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Luogo meno corrotto del mondo? E’ la Nuova Zelanda

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Nel 2011 l’indice di percezione della corruzione mostra che la frustrazione pubblica è ben fondata. Nessuna regione o paese del mondo è immune dai danni della corruzione. L’indice utilizza una scala da 0-10 per misurare la corruzione percepita, con zero che rappresenta il paese altamente corrotto e 10 sta per molto pulito. Il rapporto, pubblicato questa settimana, è stato elaborato dall’organizzazione “Transparency International Independent”. I risultati provengono dai sondaggi effettuati sulla base di valutazioni diverse e indagini svolte presso le istituzioni dei vari paesi. Le informazioni utilizzate per compilare l’indice includono domande relative alla corruzione di pubblici ufficiali, tangenti negli appalti pubblici, l’appropriazione indebita di fondi pubblici e domande che hanno sondato la forza e l’efficacia degli sforzi nel settore pubblico nella lotta alla corruzione. L’organizzazione Transparency International, ha sede a Berlino, con 90 uffici presenti in tutto il mondo, partner dei governi, per sviluppare e implementare misure efficaci per combattere la corruzione nelle imprese e nella società civile. Nella classifica la Nuova Zelanda è percepita come la nazione meno corrotta sulla terra, mentre la Somalia e la Corea del Nord sono viste come le più corrotte. Gli Stati Uniti sono classificati tra i 24 meno corrotti su un ” indice di percezione della corruzione,” il quarto paese migliore nell’emisfero occidentale. Il Canada si classifica al 10°, Bahamas è 21° e il Cile è 22°. Nel complesso, i primi posti sono occupati soprattutto dai paesi europei, ad eccezione della Nuova Zelanda, Singapore, al n. 5 e dall’Australia, che è legato alla Svizzera all’8° posto. Al top della classifica sono altre nazioni come Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia e i Paesi Bassi. L’Italia si classifica al 69 posto con Macedonia , Ghana e Samoa con un punteggio di 3,9 vicino allo zero. Oltre alla Somalia e Corea del Nord, che sono legate per ultimo al 182°, la parte inferiore dell’elenco include Myanmar, Afghanistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Sudan, Iraq, Haiti e Venezuela.
Nella relazione gli esperti dell’organizzazione di Transparency International Independent hanno sottolineato “Nel corso del tempo, le percezioni hanno dimostrato di essere una stima attendibile di corruzione”.
La classifica per gli altri paesi dell’emisfero occidentale è: Uruguay (25), Porto Rico (39), Costarica (50), Cuba (61), Brasile (73), Colombia, El Salvador e Perù (legate per 80), Panama (86), Argentina e Messico (legate per 100), Bolivia (118), Ecuador e Guatemala (legate per 120), Repubblica Dominicana e Honduras (legate per 129), Nicaragua (134), Paraguay (154), Venezuela (172), Haiti (175). La Nuova Zelanda, è la nazione più alta in classifica, con un punteggio di 9,5. La Somalia e la Corea del Nord, si trovano nella classifica più bassa, con un punteggio di 1.0.
Gli Stati Uniti ha segnato il 7.1, mentre il Canada è l’8,7 e il Cile è il 7.2. Haiti, è la nazione nella classifica con il punteggio più basso nell’emisfero occidentale, con l’1,8. Avanti la nazione peggiore è il Venezuela con l’1,9.
In Europa orientale e dell’Asia centrale, la Turchia si è classificata con la posizione più alta al 61 posto con 4.2 punti della scala mentre il Turkmenistan e l’Uzbekistan sono con il punteggio più basso, legato al 177 posto con un valore dell’ indice di 1.6. In Unione europea e dell’Europa occidentale, la Danimarca e Finlandia sono i paesi migliori, legati al secondo posto con un indice valore di 9,4. La Bulgaria è giù nella classifica al n. 86 con un 3.3 nella scala della corruzione. In Medio Oriente e Nord Africa, il Qatar è il paese migliore al n. 22 con un indice valore del 7,2. L’Iraq è gìù, classificato al 175, con un indice valore 1.8. In Africa subsahariana, il Botswana è il più alto nella classifica al n. 32 con un indice valore di 6.1. Il rapporto completo, pubblicato giovedì, comunica Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è visibile sui siti http://www.transparency.org e http://www.sportellodeidiritti.org.

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La Somalia sta morendo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2011

Il governo della Somalia è stato distrutto nel 2006 da un’invasione appoggiata dagli Stati Uniti per paura dell’estremismo islamico. Ma questa tattica si è rivelata controproducente. Da allora molti gruppi simili ad Al-Shabaab hanno preso il potere e terrorizzato la Somalia, e la comunità internazionale ha sostenuto un governo corrotto che controlla solo alcune parti della capitale. Le politiche di isolamento, invasione e pressione della guerra al terrore non sono servite ad alcunché, e ora migliaia di somali stanno morendo ogni giorno. E’ arrivato il momento di avviare un nuovo approccio. Gli Stati Uniti si sono già fatti avanti per rispondere alla crisi, allentando le leggi anti-terrorismo che bloccavano gli aiuti alla popolazione somala nella regione di Al-Shabaab. Nel frattempo sembrano esserci numerose incrinature fra i gruppi di miliziani e alcuni leader vogliono far entrare gli aiuti. Ma questo non è abbastanza per rompere il muro che circonda le vittime della carestia. Soltanto una diplomazia internazionale coraggiosa potrà coinvolgere tutte le parti e garantire che gli aiuti raggiungano in sicurezza le centinaia di migliaia di famiglie disperate. Una delle fonti di reddito principali di Al-Shabaab viene dal taglio degli alberi d’acacia per la produzione di carbone, che viene poi esportato illegalmente agli Emirati Arabi e agli altri Stati del Golfo. Questi paesi potrebbero fare leva sui loro legami economici con Al-Shabaab per giocare un ruolo diplomatico cruciale e garantire l’accesso umanitario alle aree devastate dalla carestia. E’ urgente che la Somalia intraprenda un nuovo percorso: appelliamoci al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per sostenere gli Stati del Golfo a guidare il processo di mediazione per garantire che i somali che oggi stanno morendo sotto i miliziani di Al-Shabaab possano accedere al cibo e alle cure sanitarie per se stessi e per i loro figli affamati.

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