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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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Commercio: vendite in forte calo, cresce l’e-commerce

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Continua a crescere il mercato dell’e-commerce (+28,5%), mentre le vendite al dettaglio nei primi sette mesi del 2020 diminuiscono complessivamente dell’8,5%. Segno questo di come l’esperienza del lockdown abbia trasformato le abitudini dei cittadini.Molti hanno sperimentato nella fase 1, spesso per la prima volta, gli acquisti online, alcuni anche la spesa online. Questa modalità di vendita, una volta sdoganata, come avevamo già previsto continuerà ad essere sfruttata dai cittadini: per questo è necessario accelerare la discussione e l’avvio di provvedimenti tesi a garantire maggiormente i diritti degli acquirenti online, soprattutto sul piano della sicurezza dei prodotti.Ma non è questo l’unico dato che emerge dalle pubblicazioni odierne dell’Istat. Secondo le rilevazioni dell’Istituto di Statistica, infatti, a luglio le vendite sono diminuite del -2,2% sul mese precedente e del -7,2% sull’anno (dati in valore). Nonostante i saldi crolla il settore dell’abbigliamento: -27,9% sull’anno.Segnali che sicuramente vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese ha attraversato, ma che indicano anche la situazione di forte difficoltà che le famiglie stanno fronteggiando.Per questo è indispensabile che il Governo assuma scelte coraggiose e determinate per superare questa delicata fase storica. Nel dettaglio è fondamentale predisporre piani per lo sviluppo destinati a rilanciare l’economia e l’occupazione, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’UE. In tale quadro non si può e non si deve lasciare indietro il MES: un’opportunità irripetibile per rimettere in sesto il sistema sanitario, con il duplice vantaggio di disporre di risorse adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria ed al suo impatto sull’intero servizio sanitario nazionale, nonché per consentire all’Italia di convogliare le risorse necessarie sugli investimenti indispensabili per la ripresa economica.È importante tenere a mente che tutti i provvedimenti adottati e programmati in questa fase non dovranno essere unicamente di carattere emergenziale, ma si dovranno tradurre in misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo nel medio e lungo periodo.

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Il Digitale per la crescita dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

The European House – Ambrosetti e Microsoft Italia hanno annunciato “L’Impatto del Cloud Computing sul sistema-Paese e sul modo di fare impresa in Italia”, una ricerca qualitativa realizzata con l’obiettivo di scattare una fotografia sul livello di diffusione delle tecnologie Cloud in Italia, evidenziandone l’impatto economico, i benefici e gli ostacoli da parte delle aziende pubbliche e private del nostro Paese.Se da un lato, sembra crescere in Italia l’adozione del Cloud Computing con un tasso del 22,5% a livello nazionale, il campione della ricerca si dimostra particolarmente virtuoso con l’81,3% delle aziende intervistate che afferma di utilizzarlo. Dallo studio emerge che è ridotta la percentuale di organizzazioni che hanno raggiunto un livello “avanzato” di adozione: soltanto il 31,9% del campione considera infatti il Cloud come risorsa strategica, abilitante della trasformazione digitale, mentre il 49,4% utilizza servizi Cloud accessori adottati per lo più in modo tattico, per rispondere a necessità contingenti e non inseriti in un approccio strategico o facenti parte di progetti di digitalizzazione di più ampio respiro. Il 18,7% di aziende del campione dichiara di non far ricorso a soluzioni di Cloud Computing.
La forbice cresce se invece consideriamo solo le grandi aziende (47,6% del campione): in questo caso solo il 6% dichiara di non fare alcun uso del Cloud Computing, mentre il 94% che lo utilizza è ripartito equamente tra chi lo ha adottato in modo tattico per servizi accessori e chi lo ha inserito in un disegno strategico. Situazione differente per le PMI, il cui 30,4% dichiara di non aver adottato alcun tipo di soluzione Cloud e solo il 17,4% considera il Cloud Computing una risorsa strategica per la propria crescita. Principale beneficio del Cloud Computing: la capacità di reagire più rapidamente al cambiamento. Nel complesso, è molto alto il livello di soddisfazione da parte delle aziende nei confronti delle soluzioni Cloud Computing, dei benefici attesi e dei risultati ottenuti (97,1% vs. 2,9% di insoddisfatti);
Il principale beneficio riscontrato, dichiarato dal 20,8% di chi le ha implementate, è la capacità di reagire rapidamente al cambiamento. Dato che assume ancora più valore se pensiamo all’emergenza sanitaria ancora in corso e come questa situazione abbia spinto molte aziende a adottare in tempi molto rapidi forme di lavoro da remoto, impensabili senza un’infrastruttura adeguata. A domanda specifica, infatti, l’83% del campione ha indicato il Cloud quale principale abilitatore dello smart working e in generale della continuità aziendale, tanto che sempre l’83% dei rispondenti afferma di aver intenzione di aumentare l’adozione di soluzioni Cloud Computing.
Seguono una migliore gestione dei picchi di lavoro (16,5%), un maggiore controllo dei costi (16%) e un incremento della sicurezza informatica (15,9%).Il miglioramento del livello di sicurezza informatica sale in terza posizione nella classifica dei benefici generati dal Cloud Computing se consideriamo solo le Piccole e Medie Imprese (15,4%), seguito da un maggiore controllo dei costi, dichiarato dal 13,8% degli intervistati. Gli ostacoli al Cloud Computing: costi di migrazione, gestione dei dati e competenze, Se invece le PMI italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud Computing del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, vs. una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita del PIL di 20 miliardi di euro da qui al 2025.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Il Gruppo STADA continua a crescere anche in tempi difficili

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Vilbel. Nonostante la crisi da Coronavirus, che ha ridotto i tassi di crescita in tutto il settore farmaceutico, STADA ha registrato nel primo semestre 2020 un aumento del 16% del fatturato, pari a 1,465 miliardi di euro, con una crescita organica del 9% del fatturato. L’EBITDA rettificato per voci speciali è aumentato del 14%, pari a 337 milioni di euro, in quanto STADA ha implementato misure di efficientamento continue, soprattutto a livello di produzione, marketing e vendite.Il Gruppo STADA continua a rafforzare il proprio ruolo di partner di fiducia per pazienti, operatori sanitari e consumatori, nonostante il difficile contesto in cui ha operato e che ha colpito tutto il settore. In linea con l’obiettivo dell’azienda di prendersi cura della salute delle persone, i suoi dipendenti hanno lavorato con grande velocità e perseveranza per garantire la continuità di fornitura dei farmaci in tutto il mondo, con un significativo aumento dei volumi di produzione a partire dall’inizio della pandemia, nel mese di marzo. Per raggiungere questo obiettivo, STADA ha agito perseguendo il valore core del Gruppo, ossia l’integrità, dando sempre priorità alla salute e alla sicurezza dei dipendenti, dei loro familiari e amici e dei partner dell’azienda.Il secondo trimestre è stato particolarmente difficile, in quanto i mercati hanno registrato forti cali, in particolare nei Paesi in cui l’assistenza sanitaria è direttamente a carico dei pazienti. Questi cali sono stati determinati dall’epidemia da Covid-19, con una significativa riduzione del numero di persone e pazienti che si sono recati in farmacia, presso studi medici e ospedali, così come dall’inversione del forward-buying. Tuttavia, il portafoglio completo e diversificato di STADA è riuscito, nel complesso, a resistere alle difficili condizioni di mercato.Unitamente alla strategia di accelerazione del portafoglio di STADA, le recenti acquisizioni – quali, ad esempio, l’acquisizione di prodotti di Takeda in Russia e Paesi CSI, di Walmark nel settore consumer health in Europa centrale e orientale, il marchio FERN-C nelle Filippine – hanno sostenuto la crescita organica del 9% delle vendite del Gruppo. L’integrazione di queste acquisizioni sta procedendo con successo.In particolare, il settore consumer health è diventato particolarmente strategico per l’azienda, che continua a introdurre nuovi marchi (come Zoflora) e ad acquisirne di nuovi in numerosi mercati a livello internazionale, rafforzando i brand con estensioni di linea mirate e campagne di marketing digitale dedicate. È recente (giugno 2020) il completamento dell’acquisizione da parte del Gruppo di un totale di 15 importanti brand Glaxosmithkline, commercializzati in oltre 50 Paesi in tutto il mondo.STADA continua a valutare un’ampia gamma di opportunità di sviluppo di business, grazie alla sua vocazione imprenditoriale. Il Gruppo sta infatti investendo anche nella sua rete di produzione, ad esempio ampliando il centro di eccellenza per la produzione di vitamine, minerali e integratori a Třnec, in Repubblica Ceca, che l’azienda ha ottenuto acquisendo Walmark.

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Economia per la crescita: uscire dal gap informatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

«L’Italia utilizzi i fondi europei per la ripresa post pandemia anche per dotarsi una volta per tutte di infrastrutture informatiche di livello e per diffondere l’educazione digitale, in modo da poter consentire un adeguamento del nostro sistema produttivo, distributivo e commerciale alle enormi potenzialità offerte dall’e-commerce». Crollo delle vendite al dettaglio e impennata dell’e-commerce. È l’effetto Covid sui consumi nei primi mesi del 2020. Un processo per molti irreversibile, ma che apre di fatto nuove strade alla ripartenza.È l’appello giunto dai relatori del secondo incontro della rassegna “Economia sotto l’ombrellone” 2020 svoltosi martedì 18 agosto a Lignano Pineta e organizzato dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso: Andrea Magro, professore a contratto di Informatica e Telecomunicazioni presso l’Università telematica E-Campus e socio fondatore e vicepresidente di Lignano Banda Larga per la quale ha firmato il progetto di cablaggio di Lignano Sabbiadoro; Marco Tam, presidente di Greenway Group, realtà friulana che opera nel settore dell’energia pulita e di Filare Italia, progetto per portare la tradizione enologica in Cina; il terzo relatore è Andrea Zaniolo, direttore dell’area New Business dell’agenzia di marketing Velvet Media, nonché profondo conoscitore dei processi digitali e innovatore della comunicazione.«A seguito della pandemia, infatti – hanno spiegato i relatori – si è avuta una notevolissima accelerazione della conoscenza e utilizzo dell’e-commerce da parte sia delle aziende, sia dei consumatori (soprattutto fra gli over 60 che prima lo utilizzavano pochissimo), ma in Italia il commercio on-line ha ancora enormi potenzialità di crescita che potranno concretarsi solo attraverso forti investimenti in infrastrutture, digitali e fisiche, e grazie alla diffusione dell’educazione digitale che manca sia nelle persone, sia nelle aziende. Molti – hanno aggiunto Zaniolo, Tam e Magro – continuano a pensare che l’e-commerce sia qualcosa di costoso, difficile da gestire e che sottrae posti di lavoro nelle aziende tradizionali, nonché spazio ai negozi fisici, senza rendersi conto che oggi esistono strumenti per approcciarsi all’e-commerce adatti anche alle piccole e piccolissime aziende, che la gestione dell’e-commerce crea in realtà molti nuovi posti di lavoro e che i negozi fisici approcciandosi alle vendite on line possono ampliare la propria competitività e la propria clientela».Dal lockdown in avanti sono state ridisegnate le abitudini dei consumatori e, di conseguenza, alle aziende è stata prospettata una nuova via d’uscita. Nel mese di marzo infatti l’e-commerce è cresciuto del 20% rispetto allo stesso mese del 2019; del 28,2% ad aprile ed ha subito un’ulteriore accelerazione anche nella cosiddetta Fase 2, registrando a maggio un balzo del 41,7% (dati fonte Istat). E le previsioni sull’anno in corso prevedono un salto complessivo compreso tra il 35% e il 40% rispetto al 2019.

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Numeri in crescita per il Car Sharing a Lungo Termine

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

SHARE NOW guarda indietro ad un anno di successo nel car sharing a lungo termine. Dall’agosto 2019, infatti, l’operatore leader europeo del car sharing a flusso libero offre anche la possibilità di noleggiare un’auto in condivisione fino ad un massimo di 30 giorni consecutivi. I numeri dimostrano che, grazie a questa offerta, SHARE NOW ha soddisfatto i bisogni dei suoi clienti: in Italia, le prenotazioni dei pacchetti giornalieri sono aumentate del 160 percento e la soluzione di noleggio acquistata più frequentemente è il pacchetto da 1 giorno.In tutta Italia, ogni settimana viene percorsa una distanza totale di circa 150.000 chilometri utilizzando esclusivamente il car sharing a lungo termine. Rispetto all’anno precedente, la media dei chilometri percorsi per noleggio è aumentata in Italia del 26 percento. Nel dettaglio per città, la media è cresciuta soprattutto a Roma (+34%), seguita da Milano e Torino che registrano entrambe un +24%.Anche la durata media del noleggio a lungo termine è cresciuta del 128 percento rispetto al 2019 in Italia. La città di Roma si attesta sempre al primo posto con un aumento del 166 percento, ma anche ai clienti di Milano e Torino piace percorrere viaggi più lunghi: qui l’aumento è rispettivamente del 94 e del 107 percento. Il car sharing a lungo termine è oggi disponibile in 15 città d’Europa e permette di viaggiare in totale libertà, anche fuori dall’area operativa, per un periodo massimo di 30 giorni. Un’ulteriore funzione, la cosiddetta prenotazione anticipata, rende il car sharing di SHARE NOW ancora più flessibile: i clienti, infatti, possono prenotare gratuitamente il veicolo desiderato con massimo 45 giorni di anticipo, fissando luogo e orario per il ritiro dell’auto, che potrà quindi essere consegnata anche a domicilio.

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Nonostante il Covid, Moneyfarm continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Anche nel primo semestre del 2020 – di sicuro tra i più difficili degli ultimi 20 anni – Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, continua a crescere con costanza. Non solo il periodo si chiude con una robusta crescita delle masse in gestione (+53% rispetto al 30.06.2019) – che si attestano a oltre 1,2 miliardi di euro – e dei clienti attivi – che raggiungono quota 50mila (+30% rispetto al 30.06.2019) – ma registra anche un importante incremento del +75% dei flussi positivi raccolti (330 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2019.Risultati in controtendenza rispetto all’industria tradizionale del risparmio e che arrivano in mesi caratterizzati da estrema volatilità sui mercati e da grande incertezza da parte degli investitori. Proprio in un periodo contraddistinto da deflussi dai principali prodotti di investimento (in particolar modo nei primi 3 mesi dell’anno) è interessante notare che i clienti di Moneyfarm hanno invece incrementato il patrimonio investito nei loro portafogli, segno di una grande fiducia nella gestione e di un approccio propositivo alla strategia d’investimento. In particolare, in questo primo semestre 2020 a livello globale i “top up” (ossia gli incrementi dell’ammontare investito dai clienti nei loro portafogli già attivi) sono aumentati dell’85% rispetto ai primi sei mesi del 2019.Se si considera il solo mercato italiano, i risultati ottenuti in questo primo semestre dell’anno sono ancora più di rilievo: +105% l’incremento della raccolta e +133% quello dei top up derivanti da clienti attuali. Durante i mesi di lockdown, in particolare, sono incrementate le visite al sito del +74% e i contatti telefonici con i consulenti del +60%. Numeri importanti che testimoniano come Moneyfarm, grazie alla qualità della gestione e del supporto continuativo offerto dal suo team di consulenza, unita alla natura digitale del suo servizio, abbia saputo dare quelle risposte di vicinanza, accessibilità, monitoraggio in tempo reale dei risultati e immediatezza che i clienti finali cercano e apprezzano sempre di più, soprattutto nei momenti di maggiore incertezza. Un altro dato conferma poi quanto sia maggiormente evoluto e quindi propenso a cogliere al meglio le opportunità di mercato il “cliente tipo Moneyfarm” rispetto alla media degli investitori italiani: nel secondo trimestre 2020, nel pieno della pandemia e dei più severi ribassi dei mercati, i clienti hanno in media ridotto la loro componente di pura liquidità detenuta nei conti Moneyfarm andandola a reinvestire gradualmente, anche attraverso il meccanismo del Piano di Accumulo del Capitale (PAC), in portafogli bilanciati, in totale controtendenza al principale trend riscontrato nel comportamento dei risparmiatori. La pandemia, infatti, ha fatto più paura della crisi finanziaria del 2008, tanto da spingere una buona fetta di italiani a incrementare ulteriormente i risparmi detenuti nei conti correnti. Secondo dati recenti della BCE, si stima che nel solo periodo marzo-aprile, all’apice del lockdown, la liquidità parcheggiata nei conti correnti sia cresciuta di 17 miliardi di euro (pari a due volte e mezzo rispetto agli stessi mesi del 2019) superando così la cifra già record dei 1.600 miliardi. Con una soluzione digitale, semplice e altamente efficiente, Moneyfarm ha dimostrato in questi anni che esiste un modo nuovo di offrire consulenza finanziaria. Diversi incumbent hanno mostrato interesse ad offrire il suo modello ai propri clienti e la società si sta così aprendo sempre di più anche al segmento B2B2C: dal 2018 Banca Sella offre ai suoi clienti Sella Evolution in partnership con Moneyfarm e, a fine 2019, Poste Italiane ha stipulato con Moneyfarm un importante accordo per l’offerta di servizi digitali di gestione del risparmio ai propri clienti. Di poche settimane fa poi la collaborazione con la piattaforma di open banking Fabrick per raggiungere il maggior numero possibile di risparmiatori dando a banche e intermediari la possibilità di offrire il servizio Moneyfarm ai loro clienti. http://www.moneyfarm.com

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Dalla crescita alla sopravvivenza: le parole d’ordine sono agilità e resilienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Qual è stato l’impatto della crisi sulle aziende italiane ed europee in questi primi mesi? E quali sono le strategie più efficaci per superarla?Per rispondere a queste domande, BDO ha condotto un’indagine su 244 senior manager di aziende europee di differenti settori in 8 Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna e UK).L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei ad essere colpito dalla pandemia e il 38% delle nostre aziende intervistate ha giudicato “rilevante” o “grave” l’impatto del Covid-19, con conseguenze che vanno da significative perdite in termini di introiti a difficoltà finanziarie che hanno richiesto un importante taglio dei costi.Tuttavia, è stato significativo il ricorso anche a ulteriori azioni per affrontare la crisi e limitare i danni economici, soprattutto in Italia rispetto all’Europa: il 39% ha attuato una riduzione dei salari, fondo di integrazione salariale e piani di contingenza; il 39% ha rinegoziato i contratti con i fornitori e il 35% è stato costretto a sospendere temporaneamente le attività.
E il futuro? “Sarà un autunno complesso ma sono dell’opinione che supereremo con rinnovato vigore le sfide internazionali.I dati emersi dallo studio che abbiamo realizzato ci danno la misura della situazione che stanno vivendo le nostre aziende e quelle europee nell’era Covid-19. Si tratta di un banco di prova senza precedenti che ha richiesto flessibilità e capacità di prendere delle decisioni importanti in tempi rapidi. I manager italiani riconoscono, più dei colleghi europei 65%, l’importanza del ruolo del Governo rispetto alle misure messe in atto per sostenere le imprese durante i mesi di crisi.Il 77%, infatti, ritiene importante il supporto ricevuto dal Governo e dalle istituzioni per la sopravvivenza della propria azienda. In particolare, lo considera utile per far fronte alle pressioni dovute alla gestione dei flussi di cassa nel breve periodo.
Se nel 2019 il focus delle aziende era rivolto agli investimenti finalizzati alla crescita del business (come emerso dai risultati della prima edizione della survey condotta nel terzo trimestre 2019), la pandemia ha necessariamente cambiato la situazione e costretto le imprese a rivedere le proprie priorità per i prossimi sei mesi.In Europa, il 31% di tutte le aziende intervistate, infatti, mira, in primis, a garantire la stabilità finanziaria e il 27% ha come obiettivo quello di mantenere la propria quota di mercato.E in Italia qual è la priorità delle aziende?Il 26% dichiara che lavorerà per la stabilità finanziaria e un altro 26% punta a mantenere la propria quota di mercato.Il 33% dei manager italiani ritiene, tuttavia, che sarà necessario rivedere il proprio business model nei prossimi mesi così come la supply chain, messa a dura prova durante la crisi, che il 23% ha valutato essere molto più vulnerabile di quanto pensassero.Come uscire dalla crisi, dunque? Adozione di nuove tecnologie e soluzioni digitali (71%); valorizzazione dei talenti (61%); nuovi prodotti e servizi (61%); incremento della produttività e miglioramento dei processi di gestione (61%); riorganizzazione della supply chain (52%) e riduzione dei costi (45%), le principali iniziative proposte dalle aziende italiane per i prossimi sei mesi.

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Atradius: insolvenze in crescita in Asia per impatto COVID-19 su economie

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

Amsterdam/Roma. Mentre si profila il rischio di una recessione globale, le aziende dell’Asia consolidano i loro processi di gestione del credito commerciale cercando di ridurre al minimo i rischi derivanti da crediti in sofferenza.
Le misure di contenimento da Covid-19 utilizzate in tutto il mondo, hanno avuto impatti sulla catena di approvvigionamento e sul commercio nazionale e internazionale. Gli intervistati dell’ultima edizione del sondaggio condotto da Atradius nella regione asiatica “Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento tra aziende in Asia 2020”, rivelano come i ritardi nei pagamenti sono in gran parte finanziati dai fornitori in quanto nella maggior parte dei mercati esaminati è aumentato l’utilizzo del credito commerciale e, con esso, i ritardi nei pagamenti. Rispetto al sondaggio dello scorso anno, quattro dei mercati intervistati mostrano un aumento delle vendite a credito in media del 14%, mentre il valore delle fatture non pagate alla scadenza è aumentato del 56%. In due mercati dell’area le vendite a credito sono diminuite, ma le fatture scadute hanno registrato un picco con una media del 49%. Il calo registrato in India nel ricorso al credito commerciale potrebbe essere il risultato del brusco aumento dei crediti insoluti.Il sondaggio di Atradius, sebbene indichi nella regione un approccio diversificato al credito commerciale con differenze marcate tra i mercati, rivela anche lo sforzo costante nell’analisi del proprio credito commerciale. Senza eccezioni, le imprese di ciascun mercato hanno manifestato l’impegno nei processi di gestione del credito, con molti degli intervistati maggiormente concentrati nelle attività di mitigazione del rischio.È interessante notare come, nonostante le previsioni non ottimistiche, la maggior parte delle aziende intervistate in Asia abbia espresso fiducia rispetto alla possibilità che interventi di sostegno pubblico o di finanziamento da parte delle banche arrivino in aiuto delle imprese e dell’economia. Sebbene questa ipotesi potrebbe essere realistica entro certi limiti, i risultati dell’indagine Atradius indicano come molti acquirenti fanno affidamento sul credito commerciale dei loro fornitori per finanziare le loro transazioni, estendendolo ulteriormente anche per posticipare il pagamento delle fatture.Il sondaggio Atradius è stato condotto nel marzo 2020, in una fase piuttosto precoce rispetto allo scoppiare dell’emergenza pandemica da Covid-19 e alla conseguente crisi economica. Rappresenta quindi una fotografia relativamente significativa della fiducia mostrata dalle imprese nel primo trimestre 2020. In previsione, potrebbe fornire preziose informazioni sull’evolversi dei comportamenti di pagamento nella regione durante i primi giorni della crisi in atto.Il Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento di giugno 2020 per la regione asiatica, è il risultato del sondaggio condotto in Cina, Hong Kong, India, Indonesia, Singapore, Taiwan e negli Emirati Arabi Uniti, quest’ultimo inserito per la prima volta all’interno del sondaggio. I report possono essere scaricati dal sito web Atradius all’indirizzo https://group.atradius.com (sezione Pubblicazioni).
Atradius è un fornitore globale di assicurazione del credito, fideiussioni assicurative, servizi di recupero crediti e di informazioni commerciali, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. I prodotti offerti da Atradius proteggono le aziende di tutto il mondo dai rischi di insolvenza associati alla vendita di beni e servizi a credito. Atradius fa parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), uno dei più grandi assicuratori in Spagna e uno dei maggiori assicuratori del credito del mondo. Per ulteriori informazioni https://group.atradius.com

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La Lombardia continua a crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

Ma il suo PIL è ancora lontano dai dati delle aree più industrializzate d’Europa: se il prodotto interno lordo della Regione del Nord Italia negli ultimi 10 anni non supera nemmeno la soglia dell’1% fermandosi allo 0,7%, il Bayern segna un +23%, il Baden-Württemberg +17% e la Catalunya +8%. I dati, diffusi dal Centro Studi di Assolombarda, e ripresi da “Genio & Impresa” (genioeimpresa.it), il magazine dell’associazione delle imprese di Milano, Lodi, Monza e Brianza, parlano quindi di una distanza “abissale” rispetto alle colleghe europee negli ultimi 10 anni. Più confortanti, invece, i numeri relativi al quinquennio 2014/2019, che hanno visto la Lombardia crescere del 7,4%, una soglia però sempre lontana dai diretti competitor: +18% in Catalunya, +12,5% nel Baden-Württemberg e +12,3% nel Bayern. Stagnante soprattutto la situazione dell’ultimo anno, che ha visto la Regione della rosa camuna crescere solo dello 0,5%, stesso tasso di sviluppo per il Bayern e crescita ancora più contratta per il Baden-Württemberg che si è fermato allo 0,1%, mentre la Catalunya (+1,9%) si mantiene sui tassi elevati degli ultimi anni. Guardando, invece, alle altre Regioni più industrializzate del Nord Italia, nel 2019 la Lombardia si piazza di poco al primo posto davanti a Veneto ed Emilia Romagna (0,4%), poco più staccato il Piemonte (0,2%). Punta di diamante, come è facile aspettarsi, è Milano con un aumento del 6,2% rispetto al 2008, una cifra significativa se si pensa che nello stesso periodo il PIL italiano è diminuito del 3,1%. Ancor più importante la crescita degli ultimi 5 anni che hanno visto la città meneghina crescere del 10%, il 3% in più rispetto al dato regionale e il doppio dell’Italia (+5%). Qualche nota negativa arriva però dai servizi e dall’industria che nel 2019 rallentano sensibilmente la crescita. In picchiata anche il settore delle costruzioni, sceso di ben 33 punti percentuali rispetto al pre-crisi.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Alimentare: domanda in crescita (+25%), difficoltà degli approvvigionamenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

“Il settore alimentare non vive la crisi che sta investendo tante industrie costrette alla chiusura ma, come molti colleghi imprenditori, sentiamo in modo palpabile la responsabilità di produrre un bene primario come la pasta e, allo stesso tempo, anche il dovere di proteggere i nostri dipendenti, che continuano a lavorare a ritmi serrati in una situazione disagevole e senza dubbio dura da un punto di vista psicologico”. È questa la testimonianza di Pierantonio Sgambaro, presidente del pastificio veneto Sgambaro, “confinato” negli uffici semivuoti della sede di Castello di Godego “per mandare avanti l’operatività pur mantenendo la rigorosa distanza sociale”, come lui stesso racconta.I dati di questi giorni raccontano di un’industria alimentare che ha messo l’acceleratore per rispondere alla crescente domanda dei consumatori finali, tornati dietro i fornelli e costretti a consumare in casa tutti i pasti della giornata a causa dell’emergenza sanitaria. Nel mese di marzo Sgambaro, storico produttore di pasta di alta qualità e certificata 100% grano duro italiano dal 2003, ha aumentato la capacità produttiva del 20% a fronte di una domanda domestica che ha segnato il +25% rispetto a febbraio. Le vendite all’estero sono aumentate del 40%. Il pastificio sta producendo al giorno oltre 120 tonnellate di pasta, contro la media di 100 tonnellate. A trainare la crescita è la grande distribuzione, ma anche l’e-commerce registra incrementi significativi: la richieste tramite Amazon sono quadruplicate in solo 15 giorni. Ad oggi la domanda di pasta per il mese di aprile è in aumento dell’30%. Gli impianti all’avanguardia di cui Sgambaro si è dotata negli anni più recenti permettono alla produzione di rimanere al passo con le richieste, pur in carenza di organico all’interno del pastificio.
Per garantire il più possibile il benessere dei propri dipendenti, Sgambaro ha messo in atto una serie di provvedimenti straordinari che rafforzano le già stringenti norme del piano aziendale di igiene e sicurezza.

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Castelli, “Nel Decreto aprile semplificazioni e misure per crescita”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Roma “Chiuderemo il Decreto entro i primi dieci giorni di aprile, in modo di poterlo varare tra il 12 e 13, prima però dobbiamo tornare in Parlamento per chiedere nuovamente di scostarci dai saldi di finanza pubblica.Sicuramente rifinanzieremo le misure del Cura Italia, e avendo la platea di chi li chiederà, potremo anche aumentare gli aiuti.
Nel Decreto di aprile entrerà, sicuramente, una parte di indennizzi sulla base della riduzione del fatturato. Lo Stato ti deve ridare quello che hai perso nei mesi in cui ti ha fatto chiudere. In questo momento le cose vanno fatte bene, ma in maniera graduale per capire bene gli effetti delle misure.Spingeremo ancora di più sul Fondo di Garanzia per le PMI, e le aziende non devono avere paura di chiederlo. Ci sono sia quelli del Ministero dello Sviluppo Economico, ma anche quelli presso Cassa Depositi e Prestiti.
Stiamo semplificando il più possibile le procedure, c’è l’impegno di tutti per chiudere i Decreti attuativi in modo veloce. E noi siamo convinti che ci debba andare dentro anche una parte legata alla semplificazione ed alla crescita. Misure che possano permettere di far ripartire i cantieri che sono fermi, c’è la proposta fatta da Cancelleri sul Modello Genova, per sbloccare 110 miliardi già finanziati che sono fermi. Serve un lavoro di sblocco che produce cantieri e posti di lavoro”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante una diretta Facebook con il Deputato Questore Francesco D’Uva.

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La crescita a doppia cifra ottenuta nel 2019 dal Gruppo STADA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

Lo è stata sia nelle vendite sia nel margine operativo lordo (EBITDA). Nel 2019 il Gruppo ha registrato un aumento delle vendite del 12%, pari a 2,61 miliardi di euro, tenendo conto sia del segmento dei farmaci equivalenti – che ha registrato un incremento delle vendite dell’11%, pari a 1,53 miliardi di euro – sia del segmento dei prodotti branded – che ha fatto registrare un +13%, pari a 1,07 miliardi di euro. La crescita del Gruppo ha riguardato anche una notevole crescita organica, supportata da un +8% nelle vendite complessive.Attraverso iniziative di efficientamento della produttività manifatturiera e operativa, STADA ha ulteriormente rafforzato sia la propria filiera sia il proprio modello operativo a costi contenuti. Tali misure si riflettono nell’incremento del 24% dell’EBITDA, che ha così raggiunto i 625,5 milioni di euro.Quale partner d’eccellenza, il Gruppo STADA ha infatti concluso più di 50 accordi di licenza nel corso del 2019, anche in settori altamente promettenti come quello dei biosimilari.
L’Italia in particolare rappresenta uno dei cinque mercati più importanti del Gruppo. EG, oltre ad essere tra le prime cinque filiali più importanti a livello globale per il Gruppo STADA, è la realtà a più rapida crescita in Italia nel mercato degli equivalenti. Il 2019 si è chiuso con un fatturato di 250 milioni di euro. L’azienda conta circa 400 persone che operano sia sul campo, sia all’interno dell’azienda, e solo negli ultimi due anni ha realizzato circa 100 nuove assunzioni, contribuendo anche alla crescita del PIL e dell’economia nazionale.
Nel 2019 STADA ha ampiamente sovraperformato rispetto ai suoi concorrenti e ha ottenuto una crescita sostanziale in termini di quote di mercato in quasi tutti i suoi mercati principali. L’incremento delle vendite è risultato infatti a doppia cifra in Italia, Germania, Spagna, Francia e Regno Unito. In Russia, invece, un management completamente rinnovato sta dando corso a una strategia finalizzata a una netta inversione di tendenza, per far fronte alla decrescita registrata nel 2019. Inoltre, pur raddoppiando la propria presenza in Europa, STADA ha continuato a investire anche nei mercati emergenti, in particolare in Medio Oriente, Vietnam e Filippine.L’introduzione degli equivalenti di amlodipina/valsartan in Europa, a seguito del buon esito della richiesta di revoca del brevetto, il rafforzamento della nostra popolare linea di rimedi contro il raffreddore Grippostad, nonché il lancio di una innovativa formulazione pronta per l’uso di Bortezomib in 14 Paesi, hanno confermato l’eccellenza del Gruppo STADA nella gestione di nuovi lanci.Un’estesa alleanza nel settore biosimilari, con Xbrane, fornirà all’azienda ulteriori opportunità di sviluppo. Inoltre, STADA ha lanciato il suo biosimilare teriparatide (Movymia) che ha così esordito in Europa nell’ agosto 2019. A novembre 2019, un’importante partnership strategica con Alvotech ha rafforzato la pipeline di STADA con sette nuovi candidati biosimilari.Le acquisizioni concordate verso la fine del 2019 e recentemente concluse hanno poi rafforzato in modo significativo la presenza di STADA in Europa centrale, Russia e CSI. Le transazioni per il portfolio di Takeda, che comprende circa 20 marchi OTC in Russia e CSI, e per quello di Walmark in Europa centrale, rappresentano una notevole massa critica per le operazioni del Gruppo nel settore consumer health, mentre il rafforzamento con l’ucraina Biopharma offre a STADA un forte potenziale di crescita sia per i farmaci su prescrizione sia per gli OTC. Lo scorso anno STADA ha inoltre ampliato il proprio portafoglio di prodotti consumer health in Europa, acquistando da GSK cinque prodotti per la cura della pelle e un rimedio pediatrico per la tosse.Le 5 priorità strategiche del Gruppo STADA restano quelle di sempre e sono già in campo le azioni chiave per implementarle: Crescita superiore grazie all’accelerazione della pipeline; Leadership nelle vendite e nel marketing; Catena di approvvigionamento altamente efficiente e affidabile; Modello operativo di riferimento a basso costo; Cultura della crescita guidata dal valore.

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Adabra chiude il 2019 con un fatturato in crescita a due cifre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Si chiude con un fatturato in significativa crescita il 2019 di Adabra e l’azienda aretina conferma, così, la sua posizione di leadership nel mercato delle piattaforme di marketing automation omnichannel italiane.E se il 2019 ha rappresentato per Adabra un anno di consolidamento, il 2020, seppur cominciato da pochi mesi, si prospetta come un anno ricco di novità e di ambiziosi traguardi.Già da qualche mese Adabra ha, infatti, inaugurato la nuova sede e ha ampliato il proprio organico: marketer e UX designer hanno introdotto nuove professionalità in azienda e anche il team di software developer si è arricchito con nuove figure.“Ma la novità più grande è ancora tutta da scoprire – dichiara Gian Mario Infelici CEO di Adabra – Presto Adabra si presenterà rinnovata nel design, più semplice ed intuitiva, con nuove sezioni: una customer experience più coinvolgente per realizzare strategie di marketing automation omnichannel ancora più efficaci.”Nuova veste grafica, nuove funzionalità, un’infrastruttura più performante ma non solo: la nuova release della piattaforma è accompagnata anche da una più ricca offerta di servizi che trova nella soluzione tecnologica la componente più “operativa”. Adabra ha, infatti, scelto di affiancare alla piattaforma anche un servizio di supporto proattivo, finalizzato a coadiuvare il cliente nell’ideazione delle proprie strategie marketing, oltre che percorsi di training per tutto ciò che concerne gli aspetti più pratici inerenti l’utilizzo stesso della piattaforma e la realizzazione delle diverse attività.La scelta di ampliare la propria proposta commerciale si sta rivelando per l’azienda una scelta vincente, che le ha consentito di affacciarsi su nuovi segmenti di mercato, come ad esempio quello del turismo, costituiti sì da grandi player e brand, ma anche da tante piccole e medie realtà che, spesso, hanno necessità non solo di avere efficaci strumenti operativi, ma anche servizi di consulenza per efficaci strategie di marketing.Abbattere le barriere tra on-line e off-line, mettendo al centro il cliente ed offrendogli un’esperienza personalizzata, è ciò che consentirà alle aziende di vincere le nuove sfide di mercato nel prossimo futuro.Adabra si sta affermando con successo come il partner giusto per vincere questa sfida: un’azienda in crescita, dedita all’innovazione e sempre alla ricerca di nuovi talenti! (:https://www.adabra.com/jobs-careers-lavora-con-noi/)

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Crescita dell’industria dei servizi immobiliari

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

E’ una realtà sempre più importante nel panorama europeo e aumenta più del mercato immobiliare. Nel 2019 il fatturato di questo comparto nei cinque grandi Paesi europei è stato superiore a 385 miliardi di euro con un aumento dell’1,2 per cento sul 2018. A livello continentale questa industria pesa per oltre 480 miliardi di euro. Anche in Italia il settore è in grande sviluppo, e nel 2019 ha raggiunto i 43 miliardi di euro con un incremento di quasi il cinque per cento sull’anno precedente. È una crescita superiore a quella registrata nel mercato immobiliare che è stata del 3,9 per cento. La Germania si conferma il mercato più importante, la Spagna si muove sulla scia dell’Italia mentre il mercato francese rimane in una posizione intermedia, con un fatturato in contrazione. I mercati più produttivi per fatturato medio per occupato si confermano quello tedesco, con 273mila euro per addetto, e quello francese, con 257mila euro. Sono questi alcuni dei dati illustrati oggi a Roma da Scenari Immobiliari in apertura del convegno FUTU.RE, durante il quale è stato presentato il quinto “Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia”. Il Rapporto èrealizzato con la collaborazione delle principali società di servizi italiane (Abaco Team, Agire Gruppo IPI, BNP Paribas Real Estate, CDP, Coima, Cushman & Wakefield, Generali Real Estate, GVA Redilco, Revalo, Rina Prime Value Services, Sidief, Yard).
Nei cinque Paesi analizzati si arriva a quasi due milioni di addetti diretti, corrispondente all’1,3 per cento della forza lavoro totale. Accanto agli addetti diretti si sommano quelli indiretti, con un indotto stimato in 786mila unità. In Italia nel 2019 l’intera filiera dei servizi all’immobiliare (dalla progettazione alla vendita) supera il mezzo milione di addetti (+2,9% sul 2018), tra diretti e indiretti, facendo registrare una crescita del 15,8 per cento in cinque anni, ai primi posti in Europa. http://www.secglobalnetwork.com

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Nord America: insolvenze di nuovo in crescita in USA e Canada

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Tornano a crescere, dopo quasi un decennio di flessione, i livelli d’insolvenza negli USA, che dovrebbero attestarsi su un +4% quest’anno. A questo fa da corollario un generale rallentamento della performance economica statunitense, che continua a gravare su esportazioni e investimenti, cui si aggiunge la vulnerabilità delle economie canadese e messicana, all’interno di un contesto commerciale volatile ed incerto. E’ questo in sintesi lo scenario delineato dal “Rapporto Paese Atradius – Paesi del Nord America – Febbraio 2020” che evidenza una crescente sfiducia delle imprese statunitensi, a causa di una compressione dei profitti data dai maggiori costi di importazione e dai minori investimenti e di un debito societario in crescita che, unito ad un deterioramento del merito creditizio delle aziende, sarebbe alle base del peggioramento delle insolvenze confermato per quest’anno. L’analisi condotta da Atradius evidenzia tra l’altro che, nonostante i segnali di ottimismo relativi alla politica commerciale in Nord America, che proseguono dalla firma dell’accordo USMCA, continuano alcune vulnerabilità che tengono sotto pressione la crescita economica della regione.In Canada, frena la crescita del PIL (dal +1,7% nel 2019 al +1,4% nel 2020) a causa del rallentamento dell’economia statunitense che colpisce soprattutto le esportazioni dal Canada verso gli Stati Uniti, principale mercato di destinazione dell’export canadese (75%). In Messico, si prevede un miglioramento del PIL al +1% nel 2020 dopo la stagnazione del 2019, ma persiste una minore fiducia delle imprese e una contrazione degli investimenti privati, dovuti in parte alle precedenti tensioni con gli USA in tema di immigrazione. Tuttavia, il quadro di sintesi per il Paese è positivo e un deterioramento dell’economia sembra ad oggi improbabile grazie ai fondamentali solidi e alla sostenibilità del debito messicano.Atradius è un gruppo assicurativo globale nel settore dell’assicurazione del credito, cauzioni, recupero crediti ed informazioni commerciali, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. I prodotti offerti da Atradius proteggono le imprese nel mondo dal rischio di mancato pagamento associato alla vendita di beni e servizi a credito. Atradius fa parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), uno dei principali assicuratori in Spagna ed uno dei maggiori assicuratori a livello mondiale. Maggiori informazioni presso https://group.atradius.com

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Commercio: lieve crescita delle vendite nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Sono stati appena pubblicati dall’Istat i dati relativi al commercio al dettaglio nel 2019, che crescono del +0,8%, in accelerazione rispetto all’anno precedente.Risultano in flessione, però, per il terzo anno consecutivo, le vendite nei piccoli negozi, incrementando una crisi che si fa sempre più profonda.Aumentano significativamente, invece, le vendite online, che segnano una crescita del +18,4%.Da notare anche che, riporta l’Istat: “Tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare della grande distribuzione, sono ancora i Discount a registrare la variazione più rilevante (+4,5%).”Un dato che fa emergere chiaramente la tendenza al risparmio, la “caccia all’occasione”, sintomo di una attenzione ancora spiccata delle famiglie alla riduzione del proprio budget. Da una ricerca della Federconsumatori emerge infatti che, la forbice esistente tra il costo della spesa presso un discount ed un supermercato ammonta a circa il 29,7%.Nel complesso il dato sulle vendite nel 2019 accenna segnali positivi, ma ancora timidi, che confermano la situazione instabile in cui versa la nostra economia. Se da una parte le famiglie hanno accolto con sollievo la notizia dei benefici che giungeranno dal taglio del cuneo fiscale, i dati ancora altalenanti e contenuti sull’andamento economico del nostro Paese dimostrano che è ancora lunga la strada che porta alla ripresa.“È evidente che bisogna fare di più e presto. Il primo passo per gettare le basi stabili per la crescita è dare nuovo slancio all’occupazione e, per questa via, alla domanda interna.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. Per fare ciò è urgente stanziare gli opportuni investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

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L’Europa continua a crescere, anche se più lentamente del previsto

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

(By Philip Dicken di Columbia Threadneedle Investments) Il futuro promette opportunità allettanti, ad esempio quelle offerte dalle imprese rivoluzionarie o dai nuovi modelli operativi che stanno scalzando la vecchia guardia. In un’epoca in cui i gusti dei consumatori evolvono di continuo, le aziende in grado di indovinarne i desideri e rendere loro la vita più facile godono di un vantaggio. L’utilizzo in massa della tecnologia sta rendendo obsoleti molti modelli di business tradizionali. Per ogni impresa tagliata fuori dal mercato ce n’è un’altra che prospera. I servizi online di consegna pasti a domicilio come Just Eat e Takeaway.com hanno inaugurato una nuova era per i cibi pronti.
Queste aziende tendono ad affermarsi come attori dominanti nei rispettivi campi. Perché? Perché il monopolio giova sia ai ristoranti che ai consumatori. I consumatori sanno che basta accedere a una sola app per ordinare cibo da uno qualsiasi dei loro ristoranti preferiti. Al contempo, i ristoranti devono gestire una sola piattaforma che copre tutta la loro clientela. Non appena spunta una seconda piattaforma, la situazione diventa svantaggiosa per tutti.
I cambiamenti dirompenti interessano anche il settore dei servizi finanziari, che presenta analogie con quello della consegna di pasti a domicilio; il mercato pullula di nuove piattaforme che agevolano la vita dei consumatori. Seppur con qualche eccezione, tendiamo a evitare le grandi banche, che spesso presentano strutture onerose ereditate dal passato; nel Regno Unito, ad esempio, le banche tradizionali tendono tutt’ora ad avere un peso eccessivo attraverso filiali in tutto il paese.Un ottimo esempio di società di servizi finanziari innovativa e di successo è Avanza, un intermediatore svedese online che ha conosciuto una crescita molto rapida dalla sua fondazione nel 1999. L’azienda ha semplificato la procedura per la creazione di un account, promettendo un processo di registrazione di tre minuti. I clienti possono risparmiare e investire i loro soldi tramite la piattaforma di Avanza. Lo stockbroker offre anche prodotti ipotecari e chi è interessato può richiedere una rapida valutazione della probabilità di ottenere un prestito.Anche le tecnologie mediche stanno rivoluzionando lo status quo, in quanto migliorano le cure tagliando al contempo i costi. Tra i protagonisti, in questo ambito, figurano aziende come Philips Healthcare, che offre soluzioni all’avanguardia come un sistema di schermi centralizzati pensati per le unità di terapia intensiva, in grado di monitorare i pazienti e far scattare immediatamente l’allarme in caso di necessità. I turni di guardia nelle corsie ospedaliere (ad alta intensità di manodopera e lenti a segnalare le azioni necessarie) saranno presto un ricordo del passato.L’Europa sarà interessata da un notevole clamore politico anche nel 2020. L’uscita di scena di Angela Merkel dopo il suo lungo mandato da Cancelliera tedesca segna un evento storico mentre in Spagna le ultime elezioni hanno dato un altro esito inconcludente. Tuttavia, questa incertezza politica non è a nostro avviso un buon motivo per effettuare una correzione dei nostri portafogli, la cui allocazione è dettata principalmente dalla selezione bottom-up dei titoli e non da improbabili congetture su complessi scenari politici.Cosa prevediamo per il mercato nel 2020? L’Europa offre prezzi inferiori agli Stati Uniti, e questo è un inizio positivo. Tuttavia, questo supporto valutativo generale va integrato con un’attenta selezione dei titoli per generare i migliori rendimenti possibili. Il nostro lavoro è scegliere titoli di elevata qualità in un’ottica di lungo termine.L’enfasi di lungo termine è il fulcro del nostro approccio. Gli sviluppi economici, politici e sociali hanno certamente ricevuto molta attenzione sulla stampa di recente, ma cercare di indovinare cosa ci potrebbe aspettare dietro l’angolo non è un modo efficace per generare rendimenti a lungo termine per i clienti. Cerchiamo piuttosto di investire in aziende che beneficeranno dei cambiamenti strutturali di lungo termine, come la crescente dipendenza dei consumatori dalle comodità offerte dalla tecnologia.

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“Il commercio non è il solo ostacolo alla crescita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali. All’inizio del 2019, il nostro scenario di base prevedeva il rallentamento della crescita, l’allentamento della politica monetaria su scala globale e rendimenti obbligazionari costantemente sotto pressione. Nel complesso, l’anno si è svolto in linea con le nostre previsioni, ma non sono mancate le sorprese.Fin dall’inizio eravamo convinti che le tensioni commerciali avrebbero gettato un’ombra sulla produzione mondiale nel 2019. Tuttavia, i danni economici reali si sono manifestati molto più rapidamente di quanto non avessimo previsto, a causa del rapido aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti, soprattutto dopo il fallimento dei colloqui bilaterali a maggio. Da allora, il deterioramento del contesto commerciale è accelerato, spingendo la produzione mondiale sull’orlo della recessione.La seconda importante sorpresa è giunta dall’economia statunitense, rivelatasi molto più robusta di quanto pensassimo, soprattutto rispetto ad altre economie avanzate. Ci attendevamo che la crescente debolezza della produzione si ripercuotesse sul settore dei consumi tramite il calo dell’occupazione, facendo aumentare i rischi di recessione. I consumi statunitensi hanno invece evidenziato una sorprendente tenuta, sostenuti dalla continua crescita dell’occupazione e dall’allentamento delle condizioni finanziarie.Per quanto riguarda i mercati finanziari, avevamo giustamente previsto il calo dei rendimenti obbligazionari (da gennaio ad agosto, il rendimento del Treasury decennale è sceso dal 2,6% a un minimo dell’1,5% circa) e l’appiattimento della curva dei rendimenti statunitense ed europea.Tuttavia, la nostra previsione che il lungo periodo di vigore del dollaro sarebbe terminato nel 2019 si è rivelata prematura.La guerra commerciale e la sua escalation hanno esercitato senza dubbio il maggiore impatto sull’attività globale nel 2019. Prima di poter formulare qualsiasi previsione per il 2020 è necessario esprimere un giudizio sulla futura evoluzione delle tensioni commerciali. Va tuttavia detto che il commercio globale aveva raggiunto il picco all’inizio del 2018 e mostrava già un rallentamento sei mesi prima che cominciassero a emergere le discussioni sui dazi. La flessione degli investimenti non dipende a nostro avviso solo dalla disputa commerciale in atto, e riteniamo che la ripresa potrebbe continuare a stentare anche in caso di distensione tra Stati Uniti e Cina.Tra i fattori che impediscono la ripresa figura il rallentamento cinese, dovuto in parte a elementi interni. Sin da quando si sono adoperate con successo per trainare l’economia mondiale implementando manovre di stimolo nel 2016, le autorità cinesi hanno tentato di ridurre l’indebitamento dell’economia domestica concentrando i propri sforzi su sacche di attività in cui è probabile che emergano pericolosi squilibri. Il paese intende mantenere l’avanzo commerciale; l’enfasi posta sulla sostituzione delle importazioni e il rallentamento della crescita dei consumi interni fa salire la domanda proveniente dal resto del mondo. È inoltre in atto un possibile mutamento strutturale della domanda globale di automobili, soprattutto in Cina. La produzione automobilistica è un importante catalizzatore dell’attività industriale globale, e una gamma di fattori, tra cui l’evoluzione dei modelli di proprietà e la crescita del car-sharing, la diffusione di veicoli elettrici e le recenti modifiche delle imposte in Cina e del regime normativo sulle emissioni in Europa, indicano che in futuro diminuirà il fabbisogno di automobili e che l’offerta dovrà adeguarsi alle diverse esigenze.

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