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Precariato scuola: la questione ritorna a Lussemburgo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

corte di giustizia europeaDopo le denunce dei legali Anief sul quantum risarcitorio alla CGUE, inadeguatezza della giurisprudenza e normativa interna alla Commissione Petizioni Parlamento UE – Consiglio d’Europa – CEDU, arriva dalla Corte di appello di Trento un nuovo interpello sulla legittimità delle decisioni assunte dalla Suprema Corte Italiana. Se accolte le tesi, ci sarà una pioggia di risarcimenti per gli ex-supplenti del Bel Paese. Nel frattempo, Anief a Trento come in tutto il territorio nazionale continua il contenzioso. Il relatore del nuovo interpello, giudice Terzi, ricostruisce in maniera chiara tutta la normativa trentina e nazionale che ha portato un precario del Conservatorio dal 2003 al 2014 a fare il supplente per undici anni e a richiedere allo Stato italiano e alla Provincia autonoma la stabilizzazione e/o il relativo risarcimento presentando ricorso nel 2012 e rivendicando una palese violazione della direttiva UE.Il precario aveva promosso ricorso mentre ancora era supplente. Il Tribunale di Rovereto gli aveva riconosciuto soltanto gli scatti di anzianità avverso la cui sentenza aveva fatto appello lo Stato a seguito della sentenza 10127/12 della Cassazione. Ma il ricorso era stato sospeso per la rimessione in Corte di Giustizia Europea della normativa italiana che a seguito della sentenza Mascolo e della Consulta viene ritenuta illegittima. Il precario entrava di ruolo nel 2015 e le Sezioni Unite della Cassazione, nel novembre 2016, con plurime sentenze (nn. 22552 e successive) riformavano il precedente giudizio e consentivano la progressione di carriera solo per il personale precario, ordinando un risarcimento da due a dodici mensilità a condizione dell’onere probatorio, negando tale risarcimento al personale assunto a tempo indeterminato.
La Corte di Appello di Trento, il 13 luglio 2017, scioglie la riserva e, chiamata a esprimersi nel merito, non ci sta, perché non ritiene l’attuale normativa e giurisprudenza italiana rispettosa della sentenza Mascolo e soprattutto della Direttiva 1999/70/CE, approvata proprio per evitare l’abuso dei contratti a termine
I Giudici chiedono alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea se, dopo la legge 107/15, le sentenze della Cassazione e della Consulta, sia ancora giusto non risarcire un precario assunto in ruolo oppure se bisogna, comunque, riconoscergli un risarcimento per l’abuso dei contratti a termine che ha subito. Domanda semplice, la cui risposta però potrebbe portare a nuovi risarcimenti milionari per i migliaia di precari che anche con Anief hanno adito il tribunale e continuano a promuovere ricorsi presso il giudice del lavoro, non soltanto per recuperare gli scatti di anzianità e le mensilità estive perdute. Per non parlare dell’altra questione pregiudiziale sempre sollevata da Trento sulla mancata valutazione di tutto il servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera. Nel frattempo, Anief a Trento come in tutto il territorio nazionale continua il contenzioso per i precari e i neo-assunti.

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Scuola – Precariato: il tribunale di Trento rimette gli atti alla Corte di Giustizia europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

corte di giustizia europeaIl giovane sindacato si conferma dalla parte del giusto: Anief aveva fatto bene a ricorrere alla Cedu, al Consiglio d’Europa, nonché alla Commissione Petizioni del Parlamento. Il tribunale ordinario di Trento ha sospeso il giudizio e sottoposto il fatto alla ‘Corte di giustizia dell’Unione europea in ordine alla questione europea le seguenti questioni pregiudiziali in ordine all’interpretazione della clausola 4 punti 1 e/o 4, dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 (in prosieguo: l’accordo quadro) e figurante quale allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999’. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per i giudici nazionali non deve essere il ricorrente a dimostrare l’onere probatorio sulla vacanza del posto contraddicendo la Corte di Cassazione, né gli strumenti risarcitori legali, al massimo a 12 mensilità, sono l’abuso dei contratti a termine e deve essere adeguatamente risarcito. Né l’immissione in ruolo può essere considerata un risarcimento. Aspettiamo la pronuncia fiduciosi, per sconfiggere la precarietà. Ricorri in tribunale per avere i tuoi diritti.

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