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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘coscienze’

L’urgenza come criterio metodologico del contemporaneo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Roma venerdì 8 marzo 2019, alle 9:00, presso l’ateneo in via degli Aldobrandeschi 190 organizzato dall’Ufficio Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma, si terrà un incontro su: “L’urgenza come criterio metodologico del contemporaneo.” Questo progetto prende avvio da un’attenta lettura del contemporaneo che lascia emergere chiaramente come l’urgenza sembra imporsi, in tutti campi del sapere e dell’agire, quale unico e totalizzante criterio metodologico, rispondente alle necessità derivanti tanto dal fisiologico stato di crisi connaturato agli attuali modelli economici quanto dalla trasformazione tecnologica.
Emergono così gli aspetti patologici quali ad esempio le fake news, la trasformazione delle coscienze e la creazione di falsi bisogni nonché l’utilizzo di modelli organizzativi e normativi che danno risposte definitive a problemi contingenti, rispondendo solo con piani di breve se non brevissimo periodo.
Sarà un momento di confronto e approfondimento rivolto a studenti e professionisti accomunati dalla condivisione di valori e visione antropologica, al fine di interrogarli in merito a problemi contemporanei indagati con un approccio interdisciplinare tra saperi teleologicamente orientati al bene e ben-essere di tutto l’uomo, di ogni uomo.
L’incontro all’Università Europea di Roma (UER) sarà aperto alle 9:00 da un saluto del Rettore Padre Pedro Barrajón LC, del Pro-Rettore Alberto Gambino e di Padre Gonzalo Monzón LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale.Introduce e modera Guido Traversa, Delegato del Rettore per la Formazione Integrale UER.
Dalle 10.00 alle 15.30 interverranno Felice Testa (UER), Luigi Russo (UER), Claudio Bonito (UER e Ateneo Pontificio Regina Apostolorum), Gianfranco Buffardi (Psichiatra), Mariantonietta Fabbricatore (UER), Guido Traficante (UER), Domenico Melidoro (LUISS) e Gabriele Guzzi (Rethinking Economics). Seguirà, alle 15.30, un dibattito; conclusioni alle 16.30. Ingresso libero.

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L’Italia degli sprechi

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Rimproveriamo spesso gli amministratori pubblici di sperperare il denaro della collettività per opere o per iniziative inutili o poco redditizie, ma non ci chiediamo cosa fanno i cittadini che in quel paese vivono e se essi si comportano nel privato alla stessa maniera della scelta fatta per guidarli nella gestione del Paese. La verità è che oggi, amministratori e amministrati, stiamo vivendo una stagione surreale nella quale cerchiamo di riverberare le nostre frustrazioni attraverso logiche consumistiche che un tempo ci facevano sognare e che ora sentiamo più concretizzabili. Non ci siamo resi conto, al tempo stesso, dei guasti che provochiamo nel voler “istituzionalizzare” un benessere acquistato con la falsa moneta dei facili arricchimenti, delle logiche clientelari, delle azioni indegne praticate pur di raggiungere e consolidare uno status symbol. Abbiamo finito con il creare dei mostri che con il loro cinismo hanno avvelenato le nostre coscienze, ci hanno resi aridi e amorali e fatto perdere il senso della misura nel rapporto con i valori costituenti la base del nostro vivere comune. La politica praticata con questi stessi principi aberranti ha perso il suo carisma iniziale e come un legno storto, riprendendo la celebre metafora kantiana, resta nella sua condizione poiché non siamo in grado di raddrizzarlo per l’assenza di una lucida e determinata volontà di cambiamento. Questa nostra incapacità talvolta la surroghiamo con l’alterazione del significato che c’è dato dalla politica. La consideriamo una sorta di contenitore nel quale possiamo riversarvi i nostri interessi personali e non per quella che è, ossia un’esperienza sociale, per consentirle di esplicitare tutte le proprie potenzialità. Su questo punto manca l’elemento più importante: la figura di un “reggitore” ovvero di chi è dotato di una particolare forma di intelligenza per capire le esigenze del sociale e avere la volontà di realizzarle nella loro oggettività. E’ un identikit non facile da tracciare essendo un compito così fuori dal comune in una società come la nostra portata a seguire la strada più agevole e comoda del nostro bene privato in luogo di quella del bene di tutti. E al bene privato può facilmente associarsi la “tentazione del potere” che per affermarsi e consolidarsi non ha scrupoli. Lo fu nel mondo antico con la divinizzazione del sovrano, lo è oggi nel postulato machiavellico e hobbesiano che non esista potere che non sia assoluto. Su questo presupposto è stata prima costruita la teoria della sovranità popolare e poi quella della divisione dei poteri per limitarne l’assolutezza. Ma questa non demorde. Oggi è in atto il tentativo di condizionare dall’interno l’autonomia dei diversi poteri: giudiziario, legislativo e dell’esecutivo per renderli, ove possibile, più deboli, inefficaci, ininfluenti. Se il male è questo quale potrebbe essere il suo antidoto? Continua a esserlo l’essere umano con la sua intelligenza, coerenza e valori morali. Solo in questo modo si può pensare in maniera diversa al potere non per abolirlo ma per risemantizzarlo. (Riccardo Alfonso)

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Festa di primavera: Il risveglio della natura e delle coscienze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

festa primaverafesta primavera1Custonaci (Trapani) questo è il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano e il Comune di Custonaci. Una passeggiata simbolica tra i sentieri della Riserva a contatto con la natura e per celebrare la Giornata Nazionale della Memoria e dell’ Impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia.
Gli alunni delle V classi dell’ Istituto Lombardo Radice-Fermi Custonaci – San Vito lo Capo con i loro striscioni e i loro slogan hanno interpretato il senso della giornata. Ecco alcune frasi:
“Festa di primavera 2017 – Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano: luogo di speranza, testimone di bellezza contro la mafia “21 marzo: Festa di primavera: si rinnovi la primavera della verità e della giustizia sociale”. I “fiori” Pace, giustizia, uguaglianza, rispetto per l’ ambiente, solidarietà, non farli appassire e morire: aiutali a crescere! “La mafia uccide il futuro: noi ci impegniamo a trasformare queste parole in azioni quotidiane”. I ragazzi hanno lasciato un simbolo significativo: è stato allestito un ramo ricco di foglie di carta con frasi sui temi dell’impegno e della memoria. Successivamente hanno interpretato i brani: “100 passi” dei Modena City Ramblers e “Pensa” di Fabrizio Moro. Gli studenti dell’Accademia Kandinskij di Trapani hanno ritratto sulle tele l’atmosfera e le bellezze della Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano. “Commemorare questa ricorrenza – così il sindaco di Custonaci- è un’occasione per ricordare tutte le vittime innocenti della mafia. Abbiamo deciso di farlo a contatto con la natura, nella Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano ed insieme a tanti giovani. Tanta commozione ed emozione tra i ragazzi”.

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Profughi: nuovo impegno e maggiore convergenza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

maria voce focolariScuotono le coscienze le parole di papa Francesco all’Angelus del 6 settembre, dove indica un’azione concreta per sostenere il dramma delle centinaia di migliaia di rifugiati costretti a lasciare le proprie case: «In prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi».Maria Voce, a nome del Movimento dei Focolari, esprime «gratitudine per l’appello coraggioso e concreto del Santo Padre» e sottolinea la decisione di fare quanto chiede «aprendo di più le nostre case e luoghi all’accoglienza».
Già molte iniziative personali e di gruppo, promosse dai Focolari, sono in atto in varie nazioni del Nord Africa, Medio Oriente, Europa, Sudest Asiatico, America del Nord e del Sud: supporto alle migliaia di persone provenienti dal Myanmar nei campi profughi a Nord della Thailandia, il Bed & Breakfast aperto ai migranti in provincia di Firenze, accoglienza dei rifugiati a Szeged e altre città in Ungheria e in Austria, a Lione con accoglienza di famiglie, lettere al Presidente dell’Uruguay per stimolare accoglienza di profughi, per citare alcuni tra le migliaia di esempi raccolti nella piattaforma dello United World Project. Ma non basta.«Bisogna fare di più», afferma Maria Voce, per muovere i vertici della politica, i circuiti del commercio di armamenti, i decisori delle scelte strategiche, le quali – come comincia a dimostrarsi – possono partire dal basso con la mobilitazione della società civile. La presidente dei Focolari, inoltre, ha richiamato i membri del Movimento «a impegnarsi e a convergere maggiormente» per promuovere, insieme a quanti si muovono in questa direzione, azioni rivolte a smascherare le cause della guerra e delle tragedie che affliggono tanti punti del pianeta, con l’obiettivo di porvi rimedio, «mettendo in gioco le nostre forze, mezzi e disponibilità».

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Uno sforzo inutile

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2011

E’ il atto uno “sforzo inutile”, tanto da parte dei sostenitori delle immigrazioni, quanto dai rigorosi guardiani delle frontiere. Sforzo inutile perchè si tratta di un tentativo infantile di fermare la storia, con l’aggravante di ignorare quanto la stessa storia ha impartito come lezione, non capita da nessuna delle due parti. I libri di storia descrivono le loro verità e le loro interpretazioni dei fatti, modellando gli eventi secondo una pretestuosa pedagogia che vorrebbe fornire l’interpretazione più utile per formare le coscienze secondo uno stampo preconfezionato. L’esempio di Garibaldi indicato come eroe puro e immacolato, padre dell’unità d’Italia, è solo il più recente, perché dell’unità d’Italia l’eroe dei Due Mondi non è neanche un lontano parente. Ma così rischiamo di andare fuori dal tema che mi sono proposto, per cui torniamo indietro nel tempo, quando, sempre i libri di storia, ci propinano due menzogne in un solo evento. Intendo parlare di quelle che vengono identificate come “le invasioni barbariche”, che avrebbe posto fine all’impero romano. Due menzogne su misura, due falsità sulle quali è stata costruita la favola-bella del mondo occidentale.
• 1°) Quelle invasioni non furono invasioni ma migrazioni di tribù che non conoscevano la tecnica dell’avvicendamento in agricoltura, per cui dopo avere sfruttato un territorio procedevano in avanti in cerca di terreni più fertili; la decadenza del “regime imperiale” di Roma facilitò l’ingresso anche in Italia e in tutti i territori dell’impero romano.
• 2°) E’ falso che l’impero romano sia finito con quelle invasioni, perché l’impero romano continuò ad esercitare il potere, e, quello che più si vuole far passare sotto silenzio, continua tuttora, modificando i mezzi per esercitare un potere che non ha mai perso peso, anzi ne ha acquistato sempre più.
Quando la centralità imperiale concentrata a Roma si ritrovò priva dei quadri dirigenti, specialmente in periferia dell’impero, fu la nuova struttura imperiale che surrogò le deficienze, potendo contare su di una capillare rete di funzionari imperiali, sia per imporre le leggi che per incassare i tributi; è la nascita della religione cattolico-cristiana, che si impadronisce della Fede dei credenti e se ne serve, malgrado la fervente attività pastorale del monachesimo. Necessitando di un potere militare, il nuovo impero romano, inventò il Sacro Romano Impero, affidandone lo scettro al più forte, ma anche più fedele difensore degli interessi centrali ; infatti il nome SRI tardò ad essere riconosciuto, per attendere di essere il sacro Romano Impero germanico o Primo Reich, braccio armato di quell’impero che era la naturale prosecuzione dell’antico impero romano. E’ ciò che è accaduto nel mondo arabo, dove l’esercizio del potere necessitava del supporto della religione per tenere a bada le grandi masse popolari e lasciare in pace le classi privilegiate: nobiltà e clero in Occidente e principi, capi tribù o dittatori e imam nei popoli arabi. Infatti i vari capi di Stato, nonché i vari dittatori e dittatorelli si sono avvalsi della religione, facendosi leader religiosi di una delle tante devianze dell’Islam Ed è anche ciò che sta accadendo nel mondo arabo con il venir meno della forza contrattuale della religione, svilita dai bisogni reali che i vari dittatorelli non hanno voluto mai riconosce e soddisfare. Quel mondo, tanto vicino al pianeta Occidente-Europa, si sta muovendo alla ricerca di mezzi di sopravvivenza più decorosi, stante il fatto che non esistono piani di sviluppo credibili, in grado di programmare nella terra di origine i mezzi di sostentamento come lavoro, produzione, commercio, cioè un circuito virtuoso valido indistintamente per tutti e non solamente in grado di arricchire i pochi che vivono del potere. Se vogliamo a tutti i costi credere alle speculazioni interessate di quanti esigono mantenere lo stato di bisogno dei popoli già poveri, allora possiamo identificare le attuali migrazioni come moderne “invasioni barbariche”, irrefrenabili per definizione, dalle quali si formerà una nuova tipologia umana che non possiamo chiamare(come fa il rag./filosofo Marcello Pera) meticciato, perché , allora, dobbiamo accettare e riconoscere che le popolazioni occidentali altro non sono che frutto di un meticciato durato oltre 1.500 anni. Anche in Occidente sta venendo meno la forza contrattuale della religione, gestita dall’impero romano che ha trovato asilo nel piccolo, ma potentissimo, Stato città del Vaticano. Il crollo di potere si accentua in questo primo scorcio di secolo e di millennio perché è prevalsa la pretesa di un reciproco sostentamento tra il potere politico e il potere religioso, associati per contenere le esigenze dei cittadini dentro un alveo progettato come un campo di concentramento, con una confusione di ruoli per cui il reato penalmente perseguibile dovrebbe diventare un peccato da assolvere nelle sacrestie, e il peccato diventare reato penalmente perseguibile, amministrato da politici che si servono della religione, come gerarchie della Chiesa si servono dei politici, in una ammucchiata di potere di cui la gente si è pesantemente stancata (Rosario Amico Roxas)

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Indignatevi! di Stéphane Hessel

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2011

Esce   oggi   15   febbraio,   in   tutte   le   librerie   italiane   il   best   seller   francese   Indignatevi! di  Stéphane  Hessel.   Quello  di  Hessel  non  è  un  semplice  “caso  letterario”  da  un  milione di  copie  ma  un  libro  che  ha  animato  e  fatto  nascere  dibattiti  e  discussioni  che  stanno facendo  il  giro  d’Europa.
Indignatevi!   (Add   editore)   è   un   appello   alle   coscienze   perché   ritrovino   la   forza   di   opporsi alle  ingiustizie  del  mondo  ed  è  l’invito  a  essere  parte  attiva  della  società,  non   semplici  spettatori  incapaci  di  reagire  ai  soprusi.   Con  Indignatevi!  uno  degli  intellettuali  più amati  di  Francia  arriva  finalmente  in  Italia  e  lo  fa  con  un  libro  che  ha  conquistato l’Europa. Stéphane  Hessel  Indignatevi!  traduzione  di  Maurizia  Balmelli  Prezzo  5  euro   Pagine  64   formato  16,5×10,5  Uscita  15  febbraio  2011  isbn  978-¬‐88-¬‐96873-¬‐25-¬‐0
Stéphane   Hessel   è   nato   a   Berlino   nel   1917   da   una   famiglia   ebraica   (il   padre   fu  il traduttore   tedesco   di   Proust,   mentre   la   madre   fu   il   personaggio   che   ispirò   Roché e Truffaut  per  la  celebre  Catherine  di  Jules  e  Jim),  ed  è  cresciuto  nella  Francia  degli  anni Trenta.   Ha   partecipato   alla   Resistenza   francese   e   dopo   la   guerra   ha   lavorato   al Segretariato   generale  dell’Onu.   È   stato   uno   dei   principali   redattori   della   Dichiarazione  Universale  dei  Diritti  dell’Uomo.

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Disordini a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

“Di una cosa può star tranquillo questo Paese. I politici che abbiamo mandato a governare una cosa la sanno fare. Sanno far di conto quando però i conti da far tornare sono a loro vantaggio”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp commenta così il giorno dopo la fiducia concessa a Berlusconi dalla Camera e gli scontri tra Black bloc e Forze dell’Ordine.  “Ieri, quando si sarebbe dovuto imporre alle coscienze una riflessione rigorosa sui fatti accaduti il giorno prima – continua Maccari – tutti hanno fatto conti. Li ha fatti il sindaco Alemanno, al quale non abbiamo sentito dire una parola sul ruolo dei poliziotti nella terribile giornata di Roma. Il primo cittadino ha dato, come sua dichiarazione che erano stati calcolati 450mila euro di danni.  Berlusconi gongola per aver vinto con tre gol di scarto su chi voleva “sfiduciarlo”, come se stesse a San Siro.   Ma Berlusconi ha riflettuto su chi sono i suoi goleador? Un astenuto che non ha avuto il coraggio di entrare in aula e palesare anche il fatto di aver cambiato idea e un deputato arrivato a Montecitorio nelle liste di Idv, pur non avendo esattamente un pedigree di quelli graditi all’onorevole Di Pietro”. “Ma intanto fuori nevica – conclude Maccari –  tra dieci giorni è Natale e della vera guerra, quella che ha visto ancora una volta le Forze dell’Ordine soccombere alla furia cieca di delinquenti comuni ammantati dalla scusa di voler difendere le loro idee, cosa resta? Neanche una parola nei computi ragioneristici della politica, neanche una parola per la Polizia che deve combattere le guerre innescate dalle micce accese da un Governo che poi non sa gestire le battaglie. I cinquanta poliziotti feriti, che si aggiungono a quelli feriti negli stadi e ovunque la politica non abbia saputo gestire i conflitti sociali, per la politica non sono neanche un numero da bilancio”.

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Altri soldati italiani in Afghanistan?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

“E’ inconcepibile che il ministro della Difesa La Russa annunci la possibilità di un incremento di militari italiani in Afghanistan durante una trasmissione radiofonica. Tali decisioni vanno discusse ed eventualmente assunte in Parlamento ed è lì che il ministro deve venire a riferire su eventuali aumenti di contingente” lo dichiara Fabio Evangelisti, vicepresidente vicario del gruppo IdV alla Camera. “La provincia ovest dove operano i soldati italiani è ormai una zona ad alto pericolo ed il tragico bilancio dei nostri soldati morti grava come un macigno sulle nostre coscienze. Per questo, noi non solo chiediamo che non un soldato in più sia mandato in Afghanistan ma che quelli che sono lì e che ogni giorno rischiano la vita tornino a casa al più presto”  conclude Evangelisti.

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Imparare a leggere la realtà

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 agosto 2010

Cristiani e laici hanno bisogno di definirsi in modo univoco. Essi hanno, tanto per cominciare, un punto in comune. Il primo passo sta nella formazione della coscienza. La dimensione  formativa ed educativa delle coscienze, ed in particolare dei giovani che rappresentano il nostro avvenire depurato dalle incrostazioni del passato, rimane un primato ed il punto essenziale di ogni rinnovamento. La proposta sempre coerente e nuova delle motivazioni capaci di sostenere contro corrente una dedizione al bene comune è un impegno a cui prepararsi. Da qui partono i segni di speranza che costellano il cammino della storia dell’uomo. Per il credente, non c’è nessuna realtà umana e sociale completamente abbandonata da Dio e che quindi il mondo così com’è, merita la nostra attenzione (“la simpatia diaconale verso il mondo”), la nostra sollecitudine, la nostra competenza, il nostro entusiasmo. Vi è l’occhio di vedere nelle piccole cose la possibilità delle cose grandi che stanno nascendo e che nasceranno. Non si può essere, quindi, buoni profeti se la bontà non è ricercata, maturata e praticata nella vita di tutti i giorni non come un obbligo ma una libera scelta, un valore inalienabile e che va coltivato e preservato. (fonte centri studi religiosi Fidest)

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Restare giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2010

Lettera al direttore. Certe vite nascono complicate, altre meno, ma tutti nella vita passiamo periodi o esperienze che ci feriscono, ci segnano e, più spesso di quanto crediamo, ci chiudono. Non so se esistono persone esenti da questo, forse pochi fortunati, e forse anche e soprattutto esiste chi, queste ferite, le sa riconoscere, elaborare e cicatrizzare.  Il corpo e la mente invecchiano su due piani differenti, in realtà credo che chi sa accettare gli eventi della vita sempre ed interpretarli, farli propri comunque, possa non invecchiare mai, almeno dentro. Inoltre non è solo la nostra vita (e la saggezza) che si spegne quando ci chiudiamo, ma lo fa anche il mondo intorno; eh si.. perché siamo tutti legati in tanti modi, ed anche un’anima spenta o tante coscienze che si lasciano andare a circoli viziosi e distruttivi, portano giù con loro un po’ di società. Le antiche popolazioni africane chiamavano questo complesso meccanismo “ubuntu” le più moderne occidentali lo chiamano “inconscio collettivo” ma il significato è lo stesso. Sappiamo di vivere 50 o 100 anni e non di più, nella carne, ma possiamo spengerci ben prima nella mente, e questo può accadere anche gradualmente senza che ci si accorga se non dopo molti anni, quando d’improvviso guardando al passato.. sentiremo un vuoto dentro, un deficit di leggerezza, spensieratezza, curiosità.. quel “senso di libertà” che abbiamo lasciato insieme al nostro bambino interiore per inseguire scopi sbagliati, modelli omologati, o semplicemente per non aver affrontato paure e vergogne, per non aver accettato la realtà quando andava fatto. Diceva JUNG – rinnegare l’ombra è ciò che rende l’uomo incapace di pensare  Il tempo poi è come un manto di sabbia che lentamente copre lo “specchio” dentro il quale possiamo rivederci e ritrovarci, ma più tempo passa e più la purezza e la fragilità vengono coperte. Non ci sono perciò vie indolori o scorciatoie, c’è solo una strada: ed è quella di restare con se stessi e prendersi la responsabilità delle nostra storia. Rimettersi in discussione sul passato, comprendere, perdonare e perdonarsi (con la massima onestà e sincerità); e poi decidere per il futuro di accettare comunque gli accadimenti della vita, belli e brutti che siano, e fare “il nostro tempo” sempre impegnandosi e sempre con un sorriso sereno sulle labbra, da allegri ragazzi, da posati adulti, da saggi anziani.. perché chiunque di noi, ed in ogni istante, possa sempre voltarsi indietro e vedere la bellezza e sentire la potenza e lo spessore della vita.Cordialmente, Fabio Barzagli resp. portale nazionale http://www.infanzia-adolescenza.info

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Corrispondenti guerra Spagna

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Milano fino 11/6/2010 via Dante, 12. Instituto Cervantes Articoli e fotografie di reporters internazionali a cura del giornalista Carlos García Santa Cecilia  L’Instituto Cervantes di Milano in collaborazione con la Fondazione Pablo Iglesias di Madrid, organizza la Mostra “Corrispondenti della guerra di Spagna, 1936-1939”. Di tutte le guerre che hanno scosso il mondo, la Guerra Civile spagnola ha avuto una risonanza particolare, e ha richiamato l’attenzione di un gran numero di giornalisti, scrittori, intellettuali e artisti. Alla Guerra Civile spagnola, banco di prova della Seconda Guerra Mondiale, parteciparono migliaia di volontari di tutto il mondo che combatterono per i loro ideali. Nessun’altra guerra dei tempi moderni ha risvegliato cosi’ intensamente le coscienze ne’ ha avuto tale ampia partecipazione. Alla chiamata della Spagna risposero intellettuali, pensatori e artisti di diverse tendenze e ideologie, per raccogliere le testimonianze dei combattenti e per raccontare al mondo gli orrori di una guerra fratricida. A completamento dei reportages saranno esposte anche fotografie che testimoniano la vita quotidiana dei giornalisti sui campi di battaglia e all’Hotel Florida di Madrid, diventato il quartier generale dei corrispondenti esteri. Fra queste anche quelle scattate da Robert Capa che vide morire proprio in quella guerra, nel 1937, la sua compagna Gerda Taro, una delle prime donne fotoreporter. La loro storia e’ raccontata nel romanzo Esperando a Robert Capa, ultimo libro di Susana Fortes che ha vinto il Premio Fernando Lara nel 2009 e presto sarà un film prodotto dalla Columbia Pictures. L’autrice ha presentato libro il 12 aprile all’Università Cattolica di Milano. (Immagine: Robert Capa)

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Ennesima strage a Kabul

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

La sensazione di profondo dolore che mi attanaglia per la scomparsa di sei soldati italiani a Kabul, oggetto oggi di attentato dinamitardo degli estremisti talebani, si scontra con lo sdegno, sicuramente comune ai molti, nel dover sentire i costernati messaggi di cordoglio di chi ha la responsabilità umana e politica di tanto sangue italiano versato, di chi sfrontatamente maschera il proprio volto con la costernazione e finta tristezza non ascoltando le urla della propria coscienza e di quella collettiva.” Così Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, manifesta i propri sentimenti per la strage di Kabul, convinto di interpretare le emozioni di molti e soprattutto di coloro che sono chiamati a difendere il suolo nazionale e di coloro che assicurano la sicurezza nel suolo nazionale. “Il paradosso della vicenda che coinvolge le nostre coscienze – continua il leader del Coisp – è la mancanza di consapevolezza dell’essere entrati in guerra ormai da tempo e di ritrovarsi ogni tanto a celebrare morti, anzi eroi, che non solo non vengono riconosciuti da una società civile distante dall’idea stessa della conflittualità esistente, ma anche da chi, responsabile politico, disarciona il concetto stesso di guerra per rifugiarsi in quello di “missione di pace”. Grave, gravissimo orientamento dimostrato dalla nostra classe dirigente, insufficiente, paradossale, lontana anni luce dagli apparati che reggono le stabilità della difesa del suolo o che ne assicurano la interna civile convivenza. Combattere contro un nemico non schierato, affrontare le nuove dinamiche della “guerra espressiva” fatta di assenza di frontalità, permeata dal vuoto delle regole, condotta per la realizzazione di atti terroristici interpretabili come eventi mediali, richiede un elevato standard di professionalità che, come a noi poliziotti arcinoto, scarsamente è sorretto dalle borse del politicante di turno. Richiede inoltre una vera presa di coscienza delle elité politica e, a cascata, della società civile tutta. Noi sappiamo, come poliziotti, quanto grave sia la sensazione di isolamento in cui versa chi, come noi e i colleghi della Difesa per le loro competenze, deve affrontare i grandi temi della sicurezza conscio del rischio quotidiano, del tributo umano sacrificato ogni giorno sull’altare della propria identità, spesso sconosciuta ai più e nascosta dal Vertice indifferente”.

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Europa dei popoli, Europa dei governi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2009

Editoriale fidest Con il passare del tempo cresce il divario tra il “pensiero” guida dei popoli e quello dei “governi” che intendono rappresentarli. La spiegazione sta nel fatto che i governanti hanno la presunzione che la sovranità popolare vada in qualche modo “pilotata” poiché essi sono nelle condizioni di guardare più lontano dell’uomo della strada. E’, purtroppo per costoro, una vista difettosa poiché non si sono resi del tutto conto che la globalizzazione non è solo economica ma lo è anche nel modo come le notizie circolano, le verità sono poste sotto osservazione da più punti di vista, le coscienze subiscono le sollecitazioni del mondo esterno. Vi è, anche da parte di questi governanti la fortunata circostanza che manca una leadership mondiale universalmente riconosciuta che sappia interpretare i sentimenti e le attese di una popolazione mondiale che vive il suo dramma esistenziale sempre più divisa tra ricchi e poveri, tra giustizia e illegalità, da privilegi e abusi, tra razzisti e martiri. E’ un olocausto di popoli che quotidianamente si vedono umiliati, offesi, traditi, resi vittime di una logica anch’essa globalizzata che intende emarginarli, sfruttarli. Così ci ritroviamo nel corso dei millenni, dai cavernicoli nostri antenati alla contemporaneità tecnologica con le stesse speranze e attese per un messia che nell’universalità del suo messaggio ci facesse ritrovare tutti insieme il sentiero della bontà, della fratellanza e dell’altruismo. Ciò che ci sconcerta di più è come sia possibile che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale debba essere posta in condizioni di sudditanza nei confronti di una minoranza di sfruttatori, di opportunisti, di lestofanti. Non hanno i numeri ma hanno la capacità di corrompere, di suscitare grandi, ma sempre illusorie, speranze, di comprarsi per 30 miseri denari la vita del proprio simile. Oggi l’unica possibilità che resta è quella di un “risveglio” corale delle coscienze attraverso un “messaggio” che sappia scuoterci, sappia ridarci la consapevolezza del nostro essere e restituirci la capacità del nostro avvenire e soprattutto di scrollarci di dosso gli opportunisti e i parassiti di turno ovunque alberghino ivi compresi i loro rifuggi doranti del “Palazzo”. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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“Liberi per vivere”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2009

On. Luigi Bobba  On. Marco Calgaro  Deputati PD Piemonte dichiarano: “Esprimiamo il nostro apprezzamento e la nostra adesione al manifesto “Liberi per vivere”. E’ sempre necessaria una mobilitazione popolare sui temi della vita e della morte che sappia stimolare una riflessione su tematiche complesse che non possono essere ricondotte unicamente alla sfera della libertà di autodeterminazione. Di vita e di morte bisogna discutere pubblicamente e non solo quando vicende tragiche come quella di Eluana Englaro ottengono visibilità mediatica suscitando polemiche politiche e lacerando le coscienze. Temiamo che si stia affermando sempre più nell’opinione pubblica un’idea della morte come ‘diritto di libertà’: un’idea  inaccettabile per chi crede  nella promozione della vita come dono.  Il diritto che oggi deve essere garantito è quello di vivere: il diritto di essere curati, di essere assistiti, di non essere lasciati soli. Un diritto a cui corrisponde il dovere della comunità di prendersi cura di chi fa fatica. Una società che professa la libertà della morte in nome di un individualismo radicale finisce per dimenticarsi di tutti i soggetti più deboli e di considerare tutte le fragilità come un peso da cui liberarsi”.

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