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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘covid’

Certificato COVID digitale dell’UE: il Parlamento approva la proroga di un anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

Bruxelles. I deputati europei hanno approvato l’accordo raggiunto il 13 giugno con i governi dell’UE per prevenire possibili restrizioni alla libera circolazione nell’UE in caso di nuove varianti o altre minacce legate alla pandemia. Le regole attuali, in scadenza la prossima settimana, saranno estese fino al 30 giugno 2023.Il testo sul certificato digitale COVID dell’UE per i cittadini UE è stato approvato con 453 voti favorevoli, 119 contrari e 19 astensioni, mentre quello per i cittadini provenienti da paesi terzi è stato approvato con 454 voti favorevoli, 112 contrari e 20 astensioni. In risposta alla richiesta del Parlamento, nel testo si stabilisce che i Paesi UE non dovrebbero limitare la libera circolazione dei titolari del certificato digitale COVID dell’UE (European Digital Covid Certificate – EUDCC) in modo sproporzionato o discriminatorio. Entro la fine del 2022, la Commissione europea valuterà l’impatto dell’EUDCC sulla libera circolazione e sui diritti fondamentali e potrà proporne la revoca nel caso in cui la situazione della salute pubblica lo consenta, sulla base dei più recenti pareri scientifici del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC) e del comitato per la sicurezza sanitaria UE.

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Shanghai’s strict lockdown to curb an outbreak of covid is finally easing. But China is far from reaching its zero-covid goals

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Maggio 2022

Fresh outbreaks are reported in Beijing and Tianjin. Our cover leader this week explains how President Xi Jinping is damaging China’s prosperity, partly through his insistence on eradicating an ineradicable virus. But even as tensions mount over his covid policies, there is little sign of real challenges to Mr Xi’s rule.Britain’s prime minister should be more concerned about his fate. A highly anticipated report into parties held by the government during covid lockdowns was at last released this week. Our Britain section offers an assessment of the Sue Gray report. We strike a more optimistic tone on the EU’s covid recovery fund. We believe the Next Generation EU (or NGEU for short) will be a test of how the EU could operate in the future. Implementing the current plan is only part of it. Another issue is whether the fund can be adjusted to tackle today’s most pressing issues, such as the war in Ukraine. And in a By Invitation on health care, Sir John Bell argues that there is a need for better identification and tracking of pathogens that cause disease outbreaks. He calls for improved genomic surveillance and sequencing to help thwart pandemics. By Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Terapie Covid a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

All’inizio era tachipirina e vigile attesa, la cura per il coronavirus sintomatico: l’alternativa, l’ospedale. Poi sono arrivati chinino, altri antinfiammatori, antibiotici, anti-ebola, cortisonici, eparine, ognuno con la sua indicazione. Nel 2021 si è provato con gli anticorpi monoclonali, con alti e bassi. Quest’anno, ecco gli antivirali e in particolare il Paxlovid. Da somministrare in adulti, non in ossigenoterapia, massimo entro 5-7 giorni dall’esordio dei sintomi: soggetti con patologie concomitanti quali bpco, diabete non compensato, tumori, malattie oncoematologiche, obesità che pur con probabilità di ammalarsi gravemente sono a casa in condizioni non gravi. Insomma, una finestra stretta che riguarda una platea teorica di 600 mila persone ma nella pratica molti meno. E difatti fino al 5 maggio è stato dispensato a poco più di 12 mila pazienti, e solo 280 confezioni distribuite per conto l’ultima settimana, nelle farmacie territoriali. Tanto che l’ex presidente Aifa ed Ema Guido Rasi si domanda quanti degli attuali mille morti settimanali per Covid potrebbero essere salvati dal nuovo antivirale e ha chiesto che la platea si allarghi a tutti gli over 70 senza patologie, poiché il rischio di aggravamento è età-dipendente. Complicare un po’ le cose uno studio Pfizer volto a valutare se il contagio da Covid-19 si prevenga con Paxlovid: 3 mila pazienti a rischio sono stati divisi in due gruppi, uno trattato 5 giorni e uno 10, contro placebo. La riduzione dei contagi c’è stata (32 e 37% in meno) ma “non significativa” al punto da chiedere un’estensione delle indicazioni di un farmaco già “sorvegliato” con triangolo nero per le importanti interazioni con altre terapie, tra cui antiaritmici, anticoagulanti, cortisonici, ma anche prodotti erboristici. Quanto agli anticorpi monoclonali, il DG Aifa Nicola Magrini ha annunciato una ricerca per vedere se “sdoganare” i più recenti; le indicazioni del promettente Evusheld di AstraZeneca sono al momento ristrette ad una platea potenziale di neanche 100 mila utenti, in genere a rischio e in condizioni più gravi di chi usa antivirale, ma qui ci sarebbero più chance di evitare il contagio da Covid-19. Intanto l’Istituto Mario Negri dà notizia di due studi sugli antinfiammatori, che confermano l’impatto dei trattamenti precoci con Fans e paracetamolo nel prevenire ricoveri.Per Walter Marrocco responsabile scientifico Fimmg eResponsabile Progetti Formazione e Ricerca Metis Fimmg, rispetto a un anno fa, l’arsenale terapeutico è di certo migliorato. «Grazie alla recente possibilità di prescrivere il Paxlovid, disponiamo di farmaci in grado di modificare ulteriormente l’andamento della malattia da Covid-19. Purtroppo, come si evince dall’ultimo report Aifa, non in tutte le regioni si è partiti con prescrizione del Paxlovid in distribuzione per conto. Mancano Lombardia, Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia; mentre in Umbria e Toscana c’è già un buon rapporto tra prescrizioni e numero di abitanti, e Lazio, Marche, Piemonte sono partiti». Marrocco concorda con l’idea che le indicazioni d’uso vadano estese in base all’età, dai 70 anni in su, «meglio ancora dai 65, perché è in quella fascia che iniziamo ad osservare maggiormente i fattori di rischio e si riscontrano più facilmente casi di decesso». Quanto all’indagine Pfizer sugli effetti “profilattici” di Paxlovid, «credo sia opportuno riflettere. Era intuibile che un antivirale non potesse prevenire i contagi. Solo modificando la risposta immunitaria con un effetto di lunga durata si può attendere, anche se solo in una certa percentuale, una protezione dei soggetti trattati da un eventuale alto rischio di contagi. Questo si può ottenere principalmente con i vaccini o con alcuni anticorpi monoclonali. Noi dobbiamo però usare le nostre armi in modo mirato e non “sparando” a caso come se usassimo una mitragliatrice; è questo ciò che sta cercando di fare il medico di famiglia. Gli antivirali, sia per infusione che orali, possono fermare la replicazione del virus, ed è intuibile che non possano impedirne l’ingresso». Per Marrocco il Mmg può mirare nel modo più efficace l’antivirale, basandosi su un riscontro precoce della positività del paziente e sulla sua valutazione clinica «ma al momento, al di là delle difformità di utilizzo tra regioni, si scontano problemi di tipo clinico, amministrativo e di distribuzione dei famaci antivirali. Va anche evidenziato, secondo dati rilevati recentemente da FIMMG Lazio, come il lavoro del MMG, in questi due anni sia cresciuto del 300%. Infatti,il medico di famiglia si trova impegnato verso la cura dei pazienti non Covid e verso l’onda di ritorno di chi tra loro non è stato adeguatamente assistito nell’emergenza pandemica. Nel caso poi dell’uso degli antivirali, il Mmg deve affrontare nuove modalità prescrittive , da cui è sempre stato escluso. Mi riferisco alla compilazione di un piano terapeutico, con cui deve comunque familiarizzare, ma ancor più perché questa è una compilazione cartacea, che prende tempo, sottraendolo al resto dell’attività. Attendiamo con ansia che le regioni facilitino un percorso prescrittivo informatizzato. Sempre relativamente al Covid-19, oltre al notevole carico di lavoro clinico, in molte regioni, incluso il Lazio, continua il sovraccarico di funzioni, come quelle medico legali, tipiche dei dipartimenti d’Igiene pubblica delle Asl, quali il confinamento del paziente con tampone positivo, la certificazione di malattia, il controllo sul successivo tampone (effettuati spesso dallo stesso Mmg) e lo sblocco dall’isolamento con il relativo certificato di guarigione. Il nostro grido di allarme è che va evitata altra burocrazia inutile. Ci sono poi ancora vincoli alla distribuzione nelle farmacie, con i foglietti illustrativi tradotti in italiano non ancora a regime, da stampare sul momento».Un cenno alle altre terapie che il paziente può seguire a casa: cosa sappiamo di più di un anno fa? «Più che novità, vanno ribaditi alcuni principi, in primis i farmaci disponibili, vanno usati in modo sempre più mirato», dice Marrocco. «L’antibiotico non serve di fronte ai sintomi dei primi giorni e ad una chiara positività, se non in situazioni limitate; l’eparina va utilizzata “cum grano salis” anche in ospedale, di fronte a malati allettati o anziani; gli anticorpi monoclonali vanno indicati solo in situazioni specifiche, dettagliate da Aifa nei particolari. Quanto ai cortisonici, sono molto efficaci, ma non andrebbero usati nei primi giorni, in fase viremica quando il virus sta colonizzando l’organismo, perché si rischia di ritardare la risposta immunitaria; vanno semmai utilizzati dopo, di fronte a un’eventuale risposta infiammatoria importante». By Mauro Miserendino fonte: Doctor33

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What we know—and do not know—about long covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 Maggio 2022

Welcome to our weekly newsletter highlighting the best of The Economist’s coverage of the pandemic and its effects. Scientists have learnt a lot about how covid-19 affects the body. But more than two years since the start of the pandemic, complications associated with “long covid” are far less understood. This week we explain what long covid is and why there is little consensus on how to treat it. Our data journalists have mapped out how the pandemic has changed where American homebuyers want to live. The data show people are flocking to warmer suburbs. The pandemic has created a fractious relationship between scientists and politicians in America. Edward Carr, our deputy editor, spoke with Dr Anthony Fauci, chief medical adviser to Joe Biden. In the interview with The Economist, Dr Fauci discusses the death threats he received during the pandemic and his disagreements with Donald Trump. Our print edition this week focuses on China’s worsening outbreak. Tens of millions of Chinese are unable to leave their homes and Omicron has been spreading stealthily in Beijing for days. Those who test positive are taken to isolation centres, which is a particularly worrisome fate for Chinese pet-owners: in several cities animals have been bludgeoned to death by workers sent to disinfect homes. In a leader we explain why the martial rhetoric favoured by the country’s ruling elite will not help defeat covid. In the rest of the world, where the threat of covid is subsiding, there is growing interest in where unparalleled emergency-relief funds went. The rush to support households and firms led to poor procurement, messy programmes and inadequate oversight. In some countries it created a criminal’s paradise. Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Covid’s economic fallout shows no signs of abating

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

Welcome to our weekly newsletter highlighting the best of The Economist’s coverage of the pandemic and its effects. Covid-19’s economic fallout shows no signs of abating. Our cover story looks at America’s Federal Reserve, which has failed to tackle the inflation fuelled by the country’s pandemic stimulus. Across the Atlantic, European economies are adjusting to the end of the ECB’s pandemic bond-buying scheme.The focus is once again on China, where cases continue to rise, reflecting low vaccination rates among the elderly and an ineffective local vaccine. Attempts to quash the virus are wreaking havoc on the economy, while elitist rules expose ancient geographic inequalities. Officials are baselessly blaming foreign imports for outbreaks.It is not all bad, though. The pandemic appears to have sparked a trend towards more entrepreneurship. Bartleby, our columnist on management and work, is evidently inspired: he offers a range of startup ideas for the new hybrid workplace. Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Covid: le persone sono diventate più sole con la pandemia?

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2022

Durante i due anni dallo scoppio della pandemia, molte persone hanno dovuto vivere situazioni all’insegna della profonda solitudine. Alcuni studi su un tema così delicato sottolineano quanto uno stato d’animo del genere si sia accentuato nel corso di un periodo così complicato. Un’analisi effettuata nel mese di gennaio del 2021 non aveva riscontrato particolari cambiamenti significativi sui rapporti sociali tra le persone, ma la situazione è variata con il passare del tempo.Gli ultimi dati relativi alle condizioni psicologiche delle persone durante gli ultimi due anni all’insegna della pandemia hanno rilevato che le persone sono state alle prese con un sostanziale incremento della solitudine, seppur con cifre contenute. I dati, che presto saranno di dominio pubblico e pubblicati su American Psychologist, sono stati presi intervistando oltre 200 mila persone dalle età differenti, provenienti da ogni angolo del globo. Alcuni soggetti modificavano in misura sensibile i parametri, dato che la loro sensazione di solitudine era molto evidente. In tali casi, il vuoto era cresciuto in maniera esponenziale, con un calo sostanziale della felicità. Altre persone prese a campione, invece, non hanno segnalato alcun cambiamento nella loro quotidianità.Alcune ricerche effettuate già prima della pandemia hanno riscontrato che la capacità umana nelle relazioni sociali sia stata ampiamente compromessa da fattori che non hanno nulla a che fare con ciò che è accaduto nel corso degli ultimi due anni. Una consapevolezza simile, acquisita grazie al lavoro dei ricercatori, rivela comunque un insieme di dati alquanto allarmanti.Cosa si può fare per evitare che la situazione possa peggiorare in misura notevole? Per farlo, è sufficiente seguire alcune piccole raccomandazioni fatte dagli esperti del portale Psicologi Online (www.psicologionline.net) su come sia possibile migliorare la connessione tra le varie persone, con la prospettiva di sentirsi molto meno soli.Anche nelle scuole chi vuole può ottenere notevoli risultati, cercando di far stringere rapporti più sereni e consapevoli tra i singoli studenti. Ogni insegnante dovrebbe rendere i rapporti tra i ragazzi come una vera priorità. A tal proposito, è essenziale strutturare al meglio l’intero lavoro scolastico, affinché si riesca a sviluppare fino in fondo una connessione emotiva tra i vari alunni. Un discorso analogo è valido per quanto concerne i singoli cittadini. In questo caso, si può pensare ad appositi spazi condivisi, nei quali le persone possono ritrovarsi e coinvolgere la comunità in lavori portati avanti in massima collaborazione.” “Parlando del posto di lavoro, i datori e i dirigenti dovrebbero iniziare a pensare in maniera intensiva al benessere psicologico dei loro dipendenti. Per esempio, possono premiare quei dipendenti capaci di soccorrere i colleghi in difficoltà, o comunque importanti per il rafforzamento di un team aziendale. I manager possono favorire le giuste condizioni per dar vita a un posto di lavoro dalla maggiore connessione fisica, semplificando i rapporti tra dipendenti e collaboratori”, concludono gli esperti del portale psicologionline.net. Nonostante i dati siano abbastanza chiari sull’aumento della solitudine, dovuto anche ai postumi di una pandemia senza fine, sta a tutti noi cambiare la situazione nel nostro piccolo. Dovremmo compiere alcuni piccoli passi, giorno dopo giorno, nella direzione giusta. Porsi più dolcemente verso il prossimo può fare la differenza. In questo modo, riusciremo a invertire questo trend negativo. Tutti insieme possiamo essere molto più forti di qualsiasi avvenimento storico.

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Covid: Farmaci antivirali orali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2022

La Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Aifa è orientata a favore della prescrizione dei nuovi farmaci antivirali contro Covid-19 da parte dei medici di famiglia e della dispensazione da parte delle farmacie di comunità “secondo il meccanismo della distribuzione per conto terzi. Lo ha annunciato Nicola Magrini, dg dell’Aifa, a margine della conferenza stampa tenutasi oggi presso il Ministero della Salute, mentre la riunione della Cts era in corso: “La decisione – ha precisato – verrà sviluppata nei prossimi giorni”. A sollecitare la svolta in questa direzione anche l’interpellanza presentata nei giorni scorsi da Andrea Mandelli, in cui ha sottolineato l’opportunità di “semplificare le procedure di dispensazione dei due medicinali antivirali che non necessitano di essere gestiti in ambiente ospedaliero; infatti, sono farmaci sottoposti a cura domiciliare”. Mandelli ha anche richiamato i passaggi di accoglimento da parte del Governo di un ordine del giorno che impegnava il Governo, “a valutare l’opportunità di modificare il regime di prescrizione e dispensazione degli antivirali specifici per il trattamento di pazienti con Covid-19, consentendo la prescrizione da parte dei medici di medicina generale e la dispensazione da parte delle farmacie di comunità con modalità previste da specifici accordi. E infine, ribadendo che “per ragioni di interesse pubblico, l’erogazione potrebbe avvenire da parte delle farmacie territoriali senza maggiori oneri per la finanza pubblica, delegando il farmacista a tutti gli adempimenti necessari”. Magrini, a Cts di Aifa ha dichiarato che “c’è un chiaro orientamento favorevole per aggiungere i medici di famiglia ai prescrittori degli antivirali. La decisione verrà sviluppata nei prossimi giorni. Paxlovid sarà disponibile in 50mila dosi al mese. Ci sarà anche una formazione adeguata per i medici di famiglia. Molnupiravir è invece meno efficace e ci sarà un minore investimento” ha detto precisando che l’accesso a tali farmaci “sarà reso disponibile nei prossimi giorni”. La possibilità di prescrivere antivirali contro il Covid da parte dei medici di famiglia “considerando tutte le modalità organizzative da attuare, riteniamo che dovrebbe essere dall’inizio della prossima settimana” ha aggiunto. Paxlovid, “ha numerose interazioni farmacologiche da valutare con attenzione” ma l’obiettivo è “usarlo maggiormente e in condizioni di sicurezza, visto che finora lo abbiamo utilizzato meno delle aspettative e oggi ne abbiamo una quantità tale da renderlo disponibile per una platea di prescrittori più ampia”. Ha spiegato che “questi farmaci saranno in distribuzione per conto terzi in tutte le regioni”, cioè acquistate dalle asl che le renderanno disponibili nelle farmacie, e il cittadino potrà ritirarlo direttamente in farmacia su prescrizione del medico di base. (abstract) Fonte Doctor33

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Covid, antivirali in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2022

Se il vaccino resta l’arma fondamentale con cui affrontare la fase di contrasto al Covid-19, i farmaci antivirali rappresentano un importante strumento in campo. Su questi, Aifa e Ministero della Salute sono al lavoro verso una «territorializzazione» dell’uso, che consenta la prescrizione ai medici di medicina generale. Il punto, in un Question time alla Camera, è del Ministro Roberto Speranza, ma dalla categoria viene sottolineato che «la semplificazione delle prescrizioni deve essere accompagnata da una revisione delle procedure per la loro dispensazione», mentre dal Gimbe viene invocato un modello gestionale, con anche le farmacie territoriali, che ponga rimedio a «numeri esigui di utilizzo di tali farmaci».Il tema di un sottoutilizzo degli antivirali, va detto, è stato segnalato da tempo da qualche Regione e ieri a ribadirlo è stato anche Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, che, nell’ambito del monitoraggio della Fondazione sui dati Covid-19 diffuso ieri, ha spiegato: «Il numero dei decessi che non accenna a scendere merita una particolare attenzione: infatti, accanto a fattori epidemiologici non modificabili (età avanzata, comorbidità), esistono determinanti legate al calo dell’efficacia vaccinale sulla malattia grave e al sottoutilizzo dei farmaci antivirali su cui, invece, è possibile intervenire. Come riportato dal Report AIFA “Monitoraggio Antivirali per COVID-19 del 25 marzo 2022” dei trattamenti disponibili per pazienti non ospedalizzati sono state avviate 4.052 terapie con Paxlovid (in 42 giorni), 12.149 con Molnupiravir (in 83 giorni) e 5.100 con Remdesivir (in 83 giorni). Numeri troppo esigui, rispetto alle indicazioni di questi farmaci, raccomandati per tutti gli adulti non ospedalizzati per COVID-19 e non in ossigeno-terapia per COVID-19 con insorgenza di sintomi da non oltre 5 giorni e in presenza di condizioni cliniche predisponenti che rappresentino dei fattori di rischio per lo sviluppo di COVID-19 grave. Il sottoutilizzo di questi farmaci è da imputare alla mancata abilitazione dei medici di famiglia alla loro prescrizione, oltre che all’erogazione esclusiva nelle farmacie ospedaliere e non in quelle territoriali. Considerato che l’accordo 2022 per la fornitura di Paxlovid ammonta a 600mila trattamenti completi (per un totale di 400 milioni di euro), in assenza di un adeguato modello organizzativo in grado di garantire la necessaria tempestività della prescrizione, si rischia concretamente che le scorte rimangano inutilizzate, come già accaduto per gli anticorpi monoclonali». Intanto, anche l’ambito della medicina generale accoglie positivamente le intenzioni del Ministro e di Aifa di una territorializzazione della gestione degli antivirali: «La possibilità di prescrizione degli antivirali contro il Covid-19 da parte dei medici di famiglia è un atto dovuto per la gestione concreta di una pandemia che sta evolvendo verso un’endemia e che continua a rappresentare un rischio per le persone fragili e anziane, sulle quali un intervento terapeutico immediato potrebbe cambiare la storia del paziente» ha detto il segretario generale del sindacato dei medici di famiglia Fimmg, Silvestro Scotti.(abstract) By Francesca Giani fonte Farmacista33

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Vaccini Covid ed effetto sui ricoveri

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2022

Da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e coordinato da Adrienne Randolph del Boston Children’s Hospital con la collaborazione dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta emerge che la vaccinazione dei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni ha ridotto i ricoveri per COVID-19 di oltre due terzi durante l’impennata dovuta alla variante omicron. Poiché questo gruppo di età è diventato idoneo al vaccino solo di recente, i numeri non erano sufficienti per valutare separatamente la malattia critica. Viceversa, fra 12 e 18 anni la vaccinazione è risultata efficace al 92% nel prevenire le ospedalizzazioni per la variante delta, scendendo al 40% con la variante omicron. In termini di prevenzione delle malattie gravi in questa fascia di età la vaccinazione è stata efficace al 96% durante il periodo delta e il 79% durante l’ondata omicron. Per giungere a questi risultati i ricercatori hanno usato i dati della rete nazionale Overcoming COVID-19, lanciata dalla stessa Randolph nel 2020, selezionando 1.185 bambini con COVID-19 in 31 ospedali pediatrici negli Stati Uniti: 918 erano adolescenti tra 12 e 18 anni e 267 bambini tra 5 e 11 anni. «Come gruppo di controllo sono stati arruolati pazienti di età simile ricoverati in ospedale per altri motivi» scrivono gli autori, precisando che lo studio è durato da luglio 2021 al 17 febbraio 2022, durante le ondate delta e omicron. Nei bambini dai 5 agli 11 anni, è stato possibile valutare i benefici del vaccino solo durante la variante omicron, dato che l’approvazione del vaccino Pfizer-BioNTech è avvenuta in questa fascia di età solo in ottobre 2021 a fronte della disponibilità da dicembre 2020 per gli adolescenti tra 16 e 18 anni e da maggio 2021 nei bambini tra 12 e 15 anni. Ciononostante, al 16 marzo 2022 solo il 27% dei bambini tra 5 e 11 anni aveva ricevuto due dosi di vaccino secondo i dati dei CDC raccolti dall’American Academy of Pediatrics. (fonte Doctor33)

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COVID Human Challenge Study Results Published

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2022

LONDON, UK—Nature Medicine has published the results of the world’s first COVID human challenge study. The preprint became available as of February 2022, but the full publication also contains supplementary materials, including the study protocol. Imperial College London’s announcement of the results, including a summary of the findings of interest, can be read here.Day Sooner began advocating on behalf of volunteers who wanted to participate in COVID challenge studies in April 2020. We called for greater transparency for these studies and an earlier release of the protocol (as published in the Guardian and the British Medical Journal), to ensure public trust and understanding.We appreciate the research team’s boldness in being the first team to run COVID human challenge studies, and are grateful to the team and study participants. While 1Day had no role in running the study, a number of our volunteers (some quoted below) have spoken widely about their pride in their participation. In addition, 1Day Sooner worked hard to build the public conversation around challenge trials and engage interested parties, and continues to advocate that medical trial volunteers should be represented in medical ethics discussions.In this infectious dosing study, participants were exposed to an early strain of SARS-CoV-2 and kept under medical observation so immune response data could be collected and analyzed. The preprint contains data describing participants’ viral load, symptoms, and period of contagiousness, as well as the sensitivity and specificity of lateral flow tests.The results of this challenge trial are fascinating, and would have been even more useful early in the pandemic, when there was immense uncertainty about contagiousness and the use of lateral flow tests, among other items this study examined. These results demonstrate the importance of using challenge trials early in emergency situations and treating them with urgency once they are underway.Now that the COVID challenge model has finally been established and better treatments exist, the model needs to be expanded to new strains and scaled up to test universal coronavirus vaccines, intranasal vaccine formulations, and new antiviral treatments. Dr. Fauci has endorsed the use of common cold coronavirus challenge models in developing universal vaccines, and Dr. Dean Smith, Section Head of the Combination Vaccines review division in Health Canada, suggested human challenge as a potentially important approach to authorizing universal coronavirus vaccines at a January WHO global consultation on the topic.

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Covid, Ucraina e mercati: sarà una ripresa rapida?

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2022

L’Etf dei mercati azionari europei SMEA (SMEA.MI) è tornato al di sopra dei livelli del 23 febbraio, alla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina. A questo proposito occorre fare subito due considerazioni: in primo luogo, la storia sembra sostenere l’acquisto di asset azionari durante le crisi geopolitiche, come ben documentato da un articolo di Barry Ritholtz del febbraio 2022, che mostra la performance dell’S&P500 in diversi momenti di crisi dalla prima metà del Novecento ad oggi. La storia sembra quindi destinata a ripetersi, anche se in modo forse meno evidente, quando si guarda all’attuale performance dell’Etf dei mercati azionari europei. Inoltre, nel giugno 2020, nel pieno della crisi pandemica, i mercati azionari sembravano convinti che i governi avrebbero fornito un notevole sostegno all’economia globale e che un vaccino efficace sarebbe stato trovato molto più velocemente che in passato, rivelandosi quindi piuttosto lungimiranti.Dunque la prospettiva di lungo termine sugli eventi geopolitici e l’esperienza più recente del Covid suggeriscono una ripresa rapida dei mercati azionari, ancora prima del miglioramento dei fondamentali. Non mancano, ovviamente, punti di vista alternativi che sostengono il fatto che i mercati non riflettano adeguatamente la situazione attuale: il conflitto in Ucraina si sta prolungando con un grande costo in termini di vite umane e sembra abbastanza probabile che, nonostante i negoziati, la crisi geopolitica non si risolverà a breve. Le premesse ora sono molto diverse: le Banche Centrali stanno “spingendo” verso politiche monetarie più restrittive e il presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato che l’economia statunitense è abbastanza forte da tollerare tassi di interesse più alti, mentre la Banca d’Inghilterra ha inviato un messaggio leggermente più conservativo (con un membro del MPC che ha votato per non apportare nessun cambiamento di politica monetaria). I mercati obbligazionari si aspettano altri sei (o più) rialzi dei tassi negli Stati Uniti nei prossimi dodici mesi e se questa previsione si dovesse rivelare corretta (cosa improbabile, a nostro parere), è facile immaginarsi che le aspettative di crescita negli Stati Uniti diminuiranno. L’inversione di tendenza delle azioni europee è stata rapida ed evidenzia ancora una volta come cercare di “cronometrare” i mercati sia un compito complesso. Dobbiamo, però, essere cauti nel lasciarci guidare dall’esperienza del Covid, rispetto a cui sono cambiati non solo il contesto di politica monetaria: alla luce della ripresa economica e degli attuali livelli di inflazione, le Banche Centrali non potranno prolungare la loro azione di supporto. Per il futuro non è dunque da escludere una maggiore volatilità, che rende consigliabile un posizionamento leggermente più conservativo rispetto agli ultimi diciotto mesi, con un’ampia gamma di esposizioni al rischio, anche se è bene ricordare che l’opzione più rischiosa resta senza dubbio quella di uscire del tutto dai propri investimenti. (abstract https://www.moneyfarm.com/it/)

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Covid-19: si fa strada l’ipotesi quarta dose

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

L’inversione di trend della curva epidemica, in risalita, è il dato più significativo degli ultimi giorni stando ai dati diffusi dai monitoraggi dell’Istituto superiore di sanità. Un trend in atto anche in altri Paesi europei oltre che in Cina. In Francia, ad esempio, è stata avviata la somministrazione della quarta dose vaccinale agli over-80 proprio a seguito della lieve ripresa dei contagi, ma al contempo è stata confermata da lunedì la fine delle restrizioni, fra cui l’obbligo di mascherina al chiuso e il possesso del super green pass. E la situazione peggiora anche in Germania, con circa 250 vittime al giorno. Una situazione che appare sotto controllo probabilmente dovuta sia alla maggiore diffusività di Omicron sia all’allentamento delle misure. In questo quadro, si ragione di strategie future e dell’opportunità di una quarta dose vaccinale anche sulla base del numero di reinfezioni. Occorre cioè decidere, ha spiegato Guido Rasi, consulente del commissario all’emergenza Figliuolo, «se impegnarsi a ridurre il numero di reinfezioni, per evitare le ricadute sociali ed economiche, oppure valutare che sia preferibile concentrare gli sforzi sulle terapie disponibili». Un monitoraggio attento, ha concluso, «ci dirà se dovremo ragionare di continuare con questo vaccino, cercarne migliori o se si possa convivere così». «La quarta dose di vaccino anti-Covid c’è già per gli immunodepressi in Italia. Questo serve oggi. Per andare oltre” queste categorie “credo non ci siano evidenze sufficienti. Quindi aspettiamo un attimo». È la riflessione di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), rispetto al capitolo “secondo booster” su cui alcuni Paesi stanno avanzando. Come il Regno Unito che si prepara a un nuovo richiamo agli ultra 75enni, agli immunodepressi e agli ospiti delle case di riposo nelle prossime settimane, come suggerito di recente dai consulenti medici dell’esecutivo e come confermato da Sajid Javid, ministro della Sanità del governo di Boris Johnson. Per valutare l’opportunità di una quarta dose, ha sottolineato Rasi, sarà dunque cruciale valutare parametri come «il livello dell’infezione, l’immunità della popolazione e la valutazione di una decisione a livello sociale se anche un 10-20% di protezione contro l’infezione diventi essenziale o no». Secondo Rasi, è necessario pertanto capire «quanto e chi si reinfetta e anche quanto siamo in grado, senza struttura commissariale di somministrare dosi vaccinali per ottenere l’obiettivo di rallentare una eventuale ondata». Ma «viceversa – ha rilevato – potremmo anche iniziare a pensare che c’è una sufficiente immunità cellulare nella popolazione e focalizzarci sulle cure che oggi ci sono, velocizzando gli aspetti burocratici di accesso alle cure». Terza ipotesi, «ma non me la aspetto per settembre o ottobre – ha concluso – è che ci sia un vaccino che dia finalmente una immunità che prevenga anche il contagio da Covid, perché già abbiamo vaccini che prevengono la malattia grave». (fonte Doctor33)

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Vaccini Covid e reazioni avverse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2022

I vaccini a mRNA contro Covid-19 sono sicuri. Una nuova conferma arriva da un’analisi dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani, pubblicata su The Lancet, che ha fatto ordine tra le segnalazioni di eventi avversi registrate dopo circa 300 milioni di somministrazioni di vaccino mRNA nei primi 6 mesi di campagna vaccinale. Nel 92% dei casi le reazioni hanno riguardato disturbi lievi. Meno dell’1% dei vaccinati ha avuto bisogno di assistenza medica.L’analisi fa riferimento a due sistemi di sorveglianza attivi in Usa: VAERS (che ha ricevuto 340.522 auto segnalazioni) e v-safe (che ne ha raccolte 7.914.583). Il 92,1% delle segnalazioni arrivate al VAERS non erano gravi, il 6,6% invece lo erano. Il sistema ha raccolto le segnalazioni di 4.496 decessi, l’80% dei quali tra persone con più di 60 anni. I ricercatori avvertono però che non esiste correlazione tra decessi e vaccini. “Gli operatori sanitari sono tenuti a segnalare tutti i decessi successivi alla vaccinazione, indipendentemente dalla potenziale associazione diretta con il vaccino”, scrivono. Le reazioni sono state più frequenti dopo la seconda dose che non dopo la prima. Quanto al tipo di reazione, dal sistema v-safe emerge che il 66-68% dei vaccinati ha segnalato dolore al sito di iniezione dopo la prima e la seconda dose; il 33% ha provato affaticamento dopo la prima dose, la quota è salita al 55% dopo la seconda; il 27% dei vaccinati ha avuto mal di testa dopo la prima dose, il 46% dopo la seconda. Dopo la dose due il 32,1% dei vaccinati non è stato in grado di lavorare e svolgere attività normali, quota molto più alta rispetto alla prima dose (11,9%). Nella maggior parte casi si è trattato, comunque, di sintomi lieve, risolti in uno o due giorni. “I vaccini sono lo strumento più efficace per prevenire i casi severi di Covid-19”, afferma Hannah Rosenblum, prima autrice dello studio, secondo la quale i dati emersi dai due sistemi di sorveglianza “dovrebbero rafforzare la fiducia che i vaccini mRNA contro il Covid-19 sono sicuri”. Nel frattempo, il Gruppo tecnico di esperti Oms sulla composizione dei vaccini contro Covid-19 (Tag-Co-Vac), ha aggiornato le sue indicazioni al nuovo contesto epidemico caratterizzato dalla circolazione di Omicron negli ultimi mesi, sottolineando come “per continuare a garantire una protezione ottimale in futuro, devono essere aggiornati man mano che emergono nuove varianti” di Sars-Cov-2. I vaccini aggiornati possono essere monovalenti, mirati cioè contro la principale variante in circolazione, o multivalenti, in grado di dare copertura contro più varianti. Secondo gli esperti Oms, inoltre, in futuro i vaccini dovranno prevenire anche l’infezione e la trasmissione virale, oltre a proteggere da malattia grave e decesso: “lo sviluppo di vaccini ‘universali’, nonché di prodotti in grado di suscitare l’immunità mucosale, possono essere opzioni auspicabili, ma i tempi per la messa a punto e la produzione restano incerti”, sottolineano gli esperti del Tag-Co-Vac, che incoraggiano i produttori a generare e inviare all’Oms i dati sui vaccini allo studio. Tag-Co-Vac continua comunque a sostenere “con forza l’accesso immediato e ampio agli attuali vaccini contro Covid-19 per il ciclo primario e le dosi di richiamo, in particolare per i gruppi a rischio di sviluppare malattia grave, dato che gli attuali vaccini Covid-19 continuano a fornire alti livelli di protezione contro la patologia severa e il decesso, anche durante la circolazione di Omicron”. (Fonte Doctor33)

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Two years on, how has covid changed the world?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2022

Two years ago on March 11th, the World Health Organisation declared covid-19 a pandemic. What lessons has the world learned? Americans are taking stock and eager to leave the wretchedness behind them. But as they move into a new phase of the pandemic, planning for the future should involve a frank look at the country’s poor performance over the past two years. In our Britain section, we look at how London has recovered from covid. The declaration of the pandemic was an existential crisis for the city. Much of what had made the capital ever more appealing and successful—the crowding together of clever people, the excellent public-transport network, the restaurants and culture—was drastically curtailed. In China, the outlook is not so optimistic. Not since the early days of the pandemic has the country seen so many new, locally transmitted cases of covid. Clusters have been found in most of China’s provinces. While many countries are learning to live with the virus, in China each new case is testing the government’s “zero-covid” strategy, which uses mass testing and lockdowns to crush any hint of an outbreak. China’s scientists are looking for a way out of this policy. Politicians will have the ultimate say but the Omicron variant may force them to act. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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Un nuovo contributo alla lotta contro il Covid-19 potrebbe arrivare dai probiotici

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2022

È quanto emerge dallo studio realizzato da AB-BIOTICS, azienda biotecnologica spagnola parte della multinazionale giapponese Kaneka, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Gut Microbes che riporta le più importanti novità sul microbiota. Secondo la ricerca, la formula AB21, costituita da 4 specifici ceppi probiotici, produce significativi effetti positivi nei pazienti ambulatoriali affetti da Covid-19, con benefici sul tasso di remissione, durata dei sintomi e carica virale. A renderli possibili è l’interconnessione tra microbiota intestinale e immunità polmonare del cosiddetto asse intestino-polmone (GLA): nel nostro organismo, infatti, i batteri della flora intestinale co-operano con i meccanismi immunitari per proteggerci dalle infezioni. Lo studio mostra che la somministrazione di ceppi probiotici specifici può rinforzare questi meccanismi antivirali. Una scoperta importante, che potrebbe portare a nuove opzioni per il trattamento di pazienti che hanno contratto il Covid-19 con sintomi lievi e che lascia spazio ad ulteriori approfondimenti. Al momento, infatti, esistono solo alcuni studi osservazionali e retrospettivi, ma nessun’altro studio randomizzato e controllato con placebo, Ad oggi non esiste quindi un trattamento a base di probiotici approvato o raccomandato per trattare o prevenire il Covid-19 ma, se altre ricerche confermassero questi dati, si potrebbero aprire nuovi scenari. Per ottenere questi incoraggianti risultati, i ricercatori hanno coinvolto 293 pazienti tra i 18 e 60 anni con diagnosi di SARS-CoV-2 lieve, non ospedalizzati di cui 126 (42%) con noti fattori di rischio come diabete e/o ipertensione; 147 pazienti sono stati trattati con AB21, 146 trattati con placebo. AB21 è stato somministrato una volta al giorno per 30 giorni; la sua è una combinazione di 4 ceppi probiotici – composta da tre ceppi di Lactiplantibacillus plantarum (KABP022, KABP023 e KABP033) e uno di Pediococcus acidilactici (KABP021). Alla fine dei 30 giorni di osservazione, il 53,1% dei pazienti nel gruppo probiotico ha raggiunto la remissione completa (completa eliminazione dei sintomi e della carica virale), contro il 28,1% del gruppo placebo: una differenza statisticamente valida. In più, sono stati osservati effetti significativi anche nel ridurre la durata dei sintomi, la carica virale e gli infiltrati polmonari, con al contempo un aumento degli anticorpi IgM (Immunoglobine M) e IgG (Immunoglobine G), specifici per il SARSCoV2. Non sono state rilevate, invece, modifiche significative nel microbiota fecale, suggerendo che la formula probiotica abbia influenzato l’asse intestino-polmone principalmente stimolando il sistema immunitario dell’ospite piuttosto che alterando la composizione del microbiota del colon. La formula AB21, con aggiunta di Vitamina D per contribuire al normale funzionamento del sistema immunitario, è contenuta in un integratore già messo in commercio in Italia, Francia, Spagna e Portogallo da Zambon, multinazionale farmaceutica impegnata nell’innovazione e nello sviluppo per migliorare la qualità della vita dei pazienti e la salute delle persone. By Beatrice Bonomi

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Scuola: Il Covid non è terminato, il personale ha diritto a spostarsi con l’assegnazione provvisoria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

“Bisogna riunire le famiglie e non dividerle, in assoluto ma ancora di più in situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo”: lo ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricordando l’emendamento presentato dal sindacato al DL Sostegni ter, perché “l’assegnazione provvisoria deve essere garantita a tutto il personale scolastico senza vincoli o discriminazione”. Secondo Anief, l’assegnazione provvisoria, quando motivata e vi sono i posti per accoglierla, non può essere negata: va accordata a tutti gli immessi in ruolo dalla prima fascia delle GPS o che hanno ottenuto il trasferimento interprovinciale tramite domanda di mobilità, così da ridurre la lontananza dagli affetti. Nelle motivazioni dell’emendamento, il sindacato ricorda che la norma, se approvata, non avrebbe alcun impatto finanziario, “in ragione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19” e “a ristoro delle restrizioni che hanno caratterizzato gli spostamenti durante l’emergenza epidemiologica”.

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COVID-19: anche le piastrine contribuiscono a una risposta più rapida ai vaccini

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2022

Un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma ha individuato nelle piastrine del sangue specifiche caratteristiche che permettono di capire molto precocemente se il vaccino indurrà una risposta immunitaria rapida. Lo studio, pubblicato su Journal of Thrombosis and Haemostasis, conferma la sicurezza e l’efficacia dei vaccini a mRNA e amplia le conoscenze utili a una programmazione strategica futura Il COVID-19 ha accelerato esponenzialmente la ricerca sui vaccini a mRNA, già studiati da anni per la lotta contro il cancro o per altre forme virali come lo Zika virus, perché molto versatili nella fase di progettazione e facili da produrre su larga scala. Nel 2019 moltissimi laboratori di tutto il mondo hanno convogliato le loro energie, risorse e conoscenze nel loro sviluppo, al punto che nell’arco di un anno questi vaccini sono passati dalla fase sperimentale alla somministrazione su scala mondiale, dimostrando una efficacia sorprendente. Tuttavia, la ricerca, nell’ottica della comunità scientifica mondiale di ottimizzare la distribuzione e porre fine alla diffusione del virus, non si è arrestata. In questo contesto di continua evoluzione, si inserisce un nuovo studio condotto da ricercatori della Sapienza e pubblicato su Journal of Thrombosis and Haemostasis, il giornale ufficiale della International Society of Thrombosis and Haemostasis, sul ruolo delle piastrine nella risposta immunitaria indotta dai vaccini. Le piastrine sono le cellule più numerose del sangue note per il loro ruolo nel prevenire la fuoriuscita di sangue da lesioni dei vasi sanguigni. In realtà queste cellule sono delle vere e proprie sentinelle, che perlustrano il nostro sistema sanguigno e che allertano il sistema immunitario se incontrano agenti patogeni o stimoli infiammatori. Lo studio è stato avviato con l’inizio della campagna della campagna vaccinale in Italia lo scorso 2020 e ha coinvolto un campione di soggetti giovani e sani che ricevevano il vaccino presso il Policlinico universitario Umberto I, sui quali è stata osservata la risposta piastrinica, quella immunitaria, e come le due interagissero tra loro.I ricercatori hanno così dimostrato, da una parte, che i vaccini a mRNA non attivano le piastrine e quindi non aumentano il rischio di trombosi. Dall’altra hanno identificato in queste cellule specifiche caratteristiche che permettono di comprendere molto precocemente se il vaccino evocherà una risposta immunitaria rapida, un fattore di estrema importanza per fronteggiare il COVID-19.I risultati del nostro studio – commentano i ricercatori – non solo hanno ampliato le conoscenze sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini a mRNA, ma saranno molto utili per la programmazione strategica futura dei vaccini”.

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Covid: Primo anticorpo per prevenire la malattia nei pazienti fragili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

È disponibile nel nostro Paese la prima opzione farmacologica a base di anticorpi per la prevenzione del Covid-19. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato l’utilizzo della combinazione di due anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione (tixagevimab e cilgavimab) per prevenire i sintomi del Covid-19, prima dell’esposizione al virus, nelle persone ad alto rischio, cioè coloro che hanno un sistema immunitario compromesso e per i quali è necessaria una protezione supplementare al vaccino. Nello studio internazionale di fase 3 PROVENT su circa 5200 individui, la combinazione ha mostrato una riduzione statisticamente significativa, pari all’83%, del rischio di sviluppare la malattia in forma sintomatica, con una protezione che continua per almeno sei mesi dopo una sola dose. La profilassi pre-esposizione al Covid-19 è un’arma particolarmente importante per proteggere i più vulnerabili, come le persone affette da leucemia linfatica cronica, da immunodeficienze primitive o acquisite o quelle sottoposte a trattamenti immunosoppressivi come i trapiantati. Si tratta dell’unica opzione farmacologica a base di anticorpi autorizzata per l’utilizzo in emergenza anche in Italia per la profilassi pre-esposizione al Covid-19 ed è approfondita oggi in un media tutorial virtuale. A seguito delle valutazioni dell’AIFA, il Ministero della Salute, lo scorso 28 gennaio, ha concesso l’autorizzazione all’uso di emergenza per la combinazione dei due anticorpi per la profilassi pre-esposizione al Covid-19 in adulti e adolescenti (di età pari o superiore a 12 anni) con compromissione immunitaria da moderata a grave dovuta a una condizione medica o a farmaci immunosoppressivi e che potrebbero non sviluppare una risposta immunitaria adeguata alla vaccinazione anti Covid-19, e per le persone per le quali l’immunizzazione non è raccomandata. I destinatari non devono essere infetti o avere avuto una recente esposizione nota con una persona con infezione da SARS-CoV-2. Tixagevimab più cilgavimab è anche in sperimentazione come potenziale trattamento per i pazienti già colpiti da Covid-19. Lo studio di fase 3 TACKLE ha raggiunto l’endpoint primario dimostrando di ridurre il rischio di progressione della malattia da lieve-moderata a severa o di morte rispetto al placebo in pazienti non ospedalizzati con Covid-19 sintomatici da un periodo pari o inferiore a 7 giorni.

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Covid, Sileri: è finita solo la parte acuta dell’epidemia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2022

“Quando si dice ‘è finita’, non è corretto, dobbiamo piuttosto dire che ‘è finita la parte più acuta dell’epidemia’, siamo infatti in una fase di transizione e stiamo andando verso l’endemia, un momento in cui i dati ci consentono di allentare alcune misure ma, ancora, con molta gradualità”. Avanti sì ma con giudizio, dice Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, rispondendo alle domande dell’agenzia Dire sulla rimodulazione di alcune misure come il green pass, anche nella sua versione rafforzata. “Una riformulazione del green pass può essere programmata più avanti, farlo oggi è prematuro- sottolinea Sileri- Serve ancora osservare l’andamento dell’epidemia delle prossime settimane, potrà esservi, mi auguro, un dimezzamento del numero dei posti letto in terapia intensiva occupati e questo potrà aiutarci a fare delle scelte. Accanto ad una modifica del green pass però ci sono anche altre misure da rivedere- evidenzia il sottosegretario- tra queste la quarantena per la scuola, su cui possiamo agire per i dati dei contagi in diminuzione, che vediamo già in queste settimane, così come grazie al numero di nuove vaccinazioni. Le altre misure su cui agire, ma su questo servirà ascoltare la comunità scientifica, sono l’isolamento dei positivi asintomatici e quello dei paucisintomatici”, precisa ancora Sileri.”E ancora l’utilizzo della mascherina al chiuso: più avanti potrà essere programmato ma aspetterei comunque ancora due o tre settimane per poter mettere in cantiere questa nuova gradualità di misure, sicuramente una riflessione sul green pass andrà fatta a livello europeo. Stiamo andando incontro ad una stagione con più spostamenti e a livello comunitario sarà importante concertare eventuali modifiche al certificato verde. Attenzione però-avverte Sileri- tutto questo dobbiamo farlo in un’ottica di prospettiva sul lungo termine, programmando per tempo le misure da intraprendere al termine della stagione calda. Servirà ragionare a livello globale per far fronte ad un’eventuale recrudescenza della circolazione del virus nel periodo autunnale, programmando le eventuali necessità per le persone più a rischio”. (fonte «Agenzia DIRE»)

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An atrocious approach to covid protests

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

Will Canada’s populist protests outlast the pandemic? Now in its third week, the “freedom convoy”, which began as a protest against vaccine policies for lorry-drivers, seems to be nearing its end. The government is toughening its response. Justin Trudeau, the prime minister, has handled the protests atrociously. A vocal minority is fed up with burdensome pandemic restrictions. But by seeking to curb free speech, Mr Trudeau will aggravate the country’s divisions. BioNTech wants to use shipping containers as standardised vaccine factories, to expand capacity worldwide. The firm plans to send its containerised mRNA factories to parts of the world that lack their own manufacturing capabilities. The first will arrive in an undisclosed country in Africa towards the end of 2022. Africa accounts for just 3.6% of doses administered globally, partly because of hesitancy but mainly because it has struggled to get supplies and distribute them.And our Chaguan column this week focuses on Hong Kong. The city is about to endure its worst three months since the pandemic began with case numbers doubling every few days. It must choose between opening to the mainland or to the rest of the world. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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