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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Non solo Covid. Anche l’influenza è un pericolo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2022

Alla vigilia della nuova stagione influenzale, il professor Massimo Volpe, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), lancia un appello alla vaccinazione antinfluenzale insieme al professor Massimo Andreoni, uno dei protagonisti della battaglia contro il Covid-19 Ogni anno si registrano in Italia 5.000-15.000 decessi per influenza, molti dei quali per complicanze cardiovascolari, quali infarti, ictus e scompenso cardiaco. Il vaccino antinfluenzale può proteggere il cuore e risultare un salva-vita. Questo fa prevedere che anche da noi la stagione 2022-23 sarà impegnativa. Per questo come SIPREC, rinnoviamo l’appello alla vaccinazione. Non c’è solo il Covid. Anche l’influenza può uccidere”.“L’influenza – ricorda il professor Volpe – ogni anno provoca 5.000-15.000 morti in Italia, che possono sembrare pochi se confrontati con quelli causati dal Covid-19, ma non lo sono affatto. Prima di tutto, si tratta di morti evitabili; inoltre, questi decessi si verificano nell’arco dei 3-4 mesi di circolazione del virus influenzale, quindi in un lasso di tempo molto contenuto”. “Che il vaccino anti-Covid stia funzionando lo dimostrano i numeri – ricorda il professor Andreoni – siamo passati dai 120.000 morti in eccesso nel 2020, ai 60.000 morti nel 2021, ai 17.000 decessi per Covid nei primi 6 mesi del 2022. Non ci stancheremo mai dunque di invitare la popolazione, in particolare i fragili e gli anziani, a vaccinarsi, anche contemporaneamente, sia contro il Covid che contro l’influenza”. “È necessario dunque – sottolinea il professor Volpe – continuare a fare informazione sull’importanza delle vaccinazioni, anche sul classico vaccino antinfluenzale, finito un po’ nel dimenticatoio negli ultimi anni, perché messo in ombra dalla minaccia del Covid. È molto preoccupante il calo delle vaccinazioni antinfluenzali al quale stiamo assistendo, che è dovuto sia ad una certa ‘stanchezza’ delle vaccinazioni, ma anche al grande classico della ‘elegia’ dell’influenza, cioè all’idea che questa malattia significhi farsi tre giorni a letto e di riposarsi. Non è così purtroppo; l’influenza può complicarsi in modo grave nell’anziano e nei fragili, per questo non va sottovalutata”. “Non esistono vaccini per malattie banali – sottolinea il professor Andreoni – Il solo fatto che esista il vaccino per una certa malattia, dovrebbe far riflettere sulla potenziale gravità della stessa. Quella che ci attende sarà una stagione complicata. L’anno scorso è stata la paura di essere ‘scambiato’ per un caso di Covid ad aver motivato il ricorso alla vaccinazione antinfluenzale. Quest’anno, ci auguriamo che l’aumentata consapevolezza dei rischi comportati da entrambi i virus, quello influenzale e il SARS CoV-2, induca a lasciare da parte le ‘esitazioni’ e a vaccinarsi contro entrambi. Anche insieme”.

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Vaccini Covid aggiornati

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2022

Il Ministero della Salute ha diramato una circolare sull’utilizzo nuovi vaccini bivalenti efficaci anche contro le varianti Omicron. La circolare prevede che per i nuovi vaccini anti Covid la priorità sia data agli over 60 e ai fragili «ancora in attesa di ricevere il secondo richiamo (quarta dose)» con l’aggiunta di operatori sanitari, operatori e ospiti delle strutture residenziali per anziani e donne in gravidanza. Oltre a queste categorie un ulteriore somministrazione viene offerta in via prioritaria a tutta la popolazione sopra i 12 anni che non ha abbiano ricevuto il primo richiamo (terza dose) «indipendentemente dal vaccino utilizzato per il ciclo primario (prima e seconda dose). Quindi chi si è vaccinato con AstraZeneca, Janssen, Pfizer-Biontech o Moderna potrà sottoporsi alle dosi aggiornate, prodotte da Pfizer-Biontech e Moderna. L’ulteriore vaccinazione potrà essere fatta «secondo le tempistiche» previste dalle precedenti disposizioni vale a dire dopo un intervallo di almeno 120 giorni dall’ultima somministrazione. Il ministero della Salute ha inviato a Regioni e Asl la circolare con le modalità di utilizzo dei nuovi vaccini bivalenti approvati il 1 settembre dall’agenzia europea dei farmaci Ema e il 5 settembre da Aifa. Si tratta di composti aggiornati, contenenti due ceppi virali, quello originale del 2020 e la variante Omicron BA. 1 di novembre 2021 considerati più efficaci di quelli attuali per prevenire la forma grave di Covid e il ricovero in ospedale. Questi nuovi strumenti di immunizzazione saranno disponibili nei centri nei prossimi giorni. A metà della prossima settimana dovrebbero essere approvati composti aggiornati sulla base delle sottovarianti BA 4 e 3, ora più diffuse. Nella circolare il ministero ha messo in pratica le raccomandazioni di Ema e ECDC, l’agenzia europea per il controllo delle malattie infettive. (fonte Doctor33)

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La pediatra: bene nuove regole covid, importante consentire la frequenza a scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2022

Roma – Mascherine in classe solo per alunni e docenti fragili; basta didattica digitale integrata per gli studenti positivi; finestre aperte per garantire il ricambio dell’aria; frequenza consentita (indossando la mascherina) a chi presenta sintomi respiratori di lieve entità ed in buone condizioni generali ma senza febbre. Queste le principali novità contenute nel vademecum per il contrasto alla diffusione del Covid-19 che il ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole in vista della loro riapertura. Indicazioni che dimostrano “come si voglia favorire il più possibile il ritorno degli studenti in presenza”, commenta Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia-psicoterapeuta, consigliera Omceo Roma. “Consentire la frequenza scolastica è prioritario- continua Grimaldi- perché questi due anni in cui i ragazzi hanno seguito le lezioni a distanza, non hanno avuto contatti con i coetanei e hanno perso tanti momenti di socialità, hanno creato una serie di problemi dal punto di vista comportamentale, relazionale e di crescita. Ora l’orientamento di favorire il ritorno in presenza mi sembra quello giusto”.”E’ finito il tempo della dad- evidenzia ancora la consigliera Omceo Roma- si torna a comportarsi come si faceva prima, ossia se il bambino sta male resta a casa, senza necessità di dover seguire le lezioni a distanza. Anche questo è un messaggio di ritorno alla normalità”. “Di fronte all’allentamento delle norme, però- precisa la pediatra- è opportuno un maggior senso di responsabilità da parte delle famiglie. Tra le misure di prevenzione di base è raccomandata l’igiene delle mani e l’osservanza della cosiddetta ‘etichetta respiratoria’. Con questo termine si intendono I corretti comportamenti da mettere in atto per tenere sotto controllo il rischio di trasmissione di microrganismi tra le persone, quali ad esempio proteggere la bocca e il naso durante gli starnuti o i colpi di tosse utilizzando fazzoletti di carta. Fondamentale non mandare i bambini a scuola se stanno male, essere ancora più accorti di fronte a un raffreddore che non convince e magari fare un tampone di controllo in più”. Infine Grimaldi tiene a sottolineare come sia “opportuno continuare a promuovere le vaccinazioni anti Covid perché bisogna ricordarsi- evidenzia- che la situazione epidemiologica in cui ci troviamo oggi è anche frutto della campagna vaccinale. Allentare le misure- conclude- non vuole dire che non si debba più ricorrere al vaccino”.

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Cura domiciliare Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

Uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, e pubblicato di recente su “Lancet Infectious Diseases”, porta chiarezza sull’utilità d’impiego degli antinfiammatori non steroidei (Fans) nelle cure domiciliari per i pazienti affetti da Covid-19 in forma lieve – uso già previsto dai protocolli del ministero della Salute. Si ricordano le fasi fondamentali dell’infezione: a una ‘acuta o ‘virale’ – con interazione del virus con il recettore Ace2 – che causa febbre e tosse secca e spesso si risolve spontaneamente, segue una seconda fase con aumento della carica virale e sviluppo di infiammazione polmonare, con tosse e difficoltà respiratorie. La possibile evoluzione in una terza fase con infiammazione sistemica può risultare potenzialmente letale. Ormai è noto che il disturbo da colpire all’esordio non sono i sintomi ma l’infiammazione. Secondo la review pubblicata su “Lancet”, l’obiettivo di usare Fans fin dall’inizio dei sintomi è duplice: ridurre il rischio di aggravamento della malattia ed evitare un buon numero di ricoveri. In studi precedenti – riporta Giuseppe Remuzzi, direttore del Mario Negri – abbiamo dimostrato che nei pazienti Covid curati precocemente con Fans si ha una riduzione di ricoveri del 90% rispetto a chi aveva ricevuto solo terapie sintomatiche [un dato, peraltro, rilevato su un singolo studio con un campione molto ristretto]; inoltre, in base a un altro studio, è emerso che i Fans inibiscono contemporaneamente la maggior parte dei mediatori dell’infiammazione, in modo simile agli anticorpi monoclonali – come tocilizumab o anakinra, diretti contro specifiche citochine pro-infiammatorie. Circa il meccanismo d’azione dei Fans – tra i quali aspirina, nimesulide, celecoxib, ibuprofene (la cui efficacia in questo contesto è comprovata da molteplici studi osservazionali retrospettivi) – risulta correlato all’inibizione delle ciclossigenasi (Cox-1 e, soprattutto, Cox-2), dei prostanoidi e delle prostaglandine, laddove Sars-Cov-2 aumenta l’espressione dei geni che codificano per Cox-1, Cox-2 e la sintetasi citosolica della prostaglandina E. All’azione dei Fans fa seguito una complessa e articolata attività di stimolo su varie cellule del sistema immunitario (macrofagi, mastociti, cellule dendritiche, cellule T) che contrastano le azioni del virus. I Fans, utili nelle forme lievi-moderate, hanno inoltre il vantaggio rispetto ai monoclonali (per uso ospedaliero, utilizzati nelle forme gravi) e anche rispetto agli antivirali (il cui impiego è pure previsto in fase precoce) di essere poco costosi. Da specificare, comunque, che gli antivirali – bloccando la replicazione virale – se somministrati entro i primi 5 giorni dallo sviluppo dei sintomi sono molto efficaci nell’evitare ospedalizzazione e morte. In ogni caso – si sottolinea nella review – qualora i sintomi peggiorassero durante il trattamento con Fans, è necessario passare ai corticosteroidi e, in caso di ulteriore aggravio del quadro, procedere immediatamente al ricovero. Fermo restando l’utilità preventiva della vaccinazione. (fonte Doctor33)

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Vaccini Covid: Ema approva bivalenti anti-Omicron

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema ha raccomandato l’autorizzazione di due vaccini bivalenti che forniscono protezione anche contro la variante Omicron del Covid-19: Comirnaty Original/Omicron BA.1 e Spikevax Bivalent Original/Omicron BA.1. Sono destinati all’uso come dose booster, cioè in soggetti (di età pari o superiore a 12 anni) che hanno ricevuto almeno la vaccinazione primaria anti-Covid-19. Il passaggio successivo per la campagna vaccinale in Italia è l’autorizzazione all’immissione in commercio dall’Aifa, il cui comitato tecnico-scientifico si riunirà lunedì mattina, come anticipato dal ministro Roberto Speranza a mezzo stampa: “Il 5 settembre l’Aifa si pronuncerà e credo che le prime forniture arriveranno attorno alla prima decade di settembre”. I vaccini, precisa l’Ema sono versioni adattate dei vaccini originali Comirnaty (Pfizer/BioNTech) e Spikevax (Moderna) per proteggere anche la sottovariante Omicron BA.1, oltre che dal ceppo originale di Sars-CoV-2. Infatti, la nota dell’Agenzia spiega che si tratta di vaccini adattati per rispondere meglio alle varianti circolanti di Sars-CoV-2, nello specifico alla variante Omicron/BA.1.Gli studi approvativi hanno dimostrato che possono innescare forti risposte immunitarie contro Omicron BA.1 e il ceppo Sars-CoV-2 originale in persone precedentemente vaccinate e in particolare, sono più efficaci nell’innescare risposte immunitarie contro la sottovariante BA.1 rispetto ai vaccini originali. Con effetti collaterali osservati paragonabili a quelli osservati con quelli originali: tipicamente lievi e di breve durata. I vaccini originali, Comirnaty e Spikevax, precisa l’Agenzia europea, sono ancora efficaci nel prevenire malattie gravi, ospedalizzazioni e decessi associati al Covid-19 e continueranno a essere utilizzati nelle campagne di vaccinazione nell’UE, in particolare per le vaccinazioni primarie. Saranno le autorità nazionali degli Stati membri dell’UE a determinare chi dovrà ricevere quali vaccini e quando, tenendo conto di fattori quali i tassi di infezione e ospedalizzazione, il rischio per le popolazioni vulnerabili, la copertura vaccinale e la disponibilità di vaccini.I vaccini adattati funzionano allo stesso modo dei vaccini originali. Ogni vaccino contiene molecole di mRNA per produrre le proteine​​spike del SARS-CoV-2 originale e della sottovariante Omicron BA.1. La proteina spike è la proteina di superficie del virus che utilizza per entrare nelle cellule del corpo e può differire tra le varianti del virus. Adattando i vaccini, si amplia la protezione contro le diverse varianti.Disporre di un’ampia gamma di vaccini adattati destinati a diverse varianti di SARS-CoV-2, sottolinea l’Ema offre agli Stati membri una pluralità di opzioni per pianificare le loro strategie di vaccinazione e “questo è un elemento chiave nella strategia generale per combattere la pandemia in quanto non è possibile prevedere come si evolverà il virus in futuro e quali varianti circoleranno questo inverno”. Ema fa sapere che altri vaccini adattati che incorporano varianti diverse, come le sottovarianti Omicron BA.4 e BA.5 (appena approvati negli Usa dall’Fda), sono attualmente in fase di revisione da parte dell’Ema o saranno presentati a breve e, se autorizzati, estenderanno ulteriormente l’arsenale di vaccini disponibili. “Fatta salva la valutazione scientifica dell’Ema – ha detto la commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides – nelle prossime settimane ci aspettiamo anche un parere sui vaccini adattati Omicron BA.4 e BA.5 come parte del nostro ampio approccio al portafoglio di vaccini che ha caratterizzato il nostro lavoro sin dall’inizio”. (SZ) Fonte Farmacista33

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Antivirali Covid, 100mila pazienti trattati a casa. Il report Aifa

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2022

Sono stati finora 118.081 i pazienti con Covid-19 che hanno ricevuto un trattamento antivirale precoce in Italia (+5,7% rispetto all’ultimo monitoraggio di 14 giorni fa). Di questi, 100.000 sono stati trattati a domicilio con Paxlovid (nirmatrelvir-ritonavir, di Pfizer) o molnupiravir (Lagevrio di Merck/Msd) Lagevrio, mentre 18.000 con remdesivir (Veklury), somministrabile in ambulatorio. E’ quanto emerge dal 17/mo report dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sugli antivirali contro il Covid-19, indicati per pazienti non ospedalizzati ma con rischio di sviluppare forme gravi di malattia. Se si considerano le prescrizioni in rapporto ai positivi, si osserva che per Paxlovid nell’ultima settimana monitorata risultano 491 richieste farmaco su un totale di 167.018 positivi a Covid, con una prevalenza dello 0,29%. Per molnupiravir invece la prevalenza è dello 0,36% (608 richieste farmaco su 167.018 positivi). I trattamenti avviati con Paxlovid, autorizzato in Italia da fine aprile 2022, sono stati 56.414, la regione con il maggior numero di trattamenti è il Lazio (6.558) seguita dalla Lombardia (6.505). Dal 17 al 23 agosto, le richieste sono aumentate dell’8,1% rispetto al report di due settimane prima. Un aumento trainato dalle terapie acquistate attraverso la distribuzione per conto (Dpc), ovvero prescritte dal medico di base e ritirate dal paziente in farmacia sotto casa: in 14 giorni, sono aumentate del 12,4%, per un totale di 29.973. Mentre le prescrizioni di Paxlovid in strutture ospedaliere, finora sono state 26.518, con una crescita del 3,7% in 2 settimane.I trattamenti avviati con molnupiravir, autorizzato in Italia a fine dicembre 2021, sono stati finora 43.657 e il Lazio è la regione che ne conta finora di più (5.588), seguita da Puglia (4.223). Dal 17 al 23 agosto 2022, rispetto alle 2 settimane precedenti, le richieste sono aumentate del 2,9%. Infine, i trattamenti per forme precoci di malattia avviati con remdesivir (Veklury), somministrabile in ambulatorio e non a domicilio, finora sono stati 18.010, con una crescita del 5,3% nelle ultime due settimane (mentre i trattamenti con questo farmaco in pazienti già ospedalizzati e gravi sono stati 99.717). (fonte Doctor-news)

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Scuola: Prevenzione covid, prime linee guida

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2022

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha rilasciato una dichiarazione all’agenzia Italia stampa circa le prime linee guida, tra regioni e stato, sull’apertura degli istituti a settembre, sulla prevenzione covid. Il sindacalista autonomo ha affermato che “sì, sono arrivate queste prime linee guida e ribadiscono la necessità di utilizzare l’aerazione manuale, perché purtroppo le classi sono sprovviste di ventilazione. Ma sottolineano il fatto che c’è l’esigenza di dare più risorse e più organici alle scuole: non è possibile pensare in questo momento di aprire le scuole a settembre con gli attuali organici”, ha concluso Pacifico.

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Covid: frena la discesa dei casi con i ricoveri stabili

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2022

La curva dei casi di Covid-19 frena la sua discesa in Italia e il rallentamento riguarda la maggior parte delle province, probabilmente legato ai maggiori contatti tra le persone in occasione delle vacanze. Stabili anche i ricoveri in area medica e nelle terapie intensive nella settimana dal 26 luglio al 2 agosto negli ospedali della rete sentinella della Fiaso, dopo la diminuzione del -2% registrata la scorsa settimana. Resta bassa la percentuale di occupazione delle rianimazioni: 4,4% del totale dei pazienti Covid. Sul fronte delle cure, intanto, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato il via libera all’utilizzo dell’anticorpo monoclonale Evusheld (tixagevimab e cilgavimab) nel trattamento precoce di soggetti con infezione da SARS-CoV-2 a rischio di una forma grave di COVID-19. Finora il medicinale era disponibile solo per la profilassi pre-esposizione in soggetti ad alto rischio. Con questo ampliamento, l’Aifa rende disponibile «un’opzione terapeutica per via intramuscolare per i soggetti nei quali la prescrizione dei farmaci antivirali e degli anticorpi monoclonali autorizzati è considerata inappropriata dal punto di vista clinico e/o epidemiologico, in relazione alla circolazione delle varianti virali», si legge in una nota dell’agenzia. La decisione anticipa la valutazione dell’Agenzia europea del farmaco Ema, che sarà completata a settembre 2022. Sul fronte delle cure, da un maxi-studio multicentrico israeliano pubblicato su ‘Jama Network Open’ e condotto su 29.611 operatori sanitari, è emerso che la quarta dose di vaccino protegge di più dal covid. Il lavoro scientifico ha valutato l’impatto del secondo booster di Pfizer/BioNTech sul tasso di infezioni ‘breakthrough’ (cioè in persone vaccinate) in epoca Omicron. È emerso che la percentuale di infezioni breakthrough è stata del 6,9% fra le persone vaccinate con 4 dosi, mentre è risultata più alta – cioè del 19,8% – nei vaccinati con 3 dosi. Questi dati, concludono gli autori, suggeriscono che una quarta dose di vaccino è stata efficace nel prevenire contagi Covid negli operatori sanitari, contribuendo a mantenere le funzioni del sistema sanitario durante la pandemia, durante l’ondata Omicron. Secondo i dati Fiso, circa il 95% dei ricoverati vaccinati nelle intensive e il 77% in reparti ordinari sono immunizzati da oltre sei mesi e l’età media dei pazienti vaccinati in area medica è di 76 anni e scende a 66 nelle rianimazioni. «C’è quindi un chiaro ritardo di tale fascia della popolazione nel sottoporsi alla quarta dose, che espone i soggetti fragili e gli over 60 alle conseguenze più gravi della malattia da Covid», osserva la Fiaso, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere. Nei reparti ordinari ci sono stati 21 nuovi ingressi. Si tratta di pazienti «con Covid», il cui ricovero è stato determinato da altre patologie ma che sono risultati positivi al tampone. L’incidenza di questi pazienti con COVID è salita questa settimana del +7,5% nei ricoveri ordinari e complessivamente questa categoria rappresenta il 58% del totale dei pazienti Covid presenti negli ospedali oggetto della rilevazione.Non solo danni economici e problemi di salute a lungo termine per chi ha avuto Covid-19. La pandemia rischia di lasciarci in eredità anche una società più violenta, caratterizzata da una maggiore aggressività individuale. «Stiamo approfondendo con una ricerca ad hoc il fenomeno. E i primi dati indicano che senza dubbio nel post Covid nella società si osserva una maggiore violenza». Lo anticipa all’Adnkronos Salute Armando Piccinni, direttore dell’Osservatorio sulla salute mentale in Italia e presidente della Fondazione Brf per la ricerca in psichiatria e neuroscienze, in base ai primi risultati di uno studio in corso sul Long Covid, messo a punto dalla Fondazione. «I primi dati indicano che l’aggressività fuori casa e all’interno della famiglia cresce notevolmente. Nella nostra ricerca stiamo cercando di evidenziare quali sono gli elementi che permangono maggiormente nei pazienti dopo il Covid. E abbiamo scoperto che nervosismo, aggressività, irritabilità sono tra gli items più evidenziati nel post infezione, sono alla ‘vetta’ dei disturbi post Covid. Un elemento individuale che si ripercuote nel sociale», dice Piccinni. «L’assistenza per la salute mentale deve essere una rete a cui debbono collaborare tutti, costituita da: assistenti sociali, medici di famiglia, pediatri di libera scelta, farmacisti. Ma anche figure sociali di riferimento non legate all’assistenza socio-sanitaria, come ad esempio i parroci che hanno spesso una chiara idea della situazione del quartiere in cui operano e che possono segnalare e sostenere. Ben vengano, in quest’ottica, accordi istituzionalmente regolati con i diversi operatori socio-sanitari del territorio», conclude Piccinni. (fonte Doctor33)

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Scuola: Organico Covid e più aule, ora lo chiedono pure le Regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2022

A circa 30 giorni dal rientro a scuola arrivano le prime indicazioni operative dalla Conferenza delle Regioni: tra le disposizioni ritenute centrali per combattere la pandemia, si indicano risorse umane aggiuntive e la creazione di spazi didattici ulteriori rispetto agli attuali. “È che quello che Anief sostiene da tempo – dice il suo presidente nazionale Marcello Pacifico: nel Decreto Aiuti bis serve la proroga dell’organico Covid e la realizzazione di nuove classi per riaprire le scuole a settembre. Sono disposizioni che occorre necessariamente attuare alla ripresa dei lavori delle Camere, perché il Governo dimissionario a guida Mario Draghi ha tutte le ragioni per farlo, perché ha la licenza di mettere mano agli ‘affari correnti’, evitando in questo modo di ritrovarci un altro anno scolastico in condizioni di estremo disagio e con le lezioni in presenza fortemente a rischio”La conferenza Stato-Regioni ha inviato il documento alle scuole per presentare le possibili misure di mitigazione e contenimento della circolazione virale adottabili nell’anno scolastico 2022-2023 fornendo elementi utili di preparedness e readiness. Le Regioni raccomandano l’areazione frequente degli ambienti in assenza di un piano di revisione del rapporto alunni docenti per classe come denunciato dal sindacato.Nel documento si chiede espressamente di fornire alle scuole risorse umane aggiuntive per garantire gli interventi previsti fermo restando che “allo stato attuale delle conoscenze e della situazione epidemiologica si prevedono quindi misure standard di prevenzione da garantire per l’inizio dell’anno scolastico e possibili ulteriori interventi da modulare progressivamente in base alla valutazione del rischio, prevedendo un’adeguata preparazione degli istituti scolastici che renda possibile un’attivazione rapida delle misure al bisogno. Si riportano in calce, in tabella 1, le misure non farmacologiche di prevenzione”.

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Covid, durata della contagiosità: le ipotesi da nuovi studi scientifici

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2022

Per quanto tempo le persone positive a Covid sono contagiose? È la domanda tornata alla ribalta negli ultimi giorni in Italia dove ci si interroga e si discute dell’opportunità di ridurre l’isolamento per i positivi. Gli studi scientifici al riguardo stanno crescendo e non sembrano in linea con le speranze dei molti che vorrebbero l’alleggerimento delle regole. Secondo le ultime evidenze, pubblicate su ‘Nature’, una serie di studi “confermano che molte persone con Covid rimangono infettive anche nella seconda settimana dopo i primi sintomi”. Una ricerca Usa, messa a disposizione in via preliminare sul server ‘medRxiv’, non ancora dunque sottoposta a revisione paritaria, si concentra su Omicron e suggerisce che un quarto delle persone che hanno contratto questa variante “potrebbero essere ancora contagiose dopo 8 giorni”.Le persone, è la riflessione degli esperti, possono perciò continuare a trasmettere il virus per più tempo rispetto a quanto indicato per esempio negli States dai Cdc, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che fra i primi a dicembre scorso hanno dimezzato il tempo di isolamento raccomandato a 5 giorni, affermando che la maggior parte della trasmissione di Sars-CoV-2 si verifica da uno a 2 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e da 2 a 3 giorni dopo. Molti scienziati continuano a contestare quella scelta: a loro avviso le riduzioni della durata del periodo di isolamento, ora comuni in giro per il mondo, sono guidate “dalla politica piuttosto che da nuovi dati rassicuranti”, si legge.I fatti su quanto tempo le persone sono infettive “non sono cambiati”, afferma Amy Barczak, specialista in malattie infettive del Massachusetts General Hospital di Boston. È sua la ricerca che ha valutato la durata della contagiosità dei positivi alla variante Omicron di Sars-CoV-2. “Non ci sono dati per supportare 5 giorni o qualcosa di inferiore a 10 giorni” di isolamento, osserva. A chi vuole sapere quanti giorni esattamente vanno considerati, gli esperti replicano che la risposta è complicata. “Se una persona sia contagiosa o meno, in realtà dipende da un gioco di numeri, è una probabilità”, afferma Benjamin Meyer, virologo dell’Università di Ginevra in Svizzera. I fattori sono tanti e mutevoli.”Ci sono ancora cose di cui non siamo perfettamente sicuri, ma il messaggio molto conciso sarebbe che, se sei positivo all’antigene, non dovresti uscire e interagire da vicino con persone che non vuoi siano infettate”, riassume Emily Bruce, microbiologa e genetista molecolare dell’Università del Vermont a Burlington. Per Bruce è importante ricordare che, sebbene possano esserci sintomi persistenti, questi non indicano una continua contagiosità. “E penso che sia perché molti dei sintomi sono causati dal sistema immunitario e non direttamente dal virus stesso”. I ricercatori con accesso a un laboratorio di livello 3 di biosicurezza, come Barczak, possono eseguire esperimenti per verificare se il coronavirus Sars-CoV-2 vivo può essere coltivato da campioni prelevati da pazienti per diversi giorni consecutivi. Eì molto insolito che il contagio si prolunghi dopo 10 giorni”.Altri studi utilizzano i livelli di Rna virale misurati dai test Pcr per dedurre se qualcuno è infettivo. Un progetto condotto dal Crick Institute e dall’University College Hospital, a Londra, può attingere ai dati di tamponi effettuati su più di 700 partecipanti, ottenuti dal momento in cui si sono sviluppati i sintomi. Uno studio basato su questi dati suggerisce che un numero significativo di persone mantiene una carica virale sufficientemente alta da innescare un’infezione anche “nei giorni da 7 a 10”, indipendentemente dal tipo di variante o dal numero di dosi di vaccino ricevute. Lo studio è approdato su ‘medRxiv’ il 10 luglio. Yonatan Grad, infettivologo della Harvard Th Chan School of Public Health di Boston, Massachusetts, che ha lavorato su studi simili sull’infettività basati sulla Pcr, concorda sul fatto che 10 giorni siano una regola pratica utile per quando non si dovrebbe più essere contagiosi. Ma avverte che un piccolo numero di persone potrebbe ancora esserlo oltre quella soglia. Alcuni di questi casi negli Stati Uniti sono stati collegati all’antivirale Paxlovid (nirmatrelvir-ritonavir), evidenzia: “C’è un fenomeno di ‘rimbalzo’ che fa sì che le persone vedano i loro sintomi risolversi e potrebbero anche risultare negative a un test rapido, ma poi pochi giorni dopo i sintomi e il virus si ripresentano”. Barczak afferma che questa è una delle domande chiave che i ricercatori stanno ora studiando. “Gli antivirali cambiano la dinamica dei sintomi, cambiano la dinamica della risposta immunitaria e cambiano la dinamica con cui si rilascia” virus, dice. “Penso che questo sia davvero importante, perché le persone sono fuori nel mondo pensando di non essere contagiose dopo 10 giorni. Ma se hanno un ‘rimbalzo Paxlovid’, potrebbero esserlo”. (fonte Farmacista33)

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Covid, agosto senza restrizioni ma resta incognita Centaurus

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2022

Ha inizio il primo agosto senza restrizioni da quando è piombata la pandemia da Covid-19 nel nostro Paese, ma gli esperti invitano alla cautela. La sottovariante BA.2.75, ribattezzata dai social Centaurus, ha fatto il suo ingresso in Italia con il primo caso registrato. Secondo l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all’Università del Salento, «non sappiamo ancora come si comporterà la cosiddetta Centaurus. Questa sottovariante si è diffusa velocemente in India, ma lì non avevano avuto tre ondate causate da Omicron, come noi in Italia. Per ora bisogna osservare senza fare previsioni». «Perché una variante si sostituisca a quella precedente – spiega – deve necessariamente avere un vantaggio. In senso assoluto non è detto che le nuove sottovarianti di Omicron siano più contagiose delle precedenti. Il vantaggio, nel caso della BA5, per esempio era dato da una maggiore capacità di infettare persone già immunizzati dalle precedenti varianti. Per Centaurus dobbiamo attendere per saperne di più». I dati testimoniano di un calo di casi, ricoveri e intensive: i nuovi contagiati sono 36.966, in calo rispetto al giorno prima, come anche le vittime, 83 contro le 121 delle 24 ore precedenti. Dopo una fase di oscillazione, la curva dei ricoveri a livello nazionale ha superato il picco e ha iniziato una fase di discesa sia nei reparti ordinari che nelle terapie intensive. A livello regionale fanno eccezione Marche e Sardegna; crescita più debole in Abruzzo e Lombardia. E’ quanto indicano le analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘M.Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). La campagna vaccinale d’autunno, intanto, è in preparazione, con la possibilità della somministrazione in un’unica seduta di anti Covid e antinfluenzale, mentre proseguono le quarte dosi per gli over 60. E si attendono i vaccini aggiornati. «I vaccini attuali non riescono a prevenire i contagi. Proteggono solo per 2-3 mesi, poi il livello degli anticorpi si abbassa, sono necessari vaccini nuovi ma non ci sono più i finanziamenti”, spiega in un’intervista a ‘La Repubblica’, Rino Rappuoli, responsabile scientifico della multinaziona» e farmaceutica Gsk che qualche giorno fa ha partecipato all’incontro con AshishJha, coordinatore della risposta al Covid per gli Stati Uniti. Secondo Rappuoli sono necessari «Vaccini completamente nuovi, capaci di proteggerci non solo dalle varianti di Sars-Cov2, ma anche da tutti gli altri Coronavirus. Ma esiste un problema, quello dei fondi. «Non c’è più lo sforzo di due anni fa – segnala l’esperto – esistono due o tre trial nel mondo per i vaccini mucosali, niente a che vedere con la mobilitazione del 2020».(fonte Doctor33)

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Covid, tampone negativo in presenza di sintomi

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2022

È difficile stimare quanti casi riguardi, e quali persone siano più a rischio, soprattutto perché sempre meno ci si sottopone ai test ufficiali. Così come difficile è capirne la causa. L’ipotesi più supportata “è legata al comportamento del nostro sistema immunitario: si pensa che i sintomi precedano il risultato positivo ai test perché oggi il sistema immunitario si attiva molto più velocemente contro il virus. All’inizio della pandemia, infatti, i contagi avvenivano tra persone che non avevano mai preso prima Sars-CoV-2 e che non erano vaccinate, e il virus poteva agire indisturbato per diversi giorni prima che l’infezione fosse tale da essere rilevata dal sistema immunitario. Oggi, invece, con la maggior parte della popolazione vaccinata o già esposta al virus, la reazione immunitaria più rapida e può portare a casi in cui si hanno sintomi, ma non si risulta positivi, perché la carica virale non è ancora sufficiente rispetto alla sensibilità del test”.Un’altra ipotesi riguarda la diversa dinamica con cui le più recenti varianti circolano nell’organismo. Alcuni studi, infatti, hanno rilevato, con le nuove varianti, un minore accumulo delle particelle virali nelle cellule del naso, rendendo più probabili i falsi negativi. Una terza possibilità è che sia il riflesso del maggior ricorso ai tamponi fai-da-te, molte persone non raccolgono con cura il materiale biologico, determinando più falsi negativi. Per ora non serve preoccuparsi, ma può essere utile prendere qualche precauzione. “Un test negativo in presenza di sintomi non dovrebbe essere un lasciapassare per uscire”, conferma Emily Martin, epidemiologa dell’Università del Michigan. E questo vale in presenza di tutti i tipi di virus. (fonte Farmacista33)

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The two covid vaccines that saved more lives than any other

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

Covid vaccines saved around 20m lives in their first year. But when Airfinity, a life-sciences data firm, analysed the figures, it found two had an outsized impact: those produced by AstraZeneca-Oxford and Pfizer-BioNTech. Each averted between 5m and 7m deaths; combined they accounted for more than half the lives saved by vaccines. In third spot was the Sinovac vaccine, at 1.7m-2.2m lives saved, followed by Moderna at 1.5m-2m.By easing the pandemic, these vaccines have reduced its impact on birth rates. In new global population forecasts released this week, the United Nations deemed both covid and the war in Ukraine as short-term disruptions that have “no long-term implications”. The UN now thinks the global population will hit 8bn on November 15th.But covid has changed populations in other ways. Migrant flows are changing across the Americas, with the economic slump pushing people to the United States. And it has changed the way people work. As our Bartleby columnist notes this week, Zoom micro-dramas are proliferating. The fear of accidentally unmuting is a very real problem. Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Scuola: A settembre si ripartirà senza organico Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

“Nel primo anno della pandemia si sono aggiunte 3.000 classi, si erano dotate le scuole dell’organico aggiuntivo, ma non si erano rivisti i criteri sul dimensionamento scolastico: oggi le condizioni restano le stesse. Anzi l’organico aggiuntivo è addirittura scomparso”: a denunciarlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. In un’intervista rilasciata ad Orizzonte Scuola, il sindacalista ricorda che “l’organico Covid era una risposta straordinaria a quello che il governo intendeva fare negli anni successivi e che poi non ha fatto”.Pacifico commenta alcune dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “dice che quasi tutte le classi pollaio hanno massimo 23 alunni. Premesso che non è questa la realtà delle scuole, ma al tempo del Covid bisogna averne 15 perché è uno spazio chiuso e se vogliamo evitare la diffusione del virus negli spazi chiusi, dobbiamo rispettare le regole. Non è che siccome si chiama scuola che il Covid deroga alle regole. In queste condizioni le scuole si richiudono subito”.Pacifico ricorda che tra qualche settimana riprenderanno le lezioni e c’è poco da stare tranquilli: “il primo problema è la mancanza di spazi adeguati che è legata alla mancata volontà politica di rivedere gli organici e le regole sul dimensionamento scolastico. Col precedente governo avevamo concordato l’impegno a rivedere le regole sul dimensionamento e quindi sul numero delle classi e degli organici. Questo primo impegno si era tradotto con l’organico aggiuntivo, 80 mila posti in più di personale docente e ATA. Questo impegno è stato via via disatteso”: non solo “l’organico Covid è stato dimezzato”, ma si è optato anche “per una didattica in presenza al 50%, si è puntato tutto sui vaccini ma i virologi oggi, con questa nuova variante, concordano sul fatto che la campagna vaccinale poco possa fare per prevenire i contagi, nonostante protegga da effetti gravi della malattia. Se la curva dei contagi (per la prima volta si registra un numero alto di contagi in estate) resta elevato, non rivedremo un’apertura normale dell’anno scolastico, in alcuni casi non ci sarà la possibilità di riaprire le scuole”.

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Covid: farmaci sintomatici difficili da reperire

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

Non si fermano le segnalazioni da parte delle farmacie sulla indisponibilità di farmaci con principio attivo ibuprofene. Una situazione che, riferisce Andrea Mandelli, presidente Fofi, è “a macchia di leopardo” e potrebbe essere legata al boom di richieste per il picco di contagi di questo ultimo periodo, ma su cui non c’è allarme. Intanto, dalla Sifap e dalla Sifo sono state diramate le istruzioni operative per l’allestimento in farmacia.Arrivano da diversi territori le segnalazioni dei farmacisti relative alla difficoltà di reperire alcuni farmaci, in particolare quelli a base di ibuprofene. Di recente, sul tema è intervenuto anche Andrea Mandelli: si tratta di una situazione presente “a macchia di leopardo un po’ in tutta l’Italia”, si legge sull’house organ della Federazione, legata probabilmente “all’esplosione dei contagi, che ha determinato un boom di richieste”. Tra le cause, oltre all’aumento della richiesta, vengono additati anche gli impatti del caro energia sulla produzione e in generale sulla filiera: “C’è anche un tema di approvvigionamento della materia prima” ha dichiarato il presidente di Fedefarma Roma, Andrea Cicconetti, sulle agenzie, ma anche di “aumento di costi” che impattano sulla “produzione”. Mandelli comunque rassicura: “Non c’è nessun allarme perché fortunatamente i farmacisti possono tamponare questa mancanza allestendo loro stessi il preparato dietro presentazione della ricetta medica. Come già successo in questi due anni e mezzo, i farmacisti possono sopperire alle mancanze”.Intanto, dalla Sifap e dalla Sifo (Area Scientifico- culturale Galenica) sono state redatte alcune istruzioni operative per l’allestimento di sospensioni per uso orale a uso pediatrico a base di ibuprofene, da allestire in caso di carenza del medicinale di origine industriale, come riferisce una recente circolare della Fofi. “L’allestimento del preparato deve avvenire presso il laboratorio della farmacia, nel rispetto delle NBP. Il preparato allestito in farmacia come officinale nelle quantità corrispondenti al prodotto industriale carente eÌ dispensabile senza ricetta in conformità alla Tabella 4 in quanto si tratta di un officinale allestibile sulla base della BP”. (farmacista33)

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Covid. E’ saltato il tracciamento?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

Temiamo che quello che era già nell’aria da tempo sia una tragica realtà. Dove la tragedia si riversa sulle politiche di prevenzione e di emergenza delle nostre istituzioni. I nuovi contagi sembrano che siano fuori controllo. A parte i casi gravi, per i quali si stanno anche riaprendo gli speciali reparti ospedalieri a cui i malati non possono non farvi riferimento. Beccarsi il covid è facilissimo vista la bassa prevenzione individuale e il diffuso esercizio individuale di una sorta di “liberi tutti”. Ovunque si trovano folle di persone dove quelli con mascherina sono pochissimi. E’ ovvio (ma non per le istituzioni sanitarie) che una persona vada a sottoporsi alla “tortura” della registrazione ufficiale solo quando è certo di avere il virus dopo la positività del “fai da te”. “Tortura” che diventa difficile perché sono sempre meno le strutture per farlo, prese d’assalto dai più tenaci,con appuntamenti anche per diversi giorni dopo, e con la raccomandazione di recarvisi solo se si è asintomatici (ma chi ci va in questi casi?…)…. Indicazione che viene data con “nonchalance” anche da medici pubblici a cui ci si rivolge, fino a quelli che, preso atto del tracciamento saltato, consigliano all’infettato di decidere da sé se “tenersi il segreto” o “contribuire alle statistiche nazionali”. Omettendo che non risultando l’infezione nella propria cartella clinica, si compromettono le informazioni anche per la salute del singolo (indicazioni per la quarta dose se dovesse diventare più necessaria, valutazione di altre patologie anche in considerazione dell’infezione che si è beccata, etc)… svalutando di fatto il valore intrinseco dell’esistenza stessa della cartella clinica.Consapevoli di questo, è bene che ognuno sappia che, quando legge che in Italia ci sono 80mila infezioni, queste ultime come minino sono più del triplo e – di conseguenza e a priori – la trasmissione dell’infezione è maggiore ovunque.Che fare? Oltre che ognuno ne faccia tesoro, aspettiamo che ne facciano altrettanto tesoro le istituzioni e provvedano subito con, per esempio, apertura di presidi per tamponi ovunque, dove le persone vi si possano recare facilmente. Il tutto con il riavvio di una intensa pubblicità, anche di responsabilizzazione dei singoli. Non è difficile…. Non siamo ancora nella fase di non-ritorno, ma se non si fa nulla ci siamo vicini. Saremmo in notevole imbarazzo se domani ci dovessimo trovare a lodare i metodi cinesi di prevenzione…

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Covid Over 50 non vaccinati e multa

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2022

Avranno più tempo per evitare la multa di 100 euro tutti gli over 50 che si sono vaccinati contro il Covid in ritardo: un emendamento dei relatori al dl Aiuti, inizialmente dichiarato inammissibile e poi riammesso ai voti con l’unanimità dei gruppi e approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, prevede che gli over 50 che non hanno concluso il ciclo vaccinale o non lo abbiamo nemmeno iniziato alla data del 1 febbraio, possano evitare la multa se, alla data del 15 giugno, hanno fatto almeno una dose di vaccino. L’emendamento interviene anche i tempi per la notifica di addebito che passano da 180 a 270 giorni. La procedura prevede che a multare gli inadempienti sia il ministero della Salute.Secondo Anief continuare a parlare di sanzioni nei confronti degli over 50 è un atteggiamento sbagliato che alla lunga non farà altro che alimentare sanzioni e ricorsi. È di questi giorni la posizione del professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, per il quale l’obbligatorietà della vaccinazione anti Covid19 è oramai una “pagina chiusa”: solo per il personale sanitario – ha detto Locatelli – sarà condizione imprescindibile”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, chiede “alla politica di dare attuazione a questa importante comunicazione di uno dei massimi scienziati ed esperti epidemiologi. Nel frattempo, però, attendiamo con fiducia il giudizio dei tribunali sulla violazione di 12 articoli della Costituzione nei diversi ricorsi promossi: si questo punto, si dovranno esprime, infatti, il giudice delle leggi e la Corte di Giustizia europea. E il Governo farebbe bene a pensare di dotare, con provvedimenti estivi urgenti, tutte le scuole italiane di aule più spaziosi strumenti di aerazione adeguati. Non si può pensare di agire solo sull’obbligo vaccinale, peraltro anche discriminante”, conclude Pacifico.

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Certificato COVID digitale dell’UE: il Parlamento approva la proroga di un anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

Bruxelles. I deputati europei hanno approvato l’accordo raggiunto il 13 giugno con i governi dell’UE per prevenire possibili restrizioni alla libera circolazione nell’UE in caso di nuove varianti o altre minacce legate alla pandemia. Le regole attuali, in scadenza la prossima settimana, saranno estese fino al 30 giugno 2023.Il testo sul certificato digitale COVID dell’UE per i cittadini UE è stato approvato con 453 voti favorevoli, 119 contrari e 19 astensioni, mentre quello per i cittadini provenienti da paesi terzi è stato approvato con 454 voti favorevoli, 112 contrari e 20 astensioni. In risposta alla richiesta del Parlamento, nel testo si stabilisce che i Paesi UE non dovrebbero limitare la libera circolazione dei titolari del certificato digitale COVID dell’UE (European Digital Covid Certificate – EUDCC) in modo sproporzionato o discriminatorio. Entro la fine del 2022, la Commissione europea valuterà l’impatto dell’EUDCC sulla libera circolazione e sui diritti fondamentali e potrà proporne la revoca nel caso in cui la situazione della salute pubblica lo consenta, sulla base dei più recenti pareri scientifici del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC) e del comitato per la sicurezza sanitaria UE.

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Shanghai’s strict lockdown to curb an outbreak of covid is finally easing. But China is far from reaching its zero-covid goals

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Maggio 2022

Fresh outbreaks are reported in Beijing and Tianjin. Our cover leader this week explains how President Xi Jinping is damaging China’s prosperity, partly through his insistence on eradicating an ineradicable virus. But even as tensions mount over his covid policies, there is little sign of real challenges to Mr Xi’s rule.Britain’s prime minister should be more concerned about his fate. A highly anticipated report into parties held by the government during covid lockdowns was at last released this week. Our Britain section offers an assessment of the Sue Gray report. We strike a more optimistic tone on the EU’s covid recovery fund. We believe the Next Generation EU (or NGEU for short) will be a test of how the EU could operate in the future. Implementing the current plan is only part of it. Another issue is whether the fund can be adjusted to tackle today’s most pressing issues, such as the war in Ukraine. And in a By Invitation on health care, Sir John Bell argues that there is a need for better identification and tracking of pathogens that cause disease outbreaks. He calls for improved genomic surveillance and sequencing to help thwart pandemics. By Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Terapie Covid a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

All’inizio era tachipirina e vigile attesa, la cura per il coronavirus sintomatico: l’alternativa, l’ospedale. Poi sono arrivati chinino, altri antinfiammatori, antibiotici, anti-ebola, cortisonici, eparine, ognuno con la sua indicazione. Nel 2021 si è provato con gli anticorpi monoclonali, con alti e bassi. Quest’anno, ecco gli antivirali e in particolare il Paxlovid. Da somministrare in adulti, non in ossigenoterapia, massimo entro 5-7 giorni dall’esordio dei sintomi: soggetti con patologie concomitanti quali bpco, diabete non compensato, tumori, malattie oncoematologiche, obesità che pur con probabilità di ammalarsi gravemente sono a casa in condizioni non gravi. Insomma, una finestra stretta che riguarda una platea teorica di 600 mila persone ma nella pratica molti meno. E difatti fino al 5 maggio è stato dispensato a poco più di 12 mila pazienti, e solo 280 confezioni distribuite per conto l’ultima settimana, nelle farmacie territoriali. Tanto che l’ex presidente Aifa ed Ema Guido Rasi si domanda quanti degli attuali mille morti settimanali per Covid potrebbero essere salvati dal nuovo antivirale e ha chiesto che la platea si allarghi a tutti gli over 70 senza patologie, poiché il rischio di aggravamento è età-dipendente. Complicare un po’ le cose uno studio Pfizer volto a valutare se il contagio da Covid-19 si prevenga con Paxlovid: 3 mila pazienti a rischio sono stati divisi in due gruppi, uno trattato 5 giorni e uno 10, contro placebo. La riduzione dei contagi c’è stata (32 e 37% in meno) ma “non significativa” al punto da chiedere un’estensione delle indicazioni di un farmaco già “sorvegliato” con triangolo nero per le importanti interazioni con altre terapie, tra cui antiaritmici, anticoagulanti, cortisonici, ma anche prodotti erboristici. Quanto agli anticorpi monoclonali, il DG Aifa Nicola Magrini ha annunciato una ricerca per vedere se “sdoganare” i più recenti; le indicazioni del promettente Evusheld di AstraZeneca sono al momento ristrette ad una platea potenziale di neanche 100 mila utenti, in genere a rischio e in condizioni più gravi di chi usa antivirale, ma qui ci sarebbero più chance di evitare il contagio da Covid-19. Intanto l’Istituto Mario Negri dà notizia di due studi sugli antinfiammatori, che confermano l’impatto dei trattamenti precoci con Fans e paracetamolo nel prevenire ricoveri.Per Walter Marrocco responsabile scientifico Fimmg eResponsabile Progetti Formazione e Ricerca Metis Fimmg, rispetto a un anno fa, l’arsenale terapeutico è di certo migliorato. «Grazie alla recente possibilità di prescrivere il Paxlovid, disponiamo di farmaci in grado di modificare ulteriormente l’andamento della malattia da Covid-19. Purtroppo, come si evince dall’ultimo report Aifa, non in tutte le regioni si è partiti con prescrizione del Paxlovid in distribuzione per conto. Mancano Lombardia, Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia; mentre in Umbria e Toscana c’è già un buon rapporto tra prescrizioni e numero di abitanti, e Lazio, Marche, Piemonte sono partiti». Marrocco concorda con l’idea che le indicazioni d’uso vadano estese in base all’età, dai 70 anni in su, «meglio ancora dai 65, perché è in quella fascia che iniziamo ad osservare maggiormente i fattori di rischio e si riscontrano più facilmente casi di decesso». Quanto all’indagine Pfizer sugli effetti “profilattici” di Paxlovid, «credo sia opportuno riflettere. Era intuibile che un antivirale non potesse prevenire i contagi. Solo modificando la risposta immunitaria con un effetto di lunga durata si può attendere, anche se solo in una certa percentuale, una protezione dei soggetti trattati da un eventuale alto rischio di contagi. Questo si può ottenere principalmente con i vaccini o con alcuni anticorpi monoclonali. Noi dobbiamo però usare le nostre armi in modo mirato e non “sparando” a caso come se usassimo una mitragliatrice; è questo ciò che sta cercando di fare il medico di famiglia. Gli antivirali, sia per infusione che orali, possono fermare la replicazione del virus, ed è intuibile che non possano impedirne l’ingresso». Per Marrocco il Mmg può mirare nel modo più efficace l’antivirale, basandosi su un riscontro precoce della positività del paziente e sulla sua valutazione clinica «ma al momento, al di là delle difformità di utilizzo tra regioni, si scontano problemi di tipo clinico, amministrativo e di distribuzione dei famaci antivirali. Va anche evidenziato, secondo dati rilevati recentemente da FIMMG Lazio, come il lavoro del MMG, in questi due anni sia cresciuto del 300%. Infatti,il medico di famiglia si trova impegnato verso la cura dei pazienti non Covid e verso l’onda di ritorno di chi tra loro non è stato adeguatamente assistito nell’emergenza pandemica. Nel caso poi dell’uso degli antivirali, il Mmg deve affrontare nuove modalità prescrittive , da cui è sempre stato escluso. Mi riferisco alla compilazione di un piano terapeutico, con cui deve comunque familiarizzare, ma ancor più perché questa è una compilazione cartacea, che prende tempo, sottraendolo al resto dell’attività. Attendiamo con ansia che le regioni facilitino un percorso prescrittivo informatizzato. Sempre relativamente al Covid-19, oltre al notevole carico di lavoro clinico, in molte regioni, incluso il Lazio, continua il sovraccarico di funzioni, come quelle medico legali, tipiche dei dipartimenti d’Igiene pubblica delle Asl, quali il confinamento del paziente con tampone positivo, la certificazione di malattia, il controllo sul successivo tampone (effettuati spesso dallo stesso Mmg) e lo sblocco dall’isolamento con il relativo certificato di guarigione. Il nostro grido di allarme è che va evitata altra burocrazia inutile. Ci sono poi ancora vincoli alla distribuzione nelle farmacie, con i foglietti illustrativi tradotti in italiano non ancora a regime, da stampare sul momento».Un cenno alle altre terapie che il paziente può seguire a casa: cosa sappiamo di più di un anno fa? «Più che novità, vanno ribaditi alcuni principi, in primis i farmaci disponibili, vanno usati in modo sempre più mirato», dice Marrocco. «L’antibiotico non serve di fronte ai sintomi dei primi giorni e ad una chiara positività, se non in situazioni limitate; l’eparina va utilizzata “cum grano salis” anche in ospedale, di fronte a malati allettati o anziani; gli anticorpi monoclonali vanno indicati solo in situazioni specifiche, dettagliate da Aifa nei particolari. Quanto ai cortisonici, sono molto efficaci, ma non andrebbero usati nei primi giorni, in fase viremica quando il virus sta colonizzando l’organismo, perché si rischia di ritardare la risposta immunitaria; vanno semmai utilizzati dopo, di fronte a un’eventuale risposta infiammatoria importante». By Mauro Miserendino fonte: Doctor33

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