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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘crescita economica’

Dati Istat crescita economica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

“Rilanciare concretamente gli investimenti ed avviare in modo significativo la riduzione del peso fiscale sui lavoratori”. Lo ha detto il Segretario Generale della CISAL, Francesco Cavallaro, commentando l’ultima nota mensile Istat sulle prospettive economiche dell’Italia. “Proprio mentre si avviano i lavori parlamentari sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza e l’Esecutivo mette mano alla scrittura della prossima Manovra – spiega Cavallaro – ribadiamo che è necessario un intervento, condiviso con le parti sociali, in materia di politica fiscale volto a rafforzare il sostegno allo sviluppo economico, decisamente orientato verso la redistribuzione del reddito in favore dei lavoratori intervenendo concretamente mediante la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, prevedendo – sottolinea – anche un intervento specifico in favore dei cosiddetti incapienti. Per favorire la ripresa e creare effetti positivi tra le famiglie e le imprese bisogna incrementare il potere d’acquisto dei lavoratori”.

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Per una crescita economica sostenibile: il ruolo della formazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

Roma Il 2 ottobre 2019, dalle 10:00 alle 12:30, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190, si terrà la tavola rotonda “Per una crescita economica sostenibile: il ruolo della formazione” organizzata da UER ACADEMY il nuovo centro di Ateneo dedicato allo sviluppo delle professionalità che offre percorsi formativi finalizzati all’occupabilità e allo sviluppo delle carriere individuali, sviluppando congiuntamente competenze tecnico-professionali e soft skill e valorizzando l’apprendimento attraverso l’esperienza.L’evento sarà un’occasione di riflessione sulle sfide della sostenibilità, intesa in maniera integrata in senso economico, sociale ed ambientale e sul ruolo che le università e l’alta formazione possono svolgere per promuovere la causa dello sviluppo sostenibile nell’economia locale e nella società.Il dibattito riguarderà le azioni che è necessario intraprendere prioritariamente per sensibilizzare su tali temi un insieme sempre più ampio di attori economici. Tra queste, oltre a interventi formativi mirati sui temi, si possono citare i partenariati tra università e imprese o altri organismi istituzionali dei territori di riferimento, o le attività di divulgazione scientifica che siano efficaci e sfidanti.Ne discuteranno, con il moderatore Michele Guerriero (CEO di START Magazine), alcuni esperti di ambiti diversi, data la grande rilevanza del tema che può essere affrontato da diversi punti di vista. Dall’ambito accademico viene Lorenzo Fioramonti (Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), da quello aziendale vengono Roberto Zecchino (Vice Presidente dell’Organizzazione e Gestione Risorse Umane del Gruppo Bosch) e Marcella Mallen (Presidente della Fondazione Prioritalia) e, infine, da quello ecclesiastico viene Mons. Lorenzo Leuzzi (Vescovo di Teramo – Atri e membro della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università).Nel corso dell’evento Matilde Bini (Direttore scientifico di UER ACADEMY) coglierà l’occasione per presentare le finalità e l’offerta formativa multidisciplinare di UER ACADEMY, il Centro che intende costituire un ponte tra il mondo accademico e le esigenze di nuove competenze di organizzazioni pubbliche e private per diventare una risorsa per il territorio e la crescita economica locale.L’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali del Rettore Padre Pedro Barrajón LC e di Umberto Roberto, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma.

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Previsioni sulla crescita economica con la fisica dei sistemi complessi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Un articolo pubblicato online questa settimana sulla rivista Nature Physics riporta un nuovo metodo di previsione per la crescita del Prodotto interno lordo (PIL) che integri e supporti le previsioni del Fondo Monetario Internazionale. Il nuovo approccio di previsione considera la crescita economica come un sistema fisico le cui dinamiche possono essere predette analizzando i dati di esportazione a livello di prodotto, tramite tecniche derivate dalla fisica dei sistemi complessi.Sistemi di modellazione così elaborati quali l’economia di un paese sono estremamente complicati e impegnativi. Sebbene gli economisti possano accedere a una quantità sempre maggiore di dati, produrre risultati affidabili e riproducibili rimane qualcosa tutt’altro che banale. Un aiuto potrebbe arrivare dalla fisica della complessità, dove esistono delle tecniche per modellare quei sistemi che non possono essere compresi, in termini di componenti individuali -come, ad esempio, la diffusione delle epidemie, o i movimenti del traffico.Andrea Tacchella e i suoi colleghi sviluppano un metodo per la previsione del PIL basato sull’idea che un sistema complesso e la cui dinamica microscopica non è nota, possa essere previsto ricercando tra i dati storici disponibili un analogo vicino e osservandone l’evoluzione temporale. Tali metodi funzionano in maniera affidabile solo quando il sistema utilizzato è di bassa dimensionalità -dove la dimensione corrisponde al numero di variabili considerate. L’aggiunta incontrollata di ulteriori dati, quindi, produce risultati meno affidabili. Gli autori del metodo dimostrano, invece, che è possibile fare una previsione del PIL competitiva usando un modello con sole due dimensioni, inserendo il PIL pro capite di un paese e la sua “Fitness”. Quest’ultima è una quantità che caratterizza la competitività di un paese, che gli autori ricostruiscono dai dati di esportazione, tramite opportuni algoritmi matematici.
Confrontando le loro previsioni con quelle stimate sulla base di dati passati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale, gli autori dimostrano che le loro previsioni sono, in media, del 25% più accurate.Inoltre, gli errori dei modelli non sono correlati – ciò suggerisce che i due forniscono visioni complementari circa la crescita del PIL, offrendo un potenziale per previsioni combinate migliori. (fonte: La previsione del PIL come sistema fisico dinamico di A. Tacchella, D. Mazzilli e L. Pietronero – Nature Physics – DOI: 10.1038/s41567-018-0204-y L. Pietronero (Univ. Sapienza e ISC-CNR, Roma, Italia).

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Aree rurali e crescita economica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Fao-RomaRoma. PRN Africa/Occorre mettere i milioni di giovani dei paesi in via di sviluppo che entrano nel mercato del lavoro nelle condizioni di non dover scappare dalle aree rurali per sfuggire alla povertà, sostiene un nuovo rapporto della FAO pubblicato qualche giorno fa. Le aree rurali hanno un vasto potenziale di crescita economica legato alla produzione alimentare e ai settori ad essa connessi, afferma lo Stato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2017. E con la maggioranza dei poveri e degli affamati al mondo che vivono in queste aree, il raggiungimento dell’agenda di sviluppo 2030 dipenderà dal riuscire a sbloccare quel potenziale ancora inutilizzato.Per far questo occorrerà superare la spinosa combinazione di bassa produttività dell’agricoltura di sussistenza, dell’ambito limitato dell’industrializzazione, della rapida crescita della popolazione e dell’urbanizzazione, che rappresentano sfide per la capacità dei paesi in via di sviluppo di alimentare e dare lavoro ai propri cittadini. Il rapporto fa notare come sia ampiamente dimostrato che i cambiamenti nelle economie rurali possono avere un grande impatto. Apartire dagli anni ’90 alle trasformazioni delle economie rurali si deve il merito di aver aiutato centinaia di milioni di persone rurali a venir fuori dalla povertà. Lo studio suggerisce tre linee di azione:
La prima prevede la realizzazione di una serie di politiche volte a garantire che i piccoli produttori siano in grado di partecipare pienamente a soddisfare le esigenze alimentari urbane. Misure per rafforzare i diritti di proprietà fondiaria, garantire equità dei contratti di fornitura e migliorare l’accesso al credito sono solo alcune possibili opzioni.
La seconda è quella di costruire le infrastrutture necessarie per collegare le aree rurali ai mercati urbani – in molti paesi in via di sviluppo la mancanza di strade, di energia elettrica, di impianti di stoccaggio e sistemi di trasporto con celle frigorifere è un grande ostacolo per gli agricoltori che cercano di sfruttare la domanda urbana di frutta fresca, verdura, carne e latticini.
La terza comporta di connettere le economie rurali non solo con le grandi città, ma anche di lavorare con aree urbane più piccole e più diffuse.
Infatti, il rapporto sottolinea che i centri urbani più piccoli rappresentano un mercato molto trascurato per i prodotti alimentari. La metà di tutti gli abitanti urbani dei paesi in via di sviluppo vive in città con meno di 500.000 di abitanti. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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“European Union of Culture”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

parlamento europeo romaRoma. Il mondo della cultura rappresenta uno straordinario volano di crescita economica grazie alle numerose imprese culturali e creative che impiegano in Europa oltre 12 mln di persone contribuendo al 5,3% del PIL europeo. Le imprese culturali e creative possono inoltre diventare anche un efficace strumento di diplomazia e cooperazione internazionale e favorire il dialogo interculturale, la pace, lo stato di diritto, la comprensione reciproca.
Questi sono solo alcuni dei temi affrontati oggi nel convegno: “Verso un’Unione europea della cultura: aprire la strada a nuovi approcci per la diplomazia culturale e migliorare la crescita economica dei settori culturali e creativi” promosso dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea in occasione del primo G7 sulla Cultura a Firenze, organizzato con il supporto tecnico-scientifico dell’Istituto per la Competitività (I-Com) ed il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze e del Comune di Firenze.
Il dibattito ha visto raccolti decine di esperti del mondo della cultura e rappresentanti politici tra cui il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Commissario europeo responsabile per l’Istruzione, la Cultura, la Gioventù e lo Sport Tibor Navracsics, l’eurodeputata Silvia Costa già presidente della Commissione cultura del Parlamento europeo.
Ha introdotto il convegno Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, che ha ripercorso la “Strategia per le relazioni culturali internazionali” recentemente varata dall’Alta Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza per dare impulso ai settori imprenditoriali legati alle attività creative e culturali.
Un provvedimento che si colloca nel quadro dell’Agenda 2030 recentemente adottata dall’UE che riconosce la cittadinanza globale, la diversità culturale e il dialogo interculturale come principi orizzontali dello sviluppo sostenibile e della politica europea di vicinato e dei negoziati di allargamento.
Il seminario di oggi guarda anche in prospettiva il 2018 – Anno europeo del Patrimonio culturale – un’occasione unica per rafforzare l’identità europea puntando sulla promozione del ruolo dei beni culturali come strumento di coesione sociale.
Il settore culturale europeo conta, nel complesso, oltre 3 milioni di imprese, impiega 12 milioni di persone, ovvero il 7,5% della forza lavoro Ue, genera 509 miliardi di euro, che corrisponde al 5,3% del Pil della Ue, e il 13% delle esportazioni. Se poi alle imprese creative si aggiungono quelle dell’ alta gamma, i numeri salgono di 1,7 milioni di occupati e di ulteriori 4 punti percentuali del Pil.
Anche in Italia la quota del bilancio destinata alla cultura ha visto una positiva inversione di tendenza, negli ultimi anni, con una serie di interventi per il rilancio dell’offerta di servizi e di incentivazione della domanda che lasciano ben sperare nell’ottica di un rafforzamento delle imprese creative e culturali anche a livello internazionale. Un importante appuntamento sarà rappresentato da Matera 2019 Capitale europea della cultura.
Un tema di discussione, nell’ambito del convegno, è stato anche il ruolo chiave svolto dagli strumenti finanziari di sostegno al settore promossi dalla Commissione europea e dalla Banca europea degli investimenti. Il mondo delle imprese sulturali e creative trova infatti supporto da una “famiglia” di strumenti quali il programma Cosme (Pmi), Erasmus + (educazione e formazione), Horizon 2020 (ricerca), Life (ambiente), Easi (occupazione) ed – in particolare – Europa creativa (cultura e audiovisivo) oramai in piena fase operativa.

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Nanni (M5S Lombardia): bilancio di Maroni invotabile. Le proposte del M5S

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

regione lombardia“E’ dal nostro insediamento in Regione Lombardia che chiediamo una serie di tagli alla spesa regionale con l’eliminazione delle voci improduttive come alcune voci di spesa relative al funzionamento, comunicazione, consulenze e staff della macchina regionale, oltre a quelle relative ad alcune società partecipate. Inoltre, chiediamo una revisione complessiva della programmazione degli investimenti orientata ad aiutare le PMI e alla crescita economico produttiva della Lombardia. Purtroppo è mancata la volontà politica da parte della maggioranza di operare un intervento deciso ed il quadro va peggiorando. Ancora una volta voteremo contro questo bilancio.
“Il M5S ha depositato numerosi, tra ordini del giorno e emendamenti, per migliorare il testo della legge di bilancio che andrà al voto tra domani e dopodomani (20-21 dicembre). Tra gli emendamenti, nell’ottica della razionalizzazione della spesa il M5S Lombardia chiede la cancellazione delle risorse per Pedemontana, la soppressione di enti giudicati inutili come Explora e Navigli Lombardi S.c.a.r.l., e la cancellazione di iniziative istituzionali come la Carle, la Conferenza delle assemblee legislative regionali, che fin qui non hanno prodotto risultati tangibili.
Grande attenzione del Movimento 5 Stelle per la tutela dei beni pubblici con la richiesta di fondi per la ristrutturazione degli edifici scolastici, per l’investimento nella riqualifica del patrimonio pubblico e beni monumentali, nonché l’investimento in opere di mobilità dolce e il rimpinguamento di risorse per il Trasporto Pubblico Locale, oggi alla canna del gas, risorse per riattivare linee ferroviarie dismesse ad uso dei pendolari. M5S chiede anche un cambio di passo nelle politiche di tutela dell’ambiente con più fondi per il monitoraggio di acque, aria a terreni e per le bonifiche dei terreni inquinati da fanghi. Ben dieci emendamenti chiedono alla Giunta regionale di investire risorse per lo sviluppo e la valorizzazione dei territori montani.
Con gli ordini del giorno il M5S interviene su politiche regionali di ampio respiro e sulle promesse disattese dalla Giunta guidata dal Presidente Roberto Maroni. Tra le sollecitazioni, per esempio, la richiesta di abolizione dei ticket sanitari, fondi per il diritto allo studio (dote scuola), misure per la riduzione degli inquinanti nell’aria, fondi per gli alloggi di edilizia popolare, garanzie per i punti nascita e fondi per le politiche anticorruzione, per le vittime della criminalità e per la diffusione della cultura della legalità.”, così Iolanda Nanni, capogruppo M5S in Regione Lombardia, sulle sedute di bilancio che si tengono a partire da oggi.

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Workshop Eurasia 2016

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Mag 2016

palazzo congressi eurRoma Giovedì 9 e Venerdì 10 Giugno, Palazzo dei Congressi all’interno di UNIRETE, Workshop Eurasia 2016 organizzato da Unindustria ed Unioncamere Lazio con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri.Il Workshop di quest’anno, realizzato presso il Palazzo dei Congressi, è dedicato ai settori che guidano lo sviluppo dell’Asia e che possono sostenere la nostra crescita economica: si parlerà di attrazione di investimenti, di infrastrutture lungo le vie della seta e di internet economy. Per l’occasione sarà presentata la prima edizione dell’ Italian Innovation Days prevista a Singapore il prossimo Novembre.

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Crescita economica, Firenze corre

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2016

produzione-industrialeFirenze. Produzione industriale, export e concessione del credito alle imprese: il sistema economico fiorentino adesso corre e nell’ultimo trimestre del 2015 doppia la media nazionale. Il dato emerge dallo studio dell’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Firenze, anticipato in occasione della Giornata dell’economia 2016, organizzata dal sistema camerale in tutta Italia.In particolare, l’attività manifatturiera delle aziende fiorentine negli ultimi tre mesi del 2015 è cresciuta del 2,4% rispetto alla media italiana dell’1,3%, consolidando la dinamica positiva maturata già nei primi nove mesi dell’anno. La produzione è sostenuta non solo dal sostanzioso smaltimento delle scorte, tipico dei periodi post-crisi, ma anche dalla ripresa della domanda interna, che finora non si era manifestata. Il risultato somma una maggiore appetibilità del territorio fiorentino con due grandi fattori internazionali: la politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea e il basso prezzo del petrolio.Anche l’export – pari a 10,7 miliardi di euro annui – ha contribuito in modo sostanziale al successo delle imprese fiorentine, crescendo del 7,2% negli ultimi tre mesi del 2015, rispetto alla media italiana del 3,8%. Stati Uniti, Russia (nei settori esclusi dall’embargo) e Cina sono stati i Paesi trainanti per i nostri prodotti a livello globale, mentre in ambito europeo Francia e Germania restano i più attrattivi. Meccanica, sistema moda (pelletteria in particolare), farmaceutica, eccellenze agro-alimentari (a iniziare dal vino) sono i settori che maggiormente hanno beneficiato del boom dell’export.Finalmente, segnali positivi arrivano anche dalla concessione del credito alle imprese: nel 2015 le erogazioni a Firenze sono salite a 19 miliardi e 65 milioni di euro, in crescita dell’1,8% rispetto all’anno precedente, mentre nello stesso periodo il sistema bancario italiano ha ridotto i prestiti alle aziende dell’1,6%: è il segnale che nel nostro territorio sta lentamente abbattendosi la reciproca diffidenza fra mondo delle imprese e sistema bancario.
Numero d’imprese e occupati confermano l’attrattività del territorio fiorentino. Al Registro Imprese sono iscritte 136.676 imprese: Firenze è cresciuta dell’1% nell’ultimo anno ed è ottava in Italia per numero di attività registrate. Balzano in avanti sia le società di capitali (+3%), sia le srl semplificate. Tornano a crescere le imprese agricole (+1,2%), immobiliari (+0,8% da -0,3%) e commerciali (+0,3% da -12%). Tasso raddoppiato per ricettività e ristorazione (+3,5% da +1,7%).La disoccupazione si è fermata al 7,7% su una media nazionale dell’11,9%; la domanda di lavoro è in netta ripresa, soprattutto grazie agli incentivi ad assumere legati al nuovo contratto a tutele crescenti. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato attivati nel 2015 sono aumentati del +48,8%, un dato che deve anche tener conto della decisione delle imprese di «massimizzare» l’utilizzo della decontribuzione prevista per legge.Firenze ha brillato anche sul fronte turistico: a fine 2015 gli arrivi sul territorio provinciale sono stati quasi 5 milioni (+2,9% sul 2014), mentre le presenze sono salite a 13 milioni e 700mila, in crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il turismo internazionale – che copre il 71,3% degli arrivi e il 73,7% delle presenze – ha garantito anche una spesa media in netto miglioramento, portando in città 2,5 miliardi di euro (+5,2% sul 2014). Che cosa ci aspetta il futuro? Mentre i nostri «fondamentali» si consolidano, maggiori timori arrivano sul piano internazionale: il rallentamento delle economie emergenti (che continuano a svalutare le monete) insieme alle tensioni geopolitiche in Europa e Nord Africa rischiano di far perdere buona parte della spinta propulsiva evidenziata nel 2015.
Questo potenziale deficit può essere compensato solo rafforzando il mercato interno con politiche fiscali a favore di famiglie e imprese, insieme a un nuovo approccio nella formazione professionale specializzata, con competenze sintonizzate sulla domanda. Firenze è sesta in Italia per PIL pro-capite con 32mila euro nel 2015 (la media italiana è 24mila euro) aumentato dell’1% nel 2015, dopo il +0,2% dell’anno precedente. E’ un dato che rappresenta una buona base per il futuro consolidamento della domanda, disegnando anche un primo momento di miglioramento per il bilancio familiare.
La pubblicazione del rapporto integrale sull’’economia, entro la fine di maggio 2016, sarà anche l’occasione per un confronto sui social media con tutti coloro che vorranno porre domande o desidereranno approfondimenti sulle statistiche adesso anticipate. A disposizione di professionisti e imprese ci saranno direttamente gli esperti dell’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Firenze.

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Crescita demografica, espansione economica e energia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2016

energia bluEntro il 2050 la domanda globale di energia aumenterà del 50%. A metterlo in evidenza è Avvenia (www.avvenia.com), pioniere nel campo della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica.«Ma il prezzo del petrolio continuerà a scendere negli anni a venire» sottolineano gli esperti di Avvenia, perché l’Opec da sola non metterà in campo manovre restrittive contro i cali del prezzo dell’oro nero.Da oltre un anno il petrolio subisce infatti pesanti cali a causa del crescente eccesso di offerta proprio perché l’Opec non ha mostrato alcuna intenzione di reagire in virtù del fatto che sarebbe questa una manovra unilaterale che risulterebbe beneficiare gli altri produttori.Allo stesso tempo Avvenia prevede che i miglioramenti dell’efficienza energetica ed il maggiore utilizzo dei combustibili a più basso contenuto di carbonio contribuiranno a dimezzare la carbon intensity dell’economia globale, ovvero la quantità di emissioni di gas a effetto serra.Le analisi di Avvenia confermano la convinzione che per soddisfare la crescente domanda di energia saranno necessarie fonti diverse da quelle petrolifere.«Certo, come ogni fenomeno economico o storico, anche il petrolio subisce, di norma sul lungo termine, andamenti ciclici che presentano crescita o decrescita del prezzo. Questo tipo di comportamento viene di solito studiato, al fine di pianificare ed attuare gli investimenti, delle grandi compagnie che lavorano nell’estrazione/distribuzione/raffinazione» spiega l’ingegnere Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia, che non ha dubbi che il petrolio abbia ormai smesso di rispondere alle dinamiche di domanda e offerta. Ed ultimamente, osserva Avvenia, il petrolio ha rappresentato di per sé un fattore di rischio per queste compagnie costrette a gestire approvvigionamenti indicizzati in base al prezzo del greggio e non sempre in grado di adeguare il prezzo di vendita agli hub continentali per via di una forte depressione dei consumi ovvero della domanda.«Volendo quindi allargare il focus di quanto affermiamo, ovvero l’irrazionalità dell’andamento dei prezzi del greggio, legato oramai da anni a pura speculazione economica o finanziaria e che in quanto tale come tale rischia di fare la fine dei titoli subprime, è un tipo di fenomeno che ha radici piantante ben indietro nel tempo» aggiunge l’ingegnere Giovanni Campaniello.«Abbiamo assistito ad una crescita quasi forsennata del prezzo del petrolio al barile in un momento in cui l’economia ristagnava e la domanda diminuiva. Al contempo le stesse grandi società hanno rivisto i propri piani di investimenti in opere di ingegneria e costruzioni; questo settore, però, è corso dai tempi ai ripari per ridurre la propria vulnerabilità a queste dinamiche. Ed a questo tipo di soluzione dovrebbe giungere tutto il settore industriale ed economico rendendosi sempre più indipendente dall’andamento del costo delle materie prime» conclude l’ingegnere Giovanni Campaniello.A giovare dei prezzi alti del greggio, osservano gli analisti di Avvenia, sono state sicuramente nazioni come Russia (70% del loro export si basa su gas e petrolio), Arabia Saudita e anche gli Stati Uniti con i forti e rapidi investimenti nel settore delle estrazioni.Cosa ha portato al crollo del prezzo del petrolio che dal luglio del 2014 è sceso del 70%? Secondo Avvenia diversi fattori ne sono all’origine. La geopolitica di un tempo sembra essere drasticamente cambiata; neanche un decennio fa sarebbe bastata un folata di venti di guerra per veder salire il prezzo del petrolio al barile.Oggi, invece, con un panorama Medio Orientale e Nord Africano dilaniato da guerre civili e religiose, i continui attentati a raffinerie e ai punti nodali di distribuzione e di stoccaggio, nonché i continui furti e la nascita di un vero e proprio mercato nero su cui oggi si vende a 20 dollari al barile contro i 30 dollari di quando costava 60 dollari sui listini ufficiali, sembrano non contare più nulla. E L’Opec stessa che riunisce i 13 maggiori Paesi estrattori di greggio non riesce a stabilire una politica sui numeri che riguardano le quantità da immettere sul mercato.Secondo Avvenia lo scontro, l’Islam sunnita di Riad e quello sciita di Teheran, è la vera ragione di quanto sta accadendo. Il percorso intrapreso dall’Iran nei confronti delle istituzioni internazionali per favorire la soppressione delle sanzioni economiche ha aperto a nuovi scenari in cui gli schemi della geopolitica tradizionale sono saltati. É in gioco un predominio sull’area, è in gioco il nome di chi deciderà cosa sarà del prezzo del petrolio di qui sino al suo prossimo esaurimento, nonostante di per sé l’Arabia Saudita rappresenti solo il 13% delle riserve mondiali.Non basta neanche la guerra che i Sauditi hanno dichiarato alle società che pensavano di sfruttare il fracking per immettere nuovo gas e petrolio “non convenzionale” sui mercati, anche Europei, a giustificare questi prezzi. Già con una prima riduzione del 30% dei prezzi in dollari al barile i creditori stavano chiudendo i rubinetti e le linee di credito a queste compagnie oramai prossime al fallimento perché i prezzi di vendita non ripagano i costi operativi, nonostante gli States abbiano duramente difeso la loro politica industriale nel settore pompando barili su barili ogni giorno: 11,6 milioni circa contro gli 11,5 dell’Arabia Saudita e i 10,8 della Russia. E l’Iran promette di introdurre altri 10 milioni di barili al giorno con un costo di produzione dichiarato di 10 dollari al barile.
E la Russia? La Russia è un Paese che fino al 2007 ha conosciuto un tasso di crescita del PIL dell’8% mettendosi in coda ad altre superpotenze economiche come la Cina. Il suo ruolo strategico, soprattutto in campo energetico, è stata quasi la chiave della sua enorme espansione. Ma si è trovata però ben presto in una congiuntura davvero sfavorevole, partita con la difficile posizione in cui si è posta nei confronti dell’Europa sulla questione “Ucraina”. La crescita si sa, si fa anche e soprattutto nel privato con aziende che si indebitano per investire, in questo caso in valuta estera. Così, crisi diplomatiche, sanzioni e prezzi ridicoli del petrolio, stanno mettendo in ginocchio un colosso che viene più volte accusato di aver riacceso la “guerra fredda”, con una moneta sempre più debole ed un export dai volumi economici drasticamente ridotti. E l’asse con Teheran sarà fondamentale nonostante il ribasso dei prezzi non favorisca assolutamente Mosca.
Cosa ci aspettiamo per il futuro? Ripartiamo dalla causa di base. Il prezzo del petrolio è quasi uno specchio della guerra geopolitica tra Iran e Arabia Saudita, ovvero la guerra nell’Islam. Non solo però: le sanzioni imposte all’Iran nel 2011 hanno permesso all’Arabia Saudita di conquistare un vantaggio strategico nel muovere sui mercati asiatici. Vantaggio che ora rischiano di perdere.
Negli Anni ’80, ultimo caso in cui si ricorda una crisi del genere, gli Arabi non furono in grado di frenare la caduta dei prezzi ed alla fine ci rinunciarono, vedendolo arrivare a 10 dollari al barile, ed affidandosi alla speranza nella ciclicità degli eventi. Non c’era questo Iran però.Sappiamo che fino a 25 dollari al barile gli Arabi potrebbero continuare ad estrarre senza però poter pianificare ulteriori iniziative o investimenti erodendo comunque le loro riserve. Sappiamo anche che, nonostante i bassi costi di estrazione, il prezzo di equilibrio del petrolio al barile Saudita è di 95 dollari al barile mentre per quello Iraniano è 70 dollari circa, quindi decisamente più basso. Ecco perché l’Iran spaventa così tanto.D’altro canto l’Arabia Saudita può contare su 3 anni di riserve mentre l’Iran rimarrebbe a secco dopo soli 20 mesi, nonostante sia la quarta riserva mondiale. E quanto registrato negli ultimi 2 giorni di borsa della scorsa settimana è sicuramente un fenomeno di speculazione finanziaria che ancora di più, nella confusa situazione, mette in luce come lo spettro di una bolla sia vicino.Le compagnie petrolifere hanno iniziato ad emettere obbligazioni ad altro rendimento, tipicamente quindi ad altro rischio e potenzialmente spazzatura, che sono il pane quotidiano di esperti e professionisti speculatori, delle quali il 50% è già deteriorato.La domanda globale sale ed i prezzi crollano mentre la produzione viene mantenuta costante e rischia di essere aumentata dall’Iran: ciò che ci aspettiamo è una discesa dei prezzi sino ai 20 dollari al barile, soprattutto in questa fase iniziale di uscita di Teheran dal periodo di sanzioni con una potenziale immissione in blocco di milioni di barili di petrolio sul mercato. Politiche più assennate potrebbero poi riportarlo nel terzo e quarto trimestre 2016 intorno ai 50 dollari al barile.Secondo Avvenia, infine, gli investimenti, a causa dei bassi margini di profitto, tendono a ridursi e quindi anche il volano economico legato al petrolio rallenta, perché il break-even è lontano dagli attuali prezzi, volendo anche considerare un prezzo medio negli ultimi mesi di 50-60 dollari al barile.Nel frattempo le grandi compagnie stoccano il petrolio in alto mare in navi cisterna per attendere prezzi agli hub europei ancora più alti e marginalizzare di più nella fase di iniziale controtendenza (rialzo), non bastassero gli attuali di margini di guadagno.Lo spettro per tutti i Paesi è quello di una deflazione dei prezzi con un rallentamento della crescita. Questo perché purtroppo ancora oggi la crescita di quasi tutte le economie di Stato risente delle dinamiche dei mercati energetici da cui dichiarano di volersene rendere indipendenti ma da cui non si staccano a causa dei forti gettiti fiscali e qui si veda il caso dell’Italia in particolare. L’efficienza energetica concludono gli analisti di Avvenia è quindi l’unica vera possibilità di cambiare tale situazione facendo leva su di una riduzione del fabbisogno energetico a parità di produzione.

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Governo senza vergogna

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

“Questo governo totalmente inadeguato è costretto a ricorrere per l’ennesima volta, senza vergogna, al voto di fiducia, per approvare un decreto che di sviluppo ha solo il nome, mentre valuta la possibilità di spostare i ministeri al Nord, aumentando la spesa pubblica,”. Lo dice in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. “Il Dl sviluppo è un testo che non contiene risorse – aggiunge Borghesi – e non rappresenta in alcun modo un intervento a favore della crescita economica, che in questo momento rappresenta la priorità assoluta per il nostro paese”. “A chi, poi, critica Napolitano per aver chiesto di stralciare norme palesemente incostituzionali, ancorché approvate in commissione, diciamo che il presedente della Repubblica con le sue richieste ha evitato il danno ben più grave, di dover respingere il decreto quando fosse arrivato il momento della sua firma. Questa critica nei confronti del Colle – conclude Borghesi – è, oltre che assurda, assolutamente inaudita.”

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Economia e società aperta

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Milano martedì 14 giugno edizione 2011 di Economia e Società aperta, l’iniziativa di grande successo proposta qualche anno fa dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera sul grande tema della crescita economica, che in questi ultimi mesi, anche e soprattutto nell’ottica europea, vengono altrimenti definiti con il termine governance. Quali strategie per uscire dalla crisi? Come conciliare le esigenze di stabilità con quelle di crescita a sostegno dell’occupazione? Come affiancare alla governance europea comune sulla politica monetaria un vero e proprio coordinamento delle politiche economiche? Come evitare derive difficilmente gestibili come quelle dalle quali alcuni Paesi della zona euro non sono ancora riusciti ad uscire? (Matteo Fornara Direttore della Rappresentanza a Milano) (matteofornara)

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Prima Settimana Europea delle PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Mag 2009

Bologna, dall’8 al 14 maggio La settimana delle PMI è la prima campagna per promuovere lo spirito imprenditoriale in tutta l’Europa. ”Pensare anzitutto in piccolo”: è questa la ricetta per uscire dalla crisi e accelerare la crescita economica del vecchio continente. suggerita dallo Small Business Act, il decalogo della Commissione Europea per le piccole e medie imprese. Assieme alle altre nove regole, costituisce inoltre il punto di riferimento per la prima settimana europea delle PMI. Forte dell’esperienza delle oltre 70.000 PMI che rappresenta, CNA Emilia-Romagna coinvolgerà infatti in tre eventi, che si terranno a Bologna dall’8 al 14 maggio, tutti i soggetti interessati a dare vita a un contesto in cui imprenditori e imprese possano realizzare appieno il proprio potenziale. Tra le personalità che prenderanno parte alle tre giornate Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, il senatore Gian Carlo Sangalli, l’onorevole Giuliano Cazzola, Enzo Rullani, professore di economia della conoscenza alla Venice International University, Duccio Campagnoli, assessore regionale alle Attività Produttive e Sviluppo economico, Patrizio Bianchi, rettore dell’Università di Ferrara e rappresentanti della Commissione Europea, Aldo Bonomi, Presidente A.A.Aster.

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La creatività nel triangolo della conoscenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2009

Roma, 7 Aprile 2009 , ore 9.00 Unioncamere Piazza Sallustio, 21 evento di lancio della campagna nazionale di informazione e comunicazione volta a coinvolgere i cittadini, le imprese, il mondo accademico e quello della ricerca, nella costruzione del progetto europeo, promossa dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea insieme alle  principali reti di informazione dell’Unione europea ed a Universitas Mercatorum, Università telematica delle Camere di commercio italiane  in occasione dell’Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione. L’obiettivo è sensibilizzare all’importanza della creatività, dell’innovazione dello spirito imprenditoriale, sia per lo sviluppo personale, che per la crescita economica e l’occupazione, stimolando la ricerca e favorendo il   dibattito sul piano politico.  Interverranno, fra gli altri:  Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche europee Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione   Andrea Mondello, Presidente Unioncamere e Universitas Mercatorum Daniel Jacob, Direttore Generale Aggiunto  per la ricerca  Ricerca, Commissione europeaGiovanni Colombo, Governing Board, European Institute of Technology Roberto Di Giovan Paolo, Segretario 14a Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea), Senato della Repubblica Renato Ugo, Presidente Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie per l’Innovazione Patrizio Bianchi, Presidente Fondazione CRUI, Rettore Università degli studi di Ferrara Francesco Profumo, Rettore Politecnico di Torino

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