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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘credito’

Cresce il ricorso al credito delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Nonostante la tradizionale cautela degli italiani nel ricorrere al credito bancario per finanziare i propri consumi o l’acquisto della casa, nel 2021 è cresciuta ulteriormente (+5,4% vs 2020) la platea dei cittadini maggiorenni che risultano avere un mutuo o un prestito in corso, arrivata al 44,5% del totale. Un trend iniziato nel 2016 e consolidatosi negli ultimi due anni di pandemia, caratterizzati da condizioni di accesso al credito particolarmente favorevoli anche per i finanziamenti di modesto importo.Al contempo, però, è migliorata la sostenibilità finanziaria delle famiglie italiane, con il rischio di credito che nell’ultima rilevazione del 2021 ha visto il tasso di default 90 past due registrare una riduzione per attestarsi all’1,2%, il livello più basso degli ultimi anni. A questo risultato hanno contribuito, oltre alle moratorie e agli strumenti di sostegno attivati per contenere gli impatti della pandemia, anche l’atteggiamento responsabile delle famiglie e i tassi di interesse confermati dalla BCE ai minimi storici.Alla luce di questo, la rata media rimborsata a livello pro-capite ogni mese è scesa ancora fino a 315 euro (-2,8% rispetto al 2020) mentre l’importo residuo che resta da rimborsare per estinguere i finanziamenti in corso si è attestato a 32.191 euro, in lieve flessione rispetto al 2020, malgrado il peso ancora rilevante dei mutui ipotecari che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.Queste le principali evidenze che emergono dalla Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani realizzato da Mister Credit – l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori – partendo dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie. Come emerso dalla Mappa del Credito, anche per quanto riguarda l’esposizione residua si registra una situazione analoga: Lombardia al primo posto del ranking nazionale con € 40.702 (in leggero aumento rispetto al 2020), seguita da Trentino-Alto Adige (€ 40.332) e dall’Emilia-Romagna (€ 37.392). In generale, in queste regioni si evidenzia un’elevata incidenza dei mutui nel portafoglio. All’estremo opposto, i cittadini della Calabria presentano una esposizione residua pari circa alla metà di quella dei lombardi, con € 20.798. Anche in Sicilia e Molise il valore che rimane ancora da rimborsare per estinguere i contratti di finanziamento risulta inferiore ai € 25.000.

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Banche europee, la Russia è una sfida per le azioni più che per il credito

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments. Nonostante l’incertezza geopolitica attuale e le preoccupazioni per le sanzioni senza precedenti contro la Russia, il settore bancario europeo va avanti. L’esposizione alle controparti russe, a nostro avviso, è relativamente contenuta e la propensione delle banche a concedere prestiti in Russia è diminuita significativamente dal 2014. Anche se dovesse materializzarsi un evento di coda – un totale azzeramento delle esposizioni russe delle banche – i livelli di solvibilità non sarebbero minacciati, e le riserve di capitale rimarrebbero probabilmente solide. Dato che i regolatori e le autorità di vigilanza stanno monitorando strettamente le banche, il tono della narrativa circa i dividendi degli azionisti per gli emittenti colpiti ha iniziato a spostarsi verso un approccio conservativo. Ciò sembra confermare la teoria degli azionisti che subiscono la perdita, mentre le cedole degli Additional Tier 1 (AT1) verrebbero probabilmente colpite solo se i coefficienti di capitale scendessero al di sotto dei requisiti – uno scenario che non è in discussione. Il debito subordinato delle banche può probabilmente offrire valutazioni interessanti, gli investitori beneficiano di un carry elevato in un settore resiliente, con un potenziale rialzo dei prezzi. L’esposizione complessiva delle banche di tutto il mondo verso la Russia è bassa, pari a 121 miliardi di dollari, di cui circa 80 miliardi di dollari per le banche europee – irrilevante nel contesto di circa 50 mila miliardi di euro di asset per il settore bancario europeo. La situazione attuale ci ricorda che gli azionisti probabilmente subiranno nuovamente delle perdite e che gli obbligazionisti sono a rischio solo se è minacciata la solvibilità. I regolatori e le autorità di vigilanza hanno monitorato da vicino la situazione e hanno mantenuto un dialogo quasi continuo con le banche fortemente esposte. Di conseguenza, le banche sono state preventivamente conservative, prendendo la strada della conservazione del capitale a spese delle distribuzioni agli azionisti. RBI ha annunciato la cancellazione del dividendo annuale, mentre UniCredit ha congelato (e potenzialmente ridimensionato) il suo buy-back di azioni da 2,6 miliardi di euro, in attesa degli sviluppi sulla situazione in Russia. D’altra parte, RBI ha dichiarato in una recente call di non vedere la possibilità di uno scenario in cui le cedole AT1 verrebbero cancellate. La modesta vulnerabilità del settore bancario europeo nei confronti dell’incertezza legata alla Russia e la mancanza di outlier per far saltare la stabilità finanziaria è probabilmente ancora una volta un segno che le banche sono potenzialmente uno dei settori più forti. L’elevata volatilità e il sentiment negativo hanno pesato sulle valutazioni – portando, a nostro avviso, a interessanti opportunità. Con gli spread sulle convertibili contingenti (CoCos) AT1 delle banche europee intorno ai 450 punti base – quasi 200 punti base in più rispetto ai livelli pre-Covid-19 – gli investitori possono beneficiare di un elevato carry in un settore solido, combinato con un potenziale rialzo dovuto a una ripresa dei prezzi nel caso la situazione si sblocchi. Abstract by verinieassociati.com

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Robeco: Outlook sul credito

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2022

a cura di Victor Verberk e Sander Bus, co-responsabili del team credito di Robeco.Con così tanti elementi di distorsione in gioco, la teoria economica ha poco da insegnare. Visti il potere di determinazione dei prezzi delle aziende, gli stimoli monetari e il comportamento dei consumatori, crediamo che i fondamentali statunitensi ed europei non saranno il motore dei mercati del credito nel primo trimestre del 2022. Per quanto riguarda le valutazioni, abbiamo rivisto al rialzo gli spread. Questa dinamica è iniziata in Europa, seguita a ruota dagli Stati Uniti. Crediamo che il mercato del credito statunitense riuscirà a colmare il distacco, non appena il mercato si renderà conto che, quando si parla della pandemia, ci troviamo tutti nella stessa barca. Ci sono anche molti fattori di rischio che crediamo non siano ancora sufficientemente prezzati, come i rischi geopolitici relativi alla Russia, l’impatto del crollo immobiliare cinese sulla crescita e la volatilità dei mercati emergenti in generale. Gestire questi rischi con un atteggiamento contrarian basato sulla ricerca è più importante che individuare il beta corretto, ammesso che esista. I dati tecnici, caratterizzati soprattutto dall’attività e dalla comunicazione delle banche centrali, potrebbero causare un periodo di avversione al rischio dopo anni in cui gli investitori hanno sempre manifestato una maggiore propensione. Umiltà è ancora il termine più appropriato da usare per valutare l’attuale situazione economica. Ma possiamo affermare alcune cose con certezza. La crescita manifatturiera globale è abbastanza solida nonostante il recente aggiustamento al ribasso delle stime. La domanda di beni di consumo continua a sostenere la crescita, tanto da potersi definire come grande motore, dato che gli investimenti di capitale e l’accumulo di scorte hanno finora contribuito poco. Questo potrebbe essere di buon auspicio per il futuro.È un periodo proficuo per la maggior parte delle aziende e i profitti sono in crescita. L’aumento dei costi di produzione continua ad essere un tasto dolente, ma i margini hanno resistito ed è chiaro che la maggior parte delle società è in grado di trasferire questi sovraccosti al consumatore. Nel frattempo, assistiamo a una contrazione del mercato del lavoro statunitense. La situazione è un po’ confusa: difficoltà nelle assunzioni, un tasso di partecipazione significativamente più basso rispetto all’era pre-Covid, una tendenza al pensionamento anticipato e circa 2,5 milioni di posti di lavoro persi dall’inizio del 2020. La principale fonte di preoccupazione per i mercati rimane ovviamente l’inflazione, in costante aumento. Nonostante le banche centrali abbiano continuato a ribadire che si tratti di un fenomeno transitorio, lo scetticismo è in costante aumento, e la comunicazione della Federal Reserve non aiuta. Inoltre, il tempismo di questi commenti non è stato ottimale, dato che i mercati erano impegnati a digerire la notizia della nuova variante Omicron.In Europa, è ancora troppo presto per parlare di rialzi dei tassi, ma è tempo di prepararsi per la fine del PEPP. Pensiamo che la BCE voglia però mantenere una certa flessibilità, tenendo libera l’opzione di ripristinare il PEPP ogni volta che lo ritenga necessario. Con ogni probabilità il programma di acquisti potrebbe addirittura essere ampliato temporaneamente, per compensare la fine del PEPP. In altre parole, gli acquisti della BCE continueranno anche nel 2022, e il continuo ribilanciamento del portafoglio globale in attività rischiose non è ancora finito.Sui fondamentali, la nostra maggiore preoccupazione rimane ancora la Cina. Con il 25% del PIL e il 40% dei prestiti nazionali legati al settore immobiliare, non ci si può permettere di essere troppo accomodanti. Non sono escluse ripercussioni sulle banche europee. E mentre i politici possono mitigare i contagi, la risoluzione degli squilibri sottostanti potrà richiedere anni.In conclusione, i fondamentali rappresenteranno validi indicatori per gli investitori creditizi dei mercati sviluppati occidentali. Nonostante le difficoltà nella stima della crescita, e salvo grandi errori da parte della Fed o uno scivolone in Cina, i fondamentali non saranno probabilmente il motore a lungo termine per gli spread sul credito una volta trascorso questo difficile inverno. L’inflazione e la comunicazione delle banche centrali determineranno il sentiment del mercato e potrebbero guidare i cicli di rischio a breve termine. Il nostro team Global Macro si aspetta che l’inflazione europea raggiunga il picco nel quarto trimestre del 2021 e il CPI statunitense nel primo semestre del 2022. Dopodiché l’inflazione dovrebbe assestarsi leggermente sopra gli obiettivi del 2% entro la fine del prossimo anno. Più che mai, stiamo investendo sulla base di informazioni e previsioni imperfette. Questo guiderà la volatilità del mercato e creerà opportunità per i gestori attivi.

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Le banche non fanno più credito ai ristoratori

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2022

«Le banche stanno chiudendo i rubinetti al settore Horeca – ristoranti, bar, pizzerie, pub e cocktail bar – perché considerato ad alto rischio fallimento. Il Centro Studi di MIO Italia sta monitorando la situazione, in via di peggioramento dalla fine delle festività natalizie. Infatti, oltre a negare il credito alla ristorazione, le banche stanno segnalando alla Centrale dei rischi tutte le piccole aziende in sofferenza».Lo ha reso noto Paolo Bianchini, presidente dell’associazione di categoria MIO Italia, Movimento Imprese Ospitalità. «È chiaro che senza liquidità fresca, immessa con nuovi Ristori, la previsione di chiusura di altre 50mila attività entro Pasqua sarà abbondantemente superata. Ricordo che a novembre, nonostante l’emergenza sanitaria, è calata pesantissima la mannaia del fisco. E che tra dicembre e inizio gennaio i locali hanno visto più che dimezzato il loro fatturato, a fronte dell’aumento dei costi di gestione. MIO Italia aveva previsto tutto ciò. Non a caso da oltre tre mesi – unica organizzazione a farlo – sta proponendo cinque azioni urgenti per salvare il settore Horeca. Ma il Governo rimane silente e la politica, tutta, clamorosamente assente», ha concluso Paolo Bianchini.

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Mercati del credito High yield

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2021

By Roman Gaiser, Responsabile high yield, EMEA di Columbia Threadneedle Investments.Per i mercati del credito high yield europeo, il 2021 sarà ricordato per il miglioramento della qualità creditizia, testimoniato sia dal ritorno degli astri nascenti sia dal crollo delle aspettative di default al di sotto dell’1%. Ciò appare in netto contrasto rispetto al 2020, quando i volumi del mercato e la qualità del credito crebbero in ragione del numero e del tipo di emittenti entrati nell’universo dell’high yield europeo, mentre gli “angeli caduti” e le aspettative di default raggiungevano livelli quasi a due cifre. Gli spread dell’high yield europeo hanno viaggiato avanti e indietro su una forbice di 100 pb negli ultimi 12 mesi, toccando i minimi a metà settembre. Gli spread creditizi sono tornati ai livelli pre-Covid, aiutati dal miglioramento dei fondamentali societari e dalle evoluzioni positive sul fronte dei rating. Ciò si è tradotto in minori aspettative di default poiché le banche centrali hanno continuato a sostenere il principio dei tassi “più bassi più a lungo”, offrendo un buon supporto alla classe di attivi. Cosa ci aspetta il prossimo anno? L’high yield europeo continua ad essere sostenuto da prospettive di crescita positive e da fondamentali societari in miglioramento. L’aumento dei casi di Covid-19, così come i recenti sviluppi relativi alla variante Omicron, servono da monito per non dimenticarsi del rischio. Tuttavia, gli sforzi per evitare i lockdown e sostenere il contesto economico in miglioramento restano un obiettivo chiave per gran parte dei governi. I fattori tecnici di mercato sembrano bilanciati: i timori d’inflazione connessi alle carenze a livello di offerta e manodopera, così come le interruzioni delle catene logistiche, hanno messo sotto pressione le curve dei rendimenti dei titoli di Stato, senza contare che le banche centrali iniziano a distaccarsi dalle politiche monetarie accomodanti. Tuttavia, l’appetito per il reddito e gli attivi generatori di rendimenti più alti resta elevato e i nuovi emittenti sbarcati sul mercato offrono una serie di opportunità. Con gli spread più alti di quasi 100 pb rispetto ai minimi del 2021 e ormai tornati ai livelli osservati 12 mesi fa, le valutazioni appaiono eque malgrado il recente aumento delle incertezze. Le aspettative di una ripresa economica continua post-pandemia sembrano scontate, mentre le apprensioni relative ai default sono scese a minimi storici. Con i premi al rischio in prossimità dei minimi storici, alcuni temono che la compensazione per la volatilità imprevista sia limitata. Ciononostante, con la ripresa dei rendimenti e una duration moderata, l’universo dell’high yield europeo offre una serie di opportunità. Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

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Credito PMI. 5 opportunità di finanziamento da sfruttare in attesa dei fondi del PNRR

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

In attesa di capire in che modo le risorse previste dal PNRR saranno ripartite in modo concreto alle PMI italiane, l’ultimo rapporto Cerved 2021, ha rilevato che 27mila sono le imprese economicamente sane, ma in tensione finanziaria. Sono proprio queste le realtà che hanno più bisogno di sostegno in questa fase post pandemia e devono essere sostenute in questo momento di crisi. Le imprese devono essere aiutate a intercettare il prima possibile le opportunità di raccolta di capitali e di equity. 5 opportunità a portata di PMI per reperire finanziamentiLe aziende hanno la possibilità di accedere, ad esempio, ai finanziamenti agevolati con una quota a fondo perduto variabile tra il 25% ed il 40% dei bandi Simest per l’espansione all’estero dei business delle imprese. Tra i bandi disponibili, Simest E-commerce permette di finanziare a tasso agevolato (0,05%) la realizzazione di una piattaforma di proprietà online-per la vendita dei propri prodotti-fino a 300.000 euro coprendo anche le spese di manutenzione e pubblicità. Le giovani imprese e le startup possono ottenere dei finanziamenti e contributi a fondo perduto vantaggiosi tramite Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A.). Ad esempio, Nuove Imprese a Tasso Zero di Invitalia eroga un mix di mutuo a tasso zero (pari al 70%) e contributo a fondo perduto 20% per coprire fino al 90% dei costi di apertura dell’attività di impresa costituita da giovani e/o donne o di una startup. Per le startup, in particolare, sono previsti finanziamenti a tasso agevolato di Smart e Start.Infine, le piccole imprese possono accedere al Microcredito per finanziamenti fino a 50.000 a sostegno delle loro attività.Oltre a questi incentivi, le imprese hanno a disposizione dei crediti d’imposta agevolati per l’acquisto di macchinari nuovi o tecnologicamente avanzati, ottenuti in compensazione tramite la dichiarazione dei redditi.Per le PMI non deve essere nemmeno trascurata la possibilità di operazioni di sottoscrizione di minibond che permettono alle società̀ non quotate di aprirsi al mercato dei capitali, riducendo la dipendenza dal credito bancario.“Per le PMI con un fatturato maggiore, infine, va anche considerata la possibilità della quotazione all’Euronext Growth Milan, ex AIM, come per altro ha appena fatto di Gruppo Soluzione Tasse Spa di cui Corporate Credit è parte integrante fin dalla nascita – aggiunge Guerrieri. – Questo passaggio consente alle imprese di acquisire nuovi capitali per investire in ulteriore crescita e sviluppo”. Soluzione Tasse S.p.A., di cui Corporate Credit rappresenta uno spin-off, ha infatti debuttato il 5 novembre sul mercato Euronext Growth Milan con un brillante +6,667%, a quota 2,88 dopo il prezzo di collocamento a 2,7 euro per azione. L’acquisizione di nuovi capitali aiuterà l’azienda ad innovare i propri processi, tramite soluzioni digitali all’avanguardia; acquisire nuove fette di mercato, grazie ad un piano di marketing e sostenere le strategie di crescita.

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“Ripristinare il credito d’imposta per gli editori di libri”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Per superare così la crisi delle forniture che impatta sul bilancio delle case editrici: lo chiede l’Associazione Italiana Editori (AIE). Spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi: “Negli ultimi sei mesi, a fronte di una domanda di libri in crescita nel Paese, l’industria editoriale ha fronteggiato e fronteggia tutt’ora criticità nella fornitura di carta – e più in generale di tutto ciò che attiene alla stampa dei libri, come il costo dell’inchiostro, dei trasporti, dell’energia – che rischiano di danneggiare l’equilibrio economico delle case editrici e, in alcuni casi, di rendere impossibile la stampa e la messa in vendita nelle librerie delle novità e di eventuali ristampe”.Sebbene gli aumenti siano diversi a seconda della tipologia delle case editrici, del periodo in cui i contratti di fornitura sono stati firmati, della tipologia di carta utilizzata, si può quantificare tale incremento su base annua come superiore al 20% per la carta uso mano – ovvero la carta non patinata – e fino al 50% per le carte più pregiate, patinate e cartoncini. “Con una particolare attenzione agli editori scolastici, soggetti a tetti di spesa imposti per legge, sono numeri critici per tutti gli editori che non vogliono far ricadere sui lettori l’aumento dei costi” ha spiegato Levi. Inoltre, rispetto agli anni scorsi, si allungano i tempi di consegna e questo vuol dire per gli editori non riuscire a programmare tirature ed eventuali ristampe nella maniera più corretta possibile per far fronte alla domanda di ogni libro, difficile da prevedere prima di poter disporre dei dati sulle adozioni scolastiche, delle prevendite delle librerie e, nel caso di ristampe, dei primi riscontri di vendita. In Italia nel 2019 sono stati stampati 192milioni di volumi (dato Istat). Il consumo di carta per la stampa di libri è stimato in 96mila tonnellate annue (fonte: Assocarta). In passato gli editori di libri hanno beneficiato del credito d’imposta per l’acquisto della carta (art. 4, commi 181-186, L. 350/ 2003).“Di recente tale misura è stata riattivata, per il 2020 e il 2021, con il “Decreto Rilancio”, ma escludendo le imprese librarie – conclude Levi -. Sarebbe importante, in questo momento di difficoltà, riattivare la misura con uno strumento analogo”.L’attuale incertezza sul livello di prezzi e la disponibilità delle forniture sta portando alcune tipografie ed editori a prenotare le forniture di carta senza conoscere il prezzo a cui queste verranno pagate. Inoltre eventuali necessità di grandi quantitativi di carta per ristampe di libri le cui vendite sono di molto superiori alle previsioni rischiano di non poter essere evase in tempo per far fronte alle richieste dei lettori. Alcuni piccoli editori, infine, potrebbero essere tagliati fuori dal mercato per la mancanza di carta con cui lanciare le novità.

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“Robeco: outlook trimestrale sul credito, prosperità comune”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

A cura di Sander Bus e Victor Verberk, co-responsabili del team credito di Robeco. Il cambiamento delle politiche in Cina avrà ripercussioni sul resto del mondo e per i mercati del credito. Riteniamo che l’atteggiamento di umiltà nel formulare previsioni sull’economia sia ancora da mantenere, dato il grado di distorsione e imprevedibilità creato dalle riaperture. A parte le difficoltà insite nel fare previsioni sul contesto attuale, ci si domanda anche se tali previsioni siano rilevanti. I fondamentali hanno ancora importanza in un mondo di repressione finanziaria, in cui i responsabili delle politiche monetarie e fiscali esercitano un’influenza preponderante? Sembra che i mercati sminuiscano da anni il ruolo dei fondamentali; uno scenario in cui la relazione tra fondamentali e mercati potrebbe ripresentarsi è quello in cui le banche centrali allentano la presa sull’economia. L’interrogativo principale per i mercati è quando si realizzerà questo scenario. Con gli spread ancora vicini ai minimi storici, ci sembra ragionevole mantenere un posizionamento prudente nei mercati del credito. Al margine, preferiamo i titoli delle istituzioni finanziarie ad altri segmenti dell’obbligazionario. La strategia che mira all’azzeramento dei contagi da Covid nel 2020 ha avuto successo, ma ora sembra più un’arma a doppio taglio. Il virus continuerà a ripresentarsi, e ogni volta che questo accade le dure misure di contenimento pregiudicheranno la mobilità e i consumi. Tuttavia, dato che il settore dei servizi è più sensibile alle misure di lockdown rispetto al comparto manifatturiero, un rallentamento cinese indotto puramente dal Covid non graverebbe sull’economia in modo troppo grave: il terziario della Cina è in gran parte orientato al mercato interno e i suoi prodotti non sono commerciabili a livello internazionale. Tuttavia, un’applicazione eccessivamente prolungata di questa politica non gioverà a un’economia che deve già affrontare l’impatto di un inasprimento della regolamentazione del settore immobiliare.Tuttavia, il cambiamento avrà ripercussioni significative su alcuni settori come le big tech, i videogames e l’istruzione. Resta da capire quali saranno le implicazioni di questa nuova politica per il ruolo della Cina quale polo manifatturiero mondiale, se dovesse riuscire nell’obiettivo politico di aumentare ulteriormente i salari più bassi e incrementare la quota del lavoro nel reddito nazionale. Rileviamo che questo fenomeno possa contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) 1, 2, 8 e soprattutto 10. In quanto gestori di investimenti sostenibili, accogliamo l’ambizione ufficiale di perseguire la neutralità carbonica entro il 2060.L’inflazione ha catalizzato di recente l’attenzione dei mercati e il dibattito in materia non sarà risolto nei prossimi mesi. Ciò potrebbe causare una certa volatilità, dati gli evidenti rischi bidirezionali. Una metrica fondamentale da tenere d’occhio è l’inflazione dei salari, che potrebbe dare un’indicazione in merito alla persistenza dell’inflazione complessiva e di condizioni tese nei mercati del lavoro. Ciò vale sia per l’Europa che per gli Stati Uniti. Eventuali indicazioni di un’inflazione salariale più strutturale invierebbero alla Fed e alla BCE l’importante segnale che è giunto il momento di accelerare i piani di inasprimento monetario.I mercati degli spread hanno oscillato in un intervallo molto ristretto durante il terzo trimestre. Fa eccezione il segmento high yield cinese, dove i differenziali di rendimento si sono ampliati notevolmente sulla scia dei problemi di Evergrande e dei segni di debolezza dell’economia cinese. Sebbene vada ammesso che l’introduzione di un sottopeso sul beta è stata una mossa prematura, conserviamo con fiducia questa posizione. Alla luce degli attuali livelli di spread, il costo di mantenere un modesto sottopeso sul beta è basso. La ricerca di rendimento si è tradotta in mercati estremamente compressi, dove persino le obbligazioni di aziende in difficoltà hanno archiviato buoni risultati. (abstract)

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Credito sovrano, opportunità nei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

Richard Briggs, Investment Manager, Mercati emergenti e debito in valuta forte di GAM Investments. “Nel credito sovrano, i mercati emergenti hanno oggi dei prezzi bassi su base relativa rispetto al resto dell’universo del reddito fisso. Rispetto al debito societario dei mercati sviluppati, gli spread di credito sul debito sovrano USA in dollari sono molto ampi e sono ancora significativamente al di sopra dei livelli pre-Covid-19. Inoltre, i fondamentali sono generalmente di supporto e un rimbalzo della crescita globale tipicamente porta a spread più stretti. Ancora, meno del 5% dell’indice di riferimento sovrano in valuta forte, il JP Morgan EMBI Global Diversified, è diviso tra emittenti cinesi (che sono tutti sovrani o quasi sovrani), il che significa legami limitati con la proprietà cinese. Bottom-up, i crediti che riteniamo offrano un valore particolarmente interessante includono Egitto, Ecuador, Ucraina e Pakistan, che dovrebbero essere in grado di migliorare gradualmente nel contesto attuale e sono meno vulnerabili a una crisi nel medio termine. Tra gli EM in difficoltà, lo Zambia e la Tunisia sembrano interessanti. A nostra volta, ci stiamo tenendo lontani da Sri Lanka, Etiopia, Turchia, Mozambico e soprattutto da El Salvador, dove riteniamo che i rischi non siano compensati nonostante gli alti rendimenti”.

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GAM: il credito ha ancora credito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

Commento a cura di Casey Goldmann, Investment Manager, Global Corporate High Yield; Richard Briggs, Investment Manager, Mercati emergenti e debito in valuta forte e Tom Mansley, Investment Director, Asset and Mortgage-Backed Securities di GAM Investments. Ad oggi, l’high yield globale (HY) ha sovraperformato le altre classi di reddito fisso grazie alla crescita economica dovuta alle riaperture, ai tassi di default in forte calo, al rischio implicito di default, alla minore sensibilità ai tassi di interesse. Mentre vediamo poco valore rimasto in tutto l’universo investment grade (IG) occidentale ai livelli record di oggi e un’elevata sensibilità ai tassi d’interesse, lo spazio High Yield di qualità superiore negli Stati Uniti sembra interessante. Questo vale in particolare nel caso dei differenziali di spread BB- contro BBB-rated che hanno spazio per una significativa riduzione in un momento di forte crescita economica, bilanci aziendali sani grazie alla liquidità raccolta nel 2020, così come la tendenza persistente degli upgrade delle agenzie di rating. Ciò include le stelle in aumento che dovrebbero superare ulteriormente i falling angel. Potrebbero inoltre esserci aree di valore nei crediti single con rating B che, a nostro avviso, sono stati aggiornati lentamente dalle agenzie nonostante le performance operative, il flusso di cassa e il rimborso del debito migliori del previsto. Ultimamente, siamo cauti sul segmento con rating CCC poiché le valutazioni sono strette nel lungo termine i CCC hanno rapporti di Sharpe molto più bassi, con eventi inaspettati che hanno un impatto maggiore sui rendimenti. I sottopesi nel settore energetico appaiono interessanti, con gli spread che si sono notevolmente ristretti e sono quindi meno interessanti in un settore storicamente volatile. Inoltre, il credito societario europeo sembra molto stressato. Nelle società dei mercati emergenti, gli spread sono attualmente ampi rispetto all’High Yield statunitense, con un rapporto che è quasi il più ampio degli ultimi 10 anni. Le opportunità e il rischio variano a seconda delle regioni e dei settori, ma gli spread mediamente più ampi offrono aree di valore.

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Crif: mappa del credito ai tempi della pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

In un contesto di progressivo recupero delle richieste di mutui e prestiti da parte delle famiglie dopo lo stallo causato dalla pandemia, Mister Credit – l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori – ha presentato l’aggiornamento relativo al I semestre 2021 della Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito rateale da parte degli italiani. Dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF, emerge che il 42,7% della popolazione maggiorenne risulta avere almeno un contratto di credito rateale attivo, facendo segnare una crescita del +3,6% rispetto ad un anno fa. D’altro canto nella prima parte dell’anno si è assistito ad una ripresa dei consumi che ha dato impulso alla crescente richiesta ed erogazione in particolare di prestiti finalizzati. Il progressivo allargamento della platea di consumatori che hanno scelto di far ricorso a un finanziamento per sostenere i propri progetti di spesa è favorito in questa fase da un costo del denaro ai minimi e da condizioni di offerta ancora favorevoli. Al contempo resta elevata la sostenibilità del debito, con il tasso di default per il credito al dettaglio che si è attestato all’1,2% a marzo 2021, toccando il punto di minimo degli ultimi anni anche grazie agli interventi di sostegno al reddito e alle moratorie, che sono state attivate sul 2,6% dei contratti rateali.A livello pro-capite, la rata media rimborsata ogni mese è risultata pari a 320 euro (-3,9% rispetto ad un anno fa ma era pari a 362 Euro nel 2016) mentre l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – è pari a 32.264 euro (sostanzialmente stabile rispetto alla precedente rilevazione ma in netto calo rispetto agli anni precedenti). Entrambi questi indicatori risultano in contrazione non solo per il calo dei tassi e per la tendenza degli italiani a privilegiare piani di rimborso più lunghi rispetto al passato, ma anche per la minore incidenza dei contratti di mutuo all’interno del portafoglio delle famiglie, che rappresentano il 21,2% sul totale dei finanziamenti attivi. A questo riguardo va sottolineato come negli ultimi anni il costo delle case si sia ridimensionato ma anche che circa 1/3 degli immobili residenziali oggetto di compravendita venga acquistato senza il sostegno di un mutuo ma attingendo ai risparmi del nucleo familiare.Nel complesso i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, ecc.) sono la forma tecnica più diffusa nel portafoglio degli italiani, con una quota pari al 50,4% del totale. Il peso di questa tipologia di finanziamenti risulta in costante crescita durante tutto il periodo di osservazione sotto la spinta dell’evoluzione degli stili di consumo delle famiglie, favorita anche da agevolazioni e condizioni di offerta appetibili (basti pensare agli incentivi auto e quelli relativi all’acquisto di elettrodomestici e arredamento).La quota dei prestiti personali, ovvero quei finanziamenti di liquidità senza vincolo di destinazione, risulta invece pari al 28,4% del totale, in calo rispetto al passato. In questa fase ancora condizionata dall’evoluzione della pandemia, la domanda per questa tipologia di finanziamenti è stata particolarmente debole, mentre l’offerta ha adottato criteri di accettazione più selettivi rispetto al passato.

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Credito: ecco quali sono i settori che possono resistere meglio all’inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

Il tasso di rischio dei crediti in euro è contenuto grazie alla duration di poco superiore ai 5 anni e al carry positivo rispetto ai titoli tedeschi. Se a questi elementi si aggiungono i rendimenti positivi e il roll-down, si ottiene che c’è ancora un po’ di tempo prima che i rendimenti assoluti entrino in territorio negativo. Una prova di ciò ce l’ha data proprio il primo trimestre di quest’anno, in cui i crediti investment grade di Stati Uniti e Regno Unito hanno registrato performance negative del -4,7%, mentre quelle dell’indice corporate IG in euro sono state di solo -0,7%. Questo è dovuto a una maggiore volatilità e duration (circa 8,5 anni) dei primi. Noi di LGIM cerchiamo di proteggere il capitale dei nostri clienti, gestendo attivamente la duration dei portafogli; nello specifico, cerchiamo di ottenere una duration limitata, senza però doverci trovare a gestire una posizione troppo sbilanciata. Infatti, noi siamo investitori core credit e non vogliamo che i tassi d’interesse siano preponderanti sui rendimenti. Attualmente si sta dibattendo se la crescita dell’inflazione sia temporanea o transitoria e noi riteniamo che fare una previsione precisa su come e quando si raggiungerà il picco sia un’impresa molto ardua, a maggior ragione in uno scenario come quello attuale, inedito sia dal punto di vista monetario che fiscale. La recente ondata di liquidità ha praticamente cancellato ogni traccia di volatilità e solo il tempo ci dirà fino a che punto l’intervento della banca centrale ha celato lo status reale dei fondamentali economici. I nostri processi di investimento tengono ovviamente conto di questi fattori, ma, allo stesso tempo, tendono ad evitare quelle posizioni che vi fanno un affidamento eccessivo; pertanto, i capisaldi dello sviluppo del nostro portafoglio continueranno a essere un’accurata analisi del credito e le nostre idee sugli investimenti tematici.Restando sempre sul nostro portafoglio, abbiamo deciso di non inserire elementi specifici a tutela contro l’inflazione, poiché riteniamo che siano troppo costosi e che tendano a fagocitare buona parte dei rendimenti, se mantenuti troppo a lungo. Infatti, preferiamo rivolgerci verso settori ed emittenti che non ne siano eccessivamente colpiti o che possano anche trarre vantaggio da un rialzo dell’inflazione. Un esempio sono le banche, che traggono beneficio dai tassi d’interesse più elevati, ma anche i retailer sono ben posizionati per poter conseguire un guadagno da questo scenario. Altri esempi di settori difensivi sono le telecomunicazioni e i servizi pubblici, poiché possono trasferire parte degli effetti dell’inflazione sui clienti. Invece, dal lato opposto troviamo le imprese indebitate operanti nel real estate e i flussi di reddito meno garantiti, che potrebbero essere maggiormente colpiti. Per questo, in questi ultimi due settori siamo molto selettivi, nonostante l’elevato compenso per gli investitori dovuto agli spread.Attualmente, gli investitori si ritrovano in una situazione in cui non esistono asset a basso costo e anche la liquidità viaggia su rendimenti negativi, proprio come molti titoli di Stato emessi da paesi europei, e questo vale in ogni scenario, escluso quello in cui i tassi d’interesse si risollevino dai livelli attuali. In questo scenario, il credito IG europeo è comunque una valida opportunità per gli investitori. Si sente spesso dire che l’alta marea faccia navigare tutte le imbarcazioni e non c’è dubbio che un’inflazione costantemente superiore al target che incrementi i rendimenti delle obbligazioni e forzi la mano delle banche centrali possa avere impatti negativi sui rendimenti del credito investment grade europeo, ma se la storia ci insegna qualcosa è che questi ultimi rendimenti dovrebbero essere molto meno volatili rispetto a quelli di altri asset ad alto beta, come le azioni, o dei titoli di Stato a più lunga scadenza spesso supposti sicuri.

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Richieste di credito delle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Per far fronte al fabbisogno di liquidità, nel 2020 le imprese italiane hanno intensificato la propensione a rivolgersi agli istituti finanziari, tendenza che si è confermata anche nel primo trimestre del 2021 con le richieste di credito che sono cresciute complessivamente del +28,7% rispetto al Q1 2020. È quanto emerge dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF emerge anche un notevole incremento dell’importo medio richiesto (+61,9%), che nel primo trimestre dell’anno si è attestato a 111.997 Euro.Per quanto riguarda le Imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, le richieste di credito hanno visto un importo medio pari a 41.655 Euro (+44,5% rispetto al corrispondente periodo 2020). L’incidenza dello scaglione fino ai 20.000 Euro arriva a spiegare il 61,5% del totale. Per quanto riguarda le Società di Capitali, invece, l’importo medio richiesto ammonta a 150.212 Euro, segnando un incremento percentuale pari a +60,5%. Nello specifico, oltre la metà delle richieste presenta un importo superiore ai 20.000 Euro.

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Accesso al credito agli studenti dei Master

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Experis Academy – training center di ManpowerGroup specializzato nella formazione professionale nell’ambito dell’Information Technology & Engineering – ha siglato un accordo con Intesa Sanpaolo per l’erogazione di “per Merito”, un prestito dedicato agli studenti universitari e da oggi anche ai corsisti dei propri master. Si tratta di un finanziamento che non richiede alcuna garanzia e che può essere rimborsato in un periodo lungo fino a 30 anni a condizioni estremamente vantaggiose.
“Siamo estremamente orgogliosi di questa partnership sviluppata con Intesa Sanpaolo. Percorsi formativi altamente specializzanti potranno essere ancora più accessibili, con la possibilità di ripagare il loro costo nel momento in cui si entra in azienda – ha dichiarato Giovanni Rossi, Operation Manager di Experis Academy – I master organizzati da Experis Academy hanno l’obiettivo di formare figure professionali nell’ambito delle nuove tecnologie in grado di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in rapido mutamento, in cui la digitalizzazione gioca un ruolo determinante anche a causa della profonda accelerazione dell’ultimo anno”.
“Crediamo nell’importanza della formazione continua e nel valore delle competenze specialistiche”- ha dichiarato Marco Morganti, Responsabile della Direzione Impact di Intesa Sanpaolo- “e con “per Merito” sosteniamo non solo gli studenti che desiderano proseguire gli studi dopo il diploma, ma anche giovani e meno giovani che scelgono la formazione specialistica o la riqualificazione professionale. “per Merito” è uno strumento innovativo, conveniente e accessibile; può rivestire un ruolo nelle decisioni sui percorsi di aggiornamento professionale, sempre più urgente post pandemia.”
Experis Academy, nei tre settori IT, Engineering e Motorsport, ha formato migliaia di corsisti, con un forte successo di placement che nella maggior parte dei corsi supera l’80%. I Master e i Corsi di Experis Academy sono a numero chiuso e si accede previa selezione. Tutte le informazioni per iscriversi alle selezioni si trovano su http://www.experisacademy.it

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Draghi e la questione del debito

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La pandemia e il 2020 hanno cambiato in modo profondo, forse definitivo, alcune idee di un certo liberismo economico, che è stato dominante nei passati quattro decenni. Per far fronte all’emergenza, si è dovuto mettere da parte l’approccio del rigore a tutti i costi e dell’austerità come toccasana dei bilanci. Si è riscoperto, invece, il ruolo centrale e fondante dell’economia reale e del credito produttivo, quale motore di sviluppo, di avanzamento tecnologico e anche di ampliamento dell’occupazione. Molte annose questioni, come quella riguardante il debito pubblico degli Stati, dovranno, quindi, essere rivisitate e affrontate con metodologie e programmi diversi. Ciò dovrebbe essere ovvio per tutti. Particolarmente dopo che nel 2020 l’emergenza sanitaria, economica e finanziaria ha dettato l’agenda ai governi costringendoli a mettere in campo aiuti e stimoli fiscali per 12.000 miliardi di dollari. E le stesse banche centrali sono state costrette a creare almeno 8.000 miliardi di nuova liquidità. Ovviamente, sono tutte risorse create contraendo nuovi debiti. Secondo l’Istituto di finanza internazionale di Washington, il debito aggregato, pubblico e privato, che era già tre volte il Pil mondiale, nel 2021 dovrebbe mediamente aumentare del 20% nelle cosiddette economie avanzate e in quelle di altri Paesi emergenti. Mario Draghi, sorprendendo molti, in verità anche noi, è stato forse l’economista che, avendo avuto ruoli istituzionali assai rilevanti a livello mondiale, per primo ha riconosciuto il cambiamento di paradigma. Al Meeting di Rimini, tenutosi il 18 agosto dello scorso anno, in merito al debito disse: ”La ricostruzione, in cui gli obiettivi di lungo periodo sono intimamente connessi con quelli di breve, è essenziale per ridare certezza a famiglie e imprese, ma sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè debito buono. La sua sostenibilità verrà meno se, invece, verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato debito cattivo.” A dire il vero, Draghi su questo tema era già intervenuto all’inizio del lockdown. Nella sua lettera, pubblicata il 25 marzo dal Financial Times, affermava: “I diversi paesi europei hanno strutture finanziarie e industriali diverse, l’unico modo efficace per rispondere immediatamente a un crack dell’economia è quello di mobilitare completamente i loro interi sistemi finanziari. E deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici… I livelli del debito pubblico saranno aumentati. Ma l’alternativa – una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia ed eventualmente per il credito pubblico.” Giustamente, egli ha sollecitato un modo differente di pensare e di intervenire. “Di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempo di guerra”, ha affermato, aggiungendo che “ci deve essere di ispirazione l’esempio di coloro che ricostruirono il mondo, l’Europa, l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi ai leader che, ispirati da J.M. Keynes, si riunirono a Bretton Woods nel 1944 per la creazione del Fondo Monetario Internazionale”.Questa è la ragione e l’inudibile necessità di riflettere in modo nuovo e innovativo anche sulla gestione e su una possibile riduzione, se non cancellazione, di almeno parte del debito pubblico. Nei mesi scorsi, in verità, ci sono state delle proposte rilevanti.Recentemente oltre 100 economisti, soprattutto francesi, italiani e spagnoli, hanno scritto un manifesto in cui si sostiene che “Il debito detenuto dalla Bce si può e si deve annullare”. Il 25% del debito pubblico europeo è detenuto dalla Banca centrale europea, cioè una quota di debiti pari a circa 2.500 miliardi di euro, che i cittadini europei devono a loro stessi. Nella storia, la cancellazione del debito non è sempre stata un tabù: alla Conferenza di Londra del 1953, per esempio, i partecipanti, guidati dagli Stati Uniti, decisero la cancellazione di due terzi del debito pubblico della Germania, che iniziò così il suo percorso di ripresa e di prosperità. La loro proposta è chiara. I paesi europei e la Bce siglano un accordo in cui quest’ultima si impegna a cancellare il debito pubblico che detiene (o a trasformarlo in debito perpetuo senza interessi), mentre gli Stati si dovrebbero impegnare a investire lo stesso importo nella ricostruzione ambientale e sociale. Ricetta semplice, impegnativa ed efficace.
Vi sono anche altre proposte simili, come quella che prevede che i debiti accesi per far fronte alla crisi attuale siano nella forma di titoli irredimibili, senza scadenza e senza interessi, garantiti dalla Bce. Del resto, anche un grande paese come il Giappone ha dovuto e deve fare i conti con la sua situazione debitoria. Pur essendo un paese avanzato e tecnologizzato forse più dell’Europa, ha il più grosso debito pubblico al mondo, pari a 252% del suo Pil. Nel 2020 ha aumentato il suo bilancio del 20% attraverso l’emissione di nuovi titoli di Stato. Ma in Giappone oltre il 40% di tutto il debito pubblico è in mano alla Banca centrale e il resto, in maggioranza, è posseduto dalle banche e dalle famiglie giapponesi. Non è in una situazione idilliaca, ma controllando il suo debito, il Giappone non è soggetto a pressioni esterne o a speculazioni da parte dei mercati internazionali. In conclusione, la cosa decisiva è che il “debito buono” venga utilizzato per la crescita economica. In tal modo aumentando il denominatore, il tasso debito/Pil inevitabilmente si abbassa. Ma non è la frazione matematica che interessa. Con la ripresa economica si possono finalmente affrontare i problemi reali delle famiglie e delle imprese.Il fatto che Draghi, nel frattempo, sia diventato capo del governo del nostro paese, ci fa ben sperare. Certo, anche noi, come cittadini e come singoli, dovremmo modificare i nostri comportamenti, ispirandoli al rispetto delle leggi e dei valori costituzionali.
Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Covid-19: in tempi di crisi l’accesso facilitato al credito è vitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Roma. In una situazione economica molto precaria a causa dell’emergenza Covid-19, sono molte le persone che si trovano a dover fare i conti con le difficoltà imposte dalla nuova realtà che stiamo vivendo.La Banca Mondiale stima che la pandemia ha provocato una delle peggiori recessioni economiche dal 1870. Molte persone che avevano progetti di vita e professionali, hanno dovuto rinunciarvi per assicurarsi la liquidità necessaria per affrontare questo lungo periodo di instabilità.Lo scorso anno anche la richiesta di prestiti ha avuto una frenata. Le persone, sfiduciate dall’impossibilità di muoversi liberamente e dall’andamento della situazione sanitaria, hanno inviato meno richieste di accesso al credito.Secondo i dati rilasciati dal Crif, nel 2020 i prestiti personali hanno subito un calo del 24,7%, che sottolinea come gli italiani abbiano affrontato la situazione con molta prudenza.A partire dalle prime settimane del 2021, invece, la richiesta prestiti personali è leggermente aumentata, un trend destinato a crescere nei prossimi mesi.Gli italiani cominciano a riacquistare fiducia anche grazie all’arrivo dei vaccini e alla buona gestione sanitaria che sta tenendo sotto controllo la curva epidemiologica.Cresce anche la voglia di investire in piccoli progetti personali e lavorativi. Alcuni di questi progetti possono necessitare di liquidità immediata e non sempre gli istituti di credito e le banche riescono a soddisfare le richiese in tempi che siano davvero utili al cittadino.In questo periodo particolare poi, per molte persone, riuscire ad accedere a dei piccoli prestiti personali in poco tempo, può risultare vitale per risolvere le diverse problematiche di vita quotidiana o per essere una spinta utile a investire in nuovi progetti.“Una soluzione molto interessante e vantaggiosa, di cui poter approfittare in questo periodo, è la possibilità di richiedere l’anticipo del TFR senza dover attendere le tempistiche dell’INPS che, generalmente, vanno dai 12 ai 48 mesi”, dicono da Fenice Finance (www.fenicefinance.it) una società creditizia nata nel 2019 dalla competenza ultradecennale dei suoi fondatori e manager specializzati nel settore dell’intermediazione finanziaria e bancaria.“Si tratta di un finanziamento destinato ai dipendenti pubblici e statali che hanno raggiunto la pensione e hanno diritto alla liquidazione. Rispetto ai tempi di attesa dell’ente pensionistico, è possibile fare richiesta alla società per ricevere anticipatamente e fin da subito, l’intera cifra spettante” continuano i responsabili di Fenice Finace, che si distingue dagli altri istituti finanziari per l’attenzione e la cura con cui assistono i clienti e le consulenza offerta per trovare la soluzione più adeguata alle proprie esigenze.Un vantaggio ulteriore per chi, in questo momento, deve affrontare difficoltà economiche dettate dalla crisi sanitaria ed economica.Perché poter investire nel futuro resta la prerogativa della maggior parte degli italiani, l’accesso facilitato al credito è la soluzione per finanziare e credere nei propri progetti senza gravare sul presente.“Per questo noi garantiamo una consulenza su qualsiasi tipo di servizio finanziario, proponendo soluzioni personalizzate e senza spese preventive.In questo modo è possibile ottenere un prestito personale in tempi brevissimi, in poche ore la documentazione viene esaminata e in caso di esito positivo, la somma richiesta versata direttamente sul conto corrente” concludono da Fenice Finance. I cui consulenti, grazie all’approfondita conoscenza della normativa del settore, sono in grado di guidare chi ha bisogno di credito verso la formula più adatta al progetto che si ha in mente.

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CRIF: l’impatto del Covid-19 sul credito alle imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

I timori della pandemia e l’incertezza causata dalla seconda ondata dei contagi, che ha caratterizzato l’ultima parte dell’anno appena concluso, hanno fatto registrare nell’ultimo trimestre 2020 una crescita pari a +9,5% del numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. L’incremento totale annuo rispetto al 2019 è pari a +24,5%, consolidando una dinamica positiva rafforzatasi nel corso del 2020 dopo che il primo trimestre si era aperto con un segno negativo (-14,7%). In termini assoluti, si tratta della migliore performance fatta registrare dal comparto negli ultimi 7 anni. È questo il quadro che emerge dalle elaborazioni di CRIF sulla base del patrimonio informativo di EURISC – il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Le imprese individuali, che rappresentano la componente preponderante del tessuto imprenditoriale domestico, nel 2020 aumentano le proprie richieste del +27,5%, mentre le società di capitali segnano un incremento del +22,6% rispetto al 2019.
Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dall’aumento dell’importo medio richiesto, che nel 2020 si attesta a 80.941 Euro (+22,7% rispetto al 2019) nell’aggregato di società di capitali e ditte individuali. In linea con l’anno scorso, anche per il 2020 un terzo delle richieste totali ha riguardato importi inferiori ai 5.000 Euro, in virtù del peso delle richieste presentate da parte delle imprese di piccola e piccolissima dimensione. Per le società di capitali l’importo mediamente richiesto è pari a 112.688 Euro (+26,0% rispetto al 2019) contro i 29.834 Euro richiesti delle imprese individuali (+5,1%). Per quanto riguarda le imprese individuali, il peso delle richieste di finanziamento con importo inferiore ai 10.000 Euro rappresenta quasi la metà del totale (47,7%), a conferma di come le micro imprese tendano a rivolgersi agli istituti di credito per importi di piccolo taglio, spesso per far fronte ad esigenze di liquidità. Per le società di capitali, invece, più della metà delle richieste (il 50,5% del totale, per la precisione) vede un importo superiore ai 20.000 Euro. Per maggiori informazioni: http://www.crif.it

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49° edizione dell’Osservatorio Credito al Dettaglio di Assofin, CRIF e Prometeia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Lo studio ha evidenziato come, nei primi nove mesi del 2020, la pandemia di COVID-19 ha provocato un brusco arresto del credito al consumo: le erogazioni si sono ridotte di circa un quarto (-24,8%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel terzo trimestre 2020 si registra, tuttavia, un parziale recupero, in linea con il graduale miglioramento degli indicatori macroeconomici durante i mesi estivi e con l’allentamento delle misure a contenimento della pandemia in atto. Con l’arrivo della seconda ondata di contagi, i flussi di credito al consumo mostrano un nuovo peggioramento, sebbene con cali più contenuti rispetto a quelli registrati in primavera.La buona performance del terzo trimestre è stata caratterizzata, in particolare, dai finanziamenti finalizzati destinati all’acquisto di auto e moto, cresciuti del +16.3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e dai finanziamenti per mobili/arredamento (+14.4%), che hanno beneficiato delle riaperture dei punti vendita nonché alla crescente esigenza di rendere la casa più efficiente e confortevole.Per quanto riguarda le erogazioni di mutui immobiliari, nei primi 9 mesi del 2020 crescono nel complesso del +12.7%. A trainare il comparto sono state le surroghe, che registrano un vero e proprio boom grazie a tassi di riferimento ancora estremamente vantaggiosi.Nel corso del 2020 la rischiosità nel credito al dettaglio ha invertito la tendenza evidenziata nelle più recenti rilevazioni ed è tornata a crescere, sotto la pressione dello shock economico e sanitario. Il tasso di default (nella definizione a 90 past due) per il credito al consumo a settembre 2020 è salito all’1.9%, mentre per i mutui immobiliari è cresciuto fino all’1.4%.Infine, le previsioni indicano che solo a partire dal 2021, con il progressivo miglioramento dell’attività economica, ci sarà un maggior ricorso al credito, anche grazie a tassi di interesse che si manterranno bassi in tutto l’arco della previsione.

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Ricercare reddito negli strumenti di credito

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments byGene Tannuzzo Vice responsabile reddito fisso globale. La risposta aggressiva della Federal Reserve statunitense alla pandemia di coronavirus ha spinto i rendimenti dei titoli di debito rifugio vicino allo zero, rendendo i portafogli “a basso rischio” sempre più vulnerabili alla volatilità dei prezzi ascrivibile ai tassi d’interesse. A nostro avviso la Fed manterrà questo orientamento accomodante per diversi anni, il che potrebbe impedire un netto aumento dei rendimenti. Tuttavia, ciò non implica necessariamente un calo dei rendimenti, e il rischio appare asimmetrico dato che i bassi rendimenti non riescono a proteggere da un incremento anche solo modesto dei tassi.Di conseguenza, gli investitori dovrebbero considerare la possibilità di bilanciare il rischio di tasso d’interesse concentrandosi su aree del mercato obbligazionario maggiormente incentrate sul credito. Gli sforzi della Fed per spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità stimolano notevolmente la domanda di strumenti creditizi, in quanto obbligano gli investitori ad assumere posizionamenti più rischiosi al fine di generare reddito. Questa domanda, unita alle prospettive di un’ulteriore crescita economica, depone complessivamente a favore degli strumenti creditizi.Rimanere flessibili e continuare a diversificare. Dopo un sostanzioso rally durante il quale i prezzi hanno recuperato il 20% o più, attualmente nella maggior parte dei segmenti del reddito fisso la compensazione del rischio è inferiore alla media di lungo periodo. Anche in termini di valore relativo il quadro appare equo, a suggerire che un approccio diversificato all’allocazione settoriale può produrre risultati corretti per il rischio migliori di quelli ottenuti con un’allocazione più concentrata.Ravvisiamo l’opportunità di diversificare il rischio di credito ripartendolo tra debito societario, debito pubblico e debito al consumo, aree che hanno tutte registrato un notevole miglioramento dopo la fase acuta della crisi. Altrettanto importante è che gli investitori rimangano flessibili e pronti a ribilanciare i portafogli in caso di variazioni sul fronte del valore relativo. L’agilità sarà probabilmente un fattore chiave per massimizzare i rendimenti nel 2021, in quanto consentirà agli investitori di preservare l’equilibrio tra il reddito e la protezione del capitale.La selezione dei titoli dovrebbe rivelarsi un significativo driver di sovraperformance. Secondo il nostro scenario di riferimento, l’economia continuerà a recuperare terreno per tutto il 2021, anche se con una maggiore differenziazione tra i vincitori e i vinti della pandemia. Il cambiamento delle dinamiche della domanda e la prospettiva di una ripresa disomogenea influiranno sui settori e sugli emittenti in modi radicalmente diversi. Riteniamo che anziché essere passivamente esposti al rischio di mercato, gli investitori debbano concentrarsi sulla selezione dei titoli per evitare potenziali scenari negativi che possano ridurre notevolmente le opportunità di reddito e di rendimento totale. Un’efficace ricerca sul credito in grado di individuare le tendenze potenzialmente più durature (soprattutto quelle che si traducono in un calo permanente della domanda) costituisce uno strumento indispensabile nell’odierno contesto di bassi rendimenti. Nel 2021 la selezione dei titoli potrebbe rivelarsi lo strumento di gestione del rischio più valido nel reddito fisso.

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Istituzionali: puntare sul credito distressed per abbattere il rischio di portafoglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Nel mondo a tassi zero in cui navighiamo da qualche tempo – e che sembra essere diventato strutturale – gli istituzionali hanno imparato a investire in corporate per aumentare il rendimento. Oggi, però, la mole di obbligazioni che hanno nei portafogli – sia titoli di Stato sia credito – rischia di essere indigesta. E allora, per mitigare il rischio salvaguardando il rendimento, secondo Pictet AM, non resta che puntare sulle special situation. Ovvero acquistare il debito sottovalutato di aziende in crisi, ma con buoni fondamentali (o andare short sul debito sopravvalutato di imprese con elevata possibilità di default): anticipando il mercato e guadagnando su qualcosa che non è ancora nei prezzi.Partiamo dai numeri che riguardano gli istituzionali italiani. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie risulta molto elevata, in particolare per i fondi pensione negoziali (pari al 67,17% secondo Itinerari Previdenziali). In generale, come informa una survey di Mercer Italia, per gli istituzionali la quota di asset allocation destinata all’obbligazionario è del 37% (contro il 25% dell’azionario). Intanto, lo stock dei titoli obbligazionari a tasso negativo nel mondo è tornato in prossimità del record storico di circa 17mila miliardi di dollari dell’agosto 2019, in base al Bloomberg Barclays Global Aggregate: trovare occasioni nel mondo del debito è diventato sfidante. Per questo, gli investitori istituzionali hanno incrementato nei mesi passati la quota di corporate – ritenuto più redditizio – tanto che, come rileva ancora Itinerari Previdenziali per l’Italia, il peso delle obbligazioni societarie oscilla tra il 5% e il 15% a seconda della categoria di investitore – Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni Bancarie e Compagnie d’Assicurazione – e delle scelte strategiche. Oggi, però complice anche la seconda ondata della pandemia, le obbligazioni societarie presentano bassi rendimenti attesi a fronte di potenziali perdite dovute a una variazione negativa del rating o, peggio, a causa di un aumento dei tassi di default (oggi sui minimi grazie alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti di famiglie e imprese). Dunque, i portafogli istituzionali hanno bisogno di ridurre il rischio complessivo di questa classe di attivi diventata pesante dal punto di vista dimensionale, senza però rinunciare a quel poco di rendimento aggiuntivo che riesce a offrire rispetto ai titoli di Stato. Pictet AM ritiene che una possibile soluzione risieda nell’investire nelle cosiddette ‘special situations’, ovvero nel debito societario in fase di stress. Il credito societario è in condizioni di stress quando viene scambiato al di sotto del suo valore nominale e il suo rendimento sale a 10 punti percentuali al di sopra dei titoli di Stato di riferimento con le stesse scadenze. La diversificazione avviene sia tramite l’acquisto di debito di aziende che il mercato già valuta in forte stress finanziario, sia tramite la vendita allo scoperto del debito di aziende che è sopravalutato rispetto ai fondamentali. Nel primo caso, quando la società emittente è insolvente o fallisce – in altre parole quando il debito diventa distressed – gli investitori qualificati possono guadagnare rendimenti riacquistando il debito se prevedono che la società sarà ristrutturata con successo o se le sue attività rimanenti sono sottovalutate. Nel secondo caso, se per esempio il mercato deve ancora valutare completamente quanto un’azienda sia posizionata rispetto al ciclo e possa a breve affrontare difficoltà finanziarie, è possibile ottenere un ritorno andando short sul suo debito: questa vendita copre il rischio del capitale investito in aziende per le quali il mercato ha già espresso un voto negativo in termini di spread di rendimento.Storicamente, questo stile di investimento ha generato interessanti rendimenti. Negli ultimi 20 anni, l’investimento nel reddito fisso distressed ha ottenuto rendimenti annui del 7,2% contro il 6,8% delle obbligazioni globali ad alto rendimento. Gli asset distressed possono anche aggiungere stabilità a un portafoglio diversificato. In contrasto con le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rating che tendono a dare risultati negativi durante le fasi recessive, questo è in realtà il momento in cui questo approccio diventa particolarmente attraente, presentando una forte decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali. La decorrelazione è un tema rilevante per gli investitori, soprattutto se obbligati a detenere posizioni long-only in obbligazioni aziendali. Includere attività i cui rendimenti seguono un percorso diverso può ridurre i rischi: abbattendo la volatilità dei rendimenti e preservando il capitale quando l’economia rallenta o si contrae.In Europa, oggi, le occasioni di investimento sono quanto mai numerose. Il 24% delle aziende europee dell’indice Russell 2000 sono zombie, il che significa che i loro guadagni non riescono a coprire i costi degli interessi: man mano che i tassi si normalizzeranno e per esse sarà sempre più difficile ripagare il proprio debito, molte diventeranno oggetto di strategie distressed sia long sia short. Ciononostante, l’idea di Pictet AM è che solo con un approccio attivo e con una approfondita analisi fondamentale sarà possibile individuare le occasioni migliori.Nella crisi da pandemia che stiamo vivendo, per esempio, sono sempre di più le opportunità di investimento nel retail, nella cantieristica navale, nei servizi petroliferi. (abstract)

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