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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘corte europea’

Condominio. Per la Corte europea di Giustizia può essere considerato un consumatore

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

La Corte di Giustizia Europea ammette l’orientamento della Corte di Cassazione: sì, il condominio in Italia può essere considerato un consumatore. Per la Corte di Giustizia il condominio, in Italia è un consumatore. Chiamata a rispondere su una pregiudiziale posta dal Tribunale di Milano, la Corte di Giustizia sezione I (con la sentenza del 2 aprile 2020 causa C-329) ha risposto, in estrema sintesi, che sì, il condominio può qualificarsi come consumatore secondo l’interpretazione compiuta dalla Corte di Cassazione. Questo, nonostante la definizione di consumatore contenuta nella direttiva n.93/313/CEE porti a conclusioni contrarie. Ciò in quanto la risposta della Corte di Giustizia presuppone un’interpretazione delle norme nel loro complesso.La controversia su cui doveva decidere il Tribunale di Milano riguardava la richiesta di interessi di mora rivolta ad un condominio, sempre di Milano, da parte di una società di fornitura di energia termica.La questione attiene all’interpretazione dell’art. 1 par. 1 e dell’art. 2 lett. b, della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio del 5 aprile 1993, riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con il consumatore. In particolare, il giudice italiano si chiede se il condominio possa ritenersi un consumatore alla luce della definizione contenuta nella direttiva europea, che richiede che si tratti di persona fisica. Infatti, nel sistema giuridico italiano, il condominio non è considerato né persona fisica né persona giuridica.
Il giudice milanese è conscio del fatto che la giurisprudenza italiana di Legittimità da un lato riconosce ai condomìnii, pur non essendo persone giuridiche, la “qualità di soggetto giuridico autonomo” e dall’altro, le norme a tutela del consumatore vengono applicate ai contratti sottoscritti (con il professionista) dai condòmini tramite l’amministratore, laddove il condomìnio è definito come un ente di gestione sfornito di personalità distinta da quella dei suoi partecipanti”, sulla base del fatto che l’amministratore agisce per conto dei condòmini, i quali sono da considerarsi come consumatori. Il giudice si chiede però se tale orientamento possa armonizzarsi con le norme europee, le quali appunto richiedono che il consumatore sia una persona fisica. Al tempo stesso egli è ben consapevole del fatto che con l’esclusione del condomìnio dalla nozione di consumatore si sfornirebbero di tutela dei soggetti giuridici ove esista una situazione di inferiorità tale da giustificare l’applicazione delle norme poste a tutela del consumatore. Il giudice ricorda che la Corte di Giustizia ha già affermato tale esclusione in altra sentenza (del 22 2001, C-541/1999 e C-542/1999 EU:C:2001:625).In conclusione il giudice si chiede se la tutela possa essere riconosciuta anche a soggetti che non rientrano tra le persone fisiche (e le persone giuridiche), che però agiscano per fini diversi da quelli professionali e versino in condizioni di inferiorità rispetto al professionista, sia sotto l’aspetto delle trattative che sotto quello del potere di informazione.
Nozione di consumatore e autonomia degli Stati membri
In effetti, osserva la Corte, secondo le previsione normativa europea la nozione di consumatore richiede che il soggetto interessato sia una persona fisica e che abbia agito per motivi non professionali. E ricorda di avere già in passato escluso dalla nozione le persone non fisiche e che nella fattispecie e che ha altresì a mente che il condomìnio nel sistema italiano, come osserva il giudice del rinvio, non è né persona fisica né persona giuridica.
Osserva poi che la nozione di proprietà non è armonizzata tra gli Stati europei e che i trattati lasciano impregiudicato il regime di proprietà esistente nell’ambito degli stessi. Dunque ciascuno Stato attualmente è libero di disciplinare il regime giuridico del condomìnio, qualificandolo o no come persona giuridica.Dunque, il condomìnio italiano non soddisfa la prima condizione, non essendo persona fisica; caso diverso è quello, continua la Corte, dove i singoli condòmini stipulino il contratto con il professionista (come nel giudizio ha deciso la stessa Corte con la sentenza del 5 dicembre 2019 C-708/17 e C-725/17, EU:C:2019:1049).
Bisogna quindi vedere se l’orientamento della Corte interna di Legittimità, che interpreta le norme europee sulla tutela dei consumatori come dirette anche al condomìnio, contrasti con la ratio del sistema di tutela di dette norme.
In proposito ricorda la Corte che (secondo il Trattato sul funzionamento dell’UE, TFUE) gli Stati possono introdurre o mantenere norme di tutela dei consumatori più severe, purché rispettino i trattati. Che la direttiva 93/13 si propone di armonizzare in maniera parziale e minima le norme in materia di clausole abusive, lasciando ai singoli Stati la possibilità di emettere disposizioni più severe ma compatibili con il trattato per offrire un livello maggiore per il consumatore. Inoltre, sempre la Corte rammenta che secondo la direttiva 2011/83 sui diritti dei consumatori, gli Stati possono estendere, in conformità con il diritto dell’Unione, le dette norme anche ad ambiti non ricompresi nella direttiva e che quindi è possibile l’applicazione del concetto di consumatore anche alle persone fisiche e giuridiche che non rientrano nell’ambito previsto dalla direttiva 93/13.
La Corte di Cassazione ha esteso la nozione di consumatore del diritto europeo al condomìnio. Ebbene, osserva la Corte di Giustizia, tale orientamento è volto ad una tutela rafforzata del consumatore ed è dunque in linea con l’obiettivo di tutela dei consumatori perseguito dalla direttiva. Dunque le norme in questione (l’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 2, lettera b), della direttiva 93/13) non ostano a siffatto orientamento giurisprudenziale. È possibile infatti un’interpretazione più estesa del concetto di consumatore se è funzionale ad una più rafforzata tutela e sempre in conformità con le previsioni dei trattati. (Valentina A. Papanice, legale, consulente Aduc)

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Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: Italia condannata per il 41bis a Provenzano

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Un’importante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è stata depositata in data odierna in materia di diritti. La CEDU, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha condannato l’Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla morte del boss mafioso. Secondo i giudici, il ministero della Giustizia italiano ha violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Allo stesso tempo la Corte di Strasburgo ha affermato che la decisione di continuare la detenzione di Provenzano non ha leso i suoi diritti.

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“Sentenza Corte Europea, freno alla ricerca e all’innovazione in ambito agroalimentare”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“C’è del rammarico – sottolinea Marcello Veronesi, presidente Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) – di fronte alla decisione della Corte di Giustizia Europea che, di fatto, pone un freno normativo al rilancio competitivo della filiera agroalimentare europea e italiana”.“La spinta all’innovazione – prosegue Veronesi – è sempre finalizzata al miglioramento del prodotto finale da fornire al consumatore. Il processo che porta a tale prodotto è il risultato della costante ricerca scientifica, normativa e aziendale. Bloccare tale meccanismo virtuoso, vincolando le novità tecnico-scientifiche a norme pensate nei decenni scorsi per regolamentare gli organismi geneticamente modificati, rappresenta un elemento preoccupante rispetto al futuro”.“L’agricoltura europea e italiana – aggiunge il presidente Assalzoo – ha bisogno della ricerca per migliorare la qualità e la quantità delle produzioni. Una grande alleanza per l’innovazione che sappia unire la parte pubblica e l’imprenditoria privata è la via maestra per immaginare un’attività agricola sostenibile a livello ambientale e sicura a livello alimentare. Rimane quindi forte l’esigenza, soprattutto per la situazione dell’agroalimentare italiano, che non ci siano pregiudizi e forme di regressione anti-scientifica. È un’esigenza di tutti gli attori della filiera, di cui le autorità pubbliche dovrebbero farsi carico. Un’agricoltura moderna, efficiente, innovativa, scientificamente all’avanguardia è infatti la condizione indispensabile per garantire la specificità delle produzioni italiane e la loro capacità di penetrazione sui mercati internazionali”.“La decisione della Corte di Giustizia europea – conclude il presidente Assalzoo – dovrebbe ora fare riflettere sulla necessità di rivedere la normativa europea in tema di biotecnologie che oggi è – erroneamente – basata sulla tecnica, mentre sarebbe opportuno che l’attenzione fosse rivolta alla valutazione del prodotto che si ottiene. Un passaggio necessario se non vogliamo che l’Europa resti un fanalino di coda nell’innovazione e nello sviluppo, rinunciando in questo modo ad incrementare le proprie produzioni e a tenere nel mirino l’obiettivo prioritario della sostenibilità, sicurezza e qualità delle produzioni agroalimentari”

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Carceri: segnale importante

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

“Dal Governo arriva un primo segnale importante al mondo carcerario che da cinque anni attendeva una svolta dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani che aveva condannato l’Italia per le condizioni di vita dei detenuti; ora è importante che si proceda con celerità al completamento della riforma dell’ordinamento penitenziario per restituire certezza del diritto e sicurezza ai cittadini”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Renata Polverini che aggiunge: “Non è caduto nel vuoto l’appello delle Camere Penali e dei tantissimi Magistrati che hanno spiegato in ogni modo come fosse immeritato e fuorviante l’epiteto di “svuota carceri” assegnato demagogicamente ad un provvedimento che getta solo le basi per una dignitosa esecuzione della pena. E’ stato premiato anche il lavoro ed il coraggio di chi ha creduto e promosso questa battaglia come la leader Radicale Rita Bernardini e di chi, solitariamente, l’ha sostenuta sulla stampa come Piero Sansonetti, Direttore de Il Dubbio. Se oggi l’Italia è meno ingiusta lo si deve anche a loro oltre che, e gliene va dato atto, al Ministro Andrea Orlando ed al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni”.

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Corte europea condanna l’Italia per l’Ilva

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

corte europea giustiziaLa notizia dell’apertura di un procedimento nei confronti dello Stato italiano, accusato dalla Corte europea dei diritti umani di non aver protetto dalle emissioni dell’Ilva la vita e la salute dei cittadini di Taranto e dei comuni vicini, dimostra in maniera chiara ed inequivocabile quanto l’USB denuncia da tempo: la necessità di mettere realmente in sicurezza gli impianti dell’ILVA, sia per la tutela dei cittadini e dell’ambiente che per la sicurezza dei 11.800 lavoratori tarantini.L’USB, che peraltro si è costituita parte civile nel processo contro l’ILVA “Ambiente Svenduto”, iniziato ieri a Taranto con oltre 40 imputati (tra i quali Fabio e Nicola Riva, l’ex presidente Vendola, il sindaco di Taranto, l’ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà), evidenzia che tutte le gestioni commissariali hanno lavorato solo ed esclusivamente negli interessi del mercato, con il favore e la compiacenza di Cgil-Cisl-Uil.Sotto accusa anche i decreti “Salva ILVA”, con cui il Governo, tutto rivolto a salvaguardare gli interessi dei soliti noti, ha permesso la continuazione delle attività produttive. Il governo italiano è inoltre oggetto di un nuova procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea, ancora una volta per questioni molto gravi di inquinamento e mancata salvaguardia della salute dei cittadini, che in breve tempo sarà sottoposta alla Corte di Giustizia Europea con sede in Lussemburgo.
L’USB ribadisce dunque l’unica soluzione praticabile per una vera via d’uscita: il ritorno in mano pubblica dell’ILVA, per permettere la salvaguardia dei posti ed un’effettiva bonifica, che sia veramente garanzia per la salute di chi lavora e di tutti i cittadini, sacrificati in questi anni al più bieco profitto.

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Cittadinanzattiva su tagli alla giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

“La decisione del Governo di destinare meno fondi al sistema giustizia tra le altre cose non farà che allungare la già eccessiva durata dei procedimenti, rendendo di fatto ancora più salato il conto che il nostro Paese paga in termini di sanzioni comminate dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, e di rimborsi ex Legge Pinto”. Il risultato è che viene sempre più messo a rischio un servizio universale di fondamentale importanza per la cittadinanza”. Nelle parole di Mimma Modica Alberti la posizione di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva in merito ai tagli previsti dalla finanziaria 2011 sul versante del servizio giustizia. “In questa vicenda” continua Mimma Modica Alberti “sorprende l’immobilismo del Ministero della Giustizia. Piuttosto che avallare silenziosamente simili circoli viziosi, sarebbe il caso che avvii una radicale opera di razionalizzazione ed eliminazione degli sprechi. Dal nostro punto di vista, appare urgente una revisione delle circoscrizioni giudiziarie e una verifica sulla utilità per i cittadini degli uffici giudiziari italiani a partire da quelli i cui organici risultano al di sotto delle 10 unità. Allo stesso tempo andrebbero chiusi o accorpati almeno 100 Uffici dei Giudici di Pace, provvedendo a verificarne sia l’effettiva utilità che il numero dei casi trattati e il bacino di utenza di riferimento. Caro Ministro Alfano, è chiedere troppo?”.

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Non crofiggetemi: condivido la sentenza della Corte Europea!

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

“Non ne vogliamo fare una questione di guerra di religione ma, in linea di principio, la Corte non poteva che decidere come ha fatto, perché l’attuazione del principio di libertà di religione e di culto, ed il fatto che la scuola pubblica sia frequentata da persone che professano religioni diverse, non può portare a rendere obbligatorio quello che, ad ogni evidenza, è il simbolo di una religione” lo dichiara in una nota l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “Parlare di sentenza aberrante e lesiva della nostra identità ci sembra esagerato rispetto al tema del contendere.  Dalla vicenda traggo alcune riflessioni e principi:Non si dovrebbe mai dimenticare che la Corte Europea (come tutti gli organismi europei) parla a tutta Europa e non solo all’Italia  Stabilire un principio diverso vorrebbe dire che in materia di libertà fondamentali si decide a maggioranza: per la libertà di culto,  oggi i cristiani, ma domani i buddisti o i mussulmani. Sarebbe molto preoccupante per la Chiesa dover ammettere che la forza di un’idea come quella del cristianesimo si difenda attraverso la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche. Alcuni giornali europei on line come le Figaro ed il Times non hanno neppure dato la notizia della sentenza. Forse che i francesi o gli inglesi sono meno cristiani degli italiani?  Un dibattito così acceso in Italia mi fa sospettare che in realtà la sentenza sia solo strumentale ad altre questioni in sospeso, come quella del testamento biologico, sulla quale Berlusconi, per farsi perdonare le sue “scappatelle” ha dato garanzie alle gerarchie ecclesiastiche.

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