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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘contributi’

Pensioni: Subito Quota 100 e a seguire 41 anni di contributi indipendentemente dall’età

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Solo nella scuola, ad usufruire subito di Quota 100 sarebbero circa 150 mila insegnanti. A patto, però, che non si inserisca il “paletto” dei 64 anni di età anagrafica che vanificherebbe lo spirito della riforma pensionistica, per una volta a vantaggio dei pensionandi e dei loro diritti. Più complicato, invece, appare il destino di Quota 41, ovvero la somma di tutti i contributi che ogni lavoratore si può far valere nel corso della sua carriera. Inoltre, si applicherebbero delle penalizzazioni, in quanto la norma modificherebbe solo la valorizzazione dei versamenti effettuati dopo il 1996 e fino al 2012 per chi ha più di 18 anni di contratto prima della riforma Dini: le penalizzazioni potrebbero arrivare anche al 9-10% dell’assegno pensionistico del lavoratore di 64 anni e 20 di contributi. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questo modo, se la norma fosse approvata fin dai prossimi giorni, raddoppierebbero almeno i posti previsti per il cambio del turn-over. Il nostro giovane sindacato, divenuto da poco rappresentativo, è dal giorno dell’approvazione della riforma Fornero che ha auspicato una soluzione di questo genere, contestandola nelle aule delle Corti dei Conti di tutta Italia. Ultimamente, abbiamo presentato uno studio dove in Europa l’età media dei pensionamenti dei docenti risulta a tutt’oggi attorno ai 63 anni di età anagrafica; mentre in Italia si è già approvata quota 67, sancita dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile, e il lavoro di chi opera a scuola, in particolare tra gli insegnanti, continua a non essere associato allo stress correlato al burnout. Senza dimenticare che stiamo già parlando della classe docente più vecchia al mondo, visto che oltre il 60% dei docenti italiani è over 50 e l’età media di immissione in ruolo è sopra i 40 anni.

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Governo. Marini (Acoi), pronti a dare contributo per risolvere gravi problemi Ssn

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

“È un bene per il Paese che dopo mesi di tensione sia finalmente nato il nuovo governo. Nel salutare la nascita del nuovo esecutivo, auguriamo anche buon lavoro al nuovo ministro della Salute Giulia Grillo. Una donna giovane fa ben sperare sulla possibilità di avere un riferimento istituzionale con cui confrontarsi sui grandi problemi strutturali che riguardano gli ospedali, i chirurghi e soprattutto i pazienti. Come società scientifica siamo disponibili a collaborare nell’interesse generale sui grandi temi: formazione e accesso al lavoro per i giovani chirurghi, diritto di accesso alle cure standard in tutte le regioni d’Italia, rilancio della sanità pubblica, innovazione e sostenibilità tecnologica nella chirurgia, attuazione della legge sulla responsabilità medico-legale del personale sanitario, specie in materia di rapporti con le assicurazioni e linee guida”. Lo afferma Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione Chirurgi Ospedalieri Italiani (Acoi).

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Contributi governativi per l’export

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

-bergamoBergamo. Co.Mark (Gruppo Tecnoinvestimenti), azienda specializzata in servizi di Temporary Export Management, annuncia di essere stata accreditata dal Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) quale fornitore di servizi per i processi di internazionalizzazione delle imprese beneficiarie dei voucher: un’ottima opportunità di crescita e sviluppo per le PMI di tutta l’Italia.
I voucher consistono in contributi a fondo perduto – di duplice tipologia e con bonus legati al raggiungimento di specifici obiettivi – utilizzabili dalle PMI per avvalersi della consulenza di un partner specializzato, purché appunto accreditato dal MISE, al fine di avviare attività di export o consolidare il proprio business sui mercati esteri.Ideatrice del concetto di Temporary Export Management e con venti anni di successi alle spalle, Co.Mark vanta anche gli ottimi risultati conseguiti nella precedente edizione dei voucher: nel 2015, erano state infatti ben 224 le aziende assistite da Co.Mark ad aver richiesto e ottenuto i contributi del MISE, assicurandosi il 22,6% di tutte le somme erogate. Di queste aziende – di cui molte, a testimonianza della qualità del servizio fornito da Co.Mark, hanno deciso di proseguire la partnership nell’anno successivo pur in assenza di ulteriori voucher – il 41% proveniva dal Nord-Ovest, il 27% dal Nord-Est, il 16% dal Centro e un altrettanto 16% dal Mezzogiorno.
Anche quest’anno, le PMI beneficiarie del voucher potranno avvalersi del Temporary Export Specialist® di Co.Mark, figura manageriale specializzata in ricerca di clienti e creazione di reti commerciali all’estero: il TES® è un esperto in marketing internazionale, con forti skills commerciali e relazionali, la padronanza di almeno due lingue straniere e, soprattutto, con la disponibilità di esclusive tecnologie informatiche ideate da Co.Mark per la gestione e sviluppo delle attività di Export Management. A queste caratteristiche, il TES® aggiunge una vicinanza effettiva all’imprenditore, tratto distintivo del modello operativo di Co.Mark.
“I voucher sono senz’altro un ottimo strumento per sostenere la volontà di sviluppo delle piccole e medie imprese. Ma anche coloro che non ne beneficiano possono comunque avvalersi di un esperto supporto consulenziale e operativo mediante un investimento assolutamente sostenibile. Noi di Co.Mark eroghiamo il servizio di Export Management mediante un team di 105 TES® che, essendo distribuiti in tutta Italia, operano direttamente in azienda a cadenza costante e al fianco del cliente” spiega Massimo Lentsch, Amministratore Delegato di Co.Mark, Gruppo Tecnoinvestimenti. “La nostra non è una semplice consulenza strategica, ma un’attività di vendita reale con un approccio molto concreto legato ai risultati; creiamo una strategia completa di sviluppo commerciale: dall’analisi dei concorrenti all’individuazione dei mercati target e dei canali di distribuzione, dal contatto con i buyer alla concretizzazione delle vendite”.

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Pensioni: dal 2019 in pensione a 67 anni o circa 43 di contributi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 dicembre 2017

istatLo prevede uno specifico decreto del Ragioniere generale dello Stato di concerto con il direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative del ministero del Lavoro, pubblicato nell’ultima Gazzetta Ufficiale. La motivazione del provvedimento è legata alla variazione della speranza di vita per i 65enni rilevata dall’Istat nel triennio 2014-2016. L’innalzamento dei requisiti era stata stabilito dal Governo Renzi che, pubblicando nella Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre del 2014 un decreto ministeriale di due settimane prima, aveva previsto che “gli adeguamenti dei requisiti” pensionistici dal “1° gennaio 2019” si sarebbero “effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’unica differenza rispetto a quel decreto è che l’incremento, allora previsto di quattro mesi rispetto ai 67 anni e 7 mesi attuali, si è incrementato di ulteriori 30 giorni passando a complessivi 5 mesi. Riteniamo, quindi, che l’esecutivo Gentiloni si è mosso in perfetta linea con quanto stabilito da quello che lo ha preceduto: del resto, non c’è molto da meravigliarsi, visto che i ministeri, tranne quello dell’Istruzione assegnato alla senatrice Valeria Fedeli, peraltro con risultati disastrosi, hanno tutti visto confermare nei due governi lo stesso titolare. Ciòche indigna, invece, è il fatto che in Europa, come confermato dal rapporto Ocse Pensions at a glance pubblicato solo pochi giorni fa, si continua ad andare in pensione mediamente a 63 anni. Anief fornisce una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico, oltre a ulteriori servizi.

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Corsi lingua italiana all’estero: sbloccare i contributi

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 Mag 2017

stoccarda“Sento di dovere tornare a porre l’attenzione sulla questione dei finanziamenti agli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero.” Lo dichiara il senatore Aldo Di Biagio. “Dalle notizie che giungono dalla Germania la situazione è molto critica e si paventa il rischio della sospensione dell’attività didattica. A Stoccarda, per citare solo una delle situazioni,alcuni enti gestori rischiano di essere oggetto di pignoramento se non riusciranno a saldare quanto dovuto alla Cassa Mutua, al Finanzamt, agli insegnanti e al personale di segreteria” continua il senatore eletto all’estero.
“Qualora i contributi ministeriali continuassero a tardare, nonostante le assicurazioni che erano state fornite dal sottosegretario Amendola,la situazione potrebbe precipitare. Per tale motivo se necessario interrogherò il Ministero competente affinché si ponga pronto rimedio per evitare che la situazione non precipiti del tutto con la sospensione dei corsi di lingua e cultura italiana.” Conclude Di Biagio.

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L’Inps nelle mani di Boeri

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2016

tito-boeriIeri mattina il direttore generale dell’INPS ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Ministro Poletti che le ha accettate. La goccia che ha fatto traboccare il vaso di uno scontro istituzionale al calor bianco tra i vertici dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, dovrebbe essere stata la lettera che nei giorni scorsi Boeri ha indirizzato al Ministro del Lavoro per chiedergli di rimuovere il direttore generale perché indagato sulla vicenda legata all’evasione contributiva di 40 milioni da parte di ENEL, nel periodo in cui l’attuale direttore generale dell’INPS era capo del personale di quell’azienda.“La vicenda ENEL era nota a Boeri almeno dal settembre 2015 – afferma Luigi Romagnoli dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego – quando Cioffi mandò per conoscenza al presidente una mail nella quale lo informava del problema. Strano che la situazione sia precipitata proprio mentre sta emergendo un conflitto d’interessi in capo a Boeri per la vicenda Espresso”.“Tolto di mezzo il direttore generale, l’INPS rimane nelle sole mani del presidente – incalza il dirigente sindacale della USB – nel momento in cui Boeri rimette in discussione tutti gli incarichi della dirigenza apicale e mette mano alla riorganizzazione dell’Istituto”.“Il Governo appare debole e ingessato in attesa del referendum del 4 dicembre – conclude Romagnoli – mentre sarebbe necessario ripristinare immediatamente il Consiglio d’Amministrazione dell’INPS e rimuovere dall’incarico Boeri, per il suo conflitto d’interessi e per le sue idee che mal si coniugano con l’esigenza di rilanciare la previdenza sociale pubblica” (n.r. non ci interessa tanto la questione delle dimissioni quanto la politica previdenziale che Boeri sta portando avanti che con l’appoggio di Renzi e del suo governo intende “tagliare” i costi pensionistici a spese delle pensioni già modeste introducendo in primis l’abolizione della reversibilità della pensione al coniuge superstite e la ricostruzione pensionistica in base ai contributi e non a quello retributivo. Ciò significa che le pensioni saranno ridotte mediamente del 30%. La scusa è quella nota: riequilibrare il monte pensioni per elevare le minime. E’ in pratica una bufala ma che non pochi politici, in specie quelli che appoggiano l’attuale governo dicono di crederci. Perché non cominciamo a recuperare seriamente i 130 miliardi di evasione fiscale, gli 80 miliardi di sprechi e gli svariati miliardi di contributi Inps non versati, tanto per rimanere sulle grandi cifre?)

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Inps e pensioni: 157 miliardi di contributi non versati

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2016

inps157 miliardi di mancati versamenti previdenziali (pensioni). Il dato e’ contenuto nella relazione annuale della Commissione parlamentare di controllo sulle attivita’ degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.
157 miliardi che l’Inps potrebbe incassare e che risolverebbero molti problemi, ad iniziare dalla copertura del proprio disavanzo fino alla integrazione delle “pensioni povere”. Chi non versa i contributi? Il mondo della imprenditoria. Si capisce, allora, perche’ i media (televisione, radio, giornali, ecc.), partiti ed esponenti istituzionali, abbiano concentrato la propria attenzione sulle “pensioni d’oro” (figuriamoci i vitalizi!) che devono essere diminuite a favore delle “pensioni povere”. Non e’ questa la soluzione. Per fare un esempio, dal contributo di solidarieta’, prelevato dalle “pensioni d’oro”, si ricavano 160 milioni e dalla proposta di detrazione dei vitalizi parlamentari si otterrebbero 76 milioni, che sono briciole nei confronti dei 157 miliardi (non milioni) di evasione contributiva. Far luce sulle cause vere dei problemi dei pensionati non e’ conveniente, mettere sotto accusa gli imprenditori e’ alquanto spiacevole (nessuno vuole scontrarsi), meglio dare la caccia all’untore, trovare capri espiatori da offrire in pasto all’opinione pubblica. Insomma, una vera e propria cortina fumogena e’ stata sollevata per nascondere la realta’: la responsabilita’ dell’attuale situazione non e’ dei “pensionati d’oro” ma di chi non ha versato i contributi previdenziali, cioe’ degli imprenditori. Se i media, invece di parlare alla pancia dei cittadini, per aumentare l’audience e quindi i ricavi pubblicitari (cosi’ credono), si rivolgessero alla testa, farebbero quell’opera di informazione che manca in questo Paese e ci guadagnerebbero. Se la RAI, che dovrebbe svolgere un servizio pubblico, si applicasse a questi compiti, darebbe un senso al canone che i cittadini pagano. Un avviso ai cittadini che navigano tra giornali, televisioni, internet, ecc: se qualcuno sollecita la vostra riprovazione nei confronti un capro espiatorio (pensionati d’oro, vitaliziati, in questo caso, ma anche stranieri, persone di altra religione, diversi, ecc.), sappiate che vi sta raggirando e qualcun altro sta guadagnando. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il Parlamento approva 3 milioni di euro per lavoratori licenziati in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

televisoriMartedì, il Parlamento ha deciso che i lavoratori italiani licenziati dal settore della produzione di televisori riceveranno 3 milioni di euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per aiutarli a rientrare nel mondo del lavoro. La decisione di aiutare i 1.400 lavoratori italiani deve ancora essere approvata dal Consiglio UE.Il produttore televisivo italiano VDC Technologies ha dovuto chiudere il suo stabilimento di Frosinone a causa della forte concorrenza proveniente dalla Cina. Questo ha portato al licenziamento forzato di 1.218 dipendenti di VDC Technologies e di 54 di Cervino Technologies. Le autorità riceveranno € 3.010.985 per aiutare i 1.146 lavoratori che incontrano le maggiori difficoltà a trovare un nuovo impiego. Un importo equivalente sarà assegnato dalle autorità italiane.
VDC Technologies e Cervino non sono le uniche aziende della regione Lazio che hanno subito gli effetti combinati della crisi economica e dei cambiamenti nei flussi commerciali globali. Sia l’attività economica sia l’occupazione sono diminuite a causa della globalizzazione, secondo quanto affermano le autorità italiane. La disoccupazione è in aumento (fino al 10,8% nel 2012 dall’8,5% nel 2009) e le esportazioni dei principali settori industriali della regione si stanno riducendo.La risoluzione è stata approvata con 592 voti a favore, 72 voti contro e 9 astensioni.

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Inps: contributi lavoratori indipendenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2013

I lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS (grafici, designer, traduttori, consulenti, formatori…) versano oggi i contributi più elevati tra tutti i lavoratori indipendenti, liberi professionisti, commercianti, artigiani: Partita IVA in Gestione Separata INPS 27,72% Professionisti iscritti a ordine 14% Commercianti e artigiani 21/24% Anche rispetto ai dipendenti, se si confronta la quota di versamento previdenziale per le sole pensioni che corrisponde sostanzialmente all’intero versamento degli autonomi (27% per fondo pensione e 0,72% prestazioni assistenziali di malattia, maternità e assegni familiari), gli autonomi versano di più e pagano completamente da soli l’intero importo contributivo. È in programma la riduzione del cuneo fiscale per i dipendenti, ma non si sta facendo nulla per bloccare l’aumento del cuneo per gli iscritti alla gestione separata, già ora al 60%, sommando IRPEF e INPS. Anzi, la legge 92 del 2012 (riforma Fornero) ha stabilito un progressivo ulteriore aumento della nostra aliquota INPS fino al 33% entro il 2018. Se non verrà deciso diversamente, il primo scatto di un punto percentuale avverrà a gennaio 2014. Questo per molti di noi significherà chiudere la partita IVA o sopravvivere con redditi sempre più bassi. In un mercato che vive un profondo momento di crisi questo significa produrre numerosi altri disoccupati. In vista dell’approvazione della legge di stabilità, chiediamo quindi al governo Letta di bloccare in prima istanza l’aumento dell’aliquota e di ridiscutere con noi del tema previdenziale, in modo da evitare scelte che puntano solo a fare cassa e che impediscono di lavorare e vivere dignitosamente. Chiediamo una maggiore equità fiscale e previdenziale per tutti i cittadini lavoratori, indipendentemente dalla loro categoria di appartenenza. Chiediamo che vengano prese in considerazione le nostre proposte, la nostra piattaforma “L’Italia ha bisogno di fosforo” per dare sostegno al capitale umano e rilanciare l’economia e la crescita di questo Paese.

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Pensioni d’oro

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2013

«Ci chiediamo come possano definirsi “responsabili” un Governo e una maggioranza incapaci di opporsi a una vergogna nazionale come quella delle pensioni d’oro. Abbiamo votato a favore dell’emendamento al dl ecobonus presentato dalla Lega Nord e invitiamo i deputati del Carroccio e quelli del M5S a sottoscrivere la proposta già depositata da Fratelli d’Italia, che fissa un tetto alle pensioni d’oro oltre il quale vengono calcolati i contributi versati e che nel caso questi non ci siano, taglia la parte eccedente e destina i soldi risparmiati alle pensioni minime e di invalidità».È quanto dichiara il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
«Consideriamo quella sulle pensioni d’oro una battaglia di civiltà, l’emblema di una politica dei privilegi e della casta che ha portato l’Italia a questa insostenibile situazione economica. Ma l’unico modo per vincerla è portarla avanti insieme, perché come hanno dimostrato prima la Consulta dichiarando incostituzionale il prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro oltre i 90 mila euro e oggi il Governo, la sua maggioranza e altre insospettabili forze politiche all’opposizione, ce la metteranno tutta per difendere questo intollerabile privilegio», conclude Meloni.

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CrediFriuli 2011: bilancio in buona salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2012

L’assemblea dei soci approva un bilancio in forte crescita e rivaluta il valore delle quote sociali I circa 400 soci presenti all’assemblea annuale di CrediFriuli, hanno approvato all’unanimità il bilancio di esercizio per il 2011. Inoltre, hanno deliberato la rivalutazione del valore nominale delle azioni possedute al massimo consentito dalla legge: il 2,7 per cento, passando dai 25,82 euro a un valore di 26,51 euro ad azione posseduta. L’utile d’esercizio del 2011 ha raggiunto i 2,9 milioni di euro, con una variazione positiva del 32,7 per cento sul 2010. La raccolta complessiva ha superato gli 841 milioni di euro, con una crescita del 2,87 per cento. Molto bene è andata la raccolta dalla clientela con un aumento del 2,93 per cento (oltre 638 milioni di euro). La raccolta indiretta è cresciuta del 2,7 per cento (avvicinandosi ai 203 milioni di euro) e la raccolta obbligazionaria ha avuto un incremento dell’1,32 per cento, superando la cifra di 241 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente si è registrata una crescita degli impieghi pari al 5,62 per cento (praticamente più del doppio rispetto alla media del sistema bancario regionale). Il totale degli impieghi ha raggiunto i 544,8 milioni di euro e il nuovo credito erogato ha superato gli 80 milioni di euro.
CrediFriuli, anche nel 2011, ha continuato a operare secondo la propria mission statutaria confermandosi appieno nel ruolo di vera banca del territorio attivando 421 interventi a beneficio delle comunità locali, attraverso sponsorizzazioni ed erogazioni di contributi a enti, associazioni e istituzioni, per quasi 350 mila euro. Anche la compagine sociale ha vissuto un notevole incremento nel 2011 e nei primi mesi del 2012 raggiungendo, a oggi, i quasi 5.000 soci. Al 31 dicembre del 2011, CrediFriuli operava con 165 dipendenti e 34 filiali (la Bcc con la presenza più diffusa in Fvg). La banca, inoltre, gestiva 7 tesorerie pubbliche.

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Siccità in Ciad

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Boulevard in N'Djamena.

Boulevard in N'Djamena. (Photo credit: Wikipedia)

Ndjamena.Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha completato l’invio aereo di Plumpy’doz, un alimento altamente nutriente, pronto per essere consumato e destinato a migliaia di bambini a rischio malnutrizione nel Ciad colpito dalla siccità. Due voli sono arrivati nella capitale Ndjamena questa settimana (28 e 29 marzo). Il primo volo era partito lo scorso mercoledì dalla Base di Pronto Intervento Umanitario (UNHRD) che il WFP gestisce a Brindisi per conto dalla comunità umanitaria mentre il secondo volo è decollato dall’analoga Base a Dubai.

Oggi, in Ciad, i camion cominceranno a trasportare quasi 200 tonnellate di cibo d’emergenza (una crema di arachidi arricchita per prevenire la malnutrizione) nelle zone colpite dalla siccità. Circa 36.000 bambini al di sotto dei due anni, nelle regioni di Wadi-Fira e Sila, nel Ciad orientale, verranno assistiti grazie ai fondi del Dipartimento per gli Aiuti Umanitari della Commissione Europea (ECHO).
Il 16 per cento dei bambini in Ciad soffre di malnutrizione acuta e il tasso globale di malnutrizione acuta eccede la soglia critica del 15 per cento in 15 delle 22 regioni del paese. Anche prima che la crisi nel Sahel iniziasse, alla fine dello scorso anno, i tassi nazionali erano al di sopra del 10 per cento, considerata una soglia preoccupante. Analogamente a quanto avvenuto in gran parte della regione del Sahel, il Ciad è stato colpito da una grave siccità che ha fatto crollare la produzione agricola del 43 per cento. La scarsità di cibo è stata aggravata da un’impennata dei prezzi, con picchi del 50 per cento, determinando condizioni di insicurezza alimentare per 3,5 milioni di persone. Di queste, 1,2 milioni hanno bisogno di assistenza alimentare urgente. Per rispondere alla crisi, il WFP intende fornire assistenza a 1,6 milioni di persone nelle regioni della fascia saheliana del paese più gravemente colpite: Kanem, Bahr-El-Ghazel, Batha, Sila, Ouaddai, Wadi Fira, Hadjer Lamis, Lac e Guera. Mezzo milione di persone ha già ricevuto, dal gennaio 2012, assistenza alimentare e nutrizionale.
I voli partiti dalle Basi di pronto intervento umanitario, gestite dal WFP, a Brindisi e a Dubai, sono parte di un piano per distribuire complessive 500 tonnellate di Plumpy’doz. Questo è il primo invio del prodotto nutrizionale speciale, mentre nuovi quantitativi arriveranno via terra attraverso Camerun e Sudan. L’operazione è stata finanziata con un contributo di 9 milioni di euro da ECHO, il Dipartimento per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile della Commissione Europea, per sostenere il programma alimentare, della durata di sei mesi, per i bambini sino ai due anni. Contributi all’operazione di soccorso e ricostruzione in Ciad sono stati versati da numerosi donatori, inclusi: USA, Canada, Francia, Giappone, Germania, Australia Svizzera. L’operazione del WFP in Ciad costerà 163 milioni di dollari. Mancano ancora 54 milioni di dollari (il 33 per cento) al suo pieno finanziamento. La risposta del WFP alla crisi alimentare nella regione del Sahel, costerà 808 milioni di dollari con un deficit attuale di 517 milioni di dollari (il 64 per cento).

 

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Stranieri lavoratori in nero

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2012

L’Italia ha bisogno dei lavoratori stranieri, e ha bisogno delle tasse che questi pagherebbero se non lavorassero (come gia’ fanno) a nero. Il Governo Monti deve imparare dall’esperienza dei governi precedenti e non commettere gli stessi errori. Quello che chiediamo e’ una sanatoria “vera” e “semplice”, che consenta agli stranieri clandestini presenti in Italia di ottenere un permesso di soggiorno se trovano un datore di lavoro pronto ad assumerli senza lungaggini e procedure che durano anni in attesa di una chiamata dallo Sportello unico per l’immigrazione: trovi un datore di lavoro, ti fai assumere, inizi a percepire uno stipendio, a pagare le tasse, ottieni il tanto sospirato permesso di soggiorno.Sarebbe un primo passo per ripensare seriamente alle politiche migratorie scelte dall’Italia negli ultimi vent’anni, che fino ad ora hanno portato solo illegalita’, criminalita’, evasione fiscale. Disciplinare l’ingresso per lavoro in Italia con i decreti flussi e’ stata un’esperienza fallimentare, ed e’ ora di cambiare pagina: un meccanismo di ingresso in Italia che non sia contingentato a un determinato numero di quote annuali (flusso continuo) abbatterebbe quasi completamente la clandestinita’ di chi lavora, e non delinque. Cio’ favorirebbe inoltre un aumento degli introiti fiscali, nella misura in cui il lavoratore regolare pagherebbe le tasse, i contributi previdenziali, ecc.
In un sistema di “finestre” di ingresso in Italia che si aprono per una manciata di minuti l’anno, decisamente concordiamo con l’inutilita’ di sanatorie una tantum, che non fanno altro che invogliare chi non riesce a vincere la lotteria dei flussi a venire comunque in Italia, in attesa di una nuova sanatoria, fra un anno, fra due anni, o al successivo cambio di Governo. Tutto cio’ e’ indice della necessita’ di ripensare i meccanismi delle politiche migratorie in Italia. Una sanatoria puo’ essere un nuovo punto di partenza, se ad essa segue una riforma del sistema degli ingressi in Italia. E cio’ potrebbe avvenire creando un sistema di flussi “continuo” all’interno del quale in qualsiasi momento dell’anno, qualunque datore di lavoro che abbia bisogno di manodopera che non riesce a reperire in Italia possa chiamarla dall’estero. A beneficio dell’economia italiana, delle casse dello Stato, della sicurezza pubblica…(Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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Vivere per pagare le tasse

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

E’ davvero un triste momento. Più passano i giorni e maggiormente cresce la consapevolezza di una dipendenza sempre più intollerabile. Di certo pagare le tasse è una ratio legata al nostro essere insieme e alla necessità di procurarci servizi che tutti noi utilizziamo e che quindi dobbiamo contribuirvi con le nostre risorse, ciascuno secondo i mezzi che dispone. Ma non è questo il punto. La rabbia che coviamo in corpo è allorché ci rendiamo consapevoli che vi sono coloro che ciurlano nel manico e danno meno di quel che potrebbero per avere più di quello che è dovuto. E se ciò accade è perché la nostra società è imperfetta e la sua imperfezione suscita in noi malessere, disaffezione e voglia di rivalsa: tu non paghi? E allora cerco di farlo anch’io. E la ragione che si adduce è tanta che le stesse regole sono avvertite dai trasgressori in senso opposto al loro effettivo significato. E’ quanto mi è capitato ad un incrocio dove chi mi ha investito doveva rispettare la destra. E’ sceso dalla macchina e con rabbia mi ha aggredito in quanto a suo dire ero colpevole di disattenzione: la precedenza era sua. E lo diceva con tanta convinzione che mi son sentito ad un certo punto colpevole di… aver ragione. E’ così che le corporazioni e le lobby cercano di vendere le loro non-ragioni perché hanno per interlocutore un governo del paese solitamente forte con i deboli e debole con i forti. Qui vi è la spiegazione della rabbia di chi paga le tasse e continua ad essere tartassato e chi non le paga e continua a godere di tale franchigia. E se è lo Stato e, soprattutto, il parlamento con le sue leggi e l’esecutivo a fargli il verso, il risentimento delle vittime designate si fa sempre di più evidente.
E’ quanto oggi accade con il governo, cosiddetto di tecnici, che per fare cassa non hanno trovato di meglio che colpire secondo “tradizione” andando ad incidere pesantemente su chi ha già dato privilegiando di conseguenza coloro che poco o nulla hanno dato.
Si dice in attesa delle riforme. Ma quali riforme? Sono decenni che si parla di riforma fiscale, del welfare, dell’assistenza sanitaria, della scuola, della giustizia. Sono stati centinaia i convegni, i dibattiti,le conferenze che hanno rivoltato come un calzino i vari aspetti del nuovo corso che si intendeva percorrere e ci ritroviamo ancora a parlare senza dar seguito ai fatti.
Persino l’ex ministro Tremonti ci aveva assicurati d’avere in tasca, un anno fa, la riforma fiscale, ma si vede che aveva le tasche bucate perché lo ha annunciato in pompa magna ma subito dopo è subentrato un silenzio tombale.
E allora se le cose si dicono ma non si fanno e si sceglie la via più comoda per imporre solo tasse a chi già le paga il governo Monti, tecnico o no, non è diverso dagli altri e come tale si merita tutta la nostra sfiducia. E non lo affermiamo tanto per dire. Nei nostri successivi articoli vi proponiamo una serie di nostri interventi che indicano come le soluzioni ci sono ma si preferisce comportarsi come le famose tre scimmiette: non sentire, non parlare, non vedere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Ritardati pagamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2011

Un tetto a 730 giorni, quando va “di lusso” nove mesi – un anno, tra mille solleciti e acrobazie finanziarie per far quadrare i bilanci e tamponare le esposizioni con le banche. Sono i tragici tempi medi che un’azienda artigiana veneta deve attendere per poter incassare le fatture emesse alla Pubblica Amministrazione. Va un po’ meglio con i committenti privati, che onorano i pagamenti in un arco di tempo che va dai 30 giorni (ma sono pochissimi) ai 6 mesi, con sforamenti fino a un anno. Senza considerare chi invece paga solo un piccolo anticipo per i lavori e poi non salda più il resto, a volte scomparendo nel nulla. È la cruda realtà che emerge da un’indagine condotta da Cofidi Veneziano su un campione di 200 aziende socie, interpellate sui tempi di incasso per lavori svolti a favore di clienti della Pubblica Amministrazione e di privati. Tutti o quasi hanno denotato come le tempistiche dei pagamenti si siano dilatate a dismisura negli ultimi due anni, fino a raggiungere ritardi insostenibili per le aziende, già strette nella morsa della crisi economica e zavorrate dal nuovo credit crunch. “La nostra clientela è esclusivamente privata – racconta il titolare di una ditta di impianti elettrici di Camponogara – e le modalità di pagamento generalmente concesse alle aziende sono Ri.Ba. a 60 giorni: purtroppo, a scadenza, spesso ci ritorna l’insoluto e questo ci impedisce di continuare a lavorare con le stesse aziende e di presentare nuovamente Ri.Ba. a fine mese in Banca, in quanto questi diventano clienti non solvibili”. “I tempi di incasso da alcuni clienti della Pubblica Amministrazione sono inconcepibili – testimonia invece il proprietario di un’azienda di serramenti e infissi metallici di Cavallino Treporti -: sei bravo se te la cavi in 300-400 giorni. Per questo tendiamo a lavorarci il meno possibile. Per quanto riguarda i tempi di incasso da clienti privati, spesso sei fortunato se riesci in qualche modo a portare a casa i soldi; quando invece la ditta che deve pagarti fallisce, a volte anche volutamente, ti rimane un credito inesigibile. Questo ci spinge a fare debiti per sopravvivere: non si può continuare così”. Per Enrico Chiuso, titolare di Chiuso Impianti snc di Salzano, azienda produttrice di impianti idraulici e termoidraulici, i tempi di pagamento dei clienti privati “variano a seconda dell’importo dei lavori: più è basso, prima pagano. Quando gli importi sono di decine di migliaia di euro, però, l’ultima tranche, di solito equivalente al 10%-20% del totale, non viene mai saldata. Se poi parliamo di aziende, il termine di 60-90 giorni è ormai la prassi, con due alternative: la prima con Ri.Ba., che mediamente va insoluta; la seconda con bonifico che, quando, e se, viene fatto, slitta di altri 15-30 giorni rispetto alla data effettiva. Gli anticipi fattura diventano quantomeno indispensabili e talvolta son dovuto persino ricorrere a cessioni del credito pro-solvendo a garanzia”. Ricorrere legalmente per ottenere i pagamenti è invece quasi impossibile come spiega la proprietà di Elettrica Service sas, azienda che a Cavallino Treporti si occupa di impianti elettrici industriali e civili: “succede che alcune fatture rimangano insolute per più di sei mesi per mancanza di liquidità, mentre altre non verranno mai saldate perché vi sono ancora in circolazione ditte fantasma che ti commissionano il lavoro; tu lo esegui, loro incassano e fanno fallire la ditta. Poi riaprono sotto altro nome e non sono perseguibili per legge”.
Che il problema dei pagamenti raggiunga livelli paradossali lo sottolinea anche Lorenzo Ballarin, proprietario a Cavallino Treporti della Carrozzeria Ballarin snc: “di questi tempi è sempre più difficile lavorare e avere la sicurezza di essere pagati: tra acconti vari a volte passano due, tre anni prima di riscuotere tutti i soldi, sempre ammesso che ciò avvenga. Un’azienda come la nostra, che deve sostenere dei costi e pagare il personale, a queste condizioni non può più andare avanti”.
Con tempi di attesa per l’incasso così lunghi, un’azienda rischia dunque di sparire, strozzata dagli interessi sui debiti contratti per tirare avanti. Per questo, il presidente di Cofidi Veneziano Sandro Ravenna lancia un appello al Governo Monti: “Chiediamo che venga recepita al più presto la direttiva europea che impone tempi certi di pagamento, da 30 ad un massimo di 60 giorni, dal pubblico verso il privato e tra privati, dal grande verso il piccolo. Una soluzione che si rivela indispensabile per cercare di arginare la situazione gravissima in cui versano le nostre aziende. Anche a causa dei ritardi nei pagamenti, siamo infatti giunti al punto in cui una realtà media è ormai costretta ad accendere un mutuo, qualora venga concesso, per pagare tasse o contributi”.

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Privilegi dei Parlamentari e Consiglieri Regionali

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

La manovra blocca rivalutazioni delle pensioni dei ceti medio bassi è la goccia che fa traboccare il vaso; ed è per questo che la nostra associazione ha deciso di iniziare la battaglia contro i Privilegi dei Parlamentari e dei Consiglieri Regionali che godono di una Pensione d’oro (Deputati e Senatori) e di Rendite Vitalizie (i Consiglieri Regionali), dopo solo 5 anni di legislatura, rispetto ai comuni mortali che devono pagare per anni i contributi. Lo dichiara in una nota il Segretario Nazionale di Assotutela.net Pietro Bardoscia. Stiamo valutando con i nostri legali le misure migliori da adottare per abolire o ridurre concretamente questi privilegi, ma intanto stiamo cercando persone disposte a sostenere con noi questa dura e lunga battaglia. Lo abbiamo inserito sul nostro sito, abbiamo aperto l’Evento su Facebook e le adesioni di cittadini stanchi dei soprusi della “Casta” aumentano ogni giorno di più. Il livello di esasperazione ormai è al limite, e non lo diciamo solo noi, per questo citeremo le frasi riportate nelle primissime pagine da un importante quotidiano Nazionale il quale scrive: “… Prima di mettere mano a misure di questo tipo si deve avere la buona creanza di tagliare il grasso che cola dai vitalizi parlamentari ( e noi aggiungiamo le Rendite Vitalizie dei Consiglieri Regionali). … E’ sciocco, nonché pericoloso punzecchiare e sbeffeggiare i cittadini”. Questa nostra battaglia, nella quale chiediamo il contributo anche di quei politici che approvano le nostre stesse idee, terminerà solo dopo aver eliminato questa ingiustizia sociale. Temiamo comunque – conclude il Segretario Nazionale di Assotutela.net Pietro Bardoscia – che questa manovra generi una guerra tra poveri, ossia tra possessori di una pensione al di sotto dei mille euro e coloro sono in possesso di una pensione tra i 1100 e 1700 euro netti; non caschiamo in questo tranello ed unitevi ad Assotutela contro la “Casta”, inviando una e.mail a assotutela.info@gmail.com.

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Brunetta e i precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani L’onorevole Renato Brunetta è un ministro della Repubblica (partitocratica, certo) e non può sottrarsi alle domande dei cittadini. Un ministro della Repubblica non può offendere migliaia e migliaia di persone falsificando la realtà. E il ministro della Repubblica Renato Brunetta, dovrebbe sapere che i precari nel nostro Paese sono vittime di una vera e propria apartheid: guadagnano molto poco, meno di tutti i loro colleghi europei; pagano contributi previdenziali altissimi che però non basteranno a dar loro diritto a una pensione, o gliela daranno di poche centinaia di euro (su questo, è in corso la campagna di Radicali italiani per il diritto alla restituzione dei contributi silenti); non hanno ammortizzatori sociali (se non, certo, in… deroga). La parte peggiore del Paese non sono i precari, che vengono truffati, perché sulla Gestione separata dell’Inps si regge, a loro spese, tutto il sistema. La parte peggiore del Paese è l’apartheid anti-precari, su cui in questa legislatura nulla è stato fatto se non peggiorare le cose. Il ministro Brunetta risponda alle domande (se può e se sa).

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Inps più ricca

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Aumenta la riscossione contributiva da parte dell’INPS che ha portato quasi due miliardi in più nelle casse dell’ente nei soli primi cinque mesi dell’anno. Il dato preciso, circa 1,9 miliardi di euro, infatti, si riferisce all’aumento delle riscossioni correnti nel periodo gennaio-maggio 2011. Nella sola prima parte dell’anno solare, sono stati riscossi contributi per un importo globale pari a 51,8 miliardi di euro, a fronte dei 49,9 miliardi dello stesso periodo del 2010. Un incremento percentuale pari al 3,8%. Al di sopra anche delle previsioni, quindi, l’incremento degli incassi che nel bilancio preventivo erano stimati pari a +1,5% rispetto all’anno precedente. L’incremento degli incassi della contribuzione rispetto al 2010 arriva al + 4,7% per le aziende e il +3,8% per i co.co.pro. Se si sommano anche gli incassi derivanti dal recupero dal lavoro nero e dall’evasione contributiva nei primi cinque mesi del 2011, l’Inps ha incassato poco meno di 54 miliardi di euro, contro i 52,1 dello stesso periodo del 2010. Alla luce di tali dati, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” coglie l’occasione per ricordare che le sanzioni in vigore per chi omette di versare i contributi sono pesanti perchè i datori di lavoro che continuano a perseverare in tali prassi ledono i diritti fondamentali dei lavoratori. Ricordiamo, infatti, che se il datore di lavoro omette o ritarda la comunicazione obbligatoria all’Inps, deve pagare una sanzione amministrativa alla Direzione Provinciale del Lavoro che va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore di cui non si è comunicata l’assunzione. In caso di mancata iscrizione del lavoratore domestico all’Inps, sempre la direzione provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore “in nero”, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili previste contro il lavoro nero. Nel caso di “lavoro nero” (lavoratore assunto senza Comunicazione e senza iscrizione all’Inps) la legge prevede che, per l’omesso pagamento dei contributi di ogni lavoratore, il datore di lavoro debba pagare le sanzioni civili al tasso del 30 per cento in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60 per cento ed un minimo di 3.000 euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata.

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Bando per l’impresa femminile e giovanile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

E’ partito l’innovativo e inedito progetto della Cciaa di Udine: percorso formativo, fondi per l’avvio dell’impresa e garanzia, tramite la collaborazione con i Confidi Sostegno all’avvio di nuove imprese di giovani e donne: la Camera di Commercio di Udine ha attivato il bando 2011, contemporaneamente nuovo e all’avanguardia, poiché unisce formazione, contributi e garanzia, e lo fa con ben 500 mila euro di stanziamento per contributi a fondo perso e altri 500 mila di fondo patrimoniale per sostenere la controgaranzia, tutti fondi camerali. «In realtà è dal 2008 che supportiamo le nuove imprese femminili e giovanili, convinti che su di loro si disegnerà il futuro dell’economia: finora abbiamo stanziato in totale quasi 950 mila euro. Quest’anno abbiamo voluto fare di più, promuovere un’azione inedita e articolata, per dare un servizio ancor più puntuale a queste imprese», ha commentato il presidente CciaaGiovanni Da Pozzo, nel presentare l’iniziativa ai Comitati per l’imprenditoria femminile e giovanile e a Lionello D’Agostini, presidente della Fondazione Crup, impegnata anch’essa nel biennio a «indirizzare i suoi investimenti – ha detto D’Agostini – soprattutto verso i giovani e la loro formazione».
Ed ecco i dettagli dell’iniziativa camerale, disponibili, con la modulistica, su http://www.ud.camcom.it o al Punto Nuova Impresa (0432.273508). Innanzitutto il bando è rivolto alle Pmi a prevalenza femminile o giovanile della provincia e prevede attività di formazione e assistenza nella redazione di un business plan, quindi un’agevolazione in conto capitale per le spese d’avvio d’impresa nonché il sostegno, attraverso una controgaranzia a carico della Cciaa, per l’accesso al microcredito (mutuo chirografario). Quanto alla prima parte, la Camera, attraverso l’Azienda Speciale Ricerca & Formazione, organizzerà il percorso formativo. La partecipazione – e questa è una novità – è condizione necessaria per l’accesso ai contributi e avviene previo colloquio con un esperto del Punto Nuova Impresa, cui deve seguire la presentazione della domanda di adesione al progetto. Quanto all’azione di sostegno economico, il progetto opera con un contributo in conto capitale per le spese d’avvio, compreso tra 3 mila euro e 8 mila euro, e pure con una controgaranzia (altra importante novità), a copertura della quota capitale, prestata dalla Camera a favore dell’impresa e volta a sostenere il finanziamento erogato da istituto di credito e garantito dalla garanzia Confidi. Per il contributo, saranno ammesse spese per l’acquisto di impianti; di macchinari, arredi e attrezzature; di licenze software; di automezzi (devono essere immatricolati come autocarri per il trasporto di materiale); spese notarili (onorario) e consulenze per l’avvio d’impresa. Quanto all’agevolazione concessa come controgaranzia, le spese possono riguardare tutte le iniziative per l’avvio e lo sviluppo aziendale. La garanzia Confidi sarà concessa per l’80% del finanziamento bancario, mentre la controgaranzia prestata dalla Cciaa a copertura della quota capitale sarà pari al 50% della garanzia Confidi sul finanziamento concesso. Il finanziamento potrà essere erogato dagli istituti di credito nella forma di mutuo chirografario di 18-36 mesi, per un importo minimo di 10 mila e un massimo di 40 mila euro.

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Previdenza e contributi dei “silenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Mag 2011

I contributi silenti sono quei contributi previdenziali che non abbiano dato luogo alla maturazione di un corrispondente trattamento pensionistico (in pratica: quei contributi che non bastano a dare diritto a una pensione, per cui chi li ha versati li perde). L’iniziativa ha l’obiettivo di chiedere la calendarizzazione e la discussione entro la fine dell’anno della proposta di legge Radicale (primo firmatario Maurizio Turco) che vuole introdurre il diritto alla restituzione dei contributi silenti a chi li ha versati: in genere precari, parasubordinati, liberi professionisti non iscritti a un Ordine professionale, e tante donne che hanno dovuto lasciare il lavoro dopo pochi anni tempo per dedicarsi agli anziani e ai figli. Questa battaglia è, purtroppo, ancora clandestina. La censura dei media è totale.

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