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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°25

Posts Tagged ‘costo’

HousingAnywhere compara stipendi, costo della vita e affitti nelle principali città europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2022

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti leader in Europa, mettendo a confronto i dati del Rent Index per il terzo trimestre del 2022 con gli input forniti da Numbeo, il più grande database del costo di vita al mondo, ha stilato il podio delle tre destinazioni in cui il costo della vita è particolarmente alto o, al contrario, più accessibile, rivelando interessanti informazioni. A Parigi, a fronte di uno stipendio netto mensile medio di 2,630 euro, il prezzo medio per un monolocale è di ben 1,326 euro al mese (+20% rispetto al 2021), per un bilocale si toccano addirittura i 1,800 euro. Più della metà del salario. Se a questo si aggiungono 955 euro a persona di costi generici di vita legati alla quotidianità e di svago, un occupante di un monolocale può sperare di mettere da parte solo 348 euro mensili, mentre l’affitto di un bilocale non rientra nemmeno nel budget. Ad Amsterdam, invece, dove gli stipendi netti sono molto alti (3,525 euro al mese) e i costi di vita e svago tutto sommato vantaggiosi (1,035 euro), gli affitti per monolocali e bilocali rappresentano il maggior cruccio, toccando rispettivamente i 1,998 e 2,325 euro mensili (con un aumento medio del +47,5% rispetto al 2021, permettendo ottimisticamente di risparmiare a fine mese solo 492 euro se si opta per il monolocale e 165 euro se si sceglie di vivere in un bilocale. A Lisbona dove gli stipendi medi sono nettamente più contenuti (1055 euro), i costi della vita (641 euro) e gli affitti sono alle stelle. Nella capitale portoghese servono 900 euro per un monolocale e 2,200 euro per un bilocale (+35% rispetto al 2021). Cifre che non solo non consentono di versare neanche un centesimo nel proprio salvadanaio, ma costringono a cercare soluzioni abitative fuori città. E in Italia? Milano e Roma si posizionano inoltre al 74 e 77esimo posto per qualità di vita in Europa, penalizzate da un sistema di affitti e stipendi che ne blocca la crescita. A Milano, a fronte di uno stipendio medio di 1,780euro, i prezzi dei bilocali e dei monolocali toccano il record rispettivo di 1,800 e 1,160 euro mensili, mentre a Roma, con uno stipendio netto mensile di 1,491 euro, i monolocali si aggirano intorno ai 900 euro, e i bilocali 1,575.

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Alcuni fattori di traino accelerano la competitività dei costi dell’idrogeno, ma la domanda continua ad arrancare

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

A cura di Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. La nostra ricerca proprietaria sull’economia dell’idrogeno svolta qualche anno fa ci ha portati a concludere che l’idrogeno avrebbe giocato un ruolo chiave nella decarbonizzazione. Una delle principali conclusioni cui siamo giunti è che, laddove possibile, l’elettrificazione sarà la tecnologia dominante, e che l’idrogeno aiuterà a colmare gli ammanchi in alcune aree ad alta intensità di carbonio non raggiungibili dall’elettrificazione. A nostro avviso, le principali aree di opportunità sono i fertilizzanti, lo stoccaggio energetico stagionale a lungo termine e gli autocarri pesanti. Per monitorare efficacemente i progressi e il potenziale futuro dell’economia dell’idrogeno, ci concentriamo su tre catalizzatori principali: le politiche pubbliche, le riduzioni dei costi e lo sviluppo delle infrastrutture. Nell’UE, a marzo la Commissione europea ha presentato il piano REPowerEU, concepito per garantire la sicurezza e l’indipendenza energetica dalla Russia. Il piano prevede anche un sostegno sostanziale all’idrogeno verde e un aumento di quattro volte degli obiettivi di capacità di idrogeno. L’elemento cardine è la proposta di introdurre contratti per differenza (CfD) specifici per l’idrogeno, che forniranno sussidi pari al 100% del costo aggiuntivo dell’utilizzo dell’idrogeno verde rispetto alle alternative basate su combustibili fossili. Ciò dovrebbe consentire a un maggior numero di produttori di idrogeno di prendere una decisione d’investimento finale entro il 2023, quando saranno assegnati i prossimi contratti. Inoltre, l’UE ha annunciato finanziamenti per 5,2 miliardi di euro per una serie di progetti infrastrutturali legati all’idrogeno che prevedono la costruzione di elettrolizzatori su grande scala e di infrastrutture per la produzione, lo stoccaggio e il trasporto, nonché il progetto di una Banca dell’idrogeno da 3 miliardi di euro destinata a “garantire” gli acquisti di idrogeno per assicurare certezza della domanda. A partire dall’anno scorso sono state attuate diverse politiche tese ad accelerare lo sviluppo dell’idrogeno verde, e riteniamo che questo supporto normativo sia il più importante catalizzatore in grado di imprimere slancio al mercato nei prossimi anni. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti e il notevole dinamismo, rimangono sfide e ostacoli da superare.Inoltre, in molti luoghi la crisi energetica ha reso l’idrogeno verde l’opzione più economica rispetto alle alternative basate su combustibili fossili. Questo, insieme alla previsione di una rapida diminuzione dei costi alimentata dall’innovazione e dall’uso su vasta scala di elettrolizzatori e fonti rinnovabili, ha migliorato enormemente la competitività di costo dell’idrogeno verde. Il calo atteso dei costi può erodere la domanda di idrogeno in quanto gli utenti finali potrebbero decidere di aspettare qualche anno fino a quando i prezzi non diventeranno più competitivi. Questo potrebbe essere controbilanciato dalla necessità di conseguire gli obiettivi aziendali di azzeramento delle emissioni nette, in particolare nell’UE, dove gli investitori e i consumatori sono più attenti a questo aspetto. Tuttavia, la scarsa visibilità sulla domanda è spesso citata come il principale ostacolo da superare dagli sviluppatori che devono sbloccare finanziamenti per progetti a lungo termine.La mancata adozione di politiche che incoraggino la domanda, in particolare nei settori industriali chiave, è a nostro parere una debolezza che dev’essere superata se vogliamo stimolare gli investimenti necessari in infrastrutture e innovazione per portare l’idrogeno verde su vasta scala e renderlo commercialmente disponibile.Dato che molti progetti non si realizzeranno prima del 2030 circa, riteniamo che si possano trovare maggiori opportunità d’investimento a breve termine negli sviluppatori di energie rinnovabili, negli operatori integrati lungo la filiera dell’idrogeno pulito e nei principali fornitori di elettrolizzatori.Per ulteriori informazioni si veda il sito internet di Columbia Threadneedle Investments: http://www.columbiathreadneedle.it

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Bankitalia: costo conto corrente 2021, +3,8 euro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

Nel 2021 la spesa per la gestione di un conto corrente è cresciuta di 3,8 euro, raggiungendo l’importo di 94,7 euro. “Un rialzo spropositato! Un balzo ingiustificato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Quello che più è inaccettabile, in particolare, è il rincaro delle spese fisse cresciute di 2,8 euro nel 2021 e 4,3 euro nel 2020, costi che gravano indiscriminatamente anche su chi ha una bassa operatività e fa un basso numero di operazioni” conclude Dona.

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Aumento del costo del finanziamento dei mutui

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2022

Con i tassi in rialzo crescono i costi dei mutui e aumenta lo sforzo finanziario delle famiglie per l’acquisto di una casa, dovendo dedicare il 23,3% del reddito familiare, rispetto al 19,4% di cui avevano bisogno un anno fa. Questo fenomeno si ripete in tutte le province e capoluoghi italiani, secondo uno studio pubblicato da idealista, portale immobiliare leader per sviluppo tecnologico in Italia, effettuato incrociando i prezzi di vendita di settembre 2022, i costi finanziari e la stima* del reddito familiare alla stessa data. Milano è la provincia in cui lo sforzo richiesto per l’acquisto di una casa è cresciuto di più, passando da un tasso del 21,5% del reddito familiare nel terzo trimestre del 2021 al 34% di quest’anno. Seguono gli incrementi di Savona (dal 29,2% al 39,5%), Venezia (dal 20,8% al 30,5%), Aosta (dal 19,7% al 28,9%), Firenze (dal 20,6% al 29,6%). Sul versante opposto, gli incrementi del tasso di sforzo più bassi si riscontrano nelle province di Enna, passata dall’11% del reddito familiare al 12,3% nel terzo trimestre 2022, Taranto (dal 12,9% al 14,9%) e Oristano (dall’14,1% al 16,2%). Ma è la provincia di Bolzano quella che richiede il maggiore sforzo da parte dei suoi cittadini per diventare proprietari, poiché è necessario destinare il 50,1% del reddito familiare al pagamento dello stesso. Seguono Imperia, ​​con il 34,2% e Milano (34%) tutte sopra la soglia di sostenibilità del 33% del proprio reddito da destinare alla rata raccomandato dagli esperti (banche). Oltre il 25% ci sono 10 province da Napoli (29,7%), Firenze (29,6%), Massa Carrara (29,4%) e Lucca (29%). Seguono Grosseto, Aosta (entrambe 28,9%), Livorno (28,7%), La Spezia (28,5%), Monza-Brianza (26,8%), Cagliari (25,4%), Latina (25,3%). Lo sforzo minore, invece, si registra nella provincia di Viterbo, con il 15,4%. La provincia laziale precede Vicenza e Vibo Valentia, rispettivamente con il 16,1% e il 17,8%. Nel caso dei capoluoghi, l’aumento maggiore c’è stato a Massa, ​​​​dove si è passati dal 24,6% al 37,5% del reddito familiare. Seguono gli incrementi di Bolzano (dal 44,8% al ​​57,6%) e Milano (dal 31,1% al 45,2%) con incrementi superiori al 10 per cento negli ultimi 12 mesi.

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Educare un figlio in Italia dal nido fino all’università quanto costa?

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2022

Comporta una spesa che può essere stimata tra i 53 mila euro fino addirittura a 700 mila euro. Moneyfarm, società internazionale di investimento con approccio digitale, ha preso in considerazione le voci di costo più tradizionali ma anche quelle più al passo con l’avanzamento tecnologico della società e del mondo post-pandemico: nuove abilità ormai riconosciute anche da enti di ricerca di livello internazionale quali il World Economic Forum (WEF). Le cosiddette soft skills sono ritenute sempre più cruciali per progredire professionalmente e sono ormai complementari alle più tradizionali competenze che si apprendono a scuola. Secondo gli esperti, anzi, attività extracurricolari come lo sport, per esempio, sarebbero addirittura più importanti delle hard skills. Non a caso, sono state al centro dell’ultimo Job Reset Summit, indetto dal WEF, che nel Future of Jobs Report colloca la capacità di risolvere problemi (problem solving) e il pensiero critico (critical thinking) in cima alle Top 10 skills dei lavoratori di domani. È a partire da queste basi che Moneyfarm ha costruito 4 percorsi formativi-tipo per calcolare l’impegno economico richiesto dall’educazione dei figli alle famiglie italiane, inevitabilmente diverse per disponibilità economica, oltre che per obiettivi e scelte personali. A prescindere dal percorso scelto, educare un figlio dal nido all’università costa intorno ai 130 mila euro, circa 6-7 mila euro all’anno. Volendo analizzare per fasce di età e pur mettendo da parte le attività extracurricolari, i costi della mera educazione scolastica possono oscillare considerevolmente. Per ulteriori info si veda http://www.moneyfarm.com

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Diciannove (19,3) miliardi di euro: è il costo annuale dei tumori in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2022

In otto anni (2014-2021), nel nostro Paese, la spesa per i farmaci oncologici è passata da 2,3 a 4 miliardi di euro, con un incremento del 73%. A fronte di una costante crescita delle uscite per la cura del cancro, migliora sempre più la sopravvivenza a un quinquennio, attestandosi al 65% nelle donne e al 59% negli uomini (rispetto al 63% e al 54% della rilevazione precedente aggiornata al 2015). Un risultato ottenuto grazie alle campagne di prevenzione e alle terapie innovative che permettono in molti casi di cronicizzare la malattia o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa (sanitaria e sociale). I vantaggi della prevenzione oncologica sono dimostrati, ma questa voce è quasi del tutto assente nei programmi elettorali delle principali coalizioni delle prossime elezioni politiche. “Abbiamo letto solo vaghi accenni alla necessità di riprendere gli screening interrotti durante la pandemia, ma non vi è nessuna visione di sistema che ponga la prevenzione al centro della lotta contro il cancro, che deve includere anche la riduzione dei tempi di accesso ai farmaci innovativi e la maggiore diffusione dei test genomici. Nei programmi manca l’oncologia. Chiediamo alle coalizioni di considerare questi temi fondamentali. Solo così potremo salvare più vite e garantire la sostenibilità del sistema sanitario”. È l’appello di Saverio Cinieri, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in un press briefing al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si apre oggi a Parigi. “A causa della pandemia – afferma il Presidente AIOM -, gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami nel 2020 rispetto al 2019. Sono state stimate anche le diagnosi mancate: oltre 3300 per il tumore del seno, circa 1300 per il colon-retto (e 7474 adenomi in meno) e 2782 lesioni precancerose della cervice uterina. Non basta far riferimento solo alla necessità di riavviare questi programmi di prevenzione secondaria, che restano fondamentali”.Ogni anno in Italia sono 377.000 le nuove diagnosi di cancro. È dimostrato che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili, in particolare sugli stili di vita. “Il principale – continua Saverio Cinieri – è il fumo di sigaretta, associato all’insorgenza di una neoplasia su tre e a ben 17 tipi di cancro, oltre a quello del polmone. Non solo. Anche una dieta corretta e la regolare attività fisica possono ridurre fino al 30% il rischio di sviluppare la malattia. Il movimento fisico esercita effetti preventivi e terapeutici e può essere paragonato a un farmaco che, opportunamente somministrato, previene gravi malattie come i tumori e ne impedisce lo sviluppo, garantendo considerevoli vantaggi ai cittadini e risparmi al sistema sanitario. È stimato che, in Italia, i fattori di rischio comportamentali e, quindi, modificabili siano responsabili ogni anno di circa 65mila decessi per cancro e il fumo di sigaretta presenta il maggior impatto con 43mila morti”. “L’oncologia di precisione oggi include armi efficaci come le terapie mirate e l’immunoncologia che consentono di allungare la sopravvivenza anche nella malattia metastatica, in alcuni casi cronicizzandola – conclude il prof. Curigliano -. Nell’oncologia di precisione rientrano anche i test genomici, che permettono di limitare il ricorso alla chemioterapia dopo l’intervento chirurgico nelle donne con tumore del seno in stadio precoce. Risale a luglio 2021 la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto attuativo ministeriale, che ha sbloccato i 20 milioni di euro del Fondo dedicato all’applicazione gratuita di queste analisi molecolari, che però non sono ancora utilizzate in modo uniforme sul territorio. Va superata la lunghezza degli iter burocratici a livello regionale, perché tutte le pazienti abbiano la possibilità di accedere ai test genomici”.

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Costo del gas aumentato del 1000% e richieste ingiustificate da parte agricola nel bacino del sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 agosto 2022

Napoli. Quanto accaduto negli ultimi mesi lasciava presagire che la campagna di trasformazione del pomodoro 2022 sarebbe stata caratterizzata da grandi difficoltà, ma la realtà che si sta presentando è di gran lunga peggiore. Il comparto è letteralmente in ginocchio a causa dei costi di produzione del tutto fuori controllo.L’incremento vertiginoso dei prezzi dell’energia è quello che balza subito all’occhio. Il costo del gasolio ha fatto lievitare quello del trasporto, ma più di tutto il resto stanno causando gravi problemi i rincari esponenziali, addirittura oltre il 1000%, del gas metano, il più utilizzato negli stabilimenti di produzione delle conserve di pomodoro. E ancora, l’acciaio, necessario per la produzione delle scatole che rappresentano il principale contenitore dei nostri prodotti, il vetro, la carta e le vernici per le etichette, cartone, plastica e legno per gli imballaggi secondari. Tutto sta registrando aumenti a doppia cifra.“E’ assolutamente necessario un intervento a tutela delle imprese da questa pericolosa deriva che presenta una evidente componente speculativa, – dichiara Giovanni De Angelis, Direttore Generale di ANICAV – in special modo per quanto riguarda il caro bollette. Bene il credito d’imposta, ma non è sufficiente. Pur consapevoli che questa sarebbe stata una campagna difficile non immaginavamo di arrivare a queste proporzioni. Le nostre produzioni si concentrano in 45/60 giorni e questi aumenti così repentini hanno un’influenza specifica non programmabile nella stagionalità breve che ci contraddistingue. Questa situazione è impossibile da sostenere soprattutto se si considerano le evidenti difficoltà che avremo nel trasferire questi aumenti alla grande distribuzione”.Inoltre, come se non bastasse, si aggiungono a peggiorare un quadro già pieno di difficoltà i tentativi di speculazione della controparte agricola nel bacino del centro-sud.“Quello che sta accadendo nel bacino centro-sud ci lascia davvero attoniti. – dichiara Marco Serafini, Presidente di ANICAV – Siamo costretti a subire le pressioni del mondo agricolo che, nonostante l’elevato prezzo medio della materia prima riconosciuto, con incrementi senza pari nella storia della nostra filiera, continua ad avanzare ingiustificate ed immotivate richieste di ulteriori aumenti che stanno mettendo a rischio l’intero comparto alimentando una spirale inflazionistica a tutto danno del consumatore finale. Non si riesce davvero a comprendere perché nel Nord Italia si possa rispettare per il pomodoro tondo il contratto a 108€/ton, malgrado la gravissima siccità che ha colpito quella zona, mentre al sud, nonostante un prezzo medio di riferimento di 130€/ton, si continua imperterriti a chiedere ulteriori aumenti di giorno in giorno! Tutto ciò non è accettabile!”.

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L’Arera modifica le modalità di aggiornamento del costo del gas

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2022

Apprendiamo con favore le modifiche introdotte da Arera in merito all’aggiornamento dei prezzi del gas a partire da ottobre. Si tratta di un importante passo avanti, che accoglie le nostre proposte per mettere al riparo da speculazioni il prezzo della materia prima.Infatti, l’aggiornamento sarà mensile e non più trimestrale, ma soprattutto sarà calcolato prendendo come riferimento la media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano.Meglio tardi che mai, ma questo intervento non è ancora sufficiente a tutelare le famiglie dai rincari previsti per l’autunno.L’azione coordinata a livello europeo per l’acquisto della materia prima è fondamentale, così come la disposizione di un albo di fornitori che non si limiti ad essere un elenco, ma sia piuttosto la certificazione della sussistenza di requisiti e garanzie da parte delle aziende venditrici in termini di solidità, affidabilità, qualità del servizio e sostenibilità ambientale e sociale, know how industriale e serietà commerciale. Condividiamo, inoltre, l’appello di Arera ad armonizzare la fine del mercato tutelato del gas (prevista per gennaio 2023) con quella del mercato dell’energia elettrica (a gennaio 2024): anzi, sollecitiamo il Parlamento ad un intervento per prorogare entrambe le scadenze, viste le forti criticità di un mercato libero ancora pieno di ombre.Si tratta di un’operazione quanto mai urgente e necessaria, soprattutto alla luce della delicata fase che le famiglie stanno vivendo: in tal senso è fondamentale anche un maggiore controllo e la disposizione di sanzioni più severe per quanto riguarda il telemarketing aggressivo e fuorviante messo in atto da molte compagnie che minacciano letteralmente gli utenti, spingendoli a scegliere il loro servizio sul mercato libero.Riteniamo un segnale importante, infine, l’apertura di un tavolo permanente per gestire l’emergenza sul fronte energetico che vedrà a confronto l’Autorità e le Associazioni dei Consumatori: deve essere uno strumento utile per la tutela dei consumatori e non soltanto un’occasione di scambio di notizie e informazioni.

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Andare in vacanza quanto ci costa?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2022

L’alta stagione estiva è alle porte e per numerosi cittadini si avvicina il tanto atteso momento delle vacanze. Se negli anni appena trascorsi il principale freno alle partenze era la paura di contagio, oggi sono invece le ristrettezze economiche in cui si trovano molte famiglie. Molti, infatti, partiranno almeno per 3-4 giorni, ma all’insegna delle vacanze low cost, scambiando ospitalità presso amici o parenti, oppure optando per soluzioni più economiche (ad esempio in camping) e riducendo la durata del soggiorno. Saranno sempre meno, invece, i cittadini che si concederanno la tradizionale vacanza di almeno una settimana nel periodo luglio-agosto: secondo le prime stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori saranno appena il 32% degli italiani. Gli altri vacanzieri opteranno, invece, per soluzioni con budget più contenuti. Oltre l’87% dei vacanzieri prediligerà mete nazionali, anche se in gran parte al di fuori della regione di residenza. Circa il 13% dei turisti italiani si recherà invece all’estero: di questi più di due terzi resteranno comunque in Europa. In aumento le prenotazioni last minute e quelle effettuate online. Tra le mete prescelte prevale il mare, preferito da oltre il 57% dei viaggiatori.Tra gli italiani che quest’estate partiranno per le vacanze in Italia, ben l’83% sceglierà il proprio mezzo di trasporto privato per raggiungere la destinazione, visti anche i rincari del noleggio auto.Dal monitoraggio effettuato dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori emerge che, per un nucleo familiare composto da due adulti e due minori, il costo complessivo per una vacanza di sette giorni in una località balneare è di 4.849,52 € (con un aumento del +16,8% rispetto al 2021), mentre la spesa per un soggiorno della stessa durata in montagna è di 4.128,04 € (con un aumento più contenuto rispetto alla vacanza al mare, ma comunque notevole, pari al 7,8%). In crescita del 5,6% anche il costo per una vacanza in crociera, le cui preferenze risultano in ulteriore crescita rispetto allo scorso anno.A conti fatti, quindi, chi trascorrerà una vacanza al mare spenderà il 17,5% in più rispetto a chi opterà per la montagna, mentre la crociera risulta più cara del 15,9% rispetto a un soggiorno di una settimana al mare. Non vorremmo, poi, che a tali costi si aggiungano anche gli annunciati aumenti autostradali che farebbero lievitare ulteriormente il conto.

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Youtuber può diventare una professione? Quando costa l’attrezzatura?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

Tra le nuove professioni, nate nel corso degli ultimi anni, si annovera anche quella dello youtuber. Per molti una passione, ma per tanti un vero e proprio business, che nel 2021 ha fruttato alle 10 principali star di Youtube 304 milioni di dollari, facendo registrare un +40% rispetto all’anno precedente. Certamente, i guadagni degli youtuber italiani si attestano su altre cifre, eppure secondo TimGate i content creator nostrani più influenti riescono a guadagnare fino a 800 mila euro l’anno, rendendo decisamente ambita l’attività anche nel Bel Paese. Ma a fronte di un ipotetico guadagno così attrattivo, quanto costa essere uno youtuber in Italia? Uno youtuber deve disporre delle necessarie attrezzature per girare i video e curarne la lavorazione, dunque non potrà prescindere da una fotocamera digitale mirrorless, un treppiede per stabilizzare foto e video, un microfono esterno per registrare audio di qualità che integri il video, una action cam per i video on-the-go, uno smartphone per i video selfie, luci e flash da studio per regolare l’illuminazione ed un fondale per studio fotografico, per poter poi modificare con facilità i propri sfondi. Chiudono il cerchio, un notebook dalle prestazioni elevate per supportare l’attività di montaggio e che includa un software di editing video. Un “pacchetto di fascia media” così composto, nel corso dell’ultimo anno, è costato in media più di 4.700 euro, facendo registrare un +5% rispetto al 2020, quando lo stesso set avrebbe avuto un costo di circa 4.400 euro.I costi salgono ulteriormente se si selezionano esclusivamente prodotti di fascia alta: uno smartphone di fascia medio-bassa può costare circa 270 euro, ma uno di fascia alta per la registrazione dei video 4K supera i 900 euro. Allo stesso modo, una fotocamera di fascia alta può arrivare a costare oltre i 5.000 euro, un notebook professionale più di 3.700 euro ed un set di luci e flash da studio oltre i 1.000. Per tale ragione, chi necessita di un set da vero professionista, scegliendo solo tecnologia top di gamma, si troverà a spendere all’incirca 15.500 euro.Ciononostante, la comparazione prezzi rappresenta sempre un ottimo canale per risparmiare: l’acquisto di un “set da youtuber”, nel corso del 2021, ha avuto un costo inferiore di circa il -7% per chi abbia comperato la sua attrezzatura online monitorando i prezzi nel corso dell’anno, con risparmi fino al -18% sulle action cam, fino al -14% per i set di luci e fino al -10% per gli smartphone. Ma qual è l’identikit degli youtuber italiani? Si tratta principalmente di un uomo in oltre il 78% dei casi. In media, infatti, le ricerche di set da content creator per il web coinvolgono meno del 22% della fascia femminile. Inoltre, abbiamo a che fare per lo più con un utente giovane: 1 su 4 è in media una persona tra i 25 e i 34 anni, con un ampio seguito anche tra i giovanissimi sopra i 18 anni. Curioso notare come l’età media si abbassi ulteriormente quando si parla di Youtube Gamer, basti pensare che il 40% delle ricerche relative alle cuffie per il gaming è appannaggio dei neomaggiorenni tra i 18 e i 24 anni.I più interessati a diventare content creator su Youtube vivono nel Lazio, seguiti a stretto giro dagli abitanti della Lombardia, mentre il sorprendente terzo posto del podio spetta al Trentino-Alto Adige. Seguono Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Puglia, Abruzzo, Veneto e Campania.

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“Il caro carburante sta diventando insostenibile”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

E se una famiglia può trovare una sostituzione al veicolo, chi lavora con i mezzi invece rischia di perdere tutto. Autotrasportatori, tassisti, Ncc, vettori turistici, armatori di navi, traghetti, traffico aereo, intere filiere stanno pagando troppo le speculazioni delle società che si mettono d’accordo tra loro sul prezzo e sui rincari, facendo cartello. Se il carburante prezzato da Plats oggi lo pagheremo domani, quello che paghiamo oggi è stato prezzato ben mesi fa. il carburante con cui oggi facciamo rifornimento, infatti, è stato comprato a un prezzo molto inferiore e molto prima dell’emergenza energetica scaturita dall’invasione russa dell’Ucraina. Quindi perché ci sono questi aumenti folli? Chi sta speculando? Il Governo Draghi ha un margine per intervenire e calmierare i prezzi, mentre tra le soluzioni più strutturali anche se non risolutive, c’è la sterilizzazione almeno temporanea delle accise e sulle quali sarebbe ora che il Governo aprisse una riflessione per la loro abrogazione trattandosi di una tassa su un bene sul quale lo Stato già introita l’Iva. I petrolieri non si stanno comportando come crocerossine – è questo ci induce comunque a una ferma condanna morale per la vergognosa speculazione di cui sono artefici – ma non si può neppure accettare uno Stato che si comporta come Dracula o come Ponzio Pilato. Reinvesta il surplus degli incassi dell’Iva scaturiti dalla speculazione nel contenimento dei prezzi e a sostegno degli operatori economici che lavorano con la trasportistica e non si volti dall’altra parte”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha depositato un’interpellanza al presidente del Consiglio Mario Draghi.

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Per aumento costo della carta a rischio la pubblicazione dei giornali

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

“Produrre informazione di qualità e diffonderla sta diventando sempre più difficile e senza interventi fortemente a rischio.” È l’allarme che lancia il Presidente della Federazione italiana degli editori, Andrea Riffeser Monti: “A partire dal secondo semestre dello scorso anno il prezzo della carta su cui si stampano i giornali è cresciuto di oltre il 100% e ulteriori aumenti sono in corso. Il boom del costo della principale materia prima per le pubblicazioni si unisce ai costi crescenti dell’energia e alle difficoltà che incontrano gli editori nel reperire la carta e le lastre in alluminio per la stampa. Gli editori sono già stati costretti a ridurre la foliazione e le notizie e la riduzione dell’informazione locale rende privi di voce le comunità e i politici sul territorio, dai sindaci agli esponenti locali.” “Il rischio – prosegue Riffeser – è che si debbano sospendere le pubblicazioni, mettendo in difficoltà l’intera filiera: giornalisti, poligrafici, distributori nazionali e locali e edicole. Tutto questo in un momento particolare per l’Europa e per il nostro Paese in cui l’informazione assicurata dai giornali è quanto mai indispensabile”.“Faccio appello – ha concluso Riffeser – al Governo, al Parlamento e alle Forze politiche. Occorre fare, e presto, due cose: trasferire immediatamente alle imprese le risorse per il sostegno al settore già stanziate e prevedere nuovi e significativi interventi sul mercato della carta e dell’energia”.

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Bollette: dl varrebbe 7,5 mld, ma per prossimo trimestre

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2022

Varrebbe circa 7,5 miliardi, secondo indiscrezioni, il nuovo decreto contro il caro-bollette. Il provvedimento replicherebbe per il secondo trimestre le misure di contenimento dei rincari di luce e gas per famiglie e imprese adottate nel primo trimestre, oltre a interventi strutturali. “Errore madornale! Se fosse confermate le indiscrezioni, sarebbe come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. Una scelta incomprensibile” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ in questo momento che le famiglie stanno ricevendo bollette doppie rispetto allo scorso anno, bollette che non riescono a pagare. Nel prossimo trimestre, quando dopo appena 15 giorni i caloriferi saranno spenti, servirà a ben a poco intervenire” prosegue Vignola.”Vogliamo sapere perché per le imprese, con il dl sostegni ter, si è giustamente intervenuti retroattivamente, annullando gli oneri di sistema con decorrenza dal 1° gennaio 2022, mentre ora si interviene, a quanto si dice, per il prossimo trimestre. Speriamo che queste voci non siano confermate!” conclude Vignola.

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Quanto costa una pena senza redenzione?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2021

Il settore penale degli adulti risulta ancora legato più a esigenze custodialistiche che riabilitative. Eppure ci sono tutte le premesse che i nostri padri costituenti non sottacerono.Il discorso fu infatti introdotto nella Costituzione italiana del 1948 (art. 27 terzo comma) asserendo il principio che le pene non possono consistere in un trattamento contrario al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.Ma cosa si deve intendere per rieducazione? Riguarda un processo pedagogico e curativo suscettibile di modificare in senso socialmente adeguato il comportamento del soggetto, tale da rendere favorevole la prognosi per un suo reinserimento nella vita sociale. Passiamo, quindi, da una concezione punitiva e difensiva della pena a una essenzialmente rieducativa. Per i detenuti in attesa di giudizio (di primo grado, appellanti o ricorrenti) l’attività di sostegno è indirizzata a interventi che mirano a preservare i loro interessi umani, culturali e lavorativi. Questo genere di detenuto deve confrontarsi con meccanismi istituzionali che richiedono un suo adattamento alle regole di comportamento. Nel complesso si può dire che l’osservazione scientifica della personalità che è soggetta a particolari restrizioni può determinare mancanze fisiopsichiche, affettive, educative e sociali che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione. Da tutto questo si evince una situazione carceraria italiana poco edificante con un problema carceri da dover seriamente affrontare, tra leggi e leggine, a volte emanate troppo frettolosamente e sull’impeto di populistiche (e neanche tanto) richieste. Si è, invece, fatta lievitare la popolazione carceraria oltre i limiti della vivibilità, riempiendo le carceri di persone che avrebbero avuto bisogno di essere reintegrate socialmente o espulse (stranieri e tossicodipendenti) e non invece emarginate in un carcere, portando l’Italia a disattendere almeno tre articoli della Dichiarazione Universale dei diritti Umani delle Nazioni Unite, quattro articoli della Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea e 2 articoli della Costituzione italiana. L’attuazione delle misure alternative, la comprensione della loro importanza, quale strumento indispensabile nell’offrire una risposta concreta al fenomeno della dissocialità, si impone oggi, unitamente ad una ridefinizione e a un ripensamento degli istituti penitenziari, quale motivo principale della logica operativa dell’amministrazione penitenziaria. Si è gradualmente compreso che, se fino ad oggi per i reati più gravi non si sia trovato un valido sostituto alla prigione, per tutta una serie di comportamenti criminali minori occorreva attuare dei sistemi meno inutilmente afflittivi, meno costosi e più utili alla rieducazione del reo. Non dimentichiamo che oggi tra oneri diretti e indiretti ogni detenuto costa 160 euro al giorno e, per un trattamento alberghiero, si fa per dire, di pessimo ordine, la spesa è del tutto fuori luogo. Occorre una svolta radicale, da subito per non ritrovarci a dover fare i conti con una scuola di violenza e di violenti e che costoro una volta rimessi in libertà non sapranno fare altro che continuare a percorrere la strada sbagliata non solo per il loro demerito ma anche per il nostro. (Riccardo Alfonso)

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Gli stipendi dei lavoratori pubblici devono essere ancorati al costo della vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

Lo ricorda l’Anief, dopo avere preso atto che con i fondi previsti dalla bozza della Legge di Bilancio 2021 approvata dal CdM, pari a 400 milioni previsti dalla stessa legge di fine anno, l’ammontare dell’incremento stipendiale che andrà al personale pubblico si ferma a circa 100 euro lordi: l’aumento, se tradotto in un rinnovo contrattuale, lascerebbe quindi l’inflazione ben al sopra della media stipendiale. Quindi assai lontani da quanto previsto dal dettato costituzionale sulla proporzionalità dei compensi da lavoro rispetto all’inserimento dignitoso nella vita sociale. È bene, quindi, che si opti con urgenza per un regime stipendiale che assicuri l’azzeramento, nel 2024, di questa condizione che non fa onore al datore di lavoro quale è lo Stato. Si tratta di una realtà da superare anche secondo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che qualche giorno fa ha chiesto pubblicamente di volere “adeguare i salari dei docenti a quelli europei, a partire dai maestri”.

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Imprese: Ridurre carico fiscale e costo del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

La politica governativa dei bonus una tantum rischia di generare ulteriore burocrazia e incertezza, allungando i tempi per la ripresa e moltiplicando gli adempimenti amministrativi. Per noi di Soggetto Giuridico, la via più veloce ed efficace per dare risposte concrete alle imprese italiane è quella della riduzione del carico fiscale e del costo del lavoro.Crediamo che il Governo debba dare una vera scossa alla nostra economia partendo dalla cancellazione tout court delle imposte che colpiscono il mondo del lavoro quali l’Irap. In questo momento l’abbuono di una rata non è sufficiente, serve molto più coraggio per dare respiro alle aziende e lanciare al tempo stesso un forte segnale di cambiamento e di fiducia al nostro sistema produttivo messo in crisi dall’emergenza sanitaria.Le misure attuali, fondate sui bonus, rischiano invece di creare una babele di situazioni farraginose e complesse da gestire, come lo stesso crollo del sito dell’Inps ha quasi metaforicamente dimostrato. Al contrario, misure stabili e importanti quali l’abolizione dell’Irap, l’eliminazione dell’imposta di bollo e della tassa di proprietà degli auto-moto veicoli, accompagnate da una fortissima riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi, contribuirebbero alla ripartenza del Paese in modo quasi immediato.

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Crolla il costo dell’RC auto (-8%), ma i prezzi risaliranno

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

Il lock down ha limitato le auto in circolazione (-77%), riducendo i sinistri (-68%) e abbassando i prezzi delle assicurazioni; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a marzo 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 498,45 euro, l’8,05% in meno rispetto allo stesso mese del 2019.Prezzi così bassi non si erano mai visti eppure – si legge nell’analisi – la situazione potrebbe cambiare con l’imminente riapertura di molte attività: restrizioni e prudenza nell’utilizzo di treni, aerei e mezzi pubblici contribuiranno a far aumentare il numero di auto in circolazione portando, con buona probabilità, un incremento importante dei sinistri e, con essi, un rincaro delle tariffe assicurative.

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Il Coronavirus potrebbe costare al Pil cinese almeno 500 miliardi di yuan

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Così come in tutto il mondo si cercano le risorse per contenere i costi del nuovo focolaio di Coronavirus, molte aziende stanno iniziando a valutarne gli effetti economici. È ancora presto, ma l’esperienza cinese degli ultimi 20 anni in termini di epidemie possono dare un’idea di cosa possa significare quest’ultimo focolaio per l’economia di Pechino.
Tra le epidemie del passato – influenza aviaria, influenza suina e SARS – solo la SARS del 2002-2003 sembra davvero paragonabile. Finora, sembra essere meno letale per i pazienti colpiti, con un tasso di mortalità del 2%-3% contro quello della SARS pari al 6,6%. Tuttavia, il Coronavirus sembra essere molto più contagioso: il numero di casi è già di otto volte superiore al numero di casi segnalati durante l’intero periodo di epidemia della SARS, e il numero di decessi ha superato quelli dovuti alla SARS. In termini finanziari, la differenza maggiore tra l’epidemia in corso e la SARS è la dimensione dell’economia cinese, che nel 2003 ammontava a 13,74 trilioni di yuan (RMB). La SARS ha ridotto il PIL della Cina di quasi l’1% (o circa 100 miliardi di RMB). Nel 2003, tuttavia, la Cina rappresentava solo il 4% del PIL globale. Con quasi 100 trilioni di RMB oggi, l’economia cinese è sette volte più grande, costituisce più del 16% del PIL globale e svolge un ruolo di importanza critica in molte supply chain globali.Sebbene abbia un peso inferiore rispetto alla SARS in termini di percentuale sul PIL del Paese, le stime attuali relative al Coronavirus evidenziano un impatto economico pari a una riduzione del PIL cinese dello 0,2%-0,5%, che potrebbe costare circa 500 miliardi di yuan.
È ancora presto per sapere se queste prime stime si riveleranno troppo ottimistiche, ma un confronto con la SARS offre ancora una volta uno scenario di riferimento per ipotizzare cosa aspettarsi (e in cosa può differire) questo focolaio.Le differenze tra il Coronavirus e la SARS potrebbero portare tuttavia a conseguenze economiche più gravi. In primis, incide su questo fattore il tasso di contagio del Coronavirus, la cui epidemia è esplosa del durante il periodo del Capodanno cinese, momento in cui la maggior parte della popolazione cinese si sposta. Inoltre, le industrie più colpite allora dalla SARS – tra cui quella dei servizi – rappresentano ora una fetta maggiore dell’economia cinese: 54%, contro il 42% del 2003. Ci sono, tuttavia, delle differenze con la situazione di allora che potrebbero invece contribuire a mitigare il danno economico. La Cina di oggi è una potenza legata ad Internet e all’e-commerce. Molte delle persone che lavorano con la rete potranno continuare a farlo anche a distanza, compensando almeno in parte le perdite di produttività.
Le ferie forzate e le sfide dei processi produttivi e distributivi, sia per quanto riguarda le materie prime che i prodotti finiti, potrebbero causare anche un rallentamento a breve termine dell’industria manifatturiera, anche se la portata varierà da industria a industria. Ad esempio, nelle nostre analisi, iniziamo a vedere i primi segnali che suggeriscono come l’attività di settori legati alle sostanze chimiche sia in calo del 15%-20% nel complesso.Ci aspettiamo anche un calo a breve termine delle esportazioni, con un effetto domino globale. Bank of China International stima che l’impatto a breve termine sulle esportazioni costerà 30 miliardi dollari. Questo potrebbe anche accelerare la diversificazione di molte multinazionali che oggi utilizzano la Cina come base di approvvigionamento e di produzione. Le cinque regole d’oro di Bain & Company Sebbene sia ancora presto per avere visibilità sull’effettivo costo – in termini umani e finanziari – della crisi del Coronavirus, le aziende possono già iniziare a minimizzarne gli effetti seguendo, in questo periodo difficile di emergenza sanitaria, cinque regole d’oro. Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company in Italia, sottolinea che “l’esperienza di Bain e le analisi della società dimostrano che, in tempi incerti, un approccio attendista è spesso la mossa più dannosa per le aziende. Quelle che reagiranno nell’immediato, invece, se la caveranno meglio non solo durante la crisi, ma saranno meglio posizionate anche durante la successiva fase di ripresa”.

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Il costo della fuga dei giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione: in dieci anni abbiamo perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni). Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, possiamo stimare che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di PIL): è infatti questo il valore aggiunto che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro paese.Il gap tra giovani italiani ed europei. Tra le cause di questo esodo vi sono sicuramente le (scarse) opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. L’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni (54,6%, contro una media Ue del 75,0%). Il tasso di disoccupazione italiano (19,7%) è il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dieci punti oltre la media europea (9,2%). Nella stessa fascia d’età, anche il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) è il più alto d’Europa: 30,9%, media Ue 17,1%. Inoltre, il livello d’istruzione dei nostri giovani è molto basso: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea. Il declino demografico dell’Italia. La popolazione italiana sta diminuendo: si fanno pochi figli (mediamente 1,32 per donna) e il saldo tra nati e morti è negativo da oltre 25 anni. Quindi calano i giovani e aumentano gli anziani: l’Istat prevede che nel 2038 gli over 65 saranno un terzo della popolazione (31,3%). Ciò determinerà squilibri economici e finanziari, dato che proporzionalmente diminuiscono i lavoratori e aumentano i pensionati.Chi sono gli immigrati in Italia. La presenza straniera in Italia è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane positivo (+245 mila), anche se la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Vi è, complessivamente, una lieve prevalenza di donne (52%) e una netta dominanza di paesi dell’Est Europa (oltre il 45% del totale). Le prime nazionalità (23,0% Romania, 8,4% Albania, 8,0% Marocco) evidenziano che la maggior parte degli immigrati è qui da oltre dieci anni. Il valore dell’immigrazione. Nel 2018 i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. La ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile in 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate (il restante 60% si divide quasi equamente tra operai / artigiani e commercianti / impiegati). Il contributo economico dell’immigrazione è inoltre dato da oltre 700 mila imprenditori nati all’estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da essi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati.

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Benzina: Il triste primato del costo italiano… implacabile ed eterno?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

I dati del Bollettino petrolifero dell’Unione europea (aggiornati al 29 luglio) sono precisi: il costo medio del litro di benzina in Italia (imposte incluse) ammonta a 1,592 mentre il diesel è a 1,478. Non siamo tra i più cari in Europa, ma chi ci batte (per la senza piombo e non per il diesel) sono Olanda (s.p. 1,671 – diesel 1,343), Danimarca (1,647 – 1,392) e Grecia (1,625 – 1,384). Mentre per il diesel siamo secondi solo alla Svezia (1,489).
Dovremmo confortarci per il fatto che la Grecia è più cara di noi… cioè che sono messi peggio di noi… ma sinceramente ci preoccupa di più il fatto di essere avanti a tanti altri Paesi dove il costo della vita, paragonato a quello italiano, è decisamente più sostenuto; quindi il peso del costo della benzina si fa sentire molto di più in tutta la filiera domestica ed economica. E’ pleonastico, ma utile ricordarlo: il costo della benzina condiziona tutte le nostre attività, sia come produttori che come consumatori.
Ormai è stranoto che la maggiore componente del costo finale della benzina è quella fiscale. Con un coacervo di balzelli (2) che solo a ricordarli, visto che non si riesce più a sorriderci vista la pluriennale denuncia della loro presenza e la permanenza nel loro determinare il costo finale, ci viene la voglia di …. non usare più mezzi a propulsione fossile…. magari fosse possibile…. Per una quantità di motivi oggettivi (politici ed economici) nonché soggettivi, farne a meno è impossibile.
Non pretendiamo che in Italia la benzina debba costare come in Venezuela (0,0000000002 euro al litro), ma che si faccia pulizia di componenti fiscali anacronistiche e la cui utilità è più che dubbia… questo sì che lo chiediamo.
Per capire se un Paese è civile, a nostro avviso ci sono due metodi di verifica: le condizioni delle carceri e il costo della benzina. Qualcuno ci prenderà sul serio? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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