Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘costi’

Enac: faro su costi per scelta posto

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

L’Enac ha annunciato di aver avviato un’attività volta a verificare l’applicazione di costi accessori per la scelta dei posti a bordo applicata da alcuni vettori. “Ottima notizia. Bene che l’Enac faccia luce su questa pratica commerciale nella migliore delle ipotesi odiosa, con l’applicazione di esosi balzelli medioevali per poter scegliere il posto. Una pratica che sarebbe anche sicuramente scorretta se i costi non venissero evidenziati fin dall’inizio in modo trasparente e chiaro per il consumatore che non può veder magicamente lievitare il costo del biglietto solo per aver scelto dove sedersi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In particolare è inaccettabile che un supplemento, che per definizione dovrebbe essere un’aggiunta che completa e integra il servizio, finisca per costare più del biglietto stesso del volo. Un’assurdità sulla quale speriamo intervenga anche l’Antitrust” conclude Dona.

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Sempre e da tutti sostenibili i costi della democrazia?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

By Fausto Carratù. Ci avete mai pensato? la democrazia si è affermata nelle nazioni più avanzate e più ricche del pianeta, mentre in quelle più povere e meno avanzate, fa fatica ad affermarsi o a mantenersi. Inevitabile la domanda: è la democrazia a portare ricchezza oppure è la ricchezza a sostenere la democrazia? Considerato l’ampio sfruttamento di immense risorse a cui i paesi divenuti nei secoli scorsi ricchi e democratici, hanno sottoposto l’intero pianeta (si pensi solo alle tante miniere di preziosi, di ossidi metallici, di diamanti, petrolio, uranio, ecc, per non parlare del fenomeno della schiavitù e dello sfruttamento umano che in tante regioni del pianeta ancora permane), verrebbe da concludere che le democrazie esistono solo se c’è ricchezza sufficiente a sostenerla. Dobbiamo concludere che dove non c’è ricchezza, la democrazia costerebbe troppo, non si reggerebbe? Tradotto in termini più concreti, una nazione povera può permettersi la democrazia, con i costi dei suoi riti, le campagne elettorali, i numerosi appuntamenti elettorali, i parlamenti, i pletorici apparati amministrativi, informativi, sanitari, giudiziari, con l’esplosione dei diritti a cui stiamo assistendo, includenti persino il problematico diritto al divertimento, alla morte assistita, al cambio di sesso?Una simile analisi potrebbe portare ad uno sconvolgente riesame della storia passata, quando la mancanza di democrazia forse non era dovuta, sempre o solo, a mancanza di volontà o di evoluzione delle idee politiche, ma alla semplice impossibilità economica? È un bel tema che “Popolo Sovrano” propone volentieri alla trattazione di qualche coraggiosa ricerca accademica, e, nel caso in cui qualche cosa esistesse, vi preghiamo di segnalarla. (fonte: Associazione Popolo Sovrano)

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Unicredit aumenterà i costi per tutti i titolari del conto My Genius

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Una comunicazione avvenuta a fine marzo, attraverso una modifica unilaterale del contratto, in cui Unicredit spiega che “il contesto di mercato in cui il sistema bancario si trova a operare è recentemente mutato, impattando in modo crescente sull’attività bancaria e in particolare sulle attività di deposito, gestione e remunerazione della liquidità di conto corrente”.Di pari passo, continua l’istituto, “si è verificato un peggioramento delle condizioni economiche di gestione della liquidità di conto corrente”, “peggioramento – specifica Unicredit – acuito dal sensibile aumento dei volumi dei depositi registrato nell’ultimo anno”.La conferma evidente di come l’eccesso di liquidità sui conti stia diventando un oneroso problema per gli istituti di credito, ora costretti a pagare le conseguenze delle condotte assunte negli anni passati.La tendenza a lasciare i propri risparmi sul conto, infatti, è sicuramente determinata o comunque fortemente influenzata dagli avvenimenti degli ultimi anni: tra spinte verso investimenti in diamanti, operazioni baciate e chi più ne ha più ne metta. È evidente come tutto ciò abbia compromesso la fiducia verso gli istituti bancari e la loro attività di consulenza: le note vicende che hanno investito il settore bancario e finanziario hanno mostrato tutte le carenze, asimmetrie, nonché spesso vere scorrettezze nell’informativa ai clienti in tema di investimenti.Per arginare il problema, al posto di tentare di riacquistare la fiducia dei clienti, ora le banche adottano decisioni arbitrarie e unilaterali, come la chiusura del conto o, in questo caso, un aumento per tutti i correntisti. Una politica a nostro avviso fortemente lesiva dei diritti dei cittadini, che conferma il nostro timore di una vera e propria ipotesi di cartello da parte degli istituti. Stavolta, infatti, è il turno di Unicredit, ma non vorremmo che siano anche altri istituti si stiano muovendo in tale direzione.Invieremo ulteriori aggiornamenti alle segnalazioni già recapitate a Antistrust, Banca d’Italia e Consob e valuteremo ulteriori azioni a tutela dei risparmiatori. Intanto invitiamo tutti i cittadini interessati da tali aumenti o da pratiche tese a spingerli forzatamente verso gli investimenti ad inviarci le loro segnalazioni.

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Costi e abitudini degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

Anche quest’anno gli italiani trascorreranno la Pasqua a casa: tutta Italia, nei giorni 3, 4 e 5 Aprile sarà in lockdown.Misure necessarie per affrontare e superare la pandemia in corso da ormai oltre un anno.Come quella appena trascorsa, quindi, anche questa Pasqua sarà all’insegna della tradizione e del fai da te, anche se con meno entusiasmo e fantasia rispetto allo scorso anno, quando le famiglie erano convinte che sarebbe stata solo un’eccezione.L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha monitorato le abitudini delle famiglie in tale occasione ed i costi relativi ai prodotti caratteristici.Dallo studio emerge un andamento piuttosto differenziato dei prezzi, a seconda dei prodotti e del canale di vendita. Complessivamente, nei negozi fisici e nei supermercati i prezzi risultano aumentare mediamente del +4%. I settori che segnano gli aumenti maggiori sono quello della carne (+9%) e delle colombe (+7%). Invariati i costi degli stampi per uova di cioccolata fatte in casa, che lo scorso anno invece avevano conosciuto un boom del +12%.Anche quest’anno gli aumenti più elevati si avranno per l’acquisto dei prodotti tradizionali sulle piattaforme online: una colomba normale online costa 16,80 Euro, a fronte dei 9,96 Euro di una buona colomba classica presso un negozio o un supermercato (con un aggravio del +69%).Lo stesso vale per le uova di Pasqua, vendute online con rincari di oltre il 28% rispetto al prezzo applicato al negozio.Anche alla luce di questi sovrapprezzi sono meno, rispetto allo scorso anno, le famiglie che effettueranno online l’acquisto di tali prodotti, con una diminuzione in media del 32%.Per quanto riguarda le modalità con cui gli italiani si apprestano a festeggiare la Pasqua, infine, si rileva che appena 1/3 delle famiglie festeggerà approfittando della possibilità di estendere il proprio nucleo familiare per i pranzi di Pasqua e Pasquetta. La maggior parte delle famiglie festeggerà in formazione ridotta, preparando da sé le pietanze che saranno servite: nonostante sarà possibile ricorrere al cibo da asporto, solo 1 famiglia su 10 opterà per tale soluzione. Un andamento su cui incidono diversi fattori, in primis la preoccupazione per la salute della propria famiglia e per le conseguenze economiche che la pandemia sta causando.Alla luce di tali previsioni appare evidente la necessità e l’urgenza di incrementare gli sforzi per la campagna vaccinale, per dar modo al Paese di lasciarsi alle spalle l’emergenza sanitaria e gli effetti drammatici che sta determinando sul tessuto economico e sociale.

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Lasciare il denaro fermo sul conto, i costi connessi

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2021

Se a partire dal 2011 avessimo scelto di mettere da parte 50€ ogni mese su un conto corrente dedicato a questa attività, in teoria, dopo 120 versamenti, oggi dovremmo avere da parte una cifra pari a 6.000€. Nella pratica, però, avremmo accumulato circa 5.000€, una cifra notevolmente inferiore.Dalla cifra iniziale vanno infatti detratti i costi di gestione di un conto corrente tradizionale (fino a 88,50€ all’anno secondo Banca d’Italia) e il costo “nascosto” dell’inflazione, cioè la perdita di potere d’acquisto del denaro, due fattori che hanno eroso i risparmi, il cui valore reale oggi ammonterebbe a 4.968€, con una perdita di ben 1.032€.Anche aprendo un più economico conto online, con un costo annuo di 21,40€ (costo medio calcolato da Banca d’Italia), il valore del denaro accantonato sarebbe pari a 5.623€, poiché l’inflazione avrebbe comunque eroso i risparmi, determinando una perdita di valore complessivo di 377€.L’investimento rappresenta una difesa naturale contro l’erosione del valore del denaro. Se, oltre a mettere da parte il denaro, avessimo investito gli stessi 50€ al mese per 10 anni, grazie alla forza dell’interesse composto, oggi, anche tenendo conto dell’influenza negativa dell’inflazione e dei possibili costi legati all’investimento, avremmo raggiunto un patrimonio di 9.655€. Avremmo quindi guadagnato 4.032€, +72% rispetto al valore del denaro fermo sul conto digitale più economico. Confrontando poi l’investimento con il denaro fermo sul più dispendioso conto tradizionale, avremmo guadagnato 4.687€: +94%.Dall’esempio risulta evidente il costo-opportunità che si sopporta se ci si limita al solo accantonamento di denaro invece di investirlo. Per questo è importante adottare una pianificazione finanziaria improntata alla costanza di un piccolo gesto: investire una piccola somma con regolarità nel tempo può portare, senza neanche accorgersene, a risultati straordinari. Il tempo è il miglior alleato dell’investimento e grazie al salvadanaio digitale di Gimme5 è possibile impostare regole automatiche e seguire un Piano di Accumulo del Capitale. La regola del Joink Ricorrente, per esempio, consente di impostare una cifra da destinare ogni mese al salvadanaio digitale che viene accumulata e investita automaticamente il 15 del mese successivo, per mettere in moto i risparmi e difenderli dalla forza erosiva dell’inflazione e dei costi bancari.

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Aumenti 2021: tra tariffe, prezzi e costi dei servizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

Come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato una stima sull’andamento dei prezzi e delle tariffe per il nuovo anno alle porte. Per il 2021 si prevede un forte impatto sui conti delle famiglie, pari a +795,80 Euro annui A determinare tali andamenti sono i rincari in alcuni settori, specialmente quello alimentare (i cui costi da tempo non conoscono ribassi) e a quello dei trasporti (dovuto in larga misura al maggior utilizzo dei vicoli privati a causa della paura di contagio sui mezzi pubblici).Si prospettano lievi discese dei costi per quanto riguarda la tariffa del servizio idrico con l’introduzione del nuovo sistema tariffario.Seppure in linea con gli aumenti che calcoliamo ogni anno, a peggiorare la situazione per il 2021 vi è la situazione di grave difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa delle conseguenze della pandemia. Non bisogna trascurar, infatti, che tali aumenti avvengono in un contesto estremamente delicato e in molti casi non faranno altro che accrescere disuguaglianze e disparità all’interno del Paese.Per questo riteniamo urgente e necessario l’avvio di un piano per il rilancio economico che punti sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’occupazione, ma soprattutto sul contrasto alle disuguaglianze. Ci troviamo di fronte ad una sfida epocale: è doveroso nei confronti dei cittadini e del Paese operare scelte coraggiose e lungimiranti, mettendo in campo ogni sforzo e ogni risorsa per gettare basi stabili utili ad avviare una nuova fase di crescita.

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Auto: Aumentano i costi per la revisione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

È di poco fa la notizia del probabile aumento del costo della revisione auto di 9,95 Euro. A prevederlo è un emendamento alla manovra approvato in commissione Bilancio alla Camera.“La norma introduce anche un buono ‘veicoli sicuri’- riporta l’Ansa – in pratica, la prima revisione che verrà fatta entro tre anni sarà esentata dall’aumento ma il bonus varrà una sola volta e per un solo veicolo se si possiedono più auto.”Un aumento che in ogni caso colpirà le famiglie negli anni a venire, portando a 76,88 Euro il costo medio della revisione. In tal modo si penalizzano in particolar modo i nuclei che non possono permettersi di cambiare auto e che dovranno sommare tale aumento (fatta salva la prima revisione) a tutti gli interventi di manutenzione che un’auto richiede.In un momento di forte difficoltà per le famiglie, in cui mancano le certezze necessarie per progettare acquisti impegnativi ed onerosi, non riusciamo a comprendere la logica che sta dietro a tale misura. Per questo chiediamo al Governo chiarimenti, ma soprattutto modifiche in direzione di una maggiore equità.È prioritario, in questa fase, guardare ai bisogni delle famiglie colpite dalla crisi causata dalla pandemia, dei cittadini che da mesi aspettano di percepire la cassa integrazione e prendere provvedimenti necessari ad attenuare e contrastare l’aumento delle disparità e delle disuguaglianze economiche e sociali in forte crescita nel Paese.

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Conti correnti: quasi 6 milioni di italiani ne ignorano i costi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Secondo un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, i titolari che, a luglio 2020, hanno ammesso di non conoscere i costi del proprio conto corrente sono quasi 6 milioni, vale a dire circa il 15% dei possessori. Tra marzo e giugno 2020 il 4,8% dei correntisti, pari a più di 1,9 milioni di individui, ha dichiarato di aver cambiato conto. Dall’analisi delle motivazioni che hanno portato alla scelta di muoversi verso un altro istituto emerge un dato interessante; il 27% di chi ha cambiato lo ha fatto perché la propria banca non forniva un servizio di home banking, ma anche se la banca forniva il servizio, non sempre lo faceva in maniera tale da soddisfare il cliente, tanto è vero che, sempre fra chi ha scelto di abbandonare il vecchio conto a favore di uno nuovo, il 23% ha preso la decisione perché riteneva inadeguato l’home banking offerto dal suo istituto.

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Costi di casa: le tariffe aumentate dopo l’emergenza Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Quali effetti ha avuto il Covid-19 sulle principali voci di spesa domestica e come sono cambiate le tariffe nei mesi pre e post lockdown? Per rispondere a questa domanda Facile.it ha passato in rassegna e confrontato i prezzi offerti dagli operatori a gennaio e a giugno 2020, scoprendo che alcune spese, come l’RC auto (-1%), il tasso dei mutui (-22,1%), la bolletta della luce (-3%) e del gas (-4,4%) sono diminuite, mentre altre come i tassi dei prestiti (+6,1%) e il costo della telefonia fissa (+4,6%) sono aumentate, altre ancora, ovvero la telefonia mobile e i costi dei conti correnti sono rimaste sostanzialmente invariate. In alcuni casi è opportuno approfittare del momento, in altri è bene tener fede a pochi semplici consigli per non finire vittima degli aumenti.

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Energia: Arera, dal 1° luglio elettricità +3,3%, gas -6,7%

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

Secondo quanto stabilito da Arera, dal 1° luglio la bolletta dell’elettricità registrerà un aumento del 3,3% mentre quella del gas scenderà del 6,7%.Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, per una famiglia tipo significa spendere su base annua (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2021, nell’ipotesi di prezzi costanti), 14 euro in più per la luce e 55 euro in meno per il gas. Una minor spesa complessiva, quindi, pari a 41 euro.”Una cattiva notizia per le famiglie già in difficoltà per le conseguenze dell’emergenza Covid. Purtroppo il calo del prezzo del gas è solo un effetto ottico, un risparmio sulla carta, visto che in estate non c’è l’usanza di accendere il riscaldamento. Insomma, sui bilanci delle famiglie peserà solo il rialzo della luce. Se poi consideriamo che nei mesi estivi si registrano i picchi dell’anno per i consumi di elettricità, dato l’uso massiccio dei condizionatori, la notizia è ancora peggiore” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Istat: asili nido, carico medio 1996 euro a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

Secondo i dati Istat, il carico medio che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido è pari, nel 2017, a 1.996 euro. “Asili nido solo per i ricchi. E’ evidente che solo le famiglie benestanti possono permettersi di pagare 2000 euro all’anno per mandare i figli all’asilo. Un costo che ha subito un incremento pazzesco del 27% in appena due anni, da 1570 euro del 2015 a 1996 del 2017″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ovvio, quindi, che il reddito delle famiglie che usufruiscono del nido sia più alto di quello delle famiglie che non ne usufruiscono, 40.092 euro annui contro 34.572 euro e che solo il 13,4% del 20% delle famiglie con redditi più bassi possa usufruirne contro il 31,2% del 20% più ricco, ossia quasi due volte e mezzo in più” conclude Dona.

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Scuola: Conte, rientro a settembre avrà ingenti costi

Posted by fidest press agency su domenica, 24 Maggio 2020

Per il presidente Giuseppe Conte la gestione del rientro a scuola a settembre comporterà ingenti costi di organizzazione e a tal fine sono stati stanziati 1 miliardo e 450 milioni di euro in due anni a beneficio della scuola.”Il problema è che ci saranno ingenti costi anche per le famiglie degli studenti. Chiediamo, quindi, quanti milioni sono stati stanziati perché l’emergenza Covid non gravi ulteriormente sulle loro tasche, considerata la stangata che già grava su di loro tra corredo, libri, trasporto e mensa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Le mascherine saranno distribuite gratuitamente agli studenti dallo Stato, tramite le scuole, oppure si aggiungerà una batosta da oltre 100 euro a studente?” si domanda Dona.”Nel caso si opti per la didattica a distanza, il Premier sa che il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, percentuale che al Sud sale al 41,6%? Inoltre bisogna che lo Stato si faccia carico non solo di fornire in comodato un tablet ad ogni studente che ne fa richiesta, ma che fornisca anche le Sim per la connessione internet. Sono tante le famiglie, infatti, che, pur avendo il pc, non hanno una connessione adeguata per far seguire ai figli le lezioni. Non tutti possono permettersi un abbonamento flat per una connessione internet veloce. Per non parlare dell’arretratezza della nostra rete” conclude Dona.
press.economia@consumatori.it,

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Scuola: Costi didattica a distanza

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Maggio 2020

Sta facendo molto discutere in queste ore la proposta di didattica mista avanzata dal Ministro dell’Istruzione nei giorni scorsi in un’intervista a Sky Tg 24. Un’ipotesi che, si sono affrettati a precisare dal Viale Trastevere, è solo una delle molte al vaglio del Ministero per garantire la didattica in sicurezza alla riapertura delle scuole a settembre.
Una proposta che ha sollevato una folta schiera di polemiche e opposizioni, molte delle quali condivisibili alla luce dei costi che le famiglie dovrebbero affrontare per fruire di una offerta didattica così formulata.
L’idea di integrare la didattica tradizionale con una a distanza, se da un lato senza dubbio permetterebbe di ridurre gli alunni per classe, dall’altra si scontra con le necessità delle famiglie, che, come già avvenuto in questa fase di emergenza, potrebbero in molti casi non disporre delle risorse necessarie per una baby sitter (ancor più a settembre, quando saranno molti di più i genitori rientrati al lavoro), né per dispositivi e connessione in grado di svolgere la didattica online.
Dallo studio effettuato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori emerge che, tra computer o tablet, webcam, microfono, antivirus, pacchetto di programmi base e connessione a internet una famiglia spende da 369,75 a 3.418,19 Euro (considerando abbonamento antivirus, i programmi base e i costi di connessione su base annua). Cifre che risultano proibitive per molte famiglie, specialmente quelle colpite dalle conseguenze che la pandemia sta determinando sul piano economico.
A livello regionale sono stati disposti bonus e sussidi per far fronte a tali costi, ma spesso risultano insufficienti a coprire tali importi, oltre alle difficoltà di accesso ed erogazione segnalate dalle famiglie. In tal senso è necessario e urgente garantire il diritto allo studio dei ragazzi, nel quadro di una visione complessiva volta a favorire il rientro in classe. Visione che sembra mancare all’attuale gestione che, tra continue smentite e passi indietro sta creando confusione e false aspettative, ma soprattutto, senza un reale piano per la gestione del problema, rischia di acuire le disparità e le disuguaglianze già esistenti. Bisogna individuare soluzioni sostenibili per le famiglie e per il sistema scolastico, nonché rispettose della sicurezza degli alunni e della salute pubblica. Per fare ciò è necessario un investimento straordinario ed ingente, che permetta l’assunzione del personale necessario e la rimodulazione delle classi in modo da condurre in sicurezza le lezioni. La ripartenza della didattica è un tassello fondamentale per la ripresa della vita del Paese e guardare al futuro: per questo è indispensabile adottare ogni sforzo che vada in questa direzione.

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Covid-19, da obbligo mascherine +200 euro al mese per famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Mantenere e far rispettare a tutti i livelli le misure per il distanziamento sociale, nonché promuovere l’utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia e un vaccino. È questo il primo dei cinque punti in cui si sintetizza la strategia del Governo, secondo quanto ha riferito ieri nella Informativa al Parlamento il premier Giuseppe Conte. Un tema non da poco, visto che secondo una indagine di ieri di Altroconsumo, l’acquisto delle mascherine potrebbe rappresentare per una famiglia di quattro persone una spesa extra di oltre di 200 euro al mese. E, non a caso, nella riunione di questa mattina tra il premier e Vittorio Colao, a capo della Task Force sulla Fase 2, si è di nuovo tornati sulla questione prezzi, con il nodo aperto del calmieramento. Una proposta che potrebbe trovare come veicolo il cosiddetto Decreto di aprile, ma su cui c’è discussione. Uno schema ribadito anche in mattinata, nell’incontro con Vittorio Colao, da cui sono emersi due nodi per la ripresa per il 4 maggio – con forse alcune “eccezioni” già per il 27 aprile: l’utilizzo dei trasporti nel rispetto delle condizioni di sicurezza e la questione della disponibilità e del prezzo dei dispositivi di protezione. Se tra venerdì e sabato si attende il piano per la ripartenza, che dovrebbe coinvolgere tra i 2,7 e i 2,8 milioni di lavoratori, tra i nodi su cui si sta discutendo c’è anche la questione se calmierare o meno il prezzo delle mascherine. Secondo l’indagine pubblicata da Altroconsumo, che va ad aggiornare le rilevazioni di inizio aprile, la disponibilità di mascherine è migliorata. Nelle città dove è stata effettuata un’indagine che sono: Bari, Bologna, Padova, Torino, Palermo, Roma, Napoli, Genova, Milano e Firenze è risultato che Il 92% aveva disponibilità (172 farmacie su 187): a Milano, Genova, Bari e Palermo tutte le farmacie contattate le avevano; a Napoli e Roma ci sono state le maggiori difficoltà in questo senso, ma sempre nell’ottica di una buona reperibilità complessiva. Le mascherine più facili da trovare sono quelle chirurgiche, presenti in due terzi delle farmacie contattate (66%). Anche i respiratori facciali FFP2 senza valvola erano disponibili in più della metà dei punti vendita (55%). Un terzo delle farmacie propone anche mascherine lavabili e riutilizzabili (in tessuto), mentre per i respiratori FFP1 solo 1 punto vendita sui 187 rispondenti le aveva e gli FFP3 erano presenti in 3 punti vendita». Per quanto riguarda i prezzi, «in farmacia il costo medio di una mascherina chirurgica è poco meno di due euro. Il prezzo più basso trovato per una mascherina chirurgica monouso è di 65 centesimi, quello più alto sfiorava i 6 euro. La maggior parte dei prodotti, tuttavia, stava nella forbice tra 1 e 2 euro. Il prezzo medio di una mascherina chirurgica è di 1,85 euro, dieci volte il costo pre-emergenza (di circa 20 centesimi l’una). Rispetto alla rilevazione precedente i prezzi calano leggermente (-10%). I respiratori FFP2 senza valvola costano tra i 5 e i 15 euro (prezzo medio 8.86€). Prima dell’emergenza queste maschere erano vendute a circa 2 euro al pezzo. Rispetto ai primi di aprile i prezzi di queste mascherine sono calati leggermente (-8%). Una novità sono le mascherine in tessuto (lavabili e riutilizzabili), presenti in un terzo dei punti vendita. I prezzi di questo tipo di prodotto variano dai 2 ai 22 euro». Per quanto riguarda il web, «le farmacie online farmacie presenti sul territorio nel 55% hanno mascherine a disposizione, mentre in 10 casi compaiono nel sito ma al momento non sono disponibili. Le mascherine chirurgiche sono quelle più diffuse: si va da un minimo di 1,10 euro al pezzo a un massimo di 3,90 euro. Anche in questo caso il prezzo medio si aggira sui 2 euro, più la spedizione che ammonta a circa 5 euro per acquisti che non superano i 50-60 euro. I tempi di consegna previsti di 24-72 ore, sono ora più lunghi: molti siti dichiarano almeno 10 giorni lavorativi, così come alcune zone al momento sembrano essere scoperte per la consegna». Per quanto riguarda «le piattaforme di ecommerce l’offerta di mascherine non manca e anche qui i prezzi variano moltissimo, spesso anche da un giorno all’altro. Per una mascherina chirurgica si va da 25 centesimi fino a 2 euro. Anche per le mascherine FFP2 senza valvola la forbice è ampia: da 1,60 euro fino a un massimo di 9 euro su Ebay. Per quelle con la valvola, su Amazon si può spendere da un minimo di 2,16 euro al pezzo a un massimo di 16,70 euro. Una differenza del 673%. I tempi di spedizione restano lunghi e incerti, fatta eccezione per alcuni casi specifici (quando il prodotto è più caro). In generale, «Calcolando che si tratta di prodotti monouso e che, in un ipotetico ritorno alla “normalità”, la mascherina deve essere cambiata ogni giorno (otto ore di utilizzo), l’esborso per una famiglia di quattro persone è pari a una spesa extra di oltre di 200 euro al mese». (Da Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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Ue contro la vendita di falsi vaccini e presidi medici a costi eccessivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Commissione Europea, su impulso dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, si arma contro la vendita di falsi vaccini e presidi medici a costi eccessivi.L’emergenza sanitaria in corso, che ha tristemente guadagnato la qualifica di pandemia, attribuita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sta comportando l’adozione di misure restrittive tanto rigide quanto necessarie a contenere gli effetti dilaganti del virus COVID-19. Mentre i governi europei ed extra europei si impegnano nella complessa opera di bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti dai provvedimenti adottati, non manca chi cerca di trarre giovamento dalla delicata situazione in corso, lucrando sulle paure dei consumatori e vendendo prodotti quali mascherine e disinfettanti per le mani a prezzi esorbitanti, più che decuplicati. “Spregevoli pratiche commerciali del genere non sono fortunatamente sfuggite alla lente della nostra autorità Antitrust che, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha avviato un procedimento istruttorio contro un sito web che commercializzava un farmaco antivirale a più di 600 euro” dichiara Maria Pisanò, Direttore del Centro Europeo Consumatori Italia “e ora le autorità nazionali a tutela dei consumatori di tutta Europa, coordinate dalla Commissione Europea, hanno avviato un’ azione comune per tutelare i consumatori dalla disonestà di alcuni commercianti”.A tal proposito si è pronunciato Didier Reynders, commissario per la Giustizia e i consumatori, il quale ha assicurato che Commissione e Stati Membri adotteranno tutte le misure in loro potere per evitare che condotte disoneste possano essere messe in atto e ha invitato e incoraggiato le piattaforme di vendita online a seguire l’esempio di Amazon e Facebook che hanno autonomamente e volontariamente adottato provvedimenti contro pratiche commerciali scorrette.“Il commissario Reynders ha annunciato anche che sarà presto pubblicata una guida per identificare meglio le pratiche da censurare e per fornire un valido ausilio alle autorità nazionali” dichiara Monika Nardo, consulente legale del Centro Europeo Consumatori Italia; proprio il Centro, che da sempre costituisce un valido interlocutore della rete CPC, è investito della funzione di effettuare le cosiddette “segnalazioni esterne”, nell’ambito del meccanismo recentemente introdotto dal Regolamento (UE) 2017/2394, in vigore dal 17 gennaio 2020. Il nuovo testo legislativo espande e rafforza i poteri delle autorità nazionali per coordinare e rendere più incisi i propri interventi di sorveglianza del mercato al fine di contrastare in modo più efficace le violazioni transfrontaliere del diritto dei consumatori, in particolare nei contesti digitali.

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Istat: spesa fornitura acqua +9,4% dal 2015

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, per la fornitura di acqua nell’abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro al mese, il 9,4% in più rispetto al 2015.”Il rialzo della spesa mensile familiare per la fornitura d’acqua, dal 2015 al 2018, è più di 4 volte quello dell’inflazione, ossia dell’indice generale. Infatti, mentre l’indice dei prezzi al consumo è salito dal 2015 al 2018 del 2,3%, per l’acqua il rialzo è del 9,4%, ossia il 309% in più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se dal 2017 al 2018 la spesa è rimasta praticamente stabile, il rialzo dal 2015 è spropositato. Il problema degli italiani è sempre lo stesso, ossia che le tariffe che dovevano diminuire di prezzo sono sempre aumentate più dell’inflazione e questo contribuisce a mandare in tilt i bilanci delle famiglie visto che si tratta di spese obbligate” conclude Dona.

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Salario minimo e costi del lavoro domestico

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

Introdurre il salario minimo per colf e badanti a 9 euro l’ora, una delle ipotesi sul tavolo del Ministro del lavoro, non è una strada percorribile. Lo afferma Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico), che ha analizzato l’impatto dell’assistenza familiare sul bilancio di un pensionato o di una famiglia italiana tipo alla condizione attuale e con l’introduzione del salario minimo. Una badante a tempo indeterminato che lavora 25 ore la settimana, costa attualmente 10.312 euro all’anno. Con l’introduzione del salario minimo la cifra lieviterebbe a 14.654 euro. Lorenzo Gasparrini, direttore generale di Domina, è lapidario: “L’introduzione del salario minimo per i lavoratori domestici comporterebbe un aumento del lavoro nero. Il costo di un assistente familiare impegnato 54 ore la settimana, passerebbe da 14.854 euro a 32.152. L’introduzione del salario minimo di fatto aumenterebbe i costi del 42% nei casi di utilizzo solo per poche ore e raddoppierebbe per l’assistenza prolungata. Domina stima che la percentuale di anziani che si potrebbero permettere tali spese con la sola pensione scenderebbe dal 17,8 al 9,7% nel primo caso e dal 9,5 al 1,7% nel secondo”.

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Rendiconti costi investimenti: Consob, se ci sei batti un colpo…

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

L’esperienza dell’anno passato, relativa ai rendiconti sui costi nei servizi d’investimento, è stata a dir poco disastrosa. Riusciremo almeno a trarne profitto per questo 2020? A beneficio di coloro che non sono informati sulla questione ricordiamo che uno degli aspetti chiave della famosa (per alcuni famigerata) direttiva europea “Mifid 2”, cioè quella che si occupa di disciplinare il comportamento delle banche e degli intermediari finanziari quando vendono prodotti o servizi d’investimento, è la comunicazione obbligatoria da fare una volta all’anno relativa ai costi effettivamente sostenuti nell’anno precedente. E’ obbligatorio comunicare il dato complessivo, sia in forma monetaria che percentuale, cioè quanto è diminuito il rendimento annuo del portafoglio finanziario.
Ad inizio 2019 le banche hanno cercato di eludere l’applicazione della norma chiedendo, in modo “riservato” alla Consob una proroga. Un giornalista ha diffuso la notizia e la Consob, di fatto, ha risposto “picche” ed il 28 Febbraio 2019 ha diffuso un richiamo di attenzione (http://www.consob.it/document nel quale impone alle banche di assolvere all’obbligo di legge.
Salvo qualche lodevole eccezione, il grosso delle banche per mesi ha fatto “spallucce” ed ha inviato i rendiconti con i costi effettivamente sostenuti solo agli italiani sotto l’ombrellone. Per essere proprio certe certe che una esigua minoranza leggesse il dato che contava, ovvero che mediamente gli italiani hanno speso tra l’1,5% ed il 2% dei loro sudati risparmi in servizi di cui non conoscono praticamente niente, hanno annacquato le informazione centrali all’interno di un fascicolo d’informazione di decine di pagine contenenti grafici, foto, noiosissimi riferimenti di legge, ecc.
Sappiamo che la Consob, ovvero l’autorità di vigilanza in materia, avrebbe aperto un’indagine conoscitiva su questa vicenda, ma al momento non c’è niente di pubblico.
A distanza di quasi un anno dal “richiamo di attenzione” Consob, dopo che il grosso dell’intero sistema bancario italiano, con fatti concludenti, l’ha presa a pernacchie, tutto quello che possiamo registrare è un silenzio assordante. Ci domandiamo: esiste ancora un’Autorità di Vigilanza sulla Trasparenza dei mercati finanziari? Dovremo, anche quest’anno, aspettare gli ombrelloni sulle spiagge per leggere i rendiconti sui costi sostenuti dagli italiani per i loro investimenti?Dovremo subire ancora la beffa di vedere queste informazioni annegate in un mare di informazioni inutili? L’Aduc, anche quest’anno, non resterà a guardare. Abbiamo aperto uno spcifico web, Trasparenza Investimenti (https://trasparenzainvestimenti.it/ ), dedicato a questo argomento e continueremo a chiedere agli investitori di farsi parte diligente e costringere i proprio intermediario a farsi dare le informazioni in modo chiaro e completo, così come prescrive la legge. Visto che l’Autorità di Vigilanza, almeno al momento, non sta facendo il proprio lavoro, o lo sta facendo con tempi biblici, è indispensabile che ogni investitore faccia valere i propri diritti individualmente. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Mise agirà per ridurre costi fissi bollette

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha detto alla Camera che promuoverà una serie di azioni finalizzate alla riduzione dei costi fissi delle bollette.”Ottima notizia, siamo contenti che, finalmente, si vogliano ridurre i costi delle bollette, sperando si cominci dagli oneri generali di sistema, una vera e propria tassa occulta che colpisce soprattutto i più poveri” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non vorremmo, però, che dietro a quella affermazione ci fosse la volontà di ritornare alle tariffe progressive, che graverebbero sulle famiglie più numerose e su chi non può permettersi elettrodomestici a basso consumo energetico o sistemi di riscaldamento più moderni ed efficienti” prosegue Vignola. “Anche perché le nuove tariffe non progressive servono a sviluppare l’elettrificazione del Paese e la riduzione delle emissioni, raggiungendo gli obiettivi di decarbonizzazione che stiamo pagando profumatamente da anni con gli incentivi alle fonti rinnovabili” conclude Vignola.

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Lagarde: analisi costi benefici su QE

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

La prossima presidente della Bce, Christine Lagarde, ha dichiarato che l’impatto delle misure non convenzionali, per continuare ad essere positivo, dovrà basarsi su analisi costi-benefici e che la Bce deve riflettere se il quadro di politica monetaria è sufficientemente solido per far fronte alle nuove sfide.”Ahi, primo campanello d’allarme!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Di per sé, quanto dice la Lagarde, sembra ragionevole e ovvio, ma in realtà potrebbe anche essere un primo segnale lanciato ai mercati e ai Paesi dell’Eurozona, per indicare un orientamento differente rispetto alla politica monetaria altamente accomodante attuata dalla Bce sotto la presidenza di Draghi. Se fosse così, sarebbe un bel guaio per l’Italia” conclude Dona.

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