all’ARN la restituzione dei tagli illegittimi operati negli ultimi anni, almeno a partire dal 1 gennaio 2018?

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Crollo ponte: per desecretare atti Toninelli aspetta di tornare da vacanze?

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

“Secondo notizie di stampa sembra che la Procura di Genova, che sta indagando sul crollo del ponte Morandi, abbia avviato le procedure per acquisire direttamente da Autostrade il Contratto di concessione con tutti gli allegati ancora secretati dal Ministero. Perché Toninelli non mantiene la promessa di desecretare tutti gli atti del Contratto? Aspetta di tornare dalle vacanze?”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza nazionale.

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Scuola – Contratto, tra pochi mesi sarà già scaduto

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Anief concorda con il sindacato Snals che nella giornata odierna ha predisposto la piattaforma programmatica per il prossimo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, ricordando che con l’accordo finale sottoscritto solo dai confederali, il 20 aprile scorso, si sono ottenuti solo incrementi retributivi lordi pari, rispettivamente, allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime, inferiore al 3,48%. Tale cifra – afferma il sindacato – è inferiore alla perdita del potere di acquisto intervenuta dal 2011 che, come è noto, era pari al 15% nei dieci anni di mancato rinnovo contrattuale dal 2009 al 2018. Lo stesso sindacato, inoltre, chiede il ripristino della fascia stipendiale da 3 a 8 anni di anzianità e di tornare a “riconoscere ai dipendenti in servizio ed a quelli collocati in quiescenza nel 2013 lo scatto stipendiale maturato in quell’anno, e congelato dal Governo e ignorato dal CCNL/2018”. Appena Anief vedrà sancita la sua rappresentatività sindacale, avendo così per la prima volta la possibilità di sedersi ai tavoli di contrattazione nazionale, si batterà sicuramente per questo doppio risultato. Anief, inoltre, ricorderà ai dirigenti che difendono la parte pubblica che gli aumenti dell’ultimo contratto dovevano essere tre volte rispetto a quelli accordati. Con la conseguenza che i valori dei compensi di docenti e Ata oggi risultano ancora sotto il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Questi incrementi dovranno aggiungersi alla conferma di quelli già previsti per il 2018 e la copertura dell’accordo sulla perequazione, che garantisce gli aumenti del contratto 2016/18 solamente fino al termine del corrente anno solare. Infine, il giovane sindacato reputa imprescindibile la revisione dei profili del personale Ata. Oltre alla totale equiparazione degli stipendi, ad iniziare dagli scatti di anzianità, e dei diritti tra personale di ruolo e Ata, così come previsto dal diritto comunitario ma anche dai nostri giudici, pure delle sezioni unite della Cassazione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Adeguamento stipendiale, riformulazione profili Ata, allineamento diritti del personale precario ai colleghi di ruolo sono gli elementi minimi e basilari per intavolare una trattativa nazionale condivisa. Se anche gli altri sindacati, non firmatari dell’ultimo contratto, dovessero concordare con questi obiettivi da raggiungere, Anief si dice sin d’ora pronta a realizzare una piattaforma comune: rappresenterebbe la base per andare a costituire un’alternativa a quella sottoscritta incautamente dai Confederali lo scorso mese di aprile all’Aran. La porta è aperta: chi vuole stare con noi, entri pure.

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Contratti lavoro domestico

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

Nel 2017 la quota di lavoratori domestici con regolare contratto ha registrato un decremento del -1,0% scendendo a 864.526 unità.“Rispetto al 2016 ci sono 8.724 lavoratori domestici in meno eppure – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – la popolazione continua ad invecchiare e l’11,2% degli over 65 ha difficoltà a svolgere attività quotidiane come mangiare o vestirsi”.Il dato INPS è indice di una situazione preoccupante, le famiglie per risparmiare non assumono regolarmente colf e badanti. Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio INPS, in controtendenza con il decremento totale del numero dei lavoratori domestici, c’è un incremento della quota dei lavoratori italiani (+6,9%). “E’ evidente – prosegue Gasparrini – che il settore del lavoro domestico sta diventando un vero e proprio salvagente contro la disoccupazione, non è un caso che le zone in cui sta aumentando la quota di italiani siano le isole (con 47.784 lavoratori italiani a fronte di 31.098 stranieri) e le regioni del Sud”.“Oltre a rappresentare uno strumento fondamentale per la prosecuzione della vita familire – continua la nota – il settore domestico sta consolidando anche il suo ruolo economico (vale l’1,3% del PIL nazionale) ed è indispensabile che il Governo investa in questo ambito, in termini di politiche di welfare, per supportare le famiglie datori di lavoro ma anche per favorire le possibilità di occupazione legate al settore”

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