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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘costituzione’

Scuola: Regionalizzazione e la Costituzione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Secondo il leader del giovane sindacato scolastico, l’intenzione del presidente della Regione Lombardia è chiaramente quella di assumere più personale o pagarlo di più con i soldi della Regione Lombardia. Bene, lo faccia allora; noi siamo pronti a sostenerlo, sempre che i docenti non diventino impiegati regionali, peraltro assunti con concorsi regionali e obbligati a svolgere un nuovo orario di lavoro maggiorato. Nel frattempo, però, gli suggerisco di studiare tutte le sentenze della Corte Costituzionale e non sono i periodi a lui più congeniali.Sull’autonomia differenziata la Lega ha scommesso tantissimo. Trascurando anche il fatto che i suoi ministri, per rispettare il ruolo che ricoprono e il giuramento fatto davanti al Capo dello Stato, a difesa di tutti gli italiani, non possono uscire più di tanto allo scoperto.
Le affermazioni di circostanza di Marco Bussetti hanno però lasciato scontento il governatore della Lombardia: intervenuto subito dopo il ministro, ha scritto Orizzonte Scuola, secondo il presidente della regione Bussetti si è dimostrato “ancora meno realista del re”, ha detto il governatore, citando una sentenza della Corte Costituzionale, la 13 del 2004, la quale afferma che “il compito di organizzare la scuola può essere demandato alle Regioni, così come succede per la sanità”. Quindi, “le graduatorie regionali le facciamo lo stesso” ha detto ancora Fontana. “È un falso problema, in consiglio regionale sia il PD che i 5 Stelle hanno votato per l’autonomia, mi sembrano tutti un po’ confusi”. Poi ha concluso “è come per la sanità, spero lo capiscano o invocherò la sentenza, che vale per tutte le Regioni”.
Secondo Anief in confusione è invece chi ha chiesto di trasformare la scuola pubblica italiana in un servizio da gestire a livello locale. E se i Comuni riescono a farlo ben venga. In caso contrario, certe regioni si arrangino pure. Perché nelle intenzioni di Lombardia e Veneto, spetta alle regioni prendere una serie di decisioni, accollandosi anche gli oneri finanziari e organizzativi: bandire concorsi e trasformare i docenti in impiegati regionali; aumentare i fondi per le scuole con risorse regionali; diminuire il numero di alunni per classe; regionalizzare gli USR; integrare gli stipendi dei docenti regionali con fondi della Regione, gestire anche la mobilità dei docenti, con la possibilità di aumentare gli anni di permanenza a più di 5 dopo l’assunzione in Regione.
Proposta di legge che, secondo alcune indiscrezioni, oltre a destare molte perplessità in diversi parlamentari, ha visto in questi giorni non a caso una diminuzione da 16 a 4 punti di gestione dell’autonomia scolastica. E chi lo ha fatto, a differenza del governatore della Lombardia, ha avuto i suoi motivi. Probabilmente, a differenza del governatore Fontana, ha letto a fondo i tentativi passati andati tutti sistematicamente a vuoto sulle proposte di regionalizzazione in Trentino, peraltro dopo le sentenze della Consulta n. 107/2018 (sulla L. Regione Veneto) e la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006, anch’esse tutte negative.

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Scuola – Anief chiede in Parlamento l’inserimento della materia Cittadinanza e Costituzione italiana e dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Si è svolta l’audizione presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione in merito all’esame della proposta di legge “Istituzione dell’insegnamento dell’educazione civica nella scuola primaria e secondaria e del premio annuale per l’educazione civica” AC n. 682 e abbinati. Il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, a capo della delegazione composta anche dalle prof.sse Daniela Rosano e Chiara Cozzetto ha proposto l’introduzione dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione italiana e dell’Unione Europea, con un minimo annuale ulteriore di 33 ore rispetto ai vigenti quadri orari, con insegnamento affidato a docenti A046 e priorità al potenziamento, e l’estensione dell’oggetto degli studi alle istituzioni europee. In tal modo potrebbero essere anche utilizzati proficuamente i 5 mila insegnanti della A046 attualmente impegnati nelle scuole.
Il sindacato ha più volte sottolineato come lo studio dell’educazione civica, unitamente al diritto comunitario, possa giovare alla nostra scuola, poiché rappresentano l’emblema dei principi necessari alla crescita e alla formazione delle nuove generazioni. Nello Statuto delle studentesse e degli studenti adottato con DPR 249/1998, la scuola è stata definita come “comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza”. Lo studio di Cittadinanza e Costituzione è stato introdotto dalla legge 169/2008. non come disciplina autonoma, ma come oggetto di iniziative di sensibilizzazione e di sperimentazione nazionale e attualmente non è presente come materia autonoma all’interno dei quadri orari, ma sviluppato all’interno dell’area disciplinare storico-geografica e storico sociale nel monte ore complessivo.
L’art. 1, co. 7, lett. d), della L. 107/2015 ha inserito fra gli obiettivi del potenziamento dell’offerta formativa lo sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri. L’art. 2, co. 4, del d.lgs. 62/2017 ha disposto che nell’ambito del primo ciclo sono oggetto di valutazione le attività svolte nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione; ciò si è applicato già dall’a.s. 2017-2018. A sua volta, l’art. 17, co. 10, ha disposto che il colloquio previsto nell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo accerti anche le conoscenze e competenze maturate dal candidato nell’ambito delle attività relative a Cittadinanza e Costituzione.
La proposta avanzata da Anief vuole l’istituzione della disciplina come materia autonoma, con un minimo annuale aggiuntivo di non meno di 33 ore per la scuola primaria e 66 ore per la secondaria. Per la scuola primaria e secondaria di primo grado la disciplina andrà impartita dai docenti dell’area storico-geografica, per la scuola secondaria di secondo grado è necessaria una preparazione specifica dei docenti; per tale motivo, vengono indicati gli appartenenti alla classe di concorso A046 con utilizzo prioritario dei docenti che si trovano su potenziamento per valorizzarne le specifiche professionalità. Inoltre Anief vuole estendere l’oggetto degli studi alle istituzioni europee: a livello europeo, si ricorda, anzitutto, che la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE), relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, delinea 8 competenze chiave, tra cui le Competenze sociali e civiche. In particolare, “la competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica”. Più nello specifico, “la competenza civica si basa sulla conoscenza dei concetti di democrazia, giustizia, uguaglianza, cittadinanza e diritti civili, anche nella forma in cui essi sono formulati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nelle dichiarazioni internazionali e nella forma in cui sono applicati da diverse istituzioni a livello locale, regionale, nazionale, europeo e internazionale. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “non si possono formare cittadini consapevoli e responsabili se non in una prospettiva più ampia che vada oltre i confini nazionali e conduca verso una coscienza eurounitaria; infatti è di primaria importanza la condivisione di temi come l’educazione civica, il diritto comunitario, partendo dalle Carte fondamentali e dai Trattati Europei. La promozione di equità, coesione sociale e cittadinanza attiva grazie all’educazione scolastica è anche uno dei principali obiettivi individuati dalle Conclusioni del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione del 12 maggio 2009. L’importanza strategica dell’educazione civica nelle scuole è stata ulteriormente sottolineata nella dichiarazione sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l’istruzione adottata durante la riunione ministeriale informale tenutasi a Parigi il 17 marzo 2015, con la quale i Ministri dell’Istruzione hanno lanciato un appello ad agire a tutti i livelli di governo per consolidare il ruolo dell’istruzione nel promuovere i valori condivisi di una cittadinanza europea attiva. Siamo dunque certi che l’introduzione e la sua promozione sia necessaria e porterà certamente i frutti sperati”.

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Autonomia regioni e attuazione articolo 116 Costituzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

“Apprendiamo che il Consiglio federale della Lega Nord oggi avrebbe deciso – attraverso le dichiarazioni del segretario nazionale Matteo Salvini – che le nuove intese sull’autonomia sono di esclusiva competenza delle regioni e del governo e che valuterà come coinvolgere il Parlamento senza stravolgere il testo. Praticamente l’intenzione è quella di fare una sostanziale modifica costituzionale, attivando l’art. 116 della nostra Carta, senza però i quattro passaggi rituali. Ma è bene si sappia che non si può fare. L’art. 116 che consente questa procedura prevede una legge che lo regolamenti e che non è mai stata approvata. L’art. 116 senza questa legge attuativa non si può attivare per tale materia. Per cui se Salvini, che non vuole evidentemente affrontare il dibattito parlamentare, conferendogli tutti i poteri della rappresentanza popolare, intende utilizzare la procedura facilitata del 116 deve approvare in CdM un disegno di legge per normarlo. Fino a quel momento ogni tentativo di evitare le Camere sarà da ritenersi un colpo di mano, un accordicchio elettorale consentito dal M5S in cambio di qualche altra cosa, magari del blocco del Tav. Alla faccia del senso dello Stato”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Costituzione e sovranità nazionale: esperienza ungherese nel contesto europeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Roma Mercoledì 13 febbraio p.v. alle ore 18.30 presso la Sala Liszt del Palazzo Falconieri (Via Giulia, 1) si terrà la lectio magistralis Costituzione e sovranità nazionale – esperienza ungherese nel contesto europeo del Prof. Gábor Hamza, Professore ordinario dell’Università degli Studi “Eötvös Loránd” di Budapest, Facoltà di Giurisprudenza, Socio ordinario dell’Accademia Ungherese delle Scienze Esistono diversi concetti relativi all’Europa nonché all’Unione europea. Il processo della creazione di un “diritto pubblico europeo” non è in contrasto con la necessità della conservazione di importanti tratti specifici dell’identità nazionale o della sovranità nazionale degli Stati membri dell’Unione europea. Il ricco patrimonio giuridico ungherese per l’Europa è d’importanza notevole. Le costituzioni (leggi fondamentali) tra cui quelle ungheresi s’iscrivono nelle plurisecolari tradizioni europee.Ingresso gratuito.

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Insegnamento Costituzione è prioritario per gli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Ho pensato che un blog può essere uno strumento facile, agevole, per dialogare direttamente con i cittadini. La politica appare ancora distante, chiusa nel Palazzo e lontana dai problemi della gente. Con il sito http://www.mariastellagelmini.it ho voluto creare uno spazio per parlare con chi sta a casa, con le mamme, con le donne, con i giovani, per confrontarci e portare in Parlamento delle proposte di legge che siano frutto di una condivisione. Basta con il Palazzo chiuso, con una politica autoreferenziale”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Pomeriggio 5”, su Canale 5. “Saranno tanti i temi che potremo affrontare, e il primo riguarda i nostri figli. I giovani hanno grandissime opportunità, hanno grande talento, si tratta di una generazione di ragazzi in gamba, con voglia di fare, ma anche esposta a tanti rischi, a tanti pericoli, come abbiamo visto con la vicenda tragica della discoteca. Il problema, in quel caso, non è di costruire delle leggi, ma di fare rispettare le regole che già ci sono: è un problema di come si vive la cittadinanza e di come decidiamo di essere cittadini e di costruire l’Italia di domani. La prima proposta che ho pensato è di far vivere la Costituzione all’interno delle nostre scuole. La Costituzione non rappresenta un libro impolverato, ma è l’insieme di valori che ci fanno essere italiani. Costruire a scuola i cittadini di domani, imparare cos’è la Costituzione e cosa vuole dire l’identità italiana, sentirsi parte di una comunità, credo sia estremamente importante”, ha concluso.

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Modificare la costituzione per difendere la sovranità italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

“In Commissione Affari Costituzionali è iniziato l’iter della proposta di legge di Fratelli d’Italia che consente, attraverso una serie di modifiche costituzionali, di difendere la nostra sovranità nel rapporto con l’Unione Europea. Grazie alle modifiche che fece la sinistra nel 2001, oggi l’Italia è completamente assoggettata e asservita a qualsiasi starnuto dell’Unione europea e non ai principi delle Istituzioni europee. Noi invece vogliamo una Costituzione che consenta di difendere l’interesse nazionale italiano nel momento in cui le norme delle Istituzioni europee dovessero andare contro quell’interesse. Vedremo come andrà il voto e come si comporteranno le forze di maggioranza. Intanto il Pd che, sul tema dell’asservimento alle Istituzioni europee, è cintura nera ha preso subito la parola per dire che non è d’accordo”. Lo dice il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in un video pubblicato su Facebook insieme ai deputati di FdI componenti della Commissione Affari costituzionali, Emanuele Prisco e Giovanni Donzelli.

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Costituzione di ConsulCoin Cryptocurrency Fund

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Malta. E’ il primo fondo d’investimento europeo regolato al mondo dedicato a società quotate e prodotti finanziari basati sulla tecnologia Blockchain e sulle principali criptovalute. Si tratta dell’ultimo progetto di “Magiston Funds Sicav Plc”, una società di investimento a capitale variabile (SICAV) regolata e con sede a Malta. Il fondo è stato creato grazie all’expertise di Consulcesi Tech, hi-tech company leader nell’ambito della Blockchain e della Cybersecurity, nata come spin-off all’interno di Consulcesi Group, la più grande realtà in Europa dedicata ai professionisti del settore medico sanitario, con un’esperienza decennale nei servizi tecnologici, finanziari, legali e assicurativi. ConsulCoin Cryptocurrency Fund si pone l’obiettivo di superare il vecchio sistema degli exchange, che ha mostrato notevoli criticità soprattutto nell’ambito della sicurezza, proponendo in alternativa uno strumento in grado di garantire trasparenza e convenienza per gli investitori. Inoltre, l’uso delle nuove tecnologie come la blockchain riduce in modo sostanziale le commissioni di ogni singola transazione. Tutto questo, in un contesto regolamentato, può fornire agli investitori istituzionali una soluzione che potrebbe aggiungere un’interessante diversificazione al loro portafoglio.Negli ultimi 18 mesi Consulcesi Tech, insieme a un gruppo di esperti internazionali, ha effettuato un’analisi approfondita del mercato criptografico focalizzandosi in particolare sulla volatilità dei prezzi di valutazione del mercato e sugli investitori intrinseci e sui rischi di regolamento.
Tra gli esperti fintech coinvolti figurano: Core Asset Management SA, società con oltre 20 anni d’esperienza nella gestione patrimoniale in Svizzera; Aurum Trust & Finance SA, Family Office indipendente svizzero con una vasta esperienza in consulenza, innovazioni finanziarie e strategie di gestione del patrimonio; Mashfrog SpA, tra le principali aziende nell’industria fintech con una grande expertise nella generazione di Token blockchain e nella realizzazione di smart contract che ha lanciato la prima ICO europea dei RoboAdvisor; Link CampusUniversity, ateneo leader nel panorama italiano e internazionale che da anni investe nella formazione dei massimi esperti di Blockchain. Per diffondere la consapevolezza della portata della rivoluzione tecnologica che si prospetta, Consulcesi Tech è impegnata anche in progetti formativi per spiegare che cos’è la Blockchain e come cambierà radicalmente le nostre vite. Per questo Andrea e Massimo Tortorella, rispettivamente Ceo di Consulcesi Tech e Presidente di Consulcesi Group, hanno scritto il saggio “Cripto-svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro” (edito da Paesi Edizioni), con l’influente contributo dell’economista Edward Luttwak, che ha firmato la prefazione.

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“Avvocatura e magistratura nella Costituzione”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Modena 14 giugno, dalle 15.30, presso la Camera di Commercio di Modena in Via Ganaceto incontro organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Modena in collaborazione con il Consiglio Nazionale Forense dal titolo “Avvocatura e magistratura nella Costituzione” Si parlerà di quella che, se attuata, diventerebbe una vera e propria rivoluzione copernicana perché si trasformerebbe il potere giudiziario, in amministrazione della giustizia, inteso come servizio alla comunità e in particolare al cittadino grazie ad una piena e vera parità tra Avvocatura e Magistratura, con un pieno riconoscimento costituzionale della funzione dell’Avvocato.“Solo apparentemente è un tema per addetti ai lavori, dato che ogni cittadino ha interesse ad avere una giustizia equa che consenta a chiunque di vedere tutelati i propri diritti con un giusto processo. Come categoria ogni giorno operiamo affinché questi principi fondanti trovino coerente applicazione, ma abbiamo al tempo stesso la convinzione che una consacrazione esplicita anche all’interno della Costituzione del ruolo dell’avvocatura renderebbe ancora più percepibile la nostra funzione di contrappeso nell’ambito dell’amministrazione della giustizia” ha sottolineato l’avvocato Daniela Dondi, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Modena.
A rendere ancora più interessante e qualificato l’incontro in programma per giovedì prossimo saranno i relatori Andrea Mascherin, Presidente Nazionale del Consiglio Forense, CNF, e Giovanni Canzio, Primo Presidente Emerito della Corte di Cassazione. Sono inoltre previsti gli interventi degli avvocati Rosa Capria, Consigliere Segretario CNF, Giuseppe Pacchioni, Vicepresidente CNF, e Celestina Tinelli, Consigliere CNF.Sarà quindi un’occasione per parlare della Costituzione italiana, con particolare attenzione agli articoli che fissano i principi ai quali si deve ispirare l’amministrazione della giustizia, e della proposta del Consiglio Nazionale Forense che chiede di inserire un esplicito riferimento all’Avvocatura all’interno della carta costituzionale per dare piena attuazione alla parità tra l’esercizio della professione di avvocato e quella di magistrato.

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Inserire il principio di sviluppo sostenibile nella Costituzione per sconfiggere la corruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Palermo. “Il concetto di sviluppo sostenibile – ha detto Enrico Giovannini, portavoce ASviS – è un grande regalo perché ci obbliga a riconoscere la complessità delle cose. Sui media le notizie sullo sviluppo sostenibile vengono classificate nelle pagine di “ambiente”, ma in realtà è un tema politico di grande attualità. Le nostre strutture di governo devono essere cambiate, bisogna ripensare alla struttura delle istituzioni, alla loro efficienza, in molti casi minata da un’impostazione organizzativa (per esempio gli assessorati) che risale all’800. Lo sviluppo sostenibile è una questione di giustizia. Vorrei concludere con una proposta: a Taranto, città simbolo della non sostenibilità, è stata lanciata l’idea di un coordinamento delle associazioni locali di ASviS per mettere sotto pressione le istituzioni. Ci sono notizie positive in questo inizio di legislatura, è stato istituito alla Camera un intergruppo parlamentare sullo sviluppo sostenibile. Ora dobbiamo introdurre il concetto tra i principi costituzionali”. Così Giovannini ha aperto l’incontro di oggi a Palermo, organizzato da ASviS, Centro Studi Pio La Torre e Prioritalia all’Università di Palermo. Foltissimo il pubblico presente con operatori economici, cittadini e molti giovani. “Legalità, responsabilità, etica e trasparenza – ha detto Marcella Malen, presidente Prioritalia – sono principi fondamentali per rendere più sostenibile lo sviluppo e creare società più giuste e inclusive, fondate su istituzioni solide, aperte alla partecipazione dei cittadini, come stabilito dal Goal 16 dall’agenda Onu 2030. Un cambiamento che si alimenta con la condivisione delle esperienze e delle buone pratiche scaturite dal lavoro sul campo, sui territori. Un processo virtuoso che necessità dell’impegno civile e sociale della comunità manageriale, di cui siamo portatori con la Fondazione Prioritalia. Per questo insieme al Centro Studi Pio La Torre, abbiamo organizzato l’evento nazionale dell’Asvis sul Goal 16, svoltosi oggi a Palermo”.
La corruzione e il riciclaggio sono fenomeni che minano alla base la concorrenza e la sostenibilità. L’Italia è 54esima su 180 paesi, secondo l’Indice di Corruzione, realizzato dall’Organizzazione internazionale Transparency International. E nel 2016, ultimo dato disponibile, ci sono state 101.065 segnalazioni, livello oltre otto volte superiore a quello che si registrava alla costituzione della Uif dieci anni fa.Dobbiamo mettere l’accento non solo sul “quanto costa” ma sul “quanto vale” – ha detto Patrizia Di Dio, presidente Confcommercio Palermo –. Serve un’economia del nuovo umanesimo, che metta al centro del nostre scelte imprenditoriali le relazioni tra le persone, capendo che la tecnologia è uno strumento e non un fine. C’è un collegamento tra la bellezza e la responsabilità sociale d’impresa, etica ed estetica. Tutto questo non trova riscontro negli indicatori del PIL e per questo dobbiamo cambiare i parametri con cui si misura lo sviluppo: dobbiamo rifarci quindi al metodo del Bes, su cui Enrico Giovannini ha lavorato, ritrovando il senso di quello che si fa, essere felici di quello che si fa. Conta molto il modo in cui facciamo le cose”.“Ci siamo accorti che alcune grandi aziende italiane hanno un buon livello di consapevolezza e una serie interessante di buone pratiche in materia di anticorruzione– ha detto Giovanni Colombo, Business Integrity Forum Transparency International Italia –. Lavoriamo per condividere queste buone pratiche, divulgarle, farle realizzare anche nelle piccole e medie imprese, che formano la maggior parte del nostro sistema produttivo. Abbiamo un PMI kit che prevede un decalogo su comportamenti da seguire nelle aziende, su come comunicare. Un vero patto di integrità per le aziende. Stiamo cercando di contaminare vari settori della società civile: il kit è stato creato per le supply chain delle grandi aziende private ma pian piano potrebbe essere adottato anche dal pubblico, per esempio lo stanno sperimentando 4 aziende controllate della Regione Lombardia per gestire i loro rapporti con i fornitori”.Nelle conclusioni, Antonio La Spina, professore ordinario della Luiss: “Il senso civico fa bene alla collettività ed è il dovere di tutti i cittadini. Va tutelato a livello legislativo”.

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Il Viaggio della Costituzione

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2018

Roma Lunedì 26 marzo 2018, h 10 Sala della Piccola Protomoteca (ingresso dal Portico del Vignola) Campidoglio. A settanta anni dalla nascita della Costituzione della Repubblica Italiana, la Presidenza del Consiglio dei Ministri intende rinnovare e sottolineare l’amore e il rispetto per la nostra Carta. Il progetto Il Viaggio della Costituzione porta la Carta Costituzionale fisicamente e idealmente ancora più vicina a tutti gli italiani, attraverso un viaggio in dodici città italiane, creando uno spazio rappresentativo e aperto ai cittadini, con approfondimenti grafici e multimediali, frasi di personaggi chiave della nostra storia e della nostra cultura. A ciascuna delle città sono associati uno dei primi dodici articoli, recanti i principi fondamentali, e il tema cardine ad esso ispirato.
Roma è la settima delle dodici città ad ospitare il progetto e la mostra itinerante sulla Carta Costituzionale. La tappa della Capitale è dedicata al settimo articolo della Costituzione e al tema “Stato e Chiesa”.Interverranno:
Sen. Franco Marini – Presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale;
Paola Basilone – Prefetto di Roma;
Virginia Raggi – Sindaca di Roma.
Terminata la cerimonia d’inaugurazione della mostra, alle 11.30, presso la Sala degli Orazi e Curiazi, Musei Vaticani, Piazza del Campidoglio, si terrà il convegno I Dialoghi sulla Costituzione.

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Elogio della costituzione di Giovanni Maria Flick

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

Roma. Giovedì 7 Dicembre 2017 – ore 17.30 Più Libri Più Liberi • Sala Luna • La Nuvola, Roma (EUR) Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale dialoga con Silvia Truzzi, Giornalista de Il Fatto Quotidiano, a partire dal suo libro, pubblicato in occasione dei 70 anni della Costituzione italiana. Introdgiovanni maria flickuce Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.Il libro, in una costante e fluido ondeggiare tra memoria e futuro, tra sfide e nuovi orizzonti di senso, tra puntualizzazioni scaturite da studio ed esperienza e analisi critica di questo momento storico, sociale e politico, è dedicato “a chi crede in una Costituzione attuale, ma da attuare”. Perché, pur in un momento storico spesso sovraccarico di tensioni, nella realtà di ogni giorno i valori ci sono, sono tanti, e la Costituzione da settant’anni li tutela e li promuove. Per questo è fondamentale conoscerla, viverla, attuarla e renderla attuale.
Quello del professor Flick non è tanto un saggio, quanto piuttosto, come recita il titolo, un elogio semplice e appassionato della Magna Carta della società italiana. L’autore ne ripercorre la storia, le sue origini, le motivazioni per cui è stata voluta e scritta. Ma, al tempo stesso, fa emergere anche la sua attualità, sollecitando l’impegno di tutti per una società che voglia dirsi davvero equa, giusta e solidale. Impegno di tutti ma soprattutto della politica, a cui, com’è nel suo stile, l’autore si rivolge con schiettezza nell’introduzione: “È un invito a tradurre questo impegno non nell’immobilismo; o al contrario in un progetto di troppo ambiziose riforme organiche, destinate al fallimento se non a secondi fini (come quello di banalizzare e di svuotare la Costituzione dall’interno). È un invito a tradurlo in alcuni interventi mirati e responsabili; a raccogliere e a sviluppare gli spunti positivi (anche se non molti) maturati nel dialogo e, da ultimo, nel confronto-scontro sulla riforma della Costituzione che da alcuni decenni, e soprattutto nell’ultimo tempo, hanno segnato il dibattito politico del nostro Paese”.
Nel senso dell’impegno per la conoscenza della Costituzione, va ricordato che è in libreria anche un altro libro dell’Autore, LaNostraCostituzione.it, frutto di un laboratorio didattico realizzato con gli studenti del Liceo Classico “Visconti” di Roma. Il testo è parte di un progetto didattico più ampio (v. http://www.lanostracostituzione.it).
Giovanni Maria Flick nasce a Ciriè (TO) nel 1940. Sposato, con tre figlie e sei nipoti, vive a Roma. Dopo la laurea in Giurisprudenza a ventitré anni viene chiamato a dirigere la Città dei ragazzi di Roma. Attualmente è professore emerito di Diritto penale all’università LUISS di Roma. È stato presidente onorario della Fondazione Museo della Shoah di Roma; è membro della commissione di studio del C.N.R. per l’Etica della ricerca e la Bioetica. Tra le sue numerose monografie: Diritto penale e credito. Problemi attuali e prospettive di soluzione: scritti 1980-1988 (1988); Lettera a un procuratore della Repubblica (1993); Oltre Tangentopoli? (1995); Giustizia vera per un Paese civile (1996); La globalizzazione dei diritti. Il contributo dell’Europa dal mercato ai valori (2004); Elogio della dignità (2015); Elogio del patrimonio (2016).

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Costituzione: Il vincolo di mandato. Cosa vuol dire?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Articolo 67 della Costituzione. Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori.
La norma contenuta dell’art. 67 non è un’esclusiva della Costituzione italiana, ma è comune alla quasi totalità delle democrazie. Tale norma fu inserita nella Costituzione francese del 1791 e nello Statuto Albertino del 1848.
Non ci vogliamo dilungare nella spiegazione complessa di un articolo che è ignorato dai più e, in particolare, da quelli che dovrebbero rispettarlo: i partiti. Infatti, con la minaccia di non ricandidatura alle successive elezioni, i partiti hanno sistematicamente violato il dettato costituzionale che, ricordiamo, è stato confermato, a stragrande maggioranza, dal referendum del 4 dicembre scorso. Imporre i deliberati partitici ai parlamentari significa violare apertamente la Costituzione, oltre a dar prova di evidente antidemocraticità. Purtroppo, i seguaci della democrazia scarseggiano. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Costituzione, premier, elezioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

respect-costituzioneLa nostra è la Costituzione più bella del mondo, sosteneva un noto comico (Benigni, 2012), tant’è che quando ci hanno messo mano hanno fatto danni (governo Amato e successivo referendum confermativo, 1991). Il popolo, convocato, di nuovo, per esprimere un parere sulle modifiche costituzionali, proposte del governo Berlusconi, 2005-2006, e dal governo Renzi, 2014-2016, ha sancito che la Costituzione va bene così.
Sembra, però, che alcuni esponenti politici non conoscono la nostra Costituzione e si incaponiscono a chiamarsi “candidato premier” e fare appello al Presidente della Repubblica affinchè sciolga anticipatamente le Camere (Senato e Camera dei Deputati).
Il “candidato premier” o il “premier indicato” non esistono nella nostra Costituzione perché è il Presidente della Repubblica che nomina il “premier”, cioè il Presidente del Consiglio (art. 92 della Costituzione).
Il Presidente della Repubblica può sciogliere anticipatamente le Camere se il Presidente del Consiglio si dimette per mancata approvazione della fiducia, sentiti i Presidenti delle due Camere (art.88 della Costituzione). Se prosegue la fiducia nei confronti di provvedimenti governativi, le Camere non si possono sciogliere anticipatamente.
Ma, tant’è, si continua a blaterare di premierati e di elezioni anticipate. Il tutto senza che nessuno ponga, al loquace di turno, la domanda: conosce la Costituzione? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“Costituzione Italiana: applicarla per difenderla”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

respect-costituzioneArco Felice fa parte di Pozzuoli, vicino a Napoli. Qui si concentrano ville antiche e strutture alberghiere: la zona che va da Pozzuoli a Bacoli e al resto della costa flegrea è luogo di vacanza da millenni. Arco Felice è zona di industria e di storia. È qui che ha sede una fabbrica come la Prysmian, che produce cavi sottomarini impiegati per i più grandi collegamenti esistenti al mondo per le telecomunicazioni, e che sta proprio a pochi passi dall’Istituto Tecnico Commerciale e Geometra (ITCG) Vilfredo Pareto, dove il 4 marzo si terrà la conferenza promossa dall’Associazione Resistenza e dal Centro Studi Sandro Pertini dal titolo “Costituzione Italiana: applicarla per difenderla”. Una volta nell’area flegrea e soprattutto in quartieri come quello di Bagnoli era prassi normale il legame tra gli operai e i loro figli, che vivevano in quei quartieri e frequentavano le scuole di questi territori. Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, passando davanti alla Prysmian per recarsi all’ITGC Pareto, dove sarà relatore alla conferenza, avrà pensato al potenziale immenso che quei cento metri di strada racchiudono in termini di intelligenze, braccia, competenze e voglia di cambiamento. Di questo infatti ha parlato agli studenti dell’istituto durante la conferenza.
Davanti a un pubblico fatto di studenti ma anche di rappresentanti delle lotte di vari territori (il collettivo studentesco dell’Istituto Superiore d’Istruzione Secondaria (ISIS) di Quarto, il Sindacato Lavoratori in Lotta e associazioni di Bacoli, Pozzuoli e Scampia), Paolo Maddalena, è intervenuto insieme ad Antonio Amoretti (ANPI Napoli), Fabiola D’Aliesio (Associazione Resistenza) e Vincenzo Crosio (Centro Studi “Sandro Pertini”). Crosio è professore al Pareto, e molto del merito per l’organizzazione della conferenza è suo.I relatori hanno parlato della Costituzione Italiana non come residuato bellico da far languire nelle librerie di casa ma come strumento di lotta per la trasformazione dell’esistente, come una guida che può indicare a quanti più elementi delle masse popolari del nostro paese come e quanto si possa rompere con l’oppressione e lo sfruttamento dei grandi gruppi finanziari, speculativi e dai loro facenti funzione politici, per affermare quella serie di valori e principi che con la Resistenza gli operai, i giovani e le donne delle masse popolari hanno conquistato.

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Lettera aperta ai Giudici della Corte Costituzionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

ergastolaniSignori Giudici, ventisei anni di carcere mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere. E dopo bisogna tentare di riflettere con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa.
È quello che ho deciso di fare adesso: non sono assolutamente d’accordo con voi che avete deciso di ritenere corretta la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno. In questo modo, il “fine giustifica i mezzi” e, secondo voi, questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. A mio parere però con questa decisione avete fatto un “favore” alla mafia perché non avere tenuto conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa.
Signori Giudici, credo che pensiate in questo modo perché leggete poco, forse perché non avete tempo. Io, invece, in questi 26 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono convinto che senza libri non ce l’avrei potuta fare.
Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Vi confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e vissuto tante volte.
Una volta, una giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli anelli” perché molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi. Mi ha entusiasmato anche il libro “Il rosso e nero” di Stendhal perché mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij perché mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errore, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencato i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io lo pensano anche gli altri… a parte forse voi.
Signori Giudici, permettetemi di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. Per la prossima volta che dovrete prendere delle importanti decisioni, vi consiglio di leggere prima un buon libro, come facevano i padri della nostra Carta Costituzionale che il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista vi hanno trascorso molti anni della loro vita.
I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena: ora”: “Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato”.
Fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho iniziato a leggere, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Credetemi non è stato facile leggere in carcere quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis o nei circuiti punitivi e d’isolamento, perché spesso, per ritorsione, mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina.
Penso che ci dovrebbe essere una buona legge per “condannare” i detenuti a tenere più libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare i giudici della Corte Costituzionale a leggere di più. (Carmelo Musumeci)
Anche per questo l’Associazione Liberarsi, Sabato 8 aprile 2017, nella Sala del Centro Sociale Valdese in Via Manzoni, 21 – FIRENZE, ha organizzato il Convegno dal titolo: 1992- 2017: 25 ANNI DI 41 BIS 25 ANNI DI TORTURA

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Per una riforma elettorale coerente con la Costituzione

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

urne-voteIl voto del 4 dicembre ha bocciato l’Italicum insieme alle deformazioni della Costituzione. È un bene per il paese. Non solo per la necessità di un sistema elettorale omogeneo nelle due Camere ma soprattutto per il carattere ipermaggioritario e distorsivo del voto dell’italicum. E’ inaccettabile che questo Parlamento, sostanzialmente delegittimato dalla Corte costituzionale sin dalla sentenza n. 1 del 2014, abbia dapprima approvato l’Italicum, poi abbia tentato di modificare la Costituzione pur non essendo rappresentativo del paese, e ora non riesca ad assolvere al compito, sollecitato dallo stesso Capo dello Stato, di approvare una nuova legge elettorale coerente per le due Camere, dimostrandosi incapace di raccogliere il segnale venuto dal popolo italiano con la vittoria del NO.
Il sistema elettorale deve essere coerente con i principi costituzionali in modo che il sistema politico possa agire per la loro attuazione ed evolvere per rispondere ai mutamenti della vita sociale. I rappresentanti debbono sempre essere eletti dai rappresentati, anche nelle Provincie, il cui rinnovo sta avvenendo con modalità oscure. Il sistema elettorale non può e non deve distorcere la volontà degli elettori e tanto meno privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività e deve restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Quando il parlamento legifera sul sistema elettorale occorre che l’intervento non sia finalizzato a favorire o danneggiare qualcuno dei partiti in campo, ovvero a scoraggiare la nascita di nuovi soggetti politici. Anzi, nel nostro paese la legge elettorale deve favorire la ricostruzione di forme organizzate della politica come canali stabili di partecipazione da parte dei cittadini. Solo così si possono ricostruire i connotati fondamentali di una partecipazione democratica effettiva, come prefigurata dall’art. 49 della Costituzione, che non si esaurisca in periodiche ordalie elettorali o primariali.
Per gli obiettivi indicati una legge elettorale sostanzialmente proporzionale è la scelta più coerente con l’impianto costituzionale in un sistema politico ormai stabilmente articolato su almeno tre poli. Deve essere respinta la pretesa, alla base dell’Italicum e del Porcellum, di ricavare direttamente dal voto popolare un vincitore e una maggioranza parlamentare, trasformando le elezioni in una mera procedura per l’investitura di fatto del Capo del Governo. Quest’impostazione mina le basi della democrazia parlamentare e comporta un’artificiosa e forte distorsione tra il numero dei seggi assegnati e i voti effettivamente ottenuti, dando vita a governi blindati in parlamento, ma deboli e minoritari nel paese.
Oggi si discute del Mattarellum, certamente migliore dell’Italicum e del Porcellum, da cui è stato sostituito perché inidoneo a creare delle maggioranze precostituite per legge.
Tuttavia non possiamo ignorare che un sistema elettorale misto con prevalenza del collegio uninominale maggioritario a turno unico – calato in un sistema politico almeno tripolare e con forti squilibri territoriali della distribuzione delle forze politiche – presenta gravi inconvenienti in quanto può produrre una non proporzionalità significativa tra voti e seggi; può massimizzare il vantaggio di soggetti marginali nei consensi ma decisivi per la vittoria delle coalizioni; può esaltare la frammentazione territoriale e ridurre il pluralismo; può penalizzare i soggetti portatori di risposte politiche generali.
Vengono ventilate “correzioni” del Mattarellum del tutto inaccettabili, come la soppressione della quota proporzionale o la sua trasformazione in “premio di governabilità”.
Nella riforma elettorale vanno anche riviste le normative per il voto degli italiani all’estero per superare difetti evidenti per quanto riguarda la segretezza e il carattere personale del voto.
In conclusione va segnalato che la scelta del sistema elettorale deve essere ricercata con la più ampia condivisione, a partire dal Parlamento che, seppure largamente delegittimato, non può e non deve sottrarsi al compito politico di scegliere la legge elettorale oggi più opportuna per il paese. Di questa scelta il Parlamento rimane responsabile, nel rispetto di quel che la Corte deciderà il 24 gennaio quando verificherà la compatibilità dell’Italicum con il dettato costituzionale, come richiesto dal Comitato per il No e dal Comitato contro l’Italicum. Paradossalmente, quand’anche l’Italicum non fosse demolito dalla Corte costituzionale, rimarrebbe comunque l’esigenza imprescindibile di superarne radicalmente l’impianto. In tale prospettiva il Comitato contro l’Italicum conferma fin d’ora l’impegno a promuoverne il referendum abrogativo ove si rendesse necessario.
Sulla base di quanto sopra e alla luce dell’imminente sentenza della Corte sull’Italicum verrà predisposta una proposta politica che sia alla base di una iniziativa ampia e di massa.

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A Palermo 72% di No “Atto d’amore per la Costituzione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

Palermo-Panorama-bjs-2“La alta affluenza e i numeri della vittoria del NO confermano come gli italiani abbiano compreso l’importanza di difendere la Costituzione e la contrarietà del popolo a stravolgimenti a colpi di risicate maggioranze.La sconfitta del Pd e dei suoi cespugli, come quella di Renzi deriva da un tentativo goffo di mascherare uno stravolgimento di alcuni valori importanti della Costituzione, fra cui il rapporto fra lo Stato da un lato e Regioni e Comuni dall’altro, dietro slogan vuoti e mistificazioni.Da Palermo, con oltre il 72% di NO, viene il risultato più netto fra i capoluoghi: un vero atto di amore per la Costituzione.” Lo ha dichiarato il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando.
Nel resto dell’Italia il No ha raggiunto il 60% dei consensi. A caldo Renzi prende atto della sconfitta e preannuncia, in una conferenza stampa oltre a dichiarare di volersi assumere tutte le responsabilità per la sconfitta che dichiara sia “straordinariamente netta”, che si recherà in giornata per rassegnare le sue dimissioni. Il Sì vince solo in Emilia Romagna, Toscana, Alto Adige e all’estero. Ora si attente la risposta dei mercati.

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Piero Calamandrei: discorso agli studenti milanesi sulla costituzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

piero_calamandrei_2L’art.34 dice: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche, dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti.Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione. (fonte blog 5 stelle) (n.r. Questo scrissero i nostri padri sulla costituzione italiana. Vale una riflessione sul suo richiamo ideale che di fatto si è spento in questi giorni di accese contese e di giganteschi falsi. E’ che il popolo italiano deve rendersi conto che non basta ascoltare e leggere ma anche riflettere e decidere in piena autonomia perchè di merce avariata, in termini di parole e di promesse ve ne è fin troppa e sta a noi saper distinguere la spiga di grano dalla gramigna).

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Deidda: le ragioni del mio NO al referendum

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

costituzione1Intervista di http://www.radiocora.it a Beniamino Deidda, ex procuratore generale di Firenze, membro del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura. “Le ragioni del mio No trascendono il dibattito che si vede in televisione in quanto è un dibattito che finisce per avere sempre una connotazione ideologica io invece non vorrei parlare di politica, perché la Costituzione non ha niente a che vedere con la politica intesa come impegno nelle scelte contingenti di ogni giorno. I tempi della Costituzione non sono quelle della politica quotidiana, sono quelle dei lustri, dei decenni, a volte dei secoli – Sono le parole dell’ex procuratore Beniamino Deidda che, a pochi giorni dall’appuntamento referendario espone sul portale radiocora.it le principali ragioni del perché voterà No il prossimo 4 dicembre- Uso il dibattito referendario come momento di riflessione sulla Costituzione e sui temi della riforma: finora il dibattito ha ignorato il tema del ‘cosa sia una Costituzione e su come bisogna procedere alla sua modifica’. Le Costituzioni sono patti di convivenza che stabiliscono le precondizioni del vivere civili, le Costituzioni sono testi destinati a garantire tutti: maggioranze e minoranze quindi sono sorrette da un consenso generale. Quale che sia l’esito referendario, la Costituzione che si avrà sarà la Costituzione di una parte e non di tutti. Basterebbe questa ragione a giustificare il NO. Le costituzioni impongono i vincoli a qualsiasi maggioranza che sia di destra, di centro o di sinistra. Di questo non si è tenuto conto né durante il dibattito né durante la proposta di revisione costituzionale. Proposta che viene dal governo ma in una democrazia parlamentare non è lecito al governo proporre la revisione di questa o quella parte della Costituzione perché il governo vive soggetto alla Costituzione non ha un potere costituente proprio perché il governo è espressione di una maggioranza mentre le Costituzioni sono garanzia per le minoranze. Esattamente l’opposto di quello che sta avvenendo durante il dibattito per questa proposta di modifica costituzionale.Anche se gli articoli proposti nella riforma fossero tutti condivisibili, la mia risposta sarebbe comunque NO. Primo perché le riforme costituzionali non le propone il governo; secondo perché questo Parlamento, dopo la sentenza della Corte Costituzionale (sul porcellum n.d.r.) ha perso il suo potere di rappresentanza dunque questa maggioranza non può rappresentare i cittadini e quindi non è idonea ad approvare la proposta di modifica della Costituzione di tutti. Bisogna votare NO di fronte a queste due assurdità.Salvo forse l’abolizione del CNEL, il resto è tutto molto discutibile da quel pasticcio che è venuto fuori dal nuovo Senato; ha preso il sopravvento il centralismo, svuotando le autonomie regionali in contrasto con l’art. 5 della Costituzione che è proprio la prima parte che si dice non si vuol toccare. La verità è che quando si svuota l’attuazione, nella seconda parte, dei principi costituzionali si feriscono e si vanificano proprio i principi costituzionali.La Costituzione del ’48 è stata modificata trentasei volte, qualche volta in maniera opportuna – prosegue Deidda intervistato da Niccolò Matellini – altre volte è stata modificata male ma sono state piccole modifiche in linea con la tradizione costituzionale occidentale. Le Costituzioni nascono per durare perché sono un patto pre-politico riguardo le regole del vivere civile. Poteva pure essere condivisibile l’abolizione del bicameralismo perfetto, o abolendo il Senato o dando vita ad una sorta di Camera di compensazione fra le esigenze dello Stato e le esigenze dei territori quindi allargando la rappresentanza politica della sovranità dei cittadini. Invece non si è fatto né una cosa né l’altra ma siamo rimasti a metà con un depotenziamento totale del Senato.Non si cambiano in questo modo 47 articoli della Costituzione. Pensiamo a cosa succederebbe in America se un qualunque politico dicesse di voler cambiare un terzo della Costituzione, lo ricovererebbero!
Una parte della cornice della vita democratica e costituzionale può subire dei mutamenti ma non in questa maniera in cui si codificano i peggiori vizi della Costituzione materiale vigente. Si può modificare la Costituzione quando tutti sentono la necessità di farlo: questa modifica ha spaccato il Paese proprio perché non ci si riconosce.Il mio NO non viene dalla contrarietà ad una certa norma ma viene dallo spirito della riforma che non tiene conto di che cosa sia una Costituzione e non tiene conto che la Costituzione è espressione di tutti, altro che voto di fiducia per superare il voto delle minoranze. Questo spirito manca nella proposta di revisione e questa è la ragione principale del NO.
Bisogna dire NO perché questa modifica costituzionale rischia di compromettere, col tempo, l’unità del Paese che – conclude Deidda – è un bene più grande e importante della sorte di un qualsiasi governo. I governi passano, le Costituzioni restano!

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L’Economist si schiera senza senza se e senza ma per il No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

renzi-verdiniLa posizione viene espressa in un editoriale a corredo di un articolo sulla situazione politica italiana nel nuovo numero in uscita. “Questo giornale ritiene che gli italiani dovrebbero votare no” – scrive l’Economist spiegando che “la modifica alla costituzione promossa da Renzi non affronta il problema principale, cioè la riluttanza dell’Italia a fare le riforme”. Inoltre, sottolinea il giornale, “le dimissioni di Renzi non sarebbero la catastrofe che molti in Europa temono” e gli italiani e l’errore principale è stato commesso dal premier che ha “creato la crisi collegando il futuro del governo al test sbagliato”. “Gli italiani – prosegue l’Economist – non avrebbero dovuto essere ricattati” e il presidente del Consiglio “avrebbe fatto meglio a battersi per migliori riforme strutturali”. (fonte – articolo originale dal  The Economist)

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