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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Posts Tagged ‘corano’

Ramadan, augurio della Comunità Papa Giovanni XXIII

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

«Auguriamo ai fratelli e alle sorelle mussulmani ogni bene all’inizio della celebrazione del Ramadan. Nei vari paesi del mondo in cui viviamo insieme a voi, accompagniamo questo tempo con la vicinanzae la preghiera. Le regole seguite in questo mese – il ricordo di Dio, lalettura sacra, la condivisione del cibo, la purificazione dell’anima eil perdonarsi reciprocamente – sono le stesse che Dio consegna ai cristiani per amare di più Lui e i nostri fratelli. In questo sforzo
spirituale che ci accomuna desideriamo collaborare insieme nella costruzione di un mondo libero dalla violenza, che abbia al centro la compassione per i deboli e la pace».Con spirito di amicizia e di rispetto la Comunità Papa Giovanni XXIII esprime il suo augurio all’inizio del Ramadan, il mese in cui i musulmani onorano Dio e celebrano la rivelazione del Corano.

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Finanza islamica. AD 2016. AH 1437. E poi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

lingotti oroLo Shariah Gold Standard e’ il nuovo codice di condotta che chiarisce come investire in oro senza violare la shariah, cioe’ i precetti religiosi dettati dal Corano e dagli altri testi sacri dell’Islam. Le linee guida messe a punto dall’Accounting and Auditing Organization for Islamic Financial Insititutions (Aaoifi) con la collaborazione del World Gold Council (Wgc) stabiliscono che i prodotti finanziari debbano avere come sottostante oro fisico e che le transazioni si debbano chiudere entro un giorno. Una rivoluzione di non poco conto, considerato che la speculazione su prodotti tipo argento, grano, orzo, datteri e sale non e’ consentita; prodotti (ribawi) che in caso di compravendita vanno trasferiti immediatamente e non devono mai essere accumulati per un profitto. Nel mondo ci sono 1,6 miliardi di musulmani e la finanza islamica ha in gestione quasi 2 mila miliardi di dollari che, secondo Standard & Poors potrebbero salire a 5 mila entro il 2030. Con l’oro che entra in gioco nel mondo musulmano, si parla di una domanda aggiuntiva di circa mille tonnellate di metallo (come una nuova Cina).
Nell’Anno Domini (AD) 2016, cioe’ l’Anno Hegira (AH) 1437, avviene questo. Il primo passo di una finanza che non conosce piu’ frontiere, avendo anche scalpito il muro dei dettami islamici? Puo’ darsi. Per noi che viviamo nel mondo occidentale suona in modo anomalo una novita’ del genere: molti e’ probabile che non sanno neanche che l’economia islamica funzioni in questo modo, meno di quei molti islamici che non sanno come funziona l’economia che fa riferimento all’AD. Ma se pensiamo ai libretti di istruzione di molti apparati elettronici che acquistiamo, nonche’ alle etichette alimentari di alcuni prodotti, dove i caratteri arabi sono di casa insieme al cirillico, al greco, al persiano, al cinese (mandarino), al giapponese, al coreano, al thai, al filippino e al latino, non ci dovremmo stupire di questo nuovo ingresso. La differenza e che questi ultimi sono prodotti di consumo (che con i vari accorgimenti possono andare bene un po’ dovunque), mentre quando si parla di finanza, passando dal consumo all’investimento, e il risvolto etico sembra essere piu’ determinante.
Certo, il mondo musulmano ci va -storicamente- coi piedi di piombo rispetto alle ali del mondo giudaico-cristiano. Ma diamo tempo al tempo. E dobbiamo porci una domanda: e’ il mondo giudaico-cristiano quello per il quale dovranno arrivare i nuovi codici di condotta per vivere insieme o non potra’ essere viceversa, cioe’ il mondo giudaico cristiano che si pone nuovi codici di condotta per essere col e nel mondo islamico? Nel contempo, non possiamo non rilevare che il mondo giudaico-cristiano e’ da tempo che non ha codici di condotta condivisi al suo interno e verso l’esterno, poiche’ non ha nessun tipo di compattezza come il mondo islamico; e quest’ultimo non ha avuto bisogno di particolari codici per, ad esempio, comprare armi prodotte nel mondo giudaico-cristiano: fabbriche di armi i cui proprietari e lavoratori magari vanno alle loro funzioni religiose per venerare il proprio dio, fabbriche che hanno anche la benedizione pastorale. Rilievo che ci lascia il dubbio sui codici di
condotta di qualunque religione, e sui comportamenti religiosi di quelli che non hanno codici (considerato che nessuna religione -a parte le forzate interpretazioni di chi cerca un alibi alla propria sete di potere- vuole affermarsi ammazzando il diverso).
E quindi? Forse e’ solo un gioco delle parti e, per esempio, ha ragione lo scienziato Edoardo Boncinelli -solo per citare una recente edizione letteraria- quando sostiene che “le religioni ci rendono stupidi”?
Il dibattito e il confronto e’ immenso. Noi, come utenti e consumatori e risparmiatori, in un mondo globalizzato che ha bisogno di regole condivise (che oggi sono quasi inesistenti o delle barzellette per accontentare i potenti di turno) poniamo il problema. E intanto cominciamo ad affrontarlo dialogando e cercando di capire, senza barriere nella testa e nel corpo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Giacomo della Marca e il Corano: testimonianze manoscritte

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2015

Roma Lunedì 23 novembre 2015, ore 16,30 – Pontificia Università Antonianum via Merlulana 124: presentazione del volume Chiara Codazzi, Chiara Ricci tra storia e memoria: storiografia sulla fondatrice delle francescane angeline, Ed. Antonianum, Roma 2014. Nel corso dell’incontro, moderato dal prof. Giuseppe Buffon, interverranno i proff. Salvatore Barbagallo, Preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Università Antonianum, Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità della stessa Università, Stefania Bartoloni e Grazia Loparco.

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Cristo: biografia di un laico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2015

cristo1La lettura dei Vangeli può essere motivata dalla Fede oppure dalla Ragione, ottenendone una interpretazione confessionale oppure laica; il momento alto di ciascuna di queste interpretazioni sta nella valutazione in ciò che divergono e in ciò che coincidono.
Analogo argomento può essere utilizzato per la lettura del Corano, dove la presenza di Gesù è molto più significativa di quanto si voglia far emergere nella cultura occidentale.
C’è una specie di ansiosa prudenza nell’accostarsi al Corano da parte del mondo cattolico e cristiano, come se fosse un esercizio blasfemo, contraddittorio agli insegnamenti della Chiesa, che, in verità, ha ben poco da insegnare avendo privilegiato, o messo sul medesimo piano, l’esercizio del potere temporale in quanto Stato Città del Vaticano con la testimonianza di una Fede che vuole tutti uguali innanzi a Dio: credenti e non credenti, cristiani e fedeli di altre religioni e confessioni.
Il cattolico è farcito di dottrina fin dalla prima infanzia, iniziando con un catechismo per il quale periodicamente si sente l’esigenza di aggiornamento, quindi non parole eterne di Dio, ma parole mutabili degli uomini.
Nel cattolico l’immagine di Cristo sfuma nella Fede e nella fede si fortifica, perché la dimensione dell’uomo Gesù si confonde e si assimila alla dimensione divina, per cui si accoglie con Fede tutto ciò che l’intelletto non arriva a comprendere. Ma resta immutato e immutabile l’insegnamento che scaturisce da quella biografia, con valori che non hanno avuto bisogno di aggiornamenti o adeguamento alle mutate condizioni sociali dopo 2.000 anni di una sola verità.
Per riassumere il concetto, il cattolico crede per Fede ma non con intelligenza. La religione musulmana, che tra le religioni monoteiste è quella più vicina al cristianesimo, nel suo testo sacro, il Corano, manifesta una grandissima devozione per Gesù e per il suo insegnamento, ma il musulmano deve capire, non accetta altre verità se non quelle contenute nel testo sacro; capire vuol dire “intelligere”, cioè far partecipe l’intelligenza nell’itinerario dell’apprendimento.
Nel Corano si esalta la figura di Maria, nata senza peccato, la sua particolare condizione la resero la sola donna in grado di essere visitata dallo Spirito di Dio ( arsalna ilaiha ruHana ) per poter ricevere e ospitare in sé il Verbo di Dio (kalimatin min Allah ) e poterlo offrire al mondo intero, pur nella consapevolezza del dolore/amore, diventando, così, essa stessa Ar-Rahman , amore infinito che non attende di essere corrisposto, itinerario che Dio desidera per tutti gli uomini. E Dio propone ad esempio, per coloro che credono, Maria, che si conservò vergine,.. sì che Noi insufflammo in Lei il Nostro Spirito; Maria che credette alla parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una donna devota” (Corano LXVI, 11-12)La figura di Gesù è esaltata come (,Khalifat Hallah), rappresentante di Dio in terra, ( rahamatn minna ) amore di Dio , figlio della Rivelazione, infatti così l’Angelo si rivolge a Maria:
“ O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”.Anche qui possiamo riassumente il concetto con una esemplificazione e cioè che l’Islam venera Gesù con intelligenza, ma non con Fede, ed è questa la ragione per la quale, pur ammettendo la verginità di Maria e l’intervento divino per il concepimento di Gesù, non va oltre il riconoscimento di “Messia”, respingendo la Trinità perché non accettabile razionalmente, anzi a rischio di politeismo, mentre il cattolicesimo cristiano sccetta per Fede ciò che la ragione non riesce a spiegare.Rimane il pilastro portante dell’insegnamento, che viene esaltato nelle Beatitudini del discorso della montagna, che non è cristiano, né musulmano, né di nessun’altra religione, è universale, spirituale e laico nel medesimo tempo, in quanto viene descritta un’etica non suscettibile ad alterazioni, interpretazioni, dottrinologie, epistemologie, perché contiene una verità universale, perfettamente identificabile come laico-confessionale. (Rosario Amico Roxas)

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La Vergine Maria nelle pagine del Corano

Posted by fidest press agency su domenica, 30 novembre 2014

coranodi Rosario Amico Roxas. Una delle pagine più belle del Corano riguarda la “venerazione” che i popoli musulmani hanno verso Maria, madre di Gesù, “che si mantenne vergine”.
L’interpretazione del Corano ha dato, da sempre, occasione a dispute sfociate, spesso, anche in scontri violenti.
La lettura del Corano e il tentativo di interpretazione personale prevedono, da parte del musulmano, la dedizione di una vita intera; ciò che colpisce e attira l’attenzione di un cristiano cattolico, non chiuso dentro schemi anacronistici e antistorici, è la venerazione rivolta a Maria, madre di Gesù, unica donna che viene citata nel Corano con aggettivi di grande misticità.
Non si tratta di citazioni occasionali, anche se così potrebbero apparire ad una lettura distratta; il nome di Maria è citato 34 volte ed una intera sura (capitolo), la XIX, è dedicata a Lei. Occorre fare un lavoro di collage per comprendere pienamente il valore di tali citazioni e decifrare gli attributi dati a Maria; occorre seguire un itinerario omogeneo e coerente, privo di atteggiamenti di superiorità culturale di questo Occidente nei confronti della cultura islamica.
La madre di Maria prega:“O Signore, io voto a te ciò che è nel mio seno, sarà libero dal mondo e dato a Te ! Accetta da me questo dono, giacché Tu sei Colui che ascolta e conosce”;
(Corano III, 35 – 37)è la dedica di Anna a Dio della nascitura figlia Maria, così nascerà diversa da tutte le altre creature, nelle pienezza della Sua verginità, della purezza, della santità, della luminosità e ammantata dal mistero della volontà di Dio.
Quando Maria sarà nata, la madre dirà:“…l’ho chiamata Maria e la metto sotto la tua protezione, lei e la sua progenie, contro Satana…E il Signore l’accettò, d’accettazione buona, e la fece germogliare, di germoglio buono”. (Corano III,35-37):La figura di Maria, madre di Gesù, nelle religioni monoteistiche non offre una visione unitaria, al contrario ci fa assistere alle contraddizioni laceranti che la società giudaico-cristiana esprime. La cultura giudaica si ferma all’aspetto scientifico per negare la verginale concezione di Gesù, e andrà anche oltre nella negazione dell’ essenza soprannaturale di Gesù, arrivando anche ad affermazioni blasfeme e irrispettose nei confronti dei convincimenti altrui. Nella ortodossia giudaica ufficiale si mostra un ostentato disinteresse per la persona di Gesù e per i suoi seguaci, i cristiani, in genere: nella dodicesima domanda dello Shemoneb esreb i cristiani sono assimilati agli apostati, agli eretici degni della maledizione di Dio. Questo atteggiamento non è altro che il prosieguo della definizione, quell’impostore, registrata da Matteo come pronunciata dai sommi sacerdoti ebrei e quindi dal mondo ufficiale ebraico dopo la crocifissione e la morte di Gesù.Il giorno dopo, che era Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti dicendo: “Signore ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: dopo tre giorni risorgerò. Ordine che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo “E’ risuscitato dai morti”. Così quest’impostura sarebbe peggiore della prima”. (cfr. Mt., XXVII, 63)Per la religione ebraica Gesù è il rinnegato per eccellenza. Quando nel Talmud si allude a Gesù, lo si fa con l’appellativo Nosri (il Nazareno), inteso in senso dispregiativo, come proveniente da Nazareth, piccolo villaggio dove Maria ricevette l’annuncio dell’Arcangelo e dove Gesù visse la sua giovinezza, quindi “paesano” “rozzo”, quando non viene preferita l’espressione sprezzante “un tale”; né è raro trovare epiteti come “pazzo” e “bastardo”.
Ancora la tradizione ebraica vorrebbe Gesù ucciso a Lidda, in Egitto, accusato di magia e apostasia; come mago si sarebbe formato in Egitto presso la scuola di un certo Giosuè, figlio di Perachia. L’epiteto “bastardo” viene confermato da un’altra leggenda ebraica secondo la quale Gesù sarebbe stato figlio di Maria, la quale si sarebbe unita con un certo Pappos, con Stada e con Pantera, quindi di padre ignoto o quanto meno incerto.
Nei tempi più recenti i pochi ebrei che si sono occupati della figura di Gesù, (M.C.G. Montefiore, I. Zolli) lo hanno fatto con maggiore rispetto, ma non differenziandosi dalle posizioni reperibili nel mondo razionalistico.
Messaggio etico e prassi di liberazione hanno la vita di Gesù di Nazareth e dovrebbero guidare anche la vita della comunità cristiana in ogni contesto storico. La grande rivoluzione del Nazareno consistette nell’aver cancellato l’idea esclusiva del popolo eletto e nella proposta di una comunità fraterna senza frontiere né discriminazioni.
La Constitutio Conciliaris “Nostra Aetate” promulgata al termine del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha sollevato il popolo ebraico dall’accusa di deicidio, facendo giustizia di 2.000 anni di errori. Quegli errori che fecero dire a Farinacci, numero due del regime fascista, che l’antisemitismo del regime era il logico frutto di 2.000 anni di insegnamento della Chiesa di Roma. L’errore consiste nell’attribuire la possibilità dell’uccisione di Dio da parte di uomini; sarebbe una anticipazione del cammello di Zaratustra che. trasformatosi in leone uccide il suo ultimo padrone e uccide il suo ultimo Dio.
La distanza tra ebraismo e cristianesimo sta innanzitutto nella “cattolicità”, cioè nella universalità dell’insegnamento. L’ebraismo è la sola religione che non solamente non prevede il proselitismo e la divulgazione della parola di Dio, ma addirittura lo impedisce.Ebrei si nasce non si può diventarlo per convincimento o per conversione: è più facile che un Ebreo si dichiari ateo (come Ben Gourion e Moshè Dyan che fondarono lo Stato sionista di Israele), che un ateo si converta all’ebraismo.Le posizioni cardine sono rimaste inalterate, anche se ragioni di opportunità politica hanno portato ad un alleggerimento dell’oltranzismo anticristiano.
Il proselitismo vuol dire predicazione, divulgazione della parola di Dio; nell’ebraismo, mancando l’esigenza del proselitismo manca il dialogo con le altre religioni monoteiste che pure hanno una analoga origine.E’ questa una delle ragioni per le quali insisto nell’affermare che il Cristianesimo è molto più vicino all’Islamismo, con il quale è possibile l’apertura di un dialogo, che non all’Ebraismo, unica religione che rifiuta il proselitismo e la predicazione della propria fede; al contrario se una persona vuole abbracciare la fede ebraica, deve pagare ingenti somme per essere considerato uno di loro.
Ben diverso è l’atteggiamento islamico sia nei confronti di Maria, che di Gesù.
La cultura cristiana dichiara Maria come “Madre di Dio” , appellativo, questo, che ha prodotto numerose dispute teologiche, risolte da Papa Pio XI con l’Enciclica Lux Veritatis del 25.12.1931, dove viene detto:“…. se il Figlio della Beata Vergine Maria è Dio, per certo colei che lo generò deve chiamarsi con ogni diritto Madre di Dio; se una è la persona di Gesù Cristo, e questa è divina, senza alcun dubbio Maria deve chiamarsi non soltanto Genitrice di Cristo Uomo, ma Deipara. Nessuno, poi, potrebbe rigettare questa verità per il fatto che la Beata Vergine Maria abbia somministrato bensì il corpo di Gesù Cristo, senza però generare il Verbo del Padre Celeste; infatti, a quel modo che tutte le altre, nel cui seno si genera il nostro terreno composto, ma non l’anima, si dicono e sono veramente madri, così Ella ha similmente conseguita la divina maternità dalla sola persona del Figlio suo”.
In contrasto con la cultura giudaica la cultura cristiana afferma ed esalta la verginità di Maria, prima e dopo la nascita di Gesù. Ritengo molto importante notare come nel 649, sotto Papa Martino I, il Concilio Lateranense riassunse nella seguente formula la dottrina circa la verginità:
Se qualcuno, secondo la dottrina dei Santi Padri, non confessa propriamente e secondo la verità che la Santa Madre di Dio e sempre vergine e immacolata Maria… ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e che ha generato senza corruzione, permanendo indissolubile, anche dopo il parto, la sua verginità, sia condannato”.
Insisto sulla importanza della data, il 649, perché successiva alle prime rivelazioni che, secondo la cultura e la religione musulmana, l’Arcangelo Gabriele dettò a Maometto, tra il 610 e la morte del Profeta, che avvenne 22 anni dopo tra le città sante di Medina e La Mecca. Queste due città si trovano su quella che, ai tempi, era indicata come “la via della seta”, molto frequentata dai commercianti che portavano sete e spezie verso Occidente.
Non appare improbabile che la notizia degli scritti del Corano inerenti il riconoscimento della verginità di Maria sia giunta a Roma e il Concilio Lateranense ritenne di codificare come dogma quanto già, precedentemente, affermato nel Corano; ciò che preme documentare è la grandissima analogia esistente, su questo fondamentale argomento di Fede, tra le due religioni monoteistiche, la cristiana e la musulmana che sono molto assimilabili tra loro, al contrario della religione ebraica, che si differenzia in problematiche sostanziali.
La verginità di Maria, nel Corano e, quindi, nell’Islam, è considerata la condizione essenziale perché potesse diventare la donna tramite la quale Dio volle dare agli uomini un segno tutto particolare; solo la purezza della verginità poteva consentire a Maria di essere il ricettacolo dello Spirito di Dio, tramite il quale Maria genererà Gesù, l’amore di Dio (rahamatn minna)
“In verità, o Maria, Dio ti ha prescelta; ti ha purificata e prescelta tra tutte le donne del mondo” (Corano III, 42)
Ricordiamo le parole dell’Ave Maria: il Signore è con Te e Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto il frutto del Tuo seno.
e il segno è stato Gesù suo figlio, nato per volontà dell’Altissimo, divina creazione, rappresentante di Dio in terra (Khalifat Hallah).“….un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra” (Corano XIX, 21)Tutta la vicenda di Maria nel Corano è dolcemente contraddistinta dall’abbandono a Dio e dalla purezza delle sue intenzioni. L’interpretazione coranica della verginità di Maria e l’attestazione di Fede che coinvolge la procreazione di Gesù, generato dal Verbo di Dio, può diventare la piattaforma dialettica per favorire la reciproca comprensione e il dialogo tra le due religioni, sia pure nella salvaguardia delle rispettive identità, in un itinerario che San Francesco, nel pieno delle crociate, inaugurò quando incontrò il Soldano, discendente del primo Sal-Al Dhin (il Saladino), il liberatore musulmano di Gerusalemme. San Francesco, dopo un incontro con il Soldano, definito molto affabile, partecipò alla preghiera collettiva della comunità islamica, incantato dalla devozione dei Musulmani e dal loro prostrarsi in segno di devozione.
San Francesco recitò un versetto dei Salmi di Davide:
Gioite voi che credete e ripetete sempre “Solo Dio è Grande” ,
in quel momento il muezzin stava invitando i fedeli a invocare Dio: Hallau Hakbarr (Solo Dio è il più Grande). Fuori dal recinto dell’accampamento infuriava la battaglia tra Cristiani e Musulmani; era il 1219, la V crociata che i popoli dell’Occidente armavano contro l’Islam.
Maria è nata senza conoscere il peccato, ma non fu destinata a non conoscere il dolore, segno, questo, che il dolore non è un castigo per i peccati, ma è la via della conciliazione con Dio, attraverso i patimenti subiti e accettati nel nome di Dio. E Maria venne chiamata a sentire il dolore più forte per l’espiazione dei peccati del mondo, quando offrì Gesù al mondo, un mondo che non lo avrebbe compreso, un mondo che, anzi, avrebbe cercato di contagiare la sua peccaminosità a due esseri puri. Il dolore del parto sarà il dolore simbolico di Maria, che soffrirà ancora di più quando avrà preso coscienza che dovrà offrire suo figlio agli uomini che lo perseguiteranno:“Oh fossi morta prima, oh fossi una cosa dimenticata e obliata” (Corano XIX, 23)queste parole sono il segno di una sofferenza indicibile, ma che non si ribella, un dolore insopportabile che, nell’accettazione della volontà di Dio, si trasforma in preghiera. Per risalire al senso del dolore, alla sua accettazione, bisogna partire dall’attributo per eccellenza che l’Islam riconosce a Dio: “Ar- Rahman”, attributo che racchiude in sé la misericordia, la benevolenza, il perdono e l’amore, ma un amore che solo Dio è in grado di elargire, un amore che non attende di essere ricambiato, offerto a tutti gli uomini, credenti e non credenti, mistici e profani, santi e peccatori. Quel livello di amore è la meta indicata come desiderabile nell’itinerario di ogni uomo, un itinerario difficile, doloroso, pregno di significati che sfuggono all’uomo, ma che devono, comunque, essere accettati.
Quando l’uomo raggiunge quel livello di amore, diventa rappresentante di Dio in terra: Khalifat Allah. Maria urla il suo dolore, perché sa di offrire suo figlio Gesù, l’amore di Dio, “rahamatn minna”, ad un mondo che lo perseguiterà, perché incapace di capire quel grado infinito di amore, che, pur se incompreso, anzi proprio perché incompreso, diventa vita e fonte di vita.
Il Corano, a questo punto, assume toni lirici, trasformando la sua verità rivelata in un arpeggio di mistica bellezza. Maria urla il suo dolore, che è frutto del suo amore; questo amore, fonte di vita, si manifesterà anche concretamente, per dare agli uomini la prova tangibile della sua grande forza: dai piedi di Maria zampillerà una fonte d’acqua purissima e l’albero secco e morto riprenderà vigore e tornerà a dare datteri maturi (Corano XIX, 23-25).
Maria è il modello da seguire per la sua purezza, per la sua fede, per il mistero nel quale Dio ha voluto avvolgerLa.
“E Dio propone ad esempio, per coloro che credono, Maria, che si conservò vergine,.. sì che Noi insufflammo in Lei il Nostro Spirito; Maria che credette alla parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una donna devota” (Corano LXVI, 11-12)E ancora, sempre citando Maria:“ Se il mare fosse inchiostro per scrivere le parole del Signore (su Maria), si esaurirebbe il mare prima che si esauriscano le parole del Signore, anche se portassimo un mare nuovo ancora in aiuto! ( Corano XVIII, 109)Maria è la devota (qanet), perché costantemente in preghiera, perché ogni suo atto o gesto che compie si trasforma in preghiera; Maria è libera (muHarrar), unico esempio nel Corano della perfetta libertà, libera da ogni impurità, da ogni dubbio, da ogni riferimento terreno; la libertà, nella terminologia araba con il radicale rr, implica una condizione particolare, in quanto prevede la libertà da qualche cosa; il libero si contrappone allo schiavo, ma questo nella vita sociale, in una interpretazione anagogica e spirituale, ciò che distingue il libero dallo schiavo è la presenza del peccato, che per tutte le religioni monoteiste rappresenta la peggiore schiavitù. L’uomo è naturalmente schiavo del peccato, cioè della sua debolezza e della sua fragilità, mentre Maria è muHarrar, libera per antonomasia, libera nella totalità del suo essere, perché libera dal peccato per potere ospitare lo spirito di Dio che la renderà madre di Gesù “il più vicino”; la libertà, in senso sociale o politico sarà indicata con il termine Hurria, mentre l’uomo libero sarà indicato con il termine abu harrar; il termine muharrar è riservato solo a Maria perché la sola che coniuga in sé la libertà con la purezza: libertà dal peccato perché nata pura.La sua particolare condizione la resero la sola donna in grado di essere visitata dallo Spirito di Dio (arsalna ilaiha ruHana) per poter ricevere e ospitare in sé il Verbo di Dio (kalimatin min Allah) e poterlo offrire al mondo intero, pur nella consapevolezza del dolore/amore, diventando, così, essa stessa Ar-Rahman, amore infinito che non attende di essere corrisposto, itinerario che Dio desidera per tutti gli uomini. Alla luce delle precedenti affermazioni contenute nei versetti del Corano dedicati a Maria, che toccherà ai teologi interpretare, non meraviglia se leggiamo ancora nel Corano, con grande analogia con quanto scritto nei Vangeli.
Quando gli angeli dissero:
“ O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”.
Ella (Maria) disse
“Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata ?” issero (gli Angeli):
“E’ così che Dio crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo “Sii” ed essa è”. E Dio gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torah e l’Ingil, (i Vangeli n.d.r.). E (ne farà) un messaggero per i figli di Israele (che dirà loro):“In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Dio, diventa un uccello. E per volontà di Dio guarisco il cieco nato e il lebbroso e resuscito il morto. (Corano III, 45, 46, 47, 48, 49)

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Libia:“Ci stanno uccidendo con coltelli e machete”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

“Oltre agli scontri fra le forze del regime e i rivoltosi, si registrano in queste ore drammatici atti di violenza contro la minoranza africana in Libia”. Lo denunciano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Nel Paese il fenomeno dell’intolleranza nei confronti dei profughi dall’Africa subsahariana, dettato da un’interpretazione razzista del Corano, è particolarmente grave e, proprio mentre scriviamo, vi sono bande di ribelli che, approfittando del caos, aggrediscono i cittadini eritrei, etiopi, somali e sudanesi, per strada e all’interno delle proprie abitazioni, accusandoli di essere mercenari al soldo di Gheddafi”. Si segnalano, fra i profughi, esecuzioni sommarie e ferimenti in tutta la nazione. Il sacerdote eritreo don Mussie Zerai ha lanciato l’allarme poco fa, riportando la testimonianza di alcuni eritrei in Libia con cui è in contatto telefonico: “Ci stanno uccidendo con coltelli e machete. Vanno nelle case dove vivono gruppi di africani, che accusano di essere mercenari del regime”. EveryOne si unisce all’appello lanciato dall’Agenzia Habeshia e chiede all’Alto Commissario per i Rifugiati Antonio Guterres, all’Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay  e allo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali Philip Alston di mettere in atto con urgenza piani di protezione per i profughi africani perseguitati. “Ci appelliamo inoltre all’Ambasciata italiana a Tripoli e alle rappresentanze diplomatiche in Libia dei Paesi democratici affinché aprano le proprie porte ai profughi eritrei, etiopi, somali e sudanesi, per sottrarli al massacro. Infine” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “chiediamo all’Unione europea di attivare senza indugi programmi di evacuazione umanitaria, accogliendo i profughi africani perseguitati in Libia nell’Ue e fermando così la carneficina”.

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Il Corano e la guerra santa

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2010

Se scorriamo le varie sure del Corano ci accorgiamo che sono ben 75 i versetti che qua e là parlano ed incitano alla guerra santa, alla Jihad detta nella lingua dell’Islam e che vuol significare letteralmente “sforzo”. E’ stato papa Giovanni VIII nel medioevo a tradurre il termine in “guerra santa”. Uno dei brani più famoso del Corano dice in merito: “combattete sulla via di Iddio coloro che vi combattono ma non oltrepassate i limiti, che Dio non ama gli eccessivi.” Si vuole che l’espressione Jihad nel senso di “guerra guerreggiata” fosse stata corretta dallo stesso Maometto per distinguerla tra “grande guerra” contro gli istinti deteriori dell’essere umano e “piccola guerra” in armi. Gli estremisti non accettano tale distinzione in quanto sostengono l’obbligo per ciascun fedele di respingere l’ostilità dei miscredenti con ogni mezzo e ovunque.

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Il confronto con il mondo islamico

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Prima di parlare di islamismo e di rapportarlo ad una risposta politica dell’occidente ci corre l’obbligo di chiederci di quale islamismo parliamo. Non dimentichiamo che il più serio se non inestricabile ostacolo è rappresentato nel non riconoscere quale sia l’effettivo interlocutore. Sta proprio nella caratteristica della civiltà islamica essere uniti e diversi tra sunniti e sciiti, tra nasseristi, baathista, khomeneisti e kemalisti. Ed ancora turchi, iraniani, mongoli, bosniaci, albanesi, oppure prevalentemente arabi e panarabisti. Vi è in tutto ciò una invadente componente religiosa considerato il fatto che essa mai si è dissociata dalla concezione della politica che va subordinata alle leggi del Corano. E quando si va alla ricerca di un dialogo costruttivo spunta necessariamente l’appendice abramitica del Vecchio Testamento. Altri scorgono nell’attuale contrapposizione tra il pensiero occidentale e quello arabo una prosecuzione originale e creativa del cristianesimo in forma araba e antigiudaica. Altri scorgono nell’Islam una micidiale arma di guerra formatasi alla scuola delle sette del terrore, dei deliranti dervisci, degli assassini, degli omicidi suicidi della Jihad e quanto altro. Ma da tutte queste contraddizioni vi è anche quella che frena il passo ricordandoci il rapporto dell’islam classicista ed ellenista e che, nonostante il rogo della grande biblioteca dei Tolomei, seppe poi riscattarsi con Averroè ed Evicenna, traducendo e diffondendo Aristotele e i testi greci di scienza e di medicina. Se ne trae alla fine la convinzione che è possibile schematizzare l’Islam in due forme di pensiero di cui una, maggioritaria, è data da una cultura che sa essere umana, misericordiosa, aperta al dialogo e alla convivenza e, l’altra, minoritaria, violenta, terroristica, vendicativa e che trae la sua linfa vitale, nei suoi stimoli distruttivi, dalle ingiustizie del nuovo, capitalismo globalizzatore e mercificante. E’ una suddivisione, ovviamente, di comodo dato che nel mezzo, come sempre, vi possono essere delle variabili che tendono a smussare gli angoli degli uni e degli altri tra un eccesso di bontà ed uno di cattiveria. Sta di fatto che la rabbia islamica è anche una rabbia occidentale e cristiana, se vogliamo, dei tanti che sono e restano vittime di una cultura capitalista che esporta le sue logiche perverse che vanno dal consumismo al cinismo politico di taluni suoi governanti.(A.R.)

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