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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘crescita’

Competitività e crescita dell’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

Lo Studio Strategico indaga il ruolo e l’impatto trasformativo del Cloud di nuova generazione, il “Cloud che viene da te”, basato sul concetto di Everything-as-a-Service (XaaS), Everywhere, nel migliorare la competitività e la crescita dell’Italia, delle imprese, delle Istituzioni e della filiera ICT nazionale. I benefici abilitati dalla diffusione della nuova generazione di Cloud basata su Everything-as-a-Service possono raggiungere fino a 222 miliardi di Euro di PIL cumulato nel quinquennio 2021 – 2025 che si accompagneranno a un aumento della produttività media delle imprese fino al +2,3% e, infine, un impatto diretto per gli attori della filiera ICT pari a circa 1,3 miliardi di Euro di ricavi aggiuntivi. Lo Studio Strategico, realizzato da The European House – Ambrosetti, in partnership con Hewlett Packard Enterprise Italia, analizza il contributo differenziale del modello di Cloud di nuova generazione nell’accompagnare la trasformazione digitale di imprese e Pubblica Amministrazione, andando infine a sviluppare delle proposte di policy in favore della digitalizzazione del sistema-Paese.Le prime evidenze raccolte mostrano come la diffusione di investimenti in asset intangibili sia correlata con la crescita del PIL. Ciò è dimostrato anche dall’analisi delle valutazioni di borsa: ad oggi gli asset intangibili giustificano oltre il 90% del valore di borsa delle principali società statunitensi e oltre il 70% delle aziende europee. In tale contesto, il peso della Data Economy sulle economie europee sta crescendo, nonostante la quasi assenza di player rilevanti a livello internazionale. Sebbene l’Italia si trovi al quarto posto in UE27 + UK per valore complessivo della Data Economy (37,8 miliardi di Euro), si posiziona solamente in 17ª posizione considerando il peso della Data Economy sul PIL (2,3%), distante dalla media europea (3,0%) e da altri peer (UK, 4,0%; Germania, 3,6%; Spagna, 2,7%; Francia, 2,5%). In un futuro sempre più Data-driven, la digitalizzazione di imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini gioca un ruolo chiave nell’abilitare la competitività del sistema-Paese. In tal senso, è stato elaborato un indicatore che ha messo in luce la digitalizzazione del sistema-Paese in base al livello di adozione degli strumenti digitali – connettività, Cloud, Intelligenza Artificiale e robot industriali – nei settori industriali (soppesati per il relativo contributo al Valore Aggiunto). I risultati dell’indicatore posizionano l’Italia al nono posto in Europa ma al primo posto tra i principali Paesi benchmark – la Spagna si trova all’undicesimo posto, la Germania al quindicesimo e la Francia al diciassettesimo. Seppur positivo come risultato, bisogna anche considerare gli elementi critici del sistema imprenditoriale italiano, tra cui: le competenze considerate non idonee per governare la transizione digitale, la larga adozione di strumenti digitale di base dalla maggior parte delle imprese (in particolare piccole e medie) e le difficoltà manageriali nella gestione della transizione digitale. Anche per la Pubblica Amministrazione la strada da percorrere è ancora lunga. Si consideri che: soltanto il 21,8% degli uffici ha già assunto un Responsabile per la transizione digitale; solo il 16,2% della P.A. ha oggi un programma per aggiornare le competenze dei suoi dipendenti; il 62% di tutti i dispositivi informatici in uso nelle pubbliche amministrazioni ha più di 5 anni; solo il 27,8% di tutte le amministrazioni pubbliche hanno accesso a internet ad alta velocità (rete in fibra ottica); solo il 33,8% della Pubblica Amministrazione ha già implementato alcuni casi d’uso dei servizi Cloud; il 51,7% delle amministrazioni pubbliche non offre alcun servizio tramite modulo online. Dalla survey di The European House – Ambrosetti sono emersi ulteriori fattori ostativi, ad esempio, relativi al modello di sourcing delle infrastrutture ICT ritenuto non adeguato a soddisfare le esigenze di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione oppure i modelli di contabilità pubblica e di bilancio pubblico che non permettono di gestire un modello ICT che prevede spese operative variabili in base all’utilizzo.La diffusione del Cloud di nuova generazione, basato su Everything-as-a-Service permetterà di abilitare un aumento della produttività fino al 2,3% per le imprese che potranno utilizzare nuove infrastrutture ICT più avanzate e sempre aggiornate. Da ciò sarà possibile generare un aumento del PIL fino a 222 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni e un impatto diretto cumulato per la filiera ICT pari a 1,3 miliardi di Euro di nuovi ricavi. Inoltre, per la Pubblica Amministrazione l’impiego di soluzioni Cloud basate su Everything-as-a-Service potrà generare un risparmio di costi pari a oltre 650 milioni di Euro, equivalenti a una riduzione del 25% dei costi ICT. L’ottimizzazione della gestione dei dati e la creazione di ecosistemi di scambio dati all’interno della Pubblica Amministrazione permetterà di applicare il principio “Once Only”, andando a ridurre del 90% il numero di richieste di dati da parte della Pubblica Amministrazione e ottimizzando l’accesso ai servizi e ai database pubblici, riducendo di 32 ore all’anno l’impegno delle imprese nel compiere gli adempimenti burocratici – cumulativamente ciò corrisponde ad oltre 40.000 anni risparmiati, se considerate tutte le imprese italiane. E’ fondamentale promuovere l’adozione delle soluzioni Cloud più avanzate all’interno delle imprese italiane, istituire “obblighi” di formazione sulle tecnologie e sull’impiego del digitale per i dipendenti delle imprese, al pari di quanto previsto per la sicurezza sul lavoro, e creare degli ecosistemi di dati (spazi dati) a livello nazionale che rendano possibile una maggiore interoperabilità a livello di filiera.

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La Cina persegue l’autosufficienza in un contesto di rallentamento della crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

a cura di Paul Smillie, Analista del credito senior, Lin Jing Leong, Analista senior del debito sovrano, Asia emergente e Justin Ong, Analista di ricerca senior, Debito societario Asia di Columbia Threadneedle Investments. La decisione presa da Pechino in luglio di consentire alle società di servizi di doposcuola di svolgere aspetti fondamentali della loro attività solo su base non profit potrebbe essere sembrata alquanto bizzarra agli investitori occidentali. La misura, tuttavia, non era mirata soltanto ad alleggerire il crescente onere dell’istruzione per le famiglie nell’ambito del programma di “prosperità comune”. Ciò che molti non hanno capito è che il provvedimento puntava anche a rafforzare il potere di spesa delle classi medie in modo che potessero comprare più prodotti cinesi e ridurre la dipendenza dell’economia dalle esportazioni.Nel 2021 la Cina ci ha riservato molte sorprese. Non da ultimo, la sua espansione ha subito una decelerazione superiore al previsto. A causa delle riforme politiche, della stretta creditizia e dei blackout, la crescita del PIL dovrebbe a nostro avviso chiudere l’anno al 7,5-8%, per poi rallentare ulteriormente e portarsi a meno del 5% nel primo semestre 2022. Altrettanto sorprendenti, tuttavia, sono state le riforme politiche.Pechino ha approfittato dell’elevato tasso di crescita all’inizio del 2021 per mettere ordine nell’economia, il che è lodevole. In prospettiva, le autorità cinesi sono chiamate a perseguire un delicato equilibrio economico: mantenere la disoccupazione al di sotto del livello critico del 5,5%, proseguendo al contempo la stretta creditizia nei settori altamente indebitati come l’immobiliare, le amministrazioni locali e le imprese statali. Nel frattempo, Pechino sta cercando di stimolare i consumi interni e di ridurre la dipendenza dal mondo esterno – in termini sia di esportazioni che di investimenti esteri – in un periodo di continue tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Le piccole e medie banche cinesi, che nel 2020 hanno dato il principale contributo all’espansione del credito per contrastare la pandemia, sono le più esposte al settore immobiliare. Mentre le cinque maggiori banche sono adeguatamente patrimonializzate e sono cresciute in modo ordinato, a giudicare dagli standard occidentali circa la metà degli istituti di minori dimensioni è tecnicamente insolvente. A partire dalla crisi finanziaria globale l’attivo delle “Big Five” è passato dal 110% al 135% del PIL, mentre quello delle banche più piccole è schizzato dal 90% al 190%. Ciononostante, la Cina è consapevole del problema e possiede le risorse per risolverlo. Una crisi finanziaria sembra improbabile, data l’assenza di un evidente canale di contagio verso i mercati finanziari globali: le banche cinesi si finanziano a livello nazionale e la People’s Bank of China (PBoC) dispone di un potente arsenale di strumenti da impiegare in caso di problemi di finanziamento. Malgrado la presenza di potenziali catalizzatori interni ed esterni in grado di innescare un congelamento dei finanziamenti, nessuno di essi potrebbe materializzarsi senza una perdita di fiducia nel sistema, che sembra improbabile.Tuttavia, malgrado le sorprese normative del 2021 e il rallentamento della crescita economica, rimangono opportunità per investire nell’ampio universo azionario cinese. Nonostante gli ostacoli normativi associati all’e-commerce, alla prosperità comune e ai servizi di doposcuola, in molte altre aree le politiche di Pechino sono incoraggianti. Tra queste figurano la produzione manifatturiera ad alto valore aggiunto e l’energia verde, ad esempio nel settore dei veicoli elettrici. Gli obiettivi strategici emersi dal 2021, anziché agire da freno, daranno un forte impulso a questi settori. (Abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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Gaming, settore in crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A cura di Richard Mercado, CFA Analyst and Portfolio Manager di Comgest. Il gaming è un settore in rapida crescita caratterizzato da margini elevati, marchi globali e la capacità di raccogliere e monetizzare i dati raccolti dalle sue piattaforme utilizzate da milioni di giocatori. Le entrate del settore a livello globale si avvicinano ai 200 miliardi di dollari dopo diversi anni di forte crescita. La portata dell’evoluzione del gaming da settore imprevedibile a settore che ha poi dimostrato di poter offrire rendimenti all’investitore e che ha ampi margini di ulteriore crescita è, a nostro avviso, ancora sottovalutata.Nel corso del tempo, l’impegno del giocatore diminuisce e il tasso di sostituzione aumenta la probabilità che il giocatore cerchi giochi alternativi con cui giocare. La connettività digitale ha cambiato questo modello e ha migliorato la capacità delle aziende di gaming di prolungare il ciclo di vita dei propri prodotti. La connettività facilita anche i pagamenti noti come “microtransazioni” con cui i giocatori possono acquistare oggetti utili come armi o vite aggiuntive. Le motivazioni dei giocatori che sono alla base di questi acquisti sono le più diverse, come velocizzare l'”investimento” nei loro personaggi o rappresentare il proprio look nei personaggi.Le opzioni di monetizzazione facilitate dalla connettività hanno portato non solo a un aumento delle vendite ma anche a una espansione dei margini. Le aziende possono vendere i download di giochi in versione completa direttamente ai consumatori, eliminando la necessità di pagare i costi di distribuzione al rivenditore o i costi relativi al packaging. Stimiamo che il margine lordo sul download di giochi in versione completa sia di circa il 70%, rispetto a circa il 55% per un gioco “fisico” in scatola. I contenuti scaricabili generano margini lordi dal 70% al 90%, e le microtransazioni dal 90% al 95%; in entrambi i casi i margini sono alti perché i costi di sviluppo della storia e del gioco sono già stati sostenuti e aggiungere funzionalità aggiuntive può essere semplice come disegnare un abito o una “skin” per il giocatore. Catturare ulteriori margini dai distributori rappresenta una fonte di potenziale crescita futura dei margini per le aziende. L’iPhone, messo in vendita per la prima volta nel 2007, ha reso il gioco onnipresente.Le argomentazioni economiche a favore del gioco sono convincenti, ma come per molti altri settori e prodotti, ci può essere una tendenza ad abusare della fiducia dei clienti che può influenzare la sostenibilità a lungo termine del settore. Nel caso del gioco, le preoccupazioni sugli effetti sulle dipendenze, sulla salute mentale e l’equilibrio tra la soddisfazione della domanda dei consumatori e la manipolazione delle loro abitudini sono dibattiti fondamentali. Alcuni studi hanno dimostrato che i videogiochi possono aiutare a sviluppare le abilità cognitive e la neuroplasticità. Una ricerca dell’Università di Oxford ha scoperto che il tempo passato a giocare è positivamente associato al benessere. Tuttavia, all’interno del settore, un movimento emergente “me too” rappresenta un grosso rischio dal punto di vista delle risorse umane. Il settore dei videogiochi è stato colpito da problematiche come molestie sessuali, salari iniqui e ritorsioni, e questo può impedire alle aziende di attrarre e trattenere il talento e la creatività femminili. La più recente controversia riguarda Activision Blizzard che è accusata di discriminare sistematicamente le proprie dipendenti donne in termini e condizioni di impiego (compenso, dimissioni, promozione e licenziamento). Questo è ovviamente qualcosa su cui gli investitori e i consigli di amministrazione devono impegnarsi attivamente, in modo da garantire che un ambiente dominato dagli uomini adotti le culture e i comportamenti appropriati al fine di ottenere una forza lavoro aziendale più equilibrata a tutti i livelli. In definitiva, un settore del gaming sano e sostenibile richiederà una combinazione di comportamenti aziendali etici e di responsabilità del consumatore all’interno di un quadro normativo appropriato. (abstract http://www.verinieassociati.com)

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L’agricoltura italiana continua a crescere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2021

L’agricoltura italiana è sempre più in grado di reggersi sulle proprie gambe e di svilupparsi nonostante la riduzione del sostegno pubblico – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. L’ultimo rapporto del Crea rivela che negli ultimi 20 anni i fondi pubblici per il primo settore si sono ridotti di ben 4 miliardi di euro. Lo studio analizza anche la distribuzione dei fondi, sottolineando che sono per la maggior parte destinati alle regioni del nord dove prevale l’agricoltura intensiva.L’immagine consolidata dell’agricoltura come settore assistito non rispecchia più la realtà in rapido mutamento – continua Tiso. Il dato sulla riduzione dei sostegni si può leggere da diversi punti di vista. Da una parte rispecchia il crescente disimpegno pubblico da un settore fondamentale per il sistema Paese, un dato che non può essere giudicato in modo positivo. Dall’altra conferma la forza dell’agricoltura, che prosegue il suo sviluppo mostrando di sapersi adattare alla congiuntura con rinnovata vitalità. Il settore primario è insomma sempre meno dipendente dai contributi europei, nazionali e regionali e sempre più solido e autonomo, grazie alla crescente capacità di fare impresa. L’analisi del sostegno pubblico non può naturalmente limitarsi al dato quantitativo, ma deve estendersi anche a quello qualitativo per comprendere come sono spesi i fondi. Sotto questo profilo emergono due nodi critici: la spesa pubblica è diretta per lo più al nord, che gode già di un vantaggio competitivo e infrastrutturale rispetto al Mezzogiorno, e sostiene in modo prevalente proprio quelle coltivazioni di carattere intensivo che il Green Deal europeo vorrebbe limitare. È quindi indispensabile correggere questi squilibri se si vuole rilanciare il nostro Sud e realizzare la transizione ecologica.

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La crescita delle criptovalute in Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Da qualche tempo i media esaltano la crescita straordinaria delle criptovalute nei Paesi dell’Africa e, in generale, in quelli emergenti e in via di sviluppo. Secondo Chainalysis, la società privata di New York che studia le applicazioni delle nuove tecnologie chiamate blockchain, nel 2020 il mercato delle criptovalute in Africa è cresciuto più del 1200%. Nella top list internazionale dei 20 Paesi, primi per il loro utilizzo, 5 sono africani, la Nigeria, il Kenya, il Togo, il Sudafrica e la Tanzania. Per l’Africa non si tratta della quota del mercato ma del numero di cittadini coinvolti. Anche il World Economic Forum afferma che nel 2020 il settore sarebbe cresciuto di 105,6 miliardi di dollari nel continente africano. La cosiddetta blockchain è un insieme di tecnologie informatiche che permettono di creare un registro digitale che memorizza le transazioni di dati tra diverse parti collegate tra loro in modo aperto e protetto. Può avere applicazioni positive e innovative in vari settori. Può essere usata anche in rapporto al cosiddetto “internet del valore”, con il quale, invece delle informazioni, si scambiano dei valori, come le monete. E qui entrano in gioco le criptovalute, di cui abbiamo parlato in passato. Esse operano globalmente attraverso reti informatiche che mettono in contatto diretto, peer-to-peer, gli utenti e i loro computer. Sono decentralizzate e, quindi, senza la tradizionale gestione centralizzata delle banche e dei governi. Sono già parecchie centinaia. Anche tutte le bigtech, i giganti tecnologi globali, come Amazon, Google, Facebook, la cinese Alibaba, ecc. lavorano per creare le proprie criptomonete, totalmente private e fuori da ogni tipo di controllo governativo e istituzionale. Ve ne sono per transazioni finanziarie di ogni dimensione, come la dash per piccoli acquisti, il litecoin per pagare le bollette, gli abbonamenti, la paxful in particolare per le rimesse e il bitcoin per operazioni più grandi. Per la popolazione africana, che per il 57% non ha ancora accesso ai servizi bancari, esse sono molto attraenti. Basta avere uno smartphone. In Africa, anche la debolezza delle monete locali, i tassi di cambio volatili, i sistemi politici e bancari instabili, le restrizioni finanziarie, i rischi d’inflazione e la poca fiducia nelle istituzioni nazionali, giocano un ruolo a favore delle criptovalute. Possono essere usate, e lo sono già, per le rimesse dei migranti. I costi di transizione sono inferiori a quelli dei centri di money transfer. Il volume di rimesse supererebbe i 50 miliardi di dollari in criptomonete. Per esempio, un terzo degli utenti della paxful si trova in Africa, in particolare in Nigeria, dove se ne contano già un milione e mezzo. Se a livello locale appaiono interessanti, a livello globale le cose sono più complesse. L’andamento altalenante del bitcoin nel 2021 docet!. Non si tratta di semplice “volatilità” ma di speculazioni forsennate e fuori da ogni controllo. In caso di un loro crollo, si perderebbe tutto. La loro capitalizzazione totale è passata dai 16 miliardi di dollari di 5 anni fa a oltre 2.300 miliardi di oggi. Sono diventate un potenziale “rischio sistemico” e possono provocare degli sconquassi finanziari globali. I governi e le banche centrali del mondo sono giustamente preoccupati per la tenuta del sistema monetario. Sottraendosi a ogni controllo, le criptovalute possono anche essere usate da organizzazioni criminali e terroristiche. Non è un caso che gli hacker abbiano recentemente sottratto informazioni preziose alla Regione Lazio e alla SIAE, chiedendo un riscatto in bitcoin per rilasciare i dati rubati. Il G7 e la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea hanno definito le criptomonete una «crescente minaccia alla politica monetaria, alla stabilità finanziaria e alla concorrenza». Ovviamente, le monete digitali, come l’eNaira della Nigeria o l’euro digitale, non sono da confondere con le criptovalute. Tutti i Paesi del mondo stanno affrontando la digitalizzazione dei pagamenti e dei trasferimenti monetari. Le prime sono gestite dalle autorità governative e dalle banche centrali, le seconde, invece, non avendo alcuna garanzia né controllo, sono delle valute esclusivamente private. Come nel medio evo! Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Il ruolo del docente nella crescita degli alunni

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

Ripartono le attività formative per insegnanti di ogni ordine e grado, gratuite e aperte a tutti, di FAES Campus, la Scuola di alta formazione del FAES a cui collaborano dirigenti e docenti scolastici, professori universitari e pedagogisti. Si tratta di tre cicli di 3 o 4 lezioni, su differenti temi che verranno sviluppati online tra il 17 novembre e l’11 maggio, il mercoledì pomeriggio tra le 16.30 e le 18. Scuole FAES è un network di oltre 500 scuole nel mondo – dagli asili nido ai licei – che segue un metodo basato su educazione personalizzata, didattica partecipativa, tutoring, alleanza scuola famiglia: grazie alla propria esperienza e a partnership qualificate con professionisti e Università, promuove progetti di formazione e ricerca per contribuire allo sviluppo dei contesti scolastici e alla loro valorizzazione. Per l’anno scolastico 2021-22, FAES Campus propone tre cicli di incontri. Il primo, in partenza il 17 novembre, verterà su “Essere in relazione, coltivare le relazioni: il ruolo dei docenti nella crescita degli alunni”: quattro appuntamenti (17 novembre, 1 e 15 dicembre, 19 gennaio) su temi che vanno dall’individualismo all’educazione all’amicizia e ai rapporti di coppia, fino alla comunicazione gentile. Il 9 febbraio sarà la volta di aspetti legati all’etica della professione docente: insegnare l’etica della professione, il docente come guida (elementi di leadership etica), come trovare il coraggio di fare la cosa giusta sono gli argomenti che verranno affrontati rispettivamente il 9 e 23 febbraio e il 16 marzo. L’ultimo ciclo riguarderà invece la didattica innovativa e l’apprendimento attivo: si partirà da “La filosofia dell’active learning, il punto di vista psicologico” (30 marzo) e “Strategie didattiche per apprendimenti plurali” (6 aprile) per continuare con “Tecnologia efficace per accrescere competenze negli studenti” (27 aprile) e concludere con “Gli ostacoli all’apprendimento: disturbi emotivi e relazionali” (11 maggio). Le lezioni online saranno tenute da docenti universitari e professionisti qualificati: Riccardo Fanciullacci, docente di Filosofia e Etica della comunicazione all’Università degli Studi di Bergamo; Saverio Sgroi, educatore e orientatore; Armando Catapano, cappellano del Collegio Universitario Torriana di Fondazione RUI Milano; Giovanni Grandi, docente di Filosofia morale e Etica pubblica e conflitti all’Università degli Studi di Trieste; Paola Premoli, docente di Etica nelle organizzazioni all’Università degli Studi di Padova; Fabrizio Bracco, docente di Metodi e strumenti in psicologia dell’orientamento e Ergonomia cognitiva all’Università degli Studi di Genova; Davide Parmigiani, docente di Media e tecnologie per la didattica e Strategie didattiche attive all’Università degli Studi di Genova. Per informazioni più puntuali e iscrizioni consultare il sito https://www.faesmilano.it/faes-campus/

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Il mercato immobiliare torna a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 14 novembre 2021

A fronte di un deciso recupero delle compravendite residenziali (+73% nel II trimestre dell’anno) e dei prezzi al metro quadro (+1,7% per i nuovi immobili nel terzo trimestre 2021 e +2,6% per quelli usati) nel mese di ottobre si registra una ulteriore crescita dell’importo medio dei mutui richiesti (+6,8%), che con 142.345 Euro tocca il valore più elevato in assoluto degli ultimi 10 anni.Malgrado questo, la dinamica del comparto fa segnare una nuova flessione (-16% rispetto al mese di ottobre 2020), in linea con il trend del trimestre precedente, malgrado la costante crescita (+2,6 punti percentuali) delle istruttorie presentate dagli under 35, che oggi arrivano a piegare una quota record del 30% del totale. È questo il quadro che emerge dall’analisi delle richieste registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF. Nel complesso, le richieste tra 100.000 e 150.000 euro rappresentano la soluzione preferita dagli italiani (circa 30% del totale) – un dato sostanzialmente in linea con il corrispondente periodo del 2020. Al secondo posto (con il 25,6%) permane la classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro, mentre valori al di sotto dei 100.000 euro caratterizzano 4 richieste su 10. Nello specifico con il 30% delle richieste complessive, è il dato più alto degli ultimi 10 anni, favorito dalle misure adottate dal governo nazionale con il decreto Sostegni bis. Nello specifico, la classe tra i 18 e i 24 anni è arrivata al 2,7% rispetto al 2,2% di un anno fa, e quella tra i 25 e i 24 anni, che spiega il 27,3% del totale contro il 25,2% di ottobre 2020. La classe di età che spiega la quota maggioritaria delle richieste di mutuo rimane comunque quella compresa tra i 35 e i 44 anni, con il 32,7%% del totale. Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata si conferma il trend degli scorsi mesi che vede la classe compresa tra i 26 e i 30 anni sempre più in cima alle preferenze delle famiglie italiane, con il 27,6% del totale (+4,4%). Cresce anche (+1,1% vs 2020) la classe di durata tra i 20 e i 25 anni, che assorbe il 24,1% delle richieste totali. In generale, quasi 8 richieste su 10 presentano piani di rimborso superiori ai 15 anni, a conferma dell’atteggiamento tradizionalmente prudente delle famiglie italiane, che tendono a spalmare la restituzione del finanziamento su un orizzonte temporale sufficientemente lungo nel tentativo di ridurre quanto più possibile il peso delle rate sul bilancio familiare.

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E’ il momento d’investire per far crescere il mercato

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

Nel 2021 il 5G è un mercato ancora agli inizi, con una filiera in costruzione, ma sono stati fatti importanti passi avanti rispetto ai dodici mesi precedenti. In primo luogo, è aumentata la copertura, che oggi è pari a una decina di punti percentuali in 5G Non Standalone e al 95% della popolazione servita in Dynamic Spectrum Sharing[1], utilizzando quindi, in gran parte, le frequenze 4G. È stato avviato il mercato consumer, con la crescita delle vendite di terminali 5G ai consumatori finali e delle sottoscrizioni 5G. Nel mercato Business, sono emersi i primi casi d’uso con imprese e pubbliche amministrazioni: al momento se ne contano una decina sul territorio italiano, fra progetti commerciali, iniziative sviluppate grazie a finanziamenti europei o co-investimenti con le telco, in diversi ambiti, come Smart & Connected Vehicle – Safety (soluzioni per migliorare la sicurezza dei guidatori), Autonomous Vehicle & Smart Road e Remote Monitoring – Distributed Assets[2]. Un numero contenuto (come negli altri paesi europei, del resto) ma con benefici già concreti, come la riduzione dei costi di alcuni processi, l’aumento della produttività e la riduzione delle emissioni.È cresciuta la conoscenza delle caratteristiche del 5G da parte delle aziende end user, le potenziali utilizzatrici di questa tecnologia: il 30% ha un livello di conoscenza almeno buono, contro il 24% del 2020, e soltanto il 27% non la conosce affatto (era il 48% lo scorso anno). Le imprese dimostrano anche una maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dal 5G, con il 34% che lo valuta positivamente e si sta attivando per capire come sfruttarlo (14 punti in più del 2020) e il 30% che dichiara di aver avviato progetti o iniziative pilota nell’ambito o di volerlo fare nel prossimo anno. Anche le imprese della filiera ICT si stanno muovendo: il 43% ha attivato o intende attivare progetti 5G nei prossimi 12 mesi. Ora è il momento di sfruttare l’esperienza dei primi casi e la maggiore maturità delle imprese per investire e far crescere un mercato ancora immaturo ma con grandi opportunità da cogliere. Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio 5G & Beyond della School of Management del Politecnico di Milano. Oltre alle caratteristiche più note, sono tre le novità architetturali di grande prospettiva che spingeranno lo sviluppo del 5G. Le tecnologie radio a onde millimetriche (mmWave), che, combinate con le tecnologie FWA, permettono di raggiungere le prestazioni della fibra, come picco di downlink e uplink. Ma anche le soluzioni di Multi-access Edge Cloud (MEC), che consentono di trasformare la rete in una piattaforma di calcolo (quindi non solo connettività) e di avvicinare la distanza tra terminali e server delle applicazioni per ridurre la latenza. L’Osservatorio ha censito 98 startup internazionali 5G finanziate fra il 2016 e il 2020 per un totale di 2,2 miliardi di dollari di investimenti raccolti, pari a un finanziamento medio di 26 milioni di dollari. Le principali tecnologie 5G sfruttate sono l’Edge Computing (21% delle startup), seguito dall’URLLC (9%), ma buono l’interesse anche per l’Open RAN. Tra le tecnologie ancillari, la più esplorata è l’Artificial Intelligence (30%) per offrire servizi alle aziende clienti e l’ottimizzazione della gestione della rete, e l’IoT (28%).

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La crescita rallenta ma le azioni continuano a sovraperformare

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Di recente abbiamo notato indicatori che mostrano un rallentamento della spinta economica in molte aree chiave. Le azioni, tuttavia, continuano a performare in senso positivo. Come si spiega? Partiamo dalla teoria. È possibile mettere in relazione crescita economica e rendimenti azionari? Le evidenze sono contrastanti soprattutto nel breve e nel medio termine. Un’ampia letteratura sostiene che la correlazione sia piuttosto scarsa. Il primo punto da menzionare riguarda le valutazioni: se la crescita è forte, ma le valutazioni sono elevate, ciò potrebbe suggerire il fatto che le azioni prezzino già tale crescita. Una relazione più interessante potrebbe esserci tra la crescita economica e gli utili aziendali. Anche questa relazione non è, tuttavia, così chiara. In termini di dati storici, è notevole il caso della Cina, dove una crescita molto forte del PIL reale non si è sempre tradotta in una migliore redditività aziendale.Aggiungiamo che la crescita del PIL reale potrebbe non essere la metrica più importante per gli investitori azionari. Dopotutto, gli investitori sono interessati ai rendimenti nominali. Tutto considerato, ci sembra di poter dire che la crescita economica a breve termine potrebbe non essere il driver più importante per i rendimenti azionari. L’attuale contesto di crescita sembra un po’ più debole di quanto ci saremmo aspettati alcuni mesi fa. Ecco alcuni grafici per illustrare il punto. Il primo mostra le previsioni per il PIL degli Stati Uniti per il 2021 e suggerisce che le previsioni sono positive ma sono state riviste al ribasso durante il secondo semestre. Niente di drammatico, ma la direzione del trend (un rallentamento della forte ripresa recente) sembra abbastanza chiara. Lasciando in pace i cinici per un momento, sembra chiaro che le aziende statunitensi quotate abbiano continuato a fare bene nel terzo trimestre. Ma forse questo non coglie appieno l’intera portata delle sfide – catena di approvvigionamento, inflazione – che si stagliano all’orizzonte. Guardando i dati forniti da Reuters, possiamo vedere che, per le società che hanno segnalato finora, in media le aspettative per il prossimo trimestre sono diminuite solo marginalmente (di meno dell’1%). Questi cambi nelle aspettative sono probabilmente la conseguenza dei segnali che le aziende mandano agli analisti per indicare un trend di rallentamento. Sfortunatamente, non disponiamo di dati esaustivi per stabilire con certezza se si tratti di una tendenza fisiologica dopo mesi di forte espansione o del sintomo di un rallentamento più strutturale dell’economia. Ma si tratta di un altro indizio da considerare nell’ambito delle nostre valutazioni sui mercati e dell’economia nei prossimi mesi. (abstract) http://www.moneyfarm.com

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Prezzi al consumo in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Dati Istat, stime preliminari per ottobre sui prezzi al consumo: +0,6% a livello mensile, +2,9% su base annua (il mese di settembre era +2,5%). Accelerazione dovuta essenzialmente ai beni energetici, la cui ricaduta sugli altri beni e servizi si fa sentire. Dopo meno di un mese dei nuovi livelli stellari di gas ed elettrici, non ci si poteva aspettare altro. Prospettiva: peggio che mai. In Italia sembra che il governo abbia già dato il massimo. In Europa ci hanno detto di arrangiarci pur consolandoci che si tratta di situazione temporanea che dopo l’inverno dovrebbe tornare a livelli “standard”. Noi, intanto, abbiamo a che fare coi primo freddi e quindi consumi energetici in crescita, e continuiamo a nutrirci, muoverci, pensare, studiare, divertirci, etc, per cui le ricadute sui prezzi dei beni e dei servizi ce le prendiamo tutte. In un contesto in cui l’emergenza lavoro continua (è stata anche rinviata la scadenza della cassa integrazione, oltre a pagamenti di varie pendenze fiscali), lo Stato continua a regalare soldi ad Alitalia e a Mps e molte attività economiche continuano ad essere a regimi limitati causa covid… che non accenna a diminuire anche se grazie a vaccini e green pass ci soffoca di meno.Non pretendiamo di delineare le politiche economiche dello Stato per non soffrire così come soffriamo, non ne abbiamo neanche capacità. Pretendiamo solo di comprendere e di avere opportunità. Comprendere. Perché le tante Alitalia e Mps sì, e non, per esempio, zero riduzioni fiscali su benzina? Opportunità. Siamo sicuri che lo Stato stia dando il necessario perché, per esempio, i fondi Next Generation Eu e tanti altri soldi che ci arrivano dall’Unione siano alla portata di tutti? La Corte dei Conti europea ci ha detto che ne utilizziamo solo il 45% … solo perché non abbiamo idee o forse le opportunità non sono chiare a chi ci amministra e, di conseguenza, noi ne sappiamo pochissimo? (Comunicato stampa Aduc.

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BCE: Meno crescita, più inflazione. Che fare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Tassi invariati, in linea con le attese. Come era facile attendersi, la BCE ha lasciato i tassi invariati rispetto a settembre. Inoltre, il testo del comunicato non presenta cambiamenti degni di nota. Nel corso della conferenza stampa sono tuttavia emersi alcuni spunti interessanti. Ne evidenziamo tre in particolare.Primo, il dibattito sull’inflazione. Come era facile attendersi, gran parte della conferenza stampa si è concentrata sul tema dell’inflazione. La BCE appare granitica nella sua convinzione che le tre cause del rialzo dell’inflazione (prezzi dell’energia, fattori legati a problemi dal lato della produzione (supply chains) e fattori statistici legati all’IVA in Germania) siano destinati a diminuire nei prossimi mesi.D’altro canto, la BCE ammette apertamente che alcuni di questi fattori – ad esempio i problemi sulle supply chains – si protrarranno più a lungo del previsto e quindi l’inflazione supererà le attese nel breve periodo. Le implicazioni di medio periodo sui prezzi andranno ovviamente monitorate, attraverso ad esempio le dinamiche salariali. Per adesso, la BCE non appare in ogni caso preoccupata.Secondo, la divergenza tra il mercato e la BCE sui prossimi passi di politica monetaria. Il mercato sta prezzando un rialzo dei tassi BCE entro la fine del 2022, molto prima di quanto le ultime previsioni o il tono stesso della BCE lascino intendere. Ricordiamo, infatti, che la BCE ritiene che tre condizioni debbano essere soddisfatte prima di alzare i tassi: i) inflazione al 2% nel mezzo del suo orizzonte di previsione; ii) inflazione che si mantiene su quei livelli per il resto dell’orizzonte di previsione; iii) inflazione core in risalita e destinata anch’essa ad attestarsi al 2%.Al momento, la BCE non ritiene che queste condizioni possano essere soddisfatte nel 2022, come invece si aspetta il mercato. Anche se forse ci si aspettava un messaggio più netto dalla Lagarde, quest’ultima ha comunque voluto prendere le distanze dal market pricing attuale, sostenendo che la BCE continuerà a ripetere il suo messaggio con convinzione, anche se differisce dalle aspettative degli operatori finanziari. Terzo, il ruolo del PEPP e dei suoi successori. La Lagarde si aspetta che il PEPP si concluda a marzo 2022, il che sembra escludere a priori ogni discussione di una sua estensione temporale. Questo può sembrare un messaggio hawkish, ma la vera domanda è che tipo di programma verrà dopo il PEPP. La Lagarde ha sostenuto che si augura che la flessibilità del PEPP continui ad essere una caratteristica dei programmi futuri. Questa flessibilità sarebbe un fattore chiave per permettere alla BCE in futuro di comprimere gli spreads in maniera più selettiva, ma non è chiaro se ci sia accordo nel Consiglio su questo punto.Meno crescita, ma più inflazione: occhi puntati su dicembre. Molti dei quesiti sollevati oggi avranno risposta soltanto nel corso della riunione del 16 dicembre, quando la BCE pubblicherà le nuove previsioni macro (che includeranno il 2024) e annuncerà come il PEPP verrà rimpiazzato (forse da un nuovo APP).È oramai chiaro che ci sono divergenze non solo tra il mercato e la BCE ma – forse più rilevanti – all’interno del Consiglio stesso. Con l’uscita progressiva dalla pandemia, ci sono tutti gli ingredienti perché le tensioni (mai del tutto sopite) tra falchi e colombe si intensifichino nei prossimi mesi. I falchi non vedono di buon grado che, con la fine della fase più severa della pandemia, la BCE debba continuare ad essere così attiva sul mercato, specialmente in un momento in cui le aspettative d’inflazione sono in rapida ascesa e la banca centrale dovrebbe iniziare a ridurre lo stimolo monetario. D’altro canto, le colombe ritengono prematuro ridurre lo stimolo, visto che la ripresa in Eurozona rimane più debole che – ad esempio – negli USA e i problemi sul lato delle supply chains stanno indebolendo l’industria. Trovare un compromesso che riesca ad accontentare tutti non sarà facile.

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L’editoria italiana di varia verso una crescita a due cifre nel 2021

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Potrebbe chiudere l’anno con una crescita a due cifre, compresa tra l’11% e il 16%, l’editoria italiana di varia, ovvero libri a stampa di narrativa e saggistica venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, per un giro d’affari (vendite a prezzo di copertina) tra gli 1,6 e 1,7 miliardi di euro. Nel 2019 le vendite sono state pari a 1.487 milioni, 1.470 nel 2020.La proiezione, ottenuta sommando al risultato dei primi nove mesi i valori del 2019 (per la stima più prudente) e del 2020 (per quella più ottimista), è contenuta nell’analisi periodica del mercato che l’Associazione Italiana Editori (AIE) realizza in collaborazione con NielsenIQ e che è stata discussa oggi 15 ottobre al Salone internazionale del Libro di Torino, durante un incontro moderato da Sabina Minardi (L’Espresso) e a cui hanno partecipato, accanto al presidente di AIE Ricardo Franco Levi e al responsabile dell’ufficio studi Gianni Peresson, Enrico Selva Coddè (Mondadori Libri), Stefano Mauri (Gems), Isabella Ferretti (66thand2nd), Vittorio Anastasia (Ediciclo editore) e Aldo Addis (vicepresidente Associazione Librai Italiani).Le vendite dei primi nove mesi – Nei primi nove mesi dell’anno le vendite nel settore della varia sono state pari a 1.037 milioni di euro, segnando una crescita del 29% sul 2020 e del 16% sul 2019. Come numero di copie, i nove mesi si attestano a 72 milioni di copie, in crescita del 31% sul 2020 e del 18% sul 2019. Il prezzo medio di copertina del venduto è infatti in calo e pari a 14,35 euro (-1,9% sul 2020 e -1,7% sul 2019).I canali – Le librerie fisiche tornano primo canale di vendita: sono a quota 499,9 milioni (362,5 milioni nel 2020), contro i 479,1 milioni delle librerie online (383,4 milioni nel 2020), e i 58,1 milioni della grande distribuzione (57,9 milioni nel 2020). A livello di quote di mercato le librerie hanno il 48,2%, tre punti percentuali in più rispetto al 2020 ma oltre dieci in meno rispetto al 2019. L’online pesa per il 46,2%, la grande distribuzione per il 5,6%.Titoli pubblicati in crescita – Rispetto al 2020, anno in cui la pandemia aveva fatto segnare una notevole contrazione delle novità a stampa nel settore della varia, c’è stata una parziale ripresa. Sono 52.500 le novità a stampa pubblicate nei primi nove mesi, in crescita del 9,6% rispetto al 2020 ma in calo del 2,5% rispetto al 2019.I generi – Sono in crescita uniforme tutti i generi, narrativa e saggistica, con picchi per i libri su giochi e tempo libero (+251%), fumetti (+202%) e attualità politica (+66%). I primi 50 libri più venduti pesano sul mercato solo il 6,2% a valore e il 5,5% a numero di copie. Non subisce variazioni significative – infine – l’equilibrio tra i primi cinque gruppi editoriali e gli altri editori: i primi hanno il 45,2% del mercato della varia, i secondi il 54,8%, in crescita di meno di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

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L’editoria di varia cresce ancora

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

Continua la crescita dell’editoria italiana nel 2021: nei primi nove mesi dell’anno il mercato di varia, ovvero libri di fiction e non fiction venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, vale 1.037,1 milioni di euro, in aumento del 29% sul 2020, anno della pandemia, e del 16,2% rispetto al 2019. Il dato fa parte della consueta analisi periodica che l’Associazione Italiana Editori (AIE) realizza in collaborazione con NielsenIQ e che verrà discussa al Salone internazionale del Libro di Torino il prossimo 15 ottobre. “Si consolida un andamento che avevamo già rilevato alla fine del 2020 e poi nel primo semestre dell’anno – spiega il presidente dell’AIE Ricardo Franco Levi –: sono numeri che impongono una riflessione attenta e siamo contenti di poterla fare assieme a grandi protagonisti del settore in occasione del Salone di Torino, la cui riapertura in presenza è un nuovo segno di vitalità dell’editoria italiana”. L’incontro “Il mercato del libro nei primi nove mesi del 2021” è in programma il 15 ottobre dalle 12 alle 13 in Sala Blu, moderato dalla giornalista Sabina Minardi (L’Espresso). Dopo la presentazione dei numeri a cura di Giovanni Peresson (responsabile ufficio studi AIE) e l’introduzione del presidente AIE Ricardo Franco Levi, ne discuteranno Enrico Selva Coddè (vicepresidente e amministratore delegato Trade di Mondadori Libri), Stefano Mauri (presidente e amministratore delegato di Gems), Isabella Ferretti (66thand2nd), Vittorio Anastasia (Ediciclo editore), Aldo Addis (vicepresidente Associazione Librai Italiani).

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Mercati europei in crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

A cura di Arnaud Cosserat, Gestore del fondo Comgest Growth Europe di Comgest. In agosto i mercati hanno continuato a salire e l’indice MSCI Europe ha raggiunto nuovi picchi. I timori riguardanti la diffusione della variante Delta del Covid-19 hanno portato a una sottoperformance delle società retail, dell’aerospaziale e delle bevande, mentre società più difensive e il settore tecnologico hanno sovraperformato.Nel settore farmaceutico, Novo Nordisk è cresciuta nettamente, dato che il successo superiore alle aspettative del suo nuovo farmaco per combattere l’obesità (Wegovy) ha portato la società a rivedere al rialzo le stime per tutto l’anno. Continuiamo a ritenere che il forte potenziale di Novo nei farmaci della classe GLP1 (cura del diabete) e contro l’obesità porterà a un periodo di crescita accelerata nei prossimi anni. Una società che spicca è inoltre Adyen, società di pagamento olandese valutata ad oltre 80 mld di euro, che sta rapidamente diventando un gigante mondiale tra le fintech. Adyen continua a ottenere risultati eccezionali, con una crescita dei ricavi del 46% e il raddoppio dell’EPS nel primo semestre 2021.Il gruppo multinazionale LVMH ha registrato un calo insieme al settore del lusso in generale, a causa delle inquietudini per l’impatto che l’obiettivo di prosperità comune del Partito Comunista cinese potrebbe avere sulla domanda di beni di lusso. Sebbene questo resti un rischio, esso è attentamente controbilanciato dalla prospettiva che un ampliamento della classe media in Cina possa consentire di creare una domanda ambiziosa. Ambu, società di tecnologia medica, ha continuato a perdere terreno, dopo aver già ridotto le stime per tutto l’anno a luglio, a causa dei ritardi nel lancio del suo broncoscopio usa e getta di quinta generazione. Da un punto di vista ambientale e di governance, tuttavia, la società ha fatto progressi nominando due nuovi membri del consiglio di amministrazione e sottoscrivendo l’iniziativa Science Based Targets per la riduzione delle emissioni di CO2.

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L’industria delle Life Science come motore di innovazione e crescita sostenibile per il Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

All’alba del nuovo ciclo economico e con l’arrivo dei primi fondi connessi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il settore produttivo è chiamato ad un ruolo da protagonista per la ripartenza del Paese, in sinergia e dialogando con il pubblico e le istituzioni. Il settore delle Life Science, in particolare, ha fornito un contributo decisivo durante la pandemia e ha evidenziato l’importanza per il Paese di poter contare su un sistema di ricerca scientifica all’avanguardia e di una filiera di produzione e distribuzione di farmaci e dispositivi efficiente e resiliente. È stato questo il punto di partenza dell’evento “L’industria delle Life Sciences come motore di innovazione e crescita sostenibile per il Paese. Modelli per il rilancio nella new normality”, organizzato da The European House – Ambrosetti, 1˚ Think Tank in Italia e 4° nell’Unione Europea nella categoria “Best Private Think Tanks” nell’ultima edizione del “Global Go To Think Tanks Report” dell’Università della Pennsylvania e tra i più rispettati indipendenti al mondo su 11.175 a livello globale e Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico nei settori Healthcare, Life Science ed Electronics, con sede centrale a Darmstadt (Germania) e con una presenza molto rilevante in Italia.L’evento, moderato da Frediano Finucci (Caporedattore economia ed esteri, TG LA7), è stato aperto dall’Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia Viktor Elbling, che ha sottolineato il potenziale di una più stretta cooperazione tra Germania e Italia per la crescita degli investimenti e dell’industria.A seguire la professoressa Veronica De Romanis (Full Professor, Università LUISS Guido Carli, Roma), ha illustrato come, “per poter sfruttare al meglio i fondi collegati al PNRR, sarà necessario mettere le imprese, soprattutto quelle innovatrici, nella condizione di crescere, investire e generare valore per l’economia e per la società. Particolare importanza assumerà il contributo di donne e giovani, per cui la pandemia ha reso la situazione ancor più drammatica e che il sistema economico produttivo dovrà saper mettere nelle condizioni di partecipare al rilancio”.Tra i molti dati analizzati nello studio, si evidenzia come Merck fornisca un contributo al PIL complessivo, tra diretto, indiretto e indotto, di 403 milioni di euro. Questo grazie al coinvolgimento diffuso della filiera e a investimenti crescenti: tra il 2015 e il 2019 l’azienda ha investito in Italia 174 milioni di euro (+4,9% medio annuo, un ritmo più elevato della media del settore farmaceutico), concentrati in particolare al Sud presso il sito produttivo di Modugno-Bari. I dipendenti diretti di Merck nel nostro Paese sono oltre 1.200 (con il 50,7 di occupazione femminile), ma superano le 4.000 unità considerando anche l’occupazione sostenuta nelle filiere coinvolte.Questi importanti impatti sono stati commentati da Jan Kirsten (General manager, Healthcare, Merck Italia): “Lo studio della European House of Ambrosetti evidenzia molto bene il valore generato da Merck in Italia e le caratteristiche distintive della nostra presenza. Siamo infatti l’unica tra le maggiori multinazionali estere del settore presenti in Italia a coprire tutte le fasi della filiera, dalla ricerca preclinica e clinica alla produzione e commercializzazione del farmaco, senza trascurare la fornitura di reagenti e strumentazione a supporto della ricerca scientifica.

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ll Giappone torna a crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

By Reiko Mito, Investment Director Azionario Giappone di GAM. Il Giappone ha visto una sorta di battuta d’arresto a breve termine, che può essere attribuita a una serie di fattori. Ci sono state preoccupazioni per i ritardi del programma di vaccinazione per il Covid-19 e per la normalizzazione economica e c’è stata un’opinione condivisa che la sovraperformance delle azioni giapponesi avesse fatto il suo corso all’inizio del 2021, quando la ripresa in Cina e negli Stati Uniti è stata più rapida del previsto. I problemi di governance di famosi marchi giapponesi come Toshiba e Mitsubishi Electric hanno turbato gli investitori, ma va notato che si tratta di questioni specifiche dell’azienda e che la governance generale sta migliorando. Un’ulteriore preoccupazione è l’incertezza politica sulla scia dell’annuncio del primo ministro Suga che si dimetterà alla fine del suo mandato, in mezzo alla pressione crescente dopo aver lottato per contenere i casi di Covid-19 nel paese. Abbiamo una serie di ragioni per credere che il Giappone si riprenderà dopo il ritardo di altri mercati globali. I guadagni trimestrali di giugno sono stati migliori del previsto e i fondamentali solidi saranno probabilmente rivalutati. Il programma di vaccinazione ha accelerato dalla fine di maggio e sta raggiungendo quelli dei principali paesi occidentali – la pressione sociale affinché la gente si vaccini rimane alta. Anche la ripresa della produzione basata sulla domanda interna, non solo esterna, è iniziata. Mentre un eventuale rapido aumento dei tassi d’interesse rimane un rischio, lo consideriamo improbabile; vale la pena ricordare che un graduale aumento dei tassi d’interesse è la prova di una solida ripresa economica. Continuiamo anche a tenere d’occhio qualsiasi potenziale rinascita degli attriti tra Stati Uniti e Cina. Stiamo già iniziando ad assistere a una ripresa, con il settore manifatturiero in particolare a guidare il mercato. La capacità di spostare le linee di produzione è stata la chiave; dopo il Covid-19, sono in corso cambiamenti strutturali per consentire un’ulteriore automazione della produzione e un’accelerazione degli investimenti in nuove tecnologie. Anche i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) stanno guadagnando sempre più attenzione in termini di gestione dei fornitori da parte delle aziende, con aggiornamenti della catena di fornitura che includono prestazioni ambientali e tracciabilità anticipate. La ripresa dei consumi dovrebbe iniziare seriamente nel quarto trimestre di quest’anno, quando le cene fuori e i viaggi, che rappresentano una gran parte delle spese delle famiglie, si riprenderanno dai livelli ridotti a causa della pandemia. Ci sono diverse opportunità d’investimento che riteniamo interessanti al momento. Vediamo una domanda repressa nel settore dei beni capitali per macchinari di produzione che contribuiscono all’ambiente, all’efficienza del carburante e al rendimento della produzione. Si sta verificando anche la trasformazione digitale, che dovrebbe effettivamente consentire alle aziende di aumentare la loro linea di profitto senza aumentare i costi fissi. La spesa in conto capitale è solida, il che suggerisce una crescita a lungo termine.

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PIMCO: Fed Preview

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

A cura di Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO. Nonostante un notevole abbassamento delle nostre stime di crescita del PIL reale dalla riunione di luglio – ora per il terzo trimestre ci aspettiamo una crescita del PIL reale del 3% trimestre su trimestre contro il 6,5% originariamente previsto – è probabile che il FOMC riaffermi le sue aspettative di iniziare a ridurre il ritmo mensile di acquisti di asset “più avanti nel corso dell’anno”. Questa riconferma arriverà probabilmente sotto forma del cosiddetto “preavviso” che il presidente Powell ha promesso da quando il comitato ha annunciato la forward guidance per gli acquisti di asset lo scorso gennaio.Ci siamo aspettati a lungo che il comitato annunciasse la sua decisione sul tapering alla riunione di dicembre, ma crediamo che ci sia una discreta possibilità che lo faccia già nel mese di novembre.Aumentando la probabilità di un annuncio a novembre, la scorsa settimana alcuni media hanno suggerito che i funzionari della Fed stanno “Eying a November Taper”. Tuttavia, poiché questo coincide con la cosiddetta “data X” del tetto del debito del Tesoro (la data in cui il Tesoro finirà i finanziamenti), sospettiamo che la decisione sul tapering sarà rimandata alla riunione di dicembre.

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PIMCO: Dopo un’estate burrascosa a Washington, il tetto del debito USA torna a incombere

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2021

A cura di Libby Cantrill, Head of Public Policy di PIMCO. Un’estate impegnativa sul fronte fiscale a Washington, che ha visto progressi sul bilancio e sulla legislazione delle infrastrutture, potrebbe presto lasciare il posto a un’altra prova di forza sul tetto del debito pubblico degli Stati Uniti, indicando potenzialmente volatilità per gli investitori nei mesi a venire. Il Senato ha recentemente approvato un disegno di legge bipartisan sulle infrastrutture da 550 miliardi di dollari e un bilancio non vincolante da 3,5 mila miliardi di dollari prima della pausa di agosto. Il tutto è stato seguito dall’approvazione del bilancio alla Camera e la calendarizzazione del voto del disegno di legge bipartisan sulle infrastrutture entro la fine di settembre. L’approvazione del bilancio segna il primo passo nel processo di riconciliazione, che dovrebbe alla fine permettere al Senato di eludere le norme di ostruzionismo e considerare un disegno di legge sulle “infrastrutture soft” con appena 50 voti, piuttosto che i soliti 60, probabilmente più avanti quest’anno dopo qualche mese di accesi negoziati. In ogni caso, come abbiamo sottolineato in precedenza, crediamo che il conseguente disegno di legge dei soli democratici sarà considerevolmente più ridotto dei 3.500 miliardi di dollari indicati nel bilancio e alla fine si ridurrà a circa 2.000 miliardi di dollari di nuova spesa in 10 anni, e finanziato da aumenti delle tasse, che saranno anche diluiti rispetto a quanto proposto.Tuttavia, non crediamo che il fallimento sia un’opzione per i democratici – specialmente date le recenti ricadute del ritiro delle truppe americane in Afghanistan – e ci aspettiamo che entrambi i disegni di legge passino entro la fine dell’anno. Anche se ci aspettiamo che entrambi i pacchetti fiscali abbiano un impatto positivo sulla crescita nel lungo termine, prevediamo che l’effetto sul PIL sia relativamente de minimis per il 2022. Eppure, il mercato ha iniziato a concentrarsi su un altro imminente punto di inflessione fiscale: il tetto del debito degli Stati Uniti, che rappresenta il limite di quanto debito gli Stati Uniti possono emettere per pagare le spese precedenti e future. Essendo stato sospeso dall’agosto 2019 fino al 31 luglio 2021 dovrà essere alzato a ottobre o novembre, quando il Tesoro degli Stati Uniti probabilmente esaurirà le “misure straordinarie” per finanziare le attività del governo. Anche se è opinione diffusa che, naturalmente, il Congresso alzerà il tetto del debito – non farlo sarebbe quasi impensabile e danneggerebbe politicamente i democratici – la strategia per attuarlo rimane oscura nella migliore delle ipotesi, il che potrebbe agitare i mercati finanziari e potrebbe accrescere le possibilità di un errore politico.Ci sono teoricamente due modi per i democratici, che controllano il Congresso, di intervenire sul tetto del debito. Potrebbero inserire un vero e proprio aumento del tetto nel disegno di legge democratico sulle infrastrutture soft, che richiederebbe solo 50 voti, o approvare una sospensione per un certo periodo di tempo, che richiede 60 voti. Anche se può sembrare un “nome diverso per la stessa cosa”, è importante per molti democratici moderati che preferirebbero sospendere il tetto del debito piuttosto che essere attaccati per aumentarlo di una certa quantità (che si misurerebbe in migliaia di miliardi). Per questo motivo, sembra che i democratici si stiano preparando a perseguire una sospensione, che richiederebbe almeno 10 voti repubblicani per passare al Senato. Il problema è che 46 dei 50 repubblicani del Senato hanno indicato che non voteranno a favore di nessun tipo di aumento, accrescendo le probabilità di una resa dei conti sul tetto del debito e causando potenzialmente un errore involontario per i democratici.A questo punto, crediamo che il modo più plausibile di procedere sia che i democratici cerchino di inserire una sospensione del tetto del debito in una legge di finanziamento di fine anno fiscale (30 settembre), che deve passare per evitare lo shutdown del governo, e di fatto sfidare i repubblicani a votare contro. A seconda di come andrà a finire, potremmo vedere il Congresso chiudere il governo prima di arrivare a un accordo sul tetto, come è successo nell’ottobre 2013. Come allora, uno shutdown potrebbe creare volatilità nei mercati finanziari e potenzialmente influenzare il calcolo della Federal Reserve per il timing sul tapering degli acquisti di asset.I mercati sono apparsi finora ottimisti circa le prospettive di evitare un evento dirompente in merito al tetto del debito questo autunno. Tuttavia, una lezione dai precedenti episodi è che non si può fare affidamento sui mercati come indicatore di allarme preventivo. Durante il mandato del presidente Barack Obama, ci sono stati tre scontri decisivi sul tetto del debito che hanno quasi portato il Tesoro degli Stati Uniti a non essere in grado di coprire i conti. Un punto focale di stress durante questi tre episodi è stato rappresentato dal mercato dei Treasury, a causa delle sue dimensioni e della semplicità di promuovere i bisogni di finanziamento del governo americano. In ogni caso, i rendimenti dei T-bill non si sono mossi più in alto – per prezzare una maggiore probabilità di default – fino a circa una settimana prima della cosiddetta data X, la data limite in cui il Tesoro avrebbe esaurito la sua capacità di finanziamento sotto il tetto e avrebbe iniziato a dare priorità ai pagamenti dovuti nel tentativo di evitare una violazione del limite del debito prescritto. Le implicazioni di mercato di un tetto del debito vincolante sono complicate. In ogni caso, il ricorso alle operazioni di reverse repo continuerà probabilmente a crescere oltre l’attuale entità di circa mille miliardi di dollari. Con l’avvicinarsi del tetto del debito, ciò potrebbe sollevare interrogativi non solo sulla capacità del Tesoro di emettere titoli che scadono vicino alla data X, ma anche sulla sua capacità di effettuare i pagamenti delle cedole in quel periodo. Questo potrebbe portare alla volatilità degli oltre 4,7 mila miliardi di dollari di Treasury in circolazione con pagamenti delle cedole a fine ottobre e metà novembre. Il Tesoro dovrà circa 40 miliardi di dollari di interessi a metà novembre ai detentori di questi titoli.Anche se la risoluzione è arrivata all’ultimo momento negli episodi precedenti, a nostro avviso sarebbe un errore per gli investitori presumere che non ci sarebbero grandi implicazioni di mercato se il Congresso non riuscisse ad affrontare il tema del tetto del debito questa volta. Come abbiamo osservato sia a settembre 2019 che a marzo 2020, la liquidità del mercato dei finanziamenti è fondamentale per il suo funzionamento, e la sicurezza percepita del debito pubblico statunitense ne è il fondamento. Pertanto, è importante non interpretare erroneamente la calma e la pazienza esemplificate nelle attuali condizioni di mercato come uno stato di diminuzione dei rischi. Invece, gli investitori dovrebbero tenere gli occhi aperti nei riguardi di sacche di volatilità mentre ci dirigiamo verso la fine del 2021.

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Fire Group: Fatturato in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2021

Il Consiglio di Amministrazione di Fire Group, 1° gruppo indipendente in Italia nella gestione del credito, ha approvato la relazione finanziaria semestrale consolidata al 30 giugno 2021. Fatturato pari a 24,2 milioni di euro, in crescita del 10% vs 1H 2020; Ebitda pari a 2,3 milioni di euro con marginalità del 9,3% sui ricavi, stabile vs 1H 2020; Ebitda adjusted pari a 3,2 milioni di euro con marginalità del 12,4% sui ricavi, stabile vs 1H 2020. Fire Group S.p.A: Forte di oltre 29 anni di esperienza, oggi è il 1° Gruppo indipendente attivo nella gestione del credito fin dai primi stadi di problematicità, con 5 società operative specializzate su servizi lungo la filiera: credit management, restructuring, advisory e due diligence per acquisto di portafogli, fiscalità locale e riscossione tributi, business information, scoring PMI (Z-score). Grazie a risorse specializzate e ad una piattaforma gestionale best-in-class con workflow industrializzati e strumenti basati su intelligenza artificiale e machine learning, il Gruppo supporta banche, investitori istituzionali, società di credito al consumo e leasing, utility e multiutility, piccole e grandi imprese commerciali ed enti locali.

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Vendite al dettaglio in crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

L’Istat ci fa sapere che le vendite al dettaglio del mese di giugno sono in crescita dello 0,7% a livello mensile e 7,7% annualmente. Lieve crescita rispetto al mese precedente e crescita sostenuta a livello annuale, grazie al fatto che giugno dell’anno scorso, eravamo appena usciti dal lockdown duro dei mesi precedenti e, giustamente, i consumatori erano un po’ timidi. Crescita grazie anche ai contenuti tassi di inflazione dello stesso mese di giugno: +0,1 mensile e +1,3 annuale. Una economia in crescita senza entusiasmo che, forse, in cui molti hanno dovuto ricredersi perché già a giugno si sono manifestati i primi pesanti segnali che quella pandemia che ora è riesplosa, era all’epoca tutt’altro che in discesa. E si vedrà particolarmente in agosto piuttosto che a luglio, mentre a settembre, con percentuali di vaccinati molto più alti e l’applicazione di norme tipo green pass già avviate, si dovrebbero registrare segnali diversi. Ci aspettiamo, per questo, al di là delle classiche crescite stagionali, numeri meno confortanti per luglio e agosto, soprattutto per le riprese mensili.La novità è che la nostra economia è sempre meno segnata dalle tendenze, dalle stagioni e dalle mode, ma dalla situazione sanitaria. Per vivere senza farsi tanto male è bene esserne consapevoli e comportarsi di conseguenza adattandosi e modificando le proprie abitudini. Il consumatore deve e dovrà sempre filtrare la propria economicità col virus/variante del momento.Vincenzo Donvito, Aduc

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