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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘corrotti’

Il male antico dei corrotti e dei corruttori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

soldi-pubbliciParliamo tanto di corrotti, corruttori e corrompibili da almeno 40 anni a questa parte ma ci guardiamo bene di passare dalla parlata ai fatti per porvi riparo in qualche modo, se non rispolverando qualche palliativo tanto per gettare fumo negli occhi. Già Fanfani, infatti, quando era segretario della Dc denunciò gli abusi di alcuni politici. E se vogliamo fare una ulteriore dietrologia ricordo quanto ebbe a dire Moro ai direttori delle testate dei piccoli periodici a Palermo invitandoli a “ricercare la verità” consapevole del deterioramento del quadro politico nel quale si stavano inserendo elementi di dubbio profilo morale e che tendevano ad inquinarlo. Ma ne rilevava anche la impossibilità che tali fatti venissero a galla e fossero perseguiti per vie legali tanto che pensò di farli emergere, per lo meno, per via mediatica. Un discorso che ci riporta all’attualità e forse spiega il motivo per il quale si cerca di mettere il bavaglio alla libera stampa ovvero quella dei piccoli editori non compromessi con i grandi potentati. Oggi l’insidia è più grave in quanto si cerca di confondere l’opinione pubblica con notizie false e pretestuose nei confronti dei “censori” così come si fa con taluni “pentiti” di mafia. Oggi è diventata una lotta impari se stiamo ad osservare quanto accade nel Paese e nel Parlamento e nelle stesse procure e aule dei tribunali. Possibile che l’opinione pubblica non se ne renda conto o lo dobbiamo al fatto che è già vittima di quel sottile veleno che si chiama “disinformazione” e sta per finire come l’asino di Buridano non sapendo se mangiare prima di bere o viceversa alla fine muore di fame e di sete. (Riccardo Alfonso)

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IDV in Piazza Montecitorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 gennaio 2015

camera deputati2“Italia dei Valori chiede alla Presidente della Camera Laura Boldrini di calendarizzare la nostra proposta di legge contro la corruzione. Per il bene della collettività, corrotti e corruttori, come i mafiosi, devono restituire ciò di cui si sono arricchiti. Per questo, crediamo che la prima misura sia la confisca totale del loro patrimonio ed un approccio irremovibile nei confronti di quegli impiegati pubblici rinviati a giudizio, da sospendere nell’immediato. La corruzione corrode il senso delle Istituzioni e la nostra cultura democratica, lede profondamente il diritto di vivere in un Paese sano e sviluppato, relega al confine gli onesti e sporca il territorio. Venerdì 30 gennaio, alle ore 10:30, faremo un sit in in piazza Montecitorio, ora sfidiamo la classe politica, e vediamo chi fa parole e chi fa i fatti.” E’ quanto dichiarano in una nota congiunta il Segretario Nazionale di Italia dei Valori Ignazio Messina ed il Portavoce parlamentare dell’IdV Nello Formisano.

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Il potere si difende (a modo suo!)

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Intercettazioni, il Pdl attacca: «Fermare il gioco al massacro» da (Il Messaggero del 23 giugno 2011) e Rosario Amico Roxas commenta: “ Le intercettazioni telefoniche e il controllo del territorio, restano l’ultima spiaggia della democrazia e della difesa dei diritti dalle arroganze del potere; per questo si vuole eliminarle. In una democrazia compiuta si perseguirebbero i reati, con sempre maggiore dispiego di mezzi per eliminare ed eradicare il vero cancro della giusta “libertà per tutti”.
In questa democrazia italiana, ferita a morte da un governo di “corrotti corruttori”, non volendo perseguire i reati, si cerca di cancellare dagli ordinamenti i mezzi idonei a scoprire quei reati, tanto cari alla casta abbarbicata ad un potere agguantato proditoriamente e mantenuto legiferando a proprio favore. Non c’è più angolo recondito della vita pubblica che non abbia il suo scandalo con i soliti noti ai vertici delle organizzazioni malavitose. Si perfeziona il dettato liberista che a tutto attribuisce un prezzo, che tutto immette nel mercato dove il più forte compra, ricatta, ruba, truffa, e pretende anche l’impunità ritenendosi al di sopra delle leggi perchè eletto dal popolo. Si rinnovano quotidianamente i fasti del “metodo Boffo” fatto di ricatti, minacce, concussioni, connivenze, essendo diventato il solo metodo utile al mantenimento del potere che consente la più illegittima delle difese. Ora tocca alle intercettazioni, che hanno permesso di segnare alcuni successi nella lotta contro le mafie esterne e interne ai palazzi del potere; la sola difesa del potere è di abrogare i mezzi di indagine, perché i reati vengono codificati o coperti da colpevoli connivenze. Non resta che stravolgere la Costituzione e riscriverla ad uso e consumo dei clan malavitosi, come se un manipolo di anticristo volesse modificare i 10 Comandamenti”.(Rosario Amico Roxas)

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Il voto degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2011

Per comprendere meglio ciò che ha determinato il voto odierno delle amministrative dobbiamo necessariamente risalire agli anni novanta, o, meglio, a partire dalla stagione di “mani pulite”. Allora vi fu una svolta nella politica internazionale con la caduta del muro di Berlino. Gli effetti in Italia non parvero rilevanti, in termini di politica interna, se non ci fosse stato l’intervento della procura di Milano che perseguendo i corrotti e i corruttori aprì una voragine invadendo il campo dei partiti e i loro intrallazzi di bassa leva. Così ci ritrovammo con la caduta libera di quanti posti sotto l’ala protettiva dei movimenti politici ne traevano benefici economici personali e in favore degli amici della parrocchietta. Ne conseguì il crollo dei partiti, allora in auge, fatta eccezione del partito comunista e della sua area integralista e della destra del Msi. Ciò significò che l’elettore che si collocava nell’area di centro ed era moderatamente di destra o di sinistra, e qui parliamo verosimilmente di almeno il 65% del corpo elettorale, perse il suo punto di riferimento. Da qui l’idea di creare una nuova coalizione che riuscisse a governare ponendosi come alternativa alle due sinistre: quella riformista e quella integralista. L’impresa, per quanto ardua, fu tentata affidando l’incarico ad un uomo che aveva tutte le caratteristiche per riuscirci: aveva i soldi, era un ottimo comunicatore, era proprietario di emittenti televisive a diffusione nazionale ed era ammanierato nei piani alti della finanza internazionale. Il suo primo obiettivo fu di portare dalla sua i leghisti di Umberto Bossi e di mettere in gioco i “paria” rappresentati dal Msi di Almirante da sempre in odore di filo-fascismo. Al primo colpo riuscì nell’intento ma la reazione dell’establishment non si fece attendere. Fu costretto a mordere il freno per 5 lunghi anni ma non restò con le mani in mano. I suoi intrighi servirono, se non altro, a far esplodere le contraddizioni in casa del centro sinistra che in forte difficoltà per la sua leadership vide nel corso di una legislatura il passaggio di mano da Prodi a D’Alema e poi ancora ad Amato mentre si consumavano le lotte interne e i cavalli di razza scalpitavano: Rutelli, Veltroni ecc. Si entrò, quindi, a pieno titolo nell’era berlusconiana con un parlamento e un esecutivo capaci di durare cinque anni senza grossi traumi. Nel 2006 si arrivò alla scadenza della legislatura con un centro-destra in difficoltà ma pur dotato di un potente carisma, quello di Berlusconi, ovviamente, e delle sue facoltà mediatiche e in possesso della ferrea logica di chi è consapevole che per governare il paese lui solo era bravo per demerito della opposizioni che come tanti galletti si beccavano tra loro escludendosi a vicenda. La controprova la ebbero gli elettori con il secondo Prodi che durò appena due anni. Con le elezioni anticipate del 2008 riprese il feeling irresistibile di Berlusconi con il suo elettorato. Lui prometteva e gli bastava farlo per ricevere consensi a scena aperta. Ma non era lui che gli italiani votavano ma lo facevano per garantirsi la stabilità. Gli tollerarono le sue smargiassate, i suoi baciamano ai dittatori di turno, le sue avventure amorose e i suoi sproloqui. L’interessato ne dedusse che tutto gli era consentito, tutto gli sarebbe stato perdonato. Era ed è il più furbo, il più abile, il più ricco, il più intrallazzatore. Ma la storia ci insegna che nessuno è invincibile. Ognuno di noi, per quanto baciato dalla fortuna, non deve tuttavia abbassare la guardia perché da qualche parte c’è sempre un’insidia pronta all’uso. E così è stato. Ora, nonostante tutto, non può mollare e sappiamo il perché: ha creato dal nulla una leadership, la sua, e se lui getta la spugna l’intero castello si affloscia e vanno gambe all’aria tutti coloro che hanno una ragione d’essere perché c’è lui, tanto che, in un mio recente articolo ho sostenuto che il suo partito, il Pdl, di fatto non esiste. E’ una creatura virtuale. Ora la sua mossa, grazie ai “Responsabili”, frutto della sua campagna acquisti parlamentare, lo spingerà a resistere ad oltranza. Tanto, pensa, anche questa buriana passerà e gli elettori si convinceranno che per governare c’è sempre lui. Ma sarà proprio così? Ai posteri l’ardua sentenza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La questione libica

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

Mi sono interessato nello specifico della questione libica per due motivi. La prima nel considerare l’occasione perduta dall’Italia di “trarsi fuori” dall’abbraccio coloniale che ha visto nel XIX secolo, e nel prosieguo, in prima fila gli europei nei confronti dei paesi terzi e, per quanto ci riguarda in particolare, il mondo arabo. La seconda ho cercato di capire il “travaglio” che le stesse comunità hanno subito prima con il vulnus coloniale e poi quello altrettanto grave dell’insediamento al potere di uomini corrotti e avidi e facilmente ricattabili e che  hanno rappresentato, per una certa mentalità “occidentale”, la versione corretta e riveduta del “colonialismo”. Non a caso, infatti la risposta libica con la rivoluzione ghedaffiana di 39 anni fa ha saputo cogliere efficacemente tali vergognose e arroganti ingerenze.. Il primo passo è stato quello di abbattere  un tiranno e il secondo di far capire all’occidente che non si trattava della stessa logica passata di “un’alternanza di corrotti”. Una rivoluzione, quindi, “atipica” per l’occidente che non fu capita e quando fu compresa si cercò di contrastarla costringendo il leader libico a cercare rapporti più di sostegno alla sua causa. Tutto questo allontanò l’occidente dalla politica di buon vicinato e di amicizia con il mondo arabo poiché non si trattò del solo caso libico ma dovremmo mettere in conto la Tunisia e l’Algeria ma anche il Libano e altri. Non vi è dubbio che la prima contraddizione l’abbiamo in casa nostra. L’occidente con la sua cultura fondata su valori di giustizia, di libertà e di uguaglianza è stato un modello di ambiguità nel predicare bene in casa e nel razzolare male altrove. Questo non è stato solo percepito a livello di conoscenza popolare ma continua a creare sospetti e timori nella leadership araba sul come si possa dialogare coerentemente con chi è capace con tanta facilità d’essere una lingua biforcuta. E’ questo il vero scoglio.  E’ l’insidia che mina i nostri rapporti. Oggi, in proposito, ho ripreso una mia vecchia pubblicazione (degli anni ottanta) per una riedizione integrandola con i fatti più recenti per mettere a fuoco una realtà di più ampia rilevanza. A questo punto la mia idea è stata proprio quella di partire dal quarantennale, nel 2009, della rivoluzione libica per trovare insieme la strada giusta per un comune cammino. (Riccardo Alfonso)

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Tangenti a funzionari del Fisco a Vicenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

“In una situazione di crisi economica come quella in cui versa l’Italia, l’evasione e la corruzione di funzionari pubblici hanno quasi del paradossale”. Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà commenta sdegnato la notizia di una operazione della Guardia di finanza di Vicenza che ha tratto in arresto sette commercialisti e un funzionario del Fisco. Corruzione di funzionari pubblici a fini di evasione fiscale, i reati contestati dai finanzieri. Cinquantacinque imprenditori vicentini, attraverso i loro commercialisti, avrebbero pagato tangenti per ottenere favori o evitare controlli fiscali. “L’avidità di imprenditori interessati solo all’arricchimento personale conniventi con impiegati pubblici disonesti e corrotti – prosegue Soldà –  non fa che mettere ancora di più in ginocchio famiglie già economicamente in difficoltà, sulle quali grava l’onere della crisi”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro plaude in conclusione allo straordinario lavoro delle forze dell’ordine, “le quali instancabilmente combattono per la giustizia, lanciando un messaggio a tutti i cittadini onesti”.

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Maaza Mengiste – Lo sguardo del leone

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2010

In un giorno del 1974, la vita di Hailu e di milioni di etiopi muta di colpo. Dal cielo terso e acceso dal sole di Addis Abeba, gli elicotteri dell’esercito imperiale lasciano cadere migliaia di volantini. Adagiandosi al suolo con la grazia di piume strappate, i fogli annunciano alla popolazione l’impensabile: la ribellione dell’arma a una «monarchia vetusta e decadente», incapace di assicurare alla giustizia i corrotti e i responsabili della carestia che flagella l’Etiopia. Nei mesi seguenti l’imperatore Hailè Selassiè, subito dopo aver firmato l’ordinanza di scioglimento del governo e del consiglio della corona, viene arrestato e trasportato in una modesta casa sulla collina che sovrasta la capitale. Nella notte fra il 26 e il 27 agosto del 1975, l’eletto del Signore, il monarca con nelle vene il sangue di re Salomone, il Leone di Giuda che ha combattuto Mussolini, viene soffocato con un cuscino e sepolto sotto il pavimento di una latrina, di fronte alla finestra dell’ufficio del nuovo tiranno, Menghistu. Nei trent’anni trascorsi come medico del Prince Mekonnen Hospital, ribattezzato dal nuovo regime Black Lion Hospital, Hailu non ha mai visto una città così sconvolta come ora. Jeep e uniformi, marce militari e assemblee obbligatorie, una continua parata di manifesti propagandistici, stelle, falci e martelli, operai dall’aria fiera e con i pugni alzati e, soprattutto, incessanti arresti ed esecuzioni di intellettuali, notabili, aristocratici e funzionari imperiali finiti, inermi, nelle mani del Derg, il consiglio della rivoluzione, dopo essersi fidati della sua falsa promessa di non ricorrere a un bagno di sangue. Il Derg ha trasformato persino l’ospedale in un luogo desolato, pieno di dottorini russi e pazienti etiopi mal assistiti e afflitto da una perenne scarsità di medicinali.  Hailu tuttavia, non si ribella. Continua la suavita segnata dalla solitudine seguita alla morte della moglie per un male incurabile, anche quando scopre che il figlio più giovane, Dawit, non frequenta affatto i corsi universitari, ma le riunioni clandestine della resistenza studentesca contro il Derg. Un giorno, però, al Black Lion Hospital viene trasportato il corpo di una ragazza avvolto in un foglio di plastica trasparente. Un corpo orrendamente torturato, i jeans e la camicetta a fiori letteralmente zuppi di sangue, i piedi che sporgono gonfi dall’estremità della barella. Un’oscenità inaudita, che costringe Hailu a drammatiche e inevitabili decisioni. Opera strabiliante sulla tragedia di una rivoluzione e sull’insopprimibile bisogno di libertà degli esseri umani, Lo sguardo del leone svela, sulla scena letteraria mondiale, l’originalità e la potenza del nuovo romanzo africano. Traduzione dall’inglese di Massimo Ortelio Euro 16,50 336 pagine EAN 9788854503595 14×21,6)
Maaza Mengiste è nata ad Addis Abeba, in Etiopia, ed è scampata alla rivoluzione rifugiandosi prima in Nigeria, poi in Kenya e infine negli Stati Uniti. Si è laureata in Scrittura Creativa alla New York University, dove insegna. Nel 2007 è stata nominata New Literary Idol dal New York Magazine, e di recente è entrata in lizza per il premio Pushcart. (lo sguardo del leone)

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Intercettazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

“Sulle intercettazioni telefoniche il presidente Berlusconi tenta di montare un clamoroso imbroglio ai danni degli italiani. Sostenere che siamo ‘tutti’ intercettati è un falso che mira soltanto a suscitare una immotivata preoccupazione nei cittadini che temono di vedere violata la propria riservatezza, e a delegittimare chi indaga su gravi reati. Perché a rischiare di essere intercettato è soltanto chi è sospettato di commettere reati, e le intercettazioni sono ormai uno dei pochi efficaci strumenti rimasti a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura per assicurare alla giustizia i delinquenti”.  Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Se da un lato – prosegue Maccari – condividiamo la necessità di bilanciare l’esigenza di indagine e la riservatezza dei cittadini, impedendo la pubblicazione delle conversazioni private e punendo gravemente gli abusi, dall’altro non possiamo accettare che venga smantellato questo fondamentale strumento di indagine soltanto perché troppo spesso grazie alle intercettazioni telefoniche finiscono nella rete della giustizia politici e uomini di potere scoperti a malversare ai danni della collettività. La verità è che il Governo, come denunciamo da tempo, sta mettendo in atto un’opera di totale delegittimazione e neutralizzazione delle Forze di Polizia e della Magistratura, dapprima con operazioni fallimentari di marketing come l’utilizzo delle ronde e dell’esercito nelle città, poi tagliando scriteriatamente i fondi destinati al comparto sicurezza e lasciando sguarniti di uomini e mezzi i presidi di Polizia, infine intervenendo sulla legislazione con provvedimenti che tendono a vanificare in sede giudiziaria i risultati che con grandi sacrifici le Forze dell’Ordine riescono a conseguire”. Conclude Maccari: “Altro che lo Stato di Polizia di cui parla Berlusconi: con questo Governo ci ritroveremo presto nel Paese di Bengodi dei criminali e dei corrotti”.

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Intercettazioni telefoniche

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2010

“Sulle intercettazioni telefoniche il presidente Berlusconi tenta di montare un clamoroso imbroglio ai danni degli italiani. Sostenere che siamo ‘tutti’ intercettati è un falso che mira soltanto a suscitare una immotivata preoccupazione nei cittadini che temono di vedere violata la propria riservatezza, e a delegittimare chi indaga su gravi reati. Perché a rischiare di essere intercettato è soltanto chi è sospettato di commettere reati, e le intercettazioni sono ormai uno dei pochi efficaci strumenti rimasti a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura per assicurare alla giustizia i delinquenti”. Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Se da un lato – prosegue Maccari – condividiamo la necessità di bilanciare l’esigenza di indagine e la riservatezza dei cittadini, impedendo la pubblicazione delle conversazioni private e punendo gravemente gli abusi, dall’altro non possiamo accettare che venga smantellato questo fondamentale strumento di indagine soltanto perché troppo spesso grazie alle intercettazioni telefoniche finiscono nella rete della giustizia politici e uomini di potere scoperti a malversare ai danni della collettività. La verità è che il Governo, come denunciamo da tempo, sta mettendo in atto un’opera di totale delegittimazione e neutralizzazione delle Forze di Polizia e della Magistratura, dapprima con operazioni fallimentari di marketing come l’utilizzo delle ronde e dell’esercito nelle città, poi tagliando scriteriatamente i fondi destinati al comparto sicurezza e lasciando sguarniti di uomini e mezzi i presidi di Polizia, infine intervenendo sulla legislazione con provvedimenti che tendono a vanificare in sede giudiziaria i risultati che con grandi sacrifici le Forze dell’Ordine riescono a conseguire”. Conclude Maccari: “Altro che lo Stato di Polizia di cui parla Berlusconi: con questo Governo ci ritroveremo presto nel Paese di Bengodi dei criminali e dei corrotti”.

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Cose poco serie

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Lettera al direttore. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a chi gli ha chiesto un commento sull’allarme corruzione rilanciato questa mattina da Luca Cordero di Montezemolo, ha risposto: “Io mi occupo di cose serie”. E’ esattamente sulla stessa linea del suo Cavaliere, che ha definito “birbantelli” i corrotti. Entrambi sono coerenti ed usano giuste parole corrispondenti pienamente alla loro mentalità. I corrotti sono birbantelli non perché corrotti, ma perché poco furbi, perché si sono fatti beccare con le dita sporche di gelatina, pardon, volevo dire di marmellata. Una delle cose più serie di cui si è occupato il ministro Sacconi, è stato il caso di Eluana Englaro: se fosse stato per lui oggi il corpo della povera donna non avrebbe ancora trovato pace. (Elisa Merlo)

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Scandalo telefonia & malaffare

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Quanto sta emergendo dalle cronache lascia trasparire una spaventosa regia occulta in grado di condizionare politica, imprenditoria, P.A. e amministrazione della giustizia, a riprova di come la corruzione sia ormai diventata una vera emergenza nazionale, con buona pace di chi ancora vorrebbe depenalizzarla. Piuttosto,  Nelle parole del segretario generale Teresa Petrangolini, la posizione di Cittadinanzattiva in merito all’intreccio telefonia, mafia e riciclaggio che sta travolgendo Fastweb e Telecom.  “L’eventuale collusione di un Senatore della Repubblica con la criminalità organizzata testimonia la cifra di come i poteri malavitosi siano ormai entrati nelle stanze dei bottoni delle nostre Istituzioni Democratiche. In qualunque altro Stato, avremmo già assistito alle dimissioni del diretto interessato, soprattutto alla luce di quanto la Giunta delle elezioni del Senato aveva indicato da tempo”.  L’episodio in questione suggerisce l’urgenza di alcuni provvedimenti utili ad assicurare la legalità nel nostro Paese: l’anagrafe pubblica degli eletti, la cui istituzione Cittadinanzattiva richiede rivendicando il diritto alla trasparenza dell’attività amministrativa dei nostri rappresentanti al Parlamento, il potenziamento dello strumento intercettazioni telefoniche e delle relative strutture investigative, l’uso sociale dei beni confiscati ai corrotti.

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Lo stato di diritto

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

“Le dichiarazioni del ministro Fitto la dicono lunga sul concetto di stato di diritto del centrodestra, per il quale condannati, mafiosi, corrotti, pregiudicati possono candidarsi o sedersi tranquillamente in Parlamento, nonché tra i banchi del governo, mentre se un partito candida un magistrato commette un atto golpista. Strano che lo stesso ministro Fitto non colga l’ironia involontaria delle sue affermazioni” lo dichiara in una nota l’on. Massimo Donadi, capogruppo di IdV alla Camera.

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Corrotti e corruttori

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

“Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per tentare di attutire il biasimo dell’opinione pubblica verso i suoi uomini travolti dallo scandalo, ora si erge a paladino della lotta contro la corruzione. Siamo al ridicolo: se vuole ritrovare un minimo di credibilità cominci a farsi giudicare proprio per un gravissimo delitto di corruzione in atti giudiziari. Poi, se sarà condannato, si espella da solo dal suo partito. E se applicasse a se stesso quello che ora tardivamente pretende di fare agli altri, ricordi che, essendo rinviato a giudizio per diversi gravi reati, avrebbe dovuto cominciare col non candidare se stesso” lo dichiara in una nota l’on. Federico Palomba, vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera.

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L’Italia dei corrotti e dei corruttori

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2009

L’indice 2008 di Trasparenza pone l’Italia al 55° posto nella lotta contro la corruzione nel mondo  e al 26° posto in Europa. L’organismo d’Europa che monitora il livello di corruzione ha detto che in Italia “la corruzione è un fenomeno diffuso, dall’urbanistica, allo smaltimento dei rifiuti, agli appalti fino al settore della sanità”. Nel suo rapporto sottolinea che in Italia esiste “la volontà della magistratura di combattere la corruzione ma che nonostante questo il fenomeno è generalizzato”.E’ tutto terribilmente vero. Negli ultimi due anni, si è aperta nel Paese una nuova stagione di inchieste giudiziarie che da Firenze a Napoli, da Pescara a Catanzaro, passando per Potenza e Milano, ha coinvolto e coinvolge amministratori locali e politici nazionali.E’ stata definita la nuova Tangentopoli ma rispetto a 15 anni fa, oggi, non tremano solo i palazzi romani e non trema solo una parte politica. Tangentopoli ha traslocato, da Roma si è trasferita in periferia, nei comuni, nelle province e nelle regioni italiane, anche in quelle amministrazioni guidate dal centrosinistra che fino a qualche anno fa erano sinonimo di buona amministrazione. I politici locali, con spirito bipartisan, hanno attinto alle casseforti locali, ambiente e sanità in testa, spartendosi la fetta dei soldi pubblici. La corruzione, dunque, non è più solo a Roma e non è più appalto di una sola parte politica. Tangentopoli è diventata periferica e trasversale.Di fronte a tutto questo, occorrono due cose urgenti. La prima: più controlli e poteri alla magistratura. Serve fermare, subito, la scellerata legge sulle intercettazioni che ha in mente il centrodestra. E’ grazie a questo indispensabile strumento di indagine se i magistrati hanno scoperto spaventose sacche di malaffare. Privare la magistratura di tale strumento equivale alla resa dello Stato di fronte alla corruzione.La seconda: il rinnovo della classe dirigente. E’ impensabile che, da una parte, alla guida della regione Campania ci sia ancora quel Bassolino, travolto da spaventose inchieste, così come dall’altra è impensabile che la risposta sia la candidatura di quel Cosentino che i suoi stessi compagni di partito definiscono impresentabile.E’ triste e avvilente constatare che, in questi ultimi 15 anni il degrado morale non abbia risparmiato il centrosinistra. Quella diversità morale che da Berlinguer in poi ha caratterizzato il centrosinistra, è stata persa, anzi, tradita. Indigna constatare che quel concetto di buongoverno e di sana amministrazione che un tempo aveva caratterizzato le amministrazioni di centrosinistra abbia lasciato il posto al degrado morale, al consenso creato attraverso il sistema clientelare. Non pretendiamo di avere rispetto agli altri una sorta di superiorità morale. Mele marce ce ne sono state e ce ne saranno anche in Idv. Ma la differenza è che Italia dei Valori le mele marce vengono allontanate, negli altri partiti fanno carriera o vengono candidate.Italia dei Valori non ci sta e, se necessario, scenderà in piazza insieme ai cittadini per urlare il suo sdegno. Dobbiamo e vogliamo riportare il centrosinistra a quel senso etico smarrito. Non si può continuare a parlare di questione morale e lasciare che un cumulo di amministratori disonesti che ha tradito Berlinguer affoghi e sparisca sotto un mare di inchieste giudiziarie. La posta in gioco è il futuro del Paese, una posta troppo alta. Io non intendo lasciare la parte sana di questo Paese in mano a corrotti e delinquenti. Io non ci sto. (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

“Il Governo – dichiara in un comunicato l’on.le Massimo Donadi dell’Idv: si prepara a  varare il maxi scudo fiscale, uno scandaloso ed ignominioso indulto finanziario per ladri e mafiosi. Lo scudo fiscale di Tremonti, infatti, coprirà tutti, anche chi ha commesso falso in bilancio ed un’altra serie di reati gravissimi. Basterà pagare il 5% sul patrimonio “scudato” ed il gioco è fatto. Questo indulto fiscale è un insulto, uno schiaffo in faccia a tutti i cittadini onesti che pagano, tra Iva, imposte sul reddito e tasse varie,  il 66% delle tasse sui redditi che guadagnano. Con questo atto, il Governo decide di punire di fatto i cittadini onesti che pagano le tasse e premia  i ladri, i corrotti, coloro che hanno redditi altissimi e che le tasse non le hanno mai pagate. Anzi, fa di più. Il Governo, facendo pagare solo il 5% sui redditi a coloro che hanno evaso, in sostanza lascia loro ingenti risorse da spendere, perché il 5% è una cifra ridicola, una bazzecola che non mette paura a nessuno, specialmente a chi ha fatto dell’evasione fiscale un sistema di vita. Questo è il terzo decreto tombale di Berlusconi in 8 anni e lo Stato non ne trarrà nulla di buono. La lotta all’evasione fiscale, infatti, è una cosa seria che nulla ha a che vedere con una politica palesemente lassista e che premia i furbi e i corrotti. E’ proprio dall’evasione fiscale che si sarebbero potute trarre le risorse per approvare due provvedimenti urgenti e non più procrastinabili per uscire dalla crisi. Innanzitutto, la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente e, in secondo luogo, la detassazione degli utili reinvestiti in azienda. Due ricette semplici ma indispensabili che un governo responsabile che difende e tutela le fasce sociali più deboli, i disoccupati, le famiglie italiane, le piccole e medie imprese si dovrebbe impegnare a far approvare.”

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