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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘corte costituzionale’

La corte costituzionale non riconosce la perequazione delle pensioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

sede-consultaLa Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”. “Una pessima notizia. Buona per i conti pubblici, ma molto negativa per i pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La speranza era che, almeno per i titolari dei trattamenti previdenziali più modesti, pari a 4 volte il trattamento minimo, la Consulta stabilisse l’obbligo di un rimborso e di un adeguamento completo” conclude Dona. L’associazione di consumatori ricorda che anche nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015 ci si riferiva a concetti come “proporzionalità”, “attuazione, anche graduale” e di conservazione del potere d’acquisto “in particolar modo” per i “titolari di trattamenti previdenziali modesti”.”Il problema è che il rimborso deciso dal Governo era parziale per tutti, anche per chi aveva una pensione pari a 4 volte il minimo. Ecco perché la sentenza di oggi, ritenendo realizzato un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica, ci delude e ci lascia perplessi” conclude Dona. (n.r. Con questa decisione crolla del tutto la fiducia degli italiani per le istituzioni. E’ prevalsa non la ragione del diritto ma una decisione fuori dalle regole in nome delle “esigenze della finanza pubblica”. Ma ci rendiamo conto a che punto siamo giunti? Si regalano 30 miliardi alle banche, si tollerano 300 miliardi di evasioni fiscali e di sprechi e poi si viene a dire che bisogna risparmiare. E a chi è rivolto questo appello? Ai pensionati, ai precari, ai lavoratori sottopagati, ai disoccupati a partire dai giovani. Ovvero a quelle categorie di persone che vivono ai margini della povertà.)

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La Corte Costituzionale ha fermato le trivelle di Renzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

corte costituzionale“Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale, con la sentenza del 12 luglio, ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla. Solo il PD lombardo, allora completamente renziano, aveva difeso quel decreto pro trivelle che la Corte ha impugnato.
E’ stato sventato il tentativo di Renzi di consentire al Governo di agire indisturbato con altre concessioni e prolungamenti che vanno contro la volontà dei cittadini e delle buone politiche per i territori e la tutela dell’ambiente. Ora la Lombardia faccia un ulteriore passo avanti, ripensi le politiche regionali sulle trivelle e gli stoccaggi e orienti il suo futuro sulle energie rinnovabili “, così Andrea Fiasconaro, capogruppo del M5S Lombardia, commenta la sentenza 170, della Corte Costituzionale, pubblicata il 12 luglio scorso, che ha dichiarato illegittimo il comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che ribadisce che il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è materia concorrente tra Stato e Regioni.

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“Leggi disomogenee, ora serve armonizzazione tra Camera e Senato”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2017

corte costituzionale“La sentenza della Corte costituzionale ha bocciato il ballottaggio e lasciato il premio di maggioranza, consegnandoci un sistema con leggi elettorali disomogenee tra i due rami del Parlamento. Alla Camera non è prevista la coalizione ma c’è il premio di maggioranza, al Senato, all’inverso, è prevista la coalizione e non il premio di maggioranza. L’obiettivo chiaramente indicato dal presidente della Repubblica, e suggerito dal buon senso istituzionale, è ora quello di avere una legge elettorale omogenea tra Camera e Senato. Questo è un compito che la Consulta non si poteva assumere, perché è un compito che la Costituzione affida al Parlamento. Bisogna dunque operare in tale senso in tempi rapidi”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta i capigruppo di Camera e Senato di Area popolare, Maurizio Lupi e Laura Bianconi.
“La Consulta ha fatto il proprio dovere, ora spetta al Parlamento legiferare per armonizzare e rendere omogenei i sistemi elettorali per Camera e Senato. Così come del resto ha chiesto sin dal primo momento il Presidente della Repubblica. Ora il confronto vada avanti nelle sedi competenti e attraverso i canali ufficiali, senza fughe in avanti”. È quanto dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco.
“La sentenza della Consulta sull’Italicum? Secondo me sarà un parziale annullamento, bisogna vedere se questo favorirà le tesi governative cioè se sarà possibile andare lo stesso a votare oppure no”. A parlare è l’avvocato Lorenzo Acquarone, tra coloro che stanno difendendo l’anticostituzionalità dell’Italicum presso la Corte Costituzionale, che è intervenuto a Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, il programma condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Sui ritardi della comunicazione della sentenza, Acquarone ha aggiunto a Radio1: “forse il ritardo è da interpretare come una cosa importante, perché indica che questa non è una ‘sceneggiata’ ma che ci si sta riflettendo molto seriamente”.

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Corte costituzionale e legge elettorale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

corte costituzionale“Dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale si riparte dal Parlamento, si riparte dalle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, si riparte dalle motivazioni della decisione della Consulta. Ci sarà un lavoro libero e serio per costruire un nuovo sistema di voto, con il massimo consenso possibile di tutti i gruppi parlamentari, noi auspichiamo a forte base proporzionale”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a Rai Parlamento.“Dalle elezioni politiche del 2013 ad oggi sono cambiati tre governi – Letta, Renzi, Gentiloni –, e c’era il Porcellum, una legge elettorale con un forte premio di maggioranza. Abbiamo cambiato quasi un governo all’anno.Dopo il referendum non può non esserci una legge elettorale a forte base proporzionale, che congiunga il consenso del popolo sovrano ai rappresentati. Altrimenti si verifica ciò che abbiamo visto con la consultazione costituzionale del 4 dicembre: Renzi ha fatto approvare a colpi di maggioranza l’Italicum e la riforma della Costituzione e poi il popolo sovrano gli ha detto ‘no’. I suoi rappresentanti, che poi erano quelli di Bersani, che poi erano quelli figli, 130 alla Camera, del premio di maggioranza incostituzionale del Porcellum, non rappresentavano il volere del popolo sovrano. La linea di Forza Italia è quella di aspettare con rispetto la sentenza della Corte costituzionale e poi sulla base degli orientamenti di partito, che sono quelli che ha espresso più volte il presidente Berlusconi, discutere con tutti in sede parlamentare, solo in sede parlamentare”.

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Corte Costituzionale: Tutto già scritto. Dichiarato inammissibile il referendum sull’art.18.

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

corte_costituzionaleLa Corte Costituzionale si è espressa in merito ai 3 quesiti referendari proposti dalla CGIL dichiarandone ammissibili i 2 relativi all’abrogazione di alcune disposizioni in materia di lavoro accessorio ( voucher) e all’abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti e non ammissibile quello sulla tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, estendendola a tutte le aziende sopra i 5 dipendenti ( ART.18).Riservandoci di valutare le motivazioni che hanno indotto la Corte Costituzionale ad assumere questa decisione, che riteniamo “già scritta” e che comunque giudichiamo negativa, quello che ci preme sottolineare è che ancora una volta la CGIL ha voluto affidare ad uno strumento come il referendum la soluzione per problemi, pesantissimi per i lavoratori, senza aver fatto nulla per impedire la loro approvazione nel corso della discussione parlamentare o al momento del varo della Legge.USB, unica organizzazione sindacale ad essersi mobilitata con scioperi e manifestazioni contro il Jobs Act, i voucher e la cancellazione definitiva dell’articolo 18, ha sempre reputato errore gravissimo affidare ad un voto popolare, in cui si esprimono anche tutti coloro i quali non hanno alcun interesse alla materia, la soluzione di problemi che richiedono invece lotte e mobilitazioni di tutto il mondo del lavoro.Dal referendum sull’abolizione della scala mobile, a quello sulla maggiore rappresentatività sindacale, all’estensione dello stesso art.18, o non si è raggiunto il quorum o sono state cancellate importanti conquiste relative a democrazia sindacale e a diritti salariali o normativi di tutti i lavoratori, andando così a porre una pietra tombale su stagioni caratterizzate da fortissimi conflitti.Per quanto ci riguarda le lacrime di coccodrillo di chi continua a sostenere le ragioni dei padroni, sottoscrivendo contratti che gridano vergogna non ci riguardano. Noi continueremo a lottare per difendere i diritti reali delle lavoratrici e dei lavoratori.

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Voucher lavorativi. Abolirli? I dati e le contraddizioni

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

corte costituzionaleA giorni si esprimera’ la Corte Costituzionale sul quesito referendario proposto dalla Cgil in merito ai cosiddetti “voucher” o buoni lavori. I voucher sono una forma di pagamento per prestazioni accessorie con un valore di 10 euro, dei quali tre quarti vanno al lavoratore e un quarto a Inps e Inail. In questo modo, il datore di lavoro puo’ beneficiare di prestazioni nella completa legalita’ e il lavoratore puo’ integrare le sue entrate, il cui compenso e’ esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. Inoltre, il voucher e’ cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari. I buoni lavori sono diffusi nel Nord Europa, soprattutto in Francia e Belgio.
L’impennata del numero di voucher ha allarmato la Cgil che li considera equivalenti ai “pizzini” e il Movimento5stelle che dichiara “I voucher hanno fatto sprofondare verso il basso il lavoro che una volta era tutelato dai contratti”.
Da uno studio dell’Inps risulta, pero’, che i percettori di voucher sono per il 10% pensionati e per il 55% di chi ha gia’ un lavoro, un sussidio di disoccupazione o un reddito minimo. Insomma, il 65% dei percettori rientra nelle finalita’ previste, mentre il 35% e’ in un cono d’ombra che bisogna illuminare. Abolire i voucher significa far tornare nel lavoro nero quel 65%, o piu’, di lavoratori i cui datori di lavoro lo utilizzano correttamente. Sempre l’Inps scrive “In definitiva il “popolo dei voucher”, al netto dei pensionati, nella stragrande maggioranza non e’ tanto un popolo “precipitato” nel girone infernale dei voucher dall’Olimpo dei contratti stabili e a tempo pieno (Olimpo a cui spesso non e’ mai salito), ma un popolo che, quando e’ presente sul mercato del lavoro, si muove tra diversi contratti a termine o cerca di integrare i rapporti di lavoro a part time. Appunto: “quando e’ presente”. Perche’ in effetti e’ emerso… che il “popolo dei voucher” include una robusta quota di “inattivi”, stimata fino al 50% del totale (essenzialmente giovani, donne e pensionati). Cio’ puo’ ridurre l’allarme suscitato dalla crescita dei voucher: perche’ si tratta di uno strumento che, in una quota anche rilevante, impegna in minuscole occasioni di lavoro una popolazione che, per ragioni diverse, non e’ ne’ occupata ne’ all’effettiva ricerca di un impiego.” Un’ultima annotazione. La Cgil vuole abolire i voucher che proprio il sindacato pensionati Cgil utilizza; tal quale il Movimento5stelle che li vuole cancellare, ma che li adopera nel Comune di Torino, il cui capo e’ la sindaca penta stellata Chiara Appendino e altrettanto li usa il comune di Napoli il cui sindaco, Luigi De Magistris (Sinistra), approvo’ una delibera per aderire al referendum abrogativo dei voucher. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Corte Costituzionale: Le funzioni, la composizione e alcune importanti sentenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2017

corte costituzionale.pngIl 2017 inizia con due importanti sentenze della corte costituzionale, l’ammissibilità del referendum sul jobs act e il giudizio di costituzionalità sull’italicum. Per capire come funziona la consulta vediamo alcune sue decisioni che hanno avuto un forte impatto politico, come è composta la corte, da chi sono nominati i giudici e su quali materie è competente. Fonte: Associazione Openpolis

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Cresce l’attesa per la prossima sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

corte costituzionale“Potrebbe essere in fondo un buon regalo per il governo. Dichiarare incostituzionali quelle parti su cui alleati e opposizione chiedono di intervenire per modificarlo, lasciando al premier il ruolo di chi modifica la legge elettorale suo malgrado, dal momento che lui è convinto di vincere, anzi di stravincere su tutti fronti. Cosa di fatto ancora possibile se la Corte gli toglie qualche castagna dal fuoco, come ad esempio il famoso premio di maggioranza. Renzi ha bisogno dei suoi alleati di Area popolare, anche se i rapporti non sono stati sempre facili e se su alcuni punti ci sono state divergenze non risolte, ma la migliore maggioranza di governo per la prossima tornata elettorale non può che essere, ancora una volta, un governo di larghe, anche se non di larghissime, intese”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area Popolare. “Disconosce la realtà chi non vede come siano allineate lungo una stessa direttiva tre tappe fondamentali: la revisione della legge elettorale, chiunque la faccia il governo, il Parlamento o la Corte costituzionale; il referendum e la legge di stabilità. Tre passaggi chiave che gli italiani percepiscono come uno stesso punto di svolta in cui la loro vita può cambiare in meglio o in peggio. Non è un approccio riduttivo, né tanto meno banalizzante della realtà politica – prosegue Binetti – ma è solo la dimensione esistenziale della politica, se e quando si occupa davvero della gente. Non servono bizantinismi, né teorie particolarmente sofisticate per spiegare cosa avverrà nel prossimo 2017, che si voti o no. La gente sa, sperimenta, capisce, che la situazione economica non migliora; che la ripresa non è affatto percettibile, né in termini di potere d’acquisto né di miglioramento dell’occupazione. Qualunque riforma, costituzionale o no, è accettabile se migliora la condizione economica della propria famiglia, se diventa possibile curarsi in modo adeguato all’età e ai bisogni; tutto il resto è noia. Noia di parole ripetute con la falsa idea che possano sembrare più vere se le si ripete più spesso, magari nelle feste di partito, per convincere i dissidenti interni. Ma la stragrande maggioranza degli italiani – conclude Binetti – cerca risposte reali, concrete, positive per se e per la propria famiglia. Dopo di che giudicherà: come sale e come scende la pressione fiscale, il sì o il no al referendum di novembre, il partito da scegliere entro il 2018. Tre punti attraverso i quali passa una sola retta”.

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La Corte costituzionale conferma la non necessarietà delle modifiche chirurgiche ai fini del cambio di sesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2015

palazzo consultaCon sentenza n. 221 depositata oggi, la Corte Costituzionale, in adesione all’orientamento espresso dalla Corte di cassazione con sentenza n. 15138/2015 a seguito del ricorso promosso da Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford ha escluso il carattere necessario dell’intervento chirurgico ai fini della rettificazione anagrafica di sesso. La Corte, riaffermando il principio per cui resta “ineludibile un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo”, ha precisato che, rispetto al cambiamento di sesso, “il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona” e ha sottolineato che “la prevalenza della tutela della salute dell’individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione”, ma “come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico”.Importante, infine, il riferimento della Consulta all’art 31 del d.lgs. n. 150 del 2011, che assume “il ruolo di garanzia del diritto all’identità di genere, come espressione del diritto all’identità personale (art. 2 Cost. e art. 8 della CEDU) e, al tempo stesso, di strumento per la piena realizzazione del diritto, dotato anch’esso di copertura costituzionale, alla salute”.La presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI, avv. Maria Grazia Sangalli, esprime la sua soddisfazione per l’esito di un giudizio tanto atteso: “si tratta di una pronuncia che chiarisce definitivamente le ambigue zone d’ombra della legge 164/82 in tema di rettificazione di attribuzione di sesso. La legge non impone la modifica chirurgica del sesso, secondo una interpretazione della stessa definitivamente orientata nei termini di una valorizzazione del diritto costituzionale alla salute. L’intervento è dunque solo un possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico della persona”. (foto: corte costituzionale)

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P.A. – Torluccio: “Ennesimo insulto alla Piazza da parte del Governo” 

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2015

sindacatoIn una piazza gremita di lavoratori del Pubblico Impiego che protestavano contro il blocco dei contratti è spiccato il silenzio assordante del Governo.Guarda caso, finita la manifestazione è sopraggiunta il Ministro Madia che ha fatto credere di volersi confrontare con le parti sociali. La UIL FPL non si è prestata a questo espediente ritenendolo un insulto nei confronti di oltre 3 milioni di lavoratori; il rinnovo del contratto non si affronta in 10 minuti e le passerelle non risolvono di certo il problema. Il Governo deve smetterla con questo atteggiamento arrogante – conclude Torluccio – , rispetti la sentenza della Corte Costituzionale convocandoci ufficialmente e riaprendo il tavolo per i rinnovi contrattuali.

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I pensionati e la questione morale

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionati1C’è qualcuno che ha definito “immorale” il riconoscimento del diritto alla perequazione automatica per tutti i pensionati, come stabilito dalla Corte Costituzionale, nella sua giustissima sentenza. Ritengo che ,in materia pensionistica, di immorale c’è solo il trattamento riservato a milioni di pensionati, a portatori di handicap, nonché lo stato di povertà di tanti italiani, senza lavoro, senza casa, senza aiuti – così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo. I pensionati non ricevano un aumento , da circa venti anni. Pensioni che diventano sempre più misere, il 64% delle pensioni, sono inferiori ai 750 euro, milioni delle quali , si collocano al di sotto dei 500 euro, mente i portatori di handicap, quando riescono ad ottenere la pensione – ha sottolineato Fatuzzo – sono costretti a vivere con 280 euro al mese. Si, questo è veramente immorale e vergognoso. Certo, è semplice e comodo fare cassa sulle spalle dei pensionati. Per qualcuno una pensione di duemila euro lordi – ha evidenziato Fatuzzo – è una pensione d’oro e poi, quanta demagogia, nell’aizzare, da parte di qualcuno, giovani contro anziani, con la solita barzelletta che vuole gli anziani arroccati, in maniera egoista, a difendere i loro presunti privilegi. I pensionati italiani hanno lavorato per anni ed anni,duramente,pesantemente, hanno conosciuto la povertà, la durezza dell’emigrazione (/nessuno garantiva loro né un centesimo, né una casa , ecc.) , le guerre , situazioni oggi, pesanti ed inimmaginabili: non sono né dei ladri,né dei parassiti , ma cittadini esemplari. Pensionati al servizio della famiglia e della collettività, tanti dei quali rinunciano persino a curarsi o cenare e con pensioni da fame,aiutano i loro figli o nipoti, disoccupati. Le sentenze della Corte Costituzione – ha rimarcato Fatuzzo- vanno applicate e rispettate, guai se così non fosse, saremmo alla barbarie giuridica .La sentenza, appare chiara : riguarda tutti i pensionati danneggiati :pertanto per il 2012,2013 e c’è da ritenere anche per il 2014,2015 coloro che hanno subito il blocco della perequazione, devono essere rimborsati. Se non si vuole riconoscere il diritto dai 3.000 euro in su ,lordi, si badi bene, c’è bisogno di una legge che preveda per il futuro. Ma questo Paese – ha concluso Fatuzzo-invece di cercare “fantasmi” , farebbe bene a tagliare gli sperperi, gli stipendi enormi , le spese del Quirinale, della Camera e del Senato, dei Consigli regionali, ecc.ecc, ecc., altro che colpire sempre e comunque i Pensionati. (Luigi Ferone)

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Equitalia: notifiche

Posted by fidest press agency su martedì, 21 gennaio 2014

Dopo le recenti sentenze di alcuni corti tributarie, tra cui quella regionale di Lecce che hanno annullato alcune cartelle esattoriali, si è riacceso prepotentemente il dibattito circa un tema caldo per tutti i contribuenti, ossia la notifica diretta per posta da parte di Equitalia. Con il seguente articolo scritto a due mani dagli avvocati tributaristi Maurizio Villani e Idalisa Lamorgese, e pubblicato in anteprima dallo “Sportello dei Diritti”, invitiamo i professionisti ed i giudici tributari a sollevare la questione di incostituzionalità, anche d’ufficio, in merito alla notifica diretta per posta da parte di Equitalia, qualora non si ritenga la procedura totalmente illegittima per inesistenza della notifica stessa, come rilevato da molte Commissioni tributarie. In definitiva, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, su questa spinosa e delicata questione sarebbe opportuno fare intervenire la Corte Costituzionale, con le eccezioni segnalate dai due tributaristi, in modo da avere un pronunciamento definitivo sulla legittimità o meno di tale procedura.

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Referendum abrogativi. E’ ormai impossibile farli

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2012

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Image by Fantake via Flickr

Con la odierna bocciatura dei due referendum elettorali da parte della Corte Costituzionali, e’ piu’ che mai d’attualita’ riproporre un problema che avevamo gia’ sollevato nel 2009, facendo depositare in Senato due disegni di legge: perche’ il giudizio di ammissibilita’ della Corte Costituzionale sia espresso prima della raccolta firme e per l’abolizione del quorum del 50%+1 degli aventi diritto. Negli ultimi anni, di fatto, i referendum che sono risultati scomodi al potere nel suo complesso, non sono mai stati ammessi, e mobilitazioni e soldi di migliaia e milioni di cittadini sono finiti al macero. E’ questa la democrazia diretta referendaria che vogliamo? Cioe’ quella fatta di finzioni e di sperpero di energie civiche e civili che potrebbero, altrimenti, contribuire all’assetto e alla crescita democratica del nostro Paese. Purtroppo sembra che cosi’ voglia il potere costituto quando esso stesso viene rimesso in discussione a 360 gradi. Non a caso, infatti, il recente referendum “bidone” che avrebbe dovuto rendere pubblica l’acqua… che era gia’ pubblica, pur vinto dai proponenti, continua a non essere applicato (le s.p.a. continuano a gestire gli acquedotti e non ci sono avvisaglie di modifiche).. un referendum che nei fatti era per far contare l’opposizione al governo di quel tempo. Mentre il referendum contro il nucleare trovava di fatto favorevole maggioranza e opposizione di governo… quindi si sarebbe potuto anche non fare. I referendum bocciati oggi, invece, avrebbero dato fastidio all’attuale e complessivo assetto di potere delle Camere, basato sulle scelte dei capi di partito e non direttamente degli elettori. E una volt perche’ non si raggiunge il quorum (fecondazione assistita), un’altra volt perche’ la Corte Costituzionale non li ammette (quelli odierni), ecco che i referendum non servono piu’ a niente… ma solo a scemare la forza e le energie dei proponenti. Si dica chiaramente che i referendum non sono armonizzabili col nostro sistema di governabilita’ e si abbia la capacita’ di abrogare le leggi di attuazione (lasciando inattuato lo specifico articolo costituzionale che li prevede), ma non si continui in questo gioco al massacro. Ne va della credibilita’ delle istituzioni verso se stesse e verso coloro che dovrebbero dar loro sostanza, gli elettori.

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Matteoli contro la legge regionale toscana sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2009

“Proporrò in Consiglio dei Ministri di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale sull’immigrazione approvata dalla Regione Toscana”. Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. “Si tratta di una normativa inaccettabile non solo perché viola  la Costituzione – aggiunge Matteoli – ma perché mira palesemente a legalizzare la clandestinità Esattamente il contrario di quanto prevede la legislazione nazionale. Con questa norma, peraltro, si dà un pericoloso segnale di porte spalancate a chi intende venire irregolarmente sul nostro territorio e in particolare in Toscana”.

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Unicam ricorda il prof. Leopoldo Elia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

La Facoltà di Giurisprudenza ed il Dipartimento di Scienze giuridiche e politiche dell’Università di Camerino organizzano per domani 16 aprile un incontro in memoria di Leopoldo Elia.  Il prof. Mario Dogliani, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino nonché uno dei più cari ed autorevoli allievi di Leopoldo Elia, terrà infatti una lezione magistrale su “Costituzione e diritto non scritto nel pensiero di Leopoldo Elia”  L’incontro, che sarà aperto dal saluto del Rettore Unicam prof. Fulvio Esposito, si terrà presso l’ Aula Carlo Esposito del Palazzo ducale con inizio alle ore 15. Sarà presente la famiglia del prof. Elia.   Nato a Fano nel 1925, il prof. Elia viene eletto nel 1976 giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento in seduta comune. Nel 1981 viene eletto presidente della Corte Costituzionale. Allo scadere del triennio viene riconfermato presidente fino al  termine del suo mandato novennale alla Consulta, nel maggio 1985. Elia è stato relatore di importanti sentenze tra cui, in particolare, alcune in tema di libertà personale, di libertà religiosa, di diritto di famiglia, di diritto sindacale, di diritto elettorale. Accanto ai numerosi incarichi in veste di giurista (è stato anche protagonista della legge per la Presidenza del consiglio), Elia ha avuto anche un ruolo nella politica italiana. Stretto collaboratore di Aldo Moro, nel 1986 entra nella direzione nazionale della Dc e nel 1987 viene eletto al Senato. Il suo impegno politico prosegue nel Ppi e nella Margherita restando in Parlamento fino al 2006. Nel governo Ciampi, nel 1993, assume la carica di Ministro delle riforme istituzionali.   Dal 30 maggio 1996 al 21 luglio 1998 e dal 22 luglio 1998 al 29 maggio 2001, è membro della Commissione affari costituzionali di palazzo Madama. Partecipa, inoltre, ai lavori della Bicamerale per le riforme. Elia è anche autore di numerose pubblicazioni giuridiche, tra cui saggi sulle forme di governo negli stati democratici e sull’efficacia, all’interno degli stati membri, del diritto della Comunità Europea.

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Corte costituzionale e commissione disciplina esercito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2009

La Corte Costituzionale con sentenza n. 62/2009 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 75 della legge 31 luglio 1954 n. 599 (Stato dei Sottufficiali dell’Esercito della Marina e dell’Aeronautica), che dava facoltà del Ministro della Difesa di intervenire in senso peggiorativo rispetto alla determinazione della Commissione di Disciplina nei procedimenti disciplinari di stato tendenti alla perdita del grado per rimozione. (fonte GrNet.it)

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