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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘costo’

Il costo della fuga dei giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione: in dieci anni abbiamo perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni). Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, possiamo stimare che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di PIL): è infatti questo il valore aggiunto che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro paese.Il gap tra giovani italiani ed europei. Tra le cause di questo esodo vi sono sicuramente le (scarse) opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. L’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni (54,6%, contro una media Ue del 75,0%). Il tasso di disoccupazione italiano (19,7%) è il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dieci punti oltre la media europea (9,2%). Nella stessa fascia d’età, anche il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) è il più alto d’Europa: 30,9%, media Ue 17,1%. Inoltre, il livello d’istruzione dei nostri giovani è molto basso: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea. Il declino demografico dell’Italia. La popolazione italiana sta diminuendo: si fanno pochi figli (mediamente 1,32 per donna) e il saldo tra nati e morti è negativo da oltre 25 anni. Quindi calano i giovani e aumentano gli anziani: l’Istat prevede che nel 2038 gli over 65 saranno un terzo della popolazione (31,3%). Ciò determinerà squilibri economici e finanziari, dato che proporzionalmente diminuiscono i lavoratori e aumentano i pensionati.Chi sono gli immigrati in Italia. La presenza straniera in Italia è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane positivo (+245 mila), anche se la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Vi è, complessivamente, una lieve prevalenza di donne (52%) e una netta dominanza di paesi dell’Est Europa (oltre il 45% del totale). Le prime nazionalità (23,0% Romania, 8,4% Albania, 8,0% Marocco) evidenziano che la maggior parte degli immigrati è qui da oltre dieci anni. Il valore dell’immigrazione. Nel 2018 i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. La ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile in 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate (il restante 60% si divide quasi equamente tra operai / artigiani e commercianti / impiegati). Il contributo economico dell’immigrazione è inoltre dato da oltre 700 mila imprenditori nati all’estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da essi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati.

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Benzina: Il triste primato del costo italiano… implacabile ed eterno?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

I dati del Bollettino petrolifero dell’Unione europea (aggiornati al 29 luglio) sono precisi: il costo medio del litro di benzina in Italia (imposte incluse) ammonta a 1,592 mentre il diesel è a 1,478. Non siamo tra i più cari in Europa, ma chi ci batte (per la senza piombo e non per il diesel) sono Olanda (s.p. 1,671 – diesel 1,343), Danimarca (1,647 – 1,392) e Grecia (1,625 – 1,384). Mentre per il diesel siamo secondi solo alla Svezia (1,489).
Dovremmo confortarci per il fatto che la Grecia è più cara di noi… cioè che sono messi peggio di noi… ma sinceramente ci preoccupa di più il fatto di essere avanti a tanti altri Paesi dove il costo della vita, paragonato a quello italiano, è decisamente più sostenuto; quindi il peso del costo della benzina si fa sentire molto di più in tutta la filiera domestica ed economica. E’ pleonastico, ma utile ricordarlo: il costo della benzina condiziona tutte le nostre attività, sia come produttori che come consumatori.
Ormai è stranoto che la maggiore componente del costo finale della benzina è quella fiscale. Con un coacervo di balzelli (2) che solo a ricordarli, visto che non si riesce più a sorriderci vista la pluriennale denuncia della loro presenza e la permanenza nel loro determinare il costo finale, ci viene la voglia di …. non usare più mezzi a propulsione fossile…. magari fosse possibile…. Per una quantità di motivi oggettivi (politici ed economici) nonché soggettivi, farne a meno è impossibile.
Non pretendiamo che in Italia la benzina debba costare come in Venezuela (0,0000000002 euro al litro), ma che si faccia pulizia di componenti fiscali anacronistiche e la cui utilità è più che dubbia… questo sì che lo chiediamo.
Per capire se un Paese è civile, a nostro avviso ci sono due metodi di verifica: le condizioni delle carceri e il costo della benzina. Qualcuno ci prenderà sul serio? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.578,5 milioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

L’importo è stato approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (25,5%) ed Emilia Romagna (12,6%) che insieme contribuiscono ad oltre 1/3 della mobilità attiva. Un ulteriore 29,2% viene attratto da Veneto (8,6%), Lazio (7,8%), Toscana (7,5%) e Piemonte (5,2%). Il rimanente 32,7% della mobilità attiva si distribuisce nelle altre 15 Regioni, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 217,4 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 39,7). In generale emerge una forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Le 6 Regioni con maggiore indice di fuga generano debiti per oltre € 300 milioni: in testa Lazio (13,2%) e Campania (10,3%) che insieme contribuiscono a circa 1/4 della mobilità passiva; un ulteriore 28,5% riguarda Lombardia (7,9%), Puglia (7,4%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%). Il restante 48% si distribuisce nelle altre 15 Regioni. Più sfumate le differenze Nord-Sud nella mobilità passiva. In particolare, se quasi tutte le Regioni del Sud hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in tutte le grandi Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, testimoniando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento tra Regioni del Nord con elevata qualità dei servizi sanitari: Lombardia (-€ 362,3 milioni), Piemonte (-€ 284,9 milioni), Emilia Romagna (-€ 276 milioni), Veneto (-€ 256,6 milioni) e Toscana (-€ 205,3 milioni). Saldi. Le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud. (fonte: Fondazione GIMBE)

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Il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

In italia in cinque anni (2013-2017) la spesa per le terapie contro i tumori è passata da 3,6 a 5 miliardi di euro. Un incremento che si registra anche a livello globale, visto che nel mondo nel 2017 queste uscite hanno raggiunto i 133 miliardi di dollari (erano 96 nel 2013). Dall’altro lato, però, in Italia i farmaci antitumorali rappresentano soltanto il 7% del costo totale del cancro (che include anche le spese sociali, il mancato reddito del malato e delle persone che prestano assistenza e altri costi indiretti). Non solo. Queste molecole antitumorali hanno consentito di ottenere importanti risparmi sulla spesa sanitaria totale, quantificabili nel nostro Paese in circa un miliardo e 500 milioni di euro in un quinquennio (2013-2017), riducendo ad esempio il numero delle ospedalizzazioni e il costo di altre prestazioni e migliorando la qualità di vita dei pazienti. Oggi la nuova frontiera della lotta ai tumori è costituita dall’oncologia di precisione e la sfida è poter garantire a tutti i pazienti le cure migliori in tempi brevi. Un obiettivo su cui si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Monaco. “Nel periodo 2012-2016 nel mondo sono state lanciate 55 nuove molecole anticancro – spiega Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. L’Italia, che ha consentito l’accesso a 36 di queste terapie entro il 2017, si colloca al quarto posto dopo gli Stati Uniti (47), Germania (44) e Regno Unito (41) e davanti a Francia (35), Canada (33) e Spagna (31). Si tratta di un risultato molto importante, anche perché il nostro sistema sanitario è universalistico e garantisce le cure a tutti cittadini, a differenza di quanto avviene ad esempio negli USA. Però non si può considerare soltanto il parametro ‘costo’ senza analizzare il risultato che ne deriva”.
“E i risultati ottenuti oggi in Italia sono molto buoni – afferma Giordano Beretta, Presidente eletto AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nel 2018 nel nostro Paese sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore (194.800 uomini e 178.500 donne): una crescita in termini assoluti (perché aumenta la parte di popolazione anziana), ma a fronte di una stabilità nel numero annuale di morti per tumore e di un aumento della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi rispetto agli Anni Novanta. Il 63% dei pazienti che hanno avuto il cancro è infatti vivo a cinque anni, percentuale che pone l’Italia al vertice in Europa (57%)”. “Per affrontare la malattia ‘cancro’, non dobbiamo comunque limitare la nostra attenzione solo ai costi del farmaco antitumorale – continua il Presidente Gori -. È necessario, invece, avere una visione globale: devono quindi essere potenziati gli investimenti in prevenzione (agire su stili di vita scorretti potrebbe ad esempio dimezzare nei prossimi decenni il numero di nuove diagnosi di tumore in Italia) e le Reti oncologiche devono diventare realtà in tutte le Regioni italiane”.
“Le Reti oncologiche, mettendo in rete le strutture sanitarie, permettono infatti un’assistenza adeguata di ogni paziente razionalizzando al contempo i costi, con una riduzione degli sprechi – sottolinea Giordano Beretta -. È necessario, quindi, delineare i PDTA (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali) per patologia e identificare indicatori che permettano una costante valutazione delle performance sanitarie regionali”.
“È inoltre essenziale che tali indicatori siano idonei e anche facilmente estraibili dai flussi amministrativi. E ancor più: che siano ‘condivisi’ tra società scientifiche, oncologi e Istituzioni (AGENAS e Ministero della Salute) – continua il Presidente Gori -. Una organizzazione sanitaria adeguata può incidere infatti sulla sopravvivenza dei pazienti in modo incredibile. Essere curate in ospedali ad alto volume di attività aumenta i tassi di sopravvivenza a 5 anni delle donne con carcinoma mammario, così come una gestione multidisciplinare di queste pazienti può permettere di ridurre del 18% la mortalità per questa neoplasia a 5 anni”. “Questi risultati – conclude il Presidente Gori – sono stati evidenziati in Belgio e in Gran Bretagna, ma ci offrono una dimensione di ciò che è ottenibile attivando un’organizzazione sanitaria oncologica adeguata, razionale e di qualità”.

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Comprare casa a un piano alto costa il 23% più della media

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Secondo un’analisi di Immobiliare.it, una ricerca di casa su tre si concentra su abitazioni poste ai piani alti, nonostante per vivere ad “alta quota” si debbano mettere in conto budget più elevati del 23% rispetto ai prezzi medi richiesti nella zona. Al contrario, chi si accontenta di non salire oltre il primo livello dell’edificio può risparmiare approssimativamente il 10% sul prezzo medio di vendita della città.La regione in cui una “casa con vista” richiede un budget più alto rispetto alla media dei prezzi è il Lazio, dove si arriva a una maggiorazione del 35%. A seguire si trova la Lombardia, in cui le abitazioni ai livelli più alti dei palazzi costano in media il 28% in più in confronto ai prezzi della regione.Guardando invece alle principali città italiane, chi cerca casa a Milano e vuole vivere con vista sullo skyline cittadino deve mettere in conto una spesa media più elevata del 22%. Vivere con “la testa fra le nuvole” è un benefit molto costoso anche a Roma e Firenze, dove gli appartamenti alti costano circa il 20% in più rispetto al prezzo medio. Registrano valori più cari dell’8% le case poste ai piani più alti di Bologna, mentre a Palermo i rincari ammontano al 13%. (fonte: Ufficio Stampa Immobiliare.it Federica Tordi, Giulia Rabbone)

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Lavoro nonni: Quanto costerebbe?

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Il 2 ottobre si celebra la festa dei nonni, figure di riferimento nelle famiglie di oggi in cui il loro supporto nella gestione delle attività quotidiane è indispensabile. In questa occasione, ProntoPro ha voluto calcolare quale sarebbe il giusto compenso se dovessero essere pagati per tutto quello che fanno per i nipoti ed è emerso che lo stipendio ideale di un nonno corrisponderebbe a quasi 2.000 euro al mese.Per calcolare lo stipendio medio sono state prese in considerazione tutte le attività svolte dentro e fuori casa, con le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita i diversi mestieri al di fuori della famiglia, come lavoratore professionista. A titolo di esempio, si pensi al ruolo di animatore. Tutte le ore dedicate al gioco e al divertimento fanno dei nonni degli intrattenitori perfetti: per un’ora di lavoro questi guadagnano in media 50 euro. Anche il ruolo di autista privato diventa indispensabile per accompagnare i bambini dal pediatra, a scuola o in palestra: mediamente sono almeno 6 le ore settimanali necessarie a questo scopo per un compenso orario di 15 euro.

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Quanto costa diventare vicini di casa dei VIP

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Recentemente, milioni di follower della coppia Ferragni-Fedez hanno potuto sognare con un tour virtuale del loro nuovo attico; altri seguono la vita di Gianni Morandi grazie ai post e alle dirette dal giardino della sua villa sui colli bolognesi. Ma social a parte, come sarebbe davvero vivere porta a porta con un VIP? Se lo è chiesto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it), che ha indagato quanto costa acquistare casa proprio di fianco a quella dei very important, sempre ammesso che oltre ai vicini popolari si accetti di avere fuori dalla porta anche qualche paparazzo. Il giro d’Italia dei quartieri delle celebrità parte da Milano, nel nuovo complesso di Citylife dove Chiara Ferragni, Fedez e il loro baby Leo hanno appena acquistato una nuova lussuosissima dimora: stando agli annunci disponibili sul portale, per comprare un trilocale in uno dei palazzi del parco la richiesta è di circa 1,5 milioni di euro, mentre servono oltre due milioni per accaparrarsi un quadrilocale. Se a Milano si preferisce la Arcore di Silvio Berlusconi si parte da richieste di 200mila euro per villette di piccola metratura per arrivare a oltre un milione di euro per abitazioni più simili alla popolare Villa San Martino, con parco privato, piscina e benefit a cinque stelle.
Il Lago di Como resta riservato a pochi, soprattutto dopo l’enorme popolarità che George Clooney e la sua Villa Oleandra hanno portato alla zona. Per comprare una villa a Lario e avere Amal e i suoi gemelli come vicini di casa, la spesa minima richiesta è di circa 500mila euro, ma i prezzi arrivano fino 3 milioni per metrature più ampie, senza contare i molti annunci in cui il prezzo, probabilmente da capogiro, è solo su richiesta.
Come Clooney, anche molti altri personaggi del jet set internazionale hanno scelto l’Italia per trasferire la loro residenza. Il cantante Sting, per esempio, ha acquistato una tenuta a Figline e Incisa Valdarno (FI); chi desidera averlo come vicino di casa deve mettere in conto una spesa minima di 200mila euro per villette ancora da ristrutturare o di 600mila euro e oltre per casali più grandi e già abitabili. Spostandosi al sud, nel Salento, il paesino di Tricase (LE) è diventato famoso per la scelta di Meryl Streep di comprarvi casa. Questa zona è ancora fra le più economiche tra quelle amate dai volti noti: per acquistare potrebbero essere sufficienti circa 150mila per una villetta, anche se fra gli annunci se ne trovano alcuni con un prezzo che supera i 300mila euro. E 300.000 euro è anche la spesa per vivere in una piccola abitazione indipendente a Porto Cervo, luogo prediletto da Flavio Briatore, dove invece chi ha ambizioni maggiori e sogna ville del calibro di quella dell’imprenditore deve mettere in conto richieste che non scendono mai sotto i 1,5 milioni, con picchi che toccano anche gli 8,5 milioni di euro. Servono invece circa 600mila euro per comprare casa vicino a un’altra superstar dei social, Gianni Morandi, che ha scelto i colli di San Lazzaro di Savena (BO) per la sua vita in campagna.
Ultime curiosità per gli amanti del pallone: quanto costerebbe vivere vicino alla nuova dimora di Cristiano Ronaldo a Torino, in zona Gran Madre, dove per altro vivono anche John Elkann e Luciana Littizzetto? Negli annunci di ville nel quartiere la richiesta minima non scende sotto la soglia del milione di euro, ma vi sono alcune proprietà che arrivano a costarne oltre 3 e altre ancora che, a giudicare dall’annuncio, richiederanno un prezzo ben più alto, reso noto solo su richiesta. Passando a un’altra new entry della serie A, per vivere nel Parco Matarazzo del Vomero, scelto da Carlo Ancelotti, nuovo CT del Napoli, gli annunci di trilocali superano i 450mila euro e quelli dei pentavani gli 1,5 milioni di euro. Infine, nell’Eurosky Tower romana dove vivono Francesco Totti e Ilary Blasi, negli annunci dei bilocali in vendita la richiesta è di circa 400mila euro, mentre si superano i 960mila per acquistare tre stanze.

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No all’aumento del costo badanti

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Il decreto dignità farà aumentare i costi a carico delle famiglie che hanno in casa, una badante oppure una baby sitter. Fratelli d’Italia si batterà in Parlamento affinché il lavoro domestico venga escluso dal rincaro previsto e per la reintroduzione dei voucher per le famiglie.
Con questo provvedimento, l’intento del governo di contrastare la precarietà rendendo meno vantaggiosi i contratti a termine nel lavoro privato, non ha escluso il lavoro domestico, che vedrà invece un aumento di tassazione sulle famiglie pari allo 0,5%.Bisogna avere ben presente che, nella maggioranza dei casi, chi assume del personale per lavori domestici lo fa per necessità: chi ha in casa persone malate o anziani, chi per esigenze di lavoro ha bambini piccoli da accudire. Queste figure sono di aiuto alle famiglie e colmano una mancanza di servizi da parte dello Stato, il quale non prevede per le famiglie agevolazioni specifiche, come ad esempio lo sgravio dei contributi pagati sull’imponibile dei loro redditi personali, ma ad oggi permette di detrarre solo una quota.Inoltre Il mercato del lavoro domestico conta circa 800.000 addetti regolari, ma si stima che ci siano altrettanto addetti non regolari, agevolando così l’evasione fiscale. Le regole di questo settore andrebbero migliorate per agevolare e andare incontro alle famiglie, nucleo fondamentale della società”. È quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra.

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Il costo dei farmaci anticancro nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

E’ stato pari a 4,5 miliardi di euro nel 2016. L’arrivo dei biosimilari in oncologia può determinare risparmi di circa il 20%, liberando risorse per consentire l’accesso a terapie innovative. La scelta di trattamento (con il farmaco biologico di riferimento o con il biosimilare) deve rimanere una decisione affidata esclusivamente al medico prescrittore. Principio che vale anche per i pazienti già in cura, in cui la scelta dell’eventuale passaggio (switch) da una terapia all’altra rientra nell’esclusivo giudizio clinico. Non solo. Questo passaggio può avvenire solo dopo un’attenta informazione del paziente, che dovrebbe essere monitorato per l’insorgenza di eventuali effetti collaterali.
Sono questi alcuni dei punti fondamentali del Position Paper sui farmaci biosimilari in oncologia presentato in un convegno nazionale oggi al Ministero della Salute e firmato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF), dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO), dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) e da Fondazione AIOM. “Concordiamo con la posizione espressa nei recenti Position Paper della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che escludono la sostituibilità automatica proprio perché i farmaci biosimilari non possono essere considerati alla stregua dei prodotti generici – spiega Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Anche l’eventuale decisione clinica di eseguire uno switch terapeutico in un paziente già in cura deve essere attentamente valutata dal medico, che rimane il responsabile della prescrizione”.
L’introduzione di un biosimilare nella pratica clinica avviene solo dopo il superamento di un rigoroso esame da parte delle agenzie regolatorie. “Per ottenere la registrazione, l’azienda produttrice è tenuta a presentare un dossier completo ed esaustivo che comprenda anche studi di confronto clinico – evidenzia Simona Creazzola, Presidente SIFO -. Parte integrante del dossier è l’esercizio di comparabilità. Scopo di questa procedura è dimostrare la similarità del biosimilare rispetto all’originatore in termini di qualità, efficacia e sicurezza, inclusa l’immunogenicità, cioè la capacità di indurre una reazione immunitaria nell’organismo, sia in fase preclinica che clinica. L’esercizio di comparabilità ha anche lo scopo di garantire qualità ed omogeneità del prodotto e del processo produttivo. Questa procedura è quindi basata su un robusto confronto ‘testa a testa’ tra i due agenti, secondo specifici standard di qualità, efficacia e sicurezza, avendo definito a priori le differenze ritenute accettabili perché non clinicamente rilevanti. L’esito positivo dell’esercizio di comparabilità deve tradursi nella piena fiducia nella sostanziale equivalenza terapeutica dei due agenti”.
Altro aspetto approfondito nel Position Paper è costituito dall’estensione d’uso dei biosimilari per indicazioni diverse da quelle contenute nel dossier registrativo (estrapolazione), che può essere accettabile in presenza di sufficienti dati di sicurezza ed efficacia. “Il processo di estrapolazione prevede un ‘salto logico’, perché trasferisce le evidenze che derivano da uno o più studi clinici (sui quali si basa l’esercizio di comparabilità) a contesti differenti – spiega Alessandro Mugelli, Presidente SIF -. Nonostante la piena fiducia della comunità farmacologica nei biosimilari, occorre puntualizzare che la successiva traslazione nella pratica clinica può rappresentare un elemento delicato da ‘accettare’ da parte della comunità oncologica. Strumenti di monitoraggio successivi all’introduzione in commercio, inclusa la conduzione di studi clinici, possono aumentare la fiducia dei medici nei confronti dei biosimilari. Alcuni effetti collaterali sono infatti rilevabili solo dopo esposizioni prolungate o, per la intrinseca rarità di alcune situazioni cliniche, solo in seguito alla esposizione di un più alto numero di pazienti rispetto agli studi pubblicati. Per questo, la comunità oncologica considera le procedure di farmacovigilanza come parte fondante del monitoraggio successivo all’immissione in commercio”.
In Italia le procedure di rimborsabilità prevedono che il prezzo dei biosimilari sia fissato, mediante una negoziazione condotta da AIFA con il produttore, a un valore inferiore almeno del 20% rispetto al costo del biologico di riferimento. “I biosimilari rappresentano uno strumento irrinunciabile per lo sviluppo di un mercato dei biologici competitivo e concorrenziale, necessario alla sostenibilità del sistema sanitario e delle terapie innovative, mantenendo garanzie di qualità, efficacia e sicurezza per i pazienti e consentendo loro un accesso omogeneo, informato e tempestivo ai farmaci, in un contesto di razionalizzazione della spesa pubblica – sottolinea Mario Clerico, Presidente CIPOMO -. Dovrebbe inoltre essere garantito il riutilizzo delle risorse economiche ‘liberate’ grazie all’introduzione e all’impiego dei biosimilari in ambito oncologico a sostegno dell’acquisto e della diffusione di molecole antitumorali innovative ad alto costo. È stato stimato che l’impiego diffuso dei biosimilari consentirebbe un risparmio economico rilevante”.
La corretta informazione ai clinici e ai pazienti riveste un ruolo essenziale per l’affermazione dei biosimilari. L’esperienza maturata con i farmaci di supporto, la prima categoria in ordine cronologico ad aver visto l’introduzione di biosimilari nella pratica clinica (ad esempio fattori di crescita granulocitari ed eritropoietine), ha evidenziato che, al di là delle decisioni regolatorie, la ‘fiducia’ dei clinici nella ‘equi-efficacia’ del biosimilare rispetto all’originatore e i conseguenti livelli di convinzione nella loro prescrizione possono essere bassi, soprattutto nelle prime fasi di commercializzazione.
Nel Position Paper è riportata anche la posizione dei pazienti oncologici che fanno riferimento a Fondazione AIOM. “È infatti fondamentale – afferma Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM – che i pazienti siano informati e rassicurati sulla qualità del processo produttivo, sull’efficacia e sulla sicurezza dei farmaci biosimilari. Devono inoltre sapere che i farmaci biosimilari non compromettono la qualità delle cure ricevute, in considerazione delle procedure che sono alla base dell’autorizzazione al commercio di questi farmaci. E devono sapere che l’utilizzo dei biosimilari su larga scala può significare la garanzia di accesso a nuovi trattamenti antineoplastici, innovativi”.
“Le società scientifiche credono fermamente che la corretta informazione sia lo strumento per aumentare la fiducia dei medici, dei malati e di tutti i cittadini – conclude Stefania Gori – e sono a disposizione per promuovere convegni e campagne informative”.

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Quanto costa fare lo studente in città?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

A Napoli le stanze più economiche. Roma la più conveniente per mangiare e bere. Padova la più cara per i trasporti e Pisa per il vitto. Vitto, alloggio, bevande e trasporto urbano, Uniplaces, piattaforma digitale per gli affitti a studenti con oltre 50.000 annunci online, presenta i dati relativi al costo della vita nelle principali città universitarie italiane.
Costano quasi quanto un appartamento nelle città ‘non universitarie’. Il prezzo medio mensile di una camera a Napoli (307€) è quasi la metà rispetto ai prezzi di Milano (610€). Mentre tra le più care ci sono Roma (530€) e Firenze (520€). All’ombra della torre pendente, il prezzo medio per il vitto è il più alto. Il costo medio per mangiare ogni mese a Pisa è di 316€, seguita da Firenze (285€) e Bologna (283€). La città più conveniente in assoluto, relativamente a questo tipo di spesa, è la capitale: Roma 251€.
Meglio ordinarla nella capitale, considerato che il costo medio per una singola birra a Roma è di appena 1,10€. La città più cara in questo caso è Padova con 1,50€. In gran parte delle altre città esaminate la cifrà si attesta attorno a 1,40€.
La forbice del prezzo mensile per viaggiare in città va dai 27€ di Pisa, la più economica, ai 39€ di Padova, la più cara. Mentre a Milano, Roma e Firenze il costo medio è di 35€, Bologna 36€ e Napoli 37,5€.Nelle città italiane una stanza costa mediamente 441€, circa 170€ in meno rispetto alla città universitaria più cara, Milano. Riguardo alla spesa mensile per il vitto, la media nazionale è di 259€, poco sopra Roma, la più economica. Il costo medio di una birra è di 1,27€, inferiore alla maggior parte dei prezzi nelle varie città considerate. Infine il prezzo medio mensile per il trasporto urbano è di 35€.

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Costo degli alloggi in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Stando ai suggerimenti degli esperti, per una corretta gestione del proprio patrimonio la spesa per l’alloggio non dovrebbe superare il 28% delle proprie entrate. Ma se gli italiani seguissero alla lettera questa regola d’oro, in quanti metri quadri riuscirebbero a vivere in affitto? Secondo uno studio di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) nelle città di Milano e Firenze una persona da sola potrebbe permettersi poco più di 30 metri quadrati (rispettivamente 33 e 32).
L’analisi ha preso in considerazione la RAL media percepita nei venti capoluoghi di regione e ha incrociato il dato, al netto delle imposte fiscali e previdenziali, con i costi medi degli affitti rilevati in città. Nonostante la retribuzione lorda record (34.330 euro), a Milano un lavoratore dovrebbe accontentarsi di un appartamento da 33 metri quadri, per una spesa mensile pari a 537 euro, la più elevata a livello nazionale. Maggiore è lo scompenso registrato a Firenze: qui la RAL media supera i 30mila euro, cifra che permette di pagare un canone per una casa di appena 32 mq (470 euro al mese).
Va meglio, seppure di poco, a chi sceglie la Capitale. A Roma la retribuzione lorda annua è pari mediamente a 29.977 euro che, a fronte di prezzi al metro quadro pari a 13,77 euro, consentono di sostenere la locazione di un appartamento da 34 metri quadrati.
Scorrendo l’elenco dei venti capoluoghi, si trova un pari merito fra Venezia e Napoli, dove i lavoratori più parsimoniosi, che non vogliono spendere oltre il 28% del proprio reddito per pagare casa, possono permettersi al massimo abitazioni da 40 metri quadrati. Non molto distante la possibilità di chi vive a Bologna, dove nonostante una RAL media che supera i 30mila euro, le spese per l’affitto coprono fino a 43 metri quadrati (per un canone medio di 488 euro al mese).
Non superano i 50 metri quadrati le abitazioni che, secondo questa modalità di calcolo, i lavoratori possono affittare a Trento e Cagliari (rispettivamente 45 e 49 mq).
Sono certamente migliori le condizioni di chi sceglie di lavorare a Campobasso e Catanzaro. Anche se qui le RAL sono inferiori a confronto della media nazionale, pari rispettivamente a 26.197 euro e 25.603 euro, i costi bassi delle locazioni consentono di potersi permettere appartamenti da 73 e 82 metri quadrati. «Non è un caso che, soprattutto nelle grandi città come Milano, Firenze e Roma, i lavoratori abbiano eletto la condivisione come una delle forme abitative predilette – spiega Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Sempre più fuori sede preferiscono un appartamento in buone condizioni e in una zona centrale da dividere con una seconda persona, piuttosto che affittare un monolocale in periferia, lontano dai principali punti di riferimento della città».

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La corruzione vale 60 miliardi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

La corruzione nel nostro Paese vale 60 miliardi? Bufala, scrive Carlo Cottarelli, l’economista italiano che dirige l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, già direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e commissario straordinario alla Revisione della spesa pubblica (spending review).Cottarelli cita il documento del Servizio anticorruzione della presidenza del Consiglio (SAeT), in cui si afferma: “Le stime che si fanno sulla corruzione, 50-60 miliardi l’anno, senza un modello scientifico, diventano opinioni da prendere come tali, ma che, complice a volte la superficialità dei commentatori e dei media, aumentano la confusione”. Poco dopo una relazione della Corte dei Conti rilanciava. Scriveva, infatti, la Corte che la corruzione può “incidere sullo sviluppo economico del Paese, anche oltre le stime effettuata dal SAeT… nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro l’anno”, ma è proprio il SAeT a contestare la stima della corruzione a 50/60 miliardi! Una svista della Corte? Come si è arrivati a quella cifra? Lo ricorda Cottarelli, riportando una valutazione di un economista, Daniel Kaufmann, che stimava il valore delle tangenti nel 3% del Pil mondiale. Come Kaufmann sia arrivato a questa percentuale, non è dato di sapere, nonostante la richiesta di Cottarelli stesso. Dunque, qualcuno, nel nostro Paese, ha fatto un calcolo sbagliato, della serie: se le tangenti sono il 3% del Pil mondiale, lo deve essere anche per il Pil italiano, ergo si arriva alla cifra di 50 miliardi, portati poi con fantasia a 60 miliardi.
Sulla nota della Corte dei Conti, si sono precipitati i media: paginoni, telegiornali, trasmissioni (talk show), dichiarazioni, impegni programmatici, ecc.
Le interviste, agli italiani, sulla “percezione” della corruzione hanno poi sigillato il dato fasullo: la corruzione è dilagante e i responsabili per primi sono i politici (gli altri, di certo).Ovvio, che la corruzione esiste anche nel nostro Paese, ma se si studiassero i documenti, si potrebbe evitare di passare come il Paese più corrotto d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Sacchetti bio: prezzo medio tre centesimi

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

sacchetti plasticaDal 1° gennaio è obbligatorio usare sacchetti biodegradabili e compostabili per l’acquisto dei prodotti alimentari sfusi. A due giorni dall’entrata in vigore il prezzo medio rilevato dall’Adoc è pari 3 centesimi di euro a sacchetto. Considerando un acquisto di circa 200 sacchetti l’anno per singolo consumatore, la maggiore spesa a carico del singolo cittadino è pari, in media, a 6 euro.
“Ad oggi il prezzo medio di un sacchetto biodegradabile è pari a 3 centesimi di euro, in linea con le previsioni – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – considerando che, mediamente, ogni anno un singolo consumatore acquista 200 sacchetti, se i prezzi non varieranno la maggiore spesa si attesterà sui 6 euro annuali. Per una famiglia composta da 2 adulti e un bambino la spesa potrebbe essere lievemente superiore, considerando la maggiore quantità di prodotti acquistati, ma non dovrebbe superare i 15 euro annui. Un rincaro contenuto ma che poteva essere evitato se il Governo avesse previsto alternative, ecologiche e sostenibili, ai nuovi sacchetti biodegradabili. I nuovi sacchetti, difatti, non si potranno riutilizzare per altri acquisti né si potranno utilizzare sacchetti propri, o di carta, per l’acquisto dei prodotti alimentari sfusi. Ad ogni modo invitiamo tutti i consumatori a segnalarci eventuali anomalie e fenomeni speculativi sui costi dei sacchetti, in modo da denunciarli alle Autorità competenti. Augurandoci che le sanzioni previste, fino a 100mila euro, siano elevate con la massima prontezza e severità”.Ad ogni modo, secondo un breve sondaggio dell’Adoc il 65% dei consumatori è d’accordo con la scelta di introdurre sacchetti biodegradabili.“Il 65% dei consumatori si è dichiarato favorevole ai nuovi sacchetti, in ragione della loro sostenibilità. A dimostrazione che i cittadino premiano sempre di più gli interventi legati alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente, anche se questi vanno ad incidere sulle loro tasche, il prezzo non è più la sola e unica componente da tenere in considerazione – continua Tascini – la ricerca di una maggiore qualità del prodotto/servizio offerto, il rispetto dell’ambiente e delle politiche di sostenibilità sono ormai fattori chiave nelle scelte dei consumatori.”

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Anziani e costo badanti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

federanziani“La situazione dei pensionati over 75 d’Italia è diventata insostenibile – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, sindacato Famiglie Datori di Lavoro Domestico – secondo gli ultimi dati Istat 1 milione e 200 mila anziani ultrasettantacinquenni ha gravi difficoltà in almeno un’attività di cura della persona come mangiare, vestirsi o lavarsi e i più colpiti sono gli anziani con i redditi più bassi. Considerato che il costo annuo di una badante per persona non autosufficiente oscilla tra i 14.000 e i 21.000 Euro (assistente CS e DS del CCNL lavoro domestico), i nuovi dati Istat, uniti alla stima della Ricerca DOMINA secondo cui il 70% dei pensionati ha un reddito inferiore ai 14.600, delineano un chiaro stato di emergenza nel settore dell’assistenza. Solo l’8% dei pensionati potrebbe permettersi la badante e sono proprio quelli con i redditi più bassi ad essere maggiormente colpiti da malattie croniche gravi (46% a fronte del 39% delle classi più abbienti) e da gravi riduzioni di autonomia nelle attività di vita quotidiana (1,2% a fronte dell’8% delle classi più abbienti). “Per consentire ai nostri anziani di condurre una vecchiaia serena e di ricevere l’assistenza che meritano – prosegue Gasparrini – è necessario attuare immediatamente un piano di defiscalizzazione e decontribuzione che consenta alle famiglie di sostenere i costi delle badanti”.

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Campidoglio: A proposito degli incarichi esterni e il loro costo per i romani

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

campidoglioRoma. Gli incarichi esterni a tempo determinato attualmente conferiti da Roma Capitale, ex art. 90 ed ex art. 110 del Tuel (rispettivamente collaboratori di staff degli organi politici e dirigenti a tempo determinato o figure di alta specializzazione), sono diminuiti rispetto a quelli registrati nel corso delle precedenti amministrazioni.
È quanto rende noto il Campidoglio in merito alle notizie oggi riportate da organi di stampa.Mettendo a confronto i numeri, forniti dal Dipartimento Risorse umane, risultano ad oggi in essere 50 contratti ex art. 90 per collaboratori di staff di sindaca e assessori mentre non è stato ancora sottoscritto alcun contratto ex. art. 110 per dirigenti a tempo determinato o figure di alta specializzazione. Durante il mandato del sindaco Ignazio Marino furono attivati 153 contratti (95 ex art. 90 e 58 ex art. 110). Nell’ultimo anno e mezzo di mandato del sindaco Gianni Alemanno risultavano stipulati 158 contratti (92 per staff e 66 per dirigenti e alte specializzazioni). Quanto alla spesa annua per gli incarichi esterni, comprensiva di compensi lordi e oneri di legge, si passa dai circa 12 milioni di euro del 2012 ai 7 milioni del 2013, per finire con i 5,6 milioni del 2014 e gli oltre 5 milioni del 2015. I contratti attualmente stipulati dall’attuale amministrazione capitolina prevedono una spesa annua di poco più di 3,5 milioni di euro.
In particolare dirigenti esterni e alte specializzazioni, al momento non presenti in Campidoglio, venivano assegnati non solo agli organi politici ma anche alle strutture dipartimentali del Comune come l’Ufficio stampa.Con le ordinanze con cui è stato disposto l’ampliamento degli staff di sindaca e assessori si potrà eventualmente arrivare a un massimo di 99 collaboratori: un dato quindi inferiore rispetto al numero complessivo degli incarichi esterni conferiti nelle precedenti amministrazioni.

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Casette dell’acqua: Bene mozione M5S per eliminare il loro costo dalle bollette

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

aceaRoma. Plauso di Codici per la mozione proposta da Pacetti, consigliere del M5S, che recepisce interamente quanto affermato ieri in un nostro comunicato stampa.
E’ giusto eliminare il costo delle casette dell’acqua dalle bollette di tutti gli utenti di Roma e provincia, in modo che a pagare sia solamente chi realmente usufruisce del servizio, turisti compresi, ad un costo irrisorio, ma Acea deve comunque restituire ai romani i 3 milioni di euro spesi per l’installazione in occasione del Giubileo.
La storia delle “Casette dell’acqua” a Roma inizia qualche anno fa, quando Irace e Tomasetti, ex rappresentanti di Acea, decisero l’installazione di questi punti di erogazione, al fine di “rifare il make up” all’azienda in un momento non particolarmente fiorente. Per finanziare tale servizio venne utilizzata la tariffa del Servizio Idrico Integrato, e vennero spesi ben 3 milioni di euro, prelevati direttamente dalle tasche dei romani. Ciò da subito apparve come un’iniziativa lesiva per il consumatore, dunque, va benissimo non aggiungere un ulteriore onere in bolletta per il pagamento delle casette dell’acqua, ma pretendiamo che venga restituito quanto già speso agli utenti. Abbiamo richiesto un incontro al nuovo presidente Acea, Luca Lanzalone, per esprimere le nostre perplessità e presentargli un quadro chiaro ed esaustivo delle criticità che riguardano l’azienda e, soprattutto, per evidenziare gli enormi e continui disagi segnalati quotidianamente dai consumatori.L’incontro, però, è stato rinviato a settembre, mentre gli utenti romani si ritrovano nella più totale disperazione a causa di interruzioni di fornitura, perdite, guasti e bollette spropositate. Se questo non interessa alla presidenza, ci auguriamo sia priorità per il Comune di Roma, il proprietario dell’azienda. Chiediamo, dunque, un incontro con il consigliere del M5S, Giuliano Pacetti, per dare un apporto di natura tecnica alla delicata questione, che ha bisogno di essere affrontata con serietà, competenza e tecnica, affinchè il servizio idrico, di depurazione e fognatura sia all’altezza degli altri Paesi europei. Codici per tutelare gli interessi di tutti i consumatori presenterà un secondo esposto all’Antitrust, come già accadde nel 2014, per denunciare il perpetrarsi di pratiche commerciali scorrette.

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Eurostat: il cibo in Italia è più caro rispetto alla media Ue

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

eurostat_logoCome di consueto, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, riporta le ultime rilevazioni Eurostat relative i prezzi provvisori al consumo e gli effetti sui consumatori nell’ultimo mese. Secondo l’ente statistico dell’Unione Europea, i prezzi medi per cibo, bevande non alcoliche e tabacco in Italia sono più alti del 9% rispetto alla media europea, sono superiori a quelli medi di Germania e Belgio mentre sono in linea con quelli francesi. È quanto emerge nelle statistiche dell’Eurostat appena pubblicate, secondo le quali nell’UE i prezzi più alti per cibo e bevande si pagano in Danimarca (145% rispetto al 100 della media UE a 28) e i più bassi in Polonia (63%). L’Italia, guardando al solo prezzo del cibo, è dell’11% sopra la media per tutti gli alimenti. Ma lo scarto diventa più alto, del 21% per il gruppo “latte, formaggio e uova” (121). Guardando fuori dall’Ue il Paese europeo più caro per i soli alimenti è la Svizzera, a quota 172 punti. “Dati preoccupanti –commenta Giovanni D’Agata, che manifestano l’aumento dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori e il contestuale impoverimento generale dei cittadini”.

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Alitalia: In 40 anni è costata al contribuente 7,4 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

alitaliaL’Alitalia, in 40 anni, dal 1974 al 2014 e’ costata al contribuente 7,4 miliardi di euro. Dati Mediobanca. Lo scorso anno ha perso 400 milioni di euro, piu’ di un milione di euro al giorno. Le varie cordate per salvare l’italianita’ di Alitalia hanno fallito. L’iniezione di capitale fresco di Etihad non e’ servito, l’ingresso di Poste Italiane fa gravare il debito sulle spalle del contribuente, le liturgie sindacali persistono (non hanno capito).Ora, di nuovo, si sta elaborando un piano industriale per “rilanciare” Alitalia. Probabilmente non servira’ perche’ sui voli a breve c’e’ la concorrenza feroce di Ryanair e sul lungo raggio occorre tempo (le altre compagnie si stanno gia’ attrezzando) e investimenti che bisogna trovare (chi investe su una compagnia in queste condizioni?).Il rischio e’ che si profili un intervento statale, analogamente a quanto avvenuto con le banche continuando, in tal modo, a travasare denaro del contribuente in un pozzo senza fine. Meglio far fallire Alitalia e ricominciare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Caro carburante per le feste

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

AUMENTO PREZZI BENZINAUna stangata da complessivi 130 milioni di euro sta per abbattersi sulle famiglie italiane che hanno deciso di viaggiare in auto durante le festività. Lo denuncia oggi il Codacons, che chiede l’intervento del Governo per salvare le tasche degli automobilisti.
E’ previsto, infatti, che tra Natale e Capodanno 12,3 milioni di italiani si sposteranno lungo strade e autostrade del nostro paese per trascorrere fuori casa le vacanze – spiega il Codacons – Viaggi che dovranno tenere conto dei forti rincari dei carburanti registrati negli ultimi giorni: oggi per un pieno di benzina si spendono circa 4,45 euro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; per un pieno di diesel addirittura l’aggravio di spesa raggiunge +6,2 euro. Questo perché i distributori di carburanti hanno applicato consistenti aumenti dei listini alla pompa: la verde costa mediamente il 6,1% in più rispetto al 23 dicembre 2015; per il gasolio i rincari sfiorano il + 10% (+9,8%).“Considerato il numero di italiani in viaggio su strade e autostrade durante le feste e i rifornimenti che saranno effettuati per raggiungere le mete di villeggiatura e per i successivi rientri, la maggiore spesa per i carburanti a carico dei cittadini raggiungerà quota 130 milioni di euro. Il Governo farebbe bene ad intervenire per salvare le tasche degli automobilisti, dando prova di non pensare solo alle banche”.

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La giustizia non è un costo ma una risorsa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2016

corte europea giustizia“Condivido le parole di Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm: la giustizia non è un costo, ma una risorsa. Purtroppo, però, Renzi e il ministro Orlando, preoccupati di liberare delinquenti con gli svuotacarceri e impegnati in finte riforme sempre a costo zero, non sembrano rendersene conto e continuano a non mettere un euro per il settore”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, responsabile del Dipartimento Giustizia del partito.
“Il bando per mille cancellieri è evidentemente insufficiente – aggiunge – e ormai si va verso una paralisi dell’intera macchina giudiziaria. Renzi e Orlando si sveglino, ricevano l’Anm e comincino ad investire. Altrimenti davvero al mattino si farà fatica ad aprire gli uffici giudiziari, con conseguenze facili da immaginare”.

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