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Posts Tagged ‘creme solari’

L’uso di creme solari può determinare carenza di vitamina D?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2018

Creme solari salvavita contro i tumori della pelle ma anche possibili responsabili dei tanti problemi legati alla carenza di vitamina D? La questione è stata sollevata in occasione del congresso della Società Italiana di Medicina Estetica che ha chiuso i battenti a Roma ieri, con una edizione record che ha superato i 3 mila partecipanti provenienti da tutto il mondo. “Cominciano ad accumularsi evidenze scientifiche che suggeriscono una possibile correlazione tra uso di creme con filtri solari ad elevata protezione (SPF 50+) e carenza di vitamina D – ha detto il presidente della SIME Emanuele Bartoletti ad un simposio su questo argomento – Ma rimane ancora controverso il ruolo dei filtri solari nell’influenzare i livelli di vitamina D”. “Sembra un paradosso ma l’Italia, Paese baciato dal sole, è anche uno di quelli con la maggior prevalenza di carenza di vitamina D in Europa – sottolinea Domenico Centofanti, vicepresidente SIME – Esporsi al sole almeno per 20 minuti a giorni alterni aiuta a ‘ricaricare’ l’organismo di vitamina D; tenendo però presente che la pelle delle mani o del viso è meno ‘efficiente’ di quella del tronco nel produrre vitamina D”. Ma i medici consigliano giustamente di non esporsi al sole senza aver prima applicato sulla pelle una crema con filtro solare.
“Di recente – ricorda Centofanti – è stato pubblicato un documento sull’effetto dei filtri solari sulla vitamina D. Scopo di questo studio era quello di valutare l’effetto di una protezione solare SPF50+ sulla produzione di vitamina D cutanea e sui livelli circolanti di 25(OH)D3 (la vitamina D ‘trasformata in forma attiva dal fegato) in base alle diverse aree superficiali del corpo (BSA, body surface area). La BSA era classificata in quattro gruppi: testa e mani (gruppo I), testa, mani e braccia (gruppo II), testa, mani, braccia e gambe (gruppo III) e corpo totale (gruppo IV). I risultati dello studio hanno mostrato una riduzione della produzione di vitamina D cutanea variabile dal 75,7 al 92,5 per cento a seconda del gruppo BSA considerato.
Tuttavia, i valori della vitamina D 25(OH)D3 circolante risultavano diminuiti solo del 7,7-13,2 per cento. Pertanto, nonostante una grave riduzione della vitamina D cutanea, i livelli di vitamina D 25(OH)D3 circolanti D3 sono risultati influenzati in modo modesta. Gli autori dello studio concludono dunque che l’uso a breve termine dei filtri solari non esercita un impatto rilevante sui livelli di 25 (OH) D3 circolante; resta tuttavia da stabilire se questo sia vero anche per l’uso cronico di filtri solari ad alta SPF. Il dibattito sulla ‘relazione pericolosa’ tra creme solari ad elevato SPF e carenza di vitamina D è ancora aperto e, anche in considerazione della mancanza di prove certe su questo argomento, sarebbe auspicabile condurre ulteriori studi per far luce su questa associazione.La vitamina D, che è un o vero e proprio ormone, è fondamentale per la nostra salute. Oltre al suo ruolo nel metabolismo osseo, infatti, la vitamina D è coinvolta in diversi processi quali la modulazione della crescita cellulare, la funzione neuromuscolare e immunitaria e la riduzione dell’infiammazione. Di conseguenza, la sua carenza, può contribuire a determinare non solo disturbi ossei, ma anche una serie di altre malattie, di tipo metabolico, cardiovascolare, autoimmune. Alcuni studi infine suggeriscono un ruolo della carenza di vitamina D addirittura nella patogenesi di alcuni tumori. La vitamina D è prodotta dal nostro organismo quando la pelle è esposta alla luce solare. I fotoni UV-B, infatti, agiscono sulla pro-vitamina D3, nella membrana plasmatica delle cellule epidermiche per formare la pre-vitamina D3, che a sua volta si trasforma rapidamente in vitamina D3. Quest’ultima viene trasferita nello spazio extracellulare dove si lega ad una proteina di trasporto, per essere veicolata nel fegato dove viene idrossilata in posizione 25 (25-OH-D3).
In considerazione di questo processo, appare chiaro che la concentrazione di vitamina D è strettamente correlata all’esposizione ai raggi UV-B, la cui quantità dipende da giorno,latitudine, altitudine, abbigliamento, pigmentazione della pelle, età e, secondo alcune ricerche anche dall’uso di creme con schemi solari, che potrebbe essere correlato ad una diminuzione della produzione di vitamina D. Tuttavia, le evidenze sull’importanza dei filtri solari nel proteggere la pelle dai tumori sono ormai schiaccianti e ampiamente accettati dalla comunità scientifica. A
livello molecolare, infatti, la luce UV del sole danneggia il DNA cellulare della pelle, creando mutazioni genetiche che possono portare al cancro della pelle. Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato le radiazioni UV solari come cancerogeno comprovato per l’uomo, con studi che lo collegano a circa il 90 per cento dei tumori della pelle non-melanoma e a circa l’86 per cento dei melanomi. Accanto a questo, i raggi UV del sole sono un noto fattore di invecchiamento precoce della pelle (foto-invecchiamento). Pertanto, l’uso di fattori di protezione solare (SPF) è raccomandato esattamente per la loro azione profilattica sulla fotocarcinogenesi perché sono progettati per filtrare la maggior parte della radiazione UVB del sole.

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Protezione solare ma senza eccedere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 Mag 2010

Meglio non eccedere nell’uso di creme protettive poiché si rischia di perdere gli effetti benefici di una moderata, costante e corretta esposizione solare. E’ il consiglio di Torello Lotti, presidente della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), in occasione del congresso della società scientifica in corso a Rimini fino al 22 maggio. Secondo diversi studi in materia, 15-20 minuti al sole ogni giorno durante la bella stagione aumentano la sintesi di vitamina D nell’organismo fino a 40 microgrammi, riducendo del 17% l’incidenza dei tumori e del 19% la mortalità, compreso il melanoma. “Non è consigliabile esagerare con la fotoprotezione – spiega Lotti – se all’uso delle creme solari, indispensabile per proteggere la pelle dai raggi, si aggiunge un consumo elevato di alimenti antiossidanti come cioccolato, vino rosso e tè nero, si potrebbe paradossalmente arrivare a una protezione tanto consistente da compromettere una corretta sintesi di vitamina D”. Un eccesso di queste due fonti di protezione potrebbe rivelarsi negativo per assicurarsi ogni giorno la quantità di vitamina D utile a contrastare la cancerogenesi. “Le persone con una storia di esposizione solare cronica, soprattutto di tipo occupazionale – spiega l’esperto – svilupperebbero infatti una sorta di indurimento, o hardening, generalizzato della pelle, un fenomeno che manterrebbe il sistema immunitario e di riparazione del Dna in uno stato di stretta sorveglianza e iperattivazione. In pratica – conclude Lotti – se una cellula muta in senso neoplastico, è più probabile che venga riparata o eliminata senza lasciare che si sviluppi il tumore”.(fonte farmacista33)

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Creme solari: attenzione!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Le creme solari proteggono dalle scottature, tuttavia, nel caso di un’esposizione al sole eccessivamente prolungata, può aumentare la predisposizione ai tumori cutanei. Il motivo: le creme solari permettono di trattenersi più a lungo al sole senza incorrere in scottature, ma, in questo modo, le dosi di raggi UV per gli amanti del sole aumentano con il prolungarsi dell’esposizione al sole. Con l’aumento degli effetti dei raggi UV cresce anche la predisposizione ai tumori cutanei, in particolare al pericoloso melanoma, caratterizzato da un tipico colore scuro. Queste relazioni sono state ora messe in luce da Philippe Autier, un ricercatore leader dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), in un articolo pubblicato dalla rivista specialistica “British Journal of Dermatology”. Autier consiglia di esporsi al sole solo tanto a lungo quanto sarebbe possibile farlo senza scottarsi qualora non si ricorresse a creme solari, anche nel caso in cui se ne faccia uso. Inoltre, Autier suggerisce che nella pubblicità e sulle confezioni delle creme solari venga richiamata l’attenzione sull’aumento del rischio di tumori cutanei nel caso di esposizione prolungata al sole. L’epidemiologo Philippe Autier è noto anche al di fuori della cerchia degli specialisti grazie alla sua attività per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). I suoi studi si concentrano sulla relazione tra i raggi UV e il rischio di tumori. Il Sunlight Research Forum (SRF) è un’organizzazione no profit con sede nei Paesi Bassi, il cui obiettivo consiste nel rendere accessibili a un ampio pubblico le conoscenze più recenti in ambito medico e scientifico relative agli effetti di una moderata esposizione ai raggi UV sul corpo umano.

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