Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘crescita’

Crescita del biologico e cultura del consumo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

La crescita dell’agricoltura biologica italiana si deve allo sforzo di migliaia di piccoli produttori, ma anche a una nuova consapevolezza che si è ormai fatta strada tra i consumatori – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Come ha ricordato la ministra per le Politiche agricole Bellanova, il biologico ha guadagnato quote di mercato sempre più rilevanti, raggiungendo nel 2019 la cifra record di 3,3 miliardi di euro, equivalente al 4% della spesa agroalimentare complessiva. Ma è soprattutto l’andamento negli ultimi dieci anni a suscitare ottimismo: dal 2010 le superfici agricole coltivate a biologico sono infatti aumentate del 79%, arrivando a sfiorare oggi il 16% della superficie agricola utilizzata totale.L’Italia ha registrato grandi progressi su questo fronte, ma con i giusti incentivi può raggiungere traguardi ancora più ambiziosi – prosegue Tiso. Il messaggio lanciato dal mercato è chiaro: il biologico è una strada sostenibile non solo per l’ambiente ma anche per l’economia, e sempre più consumatori lo scelgono. Lo testimoniano le oltre 80mila aziende bio che collocano l’Italia al primo posto in Europa per numero di operatori.C’è una trasformazione in atto. Occorre tenere il passo di una domanda di prodotti biologici che cresce costantemente, promuovendo un’offerta sempre di più di qualità e alla portata di tutti. Il cambiamento non riguarda solo la filiera agricola e i metodi di produzione, ma è anche di tipo culturale perché interessa in senso più ampio il nostro stile di vita. Per proseguire su questa strada è essenziale garantire trasparenza e corretta informazione per la tutela del consumatore, così come l’indispensabile sostegno alle aziende.

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Inflazione: preoccupa la crescita dei prezzi nel settore alimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

L’Istat conferma, ad ottobre, un tasso di inflazione al -0,3%, negativo per il sesto mese consecutivo. Un andamento, riporta l’istituto di Statistica, che risente ancora del calo dei prezzi dei beni energetici, seppur più contenuto rispetto al passato. Come avevamo già segnalato, era prevedibile che gli aggiornamenti dei costi dell’energia elettrica e del gas (rispettivamente +15,6% per l’elettricità e +11,4% per il gas) a partire da ottobre avrebbero inciso su tale voce, determinando una lenta inversione di tendenza.A preoccupare maggiormente è il trend relativo ai prezzi dei beni alimentari: i prodotti non lavorati appartenenti a tale comparto crescono ancora, passando dal +2,7% di settembre al +3,5% di ottobre.Un andamento che conferma, ancora una volta, le nostre preoccupazioni: tale incremento si traduce in un aumento medio dei costi sostenuti per la spesa alimentare di +196 Euro annui a famiglia.Un aggravio che pesa soprattutto sulle tasche delle famiglie con redditi medio-bassi, costrette, a causa degli aumenti e della delicata situazione determinata sul piano economico-occupazionale dalla pandemia, a ridurre i propri consumi ai beni essenziali. Lo dimostrano i dati sull’andamento delle vendite al dettaglio: -0,4% proprio nel settore alimentare.Tale dinamica produrrà evidenti ricadute sul fronte del commercio e della produzione, peggiorando ulteriormente l’attuale situazione, che già segna forti difficoltà.Per questo è ora che il Governo avvii con urgenza piani per la ripresa economica, per il rilancio dell’occupazione e per la promozione dello sviluppo tecnologico. Bisogna mettere in campo ogni sforzo ed ogni risorsa per sostenere l’economia e le famiglie in questa delicata fase, sfruttando tutti gli strumenti a disposizione (senza dimenticare il MES, indispensabile per la tenuta del sistema sanitario). Nel programmare tali interventi è fondamentale che il Governo non si limiti a misure emergenziali, ma getti le basi per una ripresa stabile e duratura.

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Recovery Fund occasione storica per tornare a crescere

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“Crescita, innovazione, sostenibilità. Con il Recovery Fund l’Italia ha un’occasione storica per trasformare la propria economia e tornare a crescere coniugando competitività e sostenibilità. Grazie alla straordinaria risposta dell’UE alla crisi scatenata dal nuovo Coronavirus, infatti, il nostro Paese avrà a disposizione oltre 200 miliardi di euro tra prestiti e trasferimenti diretti. Risorse che, però, per essere fruttuose, dovranno essere impiegate innanzitutto con l’obiettivo di tornare a crescere seguendo le tre linee direttrici indicate dal governo.” Inizia così il suo intervento su Il Sole 24 ore l’ad di Deloitte Fabio Pompei. La società. ha lanciato da gennaio anche il progetto Impact for Italy (https://www2.deloitte.com/it/it/pages/about-deloitte/articles/deloitte-lancia-impact-for-italy—deloitte-italy—about.html): il progetto e la nuova filosofia di Deloitte per l’Italia, con l’obiettivo di contribuire a far crescere e rendere più competitivo il Paese, anche grazie alle imprese e alle organizzazioni per le quali il network lavora. “Anche la spinta alla digitalizzazione- continua Pompei- è cruciale, come ha reso evidente il lockdown. Per far sì che tutti possano beneficiarne e non aumentino le diseguaglianze, però, servono infrastrutture adeguate e risorse per aumentare l’alfabetizzazione digitale di tutta la popolazione, con speciale attenzione ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, così da rendere più snella e funzionale la burocrazia italiana.Infine, non c’è modernizzazione del Paese senza quella delle imprese. In questa fase è di vitale importanza sostenere le tante Pmi ad alto potenziale che, da sole, non riescono a investire in innovazione. Secondo una stima del nostro ufficio studi, solo una Pmi su quattro ha raggiunto una maturità tecnologica tale da poter competere sui mercati internazionali. Eppure, le nostre aziende producono eccellenze riconosciute in tutto il mondo e, con le sole esportazioni, il Made in Italy genera oltre il 30% del nostro Pil.” Non meno rilevante è il nodo energetico: mentre Francia e Germania si stanno attrezzando per diventare leader nella produzione di idrogeno green, l’Italia continua a scontare una forte dipendenza dall’estero per il suo fabbisogno energetico. Ma con l’avanzare dell’innovazione tecnologica, si accrescono per l’Italia le opportunità di investire in rinnovabili: una strategia che può accelerare la decarbonizzazione e, al contempo, aumentare l’efficienza energetica nazionale. Rientra in questa sfida anche l’ammodernamento delle nostre infrastrutture: oltre a dover risanare storici ritardi nei collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, nonché tra il versante Est e Ovest, sarà importante destinare investimenti alla messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture già esistenti. Una grande operazione di cura del territorio potrebbe diventare un volano di crescita ed evitare, nei prossimi anni, gravi costi umani ed economici legati al climate change.” Questa è l’ora di un grande patto pubblico-privato capace di fissare priorità strategiche per il nostro Paese.”

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Le assunzioni in Italia tornano a crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

E’ stato rilevato con l’indice del tasso di assunzioni di LinkedIn (LinkedIn hiring rate) che ha toccato il punto massimo di crescita con un +8% rispetto all’anno scorso, stando ai dati aggiornati al 17 ottobre 2020. Tuttavia, sempre secondo gli ultimi dati di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, è improbabile che la situazione possa migliorare a un ritmo tale da compensare la disoccupazione in aumento nel Paese. I dati suggeriscono che, con l’Italia alle prese con il contenimento di COVID-19, le assunzioni potrebbero aver raggiunto ora il tetto massimo. In un contesto nel quale i paesi di tutto il mondo stanno affrontando un secondo picco nel numero di contagi da coronavirus, i dati di LinkedIn mostrano anche come i tentativi di evitare un nuovo lockdown per preservare l’economia non stiano migliorando il quadro delle assunzioni nel lungo periodo nelle singole nazioni, con la Svezia particolarmente in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Nonostante ciò, sempre stando agli assunti di LinkedIn, esistono delle vere e proprie nicchie nelle quali i tassi di assunzione continuano a crescere, con oltre 14 milioni di offerte di lavoro aperte su LinkedIn a livello globale. I datori di lavoro italiani stanno attualmente assumendo soprattutto Software Engineer, Software Developer e addetti alla vendita. Inoltre, LinkedIn ha identificato 10 ruoli professionali che hanno registrato una crescita costante negli ultimi anni, e per i quali prevede che in futuro la domanda da parte dei datori di lavoro continuerà a crescere, tra i quali Digital Marketer, Graphic Designer e Data Analyst. Le competenze digitali, in particolare, sono molto richieste, e LinkedIn prevede che il settore tecnologico genererà 150 milioni di posti di lavoro a livello globale nei prossimi 5 anni.Gli ultimi mesi sono stati difficili e, a causa dell’attuale pandemia, e ci sono molte persone che sono attualmente alla ricerca di un nuovo lavoro, o potrebbero cercarlo prossimamente. In questo contesto, LinkedIn, per aiutare tutti i suoi membri ad affrontare al meglio le sfide dell’attuale mercato del lavoro, ha creato una lista di suggerimenti utili nella ricerca di una nuova opportunità professionale.

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“Economia circolare grande scommessa per crescita Italia a grande velocità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

“Pensare oggi al futuro, proprio mentre siamo nel pieno della pandemia, è la scelta politicamente più concreta che possiamo e dobbiamo fare. Dobbiamo agire oggi per avere domani un modello di sviluppo ecosostenibile, che realizzi una crescita inclusiva e duratura della società e del sistema produttivo nazionale” così Alessia Rotta, presidente della Commissione Ambiente della Camera, è intervenuta agli Stati Generali della Green Economy all’interno del confronto dedicato alle misure per l’economia circolare nel Recovery Plan nazionale.“Del resto – fa notare la Presidente Rotta – alcuni indicatori dicono che sul recupero dei rifiuti siamo nelle posizioni di testa della UE, con 15 milioni di tonnellate di rifiuti urbani riciclati, pari al 50% di quelli prodotti.” “Questa transizione ecologica – spiega la Presidente Rotta – è possibile perché ci sono sia le condizioni materiali che culturali. Il Next Generation Plan metterà a disposizione dell’Italia oltre 200 miliardi di euro e la Commissione Ambiente ha già indicato il filo “verde” che dovrà tenere insieme tutti gli investimenti a partire da quelli per aumentare la qualità della raccolta differenziata, implementare il sistema impiantistico e creare le condizioni per aumentare la domanda e l’offerta di materie prime seconde.”

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Secursat Srl annoverata tra le migliori 400 aziende in Italia per crescita di fatturato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Lo studio dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, giunto alla sua terza edizione, individua le aziende italiane in maggiore espansione economica. Ben 12.000 le aziende candidate ad un posto in classifica, che hanno partecipando inviando il proprio bilancio e dimostrando di possedere tutti gli stringenti requisiti e criteri di ammissione. 400 le migliori, tra cui Secursat, con una crescita del 15.8 % del fatturato tra il 2016 ed il 2019. La dettagliata indagine ha così messo in luce molte delle eccellenze dell’imprenditoria italiana, soprattutto del Centro-Nord – Secursat ha sede legale ad Asti e sedi a Milano e Roma – che, nonostante un quadro macroeconomico difficile e di prolungata crisi quale quello del triennio considerato, hanno registrato uno sviluppo notevole e un buon livello di onorabilità, indipendenza economica, sviluppo organico e capacità a competere a livello internazionale. Giustamente orgogliosa del successo economico ottenuto, che si è tradotto naturalmente, e per tutte le quattrocento aziende della classifica, anche in un incremento di posti di lavoro, Secursat ha assecondato questo trend anche durante il difficile periodo, tuttora in corso, dell’emergenza da Covid-19. Lo ha fatto anche incanalando le sue energie nel fornire risposte ai bisogni di consulenza e servizi in tema di sicurezza secondo un proprio originale modello di business, che unisce procedure di comportamento e tecnologia. Il Ceo di Secursat, Giuseppe Calabrese, lo ha raccontato anche recentemente in un convegno dedicato alla governance umana dell’Intelligenza Artificiale, a Roma, dove ha indicato quali siano le linee ispiratrici dei protocolli ideati da Secursat. Se le strategie economiche e politiche oggi sono inevitabilmente basate sull’analisi dei dati e dei comportamenti e su un uso non sempre trasparente della Rete, va perseguito per Calabrese l’equilibrio tra questo ed il diritto di protezione delle sfere di diritti individuali e collettivi, della privacy e della sicurezza personale. Gli strumenti digitali, l’intelligenza artificiale, le app possono in questo senso diventare presupposto per un più facile scambio di servizi ed informazioni e per immaginare/progettare modelli per rendere il mondo più sicuro, che è poi la mission di Secursat.

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Obesità: In Italia un trend in continua crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

In Italia, la prevalenza di persone in sovrappeso e con obesità cresce al crescere dell’età, tanto che se l’eccesso di peso riguarda 1 minore su 4, la quota quasi raddoppia tra gli adulti, raggiungendo il 46,1 per cento tra le persone di 18 anni e oltre. La prevalenza maggiore si riscontra in entrambi i generi nella classe 65-74 anni (61,1 per cento) e, mentre la maggioranza degli uomini presenta un eccesso ponderale già a partire dai 45 anni, per le donne ciò si verifica dopo i 65 anni. Negli ultimi 30 anni, inoltre, è stato registrato un aumento di incidenza dell’eccesso di peso pari al 30 per cento ed emerge prepotentemente il ruolo del territorio di origine. Questi sono alcuni degli aspetti evidenziati dal rapporto Istat realizzato per il secondo Italian Obesity Barometer Report che verrà presentato oggi in occasione del 2nd Italian Obesity summit – Changing ObesityTM meeting. Organizzato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) con l’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete” e OPEN Italia – Obesity Policy Engagement Network, l’evento ha il patrocinio di Ministero della Salute, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Istituto Superiore di Sanità, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e il contributo non condizionato di Novo Nordisk nell’ambito del progetto internazionale Changing Obesity. Analizzando i fattori socio-culturali, il rapporto mette in luce un elemento sin qui poco sottolineato: la relazione tra l’eccesso di peso e il luogo di origine dell’individuo. Esiste infatti un legame con aspetti influenti, come, ad esempio, il rapporto con il cibo o l’adozione di modelli alimentari e stili di vita acquisiti e radicati nella zona di nascita prima di diventare adulti, tanto che nelle regioni del Centro-Nord le prevalenze dell’eccesso di peso delle persone nate nel Mezzogiorno sono superiori al dato medio regionale. Per esempio, in Piemonte dove oltre il 15 per cento degli adulti residenti ha dichiarato di essere nato in una regione del Mezzogiorno, l’eccesso ponderale delle persone che sono migrate è più elevato del 30 per cento rispetto al dato medio piemontese. Viceversa, nelle regioni del Mezzogiorno, sebbene le prevalenze siano riferite a un campione molto più ristretto per la minore consistenza delle migrazioni da Nord a Sud, le prevalenze delle persone nate al Centro-Nord si collocano sempre al di sotto della media regionale. L’obesità è una patologia cronica multifattoriale che richiede una gestione di lungo termine che però spesso viene considerata come responsabilità del singolo, una scelta di stile di vita dovuta a una scarsa auto-disciplina e a una mancanza di motivazione. Parlare di obesità oggi assume un significato ancora più importante in quanto, come sottolinea la World Obesity Federation (WOF), “Il coronavirus può causare sintomi e complicazioni più gravi nelle persone con condizioni legate all’obesità”. Per questo motivo, lo scorso maggio è stata inviata al Ministro della Salute Speranza e a tutti i rappresentanti delle Istituzioni coinvolte, per il tramite dell’On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete e Vicepresidente vicario ANCI, una Lettera Aperta. Il documento, sottoscritto da tutte le società scientifiche e associazioni di pazienti e cittadinanza, ha inteso sottolineare l’urgenza di atti a tutela delle persone con obesità, ancor più fragili durante la pandemia per ragioni legate a difficoltà di convivenza con un ambiente obesogeno e all’interruzione delle cure o delle visite.

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La multinazionale italiana Primeur cresce del 18% negli ultimi 5 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Dopo oltre 30 anni di esperienza nell’universo della Data Integration e una costante crescita di business che le ha permesso di raggiungere un fatturato da 20 milioni di euro nel 2019, la multinazionale Primeur, nata a Genova nel 1986 con headquarter in Svizzera e presente in 28 paesi nel mondo, punta a superare con slancio il 2020 attraverso la nuova strategia di rebranding caratterizzata da una filosofia “unconventional”. Il rinnovo dell’immagine nasce dall’idea di voler comunicare i valori e la passione che accomunano l’intero asset aziendale: rendere il mondo della Data Integration più semplice, accessibile, smart, sicuro e soprattutto sostenibile, creando un vero e proprio valore per i clienti, è la mission che il Gruppo vuole comunicare attraverso la nuova identità. Con una presenza capillare di 200 dipendenti nelle 5 business region in Europa (Svizzera, Italia, UK, Spagna e Francia), Tunisia, Nord America, Sud America e Asia, la multinazionale offre la massima professionalità nella Data Integration alle grandi aziende internazionali dei settori bancari e assicurativi, dei beni di largo consumo, dell’automotive e dell’industria manifatturiera, dell’energia, della comunicazione e della pubblica amministrazione. Su un totale di oltre 300 clienti, sono ben 15 le aziende che fanno parte della classifica Fortune 500 e che hanno scelto di adottare i software, le soluzioni e i servizi di Primeur per migliorare la propria gestione dei dati. Tra le case history di maggior successo sono da segnalare le collaborazioni con Intesa San Paolo, Unicredit, State Street, Unilever, FCA, Vodafone, EssilorLuxottica, Telefonica e la più recente con Banca d’Italia. “L’approccio innovativo e «visionario» che da sempre contraddistingue la nostra storia, ci ha permesso di essere riconosciuti a livello mondiale attraverso prodotti e piattaforme di integrazione dati complete, sicure, flessibili e modulari – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur – Flessibilità e visione strategica sono i nostri punti di forza nati dalla fusione del know-how tecnico di una Software House con l’approccio di un’azienda di consulenza specializzata in integrazione di sistemi: il risultato è un prodotto «cucito su misura» ma estremamente performante e standard. Il cliente trova quindi in noi un unico interlocutore con cui scegliere la migliore strategia e su cui fare affidamento per lo sviluppo e l’implementazione della soluzione individuata. Questo approccio, unico nel settore, oltre a farci spiccare tra i giganti della Silicon Valley, ci ha permesso di mantenere relazioni solide di oltre 30 anni con i nostri principali clienti, prendendoci cura dei loro dati con la stessa passione che ci contraddistingue dal primo giorno e che ci motiva a sviluppare una tecnologia sempre più performante, ma anche più friendly, smart e intuitiva, comunicata al meglio dalla nostra nuova immagine e dal nostro nuovo logo che ci rappresentano perfettamente”. Stefano Pagnoncelli, Marketing & Communication Director alla guida della nuova strategia di rebranding, spiega in che modo e quali sono gli elementi che cambieranno con la nuova identità di Primeur: “In primo luogo abbiamo lavorato sul nuovo logo rendendolo più chiaro, attuale e riconoscibile. Il giallo utilizzato per il nostro claim «data passionate» rappresenta il legame con il passato, mentre i punti di diversi colori rappresentano il passaggio dei data attraverso le nostre piattaforme: il punto azzurro iniziale raffigura i dati che entrano in Primeur, il punto giallo delinea la fase di mediazione, mentre il punto viola simboleggia i dati che escono dalle piattaforme. Una nuova linea di comunicazione più intuitiva, smart e «unconventional» è stata adottata anche per i nostri canali social e per il sito web, attraverso cui emerge il nostro stile semplice, flessibile e chiaro. Siamo cresciuti, ci siamo evoluti e ora vogliamo farci conoscere attraverso un nuovo look che possa far emergere i valori, l’identità e la passione con cui affrontiamo ogni sfida”.

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Sacche di crescita in un’economia “d’argento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

A cura di Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. Per la prima volta nella storia, sulla Terra vivono più ultrasessantenni che bambini di età inferiore a cinque anni. Ormai in molti paesi l’aspettativa di vita ha superato i sessanta anni. Gli anziani possono svolgere nuove attività nel campo dell’istruzione, continuare a lavorare o perseguire i propri hobby. Tuttavia, la libertà di far questo dipende da due fattori: la salute e le disponibilità finanziarie. Nel 2018 in tutto il mondo si contavano 125 milioni di ultraottantenni, ma entro il 2050, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nella sola Cina vi saranno circa 120 milioni di persone di questa fascia di età. Entro quell’anno la stragrande maggioranza (80%) degli anziani vivrà in paesi a reddito medio-basso. In termini generali, l’invecchiamento della popolazione suscita negli economisti il timore di una stagnazione economica, poiché cala il numero di nuovi lavoratori in grado di dare impulso alla produzione. Tuttavia, all’aumentare della percentuale di anziani, alcuni settori dell’economia sono destinati a prosperare. Tra questi spiccano la sanità e la finanza, due comparti che riserveranno maggiori opportunità d’investimento in un’economia “d’argento”.I fatti dipingono un quadro molto chiaro. Stimolata principalmente dalla sempre maggiore longevità delle economie in via di sviluppo, stando alle previsioni dell’OCSE la crescita della spesa sanitaria potrebbe superare l’espansione del PIL nel corso del decennio che termina nel 2030. Per quanto riguarda la finanza previdenziale, l’Association of the Luxembourg Fund Industry prevede che entro il 2025 i patrimoni dei fondi pensioni raggiungeranno i 61.100 miliardi di dollari, in rialzo dai 42.200 miliardi di dollari del 2018. In che modo dunque gli investitori potrebbero trarre vantaggio dall’economia d’argento? Nell’ambito della sanità, le prospettive per le case farmaceutiche non potrebbero essere più favorevoli. L’invecchiamento della popolazione alimenta infatti la domanda di farmaci; inoltre, le nuove tecnologie come la genomica hanno anche dato impulso all’innovazione, inaugurando un’epoca d’oro per la scoperta dei farmaci. Il ritmo registra un’accelerazione ed esistono molti nuovi farmaci dirompenti per la cura di malattie che colpiscono gli anziani, come il tumore ai polmoni e la leucemia, il diabete e la sclerosi multipla. Vi sono interessanti programmi di sviluppo di farmaci anche per malattie rare come l’obesità. La tecnologia sanitaria è un altro settore che trae beneficio dall’invecchiamento della popolazione. In tutto il mondo, gli ospedali sovraccarichi sono alla ricerca di soluzioni per operare con maggiore efficienza. Un altro fatto comunemente accettato è che sarà necessario risparmiare di più per un pensionamento più lungo. Consideriamo ad esempio la Cina, dove il rapido invecchiamento della popolazione ha spinto la società a riflettere sull’assistenza agli anziani. Un altro settore che beneficia dell’invecchiamento demografico è quello assicurativo, poiché gli anziani acquistano varie forme di copertura, dall’assicurazione di viaggio alla polizza vita. In una fase in cui l’economia mondiale si trova ad affrontare difficoltà estreme derivanti della pandemia globale, alcune aziende sanitarie e finanziarie possono beneficiare di una tendenza a lungo termine molto più vigorosa.

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Commercio: vendite in forte calo, cresce l’e-commerce

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Continua a crescere il mercato dell’e-commerce (+28,5%), mentre le vendite al dettaglio nei primi sette mesi del 2020 diminuiscono complessivamente dell’8,5%. Segno questo di come l’esperienza del lockdown abbia trasformato le abitudini dei cittadini.Molti hanno sperimentato nella fase 1, spesso per la prima volta, gli acquisti online, alcuni anche la spesa online. Questa modalità di vendita, una volta sdoganata, come avevamo già previsto continuerà ad essere sfruttata dai cittadini: per questo è necessario accelerare la discussione e l’avvio di provvedimenti tesi a garantire maggiormente i diritti degli acquirenti online, soprattutto sul piano della sicurezza dei prodotti.Ma non è questo l’unico dato che emerge dalle pubblicazioni odierne dell’Istat. Secondo le rilevazioni dell’Istituto di Statistica, infatti, a luglio le vendite sono diminuite del -2,2% sul mese precedente e del -7,2% sull’anno (dati in valore). Nonostante i saldi crolla il settore dell’abbigliamento: -27,9% sull’anno.Segnali che sicuramente vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese ha attraversato, ma che indicano anche la situazione di forte difficoltà che le famiglie stanno fronteggiando.Per questo è indispensabile che il Governo assuma scelte coraggiose e determinate per superare questa delicata fase storica. Nel dettaglio è fondamentale predisporre piani per lo sviluppo destinati a rilanciare l’economia e l’occupazione, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’UE. In tale quadro non si può e non si deve lasciare indietro il MES: un’opportunità irripetibile per rimettere in sesto il sistema sanitario, con il duplice vantaggio di disporre di risorse adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria ed al suo impatto sull’intero servizio sanitario nazionale, nonché per consentire all’Italia di convogliare le risorse necessarie sugli investimenti indispensabili per la ripresa economica.È importante tenere a mente che tutti i provvedimenti adottati e programmati in questa fase non dovranno essere unicamente di carattere emergenziale, ma si dovranno tradurre in misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo nel medio e lungo periodo.

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Il Digitale per la crescita dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

The European House – Ambrosetti e Microsoft Italia hanno annunciato “L’Impatto del Cloud Computing sul sistema-Paese e sul modo di fare impresa in Italia”, una ricerca qualitativa realizzata con l’obiettivo di scattare una fotografia sul livello di diffusione delle tecnologie Cloud in Italia, evidenziandone l’impatto economico, i benefici e gli ostacoli da parte delle aziende pubbliche e private del nostro Paese.Se da un lato, sembra crescere in Italia l’adozione del Cloud Computing con un tasso del 22,5% a livello nazionale, il campione della ricerca si dimostra particolarmente virtuoso con l’81,3% delle aziende intervistate che afferma di utilizzarlo. Dallo studio emerge che è ridotta la percentuale di organizzazioni che hanno raggiunto un livello “avanzato” di adozione: soltanto il 31,9% del campione considera infatti il Cloud come risorsa strategica, abilitante della trasformazione digitale, mentre il 49,4% utilizza servizi Cloud accessori adottati per lo più in modo tattico, per rispondere a necessità contingenti e non inseriti in un approccio strategico o facenti parte di progetti di digitalizzazione di più ampio respiro. Il 18,7% di aziende del campione dichiara di non far ricorso a soluzioni di Cloud Computing.
La forbice cresce se invece consideriamo solo le grandi aziende (47,6% del campione): in questo caso solo il 6% dichiara di non fare alcun uso del Cloud Computing, mentre il 94% che lo utilizza è ripartito equamente tra chi lo ha adottato in modo tattico per servizi accessori e chi lo ha inserito in un disegno strategico. Situazione differente per le PMI, il cui 30,4% dichiara di non aver adottato alcun tipo di soluzione Cloud e solo il 17,4% considera il Cloud Computing una risorsa strategica per la propria crescita. Principale beneficio del Cloud Computing: la capacità di reagire più rapidamente al cambiamento. Nel complesso, è molto alto il livello di soddisfazione da parte delle aziende nei confronti delle soluzioni Cloud Computing, dei benefici attesi e dei risultati ottenuti (97,1% vs. 2,9% di insoddisfatti);
Il principale beneficio riscontrato, dichiarato dal 20,8% di chi le ha implementate, è la capacità di reagire rapidamente al cambiamento. Dato che assume ancora più valore se pensiamo all’emergenza sanitaria ancora in corso e come questa situazione abbia spinto molte aziende a adottare in tempi molto rapidi forme di lavoro da remoto, impensabili senza un’infrastruttura adeguata. A domanda specifica, infatti, l’83% del campione ha indicato il Cloud quale principale abilitatore dello smart working e in generale della continuità aziendale, tanto che sempre l’83% dei rispondenti afferma di aver intenzione di aumentare l’adozione di soluzioni Cloud Computing.
Seguono una migliore gestione dei picchi di lavoro (16,5%), un maggiore controllo dei costi (16%) e un incremento della sicurezza informatica (15,9%).Il miglioramento del livello di sicurezza informatica sale in terza posizione nella classifica dei benefici generati dal Cloud Computing se consideriamo solo le Piccole e Medie Imprese (15,4%), seguito da un maggiore controllo dei costi, dichiarato dal 13,8% degli intervistati. Gli ostacoli al Cloud Computing: costi di migrazione, gestione dei dati e competenze, Se invece le PMI italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud Computing del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, vs. una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita del PIL di 20 miliardi di euro da qui al 2025.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Il Gruppo STADA continua a crescere anche in tempi difficili

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Vilbel. Nonostante la crisi da Coronavirus, che ha ridotto i tassi di crescita in tutto il settore farmaceutico, STADA ha registrato nel primo semestre 2020 un aumento del 16% del fatturato, pari a 1,465 miliardi di euro, con una crescita organica del 9% del fatturato. L’EBITDA rettificato per voci speciali è aumentato del 14%, pari a 337 milioni di euro, in quanto STADA ha implementato misure di efficientamento continue, soprattutto a livello di produzione, marketing e vendite.Il Gruppo STADA continua a rafforzare il proprio ruolo di partner di fiducia per pazienti, operatori sanitari e consumatori, nonostante il difficile contesto in cui ha operato e che ha colpito tutto il settore. In linea con l’obiettivo dell’azienda di prendersi cura della salute delle persone, i suoi dipendenti hanno lavorato con grande velocità e perseveranza per garantire la continuità di fornitura dei farmaci in tutto il mondo, con un significativo aumento dei volumi di produzione a partire dall’inizio della pandemia, nel mese di marzo. Per raggiungere questo obiettivo, STADA ha agito perseguendo il valore core del Gruppo, ossia l’integrità, dando sempre priorità alla salute e alla sicurezza dei dipendenti, dei loro familiari e amici e dei partner dell’azienda.Il secondo trimestre è stato particolarmente difficile, in quanto i mercati hanno registrato forti cali, in particolare nei Paesi in cui l’assistenza sanitaria è direttamente a carico dei pazienti. Questi cali sono stati determinati dall’epidemia da Covid-19, con una significativa riduzione del numero di persone e pazienti che si sono recati in farmacia, presso studi medici e ospedali, così come dall’inversione del forward-buying. Tuttavia, il portafoglio completo e diversificato di STADA è riuscito, nel complesso, a resistere alle difficili condizioni di mercato.Unitamente alla strategia di accelerazione del portafoglio di STADA, le recenti acquisizioni – quali, ad esempio, l’acquisizione di prodotti di Takeda in Russia e Paesi CSI, di Walmark nel settore consumer health in Europa centrale e orientale, il marchio FERN-C nelle Filippine – hanno sostenuto la crescita organica del 9% delle vendite del Gruppo. L’integrazione di queste acquisizioni sta procedendo con successo.In particolare, il settore consumer health è diventato particolarmente strategico per l’azienda, che continua a introdurre nuovi marchi (come Zoflora) e ad acquisirne di nuovi in numerosi mercati a livello internazionale, rafforzando i brand con estensioni di linea mirate e campagne di marketing digitale dedicate. È recente (giugno 2020) il completamento dell’acquisizione da parte del Gruppo di un totale di 15 importanti brand Glaxosmithkline, commercializzati in oltre 50 Paesi in tutto il mondo.STADA continua a valutare un’ampia gamma di opportunità di sviluppo di business, grazie alla sua vocazione imprenditoriale. Il Gruppo sta infatti investendo anche nella sua rete di produzione, ad esempio ampliando il centro di eccellenza per la produzione di vitamine, minerali e integratori a Třnec, in Repubblica Ceca, che l’azienda ha ottenuto acquisendo Walmark.

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Economia per la crescita: uscire dal gap informatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

«L’Italia utilizzi i fondi europei per la ripresa post pandemia anche per dotarsi una volta per tutte di infrastrutture informatiche di livello e per diffondere l’educazione digitale, in modo da poter consentire un adeguamento del nostro sistema produttivo, distributivo e commerciale alle enormi potenzialità offerte dall’e-commerce». Crollo delle vendite al dettaglio e impennata dell’e-commerce. È l’effetto Covid sui consumi nei primi mesi del 2020. Un processo per molti irreversibile, ma che apre di fatto nuove strade alla ripartenza.È l’appello giunto dai relatori del secondo incontro della rassegna “Economia sotto l’ombrellone” 2020 svoltosi martedì 18 agosto a Lignano Pineta e organizzato dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso: Andrea Magro, professore a contratto di Informatica e Telecomunicazioni presso l’Università telematica E-Campus e socio fondatore e vicepresidente di Lignano Banda Larga per la quale ha firmato il progetto di cablaggio di Lignano Sabbiadoro; Marco Tam, presidente di Greenway Group, realtà friulana che opera nel settore dell’energia pulita e di Filare Italia, progetto per portare la tradizione enologica in Cina; il terzo relatore è Andrea Zaniolo, direttore dell’area New Business dell’agenzia di marketing Velvet Media, nonché profondo conoscitore dei processi digitali e innovatore della comunicazione.«A seguito della pandemia, infatti – hanno spiegato i relatori – si è avuta una notevolissima accelerazione della conoscenza e utilizzo dell’e-commerce da parte sia delle aziende, sia dei consumatori (soprattutto fra gli over 60 che prima lo utilizzavano pochissimo), ma in Italia il commercio on-line ha ancora enormi potenzialità di crescita che potranno concretarsi solo attraverso forti investimenti in infrastrutture, digitali e fisiche, e grazie alla diffusione dell’educazione digitale che manca sia nelle persone, sia nelle aziende. Molti – hanno aggiunto Zaniolo, Tam e Magro – continuano a pensare che l’e-commerce sia qualcosa di costoso, difficile da gestire e che sottrae posti di lavoro nelle aziende tradizionali, nonché spazio ai negozi fisici, senza rendersi conto che oggi esistono strumenti per approcciarsi all’e-commerce adatti anche alle piccole e piccolissime aziende, che la gestione dell’e-commerce crea in realtà molti nuovi posti di lavoro e che i negozi fisici approcciandosi alle vendite on line possono ampliare la propria competitività e la propria clientela».Dal lockdown in avanti sono state ridisegnate le abitudini dei consumatori e, di conseguenza, alle aziende è stata prospettata una nuova via d’uscita. Nel mese di marzo infatti l’e-commerce è cresciuto del 20% rispetto allo stesso mese del 2019; del 28,2% ad aprile ed ha subito un’ulteriore accelerazione anche nella cosiddetta Fase 2, registrando a maggio un balzo del 41,7% (dati fonte Istat). E le previsioni sull’anno in corso prevedono un salto complessivo compreso tra il 35% e il 40% rispetto al 2019.

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Numeri in crescita per il Car Sharing a Lungo Termine

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

SHARE NOW guarda indietro ad un anno di successo nel car sharing a lungo termine. Dall’agosto 2019, infatti, l’operatore leader europeo del car sharing a flusso libero offre anche la possibilità di noleggiare un’auto in condivisione fino ad un massimo di 30 giorni consecutivi. I numeri dimostrano che, grazie a questa offerta, SHARE NOW ha soddisfatto i bisogni dei suoi clienti: in Italia, le prenotazioni dei pacchetti giornalieri sono aumentate del 160 percento e la soluzione di noleggio acquistata più frequentemente è il pacchetto da 1 giorno.In tutta Italia, ogni settimana viene percorsa una distanza totale di circa 150.000 chilometri utilizzando esclusivamente il car sharing a lungo termine. Rispetto all’anno precedente, la media dei chilometri percorsi per noleggio è aumentata in Italia del 26 percento. Nel dettaglio per città, la media è cresciuta soprattutto a Roma (+34%), seguita da Milano e Torino che registrano entrambe un +24%.Anche la durata media del noleggio a lungo termine è cresciuta del 128 percento rispetto al 2019 in Italia. La città di Roma si attesta sempre al primo posto con un aumento del 166 percento, ma anche ai clienti di Milano e Torino piace percorrere viaggi più lunghi: qui l’aumento è rispettivamente del 94 e del 107 percento. Il car sharing a lungo termine è oggi disponibile in 15 città d’Europa e permette di viaggiare in totale libertà, anche fuori dall’area operativa, per un periodo massimo di 30 giorni. Un’ulteriore funzione, la cosiddetta prenotazione anticipata, rende il car sharing di SHARE NOW ancora più flessibile: i clienti, infatti, possono prenotare gratuitamente il veicolo desiderato con massimo 45 giorni di anticipo, fissando luogo e orario per il ritiro dell’auto, che potrà quindi essere consegnata anche a domicilio.

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Nonostante il Covid, Moneyfarm continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Anche nel primo semestre del 2020 – di sicuro tra i più difficili degli ultimi 20 anni – Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, continua a crescere con costanza. Non solo il periodo si chiude con una robusta crescita delle masse in gestione (+53% rispetto al 30.06.2019) – che si attestano a oltre 1,2 miliardi di euro – e dei clienti attivi – che raggiungono quota 50mila (+30% rispetto al 30.06.2019) – ma registra anche un importante incremento del +75% dei flussi positivi raccolti (330 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2019.Risultati in controtendenza rispetto all’industria tradizionale del risparmio e che arrivano in mesi caratterizzati da estrema volatilità sui mercati e da grande incertezza da parte degli investitori. Proprio in un periodo contraddistinto da deflussi dai principali prodotti di investimento (in particolar modo nei primi 3 mesi dell’anno) è interessante notare che i clienti di Moneyfarm hanno invece incrementato il patrimonio investito nei loro portafogli, segno di una grande fiducia nella gestione e di un approccio propositivo alla strategia d’investimento. In particolare, in questo primo semestre 2020 a livello globale i “top up” (ossia gli incrementi dell’ammontare investito dai clienti nei loro portafogli già attivi) sono aumentati dell’85% rispetto ai primi sei mesi del 2019.Se si considera il solo mercato italiano, i risultati ottenuti in questo primo semestre dell’anno sono ancora più di rilievo: +105% l’incremento della raccolta e +133% quello dei top up derivanti da clienti attuali. Durante i mesi di lockdown, in particolare, sono incrementate le visite al sito del +74% e i contatti telefonici con i consulenti del +60%. Numeri importanti che testimoniano come Moneyfarm, grazie alla qualità della gestione e del supporto continuativo offerto dal suo team di consulenza, unita alla natura digitale del suo servizio, abbia saputo dare quelle risposte di vicinanza, accessibilità, monitoraggio in tempo reale dei risultati e immediatezza che i clienti finali cercano e apprezzano sempre di più, soprattutto nei momenti di maggiore incertezza. Un altro dato conferma poi quanto sia maggiormente evoluto e quindi propenso a cogliere al meglio le opportunità di mercato il “cliente tipo Moneyfarm” rispetto alla media degli investitori italiani: nel secondo trimestre 2020, nel pieno della pandemia e dei più severi ribassi dei mercati, i clienti hanno in media ridotto la loro componente di pura liquidità detenuta nei conti Moneyfarm andandola a reinvestire gradualmente, anche attraverso il meccanismo del Piano di Accumulo del Capitale (PAC), in portafogli bilanciati, in totale controtendenza al principale trend riscontrato nel comportamento dei risparmiatori. La pandemia, infatti, ha fatto più paura della crisi finanziaria del 2008, tanto da spingere una buona fetta di italiani a incrementare ulteriormente i risparmi detenuti nei conti correnti. Secondo dati recenti della BCE, si stima che nel solo periodo marzo-aprile, all’apice del lockdown, la liquidità parcheggiata nei conti correnti sia cresciuta di 17 miliardi di euro (pari a due volte e mezzo rispetto agli stessi mesi del 2019) superando così la cifra già record dei 1.600 miliardi. Con una soluzione digitale, semplice e altamente efficiente, Moneyfarm ha dimostrato in questi anni che esiste un modo nuovo di offrire consulenza finanziaria. Diversi incumbent hanno mostrato interesse ad offrire il suo modello ai propri clienti e la società si sta così aprendo sempre di più anche al segmento B2B2C: dal 2018 Banca Sella offre ai suoi clienti Sella Evolution in partnership con Moneyfarm e, a fine 2019, Poste Italiane ha stipulato con Moneyfarm un importante accordo per l’offerta di servizi digitali di gestione del risparmio ai propri clienti. Di poche settimane fa poi la collaborazione con la piattaforma di open banking Fabrick per raggiungere il maggior numero possibile di risparmiatori dando a banche e intermediari la possibilità di offrire il servizio Moneyfarm ai loro clienti. http://www.moneyfarm.com

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Dalla crescita alla sopravvivenza: le parole d’ordine sono agilità e resilienza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Qual è stato l’impatto della crisi sulle aziende italiane ed europee in questi primi mesi? E quali sono le strategie più efficaci per superarla?Per rispondere a queste domande, BDO ha condotto un’indagine su 244 senior manager di aziende europee di differenti settori in 8 Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna e UK).L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei ad essere colpito dalla pandemia e il 38% delle nostre aziende intervistate ha giudicato “rilevante” o “grave” l’impatto del Covid-19, con conseguenze che vanno da significative perdite in termini di introiti a difficoltà finanziarie che hanno richiesto un importante taglio dei costi.Tuttavia, è stato significativo il ricorso anche a ulteriori azioni per affrontare la crisi e limitare i danni economici, soprattutto in Italia rispetto all’Europa: il 39% ha attuato una riduzione dei salari, fondo di integrazione salariale e piani di contingenza; il 39% ha rinegoziato i contratti con i fornitori e il 35% è stato costretto a sospendere temporaneamente le attività.
E il futuro? “Sarà un autunno complesso ma sono dell’opinione che supereremo con rinnovato vigore le sfide internazionali.I dati emersi dallo studio che abbiamo realizzato ci danno la misura della situazione che stanno vivendo le nostre aziende e quelle europee nell’era Covid-19. Si tratta di un banco di prova senza precedenti che ha richiesto flessibilità e capacità di prendere delle decisioni importanti in tempi rapidi. I manager italiani riconoscono, più dei colleghi europei 65%, l’importanza del ruolo del Governo rispetto alle misure messe in atto per sostenere le imprese durante i mesi di crisi.Il 77%, infatti, ritiene importante il supporto ricevuto dal Governo e dalle istituzioni per la sopravvivenza della propria azienda. In particolare, lo considera utile per far fronte alle pressioni dovute alla gestione dei flussi di cassa nel breve periodo.
Se nel 2019 il focus delle aziende era rivolto agli investimenti finalizzati alla crescita del business (come emerso dai risultati della prima edizione della survey condotta nel terzo trimestre 2019), la pandemia ha necessariamente cambiato la situazione e costretto le imprese a rivedere le proprie priorità per i prossimi sei mesi.In Europa, il 31% di tutte le aziende intervistate, infatti, mira, in primis, a garantire la stabilità finanziaria e il 27% ha come obiettivo quello di mantenere la propria quota di mercato.E in Italia qual è la priorità delle aziende?Il 26% dichiara che lavorerà per la stabilità finanziaria e un altro 26% punta a mantenere la propria quota di mercato.Il 33% dei manager italiani ritiene, tuttavia, che sarà necessario rivedere il proprio business model nei prossimi mesi così come la supply chain, messa a dura prova durante la crisi, che il 23% ha valutato essere molto più vulnerabile di quanto pensassero.Come uscire dalla crisi, dunque? Adozione di nuove tecnologie e soluzioni digitali (71%); valorizzazione dei talenti (61%); nuovi prodotti e servizi (61%); incremento della produttività e miglioramento dei processi di gestione (61%); riorganizzazione della supply chain (52%) e riduzione dei costi (45%), le principali iniziative proposte dalle aziende italiane per i prossimi sei mesi.

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Atradius: insolvenze in crescita in Asia per impatto COVID-19 su economie

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

Amsterdam/Roma. Mentre si profila il rischio di una recessione globale, le aziende dell’Asia consolidano i loro processi di gestione del credito commerciale cercando di ridurre al minimo i rischi derivanti da crediti in sofferenza.
Le misure di contenimento da Covid-19 utilizzate in tutto il mondo, hanno avuto impatti sulla catena di approvvigionamento e sul commercio nazionale e internazionale. Gli intervistati dell’ultima edizione del sondaggio condotto da Atradius nella regione asiatica “Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento tra aziende in Asia 2020”, rivelano come i ritardi nei pagamenti sono in gran parte finanziati dai fornitori in quanto nella maggior parte dei mercati esaminati è aumentato l’utilizzo del credito commerciale e, con esso, i ritardi nei pagamenti. Rispetto al sondaggio dello scorso anno, quattro dei mercati intervistati mostrano un aumento delle vendite a credito in media del 14%, mentre il valore delle fatture non pagate alla scadenza è aumentato del 56%. In due mercati dell’area le vendite a credito sono diminuite, ma le fatture scadute hanno registrato un picco con una media del 49%. Il calo registrato in India nel ricorso al credito commerciale potrebbe essere il risultato del brusco aumento dei crediti insoluti.Il sondaggio di Atradius, sebbene indichi nella regione un approccio diversificato al credito commerciale con differenze marcate tra i mercati, rivela anche lo sforzo costante nell’analisi del proprio credito commerciale. Senza eccezioni, le imprese di ciascun mercato hanno manifestato l’impegno nei processi di gestione del credito, con molti degli intervistati maggiormente concentrati nelle attività di mitigazione del rischio.È interessante notare come, nonostante le previsioni non ottimistiche, la maggior parte delle aziende intervistate in Asia abbia espresso fiducia rispetto alla possibilità che interventi di sostegno pubblico o di finanziamento da parte delle banche arrivino in aiuto delle imprese e dell’economia. Sebbene questa ipotesi potrebbe essere realistica entro certi limiti, i risultati dell’indagine Atradius indicano come molti acquirenti fanno affidamento sul credito commerciale dei loro fornitori per finanziare le loro transazioni, estendendolo ulteriormente anche per posticipare il pagamento delle fatture.Il sondaggio Atradius è stato condotto nel marzo 2020, in una fase piuttosto precoce rispetto allo scoppiare dell’emergenza pandemica da Covid-19 e alla conseguente crisi economica. Rappresenta quindi una fotografia relativamente significativa della fiducia mostrata dalle imprese nel primo trimestre 2020. In previsione, potrebbe fornire preziose informazioni sull’evolversi dei comportamenti di pagamento nella regione durante i primi giorni della crisi in atto.Il Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento di giugno 2020 per la regione asiatica, è il risultato del sondaggio condotto in Cina, Hong Kong, India, Indonesia, Singapore, Taiwan e negli Emirati Arabi Uniti, quest’ultimo inserito per la prima volta all’interno del sondaggio. I report possono essere scaricati dal sito web Atradius all’indirizzo https://group.atradius.com (sezione Pubblicazioni).
Atradius è un fornitore globale di assicurazione del credito, fideiussioni assicurative, servizi di recupero crediti e di informazioni commerciali, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. I prodotti offerti da Atradius proteggono le aziende di tutto il mondo dai rischi di insolvenza associati alla vendita di beni e servizi a credito. Atradius fa parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), uno dei più grandi assicuratori in Spagna e uno dei maggiori assicuratori del credito del mondo. Per ulteriori informazioni https://group.atradius.com

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La Lombardia continua a crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

Ma il suo PIL è ancora lontano dai dati delle aree più industrializzate d’Europa: se il prodotto interno lordo della Regione del Nord Italia negli ultimi 10 anni non supera nemmeno la soglia dell’1% fermandosi allo 0,7%, il Bayern segna un +23%, il Baden-Württemberg +17% e la Catalunya +8%. I dati, diffusi dal Centro Studi di Assolombarda, e ripresi da “Genio & Impresa” (genioeimpresa.it), il magazine dell’associazione delle imprese di Milano, Lodi, Monza e Brianza, parlano quindi di una distanza “abissale” rispetto alle colleghe europee negli ultimi 10 anni. Più confortanti, invece, i numeri relativi al quinquennio 2014/2019, che hanno visto la Lombardia crescere del 7,4%, una soglia però sempre lontana dai diretti competitor: +18% in Catalunya, +12,5% nel Baden-Württemberg e +12,3% nel Bayern. Stagnante soprattutto la situazione dell’ultimo anno, che ha visto la Regione della rosa camuna crescere solo dello 0,5%, stesso tasso di sviluppo per il Bayern e crescita ancora più contratta per il Baden-Württemberg che si è fermato allo 0,1%, mentre la Catalunya (+1,9%) si mantiene sui tassi elevati degli ultimi anni. Guardando, invece, alle altre Regioni più industrializzate del Nord Italia, nel 2019 la Lombardia si piazza di poco al primo posto davanti a Veneto ed Emilia Romagna (0,4%), poco più staccato il Piemonte (0,2%). Punta di diamante, come è facile aspettarsi, è Milano con un aumento del 6,2% rispetto al 2008, una cifra significativa se si pensa che nello stesso periodo il PIL italiano è diminuito del 3,1%. Ancor più importante la crescita degli ultimi 5 anni che hanno visto la città meneghina crescere del 10%, il 3% in più rispetto al dato regionale e il doppio dell’Italia (+5%). Qualche nota negativa arriva però dai servizi e dall’industria che nel 2019 rallentano sensibilmente la crescita. In picchiata anche il settore delle costruzioni, sceso di ben 33 punti percentuali rispetto al pre-crisi.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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