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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘costi’

Scuola: Conte, rientro a settembre avrà ingenti costi

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

Per il presidente Giuseppe Conte la gestione del rientro a scuola a settembre comporterà ingenti costi di organizzazione e a tal fine sono stati stanziati 1 miliardo e 450 milioni di euro in due anni a beneficio della scuola.”Il problema è che ci saranno ingenti costi anche per le famiglie degli studenti. Chiediamo, quindi, quanti milioni sono stati stanziati perché l’emergenza Covid non gravi ulteriormente sulle loro tasche, considerata la stangata che già grava su di loro tra corredo, libri, trasporto e mensa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Le mascherine saranno distribuite gratuitamente agli studenti dallo Stato, tramite le scuole, oppure si aggiungerà una batosta da oltre 100 euro a studente?” si domanda Dona.”Nel caso si opti per la didattica a distanza, il Premier sa che il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, percentuale che al Sud sale al 41,6%? Inoltre bisogna che lo Stato si faccia carico non solo di fornire in comodato un tablet ad ogni studente che ne fa richiesta, ma che fornisca anche le Sim per la connessione internet. Sono tante le famiglie, infatti, che, pur avendo il pc, non hanno una connessione adeguata per far seguire ai figli le lezioni. Non tutti possono permettersi un abbonamento flat per una connessione internet veloce. Per non parlare dell’arretratezza della nostra rete” conclude Dona.
press.economia@consumatori.it,

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Scuola: Costi didattica a distanza

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Sta facendo molto discutere in queste ore la proposta di didattica mista avanzata dal Ministro dell’Istruzione nei giorni scorsi in un’intervista a Sky Tg 24. Un’ipotesi che, si sono affrettati a precisare dal Viale Trastevere, è solo una delle molte al vaglio del Ministero per garantire la didattica in sicurezza alla riapertura delle scuole a settembre.
Una proposta che ha sollevato una folta schiera di polemiche e opposizioni, molte delle quali condivisibili alla luce dei costi che le famiglie dovrebbero affrontare per fruire di una offerta didattica così formulata.
L’idea di integrare la didattica tradizionale con una a distanza, se da un lato senza dubbio permetterebbe di ridurre gli alunni per classe, dall’altra si scontra con le necessità delle famiglie, che, come già avvenuto in questa fase di emergenza, potrebbero in molti casi non disporre delle risorse necessarie per una baby sitter (ancor più a settembre, quando saranno molti di più i genitori rientrati al lavoro), né per dispositivi e connessione in grado di svolgere la didattica online.
Dallo studio effettuato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori emerge che, tra computer o tablet, webcam, microfono, antivirus, pacchetto di programmi base e connessione a internet una famiglia spende da 369,75 a 3.418,19 Euro (considerando abbonamento antivirus, i programmi base e i costi di connessione su base annua). Cifre che risultano proibitive per molte famiglie, specialmente quelle colpite dalle conseguenze che la pandemia sta determinando sul piano economico.
A livello regionale sono stati disposti bonus e sussidi per far fronte a tali costi, ma spesso risultano insufficienti a coprire tali importi, oltre alle difficoltà di accesso ed erogazione segnalate dalle famiglie. In tal senso è necessario e urgente garantire il diritto allo studio dei ragazzi, nel quadro di una visione complessiva volta a favorire il rientro in classe. Visione che sembra mancare all’attuale gestione che, tra continue smentite e passi indietro sta creando confusione e false aspettative, ma soprattutto, senza un reale piano per la gestione del problema, rischia di acuire le disparità e le disuguaglianze già esistenti. Bisogna individuare soluzioni sostenibili per le famiglie e per il sistema scolastico, nonché rispettose della sicurezza degli alunni e della salute pubblica. Per fare ciò è necessario un investimento straordinario ed ingente, che permetta l’assunzione del personale necessario e la rimodulazione delle classi in modo da condurre in sicurezza le lezioni. La ripartenza della didattica è un tassello fondamentale per la ripresa della vita del Paese e guardare al futuro: per questo è indispensabile adottare ogni sforzo che vada in questa direzione.

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Covid-19, da obbligo mascherine +200 euro al mese per famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Mantenere e far rispettare a tutti i livelli le misure per il distanziamento sociale, nonché promuovere l’utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia e un vaccino. È questo il primo dei cinque punti in cui si sintetizza la strategia del Governo, secondo quanto ha riferito ieri nella Informativa al Parlamento il premier Giuseppe Conte. Un tema non da poco, visto che secondo una indagine di ieri di Altroconsumo, l’acquisto delle mascherine potrebbe rappresentare per una famiglia di quattro persone una spesa extra di oltre di 200 euro al mese. E, non a caso, nella riunione di questa mattina tra il premier e Vittorio Colao, a capo della Task Force sulla Fase 2, si è di nuovo tornati sulla questione prezzi, con il nodo aperto del calmieramento. Una proposta che potrebbe trovare come veicolo il cosiddetto Decreto di aprile, ma su cui c’è discussione. Uno schema ribadito anche in mattinata, nell’incontro con Vittorio Colao, da cui sono emersi due nodi per la ripresa per il 4 maggio – con forse alcune “eccezioni” già per il 27 aprile: l’utilizzo dei trasporti nel rispetto delle condizioni di sicurezza e la questione della disponibilità e del prezzo dei dispositivi di protezione. Se tra venerdì e sabato si attende il piano per la ripartenza, che dovrebbe coinvolgere tra i 2,7 e i 2,8 milioni di lavoratori, tra i nodi su cui si sta discutendo c’è anche la questione se calmierare o meno il prezzo delle mascherine. Secondo l’indagine pubblicata da Altroconsumo, che va ad aggiornare le rilevazioni di inizio aprile, la disponibilità di mascherine è migliorata. Nelle città dove è stata effettuata un’indagine che sono: Bari, Bologna, Padova, Torino, Palermo, Roma, Napoli, Genova, Milano e Firenze è risultato che Il 92% aveva disponibilità (172 farmacie su 187): a Milano, Genova, Bari e Palermo tutte le farmacie contattate le avevano; a Napoli e Roma ci sono state le maggiori difficoltà in questo senso, ma sempre nell’ottica di una buona reperibilità complessiva. Le mascherine più facili da trovare sono quelle chirurgiche, presenti in due terzi delle farmacie contattate (66%). Anche i respiratori facciali FFP2 senza valvola erano disponibili in più della metà dei punti vendita (55%). Un terzo delle farmacie propone anche mascherine lavabili e riutilizzabili (in tessuto), mentre per i respiratori FFP1 solo 1 punto vendita sui 187 rispondenti le aveva e gli FFP3 erano presenti in 3 punti vendita». Per quanto riguarda i prezzi, «in farmacia il costo medio di una mascherina chirurgica è poco meno di due euro. Il prezzo più basso trovato per una mascherina chirurgica monouso è di 65 centesimi, quello più alto sfiorava i 6 euro. La maggior parte dei prodotti, tuttavia, stava nella forbice tra 1 e 2 euro. Il prezzo medio di una mascherina chirurgica è di 1,85 euro, dieci volte il costo pre-emergenza (di circa 20 centesimi l’una). Rispetto alla rilevazione precedente i prezzi calano leggermente (-10%). I respiratori FFP2 senza valvola costano tra i 5 e i 15 euro (prezzo medio 8.86€). Prima dell’emergenza queste maschere erano vendute a circa 2 euro al pezzo. Rispetto ai primi di aprile i prezzi di queste mascherine sono calati leggermente (-8%). Una novità sono le mascherine in tessuto (lavabili e riutilizzabili), presenti in un terzo dei punti vendita. I prezzi di questo tipo di prodotto variano dai 2 ai 22 euro». Per quanto riguarda il web, «le farmacie online farmacie presenti sul territorio nel 55% hanno mascherine a disposizione, mentre in 10 casi compaiono nel sito ma al momento non sono disponibili. Le mascherine chirurgiche sono quelle più diffuse: si va da un minimo di 1,10 euro al pezzo a un massimo di 3,90 euro. Anche in questo caso il prezzo medio si aggira sui 2 euro, più la spedizione che ammonta a circa 5 euro per acquisti che non superano i 50-60 euro. I tempi di consegna previsti di 24-72 ore, sono ora più lunghi: molti siti dichiarano almeno 10 giorni lavorativi, così come alcune zone al momento sembrano essere scoperte per la consegna». Per quanto riguarda «le piattaforme di ecommerce l’offerta di mascherine non manca e anche qui i prezzi variano moltissimo, spesso anche da un giorno all’altro. Per una mascherina chirurgica si va da 25 centesimi fino a 2 euro. Anche per le mascherine FFP2 senza valvola la forbice è ampia: da 1,60 euro fino a un massimo di 9 euro su Ebay. Per quelle con la valvola, su Amazon si può spendere da un minimo di 2,16 euro al pezzo a un massimo di 16,70 euro. Una differenza del 673%. I tempi di spedizione restano lunghi e incerti, fatta eccezione per alcuni casi specifici (quando il prodotto è più caro). In generale, «Calcolando che si tratta di prodotti monouso e che, in un ipotetico ritorno alla “normalità”, la mascherina deve essere cambiata ogni giorno (otto ore di utilizzo), l’esborso per una famiglia di quattro persone è pari a una spesa extra di oltre di 200 euro al mese». (Da Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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Ue contro la vendita di falsi vaccini e presidi medici a costi eccessivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Commissione Europea, su impulso dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, si arma contro la vendita di falsi vaccini e presidi medici a costi eccessivi.L’emergenza sanitaria in corso, che ha tristemente guadagnato la qualifica di pandemia, attribuita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sta comportando l’adozione di misure restrittive tanto rigide quanto necessarie a contenere gli effetti dilaganti del virus COVID-19. Mentre i governi europei ed extra europei si impegnano nella complessa opera di bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti dai provvedimenti adottati, non manca chi cerca di trarre giovamento dalla delicata situazione in corso, lucrando sulle paure dei consumatori e vendendo prodotti quali mascherine e disinfettanti per le mani a prezzi esorbitanti, più che decuplicati. “Spregevoli pratiche commerciali del genere non sono fortunatamente sfuggite alla lente della nostra autorità Antitrust che, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha avviato un procedimento istruttorio contro un sito web che commercializzava un farmaco antivirale a più di 600 euro” dichiara Maria Pisanò, Direttore del Centro Europeo Consumatori Italia “e ora le autorità nazionali a tutela dei consumatori di tutta Europa, coordinate dalla Commissione Europea, hanno avviato un’ azione comune per tutelare i consumatori dalla disonestà di alcuni commercianti”.A tal proposito si è pronunciato Didier Reynders, commissario per la Giustizia e i consumatori, il quale ha assicurato che Commissione e Stati Membri adotteranno tutte le misure in loro potere per evitare che condotte disoneste possano essere messe in atto e ha invitato e incoraggiato le piattaforme di vendita online a seguire l’esempio di Amazon e Facebook che hanno autonomamente e volontariamente adottato provvedimenti contro pratiche commerciali scorrette.“Il commissario Reynders ha annunciato anche che sarà presto pubblicata una guida per identificare meglio le pratiche da censurare e per fornire un valido ausilio alle autorità nazionali” dichiara Monika Nardo, consulente legale del Centro Europeo Consumatori Italia; proprio il Centro, che da sempre costituisce un valido interlocutore della rete CPC, è investito della funzione di effettuare le cosiddette “segnalazioni esterne”, nell’ambito del meccanismo recentemente introdotto dal Regolamento (UE) 2017/2394, in vigore dal 17 gennaio 2020. Il nuovo testo legislativo espande e rafforza i poteri delle autorità nazionali per coordinare e rendere più incisi i propri interventi di sorveglianza del mercato al fine di contrastare in modo più efficace le violazioni transfrontaliere del diritto dei consumatori, in particolare nei contesti digitali.

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Istat: spesa fornitura acqua +9,4% dal 2015

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, per la fornitura di acqua nell’abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro al mese, il 9,4% in più rispetto al 2015.”Il rialzo della spesa mensile familiare per la fornitura d’acqua, dal 2015 al 2018, è più di 4 volte quello dell’inflazione, ossia dell’indice generale. Infatti, mentre l’indice dei prezzi al consumo è salito dal 2015 al 2018 del 2,3%, per l’acqua il rialzo è del 9,4%, ossia il 309% in più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se dal 2017 al 2018 la spesa è rimasta praticamente stabile, il rialzo dal 2015 è spropositato. Il problema degli italiani è sempre lo stesso, ossia che le tariffe che dovevano diminuire di prezzo sono sempre aumentate più dell’inflazione e questo contribuisce a mandare in tilt i bilanci delle famiglie visto che si tratta di spese obbligate” conclude Dona.

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Salario minimo e costi del lavoro domestico

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

Introdurre il salario minimo per colf e badanti a 9 euro l’ora, una delle ipotesi sul tavolo del Ministro del lavoro, non è una strada percorribile. Lo afferma Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico), che ha analizzato l’impatto dell’assistenza familiare sul bilancio di un pensionato o di una famiglia italiana tipo alla condizione attuale e con l’introduzione del salario minimo. Una badante a tempo indeterminato che lavora 25 ore la settimana, costa attualmente 10.312 euro all’anno. Con l’introduzione del salario minimo la cifra lieviterebbe a 14.654 euro. Lorenzo Gasparrini, direttore generale di Domina, è lapidario: “L’introduzione del salario minimo per i lavoratori domestici comporterebbe un aumento del lavoro nero. Il costo di un assistente familiare impegnato 54 ore la settimana, passerebbe da 14.854 euro a 32.152. L’introduzione del salario minimo di fatto aumenterebbe i costi del 42% nei casi di utilizzo solo per poche ore e raddoppierebbe per l’assistenza prolungata. Domina stima che la percentuale di anziani che si potrebbero permettere tali spese con la sola pensione scenderebbe dal 17,8 al 9,7% nel primo caso e dal 9,5 al 1,7% nel secondo”.

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Rendiconti costi investimenti: Consob, se ci sei batti un colpo…

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

L’esperienza dell’anno passato, relativa ai rendiconti sui costi nei servizi d’investimento, è stata a dir poco disastrosa. Riusciremo almeno a trarne profitto per questo 2020? A beneficio di coloro che non sono informati sulla questione ricordiamo che uno degli aspetti chiave della famosa (per alcuni famigerata) direttiva europea “Mifid 2”, cioè quella che si occupa di disciplinare il comportamento delle banche e degli intermediari finanziari quando vendono prodotti o servizi d’investimento, è la comunicazione obbligatoria da fare una volta all’anno relativa ai costi effettivamente sostenuti nell’anno precedente. E’ obbligatorio comunicare il dato complessivo, sia in forma monetaria che percentuale, cioè quanto è diminuito il rendimento annuo del portafoglio finanziario.
Ad inizio 2019 le banche hanno cercato di eludere l’applicazione della norma chiedendo, in modo “riservato” alla Consob una proroga. Un giornalista ha diffuso la notizia e la Consob, di fatto, ha risposto “picche” ed il 28 Febbraio 2019 ha diffuso un richiamo di attenzione (http://www.consob.it/document nel quale impone alle banche di assolvere all’obbligo di legge.
Salvo qualche lodevole eccezione, il grosso delle banche per mesi ha fatto “spallucce” ed ha inviato i rendiconti con i costi effettivamente sostenuti solo agli italiani sotto l’ombrellone. Per essere proprio certe certe che una esigua minoranza leggesse il dato che contava, ovvero che mediamente gli italiani hanno speso tra l’1,5% ed il 2% dei loro sudati risparmi in servizi di cui non conoscono praticamente niente, hanno annacquato le informazione centrali all’interno di un fascicolo d’informazione di decine di pagine contenenti grafici, foto, noiosissimi riferimenti di legge, ecc.
Sappiamo che la Consob, ovvero l’autorità di vigilanza in materia, avrebbe aperto un’indagine conoscitiva su questa vicenda, ma al momento non c’è niente di pubblico.
A distanza di quasi un anno dal “richiamo di attenzione” Consob, dopo che il grosso dell’intero sistema bancario italiano, con fatti concludenti, l’ha presa a pernacchie, tutto quello che possiamo registrare è un silenzio assordante. Ci domandiamo: esiste ancora un’Autorità di Vigilanza sulla Trasparenza dei mercati finanziari? Dovremo, anche quest’anno, aspettare gli ombrelloni sulle spiagge per leggere i rendiconti sui costi sostenuti dagli italiani per i loro investimenti?Dovremo subire ancora la beffa di vedere queste informazioni annegate in un mare di informazioni inutili? L’Aduc, anche quest’anno, non resterà a guardare. Abbiamo aperto uno spcifico web, Trasparenza Investimenti (https://trasparenzainvestimenti.it/ ), dedicato a questo argomento e continueremo a chiedere agli investitori di farsi parte diligente e costringere i proprio intermediario a farsi dare le informazioni in modo chiaro e completo, così come prescrive la legge. Visto che l’Autorità di Vigilanza, almeno al momento, non sta facendo il proprio lavoro, o lo sta facendo con tempi biblici, è indispensabile che ogni investitore faccia valere i propri diritti individualmente. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Mise agirà per ridurre costi fissi bollette

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha detto alla Camera che promuoverà una serie di azioni finalizzate alla riduzione dei costi fissi delle bollette.”Ottima notizia, siamo contenti che, finalmente, si vogliano ridurre i costi delle bollette, sperando si cominci dagli oneri generali di sistema, una vera e propria tassa occulta che colpisce soprattutto i più poveri” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non vorremmo, però, che dietro a quella affermazione ci fosse la volontà di ritornare alle tariffe progressive, che graverebbero sulle famiglie più numerose e su chi non può permettersi elettrodomestici a basso consumo energetico o sistemi di riscaldamento più moderni ed efficienti” prosegue Vignola. “Anche perché le nuove tariffe non progressive servono a sviluppare l’elettrificazione del Paese e la riduzione delle emissioni, raggiungendo gli obiettivi di decarbonizzazione che stiamo pagando profumatamente da anni con gli incentivi alle fonti rinnovabili” conclude Vignola.

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Lagarde: analisi costi benefici su QE

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

La prossima presidente della Bce, Christine Lagarde, ha dichiarato che l’impatto delle misure non convenzionali, per continuare ad essere positivo, dovrà basarsi su analisi costi-benefici e che la Bce deve riflettere se il quadro di politica monetaria è sufficientemente solido per far fronte alle nuove sfide.”Ahi, primo campanello d’allarme!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Di per sé, quanto dice la Lagarde, sembra ragionevole e ovvio, ma in realtà potrebbe anche essere un primo segnale lanciato ai mercati e ai Paesi dell’Eurozona, per indicare un orientamento differente rispetto alla politica monetaria altamente accomodante attuata dalla Bce sotto la presidenza di Draghi. Se fosse così, sarebbe un bel guaio per l’Italia” conclude Dona.

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Pianeta terra: Una morte preannunciata

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2019

I costi del nostro sovra sfruttamento li constatiamo nella continua deforestazione, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità, nell’accumulo di gas climalteranti (in particolare l’anidride carbonica) nell’atmosfera. Vi è poi la “bomba demografica che tende a “mangiare” sempre più risorse senza che vi possa essere una loro rigenerazione. Gli avanzamenti, infatti, sulle stime della popolazione mondiale dal 1950 ad oggi, è di 7,7 miliardi di abitanti e crescerà di altri 2 miliardi nei prossimi 30 anni e diventerà di 9,7 miliardi nel 2050. Da notare che la popolazione mondiale attuale risulta essere quasi 10 volte di più degli 800 milioni di persone che si stima vivessero nel 1750, data indicata come inizio della Rivoluzione Industriale, e continua a crescere a un tasso di circa 83 milioni di individui l’anno. Anche la popolazione urbana è cresciuta con grande rapidità. È passata dai 746 milioni di abitanti del 1950 giungendo quasi ai 4 miliardi del 2014. Si prevede che la popolazione urbana incrementerà di 2,5 miliardi nel 2050, sorpassando quindi in quel periodo i 6 miliardi. Alla metà di questo secolo avremo una popolazione urbana equivalente alla popolazione globale che era presente sul pianeta nel 2002.
Nove paesi faranno più della metà della popolazione globale prevista da qui al 2050 e sono, in ordine decrescente dell’incremento atteso, India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, la Repubblica Unita di Tanzania, Indonesia, Egitto e Stati Uniti d’America. Per fare un esempio, l’Africa subsahariana passerà dagli attuali 1 miliardo e 66 milioni a 2 miliardi e 118 milioni nel 2050. L’intervento umano, come ci ha ricordato il recentissimo Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services dell’IPBES, l’organismo delle Nazioni Unite che svolge per la biodiversità, il ruolo svolto dall’IPCC per il clima) sta rendendo almeno un milione di specie viventi in via di estinzione nei prossimi decenni, su di una stima delle specie esistenti ritenuta intorno agli 8 milioni. Il tasso totale di estinzione delle specie è già oggi a un livello che supera dalle decine alle centinaia di volte la media del livello di estinzione verificatasi negli ultimi 10 milioni di anni. L’intervento umano ha inoltre trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse, ha provocato impatti cumulativi per il 66% delle aree oceaniche ed ha distrutto l’85% delle zone umide. Questo sconcertante tasso di cambiamento globale della struttura e delle dinamiche degli ecosistemi della Terra, dovuto alla nostra azione, ha avuto luogo in particolare negli ultimi 50 e non ha precedenti nella storia dell’umanità. Già sappiamo, dalle attente analisi sin qui svolte, che i contributi volontari dichiarati dai vari paesi, anche se fossero tutti concretamente realizzati, non basterebbero a mantenere la temperatura media della superficie terrestre sotto i 2°C di crescita rispetto all’epoca preindustriale. (servizio redazionale della Fidest)

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RC auto: la prima classe a Napoli può costare il 151% in più che a Milano

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

Secondo un’analisi realizzata da Facile.it su un campione di oltre 14.000 preventivi di rinnovo Rc auto compilati sul sito nel primo trimestre 2019 e relativi ad automobilisti in prima classe di merito, Prato, con 598,55€, è la provincia italiana con il prezzo più alto per assicurare un’auto nonostante si sia guadagnato il diritto alla prima classe di merito; alle spalle di Prato si trovano Caserta e Napoli, dove le migliori offerte disponibili sono in media, rispettivamente, 595,93€ e 580,62€. Belluno (168,43€), Aosta (184,18€) e Vercelli (192,90€) sono le più economiche.Considerando solo le grandi città, Napoli (580,62€) è la più cara, seguita da Palermo (379,79€) e Firenze (368,03€); decima Milano (231,06€). Conti alla mano, quindi, a parità di profilo, una prima classe a Napoli può costare il 151% in più che a Milano.

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Case vacanza ad agosto: Sicilia regina del risparmio

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

L’ultima analisi sulle prenotazioni per il mese di agosto di CaseVacanza.it, portale leader in Italia nel settore degli affitti turistici, ha individuato la Sicilia come la regione con il maggior numero di località low cost per il mese più caldo dell’anno.
Al vertice della classifica delle 20 mete più economiche si trova Modica, in provincia di Ragusa, dove per una settimana in una casa vacanza per quattro persone vengono richiesti in media 343 euro.In tutto le località siciliane presenti nella top 20 sono ben 6: oltre a Modica e Ragusa, si trova in classifica un’altra città della Val di Noto, Ispica (RG), mentre bisogna spostarsi sul versante occidentale dell’isola per soggiornare a Licata (AG), Trapani (TP) e Isola delle Femmine (PA), dove i prezzi si alzano parecchio, sforando anche i 600 euro a settimana. Insieme alla Sicilia sono la Puglia e la Calabria, rispettivamente con 4 e 3 mete in classifica, le altre regioni con i prezzi più abbordabili per il mese di agosto.Trovano spazio in classifica anche Porto Sant’Elpidio (FM), Lido Adriano (RA) e Radicofani (SI), dove è possibile trovare una casa vacanza per il mese di agosto con una cifra inferiore ai 600 euro.
Dalla classifica, inoltre, emerge come le zone più alla portata di chi ha un budget contenuto siano quelle meno centrali, confinanti con i centri più “popolari”: ne sono un esempio le città del ragusano (Ragusa, Modica e Ispica), dalle quali risultano facilmente raggiungibili le ben più costose località nella provincia di Siracusa, come Noto o Marzamemi. Discorso equivalente in Puglia, dove chi vuole raggiungere il Salento potrà risparmiare soggiornando a Castellaneta e Maruggio, in provincia di Taranto, spendendo tra i 500 e i 550 euro a settimana. In Liguria sono invece Noli (575 euro) e Celle Ligure (388 euro) in provincia di Savona, a permettere un notevole risparmio rispetto alle vicine Portofino e Rapallo o, sul versante opposto, Sanremo e Alassio.

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Costi case vacanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

CaseVacanza.it ha analizzato le prenotazioni per il mese di agosto individuando Ischia come località più cara con una media di 423 euro a notte per quattro persone, un prezzo oltre tre volte superiore a quello della media nazionale di questo periodo, pari a 121 euro.Nella classifica delle località più costose spiccano non solo mete di mare, ma anche di montagna come dimostra la presenza di Cortina d’Ampezzo (BL), Champoluc (AO) e Molveno (TN) dove i prezzi richiesti per affittare una casa vacanza per quattro persone oscillano intorno ai 200 euro a notte.Il primato di regione più cara va alla Sardegna che ospita ben cinque delle venti località high cost nel mese di agosto. Sono presenti in classifica Porto Cervo, Porto Rotondo e Baja Sardinia per la provincia di Olbia-Tempio, oltre a Porto Torres e Alghero, in provincia di Sassari, con prezzi che variano da 255 a 179 euro a notte.

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Il diabete in Italia costi e nuove terapie

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Ha un costo totale di 20,3 miliardi di euro all’anno, tra quelli che vengono definitivi costi diretti (46%) e indiretti (54%). All’interno di quelli diretti, circa la metà (49%) è dovuto alle ospedalizzazioni, il 7% ai “farmaci per il diabete”, il 17% alle “visite pazienti”, il 23% per “altri farmaci”. Sul totale delle spese inerenti al trattamento della patologia, le spese per i devices corrispondono solo al 4%.
I presupposti dello studio belga partono proprio da quest’ultimo dato, dimostrando come è stato possibile ridurre il numero dei ricoveri (di un terzo) e delle assenza sul lavoro (la metà) grazie all’utilizzo del monitoraggio in continuo della glicemia in real time.
Studi clinici randomizzati hanno confermato l’efficacia del monitoraggio in continuo della glicemia in real time (RT GCM) nel ridurre gli eventi ipoglicemia severi del 72% in sei mesi con un miglioramento della variabilità glicemica del 36%.La valenza di questo studio rinforza quello che viene definito l”effectiveness” dei sistemi di monitoraggio continuo della glicemia di ultima generazione in grado di ridurre le complicanze e quindi i ricoveri, ma soprattutto i costi – conclude Bertuzzi- ll livello di precisione dei devices a disposizione hanno segnato un cambio epocale nella gestione del diabete, al punto che è stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni.
Monitoraggio in continuo della glicemia (CGM) in real time (RT CGM) E’ di altissima precisione, si chiama DexcomG6 e rappresenta il device che segna oggi un cambio epocale nella gestione del diabete. E’ stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni, perché grazie agli elevati standard della Ricerca e Sviluppo di Dexcom, questo sistema di monitoraggio sta raggiungendo la “perfezione della natura” in termini di accuratezza. Semplice come nessun altro CGM (è dotato di inseritore automatico), con allarmi personalizzabili, avviso predittivo di ipoglicemia e possibilità di condivisione a distanza consente di mettere in campo interventi preventivi e correttivi al fine di mantenere o ricondurre la glicemia in un range fisiologico, allontanando il rischio di complicanze anche molto pericolose.
Il sistema Omnipod è un cerotto intelligente che gestisce la terapia. Si tratta di un microinfusore che ha le dimensioni di un “micro-mouse” (il Pod, appunto) e fornisce la somministrazione continua di insulina sempre. Consente di nuotare, praticare sport, fare la doccia (impermeabile fino a 7,6 metri) e condurre la propria vita sociale fin da molto piccoli, sapendo che monitoraggio e terapia vengono gestiti in sicurezza.

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Centri estivi: chiudono le scuole e le famiglie si preparano a sostenere costi salati

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

Le scuole stanno finendo e sono molti i genitori che si preparano ad organizzare le giornate dei propri figli mentre loro sono impegnati al lavoro. In attesa delle agognate vacanze, sono molti i ragazzi che frequenteranno i centri estivi. Ce n’è per tutti i gusti, dai corsi di lingua, a quelli di arte, ai corsi sportivi… L’unica costante sono i costi elevati!Anche quest’anno l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato il monitoraggio dei costi relativi a tali attività. Dai dati raccolti è emerso che il costo medio settimanale è pari ad Euro 168,00 per un centro estivo in una struttura privata (+4% rispetto al 2018). Il costo scende fino ad Euro 96,00 (+1% rispetto al 2018) per i ragazzi che frequenteranno il centro estivo solo mezza giornata (fino alle ore 14:00). Esiste inoltre, in alcuni casi, l’opzione del pranzo al sacco: portando pranzo e merenda da casa il costo della giornata si riduce a 74,00 Euro a bambino -1% rispetto al 2018).Per quanto riguarda, invece, il prezzo rilevato per i centri estivi organizzati in strutture pubbliche, il costo si aggira intorno ai 50,00 Euro per metà giornata (invariato rispetto al 2018), e ai 81,00 Euro per il tempo pieno (+4% rispetto al 2018).
La differenza riscontrata tra pubblico e privato è dovuta a diversi fattori: oltre alle strutture che ospitano i bambini (che per i centri estivi pubblici sono perlopiù istituti scolastici) il costo varia notevolmente anche in base alla tipologia delle attività ludiche e socio-educative svolte.Considerando i costi su base mensile emergono cifre proibitive:
672,00 Euro mensili per ogni bambino o ragazzo che frequenta strutture private
324,00 Euro per chi frequenta quelle pubbliche.
Per molte famiglie si tratta di importi insostenibili. Per questo, all’insegna del risparmio, sono nate negli ultimi anni forme di condivisione e collaborazione: “tate condivise”, che accudiscono fino a 4 bambini; genitori che programmano a turno le ferie per prendersi cura dei propri figli e degli amichetti più stretti, senza contare l’aiuto spesso insostituibile dei nonni.

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Estate: i costi dei servizi balneari

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 giugno 2019

Finalmente il bel tempo è arrivato, è così che molte famiglie si preparano a godersi le prime giornate di sole e di mare, popolando i lidi di tutta Italia.
L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato il consueto monitoraggio sui prezzi dei servizi balneari, che nel 2019 registrano un aumento piuttosto dei costi, del +4,4% rispetto allo scorso anno.
Cresce in particolar modo il costo dell’abbonamento stagionale (+16%), dell’affitto del pedalò (+14%), della sdraio, tornata in voga dopo un periodo di “abbandono”, (+10%) e della cabina (+6%). Tra tariffe agevolate aumenta il costo della tariffa happy hour (dalle 16:00 in poi) che per due persone passa da 10,50 a 11,50 Euro (+10%).
In salita anche il costo dell’ombrellone condiviso (2 famiglie, a turno, si alternano alla sua ombra), una modalità ancora poco diffusa, ma molto apprezzata dagli utenti. In diminuzione, invece, i costi dell’ombrellone (-5%), dell’accesso agli stabilimenti (-13%) e del gazebo/tenda (-1%) che lascia spazio invece alla new entry della pagoda, più economica ma altrettanto confortevole e spaziosa.Non mancano le novità all’insegna della creatività e della stravaganza: wifi, docce calde, bar, nursery, ping pong, ma anche “servizio frigo”, libri in prestito, acquagym, vasche idromassaggio, giochi da tavolo, ingresso allo stabilimento con pranzo compreso. Alcuni stabilimenti mettono a disposizione anche il consulente per l’abbronzatura, pronto a consigliarvi la protezione solare più adatta al vostro tipo di pelle.Anche per gli amici a quattro zampe alcune spiagge organizzano aree e servizi dedicati: dog area accanto all’ombrellone, dal dog sitter, aree con fontana, stuoia rinfrescante, ciotola e sacchetti a disposizione, a fronte di un piccolo extra sul costo.Non mancano, infine, le promozioni all’insegna dell’ambiente utili a risparmiare gli onerosi costi del parcheggio: da 2,00 a 6,00 Euro l’ora. In tal senso alcuni stabilimenti applicano sconti per chi raggiunge la spiaggia in treno o in pullman o, ancora, tariffe scontate per chi prenota il proprio ombrellone su internet (con sconti fino al 20%). Alcuni stabilimenti hanno inoltre avviato speciali campagne per educare allo smaltimento dei rifiuti e tenere pulite le spiagge: a chi raccoglie le bottiglie ed i rifiuti abbandonati dai bagnanti maleducati sono riservati sconti sulle tariffe degli stabilimenti.

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Roma: presentazione report su liste d’attesa e costi

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Roma Mercoledì 15 maggio dalle ore 10 alle ore 13 presso la sede della Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 sarà presentato il Nuovo report sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali. Una fotografia delle condizioni delle prestazioni sanitarie in Italia, tra liste d’attesa e costi, tra pubblico e privato. Interverranno il professore Federico Spandonaro (Università di Tor Vergata e Presidente Crea Sanità), la professoressa Carla Collicelli (Ricercatrice Senior Associata Cnr Itb), Sergio Venturi (Assessore alla Sanità Regione Emilia-Romagna), Valeria Fava (Cittadinanza Attiva e Responsabile osservatorio civico sul federalismo in sanità), Stefano Cecconi (Responsabile Salute e Area Welfare Cgil nazionale) e, infine, Serena Sorrentino (Segretaria Generale Fp Cgil nazionale).

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Alberti M5S: “Fontana sull’analisi costi-benefici del TAV non sa di cosa parla”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

“Attaccare in generale le analisi costi-benefici come strumenti tecnici di valutazione per cercare di togliere valore a quella sul TAV, dimostra che Fontana non ha capito di cosa si stia parlando.In particolare, il suo confronto con gli studi su BreBeMi è totalmente fuori luogo.La verità su BreBeMi è che si è intervenuti allungando di 6 anni la concessione, mettendoci 300 milioni di fondi pubblici e imponendo che il futuro gestore dell’infrastruttura debba sborsare l’intero costo di realizzazione dell’opera per potersi aggiudicare la gestione; tutto questo fa sì che l’autostrada rimanga in eterno in mano di chi oggi la gestisce garantendo profitti perpetui, ma senza tutto questo l’operazione finanziaria sarebbe stata un flop colossale.Ma queste sono per l’appunto valutazioni finanziarie che nulla hanno a che vedere con le valutazioni economiche che per la BreBeMi sono sempre state positive per via dell’eccessiva congestione dell’A4. Per questo l’analisi costi-benefici su BreBeMi è sempre stata positiva: perché tutto ciò che toglie traffico, anche di uno zero virgola, dalla A4 rende quel qualcosa vantaggioso.Fontana studi meglio la questione oppure stia zitto, perché a quanto pare non ben presente cosa sia l’analisi economica di un’infrastruttura”, così Dino Alberti, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta le parole di Attilio Fontana sulla TAV e sull’analisi costi benefici.

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Costi e benefici del Masaniello di Pomigliano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

di Vincenzo Olita. Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico, la distanza da cui viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla nel mondo è mai esistito di più meraviglioso. Plinio il Vecchio intorno al 60 d.C.
Esemplare analisi di un’opera pubblica, a riprova che da migliaia di anni l’uomo si interroga su benefici e costi. Nulla di nuovo quindi nella fantasiosa terza repubblica dei 5Stelle che, come un mantra, richiamano ossessivamente il binomio costi-benefici. Tralasciando i contrasti sull’utilità delle opere, come appassionati di cultura politica riteniamo altrettanto utile soffermarci sul rapporto costi-benefici anche per le risorse umane che si applicano all’agire politico.Muoviamo dal cantore del binomio, il vice Presidente del Consiglio 5Stelle, ragionando sui costi che il Paese sopporta e i benefici tratti per la sua dedizione al futuro dell’Italia. Intanto sorge facilmente una similitudine con Masaniello; non volendo essere vaghi ed irriverenti, precisiamo che il giovane rivoltoso napoletano, anche con il confuso e contradditorio grido di libertà Viva il Re di Spagna muoia il malgoverno, depotenziò egli stesso dall’interno il movimento agitatorio, che poi si esaurì con il tradimento di alcuni capi della rivolta. Quanta analogia con l’apprendista politico di Pomigliano il cui primo grande costo si è concretizzato nell’imporre al Paese, grazie ad una benevola interpretazione di Mattarella dell’art.92 della Costituzione, un pallido ed inadeguato Presidente del Consiglio che, al di là della stessa imperfetta e maliziosa costruzione del suo curriculum, manifesta comportamenti volti esclusivamente alla ricerca di benevolenza, anche screditando l’immagine di alleati ed amici, allarmante predisposizione a futuri cambiamenti di fronte. Disorientante il costo sopportato per le roboanti e retoriche affermazioni del vice presidente 5Stelle: è iniziata la terza repubblica, l’era dei privilegi è finita, abbiamo abolito la povertà, sul deficit dal 2,4 non si torna indietro e non arretreremo di un millimetro, affameremo la camorra. Tralasciando il ritornello sull’onestà, al di là dell’affronto alla nostra cultura politica, possiamo complessivamente ritenerli solo degli innocui proclami.Così non è, invece, per i costi che il Paese continuerà a caricarsi grazie alla soluzione cara ai 5Stelle, simile a quella già individuata da Forza Italia, che in effetti lascia la compagnia di bandiera in uno stato di seminazionalizzazione. Sulla Tav, che personalmente contrasto da un quindicennio come opera ridondante rispetto alle necessità e alla funzionalità da potenziare della linea esistente, il costo che l’operatività 5Stelle ha comportato è consistito nel far passare l’equazione: No Tav uguale contrarietà per le infrastrutture.Sarebbe ingeneroso insistere solo sui costi, tralasciando i benefici che pur si sono generati in virtù dell’azione politica del leader 5Stelle. Credo che tra i più significativi, dopo l’evidente criticità della democrazia diretta, si debba annoverare la rivalutazione della forma partito quale strumento di partecipazione necessario in una democrazia liberale. Allo stesso modo siamo stati agevolati nella comprensione che, nel nostro contesto politico, il ruolo di leader non può non essere valutato sui risultati e non essere inamovibile per lunghi periodi, pena l’insorgere di difficoltà per la sua stessa organizzazione. E come non considerare positivamente l’averci mostrato l’inconcludenza della connotazione: non siamo né di destra, né di sinistra, siamo post ideologici, sulla scia tracciata dal leader di Forza Italia quando indicava nella politica del fare un suo riferimento culturale.Per quanto possibile li ringraziamo entrambi per averci mostrato indicazioni e relativi fallimenti, lo faremo ancor più se, pur continuando nei rispettivi impegni politici, ci risparmiassero il ruolo di politologi. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Trasparenza sui costi ex-post nei servizi finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

La Consob ha finalmente pubblicato una presa di posizione chiara sulla questione della comunicazione dei costi ex-post nei servizi d’investimento.Ricordiamo la vicenda a favore di chi avesse perso le “puntate precedenti”.Dall’inizio dello scorso anno è pienamente in vigore una normativa la quale – per usare le parole della stessa Consob – “impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, agli intermediari di fornire agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento.”Ciò che spaventa gli intermediari è dover comunicare con i rendiconti relativi all’anno 2018 i costi che gli investitori hanno effettivamente pagato (costi ex-post) poiché la quasi totalità degli investitori non è a conoscenza di quanto effettivamente stiano pagando. Le coincidenze temporali, poi, non aiutano anche perché nel 2018 la quasi totalità degli investitori vedrà un rendimento negativo. Mediamente gli investitori pagano circa il 2% (ovviamente chi paga molto di più, chi paga di meno) sul capitale investito nei prodotti finanziari comunemente distribuiti. Poiché nel 2018, la media dei fondi comuni d’investimento ha perso tra il 4 ed il 5%, non sarà gradevole per i clienti scoprire che circa la metà delle perdite che hanno subito sono dovute ai costi che non sapevano di sostenere per un servizio di cui non percepiscono minimamente l’utilità.Ad inizio 2018 gli intermediari si sono lamentati del fatto che non erano pronti ad applicare la normativa. In modo in parte implicito, in parte esplicito, hanno ottenuto una sorta di “chiusura di un occhio” da parte dell’ESMA (l’Autorità di Vigilanza Europea) la quale ha detto che per quanto riguarda la comunicazione dei costi ex-post nel 2017 potevano evitarlo (essendo la normativa entrata in vigore nel 2018), ma che avrebbero dovuto farla comunque ai clienti che chiedevano il rapporto.
In Italia, la Consob, fino ad oggi, ha chiuso entrambi gli occhi, dal momento che nel 2018 nessun intermediario ha fatto questa comunicazione ai clienti che hanno chiuso il rapporto.
Ad inizio del mese scorso viene pubblicato su articolo riporta un incontro tra le associazioni delle banche e degli intermediari finanziari (Abi, Assoreti, AssoSim ed Assogestioni) e la Consob nel quale le associazioni chiedevano dei chiarimenti su come fare questi rendiconti.Secondo le fonti giornalistiche, l’incontro avrebbe partorito l’idea di proporre un “tavolo di lavoro” con l’ESMA per ottenere questi chiarimenti.A seguito dello scandalo che questo articolo ha generato, finalmente, la Consob ha chiarito che la norma è pienamente in vigore ed è “chiara ed esplicita”.Siamo a Marzo è gli intermediari avrebbero già dovuto provvedere a fornire i rendiconti per l’anno scorso, ma evidentemente hanno il terrore della reazione dei clienti.Adesso che la Consob ha finalmente preso una posizione inequivoca, non resta che mettere gli intermediari davanti alle proprie responsabilità, mettendoli formalmente in mora Se non adempiranno in tempi ragionevoli, dovranno risarcire i danni! (Alessandro Pedone – Responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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