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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Malattia di Kawasaki e Covid nei bambini

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

Bergamo. E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet (Journal Impact Factor di 59·102® e al secondo posto su 160 riviste nella categoria Medicina, generale e interna) lo studio condotto dalla Pediatria dell’Ospedale di Bergamo sul legame tra COVID-19 e la malattia di Kawasaki, rara malattia infiammatoria.Lo studio analizza 10 casi di bambini con sintomi simili alla malattia di Kawasaki arrivati al Papa Giovanni XXIII tra il 1° marzo e il 20 aprile 2020. Nei 5 anni precedenti questa malattia era stata diagnosticata a soli 19 bambini. Un aumento dei casi pari a 30 volte, anche se i ricercatori avvertano che è difficile trarre conclusioni definitive con numeri così piccoli.Otto dei 10 bambini sono risultati positivi al virus SARS-coronavirus-2 (SARS-CoV-2). Tutti i bambini dello studio sono sopravvissuti, ma quelli che si sono ammalati durante la pandemia hanno mostrato sintomi più gravi di quelli diagnosticati nei cinque anni precedenti. La malattia di Kawasaki è una condizione rara che colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni e che causa l’infiammazione dei vasi sanguigni di medio calibro. I sintomi tipici includono febbre ed eruzione cutanea, occhi rossi, labbra o bocca secche, arrossamenti sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi e rigonfiamento di linfonodi. In genere, circa un quarto dei bambini affetti presenta complicazioni a livello delle arterie coronarie, ma la condizione si risolve rapidamente e praticamente in tutti i bambini, se trattata in modo appropriato in ospedale. Non è noto cosa scateni la malattia, ma si ritiene che si tratti di una reazione immunologica anormale successiva ad un’infezione. Lucio Verdoni, primo autore dello studio, ha dichiarato: “Abbiamo notato un aumento del numero di bambini arrivati al nostro ospedale con una condizione infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki nel periodo in cui l’epidemia di SARS-CoV-2 stava prendendo piede nella nostra regione. Sebbene questa complicazione rimanga molto rara, il nostro studio fornisce ulteriori prove su come il virus possa causare nei bambini diversi tipi di patologie. Nonostante la condizione rimanga rara, questo riscontro dovrebbe essere preso in considerazione quando si considera l’allentamento delle misure di allontanamento sociale, come la riapertura delle scuole” I pediatri del Papa Giovanni hanno effettuato uno studio retrospettivo su tutti i 29 bambini ricoverati con sintomi della malattia di Kawasaki dal 1 ° gennaio 2015 al 20 aprile 2020.Prima del marzo 2020 l’ospedale curava un caso di malattia di Kawasaki ogni tre mesi. Durante i mesi di marzo e aprile 2020, dopo l’insorgenza dell’epidemia di COVID-19, i bambini trattati sono stati 10, e ad oggi sono aumentati a 20. L’aumento non è spiegato da una crescita dei ricoveri ospedalieri, poiché il numero di pazienti ricoverati nei mesi di marzo e aprile 2020 è stato sei volte inferiore rispetto a prima che il virus fosse stato segnalato per la prima volta nell’area.I bambini che presentavano sintomi dopo il marzo 2020 avevano in media qualche anno di più (età media 7,5 anni) rispetto al gruppo diagnosticato nei precedenti cinque anni (età media 3 anni). Inoltre manifestavano sintomi più gravi rispetto ai casi passati, con oltre la metà (60%, 6/10 casi) con complicanze cardiache, rispetto al solo 10% di quelli trattati prima della pandemia (2/19 casi). La metà dei bambini (5/10) presentava segni di sindrome da shock tossico, mentre nessuno dei bambini trattati prima del marzo 2020 aveva questa complicanza. L’80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).I medici bergamaschi sostengono che, nel loro insieme, i loro risultati rappresentano un reale incremento dell’incidenza della malattia di Kawasaki associata all’epidemia da SARS-CoV-2. Tuttavia riportano che tale associazione va confermata in studi più ampi.

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Emergenza Covid-19: nel futuro cure con anticorpi monoclonali, uno o più vaccini e condivisione globale dei dati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

“Non ci sarà un vaccino a breve, ma vogliamo portare in Italia la sperimentazione clinica e la produzione degli anticorpi monoclonali contro Covid-19”. Lo ha annunciato questa sera il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata, il professor Giuseppe Novelli, durante il suo intervento nel webinar ‘Pandemia Covid-19: la strada per una cura. L’impatto scientifico, sociale ed economico dei vaccini e delle terapie, oggi e domani’ promosso da Edra e moderato dall’Onorevole Beatrice Lorenzin, già ministro della Salute. “Speriamo a breve di realizzare allo Spallanzani studi in vitro e poi la sperimentazione in 2-3 centri clinici su un gruppo di pazienti”, ha aggiunto Novelli. Dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, il professor Giuseppe Ippolito ha concordato sui tempi del vaccino: “Ci sono varie fasi di sperimentazione da rispettare, per questo i tempi non saranno così brevi”. Ippolito ha inoltre ricordato che “La scienza si fa con gli Open Data. In una pandemia i dati devono essere pubblici, non bisogna essere gelosi dei dati” e, ha aggiunto “le malattie infettive vanno combattute con modelli di governo, di prepardeness”. Pensiero condiviso anche Stefano Bertuzzi, CEO dell’American Society of Microbiology che ha portato l’esperienza USA.
Pier Paolo Pandolfi della Harvard Medical School di Boston ha evidenziato che “gli Stati Uniti hanno dato 450 mln di dollari all’azienda Moderna per sviluppare il vaccino contro Covid-19”. Attualmente è in fase II di sviluppo: “Questo vuol dire che le prime dosi ovviamente andranno agli americani e forse in Italia arriveranno tre anni dopo”.
“Questi interventi sottolineano che sul fronte delle azioni contro il virus e di prevenzione ci deve essere una linea nazionale, anzi continentale – ha aggiunto Beatrice Lorenzin -. Dobbiamo adeguare le nostre istituzioni sanitarie alle emergenze e alle sfide che ci sta ponendo un mondo sempre più globalizzato. Il tema degli Open Data lo portiamo avanti da anni e ci servirà per sviluppare la nostra ricerca clinica e sperimentale”.
Poi ha concluso: “Questo incontro ci dimostra come i decisori politici debbano creare da ponte tra il mondo della ricerca e il mondo della decisione. Oggi abbiamo fatto il punto su alcune questioni focali e strategiche che si spingono oltre il Covid- 19 e vanno verso la necessità di riorganizzare la nostra società e le politiche della scienza, che sono sempre di più politiche della nostra vita quotidiana”.

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Il Covid-19 ha messo a nudo le debolezze del nostro sistema sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

“Ci siamo accorti che avevamo tagliato risorse alla salute per metterle altrove; che l’indebitamento che continuiamo ad assommare non e’ servito a fortificare i nostri sistemi di tutela; che la sanita’ e’ pubblica, ma che le strutture private giocano un ruolo fondamentale e dovrebbero essere concepite all’interno del sistema; che lo Stato non e’ in grado di differenziare le proprie decisioni su un territorio profondamente differenziato per sua natura, fosse solo come espressione geografica”. Cosi’ Stefano Del Missier, direttore responsabile di Italian Health Policy Brief (testata edita da Altis-Ops), nel suo numero speciale dedicato alle ‘Sfide del Covid-19: il senno di poi. Il Ssn alla prova del Coronavirus: imparare e ripartire’.I contenuti della pubblicazione sono stati al centro di una conferenza stampa via web a cui hanno partecipato, oltre all’autore anche, il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, e il professor Carlo Signorelli, docente di Igiene e sanita’ pubblica all’Universita’ di Parma e all’Universita’ Vita-Salute San Raffaele di Milano.”Abbiamo utilizzato una frase facilmente memorizzabile per questa nostra riflessione, il ‘senno di poi’- ha proseguito Del Missier durante l’incontro- perche’ il periodo di emergenza da Covid-19 ci ha posto una serie di domande, che dobbiamo assolutamente prendere in carico se desideriamo che il Servizio sanitario nazionale possa uscire rafforzato da questo periodo”.Ma quali sono le debolezze emerse piu’ preoccupanti?”Sono soprattutto le ambiguita’ mai risolte che gravano sul sistema sanitario rendendolo indifeso, debole, lento e anche non efficiente – ha fatto sapere Del Missier – viviamo in un scontro continuo tra centro contro periferia alias Stato contro Regioni; continuiamo ad osservare il confronto armato tra politici e tecnici; il dilemma tra ospedale e territorio non e’ stato ancora davvero risolto; la compresenza di pubblico e privato e’ rimasta una contrapposizione e non e’ ancora diventata vera integrazione, cosi’ come una vera cultura aziendale fa fatica a trovare spazi in un contesto che vive da ente pubblico”. Su questi temi, il governatore Ceriscioli ha osservato che “rispetto all’emergenza Covid, i limiti che si sono visti in termini di risposta hanno interessato la parte territoriale della nostra regione. Mentre gli ospedali, pur non organizzati per una pandemia, hanno avuto capacita’ di adattarsi e modificarsi in tempi reali ed essere cosi’ in grado di fornire tutto il necessario in anticipo rispetto all’avanzata del virus, la parte che piu’ ha fatto fatica e’ stata proprio il territorio. Limiti che pero’ non associo ad un’incapacita’ a livello regionale di organizzare al meglio anche tale servizi, ma piuttosto ad un elemento fondamentale che e’ il sotto finanziamento della sanita’ pubblica italiana”. In merito alle questioni strategiche su cui avviare il confronto sul futuro, Del Missier ha poi aggiunto: “I temi di maggior confronto sono la definizione di un nuovo patto per la salute, una programmazione di piu’ ampio respiro, una diversa e piu’ qualificata identificazione e selezione delle risorse umane e del management, un piu’ chiaro ed effettivo investimento sull’innovazione tecnologica e sulla trasformazione digitale”. E proprio su queste macro-tematiche, Signorelli ha voluto invece sottolineare che “ci sara’ in tutti settori un pre-Covid-19 e un post Covid-19: dai trasporti al turismo, all’istruzione, al lavoro e, a maggior ragione, alla sanita’. Le auspicabili nuove risorse devono essere canalizzate nelle giuste direzioni: il sistema ospedaliero deve essere sempre piu’ flessibile, i manager piu’ smart, il territorio e la prevenzione devono essere parte integrante del sistema, anziani e altre fasce fragili piu’ seguiti, la telemedicina deve decollare; senza dimenticare la grande criticita’ in corso cioe’ quella dell’emergenza medici e altre figure sanitarie”. Il nostro Servizio sanitario nazionale, in un tempo di grande crisi, ha mostrato insomma “tutti i suoi punti deboli – ha aggiunto infine Del Missier- elencabili come una serie di nodi da sciogliere, ovvero un set di indicatori per la costruzione di una visione nuova e per la sua sostenibilita’. Quanto descritto nella nostra pubblicazione e nel dibattito di oggi ci sembra essere piu’ che mai il set di questioni su cui elaborare con competenza una nuova visione di sistema sanitario di come questo possa funzionare e di come possa ovviamente essere anche sostenibile”. (fonte agenzia Dire)

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Covid: pochi i rimborsi per matrimoni, viaggi e concerti annullati

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

L’emergenza Coronavirus ha costretto più di 9,6 milioni di famiglie italiane a cancellare o rimandare impegni che avevano in programma in questi mesi e per i quali avevano già sostenuto delle spese; è questa la prima delle evidenze emerse dall’indagine che Facile.it ha commissionato all’istituto mUp Research in collaborazione con Norstat.Quelli primaverili sono, per tradizione, i mesi in cui hanno luogo molti matrimoni, comunioni, cresime o compleanni. Dall’indagine di Facile.it è emerso che più di 5,1 milioni di famiglie (pari al 27,6% dei nuclei familiari italiani) hanno dovuto annullare i festeggiamenti per via del Covid 19.
Un caso particolare evidenziato dall’indagine è quello legato alle feste di compleanno, di adulti o bambini, previste in sale prese in affitto. Il 13,7% delle famiglie italiane è stato costretto ad annullarle, e più della metà (50,8%) non è riuscita ad ottenere un rimborso.Oltre 1,1 milioni di famiglie erano coinvolte in matrimoni che gli sposi sono stati costretti ad annullare ma, oltre al danno, hanno subito anche la beffa visto che il 29,1% di loro non ha ottenuto alcun rimborso per la cerimonia cancellata.
Sono quasi 3 milioni le famiglie che hanno perso soldi per vacanze già in toto o in parte pagate e poi annullate per via del Covid19. Dall’hotel al B&B, dalla casa in affitto ai biglietti di viaggio e ai pacchetti vacanza, sono diverse le disdette cui si è stati costretti. Analizzando nel dettaglio queste componenti, l’indagine ha messo in evidenza come il 20,8% dei nuclei familiari non abbia potuto usufruire del biglietto aereo, navale o ferroviario.Come forma di rimborso, nel 35% dei casi è stato dato un voucher da poter riutilizzare in un’altra data, percentuale che sale fino a raggiungere il 40,6% nel Sud e nelle Isole e al 43,6% presso le famiglie composte da 4 o più persone. In oltre 1 famiglia su 4 (25,5%), tuttavia, non si è ottenuto alcun rimborso.Tra i numerosi impegni che gli italiani hanno dovuto annullare, ci sono anche la partecipazione ad eventi, manifestazioni, congressi, concerti, fiere e spettacoli: il 25,2% delle famiglie italiane ha dovuto annullare o rimandare queste attività a causa della pandemia.
Nello specifico, il 12,3% dei rispondenti non ha potuto assistere a concerti o spettacoli teatrali, percentuale che sale al 14,1% nel Nord Ovest, fino a sfiorare il 16% nel Centro Italia.Nel 49,2% dei casi è stata data la possibilità di riutilizzare quanto già acquistato in un’altra data, mentre nel 33,6% dei casi non si è ottenuto alcun rimborso.

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COVID-19: MEPs call for massive recovery package and Coronavirus Solidarity Fund

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

MEPs want to see a massive recovery package to support the European economy after the COVID-19 crisis, including recovery bonds guaranteed by the EU budget.In a resolution adopted on Friday, Parliament welcomes the EU’s fiscal measures and liquidity support to address the pandemic. Beyond what is already being done, Europe needs a massive recovery and reconstruction package to be financed by an increased long-term budget (MFF), existing EU funds and financial instruments, as well as “recovery bonds” guaranteed by the EU budget, MEPs say. It should not, however, involve the mutualisation of existing debt, but focus on future investment. The European Green Deal and the digital transformation should be at its core in order to kick-start the economy, MEPs stress.MEPs also call for a permanent European Unemployment Reinsurance Scheme and want to establish an EU Coronavirus Solidarity Fund of at least EUR 50 billion. This fund would support the financial efforts undertaken by the healthcare sectors in all member states during the current crisis, as well as future investments in order to make healthcare systems more resilient and focused on those most in need.Joint European action to combat the COVID-19 pandemic is indispensable, the resolution states. Not only must the European Union emerge stronger from this crisis, its institutions should also be empowered to act when cross-border health threats arise. This would enable them to coordinate the response at European level without delay, and direct the necessary resources to where they are most needed, be they material like face masks, respirators and medicines or financial aid.MEPs also voice their support for increasing EU production of key products such as medicines, pharmaceutical ingredients, medical devices, equipment and materials, to be better prepared for future global shocks.They insist that borders within the EU must be kept open to ensure that medicines and protective equipment, medical devices, food and essential goods can circulate. The EU’s single market is the source of “our collective prosperity” and key to the immediate and continuous response to COVID-19, MEPs stress.Parliament also calls for the creation of a European Health Response Mechanism, to ensure a better response to any type of health or sanitary crisis in the future. Common equipment, material and medicine stocks could be quickly mobilised to save lives. MEPs also want to see additional EU funding to finance speedy research to find a vaccine.

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COVID-19: Intensificare la risposta dell’UE per alleviare gli effetti della crisi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

I deputati hanno adottato misure aggiuntive per permette che i fondi UE siano disponibili immediatamente e con una flessibilità eccezionale per combattere la pandemia COVID-19.Nella sessione plenaria straordinaria di venerdì scorso, il Parlamento europeo ha approvato con procedura d’urgenza il pacchetto “Iniziativa d’investimento in risposta al coronavirus Plus” (CRII+), proposto dalla Commissione europea il 2 aprile scorso.Flessibilità massima nell’uso dei fondi. Le misure adottate consentiranno agli Stati membri di trasferire risorse tra i tre principali fondi di coesione (il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione), tra le diverse categorie di regioni e tra le aree prioritarie specifiche dei fondi.In via eccezionale, sarà possibile finanziare pienamente i programmi della politica di coesione relativi a COVID-19 attraverso il 100% dei finanziamenti dell’UE a partire dal 1° luglio 2020 e fino al 30 giugno 2021. Le misure semplificano inoltre la procedura di approvazione dei programmi per accelerarne l’attuazione, e le revisioni contabili, rendono gli strumenti finanziari più facili da utilizzare.Le nuove norme consentiranno inoltre agli agricoltori di beneficiare di prestiti o garanzie a condizioni favorevoli per coprire i costi operativi fino a 200.000 euro. Esse libereranno inoltre i finanziamenti non utilizzati per lo sviluppo rurale per combattere COVID-19. La proposta è stata adottata con 689 voti favorevoli, 6 contrari e un’astensione.Misure specifiche per mitigare l’impatto dell’epidemia COVID-19 nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Le misure comprendono il sostegno ai pescatori che devono temporaneamente cessare l’attività, l’aiuto finanziario ai produttori dell’acquacoltura in caso di sospensione o riduzione della produzione, il sostegno alle organizzazioni di produttori per lo stoccaggio temporaneo, nonché una riassegnazione più flessibile dei fondi operativi nazionali. La proposta cosi modificata è stata adottata con 671 voti favorevoli, 10 contrari e 15 astensioni.Misure specifiche per garantire il funzionamento del Fondo europeo di aiuto agli indigenti (FEAD). Le misure comprendono la possibilità di finanziare la fornitura di dispositivi di protezione per i lavoratori e i volontari, il cofinanziamento temporaneo al 100% del bilancio dell’UE e misure più leggere di rendicontazione e di audit durante la crisi COVID-19.A seguito di un accordo informale con il Consiglio, i deputati hanno approvato modifiche che consentono di erogare gli aiuti con nuovi metodi, ad esempio tramite voucher elettronici o cartacei, per garantire la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti nelle operazioni e per raggiungere i più vulnerabili ed esclusi. Le misure approvate mirano a garantire che gli aiuti alimentari e l’assistenza materiale di base raggiungano le persone più vulnerabili, nel rispetto della distanza sociale e della protezione personale. La proposta cosi modificata è stata adottata con 686 voti favorevoli, 7 contrari e 3 astensioni.Il Consiglio deve ancora approvare formalmente la posizione del Parlamento. Le misure adottate entreranno in vigore una volta pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, il che avverrà nei prossimi giorni.

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COVID-19: MEPs free up over €3 billion to support EU healthcare sector

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

The EU funds should directly support healthcare systems in EU member states in their fight against the coronavirus pandemic. The initiative should allow the EU to buy urgent medical supplies, such as masks and respiratory equipment, transport medical equipment and patients in cross-border regions, finance the recruitment of additional healthcare professionals to be deployed to hotspots across the European Union, as well as helping member states to construct mobile field hospitals.A total of €3.08 billion from the EU budget will be channelled mainly through the Emergency Support Instrument (€2.7 billion) and through rescEU (€380 million).The package includes additional funds to finance repatriation flights (€45 million) under EU Civil Protection Mechanism to reunite families stranded in third countries, to provide more resources for the European Centre for Disease Prevention and Control (€3.6 million), but also to help Greece deal with increased migratory pressures (€350 million), and to support Albania’s post-earthquake reconstruction (€100 million). Budget Committee MEPs already called in March for available financial means remaining in the 2020 budget to be mobilised.

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Emergenza Covid-19: servono le competenze giuste per ridurre l’impatto sulle aziende

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Il Coronavirus sta mettendo in difficoltà un numero importantissimo di aziende, sotto i più diversi punti di vista. Molte realtà hanno dovuto sospendere del tutto l’attività e la produzione, e altre sono passate al regime di smart working, senza magari aver sperimentato in precedenza questo metodo di lavoro, con tutte le difficoltà conseguenti. In che modo è possibile limitare i danni, in vista della fine dell’emergenza Covid-19? «È necessario prima di tutto capire che questa situazione è nuova e difficoltosa per tutti gli attori coinvolti, dai clienti agli stessi dipendenti, e che dunque le aziende devono agire in entrambe le direzioni per portare avanti l’attività nel modo migliore possibile» spiega Carola Adami, co-founder e CEO di Adami&Associati, specificando che «in questo momento le competenze più importanti per gestire la crisi in corso a livello aziendale sono quelle relative alla comunicazione, sia interna che esterna».Si pensi al cambiamento che hanno vissuto i lavoratori delle aziende che offrono servizi, e che dunque, nella maggior parte dei casi, si sono attivati in termini di smart working, lavorando da casa. Indubbiamente oggi le aziende e i gli stessi dipendenti possiedono degli strumenti tecnologici di base che permettono lo svolgimento del lavoro in modalità agile, ma questa non è certo una giustificazione per trascurare lo stress e le difficoltà che questa trasformazione porta con sé.«Indubbiamente le aziende che al proprio interno contano degli addetti alle risorse umane esperti e capaci possono affrontare questo periodo in modo più efficace, mantenendo vivo e bidirezionale il rapporto con i dipendenti: per superare indenni questo momento» afferma Adami «è d’obbligo eliminare virtualmente la distanza tra aziende e dipendenti, con una comunicazione chiara, continua e puntuale, volta ad avvicinare i collaboratori e a identificare tempestivamente le inevitabili criticità».I singoli manager e responsabili HR devono dunque collaborare per fare spazio alla «condivisione di una cultura positiva, di modo che il team risponda a questa emergenza in modo compatto, con un rinnovato gioco di squadra, seppure a distanza» conclude Adami.
Per affrontare questa emergenza, però, non basta mantenere viva la comunicazione interna all’azienda. È necessario rafforzare gli sforzi anche verso l’esterno, consolidando ulteriormente il rapporto con il pubblico e con i clienti, per ridurre al massimo l’impatto negativo di questa situazione drammatica, a livello nazionale e internazionale.«In queste settimane si sono viste aziende che, sul lato della comunicazione verso il pubblico e del marketing, hanno affrontato l’emergenza nei modi più disparati, spesso con una grande efficacia» spiega Adami «e in alcuni casi si potrebbe persino parlare di aziende che, affrontando questo compito con il giusto grado di empatia e di tempismo, sono perfino riuscite a migliorare la propria reputazione aziendale».Non stupisce dunque scoprire che, secondo l’head hunter, il secondo range di competenze fondamentali per limitare al massimo i danni in questa situazione di crisi è quello relativo al marketing.«Oggi più che mai è fondamentale contare all’interno dell’azienda degli addetti al marketing e dei creativi in grado di rafforzare il senso di comunità tra azienda e clienti, già fidelizzati e non, in modo da non veder deteriorare i rapporti durante queste settimane di lockdown» afferma l’head hunter. (fonte: ComunicatiStampa.net)

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Covid, la sanità lombarda e RSA sotto inchiesta

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Nel sistema delle case di riposo qualcosa non ha funzionato. “Regione – denuncia il gruppo consiliare del M5S di Regione Lombardia – ha fatto un errore aprendo le porte delle Rsa ad un reparto Covid e non ha applicato controlli e protocolli efficaci nei primi giorni dell’emergenza ”. Alla luce delle dichiarazioni, delle denunce, riportate per mezzo stampa e soprattutto con l’avvio delle indagini da parte delle diverse procure provinciali lombarde, il M5S di regione Lombardia si è affiancato alle magistrature: “L’azione messa in campo – spiega il consigliere lombardo del M5S Marco Degli Angeli -, nasce con lo scopo di giungere ad una verità. In modo congiunto, il Consiglio del gruppo 5S ha quindi elaborato domande puntuali alle ATS e Regione che si son poi formalizzate mediante accesso ad atti ufficiali. Il nostro intento – spiega Degli Angeli – è quello di fornire alle procure provinciali, che hanno già hanno aperto diversi fascicoli, tutti quei dati che ci è stato possibile richiedere in ottemperanza al nostro mandato in modo chiaro e trasparente”. Come è stata gestita l’emergenza sanitaria, e perché le Rsa non sono state protette in modo adeguato “soprattutto quando – sottolinea Degli Angeli – come gruppo consiliare e in tempi non sospetti, denunciavamo le numerose criticità che emergevano da testimonianze di lavoratori delle Rsa ?”.
Queste le domande di partenza, quando i drammatici dati forniti dai tanti medici e dai quotidiani, purtroppo, parlano chiaro.
Il dado è tratto: le domande sono state poste, ora c’è l’attesa delle risposte che aiuteranno la magistratura a far chiarezza. “Come consiglieri del M5S – puntualizza Degli Angeli – ci siamo messi a disposizione con tutti gli strumenti previsti dal nostro mandato ispettivo istituzionale e, in modo congiunto, abbiamo elaborato un accesso agli atti presso tutte le Ats di rispettiva competenza. Abbiamo indagato, ad esempio, sul personale e su come questi sia stato gestito. Abbiamo cercato chiarimenti sulla mancanza di tamponi e dpi, sull’eventuale correlazione con l’aumento dei decessi e, soprattutto, abbiamo chiesto spiegazioni su come le diverse RSA abbiano cercato di sopperire alla carenza di dpi nell’operare quotidianamente. Precisa Degli Angeli: “Il nostro intento, giungendo ad una adeguata ricostruzione dei fatti, è quello di contribuire a un miglioramento o se necessario ad una riqualifica della sanità lombarda”.

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Un nuovo metodo per diagnosticare la polmonite da Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Intelligenza artificiale e radiologia, sono gli ingredienti. Ricerca scientifica e spin-off della ricerca sono gli attori. Aiutare la società al tempo del coronavirus l’obiettivo. DeepTrace Technologies, società spin-off della Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, ha messo a punto in poche settimane un metodo per riconoscere la presenza della polmonite interstiziale causata dal coronavirus sulla base di una normale radiografia digitale al letto del paziente. Ciò è stato possibile attraverso la collaborazione con un gruppo di ricercatori clinici dell’Università di Milano Bicocca, dell’Università Statale di Milano, del CNR, dell’IRCCS Policlinico San Donato e dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Il metodo è stato sviluppato allenando la piattaforma di intelligenza artificiale di DeepTrace a individuare e riconoscere le caratteristiche che differenziano le immagini radiografiche dei polmoni di soggetti affetti da coronavirus, rispetto ai polmoni di soggetti con sintomatologia simile, ma non affetti dalla malattia.
Il vantaggio di questo metodo, rispetto a tutti gli altri attualmente disponibili, è la sua rapidità di risposta, il suo basso costo, la possibilità di essere effettuato al letto del paziente, anche al suo domicilio attraverso sistemi radiografici portatili. Il metodo è stato sperimentato su oltre 600 pazienti della Lombardia ma deve essere addestrato su una casistica e provenienza geografica ancora più ampia per poterne aumentare le prestazioni. Il primo lavoro scientifico è stato reso disponibile on line il 10 aprile e descrive come è stato messo a punto e verificato il metodo ottenendo ottimi risultati in termini di sensibilità e specificità diagnostica. Christian Salvatore, ricercatore dello IUSS e CEO di DeepTrace Technologies, è fra gli autori.La radiografia del torace consente un primo inquadramento dei pazienti con coronavirus, soprattutto in pronto soccorso, e può indirizzare la diagnosi differenziale verso altre possibili cause di impegno parenchimale polmonare, diverse dall’infezione da Covid-19. Inoltre l’esame RX torace al letto del paziente, nei ricoverati in degenza e in terapia intensiva, è un valido strumento per il monitoraggio evolutivo della polmonite. Il metodo messo a punto dalla ricerca diventa quindi un prodotto sviluppato da DeepTrace Technology che può essere utilizzato dai radiologi come supporto per una migliore e rapida lettura delle radiografie del torace che vengono normalmente eseguite sui pazienti nei pronto soccorso, o ricoverati in degenza, o al domicilio, con i sintomi di coronavirus. Sapere in tempo reale se il paziente ha o non ha la polmonite da coronavirus, senza ulteriori accertamenti diagnostici che richiedono più tempo e costi, è certamente un passo in avanti per trattare rapidamente e più efficacemente i pazienti, fermo restando che si tratta solo di individuare i pazienti con polmonite interstiziale, non tutti i pazienti con coronavirus.
Ancora una volta l’eccellenza della ricerca italiana e la capacità di trasferimento tecnologico delle start up innovative in squadra per affrontare con rapidità e multidisciplinarità un problema complesso, hanno dimostrato il loro valore. In questo caso vogliamo sottolineare come oltre alla capacità di sviluppare nuova conoscenza nella diagnostica per immagini mediante tecniche di intelligenza artificiale e di machine learning, sia stato anche possibile sviluppare un metodo efficace che a breve potrebbe essere disponibile come supporto alla diagnosi per tutti i centri diagnostici che intendano utilizzarlo. Infatti, lo spin-off dello IUSS, DeepTrace Technologies, ha inserito questo prodotto nella filiera di sviluppo dei propri prodotti basati sulla piattaforma tecnologica TRACE4. (By Anna Cerniglia – Addetto stampa – Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia)

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Cosa serve a un’azienda per riconvertirsi ai tempi del COVID?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

L’intuizione non basta: serve una buona dose di competenza e un ottimo livello di professionalità per riorganizzare un’azienda. E’ quanto è successo a un’impresa che da sempre si occupa di prodotti per la salute e il benessere e che, in un momento come questo, ha deciso di adattarsi alle nuove esigenze del mercato per offrire dispositivi protettivi (mascherine, saturimetri, termometri e gel) “Oltre alla preoccupazione principale di capire come gestire un’azienda in questo momento, quella che psicologicamente mi ha messo a dura prova”, interviene Rino BERTRAND, titolare di Mybeneft “è stata la reazione di chi ha cercato di scoraggiare la scelta che stavo maturando. E’ stata un’evoluzione così rapida che non potevo permettermi di sbagliare alcun passaggio, compreso quello di dar retta a chi non credeva nel mio progetto. Ma ogni passo è stato fatto correttamente e ora mi ritrovo con una nuova realtà che sto esplorando e imparando a conoscere, con la grande soddisfazione di aver mantenuto il lavoro ai miei dipendenti”. “Un imprenditore deve intuire subito cosa quali sono i meccanismi che stanno facendo rallentare il proprio business e avere la prontezza di valutare se ci sono le condizioni per cambiare. Voglio precisare questo aspetto, perchè è da questo presupposto che si decidere la strategia. L’enorme trasformazione tutt’ora in corso, è stata possibile perchè da sempre la mia azienda si occupa di fornire prodotti legati al benessere. Si è trattato per noi di un upgrade in termini di competenza, validata da certificazioni che confermano l’esatta procedura della filiera, fino al consumatore finale”, continua Bertrand.
Serve sangue freddo e intraprendenza per portare aventi un nuovo percorso, fatto inizalmente di procedure e aspetti burocratici che possono mettere a rischio la pazienza di Giobbe.
“Ho studiato il nuovo scenario e, affidandomi alla consulenza del mio legale e di persone competenti, ho seguito l’iter burocratico mentre erano in corso le pratiche per l’invio della merce richiesta all’estero. Ho curato ogni singolo dettaglio, anche il più banale, per non rischiare di sottovalutare nulla”, prosegue Bertrand.

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Comportamenti in risposta alla diffusione del Covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Comunicare il VIrus e le sue Dinamiche (COVID). Un progetto di ricerca della Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia sui fattori che influenzano la tendenza delle persone a seguire le attuali raccomandazioni sul distanziamento sociale.#iorestoacasa è ormai un messaggio universale che va ben oltre la sua originale funzione di hashtag in una campagna di sensibilizzazione al rischio di contagio da COVID-19. È sufficiente accendere la televisione, o aprire internet, per scoprire quanto esso sia diventato il collante delle tantissime e diverse facce di un’esperienza collettiva nella quale notizie, credenze ed emozioni relative al contagio da coronavirus si mescolano con grande rapidità, testimoniando solidarietà, partecipazione e impegno sociale, ma anche polemiche e dibattiti sulla gestione dell’emergenza a più livelli.Nonostante l’importante ruolo delle Istituzioni nell’orientare l’opinione pubblica, è chiaro che modi e tempi della risoluzione dell’emergenza dipenderanno in larga misura dai comportamenti delle singole persone, e dal modo in cui fattori individuali e sociali interagiscono nel guidare le loro scelte in un contesto di grande incertezza.Su queste basi, La Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, in collaborazione con la Libera Università di Bolzano, ha promosso un’indagine che consiste in un questionario anonimo scuolaiuss2019.limequery.com/975542?lang=it (compilazione solo su PC e tablet) che mira a valutare l’influenza di diversi fattori individuali e sociali sui comportamenti adottati in questo periodo in relazione alle misure per il contenimento della diffusione del COVID-19.

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Come ripensare le città dopo il Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Sono molte le analisi su come sarà il mondo post-covid. Se c’è tuttavia una cosa chiara a tutti è che il modello di città in cui siamo abituati a vivere sia da ripensare integralmente. Su questo tema, abbiamo chiesto un parere a Maurizio Carta, professore ordinario di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, esperto di pianificazione urbana e territoriale, pianificazione strategica e rigenerazione urbana e autore per Rubbettino di un interessante volume, apparso poche settimane fa, dal titolo “Futuro. Politiche per un diverso presente”.In “Futuro”, Carta propone, rispetto ai luoghi dell’abitare, di mantenere un atteggiamento proattivo, cercando di sfuggire all’attesa di un domani che ci sorprenda con le sue drammatiche epifanie – come l’apparizione improvvisa del coronavirus – ma imparando ad agire oggi per migliorare il domani.
MAURIZIO CARTA: «Quando usciremo dalla penombra delle nostre case, dovremo ripensare le nostre città apprendendo dalle nuove pratiche che abbiamo sperimentato in questi giorni di doloroso “distanziamento sociale”. La pandemia ci ha fatto scoprire (ma il libro di Carta lo evidenziava già) che vivevamo ancora nella “macchina abitativa” del Novecento: fatta di luoghi separati dell’abitare, del lavorare, del divertirsi o del produrre, generando una insostenibile (ecologicamente e economicamente) frenetica domanda di mobilità fisica.Dopo la pandemia dovremo iniziare a vivere in un “organismo urbano” di luoghi ibridi che, grazie anche all’innovazione tecnologica e digitale, possano accogliere funzioni temporanee diversificate nella giornata o nell’anno. Non più luoghi rigidi con una lunga inerzia all’accoglienza di nuove funzioni (la prossima emergenza), ma luoghi flessibili capaci di adattarsi alle esigenze delle città postpandemiche. Le città saranno un fertile bricolage di luoghi che, quando serve, siano insieme case, scuole, uffici, piazze, parchi, teatri, librerie, musei, luoghi di cura, scambiandosi i ruoli e interpretando più cicli di vita.La drammatica gestione della pandemia indica anche la necessità di ripensare la città in termini di salute pubblica, riconfigurando il sistema sanitario con un nuovo approccio che aggiunga il livello di prossimità di quartiere e anche quello domestico, incentivando l’utilizzo della tele-medicina e l’uso di dispositivi smart integrati nelle nuove abitazioni “a prova della prossima pandemia».Insomma, è venuto il momento di essere audaci progettisti di futuro, futuredesigner come li definisce Carta.

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Covid, medici ospedalieri: mandati allo sbaraglio da norme sbagliate

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Nulla di incomprensibile ci sarebbe se il medico dicesse no alla richiesta di visitare i malati di coronavirus senza dispositivi di protezione adeguati, o se dicesse no al ritorno in servizio quando sospetta fortemente di essere stato contagiato anche se non presenta i sintomi di polmonite. È la conclusione del duro j’accuse in cui Anaao Assomed ricostruisce la catena degli errori di gestione della pandemia. Un documento firmato da Carlo Palermo, segretario della sigla, e Adriano Benazzato, coordinatore della conferenza dei segretari regionali, che spiega con una combinazione di quattro cause l’esplosione del contagio tra gli operatori sanitari negli ospedali e nel territorio e il contributo della mancata protezione dei camici alla diffusione dell’epidemia tra gli italiani. Il documento apre con una sconfessione dei dati dell’Istituto superiore di sanità sui contagi tra i professionisti della Salute, se per l’Iss a giovedì 2 aprile mattina erano 2629, Anaao Assomed afferma che il numero ha oramai superato i 10.000 casi e il 20% circa sono medici. Misure di distanziamento sociale, mancato stoccaggio dei dispositivi di protezione, “sanatoria” di Dpi non idonei, sanitari infettivi spediti a contatto con i pazienti, centellinamento dei tamponi hanno reso impossibile contenere i contagi. In primo luogo, censiti i primi casi non c’è stato un lockdown immediato. Non si sono messi in sicurezza né la popolazione né i medici del territorio – che è il livello più elevato di difesa, il 3°, nel regolamento 425/2016 di Parlamento e Consiglio europeo – né ospedali e pronti soccorso. Sono rimasti lettera morta o quasi sia i Piani pandemici nazionali (ultimo del 2006) e Regionali (2007) sia le specifiche sul contenimento del contagio previste dal D.Lgs 81/2008 che distinguono tra percorsi puliti/sporchi, aree pulite/sporche con apposite zone filtro, e richiedono sistemi di ventilazione a pressione negativa, docce per il personale, sanificazioni. E qui si arriva al secondo punto: carenza ed inadeguatezza di dispositivi di protezione per categoria di rischio di livello 3, altamente pericoloso, ai sensi del D.Lgs 81/2008. Non erano stati stoccati in misura adeguata maschere Ffp2 e Ffp3, occhiali, visiere, sovra-camici tute, guanti, calzari, copricapo. Per coprire la carenza si è innalzata a dignità di DPI la semplice mascherina chirurgica (articolo 34 del DL 9/2020) in contraddizione con le disposizioni pre-vigenti in Italia, le linee guida internazionali e i Regolamenti europei. Si sono invece accettate le tutele minime che l’Organizzazione mondiale della sanità ha dettato il 27/2/2020 valide anche per i teatri di guerra. In terzo luogo, non si è sorvegliata la salute del personale. L’articolo 7 del Decreto legge 14/2020 ha escluso medici, infermieri etc dall’obbligo di isolarsi in caso di esposizione non protetta a Covid-19, obbligo che però vige per tutti i cittadini in base al Dpcm 6 del 23 febbraio 2020. Tutto per paura di dover chiudere dei servizi; a casa però lo stesso personale forzato al contatto con i pazienti era costretto alla quarantena per non contagiare i propri cari. Molti sanitari hanno evitato di tornare a casa. Infine, i tamponi naso faringei sono stati limitati (oltre che ai pazienti sintomatici all’arrivo in ospedale) ai sanitari con evidenti sintomi respiratori dimenticando la possibilità di casi asintomatici o pauci-sintomatici. Omissioni e ritardi hanno trasformato molti sanitari venuti a contatto con pazienti Covid-19 in super diffusori. Per Anaao Assomed «siamo di fronte ad una lesione dell’articolo 32 della Costituzione che inquadra il diritto fondamentale alla salute quale interesse generale della collettività e diritto di ogni individuo». C’è ora il rischio che malgrado le nuove assunzioni il Servizio sanitario si ritrovi con sempre meno personale per il diffondersi del virus. «Sotto il profilo deontologico, viene leso il principio del primum non nocere: il medico potenzialmente contagiato non collocato in quarantena nè sottoposto a tampone fino all’insorgere conclamato della sintomatologia, diventa possibile vettore di diffusione del virus proprio su coloro che è tenuto a curare (…)» «Siamo professionisti che svolgono con passione il proprio lavoro – conclude il documento – ma questo non può significare che si debba rischiare la salute fino a sacrificare la vita. Se norme e indirizzi non saranno cambiati rapidamente, dovremo rassegnarci al fatto che sempre di più dalla prima linea salga la richiesta di applicazione dell’articolo 44 del D.Lgs 81/2008 che disciplina il “diritto di resistenza” del lavoratore a fronte di un pericolo per la propria salute “grave”, “immediato” ed “inevitabile”».
Intanto, anche le sigle aderenti al Patto per la Professione medica, (Cimo, Fesmed, Anpo Ascoti Fials Medici, Cimop) accusano le “scelte irresponsabili” di Protezione Civile e Istituto Superiore di Sanità sui Dpi, «le cui nefaste conseguenze sono tristemente visibili». E si riservano specifica denuncia all’Autorità giudiziaria sul «comportamento inadeguato e “incivile” della Protezione Civile alla luce del recente gravissimo episodio di fornitura per uso medico di mascherine Ffp2 (alla Fnomceo ndr) “non idonee ad uso sanitario”; il Patto chiederà poi al Ministro della Salute di procedere alla sostituzione dei componenti del Gruppo tecnico dell’Istituto superiore di sanità per il lavoro fino ad oggi palesemente inadeguato. «Non è ammissibile che la Protezione Civile fornisca presidi scadenti e soprattutto non idonei, che espongono i sanitari al contagio; è inammissibile che non si possa vigilare, con attenzione e scrupolosa responsabilità, che le norme siano osservate e messe in atto; (…) soprattutto è vergognoso che i colleghi dirigenti Iss, abbassino i livelli di protezione individuale sulla base non di evidenze scientifiche ma di esigenze di Governo e successivamente le modifichino a causa dei palesi errori che hanno esposto medici e operatori sanitari al contagio». (by Mauro Miserendino – fonte doctor33)

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Per velocizzare i buoni spesa covid usate la rete degli emettitori dei buoni pasto

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“La rete degli emettitori buoni pasto vuole dare il proprio contributo diventando un veicolo per distribuire nel più breve tempo possibile le risorse messe a disposizione dal Governo con l’operazione solidarietà alimentare alle famiglie che ne hanno bisogno. In questa fase, la rapidità di intervento può fare la differenza e dunque è opportuno utilizzare infrastrutture già esistenti e collaudate. In molte città si stanno sperimentando soluzioni che coinvolgono gli emettitori di buoni pasto, ma è necessario rendere questa soluzione strutturale e valida per tutti i Comuni. Si creino dei buoni spesa da distribuire ai Comuni e da spendere negli esercizi convenzionati con commissioni calmierate. Siamo certi che gli emettitori siano pronti a fare la loro parte contribuendo al valore acquistato e mettendo la loro rete a disposizione dell’emergenza”.È questa la proposta lanciata da Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi.Un’ipotesi che trova già il favore degli emettitori aderenti ad Anseb, fra cui il leader di mercato Edenred e anche dello storico emettitore italiano Pellegrini.

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Covid-19 e bollette

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Nonostante il calo del costo delle materie prime legate all’elettricità e al gas, non tutte le bollette energetiche sono destinate a diminuire e anzi, come evidenziato da Facile.it, sono molti gli italiani che, anche a causa dell’obbligo di stare a casa e del conseguente aumento dei consumi, potrebbero veder lievitare la propria spesa mensile.In un periodo come quello attuale, dunque, è bene fare attenzione se si vuole evitare il salasso. Cosa fare per contenere i costi? Conviene passare al mercato libero? Meglio una tariffa fissa a prezzo fisso o indicizzato, bioraria o monoraria? E se si sceglie di cambiare operatore luce e gas, si rischia di restare senza fornitura? Per rispondere a queste e altre domande, ecco un breve vademecum a cura di Facile.it

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Covid-19: provvedimenti emergenziali

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

La vita, il diritto alla salute e all’accesso alle cure va garantito a tutti, a prescindere da età, provenienza, ceto, religione. Una tutela che viene dall’articolo 32 della Costituzione.Lo ha spiegato anche il premier Conte e ribadito presentando il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che estende le misure di contenimento a tutta Italia.E la tutela della salute di tutti i pazienti è il core dell’agire professionale dell’infermiere, spiega la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri che rappresenta i 450mila professionisti presenti in Italia.Le ipotesi di selezione in base alle possibilità di sopravvivenza per l’accesso alle terapie intensive, secondo FNOPI, sono indicazioni caratteristiche della Medicina delle emergenze e delle catastrofi e hanno in quella un loro razionale, ma è imprudente e poco opportuno associarle a questo preciso momento: ciascun paziente è uguale innanzi al diritto alla Salute e all’accesso alle cure, esiste un’etica della cura e una deontologia che non deve ancora permettersi di piegare la testa ad altre logiche.A dimostrarlo anche le previsioni contenute nel decreto-legge n. 14/2020, quello per potenziare il Ssn. Che prevede l’acquisizione di apparecchiature per le terapie intensive oltre che di personale per assistere tutti.La Fnopi è chiara: bene il Dpcm e bene il decreto (di cui verificheremo come Federazione gli effetti sui professionisti), ma male anche solo l’ipotesi (non del Governo ovviamente) che i pazienti possano non essere tutti uguali, non avere tutti gli stessi diritti.Come affermato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità “ogni vita conta”.Il Codice deontologico degli infermieri – spiega la Federazione – prescrive che i professionisti si facciano garanti che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono e agiscano in modo consapevole, autonomo e responsabile, sostenuti da valori e saperi scientifici. Si pongano come agente attivo nel contesto sociale a cui appartengono ed esercitano, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza e orientando il loro agire al bene della persona, della famiglia e della collettività.La ragione economica non può e non deve prevalere sulla difesa della vita umana, afferma la FNOPI, e lo ha dimostrato anche il Governo che nei vari provvedimenti a previsto un contratto che consentirà di avviare una linea produttiva tutta italiana di apparecchiature per la terapia intensiva e sub intensiva: il Servizio sanitario nazionale italiano – è bene ripeterlo – non lascia nessuno indietro.“Ci appelliamo alle Istituzioni nazionali, regionali e locali – dice la FNOPI – affinché verifichino costantemente la capacità di risposta del Servizio sanitario nazionale rispetto alla domanda di salute e accesso alle cure di ciascuna regione e intervengano con azioni concrete e tempestive in caso di squilibrio tra queste dimensioni (domanda e offerta di cure)”.La FNOPI segnalerà al Ministro della Salute e alle Regioni ogni situazione di criticità di accesso alle cure (necessarie e appropriate) che si verificheranno nei diversi territori e di cui verrà a conoscenza attraverso le segnalazioni dei cittadini e degli infermieri impegnati sul campo ogni giorno.Ed è necessario – conclude – in questo momento che i cittadini aiutino il SSN e gli operatori della sanità a vincere la sfida COVID-19 con comportamenti responsabili indicati dalle Istituzioni.

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