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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Rafforzare la cooperazione territoriale in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

L’eliminazione degli ostacoli e la promozione della cooperazione territoriale tra gli Stati membri sono sinonimi di integrazione europea e solidarietà. Fin dalla sua creazione, avvenuta più di 60 anni fa, l’UE ha sostenuto queste iniziative intese ad approfondire la coesione territoriale, lottare contro le disuguaglianze regionali e aprire il mercato unico. Tuttavia, gli oneri amministrativi, la mancanza di investimenti e recenti eventi politici come la crisi migratoria hanno fatto sì che le opportunità offerte dalla cooperazione territoriale non siano ancora state pienamente realizzate. Con 150 milioni di persone, pari al 30 % della popolazione dell’UE, che vivono nelle regioni frontaliere interne, la cooperazione in settori quali lo sviluppo sostenibile, i trasporti, l’assistenza sanitaria e la cultura è essenziale per l’integrità del mercato unico e per l’integrazione europea. Proteggere, sostenere e investire nella cooperazione transfrontaliera non va a vantaggio solo delle comunità frontaliere, ma dell’Unione europea nel suo complesso. Con l’introduzione di politiche e programmi quali la cooperazione territoriale europea e i fondi regionali dell’UE (politica di coesione), l’UE sostiene la cooperazione transfrontaliera da oltre 30 anni.Le euroregioni e i gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) – che consentono a due o più regioni di Stati membri diversi di collaborare in ambiti di comune interesse economico, sociale, culturale e politico – hanno svolto un ruolo particolarmente importante nell’approfondimento dell’integrazione europea.Istituita nell’ottobre 2004, l’ euroregione Pirenei-Mediterraneo sostiene la cooperazione territoriale tra la Catalogna, le isole Baleari e l’Occitania, con l’obiettivo di essere un’euroregione innovativa e sostenibile e di recuperare un’identità politica e culturale condivisa. Ha inoltre contribuito al lancio di progetti come il pluripremiato ospedale di Cerdanya, situato sul confine franco-catalano dei Pirenei, il primo ospedale transfrontaliero in Europa.Per quanto i cittadini delle regioni transfrontaliere possano essere diversi in termini di lingua e di cultura, nella maggior parte dei casi devono affrontare gli stessi ostacoli allo sviluppo economico e sociale. Le differenze in termini di competenze, strutture e normative tra le regioni frontaliere hanno frenato molte opportunità di cooperazione. La Commissione europea ha segnalato che eliminare completamente gli oneri transfrontalieri farebbe aumentare il PIL dell’8 % e ha adottato misure importanti tese a ridurre la burocrazia. Tuttavia, le proposte di introdurre criteri relativi alla densità di popolazione nei territori di confine al momento di decidere in merito all’accesso ai fondi rischiano di ostacolare la cooperazione territoriale.L’UE sta mettendo a punto un nuovo meccanismo giuridico transfrontaliero europeo , che consentirà a due o più enti locali o regionali di firmare un accordo per avviare un rapporto di cooperazione transfrontaliera. Tale iniziativa ha il potenziale per promuovere progetti tra territori di confine, consentendo alle regioni di rispecchiare la legislazione nei rispettivi Stati membri. Ciò che è certo è che queste e altre misure a sostegno della cooperazione regionale, territoriale, transnazionale e transfrontaliera dovrebbero essere considerate una priorità per il nuovo Parlamento europeo e per la nuova Commissione europea. È inoltre evidente che una cooperazione transfrontaliera riuscita deve dare alle regioni la capacità di pianificare i programmi e di prendere decisioni in autonomia.Anche con il giusto livello di volontà politica e con la riduzione degli oneri amministrativi, per avere successo la cooperazione territoriale ha bisogno di investimenti. Nell’ambito dell’attuale bilancio dell’UE (2014-2020) saranno investiti nella cooperazione tra le regioni quasi 10 miliardi di EUR di fondi della politica di coesione, di cui 6,8 miliardi già impegnati per le regioni transfrontaliere. La riduzione proposta dei fondi di coesione destinati alla cooperazione territoriale dal 2,75 % al 2,5 % pregiudicherebbe gli sforzi volti a definire strategie di sviluppo economico e a promuovere la solidarietà europea.Con l’insediamento del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione, l’Unione europea deve concentrare tutti i suoi sforzi per dimostrare la solidarietà europea e rafforzare l’integrazione. Se l’UE vuole contrastare il populismo e rispondere alle nuove sfide quali la globalizzazione, le disuguaglianze, la migrazione e i cambiamenti climatici, dobbiamo continuare a lavorare insieme per rafforzare la cooperazione territoriale e trasformare le nostre regioni nei motori della crescita sostenibile, a vantaggio di tutti i cittadini in ogni parte d’Europa.

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Cooperazione, coesione sociale e politiche europee per l’integrazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Camerino 29 agosto 2019 presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino. L’incontro, che si terrà a partire dalle ore 15:30, si aprirà con i saluti del Rettore Unicam Claudio Pettinari, del Sindaco di Camerino Sandro Sborgia e del Direttore della Scuola di Giurisprudenza Rocco Favale. Avviene in occasione della presentazione del corso di laurea magistrale “Gestione dei fenomeni migratori e politiche di integrazione nell’Unione Europea” con il convegno “Cooperazione, coesione sociale e politiche europee per l’integrazione”. All’incontro parteciperanno le istituzioni del territorio marchigiano oltre ad associazioni del terzo settore di rilievo nazionale. L’argomento delle migrazioni è quanto mai attuale e dibattuto a tutti i livelli (politici, sociali, etici, economici) per cui l’evento si caratterizza per il suo rilievo mediatico. “Obiettivo dell’incontro – sottolinea la prof.ssa Catia Eliana Gentilucci, docente delegata all’Orientamento per la Scuola di Giurisprudenza – è non solo quello di presentare il nuovo percorso di laurea magistrale sulla gestione dei fenomeni migratori, ma anche di avvicinare la società civile e le istituzioni a tale percorso di laurea che vuole formare professionalità giuridico, economico e sociali atte a svolgere funzioni di coordinamento e di gestione del fenomeno migratorio nel rispetto dei valori e dei principi dell’Unione Europea, rimanendo in un ambito formativo non solo teorico ma anche e soprattutto pratico”.Il programma completo è disponibile nel sito http://www.unicam.it

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Processi transnazionali e per la cooperazione Italia-Tunisia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Perugia All’Università per Stranieri di Perugia parte un importante progetto di “formazione di esperti in processi transnazionali euro-mediterranei per l’internazionalizzazione e per la cooperazione Italia – Tunisia”. Si tratta di un progetto, realizzato con il contributo del ministero degli Affari Esteri, che mira a formare 5 italiani e 5 tunisini, nei processi transnazionali euro-mediterranei per l’internazionalizzazione e per la cooperazione Italia/Tunisia. Il progetto prevede un corso gratuito professionalizzante della durata di 4 settimane, di cui le prime 2 in e-learning (30 ore) e le altre 2 in presenza presso la sede dell’Università per Stranieri di Perugia (60 ore); un tirocinio formativo di 1 mese (in Italia per i giovani tunisini e in Tunisia per i giovani italiani) presso un soggetto profit o non profit che opera nel settore dell’internazionalizzazione e della cooperazione euro–mediterranea; un workshop finale in Tunisia, della durata di 3 giorni, dal titolo “Internazionalizzazione e cooperazione Italia – Tunisia”.Il team è composto dal prof. Emidio Diodato, referente scientifico e docente del corso, da Alessia Chiriatti ed Ester Sigillò.
ObiettiviGli studenti sono chiamati a elaborare, in accordo e con il supporto dei docenti, dei project work che verranno poi sviluppati durante il periodo del tirocinio. Tutto il progetto sarà documentato con una pubblicazione che racconterà metodologie, strumenti ed evoluzioni del percorso didattico e di tirocinio.Contenuti del corso sono, tra gli altri: la cooperazione e lo sviluppo sostenibile, il negoziato tra i due Paesi, la storia e le istituzioni di Italia e Tunisia, il ruolo e i rapporti con l’Europa, il project management, i processi di transizione democratica.

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Integrazione e cooperazione della comunità albanese in Italia tra eccellenze e difficoltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Roma Martedì, 4 dicembre, ore 14:30, c/o Partito Radicale Via di Torre Argentina 76 (terzo piano) Incontro pubblico con Pandeli Majko, Ministro d’Albania per la Diaspora, e con i parlamentar italiani iscritti al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, per comprendere forme e modi di collaborazione tra le istituzioni e i “liberi professionisti” albanesi operanti in Italia a sostegno dell’intera comunità albanese.
Saranno presenti tra gli altri: Giandomenico Caiazza, Presidente Unione Camere Penali, Cesare Placanica, Presidente Camera Penale di Roma, Vincenzo Comi, Vice Presidente Camera Penale di Roma, Avv. Giuseppe Rossodivita, Dott. Emir Lushnjari,.Amb. Giulio Maria Terzi (ex Ministro degli Esteri), Sen. Stefania Pezzopane, Sen. Salvatore Margiotta, On. Renata Polverini, On. Sandro Gozi, On. Fabrizio Cicchitto, Sen. Roberto Rampi, On. Nicola Ciraci, Sen. Luigi Compagna, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio d’Elia, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti.

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Le azioni di Cooperazione allo Sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Roma Lunedì 18 Giugno presso Palazzo Simonetti Odescalchi in Via Vittoria Colonna, 11 (Piazza Cavour).La Cooperazione, economica e solidale, verso i Paesi in via di Sviluppo è ormai una delle priorità dell’Unione Europea, a cui l’Italia sta partecipando con sempre maggiore impegno.
Il Breakfast intende presentare, alle Aziende ed alle Ong, gli obiettivi e le strategie dell’Italia nel settore della Cooperazione allo Sviluppo e le possibili sinergie con gli Organismi Multilaterali.Sarà presente il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

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Le opportunità di lavoro nella cooperazione: “Si può partire senza andarsene”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

perugia cooperazionePerugia, “La cooperazione è una delle armi che abbiamo per contare nel mondo, insieme alla politica culturale, alla politica diplomatica e alle imprese. La cooperazione, in senso generale, è una grande opportunità di lavoro per i giovani umbri, gli universitari e non solo, perché c’è tanta richiesta di eccellenza italiana nel mondo e quindi dobbiamo avere uno sguardo più aggiornato su cosa rappresenta la cooperazione internazionale. È importante il ruolo dell’Università perché è uno dei luoghi dove gli stessi stranieri vengono a studiare per formarsi. Il lavoro dell’Università, in congiunzione con il sistema universitario, per esempio africano o latino-americano, è essenziale. Il modello italiano è un buon modello che viene richiesto nel mondo di cui si ha stima”. Lo ha affermato Mario Giro, vice ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione del seminario di orientamento “Lavorare nella cooperazione internazionale”, tenutosi nella Sala Goldoni di Palazzo Gallenga dell’Università per Stranieri di Perugia. Insieme al Viceministro Giro erano presenti il professor Emidio Diodato, docente di Relazioni Internazionali e Geopolitica, e il rettore, professor Giovanni Paciullo che ha definito l’iniziativa “Un’opportunità perché consente soprattutto d’individuare i possibili sbocchi occupazionali dei percorsi di formazione che si preparano in questa università. La Stranieri – ha aggiunto il rettore – è un’università internazionale che ha percorsi di formazione a misura dell’internalizzazione che si preoccupa di fare strada ai giovani che escono da questo ateneo. Già delle opportunità sono venute avanti e sono state colte. Oggi offriamo, con l’autorevolezza del viceministro Giro, un quadro molto articolato di opportunità”. Il Viceministro Mario Giro ha presentato tutte le opportunità di lavoro che la Cooperazione internazionale offre ai giovani e ha spiegato le modalità di partecipazione per accedere alle borse di studio offerte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo (www.aics.gov.it) che verranno assegnate dal perugia cooperazione12018. “Ci sono moltissime possibilità – ha spiegato Giro – tra ONG, che stanno assumendo, ma anche nelle istituzioni. Si può partire senza andarsene, perché non è vero che in Italia non c’è occupazione”. Diverse dunque le possibilità offerte dai campi di lavori agli agenti temporanei impiegati nell’Unione Europea con contratti di sei anni e una retribuzione fino a 5.800 euro. Varie le proposte dal coordinatore e project manager nelle Organizzazioni internazionali all’addetto alla promozione culturale (www.aics.gov.it).A questa giornata dedicata alla Cooperazione, una specie di “Job Fair”, di fiera del lavoro, non sono mancate le testimonianze dirette di ex studentesse e studenti della Stranieri che hanno presentato agli studenti il loro lavoro nella cooperazione: Matteo Landi, “UNIDO”, agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l’incremento delle attività industriali dei paesi membri; Michele Mommi FELCOS Umbria, un fondo di Enti Locali per la cooperazione decentrata e lo sviluppo umano sostenibile; Domenico Lizzi, Tamat Ong. A queste si aggiunge l’esperienza di uno stage in Etiopia raccontato da Veronica Fani, studentessa iscritta al corso di Laurea magistrale in “Relazioni internazionali.
Il seminario di orientamento è parte integrante del percorso di preparazione del primo Forum nazionale della Cooperazione che si terrà a Roma nel 2018. Idee, spunti, riflessioni e iniziative di particolare interesse verranno valorizzati e portati al Forum per rilanciare la Cooperazione Internazionale. (foto: perugia cooperazione)

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‘No Partner, No Party’, infoday sui progetti di cooperazione di Europa Creativa

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

Roma Lunedì 4 Dicembre 2017, ore 9:00Dipartimento di Architettura, Aula Magna Adalberto Libera Largo Giovanni Battista Marzi 10. Torna anche quest’anno No Partner, No Party, l’infoday sui progetti di cooperazione di Europa Creativa. Giunto alla quarta edizione, No Partner, No Party è ormai diventato un hashtag, un modo di essere per chi vuole progettare la cultura in Europa e un evento fuori dagli schemi per chi vuole andare oltre il linguaggio brussellese delle linee guida. L’appuntamento è per il 4 dicembre 2017 a Roma, dalle 9 alle 14, al Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre (Ex Mattatoio Testaccio): cinque ore sulla call più attesa dell’anno di Europa Creativa. Insieme a tanti ospiti, il Creative Europe Desk Italia racconterà contenuti, retroscena ed extra della call 2018 sui progetti di cooperazione europea. No Partner, No Party Vol. 4 è un evento ideato e organizzato dal Creative Europe Desk Italia – Ufficio Cultura – MiBACT, in collaborazione con il CROMA – Centro di Ateneo per lo studio di Roma Università degli Studi Roma Tre.

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Lavorare nella cooperazione internazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

Università per Stranieri di PerugiaPerugia 5 dicembre 2017 ore 11,30 Palazzo Gallenga, Sala Goldoni, si terrà un’altra tappa del progetto “Cooperazione internazionale – Il nostro futuro nel mondo”. Il vice ministro degli esteri con delega alla cooperazione, Mario Giro, è in tour nelle università italiane per fornire suggerimenti professionali ai giovani interessati al mondo della Cooperazione internazionale e per offrire loro gli strumenti per rispondere alle domande del mondo del lavoro. All’evento, prenderà parte il prof. Giovanni Paciullo, Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia insieme al prof. Emidio Diodato, docente di Relazioni internazionali e Geopolitica.
Il progetto a livello nazionale comprende una serie di “Giornate d’orientamento sulle opportunità di lavorare con la Cooperazione Internazionale”, dove gli studenti universitari e quelli dell’ultimo anno delle superiori sono protagonisti di un confronto libero e informale. Mario Giro illustrerà tutte le opportunità di lavoro che la Cooperazione internazionale offre ai giovani oggi e illustrerà le modalità di partecipazione per accedere alle borse di studio offerte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) che verranno assegnate nel 2018. Questi incontri sono parte integrante del percorso di preparazione della Prima Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo che si terrà nel 2018. Idee, spunti, riflessioni e iniziative di particolare interesse verranno valorizzati e portati al Forum per rilanciare la Cooperazione Internazionale.
“Vogliamo raccogliere i messaggi dei giovani e portarli alla Conferenza della Cooperazione, vogliamo far conoscere le concrete opportunità professionali che il mondo della cooperazione già offre: la cooperazione non è solo una visione del mondo che può cambiare la prospettiva di sviluppo futuro, ma può diventare anche un’ importante opportunità professionale per tanti giovani” – ha dichiarato Mario Giro – “Non basta fare cooperazione, è necessario raccontare al Paese come ha cambiato tante vite e spiegare che si tratta di un investimento per il futuro dell’Italia”.
Il seminario è organizzato dalla Farnesina, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo (AICS) d’intesa con l’Università per Stranieri di Perugia, da tempo protagonista di azioni di cooperazione, che rilancia con forza questa tematica, rinnovandola nei contenuti e nell’approccio: aprirsi al mondo per scoprire nuove opportunità di lavoro e per costruire insieme una società globale più equa. Dopo l’intervento del Vice Ministro ampio spazio al dibattito con gli studenti e alle testimonianze dei soggetti della Cooperazione.

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Cooperazione internazionale: Il nostro futuro nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

luca pietromarchiRoma Lunedì 6 Novembre 2017, ore 10:00 Università degli Studi Roma Tre Scuola di Lettere, Filosofia, Lingue – Aula 10 Via Ostiense 234/236 Incontro tra il viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro, e gli studenti al fine di stimolarli verso un futuro professionale nel mondo della cooperazione internazionale. L’incontro costituisce una importante tappa del percorso compiuto presso le università italiane dal viceministro Mario Giro, dal direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo del MAECI e dal direttore generale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Frigenti, e si inserisce nell’ambito del progetto “Cooperazione internazionale – Il nostro futuro nel mondo”, che comprende una serie di “Giornate d’orientamento sulle opportunità di lavorare con la Cooperazione Internazionale”, in cui gli studenti universitari sono i protagonisti di un confronto diretto e informale. Nel corso dell’incontro, il viceministro illustrerà tutte le opportunità di lavoro che la cooperazione internazionale offre ai giovani oggi e le modalità di partecipazione per accedere alle borse di studio offerte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) che verranno assegnate nel 2018 e raccoglierà spunti utili per la preparazione del Primo Forum Nazionale della Cooperazione che si terrà a dicembre 2017.Programma:
10:00 Luca Pietromarchi, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre Saluto e introduzione.
10:10 Mario Micheli, Delegato del Rettore per la Cooperazione allo Sviluppo La Cooperazione allo Sviluppo a Roma Tre.
10:20 Mario Giro, Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Cooperazione Internazionale: il nostro futuro nel mondo
10:50 Testimonianze di giovani attivi nel mondo della cooperazione, in collegamento dai paesi beneficiari
11:00 Dibattito e confronto con gli studenti. Modera Francesca Caferri, Caporedattore Esteri di Repubblica
11.40 Riflessioni di Pasquale De Muro, Alessandro Volterra e Massimo Ghirelli, Università degli Studi Roma Tre
11:50 Conclude Claudio Giovanardi, Presidente della Scuola di Lettere, Filosofia, Lingue dell’Università degli Studi Roma Tre.

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Eurodeputati commissione Sicurezza e difesa in Italia per fare il punto sulla cooperazione Nato Ue nel Mediterraneo centrale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

parlamento europeoUna delegazione di quattro eurodeputati della Sottocommissione Sicurezza e Difesa del Parlamento europeo sarà in visita istituzionale al centro di coordinamento dell’operazione Triton di Roma, alla sede Frontex di Catania e al quartier generale della Nato a Napoli da oggi, 17 luglio 2017, fino a mercoledì 19 luglio 2017.Gli eurodeputati faranno una verifica di prima mano della collaborazione fra autorità italiane, Frontex e Nato per il controllo del Mediterraneo centrale e per quel che riguarda la lotta al traffico di esseri umani e le operazioni di search and rescue in mare. Dopo la dichiarazione di cooperazione fra Nato ed Unione europea firmata a Varsavia lo scorso anno, gli europarlamentari faranno una prima valutazione di come un tale acordo stia funzionando.Fra gli incontri istituzionali previsti, nel pomeriggio di oggi, 17 luglio 2017, la delegazione incontrerà il sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa Domenico Rossi e il presidente della III commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati Fabrizio Cicchitto.
La delegazione sarà composta dai seguenti eurodeputati:Anna Fotyga (ECR/PL, presidente),Ivo Belet (PPE/BE),Lorenzo Cesa (PPE/IT), Doru Frunzulica (S&D/RO).

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La cooperazione perisce nell’Italia delle Signorie

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

luca-barniLa cooperazione di credito è sopravvissuta al Novecento, a due guerre mondiali, ad infiniti tentativi di riforme imposte e ipotizzate. E ora che ha avuto la possibilità di riformarsi da sola per cavalcare il terzo millennio e gli tsunami della finanza mondiale, mi riesce difficile accettare -e nemmeno credere- che non sopravviva a se stessa per colpa di piccoli Signorotti locali che in questi anni si sono solo mascherati da cooperatori.Sto parlando, come è evidente, del “mio” Credito Cooperativo, che come tante volte è stato scritto ha avuto un trattamento di favore, giacché il Governo ci ha consentito di proporre da soli la soluzione migliore per il futuro del movimento della cooperazione di credito. E qual è stato il risultato di questa larga apertura di credito che ci hanno fatto? L’harakiri.Che sia così risulta chiaro ed evidente leggendo gli articoli pubblicati dopo l’assemblea di Federcasse dello scorso 20 dicembre cui ho partecipato, che mi portano a due amare riflessioni. La prima di rabbia per l’incapacità palesata nel trovare una soluzione unitaria; la seconda di assoluta rabbia perché è evidente che non si è mai -MAI- voluta la soluzione unitaria, come è chiaramente emerso da un intervento sentito in Federcasse.Questi mesi di finto confronto, da parte di uno degli attori, per trovare la soluzione unitaria, che non è arrivata, sono solo serviti a separare la pula dal grano, cioè le pseudo-cooperative dalle cooperative. Lo dico senza livore. E’ una mera, amara constatazione. Perché quando leggo commenti di Presidenti di Bcc che parlano sul maggior quotidiano economico nazionale con tono aggressivo di “grandeur”, di crescita, di dimensioni (“saremo il sesto gruppo italiano”), di concorrenza (tra Bcc???!!!), di scelta di un gruppo rispetto ad un altro per non avere “rivali territoriali”, a me è chiaro ed evidente che questi non sono discorsi da cooperatori che dovrebbero camminare nel solco della mutualità.Così mi tornano alla mente le parole di un amico che siede nel Cda di una Bcc, che ripete sempre: “le Bcc si dividono in due categorie, quelle piccole e quelle che non l’hanno ancora capito”. Poi leggo e rileggo Zamagni e Becchetti, che in quest’anno, in tutti i modi, hanno provato a spiegarci come la scelta dei due gruppi fosse solo deleteria. A dicembre, poco prima del naufragio sancito dall’assemblea di Federcasse, Becchetti scriveva su Avvenire: “il conflitto di questi ultimi tempi tra due anime che vorrebbero dar luogo a due gruppi diversi non si giustifica in base a differenze di cultura e strategia e rischierebbe di indebolire entrambi i poli. Sarebbe pertanto auspicabile che il movimento cooperativo trovi la forza di procedere unitariamente dando opportuno spazio alle due anime che oggi si contrappongono. È interesse del mondo bancario cooperativo, ma anche del Paese e delle Istituzioni locali e nazionali che le cose vadano così. Sarebbe pertanto opportuno utilizzare tutti gli strumenti di moral suasion per raggiungere questo obiettivo , ricordando che il principio di concorrenza non c’entra”.Parole al vento, che ancora una volta una parte ha volutamente lasciato fluire via. Perché, parliamoci chiaro, la vera verità è che le motivazioni di chi non ha mai ricercato la soluzione unitaria sono solo economiche e per niente trasparenti.Di più: da una parte, la stampa nazionale scrive di un gruppo (la cassa centrale banca) che non è ancora strutturato per essere banca di secondo livello e in cui per entrare sarà necessario una prima, certa, sottoscrizione di capitale, che per molte Bcc vorrà dire intaccare sensibilmente i ratio patrimoniali: riporto testualmente dal Sole24Ore “… un versamento che non sarà indolore ed è destinato ad avere un peso sul futuro delle piccole banche”. Dall’altra mi raccontano di Direzioni di Bcc che hanno espresso ai loro CdA i dubbi su tale scelta, scontrandosi con decisioni irremovibili della governance. Così, quando le Bcc dei Signorotti che vogliono giocare ad essere grandi finalmente capiranno di non avere abbastanza risorse, a quali capitali si apriranno? Non certo a quelli “pazienti” auspicati dal presidente Azzi e da Confcooperative all’inizio del percorso di autoriforma, ma ai capitali esteri, consegnando in tal modo parte del Credito Cooperativo Italiano allo straniero. È la storia che si ripete e da cui non impariamo mai. (Luca Barni Direttore generale BCC Busto Garolfo e Buguggiate) (foto: luca barni)

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Immigrazione: chiudere col soccorso in mare e avviare una politica di cooperazione

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2016

agostino-spataroA fronte di tali tragedie e di altre che si annunciano, viene da chiedersi: ma quanti migranti dovranno ancora morire per mettere fine a questo vergognoso mercimonio di esseri umani che, da circa vent’anni, si sta svolgendo nel Mediterraneo, intorno e dentro la nostra civilissima Europa?Come da copione, le reazioni non sono state all’altezza del dramma: da un lato le dichiarazioni commosse, lacrimevoli, ipocrite o talvolta sincere, di autorità, ministri e ciambellani che, per tutto questo tempo, si sono limitati a gestire la parte finale del turpe mercimonio e dall’altro lato il bieco odio razzista di chi cavalca la tigre anti-immigrati per calcoli meramente elettorali.
C’è poi una categoria di benpensanti che cosparge d’invettive l’universo mondo che prima di pontificare avrebbe il dovere di meglio documentarsi su fenomeno, sulle sue origini e soprattutto sulle ragioni che alimentano il crescente malcontento popolare.
Reazioni, posizioni diverse per gravità, ma un po’ tutte ripetitive e inconcludenti poiché – come si vede – non hanno contribuito a risolvere il problema, semmai l’hanno aggravato, fino a farlo diventare esplosivo come oggi appare.
Di fronte alla tragedia in atto e ai pericoli di varia natura che s’intravvedono, non è tempo di recriminare ma di pensare alle migliori soluzioni possibili.Che fare? Questo è il vero, urgente problema. La risposta non è a portata di mano e comunque spetta darla alle forze politiche e sociali, alle autorità preposte, italiane ed europee.A noi, cittadini di Sicilia che assistiamo, attoniti e impotenti, agli sbarchi di disperati o dei loro cadaveri, non resta che ricordare- per ciò che può valere- l’iniziativa politica e parlamentare intrapresa, negli anni ’80, dal PCI ossia dal più grande partito della sinistra italiana.
Il nostro criterio ispiratore, il metro di misura era quello di assicurare agli immigrati gli stessi diritti (e doveri) richiesti per i lavoratori italiani all’estero.Perché gli emigrati in cerca di un lavoro onesto sono tutti uguali!
Per gli immigrati chiedevamo il massimo ossia l’equiparazione con i diritti acquisiti dai lavoratori italiani mediante le dure lotte del biennio 1968-69, ma eravamo contro l’immigrazione irregolare, il traffico degli esseri umani, il mercato nero delle braccia, le discriminazioni razziali e/o religiose, ecc. Per non restare nel vago indicammo all’art.10 sanzioni adeguate contro i profittatori locali e internazionali, contro ogni illegalità.Tenendo conto delle esperienze più evolute d’Europa, l’impianto propositivo era mediterraneobasato sull’esigenza di programmare e regolare i flussi secondo le esigenze del Paese, garantendo, al contempo, i diritti e una accoglienza dignitosa agli immigrati mediante accordi bilaterali con i paesi d’origine.
Paradossalmente, quella proposta non fu approvata perché ritenuta giusta, umana, forse troppo umana, giacché equiparava gli immigrati ai lavoratori italiani.Come oggi, anche allora si preferiva un’immigrazione illegale, clandestina per alimentare il mercato nero del lavoro, abbattere i costi di produzione e, se del caso, usare come clava per indebolire, demolire il sistema di tutele e dei diritti dei lavoratori italiani. Il Job Act è figlio di tale contesto.Certo, dal 1981 a oggi, molte cose sono cambiate e le proposte vanno adeguate alle nuove condizioni createsi, tuttavia solidarietà e legalità restano punti di riferimento validi che debbono procedere di pari passo.
Per favorire e regolarizzare il processo di accoglienza si potrebbe fare ricorso (perché no?) a un classico istituto caduto in disuso: il famoso “atto di richiamo” che consentiva a un immigrato regolarizzato di potere “chiamare” un parente, un amico assumendosene gli oneri del viaggio, di vitto e alloggio e aiutandolo a trovare un lavoro entro un tempo congruo.
Perciò, resto convinto che il miglior modo di aiutarli concretamente é quello di contribuire a risolvere i problemi dei loro Paesi, alcuni dei quali possiedono risorse e potenzialità davvero interessanti.
Un esempio? La massa d’immigrati nigeriani provengono da un grande Paese che galleggia sopra un mare di petrolio e di gas, di diamanti, ecc. In taluni ambienti si conoscono bene certe previsioni secondo le quali, nei prossimi decenni, sarà l’Africa il continente a più elevato indice di sviluppo. Allora, invece di indurli a scappare, bisognerebbe aiutarli a restare, per organizzare il loro futuro.
Come aiutarli? Certamente non con le guerre, con le missioni militari “umanitarie”, né con la carità pelosa, ma con la cooperazione economica e culturale, reciprocamente vantaggiosa, con gli scambi commerciali, con i trasferimenti di tecnologie, di capitali leciti.
Perché l’umanità si salva tutta intera o non si salva. Altrimenti scoppieranno nuovi, micidiali conflitti razziali, religiosi, verrà la maledetta Guerra ossia la fine di tutto. (Fonte: Periodico a cura del Centro Studi Mediterranei – Direttore Agostino Spataro articolo riprodotto in sintesi)

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Cooperazione internazionale: la scuola come grande riscatto esistenziale e sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

parma universitàParma Il Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale dell’Ateneo di Parma (CUCI) si è fatto promotore assieme all’associazione Mani (Parma) e in collaborazione con l’ONG senegalese FEEDA (Femme, Éducation, Eau et Développement en Afrique) del gemellaggio tra scuole cittadine e scuole senegalesi. Il Liceo Marconi e la Scuola per l’Europa si sono rispettivamente gemellate con le Lycée de Pire (Dép. Tivaouane) et con la scuola elementare di Diol Kadd (Dép. De Thiès) in Senegal.
Per quanto la rete scolastica senegalese sia molto diffusa e raggiunga anche i villaggi più remoti, in molti casi il buon esito della scolarizzazione è compromesso da un’alimentazione insufficiente. Il sostegno alla scolarizzazione non può pertanto che passare attraverso l’accesso al cibo. Il gemellaggio garantisce un pasto quotidiano agli studenti più bisognosi del liceo di Pire e un pasto a tutti gli alunni della scuola elementare di Diol Kadd i giorni del rientro pomeridiano.
L’impegno degli insegnanti di tutte le istituzioni scolastiche coinvolte è quello di promuove una vera e propria educazione interculturale attraverso il lavoro congiunto su alcune tematiche e sui diversi modelli didattici. Non solo quindi l’occasione di conoscenze interpersonali, ma uno scambio e un confronto effettivo di riferimenti culturali e esperienziali.Il progetto potrebbe sembrare tanto semplice quanto banale. Il rafforzamento della scolarizzazione è un indicatore sicuro di sviluppo umano, sociale e economico per tutti i paesi del mondo e in particolare per i paesi più poveri. Eppure il potenziale conflittuale veicolato dagli interventi sulla scuola e l’istruzione in generale è altissimo. Questo conflitto si esprime nel merito delle conoscenze e dei valori trasmessi, nella tensione tra universalismo e particolarismo, nell’accesso differenziato alla scolarizzazione in funzione dei diversi gruppi sociali. Disparità di accesso alla formazione, polarizzazione della conoscenza e frattura scientifica tra i paesi sviluppati, emergenti e poveri sono altrettante sfide che impegnano anche la riflessione e la ricerca universitarie sempre più orientata verso progetti di internazionalizzazione. Attraverso questi progetti, il CUCI con i suoi partner, promuove le relazioni tra l’Ateneo e le scuole italiane e senegalesi in un’ottica di complementarietà delle competenze e di sinergie delle professionalità al fine di rafforzare le iniziative di internazionalizzazione dell’Ateneo e dei partner del progetto. Entro tale contesto, un grosso contributo è stato dato dal Sig. Diop Ousmane della società di trasporto OWEST AFRICA & YOBALE che si è assunto l’onere della metà dei costi di spedizione.

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Il fallimento dell’ONU

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2016

onu assembleaIl caso Aleppo e ancor più la guerra civile che da cinque anni infiamma la Siria per non parlare di altri focolai di guerra regionali in diverse parti del mondo ci rende consapevoli che a livello internazionale c’è qualcosa che non funziona e che le Nazioni Unite mostrano tutta la loro incapacità nel dirimere tali situazioni o per lo meno contenerle nel rispetto dei tanti civili che subiscono sulla loro pelle il dramma innescato da altri. Di questo ce ne parla Rosario Amico Roxas cercando una spiegazione e offrendoci un motivo di riflessione.
Egli parte da una presentazione di carattere generale spiegandoci che “L’ONU, sorta sullo sfacelo della Società delle Nazioni, travolta dalla seconda guerra mondiale, è dotata di una Carta Costitutiva sovranazionale, significa che ha un potere superiore a quello delle singole Costituzioni dei Paesi membri. I punti centrali che dovrebbero qualificare l’attività dell’ONU sono i seguenti:
· mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
· garanzia della eguaglianza e della indipendenza di tutti i popoli;
· sviluppo della cooperazione tra gli Stati nel campo economico, sociale e culturale;
· tutela dei diritti dell’uomo e delle sue libertà fondamentali;
· impegno a risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale;
· impegno ad astenersi da ogni atto di aggressione e dall’uso della forza armata contro l’indipendenza di altri Stati.
Onu palaceNon uno di questi obiettivi è stato raggiunto dall’atto costitutivo approvato e sottoscritto il 26.VI.1945 a San Francisco dalle prime 49 nazioni aderenti.”
E tutto questo perché accade? Per avere un’idea meno nebulosa occorre fare un passo indietro per capire la ragione che impedisce all’atto costitutivo dell’Onu di perseguire le sue finalità. Esse “si scontrano con l’impianto bellico dell’industria americana e con la pretesa di gestire il monopolio energetico del pianeta, elementi che fanno della guerra il solo mezzo per imporsi, anche contro le risoluzioni dell’ONU. Con l’ammissione all’ONU ogni Stato diventa ipso facto aderente allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia; ma, come chiaramente emerge dall’articolo pubblicato sul New York Times del settembre del 2002 a firma del Presidente Bush viene disconosciuta l’autorità della Corte Penale Internazionale, che non può essere estesa agli USA e, conclude, “che noi non riconosciamo”.
Così ci ritroviamo che dal “1945, non c’è stata guerra, guerriglia, colpo di Stato, rivolta di Palazzo nel mondo che non trovasse negli USA, la nazione ispiratrice e fornitrice di armi.”
E se ripassiamo la lezione siriana di questi ultimi anni la domanda più spontanea che ci viene in mente è perché tante armi circolano in quel martoriato paese? Diciamo che per sparare occorrono le munizioni e ci deve pur essere qualcuno che le rifornisce e le distribuisce senza farsi molti scrupoli e godendo di potenti protezioni.
D’altra parte se l’Onu non è capace di raffreddare i “bollenti spiriti” dei vari potentati internazionali, per lo meno con una denuncia pubblica indicandoci i mandanti, a cosa serve se non a diventare una semplice tribuna per gli show propagandistici ed elettorali del leader di turno che come al solito predica bene e razzola malissimo e con licenza di uccidere. (Prima parte) (Rosario Amico Roxas)

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La Regione Piemonte rinnova il proprio impegno per la cooperazione internazionale anche per il 2016

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

regione piemonte«Le risorse destinate alla cooperazione internazionale saranno incrementate del 60% rispetto all’anno 2015. Siamo consapevoli che non sono ancora sufficienti ma abbiamo voluto dare così un segno concreto di inversione di tendenza . Così, approvando il piano annuale “Interventi regionali per la promozione di una cultura ed educazione di pace per la cooperazione e la solidarietà internazionale” per l’anno 2016, abbiamo confermato un impegno che favorisce lo sviluppo dei Paesi del Sud del mondo e contribuisce ad affrontare le cause che portano al drammatico esodo dei migranti» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora alla cooperazione decentrata della Regione Piemonte.Le risorse investite dalla Regione Piemonte per il 2016 nei progetti di cooperazione saranno in totale 180.000 e verranno principalmente investiti per promuovere due iniziative a sostegno della progettualità delle Autonomie Locali:
– verrà rinnovato l’impegno per il Burkina Faso in continuità con quanto realizzato nell’anno 2015 in collaborazione con ACRI (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Italiane) e le Fondazioni partner dell’Iniziativa Fondazioni for Africa Burkina Faso. Il valore complessivo del bando sarà di almeno 100.000 euro grazie al co-finanziamento di ACRI per una quota di 50.000 euro;
– verrà predisposto un nuovo Bando pubblico “Piemonte&Senegal Partenariati territoriali per un futuro sostenibile” per l’anno 2016. Con il Bando verranno finanziate le iniziative di cooperazione decentrata delle autonomie locali piemontesi in Senegal, Paese partner di lunga data della Regione e del territorio piemontese, nonché luogo di provenienza di significativi flussi migratori. Il valore complessivo del bando sarà di almeno 80.000 euro di contributi regionali.«Non solo investimenti, ma anche sviluppo della rete regionale per la cooperazione internazionale. In questa ottica si inserisce l’accordo di collaborazione che verrà sottoscritto con il Consorzio delle Ong Piemontesi e il Coordinamento dei Comuni per la pace della provincia di Torino, che costituiscono le principali reti di istituzioni e della società civile relative al solo ambito regionale. Inoltre, a seguito dell’avvio dei progetti di cooperazione decentrata finanziati con il Bando Piemonte&Burkina Faso 2015, abbiamo intenzione di promuovere e coordinare un Tavolo di lavoro Piemonte&Burkina Faso» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora alla cooperazione decentrata della Regione Piemonte.
Il piano annuale di interventi regionali per la cooperazione prevede infine continuità per progetti Europei quali Actecim, Russade e JeuNEAP!. Nell’arco del 2016 il Piano valorizza momenti di informazione nell’ambito di importanti e specifici eventi pubblici, tra questi Radici a Scuola e Terra Madre. Per rafforzare e consolidare ulteriormente i risultati ottenuti dalle iniziative promosse negli anni passati in campo agro-zootecnico, il Piano prevede, sulla base dell’Accordo di collaborazione sottoscritto dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, di sostenere interventi per la valorizzazione del Riso Rosso Torokò in Burkina Faso e del caprino del Planalto di Bolona a Capo Verde.

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Sicurezza online: il PE approva nuove norme contro gli attacchi informatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

Online Banking ComputerLe compagnie fornitrici di servizi essenziali in settori quali l’energia, i trasporti, la sanità e il settore bancario, o i fornitori di servizi digitali come i motori di ricerca e i servizi di cloud computing, dovranno migliorare le lor difese contro gli attacchi informatici, secondo le prime norme UE in materia di sicurezza informatica approvate, in via definitiva, mercoledì dal Parlamento.Secondo i deputati, la definizione di standard comuni di sicurezza informatica e il rafforzamento della cooperazione tra i paesi dell’UE aiuterà le imprese a proteggere se stesse e a prevenire gli attacchi alle infrastrutture dei paesi dell’Unione Europea.
“Gli incidenti in ambito di sicurezza informatica presentano molto spesso una caratteristica transfrontaliera e, quindi, riguardano più di uno Stato membro dell’Unione Europea. Una protezione informatica frammentata rende tutti noi vulnerabili e rappresenta un grande rischio per la sicurezza dell’Europa intera. Questa direttiva stabilirà un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione e rafforzerà la cooperazione tra gli Stati membri, aiutando a prevenire futuri attacchi informatici a importanti infrastrutture interconnesse in Europa”, ha detto il relatore Andreas Schwab (PPE, DE).La direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’UE è “anche uno dei primi quadri legislativi che si applica alle piattaforme. In linea con la strategia del mercato unico digitale, stabilisce i requisiti per le piattaforme online e assicura che possano rispettare tali norme ovunque esse operino nell’UE”, ha aggiunto il relatore.
La nuova normativa stabilisce obblighi in materia di sicurezza e di notifica per gli “operatori di servizi essenziali” in settori quali l’energia, i trasporti, la sanità, il settore bancario e la fornitura di acqua potabile. Gli Stati membri dovranno identificare i soggetti che operano in questi settori seguendo criteri specifici, tra cui la fornitura di servizi essenziali per il mantenimento di attività sociali ed economiche cruciali.Alcuni fornitori di servizi digitali – mercati online, motori di ricerca e servizi di cloud computing – dovranno, oltre ad adottare misure per garantire la sicurezza delle loro infrastrutture, notificare gli incidenti più rilevanti alle autorità nazionali competenti. Le micro e le piccole imprese digitali sono esentate da tali requisiti.Le nuove norme prevedono un “gruppo di cooperazione” per scambiare informazioni fra le autorità nazionali e fornire loro assistenza. Ogni Stato dell’UE dovrà adottare una strategia nazionale sulla sicurezza della rete e dei sistemi informativi.Gli Stati membri dovranno inoltre designare gruppi d’intervento per la sicurezza informatica in caso d’incidenti (CSIRT), che si occupino di trattare incidenti e rischi, discutere sulle problematiche di sicurezza transfrontaliera e identificare risposte coordinate.La direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (NIS) sarà presto pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione. Gli Stati membri avranno poi 21 mesi di tempo per recepire la direttiva negli ordinamenti nazionali e sei mesi supplementari per identificare gli operatori dei servizi essenziali.

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La cooperazione che paga

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2016

euro promosUn modello per il sistema cooperativo. È l’immagine di Euro&Promos, multiservice di Udine che opera in tutta Italia, emersa dall’assemblea annuale dei soci che si è svolta sabato scorso al castello di Villalta di Fagagna (Ud).«Siamo un esempio di sana e buona cooperazione» ha detto il presidente, Sergio Emidio Bini, nel presentare i risultati di un anno da incorniciare. «I risultati che abbiamo raggiunto ci hanno permesso non solamente di raddoppiare i ristorni dei soci rispetto al 2014, ma soprattutto di rilanciare il nostro impegno nella cultura: ai soci regaliamo un anno di musei, mostre e teatri».Durante l’evento, che ha visto al tavolo dei relatori anche l’Assessore regionale alle Finanze, patrimonio, coordinamento e programmazione politiche economiche e comunitarie Francesco Peroni, l’assemblea ha approvato il bilancio 2015, un anno che ha regalato risultati importanti: Euro&Promos, che negli ultimi anni ha conquistato un posto di primo piano nel mondo dei servizi – dalla pulizia alla logistica per arrivare ad energia, servizi culturali e assistenza socio sanitaria – ha chiuso il bilancio 2015 a quota 96 milioni e 600mila euro (+13,6% rispetto al 2014) con un utile post imposte che, arrivando a 4 milioni di euro, è raddoppiato rispetto all’anno precedente; aumentato anche il numero degli occupati arrivato a superare quota 5mila, di cui un migliaio in Friuli Venezia Giulia.«Rispetto al 2014, i ristorni sono euro promos1aumentati del 50%, passando da 200mila a 300mila euro, cifra che sarà ridistribuita tra i nostri 700 soci», ha proseguito Bini. «Si tratta di un risultato importante dettato da una sana e proficua gestione della società e che tiene conto degli obblighi di legge cui è sottoposto una cooperativa, che prevede l’accantonamento ogni anno di una quota molto rilevante dei propri utili».In un momento economico che ancora risente della recente crisi, Euro&Promos diventa un esempio virtuoso, soprattutto per il mondo cooperativo. I conti positivi hanno spinto il consiglio di amministrazione a investire in cultura. Il presidente Bini ha infatti annunciato un’iniziativa importante per i soci di Euro&Promos: «Purtroppo la cultura è uno dei fanalini di coda del governo, con investimenti sempre più risicati. La nostra convinzione invece è che la cultura sia uno dei pilastri fondanti per una società civile e per questo abbiamo deciso di promuoverla tra i nostri soci. Per incentivare la visita a mostre, musei e teatri, per un anno i nostri soci e le loro famiglie potranno andarci gratuitamente. Basterà che consegnino il biglietto all’azienda e saranno rimborsati integralmente. In questo modo vogliamo incentivare la partecipazione dei nostri soci alla vita culturale e anche sostenere indirettamente quanti si impegnano per proporre iniziative ed eventi nel nostro Paese».
Euro&Promos è una delle più importanti realtà italiane nel settore Integrated Facility Management. L’azienda ha sede a Udine, è presente in tutta Italia con oltre 5.000 dipendenti e si occupa logistica, pulizie, energia, ecologia, laundering, servizi sociali alla persona, informazione e relazione. http://www.europromos.it (foto: euro promos)

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La cooperazione che paga

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2016

castello di VillaltaUn modello per il sistema cooperativo. È l’immagine di Euro&Promos, multiservice di Udine che opera in tutta Italia, emersa dall’assemblea annuale dei soci che si è svolta sabato 25 giugno al castello di Villalta di Fagagna (Ud).«Siamo un esempio di sana e buona cooperazione» ha detto il presidente, Sergio Emidio Bini, nel presentare i risultati di un anno da incorniciare. «I risultati che abbiamo raggiunto ci hanno permesso non solamente di raddoppiare i ristorni dei soci rispetto al 2014, ma soprattutto di rilanciare il nostro impegno nella cultura: ai soci regaliamo un anno di musei, mostre e teatri».
Durante l’evento, che ha visto al tavolo dei relatori anche l’Assessore regionale alle Finanze, patrimonio, coordinamento e programmazione politiche economiche e comunitarie Francesco Peroni, l’assemblea ha approvato il bilancio 2015, un anno che ha regalato risultati importanti: Euro&Promos, che negli ultimi anni ha conquistato un posto di primo piano nel mondo dei servizi – dalla pulizia alla logistica per arrivare ad energia, servizi culturali e assistenza socio sanitaria – ha chiuso il bilancio 2015 a quota 96 milioni e 600mila euro (+13,6% rispetto al 2014) con un utile post imposte che, arrivando a 4 milioni di euro, è raddoppiato rispetto all’anno precedente; aumentato anche il numero degli occupati arrivato a superare quota 5mila, di cui un migliaio in Friuli Venezia Giulia.
«Rispetto al 2014, i ristorni sono aumentati del 50%, passando da 200mila a 300mila euro, cifra che sarà ridistribuita tra i nostri 700 soci», ha proseguito Bini. «Si tratta di un risultato importante dettato da una sana e proficua gestione della società e che tiene conto degli obblighi di legge cui è sottoposto una cooperativa, che prevede l’accantonamento ogni anno di una quota molto rilevante dei propri utili».In un momento economico che ancora risente della recente crisi, Euro&Promos diventa un esempio virtuoso, soprattutto per il mondo cooperativo. I conti positivi hanno spinto il consiglio di amministrazione a investire in cultura. Il presidente Bini ha infatti annunciato un’iniziativa importante per i soci di Euro&Promos: «Purtroppo la cultura è uno dei fanalini di coda del governo, con investimenti sempre più risicati. La nostra convinzione invece è che la cultura sia uno dei pilastri fondanti per una società civile e per questo abbiamo deciso di promuoverla tra i nostri soci. Per incentivare la visita a mostre, musei e teatri, per un anno i nostri soci e le loro famiglie potranno andarci gratuitamente. Basterà che consegnino il biglietto all’azienda e saranno rimborsati integralmente. In questo modo vogliamo incentivare la partecipazione dei nostri soci alla vita culturale e anche sostenere indirettamente quanti si impegnano per proporre iniziative ed eventi nel nostro Paese».

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Libia, Sant’Egidio: sottoscritto un accordo umanitario

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2016

libiaNei giorni scorsi, a Sant’Egidio, si sono incontrati politici e attivisti del Fezzan, rappresentanti le varie tribù della regione meridionale della Libia. Il Fezzan è stato a lungo tempo dimenticato dalle autorità centrali libiche ed ancora oggi resta largamente marginalizzato all’interno del territorio nazionale. La sua composizione etnica complessa lo rende luogo di tensioni, come è avvenuto dopo il crollo del regime di Gheddafi e la diffusione del conflitto civile libico. Per la mancanza di stabilità e di controlli rappresenta un luogo privilegiato di transito per l’immigrazione verso l’Europa. La Comunità di Sant’Egidio ha da tempo iniziato attività di dialogo politico e riconciliazione fra le etnie Tebou e Touareg anche in questa parte del territorio libico, che ha portato, nel dicembre 2015, alla cessazione degli scontri nella importante città di Obari; inoltre c’è stato, da parte degli stessi responsabili del Fezzan, un riconoscimento dell’autorità del presidente Serraj, passo importante per il rafforzamento del governo sostenuto dall’ONU e dall’Italia insieme a tutta la comunità internazionale.
L’accordo sulle questioni umanitarie riapre la possibilità di inviare aiuti di emergenza a strutture ospedaliere situate in tutte e cinque le provincie del Fezzan, che soffrono la mancanza di materiali di prima necessità, come anche di kit per le vaccinazioni dei bambini. Ovviamente riaprire le comunicazioni con questa parte della Libia è fondamentale per implementare il processo di ricostruzione dello Stato.I delegati del Fezzan hanno sottoscritto un accordo che permetterà l’invio e la distribuzione di aiuti umanitari nella zona, garantendo la presenza della Croce Rossa Internazionale, della Cooperazione Italiana e di altre ONG.
Soddisfazione è stata espressa, nel corso di un briefing, da don Angelo Romano, che per la Comunità di Sant’Egidio ha guidato gli incontri tra le delegazioni. “Si tratta del primo passo importante, che consentirà un’apertura del Sud della Libia al rsto del Paese e alla comunità internazionale aiutando in maniera considerevole la parte più povera della popolazione. Ma l’accordo, grazie all’intesa fra tutte le parti, favoririrà anche, a diversi livelli, il processo di pacificazione e unità nazionale”.

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“Cooperazione Italia-Svizzera: risultati e prospettive”

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2015

porta nuova milanoMilano Martedì 15 dicembre salle 9.30 alle 18 presso l’Auditorium G. Testori – Palazzo Regione Lombardia (piazza Città di Lombardia 1, Milano) l’Autorità di Gestione del Programma, la Commissione europea, autorità elvetiche, beneficiari dei progetti si confronteranno su risultati e buone pratiche realizzate in tema di cooperazione. Il Programma Interreg Italia-Svizzera, è un programma europeo di cooperazione che interessa la Regione Lombardia (Province di Como, Sondrio, Lecco, Varese), Piemonte (Biella, Novara, VCO, Vercelli), la Regione Autonoma Valle d’Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano, una delle frontiere esterne dell’Unione europea che gode di una posizione centrale e strategica rispetto all’Europa e agli spazi di cooperazione transnazionale del Mediterraneo, del Centro Europa e dello Spazio Alpino. Nella Programmazione 2007-2013 sono stati finanziati 800 soggetti beneficiari tra pubblici e privati, con 153 progetti suddivisi tra i tre assi Ambiente e Territorio, Competitività e Qualità della Vita per un ammontare di circa 100 milioni di euro (92 milioni tra FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e contributo nazionale, e circa 8 milioni di euro di risorse elvetiche).
Durante il convegno, alla presenza del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dell’Ambasciatore Elvetico Eric Jakob, della Commissione europea Agnès Monfret sarà tracciato bilancio di quanto realizzato e delle nuove prospettive di cooperazione per il periodo 2014-2020. Verranno premiati i progetti significativi per i risultati ottenuti in termini di cooperazione e progetti che si sono distinti per “la particolarità” della cooperazione, sia essa relativa al tema della cooperazione e giovani, cooperazione ed arte, cooperazione e ambiente, cooperazione e pace.Il convegno sarà inoltre l’occasione per aprire il confronto sul nuovo Programma di Cooperazione Italia Svizzera 2014-2020 che la Commissione europea ha approvato al fine di far fronte ai bisogni comuni dei due versanti della frontiera, a partire dai risultati conseguiti e dalle prospettive di sviluppo futuro. Con una dotazione di 158,4 milioni di euro, di cui 117,92 milioni di contributo tra Unione e europea e stato italiano e 42,96 milioni di franchi svizzeri per parte elvetica (contributi federali, cantonali e privati) il nuovo programma si delinea come uno strumento capace di incidere in modo significativo nelle principali politiche transfrontaliere più urgenti. Con i suoi cinque assi prioritari Competitività delle imprese, Valorizzazione del patrimonio naturale e culturale,Mobilità integrata e sostenibile, Servizi per l’integrazione delle comunità e Rafforzamento della governance transfrontaliera il nuovo programma intende accrescere i benefici a favore dei territori dell’area generando un significativo cambiamento in termini di crescita della competitività e rafforzamento della coesione economica e sociale.“La cooperazione costante – commenta Enzo Galbiati, Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Italia-Svizzera – con regioni e città disposte su un territorio eterogeneo di circa 700 km intende superare i limiti dei confini amministrativi contribuendo ad accrescere la competitività dei territori e a migliorare le condizioni di vita delle popolazione dell’area. L’obiettivo è la creazione di una rete transfrontaliera che avrà un impatto concreto su diversi settori: innovazione e comunicazione, gestione congiunta delle risorse naturali e culturali, prevenzione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici, turismo sostenibile, commercio transfrontaliero, infrastrutture di trasporto comuni e collegamenti fra aree urbane e rurali”.

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