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Covid-19 e i suoi effetti nei rapporti contrattuali in Brasile

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

San Paolo, Brasile. In Brasile, gli effetti causati dalla pandemia di Covid-19 non hanno tardato ad arrivare, considerando che, con la crescita esponenziale del numero di contagi, in data 03 febbraio 2020, attraverso la Decisione n. 188, il Ministero della Sanità ha dichiarato l’Emergenza Sanitaria Nazionale e, il 22 marzo, è stata decretata la quarantena nello Stato di San Paolo, attraverso il Decreto Statale nº 64881. In tal senso, in virtù delle misure di precauzione adottate la Potere Pubblico, soprattutto con la decretazione della quarantena volta a implementare l’isolamento sociale al fine di contenere la propagazione del virus, il Paese avverte già gli impatti economici e sui rapporti giuridici dovuti alla chiusura temporanea delle imprese e stabilimenti commerciali non essenziali, nonché al divieto di eventi pubblici o privati con agglomerazione di persone.A fronte di questo scenario, per le imprese e stabilimenti commerciali si è palesata la difficoltà riguardante i mancati adempimenti contrattuali, soprattutto quelli commutativi e di esecuzione continuativa o successiva, la cui operazione è stata drasticamente influenzata dalla pandemia.A tal proposito, in molti si sono chiesti se siano obbligati a rispettare il contratto se, a causa della pandemia di Covid-19, le loro attività sono state compromesse da tale situazione.Per chiarire la questione, la Legislazione Brasiliana prevede l’istituto giuridico del caso fortuito o forza maggiore, di cui all’Articolo 393 del Codice Civile, ossia un evento straordinario e imprevedibile, non legato alla volontà e che sfugge al controllo delle parti, evento questo che modifica completamente lo scenario in cui sono stati stipulati i contratti.Pertanto, sarebbe possibile considerare la pandemia di Covid-19 come un caso di forza maggiore, per giustificare l’esclusione della responsabilità di una delle parti contraenti in determinati inadempimenti contrattuali, essendo necessario tuttavia analizzare ciascun caso, considerando che la configurazione di forza maggiore dipenderà da come il Codiv-19 abbia influito sull’obbligo nel caso concreto e, inoltre, come le parti abbiano affrontato la situazione.Un altro importante aspetto è verificare se esista una clausola contrattuale che regoli le ipotesi applicabili in caso di insorgenza di forza maggiore e in che modo la previsione della forza maggiore influirà sull’obbligo previsto nel contratto. Infatti, l’affermazione dell’impedimento quando, in realtà, il debitore avrebbe altri modi per adempiere al proprio obbligo, non riuscirebbe a configurare l’ipotesi di cui all’Art.393 del Codice Civile.Inoltre, in situazioni come questa di natura eccezionale, è importante analizzare se l’esecuzione del contratto non sarebbe eccessivamente onerosa per una delle parti, generando un forte squilibrio contrattuale.In questo caso, il debitore può utilizzare la regola contenuta nell’articolo 479 del Codice Civile che consente la rinegoziazione delle condizioni contrattuali, per evitare la risoluzione.Inoltre, l’Articolo 478 cumulato con l’Articolo 317, entrambi del Codice Civile, tratta dell’onerosità eccessiva e della teoria dell’imprevisto.Di conseguenza, nei contratti di esecuzione continuativa o differita, se l’esecuzione di una delle parti diventi eccessivamente onerosa, con un vantaggio estremo per l’altra parte, in virtù di eventi straordinari e imprevedibili, il debitore può richiedere la risoluzione del contratto,Inoltre, nel caso in cui le parti abbiano interesse a mantenere il contratto, le stesse possono invocare la clausola rebus sic stantibus, implicita in tutti i contratti continuativi, salvo espressa previsione in senso contrario, la quale prevede che il cambiamento della situazione comporterebbe, di fatto, una modifica nell’esecuzione degli obblighi imputabili a ciascun contraente. “In tal senso, avvalersi di orientamenti applicati in situazioni ordinarie e di clausole rigide non sembra essere la soluzione migliore. Dopotutto, in tempi di pandemia e con la situazione critica instauratasi, le parti dovrebbero, oltre a rivedere gli obblighi concordati, cercare mezzi alternativi per risolvere i loro conflitti. – commenta Giacomo Guarnera, Avvocato e Socio Fondatore di Guarnera Advogados, studio legale internazionale italo-brasiliano – Pertanto, si raccomanda alle parti coinvolte e sempre sulla base della buonafede, di cercare possibili alternative per superare questo momento e, principalmente, per diminuire le perdite e i danni già causati dalla pandemia. Tuttavia, nel caso in cui le parti non riescano a raggiungere un accordo, sarà necessario ricercare una soluzione in giudizio.”

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Le deroghe contrattuali: Italia e Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Di Tiziano TREU Il dibattito attorno agli accordi Fiat, quello di Pomigliano e quello di Mirafiori, e sulle sue implicazioni circa l’assetto della contrattazione collettiva italiana è molto condizionato dalla specificità dei suoi contenuti, dalle divisioni intervenute fra i maggiori sindacati, nonché dai rapporti, problematici e incerti, con le strategie della Fiat. Questi aspetti hanno una rilevanza indubbia, ma non possono essere considerati fuori dal contesto, quasi come fossero indice di un’anomalia del caso Fiat o del personaggio Marchionne. I contenuti prevalenti riguardano l’orario e le forme di organizzazione del lavoro, correlate alla diversificazione delle produzioni, e alla necessità di innovazioni e di ristrutturazioni. L’intervento sugli orari è a sua volta diversificato, perché risponde sia all’esigenza di promuoverne  la flessibilità sia alla necessità di aumentarne la durata del tempo di lavoro  (tramite per lo più il ricorso agli straordinari) in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nei decenni passati. In Germania la tendenza è di tornare alle 40 ore dopo la riduzione a 35 degli anni ‘80. Un contenuto frequente di questi accordi  riguarda periodi di orario ridotto, intesi a ridurre l’impatto occupazionale delle crisi con forme di compensazioni salariale a carico sia dei sistemi previdenziali, sul tipo della nostra Cig, sia delle parti datoriali.    Le clausole riguardanti la retribuzione hanno avuto in Germania una diffusione più recente legata alle pressioni della crisi, anche qui con significative varianti: da quelle che riguardano la riduzione o la soppressione di elementi accessori del salario, al differimento di aumenti previsti dai contratti nazionali, a vere e proprie riduzioni salariali, per lo più riferite ai lavoratori neoassunti; e per altro verso all’allargamento dei differenziali salariali, anche qui in controtendenza con i precedenti. L’ampliamento dei contenuti si è accompagnato con un estensione degli ambiti e delle condizioni di applicabilità.    Analogamente diversificate, in dipendenza dagli stessi caratteri, si presentano infine le condizioni richieste nei vari sistemi per la attivazione delle deroghe. La contropartita più ricorrente di tali clausole, come dei contratti di concessione, comprende forme di garanzia occupazionale, prevalentemente di carattere difensivo. L’obiettivo è di allargare gli spazi di flessibilità interna nell’uso della manodopera, tramite variazioni di orario e organizzative, per evitare l’alternativa della flessibilità esterna, cioè dei licenziamenti. Le esperienze riscontrate nei vari paesi, sia di concession bargaining sia di deroghe contrattuali, confermano che esse stanno introducendo non semplici aggiustamenti al sistema tradizionale di contrattazione, ma un vero e proprio cambio di paradigma.In una prospettiva di sistema va considerato peraltro che queste deroghe possono essere un prezzo necessario per salvare i contratti nazionali di settore, laddove essi esistono. Il mantenimento di un quadro contrattuale di categoria, sia pure derogabile e meno stringente del passato, nonché di intese confederali, bypartite o tripartite di più ampio raggio, costituisce una salvaguardia contro il decentramento incontrollato che porterebbe dispersione delle condizioni di lavoro, o peggio l’elusione tout court delle regole contrattuali. Per questi motivi si spiega come i sindacati tedeschi abbiano ritenuto di avallare le varie forme di contrattazione in deroga, anche le più difficili, senza le lacerazioni verificatesi nell’esperienza italiana. D’altra parte una valutazione realistica, condivisa dalle forze sindacali e politiche di tali paesi, segnala che nelle attuali condizioni sfavorevoli di contesto sono impraticabili strategie di semplice difesa dello status e di rifiuto di ogni tipo di concessione. Il bilancio della contrattazione di crisi, come si è visto, è  diseguale e dipende da variabili sia interne alle relazioni industriali, sia di contesto economico e politico. E’ su questi fattori che occorre riflettere per valutare le esperienze in atto e per prefigurare le prospettive al di là delle contingenze specifiche. La tenuta del sistema tedesco anche nella gestione delle clausole di deroga è stato favorito sia dalla presenza di un sindacato unitario radicato a livello nazionale come in azienda, sia dal carattere partecipativo delle relazioni industriali,  sancito sul piano legislativo dalla normativa sulla cogestione (per le grandi aziende). Per altro verso la solidità di quelle relazioni industriali è stata favorita non solo dal sostegno pubblico alle crisi aziendali e da politiche industriali rivolte a promuovere l’innovazione e la competitività del sistema produttivo. La situazione italiana presenta criticità su entrambi i versanti. I caratteri delle nostre relazioni industriali specie in azienda sono largamente conflittuali e le tensioni sono acuite dalle divergenze esistenti fra i sindacati. Non a caso anche in Italia esempi di gestione innovativa delle relazioni industriali, anche in situazioni di crisi e nelle intese in deroga, sono presenti in aziende che hanno accettato forme partecipative e si sono impegnate alla ricerca del consenso e del coinvolgimento dei sindacati. (in sintesi)

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Nuovo partner studio legale Portolano Colella Cavallo

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2010

Lo studio legale Portolano Colella Cavallo annuncia che l’avvocato Ernesto Apa è stato nominato Partner dello studio, con effetto dal 1° gennaio 2010. Ernesto continuerà ad operare nel settore dei Media, assistendo clienti nazionali ed internazionali su aspetti regolamentari e contrattuali. Questa nomina è il riconoscimento dell’impegno e del successo ottenuto in questo settore da Ernesto sin dall’ inizio della sua collaborazione con lo studio nel 2003. Nonostante la sua giovane età, Ernesto è già riconosciuto come esperto nel settore ed è personalmente raccomandato da Chambers Europe 2009. Professore a contratto di Rapporti Giuridici Internazionali presso la Facoltà di Economia dell’Università della Calabria, insegna anche nell’ambito del Master in Gestione della Produzione Cinematografica e Televisiva della Luiss Guido Carli di Roma, nonché del Master Film Art Management e del Master in Diritto dell’Informatica e Teoria e Tecnica della Normazione presso l’Università di Roma “La Sapienza”. E’ Country Correspondent per l’Italia della “Entertainment Law Review” e ha pubblicato articoli in materia di diritto della comunicazione e diritto costituzionale su varie riviste giuridiche, quali il Foro Italiano, Quaderni Costituzionali, Giurisprudenza Costituzionale, Rassegna ASTRID, etc. Ernesto è membro di ASTRID, I-Com e altre associazioni di settore.

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