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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘convincimento’

Le lingue europee

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Con l’ingresso dei  nuovi Stati sembra essersi ristretta anziché allargata la base linguistica attraverso la quale la Comunità europea informa i suoi cittadini. E’ questa l’impressione che ne traiamo da un progetto tenuto in massima parte riservato dove emerge che le lingue ufficiali e le varie forme di comunicazione saranno sempre più concentrate in tre lingue: francese, inglese e tedesco. Tale linea di tendenza vuole, in pratica, imprimere nei cittadini europei la convinzione che si potrà dialogare in Europa solo sulla base di un numero ristretto di lingue e, sotto sotto, il convincimento che si possa arrivare ad una o al massimo due. L’italiano e lo spagnolo e il portoghese, quindi, sono condannate ad essere solo un’espressione culturale ma non di uso pratico per l’uso corrente dei rapporti tra stati e cittadini. Lo stesso dicasi per le altre lingue. Questo lento ma inesorabile processo di sintesi linguistica ci pone seri problemi al nostro interno considerato il fatto che siamo poco adusi a praticare le lingue, date le ben note carenze rappresentate in tal senso dall’istruzione scolastica. Vi è persino il rischio, per quanto lo consideriamo allo stato remoto, che le nostre università si attrezzino per gli anni a venire su due possibilità: l’insegnamento in “dialetto locale” e in Inglese. In questo modo si abbandonerebbe del tutto la lingua italiana dai testi scolastici, diciamo a livello universitario. D’altra parte si sa già che molte pubblicazioni conservano la loro matrice  linguistica in Inglese, Francese e Tedesco ed in tal senso sono consultate anche dagli studiosi o discenti italiani.

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Ku nun skurda, nun perdi!

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2010

‘U Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” non ha dimenticato a 18 anni da quel 19 luglio 1992 la strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Claudia Traina e Vincenzo Li Muli. Borsellino era e resta per Noi du CM-FNS il prototipo di Siciliano onesto che lotta contro la mafia per affermare il diritto di Noi Popolo Siciliano ad avere un futuro. Resta la meditata, chiara, testimoniata convinzione di Noi Indipendentisti Progressisti du F.N.S. che la Sicilia potrà essere libera ed autodeterminata solo quando si sarà liberata dalla mafia, da ogni mafia o forma di malaffare. Questo è ciò in cui crediamo e questo convincimento ci fortifica nel non volere dimenticare gli eroi di Via D’Amelio, a maggior ragione oggi che alcuni vili hanno danneggiato, a Palermo, le statue di Falcone e Borsellino. Ebbene costoro sappiano che l’Indipendentismo progressista del XXI° secolo è schierato apertamente per la Legalità dei e per i Siciliani e per la Nazione Siciliana.- Antudu!

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A quell’uomo che si definisce ateo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

Editoriale fidest Qualche giorno fa ad un mio scritto sulla religione e sull’idea di Dio un lettore si dichiarò offeso in quanto come ateo non accettava un discorso di fede. Ateo perché? Mi sono chiesto. La parola mi fece sorridere. Riandai all’insegnamento religioso ricevuto a scuola dove l’ora di religione a volte, per merito del docente di turno, non ci distraeva da altri interessi. Tra i vari conversari per lo più fatti di domande e risposte “secche” vi era un approfondimento sulla parola e quella di “ateo” era tra le più ricorrenti. Volevamo essere trasgressivi più come sfida che come convincimento. Volevamo essere dei “senza-Dio” e inconsapevolmente ne riconoscevamo l’esistenza. Come si fa, infatti, a dire che non esiste senza attestare implicitamente che il solo parlarne implica un discorso di esistenza?  Nello stesso tempo cosa significa concepire l’idea che vi possa essere un creatore di tutte le cose e che questo signore finiamo, convenzionalmente, per indicarlo con la parola “Dio”? Sull’altro versante possiamo dare solo una risposta “arida”: siamo nati e viviamo in un certo ambiente solo per caso e per caso moriamo. E il caso diventa di fatto il nostro Dio. E allora perché affannarci tanto nel costruire un modello di convivenza civile, inventarsi un sistema lavorativo che permetta a ciascuno di noi di fare la nostra parte nella società e di aiutarla a crescere per noi e per i posteri? Potremmo stare seduti per anni sotto un pergolato e cibarci con l’acqua che sgorga spontanea da una fonte attigua e dal frutto che ti cade addosso. Potremmo ma non lo facciamo. In noi vi è l’ansia della ricerca, della conoscenza, della individuazione di un creatore perché siamo consapevoli che nulla si crea e nulla si distrugge in questa fabbrica della vita e che pure ad un destino dovremmo essere chiamati se abbiamo tanta voglia di vivere e di amare e accettiamo la sofferenza come un prezzo da pagare al Caronte di turno. Vi è semmai un nutrimento che viene dal profondo e che si chiama fede. Una fede che aspira a qualcosa di buono. Alla ricerca di una società di giusti per una giusta visione della vita fatta di solidarietà e vicinanza all’idea del bene e nel respingere le forze del male. Questa fede è dentro di noi sebbene molti la negano.  C’è chi dice d’averla avuta da Dio come simbolo della perfezione e dell’eterna felicità e chi dal caso. Ha una qualche importanza un termine in luogo di un altro? Non ci basta sapere che c’è e spetta a noi farla emergere, trasformarla in una regola di vita? Per dare persino una ragione a quella vita che va oltre la vita? E allora non ci chiudiamo in una campana di vetro sull’ateismo sino al punto di farne una religione di fanatici cosi come non devono esserlo chi crede in Dio ma cerchiamo, insieme, di guardare l’occhieggiare delle stelle in una notte serena per quelle che sono e di sentirci figli non solo della terra ma di tutto l’universo e a sorridere a quell’ebete vita che ci avviluppa come l’edera e ci fa sentire credenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Quirinale, il pericolo peggiore non è lo scontro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2009

L’on.le Massimo Donati dell’Idv riguardo l’appello del capo dello stato ad abbassare i toni della polemica politica osserva: “Faccio una premessa doverosa per sgomberare il campo da ogni equivoco. Io sono convinto che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, stia svolgendo un buon lavoro. Con un presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi ed i limiti imposti al suo ruolo, non è affatto facile. Da una parte, infatti, deve contenere gli atti osceni di questo governo e di questa maggioranza, dall’altra deve dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per riuscire ad usare al meglio l’unico potere che la Costituzione gli riconosce, ovvero quello di convincimento e di persuasione…”

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