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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘costi’

Lagarde: analisi costi benefici su QE

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

La prossima presidente della Bce, Christine Lagarde, ha dichiarato che l’impatto delle misure non convenzionali, per continuare ad essere positivo, dovrà basarsi su analisi costi-benefici e che la Bce deve riflettere se il quadro di politica monetaria è sufficientemente solido per far fronte alle nuove sfide.”Ahi, primo campanello d’allarme!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Di per sé, quanto dice la Lagarde, sembra ragionevole e ovvio, ma in realtà potrebbe anche essere un primo segnale lanciato ai mercati e ai Paesi dell’Eurozona, per indicare un orientamento differente rispetto alla politica monetaria altamente accomodante attuata dalla Bce sotto la presidenza di Draghi. Se fosse così, sarebbe un bel guaio per l’Italia” conclude Dona.

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Pianeta terra: Una morte preannunciata

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2019

I costi del nostro sovra sfruttamento li constatiamo nella continua deforestazione, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità, nell’accumulo di gas climalteranti (in particolare l’anidride carbonica) nell’atmosfera. Vi è poi la “bomba demografica che tende a “mangiare” sempre più risorse senza che vi possa essere una loro rigenerazione. Gli avanzamenti, infatti, sulle stime della popolazione mondiale dal 1950 ad oggi, è di 7,7 miliardi di abitanti e crescerà di altri 2 miliardi nei prossimi 30 anni e diventerà di 9,7 miliardi nel 2050. Da notare che la popolazione mondiale attuale risulta essere quasi 10 volte di più degli 800 milioni di persone che si stima vivessero nel 1750, data indicata come inizio della Rivoluzione Industriale, e continua a crescere a un tasso di circa 83 milioni di individui l’anno. Anche la popolazione urbana è cresciuta con grande rapidità. È passata dai 746 milioni di abitanti del 1950 giungendo quasi ai 4 miliardi del 2014. Si prevede che la popolazione urbana incrementerà di 2,5 miliardi nel 2050, sorpassando quindi in quel periodo i 6 miliardi. Alla metà di questo secolo avremo una popolazione urbana equivalente alla popolazione globale che era presente sul pianeta nel 2002.
Nove paesi faranno più della metà della popolazione globale prevista da qui al 2050 e sono, in ordine decrescente dell’incremento atteso, India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, la Repubblica Unita di Tanzania, Indonesia, Egitto e Stati Uniti d’America. Per fare un esempio, l’Africa subsahariana passerà dagli attuali 1 miliardo e 66 milioni a 2 miliardi e 118 milioni nel 2050. L’intervento umano, come ci ha ricordato il recentissimo Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services dell’IPBES, l’organismo delle Nazioni Unite che svolge per la biodiversità, il ruolo svolto dall’IPCC per il clima) sta rendendo almeno un milione di specie viventi in via di estinzione nei prossimi decenni, su di una stima delle specie esistenti ritenuta intorno agli 8 milioni. Il tasso totale di estinzione delle specie è già oggi a un livello che supera dalle decine alle centinaia di volte la media del livello di estinzione verificatasi negli ultimi 10 milioni di anni. L’intervento umano ha inoltre trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse, ha provocato impatti cumulativi per il 66% delle aree oceaniche ed ha distrutto l’85% delle zone umide. Questo sconcertante tasso di cambiamento globale della struttura e delle dinamiche degli ecosistemi della Terra, dovuto alla nostra azione, ha avuto luogo in particolare negli ultimi 50 e non ha precedenti nella storia dell’umanità. Già sappiamo, dalle attente analisi sin qui svolte, che i contributi volontari dichiarati dai vari paesi, anche se fossero tutti concretamente realizzati, non basterebbero a mantenere la temperatura media della superficie terrestre sotto i 2°C di crescita rispetto all’epoca preindustriale. (servizio redazionale della Fidest)

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RC auto: la prima classe a Napoli può costare il 151% in più che a Milano

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

Secondo un’analisi realizzata da Facile.it su un campione di oltre 14.000 preventivi di rinnovo Rc auto compilati sul sito nel primo trimestre 2019 e relativi ad automobilisti in prima classe di merito, Prato, con 598,55€, è la provincia italiana con il prezzo più alto per assicurare un’auto nonostante si sia guadagnato il diritto alla prima classe di merito; alle spalle di Prato si trovano Caserta e Napoli, dove le migliori offerte disponibili sono in media, rispettivamente, 595,93€ e 580,62€. Belluno (168,43€), Aosta (184,18€) e Vercelli (192,90€) sono le più economiche.Considerando solo le grandi città, Napoli (580,62€) è la più cara, seguita da Palermo (379,79€) e Firenze (368,03€); decima Milano (231,06€). Conti alla mano, quindi, a parità di profilo, una prima classe a Napoli può costare il 151% in più che a Milano.

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Case vacanza ad agosto: Sicilia regina del risparmio

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

L’ultima analisi sulle prenotazioni per il mese di agosto di CaseVacanza.it, portale leader in Italia nel settore degli affitti turistici, ha individuato la Sicilia come la regione con il maggior numero di località low cost per il mese più caldo dell’anno.
Al vertice della classifica delle 20 mete più economiche si trova Modica, in provincia di Ragusa, dove per una settimana in una casa vacanza per quattro persone vengono richiesti in media 343 euro.In tutto le località siciliane presenti nella top 20 sono ben 6: oltre a Modica e Ragusa, si trova in classifica un’altra città della Val di Noto, Ispica (RG), mentre bisogna spostarsi sul versante occidentale dell’isola per soggiornare a Licata (AG), Trapani (TP) e Isola delle Femmine (PA), dove i prezzi si alzano parecchio, sforando anche i 600 euro a settimana. Insieme alla Sicilia sono la Puglia e la Calabria, rispettivamente con 4 e 3 mete in classifica, le altre regioni con i prezzi più abbordabili per il mese di agosto.Trovano spazio in classifica anche Porto Sant’Elpidio (FM), Lido Adriano (RA) e Radicofani (SI), dove è possibile trovare una casa vacanza per il mese di agosto con una cifra inferiore ai 600 euro.
Dalla classifica, inoltre, emerge come le zone più alla portata di chi ha un budget contenuto siano quelle meno centrali, confinanti con i centri più “popolari”: ne sono un esempio le città del ragusano (Ragusa, Modica e Ispica), dalle quali risultano facilmente raggiungibili le ben più costose località nella provincia di Siracusa, come Noto o Marzamemi. Discorso equivalente in Puglia, dove chi vuole raggiungere il Salento potrà risparmiare soggiornando a Castellaneta e Maruggio, in provincia di Taranto, spendendo tra i 500 e i 550 euro a settimana. In Liguria sono invece Noli (575 euro) e Celle Ligure (388 euro) in provincia di Savona, a permettere un notevole risparmio rispetto alle vicine Portofino e Rapallo o, sul versante opposto, Sanremo e Alassio.

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Costi case vacanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

CaseVacanza.it ha analizzato le prenotazioni per il mese di agosto individuando Ischia come località più cara con una media di 423 euro a notte per quattro persone, un prezzo oltre tre volte superiore a quello della media nazionale di questo periodo, pari a 121 euro.Nella classifica delle località più costose spiccano non solo mete di mare, ma anche di montagna come dimostra la presenza di Cortina d’Ampezzo (BL), Champoluc (AO) e Molveno (TN) dove i prezzi richiesti per affittare una casa vacanza per quattro persone oscillano intorno ai 200 euro a notte.Il primato di regione più cara va alla Sardegna che ospita ben cinque delle venti località high cost nel mese di agosto. Sono presenti in classifica Porto Cervo, Porto Rotondo e Baja Sardinia per la provincia di Olbia-Tempio, oltre a Porto Torres e Alghero, in provincia di Sassari, con prezzi che variano da 255 a 179 euro a notte.

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Il diabete in Italia costi e nuove terapie

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Ha un costo totale di 20,3 miliardi di euro all’anno, tra quelli che vengono definitivi costi diretti (46%) e indiretti (54%). All’interno di quelli diretti, circa la metà (49%) è dovuto alle ospedalizzazioni, il 7% ai “farmaci per il diabete”, il 17% alle “visite pazienti”, il 23% per “altri farmaci”. Sul totale delle spese inerenti al trattamento della patologia, le spese per i devices corrispondono solo al 4%.
I presupposti dello studio belga partono proprio da quest’ultimo dato, dimostrando come è stato possibile ridurre il numero dei ricoveri (di un terzo) e delle assenza sul lavoro (la metà) grazie all’utilizzo del monitoraggio in continuo della glicemia in real time.
Studi clinici randomizzati hanno confermato l’efficacia del monitoraggio in continuo della glicemia in real time (RT GCM) nel ridurre gli eventi ipoglicemia severi del 72% in sei mesi con un miglioramento della variabilità glicemica del 36%.La valenza di questo studio rinforza quello che viene definito l”effectiveness” dei sistemi di monitoraggio continuo della glicemia di ultima generazione in grado di ridurre le complicanze e quindi i ricoveri, ma soprattutto i costi – conclude Bertuzzi- ll livello di precisione dei devices a disposizione hanno segnato un cambio epocale nella gestione del diabete, al punto che è stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni.
Monitoraggio in continuo della glicemia (CGM) in real time (RT CGM) E’ di altissima precisione, si chiama DexcomG6 e rappresenta il device che segna oggi un cambio epocale nella gestione del diabete. E’ stato approvato per prendere decisioni terapeutiche senza bisogno di calibrazioni, perché grazie agli elevati standard della Ricerca e Sviluppo di Dexcom, questo sistema di monitoraggio sta raggiungendo la “perfezione della natura” in termini di accuratezza. Semplice come nessun altro CGM (è dotato di inseritore automatico), con allarmi personalizzabili, avviso predittivo di ipoglicemia e possibilità di condivisione a distanza consente di mettere in campo interventi preventivi e correttivi al fine di mantenere o ricondurre la glicemia in un range fisiologico, allontanando il rischio di complicanze anche molto pericolose.
Il sistema Omnipod è un cerotto intelligente che gestisce la terapia. Si tratta di un microinfusore che ha le dimensioni di un “micro-mouse” (il Pod, appunto) e fornisce la somministrazione continua di insulina sempre. Consente di nuotare, praticare sport, fare la doccia (impermeabile fino a 7,6 metri) e condurre la propria vita sociale fin da molto piccoli, sapendo che monitoraggio e terapia vengono gestiti in sicurezza.

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Centri estivi: chiudono le scuole e le famiglie si preparano a sostenere costi salati

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

Le scuole stanno finendo e sono molti i genitori che si preparano ad organizzare le giornate dei propri figli mentre loro sono impegnati al lavoro. In attesa delle agognate vacanze, sono molti i ragazzi che frequenteranno i centri estivi. Ce n’è per tutti i gusti, dai corsi di lingua, a quelli di arte, ai corsi sportivi… L’unica costante sono i costi elevati!Anche quest’anno l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato il monitoraggio dei costi relativi a tali attività. Dai dati raccolti è emerso che il costo medio settimanale è pari ad Euro 168,00 per un centro estivo in una struttura privata (+4% rispetto al 2018). Il costo scende fino ad Euro 96,00 (+1% rispetto al 2018) per i ragazzi che frequenteranno il centro estivo solo mezza giornata (fino alle ore 14:00). Esiste inoltre, in alcuni casi, l’opzione del pranzo al sacco: portando pranzo e merenda da casa il costo della giornata si riduce a 74,00 Euro a bambino -1% rispetto al 2018).Per quanto riguarda, invece, il prezzo rilevato per i centri estivi organizzati in strutture pubbliche, il costo si aggira intorno ai 50,00 Euro per metà giornata (invariato rispetto al 2018), e ai 81,00 Euro per il tempo pieno (+4% rispetto al 2018).
La differenza riscontrata tra pubblico e privato è dovuta a diversi fattori: oltre alle strutture che ospitano i bambini (che per i centri estivi pubblici sono perlopiù istituti scolastici) il costo varia notevolmente anche in base alla tipologia delle attività ludiche e socio-educative svolte.Considerando i costi su base mensile emergono cifre proibitive:
672,00 Euro mensili per ogni bambino o ragazzo che frequenta strutture private
324,00 Euro per chi frequenta quelle pubbliche.
Per molte famiglie si tratta di importi insostenibili. Per questo, all’insegna del risparmio, sono nate negli ultimi anni forme di condivisione e collaborazione: “tate condivise”, che accudiscono fino a 4 bambini; genitori che programmano a turno le ferie per prendersi cura dei propri figli e degli amichetti più stretti, senza contare l’aiuto spesso insostituibile dei nonni.

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Estate: i costi dei servizi balneari

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 giugno 2019

Finalmente il bel tempo è arrivato, è così che molte famiglie si preparano a godersi le prime giornate di sole e di mare, popolando i lidi di tutta Italia.
L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato il consueto monitoraggio sui prezzi dei servizi balneari, che nel 2019 registrano un aumento piuttosto dei costi, del +4,4% rispetto allo scorso anno.
Cresce in particolar modo il costo dell’abbonamento stagionale (+16%), dell’affitto del pedalò (+14%), della sdraio, tornata in voga dopo un periodo di “abbandono”, (+10%) e della cabina (+6%). Tra tariffe agevolate aumenta il costo della tariffa happy hour (dalle 16:00 in poi) che per due persone passa da 10,50 a 11,50 Euro (+10%).
In salita anche il costo dell’ombrellone condiviso (2 famiglie, a turno, si alternano alla sua ombra), una modalità ancora poco diffusa, ma molto apprezzata dagli utenti. In diminuzione, invece, i costi dell’ombrellone (-5%), dell’accesso agli stabilimenti (-13%) e del gazebo/tenda (-1%) che lascia spazio invece alla new entry della pagoda, più economica ma altrettanto confortevole e spaziosa.Non mancano le novità all’insegna della creatività e della stravaganza: wifi, docce calde, bar, nursery, ping pong, ma anche “servizio frigo”, libri in prestito, acquagym, vasche idromassaggio, giochi da tavolo, ingresso allo stabilimento con pranzo compreso. Alcuni stabilimenti mettono a disposizione anche il consulente per l’abbronzatura, pronto a consigliarvi la protezione solare più adatta al vostro tipo di pelle.Anche per gli amici a quattro zampe alcune spiagge organizzano aree e servizi dedicati: dog area accanto all’ombrellone, dal dog sitter, aree con fontana, stuoia rinfrescante, ciotola e sacchetti a disposizione, a fronte di un piccolo extra sul costo.Non mancano, infine, le promozioni all’insegna dell’ambiente utili a risparmiare gli onerosi costi del parcheggio: da 2,00 a 6,00 Euro l’ora. In tal senso alcuni stabilimenti applicano sconti per chi raggiunge la spiaggia in treno o in pullman o, ancora, tariffe scontate per chi prenota il proprio ombrellone su internet (con sconti fino al 20%). Alcuni stabilimenti hanno inoltre avviato speciali campagne per educare allo smaltimento dei rifiuti e tenere pulite le spiagge: a chi raccoglie le bottiglie ed i rifiuti abbandonati dai bagnanti maleducati sono riservati sconti sulle tariffe degli stabilimenti.

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Roma: presentazione report su liste d’attesa e costi

Posted by fidest press agency su sabato, 11 Mag 2019

Roma Mercoledì 15 maggio dalle ore 10 alle ore 13 presso la sede della Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 sarà presentato il Nuovo report sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali. Una fotografia delle condizioni delle prestazioni sanitarie in Italia, tra liste d’attesa e costi, tra pubblico e privato. Interverranno il professore Federico Spandonaro (Università di Tor Vergata e Presidente Crea Sanità), la professoressa Carla Collicelli (Ricercatrice Senior Associata Cnr Itb), Sergio Venturi (Assessore alla Sanità Regione Emilia-Romagna), Valeria Fava (Cittadinanza Attiva e Responsabile osservatorio civico sul federalismo in sanità), Stefano Cecconi (Responsabile Salute e Area Welfare Cgil nazionale) e, infine, Serena Sorrentino (Segretaria Generale Fp Cgil nazionale).

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Alberti M5S: “Fontana sull’analisi costi-benefici del TAV non sa di cosa parla”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

“Attaccare in generale le analisi costi-benefici come strumenti tecnici di valutazione per cercare di togliere valore a quella sul TAV, dimostra che Fontana non ha capito di cosa si stia parlando.In particolare, il suo confronto con gli studi su BreBeMi è totalmente fuori luogo.La verità su BreBeMi è che si è intervenuti allungando di 6 anni la concessione, mettendoci 300 milioni di fondi pubblici e imponendo che il futuro gestore dell’infrastruttura debba sborsare l’intero costo di realizzazione dell’opera per potersi aggiudicare la gestione; tutto questo fa sì che l’autostrada rimanga in eterno in mano di chi oggi la gestisce garantendo profitti perpetui, ma senza tutto questo l’operazione finanziaria sarebbe stata un flop colossale.Ma queste sono per l’appunto valutazioni finanziarie che nulla hanno a che vedere con le valutazioni economiche che per la BreBeMi sono sempre state positive per via dell’eccessiva congestione dell’A4. Per questo l’analisi costi-benefici su BreBeMi è sempre stata positiva: perché tutto ciò che toglie traffico, anche di uno zero virgola, dalla A4 rende quel qualcosa vantaggioso.Fontana studi meglio la questione oppure stia zitto, perché a quanto pare non ben presente cosa sia l’analisi economica di un’infrastruttura”, così Dino Alberti, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta le parole di Attilio Fontana sulla TAV e sull’analisi costi benefici.

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Costi e benefici del Masaniello di Pomigliano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

di Vincenzo Olita. Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico, la distanza da cui viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla nel mondo è mai esistito di più meraviglioso. Plinio il Vecchio intorno al 60 d.C.
Esemplare analisi di un’opera pubblica, a riprova che da migliaia di anni l’uomo si interroga su benefici e costi. Nulla di nuovo quindi nella fantasiosa terza repubblica dei 5Stelle che, come un mantra, richiamano ossessivamente il binomio costi-benefici. Tralasciando i contrasti sull’utilità delle opere, come appassionati di cultura politica riteniamo altrettanto utile soffermarci sul rapporto costi-benefici anche per le risorse umane che si applicano all’agire politico.Muoviamo dal cantore del binomio, il vice Presidente del Consiglio 5Stelle, ragionando sui costi che il Paese sopporta e i benefici tratti per la sua dedizione al futuro dell’Italia. Intanto sorge facilmente una similitudine con Masaniello; non volendo essere vaghi ed irriverenti, precisiamo che il giovane rivoltoso napoletano, anche con il confuso e contradditorio grido di libertà Viva il Re di Spagna muoia il malgoverno, depotenziò egli stesso dall’interno il movimento agitatorio, che poi si esaurì con il tradimento di alcuni capi della rivolta. Quanta analogia con l’apprendista politico di Pomigliano il cui primo grande costo si è concretizzato nell’imporre al Paese, grazie ad una benevola interpretazione di Mattarella dell’art.92 della Costituzione, un pallido ed inadeguato Presidente del Consiglio che, al di là della stessa imperfetta e maliziosa costruzione del suo curriculum, manifesta comportamenti volti esclusivamente alla ricerca di benevolenza, anche screditando l’immagine di alleati ed amici, allarmante predisposizione a futuri cambiamenti di fronte. Disorientante il costo sopportato per le roboanti e retoriche affermazioni del vice presidente 5Stelle: è iniziata la terza repubblica, l’era dei privilegi è finita, abbiamo abolito la povertà, sul deficit dal 2,4 non si torna indietro e non arretreremo di un millimetro, affameremo la camorra. Tralasciando il ritornello sull’onestà, al di là dell’affronto alla nostra cultura politica, possiamo complessivamente ritenerli solo degli innocui proclami.Così non è, invece, per i costi che il Paese continuerà a caricarsi grazie alla soluzione cara ai 5Stelle, simile a quella già individuata da Forza Italia, che in effetti lascia la compagnia di bandiera in uno stato di seminazionalizzazione. Sulla Tav, che personalmente contrasto da un quindicennio come opera ridondante rispetto alle necessità e alla funzionalità da potenziare della linea esistente, il costo che l’operatività 5Stelle ha comportato è consistito nel far passare l’equazione: No Tav uguale contrarietà per le infrastrutture.Sarebbe ingeneroso insistere solo sui costi, tralasciando i benefici che pur si sono generati in virtù dell’azione politica del leader 5Stelle. Credo che tra i più significativi, dopo l’evidente criticità della democrazia diretta, si debba annoverare la rivalutazione della forma partito quale strumento di partecipazione necessario in una democrazia liberale. Allo stesso modo siamo stati agevolati nella comprensione che, nel nostro contesto politico, il ruolo di leader non può non essere valutato sui risultati e non essere inamovibile per lunghi periodi, pena l’insorgere di difficoltà per la sua stessa organizzazione. E come non considerare positivamente l’averci mostrato l’inconcludenza della connotazione: non siamo né di destra, né di sinistra, siamo post ideologici, sulla scia tracciata dal leader di Forza Italia quando indicava nella politica del fare un suo riferimento culturale.Per quanto possibile li ringraziamo entrambi per averci mostrato indicazioni e relativi fallimenti, lo faremo ancor più se, pur continuando nei rispettivi impegni politici, ci risparmiassero il ruolo di politologi. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Trasparenza sui costi ex-post nei servizi finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

La Consob ha finalmente pubblicato una presa di posizione chiara sulla questione della comunicazione dei costi ex-post nei servizi d’investimento.Ricordiamo la vicenda a favore di chi avesse perso le “puntate precedenti”.Dall’inizio dello scorso anno è pienamente in vigore una normativa la quale – per usare le parole della stessa Consob – “impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, agli intermediari di fornire agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento.”Ciò che spaventa gli intermediari è dover comunicare con i rendiconti relativi all’anno 2018 i costi che gli investitori hanno effettivamente pagato (costi ex-post) poiché la quasi totalità degli investitori non è a conoscenza di quanto effettivamente stiano pagando. Le coincidenze temporali, poi, non aiutano anche perché nel 2018 la quasi totalità degli investitori vedrà un rendimento negativo. Mediamente gli investitori pagano circa il 2% (ovviamente chi paga molto di più, chi paga di meno) sul capitale investito nei prodotti finanziari comunemente distribuiti. Poiché nel 2018, la media dei fondi comuni d’investimento ha perso tra il 4 ed il 5%, non sarà gradevole per i clienti scoprire che circa la metà delle perdite che hanno subito sono dovute ai costi che non sapevano di sostenere per un servizio di cui non percepiscono minimamente l’utilità.Ad inizio 2018 gli intermediari si sono lamentati del fatto che non erano pronti ad applicare la normativa. In modo in parte implicito, in parte esplicito, hanno ottenuto una sorta di “chiusura di un occhio” da parte dell’ESMA (l’Autorità di Vigilanza Europea) la quale ha detto che per quanto riguarda la comunicazione dei costi ex-post nel 2017 potevano evitarlo (essendo la normativa entrata in vigore nel 2018), ma che avrebbero dovuto farla comunque ai clienti che chiedevano il rapporto.
In Italia, la Consob, fino ad oggi, ha chiuso entrambi gli occhi, dal momento che nel 2018 nessun intermediario ha fatto questa comunicazione ai clienti che hanno chiuso il rapporto.
Ad inizio del mese scorso viene pubblicato su articolo riporta un incontro tra le associazioni delle banche e degli intermediari finanziari (Abi, Assoreti, AssoSim ed Assogestioni) e la Consob nel quale le associazioni chiedevano dei chiarimenti su come fare questi rendiconti.Secondo le fonti giornalistiche, l’incontro avrebbe partorito l’idea di proporre un “tavolo di lavoro” con l’ESMA per ottenere questi chiarimenti.A seguito dello scandalo che questo articolo ha generato, finalmente, la Consob ha chiarito che la norma è pienamente in vigore ed è “chiara ed esplicita”.Siamo a Marzo è gli intermediari avrebbero già dovuto provvedere a fornire i rendiconti per l’anno scorso, ma evidentemente hanno il terrore della reazione dei clienti.Adesso che la Consob ha finalmente preso una posizione inequivoca, non resta che mettere gli intermediari davanti alle proprie responsabilità, mettendoli formalmente in mora Se non adempiranno in tempi ragionevoli, dovranno risarcire i danni! (Alessandro Pedone – Responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Decreto sicurezza, in Piemonte 22 milioni di euro di costi maggiori per il welfare comunale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Torino. La Regione ha lanciato il suo grido d’allarme ai parlamentari piemontesi che questa mattina si sono trovati in piazza Castello per l’incontro convocato dall’assessora all’Immigrazione, Monica Cerutti, in accordo con il presidente Sergio Chiamparino. Si temono le possibili conseguenze del Decreto sicurezza approvato dal governo, ora in discussione in Commissione parlamentare. Hanno raccolto l’appello la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, il deputato Andrea Giorgis, che hanno partecipato alla riunione insieme al presidente dell’Anci Piemonte, Alberto Avetta, e alla vicepresidente Elide Tisi. Ai parlamentari che non erano presenti sarà invece inviata una nota con i dati raccolti in Piemonte sull’impatto del Dl, in modo da chiedere il loro aiuto e modificarne il testo.“Abbiamo voluto questo incontro – afferma il presidente Chiamparino – perché abbiamo raccolto le preoccupazioni dei circa 60 comuni del nostro territorio, oggi coinvolti in progetti di accoglienza diffusa, i cosiddetti Sprar. E riteniamo importante chiedere il contributo di tutti per modificare un atto che potrebbe avere effetti assai negativi”. “Davanti allo smantellamento dell’attuale sistema di accoglienza, – afferma Cerutti – il rischio è che si possano perdere circa 350 posti di lavoro. Il Decreto ridimensionerà i progetti Sprar, gestiti dai Comuni, che oggi accolgono circa 1400 migranti, a favore dei Cas, i centri gestiti dalle prefetture che già oggi accolgono la maggioranza dei richiedenti asilo e rifugiati (10.400 persone circa)”.Il decreto rischia di costituire poi un aggravio per le casse comunali. L’Anci stima che a livello nazionale i costi potrebbero aggirarsi intorno ai 280 milioni di euro, di cui 22milioni solo in Piemonte. Soldi che le amministrazioni locali dovranno spendere per quei soggetti vulnerabili (malati psichici o con altre patologie) o famiglie con minori a carico, per offrire loro servizi sociali e sanitari.Il terzo grande problema è quello legato alla sicurezza. Il decreto mira a ridurre il rilascio di permessi di carattere umanitario. Questi d’ora in poi saranno concessi solo in rare eccezioni. Ciò vuol dire che un importante numero di richiedenti asilo presto diventerà irregolare. L’assessorato regionale all’Immigrazione ha stimato che solo in Piemonte saranno circa 5mila i nuovi invisibili. Questo potrebbe determinare un utilizzo di queste persone nel lavoro nero o peggio potrebbero essere reclutati dalle organizzazioni criminali con un aumento del rischio per la sicurezza dei cittadini”.“Numerose le relazioni inviateci dalle amministrazioni comunali. – afferma Cerutti – Ad esempio a Torre Pellice oggi vengono utilizzati 35 alloggi per ospitare i migranti e col decreto sicurezza questi saranno lasciati vuoti. In diversi piccoli Comuni rischiano di chiudere alcune scuole che non hanno abbastanza alunni e che restano aperte per via della presenza di piccoli migranti”.

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L’osteoporosi è una malattia sociale costosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

BRUXELLES. L’Osteoporosi, interessando oltre la metà della popolazione anziana over 80, rappresenta un’emergenza sia in termini di rilevanza sociale che di costi economico – sanitari. La European Society of Endocrinology coglie l’occasione del World Osteoporosis Day per incontrare le Autorità Europee e presentare una proposta di politiche sanitarie condivise che possa portare benefici su larga scala e migliorare sia la salute dei cittadini che i bilanci statali.“Le fratture da fragilità hanno un impatto economico importante, solo in Italia i costi diretti (ricoveri ospedalieri) ammontano a circa 9 miliardi di euro a cui va aggiunto 1 miliardo di spese indirette quali riabilitazione e perdita di giornate lavorative. Una situazione che ritroviamo anche negli altri stati dell’UE – dichiara il Prof. Andrea Giustina, Professore Ordinario di Endocrinologia al San Raffaele di Milano e Presidente Eletto dell’European Society of Endocrinology – Il documento che presenteremo agli europarlamentari propone in tre punti alcune misure di pratica clinica cost-effective che hanno l’obiettivo di contenere questi costi e abbattere l’incidenza della patologia”.
Il documento preparato dall’ESE si articola in 3 punti:
Lotta all’ipovitaminosi D: la maggioranza della popolazione europea (soprattutto del sud Europa) presenta carenza di vitamina D, l’ormone che sintetizzato dalla cute tramite l’esposizione solare, è fondamentale per la mineralizzazione delle ossa. Quando si verifica un deficit di vitamina D è necessario procedere con la supplementazione farmacologica di colecalciferolo. Diagnosi precoce delle fratture vertebrali: spesso misconosciute, caratterizzate da una sintomatologia dolorosa aspecifica o assente e pertanto diagnosticate tardivamente, le fratture vertebrali rappresentano un importante fattore di rischio per ulteriori fratture sia della colonna vertebrale che di femore. Accanto alla prevenzione primaria e secondaria è fondamentale promuovere una cultura della prevenzione terziaria e della tempestività diagnostica in cui l’individuazione tramite morfometria dei soggetti portatori di fratture vertebrali diventi il cardine di una politica che riduca sia il rischio di eventi polifratturativi che l’aumento dei costi diretti ed indiretti.
Accesso e aderenza alle terapie: recenti studi hanno dimostrato che più del 50% delle donne con osteoporosi non inizia il trattamento farmacologico anti-osteoporotico e che solo una piccola percentuale di quelle poste sotto il trattamento, prosegua la terapia oltre 1 anno. È fondamentale, secondo l’ESE, avviare politiche informative dedicate sia alla classe medica che alla popolazione generale per favorire da un lato l’appropriato accesso alle cure e dall’altro la cultura dell’aderenza alla terapia. “Gli endocrinologi europei auspicano che questa agenda di intervento possa trovare il più ampio consenso tra le Istituzioni e si dichiara disponibile ad individuare concretamente gli strumenti più efficaci per implementare gli interventi sulle criticità segnalate, impegnandosi a verificarne sia la messa in opera che l’efficacia da qui a 12 mesi” conclude Giustina.

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Rivedere i costi degli abbonamenti ai programmi Rai in Nord America

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

L’on. Nissoli, assieme al Collega Giorgio Mulè (Portavoce Unico dei Gruppi Senato e Camera di Forza Italia), ha depositato in Commissione di Vigilanza Rai un Quesito al Direttore generale dell’Azienda radiotelevisiva pubblica italiana per chiedere “quali provvedimenti” si intendono adottare “per permettere ai connazionali residenti all’estero di continuare a seguire i programmi Rai a costi ragionevoli”.
Infatti, “dal 4 ottobre scorso – scrive l’on. Nissoli – i cittadini italiani residenti in USA hanno avuto l’amara sorpresa della cancellazione dei programmi Rai dai palinsesti delle piattaforme satellitari che offrivano tali servizi in USA; ora, per continuare a vedere i programmi Rai, bisogna rivolgersi ad altre piattaforme, e si rischiano aumenti del costo percentualmente altissimi”.L’on. Nissoli sottolinea, nel Quesito, che l’aumento dei costi che stanno subendo i cittadini italiani in USA per vedere i programmi Rai sono “ingiustificabili per una emittente pubblica che è chiamata ad informare anche i cittadini italiani che vivono all’estero”. Inoltre, la deputata eletta in Nord e Centro America fa notare che “l’informazione verso le nostre Comunità all’estero non è solo un dovere ma rappresenta anche un investimento strategico volto a mantenere vivo il legame di connazionali all’estero con la Madrepatria ed ad integrarli nella rete del Sistema Italia nel mondo”.

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Parlamento europeo: Promuovere la valutazione congiunta dei farmaci per diminuire costi

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Bruxelles. Il progetto legislativo approvato mira a evitare la duplicazione delle valutazioni nazionali per determinare il valore aggiunto di un farmaco, che serve a fissarne il prezzo.
I deputati sottolineano che vi sono molti ostacoli all’accesso alla medicina e alle tecnologie innovative nell’UE, come la mancanza di nuovi trattamenti per alcune malattie e il prezzo elevato dei farmaci, che in molti casi non comportano un valore terapeutico aggiunto.Gli operatori sanitari, i pazienti e le istituzioni hanno la necessità di sapere se un nuovo farmaco o un dispositivo medico rappresenta un miglioramento rispetto a quelli esistenti. Le valutazioni delle tecnologie sanitarie (HTA) servono quindi a identificare il valore aggiunto e l’efficacia di un farmaco, confrontandolo con altri prodotti.La nuova legge, ancora da concordare con i Ministri UE, mira a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri nel campo dell’HTA, stabilendo la procedura per effettuare delle valutazioni congiunte, su base volontaria. Le disposizioni riguardano diversi aspetti, tra cui le regole per la condivisione dei dati, l’istituzione di gruppi di coordinamento, la prevenzione dei conflitti di interesse tra esperti e la pubblicazione dei risultati dei lavori congiunti.
La valutazione delle tecnologie sanitarie è una materia di competenza esclusiva degli Stati membri. Secondo i deputati, tuttavia, la duplicazione delle valutazioni sui nuovi farmaci portate avanti dai vari Paesi, attuata in base a legislazioni nazionali divergenti, può comportare un aumento dell’onere finanziario e amministrativo per gli sviluppatori di tecnologie sanitarie.Tale onere costituisce un ostacolo alla libera circolazione delle tecnologie sanitarie e al buon funzionamento del mercato interno e ritarda l’accesso dei pazienti alle cure innovative.

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Gli studenti fuori sede spingono il mercato immobiliare nei quartieri universitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

Sono tanti gli studenti che si stanno preparando al nuovo anno accademico e che hanno scelto altre città per i propri studi. In base agli ultimi dati dell’Anagrafe Nazionale Studenti del Miur, nel 2016/2017 gli studenti fuori sede erano più di 400mila. Un esercito che, secondo l’analisi del Centro Studi di Abitare Co. – società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare -, contribuisce a dare una spinta al mercato immobiliare nei quartieri vicini alle facoltà delle principali città metropolitane italiane e delle piccole città universitarie. A livello generale, durante il primo semestre del 2018, in prossimità dei quartieri universitari, la domanda per l’acquisto di un’abitazione è aumentata in maniera più marcata (+5,2% sul 2017) rispetto a quella registrata nelle altre zone (+4,6%). Una spinta che arriva sia da chi preferisce acquistare l’immobile al proprio figlio studente, avendone la possibilità economica, sia da chi vuole investire potendo contare su un bacino ampio di potenziali affittuari e su di una rendita più elevata. Contestualmente, a settembre 2018, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in queste zone cresce del +2,2% il prezzo medio di vendita di un’abitazione usata in buone condizioni (€2.400 a mq) – contro +1,3% degli altri quartieri – con prezzi variabili che si attestano in un ampio range compreso fra i €1.400 a mq di Ferrara sino ad un valore top di €5.100 a Roma nel quartiere Nomentano, vicino alla Sapienza.
Aumenta anche la domanda di abitazioni in affitto del +4,3% (nelle altre zone è del +3,7%), mentre i prezzi medi per un bilocale, che si attestano a circa €800 al mese, sono cresciuti rispetto allo scorso anno del +5,8%, a fronte di un incremento medio registrato negli altri quartieri del +4,6%.
Quanto costa acquistare un’abitazione usata (in buone condizioni) nei pressi delle principali università? Considerando esclusivamente i quartieri universitari delle città metropolitane, a settembre 2018 la più cara è Roma, con un prezzo medio di €4.100 a mq (+1,8% sul 2017): Tor Vergata risulta il quartiere più economico (€2.800 a mq), mentre i prezzi aumentano nettamente nelle zone di Nomentano (€5.100 a mq), Flaminio (€4.800), San Lorenzo (€4.200) e Garbatella (€ 3.800).
Subito dopo Roma si colloca Milano, dove bisogna prevedere in queste zone una media di €3.700 a mq (+2,2%), con prezzi che variano da €2.200 della zona Bovisa a €6.700 della centralissima Sant’Ambrogio. Per il quartiere Bocconi sono necessari €3.300, mentre in Bicocca il prezzo medio è di circa €2.300.
Al terzo posto si posiziona Firenze, con un valore medio di €2.650 a mq (+2,2%): per chi decide di acquistare nel quartiere Gavinana, il prezzo di €2.300 è sicuramente più conveniente rispetto ai quartieri di Rifredi (€2.700) e Campo di Marte (€2.900).
Proseguendo, i bolognesi devono invece prevedere in media circa €2.600 (+2,1%), ma salgono fino a €3.300 se ci si avvicina al quartiere di San Donato. Nelle zone di Marco Polo e San Vitale sono “sufficienti” rispettivamente €2.200 ed €2.400.
Per acquistare un’abitazione nella città barese, il prezzo medio è di €2.400 a mq (+2,1%), con valori che variano da €1.900 di San Paolo fino a toccare €2.500 di Poggiofranco ed €2.700 di Murat.
A Genova e Napoli, rispettivamente con una media di circa €2.300 a mq (+1,7%) ed €2.150 (+2,1%), i prezzi iniziano a essere più contenuti rispetto alle altre città metropolitane. In particolare, nella città ligure Castelletto è il quartiere più caro (€2.700), mentre nelle altre zone a San Fruttuoso servono €1.500, a Portoria €2.300, a San Martino € 2.500 e nel Centro Storico €2.600. Nella città partenopea, invece, la zona più costosa è il Porto (€2.800), seguita da Corso Umberto (€2.400). Più economiche Foria (€1.500) e San Pietro Martire (€1.900).
Torino, con €1.800 (+1,4%), chiude la classifica delle città metropolitane: qui si va da €1.300 di Vanchiglia a €2.700 di Crocetta, mentre a Santa Rita servono €1.500 e nella zona di San Paolo €1.800.Analizzando, invece, le piccole città universitarie, non tenendo conto dei quartieri per le dimensioni più contenute del territorio, si vede come Pisa in media sia la città più cara, con €2.800 a mq (+2,7%), seguita da Padova (€2.400), Urbino (€1.900) e Trieste (€1.800). La più economica in assoluto è Ferrara (€1.400). (Roberto Grattagliano) (fonte: Centro Studi di Abitare Co.)

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In Italia costi di acquisto degli immobili tra i più bassi d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Torino. In Italia i costi correlati all’acquisto della prima casa sono tra i più bassi d’Europa. Lo evince uno studio nato per valutare i costi correlati all’acquisto di una prima casa realizzato da Homstate.it, piattaforma per la vendita immobiliare online senza commissioni.
Ad esclusione delle commissioni d’agenzia che non sono state oggetto di analisi perché stanno variando molto con l’ingresso sul mercato di operatori online come Homstate.it, che puntano ad industrializzare il processo di commercializzazione con tariffe fisse low cost, sono stati analizzati i costi accessori per l’acquisto di un immobile come l’onorario notarile, le imposte di registro e le altre tasse e diritti correlati.Oggi un compratore che intende acquistare una prima casa usata deve calcolare mediamente spese accessorie nell’ordine del 3% del valore dell’immobile per far fronte a imposta di registro,
tassa d’archivio, imposta ipotecaria, imposta catastale, onorario notarile, contributo Cassa Nazionale Notariato, C.N.N., tassa consigliare e visure.L’onorario notarile viene calcolato sulla base del prezzo di vendita e definito in base a degli scaglioni indicati dal Notariato. Mediamente per un compravendita da 200.000€ l’onorario notarile è compreso tra lo 0,75% e l’1,10% ossia una parcella media di 1.650€, un range che consente ai notai di avere un minimo di discrezionalità in fase di proposta di preventivo.Come emerge dalla ricerca disponibile alla pagina https://www.homstate.it/blog/mercato/505/costi-notaio.html per un immobile adibito a prima casa con un prezzo di 200.000€, senza usufruire del credito d’imposta e senza un mutuo, le spese accessorie sono mediamente di 5.750€.
Ma cosa succede negli altri Paesi d’Europa?La ricerca di Homstate.it si è focalizzata sulla comparazione con altri stati Europei, con una serie di limiti dovuti ai diversi meccanismi di calcolo della base imponibile su cui viene richiesta l’imposta di registro.
Sono stati messi a confronto 9 Paesi dove le normative sulla proprietà sono simili. Per l’Italia le imposte di registro sono state calcolate sul prezzo di vendita, ma essendo la base imponibile, la rendita catastale rivalutata, quasi sempre più bassa del prezzo di vendita questo dato è sopravalutato.Primo classificato in Europa è il Lussemburgo che ha notai con costi di stipula bassi e una tassazione agevolata per la abitazione principale da far invidia a tutti.
Grazie al Bëllegen Akt un acquirente ha diritto ad un credito d’imposta di 20.000€ che diventa di 40.000€ se a comprare è una coppia: quando è possibile applicare il Bëllegen Akt l’imposta di registro ha un importo fisso di 100€.Dallo studio emerge anche che gli onorari notarili italiani sono tra i più bassi d’Europa, che pone l’Italia come terzo paese più conveniente dopo Spagna e Portogallo.Da notare che per quanto concerne il Regno Unito l’onorario notarile è stato sostituito con la prestazione professionale dell’avvocato che stipula il contratto.Dallo studio emerge infine che anche sul fronte dell’imposta di registro (tenendo conto che è calcolata sulla rendita rivalutata e del credito d’imposta) è vantaggioso acquistare la prima casa in Italia rispetto al resto d’Europa.Tra i Paesi con i costi più elevati emergono infine Grecia, Francia e Spagna.Secondo Ivan Laffranchi, ceo di Homstate che ha realizzato lo studio, “Ad esclusione del Lussemburgo, che conferma anche nel settore immobiliare tutti i suoi vantaggi fiscali, l’Italia è un Paese dove i costi per l’acquisto della prima casa sono interessanti, con tariffe notarili tra le più basse d’Europa, ma con un elevato livello di sicurezza sulle transazioni immobiliari”.

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Trasparenza dei costi nel mondo della consulenza finanziaria

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Nell’ultimo numero de The Journal of Wealth Management, la più prestigiosa rivista scientifica peer-reviewed americana dedicata al wealth management, è stato pubblicato un interessante articolo scientifico sulla percezione dei costi dei consulenti finanziari negli Stati Uniti (Lost in Fees: An Analysis of Financial Planning Compensation -Yuanshan Cheng and Charlene M. Kalenkoski- The Journal of Wealth Management Spring 2018).
Ricordiamo che gli USA sono la patria dei consulenti finanziari fee-only, cioè retribuiti solo a parcella, sebbene esista sia il modello di retribuzione a commissioni (come i Promotori Finanziari in Italia, che adesso si sono fatti chiamare “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”) che quello misto: in parte a parcella ed in parte a commissione. Il Financial Planner è una professione che esiste da decine di anni in questo Paese. Ci si potrebbe attendere che almeno negli Stati Uniti gli investitori siano ben consapevoli dei costi che pagano per il servizio di consulenza, ma questo non è quello che le evidenze accademiche ci dicono.
Ben il 17% degli intervistati non conosce come vengono applicati i costi per la consulenza finanziaria ed il 32% non é in grado di dire quanto avevano pagato negli scorsi 12 mesi per questo tipo di servizio. Cosa ancora più grave, l’80% di coloro che dichiaravano di sapere quanto avevano pagato, sottostimavano in modo grave il reale costo di mercato (stimavano un costo pari a circa un decimo del costo medio del mercato). Naturalmente la confusione sui costi era ancora maggiore nei casi in cui il consulente non era solo a parcella.
Qui stiamo parlando del più evoluto mercato al mondo per la consulenza finanziaria, figuriamoci cosa accade in Europa ed in particolare in Italia, dove la consulenza finanziaria indipendente è sostanzialmente all’anno zero. Nella sostanza partirà l’anno prossimo.
In Europa il mercato della consulenza finanziaria più all’avanguardia è quello del Regno Unito (sebbene le reti di distribuzione italiane dicano il contrario) perché nel 2012 è entrata in vigore una norma, chiamata Retail Distribution Review (RDR) la quale – in estrema sintesi – ha proibito di percepire commissioni sui prodotti di risparmio gestito venduti ai clienti, consentendo solo il modello di consulenza a parcella. Questo ha eliminato circa un quarto dei “finti” consulenti e adesso nel Regno Unito ci sono 22 mila consulenti finanziari indipendenti. Il peso delle commissioni nelle entrate degli intermediari finanziari inglesi è passato da circa 80% nell’anno precedente all’entrata in vigore della legge, a meno di un terzo attuale! In sostanza, la norma ha ridotto in modo consistente i costi dei prodotti finanziari ed ha creato una rete capillare di consulenti realmente indipendenti! Una norma che che ha mostrato di funzionare, ma nell’Europa continentale non è stata copiata.
Con l’introduzione della MIFID 2, però, abbiamo introdotto almeno due concetti che, secondo la maggioranza degli analisti potrebbero diventare dirompenti: il primo è il divieto di percepire la retrocessione delle commissioni sui prodotti venduti dalle banche e la seconda è l’obbligo di esplicitare per scritto sia il costo per la consulenza, in termini di nominali, sia se la consulenza è prestata su base indipendente o meno.
I clienti della banche, quindi, nella grande maggioranza, riceveranno un foglio nel quale ci sarà scritto che hanno pagato migliaia (e nel caso dei clienti più facoltosi decine di migliaia) di euro per una consulenza non indipendente.La questione è capire se questa comunicazione sarà realmente letta dai clienti o se finirà fra le decine di pagine che ricevono dalla banca e che spesso non vengono mai lette.
In Germania, qualcosa di simile è stata introdotta nell’agosto del 2014 ed al momento non sembra che abbia impattato sul mercato in modo paragonabile a ciò che è successo nel Regno Unito (anche se qualche risultato l’ha prodotto, visto che la Germania è comunque – dopo l’UK – la seconda nazione per penetrazione degli indipendenti in base ad una ricerca pubblicata da Cerulli Associates).E’ vero che la normativa tedesca non imponeva di indicare i costi pagati dal cliente in termini nominali, come invece prevede la Mifid 2. Quindi il cliente non vede i costi pagati in modo chiaro. Vedremo cosa accadrà anche in Germania con l’entrata in vigore della Mifid 2 a partire da quest’anno.Quale morale possiamo trarre? La trasparenza nei costi sui servizi d’investimento è difficilissima da ottenere, se non ci sono interventi legislativi drastici. Il modello del Regno Unito ha mostrato una grande efficacia per gli investitori (ed infatti è visto come il fumo negli occhi dall’industria del risparmio gestito in Italia) ma l’Europa ha scelto una strada molto meno incisiva. Visto che le norme non fanno tutto quello che potrebbero per tutelare gli investitori, è necessario che gli investitori facciano “i compiti a casa” e verifichino direttamente quanto spendono per investire i propri soldi e se per questi costi ricevono un reale servizio di consulenza o solo una mera attività di vendita. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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I costi dei conti correnti continueranno ad aumentare anche nel 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

salva bancheIn Italia la stragrande maggioranza dei risparmiatori continua ad ignorare un’offerta di servizi di home banking che è tra le migliori in Europa. A tal proposito, i dati riportati da una recente inchiesta de Il Corriere della Sera sono semplicemente incontrovertibili: soltanto 31 italiani su 100 ricorrono a banche online. Una percentuale che ci getta in coda alle classifiche UE.
Un dato paradossale, soprattutto se consideriamo che siamo un paese che offre tantissimi conti online a zero spese (spesso con carta di debito/credito inclusa) e, soprattutto, se consideriamo che i costi dei conti correnti continuano a crescere a dismisura.
A tal proposito sono particolarmente interessanti altri dati raccolti da La Stampa, secondo cui i costi dei servizi bancari sono cresciuti in media del 20% nell’ultimo anno (con picchi preoccupanti di oltre il 40%). Una tendenza legata all’incapacità delle banche di continuare a sfruttare il divario tra tassi di interesse attivo e passivo, soprattutto a causa dei bassi tassi di mercato.
Un trend che sembra destinato a proseguire anche nel corso del 2018: da questo punto di vista le famiglie che restano ancorate ai conti tradizionali potrebbero pagare quasi 175 euro in più ogni anno. Aumenti che andranno a discapito di migliaia di risparmiatori la cui unica colpa è quella di non conoscere al meglio le numerose alternative che hanno a disposizione.
Noi di CODICI, nel portare avanti i nostri numerosi impegni a tutela del consumatore, non possiamo fare altro che invitare tutti coloro che sono obiettivamente in grado di farlo di informarsi al meglio sulle tante possibilità offerte dai cosiddetti servizi di home banking. Oggi aprire un conto corrente online è davvero semplicissimo, ha costi infinitamente più bassi (lo ripetiamo: esistono tantissime opzioni a costo zero) e a volte permette addirittura di guadagnare qualcosa: sono infatti tantissime le realtà che “premiano” il consumatore che apre un nuovo conto con un buono regalo o con bonus vari. Senza dimenticare che aprire un “conto online” non significa necessariamente abolire in toto le operazioni in filiale. Sono infatti tantissimi gli operatori che mettono a disposizione dei propri clienti diversi sportelli fisici, a cui rivolgersi in caso di situazioni più difficili da gestire.Ancora una volta, la cosa più importante è mantenersi informati. Perché un consumatore consapevole dei propri diritti è un consumatore più forte e più sicuro.

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