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Posts Tagged ‘corno d’africa’

“Sulla situazione nel Corno d’Africa la risposta del governo è stata deludente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

“In realtà nulla è stato fatto in questi mesi per supportare il processo di pace e riaffermare il ruolo dell’Italia in una Regione di prioritario interesse strategico per il nostro Paese, sia dal punto di vista economico, sia per fronteggiare l’immigrazione clandestina e il terrorismo islamico” è quanto dichiarato in aula dal senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, in replica alla risposta data dall’Esecutivo sull’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia. “Rischiamo di perdere una grande opportunità e di lasciare il campo ad altri Paesi nostri concorrenti. L’Italia non può essere assente. Noi chiediamo una politica attiva fatta di atti concreti: il piano Africa, di cui parla Salvini, parta proprio dal Corno d’Africa; l’agenzia della cooperazione metta in campo un progetto di ampio respiro; Il governo deliberi nel CIPE di contemplare il Corno D’Africa tra i Paesi in cui può agire il fondo speciale istituito presso Invitalia a sostegno dei paesi a rischio, in cui Sace (Cassa depositi e prestiti) ha difficoltà ad operare. Fondo in origine ideato per Iran ed ancora non attivo, ma che oggi può essere usato a sostegno delle imprese italiane che agiscano in quell’area africana. L’Italia si muova subito in sede europea perché la UE realizzi anche con il Corno d’Africa un Economic Partnership Agreement, come già in atto con il resto del Continente. Insomma fatti ed azioni, non solo parole”conclude il senatore FdI

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Segnali di distensione nel Corno d’Africa: l’Etiopia riconosce i confini con l’Eritrea

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

L’Associazione per i popoli Minacciati (APM) saluta con speranza la decisione del governo etiope di riconoscere i confini con l’Eritrea così come stabiliti dalla Corte Internazionale dell’Aia nel 2002. Dopo la sanguinosa guerra del 1998-2000 costata la vita ad almeno 100.000 persone, l’Etiopia si era impegnata con gli accordi di pace di Algeri del 2000 a riconoscere il verdetto di un’istanza neutrale per quanto riguarda il percorso dei confini con il paese vicino. Successivamente l’Etiopia si è però rifiutata di accettare il verdetto della Corte dell’Aia favorevole all’Eritrea.Il rifiuto etiope ha di fatto rafforzato la posizione del dittatore eritreo Isaias Afewerki che con il pretesto della mancata applicazione degli accordi di pace ha potuto mantenere il paese in uno stato di guerra latente con un apparato militare smisurato, il reclutamento forzato e un servizio militare obbligatorio e illimitato nel tempo.Ora, dopo anni di sofferenze e violenze legati ai conflitti di confine, il governo etiope ha deciso di applicare il verdetto della Corte Internazionale dell’Aia. La decisione, che certamente verrà festeggiata dalla popolazione civile di entrambi i paesi, costituisce un trionfo diplomatico per l’Eritrea con risvolti anche sul piano internazionale. In considerazione dell’importanza politica e strategica dell’Etiopia, la comunità internazionale ha finora preso le parti dell’Etiopia rifiutandosi di chiedere al paese il rispetto degli accordi di pace e stigmatizzando invece l’Eritrea. Afewerki dal canto suo ha utilizzato la posizione internazionale a fini propagandistici, sostenendo che l’Eritrea era vittima di una congiura internazionale che a sua volta giustificava un esercito forte di 200.000 militari su un totale di popolazione di appena 6,5 milioni di persone.Secondo l’APM, il trionfo diplomatico eritreo potrebbe avere conseguenze anche per lo stesso dittatore Afewerki. Venendo a mancare il pretesto per mantenere uno stato di guerra, potrebbe ora aumentare la pressione anche interna per ridurre le forze armate, abolire il servizio militare illimitato, introdurre riforme democratiche e il rispetto dei diritti umani e potrebbe, alla fine, portare alla fine della stessa dittatura. Il servizio militare illimitato nel tempo è attualmente la maggiore causa di fuga dei giovani eritrei che costituiscono uno dei maggiori gruppi di profughi in approdo in Italia.

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Corno d’Africa: colletta solidarietà

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2011

Ruins of Qa’ableh, Somalia.

Image via Wikipedia

Dodici milioni di persone e otto paesi coinvolti per quella che è ormai considerata la più grave siccità degli ultimi decenni. La scarsità di piogge dell’autunno scorso ha causato nelle regioni del Corno d’Africa una situazione che si aggrava di giorno in giorno e che, secondo gli esperti della Nazioni Unite, potrebbe avere l’apice nel gennaio del 2012. Pochi mesi dunque per cercare di arginare una catastrofe che dall’inizio dell’estate ha causato numerose vittime in particolare tra i bambini. Per questo la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domenica 18 settembre una colletta nazionale in tutte le chiese e Caritas Italiana ha promosso un fondo di solidarietà. S. Em. Agostino Vallini, cardinale vicario per la Diocesi di Roma, ha inviato la comunità a partecipare alla colletta “al fine di raccogliere una somma da destinare a quelle popolazioni per alleviare la difficile situazione in cui si trovano”. Il vicario del Santo Padre ha sollecitato alla solidarietà con le popolazioni africane “pur consapevole della grave e difficile situazione economica che attraversa il nostro Paese”.
Le somme raccolte nella colletta di domenica saranno utilizzate per tutte le vittime della siccità soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania con progetti promossi da Caritas Italiana in collaborazione con la rete di Caritas Internationalis.

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Crisi Corno d’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2011

Slum Kibera in Nairobi, Kenya.

Image via Wikipedia

Save the Children, i leader africani riuniti oggi a Nairobi adottino le opportune misure per prevenire emergenze alimentari come quella attuale “La crisi alimentare che colpisce oggi milioni di persone nell’Africa Orientale avrebbe dovuto essere evitata”, ha dichiarato Kenya Prasant Naik, Direttore di Save the Children in Kenya, in occasione del summit dei leader dei paesi dell’Africa Orientale che si incontrato oggi a Nairobi per discutere su come combattere la ciclica ricorrenza di siccità e fame nell’area. “Il summit di oggi è un’opportunità concreta per i leader dell’Africa Orientale per prendere in mano la situazione e proteggere la loro gente dalla siccità”. “I Governi si devono concentrare su misure preventive e sostenibili di lungo termine, che garantiscano una risposta immediata alle prime avvisaglie di crisi ed evitare così che le famiglie arrivino a soffrire la fame. Il governo del Kenya, per esempio, dovrebbe accantonare preventivamente fondi dedicati per una risposta rapida alla siccità che possa ridurre il rischio per le famiglie della regione.” “I leader africani hanno finora fallito nella risposta a questa siccità e alla conseguente crisi alimentare. Al recente summit dell’Unione Africana gli stati hanno promesso complessivamente 51 milioni di dollari di nuovi stanziamenti per gli aiuti alle famiglie colpite, alcuni milioni di dollari in meno di quanto il pubblico abbia donato alla sola Save the Children in risposta al suo appello. Ora questi governi devono assicurarsi che una crisi di queste proporzioni non si ripeta mai più.” , ha concluso Prasant Naik.

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Carestia nel corno d’africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2011

La peggiore carestia degli ultimi 60 anni continua ad affliggere Somalia, Kenya, Gibuti, Etiopia, Eritrea, e in misura significativa anche Uganda, Tanzania e Sud Sudan. E mentre la presidenza della Cei ha lanciato una colletta nazionale per domenica 18 settembre 2011, attraverso la quale si esprimerà una fattiva solidarietà alle popolazioni colpite, continuano in tutti i Paesi coinvolti le attività della Caritas. Eccole di seguito in rapida sintesi.
SOMALIA – Le zone più colpite sono le regioni centro-meridionali del Paese, dove si concentra la maggior parte della produzione agricola e da dove fuggono le migliaia di persone che si riversano in Kenya e in Etiopia. Attualmente Caritas Somalia assiste con viveri circa 6.000 profughi a Mogadiscio. In alcuni villaggi della regione di Brava sono assistite 515 famiglie, circa 2.500 persone, con viveri ancora disponibili sul mercato locale. In tre villaggi del Basso Giuba sono assistiti 2.730 bambini, ai quali si sono aggiunti 945 mamme in attesa e 670 anziani.
KENYA – La situazione è particolarmente critica nel Nord e Nord-est, dove si registra un gran numero di morti e casi di conflitti e violenze per l’accaparramento delle poche risorse. Attualmente si stanno raggiungendo 223.884 beneficiari, con un budget totale di 2,9 milioni di euro in dieci diocesi. Caritas Kenya, in collaborazione con le altre Caritas presenti nel Paese, ha preparato un piano complessivo di emergenza che prevede un budget totale di 3.856.064 euro. Le attività raggiungeranno 30.420 famiglie in 14 diocesi.
GIBUTI – Nel piccolo Stato sono iniziate attività di assistenza a circa 6-700 persone nelle località di Ali Sabieh, Tadjourah e Obock, che sono sedi di una missione cattolica.
ETIOPIA – Da aprile a luglio 2011 il numero delle persone colpite dalla carestia soprattutto nel Sud e nell’Est è aumentato da 3,2 a 4,5 milioni. Con il coordinamento di Caritas Etiopia, diverse Caritas svolgono azioni di supporto e assistenza alla popolazione. Vengono distribuiti generi alimentari altamente nutritivi, soprattutto a donne e bambini, acqua potabile e composti idratanti. Si avviano anche progetti per lo sviluppo e la ripresa dell’agricoltura, attraverso la distribuzione di sementi e attrezzi agricoli.
ERITREA – La situazione è stata aggravata dalle scarse piogge degli scorsi mesi, soprattutto nella zona Ovest. Nel Paese è attivo un progetto per l’assistenza alla popolazione che prevede il trattamento alimentare per bambini sotto i 5 anni, donne incinte e in allattamento, e il monitoraggio medico dei casi più gravi.
UGANDA, TANZANIA, SUD SUDAN – In questi Paesi si stanno conducendo azioni di emergenza, oltre ad interventi in ambito agricolo-rurale e sanitario da parte delle Caritas locali sostenute da Caritas Italiana e da altri organismi.
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite
C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Carestia Corno d’Africa 2011”.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
CartaSi (VISA e MasterCard) telefonando al n. 06 66177001 (orario d’ufficio

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Caritas: la carestia nel corno d’Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

“Non manchi a queste popolazioni sofferenti la nostra solidarietà e il concreto sostegno di tutte le persone di buona volontà”. Con queste parole Benedetto XVI ha ricordato la “catastrofe umanitaria” che sta colpendo le regioni del Corno d’Africa, dalla Somalia all’Etiopia. “È necessario – ha aggiunto il Papa – inviare tempestivamente soccorsi a questi nostri fratelli e sorelle già duramente provati, tra cui vi sono tanti bambini”.
Sono infatti circa 10 milioni le persone colpite da siccità e carestia in Kenya, Somalia, Etiopia, Gibuti, ed anche in Eritrea. In particolare in Somalia la fragilità politica e il perdurare di un ormai ventennale conflitto non hanno fatto altro che peggiorare una situazione climatica già grave. Caritas Somalia, sempre presente nel paese, anche in condizioni precarie e con interventi commisurati alle concrete possibilità di azione, ha infatti iniziato con alcuni partner locali la distribuzione di viveri nella regione meridionale del Basso Giuba e la porterà avanti per i prossimi tre mesi. Anche un migliaio di famiglie sfollate a Mogadiscio sono assistite in ben otto punti di distribuzione. “Gli effetti della siccità – afferma S.E. Mons. Giorgio Bertin, Presidente di Caritas Somalia e Vescovo di Gibuti – stanno provocando in Somalia nuove ondate di sfollati, verso il Kenya, l’Etiopia e in direzione della capitale, Mogadiscio, nella zona controllata dal governo provvisorio. La situazione è così grave – continua il vescovo – che ci viene richiesto aiuto anche nelle zone controllate dai ribelli shaba, e stiamo effettivamente verificando la possibilità di raggiungere anche quella zona”. Le necessità quindi aumenteranno nei prossimi mesi in modo consistente. A Gibuti la situazione non è drammatica, ma il paese è piccolo (700.000 abitanti) e la tranquillità politica permette comunque alle istituzioni di tenere la situazione sotto controllo. Anche qui comunque Caritas Gibuti sta organizzandosi per un intervento nelle zone settentrionali del Paese, le più colpite dalla siccità. InKenya e in Etiopia da parte delle Caritas locali prosegue intensamente la distribuzione di viveri di prima necessità a oltre 100.000 persone. In concomitanza con l’azione di aiuto, tutte le Caritas dell’area sono impegnate nel predisporre un piano di intervento coordinato per i prossimi mesi.
Caritas Italiana, da anni impegnata nel corno d’Africa a sostegno della chiesa locale nell’ambito, sanitario, educativo, riabilitativo, ha predisposto un primo stanziamento di 300.000 euro e si unisce all’appello del Papa per un soccorso immediato e ad adeguato alle già martoriate popolazione di quest’area.

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Crisi corno d’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Sono circa 10 milioni le persone colpite da siccità e carestia che stanno affliggendo il Corno d’Africa per la scarsità delle precipitazioni degli ultimi 2 anni e il conseguente innalzamento del prezzo di cibo e acqua. Secondo i dati Onu è la peggiore siccità degli ultimi 60 anni e coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia,3,2 in Etiopia, 117mila a Gibuti, ed anche parte della popolazione in Eritrea. A soffrirne sono soprattutto i bambini: in Somalia uno su tre è denutrito. Si teme che l’emergenza travolga anche Tanzania e Sud Sudan. Si registra anche la perdita di molti capi di bestiame e grandi spostamenti di persone in tutto il Corno d’Africa, soprattutto in Kenya, dove i campi profughi sono ormai al limite della capienza. La rete Caritas si è attivata per rispondere in modo adeguato e tempestivo a questa crisi.
• In Somalia, Caritas Somalia attraverso l’operazione Lifeline, raggiunge con aiuti d’urgenza 7.000 persone, di cui circa 1.400 bambini e anziani. Inoltre la rete Caritas sta offrendo assistenza a 70.000 persone seminomadi nel Somaliland Orientale.
• In Kenya, Caritas Kenya distribuisce generi di prima necessità a 40.000 persone nelle aree più gravemente colpite e nella Rift Valley. I primi ad essere soccorsi sono stati i bambini e le mamme, ed è in corso un programma veterinario per assistere circa 15.000 bovini. S.E. Monsignor Peter Kihara, Vescovo di Marsabit, una delle aree più gravemente colpite, ha lanciato un appello per aiuti immediati.
• In Etiopia, nella zona meridionale dove i pastori Borana sono in gravi difficoltà per carenza di acqua e di pascoli, la rete Caritas sta aiutando circa 25.000 famiglie nel mantenimento dei propri capi di bestiame. Caritas Etiopia sta inoltre distribuendo cibo e acqua a 80.000 persone nelle regioni di Haraghe e Meki.
• In Eritrea, la Caritas sta monitorando la situazione per mettere a punto un piano di intervento.
A rafforzamento delle azioni già avviate la rete Caritas sta predisponendo un programma globale di aiuto d’urgenza riguardante i 4 paesi che verrà lanciato nelle prossime settimane.

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