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“I negoziati della Cop 25 di Madrid sono in stallo”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

“Il vertice rischia di fallire: sarebbe un disastro non solo per le persone, ma anche per la natura”. A poche ore dalla chiusura del vertice mondiale di Madrid sul clima, la Lipu-BirdLife Italia si dichiara profondamente preoccupata per gli scarsi risultati raggiunti finora dopo 10 giorni di trattative tra gli Stati. Di fronte ai disastri climatici e ambientali, alle giuste sollecitazioni dei movimenti giovanili e ambientalisti, occorre raggiungere un accordo efficace che ponga le basi per il 2020, anno decisivo durante il quale importanti appuntamenti – come il varo del Green Deal europeo e la Cop 26 di Glasgow –decideranno le sorti del clima e della biodiversità pianeta nei prossimi decenni.
Le conseguenze del possibile fallimento anche di questa nuova Conferenza delle Parti sul clima saranno pesanti anche per la conservazione della biodiversità. A livello mondiale la nuova Lista rossa dell’Iucn, pubblicata due giorni fa, parla di oltre 112mila specie animali e vegetali incluse nella Lista, di cui oltre 30mila specie minacciate di estinzione come effetto anche dei cambiamenti climatici in atto. Habitat come le zone umide o gli ambienti di alta quota soffrono sempre di più a causa del riscaldamento globale, e proprio il bacino del Mediterraneo, dove alcune aree sono già oggi a rischio di desertificazione, è una delle zone più vulnerabili.
I cambiamenti climatici colpiscono anche le Alpi, dove le specie legate a questi ambienti, come il fringuello alpino o la pernice bianca, subiscono una grave variazione degli habitat e quindi una contrazione dell’areale riproduttivo, oltre che subire un forte e crescente impatto delle attività umane come lo sfruttamento delle foreste, le attività ricreative e la realizzazione di nuovi impianti da sci. O come nel caso dello spioncello, che in Appennino rischia di trovarsi sulla soglia dell’estinzione a causa di un ambiente non più idoneo alla sua sopravvivenza.“Auspichiamo che le ultime ore del vertice di Madrid possano permettere il raggiungimento di accordi concreti per limitare le emissioni di CO2 in atmosfera, l’avvio di una riconversione energetica, agricola e industriale e una forte politica di tutela degli spazi naturali, anche come forma di resilienza e contributo alla lotta ai cambiamenti climatici – afferma Claudio Celada, direttore area Conservazione della natura della Lipu-BirdLife Italia – Chiediamo inoltre al Governo italiano di aumentare gli obiettivi di contenimento delle emissioni al 2030, che attualmente prevede il taglio delle stesse di appena il 37 per cento.“Infine, ci auguriamo che l’Unione europea possa riuscire nell’intento di raggiungere l’ambizioso obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 – conclude Claudio Celada – ma anche fare di più per la salvaguardia di biodiversità e habitat naturali. Va davvero cambiato passo. E’ l’unico modo per uscire dalla crisi ecologica e garantire al Pianeta un futuro accettabile”.

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Cop25 – Greenpeace: “Esito completamente inaccettabile”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Madrid. Greenpeace ritiene che i progressi che ci si auspicava emergessero dalla COP25 siano stati ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto.Durante questo meeting la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all’emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi dalla COP25. Invece, i politici si sono scontrati sull’”Articolo 6” relativo allo schema del commercio delle quote di carbonio, una minaccia per i diritti dei popoli indigeni nonché un’etichetta di prezzo sulla natura. Ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi più vulnerabili, i leader politici non hanno mostrato alcun impegno a ridurre le emissioni, chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica.«I governi devono ripensare completamente il modo con cui conducono queste trattative, perché l’esito di questa COP è totalmente inaccettabile», dichiara Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «La COP25 era stata annunciata come un appuntamento “tecnico”, ma è poi diventata qualcosa in più di un negoziato. Ha messo in luce il ruolo che gli inquinatori rivestono nelle scelte politiche e la profonda sfiducia dei giovani nei confronti dei governi. C’era necessità di decisioni che rispondessero alle sollecitazioni lanciate dalle nuove generazioni, che avessero la scienza come punto di riferimento, che riconoscessero l’urgenza e dichiarassero l’emergenza climatica. Anche per l’irresponsabile debolezza della presidenza cilena, Paesi come Brasile e Arabia Saudita hanno invece fatto muro, vendendo accordi sul carbonio e travolgendo scienziati e società civile», conclude Morgan.L’accordo di Parigi potrebbe essere stato vittima di una manciata di potenti “economie del carbonio”, ma questi Stati sono dalla parte sbagliata della lotta e della storia e l’accordo di Parigi è solo un pezzo di questo puzzle. Per Greenpeace, quello di cui c’è bisogno è un cambiamento sistemico di cui le persone possano fidarsi.Da questa COP è tuttavia emerso che ci sono alcune forze positive al lavoro: la High Ambition Coalition durante questa settimana ha offerto un’ancora di salvezza, e i piccoli Stati insulari si stanno rafforzando di giorno in giorno, mantenendo vivo l’accordo di Parigi.

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