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Studenti rifugiati dall’Etiopia all’Italia grazie ai “corridoi universitari”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Bologna. “Corridoi universitari” tra l’Etiopia e l’Italia per dare la possibilità a studenti rifugiati di proseguire il loro percorso accademico all’Università di Bologna. È questo l’obiettivo del progetto UNI-CO-RE University Corridors for Refugees (Ethiopia-Unibo 2019-21), promosso dall’Alma Mater e UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati, e realizzato grazie al supporto di enti e istituzioni italiane e internazionali.Il progetto è rivolto a studenti che, fuggiti dal loro paese d’origine, si trovano ora in Etiopia e godono dello status di rifugiato. Nella fase pilota, attivata per i prossimi due anni accademici (2019/2020 e 2020/2021), saranno selezionati cinque studenti che hanno conseguito una laurea in Etiopia e intendono proseguire gli studi in Italia. Grazie ai corridoi universitari di UNI-CO-RE, gli studenti potranno ottenere borse di studio per frequentare un corso di laurea magistrale dell’Università di Bologna. Per loro sono previsti servizi di supporto amministrativo e logistico, e percorsi di integrazione nella vita universitaria locale.
Oltre al ruolo dell’Università di Bologna e di UNHCR Italia, l’attività di UNI-CO-RE sarà possibile grazie al supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ed al lavoro di un’ampia rete di partner: Arcidiocesi di Bologna, Caritas Italiana, ER.GO – Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori dell’Emilia-Romagna, Federmanager Bologna – Ravenna, Gandhi Charity, Manageritalia Emilia Romagna, Next Generation Italy.UNI-CO-RE si inserisce nell’ambito delle attività di Unibo for Refugees, l’iniziativa dell’Università di Bologna pensata per sviluppare forme di integrazione per gli studenti costretti a interrompere il proprio percorso formativo perché perseguitati o in fuga da zone di guerra.

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Come funzionano i corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2016

sant'egidio1Si tratta di un progetto-pilota, il primo di questo genere in Europa, e ha come principali obiettivi: evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo; consentire di entrare in Italia in modo sicuro per sé e per tutti, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane.
I corridoi umanitari sono il frutto di una collaborazione ecumenica fra cristiani cattolici e protestanti: Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche, Chiese valdesi e metodiste hanno scelto di unire le loro forze per un progetto di alto profilo umanitario.I corridoi umanitari prevedono l’arrivo nel nostro Paese, nell’arco di due anni, di mille profughi dal Libano (per lo più siriani fuggiti dalla guerra), dal Marocco (dove approda gran parte di chi proviene dai Paesi subsahariani interessati da guerre civili e violenza diffusa) e dall’Etiopia (eritrei, somali e sudanesi). L’iniziativa è totalmente autofinanziata dalle organizzazioni che lo hanno promosso, grazie all’otto per mille della Chiesa Valdese e ad altre raccolte di fondi. Non pesa quindi in alcun modo sullo Stato. La stessa Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche nell’ambito del progetto Mediterranean Hope e la Tavola valdese per il tramite della Commissione Sinodale per la Diaconia (CSD), provvedono alle spese per l’ospitalità dei profughi. Alcune associazioni, come ad esempio la Comunità Papa Giovanni XXIII, presente da mesi nel campo libanese di Tel Abbas, hanno facilitato, con il loro generoso impegno, la realizzazione del progetto.Una volta arrivati in Italia i profughi non solo sono accolti, ma viene loro offerta un’integrazione nel tessuto sociale e culturale italiano, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori ed altre iniziative. In questa prospettiva viene loro consegnata una copia della Costituzione italiana tradotta nella loro lingua.Per tutti questi motivi i corridoi umanitari si propongono come un modello replicabile dagli Stati dell’area Schengen e non solo dalle associazioni o da privati.
La selezione e il rilascio dei visti umanitari avviene su questa base:Le associazioni proponenti, attraverso contatti diretti nei paesi interessati dal progetto o segnalazioni fornite da attori locali (Ong locali, associazioni, organismi internazionali, Chiese e organismi ecumenici ecc.) predispongono una lista di potenziali beneficiari. Ogni segnalazione viene verificata prima dai responsabili delle associazioni, poi dalle autorità italiane; L’azione umanitaria si rivolge a tutte le persone in condizioni di vulnerabilità, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa o etnica;
Le liste dei potenziali beneficiari vengono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permettere il controllo da parte del Ministero dell’Interno;I consolati italiani nei paesi interessati rilasciano infine dei Visti con Validità Territoriale Limitata, ai sensi dell’art. 25 del Regolamento visti (CE), che prevede per uno Stato membro la possibilità di emettere dei visti per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali.
Le organizzazioni che hanno proposto il progetto allo Stato italiano si impegnano a fornire:assistenza legale ai beneficiari dei visti nella presentazione della domanda di protezione internazionale;ospitalità ed accoglienza per un congruo periodo di tempo;sostegno economico per il trasferimento in Italia; sostegno nel percorso di integrazione nel nostro Paese.
I Paesi coinvolti nel progetto sono, nella prima fase, il Libano (circa 600 profughi) e il Marocco (150), nella seconda l’Etiopia (250).
Si prevede quindi l’arrivo di mille persone in 24 mesi. Dopo la valutazione dei risultati da parte di un nucleo di monitoraggio, si prenderà in considerazione la possibilità di continuare.

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Profughi: corridoi umanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2015

corridoi umanitari“Questo progetto è come un accordo di pace perché permetterà di salvare tante vite umane”. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha commentato con queste parole l’avvio, questa mattina, dei primi corridoi umanitari di profughi verso l’Italia. E’ la prima volta in assoluto per il nostro Paese. “In questo modo – ha spiegato – chi ne ha diritto potrà finalmente entrare nel nostro Paese evitando i cosiddetti viaggi della morte”. Grazie alla firma di un accordo tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, da una parte, il ministero degli Esteri e quello dell’Interno dall’altra, è stato inaugurato quindi il progetto che consentirà, per il momento, a mille profughi – attualmente in Marocco, Libano ed Etiopia – di giungere nel nostro Paese con visti rilasciati per “motivi umanitari” a spese delle stesse associazioni. Quindi senza l’intervento economico dello Stato e – sottolinea Impagliazzo – con un vantaggio anche per la sicurezza: “Sarà massima rispetto a chi arriva con i barconi perché i controlli saranno scrupolosi e verranno prese anche le impronte digitali”.
Il progetto dei “corridoi umanitari” è stato illustrato questa mattina in una conferenza stampa presso la Comunità di Sant’Egidio. Prevede l’ingresso in Italia di profughi in condizioni di “vulnerabilità” come donne sole con bambini, vittime potenziali della tratta di essere umani, anziani, persone affette da disabilità o serie patologie, e soggetti riconosciuti dall’UNHCR come rifugiati. Si tratta di una “buona pratica” che può costituire un modello replicabile anche in altri Paesi europei. Lo credono le tre sigle che hanno firmato l’accordo. Il presidente di Sant’Egidio aggiunge che in questo modo sarà sperimentata anche la possibilità di reintrodurre nella legislazione italiana il sistema della sponsorship, e in prospettiva in Europa, come già avviene in altri continenti: la possibilità di una chiamata da parte di un “garante” (associazione o singoli privati) disponibile ad assicurare allo straniero alloggio e sostentamento, in modo anche da rendere effettivi tanti ricongiungimenti familiari.
A partire da oggi verranno quindi istituiti uffici in Marocco, in Libano e, successivamente, in Etiopia per profughi provenienti da Siria, Etiopia e altri Paesi dell’Africa Subsahariana. Si provvederà a comporre le liste con le persone “in condizioni di vulnerabilità” per trasmetterle alle autorità consolari italiane che rilasceranno visti a “territorialità limitata” (quindi solo per l’Italia).
Le spese per i viaggi, in aereo o in nave, per l’ospitalità e l’assistenza legale saranno tutte a carico delle associazioni, in larga parte con l’8 per mille della Tavola Valdese e con fondi della Comunità di Sant’Egidio anche grazie ad una colletta straordinaria che verrà realizzata per questo Natale in tutto il mondo. Ai profughi, una volta arrivati in Italia, si offrirà anche un programma di integrazione che prevede l’apprendimento della lingua italiana, l’avviamento al lavoro e l’iscrizione a scuola per i minori.
“Mille persone, per ora, e speriamo di più in futuro – ha commentato Impagliazzo – saranno finalmente sottratte al rischio di morire in mare, ma anche allo sfruttamento economico da parte dei mercanti di uomini. E’ molto significativo avere avviato questo progetto ecumenico con le comunità evangeliche italiane e anche che parta proprio all’inizio del Giubileo della misericordia”.
Il presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, ha espresso la sua soddisfazione per il progetto perché “non è più possibile che ancora oggi in Italia non ci sia posto per una madre che deve partorire”, come la madre di Gesù a Natale , e ha sottolineato che la presenza degli stranieri in Italia “non è solo questione di accoglienza ma arricchisce il nostro Paese anche dal punto di vista economico e del sistema pensionistico”.
Il moderatore della Tavola Valdese Eugenio Bernardini, ha raccontato che tutto parte dalla presenza delle Chiese evangeliche, di Sant’Egidio e di altre associazioni a Lampedusa, dal loro dire “basta” alle morti in mare e alla ricerca, da oltre un anno a questa parte, di soluzioni alternative: “Ma oggi finalmente partono i corridoi umanitari”. Ha anche spiegato che al momento è disponibile un milione di euro per le spese del progetto e che si attendono altre donazioni. I profughi verranno accolti in Piemonte, Sicilia, Toscana a Roma, dove la comunità di Sant’Egidio utilizzerà anche la sua rete di scuole di lingua e cultura italiane per integrare le persone che giungeranno e i suoi corsi di mediatori culturali. Aiuteranno anche altre associazioni come “Papa Giovanni XIII” presente nei campi profughi al confine tra Siria e Libano. Era presente alla conferenza stampa anche l’imam della Magliana Sami Salem, attivo nel lavoro di integrazione degli stranieri nella periferia di Roma. (foto: corridoi umanitari)

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