Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘credito’

Barometro CRIF delle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Dallo studio emerge un quadro decisamente vivace relativamente all’andamento delle richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane nel II semestre dell’anno, che complessivamente fanno segnare un eloquente +79,3%. Entrando maggiormente nel dettaglio, sono state le Imprese individuali ad aver fatto registrare l’aumento più marcato, con un +99,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società di capitali hanno fatto segnare un aumento pari a +66,8%. A questo riguardo, anche le rilevazioni relative alle prime 3 settimane di luglio confermano la crescita delle richieste di credito da parte delle imprese, seppur in progressiva attenuazione, con un incremento rispettivamente pari a +28%, +12% e +17% rispetto ai corrispondenti periodi del 2019. Un’ulteriore evidenza che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nell’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 60.021 Euro (-7,6%). Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 24.941 Euro, in calo del -16% rispetto al corrispondente periodo 2019, contro gli 83.415 Euro delle Società di capitali (-5%).

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48° edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Lo studio ha evidenziato che, mentre nel 2019 i flussi di credito al consumo hanno mostrato una crescita in linea con l’anno precedente e con l’evoluzione del valore dei beni di consumo durevoli (+5.9% rispetto al 2018), nei primi mesi del 2020, a seguito del diffondersi della pandemia da Covid-19, si rileva, invece, una riduzione a doppia cifra delle erogazioni (-27.8% rispetto allo stesso periodo di un anno prima). Il trend ha coinvolto tutte le forme tecniche, ma le più colpite risultano i finanziamenti finalizzati all’acquisto di auto/moto (-39% circa nei primi quattro mesi del 2020), anche per la chiusura dei concessionari, e i prestiti personali, che scontano anche le limitazioni alle aperture degli sportelli/filiali degli operatori eroganti (-32%). Hanno invece mostrato una maggiore resilienza quelli destinati all’acquisto di elettrodomestici/elettronica, grazie all’e-commerce e ai finanziamenti per prodotti informatici, di cui si sono dotate le famiglie per adeguarsi alle maggiori esigenze di digitalizzazione, e i finanziamenti destinati agli acquisti di impianti “green” e di beni per l’efficientamento energetico della casa.
Le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie, dopo il calo del 2019 (-9.2%), nei primi due mesi del 2020 sono state particolarmente brillanti, grazie a condizioni di mercato ancora favorevoli e alla convenienza del tasso fisso. Il lockdown ha determinato, invece, una contrazione dei mutui di acquisto (-9.7%), a seguito dello stop delle compravendite di immobili residenziali.Il rischio di credito non ha ancora risentito dello shock economico che ha investito il Paese. Nello specifico, il tasso di default del credito al dettaglio considerato nel suo complesso (quindi mutui immobiliari e credito al consumo) rimane stabile all’1.6% ad aprile 2020.Le previsioni per il 2020 e il successivo biennio presentate nell’ultima edizione dell’Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia indicano che, dopo le difficoltà del 2020 dovute agli impatti della pandemia, i flussi di credito alle famiglie riprenderanno a crescere nei successivi due anni, anche grazie alla ripresa del quadro macroeconomico che alimenterà la domanda e a condizioni ancora favorevoli di funding.

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Credito investment grade: gli spread creditizi sono veramente a buon mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

A cura di Christopher Hult, Gestore di portafoglio, reddito fisso di Columbia Threadneedle Investments. Il periodo compreso tra metà febbraio e fine marzo è stato teatro di alcune tra le peggiori performance per i mercati degli attivi rischiosi in generale e per il segmento delle obbligazioni investment grade (IG) in particolare. Questa situazione, che è una conseguenza della crisi della Covid-19, si è caratterizzata per la velocità e l’entità dell’ampliamento degli spread.Nello specifico, gli spread delle obbligazioni IG globali rispetto ai titoli di Stato sono passati da 100 a 340 pb, nella correzione dei titoli IG più repentina della storia. Si tratta altresì degli spread più elevati dalla crisi finanziaria globale del 2008, quando arrivarono a sfiorare i 500 pb.A marzo è stato registrato un extra-rendimento del -9%, peggio del -6% e -5% osservati a settembre e ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. A un livello di 340 pb, gli spread IG globali si situavano a quasi tre deviazioni standard dalla media di lungo periodo di 130 pb. Ad aprile gli spread hanno ceduto parte di tale ampliamento e al momento si attestano a 1,2 deviazioni standard dalla media di lungo periodo.
L’ampliamento degli spread ha fatto sorgere una serie di domande: i mercati del credito sono abbastanza sottovalutati da giustificare un aumento del rischio nei portafogli? Se così fosse, in quale misura dovremmo utilizzare il nostro budget di rischio? Ci troviamo quindi di fronte a un’occasione ghiotta, di quelle che capitano una volta in un decennio, per incrementare il rischio?
Tenuto conto del nostro approccio fondamentale bottom-up, la risposta non può prescindere da una valutazione dei fondamentali societari, indispensabile per stabilire se le valutazioni compensano o meno i rischi. Non vi è dubbio che i mercati siano diventati molto più convenienti, ma è altrettanto incontrovertibile che ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti in cui interi settori sono fermi e intere popolazioni sono in quarantena, con un enorme impatto sulla disoccupazione. Ad esempio, i dati sull’occupazione nel settore non agricolo pubblicati la scorsa settimana indicano che quasi tutti i posti di lavoro creati negli Stati Uniti dal 2009 sono andati persi, con circa 21 milioni di licenziamenti nell’arco di un paio di mesi.
All’inizio del 2020 la nostra valutazione sul ciclo del credito era “prudente”, alla luce della crescente enfasi sui rendimenti per gli azionisti, dell’indebitamento elevato, dell’inasprimento delle condizioni finanziarie (benché l’Europa rappresentasse un’eccezione per via del quantitative easing della BCE), nonché delle valutazioni appena prossime, se non inferiori, alla media di lungo periodo.Oggi le cose sono molto diverse. Le banche centrali e i governi hanno messo da parte le regole canoniche e hanno varato programmi rivoluzionari per evitare le insolvenze. Gli strumenti messi in campo dagli istituti centrali stanno garantendo liquidità quasi illimitata al sistema finanziario, mentre per le aziende e le famiglie sono state introdotte misure di stimolo fiscale senza precedenti per scongiurare il collasso economico e consentire all’economia di riemergere dallo shock pandemico. Alla luce di questi sviluppi significativi, abbiamo elevato a “favorevole” il nostro giudizio sulla congiuntura economica.

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L’assicurazione del credito è indispensabile per la competitività delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Willis Towers Lo strumento di garanzia statale per l’assicurazione dei crediti commerciali a breve termine, contenuto del Decreto rilancio, è indispensabile alle aziende italiane per mantenere il loro livello di competitività a livello mondiale. È la valutazione espressa da Willis Towers Watson sulla base dell’analisi condotta sul mercato assicurativo nazionale e sul raffronto con le esperienze analoghe in alcuni altri Paesi dell’Unione Europea.“Lo strumento di garanzia statale contenuto nel Decreto consente alcuni importanti benefici, tra cui la stabilizzazione, fino a fine anno, di un importo di transazioni commerciali compreso tra 20 e 35 miliardi di euro, il supporto alla liquidità delle aziende italiane, anche attraverso lo smobilizzo dei crediti commerciali da parte del sistema bancario e delle società di factoring e il contenimento della prevista contrazione del PIL sul 2020 e 2021 rispetto al 2019” spiega Claudia Messori, Head of Credit Financial Solutions di Willis Towers Watson.Il rischio di credito commerciale infatti si intensifica e si inasprisce in questo particolare contesto di fragilità dei mercati. L’azienda, attraverso la propria attività di brokeraggio assicurativo, ha evidenza del calo dei fatturati assicurati nel primo trimestre di moltissime aziende italiane appartenenti ai più svariati settori – eccetto l’industria agroalimentare e il settore farmaceutico, e di un aumento della sinistralità, destinata a crescere in maniera significativa nei prossimi mesi. La riduzione delle vendite potrebbe persistere per tutto il 2020, mentre per il 2021 il contesto è tuttora troppo incerto per previsioni attendibili. Alcuni settori stanno, inoltre, registrando un forte calo del fatturato anche a causa del basso prezzo delle materie prime, col maggiore impatto che al momento ricade sull’oil & gas.In moltissimi casi, le esposizioni di molti assicurati verso i propri debitori affidati dalle compagnie assicurative è diminuita; queste ultime dovranno agire tempestivamente quando sarà necessario, post-crisi COVID- 19, procedere con un aumento degli affidamenti sulle controparti con rischio medio ed oggetto oggi di riduzioni. Le aziende assicurate contro il rischio credito dopo la crisi del 2008-2009 e fino alla fine del 2019, si sono abituate a vedersi ridurre di anno in anno il premio assicurativo (a parità di rischio) essendo in una fase di soft market. Considerato lo scenario, senza ombra di dubbio ora siamo entrati in una fase di hard market e per il new business Willis Towers Watson un rialzo del pricing da parte delle compagnie e la formulazione di importanti richieste di riforme contrattuali mediante aumenti dei tassi di premi e inserimenti di correttivi al fine riequilibrare gli andamenti tecnici e remunerare il maggior rischio anche a fronte delle riduzioni consistenti dei fatturati assicurati previsti per il 2020.Infine, secondo l’azienda, il factoring, ossia la cessione di crediti commerciali tramite fattura, potrebbe assumere un ruolo di prominenza nella ripartenza dell’economia, dato che la situazione di profonda crisi attualmente vissuta dall’economia italiana aumenta la probabilità di insolvenza delle imprese, rendendo sia l’erogazione di prestiti che l’assicurazione dei crediti estremamente più rischiose per gli istituti privati. Per questa ragione è fondamentale che lo Stato abbia attuato la garanzia pubblica sia sul credito di emergenza sia sul credito assicurato, come peraltro già fatto con risultati positivi in Francia e Germania, fin dalla precedente crisi del 2008-2009.

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Un mercato del credito sulle montagne russe

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Commento a cura di Jeff Boswell, co-Portfolio Manager della strategia Global Total Return Credit di Ninety One. Uno degli aspetti più evidenti della recente volatilità del mercato è stato il modo in cui gli asset legati al settore del credito sono diventati correlati tra loro nel pieno di questo sell-off. Ovviamente, la storia insegna agli investitori che nei periodi in cui il mercato è sotto stress (come durante la grande crisi finanziaria e della bolla dei dot-com) è inevitabile che la correlazione tra asset class aumenti; tuttavia, sia la rapidità sia la natura dirompente dell’ultimo crollo non hanno precedenti.Il risultato di questa profonda e diffusa crisi finanziaria è stato che molti investitori nel credito con approcci flessibili si sono ritrovati senza nessun porto sicuro a disposizione. Infatti, il sell-off non ha fatto discriminazioni, il che significa che in molti casi i classici settori rifugio (cioè quei segmenti del mercato con rating più alto) hanno registrato performance inferiori a quelle di altri segmenti tradizionalmente più volatili.Anche se sono state molte le cause scatenanti alla base di questo picco di volatilità e correlazioni, riteniamo che queste in realtà ruotino attorno a due tematiche centrali:Deflussi significativi in tutte le asset class, compreso il mercato investment grade che storicamente è più sicuro;
Mancanza di equilibrio sui trading desk e mancanza di propensione al rischio, cioè una limitata capacità di creare un mercato a due vie.Il segmento investment grade del mercato del credito è stato il vero fattore chiave di questo crollo. In altre parole, di fronte a un mercato traballante sia sul fronte delle obbligazioni sia delle azioni, gli investitori si sono affrettati a richiedere liquidità, cercando freneticamente di racimolare denaro contante e riscattando le loro esposizioni al settore investment grade a prezzi di mercato irrazionali, alimentando di conseguenza un circolo vizioso di abbassamento dei prezzi.Per rendere l’idea del fenomeno, nella settimana del 16 marzo 2020, i fondi americani investment grade hanno registrato deflussi per un ammontare di circa 30 miliardi di dollari; il precedente record negativo settimanale del 2008 aveva registrato una perdita di 8 miliardi.Verso la fine del trimestre, la natura indiscriminata dell’ondata di vendite ha dato vita ad alcune interessanti opportunità di investimento lungo tutto lo spettro del mercato del credito. Dalle obbligazioni high-yield ai prestiti, dal debito investment grade al credito strutturato, la compensazione del rischio ha raggiunto ovunque dei livelli che non si vedevano da molti anni.Mentre le prospettive restano incerte, sia in ottica economica sia di evoluzione dell’epidemia, crediamo che questo netto repricing degli spread creditizi nel primo trimestre abbia aperto una varietà di opportunità a prezzi interessanti per un investitore esigente nel credito.I mercati del credito hanno toccato il fondo verso la fine di marzo e avviato una fase di rimbalzo ad aprile; tuttavia, noi riteniamo che le strada da percorrere per portare a compimento questa ripresa ciclica sia ancora lunga ed è ancora possibile beneficiare ampiamente di queste opportunità.Un elemento che ha prima stabilizzato il mercato del credito e poi innescato la ripresa è stato l’insieme di misure messe in atto da molte banche centrali e dai governi di tutto il mondo, prima di tutte la Federal Reserve (Fed). Uno dei provvedimenti presi dalla Fed è stato quello di intraprendere un programma di acquisto di obbligazioni societarie, con l’obiettivo di sostenere gli emittenti di titoli investment grade statunitensi, insieme ai più recenti “fallen angels”, cioè quegli emittenti che sono stati abbassati di categoria, da investment grade a sub-investment grade. In particolare, l’annuncio di questo programma ha provocato un rimbalzo significativo del mercato del credito, invertendo il trend e portando discreti afflussi.Il sostegno della Fed al mercato del credito costituisce sicuramente un elemento favorevole per il sentiment degli investitori e probabilmente aiuterà a sostenere l’operatività del mercato del credito investment grade.Inoltre, riteniamo che si manifesteranno opportunità significative sia all’interno dei mercati interessati dai programmi della Fed sia in quelli al di fuori, man mano che diventeranno più evidenti le prossime ricadute economiche. In questo senso, riteniamo che essere selettivi sia fondamentale, soprattutto perché incombe un incremento dei default creditizi.
In questo momento, riteniamo che la sfida per gli investitori non sia tanto quella di acquistare sul mercato a valutazioni favorevoli, ma piuttosto trovare investimenti resilienti, attraenti e sostenibili che sopravviveranno indipendentemente dai risultati che si prospettano in futuro.Data l’incertezza e i probabili default in diversi segmenti del mercato del credito, noi riteniamo che vi saranno opportunità in questo ambito.Entrando più nel dettaglio di queste dinamiche cicliche, le metriche di valutazione potrebbero evolversi ulteriormente, facendo emergere la necessità di essere agili e dinamici nel cogliere le opportunità di investimento che nasceranno da questi storici capovolgimenti del mercato. (by ecomunicare Marcello Villa)

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Rilancio agricoltura e credito bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

I finanziamenti delle banche garantiti dallo Stato non possono essere l’unico strumento per sostenere il settore primario in una fase così critica – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Per immettere nuova liquidità nel sistema occorre una strategia più coraggiosa, che non si limiti a far indebitare ulteriormente le aziende agricole, seppure a condizioni agevolate.
Di fronte a uno scenario eccezionale, c’è bisogno di misure eccezionali. Occorre superare gli schemi e le regole che hanno dominato finora la politica economica italiana ed europea, prevedendo anche la possibilità di concedere finanziamenti a fondo perduto per un’immissione di nuova liquidità che non si traduca in nuovi debiti per le aziende – continua Tiso.In questa fase sono molteplici gli strumenti a cui si può fare ricorso. Tra questi una riduzione del carico fiscale, misura che non comporta complicate procedure e permette di dare respiro immediato alle aziende. E’ inoltre necessario aiutare anche le imprese già in sofferenza, che al momento – secondo quanto previsto dal decreto Liquidità – sono escluse dalle agevolazioni per i finanziamenti gestiti dall’Ismea. L’agricoltura ha fatto la sua parte durante l’emergenza coronavirus, grazie all’impegno delle aziende che hanno continuato a lavorare per garantire le forniture di generi alimentari a tutta la popolazione. Ora lo Stato è chiamato a riconoscere il ruolo del settore primario e a diventare protagonista della rinascita. Se vuole farlo, non può delegare in toto al sistema creditizio privato la funzione di sostenere un settore cruciale per l’economia e la vita del Paese.

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Coronavirus e credito al consumo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Abbonamenti per palestre, per trattamenti estetisti e odontoiatrici, rette per asili, viaggi e tanto altro. In queste settimane abbiamo raccolto moltissime segnalazioni di consumatori che non solo non vengono rimborsati per i servizi non goduti a marzo, ma addirittura sono oggetto di intimazioni di pagamento per aprile e mesi successivi, nonostante la serrata. Abbiamo già consigliato in questi casi di sospendere i pagamenti e, laddover necessario, intimare la risoluzione del contratto ed il rimborso dei pagamenti effettuati senza ricevere servizi. Nella è dovuto per servizi non erogati.Ma cosa succede a chi ha fatto un contratto di credito al consumo e sta pagando rate alle finanziarie per servizi non più erogati, come ad esempio un abbonamento alla palestra o un circolo sportivo, un ciclo di trattamenti estetici, un viaggio cancellato? In questo caso, sarà la finanziaria a dover rimborsare al consumatore le rate relative a servizi non goduti, previa risoluzione contrattuale. Ecco i passaggi da seguire:
1. inviare al fornitore (palestra, asilo, centro estetico ecc.) una messa in mora per raccomandata a/r o PEC (1), intimando la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1463 del codice civile;
2. transcorsi almeno 10 giorni dalla consegna della comunicazione al fornitore, si potrà chiedere la risoluzione del contratto di credito al consumo alla propria finanziaria (sempre per raccomandata a/r o PEC), intimando la risoluzione del contratto di finanziamento ai sensi dell’art. 125 quinques del Testo Unico Bancario e il rimborso delle rate pagate per servizi di cui non si è potuto usufruire.
Qualora la finanziaria non risolva il contratto e/o non restituisca le rate pagate per servizi non goduti, si potrà fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario: https://sosonline.aduc.it/scheda/arbitro+bancario+finanziario_16598.php (fonte: Aduc)

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Camera di Commercio di Pn-Ud per sostenere il credito alle imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

Una task force con i rappresentanti di tutta l’economia delle province di Pordenone e Udine per raccogliere le istanze di ogni comparto e mettersi a servizio del sistema produttivo, confidando che l’emergenza Coronavirus possa essere risolta prima possibile. La Camera di Commercio di Pn-Ud ha convocato questa mattina (venerdì 20) in videoconferenza un tavolo con una quarantina tra rappresentanti di tutte le associazioni di categoria, dei Confidi e una trentina del mondo bancario, in cui si è sottolineata la necessità primaria di credito immediato alle imprese. “La situazione è preoccupante ed è necessario agire subito”, ha affermato il presidente camerale Giovanni Da Pozzo, che oggi nel pomeriggio ha anche riunito, sempre a distanza, la giunta dell’ente, per discutere delle prime misure da mettere in campo come Cciaa.“Nella riunione con tutti i rappresentanti dell’economia abbiamo ribadito la necessità di aiutare subito le aziende: dobbiamo ricordare che tantissime sono proprio ferme per Decreto e perciò sono già in fortissima difficoltà. Abbiamo rimarcato – ha precisato Da Pozzo – la necessità che ciascuno faccia la sua parte. Dobbiamo lavorare insieme, facendo una forte azione con la Regione. Abbiamo sollecitato in particolare il sistema bancario, perché in questo momento la prima cosa è la necessità di finanziamento, di credito alle imprese, soprattutto le più piccole. Penso a realtà trasversali a tanti settori, tutte imprese che sono la vita dei nostri piccoli e grandi paesi. Hanno bisogno di sostegno subito e noi ci saremo, sia come categorie sia come Camera di Commercio”.E proprio per questo, oggi pomeriggio (venerdì 20) Da Pozzo ha riunito anche la giunta camerale, “per poter decidere assieme ai colleghi quali misure concrete mettere in campo come Cciaa”, ha detto. “Abbiamo pensato di rispondere subito alle esigenze di liquidità delle imprese: adesso verificheremo concretamente con quali modalità, ma stiamo pensando a fondi per abbattere i costi delle garanzie sui prestiti bancari che le aziende chiederanno. Un primo intervento, in cui metteremo insieme un importo di oltre 400 mila euro, ricavati dal bilancio camerale, che poi andremo senza dubbio a rimpinguare in fase di assestamento, perché è necessario che tutte le risorse possibili si concentrino su questa emergenza. Ma questo primo passo, intanto, lo faremo subito e lo avvieremo già nella prossima seduta di giunta, la prossima settimana, una volta fatte le verifiche sulla modalità migliore e più comoda per le impese”.Oltre a questo, la Camera interverrà nella più ampia azione che stanno mettendo a punto tutte le Camere di Commercio d’Italia, in particolare sempre sul credito e sull’internazionalizzazione, che andranno anche a intervenire una volta passata la fase emergenziale.

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Deutsche Bank si conferma tra i principali operatori attivi nel segmento green del credito al consumo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

Con oltre 100 milioni di Euro di erogazioni a favore di oltre 16mila famiglie e aziende, Deutsche Bank SpA, attraverso la business line Deutsche Bank Easy dedicata al credito al consumo in Italia, si conferma nel 2019 fra i principali operatori del mercato in termini di flussi erogati per i prestiti finalizzati a impianti “green” e beni per l’efficientamento energetico delle abitazioni e dei luoghi di lavoro.Rielaborando il dato aggregato* rilevato da Assofin (l’associazione italiana del credito al consumo e immobiliare), che include nel perimetro dei “finanziamenti green” le erogazioni finalizzate all’acquisto di beni come, ad esempio, gli impianti fotovoltaici, i pannelli solari, le caldaie a pompa di calore, i serramenti e gli infissi per isolamento termico, la quota di mercato di DB risulta pari al 20%.
Deutsche Bank Easy ha un’esperienza di oltre 15 anni nel finanziamento di prodotti per il risparmio energetico e a basso impatto ambientale. Già nel 2004 era infatti tra i primi player di consumer finance in Italia a finanziare l’installazione di impianti fotovoltaici e ha gradualmente ampliato la propria gamma prodotti offrendo soluzioni innovative a un numero crescente di consumatori e aziende.
Solo negli ultimi 6 anni Deutsche Bank Easy ha sostenuto i progetti green di oltre 71mila clienti. Il 2020 vedrà un ulteriore impegno nel settore con il lancio di prodotti di finanziamento dedicati ai segmenti automotive (automobili ibride, plug-in ed elettriche) e bike, per accompagnare le scelte degli italiani verso una mobilità smart e sostenibile. Secondo la prima indagine Coldiretti/Ixè su «La svolta green degli italiani» nel 2019, il 90% circa degli intervistati ritiene infatti che ciascun individuo possa fare molto per proteggere l’ambiente, mentre il 44% di loro sta già riducendo l’acquisto di prodotti con imballaggi eccessivi; il 72% si dice disposto a ridurre gli spostamenti in auto, scooter e motociclette; il 59% ritiene che l’economia circolare porterebbe a una crescita dell’occupazione.
“Nel 2019 – ha commentato Marco Colombo, head of Consumer Markets di Deutsche Bank Easy – il mercato ha premiato il nostro approccio, sempre rivolto a una crescita sostenibile, che ci ha visti affiancare primari partner europei tra produttori, distributori e utilities, convinti della nostra responsabilità verso la trasformazione in atto, spinta dal cambiamento climatico. Stimolati anche dal costante impegno del Gruppo Deutsche Bank a livello globale nelle iniziative legate alla sostenibilità ambientale, proseguiremo con impegno e vigore anche in futuro”.Deutsche Bank rappresenta uno dei maggiori operatori nel settore del Consumer Finance in Italia con un portafoglio complessivo pari a circa 7 miliardi di euro e l’8% di quota di mercato per volumi finanziati. La gamma prodotti è ampia e completa, in grado di soddisfare le esigenze di finanziamento e bancarie di tutti i giorni: prestiti, conto corrente, carte di pagamento, assicurazioni, mutui, cessioni del quinto. Il modello di distribuzione di Deutsche Bank Easy si sviluppa sul territorio nazionale attraverso sportelli, agenzie, accordi con dealer e aziende, partnership strategiche, a cui si affiancano i canali remoti e digitali, attraverso i quali i clienti possono disporre operazioni o sottoscrivere prodotti in modalità totalmente paperless e comodamente da casa.

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Richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Dal barometro Crif risulta che a livello di intero anno la variazione delle richieste di credito risulta pari a -3,4% rispetto al 2018, rafforzando ulteriormente la dinanica negativa rispetto ai primi trimestri dell’anno. La dinamica in atto va contestualizzata rispetto allo stato di salute delle imprese italiane che, pur adottando un atteggiamento cauto, vede comunque una progressiva diminuzione del numero di fallimenti, dei ritardi nei pagamenti commerciali e un miglioramento del tasso di default, che risulta in contrazione a partire dal 2014. Entrando maggiormente nel dettaglio, le imprese individuali nell’anno appena concluso mostrano un calo del -7,2%, ben più alto rispetto al -0,9% fatto segnare dalle Società di capitali.Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto, che a livello di intero anno 2019 si attesta a 65.790 (-1,9% rispetto al valore registrato nel 2018) nell’aggregato di società di capitali + ditte individuali. Entrando maggiormente nel dettaglio, per le Società di capitali l’importo medio è risultato pari a 89.123 Euro (-2,9% rispetto al 2018) contro i 28.372 Euro richiesti delle imprese individuali (-5,5%).

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Barometro CRIF relativo alle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Durante il trimestre appena trascorso, le richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti da parte delle imprese italiane ha segnato una flessione del -3,1% rispetto allo stesso periodo del 2018. A questo si accompagna anche una significativa flessione dell’importo medio dei finanziamenti richiesti (-4,1%), che relativamente allo specifico trimestre si assesta sul valore più contenuto degli ultimi 6 anni. A determinare questa dinamica involutiva contribuiscono l’incertezza sul quadro macroeconomico generale e il peggioramento degli indicatori di fiducia.Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF mette in evidenza il diverso andamento delle richieste da parte delle Imprese Individuali e delle Società capitali, con le prime che fanno segnare un pesante -9,5% non compensato dalla confortante seppur modesta crescita (+1,1%) delle Società.Un’ulteriore evidenza degna di nota è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nel III trimestre dell’anno nell’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 69.986 Euro. Si tratta dell’importo medio più contenuto dal 2013 ad oggi. Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 27.469 Euro, in calo del -5,5% rispetto al III trimestre del 2018, dato che rappresenta il valore più contenuto in assoluto degli ultimi 7 anni. In netta flessione (-6,8%) anche l’importo medio richiesto delle Società di capitali, che si ferma a 95.562 Euro.

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Dl fisco: bozza,credito imposta Pmi su commissioni Pos

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Nel decreto fiscale è previsto per i commercianti un credito d’imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat. “Bene! Ora, però, chiediamo che sia il credito d’imposta che le multe siano anticipate dal 1° luglio al 1° gennaio 2020” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non esistono, infatti, più scusanti. Questo provvedimento di fatto consentirà di aiutare i commercianti, indipendentemente da un accordo con le banche. Senza contare che c’è tutto il tempo per trovare intese con il mondo creditizio da qui alla fine dell’anno, visto che mancano più di due mesi. Quindi non ci sono più ragioni per non rendere vincolante un obbligo già in vigore dall’ottobre del 2002, ossia da ben 7 anni, e per non far scattare sanzioni già previste dalla legge di stabilità del 2016, ossia da quasi 4 anni” conclude Dona.

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Mappa del Credito in Italia elaborata da CRIF

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Nei primi sei mesi dell’anno a livello nazionale emerge che quasi 4 italiani su 10, più precisamente il 39,4% del totale della popolazione maggiorenne residente in Italia, risulta avere almeno un contratto di credito rateale attivo (+8,0% rispetto ad un anno fa) mentre a livello pro-capite mensilmente vengono rimborsate rate per un importo pari a 344 euro (-1,5% rispetto ad un anno fa).Mediamente i soggetti attivi nel credito hanno un indebitamento residuo – inteso come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – pari a 33.084 euro (in calo del -1,8% rispetto ad un anno fa) in virtù del peso ancora rilevante dei mutui nel portafoglio degli italiani.
Infine, relativamente alle forme di finanziamento più diffuse, risultano al primo posto i prestiti finalizzati, ossia quei prestiti destinati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, ecc. Tali operazioni di credito hanno un peso, in termini di numerosità, pari al 45,5% sul totale. Al secondo posto troviamo i prestiti personali, che si legano alla progettualità delle famiglie, con una incidenza del 32,8%. Infine, la componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni, che si caratterizzano per una incidenza del 21,7% sul totale.

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Credito di imposta sugli investimenti pubblicitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

“Soddisfazione per l’approvazione della norma che assicura, per il 2019 e gli anni seguenti, la copertura degli oneri necessari per la concessione del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica. Diventa così strutturale il finanziamento di una misura che incoraggia imprese e lavoratori autonomi ad utilizzare i giornali per pubblicizzare prodotti e servizi”. Ha commentato così Andrea Riffeser Monti, Presidente della Fieg, l’approvazione della norma che prevede le modalità per finanziare l’agevolazione fiscale per quest’anno e per gli anni successivi.“Bisogna dare atto al Sottosegretario all’editoria, Vito Crimi, – ha affermato Riffeser – di avere tenuto fede agli impegni assunti in risposta alle pressanti richieste degli editori di rifinanziare una misura, anticiclica e positiva per l’economia del Paese, che premia l’utilizzo di un mezzo di comunicazione efficace ed autorevole come la stampa quotidiana e periodica. L’impegno del Governo ad assicurare il finanziamento entro ottobre 2019 completa la misura consentendo la sua operatività”.

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Barometro CRIF relativo alle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Lo studio ha mostrato che l’ultimo trimestre del 2018 ha fatto registrare un incremento del +4,1% del numero di richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane agli istituti di credito, nell’aggregato di Imprese individuali e Società di capitali, dopo due trimestri caratterizzati da un segno negativo. Il dato degli ultimi 3 mesi dell’anno contribuisce a mantenere in territorio positivo la peformance a livello di intero anno, che mostra una crescita pari a +0,9% rispetto al 2017.Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di società di capitali e di imprese individuali. Queste ultime nel 2018 mostrano un lieve calo (-1,0%) a differenza delle Società di capitali che hanno fatto registrare un aumento (+2,2%). Nel solo IV trimestre si rileva un incremento delle richieste da parte delle società di capitali pari a +6,0% mentre le imprese individuali registrano una diminuzione pari a -1,2%.Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto, che a livello di intero anno 2018 si attesta a 68.301 Euro (-6,1% rispetto al valore complessivo registrato nel 2017). Entrando maggiormente nel dettaglio, si osserva come le società di capitali abbiano fatto registrare un importo medio pari a 93.004 Euro (-6,9% rispetto al 2017) contro i 30.949 Euro delle imprese individuali (-6,2%).

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Market Outlook di CRIF dedicato al credito nel settore auto

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2019

Lo studio ha messo in evidenza che nel periodo compreso tra Luglio 2017 e Giugno 2018 è aumentata la quota di auto che vengono acquistate con il supporto di un prestito finalizzato auto, che arriva a spiegare il 49,6% del totale. Nello specifico, la distribuzione degli importi finanziati è concentrata per la netta maggioranza dei casi nell’acquisto di veicoli nuovi, che nel periodo di osservazione hanno rappresentato addirittura il 72,8% del totale.Il Market Outlook di CRIF mostra inoltre come, all’interno del segmento dei prestiti finalizzati all’acquisto di auto, la distribuzione sia concentrata prevalentemente nella classe di importo compreso tra i 10 e i 15.000 Euro per tutti i cluster considerati. Relativamente alla durata dei finanziamenti, invece, le preferenze sono maggiormente concentrate, per le captive, nella classe compresa tra 24 e 48 mesi, mentre per le non captive si rileva una preponderanza dei piani di rimborso superiori ai 48 mesi.Infine, la distribuzione territoriale mostra una quota di erogato più elevata nelle regioni del Sud Italia, dove risulta più bassa la quota di finanziamenti dedicati alle auto nuove a fronte della maggiore vivacità del mercato dell’usato.

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“Domande e risposte: ciclo del credito e tassi d’interesse”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 novembre 2018

a cura Alasdair Ross, Responsabile credito investment grade, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. In genere, quando si parla di ciclo del credito, si pensa alla facilità con cui i mutuatari possono accedere ai prestiti e alla disponibilità dei prestatori a concedere finanziamenti. Dieci anni fa la stretta creditizia ha messo in discussione la solvibilità dei mutuatari, e i prestatori non hanno più potuto o voluto concedere finanziamenti. I bilanci aziendali erano eccessivamente appesantiti e il sistema bancario era sovracapitalizzato. Da allora le aziende hanno impiegato i cash flow generati dagli utili per ridurre l’indebitamento e rafforzare i bilanci. Di conseguenza, la qualità creditizia delle società è gradualmente migliorata e i prestatori sono divenuti più disponibili a concedere finanziamenti, alimentando così la crescita degli utili e dell’attività economica. Siamo così entrati in una fase di ripresa in cui il credito ha cominciato a fluire più liberamente, la crescita economica ha registrato un’accelerazione e la redditività è migliorata. Quello in cui ci troviamo attualmente è l’ultimo stadio del ciclo, la fase di espansione: gli utili sono particolarmente solidi, ma vengono trasferiti agli azionisti sotto forma di dividendi, riacquisti di azioni e operazioni di fusione e acquisizione, e quindi l’indebitamento nei bilanci societari registra alcun miglioramento. Dopo di che, la dinamica degli utili dovrebbe subire un’inversione, e i prestatori diverranno nuovamente riluttanti a concedere finanziamenti.
SIAMO QUINDI VICINI ALLA FINE DEL CICLO?
Questo è il grande dibattito che infiamma le piazze obbligazionarie e l’insieme dei mercati. Siamo fermamente convinti di trovarci nella fase finale del ciclo, alla luce di una serie di segnali tipici di questo stadio: riacquisti di azioni, attività di fusione e acquisizione, sovraperformance dei mercati azionari rispetto ai mercati del credito, e cash flow impiegati per remunerare gli azionisti. È stato un ciclo lungo, principalmente perché la politica monetaria straordinariamente accomodante ne ha alimentato l’espansione, e negli Stati Uniti il recente stimolo fiscale ne ha favorito l’ulteriore prolungamento.Naturalmente è difficile prevedere esattamente quando il ciclo si concluderà. Riteniamo che la prossima tappa importante sarà il passaggio alla fase di contrazione, che generalmente non coincide con un periodo molto favorevole per gli attivi rischiosi; il prossimo passo sarà quindi al ribasso, e per gli investitori non sarà certo il momento di adottare un posizionamento aggressivo sul rischio di credito nei portafogli.
QUALI SVILUPPI SI ASPETTA SUL FRONTE DEI TASSI D’INTERESSE, IN PARTICOLARE NEL REGNO UNITO, E QUALI SONO LE IMPLICAZIONI PER I MERCATI OBBLIGAZIONARI?
Nei mercati obbligazionari i prezzi dei titoli sono inversamente correlati al livello dei tassi d’interesse; quindi se i tassi aumentano, i prezzi diminuiscono. Sul Regno Unito incombe la grande nube della Brexit, che resta al centro dell’attenzione della Bank of England e di Mark Carney. Indipendentemente dall’esito atteso dei negoziati sulla Brexit, l’incertezza rende la BoE più prudente riguardo a un rialzo troppo aggressivo dei tassi d’interesse prima del 29 marzo 2019 o successivamente a tale data. Il mercato sconta una probabilità di circa il 50% che il prossimo aumento dei tassi britannici avvenga ad agosto 2019, in netto contrasto con lo scenario negli Stati Uniti, dove prevediamo un nuovo rialzo a dicembre dopo quello effettuato a settembre. In assenza di un reale decollo delle retribuzioni, mi aspetto che la BoE rimanga prudente, in attesa di maggiore chiarezza sugli sviluppi futuri.
QUINDI LE SUE ASPET TATIVE PER IL FUTURO SONO PIUT TOSTO MODERATE?
Assolutamente. Uno degli aspetti sorprendenti della ripresa successiva al 2009 è la diminuzione della disoccupazione, che specialmente in economie come il Regno Unito e gli Stati Uniti è generalmente accompagnata da una decisa accelerazione della crescita dei salari. Negli ultimi anni si sono registrati aumenti occasionali, ai quali però ha sempre fatto seguito una diminuzione.Prevediamo che la disoccupazione continuerà a calare e che l’inflazione aumenterà, ma quest’ultima continua ad essere frenata da quattro importanti tendenze strutturali emerse nel corso dell’attuale ciclo: la globalizzazione, l’impatto della tecnologia, l’invecchiamento della popolazione e livelli di indebitamento persistentemente elevati in economie come il Regno Unito e gli Stati Uniti. Tutti questi fattori inibiscono l’inflazione.
NEGLI STATI UNITI IN PARTICOLARE, QUALE POTREBBE ESSERE L’IMPAT TO SUI MERCATI OBBLIGAZIONARI DI UNA CONCLUSIONE ANTICIPATA DEL MANDATO DI TRUMP?
Negli Stati Uniti il mercato obbligazionario sembra considerare gli sgravi fiscali e la solida crescita degli utili e del PIL come un’occasionale sferzata di energia, mentre le aspettative d’inflazione a lungo termine, che si situano attorno al 2%, sono rimaste invariate. Quindi, se Donald Trump uscisse di scena, lasciando il campo a un Partito Repubblicano più tradizionale e conservatore sul fronte fiscale, le prospettive a lungo termine per il mercato obbligazionario realmente non cambierebbero in termini di aspettative d’inflazione a lungo termine o di profilo di crescita reale dell’economia statunitense.

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44° edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Milano 20 Giugno 2018 Ore 9.30 Palazzo Turati – Sala Conferenze Via Meravigli 9b In occasione dell’evento si terrà la tavola rotonda: “Credito alle famiglie e protezione Evoluzione del mercato e dell’offerta nel nuovo contesto normativo IDD”.

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Richieste di credito da parte delle imprese italiane, relativo al primo trimestre 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Lo studio ha mostrato che i dati del I trimestre 2018 mostrano una situazione di stallo, con una performance assolutamente speculare allo stesso periodo del 2017 (+0,04%). Si tratta comunque di una notizia positiva perché in questo primo scorcio d’anno si arresta il trend negativo registrato nel 2017 per il comparto delle imprese individuali (che fanno segnare un +0,5%) e si avvicina al punto di svolta per le società di capitali (-0,4%).Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di Imprese individuali e Società di capitale. Nel confronto con lo stesso periodo del 2017, il I trimestre dell’anno in corso ha registrato una stabilizzazione per le Società di capitali (-0,4%) più lieve rispetto a quella delle Imprese individuali, che tornano in territorio positivo (+0,5%).Un’altra evidenza significativa che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio richiesto: il I trimestre dell’anno, infatti, nell’aggregato di imprese individuali e società di capitali fa registrare un valore pari a 66.250 Euro. Nel dettaglio, le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 32.769 Euro, con una contrazione del -2,7% rispetto all’anno precedente, mentre le Società di capitali hanno fatto registrare un forte calo (-13,8%), con l’importo medio richiesto che si è attestato a 89.197 Euro. Questa dinamica potrebbe essere spiegata anche con il miglioramento della redditività delle imprese di dimensione maggiore, dalla quale deriva una maggiore capacità di autofinanziamento.

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49° Giornata del credito

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

giornata creditoRoma mercoledì 4 ottobre p.v., ore 9.30/13.00, presso l’ABI – Sala della Clemenza, si svolgerà la 49° Giornata del Credito, promossa dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito – ANSPC. Ercole P. Pellicanò, Presidente ANSPC, aprirà i lavori, mentre i saluti istituzionali saranno affidati a Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI.
La relazione di base sarà tenuta da Salvatore Rossi, Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS. Seguirà una Tavola Rotonda, coordinata da Salvatore Maccarone, Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, alla quale interverranno (in ordine alfabetico):
Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, Tommaso Corcos, Presidente di Assogestioni, Maria Bianca Farina, Presidente di ANIA, Paolo Garonna, Segretario Generale della FeBAF, Gaetano Miccichè, Presidente di Banca IMI, Fabrizio Pagani, Capo Segreteria tecnica del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Federico Vecchioni, Amministratore Delegato di ‘‘Bonifiche Ferraresi’ (foto: giornata del credito)

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