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Posts Tagged ‘corte giustizia’

Governo. Xylella: La Corte di Giustizia europea condanna l’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Roma. Un deserto. E’ quello che si vede attraversando il Salento (Puglia), e si stringe il cuore. Un deserto dove prima crescevano rigogliosi gli ulivi.
La causa è la Xylella.La Xylella Fastidiosa (subsp. Pauca), è un batterio, che vive e si riproduce all’interno dei vasi linfatici degli ulivi e che, ostruendoli, ne provoca il disseccamento.
Per evitare il diffondersi dell’infezione, le normative prevedono l’abbattimento degli alberi infetti e di quelli vicini. Una misura drastica, purtroppo, ma necessaria.Sull’abbattimento degli ulivi si è creato un vasto movimento di opposizione, formata da associazioni, partiti e istituzioni, contrari alla eradicazione degli ulivi infetti. In primis il presidente della Puglia, Michele Emiliano (PD) ed esponenti politici del M5S che, nel proprio blog pugliese, titolavano: Xylella fastidiosa, una gigantesca truffa. Una deputata pentastellata aveva organizzato una conferenza stampa dal titolo “Xylella: un’emergenza democratica. Illegittimità e incostituzionalità dei provvedimentì”. Beppe Grillo dal suo blog titolava: La bufalite da Xylella.
La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver adottato le misure di prevenzione stabilite dalla Commissione europea.Si poteva intervenire 6 anni fa, contenendo il diffondersi del contagio. Ora occorre intervenire in maniera più drastica: i fondi europei e nazionali ci sono per impedire che 60 milioni di ulivi, patrimonio agricolo italiano, siano messi in pericolo.Quando al metodo scientifico si sostituiscono credenze e superstizioni, quando si crede che ci sia stato qualcuno, non si sa chi, che ha diffuso l’infezione, quando si crede che zappettando il terreno e potando gli ulivi si risolva il problema, dobbiamo chiederci come sia possibile che, in pieno XXI secolo, molti possano negare l’evidenza dei fatti e qualche politico possa cavalcare una protesta antiscientifica.E’ il metodo scientifico che porta alla conoscenza della realtà. Purtroppo, nel nostro Paese, sembra che Galileo sia ancora uno sconosciuto.

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Corte di Giustizia: risarcimento anche per i voli in ritardo di collegamento al di fuori dell’UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Per fortuna che c’è la Corte di Giustizia a chiarire quali siano i termini ed i modi per agire a tutela dei propri diritti nella delicata materia dei trasporti dei passeggeri quando la legge ed i giudici nazionali non si uniformano al diritto vigente nell’area comune. Così Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene opportuno passare in rassegna un’importante decisione pubblicata in data odierna dalla Corte. Secondo la sentenza, nella causa C-502/18, i viaggiatori hanno diritto al risarcimento per un volo in coincidenza ritardato al di fuori dell’UE, anche se il volo in coincidenza non è stato offerto da una compagnia aerea europea. Nel caso specifico upasseggeri hanno effettuato ciascuno, presso il vettore aereo ceco České aerolinie, una prenotazione unica per un volo da Praga (Repubblica ceca) a Bangkok (Thailandia) via Abou Dhabi (Emirati Arabi Uniti). La prima tratta di tale volo in coincidenza, operata da České aerolinie tra Praga e Abou Dhabi, è stata eseguita conformemente al piano di volo e il volo è giunto puntuale ad Abou Dhabi. Per contro, quanto alla seconda tratta, operata, nell’ambito di un accordo di code-sharing, dal vettore aereo non comunitario Etihad Airways tra Abou Dhabi e Bangkok, il volo ha subìto un ritardo all’arrivo di 488 minuti. Tale ritardo di più di tre ore può dar luogo a una compensazione pecuniaria dei passeggeri ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei 1. I passeggeri hanno proposto, dinanzi ai giudici cechi, ricorsi contro České aerolinie perché venga loro riconosciuta la compensazione prevista dal regolamento. České aerolinie, tuttavia, contesta in giudizio la fondatezza di detti ricorsi adducendo di non poter essere considerata responsabile del ritardo del volo da Abou Dhabi a Bangkok poiché volo operato da altro vettore aereo. Adito in appello, il Městský soud v Praze (corte regionale di Praga capitale, Repubblica ceca) domanda alla Corte di giustizia se České aerolinie sia tenuta a pagare una compensazione ai sensi del regolamento. Con la sentenza odierna la Corte ricorda, anzitutto, che un volo con una o più coincidenze che sia stato oggetto di un’unica prenotazione va considerato unitariamente ai fini del diritto a compensazione dei passeggeri previsto dal regolamento2. Pertanto, un volo in coincidenza nell’ambito del quale una prima tratta sia stata operata a partire da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro, nella fattispecie Praga, rientra nell’ambito di applicazione del regolamento anche se la seconda tratta di tale volo in coincidenza è stata operata da un vettore non comunitario con partenza e destinazione in un paese terzo all’Unione europea. Riguardo alla questione se České aerolinie, il vettore aereo che ha effettuato la prima tratta del volo in coincidenza, possa essere tenuta al pagamento della compensazione pecuniaria dovuta in ragione del ritardo prolungato all’arrivo registrato sulla seconda tratta di tale volo, effettuata da Etihad Airways, la Corte constata che, ai sensi del regolamento, l’obbligo di compensazione dei passeggeri grava unicamente sul vettore aereo operativo del volo considerato. La Corte rileva, sul punto, che, perché possa essere qualificato come vettore aereo operativo, deve essere dimostrato che il vettore in questione abbia effettivamente realizzato il volo considerato. Orbene, České aerolinie ha effettivamente realizzato un volo nell’ambito del contratto di trasporto concluso con i passeggeri coinvolti, sicché può essere qualificata come vettore aereo operativo.Di conseguenza, la Corte conclude che, nelle circostanze della presente causa, České aerolinie è, in linea di principio, tenuta alla compensazione pecuniaria prevista dal regolamento in ragione del ritardo prolungato all’arrivo registrato sul volo in coincidenza a destinazione Bangkok, e ciò benché tale ritardo prolungato si sia verificato sul volo da Abou Dhabi a Bangkok e sia imputabile a Etihad Airways. In tal senso la Corte sottolinea che, nell’ambito dei voli con una o più coincidenze che siano stati oggetto di un’unica prenotazione, il vettore aereo operativo che ha realizzato la prima tratta non può trincerarsi dietro la cattiva esecuzione di un volo successivo ad opera di un altro vettore aereo. Infine, la Corte ricorda che il regolamento riserva al vettore aereo operativo che ha dovuto provvedere a una compensazione pecuniaria in favore dei passeggeri in ragione del ritardo prolungato di un volo in coincidenza che ha costituito oggetto di un’unica prenotazione e che è stato, in parte, operato da un altro vettore nell’ambito di un accordo di code-sharing, il diritto di agire in regresso contro quest’ultimo per ottenere ristoro di tale onere finanziario.

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Corte di Giustizia delle Comunità Europee in materia di procedura di appalto pubblico

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

Chiomenti ha assistito la società Iveco Orecchia davanti alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee in una vicenda relativa alla legislazione comunitaria in materia di procedure per l’affidamento di appalti pubblici, risolta in senso favorevole ad Iveco.La procedura di appalto pubblico dalla quale è scaturita la controversia aveva ad oggetto ricambi originali Iveco o “equivalenti”. Il punto centrale della controversia concerne l’obbligo da parte del concorrente, che intende offrire ricambi equivalenti agli originali Iveco, di dimostrare tale equivalenza unitamente all’offerta oppure possa rendere tale prova anche successivamente, nella fase di collaudo e/o di esecuzione.La CGCE ha statuito (con efficacia vincolante per i giudici nazionali) che la legislazione comunitaria in materia di procedure di affidamento di appalti pubblici deve essere interpretata nel senso che, quando le specifiche tecniche che figurano nei documenti dell’appalto fanno riferimento a un marchio, a un’origine o a una produzione specifica, l’ente aggiudicatore deve esigere che l’offerente fornisca, già nella sua offerta, la prova dell’equivalenza dei prodotti che propone rispetto a quelli definiti nelle citate specifiche tecniche.Si tratta di una pronuncia che afferma un principio del tutto nuovo ed in grado d’incidere significativamente su tutte le procedure di gara in corso e future.Per Chiomenti ha agito un team composto dal partner Filippo Brunetti e l’Of Counsel Francesco Scanzano.

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L’Italia davanti alla Corte di giustizia di Lussemburgo per non aver applicato le misure comunitarie per arrestare la diffusione della Xylella Fastidiosa

Posted by fidest press agency su sabato, 19 Mag 2018

La Xylella Fastidiosa (subsp. Pauca), è un batterio, che vive e si riproduce all’interno dei vasi linfatici degli ulivi e che, ostruendoli, ne provoca il disseccamento.
“L’agente causale della malattia è Xylella Fastidiosa, una conclusione che abbiamo accettato come non più discutibile”. “I dati disponibili sull’effetto di una pluralità di interventi agrotecnici e di condizioni ambientali sono a dir poco scarsi. “Le conseguenze della presenza del batterio in Puglia, come anche in Corsica e nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, rappresentano un grave pericolo per l’Europa”.
Questo il parere dell’Accademia dei Lincei sull’infezione degli ulivi provocata dalla Xylella, in Puglia.Per evitare il diffondersi dell’infezione, le normative prevedono l’abbattimento degli alberi infetti e di quelli vicini. Una misura drastica, purtroppo, ma necessaria.
I primi focolai scoperti risalgono al 2013, e da allora l’infezione si è spostata coinvolgendo altre zone della Puglia. Il danno è ingente, sia economico, per la diminuzione della produzione di olio, che in alcune aree ha raggiunto il 100%, sia paesaggistico.Sull’abbattimento degli ulivi si è creato un vasto movimento di opposizione, formata da associazioni, partiti e istituzioni, contrari alla loro eradicazione Il risultato è stato che l’infezione si è spostata, dal luogo originario, a Nord per 140 km e a Sud per 40 km, e gli ulivi che volevano essere salvati dalla eradicazione sono stati attaccati dalla Xylella e sono morti. Si poteva fare qualcosa? Sì, attuando le procedure internazionali in materia fitosanitaria, come ricorda la Commissione europea. Per anni non si è fatto nulla, cullandosi nell’illusione che le sole pratiche agricole potessero fermare l’infezione. I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari, già 5 anni fa, avevano individuato la causa dell’essicamento degli ulivi, ma non sono stati ascoltati, anzi sono stati indagati dalla magistratura! Certo fa male al cuore veder recidere alberi, nel caso gli ulivi, magari secolari ma, o si presta ascolto alla sfera affettiva, agli impulsi e alle emozioni o si crede alla ricerca scientifica, al metodo scientifico. Chi ha responsabilità istituzionali, come il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, non può permettersi di seguire le propensioni, che vanno per la maggiore, degli elettori. Non si curano le malattie neurodegenerative con il metodo Stamina, né i tumori con il metodo Di Bella, né gli ulivi ammalati da Xylella con lo zappettamento del terreno. E’ il metodo scientifico che ci porta alla conoscenza della realtà. Purtroppo, nel nostro Paese, sembra che Galileo sia ancora uno sconosciuto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola: Precariato, sul risarcimento del personale di ruolo la Cassazione ci ripensa e rinvia il giudizio

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

corte di giustizia europeaLa decisione è legata al fatto che si è in attesa della nuova sentenza della Corte di ‎Giustizia Europea sulla causa C. 494/17 Rossato, sollevata dalla Corte di Appello di Trento nel giudizio sulla compatibilità della Legge di riforma della scuola 107/2015 con il diritto dell’Unione Europea. Con ordinanze interlocutorie nn. 27615-8/17, si prende ora atto che non è più possibile riferirsi alle sentenze 22552/16 et aliae, attraverso le quali era stato negato il risarcimento danni ai docenti e al personale Ata immessi in ruolo per gli anni di precariato. Inoltre, la stessa Corte di Giustizia Ue si dovrà pronunciare sulla validità delle norme legislative e contrattuali italiane che prevedono nei decreti di ricostruzione di carriera il “raffreddamento” della stessa carriera con il riconoscimento parziale del servizio pre-ruolo, dopo le sentenze favorevoli giunte dai tribunali del lavoro. Marcello Pacifico (presidente Anief): Ancora una volta abbiamo avuto la conferma di un diritto vivente in continua evoluzione, come sempre ha denunciato il nostro giovane sindacato, attivo non a caso presso la Cedu, che si riconduce sia alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 sia alla Corte europea dei diritti dell’uomo, oltre che presso il Consiglio Ue e la commissione petizione del Parlamento Ue. Anche a livello nazionale gli orientamenti dei giudici ci stanno dando ragione: il Miur è infatti sempre più spesso condannato a risarcire ogni dipendente con decine di migliaia di euro, anche per l’assegnazione degli scatti di anzianità ai precari, come ribadito dalla Cassazione.

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Scuola – Precari penalizzati: il Tribunale di Trento rinvia la normativa italiana alla Corte di Giustizia UE

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

corte di giustizia europeaQuesto perché nelle ricostruzioni di carriera le supplenze valgono meno? L’obiettivo dei giudici trentini è ‘accertare se ricorra una ragione oggettiva idonea a giustificare un diverso trattamento tra lavoratore a tempo indeterminato e lavoratore a tempo determinato’. Contro il diritto dell’Unione Europea sarebbe, infatti, il cosiddetto ‘raffreddamento’, denunciato dai legali dell’Anief, che riduce la valutazione di un terzo del servizio preruolo svolto dopo i primi quattro anni di servizio. Il sindacato punta anche l’indice sul contratto collettivo nazionale, sottoscritto dai sindacati rappresentativi, e sul Testo Unico della Scuola. In caso di assenso dei giudici transnazionali, saranno a rischio un milione di contratti del comparto scuola, i quali potranno essere impugnati entro dieci anni e disporre risarcimenti a cinque zeri. Alla luce di questa ordinanza e dopo le recenti vittorie nelle Corti di Appello, l’Anief rimette a disposizione il modello di diffida da inviare all’USR di competenza.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono sempre più evidenti i dubbi dei nostri tribunali sul trattamento dei precari, perché in aperto contrasto con la normativa comunitaria. Non solo si continuano a reiterare contratti a tempo determinato su posti vacanti, negando al personale con contratto a termine il diritto alle progressioni stipendiali: si vuole perpetrare la discriminazione, anche quando questo personale, docente e Ata, viene immesso in ruolo. Noi non ci stiamo e per questo motivo continuiamo a promuovere specifici ricorsi per la tutela dei lavoratori precari.

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Precariato, dubbi della Corte di Giustizia Europea sul limite di 12 mensilità di risarcimento

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

corte di giustizia europeaA Lussemburgo, i giudici dell’Ue hanno dato impulso alla questione pregiudiziale sollevata dal Tribunale di Trapani, alla quale hanno partecipato i legali dell’Anief: la Commissione UE concorda con loro, accogliendo la causa, per abuso dei contratti a termine rispetto alla soglia di 12 mensilità accordate. Per la Curia di Lussemburgo, dovrebbero essere risarciti altre 24 mensilità per ogni precario assunto dalla pubblica amministrazione, inclusi i 100mila precari della scuola chiamati ogni anno. A questo punto, la normativa italiana potrebbe essere dichiarata nuovamente illegittima perché contraria al diritto dell’Unione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): prima ancora che arrivi l’orientamento dei giudici transnazionali, sono già migliaia le domande risarcitorie riconosciute dai nostri tribunali. Con il Miur condannato a risarcire ogni dipendente con decine di migliaia di euro. Anche per l’assegnazione degli scatti di anzianità ai precari, come ribadito dalla Cassazione il mese scorso. Ora che potrebbe pure cadere il limite delle dodici mensilità, siamo convinti che l’amministrazione scolastica sarà molto meno propensa a reiterare i contratti a termini, pur in presenza di precari titolati e posti vacanti. Ancora una volta, il giovane sindacato della scuola con il suo team di avvocati agisce per sconfiggere la piaga della precarietà.Nel frattempo, Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire gli aumenti di stipendio e gli arretrati, sia per chi è precario sia per chi è già di ruolo con periodi di supplenza. Nel frattempo, il sindacato, dopo la discussione della petizione presso il Parlamento Europeo e la presentazione del reclamo al consiglio d’Europa, si sta rivolgendo alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, per consentire la stabilizzazione di tutto il personale docente e Ata scolastico. A tal proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda pure i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti.

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Adozione maggiorenni. Ricorso alla Corte di Strasburgo contro normativa italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2016

strasburgo-parlamento-europeoE’ stata iniziata la prima procedura per richiedere alla Corte Europea a Strasburgo la condanna dell’Italia in quanto la normativa in vigore relativa alle adozioni dei maggiorenni viola la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo nel momento in cui non prevede l’equiparazione o l’assimilazione dell’adozione di un maggiorenne compiuta dalla famiglia o dalle persone che lo hanno seguito e se ne sono presi cura da minore a quella dell’adozione di un minorenne
La normativa attuale è stata impugnata per violazione a diritti fondamentali come il diritto alla famiglia ed al riconoscimento del nucleo familiare naturale, il diritto al nome ed alla identità, il divieto di discriminazione, violazione delle normative internazionali e dei trattati a cui ha aderito l’ Italia nella materia in oggetto
L’impugnazione pur nascendo dal caso specifico dei recepimenti in Bielorussia delle sentenze di adozione maggiorenni in Italia, riguarda nel suo complesso la normativa attuale anche con riferimento ad adozioni di maggiorenni tra italiani.
Al contrario della maggioranza delle Nazioni Europee, la normativa italiana non prevede alcuna eccezione o contemperamento alla previsione generale nel caso in cui il maggiorenne adottato sia in realtà un ragazzo che non ha potuto essere adottato da minore.
Inoltre lo Stato Italiano prevede per ogni adozione di maggiorenne proveniente da una Nazione ( anche della UE) che preveda l’equiparazione ad adozione di minore, che la sentenza o gli atti di stato civile relativi siano oggetto di procedura giudiziaria per poter essere recepiti o registrati in Italia (Isabella Cusanno, legale Aduc)

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Rigassificatore di Porto Empedocle

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2011

Non è bastata neanche la sentenza del Cga a mettere un punto alla controversa vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle. Come si ricorderà, lo scorso luglio, i giudici amministrativi di secondo grado hanno ribaltato la sentenza del Tar che, accogliendo un ricorso del comune di Agrigento e di numerose associazioni ambientaliste e di consumatori, aveva bloccato il progetto dell’Enel di costruire un enorme impiano di rigassificazione a pochi chilmetri dalla Valle dei Templi. Ma la sentenza del Cga non ferma l’amministrazione comunale di Agrigento e i cittadini che al mensile il Sud di settembre, in questi giorni in edicola, hanno annunciato la loro prossima mossa: “Non ci arrendiamo. Stiamo preparando un ricorso alla Corte di giustizia europea. In caso di incidente quell’impianto potrebbe creare danni notevoli ai Templi e a tutta la zona che invece dovrebbe puntare sullo sviluppo turistico” dice a il Sud il sindaco della città dei Templi, Marco Zambuto. E intanto il Fai, che qualche tempo addietro si era schierato a favore dell’impianto (che è incluso nella direttiva di Seveso che classifica i siti industriali ad alto rischio) annncia a il Sud una clamorosa retromarcia: “Non sapevo che tra i rischi dell’impianto ci fossero anche queli legati a forti esplosioni” dice a il Sud Giulia Maria Mozzoni Crespi “se è così meglio farlo offshore”. Il Sud ha sentito anche l’Unesco che sull’argomento allarga le braccia: “Certo avrei preferito si facesse altrove” dice Gianni Puglisi che dell’Unesco è il rappresentante in Italia. Sul mensile in edicola tutti i detttagli di una storia controversa e ancora tutta da verificare.

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Corte di Giustizia Europea: Sicurezza sul lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

Con la sentenza nella causa C – 224/09 la Corte di Giustizia Europea colma un vuoto normativo presente nella normativa italiana, secondo Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, in un momento molto delicato nel quale la normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro viene messa in discussione da ipotetiche riforme in senso peggiorativo paventate dall’attuale governo. Infatti, secondo la direttiva 24 giugno 1992, 92/57/CEE riguardante le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili stabilisce che, in ogni cantiere in cui siano presenti più imprese, il committente o il responsabile dei lavori designa un coordinatore per la sicurezza e la salute, il quale è incaricato dell’attuazione dei principi generali di prevenzione e di sicurezza per la tutela dei lavoratori. Essa prescrive altresì che il committente o il responsabile dei lavori controlli redigano un piano di sicurezza nel caso in cui si tratti di lavori che comportano rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Tali lavori sono indicati in un elenco, non esaustivo, contenuto nella direttiva. Purtroppo, in sede di recepimento della normativa europea la legge italiana aveva omesso di trasporre l’obbligo di designare tale coordinatore e di redigere un siffatto piano per tutti i lavori privati non soggetti a permesso di costruire.
Il caso di specie preso in esame dai giudici europei prende spunto da una richiesta del Tribunale di Bolzano relativamente al procedimento penale per violazione degli obblighi di sicurezza imposti dalla direttiva della proprietaria di un immobile che nel 2008 a seguito di un ispezione da parte degli ispettori del servizio di tutela del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano che aveva appaltato un cantiere edile avente ad oggetto il rifacimento della copertura del tetto di una casa di abitazione ad un’altezza di circa 6-8 metri ed in particolare parapetto, l’autogrù e la manodopera erano forniti da tre imprese diverse.  Pertanto, per qualsiasi cantiere in cui sono presenti più imprese al momento della progettazione o, comunque, prima dell’esecuzione dei lavori, permane per l’appaltatore l’obbligo di nominare un coordinatore in materia di sicurezza e di salute, indipendentemente dalla circostanza che i lavori siano soggetti o meno a permesso di costruire ovvero che tale cantiere comporti o meno rischi particolari. La direttiva impedisce, quindi, la validità di una normativa nazionale che, nel caso di un cantiere di lavori privati non soggetti a permesso di costruire e nel quale sono presenti più imprese, consenta di derogare all’obbligo (incombente al committente o al responsabile dei lavori) di nominare un coordinatore per la sicurezza e la salute al momento della progettazione dell’opera o, comunque, prima dell’esecuzione dei lavori.

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Tv decoder dtt

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Dalla Corte di Giustizia Europea arriva la conferma che gli incentivi forniti ai decoder negli anni 2004 e 2007 non erano rispettosi della neutralità tecnologica e hanno favorito solo il digitale terrestre e le emittenti che trasmettono su questa piattaforma. Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario nazionale – ha sempre denunciato la mancanza di neutralità tecnologica che ha penalizzato tutti quei  consumatori che volevano utilizzare la tv digitale trasmessa da satellite e che invece hanno dovuto acquistare decoder satellitari senza alcuno sconto. Da quando i consumatori – continua Giordano – sono entrati nel comitato nazionale tv digitale le cose sono cambiate ei principi di neutralità tecnologica sono entrati di diritto nel passaggio alla tv digitale offrendo incentivi, se pur limitati, per i decoder di tutte le piattaforme. Anche la nascita di Tivù Sat ha contribuito a dare pari dignità a tutte le piattaforme trasmissive, garantendo al consumatore la libertà di scelta. Chi si è avvantaggiato dei contributi deve ora restituirli allo Stato che, secondo Adiconsum, deve immetterli nuovamente in circolo per favorire l’assistenza alle fasce deboli che ancora devono passare alla tv digitale. È utile precisare che i decoder di SKY non potevano e non possono usufruire di nessun incentivo perché proprietari e non aperti alla ricezione di tutti i canali a pagamento e in chiaro, trasmessi sulla piattaforma satellitare

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