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Messaggio per la quaresima 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

By Mons. Corrado Lorefice Arcivescovo Metropolita di Palermo Carissimi Sorelle e Fratelli, donne e uomini della nostra amata Arcidiocesi di Palermo, nei vari carismi e nei vari ambiti in cui vivete nella Chiesa di Dio e nella terra degli uomini, operatori di bene, costruttori di pace, ricercatori di senso, a voi un fraterno augurio di “gioia piena” e di “vita in abbondanza”! È questa la promessa di Gesù di Nazareth, l’augurio che vi ho rivolto nella mia prima Lettera pastorale e che vi rivolgo di cuore all’inizio di questa Quaresima.
Il cammino quaresimale, infatti, è come una lunga inchiesta interiore, una via per sentire quanta gioia abbiamo nel cuore, quanta pienezza c’è nella nostra esistenza. È come se fossimo chiamati a domandarci se le strade che stiamo percorrendo portano al centro di noi stessi (e non alla dispersione dietro le cose: ecco il digiuno), alla relazione nutriente con gli altri (aperta e accogliente: l’elemosina a cui ci invita il Vangelo), alla fiducia in Dio Padre (la preghiera, che non cerca ricompensa ma gode dell’incontro con la Sorgente stessa della vita). Siamo custodi della genuina felicità, ferita dall’autoreferenzialità generata dalla paura o dall’orgoglio, dalla dipendenza dal possesso e dal potere, dalle preoccupazioni vissute senza uno sguardo al Padre che conta anche ogni capello del nostro capo (cf Lc 12, 7).
Ecco, Sorelle e Fratelli, la Quaresima è il tempo in cui risuona la domanda posta al principio della storia dell’umanità tutta: “Adamo, dove sei?” (Gen 3, 9), che è come dire: “Dove stai andando? Verso dove inclina il tuo cuore?” Se la scontentezza, la delusione ci attanagliano come Adamo, se l’odio verso i fratelli ci impedisce come Caino di levare lo sguardo, se i nostri occhi sono fissi solo sulla terra, sulla nostra terra, allora è segno che dobbiamo metterci sulla strada che porta all’incontro. Siamo fatti per l’incontro. Per la sua luminosità, per la sua bellezza. Siamo fatti per lasciare il mondo della morte e dell’egoismo e aprirci alle doglie di un mondo nuovo. Perché anche la creazione geme e attende, ce lo ha ricordato Papa Francesco nel suo Messaggio quaresimale, con le stupende parole di Paolo: “L’ardente attesa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio” (Rom 8,19).Lasciamoci dunque attrarre da Cristo. Colui che è stato trafitto per amore cerca i nostri occhi. Solo fissando gli occhi del Crocifisso, lì dove “si manifesta l’eros di Dio per noi” (Benedetto XVI) scopriremo quanto sia bello sentirsi guardati ed amati. Solo nello sguardo rivolto al Crocifisso e nell’ascolto del dolore di Maria Addolorata, troviamo la ‘collocazione sicura’, la prospettiva da cui guardare noi stessi, gli altri vicini e lontani, i piccoli e gli ammalati, la Città che vogliamo costruire assieme, poiché una vita orientata verso il Signore, non è mai insensibile a quello che si vive nel cuore della Città. Allora ci accorgeremo di appartenere ad una patria più grande di ogni patria: la patria dell’amore dove si incontrano tutti coloro che vivono nell’orizzonte del Regno – credenti o non credenti che siano –, coloro che, pur distratti confusi o smarriti, nel profondo del cuore cercano nella bellezza nuova l’antica bellezza che è nostalgia e futuro. Perché il nostro cuore è e rimarrà inquieto fin quando vorrà riposare nella solitudine dell’egoismo e non nel suo Dio, nei suoi fratelli.
Guardando a Colui che abbiamo trafitto (cf Zc 12, 10; Gv 19, 37) scopriamo dunque il segreto del nostro essere. Quel corpo morto per amore e condannato ingiustamente continua a comunicarci il senso altissimo dell’umanità. Essa non si autodistruggerà fin quando guardando quel corpo si ricorderà che la vita si dona nell’amore, che il perdono vince l’offesa, che le braccia aperte verso tutti sono l’unica possibilità per non morire di fame. L’apertura radicale e non la chiusura miope sono l’essenza della nostra vita autentica. Quel corpo in croce è il punto luce inestinguibile in ogni notte della storia, nella notte della nostra storia. Guardiamo a Gesù. A Lui che da fratello di tutti si è fatto uomo sul serio, fino a sentirsi abbandonato, fino a sentirsi inascoltato dal Padre, ma infine consegnandosi a Lui, morendo fiducioso nel suo abbraccio. Spendiamoci come fraternità cristiana, come chiesa di Cristo, con generosità nella e per la vita del mondo, in una dimensione di memoria, speranza, mistero, accoglienza che narra e introduce all’amore di Dio.Sorelle e Fratelli carissimi, questa Quaresima giunge a sei mesi dal nostro esaltante incontro con Papa Francesco, il 15 settembre dell’anno scorso. Riascoltiamo la sua voce, prestiamo ancora orecchio al suo messaggio siciliano: “Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore”, perché “il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio”. Alziamoci allora, camminiamo assieme, attraversiamo il deserto del risentimento, della dispersione, del rifiuto dell’altro, e ritroviamoci tutti figli e fratelli, custodi della ‘Madre Terra’, della ‘Casa comune’.Maria, la Madre del Crocifisso Risorto, accompagni il nostro cammino quaresimale e ci custodisca nel grembo dell’Amore.

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Messaggio per la Pasqua 2018 dell’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Palermo. Carissimi, sorelle e fratelli,nella liturgia del giorno di Pasqua, nell’alba del Giorno inedito che noi cristiani chiamiamo domenica [in greco κυριαχή ἡμήρα (kyriakè hemèra), in latino dies dominicus], Giorno del Signore, perché consacrato dal Signore risorto; Giorno primo e ultimo; il Giorno ottavo, che ci fa pregustare la Pasqua eterna, la Madre Chiesa mette ancora sui nostri passi Maria di Magdala (Mc 16, 1-8; Gv 20, 1-9) che in questa settimana Santa, in particolare nel Sacro Triduo, ha segnato il nostro itinerario ecclesiale di fede dietro a Gesù.Maria di Magdala ci sospinge ora al sepolcro, dove è stato deposto e tumulato il corpo esangue e ormai gelido di Gesù, e mette a nostra disposizione il suo alto magistero di fede. In lei, discepola tenace e caparbia, la Chiesa – noi battezzati, discepoli e fratelli di Gesù – si rispecchia, si riconosce, e si riesamina. Discepola e apostola.Sono le donne le prime testimoni della risurrezione di Gesù e in particolare lei, Maria di Magdala. In un contesto culturale in cui poteva valere solo la testimonianza e la parola degli uomini, dei maschi adulti, i Vangeli incuranti accordano a lei l’annunzio della risurrezione. Bambini e donne, secondo il sentire giudaico del tempo, non sono idonei alla testimonianza, non sono credibili.
Ma Gesù è diverso, il suo Vangelo sconvolge. Tanti lo hanno seguito e lo seguono per questo. La sua parola, la sua notizia, è diversa. È bella. È un E-Vangelo [εὐαγγέλιον (euangélion)], una Bella Notizia. Oggi come ieri. È Parola che raggiunge, che entra dentro la vita. È Parola incarnata, che intercetta le parole umane più profonde, anche quelle che salgono dal nostro essere figli di questo tratto del cammino umano denominato da noi occidentali postmoderno. Incerto, confuso, senza meta. Liquido. Senza parole che accomunano, senza simboli di riferimento che interpretano la convivenza sociale. Che conosce parole arroganti. Alienanti. Massificanti. Manipolatrici. Violente. Spersonalizzanti. Indifferenti. Fredde. Respingenti. Ma pur sempre spazio e tempo umano desideroso di vita, di relazioni, di autenticità, di pace, di mitezza, di accoglienza, di giustizia, di cordialità, di rettitudine.Ma nei Vangeli, guarda caso, i bambini, gli umili, le donne sono capaci di intercettare la presenza di Dio e diventano asse dell’intera storia della salvezza; da loro e in loro emerge e avanza la trasfigurazione della storia umana. Da Betlemme al Golgota. Ne intravedono gli albori, ne diventano intrepidi e arguti costruttori.In Maria di Magdala lo sguardo della fede è sostenuto dallo sguardo dell’amore. Nessuna amnesia [dal greco ἀμνησία (amnesia), composto di ἀ (a) privativo e μνησις (mnesis), dal tema di μιμνήσκω (mimnesco), “ricordare”, e dunque perdita della memoria). In lei solo anamnesi. Memoria. Donna di invitta memoria. Una memoria tenuta desta dall’amore. Una memoria provata, tentata di disperazione. Ma pur sempre audace, perché forte come la morte è l’amore, le grandi acque non lo possono spegnere, né i flutti impetuosi degli eventi travolgerlo (cfr Ct 8, 6-7). L’amore non teme l’oblio.D’altra parte come si fa a non essere segnati sin nelle fibre più intime dell’essere dopo aver conosciuto un uomo come Gesù di Nazaret, aver ascoltato le sue parole, contemplato i suoi gesti? La disperazione non le ha allentato la tenacia. Come ha fatto da quando lo ha incontrato, da quando era stata liberata dalla sua schiavitù (cfr Lc, 8,2), continua ancora a marcare i luoghi della presenza di Gesù, per le strade della Palestina, a Gerusalemme nell’ora dell’Osanna, al Calvario nel giorno dell’infamia, al sepolcro in quella notte tombale sovrastata dalla morte.
Ma l’Amore prevale. Vince. Sempre. Perché l’Amore spinge il dono di sé all’altro fino a morire, fino a dare la propria vita. L’Amore ama sino alla morte. Sino alla fine (cfr Gv 13, 1-2). Fino a gridare sulla croce: è compiuto! (cfr Gv 19,30) L’Amore. Vince già in lei, perché è l’amata che va a cercare ancora Gesù, l’amato nonostante il buio, il dolore, l’angoscia. Ma vince molto più in Gesù: un amore il suo che abbraccia il cielo e la terra. Gli uomini e Dio. In Gesù c’è solo l’Amore. Di Dio e degli uomini, amati da Dio fino a donare il suo Figlio. L’amore degli uomini in Dio. L’amore filiale e fraterno degli uomini per Dio.Il sepolcro vuoto è il segno della vittoria dell’Amore. Al sepolcro si sente solo un annuncio, un canto che accomuna il cielo e la terra, il canto dell’Amore: Alleluja. «Il suo Amore è per sempre» (Sal 135).Anche quest’anno celebrare il memoriale della morte e della resurrezione di Cristo, celebrare la Pasqua di Gesù, significa custodire la memoria di lui. La memoria dell’Amore. Sostanza essenziale per la vita degli uomini e delle donne. Non celebriamo un mero rito. Confessiamo che quegli avvenimenti hanno un senso e una efficacia per noi oggi. Celebrando la Pasqua di Gesù celebriamo la nostra pasqua, la nostra vita. Perché custodiamo la memoria dell’Amore, siamo resi partecipi in virtù del memoriale della Pasqua di Gesù della sua energia di risurrezione, di vita, di relazione.Con Maria di Magdala celebriamo così anche la nostra ripartenza dal sepolcro vuoto come discepoli e apostoli di Gesù, dell’Amore Crocifisso, della Verità dell’Amore. Ce lo ricorda papa Francesco in una sua catechesi: «La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani! Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di “uscire” per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza» (Udienza Generale del 3 aprile 2013).Buona e gioiosa Pasqua a tutti!

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Palermo: Il Messaggio di Natale dell’Arcivescovo

Posted by fidest press agency su domenica, 24 dicembre 2017

arcivescovo palermo“Aiutiamoci a essere più fratelli perché così daremo più gioia a Dio” è il cuore del Messaggio di Natale che l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice ha inviato alla comunità diocesana di Palermo.
“In questi giorni noi tutti saremo condotti verso la grotta di Betlemme – prosegue – dove una mangiatoia non farà altro che accogliere un bambino. Il mistero della nascita di Gesù è il mistero di Dio che ama gli uomini come un padre e come ogni padre provvede al cibo essenziale e Gesù viene nella vita nostra umana di ogni giorno, e viene perché deve essere il testimone di un Dio che si prende cura. Che ci vuole felici e per questo non ci fa mancare ciò che è essenziale ed è significativo che l’evangelista Luca alla fine del suo Vangelo, quando Gesù ormai ha finito, in fondo, la sua vita terrena, viene deposto con le stesse parole quando Gesù venne deposto nella mangiatoia. Gesù verrà deposto, invece, in un sepolcro, li dove ci sarà il suo corpo esangue, quel corpo che lui aveva detto nell’ultima cena farsi pane: “Questo è il mio corpo per voi”.
“Che bello che a Natale noi possiamo cogliere chiaramente il mistero completo, totale, di un amore che si fa concretezza, di un amore che si fa carne. Di un amore che si fa pane che sfama tutti. Ecco perché Natale è la festa della gioia, ecco perché a Natale tutti ci dobbiamo ricordare che siamo fratelli perché il Padre ci raduna nel suo Figlio. Lui ci vuole cittadini di una città che deve portare il nome di Betlemme e guardate che Gesù non nascerà ne a Roma ne a Gerusalemme, ma nascerà a Betlemme, è come se volesse dire anche se vogliamo attualizzare il Vangelo, che in fondo ogni città deve essere il luogo dove si rivela l’amore di Dio e dove cresce dunque la concretezza dell’amore fraterno. Per cui si fa a gara perché nessuno sia infelice”.
In occasione delle festività natalizie, l’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice sarà impegnato in tanti ambiti sia liturgici, sia di carattere sociale per fare sentire la sua presenza paterna, soprattutto nelle periferie come lo Zen, il carcere del Malaspina e la Missione Speranza e Carità.
L’intenso programma prevede la celebrazione Eucaristica la vigilia di Natale, 24 dicembre 2017, alle ore 10.30 nella Parrocchia di San Filippo Neri, allo Zen e nel pomeriggio alle ore 17 alla Missione Speranza e Carità fondata dal missionario laico Biagio Conte in via Decollati. La notte il presule, presiederà in Cattedrale la veglia di Natale alle ore 22.30 e il giorno di Natale, alle ore 9 sarà dai giovani del Malaspina e alle ore 11 presiederà il solenne Pontificale in Cattedrale con annessa indulgenza plenaria. Al termine siederà insieme a 250 poveri per il pranzo di Natale, organizzato dalla Caritas parrocchiale nei pressi della porta santa che sarà trasformata per l’occasione in un grande refettorio. “Questo gesto di solidarietà non rimane isolato per la Caritas della Cattedrale – afferma il parroco mons. Filippo Sarullo – perché servire i poveri e gli ultimi è un’opera concreta di misericordia corporale che coinvolge e vede impegnati quotidianamente i suoi volontari. Nel territorio della Cattedrale sono presenti tanti casi di povertà verso i quali si interviene anzitutto con l’attenzione alla persona e attraverso aiuti concreti: viveri, farmaci, pagamento di utenze, di affitti, di ticket sanitari e tanto altro”.
Venerdì 29 dicembre l’Arcivescovo celebrerà, come di consueto, sempre in Cattedrale con tutti i Ministranti della diocesi e sabato 30 dicembre, alle ore 11.30 ordinerà quattro nuovi presbiteri: don Emilio Cannata, della parrocchia “Santa Luisa de Marillac” di Palermo, don Sergio Meli, della Parrocchia “Annunciazione del Signore” di Palermo, don Cristian Nuccio, della Parrocchia Santissimo Crocifisso di Acqua dei Corsari e don Antonio Amenta della comunità religiosa de “I Ricostruttori nella preghiera”.
Venerdì 5 gennaio 2018, alle ore 11 celebrerà la Messa di inizio anno a palazzo delle Aquile e nel pomeriggio alle 18 conferirà i ministeri del lettorato e dell’accolitato ai seminaristi. Sabato 6 gennaio 2018 alle ore 11, presiederà la Messa dei popoli in Cattedrale e domenica 7 gennaio 2018, alle ore 11, sempre in Cattedrale, amministrerà i battesimi ai bambini. (foto: arcivescovo palermo)

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Arcidiocesi di Palermo: Celebrazioni per il Santo Natale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

corrado-loreficeIntenso il programma delle celebrazioni che presiederà l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice, in occasione delle festività del Santo Natale, sia in Cattedrale, sia in altre sedi istituzionali. Qui di seguito il programma:
Mercoledì 21 dicembre 2016 ore 11.30 – Santa Messa all’Ospedale dei bambini;
Mercoledì 21 dicembre 2016 ore 17 – Don Orione incontro con Usmi e Cism;
Giovedì 22 dicembre 2016 ore 9.30 – Santa Messa nella cappella dei Falegnami dell’ex Facoltà di Giurisprudenza per l’Università;ore 17.30 Salone Lavitrano della Curia incontro con le aggregazioni laicali;
Sabato 24 dicembre, vigilia di Natale, alle 17.30 celebrerà la Santa Messa alla Missione di “Speranza e Carità” diretta dal missionario laico Biagio Conte. Alle ore 23 in Cattedrale presiederà la Santa Messa nella Veglia di Natale.
25 dicembre 2016 – Santo Natale ore 9 Santa Messa al carcere Malaspina;
ore 11 – Cattedrale solenne Pontificale alla presenza delle Autorità civili e militari della Città;
Giovedì 29 dicembre 2016 ore 17 – Cattedrale Incontro con i ministranti della diocesi di Palermo e Santa Messa;
Venerdì 30 dicembre 2016 – Festa della Famiglia ore 16 – Cattedrale incontro con le famiglie e santa Messa;
Giovedì 5 gennaio 2017 ore 17 – Missione “Speranza e Carità” – Dedicazione dell’Altare e consacrazione della chiesa di via Decollati;
Venerdì 6 gennaio 2017 ore 11 – Messa dei popoli in Cattedrale.
La consueta Messa di Capodanno presieduta da Mons. Corrado Lorefice a Palazzo delle Aquile, alla presenza del Sindaco e delle autorità, verrà celebrata sabato 7 gennaio alle ore 11 anziché domenica 1 gennaio 2017. (foto: Corrado Lorefice)

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Consegnato all’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice il Pallio La striscia di lana bianca

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

Corrado LoreficeNella Solennità dei santi Pietro e Paolo, l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice ha ricevuto nella basilica di San Pietro da Papa Francesco il Pallio, la striscia di lana bianca, simboleggiante la pecora sulle spalle di Gesù Buon Pastore, come da tradizione il 29 giugno, nella festa dei santi Pietro e Paolo. L’imposizione del pallio all’arcivescovo avverrà in diocesi per mano dei nunzio apostolico. Dallo scorso anno il Santo Padre ha deciso del apportare una piccola variazione al tradizionale rito di imposizione del pallio. Il pallio, generalmente, veniva imposto in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo dal Santo Padre ai nuovi metropoliti. In occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, gli arcivescovi, come consuetudine, saranno presenti a Roma, concelebreranno con il Santo Padre, parteciperanno al rito di benedizione dei palli, ma non avranno l’imposizione: semplicemente, riceveranno in forma più semplice e privata dal Santo Padre il pallio a loro destinato.
L’imposizione, poi, si effettuerà nelle loro diocesi di appartenenza, e dunque in un secondo momento, alla presenza della Chiesa locale e in particolare dei vescovi delle diocesi suffraganee accompagnati dai loro fedeli. Il significato di questo cambiamento è quello di mettere maggiormente in evidenza la relazione degli arcivescovi metropoliti, i nuovi nominati, con la loro Chiesa locale, quindi dare anche la possibilità a più fedeli di essere presenti a questo rito così significativo per loro, e anche particolarmente ai vescovi delle diocesi suffraganee, che in questo modo potranno partecipare al momento della imposizione. (foto: Corrado Lorefice)

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Incontro ecumenico Chiesa Cattolica e Chiesa Anglicana

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2016

Palermo-Panorama-bjs-2Palerrmo. Domenica 10 aprile 2016, alle ore 10.30, la Chiesa anglicana della Santa Croce di Palermo (angolo via Roma e via Mariano Stabile) della Diocesi di Gibilterra, accoglierà l’Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice che parteciperà alla messa domenicale e terrà una riflessione biblica durante il sermone. Alla celebrazione prenderà parte anche don Pietro Magro, direttore dell’Ufficio Pastorale per l’Ecumenismo e per il Dialogo Interreligioso, alcuni rappresentati delle altre Chiese cristiane non cattoliche e un gruppo di Cavalieri Templari.“Nella nostra Arcidiocesi c’è una significativa presenza di altre Chiese cristiane, Ortodosse ed Evangeliche – spiega il direttore dell’Ufficio Pastorale per l’Ecumenismo e per il Dialogo Interreligioso don Pietro Magro – ecco che insieme all’Arcivescovo si è avvertita l’esigenza di conoscere meglio le identità di queste realtà attraverso vari incontri culturali e celebrativi come quello di domenica prossima”. Il vicario della Chiesa Santa croce padre Russell G. Ruffino ha invitato la sua comunità a partecipare numerosa per questo che definisce un evento ecumenico storico per tutta la famiglia cristiana di Palermo per condividere questa esperienza di comunione fraterna. Al termine della celebrazione l’Arcivescovo si intratterrà a salutare i fedeli.
Il prossimo appuntamento ecumenico si svolgerà l’8 maggio, quando l’Arcivescovo si recherà nella chiesa Valdese di Palermo.

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