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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘corte di giustizia’

Concessioni autostradali: la Commissione deferisce l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

autostradeBruxelles. La Commissione europea ha deciso oggi di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea per violazione del diritto dell’Unione. La violazione deriva dalla proroga di un contratto di concessione autostradale avvenuta senza previa indizione di una gara d’appalto.
Le autorità italiane hanno prorogato di 18 anni un contratto di concessione di cui è titolare la Società Autostrada Tirrenica p.A. (SAT SpA), attualmente concessionaria della costruzione e gestione dell’autostrada A12 Civitavecchia-Livorno. Il contratto è stato rinnovato senza previa gara d’appalto. La Commissione ritiene che l’Italia sia venuta meno agli obblighi che le incombono in base alle norme UE in materia di appalti pubblici, in particolare in virtù della direttiva 2004/18/CE. Le norme dell’UE in materia di appalti pubblici hanno lo scopo di garantire che tutti gli operatori economici abbiano pari possibilità di partecipare a una gara d’appalto e di aggiudicarsi un appalto. In base alle norme vigenti una nuova concessione può essere attribuita solo al termine di una procedura competitiva, ad eccezione dei casi specificamente regolamentati dal diritto dell’UE. Una proroga della durata equivale a una nuova concessione; di conseguenza prorogare la data di scadenza di un contratto di concessione autostradale senza previa indizione di una gara d’appalto non è in linea con il diritto dell’UE in quanto altre imprese potenzialmente interessate si vedono preclusa la possibilità di presentare un’offerta.
La Commissione aveva già espresso le sue obiezioni in un parere motivato dell’ottobre 2014, con il quale sollecitava l’Italia a porre fine alla violazione del diritto dell’UE. A seguito di serrate discussioni con le autorità italiane e considerato che le misure proposte da queste ultime non sanerebbero la violazione del diritto dell’UE, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia.
La prima concessione per la costruzione dell’autostrada Livorno-Civitavecchia alla Società Autostrada Tirrenica p.A. (SAT S.p.A.) risale al 1969. Per vari motivi sono stati finora realizzati solo 56 dei 242 km previsti. La concessione è stata originariamente accordata per un periodo di 30 anni (fino al 1999). Da allora la concessione è stata prorogata due volte, rispettivamente fino al 2028 e al 2046, senza alcuna procedura competitiva.
Su questa questione la Commissione ha avviato nel 2009 una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, chiusa però successivamente alla luce degli impegni delle autorità italiane. Nel 2014 è stata aperta una nuova procedura d’infrazione, dopoché la Commissione era venuta a conoscenza del fatto che l’Italia non aveva rispettato gli impegni assunti nel 2009. Al termine di ulteriori discussioni con le autorità italiane volte a risolvere il caso, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia.
Le concessioni autostradali sono un servizio pubblico strategico, che comporta ingenti investimenti con un impatto significativo sull’economia nazionale. La Commissione sta attualmente valutando una serie di altri contratti di concessione autostradale in Italia al fine di valutarne la compatibilità con le norme dell’UE. In materia di appalti, ciò che la Commissione intende in particolare chiarire nella maggior parte dei casi è se le concessioni, comprese le proroghe dei contratti in essere, siano attribuite mediante procedure di appalto aperte e competitive.

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Pronuncia della Corte di giustizia europea sulla proroga delle concessioni demaniali

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

Venezia. “La sentenza della Corte di Giustizia europea, – evidenzia Matteo Zoppas Presidente di Confindustria Venezia-, che si pronuncia negativamente circa la proroga delle concessioni demaniali marittime al 2020 écorte di giustizia europea una notizia che ci aspettavamo, ma che andrà interpretata e letta in profondità nei prossimi giorni per vedere che spazi di manovra ci possono ancora essere. Il nostro Paese ha continuato a rimandare per anni su una questione strategica per il comparto turistico – balneare, a differenza di altri che hanno legiferato con un unico obiettivo, ovvero tutelare le imprese e l’indotto occupazionale. Ora é più’ che mai necessario che il Governo appronti una forte azione per evitare che questo importante patrimonio economico venga disperso con rilevanti cadute sociali. Noi non chiediamo di boicottare la sentenza, ma di rendere compatibile il rispetto della normativa con le attività di un settore rilevante della nostra economia, anche in termini di tutela ambientale, perché’ forse si dimentica talvolta questo aspetto. Spero che al più presto i concessionari delle nostre spiagge possano superare il gap rispetto a quelli di Paesi concorrenti che attualmente hanno un chiaro vantaggio derivante dalla certezza d’impresa acquisita con una proroga duratura che permette pianificazione, investimenti e miglioramento dell’offerta turistica”.
Sulla sentenza é intervenuto anche Angelo Macola, Presidente Assitai, Associazione delle imprese del turismo all’aria aperta: ” In attesa di verificare il dispositivo della sentenza, auspico che si lavori in modo da tutelare innanzitutto il tessuto socioeconomico litoraneo nazionale e la professionalità delle nostre aziende per non riservare alle spiagge italiane il destino degli aeroporti greci, ovvero che al demanio sia dato valore di urgenza e priorità, le gare inseriscano tra i requisiti di gara valutati, di alcuni fattori fondamentali quali la professionalità acquisita, l’avviamento, gli investimenti effettuati, gli ammortamenti, le migliorie apportate sulle infrastrutture e soprattutto una durata delle concessioni rapportata alla quantità e qualità degli investimenti. Solo così si potrà selezionare la proposta migliore non solo da un punto di vista economico, ma anche dal lato della tutela delle peculiarità sociali dei territori e delle imprese”.

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Lavoro e persone con disabilità: la Corte di Giustizia UE boccia l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2013

In Italia solo il 16% (circa 300 mila individui) delle persone con disabilità fra i 15 e i 74 anni lavora, contro il 49,9% del totale della popolazione.Solo l’11% delle persone con limitazioni funzionali che lavorano ha trovato occupazione attraverso un Centro pubblico per l’impiego.Le persone con limitazioni funzionali che sono inattive rappresentano una quota quasi doppia rispetto a quella osservata nell’intera popolazione (l’81,2% contro il 45,4%). La percentuale di chi non è mai entrato nel mercato del lavoro e non cerca di entrarvi (250 mila persone, per la quasi totalità donne) è molto più elevata tra chi ha limitazioni funzionali gravi (il 18,5% contro l’8,8% di chi ha limitazioni funzionali lievi).Che ci sia qualcosa che non funziona nelle politiche e nei servizi di inclusione è evidente, ma ora ce lo dice chiaramente anche la Corte di Giustizia UE che boccia sonoramente l’Italia sentenziando che essa non ha adottato tutte le misure necessarie per garantire un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro e la invita a porre rimedio a questa situazione al più presto.L’Italia è venuta meno agli obblighi derivanti dal diritto comunitario a causa di un recepimento incompleto e non adeguato di quanto previsto dalla direttiva varata alla fine del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Una norma con la quale è stato stabilito un quadro generale di riferimento anche per la lotta alla discriminazione delle persone disabili.Dopo aver esaminato le varie misure adottate dall’Italia per l’inserimento professionale dei disabili, la Corte ha concluso che tali soluzioni, anche se valutate nel loro complesso, non impongono a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili, che riguardino i diversi aspetti delle condizioni di lavoro e consentano loro di accedere ad un lavoro, di svolgerlo, di avere una promozione o di ricevere una formazione.“La FISH non può che accogliere con favore una Sentenza di portata storica: da anni sosteniamo la carenza di politiche inclusive e di servizi efficaci. I dati drammatici sull’occupazione delle persone con disabilità già erano disarmanti e brutali. – così commenta Pietro Barbieri, presidente della FISH, la Sentenza della Commissione UE – In questo momento si sta discutendo di misure per il rilancio dell’occupazione: l’attenzione alle persone con disabilità deve essere prioritaria e mutare radicalmente le politiche e i servizi per l’inclusione lavorativa. Per uscire dalla marginalità, per essere protagonisti della propria esistenza. Ora attendiamo un segnale dal Governo, qualche interrogazione parlamentare, ma soprattutto misure concrete.”

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