Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘credito’

Credito di imposta sugli investimenti pubblicitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

“Soddisfazione per l’approvazione della norma che assicura, per il 2019 e gli anni seguenti, la copertura degli oneri necessari per la concessione del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica. Diventa così strutturale il finanziamento di una misura che incoraggia imprese e lavoratori autonomi ad utilizzare i giornali per pubblicizzare prodotti e servizi”. Ha commentato così Andrea Riffeser Monti, Presidente della Fieg, l’approvazione della norma che prevede le modalità per finanziare l’agevolazione fiscale per quest’anno e per gli anni successivi.“Bisogna dare atto al Sottosegretario all’editoria, Vito Crimi, – ha affermato Riffeser – di avere tenuto fede agli impegni assunti in risposta alle pressanti richieste degli editori di rifinanziare una misura, anticiclica e positiva per l’economia del Paese, che premia l’utilizzo di un mezzo di comunicazione efficace ed autorevole come la stampa quotidiana e periodica. L’impegno del Governo ad assicurare il finanziamento entro ottobre 2019 completa la misura consentendo la sua operatività”.

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Barometro CRIF relativo alle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Lo studio ha mostrato che l’ultimo trimestre del 2018 ha fatto registrare un incremento del +4,1% del numero di richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane agli istituti di credito, nell’aggregato di Imprese individuali e Società di capitali, dopo due trimestri caratterizzati da un segno negativo. Il dato degli ultimi 3 mesi dell’anno contribuisce a mantenere in territorio positivo la peformance a livello di intero anno, che mostra una crescita pari a +0,9% rispetto al 2017.Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di società di capitali e di imprese individuali. Queste ultime nel 2018 mostrano un lieve calo (-1,0%) a differenza delle Società di capitali che hanno fatto registrare un aumento (+2,2%). Nel solo IV trimestre si rileva un incremento delle richieste da parte delle società di capitali pari a +6,0% mentre le imprese individuali registrano una diminuzione pari a -1,2%.Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto, che a livello di intero anno 2018 si attesta a 68.301 Euro (-6,1% rispetto al valore complessivo registrato nel 2017). Entrando maggiormente nel dettaglio, si osserva come le società di capitali abbiano fatto registrare un importo medio pari a 93.004 Euro (-6,9% rispetto al 2017) contro i 30.949 Euro delle imprese individuali (-6,2%).

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Market Outlook di CRIF dedicato al credito nel settore auto

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2019

Lo studio ha messo in evidenza che nel periodo compreso tra Luglio 2017 e Giugno 2018 è aumentata la quota di auto che vengono acquistate con il supporto di un prestito finalizzato auto, che arriva a spiegare il 49,6% del totale. Nello specifico, la distribuzione degli importi finanziati è concentrata per la netta maggioranza dei casi nell’acquisto di veicoli nuovi, che nel periodo di osservazione hanno rappresentato addirittura il 72,8% del totale.Il Market Outlook di CRIF mostra inoltre come, all’interno del segmento dei prestiti finalizzati all’acquisto di auto, la distribuzione sia concentrata prevalentemente nella classe di importo compreso tra i 10 e i 15.000 Euro per tutti i cluster considerati. Relativamente alla durata dei finanziamenti, invece, le preferenze sono maggiormente concentrate, per le captive, nella classe compresa tra 24 e 48 mesi, mentre per le non captive si rileva una preponderanza dei piani di rimborso superiori ai 48 mesi.Infine, la distribuzione territoriale mostra una quota di erogato più elevata nelle regioni del Sud Italia, dove risulta più bassa la quota di finanziamenti dedicati alle auto nuove a fronte della maggiore vivacità del mercato dell’usato.

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“Domande e risposte: ciclo del credito e tassi d’interesse”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 novembre 2018

a cura Alasdair Ross, Responsabile credito investment grade, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. In genere, quando si parla di ciclo del credito, si pensa alla facilità con cui i mutuatari possono accedere ai prestiti e alla disponibilità dei prestatori a concedere finanziamenti. Dieci anni fa la stretta creditizia ha messo in discussione la solvibilità dei mutuatari, e i prestatori non hanno più potuto o voluto concedere finanziamenti. I bilanci aziendali erano eccessivamente appesantiti e il sistema bancario era sovracapitalizzato. Da allora le aziende hanno impiegato i cash flow generati dagli utili per ridurre l’indebitamento e rafforzare i bilanci. Di conseguenza, la qualità creditizia delle società è gradualmente migliorata e i prestatori sono divenuti più disponibili a concedere finanziamenti, alimentando così la crescita degli utili e dell’attività economica. Siamo così entrati in una fase di ripresa in cui il credito ha cominciato a fluire più liberamente, la crescita economica ha registrato un’accelerazione e la redditività è migliorata. Quello in cui ci troviamo attualmente è l’ultimo stadio del ciclo, la fase di espansione: gli utili sono particolarmente solidi, ma vengono trasferiti agli azionisti sotto forma di dividendi, riacquisti di azioni e operazioni di fusione e acquisizione, e quindi l’indebitamento nei bilanci societari registra alcun miglioramento. Dopo di che, la dinamica degli utili dovrebbe subire un’inversione, e i prestatori diverranno nuovamente riluttanti a concedere finanziamenti.
SIAMO QUINDI VICINI ALLA FINE DEL CICLO?
Questo è il grande dibattito che infiamma le piazze obbligazionarie e l’insieme dei mercati. Siamo fermamente convinti di trovarci nella fase finale del ciclo, alla luce di una serie di segnali tipici di questo stadio: riacquisti di azioni, attività di fusione e acquisizione, sovraperformance dei mercati azionari rispetto ai mercati del credito, e cash flow impiegati per remunerare gli azionisti. È stato un ciclo lungo, principalmente perché la politica monetaria straordinariamente accomodante ne ha alimentato l’espansione, e negli Stati Uniti il recente stimolo fiscale ne ha favorito l’ulteriore prolungamento.Naturalmente è difficile prevedere esattamente quando il ciclo si concluderà. Riteniamo che la prossima tappa importante sarà il passaggio alla fase di contrazione, che generalmente non coincide con un periodo molto favorevole per gli attivi rischiosi; il prossimo passo sarà quindi al ribasso, e per gli investitori non sarà certo il momento di adottare un posizionamento aggressivo sul rischio di credito nei portafogli.
QUALI SVILUPPI SI ASPETTA SUL FRONTE DEI TASSI D’INTERESSE, IN PARTICOLARE NEL REGNO UNITO, E QUALI SONO LE IMPLICAZIONI PER I MERCATI OBBLIGAZIONARI?
Nei mercati obbligazionari i prezzi dei titoli sono inversamente correlati al livello dei tassi d’interesse; quindi se i tassi aumentano, i prezzi diminuiscono. Sul Regno Unito incombe la grande nube della Brexit, che resta al centro dell’attenzione della Bank of England e di Mark Carney. Indipendentemente dall’esito atteso dei negoziati sulla Brexit, l’incertezza rende la BoE più prudente riguardo a un rialzo troppo aggressivo dei tassi d’interesse prima del 29 marzo 2019 o successivamente a tale data. Il mercato sconta una probabilità di circa il 50% che il prossimo aumento dei tassi britannici avvenga ad agosto 2019, in netto contrasto con lo scenario negli Stati Uniti, dove prevediamo un nuovo rialzo a dicembre dopo quello effettuato a settembre. In assenza di un reale decollo delle retribuzioni, mi aspetto che la BoE rimanga prudente, in attesa di maggiore chiarezza sugli sviluppi futuri.
QUINDI LE SUE ASPET TATIVE PER IL FUTURO SONO PIUT TOSTO MODERATE?
Assolutamente. Uno degli aspetti sorprendenti della ripresa successiva al 2009 è la diminuzione della disoccupazione, che specialmente in economie come il Regno Unito e gli Stati Uniti è generalmente accompagnata da una decisa accelerazione della crescita dei salari. Negli ultimi anni si sono registrati aumenti occasionali, ai quali però ha sempre fatto seguito una diminuzione.Prevediamo che la disoccupazione continuerà a calare e che l’inflazione aumenterà, ma quest’ultima continua ad essere frenata da quattro importanti tendenze strutturali emerse nel corso dell’attuale ciclo: la globalizzazione, l’impatto della tecnologia, l’invecchiamento della popolazione e livelli di indebitamento persistentemente elevati in economie come il Regno Unito e gli Stati Uniti. Tutti questi fattori inibiscono l’inflazione.
NEGLI STATI UNITI IN PARTICOLARE, QUALE POTREBBE ESSERE L’IMPAT TO SUI MERCATI OBBLIGAZIONARI DI UNA CONCLUSIONE ANTICIPATA DEL MANDATO DI TRUMP?
Negli Stati Uniti il mercato obbligazionario sembra considerare gli sgravi fiscali e la solida crescita degli utili e del PIL come un’occasionale sferzata di energia, mentre le aspettative d’inflazione a lungo termine, che si situano attorno al 2%, sono rimaste invariate. Quindi, se Donald Trump uscisse di scena, lasciando il campo a un Partito Repubblicano più tradizionale e conservatore sul fronte fiscale, le prospettive a lungo termine per il mercato obbligazionario realmente non cambierebbero in termini di aspettative d’inflazione a lungo termine o di profilo di crescita reale dell’economia statunitense.

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44° edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Milano 20 Giugno 2018 Ore 9.30 Palazzo Turati – Sala Conferenze Via Meravigli 9b In occasione dell’evento si terrà la tavola rotonda: “Credito alle famiglie e protezione Evoluzione del mercato e dell’offerta nel nuovo contesto normativo IDD”.

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Richieste di credito da parte delle imprese italiane, relativo al primo trimestre 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Lo studio ha mostrato che i dati del I trimestre 2018 mostrano una situazione di stallo, con una performance assolutamente speculare allo stesso periodo del 2017 (+0,04%). Si tratta comunque di una notizia positiva perché in questo primo scorcio d’anno si arresta il trend negativo registrato nel 2017 per il comparto delle imprese individuali (che fanno segnare un +0,5%) e si avvicina al punto di svolta per le società di capitali (-0,4%).Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di Imprese individuali e Società di capitale. Nel confronto con lo stesso periodo del 2017, il I trimestre dell’anno in corso ha registrato una stabilizzazione per le Società di capitali (-0,4%) più lieve rispetto a quella delle Imprese individuali, che tornano in territorio positivo (+0,5%).Un’altra evidenza significativa che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio richiesto: il I trimestre dell’anno, infatti, nell’aggregato di imprese individuali e società di capitali fa registrare un valore pari a 66.250 Euro. Nel dettaglio, le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 32.769 Euro, con una contrazione del -2,7% rispetto all’anno precedente, mentre le Società di capitali hanno fatto registrare un forte calo (-13,8%), con l’importo medio richiesto che si è attestato a 89.197 Euro. Questa dinamica potrebbe essere spiegata anche con il miglioramento della redditività delle imprese di dimensione maggiore, dalla quale deriva una maggiore capacità di autofinanziamento.

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49° Giornata del credito

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

giornata creditoRoma mercoledì 4 ottobre p.v., ore 9.30/13.00, presso l’ABI – Sala della Clemenza, si svolgerà la 49° Giornata del Credito, promossa dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito – ANSPC. Ercole P. Pellicanò, Presidente ANSPC, aprirà i lavori, mentre i saluti istituzionali saranno affidati a Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI.
La relazione di base sarà tenuta da Salvatore Rossi, Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS. Seguirà una Tavola Rotonda, coordinata da Salvatore Maccarone, Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, alla quale interverranno (in ordine alfabetico):
Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, Tommaso Corcos, Presidente di Assogestioni, Maria Bianca Farina, Presidente di ANIA, Paolo Garonna, Segretario Generale della FeBAF, Gaetano Miccichè, Presidente di Banca IMI, Fabrizio Pagani, Capo Segreteria tecnica del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Federico Vecchioni, Amministratore Delegato di ‘‘Bonifiche Ferraresi’ (foto: giornata del credito)

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Mappa del credito in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 settembre 2017

banca d'itaaNel I semestre 2017 oltre un terzo degli italiani, più precisamente il 35,4% del totale della popolazione maggiorenne (in crescita del +4,1% rispetto ad un anno fa), risulta avere almeno un contratto di credito rateale attivo e, a livello pro-capite, mensilmente rimborsa 356 euro.
Inoltre, mediamente i soggetti attivi nel credito risultano avere un indebitamento residuo – inteso come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – pari a 34.114 euro (sostanzialmente in linea con il valore della precedente rilevazione).
La crescita delle erogazioni conferma il consolidamento dell’intero comparto ma anche l’allargamento della platea di cittadini che ne usufruiscono, pur mantenendo pressoché stabili sia la rata media sia l’indebitamento residuo, segnali indubbiamente positivi per quanto riguarda la sostenibilità finanziaria delle famiglie. Queste le principali evidenze che emergono dall’aggiornamento relativo al I semestre 2017 dello studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani realizzato da Mister Credit – l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori – partendo dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF che raccoglie i dati relativi a oltre 81 milioni di posizioni creditizie. Nello specifico, lo studio realizzato da MisterCredit-CRIF ha preso in considerazione per l’elaborazione degli indicatori il credito in essere erogato ai consumatori nella forma di mutui, prestiti personali e finalizzati. Sono stati esclusi dallo studio i finanziamenti a sofferenza, che rappresentano una quota marginale e pari all’1,7% (tasso di default del credito alle famiglie – prestiti e mutui – a marzo 2017).
La distribuzione del numero di operazioni di credito attive per tipologie è stata calcolata considerando il peso del numero di mutui, prestiti personali e prestiti finalizzati sul totale numero di operazioni attive. Dallo studio emerge una fotografia estremamente composita, che rispecchia fattori economici e sociali quali, ad esempio, la propensione a fare ricorso al credito per finanziare l’acquisto di un’abitazione o le proprie spese correnti, la capacità reddituale e di risparmio delle famiglie, il diverso costo degli immobili o la tendenza ad allungare la permanenza nell’abitazione di famiglia, la diversa intensità della ripresa dei consumi e del mercato immobiliare, la maggiore abitudine a rivolgersi alla cerchia familiare o amicale per pianificare gli acquisti rispetto agli istituti di credito, ecc.
In particolare, dall’analisi condotta da Mister Credit risultano al primo posto i prestiti finalizzati, ossia quei prestiti destinati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, ecc.) che hanno un peso in termini di numerosità pari al 43,5% sul totale.
Al secondo posto troviamo i prestiti personali, che si legano alla rinnovata progettualità delle famiglie in uno scenario di progressivo miglioramento del quadro economico generale, con una incidenza pari al 34,0%. Infine, la componente dei mutui per acquisto di abitazioni, che si caratterizzano per una incidenza del 22,5% sul totale. “La scelta di realizzare la Mappa del Credito nasce dall’obiettivo di fornire ai consumatori uno strumento gratuito e di facile consultazione, che con un semplice clic del mouse consente di mettere a confronto la propria situazione personale con i benchmerk del territorio di riferimento, posto che la gestione del credito è determinata da fattori personale quali il proprio reddito, le proprie esigenze e prospettive” – commenta Beatrice Rubini, Direttore della linea Mister Credit di CRIF.

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Accesso al credito da parte degli italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

bancomatSta diventando un processo sempre più digitale, come dimostrato da un mercato in costante crescita e dalla nascita di numerose piattaforme online che agevolano l’incontro tra domanda e offerta di finanziamento. Younited Credit, leader in Europa nel settore credito al consumo online sbarcata sul mercato italiano nel 2016 e diventata velocemente uno dei player di riferimento a livello nazionale con 20 milioni di euro erogati a 3.000 famiglie nel periodo compreso dal lancio delle attività in Italia ad aprile 2016 sino a gennaio 2017, ha voluto analizzare il mercato del prestiti online nel nostro Paese, rilevando i principali trend emersi dallo studio dei progetti finanziati in Italia tramite la sua piattaforma.Quanto richiedono gli Italiani nel momento in cui effettuano una richiesta di prestito? In generale, nel momento in cui si rivolgono ai canali online come Younited Credit, lo fanno per un ammontare medio di 7.500 euro erogato con una rateizzazione media di 48 mesi e un tasso di interesse medio del 7,5%.“Gli ottimi risultati che abbiamo riscontrato in questi primi mesi di attività in Italia dimostrano un interesse sempre più diffuso verso il digitale come strumento di accesso al credito” ha sottolineato Tommaso Gamaleri, Country Manager per Younited Credit in Italia. “Dall’analisi emerge innanzi tutto quanto questo interesse sia ripartito in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, dal Nord al Sud. Tra le finalità, è interessante notare come gli Italiani diano priorità ad esigenze come la sostituzione dell’automobile o il rinnovamento della propria abitazione, piuttosto che a progetti legati al tempo libero, come i viaggi, o alla tecnologia.”Nello specifico, lo studio ha rilevato che gli Italiani si rivolgono alle piattaforme di credito digitali principalmente per finalità legata alla ristrutturazione della propria casa (22,5%) e all’acquisto di un auto, nuova o usata (19%). Una fetta consistente di richieste avviene per un bisogno liquidità (oltre 42%) e finalizzare progetti di diversa natura. Tra questi sembra che i viaggi e la tecnologia non siano tra le priorità degli italiani nel momento in cui cercano un credito, raccogliendo nel complesso solo poco più del 2%. (grafico: crediti)

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“Il decreto “salva banche” non risolve nel profondo i tanti problemi aperti nel mondo del credito italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

bancaNoi votiamo no perché il provvedimento non offre alcuna certezza ai risparmiatori che, tra l’altro, non sono ancora stati risarciti. Ma soprattutto non indica la linea di marcia per risanare il sistema bancario: nessuna certezza, nessuna strategia. E non offre alcuna sponda ad una esigenza inderogabile: recuperare il rapporto fiduciario tra istituti di credito , risparmiatori e stato. Insufficiente anche nel chiarire i rapporti con l’Europa ma soprattutto senza strategia sul sistema di credito europeo, strategico per il nostro futuro. Anche la scelta di tagliare pesantemente il personale è destinata a peggiorare la qualità del servizio ai cittadini. Un decreto che non lambisce i problemi di fondo e che lascia, dopo il 30 giugno, una grande incertezza”. Così Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera.

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Barometro CRIF sulla richiesta di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

aziende1In particolare, lo studio ha messo in evidenza che il numero di interrogazioni relative a richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane, nell’aggregato di Imprese individuali e Società di capitali, nel III trimestre del 2016 ha fatto registrare un incremento del +4,9% rispetto allo stesso trimestre 2015. A livello di III trimestre, il numero di interrogazioni da parte degli istituti di credito è il più alto in assoluto dal 2008 ad oggi, ovvero da quando CRIF ha iniziato a monitorare in modo sistematico e strutturato questo indicatore. Più in generale si tratta del sesto trimestre consecutivo con segno positivo, che porta la crescita cumulata nei primi 9 mesi dell’anno ad un +5,4% rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso.I primi 9 mesi dell’anno in corso hanno visto una dinamica più vivace da parte delle Società di capitali, che hanno fatto registrare un incremento del +6,4% rispetto al corrispondente periodo 2015, mentre le Imprese individuali hanno fatto segnare un più contenuto +3,9%.Dato altrettanto significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dalla crescita dell’importo medio richiesto: nel III trimestre dell’anno, in particolare, nell’aggregato di imprese individuali e società si è attestato a 82.770 Euro, che rappresenta il valore più consistente degli ultimi 3 anni. Nel complesso dei primi 9 mesi del 2016 l’importo medio richieste da imprese individuali e società si è attestato a 80.398 Euro contro i 71.935 Euro del corrispondente periodo 2015. Le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 34.372 Euro a fronte dei 111.424 Euro delle Società di capitale, che si caratterizzano anche per la variazione più consistente rispetto al 2015, con un eloquente +13,2%.

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Mappa del credito in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2016

bancaLo studio ha messo in evidenza che a livello nazionale circa un terzo degli italiani, più precisamente il 34,0% del totale della popolazione maggiorenne, ha almeno un contratto di credito rateale attivo e, a livello pro-capite, mensilmente rimborsa rate per un importo pari a 362 euro. Mediamente i soggetti attivi nel credito hanno un indebitamento residuo – inteso come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – pari a 34.253 euro.Dall’analisi condotta da Mister Credit risultano al primo posto, tra le forme di finanziamento più diffuse, i prestiti finalizzati, ossia quei prestiti destinati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento e viaggi, ecc. Tali operazioni di credito, hanno un peso in termini di numerosità pari al 43,4% sul totale. Al secondo posto troviamo i prestiti personali, che si legano alla rinnovata progettualità delle famiglie nel nuovo contesto di miglioramento del clima economico generale, con una incidenza pari al 34,5%. Infine, la componente dei mutui per acquisto di abitazioni, che si caratterizzano per una incidenza del 22,1% sul totale.

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Credito alle imprese: Factoring +2,8%

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

salva bancheNon si ferma la crescita del factoring, che anche nel primo semestre dell’anno ha continuato a sostenere le imprese italiane. La tendenza positiva del mercato del factoring, che vale circa l’11% del Pil, si era già evidenziata a fine maggio. La conferma è venuta dai dati al 30 giugno 2016 diffusi da Assifact, l’Associazione italiana per il factoring che riunisce tutti i maggiori operatori nazionali del settore: la variazione dei volumi complessivi (turnover) risulta infatti pari a +2,76% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un volume complessivo che ha superato i 93 miliardi di euro. Le previsioni per fine anno sono ancora migliori, con un incremento stimato del 3,3% al 31 dicembre 2016. Positivo a fine giugno anche l’outstanding, cioè l’ammontare dei crediti in essere nel portafoglio delle società di factoring: oltre 56 miliardi di euro, con un incremento del 2,63% rispetto al 2015.
In aumento (+3,96%) anche gli anticipi e i corrispettivi pagati, che al 30 giugno 2016 hanno superato i 44 miliardi di euro.
Nel consuntivo del primo semestre un dato appare particolarmente significativo: le operazioni “pro soluto”, ossia quelle in cui la società di factoring assume il rischio d’insolvenza del debitore ceduto, hanno superato la soglia del 70% dell’operatività complessiva.

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Referendum: Meno male che c’è Sergio Mattarella

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

mattarella1Con la discrezione che gli è propria, il presidente della Repubblica sta svolgendo una diuturna e preziosa opera di contenimento degli errori (ormai seriali) di Matteo Renzi, e di faticosa compensazione delle conseguenze del rapido consumarsi del credito che il presidente del Consiglio si era conquistato due anni fa e che le elezioni europee avevano certificato. Non capendo, pur atteggiandosi a mago della comunicazione, che paga di più una sana autocritica che il voler tenere il punto a tutti i costi, Renzi non si è dato per vinto neppure dopo l’esito disastroso delle amministrative, su referendum costituzionale e legge elettorale, costringendo così Mattarella a lavorarlo ai fianchi per spingerlo su una strada meno disastrosa – soprattutto per il Paese, delle sue fortune personali poco importa – di quella in cui si è infilato. Sempre in silenzio, il capo dello Stato ha cominciato a far passare l’idea che il referendum debba tenersi solo dopo che la legge di Stabilità abbia passato il vaglio di almeno una delle due camere, se non addirittura alla fine del suo percorso parlamentare. Di qui le voci su una data di novembre. Cosa, questa, che darebbe il tempo alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sull’Italicum. E siccome Mattarella sa bene cosa i suoi ex colleghi sono intenzionati a dire – e cioè che il meccanismo di voto non ha i requisiti di costituzionalità e la legge va rifatta, esattamente come per il Porcellum, a cui peraltro somiglia come una goccia d’acqua – ecco che verrebbe sgombrato dal campo della battaglia referendaria l’elemento del cosiddetto “combinato disposto”.Infatti, la parte preponderante di coloro che sono per il NO – e noi siamo tra questi – hanno questa posizione per la contrarietà all’effetto perverso che produce il sommarsi della riforma del Senato con la legge elettorale che prevede il premio di maggioranza e il doppio turno per la Camera. Non solo. Il pronunciamento negativo della Corte sull’Italicum, oltre a costringere a riscrivere daccapo la legge e non semplicemente a introdurre la variante del premio alla coalizione e non più alla lista, toglierebbe di mezzo le ragioni politiche per cui si è ripensato così il Senato – dandolo in mano alle Regioni proprio mentre si vuole, giustamente, controriformare in senso più centralista il titolo V – e questo potrebbe indurre Renzi ad accettare le pressioni di chi gli chiede, anche tra la fila del Pd renziano e della maggioranza di governo, di ripensare la riforma o quantomeno di accogliere l’idea (non casualmente sempre più gettonata, nel mondo politico e in quello accademico) dello spacchettamento dei quesiti referendari.D’altra parte, l’Italia ha un disperato bisogno di incrementare tanto la governabilità quanto l’efficienza e l’efficacia del Parlamento. E non può ottenere questo risultato forzando la mano a scapito dell’uno o dell’altro obiettivo, che vanno perseguiti insieme. Mentre il combinato disposto tra l’Italicum e il finto smontaggio del bicameralismo paritario non va in nessuna delle due direzioni, perché il premio di maggioranza (sempre, ma tanto più come lo assegna la legge appena entrata in vigore) rende illusorio l’aumento di capacità decisionale (vinci ma non governi) e penalizza la funzione di rappresentanza e di proposta del Parlamento, riducendone ancor più la già bassissima funzionalità. Il timore, quindi, è che alla fine ne esca vincitrice l’antipolitica, sia perché l’Italicum è il mezzo più sicuro per mandare i 5 Stelle a palazzo Chigi, sia perché non si sarà affatto sanata, anzi, la frattura tra elettori ed eletti. Ed è un timore che un uomo della storia politica e culturale, oltre che della prudenza caratteriale, di Mattarella non può non avere presente e orientarlo a fare quelle scelte che taluni gli rimproverano di non aver fatto fin qui.Ma se tutto questo il presidente della Repubblica lo sta facendo o lo farà, non sarà certo per una scelta di campo nei confronti di Renzi – che finora ha saggiamente evitato di giudicare – bensì per risparmiare al Paese una crisi politica che, evidentemente, giudica sarebbe esiziale. Di fronte a questi passaggi, fatti con mano felpata ma decisa, Renzi ha due possibilità: o si lascia guidare da Mattarella sulla strada di questo generale reset e smonta, in un modo o nell’altro, il referendum, sapendo che da quel momento in avanti non sarà più palazzo Chigi ma il Quirinale – seppure con modi ben diversi da quelli di Napolitano – a dettare l’agenda politica; oppure punta i piedi, come ha fatto finora (o almeno, fino a qualche giorno fa), e si gioca il tutto per tutto sapendo che a quel punto, se dovesse inciampare, Mattarella non potrà più allungare la mano per evitargli la caduta.
Difficile dire cosa farà Renzi. Di certo sappiamo che se scegliesse la prima opzione userebbe la testa, se optasse per la seconda la pancia. In tutti i casi, è evidente che non può più essere lui, o comunque solo lui, il perno intorno a cui costruire l’alternativa al populismo grillino e leghista. E questo comunque vada a finire la partita interna al Pd. Così come è evidente che la “nuova” centralità del Quirinale è destinata a pesare sullo scenario politico in modo determinante. Poi tutto dipenderà se avrà prevalso la testa o la pancia. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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SACE miglior società di credito all’esportazione del 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

banche americaneSACE (Gruppo CDP) è stata premiata come migliore società di credito all’esportazione da TXF, una delle principali riviste internazionali specializzate in trade & export finance. Il premio è stato consegnato durante la conferenza TXF Rome 2016, che ha visto la partecipazione di oltre 700 delegati di banche, società di credito all’esportazione, esportatori, assicurazioni, broker e istituzioni provenienti da tutto il mondo e l’intervento di apertura del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto. Basato su un sondaggio annuale tra i 10 mila lettori della rivista, tra cui banche, imprese e studi legali, il premio rappresenta un indicatore dell’apprezzamento delle attività di SACE nel credito all’esportazione, nel trade finance e nel project finance, e del modello di business adottato, che ha saputo rispondere alle sfide dell’attuale contesto internazionale ponendo le PMI e l’innovazione assicurativo-finanziaria al centro della propria strategia di sviluppo. In uno scenario di ridefinizione degli equilibri mondiali, caratterizzato dal calo del prezzo delle commodity, del rallentamento della crescita dei Paesi emergenti e da un lieve miglioramento delle economie avanzate, SACE ha rafforzato il proprio sostegno alla competitività internazionale delle imprese italiane. SACE è stata inoltre premiata per importanti operazioni garantite tra cui il finanziamento da 800 milioni di euro per la realizzazione della nuova linea della metropolitana di Lima e una linea di credito da 575 milioni di euro erogata in favore di Eurochem per la realizzazione di un impianto di ammoniaca in Russia.

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Diversificare l’accesso al credito per le PMI

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2016

incontroAvere, insieme, un sistema produttivo in cui il 95% delle imprese ha meno di 9 dipendenti e in cui il credito, quasi interamente, si basa sulle banche, «ci deve spingere, in Italia, a rivedere le politiche di supporto al sistema del credito e a considerare strumenti alternativi e innovativi, di accesso, garanzie e controgaranzie». Il presidente della Cciaa di Udine Giovanni Da Pozzo ha introdotto oggi l’incontro formativo in Sala Valduga, realizzato nell’ambito di Enterprise Europe Network (Een), la più grande rete europea di supporto alle Pmi, di cui la Camera di Udine è sportello sul territorio. L’incontro ha voluto presentare agli imprenditori i principali strumenti, alternativi ai prestiti bancari, «che ci sono e vanno diffusi e utilizzati ancora di più, tra Fondo europeo per gli investimenti, Fondo centrale di garanzia, Confidi, mini-bond, nuove misure messe a disposizione dalla Regione e buone prassi individuate da Ocse. A maggior ragione in un periodo così complesso, in cui questa crisi bancaria sta comportando un impoverimento del nostro tessuto produttivo, anche in un’area, come il Nordest, sempre stata tra le più vitali», ha evidenziato Da Pozzo, sottolineando poi che, «soprattutto tra i nostri partner del Nord Europa, la nostra coincidenza di “bancocentrismo” e quasi totalità di micro imprese è difficile da far interpretare e capire. Taluni percorsi in ambito europeo non sono certo favorevoli a sostenere il sistema economico italiano e si pone perciò il tema politico: quanto il sistema bancario, soprattutto in queste situazioni, può e deve avere un sostegno pubblico? Anche recentemente, come nel caso della Nordbank di Amburgo, abbiamo visto l’Europa avere atteggiamenti ben diversi da quelli dimostrati nei confronti delle banche italiane. Si parla tanto di Unione europea, ma spesso i livelli di adeguamento delle misure, nei vari Paesi, sono molto diversi». Bisogna quindi «pensare a strumenti e politiche diversi dal passato», ha concluso il presidente, introducendo gli interventi tecnici del pomeriggio in Sala Valduga, moderato dal giornalista Marco Ballico. Sulle facilitazioni per l’accesso al credito bancario tramite il sostegno del Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei) è intervenuto Alessandro Gargani, Business Development and Mandate Manager del Fei Lussemburgo, seguito daDaniele Righele, Responsabile Mercato Sviluppo Nordest Credem, e Fabrizio Vencato, Responsabile Mercato Corporate Nordest Credem, che hanno approfondito il ruolo degli intermediari finanziari e gli strumenti del Programma Europeo per la Piccola e Media Impresa (Cosme) e Innovfin”. Di misure nazionali di facilitazione all’accesso al credito, come il Fondo Centrale di Garanzia e i Confidi hanno parlato Roberto Olivieri, di Mediocredito Italiano, e Pierpaolo Ciuoffo, Direttore Fin.Promo.Ter e sugli interventi della Regione a sostegno delle imprese del territorio, con i fondi di rotazione regionali per la concessione di prestiti agevolati, si è soffermato Diego Angelini, Direttore del Servizio per l’accesso al credito delle imprese. Mini-bond e cambiali finanziarie e altri nuovi canali di finanziamento complementari al credito bancario, da considerare come valore in termini prospettici e soprattutto per diversificare, sono stati al centro dell’intervento di Roberto Calugi, Direttore del Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza, e infine Lucia Cusmano, Senior economist dell’Ocse ha presentato le best practice comunitarie riguardo ai finanziamenti in ambito non-banking. (Foto: incontro)

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Confimprenditori: “ sul credito c’è uno “spread” che divide il Paese”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

produzione-industrialeL’Italia è un paese diviso in due anche quando si tratta di accesso al credito: lo rileva un’analisi di ImpresaLavoro per Confimprenditori. Il report, basato su dati della Banca d’Italia, segnala come le condizioni a cui le imprese accedono al credito variano moltissimo da regione a regione. Per quanto riguarda i tassi di interesse medi su anticipi e fidi in conto corrente, la modalità più immediata di accesso al credito per le imprese, si passa da un tasso annuo del 4,65% del Trentino Alto Adige al 7,98% della Calabria. Uno “spread” davvero elevato, di più di tre punti percentuali, e che ha motivazioni geografiche ben identificabili. Le cinque regioni in cui il denaro costa meno agli imprenditori sono, infatti, Trentino Alto Adige, Lombardia (4,98%), Piemonte (5,2%), Emilia Romagna (5,26%) e Veneto (5,27%). In coda alla classifica troviamo, per converso, Calabria, Campania (7,57%), Umbria (7,56%), Sicilia (7,4%) e Puglia (7,33%). Questa differenza territoriale si riscontra anche se si allarga il campo di indagine al credito erogato a medio-lungo termine. Sulle nuove operazioni a scadenza, infatti, le imprese che operano nel Mezzogiorno si vedono praticare dal sistema bancario uno “spread” su base annua dell’1,37% per operazioni entro l’anno, dell’1,09% per finanziamenti tra 1 e 5 anni e dello 0,79% per finanziamenti oltre i 5 anni. Un incremento importante se si considera che il tasso medio per operazioni a cinque anni in Lombardia e Piemonte è del 3,02%. Quel che colpisce è che, nonostante l’iniezione di denaro arrivata grazie all’intervento della BCE di Mario Draghi, queste differenze territoriali sembrano andate aumentando negli ultimi anni. Paradossalmente, infatti, pur con un costo del denaro più elevato lo “spread” tra regioni risultava più contenuto nel 2012 di quanto non si riscontri oggi.
“Nemmeno il Quantitative Easing sembra essere riuscito a migliorare sensibilmente le condizioni di accesso al credito delle nostre imprese – commenta il presidente della Confimprenditori, Stefano Ruvolo – Nonostante gli interventi straordinari della BCE e qualche timido segnale di ripresa dei prestiti concessi al complesso del settore privato, i volumi degli impieghi bancari italiani diretti alle aziende risultano stagnanti. A questo dobbiamo aggiungere la peculiare condizione, tutta italiana, di condizioni di credito che variano così tanto da regione a regione. Non consentendo alle banche di fare dei distinguo a livello territoriale, fare impresa in Calabria diventa molto più faticoso che in Trentino-Alto Adige. Il risultato è che nel Sud del paese, che vive già una condizione difficile, intrappolato in una morsa di burocrazia e disoccupazione che ne limita le possibilità di crescita, se anche l’accesso al credito diventa più complesso che altrove, allora è davvero difficile immaginare un cambio di rotta in tempi brevi”. (tabelle: costo credito)

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Domanda di credito da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Banca europea per gli investimentiIl mese di ottobre appena concluso ha fatto segnare una crescita della domanda di mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane pari al +42,5% rispetto allo stesso mese del 2014. In termini aggregati, nei primi 10 mesi dell’anno in corso il numero di richieste di mutui ha segnato una crescita del +56,7% rispetto al pari periodo del 2014.
L’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF riporta anche il dato relativo all’importo medio dei mutui richiesti che, nei primi 10 mesi dell’anno, è stato pari a 122.293 Euro, in calo del -1,5% rispetto al pari periodo dello scorso anno (quando l’importo medio era pari a 124.169 Euro) e del -11,7% rispetto al 2008, quando la crisi economica non si era ancora manifestata. Si consolida inoltre il trend relativo alla durata dei mutui richiesti, con la classe compresa tra i 15 e i 20 anni che risulta essere la preferita dagli italiani, con una quota pari al 24,2% del totale, seguita da quella compresa tra i 25 e i 30 anni con una quota pari al 21,3%.
Relativamente alla domanda di prestiti da parte delle famiglie italiane (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), il mese di ottobre appena concluso ha fatto segnare un incremento pari al +6,6% rispetto allo stesso mese del 2014. Prendendo in considerazione l’aggregato dei primi 10 mesi del 2015 la domanda complessiva di prestiti da parte delle famiglie italiane fa registrare un +7,5% rispetto al pari periodo del 2014. Anche nel mese di ottobre si conferma la dinamica divergente delle due tipologie di finanziamento che ha iniziato a manifestarsi nei mesi precedenti: nello specifico, i prestiti finalizzati all’acquisto di auto, moto, arredo elettrodomestici e altri beni e servizi finanziabili hanno fatto registrare un aumento del +17,8% rispetto al corrispondente periodo del 2014, determinando la performance positiva dell’intero comparto e controbilanciando la confermata debolezza dei prestiti personali, che nel medesimo periodo di osservazione hanno fatto segnare un -7,2%, confermando la performance negativa che ha caratterizzato gli ultimi mesi.
Dall’ultima rilevazione di CRIF arrivano segnali incoraggianti relativamente all’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, nel mese di ottobre si è attestato a 7.805 Euro rispetto ai 7.191 Euro del pari periodo 2014 (+8,5%). Entrando maggiormente nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati nel mese di ottobre l’importo medio richiesto è risultato pari a 4.914 Euro contro i 4.529 Euro del corrispondente periodo 2014 (+8,5%) mentre relativamente ai prestiti personali si è assestato a 12.278 Euro contro i 10.436 Euro dell’ottobre 2014 (+17,7%). Relativamente all’aggregato dei primi 10 mesi dell’anno, invece, l’importo medio (nel complesso di prestiti personali + finalizzati) si è attestato a 7.847 Euro, in crescita del +2,9% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno ma ancora ben distante dagli anni pre-crisi (-16,4%).

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TotalErg sottoscrive un contratto di finanziamento di 700 milioni di euro

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2015

Banca europea per gli investimentiTotalErg, joint venture fra ERG e TOTAL, ha sottoscritto ieri un contratto di finanziamento denominato in Euro della durata di cinque anni con un gruppo di primari istituti di credito italiani ed esteri. Il finanziamento, costituito da una linea di credito term di 200 milioni di Euro e da una linea di credito revolving di 500 milioni di Euro, per un totale di 700 milioni di Euro, è senior e non è assistito da garanzie reali né da garanzie da parte dei due azionisti. Con tale operazione la società, alla luce della riduzione delle proprie esigenze finanziarie, sostituisce la precedente linea di credito del valore complessivo di 900 milioni di Euro, rimanendo confermata la fiducia del sistema finanziario nelle prospettive di crescita del Gruppo TotalErg. Il contratto è stato sottoscritto dalle seguenti banche in qualità di Mandated Lead Arrangers: Banca IMI (Gruppo Intesa Sanpaolo), BNL (Gruppo BNP Paribas), UniCredit S.p.A., Natixis S.A., Banca Popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena, UBI Banca, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank. BNP Paribas Italian Branch ha ricoperto il ruolo di Financial Advisor, BNL è stata nominata Facility Agent, mentre Banca IMI ha svolto il ruolo di Coordinating and Documentation Bank.

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Accesso al credito delle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2015

Continua ad essere difficile l’accesso al credito per le imprese italiane, e a soffrire di più sono le piccole. Lo rende noto un report realizzato da ImpresaLavoro per la Confimprenditori, che ha analizzato l’andamento dei prestiti suddividendo il dato delle piccole imprese da quello delle aziende di medio-grandi dimensioni. Ne emerge un quadro molto chiaro, che segnala come l’ammontare complessivo dei prestiti alle imprese non finanziarie, nonostante i diversi interventi della Banca Centrale Europea, continui a calare.
Mediamente, nelle 20 regioni, il credito al sistema produttivo scende dell’1,3% su base annua (marzo 2015 su marzo 2014) ma questo dato è generato da un calo dell’1,2% per le imprese medio-grandi e da una stretta creditizia quasi doppia (-2,2%) per le piccole imprese. Dal punto di vista geografico la situazione è particolarmente preoccupante al Nord dove i “piccoli” subiscono un rallentamento nell’erogazione del credito che va dal 2,2% del Trentino Alto Adige al 5,5% della Valle d’Aosta, interessando anche regioni con alta concentrazione di imprese come Veneto (-3,1%), Lombardia (-3,1%) e Piemonte (-2,9%). Il rallentamento è meno marcato al Centro dove spicca il -4% delle Marche e un segnale lievemente positivo dall’Umbria (+0,2%). Situazione simile a quella del Sud dove tra i molti segni meno (Puglia: -2,2%, Calabria -2,3%) va in leggera controtendenza il Molise (+0,3%).
I DEBITI PA. Dall’analisi, realizzata sui dati contenuti nei bollettini statistici delle economie regionali di Bankitalia, emerge che il credito rappresenti un fattore importante per le piccole imprese non solo per stimolare nuovi investimenti, ma molto spesso anche e soprattutto per far fronte al ritardo con cui si vedono pagati i lavori eseguiti.
Questo fenomeno è stato ampiamente dibattuto con riferimento ai debiti della Pubblica Amministrazione: ad oggi deve ancora essere pagato al sistema delle imprese italiane un importo che, al netto degli anticipi pro soluto, varia tra i 67 e i 71,6 miliardi di euro. Ne consegue per il sistema delle imprese un costo tra i 6,1 e i 6,4 miliardi di euro: questa stima è stata effettuata prendendo come riferimento l’ammontare complessivo dei debiti della nostra Pa, l’andamento della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi (così come certificato da Eurostat) e il costo medio del capitale che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte al relativo fabbisogno finanziario generato dai mancati pagamenti. Elaborando i dati trimestrali di Bankitalia, stimiamo pertanto che questo costo sia stato nel 2014 pari all’8,97% su base annua (in leggero calo rispetto al 9,10% nel 2013).
impreseA questa grave situazione se ne aggiunge anche un’altra che potenzialmente sarebbe ancora più grave: se lo Stato italiano dovesse infatti adeguarsi alla direttiva europea sui pagamenti della Pa e riconoscesse ai creditori gli interessi di mora così come stabiliti a livello comunitario, le casse dello Stato sarebbero gravate da un esborso di ulteriori 2-4 miliardi di euro.
Il fenomeno dei ritardi di pagamento della nostra Pa assume dimensioni che non hanno pari rispetto ai nostri partner europei. Per pagare i suoi fornitori lo Stato italiano impiega 41 giorni in più della Spagna, 50 giorni in più del Portogallo, 82 giorni in più della Francia, 115 giorni in più della Germania e 120 giorni in più del Regno Unito.
Questi dati assumono ancor più rilevanza se ricordiamo – come attesta il report “European Payment 201 di Intrum Justitia – che il 38% delle nostre imprese si dichiara disposta a effettuare più assunzioni a fronte di un miglioramento significativo dei tempi di pagamento.
I PAGAMENTI TRA PRIVATI. Non va meglio se consideriamo i pagamenti tra privati. Analizzando i dati forniti da CRIBIS, lo studio di ImpresaLavoro per la Confimprenditori è stato in grado di ricostruire l’andamento regionale dei pagamenti tra imprese. “In termini generali la questione potrebbe risolversi così: più piccola è l’impresa e più puntuali sono i pagamenti – si legge nel documento – Sembra paradossale ma è così chi ha più difficolta di accesso al credito, dinamiche dimensionali e quantitative più ristrette è anche chi paga quanto dovuto con più rapidità”. In particolare circa un terzo delle micro e piccole imprese pagano le proprie fatture regolarmente (34,5% e 31,5%) mentre questa percentuale scende tra le medie (24,9%) e si dimezza tra le grandi, dove solo il 14,8% paga puntualmente.

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