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Posts Tagged ‘covid’

Covid. FdI: sistema trasporti ferroviario regionale al collasso per limite capienza al 50 per cento

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2021

“Il sistema dei trasporti ferroviario regionale è al collasso a causa delle limitazioni della capienza massima consentita al 50 per cento sui treni a lunga percorrenza”.È quanto dichiarano il senatore Massimo Ruspandini, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Trasporti al Senato e responsabile Nazionale del Dipartimento Trasporti, e Marco Carmine Foti, dirigente nazionale del Dipartimento Trasporti di Fratelli d’Italia.”Intercity e Frecce viaggiano mezzi vuoti sottraendo la possibilità a 500 persone per treno di poter viaggiare con i servizi nazionali e riversarsi sui treni regionali, dove peraltro permane il limite (teorico) dell’80 per cento di capienza e dove molto spesso si creano grandi assembramenti a discapito di sicurezza e qualità dei servizi. Si aggiunga anche che la soluzione della prenotazione sui treni a lunga percorrenza sta mandando in tilt il sistema, con intercity e frecce semi-vuoti ed i passeggeri ad optare per la scelta dei servizi regionali. Contribuendo ancora di più al caos del settore. Il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile non ascolta gli appelli delle Regioni che si ritrovano a gestire servizi che comunque non possono superare l’80 per cento della capacità di carico. Siamo l’unica Nazione al mondo in cui è stato prima inserito il limite delle restrizioni e successivamente non è stato mai eliminato. Si è deciso quindi di penalizzare pesantemente il trasporto pubblico locale ferroviario in un momento così delicato per la mobilità turistica e sistematica” concludono Ruspandini e Foti.

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Covid-19, come gestire quarantena e isolamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

Il coronavirus spesso non finisce con la negativizzazione, con lo sfebbramento, con le dimissioni ma si prolunga nel tempo e crea quadri clinici nuovi. Ne ha preso atto anche il governo Draghi che ha stanziato fondi pubblici per coprire gli accertamenti dovuti ai sintomi legati alle ripercussioni del virus. Accanto al monitoraggio del long-covid, il medico di famiglia in questa fase può trarre vantaggi da un riepilogo delle normative su quarantena ed isolamento, alla luce delle nuove varianti, e di quelle sul massimo delle assenze consentito. Partiamo dal fondo.Poiché con le varianti potrebbero contagiarsi anche soggetti vaccinati, serve un supplemento di attenzione ai pazienti che non si negativizzano. Da una parte resta fermo da una parte per tutti i contagiati Covid, asintomatici (codice V07) o no (codice 480.3), e per tutte le varianti, il periodo di isolamento di minimo di 10 giorni più il tempo occorrente per effettuare il tampone e per ottenere l’attestato di negatività dello stesso (occhio, per rientrare al lavoro prima di fare il tampone bisogna contare 3 giorni senza sintomi). In caso di negatività si può rientrare al lavoro. Se però il tampone resta positivo, pur potendosi tornare alle attività ordinarie dopo il 21° giorno, nessuno può produrre certificato di avvenuta negativizzazione per il rientro al lavoro e serve un certificato di prolungamento della malattia redatto dal medico di famiglia. Di sicuro quel certificato di prolungamento fuori comporto servirà anche a chi ha la variante delta, che non solo non potrà tornare al lavoro ma in questo caso particolare dovrà anche restarsene a casa fino ad avvenuta negativizzazione.Esenzioni dal ticket- Nell’ultimo Decreto Sostegni Bis (73/2021) il Governo ha stanziato 58 milioni l’anno per gli anni 2021-2022 e 2023 per coprire le analisi e le visite specialistiche di cui avranno bisogno questi pazienti e ha esentato per 2 anni dal ticket le prestazioni di monitoraggio della patologia. Alcuni ospedali si sono organizzati per seguire i propri pazienti nel tempo, ma i soli malati gravi ospedalizzati sono stati 164 mila, in Italia (una volta e mezza i deceduti), e ci vorrebbe una risposta per tutti gli ospedalizzati e per chi ha avuto forme di malattia curate a casa ma ugualmente debilitanti. In questo contesto il medico di famiglia rivendica un ruolo determinante.Ruolo del medico di famiglia – Il sindacato Fimmg e la società scientifica Metis hanno elaborato un Documento sulla “gestione pazienti già Covid 19 positivi nel contesto del territorio”, che con un algoritmo consente di affrontare o prevenire i segni clinici del Covid Lungo. Molta attenzione è dedicata al processo di raccolta informazioni sulla malattia sofferta sia in ospedale, e al presente. Il questionario esteso presenta nove quesiti sull’attività respiratoria (hai tosse di qualsiasi tipo?ti manca il fiato se cammini? Sei in grado di svolgere le normali attività? Avverti dolori o fastidi nuovi) dolori toracici a riposo? Stanchezza inspiegabile? Rigidità muscolare? Perdita di sensibilità alle braccia? Pensiero rallentato?) e investe la qualità della vita con quattro item (mobilità, cura d sé, attività usuali, dolore/disagio) e 5 domande per ciascun punto. Infine, sono prospettati tre screening, uno neurologico (17 domande), uno psichiatrico (12 domande), uno cardiologico (5 domande). L’inquadramento finale dovrebbe portare a una gestione appropriata e coordinata con lo specialista. (fonte Doctor33)

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Antitrust archivia aumenti Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

L’Antitrust ha comunicato ora nel Bollettino che numerosi procedimenti aperti per l’aumento dei prezzi di vendita di beni di prima necessità durante le prime fasi del lockdown sono stati archiviati.”Non possiamo che esprimere la nostra delusione. Precisiamo che quei procedimenti non erano stati denunciati dalle associazioni di consumatori. In ogni caso, dopo la nostra segnalazione sulle mascherine e la vittoria che avevamo ottenuto con la chiusura con impegni del procedimento aperto contro E-Bay, oppure dopo la condanna contro un farmacista che aveva applicato un ricarico superiore al 100% per un gel disinfettante, le archiviazioni di oggi rappresentano un possibile passo indietro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Valuteremo, comunque, con calma e attenzione le ragioni per le quali l’Antitrust ha ritenuto che quei rialzi non fossero sufficienti per integrare una violazione del Codice del Consumo, prima di esprimere un giudizio finale” conclude Dona.

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Covid-19, ecco perché vaccinare gli adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

Dieci risposte ad altrettanti “perchè”, pensate per far comprendere ai genitori dei ragazzi tra i 12 e i 16 anni, l’importanza di vaccinare i propri figli contro la Covid-19. Questo lo spirito del decalogo proposto dalla Federazione italiana medici pediatri (Fimp), presentato in occasione di un webinar formativo.Questo il decalogo dei pediatri di famiglia rivolto ai genitori sul perché vaccinare un figlio adolescente contro Covid-19: – per evitare una malattia potenzialmente pericolosa per sè e per gli altri; – per evitare i rari decessi; – per evitare i ricoveri per complicazioni; – per evitare le conseguenze a distanza (Long Covid); – per evitare che interrompa la frequenza della scuola; – per evitare che interrompa le sue attività sociali; – per evitare che contagi parenti anziani o fragili non vaccinati o che non hanno risposto adeguatamente alla vaccinazione; – per evitare che contagi compagni di scuola o amici fragili non vaccinati o che non hanno risposto adeguatamente alla vaccinazione; – per contribuire al controllo della pandemia contenendo la circolazione del SARS-CoV-2 e il rischio di sviluppo di nuove varianti; – perché se ben spiegato, con il contributo del suo pediatra, lo accetterà con consapevolezza.

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Coop Bilanciai investe in personale e ricerca nell’anno del Covid

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

CAMPOGALLIANO (MO). Personale dipendente che cresce di numero nonostante il periodo economico segnato dagli effetti della pandemia Covid-19, investimenti in ricerca che non si fermano e conti decisamente solidi, nonostante una leggera flessione del fatturato. Sono questi i segnali tangibili che fanno guardare al futuro prossimo con pragmatico ottimismo e che caratterizzano i risultati ottenuti nell’anno 2020 dalla Cooperativa Bilanciai di Campogalliano che nei giorni scorsi ha presentato all’Assemblea dei Soci i risultati del bilancio e il consolidato di Bilanciai Group: nell’anno del “lockdown” e dell’insorgere del Coronavirus l’azienda ha assunto 15 persone che, al netto dei pensionamenti, fanno sei dipendenti in più in organico, ha investito in modo significativo in innovazione, in particolare nell’area di sviluppo di nuovi software e consolidato il patrimonio netto. Questo accade in un anno difficile durante il quale la storica azienda leader del settore della pesatura grazie ad una gestione particolarmente oculata è riuscita a contenere la riduzione del fatturato, pur dovendo fare i conti con un mese di chiusura forzata. «Sia il bilancio annuale che il consolidato – spiega il presidente della Società Cooperativa Bilanciai, Enrico Messori – sono caratterizzati da una difesa del margine per effetto del contenimento dei costi e al ricorso, seppur limitato, alla cassa integrazione guadagni ordinaria, oltre che dal miglioramento della posizione finanziaria netta per effetto della capacità dell’azienda di generare cassa, in virtù anche di una revisione della credit policy orientata alla tutela del rischio di credito».Venendo ai dati, Società Cooperativa Bilanciai chiude il 2020 con un consolidato di 66 milioni e 890 mila euro se si considera tutto il Gruppo che presenta società in altri sette Paesi europei e un utile netto di 4 milioni 788 mila euro a fronte dei 5 milioni 575mila euro dell’anno precedente. Se si guarda il risultato della sola Cooperativa Bilanciai di Campogalliano scorporato dalle altre aziende del Gruppo, parliamo di un fatturato di 35 milioni e 971 mila euro con un utile di 2 milioni e 304 mila euro. L’organico aziendale grazie ai nuovi innesti, è passato adesso a un totale di 230 dipendenti nella società operativa in Italia, che diventano 439 se si considerano le altre aziende presenti all’estero.«La fine del “lockdown” a inizio maggio 2020 – prosegue il presidente Messori – ha determinato un’importante risalita della domanda, che in molti settori si era sostanzialmente azzerata, e ha rilanciato l’attività nell’industria con incrementi rilevanti nel terzo trimestre, che tuttavia non hanno colmato la perdita dei primi due. Le aspettative per il 2021 sono ancora messe in discussione dagli eventi imprevedibili connessi alla diffusione del Coronavirus, per cui si rafforza l’obiettivo di difesa delle posizioni di mercato conseguite negli ultimi anni. L’obiettivo strategico è di mantenere il trend positivo delle diverse realtà e di tutelare i livelli di redditività raggiunti».

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La morsa del Covid sul cuore

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

La diretta on line sarà mercoledì 16 giugno dalle 11 alle 12 e si potranno rivolgere domande ai relatori. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento. 7,5 milioni sono gli italiani alle prese con malattie cardiovascolari, patologie che anche in tempo di Covid-19 continuano ad essere la prima causa di morte nel nostro Paese. La riconversione dei reparti e la paura del contagio hanno portato, a inizio pandemia, al blocco di attività e poi a una forte contrazione. La prevenzione è tornata parola impronunciabile. Ma qual è oggi lo stato dell’arte? Come ripartire recuperando i ritardi accumulati? La Società Italiana di Cardiologia Interventistica risponderà a queste domande nel corso del Thinkheart 2021 virtual edition. Il GISE presenterà i dati di attività 2020 delle 271 emodinamiche sparse su tutto il territorio nazionale, i risultati di una survey somministrata a livello territoriale e la road map “Priorità cardio” per uscire dall’emergenza. Numeri e proposte del GISE per la presa in carico del paziente cardiologico saranno al centro di una conferenza stampa virtuale cui prenderanno parte il Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica Giuseppe Tarantini, la Responsabile GISE dei dati di attività delle Emodinamiche italiane Tita Castiglioni e il Presidente eletto del GISE Giovanni Esposito.

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Via libera definitivo del Parlamento al certificato COVID digitale dell’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

Straburgo. I deputati hanno completato il lavoro legislativo sul “Certificato COVID digitale dell’UE”, per facilitare gli spostamenti all’interno dell’Unione e contribuire alla ripresa economica.La Plenaria ha approvato mercoledì i nuovi regolamenti UE sul certificato COVID digitale con 546 voti a favore, 93 contrari e 51 astensioni (cittadini dell’UE) e con 553 a favore, 91 contrari e 46 astensioni (cittadini di paesi terzi residenti nell’UE).Il certificato sarà rilasciato gratuitamente dalle autorità nazionali e sarà disponibile in formato digitale o cartaceo con un codice QR. Il documento attesterà che una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o ha effettuato un test recente con esito negativo o che è guarita dall’infezione. In pratica, si tratta di tre certificati distinti. Un quadro comune dell’UE renderà i certificati compatibili e verificabili in tutta l’Unione europea, oltre a prevenire frodi e falsificazioni.Il sistema si applicherà dal 1° luglio 2021 e resterà in vigore per 12 mesi. Il certificato non costituirà una condizione preliminare per la libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio.Durante i negoziati tra le istituzioni, i deputati hanno ottenuto un accordo che stipula che gli Stati dell’UE non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati – come quarantena, autoisolamento o test – “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica”. Si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)”. Le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, mentre il pubblico dovrà ricevere un preavviso di 24 ore.I Paesi dell’UE sono incoraggiati a garantire che i test abbiano prezzi abbordabili e siano ampiamente disponibili. Su richiesta del Parlamento, la Commissione si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro dallo strumento per il sostegno di emergenza per consentire agli Stati membri di acquistare test per il rilascio di certificati di test digitali COVID dell’UE.Tutti i Paesi dell’UE devono accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri Stati membri per i vaccini autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Spetterà agli Stati membri decidere se accettare anche i certificati per i vaccini autorizzati secondo le procedure nazionali o per i vaccini elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’uso d’emergenza. Tutti i dati personali devono essere trattati in linea con il regolamento generale sulla protezione dei dati. I certificati saranno verificati offline e non saranno conservati dati personali.

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Anziani. Dopo il Covid rimangono i problemi RSA

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2021

“Gli anziani e la loro domanda sociale e sanitaria”, è l’indagine Istat da cui si evincono dati preoccupanti: quasi 100mila over 75 sono soli e collocati nella fascia di reddito piu’ bassa, e 1,2 milioni sono senza aiuto per le cure e le attivita’ quotidiane. Gli anziani, quelli che continuavano a morire per il covid fino a che le autorità politiche si sono rese conto che avrebbero dovuto avere priorità per i vaccini, e che talvolta (Toscana docet – 2) sono stati vaccinati anche dopo gli avvocati. Quelli anziani non autosufficienti, che prima e durante il covid, quando finivano e finiscono in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) o erano benestanti o prosciugavano gli averi di famigliari talvolta costretti a fare debiti per tenerli ricoverati. Con alcuni Comuni e Regioni che, pur di non pagare le rette RSA hanno sviluppato una normativa creativa in dispregio delle leggi nazionali. Il grado di civiltà di un popolo, si sa, lo si valuta dal trattamento riservato ai più indifesi e deboli. Ma qualcuno non si è ancora reso che, a fronte di un sistema sanitario che gestisce l’ospedaliero, l’urgenza e la riabilitazione post acuta, in modo gratuito ed in molte regioni efficiente, la disabilità cronica e l’anzianità, che spesso necessita di assistenza medica intensa continua, ricade, spesso e volentieri, sulle spalle dell’utenza e delle famiglie.La legge prevede che la retta di ricovero sia composta da una quota sanitaria (generalmente il 50% dell’intero) a carico del Sistema sanitario regionale erogate tramite le Asl di appartenenza e da una quota sociale o alberghiera (l’altro 50%) a carico dei Comuni con la compartecipazione del beneficiario della prestazione determinata in base all’Isee, ed in particolare all’Isee socio-sanitario. Ed è proprio nella quota comunale che avviene il pateracchio, perché per valutare chi deve pagare questa parte di retta alcune amministrazioni hanno deciso che non fa testo l’Isee del ricoverato, ma quello della sua famiglia, anche se quest’ultima a stento riesce a far fronte a se stessa. Ed ecco quindi che alcuni anziani si trovano fuori delle RSA. Aduc fa una lotta anche giudiziaria in materia, con alti e bassi (3), ma al momento non sembra che la lezione del covid abbia insegnato sulla tempestività e necessità dell’intervento pubblico.I dati Istat di oggi sono un monito per chi ancora sottovaluta e derubrica la questione anziani a mero calcolo economico. Nella nostra società gli anziani sono sempre di più. Su Covid e RSA si gioca la partita. Per il covid, in ritardo, si è fatto il dovuto. Per la RSA? E’ bene ricordare che i ritardi non fanno fare le cose con maggiore ponderazione, ma in questo caso sono mortali. (fonte Aduc)

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Assunzioni: Il Covid non fa paura alle imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Il 70% delle imprese venete nei prossimi 6 mesi ha programmato di assumere nuovo personale. Le assunzioni sono dovute in metà dei casi ad un aumento delle commesse e quindi della mole di lavoro da volgere, avvenuta in piena pandemia. Insomma il Covid-19 non fa più paura alle imprese venete, che sono già in piena fase di riavvio e a fronte di un aumento del lavoro hanno programmato nuove assunzioni. Ma c’è di più. Il 61% delle assunzioni dei prossimi mesi saranno assunzioni dirette da parte delle imprese. Il 30 % avverranno nei reparti produttivi e saranno in gran parte assunzioni stabili. Il 34% del totale infatti saranno assunzioni saranno a tempo indeterminato, il 27% a tempo determinato, il 17% in apprendistato, l’11% tramite stage. Crollano sotto la soglia del 10% (precisamente al 9%) le assunzioni tramite agenzia interinale (lavoro somministrato). Infine il 69% delle aziende dichiara di far fatica a trovare personale da assumere per i ruoli previsti. Sono i dati più significativi emersi dall’ultimo studio promosso da Fòrema, ente di formazione di Assindustria Venetocentro di Padova diretto da Matteo Sinigaglia. Una survey intitolata “Veneto 20.21 – Indagine sui fabbisogni professionali della imprese”. Uno studio svoltosi nel mese di marzo 2021 su di un campione di 213 aziende del territorio (51% Padova, 44% Vicenza, 3% altro in Veneto, 2% fuori veneto). Imprese intervistate da Fòrema per comprendere quali siano i fabbisogni e le esigenze del mondo industriale e produttivo nei mesi della ripartenza primaverile/estiva 2021. Le aziende intervistate sono suddivise in queste categorie: 10% grande imprese, 37% media, 53% piccola. Tra i settori di appartenenza delle imprese quasi il 50% fa riferimento al metalmeccanico, il 20% appartiene all’ambito gomma-plastica-chimico, il resto ai settori commercio, grande distribuzione organizzata, edilizia, moda, sport, servizi, alimentare, cartiero, legno. Le assunzioni dirette da parte delle imprese rappresentano il 61% del totale degli inserimenti previsti. L’apprendistato mantiene il ruolo di canale di ingresso in azienda (17%; per le piccole imprese 20%), seguito dal tirocinio (11%). Le nuove assunzioni tramite agenzia interinale saranno il 9% del totale (nelle grandi imprese il valore arriva al 16%, nelle piccole invece si ferma al 3%). In merito alle competenze ricercate per i neoassunti le imprese mettono al primo posto le competenze tecniche di base (41%), poi le avanzate (33%), infine le trasversali (15%), di settore o di ruolo (11%). Tra le competenze trasversali le più richieste vi sono: il problem solving, l’apprendimento continuo e il senso critico. Le competenze trasversali, relazionali, digitali, da abbinare dunque a quelle di base, risultano fondamentali requisiti per il nuovo personale. Tra i profili introvabili per le aziende alla ricerca di personale vi sono al primo posto gli addetti alla produzione meccanica, macchine CNC, saldatori, carpentieri e simili (29%). A seguire tutto il resto, addetti marketing (9%), ingegneri (8%), tecnici (8%), programmatori (6%), impiegati (6%), manager (6%), manutentori (6%), progettisti (6%), altri profili (16%). Il 69% delle imprese dichiara di aver sperimentato difficoltà nel reperimento di alcune figure professionali per il proprio organico. Il fenomeno interessa più le piccole imprese (72%) che le grandi imprese (62%).

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Covid e la strage silenziosa

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Torino martedì 8 giugno alle 17,30 sul canale YouTube del Centro Studi Africani di Torino, con il patrocinio della Città Metropolitana sarà presentato il libro dello storico Roberto Morozzo Della Rocca. Dialogheranno con l’autore il giornalista e inviato de “La Stampa” Domenico Quirico, l’ambasciatore Renzo Mario Rosso, presidente del Centro Strudi Africani, Raffaella Ravinetto, senior researcher dell’Istitute of Tropical Medicine di Anversa, la biologa Susanna Ceffa, che lavora per il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio. Modererà l’incontro Daniela Sironi, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per il Piemonte. “Nessuno si salva da solo”, ha ribadito più volte Papa Francesco, indicando alle nazioni una via condivisa per uscire dall’emergenza Covid, a partire dall’accesso universale al vaccini. L’errore da non ripetere è quello di non estendere ai paesi poveri i trattamenti sanitari, com’è avvenuto per lunghi anni con le pandemie di Ebola e di HIV. A documentare questo tragico errore nella strategia globale di contenimento dei virus è il libro del professor Morozzo della Rocca, ordinario di Storia contemporanea all’Università RomaTre e impegnato nei progetti di cooperazione internazionale della Comunità di Sant’Egidio. Il tema è particolarmente attuale per la connessione all’emergenza SARS-COV-2. Mentre in Occidente erano disponibili le cure per l’HIV e per Ebola, tra 1996 e 2002 in Africa quelle cure erano considerate impossibili. Poiché la gran parte dei malati di AIDS era in Africa, si registrarono decine di milioni di decessi evitabili. Secondo Morozzo della Ricca, a cavallo tra XX e XXI secolo si dubitava della capacità degli africani di assumere regolarmente le medicine, le fragili sanità pubbliche africane erano considerate inefficienti, i costosi farmaci antiretrovirali contro l’AIDS che in Occidente salvavano vite apparivano un lusso (senza però che i corrispettivi farmaci generici, a basso costo, fossero presi in considerazione). Dominava insomma un afro-pessimismo: curare i malati di AIDS nelle regioni subsahariane veniva giudicato una perdita di tempo e denaro. Intanto, la durata media della vita crollava e le economie collassavano. Malgrado gli sforzi di figure come Kofi Annan, Stephen Lewis, Jeffrey Sachs e di tanti medici e volontari sul campo, l’opzione terapeutica si sarebbe affermata in Africa lentamente. L’accesso universale alle terapie sarebbe stato convenuto a livello internazionale soltanto intorno al 2015. La storia di come si è invertita la rotta, nel nome della necessità di salvare il numero più alto possibile di vite, è una lezione esemplare che può aiutare ad affrontare meglio l’attuale pandemia, tutt’altro che contenuta in molti paesi africani, latino-americani e asiatici.

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Covid e sussidi. I nodi cominciano a venire al pettine. Il caso ristorazione

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

La scelta (a nostro avviso sbagliata) di aiutare le aziende colpite dalle ricadute economiche del covid con contributi più o meno a pioggia e non tagliare i proventi fiscali da tassazione diretta (essenzialmente consumi e utenze *), sta cominciando a dare i suoi frutti… marci. In questi giorni è esploso il caso ristorazione, dove gli imprenditori lamentano la mancanza di personale. I motivi sono sostanzialmente due, connessi tra loro: – molti disoccupati da covid hanno il reddito di cittadinanza (RdC). Questo il ragionamento: con quel che pagano i ristoratori, se proprio non mi basta il reddito di cittadinanza e voglio lavorare, ci vado in nero. Io continuo ad avere il RdC, il ristoratore spende meno e dà anche più soldi a me. Certo, l’evasione fiscale, i pagamenti tracciabili per i quali mi hanno invogliato con lotterie di vario tipo… ma è meglio rinunciare al RdC e prendere 100, quasi sempre con contributi che diventeranno silenti per una pensione che non avrò mai o, continuando col RdC, 200 subito (e magari la pensione me la faccio con un fondo privato)? – la gestione di un esercizio di ristorazione costa, anche parecchio, e tanta gente giostra coi rischi d’impresa pur di tenere aperti bar e ristoranti che non dovrebbero esserlo. E questi trattano i lavoratori quasi come schiavi: orari massacranti, condizioni di lavoro impossibili, paghe da fame, spesso in nero e senza prospettive. Non a caso, si vedono più extracomunitari che la disperazione spinge ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi prezzo e condizione.Il mix di questi due aspetti sta producendo la reiterazione di un Paese di furbetti e disperati. La risposta dello Stato è stata: continuate così! Altro che nuovo boom economico o nuovo rinascimento.Sembra che altrettanto stia accadendo per il turismo, dove la stagionalità è più determinante. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Tumori a causa del Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

Ad oltre un anno dall’inizio della pandemia la situazione nel nostro Paese risulta molto difficile per gli oltre 3 milioni di persone che vivono con un tumore. Si stima che nel 2020, rispetto al 2019, le nuove diagnosi di tumore sono diminuite dell’11%. I nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% mentre gli interventi chirurgici hanno fatto registrare un -18%. “Ora che la maggioranza dei pazienti oncologici è stata vaccinata contro il Covid e messa così in sicurezza è tempo di tornare a investire e a promuovere la lotta contro il cancro”. E’ questo l’appello lanciato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione dell’avvio del Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si svolge in forma virtuale dal 4 all’8 giugno. “Ci sono stati numerosi ritardi o posticipazioni per gli esami diagnostici e di follow up – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Il rischio reale e concreto è quello di registrare un forte aumento dei tumori diagnosticati ad uno stadio più avanzato. La priorità deve essere la ripresa su tutto il territorio nazionale degli esami e dei trattamenti. Stiamo ancora riscontrando casi di pazienti che non si presentano nelle nostre strutture per ricevere prestazioni sanitarie. Dobbiamo quindi ribadire con forza che adesso gli ospedali italiani sono assolutamente luoghi sicuri e che il personale sanitario è stato vaccinato. Il rischio di contrarre il Coronavirus è molto ridotto, praticamente vicino allo zero. Al contrario le patologie oncologiche sono sempre molto pericolose e prima dell’inizio della pandemia causavano ogni anno oltre 180mila decessi. Un dato che potrebbe aumentare anche per colpa del Covid-19 e delle sue conseguenze nefaste sull’intero sistema sanitario nazionale”. “Anche la prevenzione secondaria deve essere rilanciata dopo il brusco stop che ha registrato nei primi mesi della pandemia – prosegue Saverio Cinieri, Presidente Eletto AIOM -. Lo scorso anno abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019 e bisogna perciò avviare un piano di recupero per questi esami che sono di fondamentale importanza. E’ necessario un impegno straordinario, ad esempio, attivando anche nei fine settimana gli operatori sanitari per svolgere le mammografie per la diagnosi precoce del carcinoma mammario. Per quanto riguarda invece la ricerca del sangue occulto nelle feci per l’individuazione del tumore del colon-retto si può prevedere il coinvolgimento dei farmacisti. Infine non va trascurata anche la promozione di stili di vita sani che da sempre vede l’impegno della nostra Società Scientifica con campagne rivolte all’intera popolazione. Alcuni comportamenti scorretti come il fumo o l’abuso di alcol sono aumentati negli ultimi mesi anche a causa del Coronavirus”.

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Dopo il Covid una persona su sette sviluppa una nuova patologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Il 14% degli adulti colpiti da Covid-19 ha sviluppato almeno una nuova patologia che ha richiesto cure mediche durante la fase post-acuta della malattia, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal. «Piccoli studi suggeriscono che alcuni sopravvissuti sviluppano patologie a breve e lungo termine. Ma pochi lavori hanno esaminato l’eccesso di rischio di nuove condizioni cliniche a causa dell’infezione da coronavirus dopo il periodo di recupero iniziale» afferma Sarah Daugherty, dell’UnitedHealth Group, Minneapolis, autrice principale del lavoro.Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno identificato 266.586 adulti (18-65 anni) che hanno ricevuto una diagnosi di infezione da Covid-19 dal 1° gennaio al 31 ottobre 2020 ed hanno controllato se a questi individui fosse stata diagnosticata almeno una di 50 patologie fino a sei mesi dopo l’infezione iniziale. Gli individui sono stati abbinati a tre gruppi di confronto senza infezione da Covid-19, uno dei quali con diagnosi di altre infezioni virali delle basse vie respiratorie. L’analisi dei dati ha mostrato che un adulto su sette con infezione da Covid-19 ha presentato almeno una nuova patologia dopo la fase acuta, una percentuale maggiore del 5% rispetto ai gruppi di confronto senza patologie e dell’1,65% rispetto agli individui con diagnosi di malattia virale del tratto respiratorio inferiore. Il rischio sviluppare nei quattro mesi successivi alla fase acuta dell’infezione alcune patologie, tra cui insufficienza respiratoria, problemi del ritmo cardiaco, amnesia, diabete, ansia e affaticamento, è stato maggiore nel gruppo Covid-19 rispetto a tutti e tre i gruppi di confronto. Inoltre, nonostante il rischio assoluto complessivo fosse esiguo, è rimasto persistente fino a sei mesi dopo l’infezione iniziale. Il rischio è aumentato con l’età, le patologie pregresse e il ricovero in ospedale per Covid-19, ma anche i giovani adulti, le persone senza comorbilità e quelli gestiti a casa erano comunque a rischio di nuove patologie diversi mesi dopo l’infezione iniziale.«Anche se il nostro è uno studio osservazionale, e non permette di riscontrare una causalità, è importante tenerne conto, poiché il numero di persone infettate da coronavirus in tutto il mondo continua a crescere, e così farà il numero di sopravvissuti con potenziali sequele» concludono gli autori. In un editoriale correlato, Elaine Maxwell del National Institute for Health Research scrive che, anche se è troppo presto per prevedere per quanto tempo le sequele cliniche persisteranno dopo il Covid-19, questi sintomi creano chiaramente un grave peso personale per molte persone, e bisognerà trovare un modo per gestire tali situazioni. (fonte Doctor33)

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Covid: Caritas, in 7 mesi salgono del 24,4% i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 maggio 2021

Secondo la Caritas, durante la pandemia, quasi una persona su quattro (24,4%) è diventata un “nuovo povero”. Si tratta di 132.717 persone in totale. “Dati sconcertanti e drammatici che richiedono una nuova risposta nel Dl Sostegni ora in discussione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Gli aiuti dati finora, infatti, tra reddito di cittadinanza e reddito di emergenza, per quanto importanti, non sono stati sufficienti a contenere questa nuova ondata di poveri a dir poco vergognosa. Anche i vari ristori dati a pioggia, se all’inizio erano giustificati dalla necessità di dover intervenire rapidamente, ora vanno mirati e potenziati per i più bisognosi” conclude Dona.

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Covid: 16 milioni di genitori hanno sviluppato nuove paure legate ai figli

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

Dalla didattica a distanza alla sospensione di tutte le attività sportive e ludiche, la pandemia ha avuto un impatto significativo anche sulla vita e sulla quotidianità dei più piccoli tanto che oltre 6 genitori italiani su 10, pari a quasi 16,5 milioni di individui, hanno dichiarato di aver sviluppato nuove paure legate ai figli, paure che non avevano prima della pandemia. È questo uno dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*. Ma quali sono, nello specifico, le paure che i genitori hanno oggi per i propri figli? Tra coloro che hanno ammesso di avere preoccupazioni che si sono manifestate solo dopo il Covid-19, più di 1 rispondente su 3, pari a oltre 8,5 milioni di individui, ha dichiarato di temere che a causa dei lockdown l’anno trascorso possa avere avuto un impatto psicologico negativo sul proprio figlio. Continuando ad analizzare i dati dell’indagine è emerso che più di 1 genitore su 4 (26,8%), vale a dire circa 6,7 milioni di persone, ha ammesso di essere preoccupato che la didattica a distanza possa avere creato lacune nella preparazione scolastica dei figli; pochi meno (6,5 milioni, 26,3%) sono coloro che hanno manifestato la paura che i ragazzi usino i mezzi pubblici considerati come potenziale veicolo di contagio. Con il graduale allentamento delle restrizioni, inoltre, gli studenti sono tornati e torneranno sempre più alla quotidianità, sia per quanto riguarda le lezioni in aula che le attività di svago e sportive; questa progressiva normalità dopo più di un anno di limitazioni, però, ha destato in molti genitori nuove paure tanto che, secondo l’indagine di Facile.it, sono più di 4 milioni e mezzo (18,1%) coloro che hanno dichiarato di essere preoccupati che i figli possano incontrare gli amici. Tanti anche gli italiani (circa 3,5 milioni) che addirittura hanno ammesso di aver paura di far rientrare i figli a scuola. Dall’analisi a livello territoriale emerge che, nonostante i genitori del Nord Italia si siano rivelati i meno preoccupati del Paese (59,2% vs 65,8% nazionale), rimane comunque alto fra loro il dato relativo ai possibili risvolti negativi del lockdown dal punto di vista psicologico tanto che, quasi 1 rispondente su 3 (32,3%), ha ammesso apertamente di avere questa paura. La preoccupazione nel far rientrare i figli a scuola, invece, è condivisa dal 7,2% degli abitanti del Settentrione, la metà rispetto a quanto rilevato in tutto il Paese (14,2%); stessa considerazione va fatta per la paura che i ragazzi escano di casa, dove la percentuale è pari al 5,8% a fronte del 10,2% registrato a livello nazionale. Spostandoci al Centro Italia, dall’indagine è emerso come gli abitanti di quest’area risultino essere i più preoccupati dalle possibili conseguenze negative della didattica a distanza sul percorso formativo degli alunni; se a livello nazionale la percentuale è del 26,8%, nelle regioni del Centro il valore sale fino a raggiungere il 28,3%. La paura che i figli possano incontrare gli amici, invece, è condivisa dai residenti del Centro Italia in percentuale minore rispetto alle altre zone del Paese (14,2% vs 18,1% nazionale). È però nel Meridione che si registrano i valori più alti: se a livello nazionale la percentuale di genitori che ha ammesso di aver manifestato nuove paure per i figli a causa della pandemia è pari al 65,8%, al Sud e nelle Isole il valore raggiunge addirittura il 74,9%. Gli abitanti di queste aree si dichiarano perlopiù preoccupati che i diversi lockdown possano aver avuto un impatto psicologico negativo sul proprio figlio; ad ammetterlo sono il 37% dei genitori residenti al Sud e nelle Isole, percentuale più alta rispetto a quella nazionale (34,3%). Un ulteriore dato interessante emerso dall’indagine è che, tra i residenti di queste aree d’Italia, la percentuale di coloro che hanno paura di far rientrare i figli a scuola, pari al 22,6%, notevolmente superiore rispetto a quella rilevata in tutto il Paese (14,2%). Gli abitanti del Meridione e delle Isole si sono rivelati anche maggiormente preoccupati nel far prendere i mezzi pubblici ai figli (34,2% vs 26,3% nazionale).

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Covid-19: in Piemonte aumentano gli studenti in quarantena

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 maggio 2021

ANIEF Piemonte ha elaborato i dati del monitoraggio Covid-19 nel secondo grado provenienti settimanalmente dall’Ufficio Scolastico Regionale. Dopo il rientro in presenza si è registrato un balzo in avanti degli alunni in quarantena.Marco Giordano (ANIEF Piemonte): “È un segnale da non sottovalutare, vietato abbassare la guardia. Servono dati aggiornati anche per il primo ciclo”. Primi segnali di criticità dopo il ritorno in presenza fino al 70% in Piemonte degli studenti del secondo grado dallo scorso 26 aprile. I dati forniti settimanalmente dall’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte mostrano nell’ultima settimana un deciso aumento del numero degli studenti in quarantena, passati dall’1,11% all’1,76%. Il dato è ancora più significativo se rapportato allo 0,62% registrato al termine della settimana dal 12 al 17 aprile dopo il rientro parziale dalla DaD degli studenti delle superiori piemontesi. Il balzo in avanti del numero degli studenti in quarantena è evidente nel grafico elaborato da ANIEF sui dati forniti dall’USR Piemonte.

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Covid. Ricchiuti (FdI): sanatoria tombale su debiti fiscali e riduzione pressione fiscale per Partite Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

“Dopo un anno di Covid grazie a provvedimenti insufficienti o completamente errati i non garantiti, ovvero le Partite Iva perse per strada, sono 345mila pari al 6,6 per cento del totale. Un esercito di fantasmi che rispetto agli altri lavoratori, quando chiudono l’attività, non possono contare su ammortizzatori sociali o altre misure di sostegno al reddito, con l’aggravante che nella maggior parte dei casi la cessazione dell’attività porta con sè anche un alto debito fiscale che difficilmente potrà essere onorato. A queste persone rimane solo la disperazione di un fallimento lavorativo e il chiodo fisso su come trovare una nuova occupazione. A queste si aggiungono altre 300mila Partite Iva in serie difficoltà. Sono attività che danno lavoro a 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro. Eppure Fratelli d’Italia in questo anno, attraverso numerosi emendamenti e proposte, aveva segnalato su quali criticità intervenire urgentemente. Emendamenti purtroppo respinti o ancor peggio mai letti dalle maggioranze che si sono succedute. Non possiamo più nascondere la polvere sotto il tappeto e far finta che questa gente non esista. In più, giova ricordare che già si usciva da un decennio di crisi, periodo in cui centinaia di migliaia di piccoli imprenditori, artigiani e commercianti erano stati costretti a chiudere. E la maggior parte di loro ancora senza una occupazione e debiti onerosi verso lo Stato. Per entrambe le situazioni è necessario intervenire, iniziando con una seria sanatoria tombale sui debiti fiscali e un alleggerimento del carico fiscale partendo dall’abolizione dei costi fissi a prescindere dal reddito, come i contributi minimali obbligatori”. Lo dichiara Lino Ricchiuti- Vice responsabile nazionale Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

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Via libera emendamento FdI su malattia Covid professionisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

“Grazie a Fratelli d’Italia è stato riconosciuto il principio del differimento per malattia Covid dei termini relativi agli adempimenti che i professionisti devono rispettare. Infatti, è stato approvato l’emendamento di FdI al dl Sostegni, a prima firma de Bertoldi, che peraltro aveva incontrato un ampio consenso tra le forze parlamentari. Con il via libera a questo emendamento, oltre a rispondere a quella richiesta di tutele che giungeva dal mondo professionale, sarà possibile evitare, sia ai liberi professionisti e sia ai loro clienti, il rischio di sanzioni per ritardi in adempimenti causati dal Covid. Un obiettivo che Fratelli d’Italia, attraverso il Dipartimento Professioni, ha portato avanti con grande determinazione in sintonia con i rappresentanti del mondo professionale, finora colpevolmente abbandonato dagli ultimi due governi. E’ dall’inizio della pandemia che denunciamo questa situazione, rilanciando il grido di dolore che giunge dal mondo della libera professione lasciato solo, con inadeguati se non nulli ristori, ad affrontare il peso economico della pandemia. Un mondo che conta oltre 1 milione e 400mila soggetti e che contribuisce in maniera importante allo sviluppo della nostra Nazione ed al Prodotto Interno Lordo. Finalmente, grazie a Fratelli d’Italia si dà ascolto a questo importante settore, fornendo aiuti concreti. Adesso l’auspicio è che il via libera all’emendamento apra la strada all’approvazione in tempi rapidi del ddl, sempre a firma FdI, sulla malattia e l’infortunio dei professionisti non limitato soltanto al Covid”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani.

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Scuola: Decreto legge contenimento Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2021

Sono stati presentati in I Commissione del Senato molti degli emendamenti richiesti da Anief. Da evidenziare quelli su semplificazione concorso ordinario, assunzioni e contenzioso relativo ai concorsi per dirigente scolastico, per i facenti funzione Dsga, per gli idonei insegnanti dell’attuale concorso straordinario. Ancora, proposte inerenti al concorso per titoli per gli insegnanti di religione cattolica, alla conferma dei ruoli dei diplomati magistrale assunti dalle GaE, alla mobilità straordinaria – vincoli triennali, assegnazione provvisoria – aliquote al 40%. Emendamenti poi per la trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto su sostegno, per l’aggiornamento della prima fascia Gps, l’assunzione da elenchi sostegno di tutto il personale specializzato, abilitato e non.

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Covid, aggiornate le linee guida Oms sul vaccino Astrazeneca

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2021

“Una sindrome molto rara con trombosi associate a una bassa conta piastrinica (trombosi con sindrome da trombocitopenia, Tts) è stata segnalata da 4 a 20 giorni dopo la vaccinazione” con il vaccino anti-Covid di AstraZeneca. “Una relazione causale tra il prodotto e la Tts è considerata plausibile, sebbene il meccanismo biologico di questa sindrome sia ancora in fase di studio”. Lo evidenzia il gruppo strategico di esperti (Sage) per le vaccinazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in un aggiornamento delle linee guida sul vaccino dell’azienda anglo-svedese, redatto alla luce dei casi di Tts segnalati dopo la somministrazione.Intanto uno studio dell’università di Oxford e dell’Office for National Statistics britannico, condotto analizzando i risultati dei test Covid su oltre 350mila persone nel Regno Unito tra dicembre e aprile evidenzia come una dose di vaccino anti-Covid di Oxford/Astrazeneca o di Pfizer/Biontech riduce il rischio di infezione di quasi due terzi, e protegge le persone anziane e più vulnerabili così come quelle più giovani e sane. Si tratta del “primo studio – si legge sul Guardian – a valutare l’impatto” della prima dose “sulle nuove infezioni” da coronavirus Sars-CoV-2 “e le risposte immunitarie in un ampio gruppo di adulti nella popolazione generale. Riducendo i tassi di infezione, i vaccini non solo prevengono ricoveri e decessi, ma aiutano a spezzare le catene di trasmissione e quindi a ridurre il rischio di una recrudescenza dannosa della malattia a seguito della riapertura” in corso anche in Uk.I ricercatori hanno osservato che, a 21 giorni dalla prima somministrazione, le nuove infezioni Covid sono diminuite del 65%. I vaccini si sono dimostrati più efficaci contro le infezioni sintomatiche (-72%) rispetto a quelle asintomatiche (-57%). Una seconda dose di vaccino Pfizer, per il quale è possibile stimare l’effetto del richiamo essendo stato approvato e lanciato per primo rispetto a quello di Astrazeneca, ha ulteriormente potenziato la protezione, con una riduzione del 90% delle infezioni sintomatiche e del 70% di quelle asintomatiche. I risultati, diffusi in versione preprint, secondo gli autori supportano la decisione del Regno Unito di dare priorità alla somministrazione di una prima dose di vaccino alle persone anziane e più vulnerabili, ritardando i richiami. (fonte: Doctor33 abstract)

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