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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘correnti’

La verità di Dio e dell’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

Ciò presuppone che le verità siano due e che esse siano conflittuali se si parte dall’idea che sola una possa essere la verità. D’altra parte l’ansia della conoscenza che ci ha pervaso, nel corso della vita umana sin dai suoi primordi, ci ha posti al cospetto di una trascendenza lungi dall’essere verificabile, diciamo “tangibilmente” e “inequivocabilmente”. In un certo senso l’essere umano ha subito la “divinità”. Lo ha fatto in modo scomposto con il politeismo greco-romano e di altre correnti di pensiero religioso, sparsi nel mondo, e poi si è, in parte, convertito all’idea di un Dio unico, pur chiamandolo in modi diversi e rappresentandolo con una serie di complesse sensibilità. Ma, subito dopo, ha cercato un “segnale”, ha confidato in una “guida” che con il suo carisma e il suo insegnamento desse, in qualche modo, corpo all’immaterialità divina di questo Dio unico. Non è rimasto del tutto appagato dai racconti biblici dove gli angeli apparivano e scomparivano per interferire nelle vicende umane come del resto ampiamente si racconta anche nella mitologia greca-romana dove gli dei e i loro messaggeri non mancavano di farsi notare tra gli umani. E vi erano anche gli eroi che con le loro gesta mostravano la capacità di agire come dei semi-dei.
Gli adepti del Dio unico sentivano questo vuoto, avvertivano la necessità che un segnale eloquente provenisse dall’al di là, che si fosse rinfrancati da una presenza “tangibile”, forte anche se incapace di procedere contro le regole della natura dalla caducità al dominio dei poteri costituiti. Un’aspettativa che rispondeva ad un bisogno impellente in quanto la scrittura, di per sé, era ed è incapace di rispondere a chi la interroga “ nel senso – come scrive Domenico Pompei ne “Il nuovo nell’antico”, che è muta, inerte, incapace di adattarsi alle varietà delle sfide che provengono dall’esterno”. Lo ha dimostrato l’infante Gesù al cospetto dei saggi del suo tempo e il dialogo che ne è seguito. Lo è stato nelle sue predicazioni da adulto e che gli evangelisti hanno riportato nei loro scritti. Ma ancora una volta non è parso sufficiente perché, – ci ricorda Pompei, – la scrittura ha a che fare con la vista e con lo spazio più che con l’udito e con il tempo. “In genere potremmo dire che lo spazio è legato alla visione, che induce chiarezza e separatezza, al contrario del tempo, che punta piuttosto all’armonia e all’unificazione. Per questo la vista, pur così precisa, manca spesso di profondità a differenza dell’udito. Solo i suoni possono rivelarci ciò che è misterioso, nascosto dietro le apparenze.” Non a caso se si perde l’udito si perde l’equilibrio, cosa che non succede se si perde la vista. Ora in tutte le cose della vita dal divino ai frutti della nostra materialità si sente il bisogno di riappropriarsi dell’udito, della capacità di ascoltare, di coglierne i segni che permettano il nostro bisogno di sintesi, l’ansia per un verità fuori dal suo dualismo. Impariamo a cogliere questo frutto nella sua interezza e nella sua purità e il concetto non vale solo per il trascendentale ma per ciò che possiamo dire per una nostra reale crescita spirituale a tutto tondo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Berlusconi show: diamo a Cesare la sua parte

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

La storia politica di Berlusconi non inizia nell’anno in cui decide di “scendere in campo” in prima persona. Era già, e da lungo tempo, un influente manager nei confronti di alcuni personaggi tra amministratori pubblici ed esponenti di partito. Incominciò ad affiliare elementi locali per poi allargarsi in campo nazionale. Negli ultimi tempi nota fu la sua amicizia con Bettino Craxi finchè il mito dello statista socialista non crollò. In quegli anni molte società avevano “fondi neri” per foraggiare esponenti di partito, correnti e quanto altro in tutti i partiti e ciò non costituiva una novità ne tanto meno un segreto. Era l’andazzo del tempo finchè non arrivò la stagione di “mani pulite” e molti panni sporchi divennero non tanto di dominio pubblico ma soggetti ad una attenzione della giustizia che si pensava estraniata per scelte di convenienza se non di sudditanza. Se vogliamo fu proprio “mani pulite”, sia pure inconsapevolmente, a spingere Berlusconi a fare politica senza intermediari a fronte del crollo della Dc e dei socialisti. Si pensò alla sua intenzione di sbarrare il passo agli ex-comunisti che privati dei rivali più agguerriti pensavano di andare al potere senza colpo ferire. Non fu così, a mio avviso. Ciò che mancava realmente era una figura di riferimento e un rilancio di quella parte della società che si riconosceva centrista, di destra, velatamente di sinistra ma non comunista. Gli stessi comunisti ne erano consapevoli poichè erano convinti della ingovernabilità del paese non sentendosi maggioranza ma necessariamente dipendenti da altre forze. Occorreva un uomo che prendesse le distanze da loro per catturare i consensi del centro e aggregare i voti ritenuti non gestibili della destra nazionale di Fini e della stessa Lega. Un uomo al tempo stesso ricattabile per i suoi trascorsi di disinvolto e disinibito imprenditore tenendolo sulle corde delle indagini giudiziarie. Per taluni la prova provata fu che i due governi Prodi non caddero per merito di Berlusconi ma per i siluri delle sinistre. E allora cosa andiamo cercando? Ci resta solo augurarci che duri a lungo. L’unico sbocco possibile, infatti, non è tanto quello di parlare di dimissioni e di nuove elezioni, che se ci arrivassimo non cambierebbero nulla, ma si faccia qualcosa di realmente rivoluzionario dicendo agli italiani: il centro sinistra ha questo leader e non altri e su questo si vuole il consenso senza tentennamenti di sorta. E i suoi alleati rinuncino ai loro programmi per sposarne uno solo che punti al rilancio dell’economia, dell’occupazione, in specie giovanile, e per una politica di riforme dalla giustizia all’università e alla tutela delle categorie più disagiate. Se accadesse questo potremmo dire che il ruolo di Berlusconi come figura carismatica capace di aggregare interessi, a volte conflittuali, si è esaurita per volontà di una opposizione che ha ritrovato la sua unità e guida sicura e credibile. La palla, quindi, è nelle mani di quell’area che dalla destra alla sinistra, passando dal centro, sappia rendersi garante della stabilità di un sistema attraverso un personaggio non da impallinare alla prima occasione ma da conferirgli un ampio mandato, di crederci e di permettergli di governare. Ora, checché si voglia dire, ci è riuscito, solo Berlusconi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Libro: Tutto teatro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

La fortunata collana “Tutto” su arricchisce di un nuovo titolo, dedicato al teatro in Italia e in Europa, dalle origini ai giorni nostri. In 14 capitoli si dipana la storia di questa antica forma d’arte, dalle prime espressioni rituali al teatro della Grecia classica, dalla commedia nella Roma antica alle sacre rappresentazioni medievali, arrivando a trattare l’età dell’oro del teatro di corte, la Commedia dell’Arte, il Romanticismo e i grandi autori di respiro europeo. Grandi risalto viene dato al Novecento, con l’analisi delle diverse correnti e delle ultime tendenze. Ricco di approfondimenti su autori e grandi interpreti, il volume si chiude con un utile glossario dei termini tecnici e organizzativi del teatro contemporaneo. Euro: 11,90 Pagine: 192 Ean: 9788841862858 In libreria il 16 settembre
Tutto Teatro è un nuovo volume per una collana apprezzata e conosciuta. I ”TUTTO” continuano a registrare ottime performance e numerosi corsi universitari sono dedicati alla storia del teatro e dello spettacolo.

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Il “gioco” dei due forni

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2010

Editoriale fidest. E’ l’idea di chi pensa di potersi servire ora dell’uno ora dell’altro. Se riportiamo questa rappresentazione nella realtà e, nello specifico, nella politica italiana dobbiamo rilevare che non è una novità. Tutta la storia dell’Italia repubblicana è stata pavesata da questo modo di fare politica. In parlamento abbiamo avuto i franchi tiratori, il voto trasversale, gli “inciuci” correntizi e le elucubrate teorie dei politologi che hanno rivoluzionato la geometria con le “convergenze parallele” e hanno trasformato i salotti romani e le sedi di partito e di corrente in un’appendice delle aule parlamentari. Ora con l’espressione il “doppio forno” si ricicla la vecchia maniera dandole una spolveratina con termini nuovi. Non vorremmo, come fortemente temiamo, che la recente legge elettorale dove si è fatto a meno del voto preferenziale sia stata originata dal convincimento che non sia possibile in altro modo porre un freno alla vocazione dei “liberi battitori” di sovvertire l’ordine delle alleanze e di condizionare le leadership di partito. D’altra parte non facciamoci illusioni. I piccoli partiti sono destinati ad essere emarginati poiché è forte l’esigenza di una guida più omogenea delle forze politiche in campo ed è essenziale che si vada ad una contrapposizione sui grandi numeri. Ma nello stesso tempo va ricercata una guida che sia meno compromessa con un sistema clientelare e affaristico per ristabilire quell’equilibrio necessario in una società composita e tendenzialmente conflittuale per interessi contrapposti e soprattutto per una efficace ridistribuzione delle risorse atte ad evitare forti differenzazioni nel tenore di vita e per la tutela dei legittimi interessi. In questo gioco delle parti non è possibile essere al tempo stesso il boia e l’impiccato. Soprattutto perché non dovrebbero più esserci né boia né impiccati. E allora che le scelte di campo siano frutto non di tatticismi o di convenienze partigiane o pro domo mea, ma per ristabilire un equilibrio sociale dove nessuno debba sentirsi inferiore o più debole degli altri. Alla fine i forni saranno due ma non certo per il gioco perverso di chi vuole utilizzare ora l’uno ora l’altro a suo piacimento o per calcolo da bottegaio. Saranno due perché esistono due soli modi per governare un paese: o è quello di favorire i poteri forti e il cinismo di pochi o di lottare per un risveglio delle coscienze e per garantire una democrazia dei fatti reale e non certo utopica. Non vi possono essere compromessi di sorta. Il grigio non può essere più di moda. E’ il solo frutto degenere dell’ipocrisia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Alessandro Ploner campione italiano di deltaplano

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

plonerDopo la conquista del titolo mondiale il mese scorso in Francia, non poteva mancare quello italiano a Tizzano in Val di Parma. Al seguito, nell’ordine, gli altri azzurri e campioni del mondo a squadre: Elio Cataldi di Vittorio Veneto (Treviso), il trentino Christian Ciech e Davide Guiducci di Reggio Emilia. Nella gara riservata ai deltaplani versione Ala Rigida vittoria di Daniele Bindi (Pistoia), su Gorio Mandozzi (Macerata) e Carlo Bertacchi (Bologna). Le classifiche finali sono la somma di quattro prove disputate in otto giorni su percorsi tra i 73 ed i 104 km, distanze di tutto rispetto per mezzi che volano sfruttando le correnti d’aria ascensionali e superano i 120 kmh. Le altre prove sono state annullate a causa del vento da ovest che, per la morfologia del sito, non avrebbe garantito la necessaria sicurezza ai 42 piloti in gara, pattuglia femminile compresa. Per lo stesso motivo niente lancio di paracadutisti, inserito tra i numerosi eventi collaterali insieme al volo di ultraleggeri, deltaplani a motore ed aeromodelli presso l’atterraggio ufficiale di Torrechiara, comune di Langhirano, frazione nota per l’imponente castello quattrocentesco.

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