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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘credito’

“Robeco: outlook trimestrale sul credito, prosperità comune”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

A cura di Sander Bus e Victor Verberk, co-responsabili del team credito di Robeco. Il cambiamento delle politiche in Cina avrà ripercussioni sul resto del mondo e per i mercati del credito. Riteniamo che l’atteggiamento di umiltà nel formulare previsioni sull’economia sia ancora da mantenere, dato il grado di distorsione e imprevedibilità creato dalle riaperture. A parte le difficoltà insite nel fare previsioni sul contesto attuale, ci si domanda anche se tali previsioni siano rilevanti. I fondamentali hanno ancora importanza in un mondo di repressione finanziaria, in cui i responsabili delle politiche monetarie e fiscali esercitano un’influenza preponderante? Sembra che i mercati sminuiscano da anni il ruolo dei fondamentali; uno scenario in cui la relazione tra fondamentali e mercati potrebbe ripresentarsi è quello in cui le banche centrali allentano la presa sull’economia. L’interrogativo principale per i mercati è quando si realizzerà questo scenario. Con gli spread ancora vicini ai minimi storici, ci sembra ragionevole mantenere un posizionamento prudente nei mercati del credito. Al margine, preferiamo i titoli delle istituzioni finanziarie ad altri segmenti dell’obbligazionario. La strategia che mira all’azzeramento dei contagi da Covid nel 2020 ha avuto successo, ma ora sembra più un’arma a doppio taglio. Il virus continuerà a ripresentarsi, e ogni volta che questo accade le dure misure di contenimento pregiudicheranno la mobilità e i consumi. Tuttavia, dato che il settore dei servizi è più sensibile alle misure di lockdown rispetto al comparto manifatturiero, un rallentamento cinese indotto puramente dal Covid non graverebbe sull’economia in modo troppo grave: il terziario della Cina è in gran parte orientato al mercato interno e i suoi prodotti non sono commerciabili a livello internazionale. Tuttavia, un’applicazione eccessivamente prolungata di questa politica non gioverà a un’economia che deve già affrontare l’impatto di un inasprimento della regolamentazione del settore immobiliare.Tuttavia, il cambiamento avrà ripercussioni significative su alcuni settori come le big tech, i videogames e l’istruzione. Resta da capire quali saranno le implicazioni di questa nuova politica per il ruolo della Cina quale polo manifatturiero mondiale, se dovesse riuscire nell’obiettivo politico di aumentare ulteriormente i salari più bassi e incrementare la quota del lavoro nel reddito nazionale. Rileviamo che questo fenomeno possa contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) 1, 2, 8 e soprattutto 10. In quanto gestori di investimenti sostenibili, accogliamo l’ambizione ufficiale di perseguire la neutralità carbonica entro il 2060.L’inflazione ha catalizzato di recente l’attenzione dei mercati e il dibattito in materia non sarà risolto nei prossimi mesi. Ciò potrebbe causare una certa volatilità, dati gli evidenti rischi bidirezionali. Una metrica fondamentale da tenere d’occhio è l’inflazione dei salari, che potrebbe dare un’indicazione in merito alla persistenza dell’inflazione complessiva e di condizioni tese nei mercati del lavoro. Ciò vale sia per l’Europa che per gli Stati Uniti. Eventuali indicazioni di un’inflazione salariale più strutturale invierebbero alla Fed e alla BCE l’importante segnale che è giunto il momento di accelerare i piani di inasprimento monetario.I mercati degli spread hanno oscillato in un intervallo molto ristretto durante il terzo trimestre. Fa eccezione il segmento high yield cinese, dove i differenziali di rendimento si sono ampliati notevolmente sulla scia dei problemi di Evergrande e dei segni di debolezza dell’economia cinese. Sebbene vada ammesso che l’introduzione di un sottopeso sul beta è stata una mossa prematura, conserviamo con fiducia questa posizione. Alla luce degli attuali livelli di spread, il costo di mantenere un modesto sottopeso sul beta è basso. La ricerca di rendimento si è tradotta in mercati estremamente compressi, dove persino le obbligazioni di aziende in difficoltà hanno archiviato buoni risultati. (abstract)

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Credito sovrano, opportunità nei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

Richard Briggs, Investment Manager, Mercati emergenti e debito in valuta forte di GAM Investments. “Nel credito sovrano, i mercati emergenti hanno oggi dei prezzi bassi su base relativa rispetto al resto dell’universo del reddito fisso. Rispetto al debito societario dei mercati sviluppati, gli spread di credito sul debito sovrano USA in dollari sono molto ampi e sono ancora significativamente al di sopra dei livelli pre-Covid-19. Inoltre, i fondamentali sono generalmente di supporto e un rimbalzo della crescita globale tipicamente porta a spread più stretti. Ancora, meno del 5% dell’indice di riferimento sovrano in valuta forte, il JP Morgan EMBI Global Diversified, è diviso tra emittenti cinesi (che sono tutti sovrani o quasi sovrani), il che significa legami limitati con la proprietà cinese. Bottom-up, i crediti che riteniamo offrano un valore particolarmente interessante includono Egitto, Ecuador, Ucraina e Pakistan, che dovrebbero essere in grado di migliorare gradualmente nel contesto attuale e sono meno vulnerabili a una crisi nel medio termine. Tra gli EM in difficoltà, lo Zambia e la Tunisia sembrano interessanti. A nostra volta, ci stiamo tenendo lontani da Sri Lanka, Etiopia, Turchia, Mozambico e soprattutto da El Salvador, dove riteniamo che i rischi non siano compensati nonostante gli alti rendimenti”.

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GAM: il credito ha ancora credito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

Commento a cura di Casey Goldmann, Investment Manager, Global Corporate High Yield; Richard Briggs, Investment Manager, Mercati emergenti e debito in valuta forte e Tom Mansley, Investment Director, Asset and Mortgage-Backed Securities di GAM Investments. Ad oggi, l’high yield globale (HY) ha sovraperformato le altre classi di reddito fisso grazie alla crescita economica dovuta alle riaperture, ai tassi di default in forte calo, al rischio implicito di default, alla minore sensibilità ai tassi di interesse. Mentre vediamo poco valore rimasto in tutto l’universo investment grade (IG) occidentale ai livelli record di oggi e un’elevata sensibilità ai tassi d’interesse, lo spazio High Yield di qualità superiore negli Stati Uniti sembra interessante. Questo vale in particolare nel caso dei differenziali di spread BB- contro BBB-rated che hanno spazio per una significativa riduzione in un momento di forte crescita economica, bilanci aziendali sani grazie alla liquidità raccolta nel 2020, così come la tendenza persistente degli upgrade delle agenzie di rating. Ciò include le stelle in aumento che dovrebbero superare ulteriormente i falling angel. Potrebbero inoltre esserci aree di valore nei crediti single con rating B che, a nostro avviso, sono stati aggiornati lentamente dalle agenzie nonostante le performance operative, il flusso di cassa e il rimborso del debito migliori del previsto. Ultimamente, siamo cauti sul segmento con rating CCC poiché le valutazioni sono strette nel lungo termine i CCC hanno rapporti di Sharpe molto più bassi, con eventi inaspettati che hanno un impatto maggiore sui rendimenti. I sottopesi nel settore energetico appaiono interessanti, con gli spread che si sono notevolmente ristretti e sono quindi meno interessanti in un settore storicamente volatile. Inoltre, il credito societario europeo sembra molto stressato. Nelle società dei mercati emergenti, gli spread sono attualmente ampi rispetto all’High Yield statunitense, con un rapporto che è quasi il più ampio degli ultimi 10 anni. Le opportunità e il rischio variano a seconda delle regioni e dei settori, ma gli spread mediamente più ampi offrono aree di valore.

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Crif: mappa del credito ai tempi della pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

In un contesto di progressivo recupero delle richieste di mutui e prestiti da parte delle famiglie dopo lo stallo causato dalla pandemia, Mister Credit – l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori – ha presentato l’aggiornamento relativo al I semestre 2021 della Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito rateale da parte degli italiani. Dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF, emerge che il 42,7% della popolazione maggiorenne risulta avere almeno un contratto di credito rateale attivo, facendo segnare una crescita del +3,6% rispetto ad un anno fa. D’altro canto nella prima parte dell’anno si è assistito ad una ripresa dei consumi che ha dato impulso alla crescente richiesta ed erogazione in particolare di prestiti finalizzati. Il progressivo allargamento della platea di consumatori che hanno scelto di far ricorso a un finanziamento per sostenere i propri progetti di spesa è favorito in questa fase da un costo del denaro ai minimi e da condizioni di offerta ancora favorevoli. Al contempo resta elevata la sostenibilità del debito, con il tasso di default per il credito al dettaglio che si è attestato all’1,2% a marzo 2021, toccando il punto di minimo degli ultimi anni anche grazie agli interventi di sostegno al reddito e alle moratorie, che sono state attivate sul 2,6% dei contratti rateali.A livello pro-capite, la rata media rimborsata ogni mese è risultata pari a 320 euro (-3,9% rispetto ad un anno fa ma era pari a 362 Euro nel 2016) mentre l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – è pari a 32.264 euro (sostanzialmente stabile rispetto alla precedente rilevazione ma in netto calo rispetto agli anni precedenti). Entrambi questi indicatori risultano in contrazione non solo per il calo dei tassi e per la tendenza degli italiani a privilegiare piani di rimborso più lunghi rispetto al passato, ma anche per la minore incidenza dei contratti di mutuo all’interno del portafoglio delle famiglie, che rappresentano il 21,2% sul totale dei finanziamenti attivi. A questo riguardo va sottolineato come negli ultimi anni il costo delle case si sia ridimensionato ma anche che circa 1/3 degli immobili residenziali oggetto di compravendita venga acquistato senza il sostegno di un mutuo ma attingendo ai risparmi del nucleo familiare.Nel complesso i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, ecc.) sono la forma tecnica più diffusa nel portafoglio degli italiani, con una quota pari al 50,4% del totale. Il peso di questa tipologia di finanziamenti risulta in costante crescita durante tutto il periodo di osservazione sotto la spinta dell’evoluzione degli stili di consumo delle famiglie, favorita anche da agevolazioni e condizioni di offerta appetibili (basti pensare agli incentivi auto e quelli relativi all’acquisto di elettrodomestici e arredamento).La quota dei prestiti personali, ovvero quei finanziamenti di liquidità senza vincolo di destinazione, risulta invece pari al 28,4% del totale, in calo rispetto al passato. In questa fase ancora condizionata dall’evoluzione della pandemia, la domanda per questa tipologia di finanziamenti è stata particolarmente debole, mentre l’offerta ha adottato criteri di accettazione più selettivi rispetto al passato.

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Credito: ecco quali sono i settori che possono resistere meglio all’inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

Il tasso di rischio dei crediti in euro è contenuto grazie alla duration di poco superiore ai 5 anni e al carry positivo rispetto ai titoli tedeschi. Se a questi elementi si aggiungono i rendimenti positivi e il roll-down, si ottiene che c’è ancora un po’ di tempo prima che i rendimenti assoluti entrino in territorio negativo. Una prova di ciò ce l’ha data proprio il primo trimestre di quest’anno, in cui i crediti investment grade di Stati Uniti e Regno Unito hanno registrato performance negative del -4,7%, mentre quelle dell’indice corporate IG in euro sono state di solo -0,7%. Questo è dovuto a una maggiore volatilità e duration (circa 8,5 anni) dei primi. Noi di LGIM cerchiamo di proteggere il capitale dei nostri clienti, gestendo attivamente la duration dei portafogli; nello specifico, cerchiamo di ottenere una duration limitata, senza però doverci trovare a gestire una posizione troppo sbilanciata. Infatti, noi siamo investitori core credit e non vogliamo che i tassi d’interesse siano preponderanti sui rendimenti. Attualmente si sta dibattendo se la crescita dell’inflazione sia temporanea o transitoria e noi riteniamo che fare una previsione precisa su come e quando si raggiungerà il picco sia un’impresa molto ardua, a maggior ragione in uno scenario come quello attuale, inedito sia dal punto di vista monetario che fiscale. La recente ondata di liquidità ha praticamente cancellato ogni traccia di volatilità e solo il tempo ci dirà fino a che punto l’intervento della banca centrale ha celato lo status reale dei fondamentali economici. I nostri processi di investimento tengono ovviamente conto di questi fattori, ma, allo stesso tempo, tendono ad evitare quelle posizioni che vi fanno un affidamento eccessivo; pertanto, i capisaldi dello sviluppo del nostro portafoglio continueranno a essere un’accurata analisi del credito e le nostre idee sugli investimenti tematici.Restando sempre sul nostro portafoglio, abbiamo deciso di non inserire elementi specifici a tutela contro l’inflazione, poiché riteniamo che siano troppo costosi e che tendano a fagocitare buona parte dei rendimenti, se mantenuti troppo a lungo. Infatti, preferiamo rivolgerci verso settori ed emittenti che non ne siano eccessivamente colpiti o che possano anche trarre vantaggio da un rialzo dell’inflazione. Un esempio sono le banche, che traggono beneficio dai tassi d’interesse più elevati, ma anche i retailer sono ben posizionati per poter conseguire un guadagno da questo scenario. Altri esempi di settori difensivi sono le telecomunicazioni e i servizi pubblici, poiché possono trasferire parte degli effetti dell’inflazione sui clienti. Invece, dal lato opposto troviamo le imprese indebitate operanti nel real estate e i flussi di reddito meno garantiti, che potrebbero essere maggiormente colpiti. Per questo, in questi ultimi due settori siamo molto selettivi, nonostante l’elevato compenso per gli investitori dovuto agli spread.Attualmente, gli investitori si ritrovano in una situazione in cui non esistono asset a basso costo e anche la liquidità viaggia su rendimenti negativi, proprio come molti titoli di Stato emessi da paesi europei, e questo vale in ogni scenario, escluso quello in cui i tassi d’interesse si risollevino dai livelli attuali. In questo scenario, il credito IG europeo è comunque una valida opportunità per gli investitori. Si sente spesso dire che l’alta marea faccia navigare tutte le imbarcazioni e non c’è dubbio che un’inflazione costantemente superiore al target che incrementi i rendimenti delle obbligazioni e forzi la mano delle banche centrali possa avere impatti negativi sui rendimenti del credito investment grade europeo, ma se la storia ci insegna qualcosa è che questi ultimi rendimenti dovrebbero essere molto meno volatili rispetto a quelli di altri asset ad alto beta, come le azioni, o dei titoli di Stato a più lunga scadenza spesso supposti sicuri.

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Richieste di credito delle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Per far fronte al fabbisogno di liquidità, nel 2020 le imprese italiane hanno intensificato la propensione a rivolgersi agli istituti finanziari, tendenza che si è confermata anche nel primo trimestre del 2021 con le richieste di credito che sono cresciute complessivamente del +28,7% rispetto al Q1 2020. È quanto emerge dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF emerge anche un notevole incremento dell’importo medio richiesto (+61,9%), che nel primo trimestre dell’anno si è attestato a 111.997 Euro.Per quanto riguarda le Imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, le richieste di credito hanno visto un importo medio pari a 41.655 Euro (+44,5% rispetto al corrispondente periodo 2020). L’incidenza dello scaglione fino ai 20.000 Euro arriva a spiegare il 61,5% del totale. Per quanto riguarda le Società di Capitali, invece, l’importo medio richiesto ammonta a 150.212 Euro, segnando un incremento percentuale pari a +60,5%. Nello specifico, oltre la metà delle richieste presenta un importo superiore ai 20.000 Euro.

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Accesso al credito agli studenti dei Master

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Experis Academy – training center di ManpowerGroup specializzato nella formazione professionale nell’ambito dell’Information Technology & Engineering – ha siglato un accordo con Intesa Sanpaolo per l’erogazione di “per Merito”, un prestito dedicato agli studenti universitari e da oggi anche ai corsisti dei propri master. Si tratta di un finanziamento che non richiede alcuna garanzia e che può essere rimborsato in un periodo lungo fino a 30 anni a condizioni estremamente vantaggiose.
“Siamo estremamente orgogliosi di questa partnership sviluppata con Intesa Sanpaolo. Percorsi formativi altamente specializzanti potranno essere ancora più accessibili, con la possibilità di ripagare il loro costo nel momento in cui si entra in azienda – ha dichiarato Giovanni Rossi, Operation Manager di Experis Academy – I master organizzati da Experis Academy hanno l’obiettivo di formare figure professionali nell’ambito delle nuove tecnologie in grado di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in rapido mutamento, in cui la digitalizzazione gioca un ruolo determinante anche a causa della profonda accelerazione dell’ultimo anno”.
“Crediamo nell’importanza della formazione continua e nel valore delle competenze specialistiche”- ha dichiarato Marco Morganti, Responsabile della Direzione Impact di Intesa Sanpaolo- “e con “per Merito” sosteniamo non solo gli studenti che desiderano proseguire gli studi dopo il diploma, ma anche giovani e meno giovani che scelgono la formazione specialistica o la riqualificazione professionale. “per Merito” è uno strumento innovativo, conveniente e accessibile; può rivestire un ruolo nelle decisioni sui percorsi di aggiornamento professionale, sempre più urgente post pandemia.”
Experis Academy, nei tre settori IT, Engineering e Motorsport, ha formato migliaia di corsisti, con un forte successo di placement che nella maggior parte dei corsi supera l’80%. I Master e i Corsi di Experis Academy sono a numero chiuso e si accede previa selezione. Tutte le informazioni per iscriversi alle selezioni si trovano su http://www.experisacademy.it

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Draghi e la questione del debito

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La pandemia e il 2020 hanno cambiato in modo profondo, forse definitivo, alcune idee di un certo liberismo economico, che è stato dominante nei passati quattro decenni. Per far fronte all’emergenza, si è dovuto mettere da parte l’approccio del rigore a tutti i costi e dell’austerità come toccasana dei bilanci. Si è riscoperto, invece, il ruolo centrale e fondante dell’economia reale e del credito produttivo, quale motore di sviluppo, di avanzamento tecnologico e anche di ampliamento dell’occupazione. Molte annose questioni, come quella riguardante il debito pubblico degli Stati, dovranno, quindi, essere rivisitate e affrontate con metodologie e programmi diversi. Ciò dovrebbe essere ovvio per tutti. Particolarmente dopo che nel 2020 l’emergenza sanitaria, economica e finanziaria ha dettato l’agenda ai governi costringendoli a mettere in campo aiuti e stimoli fiscali per 12.000 miliardi di dollari. E le stesse banche centrali sono state costrette a creare almeno 8.000 miliardi di nuova liquidità. Ovviamente, sono tutte risorse create contraendo nuovi debiti. Secondo l’Istituto di finanza internazionale di Washington, il debito aggregato, pubblico e privato, che era già tre volte il Pil mondiale, nel 2021 dovrebbe mediamente aumentare del 20% nelle cosiddette economie avanzate e in quelle di altri Paesi emergenti. Mario Draghi, sorprendendo molti, in verità anche noi, è stato forse l’economista che, avendo avuto ruoli istituzionali assai rilevanti a livello mondiale, per primo ha riconosciuto il cambiamento di paradigma. Al Meeting di Rimini, tenutosi il 18 agosto dello scorso anno, in merito al debito disse: ”La ricostruzione, in cui gli obiettivi di lungo periodo sono intimamente connessi con quelli di breve, è essenziale per ridare certezza a famiglie e imprese, ma sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè debito buono. La sua sostenibilità verrà meno se, invece, verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato debito cattivo.” A dire il vero, Draghi su questo tema era già intervenuto all’inizio del lockdown. Nella sua lettera, pubblicata il 25 marzo dal Financial Times, affermava: “I diversi paesi europei hanno strutture finanziarie e industriali diverse, l’unico modo efficace per rispondere immediatamente a un crack dell’economia è quello di mobilitare completamente i loro interi sistemi finanziari. E deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici… I livelli del debito pubblico saranno aumentati. Ma l’alternativa – una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia ed eventualmente per il credito pubblico.” Giustamente, egli ha sollecitato un modo differente di pensare e di intervenire. “Di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempo di guerra”, ha affermato, aggiungendo che “ci deve essere di ispirazione l’esempio di coloro che ricostruirono il mondo, l’Europa, l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi ai leader che, ispirati da J.M. Keynes, si riunirono a Bretton Woods nel 1944 per la creazione del Fondo Monetario Internazionale”.Questa è la ragione e l’inudibile necessità di riflettere in modo nuovo e innovativo anche sulla gestione e su una possibile riduzione, se non cancellazione, di almeno parte del debito pubblico. Nei mesi scorsi, in verità, ci sono state delle proposte rilevanti.Recentemente oltre 100 economisti, soprattutto francesi, italiani e spagnoli, hanno scritto un manifesto in cui si sostiene che “Il debito detenuto dalla Bce si può e si deve annullare”. Il 25% del debito pubblico europeo è detenuto dalla Banca centrale europea, cioè una quota di debiti pari a circa 2.500 miliardi di euro, che i cittadini europei devono a loro stessi. Nella storia, la cancellazione del debito non è sempre stata un tabù: alla Conferenza di Londra del 1953, per esempio, i partecipanti, guidati dagli Stati Uniti, decisero la cancellazione di due terzi del debito pubblico della Germania, che iniziò così il suo percorso di ripresa e di prosperità. La loro proposta è chiara. I paesi europei e la Bce siglano un accordo in cui quest’ultima si impegna a cancellare il debito pubblico che detiene (o a trasformarlo in debito perpetuo senza interessi), mentre gli Stati si dovrebbero impegnare a investire lo stesso importo nella ricostruzione ambientale e sociale. Ricetta semplice, impegnativa ed efficace.
Vi sono anche altre proposte simili, come quella che prevede che i debiti accesi per far fronte alla crisi attuale siano nella forma di titoli irredimibili, senza scadenza e senza interessi, garantiti dalla Bce. Del resto, anche un grande paese come il Giappone ha dovuto e deve fare i conti con la sua situazione debitoria. Pur essendo un paese avanzato e tecnologizzato forse più dell’Europa, ha il più grosso debito pubblico al mondo, pari a 252% del suo Pil. Nel 2020 ha aumentato il suo bilancio del 20% attraverso l’emissione di nuovi titoli di Stato. Ma in Giappone oltre il 40% di tutto il debito pubblico è in mano alla Banca centrale e il resto, in maggioranza, è posseduto dalle banche e dalle famiglie giapponesi. Non è in una situazione idilliaca, ma controllando il suo debito, il Giappone non è soggetto a pressioni esterne o a speculazioni da parte dei mercati internazionali. In conclusione, la cosa decisiva è che il “debito buono” venga utilizzato per la crescita economica. In tal modo aumentando il denominatore, il tasso debito/Pil inevitabilmente si abbassa. Ma non è la frazione matematica che interessa. Con la ripresa economica si possono finalmente affrontare i problemi reali delle famiglie e delle imprese.Il fatto che Draghi, nel frattempo, sia diventato capo del governo del nostro paese, ci fa ben sperare. Certo, anche noi, come cittadini e come singoli, dovremmo modificare i nostri comportamenti, ispirandoli al rispetto delle leggi e dei valori costituzionali.
Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Covid-19: in tempi di crisi l’accesso facilitato al credito è vitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Roma. In una situazione economica molto precaria a causa dell’emergenza Covid-19, sono molte le persone che si trovano a dover fare i conti con le difficoltà imposte dalla nuova realtà che stiamo vivendo.La Banca Mondiale stima che la pandemia ha provocato una delle peggiori recessioni economiche dal 1870. Molte persone che avevano progetti di vita e professionali, hanno dovuto rinunciarvi per assicurarsi la liquidità necessaria per affrontare questo lungo periodo di instabilità.Lo scorso anno anche la richiesta di prestiti ha avuto una frenata. Le persone, sfiduciate dall’impossibilità di muoversi liberamente e dall’andamento della situazione sanitaria, hanno inviato meno richieste di accesso al credito.Secondo i dati rilasciati dal Crif, nel 2020 i prestiti personali hanno subito un calo del 24,7%, che sottolinea come gli italiani abbiano affrontato la situazione con molta prudenza.A partire dalle prime settimane del 2021, invece, la richiesta prestiti personali è leggermente aumentata, un trend destinato a crescere nei prossimi mesi.Gli italiani cominciano a riacquistare fiducia anche grazie all’arrivo dei vaccini e alla buona gestione sanitaria che sta tenendo sotto controllo la curva epidemiologica.Cresce anche la voglia di investire in piccoli progetti personali e lavorativi. Alcuni di questi progetti possono necessitare di liquidità immediata e non sempre gli istituti di credito e le banche riescono a soddisfare le richiese in tempi che siano davvero utili al cittadino.In questo periodo particolare poi, per molte persone, riuscire ad accedere a dei piccoli prestiti personali in poco tempo, può risultare vitale per risolvere le diverse problematiche di vita quotidiana o per essere una spinta utile a investire in nuovi progetti.“Una soluzione molto interessante e vantaggiosa, di cui poter approfittare in questo periodo, è la possibilità di richiedere l’anticipo del TFR senza dover attendere le tempistiche dell’INPS che, generalmente, vanno dai 12 ai 48 mesi”, dicono da Fenice Finance (www.fenicefinance.it) una società creditizia nata nel 2019 dalla competenza ultradecennale dei suoi fondatori e manager specializzati nel settore dell’intermediazione finanziaria e bancaria.“Si tratta di un finanziamento destinato ai dipendenti pubblici e statali che hanno raggiunto la pensione e hanno diritto alla liquidazione. Rispetto ai tempi di attesa dell’ente pensionistico, è possibile fare richiesta alla società per ricevere anticipatamente e fin da subito, l’intera cifra spettante” continuano i responsabili di Fenice Finace, che si distingue dagli altri istituti finanziari per l’attenzione e la cura con cui assistono i clienti e le consulenza offerta per trovare la soluzione più adeguata alle proprie esigenze.Un vantaggio ulteriore per chi, in questo momento, deve affrontare difficoltà economiche dettate dalla crisi sanitaria ed economica.Perché poter investire nel futuro resta la prerogativa della maggior parte degli italiani, l’accesso facilitato al credito è la soluzione per finanziare e credere nei propri progetti senza gravare sul presente.“Per questo noi garantiamo una consulenza su qualsiasi tipo di servizio finanziario, proponendo soluzioni personalizzate e senza spese preventive.In questo modo è possibile ottenere un prestito personale in tempi brevissimi, in poche ore la documentazione viene esaminata e in caso di esito positivo, la somma richiesta versata direttamente sul conto corrente” concludono da Fenice Finance. I cui consulenti, grazie all’approfondita conoscenza della normativa del settore, sono in grado di guidare chi ha bisogno di credito verso la formula più adatta al progetto che si ha in mente.

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CRIF: l’impatto del Covid-19 sul credito alle imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

I timori della pandemia e l’incertezza causata dalla seconda ondata dei contagi, che ha caratterizzato l’ultima parte dell’anno appena concluso, hanno fatto registrare nell’ultimo trimestre 2020 una crescita pari a +9,5% del numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. L’incremento totale annuo rispetto al 2019 è pari a +24,5%, consolidando una dinamica positiva rafforzatasi nel corso del 2020 dopo che il primo trimestre si era aperto con un segno negativo (-14,7%). In termini assoluti, si tratta della migliore performance fatta registrare dal comparto negli ultimi 7 anni. È questo il quadro che emerge dalle elaborazioni di CRIF sulla base del patrimonio informativo di EURISC – il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Le imprese individuali, che rappresentano la componente preponderante del tessuto imprenditoriale domestico, nel 2020 aumentano le proprie richieste del +27,5%, mentre le società di capitali segnano un incremento del +22,6% rispetto al 2019.
Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dall’aumento dell’importo medio richiesto, che nel 2020 si attesta a 80.941 Euro (+22,7% rispetto al 2019) nell’aggregato di società di capitali e ditte individuali. In linea con l’anno scorso, anche per il 2020 un terzo delle richieste totali ha riguardato importi inferiori ai 5.000 Euro, in virtù del peso delle richieste presentate da parte delle imprese di piccola e piccolissima dimensione. Per le società di capitali l’importo mediamente richiesto è pari a 112.688 Euro (+26,0% rispetto al 2019) contro i 29.834 Euro richiesti delle imprese individuali (+5,1%). Per quanto riguarda le imprese individuali, il peso delle richieste di finanziamento con importo inferiore ai 10.000 Euro rappresenta quasi la metà del totale (47,7%), a conferma di come le micro imprese tendano a rivolgersi agli istituti di credito per importi di piccolo taglio, spesso per far fronte ad esigenze di liquidità. Per le società di capitali, invece, più della metà delle richieste (il 50,5% del totale, per la precisione) vede un importo superiore ai 20.000 Euro. Per maggiori informazioni: http://www.crif.it

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49° edizione dell’Osservatorio Credito al Dettaglio di Assofin, CRIF e Prometeia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Lo studio ha evidenziato come, nei primi nove mesi del 2020, la pandemia di COVID-19 ha provocato un brusco arresto del credito al consumo: le erogazioni si sono ridotte di circa un quarto (-24,8%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel terzo trimestre 2020 si registra, tuttavia, un parziale recupero, in linea con il graduale miglioramento degli indicatori macroeconomici durante i mesi estivi e con l’allentamento delle misure a contenimento della pandemia in atto. Con l’arrivo della seconda ondata di contagi, i flussi di credito al consumo mostrano un nuovo peggioramento, sebbene con cali più contenuti rispetto a quelli registrati in primavera.La buona performance del terzo trimestre è stata caratterizzata, in particolare, dai finanziamenti finalizzati destinati all’acquisto di auto e moto, cresciuti del +16.3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e dai finanziamenti per mobili/arredamento (+14.4%), che hanno beneficiato delle riaperture dei punti vendita nonché alla crescente esigenza di rendere la casa più efficiente e confortevole.Per quanto riguarda le erogazioni di mutui immobiliari, nei primi 9 mesi del 2020 crescono nel complesso del +12.7%. A trainare il comparto sono state le surroghe, che registrano un vero e proprio boom grazie a tassi di riferimento ancora estremamente vantaggiosi.Nel corso del 2020 la rischiosità nel credito al dettaglio ha invertito la tendenza evidenziata nelle più recenti rilevazioni ed è tornata a crescere, sotto la pressione dello shock economico e sanitario. Il tasso di default (nella definizione a 90 past due) per il credito al consumo a settembre 2020 è salito all’1.9%, mentre per i mutui immobiliari è cresciuto fino all’1.4%.Infine, le previsioni indicano che solo a partire dal 2021, con il progressivo miglioramento dell’attività economica, ci sarà un maggior ricorso al credito, anche grazie a tassi di interesse che si manterranno bassi in tutto l’arco della previsione.

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Ricercare reddito negli strumenti di credito

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments byGene Tannuzzo Vice responsabile reddito fisso globale. La risposta aggressiva della Federal Reserve statunitense alla pandemia di coronavirus ha spinto i rendimenti dei titoli di debito rifugio vicino allo zero, rendendo i portafogli “a basso rischio” sempre più vulnerabili alla volatilità dei prezzi ascrivibile ai tassi d’interesse. A nostro avviso la Fed manterrà questo orientamento accomodante per diversi anni, il che potrebbe impedire un netto aumento dei rendimenti. Tuttavia, ciò non implica necessariamente un calo dei rendimenti, e il rischio appare asimmetrico dato che i bassi rendimenti non riescono a proteggere da un incremento anche solo modesto dei tassi.Di conseguenza, gli investitori dovrebbero considerare la possibilità di bilanciare il rischio di tasso d’interesse concentrandosi su aree del mercato obbligazionario maggiormente incentrate sul credito. Gli sforzi della Fed per spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità stimolano notevolmente la domanda di strumenti creditizi, in quanto obbligano gli investitori ad assumere posizionamenti più rischiosi al fine di generare reddito. Questa domanda, unita alle prospettive di un’ulteriore crescita economica, depone complessivamente a favore degli strumenti creditizi.Rimanere flessibili e continuare a diversificare. Dopo un sostanzioso rally durante il quale i prezzi hanno recuperato il 20% o più, attualmente nella maggior parte dei segmenti del reddito fisso la compensazione del rischio è inferiore alla media di lungo periodo. Anche in termini di valore relativo il quadro appare equo, a suggerire che un approccio diversificato all’allocazione settoriale può produrre risultati corretti per il rischio migliori di quelli ottenuti con un’allocazione più concentrata.Ravvisiamo l’opportunità di diversificare il rischio di credito ripartendolo tra debito societario, debito pubblico e debito al consumo, aree che hanno tutte registrato un notevole miglioramento dopo la fase acuta della crisi. Altrettanto importante è che gli investitori rimangano flessibili e pronti a ribilanciare i portafogli in caso di variazioni sul fronte del valore relativo. L’agilità sarà probabilmente un fattore chiave per massimizzare i rendimenti nel 2021, in quanto consentirà agli investitori di preservare l’equilibrio tra il reddito e la protezione del capitale.La selezione dei titoli dovrebbe rivelarsi un significativo driver di sovraperformance. Secondo il nostro scenario di riferimento, l’economia continuerà a recuperare terreno per tutto il 2021, anche se con una maggiore differenziazione tra i vincitori e i vinti della pandemia. Il cambiamento delle dinamiche della domanda e la prospettiva di una ripresa disomogenea influiranno sui settori e sugli emittenti in modi radicalmente diversi. Riteniamo che anziché essere passivamente esposti al rischio di mercato, gli investitori debbano concentrarsi sulla selezione dei titoli per evitare potenziali scenari negativi che possano ridurre notevolmente le opportunità di reddito e di rendimento totale. Un’efficace ricerca sul credito in grado di individuare le tendenze potenzialmente più durature (soprattutto quelle che si traducono in un calo permanente della domanda) costituisce uno strumento indispensabile nell’odierno contesto di bassi rendimenti. Nel 2021 la selezione dei titoli potrebbe rivelarsi lo strumento di gestione del rischio più valido nel reddito fisso.

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Istituzionali: puntare sul credito distressed per abbattere il rischio di portafoglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

A cura di Giambattista Chiarelli, Head of Institutional Business di Pictet Asset Management. Nel mondo a tassi zero in cui navighiamo da qualche tempo – e che sembra essere diventato strutturale – gli istituzionali hanno imparato a investire in corporate per aumentare il rendimento. Oggi, però, la mole di obbligazioni che hanno nei portafogli – sia titoli di Stato sia credito – rischia di essere indigesta. E allora, per mitigare il rischio salvaguardando il rendimento, secondo Pictet AM, non resta che puntare sulle special situation. Ovvero acquistare il debito sottovalutato di aziende in crisi, ma con buoni fondamentali (o andare short sul debito sopravvalutato di imprese con elevata possibilità di default): anticipando il mercato e guadagnando su qualcosa che non è ancora nei prezzi.Partiamo dai numeri che riguardano gli istituzionali italiani. La percentuale di investimenti in forme obbligazionarie risulta molto elevata, in particolare per i fondi pensione negoziali (pari al 67,17% secondo Itinerari Previdenziali). In generale, come informa una survey di Mercer Italia, per gli istituzionali la quota di asset allocation destinata all’obbligazionario è del 37% (contro il 25% dell’azionario). Intanto, lo stock dei titoli obbligazionari a tasso negativo nel mondo è tornato in prossimità del record storico di circa 17mila miliardi di dollari dell’agosto 2019, in base al Bloomberg Barclays Global Aggregate: trovare occasioni nel mondo del debito è diventato sfidante. Per questo, gli investitori istituzionali hanno incrementato nei mesi passati la quota di corporate – ritenuto più redditizio – tanto che, come rileva ancora Itinerari Previdenziali per l’Italia, il peso delle obbligazioni societarie oscilla tra il 5% e il 15% a seconda della categoria di investitore – Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni Bancarie e Compagnie d’Assicurazione – e delle scelte strategiche. Oggi, però complice anche la seconda ondata della pandemia, le obbligazioni societarie presentano bassi rendimenti attesi a fronte di potenziali perdite dovute a una variazione negativa del rating o, peggio, a causa di un aumento dei tassi di default (oggi sui minimi grazie alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti di famiglie e imprese). Dunque, i portafogli istituzionali hanno bisogno di ridurre il rischio complessivo di questa classe di attivi diventata pesante dal punto di vista dimensionale, senza però rinunciare a quel poco di rendimento aggiuntivo che riesce a offrire rispetto ai titoli di Stato. Pictet AM ritiene che una possibile soluzione risieda nell’investire nelle cosiddette ‘special situations’, ovvero nel debito societario in fase di stress. Il credito societario è in condizioni di stress quando viene scambiato al di sotto del suo valore nominale e il suo rendimento sale a 10 punti percentuali al di sopra dei titoli di Stato di riferimento con le stesse scadenze. La diversificazione avviene sia tramite l’acquisto di debito di aziende che il mercato già valuta in forte stress finanziario, sia tramite la vendita allo scoperto del debito di aziende che è sopravalutato rispetto ai fondamentali. Nel primo caso, quando la società emittente è insolvente o fallisce – in altre parole quando il debito diventa distressed – gli investitori qualificati possono guadagnare rendimenti riacquistando il debito se prevedono che la società sarà ristrutturata con successo o se le sue attività rimanenti sono sottovalutate. Nel secondo caso, se per esempio il mercato deve ancora valutare completamente quanto un’azienda sia posizionata rispetto al ciclo e possa a breve affrontare difficoltà finanziarie, è possibile ottenere un ritorno andando short sul suo debito: questa vendita copre il rischio del capitale investito in aziende per le quali il mercato ha già espresso un voto negativo in termini di spread di rendimento.Storicamente, questo stile di investimento ha generato interessanti rendimenti. Negli ultimi 20 anni, l’investimento nel reddito fisso distressed ha ottenuto rendimenti annui del 7,2% contro il 6,8% delle obbligazioni globali ad alto rendimento. Gli asset distressed possono anche aggiungere stabilità a un portafoglio diversificato. In contrasto con le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rating che tendono a dare risultati negativi durante le fasi recessive, questo è in realtà il momento in cui questo approccio diventa particolarmente attraente, presentando una forte decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali. La decorrelazione è un tema rilevante per gli investitori, soprattutto se obbligati a detenere posizioni long-only in obbligazioni aziendali. Includere attività i cui rendimenti seguono un percorso diverso può ridurre i rischi: abbattendo la volatilità dei rendimenti e preservando il capitale quando l’economia rallenta o si contrae.In Europa, oggi, le occasioni di investimento sono quanto mai numerose. Il 24% delle aziende europee dell’indice Russell 2000 sono zombie, il che significa che i loro guadagni non riescono a coprire i costi degli interessi: man mano che i tassi si normalizzeranno e per esse sarà sempre più difficile ripagare il proprio debito, molte diventeranno oggetto di strategie distressed sia long sia short. Ciononostante, l’idea di Pictet AM è che solo con un approccio attivo e con una approfondita analisi fondamentale sarà possibile individuare le occasioni migliori.Nella crisi da pandemia che stiamo vivendo, per esempio, sono sempre di più le opportunità di investimento nel retail, nella cantieristica navale, nei servizi petroliferi. (abstract)

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Le misure di contrasto alla pandemia non inficiano il nostro orientamento nel credito

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

A cura di Christopher Hult, Paul Smillie e Rosalie Pinkney. Nel quarto trimestre 2019, avevamo illustrato i motivi per cui ritenevamo che le obbligazioni bancarie SP fossero un’opportunità interessante nella fase avanzata del ciclo, rappresentando altresì l’ultimo grande elemento di una ristrutturazione del quadro normativo bancario durata un decennio. Da allora molte cose sono cambiate nel mondo, in particolar modo per quanto riguarda la regolamentazione bancaria, come conseguenza della pandemia di Covid-19.A nostro avviso, l’impatto netto delle misure implementate supporta la nostra tesi e, per quanto ci riguarda, continuiamo a prediligere le obbligazioni SP rispetto alle SNP, nonostante la recente sovraperformance . Se l’attuale rapporto SNP/SP fosse esistito nel 2019, saremmo stati probabilmente tentati di liquidare molte delle nostre posizioni in SP per investire in titoli SNP. Tuttavia, considerando quanto sia cambiato rispetto ad allora il contesto normativo ed economico, riteniamo che questo rapporto possa rimanere elevato per un certo tempo e abbiamo quindi deciso di orientarci su obbligazioni SNP con un approccio rigorosamente selettivo, andando a scegliere i casi in cui il suddetto rapporto è ben al di sopra della media storica, e dunque ampiamente remunerativo rispetto ai rischi supplementari associati alle SNP, e muovendoci prevalentemente in regioni con un solido quadro fiscale.Le garanzie di prestito e i pacchetti fiscali plasmano la distribuzione delle perdite tra bilancio pubblico e bilanci del settore bancario. Ad esempio, i programmi di cassa integrazione consentono alle famiglie e alle piccole/medie imprese (PMI) di continuare a rimborsare i propri debiti bancari a spese dei contribuenti. Dato che circa un quarto della forza lavoro nelle grandi economie europee è attualmente in cassa integrazione, questo meccanismo sta contribuendo in misura notevole a proteggere le famiglie, le imprese e, indirettamente, il settore bancario.Le garanzie pubbliche su prestiti offrono fonti di finanziamento al mondo delle imprese.Abbiamo la sensazione che le moratorie dei pagamenti e le misure di sostegno fiscale potrebbero continuare fino al prossimo anno in molti paesi, soprattutto per i settori più colpiti. I governi di Francia, Germania e Spagna, ad esempio, stanno valutando una proroga della cassa integrazione. La ripresa potrebbe essere già ben avviata prima che questi programmi vengano cancellati del tutto e le banche inizino ad elaborare le perdite.Tuttavia, prevediamo anche oneri per crediti inesigibili a carico delle banche europee nel 2020/21 simili a quelli registrati all’apice della crisi finanziaria globale, nonostante una crescita del PIL molto più debole rispetto ad allora. Ci aspettiamo che le perdite vengano riconosciute lentamente nei paesi europei, con solo un terzo circa rilevate nell’esercizio finanziario 2020, poiché le banche si avvalgono delle misure di sostegno e della semplificazione degli obblighi normativi previste dai governi.Nell’ambito delle misure di semplificazione degli obblighi normativi, alle banche è stato concesso più tempo per rafforzare la quota di obbligazioni SNP necessaria a soddisfare il requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili (MREL). Sono soprattutto le banche italiane e spagnole ad avvalersi di questa semplificazione. A nostro avviso, ciò potrebbe comportare un aumento della quota di emissioni SP rispetto alle SNP nel corso del prossimo anno circa. Ne consegue un fattore tecnico sfavorevole per il nostro posizionamento.L’operazione su obbligazioni SP è stata effettuata per ragioni difensive e in un’ottica di fine ciclo: eravamo posizionati per un’inversione del ciclo e il deterioramento del credito. Naturalmente non avevamo previsto il fattore catalizzante, ma le nostre posizioni in SP hanno sovraperformato le SNP (il rapporto illustrato nella Figura 1 è aumentato). A seguito della pandemia di Covid-19 nonché dei vari pacchetti di sostegno e delle modifiche alle normative, siamo stati costretti a riesaminare l’impatto di questi sviluppi sulla nostra tesi.Da un lato avevamo un rapporto SNP/SP elevato, la proroga delle scadenze per adeguarsi al requisito MREL e un rischio minore di bail-in delle obbligazioni SNP dal momento che le autorità di regolamentazione hanno sostanzialmente protetto le obbligazioni bancarie subordinate: tutti questi elementi facevano propendere per un riorientamento verso le SNP.

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Cessione credito imposta per incentivare agricoltura hi-tech

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

La possibilità di cessione del credito d’imposta per incentivare gli investimenti hi-tech in agricoltura, così come avviene per gli sgravi previsti per le ristrutturazioni domestiche. E’ questa la richiesta di Cia-Agricoltori Italiani, inserita nelle proposte di emendamento al Dl Agosto, dopo l’estensione al settore agricolo degli incentivi del Piano Impresa 4.0. nell’ultima manovra di bilancio.Cia ritiene che i tempi siano maturi per l’approvazione e auspica che il Parlamento la recepisca, coinvolgendo non solo i produttori ma tutti gli attori della filiera agroalimentare. In una fase di ripresa in cui il sistema produttivo chiede con urgenza innovazione tecnologica, l’opzione di cessione del credito di imposta potrebbe accrescere di molto la platea dei beneficiari delle agevolazioni fiscali. La misura favorirebbe, inoltre, il rinnovo del parco macchine agricole con mezzi più moderni, tecnologici e a bassa emissione CO2, in linea con le sfide ambientali europee del Green Deal. “L’agricoltura non è più la Cenerentola dell’economia nazionale quando si parla di tecnologia e mantiene un dialogo costante con il mondo delle università e della ricerca –sottolinea Dino Scanavino, presidente Cia-. Il giro d’affari dell’agricoltura 4.0 in Italia ha toccato quota 450 milioni di euro con una crescita del 22% su base annua (Osservatorio Smart Agrifood) e comprende tutto il complesso di tecnologie usate dalle nostre aziende per migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, la qualità dei prodotti finali e le condizioni dei lavoratori”.“Per continuare a produrre cibo fresco e sano, gli agricoltori dovranno puntare sempre più all’integrazione con l’hi-tech –chiosa Scanavino-, utilizzando tutte le risorse messe in campo dalla scienza per affrontare con strumenti efficaci le conseguenze del climate change e del dilagare delle fitopatie. In un momento segnato da una grave crisi di liquidità per le aziende, la cessione del credito d’imposta favorirebbe, dunque, lo sviluppo economico dell’intera filiera agroalimentare, in un’ottica di rilancio del Paese”.

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Mappa del Credito

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Dall’analisi dei dati, emerge che il 41,3% della popolazione maggiorenne residente in Italia risulta avere almeno un contratto di credito rateale attivo, facendo registrare una crescita del +4,8% rispetto ad un anno fa. A livello pro-capite, la rata media rimborsa ogni mese è pari a 333 euro (-3,2% rispetto ad un anno fa ma era pari a 362 Euro nel 2016) mentre l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – è pari a 32.253 euro (anch’essa in calo del -2,5% rispetto alla precedente rilevazione; era pari a 34.253 cinque anni fa).Entrambi questi indicatori risultano in contrazione non solo per il calo dei tassi e per la tendenza a privilegiare piani di rimborso più lunghi rispetto al passato, ma anche per la minore incidenza dei mutui all’interno del portafoglio delle famiglie, che rappresentano il 21,4% sul totale dei finanziamenti attivi. I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, ecc.) sono la forma tecnica con una quota più rilevante, pari al 46,2% del totale, seguiti dai prestiti personali, che vantano una incidenza del 32,8%.L’analisi a livello regionale mostra che la regione con la quota più elevata di popolazione maggiorenne con almeno un rapporto di credito attivo è risultata essere la Toscana, con il 46,5% del totale, seguita da Friuli-Venezia Giulia (con il 44,9%), dalla Sardegna e dal Lazio (entrambe con il 44,7%) e dal Piemonte (con il 43,6% della popolazione). Infine, nel primo semestre 2020 le regioni in cui i cittadini ogni mese sostengono la rata media più elevata sono risultate essere il Trentino-Alto Adige, con 432 Euro, il Veneto e la Lombardia (entrambe con 377 Euro). Seguono l’Emilia-Romagna e la Toscana, rispettivamente con 358 e 349 Euro.

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Piattaforma ottimizzata per l’origination di credito retail

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Bucarest (Romania) e Bologna. Gruppo Société Générale, uno dei leader sul mercato bancario rumeno, parte di Société Générale, uno dei principali Gruppi nei servizi finanziari in Europa, ha lanciato insieme a CRIF una piattaforma ottimizzata per l’origination di credito retail al fine di migliorare la customer experience dei propri clienti e ridurre le tempistiche di erogazione. L’obiettivo principale di BRD è aumentare le erogazioni, implementando un processo semplificato e mirando a diventare un punto di riferimento riconosciuto nel settore bancario e centrato sul cliente. CRIF è stata selezionata come partner strategico per l’implementazione di un’applicazione end-to-end per privati e piccole imprese, dall’engagement fino all’erogazione. La piattaforma, sviluppata e personalizzata da CRIF, consente a BRD di gestire il proprio processo di origination del prestito, supportando gli obiettivi di business attraverso un approccio flessibile e scalabile grazie all’utilizzo di una suite di soluzioni a supporto delle decisioni, strategie di rischio e processi facilmente configurabili dagli utenti aziendali. L’applicazione end-to-end di CRIF è rivolta all’intero portafoglio di clienti e prodotti di BRD, sia secured sia unsecured, e supporta tutte le tipologie di credito (nuovi, rinnovi, rifinanziamenti, ristrutturazioni, ecc). Tre i fattori principali che hanno sancito il successo della soluzione di CRIF. Innanzitutto l’integrazione online con tutti i principali fornitori di informazioni nel mercato rumeno (Credit Bureau, ANAF, ecc). In secondo luogo le funzionalità multilingua, scalabili in più Paesi, con oltre 30 punti di integrazione online all’interno dei diversi processi di lavoro. Infine, la possibilità per tutti gli operatori di BRD di avere il pieno controllo di tutte le strategie decisionali del credito senza fare ricorso all’IT: authorization path, controllo di affidabilità – DTI, decisioning, cross-selling e upselling, Risk-Based Pricing, ecc. Grazie alla partnership con CRIF, BRD ha raggiunto un elevato standard di servizio, migliorando le performance di vendita e la soddisfazione dei propri clienti, riducendo anche i tempi di approvazione. L’efficienza e la performance dei processi di credito consentirà l’ottimizzazione delle risorse e dei rischi operativi e determinerà lo sviluppo di un processo di credito unico e centralizzato per supportare la crescita dei finanziamenti erogati. Nello specifico, BRD ha migliorato la gestione del rischio affidandosi ad un’architettura e a una piattaforma solide (SOA) integrata con una piattaforma di sottoscrizione all’avanguardia, beneficiando di una maggiore efficienza dei costi IT e riducendo il time to market per la creazione di nuovi prodotti, la modifica delle strategie di credito e i cambiamenti nei processi.

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Barometro CRIF delle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Dallo studio emerge un quadro decisamente vivace relativamente all’andamento delle richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane nel II semestre dell’anno, che complessivamente fanno segnare un eloquente +79,3%. Entrando maggiormente nel dettaglio, sono state le Imprese individuali ad aver fatto registrare l’aumento più marcato, con un +99,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società di capitali hanno fatto segnare un aumento pari a +66,8%. A questo riguardo, anche le rilevazioni relative alle prime 3 settimane di luglio confermano la crescita delle richieste di credito da parte delle imprese, seppur in progressiva attenuazione, con un incremento rispettivamente pari a +28%, +12% e +17% rispetto ai corrispondenti periodi del 2019. Un’ulteriore evidenza che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nell’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 60.021 Euro (-7,6%). Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 24.941 Euro, in calo del -16% rispetto al corrispondente periodo 2019, contro gli 83.415 Euro delle Società di capitali (-5%).

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48° edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Lo studio ha evidenziato che, mentre nel 2019 i flussi di credito al consumo hanno mostrato una crescita in linea con l’anno precedente e con l’evoluzione del valore dei beni di consumo durevoli (+5.9% rispetto al 2018), nei primi mesi del 2020, a seguito del diffondersi della pandemia da Covid-19, si rileva, invece, una riduzione a doppia cifra delle erogazioni (-27.8% rispetto allo stesso periodo di un anno prima). Il trend ha coinvolto tutte le forme tecniche, ma le più colpite risultano i finanziamenti finalizzati all’acquisto di auto/moto (-39% circa nei primi quattro mesi del 2020), anche per la chiusura dei concessionari, e i prestiti personali, che scontano anche le limitazioni alle aperture degli sportelli/filiali degli operatori eroganti (-32%). Hanno invece mostrato una maggiore resilienza quelli destinati all’acquisto di elettrodomestici/elettronica, grazie all’e-commerce e ai finanziamenti per prodotti informatici, di cui si sono dotate le famiglie per adeguarsi alle maggiori esigenze di digitalizzazione, e i finanziamenti destinati agli acquisti di impianti “green” e di beni per l’efficientamento energetico della casa.
Le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie, dopo il calo del 2019 (-9.2%), nei primi due mesi del 2020 sono state particolarmente brillanti, grazie a condizioni di mercato ancora favorevoli e alla convenienza del tasso fisso. Il lockdown ha determinato, invece, una contrazione dei mutui di acquisto (-9.7%), a seguito dello stop delle compravendite di immobili residenziali.Il rischio di credito non ha ancora risentito dello shock economico che ha investito il Paese. Nello specifico, il tasso di default del credito al dettaglio considerato nel suo complesso (quindi mutui immobiliari e credito al consumo) rimane stabile all’1.6% ad aprile 2020.Le previsioni per il 2020 e il successivo biennio presentate nell’ultima edizione dell’Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia indicano che, dopo le difficoltà del 2020 dovute agli impatti della pandemia, i flussi di credito alle famiglie riprenderanno a crescere nei successivi due anni, anche grazie alla ripresa del quadro macroeconomico che alimenterà la domanda e a condizioni ancora favorevoli di funding.

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Credito investment grade: gli spread creditizi sono veramente a buon mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

A cura di Christopher Hult, Gestore di portafoglio, reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. Il periodo compreso tra metà febbraio e fine marzo è stato teatro di alcune tra le peggiori performance per i mercati degli attivi rischiosi in generale e per il segmento delle obbligazioni investment grade (IG) in particolare. Questa situazione, che è una conseguenza della crisi della Covid-19, si è caratterizzata per la velocità e l’entità dell’ampliamento degli spread.Nello specifico, gli spread delle obbligazioni IG globali rispetto ai titoli di Stato sono passati da 100 a 340 pb, nella correzione dei titoli IG più repentina della storia. Si tratta altresì degli spread più elevati dalla crisi finanziaria globale del 2008, quando arrivarono a sfiorare i 500 pb.A marzo è stato registrato un extra-rendimento del -9%, peggio del -6% e -5% osservati a settembre e ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. A un livello di 340 pb, gli spread IG globali si situavano a quasi tre deviazioni standard dalla media di lungo periodo di 130 pb. Ad aprile gli spread hanno ceduto parte di tale ampliamento e al momento si attestano a 1,2 deviazioni standard dalla media di lungo periodo.
L’ampliamento degli spread ha fatto sorgere una serie di domande: i mercati del credito sono abbastanza sottovalutati da giustificare un aumento del rischio nei portafogli? Se così fosse, in quale misura dovremmo utilizzare il nostro budget di rischio? Ci troviamo quindi di fronte a un’occasione ghiotta, di quelle che capitano una volta in un decennio, per incrementare il rischio?
Tenuto conto del nostro approccio fondamentale bottom-up, la risposta non può prescindere da una valutazione dei fondamentali societari, indispensabile per stabilire se le valutazioni compensano o meno i rischi. Non vi è dubbio che i mercati siano diventati molto più convenienti, ma è altrettanto incontrovertibile che ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti in cui interi settori sono fermi e intere popolazioni sono in quarantena, con un enorme impatto sulla disoccupazione. Ad esempio, i dati sull’occupazione nel settore non agricolo pubblicati la scorsa settimana indicano che quasi tutti i posti di lavoro creati negli Stati Uniti dal 2009 sono andati persi, con circa 21 milioni di licenziamenti nell’arco di un paio di mesi.
All’inizio del 2020 la nostra valutazione sul ciclo del credito era “prudente”, alla luce della crescente enfasi sui rendimenti per gli azionisti, dell’indebitamento elevato, dell’inasprimento delle condizioni finanziarie (benché l’Europa rappresentasse un’eccezione per via del quantitative easing della BCE), nonché delle valutazioni appena prossime, se non inferiori, alla media di lungo periodo.Oggi le cose sono molto diverse. Le banche centrali e i governi hanno messo da parte le regole canoniche e hanno varato programmi rivoluzionari per evitare le insolvenze. Gli strumenti messi in campo dagli istituti centrali stanno garantendo liquidità quasi illimitata al sistema finanziario, mentre per le aziende e le famiglie sono state introdotte misure di stimolo fiscale senza precedenti per scongiurare il collasso economico e consentire all’economia di riemergere dallo shock pandemico. Alla luce di questi sviluppi significativi, abbiamo elevato a “favorevole” il nostro giudizio sulla congiuntura economica.

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