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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘contrazione’

Istat, prevista contrazione Pil 2020 8,9%, +4% nel 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Secondo l’Istat, per l’Italia si prevede una marcata contrazione del Pil nel 2020 (-8,9%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4,0%).”Vista la situazione e le premesse, si tratta di una stima positiva per l’Italia, con certo una contrazione del Pil nel quarto trimestre, ma limitata, visto il -8,9% finale del 2020″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ovviamente tutto dipende dal nuovo Dpcm e da come andranno i consumi di Natale ed il fatturato delle aziende in quest’ultimo mese strategico per molti settori, dal turismo al commercio. Un’incognita non da poco” conclude Dona.

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Istat siamo in piena recessione

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2011

Nonostante le smentite del ministro dell’economia Giulio Tremonti, l’Istat continua a fotografare un’Italia in piena recessione. Eppure gli effetti negativi continuano a farsi sentire: aumentano i disoccupati in Italia, calano vendite e acquisti di ogni genere, dai supermercati al commercio. Le vendite al dettaglio a marzo, infatti, sono calate del 2,0% rispetto allo stesso mese del 2010 e dello 0,2% rispetto a febbraio. L’istituto statistico ha poi aggiunto che la discesa registrata su base annua è la più marcata dal gennaio del 2010. Sulla contrazione, sia tendenziale che congiunturale, pesa soprattutto la negativa performance del comparto alimentare (leggi i dati Istat su crescita e industria) Rispetto a febbraio 2011, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,3% e quelle di non alimentari dello 0,2%. A confronto con marzo 2010 la differenza è ancora più ampia, -2,6% per i primi e -1,6% per i secondi. Sempre su base annua, nella grande distribuzione le vendite segnano variazioni negative sia per il ‘food’ (-2,9%), dove il ribasso è più accentuato, sia per il ‘non food’ (-1,2%). Anche per le imprese operanti su piccole superfici, si è registrata una diminuzione (con un calo dell’1,9% sia per i prodotti alimentari, sia per quelli non alimentari). Guardando alla dimensione delle imprese, a marzo 2011 il valore delle vendite è diminuito, in termini tendenziali, del 2,2% nelle micro imprese (fino a 5 addetti), del 2,0% in quelle da 6 a 49 e dell’1,7% nelle imprese con almeno 50 addetti. Quanto al valore delle vendite di prodotti non alimentari, a marzo le riduzioni più forti riguardano i gruppi ‘cartoleria, libri, giornali e riviste’ e ‘giochi, giocattoli, sport e campeggio’ (-2,4%), ‘abbigliamento e pellicceria e mobili, articoli tessili, arredamento’ (-2,3%). L’unico settore non in negativo è quello degli ‘elettrodomestici, radio, tv e registratori’, che, però, segna una variazione nulla. Uno scenario drammatico, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, quello tratteggiato dall’Istat, che dati alla mano sottolinea come tutte le difficoltà che sta attraversando il settore, a partire dalla forte impennata dei prezzi di alcuni prodotti che se de un lato, ha contratto le vendite nei supermarket, dall’altro ha, di fatto, reso sempre più cara la spesa delle famiglie italiane. Il costo della spesa è aumentato facendo così raggiungere ad alcuni beni di largo consumo, come la pasta, ben il 50% di aumento in un anno.

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La torta dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Torta co' bischeri

Image via Wikipedia

Editoriale. Da anni ci ripetono che le entrate del bilancio statale sono modeste mentre le uscite continuano a crescere. E’ una sorta di goccia che instillata di continuo è capace di scavare una roccia: gutta cavat lapidem. Così nell’immaginario collettivo ci facciamo una ragione del’alta imposizione fiscale e del continuo ridursi dell’assistenza e della previdenza pubblica oltre alla contrazione di molti altri servizi che da pubblici si trasformano in privati, con le conseguenti maggiori spese per le famiglie. Ma siamo certi che la situazione è proprio questa? Se trasponiamo il ragionamento figurandoci una torta, di modeste dimensioni, che deve essere affettata in modo tale da distribuirla equamente a tantissime persone, tanto per cominciare, ci accorgiamo che è tagliata con un coltello poco affilato e ciò significa che una volta fatto il suo lavoro ci ritroviamo con tante briciole sul piatto. E’ il primo spreco. Il secondo deriva dal fatto che non è esatto tagliare le fette con lo stesso spessore. L’invitato può essere un adulto ma anche un bambino e, quindi, al primo spetterebbe di più e meno all’altro. Queste sono, ritornando al bilancio pubblico, le prime cose da evitare: gli sprechi e una ripartizione delle risorse in termini di priorità. Una priorità è la salute, una priorità è l’istruzione, una priorità è il lavoro, una priorità è la tutela delle categorie sociali meno abbienti. Poi dobbiamo passare ad un’altra considerazione. Chi ci dice che la torta debba essere così modesta? Sappiamo che l’area dell’evasione fiscale ha raggiunto cifre record e anche se è vero che azzerarla è impossibile, diciamo pure che contraendola al 50% ci troveremmo in cassa per lo meno 50 miliardi di euro. Un’altra attenzione dovremmo riservarla al lavoro in nero che riduce i contributi previdenziali e assistenziali che datori e lavoratori devono versare alle casse statali. Si calcola che non siano meno di 20 miliardi di euro annui. Dobbiamo poi aggiungere l’abolizione degli enti inutili (leggasi province e non solo) e ne ricaveremmo altri 4-5 miliardi di euro. E per finire in bellezza dovremmo saper valorizzare meglio le risorse umane, favorire una maggiore presenza dello Stato per il rispetto delle regole di convivenza civile. Ora se da tutto questo ne ricavassimo un 90 miliardi di euro in più, su base annua, di certo potremmo guardare con meno affanno al nostro futuro soprattutto per i nostri figli e nipoti e dare a… Cesare quel che è di Cesare e… agli italiani una giusta ragione per vivere con minori affanni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’imprenditoria etnica

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

In Italia il numero di imprenditori stranieri è cresciuto dall’inizio della crisi (dal biennio cioè che va dal III trimestre 2008 al III trimestre 2010) del 9,2%, in controtendenza rispetto a quanto avviene per l’imprenditoria italiana, dove si assiste ad una contrazione del -1,2%. Questi alcuni dei risultati ottenuti da uno studio della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato le dinamiche e la struttura dell’imprenditoria etnica in Italia facendo riferimento agli ultimi dati disponibili di Infocamere.
Prato, Pavia e Rieti sono le province che nel confronto tra trimestri hanno fatto segnare le crescite più evidenti in quanto a numero di imprenditori stranieri (rispettivamente +17,7%, +17,7% e +16,2%), mentre l’unica area in Italia ad aver mostrato tassi di variazione negativi è Nuoro (-2,3%). Prato e Trieste sono le province che mostrano la più alta densità straniera nel mondo dell’imprenditoria, con incidenze sul totale degli imprenditori, rispettivamente, del 15,3% e del 10,9%. A queste seguono a ruota le province di Teramo (10,2%) e Gorizia (10,0%). Ma sono Milano, Roma e Torino ad accogliere il maggior numero di imprenditori stranieri, sebbene nel capoluogo lombardo la loro variazione nell’ultimo biennio sia stata appena del 5,6% (contro il 13,5% registrato nella capitale e del 12,6% nel capoluogo piemontese).
L’imprenditoria etnica risulta essere maggiormente dedita alle attività commerciali e all’edilizia (con incidenze pari al 29,5% e al 22,2%), segue la manifattura (10,1%) e la ristorazione (8,6%). A livello territoriale sembrano esserci delle maggiori specializzazioni in alcuni settori piuttosto che in altri: nelle aree del Nord e in alcune del Centro, ad esempio, il primo settore in termini di numerosità imprenditoriale straniera è quello delle costruzioni, mentre nelle aree del Mezzogiorno prevale nettamente il settore commerciale. Per quanto riguarda il genere degli imprenditori, di quattro stranieri che operano in Italia, uno è donna: le attività maggiormente gestite e condotte dalle donne sono la ristorazione (con quasi la metà delle imprese straniere che parlano rosa), mentre nel commercio e nella manifattura esse rappresentano, rispettivamente, il 27,1% e il 29,5%.
Marocchini, Rumeni e Cinesi sono le tre nazionalità più rappresentate tra gli imprenditori stranieri, raccogliendo insieme a Svizzeri e Tedeschi quasi il 40% del totale degli imprenditori. A livello regionale non si evidenzia un’unica tendenza, ma emergono delle specificazioni etniche. I Marocchini ad esempio, sono più presenti in Calabria, Campania e Emilia Romagna, mentre i Cinesi in Toscana, Veneto e Marche. I senegalesi sono invece la nazionalità più presente in Sardegna, mentre in Lombardia prevalgono gli egiziani. In quanto a “concentrazione etnica” la Basilicata e la Calabria sono le regioni che ne mostrano di più, dal momento che per ciascuna di esse le prime 5 nazionalità più rappresentate censiscono da sole più del 60% degli imprenditori stranieri presenti in quelle regioni.
Oltre tre quarti degli imprenditori stranieri opera nel nostro territorio almeno dal 2000, di cui quasi il 9% da quest’ultimo anno, dimostrando come la presenza straniera nelle attività autonome sia un fenomeno ancora giovane. Anche in termini di età anagrafica gli imprenditori stranieri sono giovani, dal momento che il 64,7% ha tra i 30 e i 50 anni e che addirittura il 10,3% sta sotto ai 29. Infine, il 54,8% degli imprenditori gestisce un’impresa individuale essendone per il 54,6% il titolare.

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Consumi: È ancora contrazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Il rapporto sui consumi di Confcommercio – dichiara Pietro Giordano Segretario Nazionale di Adiconsum – conferma purtroppo la realtà di un Paese profondamente diviso tra aree deboli che diventano negli anni sempre più deboli ed aree forti che diventano sempre più forti. Lo stesso impatto della crisi economica diventa paradossalmente la cartina di tornasole di questa situazione drammatica. Disoccupazione, lavoro nero, sfruttamento della manodopera, assenza di investimenti in infrastrutture ed in attività produttive al Sud producono una contrazione dei consumi, specchio di un tessuto sociale che ogni anno vede piombare migliaia di famiglie nelle fasce di povertà.
Lo stesso Nord “opulento” – continua Giordano – ha subito una contrazione dei consumi marcata nel periodo di crisi, contrazione che si protrarrà anche nel 2011 e che sarebbe stata molto più marcata se gli ammortizzatori sociali non fossero intervenuti massicciamente e grazie all’azione delle parti sociali. L’economia mostra segni incoraggianti di ripresa, ma ciò non significa – come dimostrano i dati di Confcommercio – che automaticamente partiranno anche i consumi. Secondo Adiconsum, senza investimenti nella produzione e nelle infrastrutture, non ripartirà l’occupazione, i redditi spendibili rimarranno bassi per la loro contrazione e il Paese vedrà aumentare i consumatori che non posso permettersi una vacanza.

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Mercato fondiario in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

Sintesi dei risultati da Andrea Povellato (INEA) Il prezzo medio della terra nel 2009 ha raggiunto un valore prossimo ai 18.000 euro ad ettaro, pur con differenze sensibili da regione a regione che riflettono la diversa redditività delle produzioni agricole e più in generale il dinamismo delle economie locali. Rispetto al 2008 il prezzo della terra è rimasto sostanzialmente stabile come media nazionale (+0,1%), mentre a livello di singole zone geografiche si segnala la contrazione dei prezzi nelle regioni dell’Italia centrale (-0,8%) e nelle zone della montagna e collina interna (-0,4¸0,7%).  Il confronto con il tasso di inflazione mette in evidenza una riduzione dei prezzi in termini reali (-0,6). La contrazione è stata meno pronunciata rispetto a quanto avvenuto nel 2008 per via dell’aumento molto debole dei prezzi al consumo che si è verificato nel 2009 (+0,7%). Se si esclude il 2007 in cui i prezzi reali sono rimasti stabili, la tendenza negativa prosegue ormai da cinque anni e non sembra vi siano all’orizzonte punti di svolta. Negli ultimi cinque anni il patrimonio fondiario si è svalutato mediamente del 6% in termini reali, con punte massime del -10% nel Veneto e in altre aree dove i prezzi della terra erano cresciuti in misura molto consistente a partire dalla fine degli anni novanta. Per contro soltanto Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Marche presentano ancora una leggera crescita dei valori in termini reali nel medesimo periodo.  Tra i nuovi fattori che influiscono sul mercato fondiario sta emergendo la sempre più rilevante richiesta di terreni adatti all’installazione di impianti eolici e, più recentemente, di impianti fotovoltaici. Per quanto si tratti di estensioni abbastanza modeste, la particolarità delle nuove destinazioni d’uso e, soprattutto, l’eccezionalità delle risorse finanziarie scambiate ne fanno un argomento all’ordine del giorno. Generalmente l’acquisizione degli appezzamenti adatti a questo genere di impianti avviene su base temporanea piuttosto che attraverso acquisti veri e propri, ma i corrispettivi contrattati per ottenere il “diritto di superficie” (diverso, quindi, da un contratto di affitto) sono talmente elevati che possono arrivare a superare il valore stesso del fondo. La normativa nazionale e regionale inerente gli impianti eolici e fotovoltaici risulta ancora molto frammentata e spesso fa riferimento a norme locali molto differenziate.
Tra gli elementi chiave che hanno condizionato il mercato degli affitti nel 2009, è sicuramente da annoverare la sfavorevole congiuntura economica e la conseguente mancanza di liquidità, fattori che hanno spinto le scelte degli imprenditori verso il mantenimento della disponibilità di capitale per la normale gestione aziendale, ampliando le superfici aziendali tramite l’affitto piuttosto che con l’acquisto diretto.  L’incertezza determinata dall’attesa del varo della nuova riforma Pac dopo il 2013, ha influenzato la durata media dei contratti, spesso limitata a periodi inferiori ad un lustro, in quanto gli imprenditori preferiscono attendere le nuove prospettive comunitarie, prima di impegnarsi con investimenti più consistenti. Nelle regioni centro-settendrionali è molto attiva l’attività dei contoterzisti che, oltre ad offrire i consueti servizi, cercano di ottimizzare la propria struttura di impresa ricorrendo a terreni in affitto su cui impiegare i mezzi meccanici ed usufruendo anche della fiscalità agraria agevolata.  Nonostante anche al Sud e nelle Isole le superfici in affitto nell’ultimo decennio siano aumentate, gli operatori segnalano ancora un atteggiamento di sfiducia da parte dei proprietari a concedere terra in affitto, non sentendosi abbastanza tutelati sul diritto di proprietà. Aumenta la domanda di seminativi per la coltivazione di colture energetiche (maggiore nelle regioni del Nord), e sono sempre più frequenti contrattazioni di lungo periodo, tra aziende agricole e grandi società  private per l’istallazione di impianti fotovoltaici ed eolici, con canoni annui molto elevati (sino a 4.000 euro/ha), assolutamente indipendenti dalle caratteristiche agronomiche dei terreni.
L’indagine sul mercato fondiario curata dall’INEA è disponibile in Internet: http://www.inea.it/prog/bdfond
Un’analisi dettagliata è pubblicata nel volume INEA (2010) Annuario dell’agricoltura italiana, Volume LXIII, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli.

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Italiani vacanze e tendenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

E’ giunto alla decima edizione il Barometro Ipsos – Europ Assistance su attitudini e preoccupazioni degli europei in vacanza. L’indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione nei mesi di marzo e aprile 2010, ha l’obiettivo di indagare le propensioni, i comportamenti e le preferenze di viaggio dei cittadini di 7 Paesi: Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Austria e Belgio.
In Italia si registra una significativa contrazione delle intenzioni di partenza (71%; -5 punti percentuali rispetto al 2009). Nonostante ciò il Bel Paese occupa ancora una volta il primo posto nella classifica europea, con il più alto numero di intenzioni a partire a livello internazionale Aumenta leggermente il budget destinato dagli europei alle vacanze: la spesa media per nucleo famigliare sarà quest’anno di 2.083 euro, in crescita di 17 euro rispetto al 2009 (ma pur sempre inferiore ai 2.235 di 4 anni fa). Gli italiani, con un budget di 2.132 euro (in calo di 72 euro, pari al – 5% rispetto al 2009) si posizionano al 4° posto della classifica europea dopo Gran Bretagna, Belgio e Austria. Gli italiani (65%, + 5 punti percentuali rispetto al 2009) si dimostrano i più sensibili a livello europeo agli effetti che la crisi avrà sul budget destinato alle vacanze. L’impatto della crisi avrà un’influenza crescente anche sulla durata del viaggio (54%, + 4 punti percentuali rispetto al 2009) e sulla scelta della destinazione (51%, + 4 punti percentuali rispetto al 2009). L’Italia, che rispetto alla media europea dà meno importanza al riposo, predilige sempre di più i viaggi itineranti all’insegna della scoperta (43%, +4 punti percentuali rispetto al 2009). L’Italia, dove il numero degli internauti cresce di anno in anno ( 46%, + 3 punti percentuali rispetto al 2009; + 6 rispetto al 2008), perde finalmente la posizione di fanalino di coda nella classifica europea, superando gli spagnoli. Gli italiani  – che sono i più ritardatari nell’organizzazione delle vacanze – sono quelli che a livello europeo apprezzano di più le prenotazioni “last minute” (36%). I risultati completi della ricerca sono disponibili sul sito http://www.europ-assistance.com

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Sponsor: calo dell’8,9%

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Il mercato delle sponsorizzazioni in Italia nel 2010 tornerà, almeno in termini nominali (senza considerare quindi l’inflazione), sui valori del 1999. Secondo le stime contenute nell’ottava edizione dell’Indagine Predittiva “Il Futuro della Sponsorizzazione” di StageUp – Sport & Leisure Business e Ipsos, gli investimenti complessivi, al termine dell’anno in corso, si attesteranno a 1.465 milioni di euro, arretrando dell’8,9% rispetto al 2009.  Fra i principali motivi che porteranno alla flessione, la seconda consecutiva dopo quella del 2009, peserà la tendenza ad una riallocazione dei budget dedicati alle attività di comunicazione e relazione verso i settori a più alto ed immediato ritorno commerciale, la riduzione delle aziende attive in sponsorizzazioni ed una contrazione generalizzata del budget da queste investito, a cui si accompagna una forte razionalizzazione nell’allocazione delle risorse. A fronte di ciò non emergono aziende, anche di settori emergenti, capaci di compensare nell’immediato la riduzione degli impegni dei player consolidati. Il mercato si prevede che tornerà a crescere nel 2011 attorno al 4/5%. Nel 2009, sempre secondo l’Indagine Predittiva “Il Futuro della Sponsorizzazione”, sono stati investiti nel mercato delle sponsorizzazioni (sport, cultura e sociale) 1.608 milioni di euro, con un decremento del 10,4% rispetto al 2008.  Il comparto ha fatto segnare una forte flessione seppure su livelli più contenuti rispetto a quello dell’advertising che, nel 2009, ha avuto un calo di oltre 15 punti percentuali. Le ragioni principali della migliore tenuta del mercato delle sponsorizzazioni sono riconducibili principalmente a motivazioni strutturali, come i contratti pluriennali a valori bloccati già stipulati, specie in ambito sportivo, prima dell’inizio della crisi economica.

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