Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Nasce CREA Futuro, la nuova testata giornalista on line del CREA

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

Ideata, progettata e realizzata per raccontare con un linguaggio semplice e chiaro, ma al tempo stesso autorevole, l’ambiente che ci circonda, il suolo che coltiviamo, il cibo che mangiamo. In particolare, l’attenzione sarà focalizzata su come l’agroalimentare e l’ambiente stanno cambiando per far fronte alle sfide che ci attendono: dal cambiamento climatico alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, dalle nuove tecnologie alle fonti energetiche rinnovabili, dalla difesa della biodiversità a quella della dieta mediterranea fino a quella dello straordinario patrimonio enogastronomico del nostro Paese.Con un nucleo centrale a cadenza quadrimestrale, che potrà essere arricchito con aggiornamenti e approfondimenti fra un numero e l’altro, CREA Futuro vuole rispondere alla domanda di una corretta informazione da parte dell’opinione pubblica su questioni e temi che la toccano così da vicino, perché solo in questo modo saprà fare scelte più consapevoli e di adottare comportamenti più responsabili.Articoli, video e podcast, una ricca offerta di spunti e riflessioni, per rispondere alla domanda “Cosa aspettarsi dal futuro?”, iniziando già dal primo numero, dedicato ad un tema molto dibattuto e che forse più di ogni altro fa pensare al futuro della nostra agricoltura: le biotecnologie di ultima generazione. Il CREA, infatti, coordina BIOTECH il più importante progetto di ricerca pubblica sul miglioramento genetico vegetale, che si propone di selezionare nuove piante per i nuovi tempi in cui stiamo vivendo. Si partirà, quindi, dal progetto nel suo insieme, per poi approfondire i diversi sottoprogetti (dalla vite all’olivo, dagli agrumi agli alberi da frutta, dai cereali alle ortive), fino a raccontare la lunga storia del miglioramento genetico vegetale, per arrivare infine agli scaffali dei nostri supermercati. La rubrica delle video interviste CREA incontra… è stata inaugurata dai presidenti della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Galinella, e della Commissione Agricoltura del Senato, Gianpaolo Vallardi, che hanno espresso la loro visione dell’agricoltura del futuro, inclusa la posizione sulle biotecnologie di ultima generazione, e sul contributo del CREA ad essa.

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CREA per l’innovazione 2020

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

E’ la “Genomica” (il moderno nome della genetica) – cioè la scienza che descrive e determina le caratteristiche degli esseri viventi – l’ultima frontiera di un’agricoltura sempre più sostenibile, competitiva e resiliente ai cambiamenti climatici. Ed è in questo ambito che opera il CREA GENOMICA E BIOINFORMATICA, con l’obiettivo di rendere l’industria sementiera italiana protagonista del mercato sementiero e l’agricoltura nazionale “proprietaria” dei semi che coltiva, una condizione che oggi spesso non si verifica. 4 le principali tappe per essere protagonisti della rivoluzione genomica che ci attende nei prossimi anni: Una nuova dimensione della biodiversità. Dopo aver sequenziato i genomi delle principali specie agrarie, la sfida dei prossimi anni sarà comprendere la biodiversità. Comprendere è molto più che caratterizzare e conservare, è trovare i geni che rendono una varietà diversa da un’altra. Sarà necessario ricorrere sempre più al sequenziamento completo dei genomi di varietà/linee diverse della stessa specie, in modo da costruire il pangenoma, cioè la somma dei geni di tutte le varietà di una specie, compresi quelli presenti solo in alcune varietà e che sono i responsabili della biodiversità. Conoscere il pangenoma significa, ad esempio, capire in modo approfondito cosa rende le nostre varietà tipiche diverse dalle altre, ma anche quali geni ci servono per selezionare le varietà necessarie per l’agricoltura di oggi. Una piattaforma di genomica avanzata per il miglioramento genetico. Si tratta di applicare il genome editing (cioè la biotecnologia recentemente premiata con il Nobel) al miglioramento genetico delle principali specie coltivate (progetto BIOTECH). Si ricercano nuovi geni per resistenza alle malattie ai picchi termici estivi ed alla limitata disponibilità idrica e si sviluppano nuovi modelli di selezione basati sulla selezione genomica, una tecnologia che consente di predire le migliori combinazioni di geni per permettere alle piante di adattarsi alle condizioni climatiche future e di essere coltivate con il minor impatto ambientale possibile. In questa prospettiva, il Centro Genomica e Bioinformatica è impegnato nel trasferire al sistema sementiero nazionale le avanzate tecnologie messe a punto e per questo lavora in stretta collaborazione con il mondo sementiero, tramite progetti di finanziati direttamente da privati. La scoperta dei microrganismi intorno alle piante. Ogni pianta vive circondata da un universo di microrganismi, alcuni patogeni, altri benefici. Studiandolo con gli strumenti genomici, si possono isolare i ceppi benefici da utilizzare per promuovere la performance agronomica e la resilienza agli stress ambientali delle colture. Il DNA per tracciare le filiere agroalimentari. La tracciabilità è un requisito essenziale per garantire la qualità delle produzioni agricole e dei prodotti alimentari ed i metodi basati sul DNA si stanno affermando come strumenti di controllo affidabili, efficienti ed altamente sensibili. Quindi, se da un lato, il Centro studia i genomi delle piante, dall’altro usa queste informazioni per sviluppare sistemi di tracciabilità delle filiere agroalimentari basati sul tracciamento del DNA: presso il Centro si stanno sviluppando test da impiegare direttamente sui luoghi di produzione, con costi limitati e gestibili anche da personale non specializzato.

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Il contributo del CREA al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

Qual è il ruolo delle infrastrutture rurali per la sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’agricoltura e delle comunità rurali? Quali sono gli strumenti disponibili nei programmi di sviluppo rurale per un’agricoltura competitiva e sostenibile ed una comunità inclusiva? In che modo le politiche europee, in particolare la PAC, stanno realmente contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile? Di questo e molto altro ancora si parlerà domani martedì 6 ottobre a partire dalle ore 10,30 in occasione dell’evento virtuale “Infrastrutture e sviluppo sostenibile: la politica agricola e di sviluppo rurale di fronte alle sfide dell’agenda 2030”, organizzato dal CREA Politiche e bioeconomia nell’ambito dell’Accordo di cooperazione per il Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN 2014-2020) e della Rete Rurale Nazionale (RRN). Nel dettaglio gli interventi dei ricercatori del CREA saranno orientati a evidenziare da un lato la transizione dell’agricoltura, già in corso, verso un modello di crescita in grado di coniugare la competitività con la sostenibilità e con la fornitura di beni pubblici, approfondendo il ruolo dell’irrigazione e delle infrastrutture irrigue all’interno delle politiche agricole, climatiche ed ambientali europee. Dall’altro l’importanza degli investimenti infrastrutturali finalizzati alla tenuta economica e sociale dei territori rurali (strade, servizi alla popolazione, recupero manufatti) e cofinanziati all’interno dei PSR (Programmi di sviluppo rurale).

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Presentazione del volume “I Centri di Ricerca del CREA”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

Roma. A cura di Carlo Gaudio (subcommissario CREA con delega all’attività scientifica), che si terrà venerdì 3 luglio, a partire dalle ore 12, in presenza ed in streaming, presso la sede centrale del CREA, in via Po 14 Roma. La pubblicazione permette di scoprire, Centro per Centro, la ricchezza di istituti, conoscenze, mezzi tecnici e professionalità che il più importante Ente italiano di ricerca sull’agroalimentare mette a disposizione per il progresso della nostra agricoltura.
Alla presenza del Commissario Gian Luca Calvi e del subcommissario Massimo Baragani, il prof. Carlo Gaudio ne discuterà con il pubblico presente e collegato.

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Botrite: dal CREA un vaccino naturale per le piante

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

Alla sola viticoltura europea costa oltre 100 milioni di euro, ma la botrite – uno dei più importanti patogeni fungini – attacca anche fagioli, lattuga, broccoli, piccoli frutti (fragole, lamponi, more ecc), causando ingentissimi danni, soprattutto nel post raccolta, un momento molto importante per la produzione di alcuni vini molto pregiati come Passito e Amarone o per quella di uva da tavola o uva sultanina. Il CREA, con il suo Centro di Ricerca per la Viticoltura e l’Enologia, ha messo a punto una sorta di vaccino che consente alle piante di difendersi. Lo studio, pubblicato su Biomolecules, https://doi.org/10.3390/biom10020200 è stato condotto nell’ambito del progetto Bioprime, finanziato dal MIPAAF.In laboratorio viene prodotto naturalmente, attraverso fermentazione batterica l‘RNA, una molecola polimerica (ossia una macromolecola) naturale, implicata in vari ruoli biologici e presente in ogni organismo vivente. Questa, una volta applicata alla pianta o sui frutti in post-raccolta, induce la formazione di molecole specifiche da parte della pianta, che, comportandosi in modo simile agli anticorpi degli animali, rispondono quando quel patogeno attacca la pianta e ne bloccano la crescita.E’ stato sperimentato su piante di vite in vaso di 6 anni, in produzione con irrigazione controllata, in ambiente semi-naturale, posizionate, cioè, a lato di un vigneto naturale per rendere le condizioni uniformi e per riprodurre il più possibile la situazione del vigneto. Nello specifico, è stata valutata l’efficacia in pre e post-raccolta (su 72 piante in totale).Sono ottimi per entrambe le sperimentazioni, con un particolare rilievo per i risultati in post raccolta: i grappoli non trattati sviluppano elevate percentuali di acini attaccati dalla botrite (oltre l’80%), mentre, invece, quelli trattati con le applicazioni di RNA hanno danni quasi impercettibili (al di sotto del 5%).Si tratta, quindi, di un metodo sostenibile, in grado di agire solo su un singolo patogeno, senza che tutti gli altri microorganismi associati alla pianta ne vengano in nessun modo intaccati. Questo per la vite è un aspetto molto importante, perchè il microbial terroir è un valore aggiunto e caratterizzante del prodotto finale. Inoltre, le molecole di RNA utilizzate sono assolutamente biodegradabili e la loro produzione è rispettosa per l’ambiente.

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Agrumi più dolci: il CREA svela il segreto del gene NOEMI

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Gli agrumi rappresentano una delle fonti privilegiate di vitamina C nella nostra alimentazione, tuttavia, una delle maggiori barriere al loro consumo è rappresentato dal sapore acido, che li rendono per molti poco gradevoli, se non indigesti.A breve, però, potremo avere agrumi meno acidi, grazie ai ricercatori del laboratorio di Biotecnologie del CREA Olivicoltura Frutticoltura Agrumicoltura che, in collaborazione con il John Innes Centre di Norwich, hanno caratterizzato la mutazione “acidless” (letteralmente “per nulla acido”) nei frutti di cedro, limone, limetta e arancio, in grado di addolcire il succo rispetto alle varietà classicamente acide.Le mutazioni acidless hanno da sempre incuriosito nel tempo i ricercatori tanto da consentirne il riconoscimento e l’isolamento in molte specie di agrumi che venivano comunemente indicate come “dolci”, a causa dell’estrema riduzione dell’acidità nel succo. Gli agrumi “dolci”, oltre a perdere l’acidità, hanno anche perso la capacità di colorare di rosso intenso foglie e fiori di molte specie. L’analisi genetica, sviluppata mettendo a confronto varietà acide e “dolci” della stessa specie, ha consentito l’identificazione di un gene, chiamato Noemi, fattore chiave in grado di regolare l’acidità dei frutti e che funziona in stretta sinergia con il gene Ruby (identificato qualche anno fa dallo stesso team https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3336134/pdf/1242.pdf), responsabile della sintesi delle antocianine, ovvero i pigmenti chiave della colorazione rosso porpora.Lo studio inoltre chiarisce come, attraverso il percorso di domesticazione del cedro (una delle specie vere, insieme a pummelo e mandarino), una mutazione a carico di Noemi sia stata poi trasmessa a tutti gli agrumi da esso derivanti a seguito di incroci interspecifici.Oggi l’identificazione di Noemi e la possibilità di modulare la sua espressione rappresentano un tassello strategico per il miglioramento genetico degli agrumi, soprattutto per le arance e i mandarini, in quanto il controllo dell’acidità è determinante nell’isolamento di selezioni a diversa epoca di maturazione, di grande impatto per un consumatore attento ed esigente.

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CREA: presentazione Annuario dell’agricoltura italiana 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Roma, 21 GENNAIO 2020, ore 11,00, Sala Cavour, MiPAAF, Via XX Settembre, 20 Qual è stato l’andamento dell’agroalimentare italiano nel 2018? Quali sono stati sono gli elementi di forza e quali le criticità? E sulla base di quanto emerso, quali politiche sarebbero più efficaci per fronteggiare le sfide che attendono il comparto, dal cambiamento climatico ai dazi? A queste domande il CREA, con il suo centro di Politiche e Bioeconomia, risponderà in occasione della presentazione congiunta dell’Annuario dell’agricoltura italiana 2018 e del Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari 2018, che si svolgerà il 21 gennaio a partire dalle ore 11:00 presso la sala Cavour del Mipaaf, Via XX settembre, 20, Roma. Spaziando dall’offerta variegata, agli elevati standard di qualità, al successo commerciale del made in Italy, al contributo strategico per la realizzazione degli obiettivi di salvaguardia ambientale, paesaggistica e culturale, i ricercatori del CREA ripercorreranno l’evoluzione del settore primario.La presentazione di questa edizione è frutto di una sempre più stretta collaborazione con l’ISTAT, che con l’occasione diffonderà le anticipazioni sull’andamento del settore agricolo italiano nel 2019.I lavori saranno chiusi dall’On. Giuseppe L’Abbate, sottosegretario di Stato del MiPAAF.

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Ristagno dell’attività economica generale

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

La fotografia scattata nel II trimestre del 2019 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, centro Politiche e Bioeconomia, conferma una fase di ristagno dell’attività economica generale. I dati mostrano che, rispetto al trimestre precedente, evidenziano una diminuzione del valore aggiunto (-1,2%), e dell’occupazione (-1,6%.). Aumentano (+ 1,9%), invece, gli investimenti fissi lordi, principalmente a causa della spesa per impianti e macchinari.L’indice del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande cresce (rispettivamente +2,7% e + 5,1%), trainato dal mercato estero. Le esportazioni agroalimentari, pari a circa a 10,5 miliardi di euro, registrano, rispetto allo stesso periodo del 2018, un aumento del 3,8%, mentre le importazioni crescono del 2,6%.Inoltre, in questo numero, viene dedicato un focus alla spesa pubblica in agricoltura: per il 2019 le Regioni hanno stanziato per il settore circa 2.700 milioni di euro, con una generale riduzione della spesa agricola sul bilancio complessivo regionale. Da sottolineare però, che il sostegno pubblico in agricoltura deriva principalmente da risorse comunitarie che costituiscono il 62% del totale, mentre la spesa agricola regionale rappresenta una parte limitata dei finanziamenti al settore. Emerge, in ogni caso, la prevalenza di un clima di fiducia nel settore agricolo con il 56% dei giudizi “positivo e molto positivo” sulle condizioni del settore e sulle politiche attuate, sulla base dei dati raccolti su twitter (circa 3.950 tweet) tra il 01 luglio e il 15 settembre 2019.

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La squadra vincente è infermiere-medico di famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

I medici di famiglia lo hanno detto chiaro: la figura professionale che, oltre al medico, può meglio intervenire nel miglioramento dell’aderenza terapeutica (in questo caso nel campo cardiovascolare) è l’infermiere che lavora con il medico di medicina generale (score 4-5 dal 69,0% dei medici che ne hanno disponibilità).Il dato emerge dall’analisi condotta dal CREA dell’Università di Tor Vergata di Roma assieme al Centro studi Fimmg, Federazione medici di medicina generale e ha avuto come oggetto i problemi di aderenza alle terapie in campo cardiovascolare.Obiettivo primario dello studio è stato quello di analizzare le principali criticità connesse alla aderenza alle terapie farmaceutiche, mediante l’implementazione di una survey condotta, a livello nazionale, sui medici di medicina generale (Mmg). L’attenzione si è focalizzata sull’ambito cardiovascolare, sebbene per completezza si siano indagate alcune questioni anche in modo più generale.I punti chiave dell’analisi sono stati
L’aderenza ha una natura multidimensionale e fortemente comportamentale.
Il problema dell’aderenza appare particolarmente significativo in presenza di una popolazione anziana che spesso presenta numerose comorbilità e, quindi, schemi di terapia particolarmente complessi. Da una meta-analisi effettuata emerge con chiarezza come la semplificazione (in termini di minori somministrazioni giornaliere) incrementi significativamente l’aderenza al trattamento.
Da una survey rivolta ai Mmg emerge che: la fissazione di obiettivi di aderenza a livello regionale o di ASL è fortemente disomogenea
Gli elementi che per i Mmg maggiormente condizionano l’aderenza sono: la presenza di disturbi cognitivi/psichiatrici, la complessità della terapia, una scarsa consapevolezza della malattia, la comorbilità, il livello culturale
Il timore di effetti collaterali o la loro insorgenza condizionano il paziente nella non aderenza
Il software gestionale e la disponibilità di un infermiere assieme al medico sono ritenuti i migliori supporti per monitorare l’aderenza.
Il software gestionale ambulatoriale per la verifica dell’aderenza terapeutica viene considerato dai medici il miglior supporto per monitorare l’aderenza alla terapia da parte dei pazienti; segue la disponibilità di un infermiere, che è la figura ritenuta più importante oltre il medico per l’empowerment dei pazienti.

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Svelato il genoma del grano tenero

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Il grano tenero, il cereale più coltivato al mondo, non ha più segreti: il suo genoma è stato sequenziato grazie al lavoro – durato 13 anni – di oltre 200 scienziati, appartenenti a 73 istituti di ricerca in 20 nazioni.Per l’Italia ha partecipato il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare del nostro Paese. La ricerca, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Science, è stata condotta dall’IWGSC (International Wheat Genome Sequencing Consortium) un consorzio di collaborazione internazionale pubblico e privato, con 2.400 membri in 68 paesi.L’articolo scientifico (a seguire il link http://www.wheatgenome.org/News/Latest-news/Reference-Sequence ) descrive il genoma della varietà di riferimento per il frumento tenero, Chinese Spring. La sequenza genomica del DNA dei 21 cromosomi del frumento tenero, è di altissima qualità, la migliore mai ottenuta fino ad oggi per questa specie. Questo consentirà la produzione di varietà più adatte ai cambiamenti climatici e più sostenibili, con rese più elevate e una migliore qualità nutrizionale.Un risultato importante se si pensa che il grano tenero costituisce l’alimento base di oltre un terzo della popolazione mondiale e rappresenta quasi il 20% del totale delle calorie e delle proteine consumate in tutto il mondo, più di ogni altra fonte di cibo. Inoltre, costituisce anche una fonte importante di vitamine e minerali.
Il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, ha contribuito all’annotazione manuale del genoma del frumento (cioè il riconoscimento dei singoli geni all’interno delle 15 miliardi di basi dell’intero genoma) attraverso la propria esperienza nello studio della resistenza delle piante al freddo, riconosciuta a livello internazionale. Alcune specie, e tra queste il grano tenero, possono sopravvivere fino a -20°C, nel caso di alcune varietà di frumento. Questa caratteristica dipende da una particolare famiglia di geni denominati CBF che conferiscono alla pianta la capacità di vivere a temperature di molti gradi sotto lo zero, con un enorme impatto sulla sua possibilità di essere coltivata nelle zone del pianeta con clima temperato. Il gruppo di ricerca del CREA, coordinato da Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica, ha capitalizzato l’esperienza accumulata in due decenni di lavoro su questo argomento ed ha identificato i geni CBF nel nuovo genoma, un risultato che consentirà una miglior comprensione dei meccanismi di adattamento ai cambiamenti climatici.
In Italia il grano tenero è una importante coltura con profonde radici storiche. A cominciare dal lavoro di Nazareno Strampelli, il miglioramento genetico del frumento tenero è stato per molti decenni una priorità per la ricerca e l’industria sementiera italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una forte perdita di competitività nel settore del frumento tenero in Italia e nel 2018, stando agli ultimi dati, la produzione nazionale ed europea ha subito una forte riduzione a causa del clima sfavorevole, conseguenza dei cambiamenti climatici globali. “Le nuove conoscenze sul genoma del frumento tenero ed il fatto che il CREA sia parte di questa iniziativa – afferma Luigi Cattivelli, coordinatore CREA dello studio – possono fornire l’occasione per rivitalizzare il comparto tramite collaborazioni pubblico-private che consentano di trasferire le più avanzate conoscenze genomiche in nuove varietà resistenti alle malattie e più efficienti nell’uso delle risorse e più produttive. Un’azione indispensabile per un’agricoltura nazionale sostenibile capace di produrre alimenti di qualità”. Tanto per avere un’idea della situazione della coltura che fornisce il prodotto base per il pane, la pizza e l’industria dolciaria, la produzione nazionale di frumento tenero, che nei primi anni 70 era di circa 7 milioni di tonnellate, è oggi dimezzata con una produzione compresa tra 3,0 e 3,5 milioni di tonnellate, un quantitativo che copre meno del 50% del fabbisogno nazionale.

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Agricoltura biologica: dal CREA nuove tecniche con il progetto SOILVEG

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2018

Conservare la fertilità del suolo e la biodiversità, favorire il risparmio energetico, ridurre le emissioni di CO2: ecco le più importanti sfide di un’agricoltura biologica che sempre più guarda alla sostenibilità ambientale. E proprio questi sono gli obiettivi di Soilveg, il progetto europeo triennale, coordinato dal CREA Agricoltura e Ambiente, i cui risultati finali vengono presentati oggi a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana.I ricercatori, dei diversi Paesi europei partner (Slovenia, Danimarca, Spagna, Estonia, Belgio, Francia e Lettonia, mentre per l’Italia c’è anche l’università di Bologna) si sono concentrati sulla non lavorazione – insieme di tecniche per seminare o trapiantare una coltura senza o quasi lavorare il terreno, che comporta vantaggi ambientali a fronte di rese inferiori – e sull’introduzione di colture di servizio agro-ecologico – cioè finalizzate non al reddito, ma ai servizi ecosistemici (es. impollinazione, controllo erosione, riduzione del dilavamento degli elementi nutritivi, riduzione dell’uso dei fertilizzanti azotati, se leguminose). La non lavorazione del suolo è abbinata all’uso del rullo pacciamante: si tratta di un rullo sagomato, utilizzato per allettare le colture di servizio agroecologico, invece di interrarle con una lavorazione (sovescio, che è la pratica ad oggi più diffusa), e permettere quindi la semina o il trapianto della successiva coltura da reddito. Ed è con questa modalità che sono stati coltivati in biologico: cavolfiore, peperone, pomodoro, zucca, utilizzando come colture di servizio agroecologico: favino, veccia, orzo, grano saraceno, secale.“L’identificazione delle specie di servizio agro ecologico più adatte e le proporzioni delle diverse specie e famiglie negli eventuali miscugli di semina sono aspetti cruciali da considerare per ottimizzare localmente questa tecnica – spiega il coordinatore del progetto Stefano Canali, ricercatore CREA – Inoltre, il cantiere di lavoro utilizzato deve essere adeguato ed adattato alle condizioni specifiche del suolo”.I risultati di Soilveg evidenziano come la tecnica della non lavorazione abbia un impatto positivo sui parametri microbici, indicatore importante della qualità del suolo. In generale, la densità delle infestanti è stata notevolmente inferiore nelle varianti non lavorate rispetto a quelle lavorate. E si è potuto riscontrare che le comunità vegetali delle parcelle lavorate, laddove la coltura di servizio agroecologico è stata sovesciata, sono state caratterizzate da piante infestanti annuali più competitive, con maggiore superficie fogliare specifica, maggiore altezza e con più lungo periodo di fioritura. La non lavorazione ha avuto risvolti positivi anche per la biodiversità delle comunità di artropodi predatori del suolo: infatti, la densità dei coleotteri del suolo (Carabidae), di altri insetti predatori (es. Staphylinidae), e in alcuni paesi anche di ragni, è risultata maggiore rispetto alle parcelle test lavorate. Inoltre, il consumo energetico è stato ridotto in media del 20% per unità di superficie nelle parcelle non lavorate rispetto alle varianti lavorate con il sovescio, mentre nella non lavorazione risultano minori anche le emissioni di gas serra.Le attività del progetto hanno consentito di identificare le principali criticità della tecnica di non lavorazione basata sull’utilizzo del rullo pacciamante. I ricercatori sono stati impegnati nell’adattare questa tecnica alle necessità locali, migliorando sia l’aspetto tecnico che quello ambientale e, allo stesso tempo, riducendo il suo impatto negativo su qualità e quantità della produzione.

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CREA vince premio della Royal Entomological Society

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

A vincere è stato lo studio A European monitoring protocol for the stag beetle, a saproxylic flagship species, pubblicato nel 2016 sulla rivista Insect Conservation and Diversity (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/icad.12194) che vede tra gli autori i ricercatori CREA Alessandro Campanaro, Marco Bardiani, Ilaria Toni, Agnese Zauli, Stefano Chiari.
Protagonista della pubblicazione è il cervo volante, specie-bandiera fra gli insetti saproxilici, (cioè legati dal punto di vista biologico alla presenza di alberi vetusti e legno morto), perfetta sentinella verde in grado di indicare boschi con un elevato grado di naturalità, tanto da rientrare nelle specie di insetti protette ai sensi della Direttiva Habitat , il cuore della politica comunitaria in materia di tutela della biodiversità, che prevede ogni 6 anni un rapporto sullo stato di conservazione di habitat e specie protette in Europa.Per la prima volta, grazie ad una collaborazione con ricercatori di 8 paesi europei e ad una sperimentazione effettuata per 3 mesi su 29 siti di monitoraggio, viene proposto un metodo di monitoraggio condiviso su scala sovranazionale, in grado di fornire risultati confrontabili sulla stato di salute delle popolazioni di questo coleottero.L’articolo è frutto del lavoro di ricercatori impegnati da diversi anni nello sviluppo di protocolli di monitoraggio per le specie di insetti protette ai sensi della Direttiva Habitat, in collaborazione con il Centro Nazionale Biodiversità Forestale “Bosco Fontana” Carabinieri. “Si tratta di un importante risultato per la conoscenza approfondita di questa specie, ma soprattutto per la conservazione della natura – afferma Salvatore Parlato, presidente CREA – con importanti ricadute pratiche, visto che tale protocollo permetterà inoltre di adempiere al meglio le misure previste dalla Direttiva Habitat”.

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Crea: “Il biologico appaga la nostra voglia di verde”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

biologicoChe il biologico rivesta una funzione centrale nell’ottica del consumo sostenibile è ormai un fatto ampiamente consolidato, testimoniato sia dal mercato in costante espansione sia dalle politiche di settore. Da fenomeno di moda, quindi, si è sempre più affermato come un oggetto di scelte di acquisto e di consumo consapevoli, attente a salvaguardare sia l’ambiente sia la salute e il benessere individuale. In tal senso il CREA, con il suo centro di Politiche e bioeconomia, partendo da un’analisi delle politiche orientate a favorire la sostenibilità ambientale, sociale ed economica dei consumi alimentari, si è focalizzato sul settore biologico delineando alcune possibili strategie per incrementarne la domanda di prodotti che favoriscano la sostenibilità del sistema agroalimentare (tali riflessioni sono contenute nel volume disponibile on line Il consumo sostenibile dalla teoria alla pratica. Il caso dei prodotti biologici).L’aumento della domanda di prodotti biologici passa sicuramente attraverso la percezione che i consumatori hanno della sostenibilità ambientale ad essi associata. Le preferenze alimentari dei consumatori, infatti, oggi sono sempre più orientate verso prodotti considerati “verdi”, possibilmente comprovati anche dalla presenza di marchi di certificazione che ne sanciscano la maggiore salubrità e i maggiori benefici sull’ambiente. Pertanto le azioni legate alla corretta comunicazione, formazione ed educazione risultano determinanti per le scelte dei consumatori e vanno ad intrecciarsi con misure nate per accrescere la consapevolezza dei consumatori e la trasparenza dei processi produttivi. Tali iniziative rappresentano indubbiamente il primo step del processo in atto per realizzare cambiamenti più radicali e incisivi nelle abitudini di consumo. Ma questo da solo non basta. È necessario un approccio integrato di vari strumenti che promuovano comportamenti di consumo virtuosi, come ad esempio le campagne di educazione alimentare incentrate sulla armonizzazione di una corretta ed equilibrata composizione della dieta e sull’introduzione di prodotti biologici in quanto più sostenibili e amici dell’ambiente.
È senz’altro, inoltre, auspicabile la collaborazione fra i settori pubblico e privato da cui possono scaturire nuovi modelli alimentari e di consumo sostenibile dove confluiscano anche obiettivi di tutela sociale e lotta allo spreco. Questo accade in maniera più evidente in alcune realtà locali, dove le esigenze dei consumatori sono più riconoscibili e gli interventi di governance che coinvolgono tutti gli attori della filiera sono più facilmente gestibili. Qui, infatti, è possibile riscontrare le esperienze più innovative e di sperimentazione, dove il biologico è diventato il modello di produzione e di consumo di riferimento. Questo tipo di esperienze andrebbero sì incentivate, ma soprattutto estese dalla dimensione locale a contesti più ampi fino a raggiungere la dimensione regionale e nazionale.

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