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Scuola: Corsi di sostegno, il festival dell’inefficienza

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Le selezioni per partecipare ai corsi specializzanti si confermano tra le più disorganizzate degli ultimi anni: non bastava aver distribuito i 14.224 posti a caso, introducendo una soglia “mobile” per la prova preselettiva e arrivando a respingere ammessi con 27/30, avere predisposto malamente i test, con tanto di prove annullate in tre atenei, avere mutato, con il D.M. n. 92/2019 la soglia per passare allo step orale; nelle ultime ore dalle Università coinvolte nella rettifica della graduatoria dei candidati ammessi alla prova scritta continuano a giungere ammissioni di errori nelle risposte attribuite nei test preselettivi del 15 e 16 aprile. Anief ritiene che sia doveroso tutelare i diritti dei docenti danneggiati da questo bailamme: a questo scopo, dopo avere ottenuto dal Tribunale Amministrativo un provvedimento cautelare d’urgenza per far aumentare al Miur il numero di posti attivati e la sua distribuzione sul territorio, il giovane sindacato è sceso in campo per far partecipare ai corsi tutti i docenti non ammessi che hanno superato almeno la soglia della sufficienza (18/30), prorogando la possibilità di presentare ricorso sino a tutto il 13 maggio. Marcello Pacifico (Anief): Essere scalzati in modo incoerente, avendo introdotto delle soglie di accesso mutevoli, è inaccettabile. Dagli atenei italiani continuano a giungere prove di ammissione sugli errori maldestri che hanno caratterizzato le selezioni dei docenti che, lo scorso 15 e 16 aprile, hanno partecipato ai test preselettivi per partecipare ai corsi specializzanti nel sostegno agli alunni disabili. A Foggia – scrive Orizzonte Scuola – alcuni candidati, dopo la diffusione dei test, hanno segnalato all’Università un errore nel requisito n. 22 “Individuare la parola sillabata erroneamente”. L’ateneo pugliese ha spiegato che “a seguito di segnalazioni su un quesito (n. 22 del questionario tipo) con duplice risposta esatta (A. Pres-sapo-chis-mo – B. At-tua-l-men-te), si comunica che in entrambi i casi la Commissione ha attribuito il punteggio di 0.50. Pertanto sono ammessi alla prova scritta della scuola secondaria di I grado, che si terrà il 17/05/2019, tutti coloro che hanno sommato il punteggio di 26″. Sul sito dell’università di Foggia è quindi comparsa una nuova ulteriore graduatoria corretta. Ma ad ammetterne altri è anche la struttura organizzatrice “madre” delle prove, che ha fornito le domande della preselettiva a tutti gli atenei, tanto che sono state riformulate alcune delle graduatorie della scuola di infanzia in cui i candidati avevano svolto il test preparato dal Consorzio interuniversitario CINECA. La domanda in questione era quella relativa a Piaget: “Nei processi fondamentali che caratterizzano lo sviluppo cognitivo del bambino, J. Piaget individua delle fasi evolutive, che chiama “stadi”. Quante sono?” la risposta corretta è “quattro” e non “sei” come in un primo tempo era stato indicato.” A correggere l’errore sono state l’Università di Salerno, Enna, Messina. Errori sono stati corretti anche presso l’Università di Cassino e Cagliari. Nel frattempo, continua la formulazione delle prove scritte e arrivano i primi risultati dei candidati ammessi alla prova orale. Le quali prove, però, ora rischiano fortemente di essere inficiate dai troppi errori commessi nelle fasi precedenti e quindi, perlomeno, di essere ripetute anche più volte, anche con delle verifiche suppletive. Davanti a questo festival dell’inefficienza, Anief ribadisce tutta la sua disponibilità ad accogliere le impugnazioni dei docenti che, dopo mesi di preparazione e attese snervanti per lo svolgimento delle prove, si sono visti sfumare l’accesso ai corsi specializzanti per motivi che non hanno nulla a che vedere con le loro conoscenze e competenze. Ma in questa situazione, avere introdotto una soglia “ballerina”, mutevole da ateneo ad ateneo, è risultato l’errore più grande: per questo motivo, il giovane sindacato è sceso in campo per far partecipare ai corsi tutti i docenti non ammessi che hanno superato almeno la soglia della sufficienza (18/30), prorogando la possibilità di presentare ricorso sino a tutto il 13 maggio. L’approdo in tribunale si basa anche sul fatto che i bandi delle Università, sulla scia delle discutibili indicazioni fornite dal Miur, hanno limitato l’accesso alle prove scritte a un numero di candidati pari al doppio dei posti disponibili per ogni ordine e grado, riducendo l’accesso in moltissimi casi solo di poche decine di aspiranti. Per Anief la decisione è meritevole di un intervento del giudice amministrativo, il quale sarà chiamato a valutare i profili di legittimità dell’esclusione a priori di questi candidati dalle prove successive al test preselettivo. Va ricordato che Anief aveva anche impugnato con successo, al Tar del Lazio, la decisione del Miur, attraverso il Decreto del 21 febbraio 2019 n. 118, di autorizzare un numero di posti, rispetto al fabbisogno di personale docente specializzato, decisamente più piccolo rispetto alle effettive esigenze ed impellenze territoriali: il Tribunale Amministrativo, con un provvedimento cautelare d’urgenza, ha dato ragione al sindacato, ordinando al Miur l’immediato riesame della situazione, chiedendo all’amministrazione di redigere una relazione circostanziata attraverso la quale si possano finalmente chiarire, tra l’altro, i presupposti e le ragioni posti a fondamento delle scelte prodotte.

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Sostegno: Che senso ha introdurre il numero chiuso per i corsi se c’è bisogno di molti docenti specializzati?

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Mentre in queste ore migliaia di docenti si preparano a sostenere la prova preselettiva per i corsi di specializzazione sostegno, la cronaca ci racconta di studenti diversamente abili sprovvisti dei docenti di cui hanno bisogno. Come il caso, ripreso dalla stampa, di un’alunna costretta a non essere seguita da un docente specializzato, nonostante la diagnosi funzionale dell’Asl parli chiaro, ma da supplenti, inseriti spesso nella seconda e terza fascia, abilitati o meno in altre classi di concorso. Marcello Pacifico (Anief): In tutto questo marasma, con organici insufficienti e precari purtroppo in una situazione di stallo, ci sfugge il senso di introdurre il numero chiuso nei corsi di specializzazione. Siamo da sempre vicini a tutti quei ragazzi e alle loro famiglie che necessitano di un docente di sostegno, perché è un loro diritto sacrosanto. In queste ore si stanno svolgendo i test preselettivi per i corsi di specializzazione sostegno e intanto la stampa nazionale riporta esempi di disservizi da parte del Miur, che non adegua la risposta alle domande. Mentre il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti annuncia che nei prossimi tre anni si attiveranno 40mila specializzazioni e quest’anno saranno al bando 14.224 posti, vengono raccontati diversi casi di posti non assegnati a docenti formati adeguatamente e secondo i dettami ministeriali. Come riporta Il Messaggero, i genitori di una “bimba affetta da sindrome di Down e crisi epilettiche raccontano la loro odissea scolastica in una lettera aperta. Ormai da dieci anni alla bimba, che frequenta la scuola statale di Morro d’Oro (Teramo) viene negato un insegnante di sostegno, nonostante la battaglia avviata dai genitori, tra sentenze del Tar e diffide legali. Secondo i genitori quello che sta accadendo nella scuola della figlia, i diritti che le sono stati negati e i conseguenti danni subiti non sono cosa degna di un’istituzione scolastica né di un paese civile”.
Come racconta la madre della ragazzina a Open, viene lamentato infatti che, “in quarta e quinta elementare, la sua bambina ha avuto la stessa insegnante di sostegno per due anni consecutivi e i progressi sono stati incredibili”, tanto che l’alunna sapeva leggere e scrivere frasi intere. Il problema è stato riscontato durante la frequenza della scuola media, quando “le è stato assegnato un docente di inglese, poi uno di educazione fisica” e la ragazzina “è tornata alle sillabe, non sa più leggere”, conclude la madre. Dunque, nonostante la diagnosi funzionale dell’Asl parli chiaro, con la bambina che “ha diritto a un sostegno 1 a 1, cioè a tempo pieno, per tutto l’orario scolastico”, già dalla scuola d’infanzia le viene “ridotta l’assistenza a 9 ore settimanali. Le insegnanti di sostegno poi cambiano ogni anno, con gravi ripercussioni sull’apprendimento della bimba”.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “in tutto questo marasma, con organici insufficienti e precari purtroppo in una situazione di stallo, ci sfugge il senso di introdurre il numero chiuso nei corsi di specializzazione, come è accaduto in occasione dell’attuale tornata, i cui test preselettivi si stanno svolgendo proprio in questi giorni. Siamo da sempre vicini a tutti quei ragazzi e alle loro famiglie che necessitano di un docente di sostegno, perché è un loro diritto sacrosanto che non può essere leso e per questo abbiamo confermato la nostra iniziativa ‘Non un’ora di meno!’ che lo scorso anno ha prodotto diverse cause vinte: famiglie, docenti e dirigenti scolastici possono segnalare – senza affrontare spese – ogni mancata tutela dei diritti degli alunni scrivendo all’indirizzo sostegno@anief.net”, conclude Marcello Pacifico.

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Scuola: Corsi di specializzazione per il sostegno, oggi e domani i test preselettivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Si parte: oggi e domani si svolgeranno le attese prove preselettive per accedere ai corsi di sostegno, per i quali il Miur ha previsto 14.224 posti e hanno fatto domanda decine e decine di migliaia di candidati con abilitazione oppure con laurea e i 24 Cfu richiesti o con 3 annualità di servizio svolte nel corso degli otto anni scolastici precedenti.La prima prova di selezione per l’accesso al Tfa sostegno ha riguardato la scuola dell’infanzia e si è svolta questa mattina, mentre nel pomeriggio si svolgerà quella della scuola primaria. Domani toccherà ai docenti della scuola secondaria: la mattina per quelli di primo grado, mentre il pomeriggio toccherà a quelli delle superiori.
Per Anief, tuttavia, ci sono anche altri docenti che vanno ammessi in soprannumero: sono tutti quelli che oggi e domani sosterranno la prova preselettiva conseguendo un punteggio finale pari o superiore a 18/30. La decisione del sindacato di impugnare le esclusioni di chi supererà il test preselettivo, avendo conseguito comunque la sufficienza, scaturisce dall’incredibile decisione del Miur di introdurre una soglia d’accesso ai corsi di tipo “fluttuante”, ovvero variabile a seconda dei punteggi conseguiti dai candidati al termine di ogni singola somministrazione dei test. Inoltre, con Radamante si ricorrerà contro il paletto vero e proprio del numero programmato.
Le selezioni per partecipare ai corsi specializzanti nel sostegno agli alunni disabili prevedono, oltre al test preliminare odierno e di domani, anche una o più prove scritte ovvero pratiche, più una prova orale.
L’articolo 4, comma 4, del decreto Miur n. 92/2019, ricorda oggi Orizzonte Scuola, implica che sono “ammessi in soprannumero ai relativi percorsi”, senza svolgere le prove di ammissione, “i soggetti che, in occasione dei precedenti cicli di specializzazione abbiano sospeso il percorso ovvero, pur in posizione utile, non si siano iscritti al percorso” oppure “siano risultati vincitori di più procedure e abbiano esercitato le relative opzioni” o “siano risultati inseriti nelle rispettive graduatorie di merito, ma non in posizione utile”. Sono inoltre previsti dei percorsi di specializzazione abbreviati per coloro “che abbiano sospeso il percorso ovvero, pur in posizione utile, non si siano iscritti al percorso; siano risultati vincitori di più procedure e abbiano esercitato le relative opzioni; siano risultati inseriti nelle rispettive graduatorie di merito, ma non in posizione utile”.
“Con questa decisione cervellotica – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si sono venuti a determinare i presupposti per andare a determinare una selezione di tipo discriminante. Tra l’altro, non si comprendono i motivi per i quali, a fronte di oltre 50 mila posti vacanti, assegnati in alto numero e personale non specializzato, l’amministrazione abbia concesso un numero così limitato di posti, una sorta di numero chiuso, peraltro attuato in modo anche disomogeneo. Basta dire che ci sono alcune istituzioni interessate, come la Giunta del Piemonte, che hanno chiesto formali spiegazioni sul modesto numero di posti messi a bando nella Regione: appena 200, di cui la miseria di 15 nella scuola dell’infanzia, peraltro concentrandoli nella sola Università di Torino”.
“Siccome non si comprende – continua Pacifico – il motivo di così pochi posti messi a bando e la mancanza di coerenza nell’imporre una soglia indefinita per l’accesso agli stessi corsi, in dispregio al merito individuale, come Anief abbiamo deciso di rivolgerci al Tar del Lazio, in modo da tutelare sino in fondo tutti coloro che supereranno la sufficienza, ovvero i 18/30. E siccome il merito individuale e le motivazioni a svolgere un corso di formazione così particolare come quello della didattica speciale sono elementi fondamentali, i quali devono sempre prevalere, noi siamo pronti a difendere in tribunale tutti coloro che si ritroveranno esclusi dai corsi di didattica speciale pur avendo fatto riscontrare la sufficienza”.

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Corsi di realtà virtuale per rianimare con il defibrillatore

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Riconoscere l’arresto cardiaco, allertare il 118, eseguire la rianimazione cardiopolmonare, utilizzare i defibrillatori semiautomatici (DAE). Tutto all’interno di uno scenario di realtà virtuale. Accade a Bologna dove, per la prima volta in una scuola italiana, 11 docenti dell’Istituto Aldini Valeriani Siriani, hanno ricevuto la certificazione BLSD (Basic Life Support Defibrillation) utilizzando anche 5 caschetti per la realtà virtuale.
La formazione, gratuita, è stata organizzata nell’ambito del Progetto Pronto Blu 118 dell’Azienda USL di Bologna, attivo da anni per diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare e aumentare il numero di soccorritori volontari in grado di intervenire in caso di arresto cardiaco.Virtual Reality CPR (VR CPR), promosso da Italian Resuscitation Council e finanziato dalla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, è un progetto innovativo e ambizioso che ha l’obiettivo di addestrare gli operatori sanitari, i laici, i ragazzi e i docenti, utilizzando anche ambienti virtuali. Nei 5 caschetti per realtà virtuale messi a disposizione durante il corso BLSD, gli allievi vengono catapultati in tre diversi scenari virtuali di arresto cardiaco ambientati in città: in piazza Santo Stefano, all’interno dell’Ospedale Maggiore e in una scuola. Per muoversi correttamente e fare le cose giuste all’interno dello scenario virtuale, affiancati da un altrettanto virtuale soccorritore, gli allievi devono rispondere ad alcune domande, che ripercorrono i temi già affrontati nel corso di formazione.Pronto Blu 118 Bologna annovera, tra i suoi obiettivi, la diffusione della cultura dalla rianimazione cardiopolmonare anche nel mondo scolastico con la formazione di docenti/istruttori e la promozione della APP DAE RespondER, che fornisce la mappatura aggiornata dei defibrillatori presenti in città. In questi ambiti si inserisce, ad esempio, la diffusione della campagna Kid Save Lives, firmata dall’OMS, e rivolta ai ragazzi over 12 anni.La diffusione della conoscenza delle manovre rianimatorie cardiopolmonari elementari è riconosciuta, sempre di più, come un elemento essenziale per aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Manovre elementari, che possono salvare una vita e che chiunque, anche senza una preparazione sanitaria professionale, può eseguire. Queste manovre, praticate tempestivamente prima dell’arrivo dei soccorsi, e la presenza di defibrillatori, anticipano i tempi di intervento, dimezzandoli rispetto a quelli garantiti dalla rete del 118, e triplicano le possibilità di sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco. In Italia ciò avviene solo nel 15% dei casi, a fronte di percentuali intorno al 50% nei paesi scandinavi. Nella provincia di Bologna sono all’incirca un migliaio, ogni anno, le persone colpite da arresto cardiaco. Solo il 18% di esse sopravvive, nonostante il tempestivo intervento del 118, percentuale che sale al 50% se la persona colpita da fibrillazione ventricolare viene rianimata con il defibrillatore.

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I corsi di specializzazione per docenti di sostegno continuano a far discutere

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Dopo la pubblicazione del Decreto n. 92/2019 e la successiva incomprensibile decisione, avallata tacitamente dal Miur, di distribuire 14.224 posti con modalità random, senza rispettare minimamente i fabbisogni territoriali legati alle disponibilità di cattedre libere e alla mancanza di candidati, costringendo il sindacato a ricorrere in tribunale, in questi giorni stiamo assistendo alla pubblicazione dei bandi, da parte degli atenei autorizzati, che confermano i costi proibitivi richiesti ai partecipanti. Ad ogni corsista si chiedono almeno 120 euro per tentare l’accesso e fino a 3.800 euro (a Napoli) per frequentare i corsi. Marcello Pacifico (Anief): C’è un’esigenza di carattere nazionale e sociale, non possono le università decidere autonomamente se e come allestire i corsi oppure trasformare questa formazione in introiti economici per compensare quelli mancati. Lavandosene le mani, non imponendo alcuna regola, il Miur è venuto meno al suo ruolo di garante e di gestore centrale della macchina organizzativa scolastica. Il business su docenti che intendono specializzarsi sul sostegno agli alunni disabili è ripreso con più vigore del passato. Stavolta, tra gli atenei che più si caratterizzano per le richieste esose primeggiano quelle del Sud: il record è dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli che ha deciso di chiedere ai frequentanti del corso specializzante in didattica speciale ben 3.800 euro. Non molto meno (3.700 euro) chiedono le università di Catania, Messina e Palermo. Ma il business non finisce qui: gli atenei, infatti, hanno deciso di fare cassa anche sfruttando al massimo i test preselettivi. È notizia di oggi, pubblica dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola, che ogni aspirante al sostegno per tentare l’accesso al corso specializzante di Urbino dovrà avere prima versato all’università umbra la bellezza di 200 euro. E comunque, anche negli altri atenei non si andrà al di sotto dei 120 euro a candidato. Assicurando alle loro amministrazioni economiche, in questo modo, cifre non indifferenti, anche nell’ordine dei milioni di euro.

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Scuola: Sostegno, corsi di specializzazione organizzati a caso

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

La scuola ha bisogno di docenti di sostegno specializzati: anche il Ministro dell’Istruzione lo ha detto più volte nel corso degli ultimi mesi, annunciando l’intenzione di avviare corsi specializzanti per 40 mila docenti in tre anni. La prima tranche dei corsi è stata avviata qualche giorno fa attraverso il Decreto n. 92/2019, con 14.224 posti disponibili per l’anno accademico 2018/2019: successivamente, però, è stato pubblicato un secondo decreto, il 24 febbraio, che nel ripartire quei posti ha incredibilmente penalizzato numerose regioni e province dove il fabbisogno è altissimo. Si è prodotta una ripartizione di posti illogica, con numeri del tutto insufficienti, in diverse regioni, a coprire il fabbisogno di docenti specializzati.
Esaminando la “tabella riassuntiva dell’offerta formativa di specializzazione sul sostegno”, desta scalpore, ad esempio, la scelta fatta per la provincia di Palermo, dove nella scuola secondaria a fronte di complessivi 2.350 posti liberi, tra vacanti e in deroga, il Miur non ha attivato alcun corso. Ci sono anche altre regioni ad essere state penalizzate. Vale per tutti quanto accade in Piemonte, dove si attiverà un solo corso di specializzazione, all’Università di Torino, per la misera di 200 posti, di cui appena 15 riservati alla scuola dell’infanzia. Eppure, in provincia di Torino, nell’anno scolastico in corso sul sostegno sono state assegnate circa 3 mila supplenze, quasi tutte affidate a docenti non specializzati e per assenza di personale con titolo specifico.
“Si tratta, inoltre, – afferma Marcello Pacifico – di uno schiaffo rivolto anche agli studenti, alle famiglie, alle scuole e all’amministrazione scolastica delle regioni svantaggiate. È amaro ammetterlo, ma ancora una volta siamo costretti a rivolgerci ai tribunali per garantire il diritto all’inclusione degli studenti con disabilità certificata”.

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Scuola – Corsi di specializzazione per il sostegno. Anief avvia ricorsi per i docenti esclusi dal Miur

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Con il Decreto n. 92/2019, pubblicato in queste ore, il Ministero dell’Istruzione fissa le norme per partecipare al corso specializzante (ex Tfa) per insegnare agli alunni disabili: viene confermata l’esclusione degli insegnanti Afam, i dottori di ricerca e gli educatori. Sugli Itp permangono incertezze. Il sindacato contesta anche la soglia di sbarramento nel test pre-selettivo utile all’accesso alle prove scritte. In attesa dei chiarimenti di Viale Trastevere, il sindacato apre le procedure di adesione ai ricorsi al Tar Lazio con scadenza 11 marzo. Marcello Pacifico (presidente Anief): Non si comprende questo gratuito eccesso di rigorosità, anche alla luce dell’alto numero di posti disponibili, che oggi sono quasi 60 mila.
Il Miur si è contraddistinto anche stavolta per le tante esclusioni: sono quelle dei docenti in possesso del diploma di Conservatorio, di Belle Arti o Accademia di Danza e del titolo di dottore di ricerca, non considerati dal Miur come personale abilitato all’insegnamento e a cui viene imposto comunque il possesso dei 24 CFU o le 3 annualità di servizio.
Palesemente illegittima, inoltre, risulta l’esclusione del personale educativo: anche a questi lavoratori, che per legge sono equiparati ai docenti della scuola primaria, il Miur preclude l’accesso ai posti per il sostegno nella scuola primaria. Per gli ITP, gli insegnanti tecnico-pratici, invece, Anief ha chiesto l’emanazione di una specifica Faq da parte del Miur, perché a questo personale era stato impedito di partecipare come titolo d’accesso al concorso riservato, anche se un’interpretazione estensiva della deroga alla norma potrebbe aprire loro le porte ed evitare, quindi, il ricorso in tribunale. In tal caso, qualora fosse concessa la partecipazione dei diplomati ITP senza restrizioni di sorta, sarebbe un grande successo del sindacato Anief che già era pronto a tutelare in tribunale i loro diritti attraverso una specifica azione legale. Lo studio legale di Anief continua a ritenere irricevibile, inoltre, la soglia di sbarramento nella pre-selettiva per l’accesso alle prove scritte: sempre secondo il decreto 92/2019, saranno ammessi a sostenere la prova scritta solamente i candidati che rientreranno nel numero pari al doppio dei posti messi a bando, anche qualora abbiano superato brillantemente i test preliminari. In questo caso, il ricorso sarà notificato dopo la pubblicazione delle graduatorie, ragione per cui allo stato attuale risulta necessario soltanto attivare la proroga della preadesione alla specifica azione legale promossa dell’Anief.
Per accedere ai nuovi corsi di specializzazione sul sostegno, in base a quanto indicato nel Decreto Miur n. 92/2019, per la scuola dell’infanzia e primaria servirà la laurea in Scienze della formazione primaria o il diploma magistrale, compreso il diploma sperimentale a indirizzo psicopedagogico, con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali o analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto in Italia.
Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, servirà avere l’abilitazione all’insegnamento, anche se il titolo è stato conseguito all’estero, sempre se riconosciuto nel nostro territorio. Possono presentare domanda di accesso al corso specializzante, ricorda Orizzonte Scuola, coloro che sono in possesso della laurea comprensiva di 24 CFU in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Ma anche la laurea con 3 annualità di servizio, svolte “nel corso degli otto anni scolastici precedenti, anche non successive, valutabili come tali ai sensi dell’articolo Il, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124, su posto comune o di sostegno, presso le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione”.Sono ammessi con riserva coloro che, avendo conseguito il titolo abilitante all’estero, abbiano presentato la relativa domanda di riconoscimento alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, entro la data termine per la presentazione delle istanze per la partecipazione alla specifica procedura di selezione. I requisiti di accesso sono gli stessi, sia per i docenti precari che per i docenti di ruolo.
Per superare la prova preselettiva occorre seguire un percorso mirato, esercitarsi con simulazioni ed utilizzare metodologie didattiche all’avanguardia che consentano una rapida memorizzazione delle conoscenze indispensabili. Eurosofia, avvalendosi di figure professionali competenti, ha modulato differenti tipologie di percorsi formatici per affrontare la selezione: un corso on line, dalla durata di 80 ore in modalità e-learning, di cui 70 ore in modalità e-learning di autoapprendimento e 10 ore in modalità webinar; un corso in presenza, dalla durata di 20 ore in presenza; corso on line e in presenza, dalla durata di 80 ore on line e 20 ore in presenza. Per consultare i programmi e scegliere il corso più idoneo alle proprie esigenze clicca qui.
Infine, Eurosofia, in collaborazione con Anief ed Unipegaso, consente di far acquisire i 24 CFU in materie psico/antropo/sociologiche e metodologie didattiche, quali requisiti d’accesso per il prossimo Concorso a cattedra e per accedere al nuovo Tfa sostegno. Per agevolare gli aspiranti docenti, con Eurosofia, Ecp Pegaso, è possibile acquisire i 24 crediti formativi studiando attraverso una piattaforma e-learning, intuitiva, di semplice fruizione e avendo a disposizione i materiali didattici 24 ore su 24.

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Corsi di italiano a Montreal

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Il Sottosegretario agli Affari esteri, on. Di Stefano, ha risposto, a nome del Governo, all’interrogazione a risposta immediata dell’on. Nissoli sui corsi di lingua a Montreal gestiti dal PICAI. Nell’illustrare l’interrogazione, l’on. Nissoli ha detto che l’interruzione dei corsi di lingua italiana a Montreal, da parte del PICAI, sta creando disagio tra le famiglie dei ragazzi che frequentano i corsi che, tra l’altro, hanno pagato la quota di iscrizione per l’intero anno. E pertanto ha chiesto al Governo “di intervenire per risolvere questa situazione che danneggia sia i ragazzi che l’immagine dell’Italia in Canada. E’ necessario che i corsi di italiano continuino per non interrompere il percorso educativo dei ragazzi. Allo stesso tempo è necessario fare chiarezza sulla gestione del Picai.” Il Sottosegretario Di Stefano, nel rispondere all’on. Nissoli, ha ricordato che la “Farnesina annette particolare importanza alle attività in Nord America e in Canada, tra cui l’area del Québec” indicando anche i contributi versati agli altri due enti gestori presenti a Montreal mentre per il PICAI ha fatto rilevare l’impossibilità di erogare il contributo per mancanza di chiarezza nella gestione finanziaria dell’ente. Infatti, il Sottosegretario ha detto che “la gestione economica e finanziaria da parte del PICAI si è rilevata di più difficile decifrazione. L’Ente gestore aveva beneficiato di fondi a valere sul Capitolo 3153 fino all’esercizio finanziario 2013. Successivamente, in base al parere della competente Ambasciata, le erogazioni sono state interrotte, essendo emerso che l’Ente non aveva dichiarato in bilancio tutte le entrate. Dal 2017 si è voluto riporre nuovamente fiducia nell’ente in questione, anche sulla base delle valutazioni favorevoli del Consolato Generale a Montreal e dell’Ambasciata a Ottawa, ristabilendo l’erogazione di un contributo”.
“Tuttavia – ha proseguito il Sottosegretario – lo scorso anno sono emerse incongruenze riconducibili alla mancata iscrizione in bilancio di tutte le entrate ed uscite. Sono tuttora in corso, per il tramite del Consolato Generale, i contatti con l’Ente gestore ai fini di una corretta rappresentazione in bilancio di tutti i movimenti finanziari. Da parte del Ministero, nell’auspicio di un chiarimento della situazione,sono stati comunque accantonati i fondi assegnati nel 2018, che sono quindi ancora erogabili. L’importo esatto dipenderà, al termine delle verifiche in corso da parte del Consolato Generale, dalla definizione dell’ammontare del saldo attivo da recuperare. Tali verifiche vengono condotte nel modo più rapido possibile e tenendo conto della necessità prioritaria di assicurare agli alunni dei corsi e alle loro famiglie la massima continuità didattica. Per questo – ha concluso – contiamo sulla piena e fattiva collaborazione dell’ente interessato”.Soddisfatta della risposta l’on. Nissoli che invita il PICAI a “collaborare con il Ministero degli Affari esteri, nella trasparenza, per l’interesse di tutta la Comunità italiana di Montreal”.Oggi, in Commissione era depositata anche una interrogazione a risposta scritta analoga ma la deputata interrogante era assente, quindi, per il momento, questa è la prima ed unica risposta del Governo a questo grave disagio della Comunità italiana a Montreal.

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L’on. Nissoli (FI) interroga il Ministro Moavero Milanesi sull’interruzione dei corsi di italiano a Montreal

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

In seguito alle numerose richieste pervenute dai connazionali residenti a Montreal, ieri, l’on. Fitzgerald Nissoli ha presentato una interrogazione al Ministro Moavero Milanesi per sollecitare una soluzione alla situazione di disagio delle famiglie italiane del Quebec dovuta al fatto che il PICAI ha interrotto l’erogazione dei corsi di lingua italiana all’improvviso a metà anno scolastico.Per l’on. Nissoli, l’interruzione di tali corsi “sta provocando notevole disagio tra la Comunità italiana e danni nel percorso educativo dei ragazzi”, infatti, oltre ai problemi connessi con la didattica, “l’apprendimento della lingua di origine è di particolare importanza per lo sviluppo psicofisico dei ragazzi”.
Nell’interrogazione, firmata da parlamentari di diversi schieramenti, l’on. Nissoli ha fatto anche rilevare che “l’interruzione dello svolgimento di tali corsi avrà evidenti ripercussioni sull’immagine dell’Italia in Canada” e per tutte queste ragioni la deputata eletta in Nord e Centro America auspica che si “arrivi presto ad una soluzione della vicenda venendo “incontro alle esigenze degli studenti e delle famiglie italiane di Montreal”.

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Corsi gratuiti Regione Lazio: Tecnico ambientale e Gestione dei Rifiuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

In partenza presso il Centro Europeo di Studi Manageriali due nuovi corsi gratuiti finanziati dalla REGIONE LAZIO e FSE, rivolti a inoccupati e disoccupati residenti nella Regione Lazio.Con il progetto “G.A.I.A. – Gestione di Azioni Innovative per l’Ambiente” Il Centro Europeo di Studi Manageriali propone n. 2 corsi gratuiti per diventare Tecnico Ambientale e Tecnico della gestione di impianti di trattamento rifiuti urbani.L’iniziativa, finanziata dalla Regione Lazio POR FSE 2014-2020 secondo quanto previsto dall’Avviso pubblico “Interventi di sostegno alla qualificazione e all’occupabilità delle risorse umane”, è riservata a disoccupati o inoccupati residenti o domiciliati nella Regione Lazio.
I corsi sono finalizzati ad acquisire le conoscenze e competenze tecniche richieste dalle rispettive professioni in modo da facilitare l’inserimento lavorativo.
I corsi ha una durata di 600 ore suddivise in 380 ore di formazione in aula e 220 ore di stage in aziende del settore. Sono inoltre previste attività di orientamento in entrata di 12 ore e n. 15 ore di accompagnamento in uscita, finalizzate a favorire l’inserimento professionale.
L’iniziativa è riservata ad inoccupati o disoccupati residenti o domiciliati nella Regione Lazio da almeno 6 mesi, compresi i lavoratori in mobilità, i lavoratori subordinati o parasubordinati che durante l’anno non percepiscano un reddito lordo complessivo superiore a €8.000 e €4.800 in caso di lavoratori autonomi – purché maggiorenni ed in possesso di un titolo di studi adeguato all’accesso alle proposte formative. Possono partecipare anche i cittadini non comunitari purché in possesso di regolare permesso di soggiorno.
Sono ammessi massimo 15 allievi + 3 uditori per ogni corso.L’intervento prevede il rilascio di un attestato di qualifica. È prevista l’erogazione di un’indennità di partecipazione pari a 10 € a giornata per allievo (giornate di durata pari a 6 ore)La richiesta di iscrizione dovrà pervenire via e-mail all’indirizzo formazione@centroeuropeo.it o direttamente presso le sedi del Centro Europeo, previa iscrizione al Centro per l’Impiego, compilando l’apposita domanda integrata con la documentazione prevista dal bando.Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il Centro Europeo di Studi Manageriali al numero 0771/771676

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Approvati i nuovi corsi di formazione professionale per l’occupazione di giovani e adulti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Sono stati approvati dalla Città metropolitana di Torino i nuovi corsi di formazione professionale finalizzati alla lotta contro la disoccupazione (Direttiva Mercato del Lavoro) per l’anno formativo 2018/2019. Si tratta di percorsi completamente gratuiti per gli allievi, di durata medio-lunga, anche pluriennale, e con una significativa presenza di stage in azienda, in alcuni casi realizzabile anche all’estero. I corsi sono finalizzati a favorire l’occupabilità e l’occupazione, a sostenere la formazione superiore con percorsi di alta specializzazione post diploma e post laurea, a favorire l’inclusione dei soggetti più vulnerabili, ad agevolare la mobilità e il reinserimento lavorativo. Si inseriscono nella Strategia “Europa 2020” della Commissione Europea sui temi della crescita inclusiva e della coesione sociale e territoriale.
I 341 corsi approvati per l’anno formativo 2018/2019, che offriranno un’opportunità per riqualificarsi e ampliare le proprie competenze tecnico-professionali formativa a circa 6mila persone, sono finanziati con risorse trasferite dalla Regione Piemonte e provenienti dal Fondo sociale europeo, per un impegno complessivo di 23 milioni e 800mila euro.
Le attività finanziate, distribuite sull’intero territorio metropolitano, sono rappresentative di tutte le aree professionali: agroalimentare, manifatturiero artigianale, meccanica, impianti e costruzioni, cultura informazione e informatica, turismo e sport, servizi commerciali e servizi alla persona. Si rivolgono a destinatari diversi per età, titolo di studio e condizione lavorativa e si articolano in corsi mirati a una qualificazione di base, corsi post qualifica, post diploma e post laurea e corsi destinati esclusivamente ai soggetti più deboli, come disabili, giovani a rischio, stranieri e detenuti.
È importante ricordare che i corsi rilasciano una certificazione riconosciuta a livello regionale e nazionale, con un inquadramento chiaro delle competenze professionali e delle abilità acquisite riconducibili ai livelli Eqf (Quadro europeo delle qualifiche e dei titoli per l’apprendimento permanente).
Nella selezione delle proposte formative è stato dato particolare rilievo all’indagine effettuata da Ires Piemonte, che ha analizzato l’andamento delle assunzioni e gli esiti, risultati molto positivi in termini occupazionali, ottenuti dagli allievi qualificati nelle precedenti edizioni dei corsi finanziati. Analisi che, oltre a confermare la validità dell’offerta formativa precedentemente finanziata, ha consentito di individuare anche i profili professionali da considerare prioritari nell’assegnazione dei nuovi corsi di formazione.
“Questi corsi” dichiara il consigliere delegato alle attività produttive e alla formazione professionale Dimitri De Vita, “programmati in accordo con la Regione attraverso il confronto attivo con le parti sociali, sono una valida forma di contrasto alla crisi e di inclusione lavorativa, promuovendo nel contempo la formazione lungo tutto l’arco della vita.

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Nuovi Corsi di lingua e cultura russa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Cagliari Martedì 25 settembre partiranno a Cagliari, presso la sala Maria Carta dell’E.r.s.u. in via Trentino, i nuovi corsi di lingua e cultura russa per l’A.A. 2018 – 2019.La novità consta nella presenza di un corso per principianti assoluti (A1) ed un corso elementare destinato a chi ha già frequentato in precedenza, con profitto, almeno 150 ore di studio della materia (A2).
Anche quest’anno i corsi avranno una durata di 150 ore ciascuno, diluite nell’intero anno accademico, suddivise in 4 moduli, ciascuno dei quali mira a sviluppare sia le conoscenze grammaticali che le competenze comunicative. Ogni modulo prevede inoltre un approfondimento dedicato alla cultura e alle tradizioni della Russia.I corsi, tenuti da una docente italiana, prevedono un intervento settimanale di una lettrice madrelingua che si occuperà della fonetica, della parte relativa alla comunicazione e della cultura.Inoltre, durante il corso, verranno svolte delle esercitazioni affini ai test della certificazione ТЭУ. Sarà infatti possibile sostenere, alla fine dell’intero corso, grazie alla partnership con il Centro Russo di Scienza e Cultura ROSSOTRUDNICHESTVO, un test specifico (A1 o A2) riconosciuto a livello internazionale che certifichi il livello di conoscenza acquisito. Il test prevede il raggiungimento di una competenza linguistico – comunicativa minima in grado di soddisfare esigenze comunicative elementari in un numero limitato di situazioni di vita quotidiana.Le lezioni, saranno tenute dalla docente Giulia Mocci e dalla lettrice madrelingua Eugenia Shcherba.

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ha scritto Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo, che passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Servizio Fidest)

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Immigrati: Corsi di agraria per rinascere liberi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Brescia. Si sente dire spesso “aiutiamoli nel loro Paese”, ma altrettanto spesso è un modo per non aiutarli affatto. Invece, con il progetto Farm Training, finanziato con 120.000 euro dalla Cei (progetto “Liberi di partire, liberi di restare”) e con il contributo della Congrega della carità apostolica di Brescia, 72 richiedenti asilo, oggi ospiti dell’Asilo Notturno Pampuri Fatebenefratelli di Brescia e della Caritas bresciana, potranno ottenere invece una qualifica professionale in ambito agrario da spendere in Italia o nel loro Paese d’origine. Si tratta di un corso teorico e pratico, promosso dal Centro Migranti della diocesi di Brescia e organizzato al Pampuri dall’Istituto “M. R. Padre Giovanni Bonsignori” di Remedello che partirà in settembre e si protrarrà sino a giugno 2021. In questi tre anni, 24 alunni per ciclo, potranno ottenere una formazione specifica in allevamento, agronomia e coltivazioni, meccanica agraria, manutenzione e sicurezza. I ragazzi verranno selezionati in base al loro percorso e in sinergia con la Prefettura. Tre aziende agrarie bresciane diventeranno un «laboratorio esperienziale» per i corsisti, mentre nelle aule del Pampuri si terranno le lezioni teoriche e si approfondirà la lingua italiana e l’educazione civica. A completare il monte di mille ore ci saranno stage in realtà agricole prima della valutazione finale. Il corso verrà proposto per tre annualità. L’Asilo Notturno Pampuri Fatebenefratelli può ospitare fino a 300 richiedenti asilo.

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Corsi di formazione in materie scientifiche

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

Ministero saluteRoma 18 dicembre alle ore 17.00, presso la sede del Ministero della salute di Lungotevere Ripa 1, il Ministro della salute Beatrice Lorenzin e il Segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) Raffaele Lorusso firmeranno un Protocollo di Intesa per la realizzazione di corsi di formazione in materie scientifiche di largo interesse rivolti ai giornalisti nell’ambito della Formazione Professionale Continua obbligatoria per tutti i giornalisti in attività. L’obiettivo è quello di promuovere conoscenze in ambito sanitario provenienti da fonte istituzionale autorevole e indipendente, al fine di fornire ai cittadini un’informazione corretta e scientificamente validata, contrastando il fenomeno della disinformazione e delle fake news circolanti.

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

carlo marxScriveva Luana De Rossi anni fa: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani un biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo,  passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Riccardo Alfonso)

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Corsi di formazione scolastica

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

scuolaPartono da oggi, con l’avvio del nuovo anno scolastico, i corsi di formazione che permettono di assolvere l’obbligo di istruzione e formazione: un‘opportunità ulteriore per i ragazzi usciti dalla scuola media. Sono principalmente corsi triennali per il conseguimento della qualifica professionale, rivolti ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni che devono assolvere l’obbligo formativo, ma possono parteciparvi anche i giovani sotto i 25 anni privi di qualifica o diploma e assunti con contratto di apprendistato. Integrano l’offerta i percorsi annuali per il conseguimento del diploma professionale di IeFP (Istruzione e formazione professionale), rivolti ai giovani fino ai 24 anni che sono già in possesso di una qualifica IeFP e che vogliono completare il loro percorso di studi. Nella città metropolitana di Torino questi percorsi di qualifica coinvolgono ogni anno circa 6.500 giovani, inseriti in 330 corsi, grazie al finanziamento del Fondo Sociale Europeo, dello Stato e della Regione, per un importo di 47 milioni di euro.
Si tratta da sempre di un’offerta flessibile e articolata, capace di adattarsi alle diverse esigenze dei ragazzi che scelgono un percorso di studi orientato alla pratica professionale e a un più rapido ingresso nel mondo del lavoro. Alcuni dei corsi attivati saranno realizzati secondo il modello “duale”, che prevede l’alternanza tra attività formative in aula e in impresa per favorire l’occupabilità giovanile, promuovendo una maggiore interazione tra domanda e offerta di lavoro. La programmazione dei percorsi è stata definita nel rispetto degli standard formativi regionali e dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) individuati in campo educativo. I Lep si riferiscono a diritti fondamentali che devono essere garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale, come l’accesso al sistema educativo, la qualità del servizio e dell’insegnamento, l’integrazione fra istruzione e formazione, le pari opportunità di genere, l’integrazione dei soggetti deboli e il diritto all’apprendimento lungo tutto il corso della vita.
I corsi sono distribuiti su tutto il territorio metropolitano, per avvicinare il più possibile l’offerta formativa alle residenze dei ragazzi. Gli ambiti professionali spaziano dai settori produttivi consolidati a quelli più innovativi: dalla ristorazione ai servizi alla persona, dall’elettronica alla meccanica, fino ai servizi per le imprese e al settore della grafica e multimedialità. Accanto ai tradizionali corsi triennali di qualifica, sono previsti interventi specifici per i giovani a rischio di esclusione dal sistema tradizionale dell’istruzione, per le persone con disabilità e per chi ha abbandonato prematuramente gli studi.

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Alla Stranieri corsi gratuiti di lingua italiana ed educazione civica per cittadini non comunitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

Università per Stranieri di PerugiaPerugia. Scade il 4 settembre prossimo il termine dell’iscrizione ai corsi gratuiti di Lingua Italiana ed Educazione Civica per cittadini non comunitari di livello A1 e A2 che si terranno all’Università per Stranieri di Perugia. I corsi sono utili per il conseguimento della certificazione linguistica anche ai fini dell’accordo di integrazione e per l’ottenimento del permesso di soggiorno UE di lungo periodo e si inseriscono nell’ambito del progetto FAMI coordinato dalla Regione Umbria dal titolo “CIC to CIC, corsi integrati di cittadinanza, conoscere l’italiano per comunicare”.
“Cic to Cic” è il progetto di formazione civico linguistica per cittadini non comunitari grazie al quale la Regione Umbria, insieme ad un ampio partenariato di cui fa parte anche la Stranieri di Perugia, garantisce l’acquisizione da parte dei cittadini dei Paesi Terzi, della lingua, della storia e delle istituzioni della società italiana, nella prospettiva di una piena integrazione sociale e la costruzione di una cittadinanza interculturale e coesa.Tutti gli iscritti che avranno seguìto regolarmente il corso, almeno il 75% delle ore di lezione per ciascun livello A1 o A2, potranno acquisire l’attestato di frequenza e iscriversi all’esame per il conseguimento della certificazione di conoscenza della Lingua italiana (CELI immigrati livello A1 o A2), rilasciata dall’Università per Stranieri di Perugia. Il corso è rivolto a tutti i cittadini stranieri risultanti nell’anno 2016 non comunitari (extra Unione Europea), e residenti nel territorio umbro. Per ulteriori informazioni si può telefonare al numero 075 5746 351 – 075 5746 236 o collegarsi al sito dell’ateneo http://www.unistrapg.it

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Corsi di mediazione culturale

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzione“La prevenzione e il contrasto alla radicalizzazione e all’estremismo violento passa anche attraverso la formazione universitaria e post-universitaria di figure professionali specializzate nelle relazioni interculturali. Questa legge lo riconosce in maniera esplicita, destinando risorse immediate alle nostre scuole e università”. Così Luigi Dallai, deputato del Pd e membro della Commissione cultura, scienza e istruzione, commenta l’approvazione della proposta di legge “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista”, che assegna stanziamenti a favore del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per specifici progetti di formazione. Il testo, che era approdata in Aula per la discussione all’inizio di aprile, si propone di potenziare le misure repressive e di intelligence con una serie di norme finalizzate alla prevenzione.Tra i cardini della legge, l’istituzione di un Centro nazionale sulla radicalizzazione, con una funzione di monitoraggio e di audizione, la previsione di un nuovo organo parlamentare, una serie di interventi in ambito scolastico, sul piano della formazione universitaria, della comunicazione istituzionale e della rieducazione dei detenuti. “Le azioni di repressione e di intelligence – sottolinea Dallai – sono fondamentali ma da sole non sufficienti per maturare un’integrazione culturale duratura e per indagare in profondità i canali in cui si sedimenta il radicalismo islamista. La scuola e l’università, sia nel suo ruolo di promotore del dialogo interculturale e interreligioso, che attraverso gli obiettivi primari di formazione e ricerca scientifica, hanno un ruolo importante in questa partita: ad esempio creando figure adeguatamente formate per contrastare la radicalizzazione e favorire il dialogo, le relazione interculturali ed economiche e lo sviluppo dei paesi di emigrazione, previsti ed organizzati da accordi di cooperazione fra università italiane e università dei paesi aderenti all’Organizzazione della cooperazione islamica, con i quali l’Italia ha stipulato accordi di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica”. “Le nostre due università – l’Ateneo senese presso la sede di Arezzo e l’Università per Stranieri – da tempo si sono dotate di corsi di mediazione culturale per rispondere con la formazione e la cultura alle grandi sfide sociali che viviamo quotidianamente e a quelle che ci attendono. Questa legge, destinando specifiche risorse alla formazione di figure professionali altamente specializzate, è un’opportunità concreta per i nostri atenei per intercettare risorse e potenziare l’offerta formativa in questo ambito”.

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Scuola. Tfa Sostegno, ingiustificato aumento delle tasse per fare il test e frequentare i corsi: fino a 4mila euro a precario

Posted by fidest press agency su sabato, 6 maggio 2017

scuolaLe prove, fissate per il 25 e 26 maggio prossimi, potranno essere svolte solo dagli abilitati all’insegnamento che verseranno (nella maggiora parte dei casi entro la metà di maggio) una tassa maxi, anche di 200 euro: questa è la cifra che dovranno accollarsi, a esempio, in Sicilia, all’ateneo Kore di Enna, ma anche i candidati che tenteranno l’accesso al Tfa sostegno presso le Università di Macerata e Urbino. Considerando che la media della tessa dell’ultimo ciclo era attorno ai 100 euro, non si comprendono proprio i motivi di questa impennata. Poi ci sono i costi di frequenza, che nei quattro atenei siciliani sono di 3.700 euro.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sono cifre davvero troppo alte. Anche perché per il futuro, in base ai decreti legislativi della Legge 107 del 2015 su reclutamento e sostegno, è una spesa di cui si farà carico lo Stato, inglobandola nella formazione triennale dei vincitori di concorso. Questo significa che mentre è stata approvata la riforma, con l’introduzione dei FIT, la Formazione Iniziale e Tirocinio, il Tfa continua a costare sempre più caro. Ma l’errore è anche quello di obbligare a partecipare a questi test pre-selettivi i candidati risultati idonei al precedente Tfa. Mentre, in occasione del secondo ciclo Tfa sostegno a coloro che risultavano in questa situazione era stato permesso di accedere direttamente ai corsi. Anief ricorda che per iscriversi al corso di preparazione alle prove di accesso al TFA III ciclo SOSTEGNO, organizzato in collaborazione con Eurosofia, c’è tempo fino all’8 Maggio.

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