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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘convergenze’

Governo. Vaccinazioni. Le convergenze parallele del ministro Speranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

Quelli un po’ più “antichi”, tra noi, ricorderanno la frase sulle “convergenze parallele” in politica. E’, ovviamente, un paradosso, perché le rette non possono convergere. Salti logici, dunque. Ci è venuta in mente questa similitudine leggendo le dichiarazione del Comitato tecnico scientifico (CTS), che esprime pareri sulle vaccinazioni, fatte proprie dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Dunque, il CTS, a proposito di vaccinazione eterologa (es.Astrazeneca più Pfeizer), scrive che “non APPARE essere SCONSIGLIABILE”. In precedenza, il CTS, sulla eterologa, aveva scritto che “non sono stati pubblicati, allo stato, studi che includono un elevato numero di soggetti”; dal che deduciamo che si stanno avviando sperimentazioni di massa per la vaccinazione eterologa, senza che siano state effettuate prima verifiche consolidate. Nel frattempo, l’Agenzia europea del farmaco (EMA), su Astrazeneca, ribadisce che “Il rapporto rischi/benefici è positivo e il vaccino rimane autorizzato per tutta la popolazione”. L’EMA smentisce le affermazioni di un suo esperto (Marco Cavaleri), il quale si è dissociato dalla interpretazione fornita dai media. La notizia di un fatto tragico, la morte della 18enne, ha colpito tutti noi, ma dalle Autorità sanitarie ci aspettiamo comportamenti razionali, altrimenti, è in gioco la credibilità delle Autorità stesse. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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La politica delle convergenze parallele

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

E delle forme triangolari, tra le ideologie e le aberrazioni. In politica un po’ di geometria non guasta dopo le “convergenze parallele” indicate da un politico italiano per spiegare la possibilità di fare alleanze “particolari”. Dal punto di vista retorico, l’espressione è un ossimoro essendo parole in forte antitesi giacché due rette parallele non possono convergere. Oggi, invece, parliamo del triangolo della vita i cui vertici possiamo indicare con le tre tipiche età dell’essere umano: giovani, età intermedia e anziani. Mi riferisco al triangolo equilatero che con i suoi angoli interni tutti pari a sessanta gradi considero la figura più semplice in assoluto. Esso, con i suoi tre segmenti, realizza il minimo per delimitare una superficie chiusa. Su questa base si può costruire una piramide per entrare nella tridimensionalità. Oggi ci sembra, con l’allungamento dell’età media, tanto per restare alla nostra figura geometrica, da triangolo equilatero, si debba passare ad altre figure: l’isoscele con due lati e angoli con lunghezza uguale o scaleno con tutti i lati e angoli interni che hanno lunghezze differenti. Se vogliamo, introducendo questa variante “esistenziale” nella nostra nuova figura, dobbiamo dire che abbiamo un lato, i giovani, di trenta gradi, l’età intermedia di sessanta e quella degli anziani di novanta. Da una prima riflessione notiamo come il primo lato si sia accorciato provocando nei giovani una maturità precoce ma anche innaturale e con uno strascico di problemi non indifferenti che vanno, inevitabilmente, a scaricarsi nel secondo lato. Il terzo, invece, si è allungato e ha dato origine a un’altra irregolarità. Se a questo punto volessimo ritornare a quella che consideriamo la figura ideale che è data dal triangolo equilatero, dovremmo restituire ai giovani il loro spazio e tornare ad accorciare la speranza di vita agli anziani. Se partiamo da questo postulato, dobbiamo subito dopo chiederci: è praticabile tale strada? E ancora: “Quali sarebbero le conseguenze se la percorressimo?” Dovremmo in pratica restituire ai giovani quella fetta di giovinezza che abbiamo loro sottratto, e qui potrebbe anche starci bene, ma non è la stessa cosa per gli anziani che si vedrebbero preclusa la possibilità di vivere più a lungo.
Se usciamo per un momento da questo livello di astrattezza surreale e ci caliamo nella nostra quotidianità la risposta potrebbe diventare cinica pensando di stabilire un’età oltre la quale non si debba andare per continuare a tenere valida la figura del nostro triangolo isoscele.
Un’alternativa sarebbe di tenere “compresse” le età come in qualche modo è stato fatto in Italia con gli ammortizzatori sociali per i giovani nei fuori corso universitari e con la ferma obbligatoria. Oggi lo facciamo con i master e gli stage. Ma come possiamo conciliare la grande voglia dei giovani per la “maturità” e la loro spinta a diventare dei protagonisti nella società con le altre generazioni contestualmente presenti? Ciò vuol dire anticipare l’ingresso nell’età intermedia e che, a sua volta, finisce con l’esaurire ben presto la sua carica “propulsiva” diciamo intorno ai 55-60 anni.
Così finiamo con lo stabilire una regola che vede entrare nel mondo del lavoro e nelle istituzioni giovani che solo qualche anno fa relegavamo tra i banchi di scuola mentre estromettiamo dal sistema i cinquantacinquenni e che a loro volta diventano in pratica degli anziani da parcheggiare in solitudine nel limbo dell’attesa e che diventa maggiore per via dell’allungamento della vita. E’ logico presumere che con questa diversa suddivisione del differenziale esistenziale s’ingenerino dei conflitti soprattutto da parte dei giovani rispetto agli anziani. Giovani sempre più adulti e anziani sempre più superflui. Se vogliamo a questo punto ritornare alla logica delle “convergenze parallele” vi sarebbe un modo per affievolire i dissidi intergenerazionali stabilendo lavori ad hoc. Prendiamo ad esempio un giocatore di calcio professionista.
Sappiamo bene che la sua “vita sportiva” non andrà oltre i trentacinque anni. Dopo tale data dovrà cercarsi un diverso impiego. Perché non possiamo fare la stessa cosa, sulla base dei dati anagrafici o anche per età biologica, per ciascuno di noi? Possiamo stabilire dei lavori “congeniali” a una certa età e non in altre e fare in modo che i vari passaggi siano mediati attraverso appositi corsi professionali. Così potremmo trovare un lavoro a un settantenne senza per questo “rubarlo” a un trentenne. Se non altro potremmo ovviare quelle contraddizioni che abbiamo dovuto rilevare in questi ultimi anni con sistemi che per favorire il turn over si anticipava l’età pensionabile per poi rendersi conto che il loro costo sociale si ritorceva inevitabilmente sul sistema economico del Paese danneggiandolo seriamente. Come dire? Il rimedio è peggiore del male.
Oggi gli anziani possono diventare odiosi e scatenare intolleranze in tanti modi. Prima di tutto per le loro richieste di adeguamenti pensionasti al costo della vita e poi per le loro necessità assistenziali ritenute sempre più costose e per i tentativi di taluni di essi di “arrotondare” le loro rendite con il lavoro in nero e ancor peggio nel fare delle loro professioni un’attività inalienabile come in politica e nelle rappresentanze istituzionali. L’esempio tipico l’abbiamo con Berlusconi che da industriale è passato alla politica a tempo pieno e ora punta all’immortalità. Ma come possiamo escludere una realtà alla quale tutti noi siamo sottomessi se non cercando di mediarla con la forza della ragione? D’altra parte, ogni età è necessaria e ineluttabile all’essere umano come per tutte le creature viventi per una legge che ci sovrasta ed è incomprimibile e immutabile: è quella del tempo. (Riccardo Alfonso)

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Bipersonale di scultura: sottili convergenze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 gennaio 2019

Roma 2 febbraio h 18.30 e fino al 9 marzo 2019 Orario visite: martedì – giovedì – venerdì h 10.00 – 13.00 e h 15.00 – 19.00 sabato h 15.00 – 19.30 (ingresso libero) Alphagamma Arte Via Filippo Nicolai, 81 mostra Bipersonale di scultura: sottili convergenze di Annalia Amedeo e Paola Grizi a cura di Domenico Iaracà. Un nuovo spazio espositivo arricchisce il panorama romano dei luoghi dedicati alla ricerca contemporanea. Prima mostra in programma è la doppia personale di Annalia Amedeo e Paola Grizi. E’ sul mondo naturale che vertono le creazioni di Annalia Amedeo: una sintesi astratta di foglie dall’andamento sinuoso, sottili metafore presenti in maschere di preziosa porcellana, stratificazioni che assumono le cangianze della madreperla per difendersi dall’esterno e custodire segreti. Esempi, tra i tanti possibili, che si impongono alla nostra attenzione, evidenziando una sacralità della vita ed un pulsare fragile e vitale allo stesso tempo.
Tratti più umani caratterizzano i volti realizzati da Paola Grizi. Sono visi che intravediamo emergere improvvisamente nello scorrere delle pagine di un libro e del tempo, nel quale sono incise parole talvolta difficilmente decifrabili. Magnetica è l’attrazione esercitata da uno sguardo, da un profilo o da un semplice tratto somatico. Unica e irripetibile appare la carica umana sottesa alla sua poetica.Non è l’aspetto mimetico, la perizia tecnica che, per quanto elevatissima, racchiude il nucleo del messaggio presentato, ma un invito a sollevare la maschera, a leggere con attenzione le parole scritte. E in questo stimolo a scendere nel profondo che crediamo si trovi il vero punto di convergenza tra le opere esposte e la ricerca delle artiste qui riunite. (Domenico Iaracà)

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“Il diabete: la realtà e le sfide del futuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Roma, 21 luglio 2011 Ore 10,30 Senato della Repubblica Sala degli Atti Parlamentari – Biblioteca “Giovanni Spadolini” Piazza della Minerva, 38 La Federazione Nazionale Diabete Giovanile presenta il convegno “Il diabete: la realtà e le sfide future”. L’incontro, che avrà inizio alle 10,30 nella Sala degli atti Parlamentari del Senato della Repubblica, rientra nelle attività programmate dalla Fdg in occasione del trentennale della sua nascita e si propone di fare il punto sulle possibili convergenze tra istituzioni pubbliche, organizzazioni scientifiche e pazienti.
Tutela dei diritti del paziente, educazione all’autogestione e ricerca scientifica sono i temi centrali del dibattito. Argomenti in cui è racchiuso il senso di 30 anni di attività della Fdg che, ad oggi, raggruppa 13 associazioni di pazienti, in rappresentanza di oltre 20.000 giovani con diabete di tipo 1. “Il diabete infantile coinvolge direttamente l’ambito familiare fin dai primi mesi di vita del giovane – ha sottolineato il presidente della Federazione, Antonio Cabras –. che avrà necessità di sentirsi protetto in ogni momento della sua giornata e della sua vita. In questo contesto, la stretta collaborazione con le istituzioni e le organizzazioni sanitarie territoriali rappresenta un dovere improcrastinabile per qualsiasi società civile”. L’aspetto relativo all’autogestione è di fondamentale importanza per la Federazione. “Insistiamo – ha aggiunto Cabras – sulla necessità che il giovane con diabete apprenda alcuni fondamentali passaggi della sua terapia fino ad essere in grado di convivere tranquillamente con il suo disagio”. L’incontro sarà moderato da Maria Rita Montebelli, giornalista e diabetologa. Porteranno il saluto delle istituzioni il Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, Antonio Tomassini, e lasenatrice Emanuela Baio, membro della Commissione parlamentare per l’Infanzia e Adolescenza. A seguire gli interventi del presidente della Fdg, Antonio Cabras, del presidente della Commissione nazionale sul diabete del Ministero della Salute, Paola Pisanti, del diabetologo Renato Giordano e, infine, l’intervento del Direttore Generale della A.Menarini Diagnostics, Crescenzio Izzo.

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Torino-Lione: incontro con i sindaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

I Segretari del Partito Democratico Gianfranco Morgando e Paola Bragantini hanno incontrato ieri sera i Sindaci della Valle di Susa iscritti al PD, i consiglieri della Comunità montana ed i Segretari di Circolo della Valle. “E’ stata una discussione complessa, a tratti aspra ma serena. Si è riavviato un confronto che proseguirà nei prossimi giorni al fine di verificare le convergenze sui punti chiave della questione. Il PD del Piemonte e di Torino, infatti, ha chiesto ai propri amministratori i seguenti precisi impegni:
una netta e ferma condanna di ogni violenza nei confronti delle forze dell’ordine e degli operai impegnati nei cantieri; fermo restando l’indiscutibile diritto al dissenso, il riconoscimento che la decisione sulla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione è stata assunta con un processo decisionale democratico, nelle sedi competenti, è legittima, va attuata e il diritto dello Stato alla realizzazione non può essere ostacolato o impedito; l’impegno a discutere del merito dell’opera, in modo tale che le problematiche e le criticità segnalate dagli amministratori, e che creano una fondata preoccupazione tra gli abitanti della Valle, possano essere affrontate e risolte;
l’impegno ad orientare su tali posizioni gli alleati della Comunità montana, in modo tale da evidenziare con forza la distinzione tra il ruolo istituzionale di tale ente e i movimenti No Tav;
l’impegno a garantire, con la collaborazione delle strutture territoriali, momenti di informazione rivolti a iscritti, simpatizzanti e cittadini sugli aspetti positivi di questa infrastruttura e sui potenziali benefici per i territori, garantendo in tal modo la piena ‘agibilità’ in Valle di Susa delle ragioni che stanno alla base delle posizioni ufficiali dei vertici nazionali e locali del PD.
Su questi punti si sono fatti dei passi in avanti anche se non si è raggiunta un’intesa definitiva. In tempi molto brevi si verificherà la possibilità di pervenire alla stesura di un documento comune. Il Partito Democratico, insieme ai propri amministratori, si impegnerà in tutte le sedi opportune affinché vengano date garanzie certe sull’entità e sui tempi di stanziamento delle risorse finalizzate alle ‘compensazioni’ promesse da Governo e Regione.

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Federalismo e convergenze politiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2011

«Il fatto che il ministro Calderoli sia disponibile a rivedere alcuni punti del decreto sul federalismo municipale, in particolare riguardo la questione sulla compartecipazione all’Irpef, rappresenta per noi una piccola soddisfazione, perché da’ una risposta concreta ad alcune delle questioni che abbiamo sollevato da tempo, soprattutto per quanto attiene alla sperequazione dei Comuni.  E’ importante, infatti, che la programmazione nella gestione delle risorse sia precisa e regolata da Comune a Comune, perché il decreto attuale indurrebbe a una sperequazione esagerata tra i vari enti che dovrebbe essere compensata da un fondo perequativo troppo consistente che rischierebbe di vanificare il concetto stesso di federalismo. Resta, però, aperta la vera questione fondamentale che è l’autonomia finanziaria degli enti locali. Occorre, infatti, che cittadini e imprese misurino la responsabilità degli amministratori sulla base del criterio “vedo, pago, voto”, altrimenti non saremo in un sistema di federalismo fiscale ma di finanza derivata». Così Marco Stradiotto, senatore del PD e autore dello studio sui costi del federalismo municipale, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Torino: elezioni comunali

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

Sono molto dispiaciuto per la decisione del prof. Profumo di rinunciare alla candidatura a Sindaco di Torino. La sua disponibilità era importante per rinnovare un legame virtuoso tra la politica e quel vasto mondo dell’economia, della cultura, dell’impegno sociale che sente il dovere civico di lavorare  per la città.  Si tratta di un’esperienza già percorsa nel 1993, che ha contribuito ai successi del centro sinistra torinese di Castellani e di Chiamparino, e che poteva essere riproposta nei termini nuovi di una convergenza sul progetto della Torino del futuro. Una Torino aperta alla dimensione internazionale, nodo delle grandi sfide tecnologiche ed industriali del mondo, punto di eccellenza della capacità di integrare innovazione e solidarietà. Il Rettore del Politecnico era la figura adatta per  interpretare questo progetto, e per assicurargli una guida autorevole e prestigiosa.  Pur manifestando in più occasioni stima nei confronti di altri possibili candidati, ho sempre ritenuto che la sfida del centro sinistra torinese, e in particolare del PD, fosse quella di un disegno alto, che non rinunciava alle prerogative della politica, ma non le rinchiudeva nell’orizzonte degli schieramenti interni e della competizione personale.  Ho lavorato per realizzare questo obiettivo. Devo prendere atto che sono prevalse nel partito opinioni differenti, diffidenze ed ostilità, e che la confusione delle voci che blandivano o minacciavano hanno avuto peso nella decisione definitiva del prof. Profumo.  La lettera del Rettore fornisce molte indicazioni, di metodo e di merito, sulle cose da fare. Ed è certamente preziosa la sua disponibilità a continuare a lavorare al progetto per Torino. Una disponibilità che bisogna raccogliere subito per l’urgenza del lavoro programmatico che attende il centro sinistra. La lettera è caratterizzata tuttavia da una diffidenza  nei confronti della politica che mi sembra ingiustificata. Non è mai stato in discussione, almeno nella mia opinione, il profilo “civico” della candidatura del prof. Profumo, la necessità di lavorare per costruire un laboratorio di idee e di impegno che potesse dare vita ad una lista rappresentativa di mondi ed ambienti non impegnati  nei partiti, che, accanto ai partiti, si candidasse a governare la città. E le convergenze ampie delle forze politiche di centro sinistra e di forze di centro  sulla possibile candidatura del prof. Profumo contribuivano a rafforzare la sua caratteristica di “federatore” di un ampio arco di forze disponibili a fare  del programma il punto di verifica e l’elemento su cui costruire la coalizione politica.  Le cose sono andate diversamente, ed ora si apre una fase nuova.  Non ho dubbi che i partiti, e il PD in particolare, sapranno formulare una proposta in grado di costruire il futuro della città, e ritessere su di essa un rapporto con la società civile. Ho sempre ritenuto sbagliata, e anche un po’ strumentale, la contrapposizione tra politica e società civile. Ho messo in guardia più volte dal rischio che il legittimo orgoglio di partito suggerisse una presuntuosa autosufficienza, e allo stesso modo sono convinto che nei partiti ci sono visione, competenza, spirito di servizio. Temo la separatezza della politica, ma anche l’enfasi sul ruolo della società civile. Bisogna tornare alla collaborazione ed al lavoro comune, per riproporre l’esperienza virtuosa rappresentata dal buon governo di Torino.  In questa prospettiva il PD ha una grande responsabilità. Abbiamo deciso di svolgere le primarie di coalizione, non soltanto per rispetto della norma statutaria, ma per confermare un modello di partito aperto che affida ai suoi elettori decisioni fondamentali nella individuazione della classe dirigente. Conta tuttavia il modo in cui il partito si presenta alle primarie, la capacità di selezionare attraverso un approfondito dibattito interno la sua offerta politica e di collegare le candidature ad opzioni strategiche ed a specifiche caratterizzazioni programmatiche. In questo ci vengono incontro le regole che ci siamo dati: la sottoscrizione delle candidature tra i nostri iscritti sarà il primo banco di prova per gli esponenti del PD per verificare progetti, proposte e radicamento nel partito e nella società torinese.

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Editoriale: La politica delle convergenze parallele

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

Editoriale Fidest. In politica un po’ di geometria non guasta dopo le “convergenze parallele” indicate da un politico italiano per spiegare la possibilità di fare alleanze “particolari”. Dal punto di vista retorico, l’espressione è un ossimoro essendo parole in forte antitesi giacché due rette parallele non possono convergere. Oggi, invece, parliamo del triangolo della vita i cui vertici possiamo indicare con le tre tipiche età dell’essere umano: giovani, età intermedia e anziani. Mi riferisco al triangolo equilatero che con i suoi angoli interni tutti pari a sessanta gradi considero la figura più semplice in assoluto. Esso, con i suoi tre segmenti, realizza il minimo per delimitare una superficie chiusa. Su questa base si può costruire una piramide per entrare nella tridimensionalità. Oggi ci sembra, con l’allungamento dell’età media, tanto per restare alla nostra figura geometrica, da triangolo equilatero, si debba passare ad altre figure: l’isoscele con due lati e angoli con lunghezza uguale o scaleno con tutti i lati e angoli interni che hanno lunghezze differenti. Se vogliamo, introducendo questa variante “esistenziale” nella nostra nuova figura, dobbiamo dire che abbiamo un lato, i giovani, di 30 gradi, l’età intermedia di 60 e quella degli anziani di 90. Da una prima riflessione notiamo come il primo lato si sia accorciato provocando nei giovani una maturità precoce ma anche innaturale e con uno strascico di problemi non indifferenti che vanno, inevitabilmente, a scaricarsi nel secondo lato. Il terzo, invece, si è allungato e ha dato origine a un’altra irregolarità. Se a questo punto volessimo ritornare a quella che consideriamo la figura ideale che è data dal triangolo equilatero, dovremmo restituire ai giovani il loro spazio e tornare ad accorciare la speranza di vita agli anziani. Se partiamo da questo postulato, dobbiamo subito dopo chiederci: è praticabile tale strada? E ancora: “Quali sarebbero le conseguenze se la percorressimo?” Dovremmo in pratica restituire ai giovani quella fetta di giovinezza che abbiamo loro sottratta, e qui potrebbe anche starci bene, ma non è la stessa cosa per gli anziani che si vedrebbero preclusa la possibilità di vivere più a lungo. Se usciamo per un momento da questo livello di astrattezza surreale e ci caliamo nella nostra quotidianità la risposta potrebbe diventare cinica pensando di stabilire un’età oltre la quale non si debba andare per continuare a tenere valida la figura del nostro triangolo isoscele Un’alternativa sarebbe di tenere “compresse” le età come in qualche modo è stato fatto in Italia con gli ammortizzatori sociali per i giovani nei fuori corso universitari e con la ferma obbligatoria. Oggi lo facciamo con i master e gli stages. Ma come possiamo conciliare la grande voglia dei giovani per la “maturità” e la loro spinta a diventare dei protagonisti nella società con le altre generazioni contestualmente presenti? Ciò vuol dire anticipare l’ingresso nell’età intermedia e che, a sua volta, finisce con l’esaurire ben presto la sua carica “propulsiva” diciamo intorno ai 55-60 anni. Così finiamo con lo stabilire una regola che vede entrare nel mondo del lavoro e nelle istituzioni giovani che solo qualche anno fa relegavamo tra i banchi di scuola mentre estromettiamo dal sistema i cinquantacinquenni e che a loro volta diventano in pratica degli anziani da parcheggiare in solitudine nel limbo dell’attesa e che diventa maggiore per via dell’allungamento della vita. E’ logico presumere che con questa diversa suddivisione del differenziale esistenziale s’ingenerino dei conflitti soprattutto da parte dei giovani rispetto agli anziani. Giovani sempre più adulti e anziani sempre più superflui. Se vogliamo a questo punto ritornare alla logica delle “convergenze parallele” vi sarebbe un modo per affievolire i dissidi intergenerazionali stabilendo lavori ad hoc. Prendiamo ad esempio un giocatore di calcio professionista. Sappiamo bene che la sua “vita sportiva” non andrà oltre i 35 anni. Dopo tale data dovrà cercarsi un diverso impiego. Perché non possiamo fare la stessa cosa, sulla base dei dati anagrafici o anche per età biologica, per ciascuno di noi? Possiamo stabilire dei lavori “congeniali” a una certa età e non in altre e fare in modo che i vari passaggi siano mediati attraverso appositi corsi professionali. Così potremmo trovare un lavoro a un settantenne senza per questo “rubarlo” a un trentenne. Se non altro potremmo ovviare quelle contraddizioni che abbiamo dovuto rilevare in questi ultimi anni con sistemi che per favorire il turn over si anticipava l’età pensionabile per poi rendersi conto che il loro costo sociale si ritorceva inevitabilmente sul sistema economico del Paese danneggiandolo seriamente. Come dire? Il rimedio era peggiore del male. Oggi gli anziani possono diventare odiosi e scatenare intolleranze in tanti modi. Prima di tutto per le loro richieste di adeguamenti pensionasti al costo della vita e poi per le loro necessità assistenziali ritenute sempre più costose e per i tentativi di taluni di essi di “arrotondare” le loro rendite con il lavoro in nero e ancor peggio nel fare delle loro professione un’attività inalienabile come in politica e nelle rappresentanze istituzionali. Ma come possiamo escludere una realtà alla quale tutti noi siamo sottomessi se non cercando di mediarla con la forza della ragione? D’altra parte ogni età è necessaria e ineluttabile all’essere umano come per tutte le creature viventi per una legge che ci sovrasta ed è incomprimibile e immutabile: è quella del tempo. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Cambiare il sistema non il clima

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

Si è chiusa il 22 aprile scorso, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, la prima Conferenza Mondiale dei Popoli su Cambiamento Climatico e Diritti della Madre Terra, che ha visto la partecipazione di oltre 30.000 persone arrivate da tutto il mondo. Una partecipazione che va ben oltre le aspettative, e che conferma la necessità condivisa di creare sul tema del clima – dal quale dipendono le sorti del pianeta e della future generazioni – una convergenze mondiale il più ampia possibile. Dopo 3 giorni di gruppi di lavoro, conferenze e eventi autogestiti giovedì sono state presentate le conclusioni della Conferenza durante il tavolo di dialogo governi-movimenti sociali e, successivamente durante l’atto di chiusura tenutosi nello stadio di Cochabamba alla presenza fra gli altri di Morales, Chavez,  dei vice presidenti di Cuba e Nicaragua e del Ministro degli esteri ecuadoriano. La dichiarazione finale, chiamata “Accordo dei Popoli” contiene le proposte condivise emerse durante i giorni di lavoro del vertice, tra esse la richiesta di riconoscimento del debito climatico e delle responsabilità del modello capitalista nell’attuale crisi ambientale; la presentazione alle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra; la creazione di un Tribunale Internazionale per la Giustizia Climatica ed Ambientale come istanza giuridica vincolante; il lancio di un Referendum Mondiale sul Cambiamento Climatico.  Le proposte contenute nell’Accordo di Cochabamba saranno fatte proprie e promosse nelle sedi istituzionali, come durante la 16° COP – Conferenza delle Parti sul Clima, prevista a Cancun a dicembre, dai governi dell’Alba.  E proprio a Cancun si sono date appuntamento tutte le realtà presenti qui a Cochabamba, coscienti che l’appuntamento messicano costituirà un momento cruciale nel cammino dei popoli verso la giustizia climatica. “Pachamama o muerte” è stata la parola d’ordine di questa conferenza: segno che l’esigenza urgente di cambiare modello per garantire la sopravvivenza del pianeta e delle future generazioni è un punto condiviso da tutti. Concludendo la conferenza, Morales ha affermato: “Siamo di fronte ad una battaglia campale: dobbiamo persuadere i governi indistrializzati a farsi carico della problematica del clima. Oppure, in ultima istanza, se non saremo ascoltati, dovremo organizzarci e rafforzarci socialmente in tutto il mondo per ottenere che le decisioni dei governi e dei popoli del mondo siano ascoltate e rispettate.” (Marica Di Pierri Redazione A Sud http://www.asud.net)

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L’era ghedaffiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2009

(Sesta parte) Ma procedo con ordine. Prima di tutto cerco di capire la dimensione culturale prodotta da questo vasto movimento d’opinione. Mi chiedo il perché sia uscito dai ristretti confini di una nazione e si è espanso un po’ ovunque. Mi sembra, in proposito, più confacente cogliere nelle parole espresse dal Sen. Giulio Andreotti, in una sua breve nota di presentazione del lavoro condotto da Abdelsalam Salh‘Arafa titolato “Le organizzazioni regionali arabe africane e islamiche” (Istituto per l’Oriente C. A. Ballino), il senso che intendo dare al mio lavoro. “Innanzi tutto – precisa Andreotti – credo che sia sempre più necessario per noi italiani, ma non solo per noi, conoscere non superficialmente il mondo islamico e specificamente l’arabo, anche nelle strutture collettive inter statali che ne coltivano le tradizioni e curano le convergenze. E’ inoltre più che evidente quanto questo sia utile per alimentare correnti di reciproca comprensione nell’area mediterranea e nel rapporto euro-africano, di cui avvertiamo l’indispensabilità e l’urgenza.” Questo sforzo è imposto dalla “crescente tendenza alla generalizzazione.” Essa sta creando un “clima di demonizzazione che dall’estremismo fondamentalista può scivolare in un atteggiamento di condanna dell’universo musulmano, con l’ag-gravante di veder confuso il contrasto socio-economico mondiale Nord-Sud con l’antitesi Cristianesimo-Islam.” Devo anche annotare, a questo punto, il “calo” della popolarità di Gheddafi nel mondo arabo in quest’ultimo decennio. Altre figure gli hanno rubato la scena, hanno cercato, e a volte con successo, di strappare un applauso in nome di una causa che vuole andare oltre il contingente e votarsi alla lotta per un primato, al tempo stesso, religioso e laico. Tutto ciò cosa significa? La risposta più ovvia, in specie per un occidentale, è che abbiamo aperto il classico vaso di Pandora e liberato le passioni in luogo della ragione, abbiamo messo da parte la dialettica per l’esercizio della forza e della violenza. In effetti si è trattato di altro. Noi oggi, tutti noi, stiamo pagando il debito lasciato dai nostri padri. Un peso, a volte, intollerabile. Abbiamo creato dei mostri per combattere quelli che ritenevamo i nostri nemici e ora si stanno rivolgendo ai loro creatori con la stessa famelica crudeltà. Mostri come il colonialismo, il post-colonialismo, i governi fantoccio, la corruzione, il consumismo, i facili arricchimenti, il potere elargito sulla punta delle baionette, il fanatismo e l’integralismo religioso. Abbiamo perso di vista la vera ragione che può condurci sulla strada giusta, quella maestra, quella dei valori consolidati, quella che può garantirci un futuro, quella che può riscattarci dalle miserie e dalle emarginazioni.  In quel tempo l’idea del grande documento verde dei diritti dell’uomo nell’era delle masse fermentava nella sua mente e nel suo cuore, era oggetto di profonde e serene discussioni e dibattiti nelle menti degli intellettuali, professori universitari e membri dei congressi e dei comitati popolari.

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Apparentamento tra centro-sinistra e Udc?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2009

“Ritengo sia di grande importanza per il candidato Presidente Antonio Saitta e per l’intera coalizione di centro-sinistra aprire un confronto programmatico e giungere nelle prossime ore ad un accordo che preveda l’apparentamento con l’UDC”: è quanto dichiarato dall’On. Gianni VERNETTI, Deputato del Partito Democratico.  “Tale accordo – ha aggiunto l’On. Gianni VERNETTI – sarebbe certamente utile a rafforzare la coalizione di centro-sinistra e renderla più competitiva in vista del ballottaggio. Numerose sono già le convergenze, culturali e programmatiche, in Parlamento come negli enti locali, tra la proposta politica del PD e quella dell’UDC. Questo processo di avvicinamento tra PD ed UDC è strategico anche per il rilancio dell’intero centro-sinistra”.  Conclude l’On. Gianni VERNETTI: “Auspico, quindi, che nei prossimi giorni, a partire naturalmente da un serio confronto programmatico, sia possibile giungere a questa intesa in vista del ballottaggio del 21 e 22 giugno”.

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Istituzione dell’Autorità per i servizi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

La Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati ha avviato l’esame della proposta di legge per l’istituzione dell’Autorità per i servizi e l’uso delle infrastrutture di trasporto (A.C. 1057).  L’On. Mario Lovelli (PD), primo firmatario della proposta di legge sottoscritta da tutti i deputati piemontesi e liguri del Partito Democratico e relatore in Commissione, rileva con soddisfazione che finalmente l’iter legislativo si è messo in moto e che adesso è possibile aprire un confronto parlamentare utile per arrivare a soluzioni condivise. “Nel corso dell’incontro promosso dalle Confindustrie di Piemonte e Liguria la scorsa settimana – afferma l’On. Mario LovelliI (PD) –  c’è stato un pronunciamento unanime anche da parte dei parlamentari di maggioranza. Ora si potrà verificare se questa convergenza è reale. L’istituzione dell’Autorità si propone di favorire lo sviluppo del comparto dei trasporti dentro un quadro regolatorio in grado di favorire la concorrenza e l’efficienza dei servizi per i cittadini, a cominciare dagli utenti pendolari. La candidatura naturale di Torino e di Genova serve a rafforzare un progetto che punta a garantire adeguati livelli di efficienza e qualità accanto a livelli tariffari equi in un contesto di sviluppo infrastrutturale che ha nel Nord Ovest dei punti di forza concreti”.

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