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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘costi’

“Per chi produce frutta aumenti dei costi pari all’800%”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

“L’aumento dei costi energetici è diventato fuori controllo. Serve fare qualcosa subito, non aspettare le elezioni perché, in questa condizione, le aziende a fine settembre non ci arrivano. Il prezzo medio della componente energia pagato nel 2021 era 9 centesimi di euro per Kilowatt/ora. A giugno siamo saliti a 32-33 centesimi, poi c’è stata un’ulteriore impennata e siamo andati a 70 centesimi. Cifre folli”. A lanciare l’allarme è il presidente del settore ortofrutticolo di Confagricoltura Toscana Antonio Tonioni.“Da ottobre 2021, mese in cui sono iniziati i rincari, a giugno 2022 già si è avuto un importante aumento – aggiunge Tonioni – e siamo andati in difficoltà. Adesso siamo a 70 centesimi per Kilowatt/ora e basta questo dato per capire che l’aggravio è pesantissimo e ingestibile. Parliamo di un rincaro dell’800%. La componente energia ha un aumento assurdo, le bollette sono triplicate. Aziende che producono, conservano, confezionano e distribuiscono sono in grave crisi”. Proprio dal punto di vista aziendale Tonioni sottolinea che l’aspetto più difficile “è la conservazione. Il prodotto viene raccolto in questi giorni tra i 25 e 28 gradi. Per essere conservato deve essere portato tra 0 e 1,5 gradi, mediante l’utilizzo di impianti frigoriferi industriali che però assorbono tanto. Con questi aumenti non è possibile andare avanti”.Secondo Tonioni “serve sganciare il prezzo dell’energia dalla quotazione del gas. E poi c’è il problema dell’Iva perché con questi rincari, anche l’importo dell’Iva aumenta a dismisura”.www.gallitorrini.com

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Bollette energia. Il peggio avanza

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2022

A diverse piccole e medie aziende e commercianti, stanno arrivando bollette energetiche pesantissime (anche il triplo/quadruplo in più). E’ il “trend” di questo momento. Ma quello che fa più preoccupare è che lo Stato ha intenzione di mettere i bastoni fra le ruote ai più virtuosi fra loro, che negli anni passati hanno prodotto da soli la propria energia e quella in surplus l’hanno venduta allo Stato.Il decreto Sostegni ter ha previsto per alcune aziende, che producono oltre i 20 Kwh, che restituiscano la differenza di quanto incassato a suo tempo rispetto ad un prezzo medio energetico calcolato sugli ultimi dieci anni.Sebbene il fine dello Stato sia nobile (incassare un miliardo e mezzo di euro per gli incentivi ai consumatori più deboli), c’è qualcosa che non torna: – sono aziende che non hanno particolare rapporto con lo Stato: non hanno usufruito di incentivi statali per la produzione; il loro prodotto non c’entra con le problematiche di approvvigionamento del mercato energetico attuale (Russia, etc), ma è frutto di iniziativa privata in aggiunta a quella pubblica; – anche volendo considerare la sovrattassa una tantum che le aziende devono versare per i guadagni extra che hanno avuto per il maggior costo dei prodotti sul mercato all’ingrosso… quanto da loro prodotto e venduto allo Stato non c’entra con gli approvvigionamenti del mercato energetico da cui la maggior parte delle aziende attingono per la rivendita.

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“Gli aumenti dei costi di produzione stanno mettendo a rischio la redditività della zootecnia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

Nonostante i gravissimi effetti prodotti della crisi pandemica, a cui si è aggiunto il conflitto tra Ucraina e Russia, l’industria mangimistica italiana conferma il suo ruolo di primo piano all’interno del panorama agro-zootecnico-alimentare. Infatti, pur in presenza di enormi difficoltà operative, produttive, economiche, nell’approvvigionamento di materie prime, nella logistica e con costi di produzione letteralmente fuori controllo, il settore è stato in grado di aumentare i volumi prodotti e di consentire alla zootecnia nazionale di continuare a garantire le sue produzioni e a soddisfare il fabbisogno alimentare del Paese. A dirlo è Michele Liverini, presidente reggente di ASSALZOO – Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, aprendo l’assemblea annuale questa mattina a Bologna. Nel corso dell’evento sono stati illustrati i principali risultati dell’industria mangimistica dello scorso anno. Nei mesi scorsi ASSALZOO è più volte intervenuta, nei tavoli istituzionali coordinati dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per evidenziare le criticità del comparto. L’Associazione ha evidenziato a più riprese la grave situazione che ha segnato in particolare due tra i più importanti comparti del settore agro-zootecnico-alimentare e cioè quello dei bovini da latte e quello suino. «Stanno vivendo una crisi perdurante da troppo tempo, costretti a vendere in molti casi sottocosto latte e carni, con perdite ormai non più sostenibili e il rischio di chiusura di molte stalle», commenta Liverini. Sempre con riguardo all’aumento incontrollabile dei costi di produzione, ASSALZOO ha sottolineato che, qualora questi maggiori costi non possano trovare una compensazione interna alla filiera, il loro trasferimento al consumatore finale non potrà più essere rinviato. L’Associazione ha chiesto l’inserimento dell’industria mangimistica, unitamente al settore agricolo e allevatoriale, tra le imprese energivore, al fine di consentire un’attenuazione dell’insostenibile fiammata dei costi energetici. Altri temi sollevati da ASSALZOO riguardano l’importazione di materie prime, le epidemie di influenza aviaria e peste suina africana, infine le problematiche legate alla nuova normativa europea in tema di pratiche commerciali sleali. Su quest’ultimo punto chiosa il presidente Liverini: «Una normativa, tuttavia, pensata per la sua applicazione soprattutto nei rapporti con la GDO, ma che trasferita su tutta la filiera agro-zootecnica-alimentare sta determinando gravi difficoltà sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista interpretativo, rischiando di creare notevoli difficoltà e mettendo in discussione usi e consuetudini commerciali che da decenni regolano i rapporti tra operatori. Mi riferisco, soprattutto, all’obbligo del contratto scritto, che sta causando non poche difficoltà alle nostre aziende e agli stessi allevatori».

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I costi “dimenticati” della Silicon Valley

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

A cura di Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR. Gli analisti finanziari sanno bene che, per misurare in modo efficace la performance di un’azienda, può rendersi necessario, di tanto in tanto, derogare ai principi contabili, in modo da poter analizzare al meglio la situazione reddituale e patrimoniale.Nel singolo trimestre possono, infatti, verificarsi eventi particolari che non impattano lo stato di salute del business. In questi casi, per loro natura rari, gli operatori calcolano una stima dei risultati aziendali definita “adjusted”, che non considera cioè gli effetti dell’evento atipico, in modo da avere una stima dell’andamento dell’operatività direttamente confrontabile con i periodi precedenti. Inoltre, spesso le aziende condividono con gli investitori ulteriori metriche di misurazione della performance dell’impresa, che, pur non avendo una definizione ufficialmente stabilita dai principi contabili, aiutano il mercato a comprendere l’evoluzione del business. Queste pratiche, però, pur essendo pienamente legittime, tendono, nei momenti di grande euforia, a focalizzare l’attenzione degli operatori sugli elementi positivi, mettendo in ombra, o quantomeno rimandando, un’attenta analisi delle criticità.Riteniamo che questo rappresenti oggi un problema per la Silicon Valley, dove una parte significativa della remunerazione dei lavoratori viene pagata attraverso sistemi di assegnazione di azioni noti come “Stock Based Compensation”. Di per sé, la pratica costituisce un elemento positivo: gli interessi dei lavoratori e quelli degli azionisti sono maggiormente allineati, stimolando la così la produttività e la cooperazione. Il problema, a nostro giudizio, risiede nella prassi diffusa tra analisti ed investitori di “ignorare” i costi legati alla “Stock Based Compensation”, nonostante i principi contabili li classifichino come tali. In questo caso spesso le aziende stesse forniscono stime cosiddette “adjusted” o “non GAAP”, che escludono sistematicamente questi costi, presentando così un risultato significativamente migliore di quello calcolato secondo gli standard contabili. Secondo le nostre stime, oltre il 90% dei componenti del Nasdaq paga in Stock Based Compensation in media il 5% circa del fatturato generato nell’anno. Questa cifra potrebbe sembrare poca cosa a prima vista, ma un aumento/diminuzione della marginalità del 5% ha in realtà un impatto significativo sulla valutazione di un’azienda. Ancora più significativo è però l’impatto su alcuni sottosettori della tecnologia, che hanno raggiunto valutazioni da capogiro in concomitanza dei massimi del 2021 e hanno da allora iniziato una severa correzione. Prendiamo ad esempio l’indice Nasdaq Emerging Cloud (circa -60% dai massimi), che rappresenta le aziende produttrici di software legate al trend secolare di transizione dai server di proprietà al cloud. Le aziende di questo indice pagano in media, secondo le nostre stime, circa il 24% del loro fatturato in “Stock Based Compensation”.L’utilizzo di sistemi di retribuzione in azioni tende ad incidere in modo più marcato sulle aziende più “giovani” e innovative, con le più elevate potenzialità di crescita. Queste aziende, per poter competere con i concorrenti più grandi e affermati, devono offrire consistenti pacchetti azionari per attrarre i talenti necessari a creare il livello di innovazione funzionale a raggiungere le forti ambizioni di crescita. A nostro giudizio, quindi, la mancanza di disciplina da parte degli operatori ha permesso di “dimenticare” costi per loro natura ricorrenti pari al 24% del fatturato, contribuendo così a spingere le valutazioni oltre le 12 volte il fatturato, a fronte di aziende che nell’80% dei casi non sono ancora arrivate al pareggio di bilancio.

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Inflazione: Cia, rallenta ma troppo poco. Nei campi è sempre “boom” costi

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

Rallenta l’inflazione, grazie agli effetti del bonus energia esteso a circa 5 milioni di famiglie italiane, ma resta sempre troppo alta per cittadini e imprese agricole, registrando ad aprile un aumento del 6% tendenziale (dal +6,5% del mese precedente). E la componente energetica regolamentata, pur frenando, segna comunque una crescita del 64,3% su base annua (dal +94,6%), che vuol dire costi di produzione ancora alle stelle per serre, stalle e agriturismi, in una fase fondamentale del calendario agricolo. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat.I prezzi dei beni alimentari accelerano al +6,1% rispetto ad aprile di un anno fa (+5% quelli lavorati e +7,8% quelli non), con conseguenze immediate per i consumatori, trascinati però dagli aumenti costanti di acqua, elettricità e combustibili (+24,7%) e trasporti (+9,7%). E anche se la riduzione delle accise sui carburanti per autotrazione ha raffreddato un po’ i listini del gasolio per i mezzi di trasporto (da +34,5% a +23,1%) e della benzina (da +26,4% a +13%), non è abbastanza per far rifiatare il settore primario e l’intera filiera, in un Paese in cui oltre l’80% dei trasporti commerciali avviene su gomma, percentuale che supera addirittura il 90% nel caso degli alimentari freschi.Per questo, è necessario continuare a tenere alta l’attenzione lungo la catena del valore e della distribuzione, prevedendo più risorse e interventi strutturali sui campi e lungo la filiera agroalimentare -evidenzia Cia- anche per scongiurare speculazioni sui prezzi al dettaglio che né le aziende né i cittadini possono accettare.

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Nuova e terza manifestazione di Cia-Agricoltori Italiani contro costi di produzione alle stelle

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

A mobilitarsi, scendendo in strada tra bandiere e trattori, questa volta sono gli imprenditori agricoli del Centro Italia che si sono dati appuntamento mercoledì 20 aprile, alle ore 10:30, a Venturina Terme, frazione del comune italiano di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno.In centinaia dalle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana e Umbria raggiungeranno la località per prendere parte al corteo da Via della Fiera ali piazzale antistante il Centro Fiere S.E.FI.Non si arresta, infatti, la pressione che, da mesi, si sta abbattendo sull’economia delle imprese agricole. Dopo due anni di pandemia è sopraggiunto il colpo della guerra in Ucraina. La tensione geopolitica internazionale ha acuito la difficoltà a uscire dalla crisi, spinta da caro energia e carburante. Inoltre, l’aumento del 300% sui concimi, i rincari sui fertilizzanti del 170%, oltre al raddoppio sui mangimi, ha reso i costi di produzione insostenibili, portando il settore agricolo e allevatoriale allo stato attuale di precarietà, agevolata dalle speculazioni sui mercati. Anche per il Centro Italia resta invariata, poi, l’annosa emergenza fauna selvatica, cui si è aggiunta la preoccupazione per la peste suina. Motivo, pure questo, per rilanciare l’appello sul tema attraverso la manifestazione di Venturina. Ripetuto da Cia-Agricoltori Italiani su tutto il territorio nazionale, serve una riforma radicale della legge 157 del 1992. Una normativa troppo datata per riuscire ad affrontare un problema ormai fuori controllo con +111% di cinghiali in circolazione, oltre 200 milioni di danni all’agricoltura e 469 incidenti, anche mortali negli ultimi quattro anni, e lo spettro della peste suina che mesi ha fatto registrare casi allarmanti in Liguria e Piemonte. “L’agricoltura non si può fermare” ripete, quindi, Cia che con la terza mobilitazione in tre mesi chiede che si tuteli un settore estremamente strategico per il Paese.

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Agricoltura: uno shock sui mercati sui costi dei fertilizzanti

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2022

“Lo scenario internazionale, con l’invasione russa in Ucraina, ha provocato uno shock sui mercati, con un aumento vertiginoso dei costi dei fertilizzanti. Russia e Ucraina, infatti, sono tra i maggiori produttori al mondo. Per questo, è necessario valorizzare tutte le soluzioni tecnologiche e agronomiche che consentano di ridurre l’uso di fertilizzanti e di razionalizzare il ciclo di azoto, attraverso una gestione più sostenibile, preservando e ottimizzando il suolo. Tra questi ci sono gli inibitori della nitrificazione, come la Nitrapyrina, che abbiamo contribuito ad approvare con l’interlocuzione attiva con il Ministero delle Politiche agricole, che ha portato alla firma del relativo decreto ministeriale. Gli agricoltori potranno così aumentare le produzioni ma soprattutto ridurre l’uso di fertilizzanti azotati mediamente del 30 per cento”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, durante il convegno Corteva ‘Gli inibitori della nitrificazione: una risposta alla crisi dei fertilizzanti’. “La ‘Farm to Fork’ non deve spaventarci – aggiunge -, è una strategia di lungo termine che sprona a produrre di più e meglio, con un minor impatto ambientale e una maggiore sostenibilità. Potremo raggiungere questi obiettivi grazie alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica così da sostenere concretamente i nostri agricoltori”.

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Costi alle stelle, peste suina, fauna selvatica

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2022

Roma. Il 23 febbraio conferenza Cia per dire “basta!” Appuntamento a Roma all’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio per chiedere interventi e annunciare manifestazioni. Gli Agricoltori Italiani dicono basta!” Questo il monito lanciato da Cia-Agricoltori Italiani che, su questi temi, terrà una conferenza stampa a Roma, mercoledì 23 febbraio, alle ore 10 all’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio. L’aumento dei prezzi delle materie prime e il caro energia, con aumenti in bolletta superiori al 100% rispetto a un anno fa, insieme all’emergenza peste suina in regioni strategiche per il Made in Italy agroalimentare e a una gestione scellerata della fauna selvatica, con la popolazione dei cinghiali ormai sopra i 2 milioni, stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura italiana.Per questo, Cia si rivolge al Governo e chiede interventi tempestivi e strutturali a sostegno del settore, mentre si prepara a manifestare, lunedì 28 febbraio in Liguria, centro dell’emergenza PSA con il Piemonte. Tutti i dettagli dell’iniziativa verranno illustrati proprio nella conferenza stampa romana. Con il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, interverranno i presidenti di Cia Liguria e Cia Piemonte, Aldo Alberto e Gabriele Carenini. Sono stati invitati i parlamentari delle Commissioni coinvolte.

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La forte impennata dei costi delle materie prime e dell’energia mette a dura prova la tenuta della filiera editoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Si rischiano una minore offerta di libri e riviste, ritardi nelle consegne, possibili aumenti dei prezzi per il pubblico dei lettori, gravi problemi per l’editoria scolastica. L’allarme è lanciato congiuntamente dall’Associazione Italiana Editori (AIE), dall’Associazione Nazionale Editoria di Settore (ANES) e dalla Federazione Carta Grafica che, di fronte alla grave emergenza, chiedono al Governo un credito di imposta sull’acquisto di carta grafica per fini editoriali. Una misura urgente a favore della sostenibilità dell’industria editoriale e necessaria per contribuire alla resilienza della filiera, di primaria importanza per il Paese e già faticosamente impegnata a gestire le delicate sfide del mercato.“I rincari energetici stanno già mettendo a rischio di stop alcuni segmenti produttivi come quello delle riviste stampate in rotocalco. Ma per tutti i settori della stampa editoriale e commerciale l’incremento del costo della carta ha assunto dimensioni tali da erodere ogni marginalità, date le ovvie difficoltà a trasferire a valle tali rincari. A questo scenario si aggiungono le problematiche legate a una scarsa reperibilità della materia prima, anche a causa del processo in atto di riconversione della produzione verso le carte per imballaggi” afferma Emanuele Bona, Presidente di Federazione Carta Grafica. “Dopo due anni molto positivi, l’emergenza carta pesa come una grave minaccia sul mondo del libro – afferma Ricardo Franco Levi, Presidente di AIE –. Gli insopportabili aumenti del prezzo schiacciano i margini di tutti gli editori traducendosi per quelli di varia (saggi e romanzi) nel rischio di aumenti di prezzo di copertina, una strada che non è nemmeno percorribile per gli editori scolastici soggetti a tetti di spesa imposti per legge. Agli aumenti del prezzo si aggiungono le difficoltà di approvvigionamento che rendono ancora più difficile programmare la produzione e assicurare una puntuale distribuzione. Di nuovo, con una particolare attenzione per l’editoria scolastica impegnata a garantire alla scuola e alle famiglie la disponibilità dei libri di testo nelle scadenze legate al calendario dell’anno scolastico”.

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Banche: Aumentano i costi dei conti correnti

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Lo sono quelli con operatività allo sportello (fino al +21%) mentre calano in misura più o meno uguale quelli con operatività online (fino al -22%); sono queste alcune delle evidenze emerse dall’indagine di Facile.it, anticipata ai microfoni di Sportello Italia (Rai Radio 1). Il comparatore ha ottenuto i dati dopo aver esaminato l’ICC (Indicatore dei Costi Complessivi) dei conti correnti offerti oggi da sei primari istituti bancari e confrontato i valori con quelli disponibili per altrettanti profili di clienti ad ottobre 2020.«Appare evidente una dinamica generale per cui gli istituti di credito cercano di spingere i clienti verso l’online alzando i costi per le operazioni allo sportello», spiegano gli esperti di Facile.it. «Aumentano ad esempio le tariffe per le operazioni in filiale come i bonifici o i costi per il prelievo di denaro contante, che per alcune banche sono diventati a pagamento se al di sotto di un certo importo (solitamente 100€). Con l’obiettivo di incentivare l’online, inoltre, alcuni istituti offrono conti con tariffe agevolate per tutta la durata del rapporto in caso di sottoscrizione via web piuttosto che in filiale.».Guardando ai dati emerge che per i conti con operazioni allo sportello i costi sono aumentati per tutte le tipologie di clientela; si va da un +2% per i pensionati con operatività bassa (124 operazioni) fino ad un +21% per le famiglie con operatività media (228 operazioni annue). Di contro il canale online ha costi quasi sempre in diminuzione, soprattutto per i correntisti con operatività contenuta, in primis i giovani (-15%) e i pensionati con operatività bassa (-22%)

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Scuola, R.Iardino: “Dad costi troppo elevati per le famiglie”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2022

“La scuola ha un ruolo cruciale nella lotta a questo virus e alla ripresa del Paese, la didattica a distanza non è funzionale al perseguimento di questi obiettivi, per questo concordo con la scelta responsabile del Ministro Bianchi e del Presidente Draghi del rientro tra i banchi di scuola lunedì”. È quanto dichiara Rosaria Iardino, Presidente della Fondazione The Bridge, che in autunno ha pubblicato un’importante ricerca riferita all’impatto dell’influenza stagionale sulle famiglie “LA MEDICINA SCOLASTICA TRA PASSATO E FUTURO”, dalla quale è emerso che l’80% dei genitori intervistati ritiene che i costi sociali indiretti dell’influenza siano elevati per le famiglie italiane. Basti pensare che, quando un figlio si ammala d’influenza, il 49% degli intervistati afferma che almeno un genitore si assenta dal lavoro, mentre il 34,9% richiede l’aiuto di altri famigliari. Si tratta di uno sforzo organizzativo notevole, nonché di una perdita di giorni di lavoro e di produttività, considerato anche il fatto che solo nel 7,5% dei casi la situazione è gestita grazie all’aiuto di persone incaricate della cura dei figli (es. babysitter). “Questi dati- prosegue Iardino- rapportati alla pandemia (positività dei figli e/o DAD) assumerebbero numeri considerevoli e costi troppo alti a carico delle famiglie. L’Associazione nazionale presidi sostiene che lunedì il 10% dei dipendenti della scuola sarà assente, ma per questo non può pagare il 100% degli studenti e soprattutto delle famiglie italiane. La medicina scolastica deve tornare ad essere un tema centrale per rispondere alle esigenze dei nostri ragazzi e tutelarne la salute, anche quella mentale, spesso sottovalutata e trascurata, anche se messa a dura prova durante questa pandemia, per questo dispiace molto che il Bonus Salute Mentale non sia rientrato nella Legge di Bilancio. Una bocciatura che ha deluso molti”.

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I costi dell’energia e le ricadute rilevanti su tutta la zootecnia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2022

Una situazione che si aggiunge al forte incremento già in atto da un anno dei costi delle materie prime e dei trasporti. È fondamentale un intervento delle istituzioni per evitare conseguenze irreversibili non solo sull’industria mangimistica, fortemente provata, ma sull’intera filiera zootecnica: “Come tutta la manifattura, anche la mangimistica è in grave sofferenza per il forte aumento dei costi di produzione”, sottolinea Lea Pallaroni, Segretario generale di ASSALZOO – Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici. “Ci uniamo alla richiesta di altre associazioni del settore alimentare e ci rivolgiamo ai decisori politici affinché vengano presi provvedimenti urgenti per dare ristoro ai comparti maggiormente colpiti, come lo è il nostro, già gravato da un anno di forti rincari dei prezzi delle materie prime agricole e dei trasporti”. In uno scenario ancora incerto per gli effetti della pandemia, pur a fronte di diversi indicatori positivi per l’economia italiana, le imprese devono ora fare i conti anche con il “caro-bolletta”. Come ricordato di recente dalla stessa Confindustria, il forte rialzo del prezzo europeo del gas si è tradotto a dicembre in un incremento per l’Italia del 572% del prezzo dell’elettricità rispetto ai livelli pre-crisi. Le ripercussioni hanno ricadute pesantissime per l’intera filiera agro-zootecnica-alimentare, tanto che anche Federalimentare ha lanciato l’allarme sui forti rincari dei costi di energia elettrica e gas.www.mangimiealimenti.it

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Indagine sui costi delle università italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato un’indagine sui costi delle università italiane. Il calcolo delle tasse universitarie si basa principalmente sul reddito familiare dello studente. Sono state considerate a titolo esemplificativo cinque fasce reddituali di riferimento. A tale proposito è opportuno precisare che in seguito all’emergenza COVID già dallo scorso anno la c.d. “no tax area” – introdotta nel 2017 dalla Legge di Bilancio e destinata agli studenti con reddito ISEE inferiore a 13mila euro – è stata estesa alle famiglie con reddito ISEE fino a 20mila euro e che in autonomia numerosi atenei ne hanno disposto un ulteriore ampliamento, come nel caso dell’Università di Salerno, a 30mila euro. Gli studenti che siano in possesso dei requisiti previsti – che per gli iscritti agli anni successivi al primo comprendono anche il conseguimento di un numero minimo di crediti formativi – devono pagare solo la tassa regionale e l’imposta di bollo (a cui in rari casi si aggiunge anche un irrisorio contributo assicurativo) e non sono pertanto tenuti a corrispondere i contributi universitari a cui sono invece soggetti tutti gli altri iscritti. Alla luce di tali premesse, molti dati della presente indagine non sono comparabili con quelli riportati nel Rapporto del 2018. Confrontando tuttavia gli importi massimi del 2021 (non interessati dalle agevolazioni) con quelli di tre anni fa, si rileva un aumento del +6,82%.Come di consueto, il report è stato realizzato suddividendo l’Italia in tre macroaeree geografiche e anche quest’anno, sempre relativamente alla tassazione massima, gli atenei settentrionali si confermano i più cari: i costi superano del +27,4% quelli delle università del Sud e del +18,2% quelli degli atenei del Centro. Si conferma inoltre il primato di ateneo più caro dell’Università di Pavia, che prevede imposte massime medie di 3.902,00 euro annui (3.663,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.141,00 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica). Seguono nell’ordine l’Università di Milano (3.206,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.060,00 euro per quelle scientifiche) e La Sapienza di Roma (2.977,00 euro e 3.080,00 euro rispettivamente per le facoltà umanistiche e scientifiche).L’applicazione della no tax area e la decisione di molti atenei di prevedere ulteriori agevolazioni sono con ogni evidenza elementi positivi, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui il protrarsi dell’emergenza sanitaria sta provocando gravi ripercussioni non solo sulla salute di molti cittadini, ma anche sotto il profilo emotivo, sociale ed economico. È evidente, quindi, la necessità di un intervento del Governo e del Ministero dell’Università affinché garantiscano l’accesso agli studi ed ai servizi collegati a tutti gli studenti, anche quelli con minori possibilità economiche. Per fare ciò occorre riformare il sistema di assegnazione delle borse di studio, prevedendo anche approfonditi controlli su eventuali fenomeni evasivi che danno vita a distorsioni ed abusi.Dal confronto territoriale, inoltre, emerge chiaramente come le università del Sud Italia, per rendere più attrattiva la propria offerta, spesso applichino rette meno care. Una strategia adottata per arginare la “fuga” verso gli atenei del Centro-Nord, che grazie al numero elevato di iscrizioni hanno accesso ai fondi necessari per garantire servizi e un’offerta formativa migliori. In questo senso è fondamentale riequilibrare questa situazione di forte disparità che vedrà sempre più penalizzate le università del Sud e i loro studenti, attraverso interventi di carattere strutturale.

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Imprese zootecniche e aumento costi

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

“L’accordo sul prezzo del latte alla stalla, ottenuto dal ministro Stefano Patuanelli, rappresenta un primo importante tassello per sostenere il comparto zootecnico. A fronte dell’aumento dei costi produttivi e delle difficoltà tecniche di accedere alla moratoria sui mutui, diviene cruciale e urgente, però, trovare soluzioni per garantire maggiore liquidità alle imprese agricole del settore. Per questo, mi sto adoperando per aprire un dialogo tra, da un lato, il mondo produttivo e, dall’altro, l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e gli istituti di credito, per verificare tutte le possibilità, anche contemplando uno specifico quadro di garanzie pubbliche”. Lo dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura, che da sottosegretario al Mipaaf durante il Governo Conte II avviò il ‘Progetto Credito’ per il comparto primario.“Le imprese zootecniche – spiega L’Abbate -, infatti, registrano elevate scadenze nel breve periodo e stanno evitando di attivare la nuova moratoria a causa delle nuove regole EBA (Autorità Bancaria Europea) che impongono la classificazione ‘forborne’ che peggiora il loro rating, evidenziando una difficoltà finanziaria compromettente per le aziende. Una situazione che erode ancor di più la liquidità a disposizione, con la redditività schiacciata dall’aumento dei costi delle materie prime, in primis mangimi”.“La proposta che metterò sul tavolo, e su cui aprirò il confronto, prevede di utilizzare la garanzia dello Stato (al 33%, a prima richiesta) per la proroga delle intere rate di prestiti o per la sola quota capitale per i pagamenti scadenti entro 12/18 mesi. Le banche dovrebbero aderire su base volontaria mentre le risorse potrebbero arrivare o tramite il Fondo di Garanzia di Mediocredito Centrale o dai fondi stanziati in Legge di Bilancio per Ismea” conclude.

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Enac: faro su costi per scelta posto

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

L’Enac ha annunciato di aver avviato un’attività volta a verificare l’applicazione di costi accessori per la scelta dei posti a bordo applicata da alcuni vettori. “Ottima notizia. Bene che l’Enac faccia luce su questa pratica commerciale nella migliore delle ipotesi odiosa, con l’applicazione di esosi balzelli medioevali per poter scegliere il posto. Una pratica che sarebbe anche sicuramente scorretta se i costi non venissero evidenziati fin dall’inizio in modo trasparente e chiaro per il consumatore che non può veder magicamente lievitare il costo del biglietto solo per aver scelto dove sedersi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In particolare è inaccettabile che un supplemento, che per definizione dovrebbe essere un’aggiunta che completa e integra il servizio, finisca per costare più del biglietto stesso del volo. Un’assurdità sulla quale speriamo intervenga anche l’Antitrust” conclude Dona.

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Sempre e da tutti sostenibili i costi della democrazia?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

By Fausto Carratù. Ci avete mai pensato? la democrazia si è affermata nelle nazioni più avanzate e più ricche del pianeta, mentre in quelle più povere e meno avanzate, fa fatica ad affermarsi o a mantenersi. Inevitabile la domanda: è la democrazia a portare ricchezza oppure è la ricchezza a sostenere la democrazia? Considerato l’ampio sfruttamento di immense risorse a cui i paesi divenuti nei secoli scorsi ricchi e democratici, hanno sottoposto l’intero pianeta (si pensi solo alle tante miniere di preziosi, di ossidi metallici, di diamanti, petrolio, uranio, ecc, per non parlare del fenomeno della schiavitù e dello sfruttamento umano che in tante regioni del pianeta ancora permane), verrebbe da concludere che le democrazie esistono solo se c’è ricchezza sufficiente a sostenerla. Dobbiamo concludere che dove non c’è ricchezza, la democrazia costerebbe troppo, non si reggerebbe? Tradotto in termini più concreti, una nazione povera può permettersi la democrazia, con i costi dei suoi riti, le campagne elettorali, i numerosi appuntamenti elettorali, i parlamenti, i pletorici apparati amministrativi, informativi, sanitari, giudiziari, con l’esplosione dei diritti a cui stiamo assistendo, includenti persino il problematico diritto al divertimento, alla morte assistita, al cambio di sesso?Una simile analisi potrebbe portare ad uno sconvolgente riesame della storia passata, quando la mancanza di democrazia forse non era dovuta, sempre o solo, a mancanza di volontà o di evoluzione delle idee politiche, ma alla semplice impossibilità economica? È un bel tema che “Popolo Sovrano” propone volentieri alla trattazione di qualche coraggiosa ricerca accademica, e, nel caso in cui qualche cosa esistesse, vi preghiamo di segnalarla. (fonte: Associazione Popolo Sovrano)

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Unicredit aumenterà i costi per tutti i titolari del conto My Genius

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Una comunicazione avvenuta a fine marzo, attraverso una modifica unilaterale del contratto, in cui Unicredit spiega che “il contesto di mercato in cui il sistema bancario si trova a operare è recentemente mutato, impattando in modo crescente sull’attività bancaria e in particolare sulle attività di deposito, gestione e remunerazione della liquidità di conto corrente”.Di pari passo, continua l’istituto, “si è verificato un peggioramento delle condizioni economiche di gestione della liquidità di conto corrente”, “peggioramento – specifica Unicredit – acuito dal sensibile aumento dei volumi dei depositi registrato nell’ultimo anno”.La conferma evidente di come l’eccesso di liquidità sui conti stia diventando un oneroso problema per gli istituti di credito, ora costretti a pagare le conseguenze delle condotte assunte negli anni passati.La tendenza a lasciare i propri risparmi sul conto, infatti, è sicuramente determinata o comunque fortemente influenzata dagli avvenimenti degli ultimi anni: tra spinte verso investimenti in diamanti, operazioni baciate e chi più ne ha più ne metta. È evidente come tutto ciò abbia compromesso la fiducia verso gli istituti bancari e la loro attività di consulenza: le note vicende che hanno investito il settore bancario e finanziario hanno mostrato tutte le carenze, asimmetrie, nonché spesso vere scorrettezze nell’informativa ai clienti in tema di investimenti.Per arginare il problema, al posto di tentare di riacquistare la fiducia dei clienti, ora le banche adottano decisioni arbitrarie e unilaterali, come la chiusura del conto o, in questo caso, un aumento per tutti i correntisti. Una politica a nostro avviso fortemente lesiva dei diritti dei cittadini, che conferma il nostro timore di una vera e propria ipotesi di cartello da parte degli istituti. Stavolta, infatti, è il turno di Unicredit, ma non vorremmo che siano anche altri istituti si stiano muovendo in tale direzione.Invieremo ulteriori aggiornamenti alle segnalazioni già recapitate a Antistrust, Banca d’Italia e Consob e valuteremo ulteriori azioni a tutela dei risparmiatori. Intanto invitiamo tutti i cittadini interessati da tali aumenti o da pratiche tese a spingerli forzatamente verso gli investimenti ad inviarci le loro segnalazioni.

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Costi e abitudini degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

Anche quest’anno gli italiani trascorreranno la Pasqua a casa: tutta Italia, nei giorni 3, 4 e 5 Aprile sarà in lockdown.Misure necessarie per affrontare e superare la pandemia in corso da ormai oltre un anno.Come quella appena trascorsa, quindi, anche questa Pasqua sarà all’insegna della tradizione e del fai da te, anche se con meno entusiasmo e fantasia rispetto allo scorso anno, quando le famiglie erano convinte che sarebbe stata solo un’eccezione.L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha monitorato le abitudini delle famiglie in tale occasione ed i costi relativi ai prodotti caratteristici.Dallo studio emerge un andamento piuttosto differenziato dei prezzi, a seconda dei prodotti e del canale di vendita. Complessivamente, nei negozi fisici e nei supermercati i prezzi risultano aumentare mediamente del +4%. I settori che segnano gli aumenti maggiori sono quello della carne (+9%) e delle colombe (+7%). Invariati i costi degli stampi per uova di cioccolata fatte in casa, che lo scorso anno invece avevano conosciuto un boom del +12%.Anche quest’anno gli aumenti più elevati si avranno per l’acquisto dei prodotti tradizionali sulle piattaforme online: una colomba normale online costa 16,80 Euro, a fronte dei 9,96 Euro di una buona colomba classica presso un negozio o un supermercato (con un aggravio del +69%).Lo stesso vale per le uova di Pasqua, vendute online con rincari di oltre il 28% rispetto al prezzo applicato al negozio.Anche alla luce di questi sovrapprezzi sono meno, rispetto allo scorso anno, le famiglie che effettueranno online l’acquisto di tali prodotti, con una diminuzione in media del 32%.Per quanto riguarda le modalità con cui gli italiani si apprestano a festeggiare la Pasqua, infine, si rileva che appena 1/3 delle famiglie festeggerà approfittando della possibilità di estendere il proprio nucleo familiare per i pranzi di Pasqua e Pasquetta. La maggior parte delle famiglie festeggerà in formazione ridotta, preparando da sé le pietanze che saranno servite: nonostante sarà possibile ricorrere al cibo da asporto, solo 1 famiglia su 10 opterà per tale soluzione. Un andamento su cui incidono diversi fattori, in primis la preoccupazione per la salute della propria famiglia e per le conseguenze economiche che la pandemia sta causando.Alla luce di tali previsioni appare evidente la necessità e l’urgenza di incrementare gli sforzi per la campagna vaccinale, per dar modo al Paese di lasciarsi alle spalle l’emergenza sanitaria e gli effetti drammatici che sta determinando sul tessuto economico e sociale.

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Lasciare il denaro fermo sul conto, i costi connessi

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2021

Se a partire dal 2011 avessimo scelto di mettere da parte 50€ ogni mese su un conto corrente dedicato a questa attività, in teoria, dopo 120 versamenti, oggi dovremmo avere da parte una cifra pari a 6.000€. Nella pratica, però, avremmo accumulato circa 5.000€, una cifra notevolmente inferiore.Dalla cifra iniziale vanno infatti detratti i costi di gestione di un conto corrente tradizionale (fino a 88,50€ all’anno secondo Banca d’Italia) e il costo “nascosto” dell’inflazione, cioè la perdita di potere d’acquisto del denaro, due fattori che hanno eroso i risparmi, il cui valore reale oggi ammonterebbe a 4.968€, con una perdita di ben 1.032€.Anche aprendo un più economico conto online, con un costo annuo di 21,40€ (costo medio calcolato da Banca d’Italia), il valore del denaro accantonato sarebbe pari a 5.623€, poiché l’inflazione avrebbe comunque eroso i risparmi, determinando una perdita di valore complessivo di 377€.L’investimento rappresenta una difesa naturale contro l’erosione del valore del denaro. Se, oltre a mettere da parte il denaro, avessimo investito gli stessi 50€ al mese per 10 anni, grazie alla forza dell’interesse composto, oggi, anche tenendo conto dell’influenza negativa dell’inflazione e dei possibili costi legati all’investimento, avremmo raggiunto un patrimonio di 9.655€. Avremmo quindi guadagnato 4.032€, +72% rispetto al valore del denaro fermo sul conto digitale più economico. Confrontando poi l’investimento con il denaro fermo sul più dispendioso conto tradizionale, avremmo guadagnato 4.687€: +94%.Dall’esempio risulta evidente il costo-opportunità che si sopporta se ci si limita al solo accantonamento di denaro invece di investirlo. Per questo è importante adottare una pianificazione finanziaria improntata alla costanza di un piccolo gesto: investire una piccola somma con regolarità nel tempo può portare, senza neanche accorgersene, a risultati straordinari. Il tempo è il miglior alleato dell’investimento e grazie al salvadanaio digitale di Gimme5 è possibile impostare regole automatiche e seguire un Piano di Accumulo del Capitale. La regola del Joink Ricorrente, per esempio, consente di impostare una cifra da destinare ogni mese al salvadanaio digitale che viene accumulata e investita automaticamente il 15 del mese successivo, per mettere in moto i risparmi e difenderli dalla forza erosiva dell’inflazione e dei costi bancari.

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Aumenti 2021: tra tariffe, prezzi e costi dei servizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

Come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato una stima sull’andamento dei prezzi e delle tariffe per il nuovo anno alle porte. Per il 2021 si prevede un forte impatto sui conti delle famiglie, pari a +795,80 Euro annui A determinare tali andamenti sono i rincari in alcuni settori, specialmente quello alimentare (i cui costi da tempo non conoscono ribassi) e a quello dei trasporti (dovuto in larga misura al maggior utilizzo dei vicoli privati a causa della paura di contagio sui mezzi pubblici).Si prospettano lievi discese dei costi per quanto riguarda la tariffa del servizio idrico con l’introduzione del nuovo sistema tariffario.Seppure in linea con gli aumenti che calcoliamo ogni anno, a peggiorare la situazione per il 2021 vi è la situazione di grave difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa delle conseguenze della pandemia. Non bisogna trascurar, infatti, che tali aumenti avvengono in un contesto estremamente delicato e in molti casi non faranno altro che accrescere disuguaglianze e disparità all’interno del Paese.Per questo riteniamo urgente e necessario l’avvio di un piano per il rilancio economico che punti sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’occupazione, ma soprattutto sul contrasto alle disuguaglianze. Ci troviamo di fronte ad una sfida epocale: è doveroso nei confronti dei cittadini e del Paese operare scelte coraggiose e lungimiranti, mettendo in campo ogni sforzo e ogni risorsa per gettare basi stabili utili ad avviare una nuova fase di crescita.

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