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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘controversie’

Controversie in crescita tra operatori telefonici e utenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Secondo quanto riportato nella relazione annuale dell’Agcom, il numero di procedimenti conclusi dai Corecom, aventi ad oggetto controversie tra operatori telefonici e utenti, sale da 91.784 del 2016 a 95.947 del 2017, con un rialzo del 4,54%.”Questi dati sono un bollettino di guerra, che dimostra come il legislatore, dopo essere positivamente intervenuto sulle bollette a 28 giorni, dovrebbe proseguire la sua azione a tutela della parte più debole, ad es. annullando per legge le spese di recesso, anche anticipato, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene già per i conti correnti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche perché fino a che l’85,2% della spesa finale complessiva degli utenti per i servizi di telefonia finisce nelle casse dei primi 3 operatori, come risulta dalla relazione annuale, è evidente che non ci potrà essere una vera concorrenza. Anche per questo va tutelata la controparte più debole, innalzando l’asticella dei suoi diritti” conclude Dona.

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Controversie commerciali internazionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Da qualche tempo parole come “made in” hanno cambiato significato. Uno stesso bene può difatti essere fabbricato in paesi diversi, utilizzando materie prime e servizi che provengono da altri paesi ancora.E’ la globalizzazione dei mercati, con le sue insidie e i suoi vantaggi per imprese e consumatori. E tenendo conto che il tasso di controversie nei rapporti commerciali all’interno di un Paese è già elevato, è facile desumere cosa possa accadere in caso di conflittualità sovranazionali.Nel contesto dei contratti internazionali il ricorso alla autorità giudiziaria ordinaria è reso complesso dalla presenza di sistemi giurisdizionali statali che solo in parte sono coordinati tra loro. E quindi che fare? Se ne è parlato stamani alla Camera di Commercio di Bari nell’incontro “I rapporti commerciali sovranazionali”, un evento col patrocinio dell’ente camerale barese, voluto dalla Camera Arbitrale e della Mediazione su richiesta dell’associazione “diDiritto”, rappresentata dall’avvocato Vittorio De Rosas. «Gli scambi commerciali con i paesi esteri sono fondamentali per la crescita delle imprese, ma è altrettanto fondamentale sapere di poter contare su strumenti efficaci per prevenire o gestire il conflitto, fra i quali le clausole compromissorie e l’arbitrato internazionale, garanzie in più in tutte le transazioni commerciali», ha detto nei saluti il vice presidente della Camera Arbitrale barese, avvocato Francesco Andriani. Che ha altresì evidenziato come la Camera di Commercio di Bari, nella sua funzione di regolazione di mercato, si faccia spesso promotrice di momenti e iniziative formative e informative che possano aiutare gli operatori a prevenire e gestire meglio l’eventuale controversia nel mare magnum della globalizzazione.Nei registri delle imprese pugliesi sono censite più di 380.000 imprese. E una imprenditoria diffusa, che pervade praticamente tutti i comparti economici e con moltissime eccellenze produttive.Queste imprese nel 2017 hanno esportato prodotti superando gli 8 miliardi e 261 milioni di euro per valore delle merci in uscita, un risultato ottimo rispetto al 2016. Parliamo di un +4,10%. Che tra l’altro è un fattore trainante della ripresa.In questo contesto, il contratto internazionale non è più uno scambio bilaterale che si effettua una tantum tra due soggetti ben distinti. E’ un sistema complesso di relazioni/interazioni che durano nel tempo e che integrano segmenti/parti di prodotti e di processi produttivi gestiti da imprese, a volte “indipendenti”, a volte “collegate” da un punto di vista societario, ma comunque legate dalla necessità di integrare le varie fasi del processo di progettazione, fabbricazione, messa in vendita del prodotto o servizio.Nel corso dell’incontro relatori molto qualificati, collegati da Sidney, Londra, Tirana e Bratislava, in diretta Skype e fruibile anche in streaming, hanno parlato di esportazioni e investimenti in Australia, Albania, Gran Bretagna (dopo la Brexit) e Slovacchia, di incentivi all’export nelle Zone Economiche Speciali, di clausole compromissorie e di arbitrato consumeristico internazionale, di strumenti di finanziamento della piccola e media impresa (minibond, titoli di debito, crowfunding) con i rispettivi vantaggi e svantaggi, analizzando gli aspetti tecnici e tecnico giuridici.

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Arbitro per le Controversie Finanziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

E’ stato pubblicato il resoconto del primo anno di attività con informazioni molto interessanti.
Dei 1.468 ricorsi giudicati ammissibili (l’80% di quelli presentati) oltre la metà riguarda la consulenza in materia di investimenti finanziari.
Complessivamente i ricorsi accolti sono poco meno del 62%, mentre i ricorsi presentati da un procuratore (in genere avvocati, ma anche associazioni di consumatori) vedono una percentuale di successo del 73%.Il numero di ricorsi decisi è ancora molto basso, stiamo parlando di 207 casi, però sono già sufficienti per iniziare a fare qualche considerazione in merito all’orientamento dell’Arbitro, che è decisamente favorevole ai clienti.Sia chiaro, non è che l’Arbitro interpreti le norme in modo particolarmente favorevole, sono le norme che sono particolarmente a favore dell’investitore, e l’Arbitro le interpreta con specifica competenza e coerenza, cosa che difficilmente ci si può aspettare da un giudice ordinario.
I due pilastri attorno ai quali è costruita tutta l’impalcatura di tutela degli investitori sono gli obblighi informativi e l’obbligo di verifica di adeguatezza.
Le banche devono fornire tutte le informazioni per fare scelte d’investimento consapevoli. E’ esperienza più che comune che, nei fatti, salvo rare eccezioni, questo non avviene mai. Le banche tendono ad assolvere quest’obbligo solo formalmente, ma ciò non è sufficiente secondo la corretta interpretazione delle norme.
In merito, l’Arbitro per le Controversi Finanziarie ha in più occasioni affermato che l’intermediario è tenuto a dimostrarne la loro osservanza “in concreto”. In altre parole, l’intermediario deve porsi in condizione di dimostrare di non aver assolto a tali obblighi d’informazione preventiva in modo meramente formalistico. Non è sufficiente la dichiarazione del cliente di “aver preso visione” della documentazione informativa e di “aver ricevuto l’informativa sui rischi dell’investimento” ma è necessario che l’intermediario provi di aver adempiuto nella loro effettività a tali obblighi, dovendo fornire al cliente tutte le informazioni necessarie al fine di consentirgli di valutare le caratteristiche dell’investimento e da ciò farne scaturire consapevoli scelte d’investimento. (Decisioni 11, 34, 155).
Lo stesso principio vale per la consegna del famoso “prospetto informativo” che molto spesso non viene mai consegnato al cliente, ma che il cliente dichiara di aver ricevuto. L’ACF ha chiarito che la mera predisposizione e messa a disposizione del prospetto informativo d’offerta non è sufficiente (ad eccezione che per l’investimento in OICR aperti ex art. 33 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007) a far ritenere che siano stati correttamente adempiuti gli obblighi informativi gravanti sull’intermediario, trattandosi di documento predisposto dall’emittente nei riguardi della generalità di investitori potenzialmente interessati (Decisioni 34, 71, 107, 157).
In tema di informazioni, particolarmente interessante è quello delle informazioni successive all’investimento.
Nella decisione n. 116 l’ACF ha stabilito che gli intermediari (con ciò intendendosi non solo gli intermediari consulenti o gestori di portafogli, ma anche gli intermediari depositari) assumono obblighi continuativi di informare, in tempo utile, i propri clienti in relazione a qualsiasi modifica rilevante attinente alla natura, ai rischi degli strumenti finanziari trattati.
Sulla base di tale principio, l’ACF ha deciso per la responsabilità della banca in un caso di default dell’emittente anche perché non si era curata (se non a default intervenuto) di informare il cliente della variazione significativa del livello di rischio che le obbligazioni avevano subito nel periodo intercorrente tra l’acquisto del titolo e la data del definitivo default dell’emittente. Questo è un principio che è sempre esistito nella norma, ma che ha fatto molta fatica a trovare accoglimento presso i tribunali ordinari. Concetti simili sono stati enunciati in merito alla valutazione di adeguatezza (o “non adeguatezza”) dell’investimento rispetto al profilo di rischio. (abstract by Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio – il testo integrale su: http://www.aduc.it)

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Banche: al via l’arbitro per le controversie finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

bancaAl via il prossimo 9 gennaio l’Arbitro per le Controversie Finanziarie – ACF, il nuovo sistema di risoluzione extragiudiziale a tutela dei diritti e degli interessi dei piccoli investitori. Un sistema fortemente voluto dall’Adoc, secondo cui tale strumento costituirà un valido deterrente contro le violazioni messe in atto dagli intermediari nei confronti dei risparmiatori.
“L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è una novità fondamentale per la tutela dei diritti dei piccoli investitori e risparmiatori – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – una novità che, come Adoc, abbiamo sempre fortemente richiesto. L’ACF sarà un efficace strumento di tutela diretta degli interessi di chi investe, fino ad un importo massimo di 500mila euro, per tutte le controversie legate all’acquisto di prodotti d’investimento. A nostro avviso consentirà anche un miglioramento delle relazioni degli intermediari con i clienti, in quanto indurrà gli operatori a eseguire correttamente gli ordini e le richieste degli investitori, con maggiore correttezza, attenzione e trasparenza. L’accesso all’Arbitro è del tutto gratuito per l’investitore, che può rivolgersi direttamente o tramite l’aiuto di un Associazione dei Consumatori come l’Adoc, e molto rapido, in quanto una decisione sul merito verrà fornita dal collegio entro 90 giorni. Potranno essere sottoposte all’Arbitro tutte le controversie relative alla violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza cui sono tenuti gli intermediari nei loro rapporti con gli investitori nella prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio; potranno essere presentate anche controversie che riguardano i gestori dei portali di equity crowdfunding.”

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Controversie transfrontaliere

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2016

commissione europeaÈ da oggi online la nuova piattaforma ODR, realizzata dalla Commissione Europea, che consentirà ai consumatori di tutta Europa di risolvere in via amichevole le controversie derivanti dall’acquisto online di beni e servizi effettuati sia nel proprio che in un altro Paese europeo.Ricorrendo alle procedure di risoluzione alternative delle controversie (mediazione, arbitrato, conciliazione paritetica ecc.) tramite gli organismi ADR (ad oggi 117 organismi ADR sono collegati alla piattaforma) il consumatore potrà evitare, senza tuttavia rinunciarvi, le lunghe e costose procedure giudiziali ed ottenere, in tempi rapidi, il riconoscimento dei propri diritti.Attraverso la piattaforma ODR il consumatore potrà presentare un reclamo nella propria lingua e dopo aver concordato con il professionista l’organismo ADR al cui vaglio sottoporre la lite, ne potrà ottenere una soluzione entro 90 giorni.Da oggi, inoltre, i professionisti saranno tenuti ad informare i consumatori della possibilità di ricorso agli organismi ADR/ODR di tutta Europa inserendo sui propri siti il link di accesso alla piattaforma ODR.Ogni Stato membro ha, poi, designato un punto di contatto nazionale, che in Italia è il Centro Europeo Consumatori Italia, cui è affidato il compito di assistere le parti (consumatore, professionista e organismo ADR) durante tutta la procedura e di indirizzare il consumatore verso gli ulteriori mezzi di ricorso laddove non sia possibile risolvere il reclamo attraverso la piattaforma ODR.

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PMI: misure per facilitare il recupero transfrontaliero dei piccoli crediti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2015

parlamento europeoUn maggior numero di cittadini e piccole imprese saranno in grado di utilizzare la procedura Ue semplificata per il recupero di piccoli crediti da altri paesi UE, grazie ai cambiamenti approvati dal Parlamento mercoledì. Tali modifiche aumentano il massimale sui crediti recuperabili con questa procedura da 2.000 euro a 5.000 euro.”E’ importante semplificare il procedimento e ridurre i costi dei contenziosi transfrontalieri di modesta entità, soprattutto per i consumatori e per le PMI. Il procedimento per le controversie di modesta entità ha ridotto il costo delle controversie transfrontaliere fino al 40% e la durata media a soli cinque mesi anziché due anni e cinque mesi, quindi sono contenta che in futuro la procedura sarà disponibile per più casi”, ha dichiarato la relatrice Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D, PL).Il procedimento europeo per le controversie di modesta entità, in vigore dal 2009, è una procedura facoltativa che si basa su moduli standard per il recupero degli importi dovuti in un altro paese. Le modifiche legislative per snellire la procedura e per renderla disponibile per più casi sono state approvate con xx voti favorevoli, xx voti contrari e xx astensioni.La risoluzione legislativa è stata approvata con 650 voti a favore, 26 contrari e 28 astensioni. Le principali modifiche
Rendere la procedura disponibile per più casi: il massimale per i reclami coperti dalla procedura dovrebbero essere portati dagli attuali 2.000 euro a 5.000 euro.
Assicurarsi che le spese di giudizio siano proporzionate: le spese di giudizio per il procedimento europeo semplificato dovrebbero essere proporzionate all’importo del valore della controversia e non dovrebbero superare le spese di giudizio a carico della procedura nazionale semplificata. Gli Stati membri dovranno anche rendere possibile l’utilizzo di metodi di pagamento a distanza per saldare le spese di giudizio.
Incoraggiare l’utilizzo in tribunale della tecnologia di comunicazione a distanza: ove disponibili, le parti saranno incoraggiate a utilizzare strumenti di comunicazione a distanza come la videoconferenza per eventuali audizioni.
Fornire assistenza pratica: gli Stati membri devono garantire che le parti ricevano a titolo gratuito sia l’assistenza pratica per completare i documenti necessari, sia le informazioni generali sulla procedura sull’organo giurisdizionale competente.

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“Una nuova strategia per la politica dei consumatori”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2011

 

Cittadini-consumatori

Image by batLo via Flickr

L’Europa ancora una volta si dimostra più di un passo avanti e tempestiva rispetto agli stati membri nell’ambito dell’esigenze di tutela dei diritti dei cittadini e delle strategie generali da adottare al fine di promuovere le relative iniziative. Uno degli ambiti in cui l’Unione ha da sempre dimostrato particolare sensibilità è la Tutela dei Diritti dei Consumatori con iniziative che hanno condizionato decisivamente le singole normative nazionali concorrendo a realizzare un’uniformità su tutto il territorio europeo.
Su preziosa indicazione dell’eurodeputato IDV – ALDE, on. Giommaria Uggias, a tal uopo, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, segnala l’importante decisone del Parlamento Europeo che in data dell’altro ieri 15 novembre 2011 ha approvato la relazione dall’eloquente titolo “Una nuova strategia per la politica dei consumatori”. Il fondamentale documento che provvediamo a pubblicare costituirà il faro guida delle politiche comunitarie ed il nocciolo fondamentale sul quale verrà varata, entro maggio 2012, la nuova strategia europea in materia di tutela dei consumatori che amplifica le tutele già previste introducendo novità importanti specie in tema di strumenti collettivi di ricorso, per il quale auspichiamo la definizione in tempi brevi di una class action europea, e di difesa delle categorie più deboli quali i minori. Secondo quanto sostenuto dall’on. Uggias le cui posizioni in merito al ruolo della relazione condividiamo pienamente: “La strategia di protezione dei consumatori fornirà un quadro entro cui inserire tutte le tematiche e le importanti sfide future nel settore dei consumi. Questa nuova disciplina rappresenterà una pietra miliare nella politica dei consumatori dell’UE e, per la prima volta, darà un significato concreto al principio espresso nel trattato dell’UE, in base al quale gli interessi dei consumatori devono essere integrati in tutte le altre politiche pertinenti dell’Unione europea”.
La risoluzione proposta dalla “Commissione per il mercato interno e la difesa dei consumatori” contiene aspetti riguardanti:
1) la responsabilizzazione dei consumatori;
2) la sostenibilità sociale e ambientale;
3) la sicurezza degli alimenti e dei prodotti;
4) la tutela dei bambini dalla pubblicizzazione di alimenti nocivi per la salute;
5) garanzie per il trattamento dei dati personali del “consumatore digitale”;
6) l’implementazione di ricorsi collettivi per la risoluzione delle controversie.
Di seguito, quindi, la relazione approvata ed un commento a firma dell’avv. Leonardo Di Franco membro dello staff dell’on. Uggias. “A healthy eye with full visual capacities is of no use in a dead body,” he said

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Parlamento europeo: risoluzione controversie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2011

Il Parlamento europeo invita (2011/2117(INI), la Commissione, a presentare entro la fine del 2011 una proposta legislativa relativa al ricorso alle modalità di risoluzione alternative delle controversie in materia di consumo nell’Unione e sottolinea che è importante che tale proposta sia adottata rapidamente in materie civile, commerciale e familiare. Si ribadisce l’accoglimento con favore dell’armonizzazione di alcune norme per la mediazione e si sottolinea la necessità di definire termini comuni e di applicare garanzie procedurali in tutti i settori dell’ARD (Alternative Dispute Resolution). Vede la necessità di riesaminare le raccomandazioni della Commissione del 1998 e del 2001 nonchè il Codice di condotta. Il Parlamento è tuttavia convinto che l’ADR faccia parte di un’agenda generale “giustizia per la crescita” trasversale a tutti i settori nonchè del parere che qualsivoglia approccio all’ADR debba andare oltre le liti dei consumatori e includere le transazioni civili e commerciali tra imprese (B2B), a prescindere dal fatto che siano effettuate tra imprese private o pubbliche, le controversie familiari, i casi di diffamazione e le altre controversie d’interesse generale o che vedono opporsi parti aventi status giuridico diverso.
Al fine di non pregiudicare l’accesso alla giustizia, si oppone a qualsiasi imposizione generalizzata di un sistema obbligatorio di ADR a livello di UE, ma ritiene che si potrebbe valutare un meccanismo obbligatorio per la presentazione dei reclami delle parti al fine di esaminare le possibilità di ADR (N.d.R.per la mediazione l’Italia ha ricevuto apprezzamenti lusinghieri per l’obbligatorietà di alcune materie); ritiene che non solo la mediazione, ma l’ADR in generale (articolo 8 della direttiva 2008/52/CE) debba influire sui termini di prescrizione e di decadenza. Riconosce, anche, il rischio costituito dalle molte forme di ADR e il rischio di ritardi abusivi nei procedimenti giudiziari. La Commissione poi deve prevedere una sospensione dei termini di prescrizione nel caso di procedure di arbitrato o di mediazione e in certi casi di ADR. Finalmente, ascoltate le ragioni dell’ANPAR di estendere anche all’arbitrato le agevolaz! ioni, le esenzioni fiscali e riduzione delle tariffe, per una più rapida deflazione dei procedimenti nazionali e transfrontalieri. Attendiamo ora solo di essere “sentiti” così come previsto dall’articolo 26 del D. Leg.vo n. 9/11/2007, N. 206 – essendo l’A.N.P.A.R. unica associazione rappresentativa a livello nazionale della professione regolamentata dei mediatori – dal Ministro Palma attraverso il quale proporre nostre osservazioni alla Commissione europea in merito alla proposta di risoluzione del Parlamento europeo.

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Controversie banche e clientela

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Bari 10 giugno 2011, alle ore 9,30, si terrà a Bari presso la Camera di Commercio, un Convegno sul tema “Il nuovo sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra banche e clientela: ABF – Aspetti normativi e organizzativi”, organizzato dalle Cattedre di Diritto Commerciale della Facoltà di Economia di Bari, con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, della Camera di Commercio di Bari, del Dipartimento di Studi aziendali dell’Università di Bari e con il sostegno della Banca Popolare di Bari. Il Convegno, sulla scorta di altre analoghe iniziative che hanno avuto luogo sia a Napoli che a Salerno, riscuotendo successo ed interesse, si propone una prima disamina del funzionamento dei meccanismi di conciliazione bancaria – ABF – come alternativa agli ordinari rimedi giudiziari e di mediazione a disposizione dell’utenza bancaria. E’ prevista la partecipazione di componenti dell’ABF – Sede di Napoli, competente anche per l’Italia meridionale, professori universitari e professionisti, tra cui Corrado Conti, Presidente dell’Associazione Conciliatore Bancario e Finanziario, Giuseppe Boccuzzi, Direttore della Sede di Napoli della Banca d’Italia, Filiberto Morelli, responsabile della Segreteria Tecnica dell’ABF di Napoli, Gianvito Giannelli (Università di Bari), Giuseppe Guizzi (Università di Napoli “Federico II” e componente dell’ABF Napoli), Nicola Rocco di Torrepadula (Università di Salerno e componente dell’ABF Napoli), dell’avv. Giovanni Santovito Presidente della Camera arbitrale della Camera di Commercio di Bari, dell’avv. Leonardo Patroni Griffi (componente dell’ABF Napoli) e del prof. Aurelio Valente.

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Mediazione e contenzioso civile

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Dallo scorso 21 marzo nell’ambito dei contenziosi civili e commerciali (e tra un anno anche per le controversie condominiali e sulla rc auto) è entrato in vigore l’obbligo di ricorrere ad una delle circa 180* camere di conciliazione accreditate sino ad oggi dal ministero della Giustizia.  In particolare, il D. Lgs. n.180 del  18 ottobre 2010 “Registro degli organismi di mediazione ed elenco dei formatori per la mediazione” all’ art. 4 comma 2 lettera b, prescrive il possesso di una polizza assicurativa di importo non inferiore a 500.000,00 euro per la responsabilità a qualunque titolo derivante dallo svolgimento dell’attività di mediazione.  Ancor prima dell’entrata in vigore della normativa, AEC ha fornito la copertura di Responsabilità Civile verso terzi – obbligatoria per gli organismi che svolgono attività in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione (ex D.Lgs. n.28 del 4 marzo 2010) – ad oltre 80 camere di conciliazione coprendo così oltre un terzo del portafoglio presente sul mercato (ad oggi oltre 100). La soluzione assicurativa proposta da AEC, in collaborazione con ARISCOM Compagnia di Assicurazioni, recepisce interamente le prescrizioni normative ed offre, in aggiunta, garanzie anche per la conduzione dei locali dove si svolge l’attività di conciliazione oltre a 2 anni di copertura postuma in caso di cessazione dell’attività.    “Il Time to Market –  ha dichiarato Fabrizio Callarà AD di AEC SpA – ci ha permesso di fornire ai nostri corrispondenti e collaboratori lo strumento per l’adempimento degli obblighi assicurativi dei loro clienti organismi di conciliazione i quali hanno potuto beneficiare della tempestività nella emissione e di una estrema economicità del prodotto proposto”  “Ancora una volta ARISCOM conferma la propria mission mirata ad offrire rapidamente al mercato prodotti innovativi, pronta a recepire le nuove istanze che dal mercato provengono”, ha dichiarato Francesco D’Addato – Direttore Generale della Compagnia.

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Mediazione civile e giovani avvocati

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

I vertici dell’O.U.A. temono i giovani avvocati e i praticanti. Sembrerebbe questa la vera paura che attanaglia il Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura. Ospite della trasmissione “UnoMattina” di Rai1, l’avvocato ha lamentato il fatto che a svolgere la mediazione civile non saranno “i grandi avvocati o gli avvocati preparati, ma i praticanti o i giovani che non trovano lavoro”, sottolineando subito dopo, preoccupato, che “ce ne saranno tantissimi”. Queste parole, oltre a dire che tutti gli avvocati che faranno i mediatori civili sono professionisti tutt’altro che grandi e tutt’altro che preparati, hanno fatto sorgere dei seri dubbi su quelle che sono le sue reali intenzioni. Il Presidente dell’Oua ha a cuore, come ha sempre sostenuto, le sorti della giustizia civile italiana e il bene dei cittadini o, piuttosto, teme che gli avvocati “in erba” riescano sul serio a risolvere le controversie private? La differenza non è da poco: in quest’ultimo caso, infatti, ag! li avvocati più maturi verrebbero sottratte tutte quelle cause sulle quali essi hanno – dati alla mano – il monopolio assoluto. Quali siano le sue vere intenzioni non è dato saperlo con certezza, anche se i punti di riferimento non mancano. Vero è, per esempio, che l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, ostile da sempre alla riforma, da un lato sostiene che la mediazione civile rappresenterebbe per il cittadino un costo aggiuntivo, dall’altro pretende che sia obbligatorio, per lo stesso cittadino, affrontare un altro e ulteriore costo per farsi accompagnare da un avvocato davanti al mediatore civile. Sempre vero è, inoltre, che i rappresentanti degli avvocati pretendono di parlare a nome di tutti i colleghi, ma la maggior parte dei giovani avvocati si dichiara invece molto interessata alla mediazione civile (e come non potrebbe farlo, visto il sovraffollamento della categoria e i pochi spazi liberi lasciati dagli avvocati più maturi). Infine, è altrettanto vero che le agitazioni e gli scioperi degli avvocati di questi ultimi mesi quasi mai sono stati voluti dai numerosissimi giovani avvocati italiani, ma sono sempre stati imposti dai vertici della categoria professionale e dai “baroni” del foro. In conclusione, è dunque molto difficile pensare che i vertici dell’Oua e gli avvocati più maturi abbiano a cuore le sorti della giustizia italiana. Dopo aver gridato allo scandalo sostenendo che la mediazione civile rappresenterebbe una “privatizzazione della giustizia”, ora si scopre invece che ciò che più temono è perdere qualcosa che già consideravano di loro esclusiva proprietà. Forse è arrivato il momento che i praticanti e i giovani avvocati italiani inizino a pensare con la loro testa.

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Libia e U.E.

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

“Nei momenti cruciali, come quello che stiamo vivendo per la gravissima situazione libica, l’Europa  manifesta debolezza e divisione”. Lo dichiarano in una nota Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, rispettivamente Segretario generale e Segretario Generale Aggiunto dell’AICCRE esprimendo preoccupazione e rammarico per la mancanza di unità tra i vari Paesi europei. “Le controversie degli ultimi giorni – aggiungono Menna e Verrengia – sono il segnale della crisi politica dell’UE ed anzi evidenziano passi indietro rispetto agli intenti di un’Europa unita e solidale”. “Gli interessi nazionali prevaricano rispetto a quelli collettivi e ancora una volta l’unità dell’Ue si manifesta solo a livello economico e non politico”, proseguono i dirigenti dell’AICCRE secondo cui “un’Europa che discute democraticamente e che poi giunge ad una posizione forte e univoca è quello che chiediamo da sessant’anni”. “Serve ora un passo indietro di tutte le posizioni arroccate a difesa degli interessi nazionali per trovare una soluzione coerente che sia davvero d’aiuto al popolo libico. Una voce unica, democratica e solidale –precisano Menna e Verrengia – è quello che auspichiamo insieme alla volontà ferma di giungere ad una condizione di libertà e di pace”.  Infine, concludono i dirigenti dell’AICCRE, “non sarà possibile promuovere la pace e lo sviluppo nel Mediterraneo senza una coerente politica estera e di sicurezza europea”.

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Giustizia: mediazione civile

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Dal 20 marzo è obbligatoria. “La mediazione? Semplice ed efficace” recita lo slogan della nuova campagna di comunicazione finalizzata a far conoscere alla cittadinanza lo strumento giuridico della mediazione civile per la risoluzione delle controversie, come alternativa al processo ordinario. L’avvio della campagna di comunicazione coincide con l’entrata in vigore del decreto ministeriale che istituisce il registro dei mediatori. Dal marzo 2011 il tentativo di mediazione fra le parti, in caso di controversie civili, diventa obbligatorio. Il nuovo istituto giuridico intende disincentivare il ricorso in tribunale, per ridurre progressivamente l’arretrato che grava sul sistema giustizia. Il procedimento di mediazione non è soggetto ad alcuna formalità ed è protetto da norme che assicurano alle parti l’assoluta riservatezza rispetto alle dichiarazioni e alle informazioni emerse. Tali informazioni non possono essere utilizzate in sede processuale, salvo esplicito consenso delle parti, e il mediatore (nominato non oltre quindici giorni dal deposito della domanda presso l’organismo di mediazione) è tenuto al segreto professionale. Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi, trascorsi i quali il processo può iniziare o proseguire. Per coloro che ricorrono alla mediazione sono previste agevolazioni fiscali: tutti gli atti relativi al procedimento sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni altra spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, in particolare, il verbale di conciliazione sarà esente dall’imposta di registro sino all’importo di 50.000 euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

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P.A.: Collegato lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

“Ieri sera la Camera ha approvato in via definitiva il “collegato lavoro”, dopo ben sette letture. Si tratta di un provvedimento molto importante che qualifica la politica del lavoro del governo. Grazie alla possibilità riconosciuta al lavoratore di sottoscrivere, in una condizione di effettiva volontarietà,  una clausola compromissoria al momento della assunzione, purché tale facoltà sia prevista dalla contrattazione collettiva, si introduce nel sistema delle relazioni industriali una forma più moderna di composizione delle controversie di lavoro, nell’interesse dei lavoratori. Per me e’ stato un grande onore essere stato relatore di questo provvedimento”. (Giuliano Cazzola, deputato del pdl e relatore del collegato alla Camera)

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Giustizia e mediazione civile

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

Dalla data di entrata in vigore della legge n. 28/2010 -al 31/07 c.a. , l’Organismo Internazionale di Conciliazione & Arbitrato dell’A.N.P.A.R. ha  avviato procedure conciliative  per circa 20 milioni di euro a queste si aggiungono più  19 controversie con valore ancora da  determinare.
Questo è quanto comunicato dalla segreteria dell’Organismo Internazionale di Conciliazione ed Arbitrato, iscritto al n. 24 del Registro tenuto presso il Ministero di Giustizia. La maggior parte degli avvii di mediazione sono stati inoltrati dai titolari di uffici di conciliazione dell’A.N.P.A.R o dai delegati, regionali, provinciali e comunali, sparsi su tutto il territorio Nazionale. Le controversie interessano:  n. 26 per risarcimento per danni patrimoniali diversi,  n. 10 per risarcimento danni banca,  n. 3 per danni patrimoniali per decesso o malasanità a seguito intervento chirurgico, n. 3 per risoluzione contrattuale in danno, n. 2 impugnazioni delibere assembleari,  n. 2 per errata segnalazione partite a sofferenza alla centrale rischio Banca d’Italia, n. 3 Controversia tra socio e società, n. 2 per riconoscimento credito professionale. Sono state, inoltre, sottoposte ad avvii di procedure conciliative anche controversie relative  a: liquidazione quota socio, mancato accordo contrattuale, banca portabilità del mutuo, assicurazione, mancato adeguamento classe di merito, recupero credito contrattuale, richieste canoni di locazione, malfunzionamento condizionatori d’aria, intermediazione finanziaria, servitù acque reflue, servizi telefonici linea SDN, tardiva ammissione socio in società, occupazione indebita suolo pubblico, vitalizio alimentare, richiesta risarcimento banca per lite temeraria, richiesta risarcimento danni per erronea CTU, vendita immobiliare risarcimento danni, scioglimento comunione ereditaria, rilascio immobile, cessazione rapporto di lavoro. (A. Bove)

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Collegato Lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

“Respingiamo al mittente l’appello di Stefano Fassina che invita la maggioranza a ritirare il “collegato lavoro” ora sottoposto al voto del Senato” lo afferma in una nota l’on. Giuliano Cazzola, Vice Presidente della Commissione Lavoro e relatore del provvedimento alla Camera. “Per noi si tratta di un provvedimento importante  – aggiunge Cazzola – nell’interesse del mondo del lavoro. Molti sono i contenuti innovativi: dalle tutele previdenziali per il lavoro usurante, alla riforma degli ammortizzatori sociali. In particolare, la maggioranza considera molto significative le norme riguardanti le forme stragiudiziali di risoluzione delle controversie di lavoro, peraltro condivise da quasi tutte le forze sociali, nella ridefinizione delle quali si e’ tenuto debitamente conto delle osservazioni contenute nel messaggio di rinvio alle Camere del presidente della Repubblica. Non e’ corretto – conclude Cazzola – che l’opposizione, al servizio della Cgil, continui a strumentalizzare la posizione del Capo dello Stato”.

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Tecniche alternative di risoluzione delle controversie

Posted by fidest press agency su sabato, 14 agosto 2010

Pavia dal 1 ottobre al 19 novembre 2010.  Il Corso di perfezionamento in ” Tecniche alternative di risoluzione delle controversie e strumenti di giustizia riparativa ” persegue, quindi, un duplice obiettivo: da un lato, il Corso consente l’acquisizione di specifiche competenze nel settore delle diverse tecniche di risoluzione dei conflitti e, in particolare, di quelle che si pongono come un’alternativa al processo (conciliazione e mediazione); dall’altro lato, la frequenza al Corso e il superamento della prova finale attribuiscono la qualifica di conciliatore professionista, condizione necessaria per l’iscrizione negli elenchi dei conciliatori di enti pubblici e privati.  Destinatari – Il corso si rivolge a tutti coloro che – liberi professionisti o lavoratori dipendenti – siano interessati ad approfondire la conoscenza delle tecniche più avanzate per la composizione non contenziosa delle controversie e vogliano conseguire il titolo di conciliatore professionista, seguendo un percorso formativo particolarmente qualificato, in quanto svolto in ambito accademico e con una costante interazione tra l’approccio teorico ai problemi della risoluzione alternativa delle controversie e l’applicazione pratica delle più moderne tecniche di gestione dei conflitti.  Le lezioni verteranno sui temi che seguono:
• mediazione e conciliazione come forme “pacifiche” di risoluzione dei conflitti;
• mediazione e conciliazione nel quadro normativo nazionale ed internazionale.

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Riforma servizi pubblici locali

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2010

“Per affrontare seriamente le carenze dei servizi pubblici locali, occorrono più buongoverno e meno clientele, oltre ad una Autorità che detti le regole e dia spazio ai controlli, anche civici”. Nelle parole del vicesegretario generale Antonio Gaudioso, il commento di Cittadinanzattiva in merito all’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del regolamento sui servizi pubblici locali. “Nessuna preclusione nei confronti del privato” commenta Gaudioso “ma neanche nessuna illusione che l’attribuzione di servizi pubblici locali tramite gara e la riduzione della partecipazione pubblica nelle società sia di per sé sufficiente a garantire la soluzione dei problemi del settore: sprechi, inaccettabili disparità nelle tariffe pagate dai cittadini, investimenti annunciati e sempre più spesso rinviati, assoluta mancanza di meccanismi premianti per quelle realtà capaci di coniugare alti standard di qualità del servizio a costi contenuti, regole di trasparenza assenti o facilmente eluse, controlli fittizi. In troppe situazioni le società, pubbliche e private, che gestiscono servizi pubblici locali sono state i luoghi privilegiati dello scambio politico e del collocamento in Presidenze e Consiglio di amministrazione di politici in declino. Difficile che un regolamento possa riuscire ad arrestare un simile andazzo in assenza di una classe politica più attenta alla cosa pubblica e all’interesse dei cittadini. Dal nostro punto di vista, valuteremo la riforma dei servizi pubblici locali anche sulla base del reale coinvolgimento degli utenti, applicando in questo settore strategico quanto già previsto nel comma 461 dell’articolo 2 della Legge finanziaria di due anni fa: partecipazione alla stesura dei contratti di servizio, verifica del rispetto degli standard, forme di tutela e di conciliazione delle controversie”.

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Giustizia: I tempi delle controversie pendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2010

Facciamo un pò di chiarezza in proposito –  dice Pecoraro  presidente dell’Associazione Nazionale dell’Arbitrato e la Conciliazione ( A.N.P.A.R).  Dopo mesi  di chiacchiere ed interpretazioni sulla mediazione, entrata in vigore il 20 marzo, il Governo ha capito che il continuo rinviare  – ad estendere l’obbligatorietà, a tutti i diritti disponibili dei cittadini, mediante il tentativo di conciliazione, così come  è stato fatto per le controversie civile e commerciale transfrontaliere, di cui alla Direttiva Europea 52/2008 – può mettere in pericolo il buon esito dell’istituzione del nuovo istituto giuridico. Infatti, l’emendamento (comma 18 della manovra) prevede che nei procedimenti civili che pendono dinanzi alla corte d’appello,il giudice, su istanza di parte anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l’espletamento del procedimento di mediazione. Viene contestualmente assegnato alla parte richiedente il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Le istanze devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.  Questo comma – continua Pecoraro – non fa altro che rendere operativo  quanto già inserito  al comma 2 dell’art. 5   del Decreto Legislativo 28/2010, con una differenza che con l’approvazione di questo comma non è  consentita la discrezionalità al giudice, anche in sede di giudizio di appello, “valutare la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comporta! mento delle parti, e invitare le stesse a procedere la conciliazione” spetterà alla parte che ha interesse o alle parti congiuntamente cercare una soluzione bonaria delle controversie,  presentando, a pena di decadenza, entro tre mesi dall’entrata in vigore “della manovra” istanza per l’avvio di un tentativo di mediazione. La conseguenza?  – dice Pecoraro – è quella che per tutte le controversie pendenti, anche per quelle in appello, “di fatto”  diventa obbligatorio  tentare la conciliazione. Dunque, se le parti conciliano usufruiranno di tutte i benefici già in atto con la legge 28/2010, se, invece, non conciliano, la parte che ha fatto fallire la conciliazione,  pur avendo ragione potrebbe vedersi accollare tutte le spese processuali dal giudice ed essere tenuto al pagamento anche di  ulteriori sanzioni. Legislazione premiale per tutti, conferma Pecor! aro –  prestigioso successo del Governo nel ribadire che la deflazione dei processi pendenti avviene attraverso la mediazione civile che  deve essere imposta e non proposta,  così come vorrebbero  taluni che hanno difficoltà a comprendere la grande portata di  questo nuovo istituto giuridico. (A. BOVE)

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Mediazione civile: per le controversie pendenti

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Un emendamento  necessario quello del Governo inserito nella manovra che riforma il processo civile con l’obiettivo di accelerare i tempi di risoluzione  delle controversie pendenti.
Facciamo un pò di chiarezza in proposito –  dice Pecoraro  presidente dell’Associazione Nazionale dell’Arbitrato e la Conciliazione ( A.N.P.A.R).  Dopo mesi  di chiacchiere ed interpretazioni sulla mediazione, entrata in vigore il 20 marzo,   il Governo  ha capito che  il continuo rinviare  – ad estendere l’obbligatorietà, a tutti i diritti disponibili dei cittadini, mediante il tentativo di conciliazione, così come  è stato fatto per le controversie civile e commerciale transfrontaliere, di cui alla Direttiva Europea 52/2008 – può mettere in pericolo il buon esito dell’istituzione del nuovo istituto giuridico.
Infatti, l’emendamento  (comma 18 della manovra) prevede che nei procedimenti civili che pendono dinanzi alla corte d’appello, il giudice, su istanza di parte anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l’espletamento del procedimento di mediazione. Viene contestualmente assegnato alla parte richiedente il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Le istanze devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.  Questo comma – continua Pecoraro – non fa altro che rendere  operativo  quanto già inserito  al comma 2 dell’art. 5   del Decreto Legislativo 28/2010, con una differenza  che  con l’approvazione di questo comma non è  consentita la discrezionalità al giudice, anche in sede di giudizio di appello,  “valutare la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comporta! mento delle parti, e invitare le stesse a procedere la conciliazione” spetterà alla parte che ha interesse  o alle parti  congiuntamente cercare una soluzione bonaria delle controversie,  presentando, a pena di decadenza, entro  tre mesi dall’entrata in vigore  “della manovra” istanza per l’avvio  di un tentativo di mediazione. La conseguenza?  – dice Pecoraro – è quella che per tutte le controversie pendenti, anche per quelle in appello, “di fatto”  diventa  obbligatorio  tentare la conciliazione. Dunque, se le parti conciliano usufruiranno di tutte i benefici già in atto con la legge 28/2010, se, invece, non conciliano,  la parte che ha fatto fallire la conciliazione,  pur avendo ragione potrebbe vedersi accollare tutte le spese processuali  dal giudice ed essere tenuto al pagamento anche di  ulteriori sanzioni. Legislazione premiale per tutti, conferma Pecor! aro –  prestigioso successo del Governo nel ribadire  che la deflazione dei processi pendenti  avviene attraverso la mediazione civile che  deve essere imposta e non proposta,  così come vorrebbero  taluni che hanno difficoltà a comprendere la grande portata di  questo nuovo istituto giuridico. (A. BOVE)

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