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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘crescita’

L’e-commerce in crescita in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

L’e-commerce italiano mantiene le promesse e prosegue la sua crescita anche nel 2019 con un valore degli acquisti online che, includendo l’indotto, arriverà a sommare 88 miliardi di euro, facendo segnare un +222,40% rispetto al 2017. Lo sostiene un’analisi elaborata da AJ-Com.Net (www.aj-com.net), network specializzato in campagne di comunicazione e web marketing, secondo il quale negli anni che verranno la web-economy avrà un valore sempre maggiore rispetto ai settori economici tradizionali.Nel 2020 addirittura un terzo della popolazione planetaria utilizzerà i canali digitali per fare acquisti. A far lievitare questa stima sono in particolare gli acquisti di prodotti che -includendo l’indotto (prodotti scelti online ma acquistati poi nei negozi tradizionali)- registrano già quest’anno un tasso di crescita di oltre quattro volte superiore a quello dei servizi.Cosa spinge a comprare online? «I motivi sono tre: il prezzo più vantaggioso, la comodità di acquisto e la maggiore varietà di scelta offerta dal web» rispondono i responsabili di AJ-Com.Net.Gli italiani, insomma, si spostano sempre più sul canale digitale ed è così che le «dot com» stanno crescendo ad una velocità che è tripla rispetto alle aziende tradizionali, con enormi benefici economici e sociali derivanti sia in termini di opportunità di business che di impatto sull’occupazione: basti pensare che negli ultimi 12 anni sono stati creati in Italia oltre un milione di nuovi posti di lavoro collegati al web.«Anche il mobile advertising in Italia è cresciuto, toccando i 3,2 miliardi di euro, pari al 40% del mercato digitale» sostengono i responsabili di AJ-Com.Net, secondo i quali ad accedere mensilmente a Internet da mobile sono ben 32 milioni di italiani.«Sia le grandi e medie imprese che quelle più piccole e perfino i professionisti stanno puntando sull’online, anche perché le soluzioni di visibilità sul web sono accessibili con investimenti alla portata di tutti» puntualizzano gli analisti di AJ-Com.Net.
A ricorrere ad AJCOM, marchio registrato presso il Ministero dello Sviluppo Economico che dal 2002 opera nel campo della comunicazione, sono aziende ed enti nei più svariati settori: dalla Confederazione Imprenditori Italiani nel Mondo (CIIM) all’Università Popolare delle Discipline Analogiche (UPDA), dall’avvocato dei vip Sergio Scicchitano agli sportivi del calibro di Carolina Kostner. E non sono mancati i big player da Avvenia (oggi acquisita da Terna) a Solar Power Network, la multinazionale canadese leader mondiale del fotovoltaico industriale.
Il cuore del sistema è un database di oltre 48.000 giornalisti ed influencer che si possono raggiungere attraverso la piattaforma creata proprio affinché chiunque possa diffondere il proprio pensiero o la propria opera.

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Non ci sarà stabilità e sviluppo dell’Africa senza l’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

E non ci sarà stabilità e sviluppo dell’Europa senza l’Africa. La voce del continente africano irrompe a Madrid, al convegno internazionale della Comunità di Sant’Egidio ‘Pace senza confini’. E’ quella di Faustin Archange Touadera, Presidente della Repubblica Centrafricana, un Paese che sembrava condannato alla frammentazione e alla violenza e che invece ha trovato la sua identità nel processo di pace.“Per quanto mi riguarda – ha sottolineato Touadera – voglio abolire la pena di morte. Sarebbe un segno di pacificazione, il segno di un Paese che entra definitivamente in una nuova fase storica”. Altre tre prospettive, avverte il Presidente, possono nel frattempo rendere più solida una visione “eurafricana”: il sostegno al disarmo (Touadera si è impegnato a “riabilitare” il suo Paese in questo senso), progetti contro il cambiamento climatico (altrimenti “le conseguenze saranno le guerre e le migrazioni”), il diritto alla salute con l’accesso alle cure mediche per tutti, fermare ovunque la pena di morte (“L’Europa ha una grande tradizione e il continente africano si sta muovendo sempre più nella giusta direzione”). Touadera ha infine ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per come sta aiutando il processo di pace nel Paese e per la sua presenza con il centro DREAM per la cura dei malati di Aids in Africa.

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Fabrizio Bernini sul nuovo governo: “Crescita prima di tutto”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

“La crescita deve essere il faro di questo nuovo Governo, la priorità fondamentale e non più rinviabile per il nostro Paese”. Non ha dubbi Fabrizio Bernini (Presidente di Confindustria Toscana Sud Delegazione di Arezzo) che aggiunge, con la concretezza dell’imprenditore “In questo momento abbiamo davanti una grandissima opportunità: lo spread si è stabilizzato intorno ai 150 punti base e questo si traduce per l’Italia in circa 10 miliardi di euro derivanti dal risparmio di spesa per interessi sul debito, al contempo, in Europa c’è una congiuntura favorevole alle riforme e un’apertura particolare al nostro Paese, espressa in più di un’occasione; infine Paolo Gentiloni è stato nominato proprio oggi nuovo Commissario agli Affari economici e finanziari dell’Unione europea. Sta all’Italia approfittare di quest’ottima occasione, non certo adottando comportamenti irresponsabili come potrebbe essere quello di chiedere più flessibilità per ampliare il debito pubblico, ma proponendosi, al contrario, come responsabile attore di primo piano nell’orientare le regole europee per la crescita e gli investimenti. L’Italia, come ha detto recentemente il nostro Presidente Nazionale Vincenzo Boccia, potrebbe mettersi alla testa di un’interessante stagione riformista in Europa che punti su investimenti sovranazionali da finanziare anche attraverso Eurobond, un robusto piano infrastrutturale di 500-1.000 miliardi i cui effetti anticiclici darebbero nuova linfa all’asfittica economia del nostro continente. Sempre avendo come faro la crescita, considerando una vicina Germania in recessione e l’economia globale che arretra, il Governo dovrebbe agire molto velocemente sul lavoro – continua Bernini – ed intervenire sugli effetti distorsivi prodotti dal Decreto Dignità. Consideriamo infine importante che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia richiamato più volte l’attenzione sul ruolo cruciale dell’innovazione come volano per l’economia reale e la competitività. L’istituzione di un specifico Ministero a ciò deputato è una decisione sicuramente strategica che avvalora la tematica dell’innovazione e della digitalizzazione, potente driver di crescita della nostra industria che oggi necessita sempre più di nuove competenze professionali. Serve una maggiore cultura sulla digitalizzazione che consenta di beneficiare delle grandi opportunità di sviluppo con la creazione di nuovi posti di lavoro ed una integrazione tra tecnologia e forza lavoro. Penso da sempre che quella digitale sia una sfida culturalmente irrinunciabile che dobbiamo raccogliere, in quanto il futuro delle imprese e della loro capacità di competere sui mercati passa inevitabilmente dall’innovazione e dall’alta tecnologia a prescindere dal settore in cui operano le aziende: la divulgazione dei temi inerenti la Digital Transformation è infatti una delle priorità del mio mandato di presidenza. Confidiamo a questo punto che si voglia continuare ad investire sulla digitalizzazione, proseguendo sulla strada tracciata con Impresa 4.0 per andare incontro all’era dell’Intelligenza artificiale” conclude Bernini.

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La formazione come leva per la crescita del Sistema Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Roma 18 e 19 settembre a Roma all’Auditorium della Tecnica di Confindustria (Viale Tupini), organizzato da Fondimpresa in occasione dei suoi primi 15 anni di attività.
Fondimpresa è il fondo interprofessionale di Confindustria e CGIL, CISL, UIL. Primo in Italia per numero di aziende, più di duecento mila, e lavoratori, copre da solo oltre il 50% del mercato attuale dei fondi interprofessionali.La prima giornata vedrà tra i protagonisti Alec Ross, esperto di tecnologia e consigliere di Hillary Clinton al dipartimento di Stato per l’Innovazione, che proporrà un approccio al cambiamento, in un mondo che nei prossimi vent’anni si annuncia in continua evoluzione.
Il 19 settembre è in programma il dibattito tra il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ed i Segretari Confederali di CGIL Maurizio Landini, di CISL Annamaria Furlan e di UIL Carmelo Barbagallo. Al termine della mattinata di lavori, il Presidente di Fondimpresa Bruno Scuotto ed il Direttore Generale Elvio Mauri premieranno le imprese che hanno saputo coniugare le opportunità che Fondimpresa offre con una formazione d’eccellenza.L’evento segue la giornata di studi che si è svolta l’11 aprile al Parlamentino del Cnel , dal tema “La costruzione dei Fondi Interprofessionali e le politiche di sviluppo e concertazione”, a cui hanno partecipato il Presidente del CNEL Tiziano Treu, Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nei Governi Dini e Prodi e Roberto Maroni, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel Governo Berlusconi. Nel corso dell’evento sono state proiettate video interviste ad Antonio D’Amato, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, firmatari dell’accordo interconfederale che ha istituito il Fondo il 18 gennaio 2002.

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eCommerce e fashion: settore in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

Cresce il comparto fashion nell’ambito degli acquisti eCommerce: +16% rispetto allo scorso anno, 3.3 miliardi di euro il fatturato complessivo, secondo solo a informatica ed elettronica (+18% per 5 miliardi).L’incremento è degno di nota, nonostante solo il 44% degli italiani acquisti online contro la media europea del 68%.I nostri connazionali hanno però una predilezione per moda e design: negli ultimi 12 mesi il 54% dei clienti online ha comprato abbigliamento o accessori, oppure mobili o complementi d’arredo. È la percentuale più elevata fra gli atti d’acquisto dei vari settori ed è un primato degli italiani.Il 76% di chi compra fashion (considerando quindi anche il retailing fisico) ricerca preventivamente informazioni online e il 73% confronta le differenti opzioni d’acquisto: in quest’ottica i punti vendita diventano un touchpoint primario, configurandosi come vetrine flagship e centri-servizio per quanto attiene ai monomarca. I multimarca mostrano dinamiche diverse, senza sostanziali differenze tra offline e online, all’insegna della totale multicanalità.In questo scenario si collocano le nuove collaborazioni tra Qapla’ (www.qapla.it), sistema integrato che permette di gestire le spedizioni dalla stampa dell’etichetta fino alla notifica di consegna, con Sublime – Easy Shoes (https://sublimeshop.it/), lo store eCommerce di calzature, e con R.a. Boutique (https://raboutique.com/), store di abbigliamento, scarpe e accessori femminili.Cerchiamo di “distruggere” quelle barriere che, almeno nel nostro settore, danno vantaggio all’acquisto offline – afferma Damiano Battista, CEO di Sublime – Easy Shoes. Per fare un esempio, dopo pochi mesi di apertura, ci siamo resi conto che uno dei problemi più grandi era la scelta del numero corretto. Abbiamo così deciso di inserire un servizio di cambio numero totalmente gratuito e, devo dire, i clienti si sentono molto più tranquilli nel fare un acquisto sapendo che hanno la possibilità di cambiare numero spendendo zero. Qapla’ è stata una rivoluzione. Poter gestire centinaia di spedizioni in pochi click non ha prezzo, o meglio, ha un prezzo irrisorio rispetto al vantaggio apportato.

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Lavoro: la disoccupazione torna a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Nella situazione di incertezza che caratterizza l’attuale fase politica del Paese il calo della disoccupazione registrato dall’Istat non rappresenta certo un segnale rassicurante.
Nel dettaglio il tasso di disoccupazione sale al 9,9%, con un aumento del +0,1% rispetto al mese scorso, quando si cantava prematuramente vittoria per il tasso più basso dal 2012.
Anche la disoccupazione giovanile torna a crescere, salendo al 28,9%, con un aumento di 0,8 punti percentuali rispetto a luglio.Questi dati dimostrano come l’Italia stia attraversando un momento delicato e critico, che richiede la massima responsabilità da parte delle forze politiche e scelte coraggiose in direzione di un rilancio dell’economia.“È giunto il momento di stanziare gli investimenti necessari per la crescita, lo sviluppo tecnologico, la ricerca e la modernizzazione delle infrastrutture, che diano uno slancio decisivo all’economia.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Allo stesso tempo, soprattutto alla luce delle recenti tendenze registrate nel mercato del lavoro, si rende sempre più urgente un intervento per il taglio del cuneo fiscale, per creare nuova occupazione stabile e di qualità e gettare basi stabili per la ripresa economica.”

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Auto: Cresce il mercato dell’usato a luglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Al Pubblico Registro Automobilistico sono stati registrati 279.973 passaggi di proprietà di autovetture (depurati dalle minivolture, cioè dai trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), in aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Lo rileva l’Automobile Club d’Italia nell’ultimo bollettino “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata sui dati del PRA, online su http://www.aci.it.Diesel protagonista con +5,4% delle compravendite, mentre le auto alimentate a benzina segnano -0,6% rispetto allo stesso mese del 2018. Nel complesso, per ogni 100 vetture nuove ne sono state vendute 153 usate a luglio e 149 nei primi sette mesi del 2019.
L’estate spinge anche la moto usata: 64.630 compravendite di veicoli a due ruote a luglio permettono al mercato di crescere del 5% rispetto a luglio 2018. Un’accelerazione che permette ai motocicli un balzo del 7,6% nei primi sette mesi del 2019, mentre le auto accusano comunque una contrazione del 2,9%.Aumentano le radiazioni PRA: quelle di auto crescono del 9,4% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (140.764 formalità), mentre le moto segnano +12,3%. Ogni 100 auto nuove iscritte al PRA, ne sono state radiate 77.

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Fazzini in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

Il mercato continua a scegliere Fazzini per l’eccellenza che rappresenta, in termini di selezione della materia prima, di creatività, di innovazione e di servizio ai clienti.Queste caratteristiche sono anche quelle che ha evidenziato Cerved, la società di informazione del credito che ogni anno compila una ricerca su diversi settori industriali e merceologici, nell’assegnare a Fazzini il riconoscimento Company to Watch che ne attesta il ruolo di leader nel segmento di riferimento.
Per studiare gli oltre 200 casi del settore della biancheria per la casa, Cerved ha valutato il ruolo di leadership, il modello di business, il potenziale di crescita, l’attuazione di strategie innovative. Nell’analisi di questi parametri, Fazzini si è distinta per una performance di vendita superiore alla media e per il buon livello di ricavi raggiunto.Nello specifico, è stata considerata meritevole per la capacità di rispondere alle esigenze del mercato con prodotti di qualità e di elevato valore estetico, per la ricca gamma d’offerta e la distribuzione estesa e capillare in grado di soddisfare un’ampia clientela, per la presenza a fiere di rilievo, sponsorizzazioni e investimenti nella comunicazione.Come sostiene Cerved, questi fattori di successo trainano la crescita di Fazzini anche nell’ottica di una probabile ripresa dei mercati esteri, dove si concentrano le maggiori opportunità di sviluppo per le aziende più innovative. Infatti, nei prossimi anni, è prevedibile che la Cina e i paesi asiatici incrementino la domanda di prodotti tessili di fascia alta.
Fondata nel 1976 a Cardano al Campo, nel distretto tessile lombardo, Fazzini rappresenta un modello d’impresa d’avanguardia che coniuga la tradizione manifatturiera di qualità del made in Italy e l’innovazione tecnologica e produttiva. Tali caratteristiche le hanno anche permesso di diventare il partner ideale per le aziende del lusso come La Perla, che ha firmato con l’azienda un contratto in esclusiva mondiale per la produzione e la distribuzione di La Perla Home Collection by Fazzini.

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Tensione in crescita negli equilibri del commercio mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Una possibile escalation globale della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe costare al commercio mondiale, da qui alla fine del 2020, circa 1.500 miliardi di dollari per mancati scambi commerciali. La cifra corrisponde all’azzeramento del valore dell’export dell’Italia per circa tre anni.Dopo un decennio di costanti miglioramenti, il clima di incertezza che caratterizza il commercio mondiale potrebbe far aumentare i livelli d’insolvenza a livello mondiale oltre il 2% già ipotizzato. A trainare quest’impennata a livello aggregato sarà quasi esclusivamente l’Europa occidentale (+2%).Si ridisegnano al contempo le direttrici export dei principali partner commerciali del gigante orientale, vale a dire Giappone, Taiwan, Vietnam e Sud Corea, che hanno già visto un significativo decremento dell’export verso la Cina, in alcuni casi a livelli pari al 20% dell’export verso il mercato cinese. È il caso del Vietnam che ha registrato un incremento delle proprie esportazioni verso gli Stati Uniti, aiutato dal costo del lavoro competitivo e dai settori orientati all’export, in particolare il tessile.“Le politiche rimangono ancora incerte e le relazioni commerciali restano tese, di conseguenza le insolvenze sono in rialzo. Le nostre previsioni – commenta Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius – mostrano un rallentamento della crescita del commercio mondiale quest’anno con una leggera ripresa nel 2020, ma con aumento dei fallimenti aziendali del 2% nel corso del 2019”.“In questo contesto difficile per il commercio mondiale, il principale rischio per le imprese è che diventino più vulnerabili, soprattutto nell’indebitamento finanziario. Per questo motivo – aggiunge Massimo Mancini, Country Manager Italia di Atradius, è importante che le aziende fornitrici una valutazione accurata della solvibilità dei loro clienti, soprattutto di quelli all’esportazione. Ciò avvalendosi delle informazioni creditizie più aggiornate, per evitare che gravi problemi di cassa possano danneggiare la loro attività. Le informazioni, e le valutazioni previsionali della solvibilità della clientela rappresentano il valore aggiunto della assicurazione dei crediti commerciali, che costituisce oggi lo strumento più efficace a difesa del credito di fornitura”.
Atradius è una società di assicurazione del credito a livello globale, attiva anche nel ramo cauzioni e recupero crediti, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. L’assicurazione del credito, cauzioni e recupero crediti offerte da Atradius proteggono le aziende dai rischi di mancato pagamento connessi alla vendita a credito di beni e servizi. Atradius fa parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), uno dei maggiori assicuratori in Spagna ed uno dei maggiori assicuratori del credito commerciale a livello mondiale. Maggiori informazioni su https://group.atradius.com

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Cresce il mercato immobiliare residenziale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Anche nel I trimestre 2019 il mercato immobiliare residenziale (nuovo e usato) nelle otto principali città metropolitane italiane ha registrato una crescita del +8,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato confermato anche dall’analisi sui primi sei mesi dell’anno: secondo le stime di Abitare Co., nelle città metropolitane le vendite di nuove abitazioni nel I semestre 2019 sono aumentate del +4,2% rispetto al I semestre 2018, i prezzi medi hanno registrato un incremento del +2,6% (€ 4.230), i tempi di vendita sono pari a 4,9 mesi e l’offerta è cresciuta del +1,6%. Le nuove abitazioni rappresentano, così, il 12,3% dell’offerta totale presente sul mercato residenziale, ma con quote che vanno dal 5,3% di Palermo al 22,3% della più dinamica Milano. Chi acquista un immobile nuovo, cosa cerca? Nelle grandi città, al di là dell’abitazione in sé, si fa più attenzione alle soluzioni abitative su misura, personalizzabili, con servizi innovativi, che vanno dal personal architect alla conciergerie, agli spazi condivisi come la storage room, la SPA e l’area fitness, oltre alle zone dedicate al coworking.Sono questi alcuni risultati emersi dall’analisi del Centro Studi di Abitare Co. – società di intermediazione immobiliare focalizzata sulle nuove residenze – che ha analizzato l’andamento del mercato immobiliare delle nuove abitazioni nelle principali città metropolitane italiane (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Firenze, Bologna e Palermo).Tra le singole città metropolitane, secondo l’analisi di Abitare Co., nel I sem. 2019 la più dinamica è Milano, con un incremento delle vendite di nuove abitazioni del +8,3%, seguita da Bologna (+7,5%), Roma (+5,7%), Genova (+3,8%), Napoli (+3,5%). Le vendite crescono, seppur con valori più contenuti, anche a Torino (+1,6%), Palermo (+1,4%) e Firenze (+1,4%).Ma a crescere non sono solo le vendite, ma anche i prezzi che stanno dando segnali di risveglio in tutte le città metropolitane (in media +2,6% sul I sem. 2018), con Bologna (+4,8%) e Milano (+4,5%) le città più vivaci.Il prezzo medio al mq per acquistare un’abitazione nuova è di €4.230: le città più care sono Milano con €5.250 (+4,5% sul I sem. 2019) e Roma con €5.150 (+2,2%); seguono Firenze con €4.850 (+1,1%), Torino con €4.550 (+2,4%), Napoli con €3.900 (+2,6%), Bologna con €3.850 (+4,8%), Genova con €3.350 (+1,5%) e Palermo con €2.950 (+1,3%).Per quanto riguarda l’offerta (in media +2,6% sul I sem. 2018), nel 2018 il tasso di crescita maggiore si evidenzia ancora una volta a Milano (+3,2%), città in cui si registra anche il peso maggiore delle nuove abitazioni sul totale di quelle presenti sul mercato residenziale (22,3%). A Roma l’incidenza sul totale è del 17,2%, a Bologna del 14%, a Torino del 13,1%, a Firenze del 10,2%, a Napoli del 9,8%, a Genova del 6,6% e a Palermo, fanalino di coda, del 5,3%.Per vendere un’abitazione sono necessari in media 4,9 mesi, ma si va dai 3,5 mesi di Milano ai 7,1 di Genova.

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Primo semestre 2019 con segno positivo per la IV Gamma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Il settore della IV Gamma continua a macinare numeri positivi e dopo un 2018 chiuso con soddisfazione anche i primi sei mesi del 2019 sono con il segno più. Secondo rilevazioni Nielsen, rispetto al primo semestre 2018 la IV Gamma fa registrare una crescita del +6,8% a volume e del + 4,4% a valore.A trainare la crescita del comparto l’ampliamento della platea degli acquirenti: i prodotti di IV gamma raggiungono ormai le tavole di 20 milioni di famiglie. Parallelamente crescono anche la frequenza d’acquisto e la spesa media per famiglia.“Siamo molto felici di questo risultato, raggiunto nonostante una primavera climaticamente anomala che ci ha creato qualche difficoltà.” Commenta Andrea Montagna, nuovo Presidente del settore IV Gamma di Unione Italiana Food: “Questo testimonia un settore vivace e in salute, in grado di attrarre sempre di più la scelta del consumatore che riconosce e apprezza la sicurezza e il valore aggiunto dei prodotti di IV Gamma. Dobbiamo continuare su questa strada fatta di innovazione, ampliamento dell’offerta, sicurezza e trasparenza per confermare la fiducia che il consumatore ha verso i prodotti di IV Gamma.”

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A +2,5% la crescita del fotovoltaico in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

(AJ-Com.Net) Tra impianti in comodato d’uso, autofinanziamento e reti che diventano private, in Italia cambia e si evolve il fotovoltaico industriale, in un Paese che già ad oggi conta con 800.000 impianti fotovoltaici in esercizio per una potenza di 22.000 MW ed una produzione complessiva di 26,8 TWh.A livello nazionale il mercato del fotovoltaico sta così entrando in una fase di maturazione: dalle offerte chiavi in mano ai «bitcoin dell’energia» fino ai servizi più ambiziosi come i «Corporate Green PPA di Solar Power Network» che rendono la transizione energetica non più un mero passaggio da fossili a rinnovabili ma una vera riorganizzazione della produzione e del consumo.Già ad oggi l’Italia conta con 800.000 impianti fotovoltaici in esercizio per una potenza installata di 22.000 MW ed una produzione complessiva di 26,8 TWh. Ma lo spazio di crescita è ancora enorme.La vera novità del 2019 è rappresentata dalla proposta di Solar Power Network che attraverso l’innovativo strumento del GPPA (Green Power Purchasing Agreement) consente di concretizzare una nuova forma di comodato d’uso degli impianti con l’unico vincolo dell’acquisto per un certo periodo dell’energia elettrica autoprodotta ad un prezzo più economico di quello precedente da rete, l’autofinanziamento (l’impianto si ripaga con l’acquisto dell’energia stessa) ed il risultato finale di reti che diventano private, perché dopo 10 o 15 anni l’impianto diventa di proprietà dell’azienda.Insomma con l’arrivo della multinazionale canadese vi è fermento a livello di offerta aziendale di fotovoltaico. Il modello di business di Solar Power Network (SPN) è proprio quello di realizzare gli impianti fotovoltaici per “autoconsumo”, con la formula del GPPA che consente al cliente di veder realizzato gratuitamente l’impianto sulla base delle proprie esigenze energetiche, attraverso l’acquisto mensile dell’energia prodotta dall’impianto, ad un prezzo più basso di almeno il 20% di quella precedentemente acquistata dalla rete.
Si può passare all’energia rinnovabile a costo zero, senza assumersi l’onere dell’acquisto ed installazione di pannelli solari o quant’altro e dopo appena 10 anni il cliente può decidere di riscattare l’impianto, pagando il 20% del suo valore iniziale, o di proseguire nell’acquisto dell’energia per altri 5 anni ed ottenere così senza oneri la piena proprietà dell’impianto. (AJ-Com.Net). AJ/LL 25 LUG 2019 14:50 NNNN

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Tav. Mariani, sì a Tav e grandi opere, miglior volano di crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

“Il governo con in testa il premier Conte ha finalmente espresso una posizione netta ed univoca sull’importanza del completamento della Tav Torino-Lione e delle infrastrutture in generale nel nostro Paese”. Lo ha dichiarato in una nota Bruno Mariani, vice segretario generale della Confsal, a proposito dell’okay dell’Esecutivo al rilancio della Tav e delle infrastrutture in generale.“Ci riteniamo davvero soddisfatti, perché le incompletezze di questo settore ci fanno perdere oltre 30 miliardi di euro all’anno di Pil. Il via alle grandi opere, come allo sblocco dei cantieri, rappresenta il miglior volano di crescita dell’occupazione e dell’economia”, sottolinea Mariani. “Da sempre come sindacato avevamo boicottato i ‘no’ infondati e sostenuto l’importanza delle opere pubbliche per l’economia del Paese: alla luce dei risultati, che non tarderanno ad arrivare, continueremo a farlo”.

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Economia globale e tensioni sulla crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Di Adrien Pichoud, Chief Economist e Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management. Perturbando l’esistente catena di approvvigionamento mondiale, con l’imprevisto aumento dei costi di produzione per le industrie, e, cosa più importante, creando profonde incertezze riguardanti il contesto economico futuro, le sanzioni commerciali e i dazi sono stati un grosso ostacolo per gli investimenti societari e l’attività industriale. Data la recente escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, nonché la possibilità dell’applicazione di dazi sulle esportazioni messicane da parte degli USA, è improbabile che lo scenario commerciale e di crescita avverso migliori nel breve periodo.
Stati Uniti
• Il dissiparsi dell’effetto delle misure di stimolo fiscale pesa sull’attività interna. Il FMI ha recentemente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso al 2,3%, e all’1,9% per il 2020. Dopo un primo trimestre sorprendentemente solido, i diversi indicatori in tempo reale della crescita del PIL evidenziano un’espansione più debole per il secondo trimestre, con una crescita su base annua compresa tra l’1% e l’1,5%. Oltre alle tensioni commerciali, anche la politica fiscale interna sta avendo un impatto meno positivo sulla crescita. L’impeto fornito dal Tax Cuts and Jobs Act ha sostenuto la crescita del PIL lo scorso anno, ma l’impatto è svanito nel tempo. Difficilmente l’economia statunitense potrà accelerare senza ulteriori misure di stimolo fiscale e un ampliamento del deficit pubblico.
• Debolezza del settore industriale
La produzione industriale statunitense è in calo dell’1,2% rispetto all’inizio dell’anno e la creazione di posti di lavoro nel settore è sostanzialmente cessata. I nuovi ordini all’esportazione hanno smesso di aumentare, penalizzati dal rallentamento mondiale della crescita, degli investimenti, dei consumi e degli scambi commerciali. La flessione nel 2018 della serie di investimenti sostenuti dal taglio delle tasse e una domanda più debole sono risultati in un rallentamento della spesa in conto capitale. Quanto più durerà questa “bolla d’aria”, tanto più rischia di aver un impatto su tutta l’economia statunitense, in particolare se influisce sulla fiducia delle imprese e delle famiglie. Gli sviluppi dei negoziati con la Cina saranno fondamentali per il sentiment. Nel frattempo, intrattenere la prospettiva di un allentamento monetario è un modo per la Fed di sostenere la fiducia.
Europa
• Tassi – I tassi tedeschi ritornano in territorio negativo – al di sotto dei tassi giapponesi L’economia europea storicamente registra una convergenza strutturale verso uno scenario simile a quello giapponese. Sia la BCE che la BoJ hanno portato i tassi di riferimento a breve termine in territorio negativo nel 2016. Nel 2017 però, l’eurozona ha registrato una breve ma intensa accelerazione della crescita, che ha portato a una temporanea revisione al rialzo delle aspettative relative ai tassi, all’annuncio della normalizzazione monetaria e tassi dei bond a lungo termine ritornati ad aumentare. In Giappone invece, gli interventi della BoJ e il ridotto margine di una ripresa dell’inflazione e della crescita nominale hanno mantenuto i tassi dei titoli di Stato a lungo termine ancorati attorno allo zero. Dallo scorso anno però, la realtà ha iniziato a prevalere e i tassi in euro hanno ripreso a convergere verso i livelli giapponesi, accompagnati dalla crescita del PIL, dall’inflazione e dalla politica monetaria. A maggio i rendimenti del decennale tedesco sono scesi al di sotto di quelli del JGB decennale.
• Theresa May: atto finale Dopo un altro tentativo fallito di interrompere la fase di stallo della Brexit, negli ultimi giorni di maggio il primo ministro Theresa May ha deciso di dimettersi. Le probabilità di un mancato accordo sono ricomparse e la May sarà probabilmente sostituita da un “brexiteer”. Il tempo passa e restano solo sei mesi per risolvere la situazione. A farne le spese è stata soprattutto la sterlina, scesa a 1,26 nei confronti del dollaro. Nonostante un contesto caratterizzato da una crescita robusta, una banca centrale non accomodante e miglioramenti nei deficit gemelli, la sterlina continua a subire l’impatto della saga della Brexit.
Cina
• La crescita debole spinge a ricorrere a un ulteriore allentamento monetario. A maggio l’indice PMI manifatturiero della Cina ha registrato una contrazione, dal 50,1 al 49,4. La ragione del rallentamento è stata principalmente la debolezza della domanda globale, con nuovi ordini e nuovi ordini all’esportazione in diminuzione. La maggior parte degli indicatori (investimenti obbligazionari, produzione industriale e vendite al dettaglio) sono in calo e sono scesi al di sotto delle aspettative nel corso degli ultimi due mesi. Solo le vendite al dettaglio hanno registrato una ripresa a maggio, in parte per effetto delle vacanze. A meno di un rapido allentamento delle tensioni commerciali, le autorità cinesi potrebbero essere costrette ad adottare una politica monetaria e fiscale ancor più accomodante per sostenere la crescita.
• Materie prime – Il petrolio crolla sulla scia di una crescita potenzialmente più bassa. Dopo un rally costante quest’anno, a maggio i prezzi del petrolio hanno fatto segnare il primo mese negativo. Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran e il netto calo delle esportazioni di petrolio iraniane, in seguito alla decisione degli USA di non rinnovare le esenzioni, non hanno fatto altro che acuire i timori per la crescita mondiale che hanno penalizzato i prezzi dell’energia. L’indice PMI manifatturiero mondiale ha continuato a scendere in seguito all’ulteriore escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il prezzo del greggio è stato inoltre penalizzato dalle pubblicazioni di dati elevati relativi alle scorte di petrolio statunitensi.
• Cambi – Lo yen giapponese e il franco svizzero ritrovano la loro qualifica di bene rifugio Il trend rialzista degli attivi rischiosi, cominciato all’inizio del 2019, ha invertito la tendenza in seguito al ritorno sotto i riflettori della guerra commerciale, con la maggior parte dei mercati azionari e tutti i settori che hanno chiuso il mese di maggio in territorio negativo. D’altro canto, l’orientamento accomodante delle banche centrali ha contribuito al rally degli attivi non rischiosi come i titoli di Stato, l’oro e le valute come il franco svizzero e lo yen giapponese. Queste valute hanno ritrovato la loro qualifica di bene rifugio, guadagnando rispettivamente l’1,8% e il 2,9% nei confronti del dollaro USA in un contesto caratterizzato da mercati dei cambi poco volatili. In uno scenario in cui i mercati stanno scontando i tagli dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e gli interrogativi su un indebolimento della crescita mondiale stanno facendo aumentare le probabilità di una potenziale recessione, le valute considerate beni rifugio potrebbero continuare a brillare
• Azioni – Sottoperformance dei settori europei dell’automotive e bancario Il famoso detto “vendi a maggio e scappa”, secondo il quale il mese di maggio sarebbe un mese nefasto per i mercati finanziari, si è rivelato vero per i mercati azionari, in particolare per i settori ciclici europei e per quelli sensibili ai tassi d’interesse come l’automotive e quello bancario. L’indice STOXX Europe 600 ha chiuso il mese di maggio al -5,7%, mentre i settori dell’automotive e bancario hanno perso rispettivamente il 13,7% e l’11,6%. Il settore automobilistico europeo non è rimasto immune al riemergere delle tensioni commerciali. Inoltre, anche le banche europee sono state sotto pressione, in seguito al taglio dei tassi d’interesse in Europa, con il Bund tedesco e le OAT francesi decennali che hanno perso rispettivamente 23 e 16 punti base.
• Le incertezze politiche rendono volatile il mercato Il tweet di Trump di inizio anno riguardante l’incremento dei dazi doganali nei confronti della Cina ha amplificato i timori di una continua stagnazione della crescita. Per ora le tensioni hanno riguardato essenzialmente gli Stati Uniti e la Cina, ma nei prossimi mesi le ritorsioni potrebbero estendersi ad altri beni, servizi o aree geografiche. Di conseguenza, i mercati hanno perso terreno, con l’indice MSCI World in valuta locale che ha ceduto il 6%, mentre il VIX è salito dal 13 al 19 sulla scia di questo mix tossico di crescita deludente e incertezze generate dalla guerra commerciale.

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L’economia europea, prevista in crescita nel 2019 per il settimo anno consecutivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Dovrebbe registrare un’espansione in tutti gli Stati membri. Nel primo trimestre dell’anno la crescita nella zona euro è risultata più forte del previsto grazie a una serie di fattori temporanei, quali le miti condizioni atmosferiche dell’inverno e l’aumento delle vendite di automobili. Alla crescita ha contribuito inoltre una serie di misure di politica di bilancio che hanno aumentato il reddito disponibile delle famiglie in diversi Stati membri. Le prospettive a breve termine per l’economia europea sono tuttavia oscurate da fattori esterni, tra cui le tensioni commerciali a livello mondiale e significative incertezze a livello di politiche, che hanno continuato a pesare sulla fiducia nel settore manifatturiero, il più esposto al commercio internazionale, e che si prevede incideranno negativamente sulle prospettive di crescita per il resto dell’anno.
Ne risulta che le previsioni di crescita del PIL per la zona euro nel 2019 restano invariate all’1,2% mentre quelle per il 2020 sono state leggermente riviste al ribasso, all’1,4 %, a seguito del ritmo più moderato della crescita previsto per il resto di quest’anno (previsioni di primavera: 1,5 %). La previsioni sul PIL dell’UE restano invariate all’1,4 % nel 2019 e all’1,6 % nel 2020.
Mentre nella prima parte dell’anno la crescita è stata sostenuta da una serie di fattori temporanei, le prospettive per il resto dell’anno appaiono più deboli, essendosi attenuate le attese di una rapida ripresa delle attività manifatturiere e del commercio a livello mondiale. Per il 2020 si prevede una crescita più sostenuta del PIL, dovuta in parte al numero maggiore di giorni lavorativi. La domanda interna, e in particolare i consumi delle famiglie, continua a sospingere la crescita economica in Europa, grazie anche al persistente vigore del mercato del lavoro. Per l’anno in corso e per il prossimo si prevede una crescita del PIL in tutti gli Stati membri dell’UE, che sarà tuttavia significativamente più forte in determinate aree (ad es., Europa centrale e orientale, Malta e Irlanda) rispetto ad altre (ad es., Italia e Germania).
Le previsioni relative all’inflazione complessiva nella zona euro e nell’UE sono state abbassate di 0,1 punti percentuali per l’anno in corso e per il prossimo a seguito, principalmente, del calo dei prezzi del petrolio e delle prospettive economiche leggermente più deboli. Per la zona euro si prevede ora un’inflazione (indice armonizzato dei prezzi al consumo) media dell’1,3 % sia nel 2019 che nel 2020 (previsioni di primavera: 1,4 % nel 2019 e 2020), mentre la previsione per l’UE è in media dell’1,5 % nel 2019 e dell’1,6 % nel 2020 (previsioni di primavera: 1,6 % nel 2019 e 1,7% in 2020).
I rischi per le prospettive economiche mondiali restano altamente interconnessi e tendenti sostanzialmente al negativo. Il protrarsi del conflitto economico tra gli Stati Uniti e la Cina, unitamente al permanere delle notevoli incertezze relative alla politica commerciale degli USA, potrebbero prolungare l’attuale fase di contrazione del commercio mondiale e delle attività manifatturiere con conseguenze per altre regioni e settori. Ciò potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia mondiale anche a seguito di perturbazioni dei mercati finanziari. Anche le tensioni in Medio Oriente aumentano le possibilità di un incremento significativo dei prezzi del petrolio. A livello interno la Brexit resta la principale fonte di incertezza. Infine vi sono anche rischi significativi per quanto riguarda i fattori della crescita a breve termine e la dinamica economica nella zona euro. La debolezza nel settore manifatturiero, qualora dovesse perdurare, e il clima di scarsa fiducia diffuso tra le imprese potrebbero estendersi ad altri settori e compromettere la situazione del mercato del lavoro, i consumi privati e, in ultima analisi, la crescita.
Alla luce del processo di recesso del Regno Unito dall’UE, le proiezioni per il 2019 e il 2020 si fondano di nuovo sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali tra l’UE a 27 e il Regno Unito. Si tratta di un’ipotesi adottata unicamente a fini di previsione, che non ha alcuna incidenza sui futuri negoziati tra l’UE e il Regno Unito.
Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 28 giugno. Per tutti gli altri dati, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 2 luglio.
Ogni anno la Commissione pubblica quattro previsioni economiche. Le previsioni pubblicate ogni anno in inverno ed estate riguardano soltanto i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri e per la zona euro, nonché i dati aggregati a livello dell’UE.Le prossime previsioni della Commissione europea saranno le previsioni economiche di autunno nel novembre 2019.

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AIM Group International: un anno di solida crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

AIM Group International, società specializzata in congressi, eventi e comunicazione, pubblica oggi il Annual Report 2018 che indica dati economici e di business positivi.Il 2018 è stato caratterizzato da importanti risultati ottenuti in diverse aree, dall’acquisizione di nuovo business all’efficace organizzazione di un numero considerevole di eventi e congressi, dalla diversificazione della base di clienti al rafforzamento finanziario. Tra i progetti più importanti si annoverano anche significativi investimenti nella comunicazione, con l’acquisizione della maggioranza dell’agenzia Vangogh che ha consentito di ampliare la tipologia dei servizi offerti, e l’apertura di un nuovo ufficio a Barcellona. Per quanto riguarda, in dettaglio, i risultati economici, il Bilancio Consolidato 2018 è positivo con sia l’EBITDA sia il fatturato in aumento a doppia cifra rispetto al 2017. L’EBIDTA ammonta a circa 2,7 milioni di euro, pari al 3% e in aumento del 28% rispetto al 2017, e il fatturato è di 99 milioni di euro, con una crescita del 13%. Includendo le società non interamente possedute dal Gruppo, il fatturato complessivo supera i 110 milioni di euro. Questi risultati sono in linea con il Business Plan 2018-2020 che determina i futuri obiettivi finanziari con un EBITDA al 5%.
“Nel 2018 abbiamo avviato il Business Plan 2018-2020, basato sui solidi risultati perseguiti in precedenza” spiega Gianluca Scavo, CEO di AIM Group International. “Il nostro ambizioso piano di sviluppo si concentra su tre priorità: consolidare il portfolio clienti, realizzare nuove acquisizioni strategiche, e aprire nuovi uffici in destinazioni dinamiche per il nostro mercato. In definitiva, il valore che vogliamo affermare con il nostro piano è la crescita associata alla profittabilità”.“Qualità e innovazione continueranno a guidarci nei prossimi anni” aggiunge Gianluca Buongiorno. “I clienti associativi e corporate ci chiedono di offrire ancora maggiore valore aggiunto e di innovare il modo di realizzare eventi efficaci. Si tratta di una sfida comune a tutto il settore e siamo sicuri che grazie ai nostri investimenti, alla nostra lunga esperienza, alle variegate competenze e alla professionalità dei nostri team, noi continueremo a posizionare AIM Group International tra i leader della meeting industry a livello internazionale”.

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Ciriani (FdI): cresciamo da Nord a Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

“Fratelli d’Italia cresce da Nord e Sud e oggi è felice di accogliere nelle sue fila Salvo Pogliese, Basilio Catanoso e Guido Castelli, che hanno avuto il coraggio di rispondere all’appello lanciato ad Atreju dal presidente Giorgia Meloni e dare il loro contributo nella costruzione di un grande movimento conservatore e sovranista. Dopo il successo ottenuto alle elezioni europee, oggi a Catania abbiamo fatto un altro passo in avanti per raggiungere questo obiettivo e Fratelli d’Italia si conferma un movimento politico in grande salute e capace di aggregare in un unico grande contenitore identità, persone e sensibilità diverse”. A dirlo il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Luca Ciriani.

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Quale strategia italiana per lo sviluppo delle reti ultraveloci e la crescita economica del Paese?

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Roma Mercoledì 17 Luglio 2019 Ore 17:00 – 19:00 Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani Via della Dogana Vecchia, 29. Il futuro della rete italiana a banda ultralarga tra stop-and-go.Quali le ragioni e quali i nodi da sciogliere? Quali i quesiti sullo schema operativo adottabile e quali i dubbi sui modelli di business? La presentazione del libro di Fabrizio Dalle Nogare “Regolazione e mercato delle comunicazioni elettroniche” (Giappichelli Editore), che proprio su questi temi ha centrato la riflessione tra Governance della rete e nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche, sarà occasione di confronto in un momento cruciale per l’assunzione di decisioni consapevoli.
I lavori avranno inizio con il saluto di apertura diMirella Liuzzi, Segretario di Presidenza, Camera dei Deputati. A seguire gli intervento di
Antonio Sassano, Professore, Università La Sapienza
Andrea Zoppini, Professore, Università Roma Tre
Franco Bassanini, Presidente, Open Fiber
Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato, TIM
Mauro Coltorti, Presidente VIII Commissione, Senato
Alessandro Morelli, Presidente IX Commissione, Camera dei Deputati
Modera: Raffaele Barberio, Direttore, Key4biz
Conclude: Angelo Marcello Cardani, Presidente, AGCOM

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Le azioni europee possono ancora crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

A cura di Paul Doyle, Responsabile azionario per l’Europa di Columbia Threadneedle Investments. La corsa dei mercati nei primi tre mesi del 2019 ha rappresentato un’inversione di tendenza rispetto agli sviluppi osservati alla fine dello scorso anno. La riunione di marzo del Federal Open Market Committee (FOMC) statunitense ha confermato il mutato orientamento della Fed, non più impegnata a impedire lo sforamento del target d’inflazione bensì a contrastarne l’eccessivo calo a seguito della crisi finanziaria globale. La minaccia discussa lo scorso ottobre (il potenziale inasprimento della politica monetaria da parte della Fed malgrado l’incombere di una recessione) non rientra più nei possibili scenari per il resto dell’anno, uno sviluppo incoraggiante per tutti i mercati azionari, compreso quello europeo.
È vero che alcuni indicatori economici suggeriscono cautela. In particolare, il commercio globale va contraendosi, un trend che sembra destinato a protrarsi a causa delle relazioni tese tra Stati Uniti e Cina e dell’imposizione di tariffe da parte di entrambi i paesi. L’aggravarsi delle tensioni ha causato una correzione dei mercati azionari globali il 14 maggio, data in cui Pechino ha annunciato l’introduzione di dazi in reazione alle misure varate dal presidente Trump. Dati gli effetti ritardati di un inasprimento monetario, gli indicatori anticipatori dell’OCSE restano negativi, così come anche i PMI manifatturieri di tre delle quattro maggiori economie mondiali (Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania). In ogni caso, i principali indicatori relativi a rendimenti obbligazionari a lungo termine, differenziali di rendimento delle emissioni societarie, prezzi del greggio e forza del dollaro USA non sono tali da destare eccessivo allarme. I rendimenti obbligazionari sono troppo bassi per frenare l’economia, e le quotazioni del greggio a 70 dollari al barile si aggirano intorno alle medie decennali. Non ci troviamo in una fase analoga a quella attraversata nel 2008, quando sia il petrolio che il dollaro USA subirono un’impennata. Si tratta semplicemente di un rallentamento temporaneo, a cui farà probabilmente seguito un nuovo irripidimento.
Quali sono le implicazioni di tutto questo per le azioni europee? La performance dei listini europei rispetto agli omologhi statunitensi dipende spesso dall’evoluzione del cambio EUR/USD. In Europa la crescita relativa degli utili rispetto agli Stati Uniti riflette il vigore sottostante delle sue economie, come mostrano gli indici PMI.
Gli utili del settore finanziario giapponese raggiunsero i massimi nel 1990 e sono ora pari alla metà di tale livello. Lo scoppio di una bolla del credito scoraggia i prenditori dall’accendere prestiti, un’attività fondamentale per il sistema bancario. Gli utili delle banche dipendono dalla leva finanziaria (l’ammontare di capitale proprio necessario a coprire i portafogli prestiti), dalla regolamentazione e dai margini d’interesse netti, tutti ambiti in cui le banche europee sono alle prese con enormi ostacoli. Un inasprimento normativo potrebbe creare problemi anche per il settore tecnologico statunitense, ma al momento sono le banche europee a soffrire. Un eventuale irripidimento della curva dei rendimenti (causato dall’aumento delle aspettative di inflazione) nella seconda metà di quest’anno non potrebbe spingere al rialzo le quotazioni dei titoli finanziari europei (e delle azioni cicliche)? Attualmente le valutazioni delle banche europee, calcolate in base al P/E relativo, sono prossime ai minimi dalla crisi finanziaria. La quota dei prestiti italiani in sofferenza in percentuale dei prestiti complessivi sta rapidamente diminuendo. Le banche italiane stanno risanando i bilanci, oppure sono oggetto di acquisizioni. La Spagna ha cominciato prima, ma l’iter è simile. Si prevede un’ulteriore fase di miglioramenti. Il settore assicurativo ha intanto sovraperformato in un contesto di rendimenti obbligazionari in calo e le valutazioni appaiono ora relativamente elevate. La domanda interna europea dovrebbe al contempo essere favorita da una politica fiscale più accomodante, che dovrebbe contribuire per lo 0,6% al PIL e far scendere i rendimenti obbligazionari, uno sviluppo quest’ultimo di cui dovrebbe in particolare giovarsi l’Italia. L’impennata dei rendimenti italiani osservata lo scorso anno è imputabile all’elezione di un governo populista dalla retorica incendiaria, che ha fatto precipitare il paese nella recessione. Ora che i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi di 100 punti base rispetto ai massimi, l’allentamento delle condizioni finanziarie dovrebbe favorire la ripresa economica.
Quasi tutti gli elementi responsabili della correzione di fine 2018 hanno invertito rotta: il rafforzamento del dollaro e il rallentamento dell’economia statunitense sfociato nello shutdown del governo federale hanno ceduto il passo a sviluppi di segno opposto. I rendimenti dei Treasury USA decennali sono scesi dal 3,2% di ottobre 2018 all’attuale 2,5%. La Fed ha posto fine all’inasprimento. Tuttavia, l’aggravarsi delle frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina creano un clima di incertezza e ostacoli alla crescita globale. L’Europa beneficia dell’accelerazione della crescita globale, ma soffre nella stessa misura quando la crescita rallenta o subisce una contrazione. Se le tensioni commerciali non comprometteranno la crescita globale, le revisioni degli utili societari invertiranno rotta mostrando un miglioramento. Gli utili superiori alle aspettative potrebbero spingere al rialzo le azioni anche dopo il recupero del 20% rispetto ai minimi di dicembre. Nel 2016, i mercati azionari cominciarono a salire a febbraio sebbene le revisioni degli utili sarebbero rimaste negative durante l’intero anno. I mercati possono continuare a segnare progressi anche quando l’espansione degli utili si interrompe. Se gli utili riprendono a salire, il rally può continuare. Molti si aspettano che l’indice S&P 500 raggiunga un picco di 3000 punti al termine del ciclo economico. Il rally dell’indice S&P 500 può risentire delle tensioni commerciali nel breve periodo, ma le prospettive a lungo termine sono ottime.

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Scuola – Precari, passa il decreto legge Crescita senza modifiche in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Preclusa la votazione di emendamenti e ordine del giorno. I sindacati che hanno firmato il vago accordo del 24 aprile a Palazzo Chigi, da Anief ritenuto insufficiente per risolvere il problema del precariato, ora scrivono al premier Giuseppe Conte e scoprono che prima di dicembre niente potrà essere approvato in un provvedimento legislativo. Si conferma, quindi, l’italica lentezza delle procedure concorsuali nella scuola pubblica italiana.
Marcello Pacifico (Anief): Intanto inizierà un nuovo anno scolastico con molte decine di migliaia di posti vacanti e disponibili ancora una volta dati in supplenze. E anche tante convocazioni per l’assegnazione delle cattedre che andranno deserte, durante le prossime immissioni in ruolo, per via della mancata riapertura delle GaE e dell’assunzione su graduatorie nazionali degli idonei dei concorsi ordinari e riservati.
Doccia fredda per i sindacati, ai quali Anief aveva detto di non fidarsi: il nulla di fatto su reclutamento e abilitazioni, a seguito della mancata inclusione, nel decreto crescita e nell’ultimo Consiglio dei ministri, dei corsi Pas, dei concorsi riservati ai precari storici e a varie misure da attuare con urgenza per risollevare il reclutamento, sta compromettendo il futuro professionale di decine di migliaia di docenti. Oltre a mettere ancora di più a rischio il regolare avvio del nuovo anno scolastico.
“Evidentemente – commentano ora i sindacati maggiori – non vi è stato in Consiglio dei Ministri un sufficiente coordinamento, il che chiama in causa direttamente le responsabilità del Presidente del Consiglio. A questo punto non possiamo non ricordare al Premier gli impegni assunti, a nome del Governo da lui presieduto, con la sottoscrizione dell’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi”.

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