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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

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Richieste di credito delle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Per far fronte al fabbisogno di liquidità, nel 2020 le imprese italiane hanno intensificato la propensione a rivolgersi agli istituti finanziari, tendenza che si è confermata anche nel primo trimestre del 2021 con le richieste di credito che sono cresciute complessivamente del +28,7% rispetto al Q1 2020. È quanto emerge dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF emerge anche un notevole incremento dell’importo medio richiesto (+61,9%), che nel primo trimestre dell’anno si è attestato a 111.997 Euro.Per quanto riguarda le Imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, le richieste di credito hanno visto un importo medio pari a 41.655 Euro (+44,5% rispetto al corrispondente periodo 2020). L’incidenza dello scaglione fino ai 20.000 Euro arriva a spiegare il 61,5% del totale. Per quanto riguarda le Società di Capitali, invece, l’importo medio richiesto ammonta a 150.212 Euro, segnando un incremento percentuale pari a +60,5%. Nello specifico, oltre la metà delle richieste presenta un importo superiore ai 20.000 Euro.

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Accesso al credito agli studenti dei Master

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Experis Academy – training center di ManpowerGroup specializzato nella formazione professionale nell’ambito dell’Information Technology & Engineering – ha siglato un accordo con Intesa Sanpaolo per l’erogazione di “per Merito”, un prestito dedicato agli studenti universitari e da oggi anche ai corsisti dei propri master. Si tratta di un finanziamento che non richiede alcuna garanzia e che può essere rimborsato in un periodo lungo fino a 30 anni a condizioni estremamente vantaggiose.
“Siamo estremamente orgogliosi di questa partnership sviluppata con Intesa Sanpaolo. Percorsi formativi altamente specializzanti potranno essere ancora più accessibili, con la possibilità di ripagare il loro costo nel momento in cui si entra in azienda – ha dichiarato Giovanni Rossi, Operation Manager di Experis Academy – I master organizzati da Experis Academy hanno l’obiettivo di formare figure professionali nell’ambito delle nuove tecnologie in grado di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in rapido mutamento, in cui la digitalizzazione gioca un ruolo determinante anche a causa della profonda accelerazione dell’ultimo anno”.
“Crediamo nell’importanza della formazione continua e nel valore delle competenze specialistiche”- ha dichiarato Marco Morganti, Responsabile della Direzione Impact di Intesa Sanpaolo- “e con “per Merito” sosteniamo non solo gli studenti che desiderano proseguire gli studi dopo il diploma, ma anche giovani e meno giovani che scelgono la formazione specialistica o la riqualificazione professionale. “per Merito” è uno strumento innovativo, conveniente e accessibile; può rivestire un ruolo nelle decisioni sui percorsi di aggiornamento professionale, sempre più urgente post pandemia.”
Experis Academy, nei tre settori IT, Engineering e Motorsport, ha formato migliaia di corsisti, con un forte successo di placement che nella maggior parte dei corsi supera l’80%. I Master e i Corsi di Experis Academy sono a numero chiuso e si accede previa selezione. Tutte le informazioni per iscriversi alle selezioni si trovano su http://www.experisacademy.it

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Draghi e la questione del debito

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La pandemia e il 2020 hanno cambiato in modo profondo, forse definitivo, alcune idee di un certo liberismo economico, che è stato dominante nei passati quattro decenni. Per far fronte all’emergenza, si è dovuto mettere da parte l’approccio del rigore a tutti i costi e dell’austerità come toccasana dei bilanci. Si è riscoperto, invece, il ruolo centrale e fondante dell’economia reale e del credito produttivo, quale motore di sviluppo, di avanzamento tecnologico e anche di ampliamento dell’occupazione. Molte annose questioni, come quella riguardante il debito pubblico degli Stati, dovranno, quindi, essere rivisitate e affrontate con metodologie e programmi diversi. Ciò dovrebbe essere ovvio per tutti. Particolarmente dopo che nel 2020 l’emergenza sanitaria, economica e finanziaria ha dettato l’agenda ai governi costringendoli a mettere in campo aiuti e stimoli fiscali per 12.000 miliardi di dollari. E le stesse banche centrali sono state costrette a creare almeno 8.000 miliardi di nuova liquidità. Ovviamente, sono tutte risorse create contraendo nuovi debiti. Secondo l’Istituto di finanza internazionale di Washington, il debito aggregato, pubblico e privato, che era già tre volte il Pil mondiale, nel 2021 dovrebbe mediamente aumentare del 20% nelle cosiddette economie avanzate e in quelle di altri Paesi emergenti. Mario Draghi, sorprendendo molti, in verità anche noi, è stato forse l’economista che, avendo avuto ruoli istituzionali assai rilevanti a livello mondiale, per primo ha riconosciuto il cambiamento di paradigma. Al Meeting di Rimini, tenutosi il 18 agosto dello scorso anno, in merito al debito disse: ”La ricostruzione, in cui gli obiettivi di lungo periodo sono intimamente connessi con quelli di breve, è essenziale per ridare certezza a famiglie e imprese, ma sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè debito buono. La sua sostenibilità verrà meno se, invece, verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato debito cattivo.” A dire il vero, Draghi su questo tema era già intervenuto all’inizio del lockdown. Nella sua lettera, pubblicata il 25 marzo dal Financial Times, affermava: “I diversi paesi europei hanno strutture finanziarie e industriali diverse, l’unico modo efficace per rispondere immediatamente a un crack dell’economia è quello di mobilitare completamente i loro interi sistemi finanziari. E deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici… I livelli del debito pubblico saranno aumentati. Ma l’alternativa – una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia ed eventualmente per il credito pubblico.” Giustamente, egli ha sollecitato un modo differente di pensare e di intervenire. “Di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempo di guerra”, ha affermato, aggiungendo che “ci deve essere di ispirazione l’esempio di coloro che ricostruirono il mondo, l’Europa, l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi ai leader che, ispirati da J.M. Keynes, si riunirono a Bretton Woods nel 1944 per la creazione del Fondo Monetario Internazionale”.Questa è la ragione e l’inudibile necessità di riflettere in modo nuovo e innovativo anche sulla gestione e su una possibile riduzione, se non cancellazione, di almeno parte del debito pubblico. Nei mesi scorsi, in verità, ci sono state delle proposte rilevanti.Recentemente oltre 100 economisti, soprattutto francesi, italiani e spagnoli, hanno scritto un manifesto in cui si sostiene che “Il debito detenuto dalla Bce si può e si deve annullare”. Il 25% del debito pubblico europeo è detenuto dalla Banca centrale europea, cioè una quota di debiti pari a circa 2.500 miliardi di euro, che i cittadini europei devono a loro stessi. Nella storia, la cancellazione del debito non è sempre stata un tabù: alla Conferenza di Londra del 1953, per esempio, i partecipanti, guidati dagli Stati Uniti, decisero la cancellazione di due terzi del debito pubblico della Germania, che iniziò così il suo percorso di ripresa e di prosperità. La loro proposta è chiara. I paesi europei e la Bce siglano un accordo in cui quest’ultima si impegna a cancellare il debito pubblico che detiene (o a trasformarlo in debito perpetuo senza interessi), mentre gli Stati si dovrebbero impegnare a investire lo stesso importo nella ricostruzione ambientale e sociale. Ricetta semplice, impegnativa ed efficace.
Vi sono anche altre proposte simili, come quella che prevede che i debiti accesi per far fronte alla crisi attuale siano nella forma di titoli irredimibili, senza scadenza e senza interessi, garantiti dalla Bce. Del resto, anche un grande paese come il Giappone ha dovuto e deve fare i conti con la sua situazione debitoria. Pur essendo un paese avanzato e tecnologizzato forse più dell’Europa, ha il più grosso debito pubblico al mondo, pari a 252% del suo Pil. Nel 2020 ha aumentato il suo bilancio del 20% attraverso l’emissione di nuovi titoli di Stato. Ma in Giappone oltre il 40% di tutto il debito pubblico è in mano alla Banca centrale e il resto, in maggioranza, è posseduto dalle banche e dalle famiglie giapponesi. Non è in una situazione idilliaca, ma controllando il suo debito, il Giappone non è soggetto a pressioni esterne o a speculazioni da parte dei mercati internazionali. In conclusione, la cosa decisiva è che il “debito buono” venga utilizzato per la crescita economica. In tal modo aumentando il denominatore, il tasso debito/Pil inevitabilmente si abbassa. Ma non è la frazione matematica che interessa. Con la ripresa economica si possono finalmente affrontare i problemi reali delle famiglie e delle imprese.Il fatto che Draghi, nel frattempo, sia diventato capo del governo del nostro paese, ci fa ben sperare. Certo, anche noi, come cittadini e come singoli, dovremmo modificare i nostri comportamenti, ispirandoli al rispetto delle leggi e dei valori costituzionali.
Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Covid-19: in tempi di crisi l’accesso facilitato al credito è vitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Roma. In una situazione economica molto precaria a causa dell’emergenza Covid-19, sono molte le persone che si trovano a dover fare i conti con le difficoltà imposte dalla nuova realtà che stiamo vivendo.La Banca Mondiale stima che la pandemia ha provocato una delle peggiori recessioni economiche dal 1870. Molte persone che avevano progetti di vita e professionali, hanno dovuto rinunciarvi per assicurarsi la liquidità necessaria per affrontare questo lungo periodo di instabilità.Lo scorso anno anche la richiesta di prestiti ha avuto una frenata. Le persone, sfiduciate dall’impossibilità di muoversi liberamente e dall’andamento della situazione sanitaria, hanno inviato meno richieste di accesso al credito.Secondo i dati rilasciati dal Crif, nel 2020 i prestiti personali hanno subito un calo del 24,7%, che sottolinea come gli italiani abbiano affrontato la situazione con molta prudenza.A partire dalle prime settimane del 2021, invece, la richiesta prestiti personali è leggermente aumentata, un trend destinato a crescere nei prossimi mesi.Gli italiani cominciano a riacquistare fiducia anche grazie all’arrivo dei vaccini e alla buona gestione sanitaria che sta tenendo sotto controllo la curva epidemiologica.Cresce anche la voglia di investire in piccoli progetti personali e lavorativi. Alcuni di questi progetti possono necessitare di liquidità immediata e non sempre gli istituti di credito e le banche riescono a soddisfare le richiese in tempi che siano davvero utili al cittadino.In questo periodo particolare poi, per molte persone, riuscire ad accedere a dei piccoli prestiti personali in poco tempo, può risultare vitale per risolvere le diverse problematiche di vita quotidiana o per essere una spinta utile a investire in nuovi progetti.“Una soluzione molto interessante e vantaggiosa, di cui poter approfittare in questo periodo, è la possibilità di richiedere l’anticipo del TFR senza dover attendere le tempistiche dell’INPS che, generalmente, vanno dai 12 ai 48 mesi”, dicono da Fenice Finance (www.fenicefinance.it) una società creditizia nata nel 2019 dalla competenza ultradecennale dei suoi fondatori e manager specializzati nel settore dell’intermediazione finanziaria e bancaria.“Si tratta di un finanziamento destinato ai dipendenti pubblici e statali che hanno raggiunto la pensione e hanno diritto alla liquidazione. Rispetto ai tempi di attesa dell’ente pensionistico, è possibile fare richiesta alla società per ricevere anticipatamente e fin da subito, l’intera cifra spettante” continuano i responsabili di Fenice Finace, che si distingue dagli altri istituti finanziari per l’attenzione e la cura con cui assistono i clienti e le consulenza offerta per trovare la soluzione più adeguata alle proprie esigenze.Un vantaggio ulteriore per chi, in questo momento, deve affrontare difficoltà economiche dettate dalla crisi sanitaria ed economica.Perché poter investire nel futuro resta la prerogativa della maggior parte degli italiani, l’accesso facilitato al credito è la soluzione per finanziare e credere nei propri progetti senza gravare sul presente.“Per questo noi garantiamo una consulenza su qualsiasi tipo di servizio finanziario, proponendo soluzioni personalizzate e senza spese preventive.In questo modo è possibile ottenere un prestito personale in tempi brevissimi, in poche ore la documentazione viene esaminata e in caso di esito positivo, la somma richiesta versata direttamente sul conto corrente” concludono da Fenice Finance. I cui consulenti, grazie all’approfondita conoscenza della normativa del settore, sono in grado di guidare chi ha bisogno di credito verso la formula più adatta al progetto che si ha in mente.

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CRIF: l’impatto del Covid-19 sul credito alle imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

I timori della pandemia e l’incertezza causata dalla seconda ondata dei contagi, che ha caratterizzato l’ultima parte dell’anno appena concluso, hanno fatto registrare nell’ultimo trimestre 2020 una crescita pari a +9,5% del numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. L’incremento totale annuo rispetto al 2019 è pari a +24,5%, consolidando una dinamica positiva rafforzatasi nel corso del 2020 dopo che il primo trimestre si era aperto con un segno negativo (-14,7%). In termini assoluti, si tratta della migliore performance fatta registrare dal comparto negli ultimi 7 anni. È questo il quadro che emerge dalle elaborazioni di CRIF sulla base del patrimonio informativo di EURISC – il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Le imprese individuali, che rappresentano la componente preponderante del tessuto imprenditoriale domestico, nel 2020 aumentano le proprie richieste del +27,5%, mentre le società di capitali segnano un incremento del +22,6% rispetto al 2019.
Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dall’aumento dell’importo medio richiesto, che nel 2020 si attesta a 80.941 Euro (+22,7% rispetto al 2019) nell’aggregato di società di capitali e ditte individuali. In linea con l’anno scorso, anche per il 2020 un terzo delle richieste totali ha riguardato importi inferiori ai 5.000 Euro, in virtù del peso delle richieste presentate da parte delle imprese di piccola e piccolissima dimensione. Per le società di capitali l’importo mediamente richiesto è pari a 112.688 Euro (+26,0% rispetto al 2019) contro i 29.834 Euro richiesti delle imprese individuali (+5,1%). Per quanto riguarda le imprese individuali, il peso delle richieste di finanziamento con importo inferiore ai 10.000 Euro rappresenta quasi la metà del totale (47,7%), a conferma di come le micro imprese tendano a rivolgersi agli istituti di credito per importi di piccolo taglio, spesso per far fronte ad esigenze di liquidità. Per le società di capitali, invece, più della metà delle richieste (il 50,5% del totale, per la precisione) vede un importo superiore ai 20.000 Euro. Per maggiori informazioni: http://www.crif.it

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49° edizione dell’Osservatorio Credito al Dettaglio di Assofin, CRIF e Prometeia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Lo studio ha evidenziato come, nei primi nove mesi del 2020, la pandemia di COVID-19 ha provocato un brusco arresto del credito al consumo: le erogazioni si sono ridotte di circa un quarto (-24,8%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel terzo trimestre 2020 si registra, tuttavia, un parziale recupero, in linea con il graduale miglioramento degli indicatori macroeconomici durante i mesi estivi e con l’allentamento delle misure a contenimento della pandemia in atto. Con l’arrivo della seconda ondata di contagi, i flussi di credito al consumo mostrano un nuovo peggioramento, sebbene con cali più contenuti rispetto a quelli registrati in primavera.La buona performance del terzo trimestre è stata caratterizzata, in particolare, dai finanziamenti finalizzati destinati all’acquisto di auto e moto, cresciuti del +16.3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e dai finanziamenti per mobili/arredamento (+14.4%), che hanno beneficiato delle riaperture dei punti vendita nonché alla crescente esigenza di rendere la casa più efficiente e confortevole.Per quanto riguarda le erogazioni di mutui immobiliari, nei primi 9 mesi del 2020 crescono nel complesso del +12.7%. A trainare il comparto sono state le surroghe, che registrano un vero e proprio boom grazie a tassi di riferimento ancora estremamente vantaggiosi.Nel corso del 2020 la rischiosità nel credito al dettaglio ha invertito la tendenza evidenziata nelle più recenti rilevazioni ed è tornata a crescere, sotto la pressione dello shock economico e sanitario. Il tasso di default (nella definizione a 90 past due) per il credito al consumo a settembre 2020 è salito all’1.9%, mentre per i mutui immobiliari è cresciuto fino all’1.4%.Infine, le previsioni indicano che solo a partire dal 2021, con il progressivo miglioramento dell’attività economica, ci sarà un maggior ricorso al credito, anche grazie a tassi di interesse che si manterranno bassi in tutto l’arco della previsione.

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Ricercare reddito negli strumenti di credito

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments byGene Tannuzzo Vice responsabile reddito fisso globale. La risposta aggressiva della Federal Reserve statunitense alla pandemia di coronavirus ha spinto i rendimenti dei titoli di debito rifugio vicino allo zero, rendendo i portafogli “a basso rischio” sempre più vulnerabili alla volatilità dei prezzi ascrivibile ai tassi d’interesse. A nostro avviso la Fed manterrà questo orientamento accomodante per diversi anni, il che potrebbe impedire un netto aumento dei rendimenti. Tuttavia, ciò non implica necessariamente un calo dei rendimenti, e il rischio appare asimmetrico dato che i bassi rendimenti non riescono a proteggere da un incremento anche solo modesto dei tassi.Di conseguenza, gli investitori dovrebbero considerare la possibilità di bilanciare il rischio di tasso d’interesse concentrandosi su aree del mercato obbligazionario maggiormente incentrate sul credito. Gli sforzi della Fed per spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità stimolano notevolmente la domanda di strumenti creditizi, in quanto obbligano gli investitori ad assumere posizionamenti più rischiosi al fine di generare reddito. Questa domanda, unita alle prospettive di un’ulteriore crescita economica, depone complessivamente a favore degli strumenti creditizi.Rimanere flessibili e continuare a diversificare. Dopo un sostanzioso rally durante il quale i prezzi hanno recuperato il 20% o più, attualmente nella maggior parte dei segmenti del reddito fisso la compensazione del rischio è inferiore alla media di lungo periodo. Anche in termini di valore relativo il quadro appare equo, a suggerire che un approccio diversificato all’allocazione settoriale può produrre risultati corretti per il rischio migliori di quelli ottenuti con un’allocazione più concentrata.Ravvisiamo l’opportunità di diversificare il rischio di credito ripartendolo tra debito societario, debito pubblico e debito al consumo, aree che hanno tutte registrato un notevole miglioramento dopo la fase acuta della crisi. Altrettanto importante è che gli investitori rimangano flessibili e pronti a ribilanciare i portafogli in caso di variazioni sul fronte del valore relativo. L’agilità sarà probabilmente un fattore chiave per massimizzare i rendimenti nel 2021, in quanto consentirà agli investitori di preservare l’equilibrio tra il reddito e la protezione del capitale.La selezione dei titoli dovrebbe rivelarsi un significativo driver di sovraperformance. Secondo il nostro scenario di riferimento, l’economia continuerà a recuperare terreno per tutto il 2021, anche se con una maggiore differenziazione tra i vincitori e i vinti della pandemia. Il cambiamento delle dinamiche della domanda e la prospettiva di una ripresa disomogenea influiranno sui settori e sugli emittenti in modi radicalmente diversi. Riteniamo che anziché essere passivamente esposti al rischio di mercato, gli investitori debbano concentrarsi sulla selezione dei titoli per evitare potenziali scenari negativi che possano ridurre notevolmente le opportunità di reddito e di rendimento totale. Un’efficace ricerca sul credito in grado di individuare le tendenze potenzialmente più durature (soprattutto quelle che si traducono in un calo permanente della domanda) costituisce uno strumento indispensabile nell’odierno contesto di bassi rendimenti. Nel 2021 la selezione dei titoli potrebbe rivelarsi lo strumento di gestione del rischio più valido nel reddito fisso.

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Istituzionali: puntare sul credito distressed per abbattere il rischio di portafoglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Nel mondo a tassi zero in cui navighiamo da qualche tempo – e che sembra essere diventato strutturale – gli istituzionali hanno imparato a investire in corporate per aumentare il rendimento. Oggi, però, la mole di obbligazioni che hanno nei portafogli – sia titoli di Stato sia credito – rischia di essere indigesta. E allora, per mitigare il rischio salvaguardando il rendimento, secondo Pictet AM, non resta che puntare sulle special situation. Ovvero acquistare il debito sottovalutato di aziende in crisi, ma con buoni fondamentali (o andare short sul debito sopravvalutato di imprese con elevata possibilità di default): anticipando il mercato e guadagnando su qualcosa che non è ancora nei prezzi.Partiamo dai numeri che riguardano gli istituzionali italiani. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie risulta molto elevata, in particolare per i fondi pensione negoziali (pari al 67,17% secondo Itinerari Previdenziali). In generale, come informa una survey di Mercer Italia, per gli istituzionali la quota di asset allocation destinata all’obbligazionario è del 37% (contro il 25% dell’azionario). Intanto, lo stock dei titoli obbligazionari a tasso negativo nel mondo è tornato in prossimità del record storico di circa 17mila miliardi di dollari dell’agosto 2019, in base al Bloomberg Barclays Global Aggregate: trovare occasioni nel mondo del debito è diventato sfidante. Per questo, gli investitori istituzionali hanno incrementato nei mesi passati la quota di corporate – ritenuto più redditizio – tanto che, come rileva ancora Itinerari Previdenziali per l’Italia, il peso delle obbligazioni societarie oscilla tra il 5% e il 15% a seconda della categoria di investitore – Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni Bancarie e Compagnie d’Assicurazione – e delle scelte strategiche. Oggi, però complice anche la seconda ondata della pandemia, le obbligazioni societarie presentano bassi rendimenti attesi a fronte di potenziali perdite dovute a una variazione negativa del rating o, peggio, a causa di un aumento dei tassi di default (oggi sui minimi grazie alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti di famiglie e imprese). Dunque, i portafogli istituzionali hanno bisogno di ridurre il rischio complessivo di questa classe di attivi diventata pesante dal punto di vista dimensionale, senza però rinunciare a quel poco di rendimento aggiuntivo che riesce a offrire rispetto ai titoli di Stato. Pictet AM ritiene che una possibile soluzione risieda nell’investire nelle cosiddette ‘special situations’, ovvero nel debito societario in fase di stress. Il credito societario è in condizioni di stress quando viene scambiato al di sotto del suo valore nominale e il suo rendimento sale a 10 punti percentuali al di sopra dei titoli di Stato di riferimento con le stesse scadenze. La diversificazione avviene sia tramite l’acquisto di debito di aziende che il mercato già valuta in forte stress finanziario, sia tramite la vendita allo scoperto del debito di aziende che è sopravalutato rispetto ai fondamentali. Nel primo caso, quando la società emittente è insolvente o fallisce – in altre parole quando il debito diventa distressed – gli investitori qualificati possono guadagnare rendimenti riacquistando il debito se prevedono che la società sarà ristrutturata con successo o se le sue attività rimanenti sono sottovalutate. Nel secondo caso, se per esempio il mercato deve ancora valutare completamente quanto un’azienda sia posizionata rispetto al ciclo e possa a breve affrontare difficoltà finanziarie, è possibile ottenere un ritorno andando short sul suo debito: questa vendita copre il rischio del capitale investito in aziende per le quali il mercato ha già espresso un voto negativo in termini di spread di rendimento.Storicamente, questo stile di investimento ha generato interessanti rendimenti. Negli ultimi 20 anni, l’investimento nel reddito fisso distressed ha ottenuto rendimenti annui del 7,2% contro il 6,8% delle obbligazioni globali ad alto rendimento. Gli asset distressed possono anche aggiungere stabilità a un portafoglio diversificato. In contrasto con le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rating che tendono a dare risultati negativi durante le fasi recessive, questo è in realtà il momento in cui questo approccio diventa particolarmente attraente, presentando una forte decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali. La decorrelazione è un tema rilevante per gli investitori, soprattutto se obbligati a detenere posizioni long-only in obbligazioni aziendali. Includere attività i cui rendimenti seguono un percorso diverso può ridurre i rischi: abbattendo la volatilità dei rendimenti e preservando il capitale quando l’economia rallenta o si contrae.In Europa, oggi, le occasioni di investimento sono quanto mai numerose. Il 24% delle aziende europee dell’indice Russell 2000 sono zombie, il che significa che i loro guadagni non riescono a coprire i costi degli interessi: man mano che i tassi si normalizzeranno e per esse sarà sempre più difficile ripagare il proprio debito, molte diventeranno oggetto di strategie distressed sia long sia short. Ciononostante, l’idea di Pictet AM è che solo con un approccio attivo e con una approfondita analisi fondamentale sarà possibile individuare le occasioni migliori.Nella crisi da pandemia che stiamo vivendo, per esempio, sono sempre di più le opportunità di investimento nel retail, nella cantieristica navale, nei servizi petroliferi. (abstract)

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Le misure di contrasto alla pandemia non inficiano il nostro orientamento nel credito

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

A cura di Christopher Hult, Paul Smillie e Rosalie Pinkney. Nel quarto trimestre 2019, avevamo illustrato i motivi per cui ritenevamo che le obbligazioni bancarie SP fossero un’opportunità interessante nella fase avanzata del ciclo, rappresentando altresì l’ultimo grande elemento di una ristrutturazione del quadro normativo bancario durata un decennio. Da allora molte cose sono cambiate nel mondo, in particolar modo per quanto riguarda la regolamentazione bancaria, come conseguenza della pandemia di Covid-19.A nostro avviso, l’impatto netto delle misure implementate supporta la nostra tesi e, per quanto ci riguarda, continuiamo a prediligere le obbligazioni SP rispetto alle SNP, nonostante la recente sovraperformance . Se l’attuale rapporto SNP/SP fosse esistito nel 2019, saremmo stati probabilmente tentati di liquidare molte delle nostre posizioni in SP per investire in titoli SNP. Tuttavia, considerando quanto sia cambiato rispetto ad allora il contesto normativo ed economico, riteniamo che questo rapporto possa rimanere elevato per un certo tempo e abbiamo quindi deciso di orientarci su obbligazioni SNP con un approccio rigorosamente selettivo, andando a scegliere i casi in cui il suddetto rapporto è ben al di sopra della media storica, e dunque ampiamente remunerativo rispetto ai rischi supplementari associati alle SNP, e muovendoci prevalentemente in regioni con un solido quadro fiscale.Le garanzie di prestito e i pacchetti fiscali plasmano la distribuzione delle perdite tra bilancio pubblico e bilanci del settore bancario. Ad esempio, i programmi di cassa integrazione consentono alle famiglie e alle piccole/medie imprese (PMI) di continuare a rimborsare i propri debiti bancari a spese dei contribuenti. Dato che circa un quarto della forza lavoro nelle grandi economie europee è attualmente in cassa integrazione, questo meccanismo sta contribuendo in misura notevole a proteggere le famiglie, le imprese e, indirettamente, il settore bancario.Le garanzie pubbliche su prestiti offrono fonti di finanziamento al mondo delle imprese.Abbiamo la sensazione che le moratorie dei pagamenti e le misure di sostegno fiscale potrebbero continuare fino al prossimo anno in molti paesi, soprattutto per i settori più colpiti. I governi di Francia, Germania e Spagna, ad esempio, stanno valutando una proroga della cassa integrazione. La ripresa potrebbe essere già ben avviata prima che questi programmi vengano cancellati del tutto e le banche inizino ad elaborare le perdite.Tuttavia, prevediamo anche oneri per crediti inesigibili a carico delle banche europee nel 2020/21 simili a quelli registrati all’apice della crisi finanziaria globale, nonostante una crescita del PIL molto più debole rispetto ad allora. Ci aspettiamo che le perdite vengano riconosciute lentamente nei paesi europei, con solo un terzo circa rilevate nell’esercizio finanziario 2020, poiché le banche si avvalgono delle misure di sostegno e della semplificazione degli obblighi normativi previste dai governi.Nell’ambito delle misure di semplificazione degli obblighi normativi, alle banche è stato concesso più tempo per rafforzare la quota di obbligazioni SNP necessaria a soddisfare il requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili (MREL). Sono soprattutto le banche italiane e spagnole ad avvalersi di questa semplificazione. A nostro avviso, ciò potrebbe comportare un aumento della quota di emissioni SP rispetto alle SNP nel corso del prossimo anno circa. Ne consegue un fattore tecnico sfavorevole per il nostro posizionamento.L’operazione su obbligazioni SP è stata effettuata per ragioni difensive e in un’ottica di fine ciclo: eravamo posizionati per un’inversione del ciclo e il deterioramento del credito. Naturalmente non avevamo previsto il fattore catalizzante, ma le nostre posizioni in SP hanno sovraperformato le SNP (il rapporto illustrato nella Figura 1 è aumentato). A seguito della pandemia di Covid-19 nonché dei vari pacchetti di sostegno e delle modifiche alle normative, siamo stati costretti a riesaminare l’impatto di questi sviluppi sulla nostra tesi.Da un lato avevamo un rapporto SNP/SP elevato, la proroga delle scadenze per adeguarsi al requisito MREL e un rischio minore di bail-in delle obbligazioni SNP dal momento che le autorità di regolamentazione hanno sostanzialmente protetto le obbligazioni bancarie subordinate: tutti questi elementi facevano propendere per un riorientamento verso le SNP.

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Cessione credito imposta per incentivare agricoltura hi-tech

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

La possibilità di cessione del credito d’imposta per incentivare gli investimenti hi-tech in agricoltura, così come avviene per gli sgravi previsti per le ristrutturazioni domestiche. E’ questa la richiesta di Cia-Agricoltori Italiani, inserita nelle proposte di emendamento al Dl Agosto, dopo l’estensione al settore agricolo degli incentivi del Piano Impresa 4.0. nell’ultima manovra di bilancio.Cia ritiene che i tempi siano maturi per l’approvazione e auspica che il Parlamento la recepisca, coinvolgendo non solo i produttori ma tutti gli attori della filiera agroalimentare. In una fase di ripresa in cui il sistema produttivo chiede con urgenza innovazione tecnologica, l’opzione di cessione del credito di imposta potrebbe accrescere di molto la platea dei beneficiari delle agevolazioni fiscali. La misura favorirebbe, inoltre, il rinnovo del parco macchine agricole con mezzi più moderni, tecnologici e a bassa emissione CO2, in linea con le sfide ambientali europee del Green Deal. “L’agricoltura non è più la Cenerentola dell’economia nazionale quando si parla di tecnologia e mantiene un dialogo costante con il mondo delle università e della ricerca –sottolinea Dino Scanavino, presidente Cia-. Il giro d’affari dell’agricoltura 4.0 in Italia ha toccato quota 450 milioni di euro con una crescita del 22% su base annua (Osservatorio Smart Agrifood) e comprende tutto il complesso di tecnologie usate dalle nostre aziende per migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, la qualità dei prodotti finali e le condizioni dei lavoratori”.“Per continuare a produrre cibo fresco e sano, gli agricoltori dovranno puntare sempre più all’integrazione con l’hi-tech –chiosa Scanavino-, utilizzando tutte le risorse messe in campo dalla scienza per affrontare con strumenti efficaci le conseguenze del climate change e del dilagare delle fitopatie. In un momento segnato da una grave crisi di liquidità per le aziende, la cessione del credito d’imposta favorirebbe, dunque, lo sviluppo economico dell’intera filiera agroalimentare, in un’ottica di rilancio del Paese”.

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Mappa del Credito

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Dall’analisi dei dati, emerge che il 41,3% della popolazione maggiorenne residente in Italia risulta avere almeno un contratto di credito rateale attivo, facendo registrare una crescita del +4,8% rispetto ad un anno fa. A livello pro-capite, la rata media rimborsa ogni mese è pari a 333 euro (-3,2% rispetto ad un anno fa ma era pari a 362 Euro nel 2016) mentre l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – è pari a 32.253 euro (anch’essa in calo del -2,5% rispetto alla precedente rilevazione; era pari a 34.253 cinque anni fa).Entrambi questi indicatori risultano in contrazione non solo per il calo dei tassi e per la tendenza a privilegiare piani di rimborso più lunghi rispetto al passato, ma anche per la minore incidenza dei mutui all’interno del portafoglio delle famiglie, che rappresentano il 21,4% sul totale dei finanziamenti attivi. I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, ecc.) sono la forma tecnica con una quota più rilevante, pari al 46,2% del totale, seguiti dai prestiti personali, che vantano una incidenza del 32,8%.L’analisi a livello regionale mostra che la regione con la quota più elevata di popolazione maggiorenne con almeno un rapporto di credito attivo è risultata essere la Toscana, con il 46,5% del totale, seguita da Friuli-Venezia Giulia (con il 44,9%), dalla Sardegna e dal Lazio (entrambe con il 44,7%) e dal Piemonte (con il 43,6% della popolazione). Infine, nel primo semestre 2020 le regioni in cui i cittadini ogni mese sostengono la rata media più elevata sono risultate essere il Trentino-Alto Adige, con 432 Euro, il Veneto e la Lombardia (entrambe con 377 Euro). Seguono l’Emilia-Romagna e la Toscana, rispettivamente con 358 e 349 Euro.

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Piattaforma ottimizzata per l’origination di credito retail

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Bucarest (Romania) e Bologna. Gruppo Société Générale, uno dei leader sul mercato bancario rumeno, parte di Société Générale, uno dei principali Gruppi nei servizi finanziari in Europa, ha lanciato insieme a CRIF una piattaforma ottimizzata per l’origination di credito retail al fine di migliorare la customer experience dei propri clienti e ridurre le tempistiche di erogazione. L’obiettivo principale di BRD è aumentare le erogazioni, implementando un processo semplificato e mirando a diventare un punto di riferimento riconosciuto nel settore bancario e centrato sul cliente. CRIF è stata selezionata come partner strategico per l’implementazione di un’applicazione end-to-end per privati e piccole imprese, dall’engagement fino all’erogazione. La piattaforma, sviluppata e personalizzata da CRIF, consente a BRD di gestire il proprio processo di origination del prestito, supportando gli obiettivi di business attraverso un approccio flessibile e scalabile grazie all’utilizzo di una suite di soluzioni a supporto delle decisioni, strategie di rischio e processi facilmente configurabili dagli utenti aziendali. L’applicazione end-to-end di CRIF è rivolta all’intero portafoglio di clienti e prodotti di BRD, sia secured sia unsecured, e supporta tutte le tipologie di credito (nuovi, rinnovi, rifinanziamenti, ristrutturazioni, ecc). Tre i fattori principali che hanno sancito il successo della soluzione di CRIF. Innanzitutto l’integrazione online con tutti i principali fornitori di informazioni nel mercato rumeno (Credit Bureau, ANAF, ecc). In secondo luogo le funzionalità multilingua, scalabili in più Paesi, con oltre 30 punti di integrazione online all’interno dei diversi processi di lavoro. Infine, la possibilità per tutti gli operatori di BRD di avere il pieno controllo di tutte le strategie decisionali del credito senza fare ricorso all’IT: authorization path, controllo di affidabilità – DTI, decisioning, cross-selling e upselling, Risk-Based Pricing, ecc. Grazie alla partnership con CRIF, BRD ha raggiunto un elevato standard di servizio, migliorando le performance di vendita e la soddisfazione dei propri clienti, riducendo anche i tempi di approvazione. L’efficienza e la performance dei processi di credito consentirà l’ottimizzazione delle risorse e dei rischi operativi e determinerà lo sviluppo di un processo di credito unico e centralizzato per supportare la crescita dei finanziamenti erogati. Nello specifico, BRD ha migliorato la gestione del rischio affidandosi ad un’architettura e a una piattaforma solide (SOA) integrata con una piattaforma di sottoscrizione all’avanguardia, beneficiando di una maggiore efficienza dei costi IT e riducendo il time to market per la creazione di nuovi prodotti, la modifica delle strategie di credito e i cambiamenti nei processi.

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Barometro CRIF delle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Dallo studio emerge un quadro decisamente vivace relativamente all’andamento delle richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane nel II semestre dell’anno, che complessivamente fanno segnare un eloquente +79,3%. Entrando maggiormente nel dettaglio, sono state le Imprese individuali ad aver fatto registrare l’aumento più marcato, con un +99,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società di capitali hanno fatto segnare un aumento pari a +66,8%. A questo riguardo, anche le rilevazioni relative alle prime 3 settimane di luglio confermano la crescita delle richieste di credito da parte delle imprese, seppur in progressiva attenuazione, con un incremento rispettivamente pari a +28%, +12% e +17% rispetto ai corrispondenti periodi del 2019. Un’ulteriore evidenza che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nell’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 60.021 Euro (-7,6%). Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 24.941 Euro, in calo del -16% rispetto al corrispondente periodo 2019, contro gli 83.415 Euro delle Società di capitali (-5%).

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48° edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Lo studio ha evidenziato che, mentre nel 2019 i flussi di credito al consumo hanno mostrato una crescita in linea con l’anno precedente e con l’evoluzione del valore dei beni di consumo durevoli (+5.9% rispetto al 2018), nei primi mesi del 2020, a seguito del diffondersi della pandemia da Covid-19, si rileva, invece, una riduzione a doppia cifra delle erogazioni (-27.8% rispetto allo stesso periodo di un anno prima). Il trend ha coinvolto tutte le forme tecniche, ma le più colpite risultano i finanziamenti finalizzati all’acquisto di auto/moto (-39% circa nei primi quattro mesi del 2020), anche per la chiusura dei concessionari, e i prestiti personali, che scontano anche le limitazioni alle aperture degli sportelli/filiali degli operatori eroganti (-32%). Hanno invece mostrato una maggiore resilienza quelli destinati all’acquisto di elettrodomestici/elettronica, grazie all’e-commerce e ai finanziamenti per prodotti informatici, di cui si sono dotate le famiglie per adeguarsi alle maggiori esigenze di digitalizzazione, e i finanziamenti destinati agli acquisti di impianti “green” e di beni per l’efficientamento energetico della casa.
Le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie, dopo il calo del 2019 (-9.2%), nei primi due mesi del 2020 sono state particolarmente brillanti, grazie a condizioni di mercato ancora favorevoli e alla convenienza del tasso fisso. Il lockdown ha determinato, invece, una contrazione dei mutui di acquisto (-9.7%), a seguito dello stop delle compravendite di immobili residenziali.Il rischio di credito non ha ancora risentito dello shock economico che ha investito il Paese. Nello specifico, il tasso di default del credito al dettaglio considerato nel suo complesso (quindi mutui immobiliari e credito al consumo) rimane stabile all’1.6% ad aprile 2020.Le previsioni per il 2020 e il successivo biennio presentate nell’ultima edizione dell’Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia indicano che, dopo le difficoltà del 2020 dovute agli impatti della pandemia, i flussi di credito alle famiglie riprenderanno a crescere nei successivi due anni, anche grazie alla ripresa del quadro macroeconomico che alimenterà la domanda e a condizioni ancora favorevoli di funding.

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Credito investment grade: gli spread creditizi sono veramente a buon mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

A cura di Christopher Hult, Gestore di portafoglio, reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. Il periodo compreso tra metà febbraio e fine marzo è stato teatro di alcune tra le peggiori performance per i mercati degli attivi rischiosi in generale e per il segmento delle obbligazioni investment grade (IG) in particolare. Questa situazione, che è una conseguenza della crisi della Covid-19, si è caratterizzata per la velocità e l’entità dell’ampliamento degli spread.Nello specifico, gli spread delle obbligazioni IG globali rispetto ai titoli di Stato sono passati da 100 a 340 pb, nella correzione dei titoli IG più repentina della storia. Si tratta altresì degli spread più elevati dalla crisi finanziaria globale del 2008, quando arrivarono a sfiorare i 500 pb.A marzo è stato registrato un extra-rendimento del -9%, peggio del -6% e -5% osservati a settembre e ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. A un livello di 340 pb, gli spread IG globali si situavano a quasi tre deviazioni standard dalla media di lungo periodo di 130 pb. Ad aprile gli spread hanno ceduto parte di tale ampliamento e al momento si attestano a 1,2 deviazioni standard dalla media di lungo periodo.
L’ampliamento degli spread ha fatto sorgere una serie di domande: i mercati del credito sono abbastanza sottovalutati da giustificare un aumento del rischio nei portafogli? Se così fosse, in quale misura dovremmo utilizzare il nostro budget di rischio? Ci troviamo quindi di fronte a un’occasione ghiotta, di quelle che capitano una volta in un decennio, per incrementare il rischio?
Tenuto conto del nostro approccio fondamentale bottom-up, la risposta non può prescindere da una valutazione dei fondamentali societari, indispensabile per stabilire se le valutazioni compensano o meno i rischi. Non vi è dubbio che i mercati siano diventati molto più convenienti, ma è altrettanto incontrovertibile che ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti in cui interi settori sono fermi e intere popolazioni sono in quarantena, con un enorme impatto sulla disoccupazione. Ad esempio, i dati sull’occupazione nel settore non agricolo pubblicati la scorsa settimana indicano che quasi tutti i posti di lavoro creati negli Stati Uniti dal 2009 sono andati persi, con circa 21 milioni di licenziamenti nell’arco di un paio di mesi.
All’inizio del 2020 la nostra valutazione sul ciclo del credito era “prudente”, alla luce della crescente enfasi sui rendimenti per gli azionisti, dell’indebitamento elevato, dell’inasprimento delle condizioni finanziarie (benché l’Europa rappresentasse un’eccezione per via del quantitative easing della BCE), nonché delle valutazioni appena prossime, se non inferiori, alla media di lungo periodo.Oggi le cose sono molto diverse. Le banche centrali e i governi hanno messo da parte le regole canoniche e hanno varato programmi rivoluzionari per evitare le insolvenze. Gli strumenti messi in campo dagli istituti centrali stanno garantendo liquidità quasi illimitata al sistema finanziario, mentre per le aziende e le famiglie sono state introdotte misure di stimolo fiscale senza precedenti per scongiurare il collasso economico e consentire all’economia di riemergere dallo shock pandemico. Alla luce di questi sviluppi significativi, abbiamo elevato a “favorevole” il nostro giudizio sulla congiuntura economica.

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L’assicurazione del credito è indispensabile per la competitività delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Willis Towers Lo strumento di garanzia statale per l’assicurazione dei crediti commerciali a breve termine, contenuto del Decreto rilancio, è indispensabile alle aziende italiane per mantenere il loro livello di competitività a livello mondiale. È la valutazione espressa da Willis Towers Watson sulla base dell’analisi condotta sul mercato assicurativo nazionale e sul raffronto con le esperienze analoghe in alcuni altri Paesi dell’Unione Europea.“Lo strumento di garanzia statale contenuto nel Decreto consente alcuni importanti benefici, tra cui la stabilizzazione, fino a fine anno, di un importo di transazioni commerciali compreso tra 20 e 35 miliardi di euro, il supporto alla liquidità delle aziende italiane, anche attraverso lo smobilizzo dei crediti commerciali da parte del sistema bancario e delle società di factoring e il contenimento della prevista contrazione del PIL sul 2020 e 2021 rispetto al 2019” spiega Claudia Messori, Head of Credit Financial Solutions di Willis Towers Watson.Il rischio di credito commerciale infatti si intensifica e si inasprisce in questo particolare contesto di fragilità dei mercati. L’azienda, attraverso la propria attività di brokeraggio assicurativo, ha evidenza del calo dei fatturati assicurati nel primo trimestre di moltissime aziende italiane appartenenti ai più svariati settori – eccetto l’industria agroalimentare e il settore farmaceutico, e di un aumento della sinistralità, destinata a crescere in maniera significativa nei prossimi mesi. La riduzione delle vendite potrebbe persistere per tutto il 2020, mentre per il 2021 il contesto è tuttora troppo incerto per previsioni attendibili. Alcuni settori stanno, inoltre, registrando un forte calo del fatturato anche a causa del basso prezzo delle materie prime, col maggiore impatto che al momento ricade sull’oil & gas.In moltissimi casi, le esposizioni di molti assicurati verso i propri debitori affidati dalle compagnie assicurative è diminuita; queste ultime dovranno agire tempestivamente quando sarà necessario, post-crisi COVID- 19, procedere con un aumento degli affidamenti sulle controparti con rischio medio ed oggetto oggi di riduzioni. Le aziende assicurate contro il rischio credito dopo la crisi del 2008-2009 e fino alla fine del 2019, si sono abituate a vedersi ridurre di anno in anno il premio assicurativo (a parità di rischio) essendo in una fase di soft market. Considerato lo scenario, senza ombra di dubbio ora siamo entrati in una fase di hard market e per il new business Willis Towers Watson un rialzo del pricing da parte delle compagnie e la formulazione di importanti richieste di riforme contrattuali mediante aumenti dei tassi di premi e inserimenti di correttivi al fine riequilibrare gli andamenti tecnici e remunerare il maggior rischio anche a fronte delle riduzioni consistenti dei fatturati assicurati previsti per il 2020.Infine, secondo l’azienda, il factoring, ossia la cessione di crediti commerciali tramite fattura, potrebbe assumere un ruolo di prominenza nella ripartenza dell’economia, dato che la situazione di profonda crisi attualmente vissuta dall’economia italiana aumenta la probabilità di insolvenza delle imprese, rendendo sia l’erogazione di prestiti che l’assicurazione dei crediti estremamente più rischiose per gli istituti privati. Per questa ragione è fondamentale che lo Stato abbia attuato la garanzia pubblica sia sul credito di emergenza sia sul credito assicurato, come peraltro già fatto con risultati positivi in Francia e Germania, fin dalla precedente crisi del 2008-2009.

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Un mercato del credito sulle montagne russe

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Commento a cura di Jeff Boswell, co-Portfolio Manager della strategia Global Total Return Credit di Ninety One. Uno degli aspetti più evidenti della recente volatilità del mercato è stato il modo in cui gli asset legati al settore del credito sono diventati correlati tra loro nel pieno di questo sell-off. Ovviamente, la storia insegna agli investitori che nei periodi in cui il mercato è sotto stress (come durante la grande crisi finanziaria e della bolla dei dot-com) è inevitabile che la correlazione tra asset class aumenti; tuttavia, sia la rapidità sia la natura dirompente dell’ultimo crollo non hanno precedenti.Il risultato di questa profonda e diffusa crisi finanziaria è stato che molti investitori nel credito con approcci flessibili si sono ritrovati senza nessun porto sicuro a disposizione. Infatti, il sell-off non ha fatto discriminazioni, il che significa che in molti casi i classici settori rifugio (cioè quei segmenti del mercato con rating più alto) hanno registrato performance inferiori a quelle di altri segmenti tradizionalmente più volatili.Anche se sono state molte le cause scatenanti alla base di questo picco di volatilità e correlazioni, riteniamo che queste in realtà ruotino attorno a due tematiche centrali:Deflussi significativi in tutte le asset class, compreso il mercato investment grade che storicamente è più sicuro;
Mancanza di equilibrio sui trading desk e mancanza di propensione al rischio, cioè una limitata capacità di creare un mercato a due vie.Il segmento investment grade del mercato del credito è stato il vero fattore chiave di questo crollo. In altre parole, di fronte a un mercato traballante sia sul fronte delle obbligazioni sia delle azioni, gli investitori si sono affrettati a richiedere liquidità, cercando freneticamente di racimolare denaro contante e riscattando le loro esposizioni al settore investment grade a prezzi di mercato irrazionali, alimentando di conseguenza un circolo vizioso di abbassamento dei prezzi.Per rendere l’idea del fenomeno, nella settimana del 16 marzo 2020, i fondi americani investment grade hanno registrato deflussi per un ammontare di circa 30 miliardi di dollari; il precedente record negativo settimanale del 2008 aveva registrato una perdita di 8 miliardi.Verso la fine del trimestre, la natura indiscriminata dell’ondata di vendite ha dato vita ad alcune interessanti opportunità di investimento lungo tutto lo spettro del mercato del credito. Dalle obbligazioni high-yield ai prestiti, dal debito investment grade al credito strutturato, la compensazione del rischio ha raggiunto ovunque dei livelli che non si vedevano da molti anni.Mentre le prospettive restano incerte, sia in ottica economica sia di evoluzione dell’epidemia, crediamo che questo netto repricing degli spread creditizi nel primo trimestre abbia aperto una varietà di opportunità a prezzi interessanti per un investitore esigente nel credito.I mercati del credito hanno toccato il fondo verso la fine di marzo e avviato una fase di rimbalzo ad aprile; tuttavia, noi riteniamo che le strada da percorrere per portare a compimento questa ripresa ciclica sia ancora lunga ed è ancora possibile beneficiare ampiamente di queste opportunità.Un elemento che ha prima stabilizzato il mercato del credito e poi innescato la ripresa è stato l’insieme di misure messe in atto da molte banche centrali e dai governi di tutto il mondo, prima di tutte la Federal Reserve (Fed). Uno dei provvedimenti presi dalla Fed è stato quello di intraprendere un programma di acquisto di obbligazioni societarie, con l’obiettivo di sostenere gli emittenti di titoli investment grade statunitensi, insieme ai più recenti “fallen angels”, cioè quegli emittenti che sono stati abbassati di categoria, da investment grade a sub-investment grade. In particolare, l’annuncio di questo programma ha provocato un rimbalzo significativo del mercato del credito, invertendo il trend e portando discreti afflussi.Il sostegno della Fed al mercato del credito costituisce sicuramente un elemento favorevole per il sentiment degli investitori e probabilmente aiuterà a sostenere l’operatività del mercato del credito investment grade.Inoltre, riteniamo che si manifesteranno opportunità significative sia all’interno dei mercati interessati dai programmi della Fed sia in quelli al di fuori, man mano che diventeranno più evidenti le prossime ricadute economiche. In questo senso, riteniamo che essere selettivi sia fondamentale, soprattutto perché incombe un incremento dei default creditizi.
In questo momento, riteniamo che la sfida per gli investitori non sia tanto quella di acquistare sul mercato a valutazioni favorevoli, ma piuttosto trovare investimenti resilienti, attraenti e sostenibili che sopravviveranno indipendentemente dai risultati che si prospettano in futuro.Data l’incertezza e i probabili default in diversi segmenti del mercato del credito, noi riteniamo che vi saranno opportunità in questo ambito.Entrando più nel dettaglio di queste dinamiche cicliche, le metriche di valutazione potrebbero evolversi ulteriormente, facendo emergere la necessità di essere agili e dinamici nel cogliere le opportunità di investimento che nasceranno da questi storici capovolgimenti del mercato. (by ecomunicare Marcello Villa)

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Rilancio agricoltura e credito bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

I finanziamenti delle banche garantiti dallo Stato non possono essere l’unico strumento per sostenere il settore primario in una fase così critica – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Per immettere nuova liquidità nel sistema occorre una strategia più coraggiosa, che non si limiti a far indebitare ulteriormente le aziende agricole, seppure a condizioni agevolate.
Di fronte a uno scenario eccezionale, c’è bisogno di misure eccezionali. Occorre superare gli schemi e le regole che hanno dominato finora la politica economica italiana ed europea, prevedendo anche la possibilità di concedere finanziamenti a fondo perduto per un’immissione di nuova liquidità che non si traduca in nuovi debiti per le aziende – continua Tiso.In questa fase sono molteplici gli strumenti a cui si può fare ricorso. Tra questi una riduzione del carico fiscale, misura che non comporta complicate procedure e permette di dare respiro immediato alle aziende. E’ inoltre necessario aiutare anche le imprese già in sofferenza, che al momento – secondo quanto previsto dal decreto Liquidità – sono escluse dalle agevolazioni per i finanziamenti gestiti dall’Ismea. L’agricoltura ha fatto la sua parte durante l’emergenza coronavirus, grazie all’impegno delle aziende che hanno continuato a lavorare per garantire le forniture di generi alimentari a tutta la popolazione. Ora lo Stato è chiamato a riconoscere il ruolo del settore primario e a diventare protagonista della rinascita. Se vuole farlo, non può delegare in toto al sistema creditizio privato la funzione di sostenere un settore cruciale per l’economia e la vita del Paese.

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Coronavirus e credito al consumo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Abbonamenti per palestre, per trattamenti estetisti e odontoiatrici, rette per asili, viaggi e tanto altro. In queste settimane abbiamo raccolto moltissime segnalazioni di consumatori che non solo non vengono rimborsati per i servizi non goduti a marzo, ma addirittura sono oggetto di intimazioni di pagamento per aprile e mesi successivi, nonostante la serrata. Abbiamo già consigliato in questi casi di sospendere i pagamenti e, laddover necessario, intimare la risoluzione del contratto ed il rimborso dei pagamenti effettuati senza ricevere servizi. Nella è dovuto per servizi non erogati.Ma cosa succede a chi ha fatto un contratto di credito al consumo e sta pagando rate alle finanziarie per servizi non più erogati, come ad esempio un abbonamento alla palestra o un circolo sportivo, un ciclo di trattamenti estetici, un viaggio cancellato? In questo caso, sarà la finanziaria a dover rimborsare al consumatore le rate relative a servizi non goduti, previa risoluzione contrattuale. Ecco i passaggi da seguire:
1. inviare al fornitore (palestra, asilo, centro estetico ecc.) una messa in mora per raccomandata a/r o PEC (1), intimando la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1463 del codice civile;
2. transcorsi almeno 10 giorni dalla consegna della comunicazione al fornitore, si potrà chiedere la risoluzione del contratto di credito al consumo alla propria finanziaria (sempre per raccomandata a/r o PEC), intimando la risoluzione del contratto di finanziamento ai sensi dell’art. 125 quinques del Testo Unico Bancario e il rimborso delle rate pagate per servizi di cui non si è potuto usufruire.
Qualora la finanziaria non risolva il contratto e/o non restituisca le rate pagate per servizi non goduti, si potrà fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario: https://sosonline.aduc.it/scheda/arbitro+bancario+finanziario_16598.php (fonte: Aduc)

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Camera di Commercio di Pn-Ud per sostenere il credito alle imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

Una task force con i rappresentanti di tutta l’economia delle province di Pordenone e Udine per raccogliere le istanze di ogni comparto e mettersi a servizio del sistema produttivo, confidando che l’emergenza Coronavirus possa essere risolta prima possibile. La Camera di Commercio di Pn-Ud ha convocato questa mattina (venerdì 20) in videoconferenza un tavolo con una quarantina tra rappresentanti di tutte le associazioni di categoria, dei Confidi e una trentina del mondo bancario, in cui si è sottolineata la necessità primaria di credito immediato alle imprese. “La situazione è preoccupante ed è necessario agire subito”, ha affermato il presidente camerale Giovanni Da Pozzo, che oggi nel pomeriggio ha anche riunito, sempre a distanza, la giunta dell’ente, per discutere delle prime misure da mettere in campo come Cciaa.“Nella riunione con tutti i rappresentanti dell’economia abbiamo ribadito la necessità di aiutare subito le aziende: dobbiamo ricordare che tantissime sono proprio ferme per Decreto e perciò sono già in fortissima difficoltà. Abbiamo rimarcato – ha precisato Da Pozzo – la necessità che ciascuno faccia la sua parte. Dobbiamo lavorare insieme, facendo una forte azione con la Regione. Abbiamo sollecitato in particolare il sistema bancario, perché in questo momento la prima cosa è la necessità di finanziamento, di credito alle imprese, soprattutto le più piccole. Penso a realtà trasversali a tanti settori, tutte imprese che sono la vita dei nostri piccoli e grandi paesi. Hanno bisogno di sostegno subito e noi ci saremo, sia come categorie sia come Camera di Commercio”.E proprio per questo, oggi pomeriggio (venerdì 20) Da Pozzo ha riunito anche la giunta camerale, “per poter decidere assieme ai colleghi quali misure concrete mettere in campo come Cciaa”, ha detto. “Abbiamo pensato di rispondere subito alle esigenze di liquidità delle imprese: adesso verificheremo concretamente con quali modalità, ma stiamo pensando a fondi per abbattere i costi delle garanzie sui prestiti bancari che le aziende chiederanno. Un primo intervento, in cui metteremo insieme un importo di oltre 400 mila euro, ricavati dal bilancio camerale, che poi andremo senza dubbio a rimpinguare in fase di assestamento, perché è necessario che tutte le risorse possibili si concentrino su questa emergenza. Ma questo primo passo, intanto, lo faremo subito e lo avvieremo già nella prossima seduta di giunta, la prossima settimana, una volta fatte le verifiche sulla modalità migliore e più comoda per le impese”.Oltre a questo, la Camera interverrà nella più ampia azione che stanno mettendo a punto tutte le Camere di Commercio d’Italia, in particolare sempre sul credito e sull’internazionalizzazione, che andranno anche a intervenire una volta passata la fase emergenziale.

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