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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Posts Tagged ‘crescita’

Perché i prezzi continueranno a crescere. Gli errori del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

L’inflazione in Italia è alta più degli altri Paesi nostri principali partner. Nonostante questo il governo ha scelto con la legge finanziaria di devolvere 6,5 miliardi in deficit per misure identitarie: aumento flat tax, condono bollette fino a mille euro, bonus fiscale alle società di calcio e poi c’è da capire cosa potrebbe accadere con Pensione quota 103. La reintroduzione delle accise sui carburanti, per quanto abbia fatto risparmiare 12 miliardi allo Stato, sta avendo un riflesso dilaniante su tutta l’economia e la fiducia di imprese e consumatori, ed è probabile abbia costi maggiori dei 12 miliardi risparmiati. Cartina al tornasole di questa situazione è il risparmio degli italiani: dal 1° gennaio 2019 a luglio 2022 c’era una crescita di 274 miliardi, ma dopo soli tre mesi i depositi sono calati del 2,74%, 50 miliardi… aspettiamo i prossimi dati per confermare che i risparmiatori stanno erodendo i loro soldi per la “vita corrente”. Aggiungiamo le scaramucce sul pos che, per fortuna, non sono andate come il governo voleva e il fatto che dal 1 gennaio il limite per i pagamenti in contanti è salito da 1.000 a 5.000 euro. Tutto questo non aiuterà a far calare l’inflazione e peserà di più sulla borsa della spesa. Anche perché in Italia tutto diventa più drammatico per il fatto che il problema principale, più che l’inflazione, è il basso livello dei salari a fronte di un alto costo fiscale che, di conseguenza alimenta molto l’evasione fiscale.Di tutto questo in finanziaria non se ne trova traccia. Sembra proprio che, a parte il trend europeo di ridimensionamento dei tassi inflattivi, non ci sia una nostra azione specifica per farvi fronte e le comunque scarse energie a disposizione si preferisce utilizzarle per identità e sovranismo: che, per semplificare, ha la sua massima espressione nella presunta difesa del “made in Italy” in qualunque occasione: il complotto contro il nostro Paese è visto, per esempio, anche nella difesa delle etichette alimentari rifiutando le innovazioni proposte dall’Ue (Nutriscore – e nel presunto attacco al vino. Tutte cose che forse possono portare consenso immediato, ma che nel breve e lungo respiro non reggono, soprattutto quando i “consenzienti” vedranno le loro tasche sempre più bucate. Vincenzo Donvito Maxia

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PGIM: Spicca la crescita secolare mentre il quadro degli utili si raffredda

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2023

Mark Baribeau, Portfolio Manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund.L’incertezza sui mercati ha provocato un ampio sell-off delle azioni, in particolare dei titoli growth.I mercati di oggi sono tra i più difficili che si siano visti negli ultimi decenni. Indicatori in contrasto, mancanza di visibilità e una confluenza di pressioni macroeconomiche rendono gli investitori nervosi. Nel 2021 l’economia si è ripresa dalla flessione provocata dalla pandemia, con un aumento degli utili in aggregato dell’S&P 500 del 48%, pari a sei volte il tasso di crescita medio di lungo periodo. La crescita degli utili è rallentata notevolmente nel 2022 e le aspettative per il 2023 prevedono un calo della crescita a livelli inferiori al trend (8%) a causa del rallentamento della crescita economica in risposta all’aumento dei tassi di interesse e all’inflazione elevata. In questo contesto, la crescita diventa scarsa e ciò aumenta il potenziale per i titoli a crescita durevole di svolgere un ruolo più importante nei portafogli degli investitori.Le valutazioni rimangono significativamente compresse sulla scia della flessione del 2022. Un’analisi più approfondita rivela che la compressione dei titoli growth è in gran parte attribuibile al calo dei prezzi e non al deterioramento degli utili. L’aumento dei tassi di interesse ha innalzato i tassi di sconto utilizzati per determinare il valore attuale degli utili futuri, ma la crescita degli utili sottostanti rimane relativamente stabile. Poiché la crescita aggregata degli utili è sensibile a un incremento delle revisioni al ribasso nei prossimi mesi, le poche società in grado di aumentare in modo duraturo i ricavi e gli utili tendono a diventare più interessanti per gli investitori. Anche se i ricavi e gli utili subiscono una battuta d’arresto, la loro crescita dovrebbe rimanere pronunciata rispetto alle società che hanno iniziato con aspettative più basse che vengono successivamente ridimensionate.A partire dal 2005, circa una società a grande o media capitalizzazione su quattro ha registrato una crescita dei ricavi annualizzati pari o superiore al 7% e una crescita degli utili pari o superiore al 10%. Quando la soglia di crescita dei ricavi giunge al 15% e la crescita degli utili al 20%, il numero scende a circa una società su 10. Con gli aumenti dei tassi da parte della Fed a rallentare l’economia, gli investitori probabilmente privilegiano le società con una crescita stabile e affidabile.Al di là della volatilità a breve termine, le società growth che offrono prodotti e servizi distintivi che creano valore reale per la società dovrebbero continuare a prosperare nel lungo periodo. I temi di crescita secolare possono fornire notevoli vantaggi alle aziende ben gestite. Tre delle maggiori aree di crescita secolare per il 2023 sono:Veicoli elettrici: Riteniamo che l’industria dei trasporti sarà la prossima ad essere rivoluzionata, in particolare nel settore automobilistico. Stiamo finalmente raggiungendo ampie curve di adozione in Europa e guadagnando slancio negli Stati Uniti con incentivi fiscali di supporto. Inoltre, le opportunità si estendono oltre i veicoli elettrici: alle batterie, alla catena di fornitura delle batterie e all’accoppiata con le energie alternative per la produzione di elettricità.Lusso: Nonostante l’incertezza economica e di mercato, i migliori brand del lusso continuano a prosperare. Non si può creare un brand di lusso da un giorno all’altro. Ci vogliono anni per svilupparlo e la clientela è in gran parte fidelizzata al marchio. Mentre l’inflazione si ripercuote sulla spesa in generale, le tendenze di spesa di fascia alta rimangono solide.Fintech: Le piattaforme tecnologiche finanziarie rappresentano delle opportunità interessanti nei mercati emergenti, in quanto le imprese, le organizzazioni e i privati continuano a cercare un accesso più comodo e conveniente ai servizi finanziari. L’America Latina è una regione particolarmente interessante a causa della mancanza di potenziamento dei servizi da parte delle banche tradizionali. Visto il contesto complesso, privilegiamo un approccio bilanciato tra la categoria delle nuove società a rapida crescita, caratterizzate da una forte domanda strutturale secolare, e i compounder a crescita stabile con franchise solidi, utili sostenibili e crescita del flusso di cassa. Riteniamo che ciò potrebbe offrire agli investitori il meglio dei due “mondi” se le condizioni macroeconomiche dovessero migliorare; al contempo, ciò potrebbe isolare gli investitori dai grandi rischi, come l’overshooting della Fed o l’aumento dei lockdown in Cina, in caso di un peggioramento della situazione.

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L’investimento responsabile nel 2023: sviluppi normativi e prospettive di crescita

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2023

A cura di Claudia Wearmouth, Global Head of Responsible Investment di Columbia Threadneedle Investments. Il caos causato dalla pandemia da Covid-19 si è forse attenuato in molte aree del mondo grazie alle vastissime campagne vaccinali, ma il 2022 è stato indubbiamente un anno turbolento. Basti pensare alla guerra in Ucraina, ai prezzi energetici, all’impennata dell’inflazione e alla crisi del costo della vita, mentre le devastazioni causate da fenomeni meteorologici estremi evidenziano quanto i cambiamenti climatici restino un’importante sfida da affrontare a livello mondiale. Come si posiziona l’investimento responsabile (IR), in questo contesto di forte incertezza? Dopo i solidi rendimenti degli ultimi anni, molti fondi IR hanno sofferto nel 2022, in parte a causa di un’esposizione generalmente modesta al settore del petrolio e del gas, che ha beneficiato dell’impennata dei prezzi dell’energia. Inoltre, le strategie orientate all’IR tendono a privilegiare i titoli e i settori growth come la tecnologia e la salute, che hanno subito revisioni al ribasso dei rating a causa dell’incertezza attorno alle dinamiche dell’inflazione e dei tassi di interesse. Più a lungo termine, crediamo fermamente che la tesi d’investimento rimanga intatta, specialmente in un contesto in cui la relativa gamma di opportunità si sta ampliando. Malgrado queste difficoltà, l’IR continua a godere di grande popolarità: fattori ESG, sostenibilità, investimento socialmente responsabile sono, infatti, tutti termini e tipologie di investimento che ricadono nella sfera dell’IR e che sono oggi sempre più ricercati. A questo proposito, Bloomberg ipotizza che gli attivi ESG potrebbero superare i 50.000 miliardi di dollari entro il 2025. Sembra quindi che nell’ambito degli investimenti si sia risvegliato un desiderio diffuso di comprendere meglio l’idea di investire per le generazioni future e per il pianeta, oltre che per il proprio rendimento finanziario. Come Columbia Threadneedle, restiamo focalizzati sulla qualità e su una continua evoluzione del nostro approccio all’integrazione di criteri ESG: sottoponiamo le fonti di dati ESG a una costante revisione e continuiamo a sviluppare strumenti analitici ESG per aiutare i nostri team d’investimento a estrarre informazioni di alta qualità su cui basare decisioni d’investimento consapevoli. Questa metodologia sarà per noi un aspetto cruciale nel 2023 e oltre.Guardando al 2023, in un contesto in cui l’IR registra uno slancio crescente, ci aspettiamo che le normative vengano progressivamente potenziate per rafforzare la trasparenza e impedire il greenwashing. All’adozione del Regolamento SFDR (Regolamento relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari), in Europa, è seguita l’introduzione degli obblighi di informativa sulla sostenibilità (Sustainability Disclosure Requirements, SDR) nel Regno Unito, e misure analoghe potrebbero presto entrare in vigore negli Stati Uniti su proposta della Securities and Exchange Commission. Associate agli impegni assunti nell’ambito di iniziative come lo UK Stewardship Code e la Net Zero Asset Managers Initiative, queste normative consolidano ulteriormente i requisiti in materia di trasparenza. Il potenziamento della supervisione regolamentare e degli standard comuni può promuovere miglioramenti non soltanto a livello di informativa ma anche di prodotti e servizi, in quanto induce gli asset manager a innovare la propria offerta, per rimanere al passo (o meglio ancora anticipare) l’evoluzione del contesto normativo. Un altro aspetto legato a questo processo è una crescente dipendenza dai dati ESG per l’adempimento degli obblighi normativi e per aggiornare i clienti sull’impatto delle strategie in cui hanno investito. Malgrado i progressi compiuti in termini di copertura e qualità dei dati, resta ancora molta strada da fare per migliorarne l’accuratezza e l’affidabilità. Nulla, infatti, può sostituire esperienza e competenze reali approfondite.Infine, un’ultimo tema legato all’IR per il 2023 è incentrato sull’engagement. Gli investitori di tutto il mondo sono sempre più consapevoli del potere che può derivare da un’attività di engagement ESG attenta e accurata. Molte delle “società sostenibili” più conosciute sono ampiamente partecipate, e crediamo che l’attività di engagement rappresenti uno strumento importante per identificare le aziende meglio posizionate per diventare i leader di domani. Riteniamo, poi, che l’engagement sia anche uno strumento fondamentale per favorire la transizione di società e industrie verso pratiche più sostenibili, su cui pongono l’enfasi molti fondi ESG.Investendo in aziende in grado di fornire prove credibili del loro percorso verso un futuro sostenibile, e utilizzando l’attività di engagement per favorire questa evoluzione, gli investitori possono infatti generare un impatto positivo concreto. All’opposto, un approccio generalista può indurre a disinvestire da una società solamente perché si trova in una fase non sufficientemente avanzata di questo percorso. Come Columbia Threadneedle abbiamo oltre 20 anni di esperienza nell’engagement su questioni ESG e poniamo l’enfasi su azioni di engagement attente e mirate con le società; in questo modo, siamo certi che l’impatto del nostro lavoro risulterà ancora più incisivo, in quanto focalizzato sul modo in cui le aziende ben posizionate opereranno la transizione verso un futuro sostenibile. By http://www.columbiathreadneedle.it

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Le imprese italiane hanno chiuso il 2022 con fatturati in crescita

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2023

Nonostante il peggioramento della congiuntura economica e il clima di elevata incertezza, le imprese italiane hanno chiuso il 2022 con ricavi in crescita. La persistenza di fattori critici, come inflazione e shock energetico, si rifletterà però in una stagnazione dei conti economici nel 2023-24 (che già da quest’anno potrebbe diventare contrazione nello scenario più pessimistico), con effetti diversificati tra i settori: tra i più colpiti, elettromeccanica, informazione e comunicazione, agricoltura, mentre godranno di un rimbalzo quelli che hanno sofferto più a lungo per il Covid, come il sistema moda; le performance di servizi non finanziari e costruzioni dipenderanno molto dallo scenario incerto. Nel 2024 il fatturato sarà comunque più alto rispetto al 2021: difficoltà per automotive e agricoltura, mentre andrà bene per logistica e trasporti. Come è facile immaginare, i settori più esposti saranno quelli energivori e più dipendenti da materie prime. Sono le principali evidenze dal Cerved Industry Forecast, lo studio di Cerved che analizza l’evoluzione dei ricavi delle imprese italiane nel biennio 2023-24. L’analisi evidenzia dati fortemente differenziati a livello settoriale per la diversa esposizione agli shock in corso: energia, inflazione, materie prime, tensioni geopolitiche. Il modello di previsione è stato costruito considerando l’andamento di variabili microeconomiche, settoriali e macroeconomiche, sintetizzando la congiuntura in due possibili scenari: base, caratterizzato da sviluppi positivi verso la risoluzione del conflitto russo-ucraino, stabilizzazione dei prezzi di commodities ed energia e gestione efficiente dei fondi pubblici del PNRR; e pessimistico (worst), in cui si osserverebbero un’escalation del conflitto, persistente inflazione e difficoltà nell’implementazione dei piani del PNRR. In base alle stime effettuate da Cerved, nel 2022 i fatturati reali delle imprese sono cresciuti del 3,1%, un dato che a causa dell’inflazione è inferiore in maniera nettissima rispetto ai valori nominali (18,2%). La ripresa post-pandemica cesserà però nel 2023, con i ricavi previsti in forte decelerazione nello scenario base (+0,5%) e addirittura in contrazione dell’1,1% nello scenario pessimistico, che nei tre anni dal 2021 al 2024 vedrebbe una crescita del fatturato reale di solo il 2,1%. La variabile inflattiva continuerà a giocare un ruolo chiave nella pianificazione aziendale dei prossimi anni: nello scenario più roseo, il 2024 vedrà un incremento nominale del fatturato del 24,1% a fronte di un aumento reale del solo 4,8% rispetto al 2021. L’elettromeccanica è il comparto con le peggiori performance (-1,9% nello scenario base, -3,7% in quello worst), con difficoltà legate soprattutto al calo della domanda estera (Germania e USA), ma non se la cava bene neanche informazione e comunicazione (-0,4% e -2,9%), rallentato dalla frenata degli investimenti nel marketing pubblicitario e dalle tensioni geopolitiche e commerciali nell’ambito telecomunicazioni. A livello più disaggregato, il settore che più soffrirà per l’aumento dei prezzi dell’energia è quello dei sanitari, (-11,1% del fatturato nel 2024 rispetto al 2021 nello scenario migliore), a causa del maggior costo di piastrelle, mattoni e componenti per costruzioni in ceramica, industrie molto energivore. Il secondo è quello della carta per usi grafici (-11,8% nel 2024 sul 2021 nello scenario worst), che risente anche della grave crisi dell’editoria. Un’ulteriore variabile critica riguarda i prezzi delle commodities, che se rimanessero elevati avrebbero tuttavia effetti più contenuti rispetto all’energia: nel 2024, i settori più colpiti perderebbero in media l’8,33% (contro il 9,6%) in rapporto al 2021. Nello scenario worst, quattro settori avrebbero una variazione negativa in doppia cifra: vendita di gas (-12,7%), imballaggi in metallo (-11,8%), accumulatori e batterie (-10,6%) e mangimi per animali (-11,1%), colpiti non solo dall’aumento del prezzo dei cereali, ma anche dal calo strutturale del consumo della carne rossa. (abstract)

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Si è da poco concluso un anno che ha visto un’importante crescita del settore fintech

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2023

L’Italia, nello specifico, si sta rivelando un luogo favorevole alla crescita delle aziende specializzate. Alla luce di quanto visto negli ultimi 12 mesi, anche in relazione all’attuale contesto mondiale, è possibile quindi tirare le somme e provare a stabilire quelli che saranno i trend della fintech in questo 2023. Innanzitutto stiamo assistendo alla crescita parallela di due macro fenomeni: l’interesse verso NFT, Crypto e Blockchain e il recente boom di beni rifugio come oro, diamanti, orologi, arte. Non appena questi due fattori cominceranno ad andare a braccetto vedremo emergere uno dei macro trend, ovvero i beni rifugio digitali. Chi riuscirà a risolvere l’equazione compliance/business model/User Experience in modo da farli funzionare con successo, riuscirà a rendere interessante questo mercato al mondo fintech. Una nuova tendenza che emergerà nel 2023 e coprirà i prossimi 5 anni è sicuramente l’aggregazione: vedremo nascere le meta-fintech, che avranno il solo scopo di aggregare e rendere l’esperienza dell’utente il più agevole possibile per un numero servizi sempre maggiore. E poi ci sono i dati, che hanno rappresentato sin dagli albori del fintech la sua sfida primaria. Qualità, big data, elaborazione, analisi, PSD2, PSD3, GDPR… l’Europa è sempre stata all’avanguardia nella regolamentazione dei dati. Ora c’è la più totale conformità per gestire e ottenere il massimo dai dati dei clienti retail e dei clienti business. A partire da quest’anno assisteremo al lancio e al consolidamento di nuovi prodotti e servizi basati sui dati, che si nascondono da un po’.Finora abbiamo, infatti, solo iniziato a vederne timide applicazioni. Questo perché i mercati finanziari hanno sempre cercato prima di tutto la responsabilizzazione. Infine, anche se quest’ultima è una speranza più che un trend, potrebbe finalmente arrivare l’ora in cui il regolatore possa guidare l’innovazione, costruendo un terreno fertile in cui le aziende possano innovare, incentivate a farlo grazie a leggi e norme che glielo permetteranno.

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Scuola: Un anno di battaglie e crescita di consensi, il sindacato Udir tira le somme del 2022

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2023

È tempo di bilanci per Udir, giovane sindacato che tutela i dirigenti scolastici: l’anno che sta per passare si conferma un anno pieno di battaglie, di proposte migliorative ed emendative a provvedimenti legislativi.Mentre si registra un incremento di deleghe e consensi, Marcello Pacifico, presidente nazionale e leader dell’organizzazione sindacale, ricorda come sia stato “un anno complesso, in cui ancora una volta è stata messa alla prova la professionalità dei dirigenti scolastici, con le tante problematiche che tutti conosciamo. Un anno in cui i presidi si sono dovuti misurare con nuove e già conosciute emergenze, con le difficoltà legate al normale esercizio della loro professione, con la minaccia dei tanti, 105 per la precisione, capi d’accusa – amministrativa, civile e penale – con cui sono ormai abituati a fare i conti”.“Un altro anno sta per fare il suo ingresso nelle nostre vite e auguriamo il meglio ai nostri soci e a tutti i dirigenti scolastici della nazione. Come sindacato saremo al loro fianco nelle piccole e nelle grandi battaglie: ci attendono 365 giorni di azione e speriamo grandi soddisfazioni, affinché il sogno di una scuola giusta possa diventare realtà”, ha concluso il sindacalista autonomo.

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Schroders – Outlook 2023, mercati emergenti: le azioni possono performare nonostante il rallentamento della crescita?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2022

A cura di Tom Wilson, Head of Emerging Market Equities, e David Rees, Senior Emerging Markets Economist, Schroders. Le economie dei mercati emergenti – David Rees, Senior Emerging Markets Economist: Ci sono almeno tre motivi per ritenere che la crescita economica dei mercati emergenti rallenterà nel 2023. In primo luogo, la nostra previsione che gli Stati Uniti seguiranno l’Eurozona e il Regno Unito nella recessione significa che la domanda globale di beni probabilmente si attenuerà. Ciò costituirà una minaccia particolare per le piccole economie aperte dell’Asia, dell’Europa Centrale e Orientale (CEE) e del Messico, che fanno affidamento sulle esportazioni per trainare la crescita. In secondo luogo, anche se la riapertura dell’economia cinese potrebbe sostenere la domanda di risorse naturali, il rallentamento della crescita globale potrebbe pesare sui prezzi delle materie prime. Come minimo, ciò suggerisce che è improbabile che i Paesi emergenti esportatori di materie prime vedano aumentare le loro ragioni di scambio, generalmente necessarie per stimolare la crescita. E c’è il rischio che questo motore si inverta. In terzo luogo, l’inasprimento della politica economica interna peserà sempre più sulla crescita. La politica fiscale è generalmente più restrittiva, in quanto i governi cercano di riparare i danni causati alle finanze pubbliche durante lo scoppio della pandemia da Covid-19, mentre l’impatto ritardato dei precedenti, forti, aumenti dei tassi d’interesse ridurrà la domanda. Il deterioramento delle posizioni della bilancia dei pagamenti significa che i tassi potrebbero dover aumentare ulteriormente in alcune parti dell’Asia e dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale se le condizioni finanziarie globali continueranno ad inasprirsi. La buona notizia, tuttavia, è che l’inflazione degli emergenti è intorno al suo picco e dovrebbe iniziare a scendere nel corso del 2023. L’impatto dei forti aumenti dei prezzi delle materie prime dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia all’inizio del 2022 comincerà ad annullarsi, poiché gli effetti base dell’inflazione alimentare ed energetica diventeranno più favorevoli. La combinazione di politiche più restrittive e crescita più lenta finirà per pesare sulle pressioni core. L’allentamento dell’inflazione comincerà ad alleviare la pressione sui redditi reali e probabilmente consentirà ad alcune Banche Centrali, in particolare in America Latina, di ricominciare ad abbassare i tassi di interesse nella seconda metà dell’anno, avviando una ripresa ciclica verso il 2024. Fonte http://www.verinieassociati.com

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L’inasprimento delle condizioni finanziarie contribuisce al rallentamento della crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2022

A cura di Paul Grainger, Head of Global Fixed Income & Currency, e James Bilson, Fixed Income Strategist, Schroders. Continuiamo a temere che l’impatto dell’inasprimento delle condizioni finanziarie a cui abbiamo assistito nel corso del 2022 non si sia pienamente riflesso nei principali dati economici. Gli indicatori più lenti, come la spesa per i consumi e in particolare il mercato del lavoro, rimangono ancora molto resistenti nonostante il forte indebolimento degli indicatori anticipatori, come quello delle abitazioni. Prevediamo che nei prossimi mesi vedremo segnali più chiari dell’impatto dell’inasprimento delle condizioni finanziarie sulla crescita, soprattutto negli Stati Uniti. Ciò incoraggerà le Banche Centrali a sospendere ulteriori inasprimenti e a rivalutare la situazione. Questa sarà una notizia positiva per le obbligazioni sovrane globali. Tuttavia, per gli asset ciclici come le obbligazioni societarie il quadro è più contrastato: il vento di coda della riduzione dell’inflazione e della volatilità obbligazionaria si scontra con il vento contrario dell’impatto dell’indebolimento dell’economia sugli utili societari, una ricetta per un futuro incerto. Tuttavia, la situazione non è del tutto negativa. Se da un lato riteniamo che l’impatto ritardato dell’inasprimento delle condizioni finanziarie debba ancora manifestarsi appieno, soprattutto negli Stati Uniti, fattore che diventerà più evidente nel 2023, dall’altro vi sono segnali crescenti che indicano che altri importanti venti contrari all’economia potrebbero ridursi d’intensità. Sebbene non crediamo che la crisi del gas e dell’energia che l’Europa sta affrontando sia finita, abbiamo motivo di essere cautamente ottimisti sul fatto che la fase peggiore potrebbe aver raggiunto il suo apice. Questa fase di stasi, se mantenuta, implicherebbe un calo dell’attività più moderato di quanto si temeva. Per i mercati finanziari che guardano al futuro, questo è un aspetto cruciale. Riteniamo che potrebbe portare a una sottoperformance dei Bund tedeschi su base cross-market rispetto ai Treasury statunitensi.

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Scuola: Docenti precari di nuovo in crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

La supplentite non si elimina da sola o con i concorsi lenti e disorganizzati: per cancellare il precariato cronico nella scuola pubblica italiana servono disposizioni per assorbire i docenti non di ruolo già formati che attendono da anni di essere stabilizzati. Per favorire questo processo, senza il quale il numero già record di supplenze annuali non potranno che aumentare, Anief chiede uno specifico emendamento al decreto legge n. 176 Aiuti quater con il quale si chiede la proroga della fase transitoria di reclutamento prevista dal decreto- legge 30 aprile 2022, n. 36 ripristinando la piena funzionalità dello storico doppio canale di reclutamento. A questo scopo, il giovane sindacato chiede una revisione della fase transitoria con l’utilizzo di tutte le Gps, non solo di sostegno, per il reclutamento nei ruoli anche del personale non ancora abilitato e specializzato, previo superamento di corsi universitari da attivare con urgenza.“La verità – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che per risolvere il problema dei docenti precari della scuola servono provvedimenti eccezionali. In questo modo, potremo anche rispondere al reclamo collettivo accolto dal Comitato europeo dei diritti sociali n. 146/2017 e alla procedura d’infrazione 4231/2014 ancora oggi attiva. Il sindacato chiede quindi di assumere in ruolo attingendo dai posti comuni della prima fascia e alla seconda fascia delle GPS e permettendo l’assunzione nei ruoli previa conseguimento della abilitazione o specializzazione di tutto il personale precario, garantendo l’accesso per merito nella PA, dando così una risposta alla carenza di disponibilità per le immissioni in ruolo registrate negli ultimi anni, e favorendo la continuità didattica, peraltro con invarianza finanziaria”.

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Continua a crescere l’offerta nell’editoria per ragazzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2022

Roma Nuvola Eur. Nel 2021 le novità pubblicate hanno raggiunto quota 8.850, in aumento di circa mille unità sul 2019 (7.858 titoli) e quasi raddoppiate rispetto al 2010 (4.651). Il dato fa parte del focus sul mercato dell’editoria per ragazzi previsto nel programma professionale di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e in programma alla Nuvola di Roma dal 7 all’11 dicembre. L’incontro L’editoria per bambini e ragazzi, che si terrà il 10 dicembre alle ore 11.00 in Sala ALDUS, è realizzato in collaborazione con Nielsen BookScan. Intervengono Marcello Buonomo (Lavieri edizioni), Pico Floridi (Il Castoro), Carlo Gallucci (Gallucci editore), Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE), Francesco Zamboni (Carthusia edizioni), moderati da Lara Crinò (la Repubblica).Tra gli altri appuntamenti del programma professionale – sempre il 10 dicembre – da segnalare I mestieri del fumetto: lo scouting, previsto alle 16.30 in Sala ALDUS, e che vedrà gli interventi di Nicola Pesce (Edizioni NPE), Caterina Marietti (Bao Publishing) e Alberto Rigoni (Lucca Crea), moderati da Luca Valtorta (la Repubblica). L’incontro, realizzato in collaborazione con ALDUS UP, il programma finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito di Europa Creativa, si concentrerà sulle dinamiche relative alla ricerca di nuovi autori di fumetti.Riflettori puntati invece sulle nuove modalità di lettura tra carta e schermi nell’incontro del 9 dicembre, alle ore 17.00 in Sala ALDUS, Come stanno leggendo oggi i lettori di domani. Realizzato in collaborazione con Mamamò e ALDUS UP, il programma finanziato dalla Commissione Europea attraverso Europa Creativa, vedrà gli interventi di Roberta Franceschetti (Mamamò), Bruno Giancarli (Ufficio Studi AIE) e Andrea Nardi (autore di Il lettore distratto. Leggere e comprendere nell’epoca degli schermi digitali).

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Crescita degli investimenti in digitale in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2022

Nonostante la difficile situazione macroeconomica, continua la crescita degli investimenti digitali. Dopo il forte aumento del 2022 (+4%), per il 2023 si stima un rialzo del 2,1% dei budget ICT delle imprese italiane, con il contributo delle aziende di tutte le dimensioni, comprese le PMI che segnano un aumento del 2,4%. Gli investimenti, per le grandi imprese, si concentreranno in particolare su Sistemi di Information Security (50% delle preferenze), Business Intelligence, Big Data e Analytics (46%) e Cloud (30%), seguiti da Software di profilazione e gestione dei contatti (CRM) e Software Gestionali (ERP). Gran parte delle imprese di grande dimensione ha già inserito i temi della sostenibilità nei piani strategici, meno le PMI che scontano la necessità di concentrare l’attenzione sull’operatività quotidiana. E il digitale è lo strumento per supportare i processi di transizione sostenibile: ben il 60% delle grandi imprese (e il 29% tra le PMI) ha definito approcci strutturati o ruoli per rispondere a obiettivi di sostenibilità. Tra le grandi imprese già impegnate nella sostenibilità il 65% ha deciso di investire nel digitale per raggiungere obiettivi in questo ambito (il 29% tra le PMI), in particolare con sistemi di Big Data e Analytics, soluzioni di Industria 4.0 e tecnologie per lo Smart Working. Solo il 3% delle grandi imprese e il 23% tra le PMI non persegue ancora in modo specifico obiettivi di sostenibilità.Cresce in modo costante l’adozione di approcci collaborativi: 8 grandi imprese su 10 hanno già realizzato azioni di Open Innovation. E in questo campo le startup si affermano sempre più fonte di innovazione aperta: oltre 7 grandi imprese su 10 collaborano con startup o hanno in programma di farlo. Sono i risultati della ricerca degli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano*, presentati oggi al convegno “Imprese e startup nella transizione: innovazione digitale per un futuro sostenibile”. L’indagine – attraverso survey, interviste dirette e workshop – ha coinvolto oltre 1800 tra Chief Innovation Officer e Chief Information Officer, Amministratori Delegati e C-level di PMI, fondatori di startup italiane, Innovation Manager e responsabili R&D.

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Accelera la crescita dei salari nel 2022 nell’Eurozona. Germania in testa

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2022

L’analisi di Indeed e la Banca centrale d’Irlanda esamina le tendenze di crescita dei salari in sette Paesi, Italia inclusa. La crescita dei salari ha subìto una forte accelerazione all’inizio del 2022, in sei delle principali economie dell’Eurozona, tra cui l’Italia. Un tasso di crescita medio ponderato più che raddoppiato, passato da circa il 2% alla fine del 2021 a oltre il 4% a fine estate 2022, prima di stabilizzarsi al 5,2% a ottobre. È quanto emerge da “Wage growth in euro area countries: evidence from job ads”, l’Economic Letter pubblicata dalla Banca centrale d’Irlanda, in collaborazione con Indeed – portale numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro.Il documento, redatto dall’economista della Banca centrale Reamonn Lydon e dall’economista di Indeed Pawel Adrjan, esamina le tendenze dei salari pubblicati su Indeed in Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Spagna – Paesi che insieme rappresentano oltre l’80% dell’occupazione nell’area dell’euro – e anche nel Regno Unito. L’andamento dei salari negli annunci è un indicatore tempestivo delle tendenze di crescita delle retribuzioni e dell’andamento del mercato del lavoro, fornendo spunti di rilievo anche per le Banche Centrali che lo monitorano in relazione all’inflazione. Senza contare che gli stipendi dei nuovi assunti possono fornire input interessanti sulla richiesta di forza lavoro.Dal documento emerge che la crescita dei salari ha registrato una forte accelerata nel primo semestre del 2022, prima di rallentare leggermente nel terzo trimestre, raggiungendo il 5,2% su base annua in ottobre — più di tre volte il tasso pre-pandemia. Per i singoli paesi dell’area dell’euro, la crescita di ottobre è stata più alta in Germania (7,1%), seguita da Francia (5,0%), Irlanda (4,7%), Italia (4,2%), Paesi Bassi (4,0%) e Spagna (3,5%).

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L’Italia è il mercato europeo con il maggior potenziale di crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 16 ottobre 2022

A cura di Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm. Milano. L’Italia, tra i primi Paesi in Europa ad aver adottato gli ETF, ormai vent’anni fa, sta finalmente cominciando ad essere vista da addetti ai lavori e risparmiatori, come mercato con un sempre più solido track record. A giugno 2022 gli asset under management (AUM) investiti in ETF in Italia hanno raggiunto i 105,4 miliardi di euro, con afflussi di 9 miliardi raccolti nel 2021 e di 3,8 miliardi nel primo semestre di quest’anno (-19% anno su anno), dimostrando una resilienza superiore rispetto al mercato europeo degli ETF nel complesso (-35% anno su anno), in uno scenario di mercato particolarmente volatile ed incerto a livello geopolitico e macroeconomico come quello attuale. Nonostante il nostro Paese sia ancora indietro rispetto a Germania e Regno Unito, la sua parabola ascendente è stata notata dagli emittenti di ETF, che hanno aumentato la loro presenza commerciale sul territorio, nel tentativo di avvicinarsi agli investitori retail.Secondo un rapporto sui costi e le performance al dettaglio pubblicato in aprile dall’ESMA, l’Italia ha le più elevate commissioni di gestione per i prodotti azionari d’Europa, quasi il 2% e il 70% di questa cifra viene speso per gestire e mantenere la rete di distribuzione. Proprio l’onerosità dell’accesso ai prodotti di investimento ha favorito l’affermarsi di player digitali, che hanno intuito la possibilità di ottimizzare e rivoluzionare l’offerta di ETF attraverso una gestione trasparente, fiscalmente efficiente e a costi contenuti. Al contempo, sempre più asset manager tradizionali – anche Tier1 – si sono affacciati al mercato degli ETF in Italia, incrementando l’offerta di strumenti a disposizione degli investitori, istituzionali e non, non soltanto sulle asset class e gli indici più tradizionali, ma anche su quelli più ricercati. Soltanto negli ultimi due anni, il numero di strumenti ETF è cresciuto del 25%, arrivando oggi a contare quasi 1400 strumenti quotati su Borsa Italiana (ETF Plus). Tutto ciò ha portato ulteriore impulso alla diffusione di questo strumento finanziario e al superamento di alcune inefficienze iniziali (come gli ampi bid-ask spread e la scarsa liquidità), viste come un ostacolo da molti investitori. I più recenti sviluppi normativi come MiFID II, che sta favorendo la sensibilizzazione degli investitori retail sull’importanza dei costi negli investimenti, stanno ulteriormente alimentando questo circolo virtuoso.Alla diffusione degli ETF tra il pubblico retail hanno contribuito anche alcune recenti partnership tra emittenti e player digitali e l’aumento del numero di consulenti finanziari autonomi operanti in Italia (ad oggi oltre 400), più propensi all’utilizzo di ETF rispetto ai consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (sebbene gli asset sotto consulenza in ETF di questi ultimi siano in lenta crescita negli ultimi anni, rappresentano solo l’1,2% circa del patrimonio complessivo gestito dalle reti) per ovvie differenze legate alla remunerazione delle due figure professionali: l’assenza di inducements e i bassi costi di gestione favoriscono pure fees applicate soprattutto da società di consulenza finanziaria indipendente o da consulenti finanziari autonomi.Con la continua crescita degli accantonamenti in conto corrente degli italiani e la conseguente necessità di investimenti retail sempre più efficienti in tutto il Paese, una delle maggiori sfide da affrontare è quella di garantire che gli investitori siano adeguatamente istruiti sui rischi che corrono: è fondamentale che gli operatori aiutino i clienti a conoscere i vantaggi della diversificazione e degli investimenti a lungo termine, accrescendo la loro consapevolezza in particolare per alcuni prodotti complessi come gli ETP short e a leva (ETP S&L), la cui popolarità è in crescita. Il fatto che l’Italia sia attualmente al penultimo posto in Europa in termini di alfabetizzazione finanziaria indica che la strada da percorrere è ancora lunga.

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Inflazione, crescita e politiche fiscali ultra-espansive

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. Nel mercato obbligazionario, la volatilità rimane estremamente elevata, incidendo potenzialmente sul recente rally dei rendimenti di Treasury, BTP e Gilt. Nonostante i mercati stiano facendo i conti con un’inflazione persistente e le conseguenti politiche monetarie restrittive, ci sono diverse sfide aperte per le Banche Centrali. Negli Stati Uniti, dove la crescita economica rimane robusta, la Fed può controllare meglio le pressioni inflazionistiche tramite restrizioni monetarie. Ne consegue che, finché l’obiettivo della Fed di portare l’inflazione sotto controllo non sarà raggiunto, i mercati continueranno a cambiare previsioni di rialzo dei tassi. In zona Euro, invece, i timori principali sono legati alla minaccia dell’impatto che l’inflazione guidata dalla scarsitá di offerta potrà avere sulla crescita economica e questo pone la BCE di fronte a scelte complesse. Infine, la scorsa settimana il Regno Unito si è trovato a fare i conti, oltre che con il complicato contesto economico e finanziario globale, anche con le problematiche legate all’annuncio della politica fiscale ultra-espansiva del nuovo governo di Liz Truss. A seguito della notizia, la Bank of England (BoE) è dovuta scendere in campo annunciando acquisti temporanei dei Gilt a lunga scadenza per placare l’enorme vendita sui mercati azionari e obbligazionari. Una mossa che è stata ben accolta dai mercati, anche se i Gilt continuano a pagare un premio al rischio impensabile solo alcune settimane fa.Per i prossimi anni negli Stati Uniti si stima una crescita reale debole ma comunque positiva, nonostante la Fed abbia reso ormai chiaro di essere disposta a sacrificare la crescita economica pur di combattere l’inflazione. A seguito dei 12 rialzi avvenuti finora, i mercati prezzano in totale 5 ulteriori rialzi dei tassi da 25 punti base, di cui almeno 4 entro la fine dell’anno. Solo a metà dell’anno prossimo i numeri sul mercato del lavoro e sull’indice dei prezzi ci diranno se la Fed potrà allentare il percorso restrittivo. La debolezza di tali dati potrebbe paradossalmente rivelarsi una boccata d’aria per gli indici azionari globali. In Europa gli effetti dei rischi geopolitici ed economici sembrano piú preponderanti che Oltreoceano. Sul mercato obbligazionario abbiamo assistito a uno dei trimestri peggiori degli ultimi anni, con l’obbligazionario governativo in perdita a livello globale. Ha retto meglio, invece, il mercato del credito a basso merito creditizio, soprattutto grazie alla duration generalmente piú corta. Da qui alla fine dell’anno ci aspettiamo un’elevata volatilità dei tassi finché le pressioni inflattive non rientreranno sotto controllo, mentre sul fronte del credito è preferibile spostarsi verso rating più elevati per limitare il rischio spread. Per quanto riguarda le opportunità sui rendimenti dei bond, la parte lunga della curva potrebbe sovraperformare qualora le Banche Centrali fossero costrette a interrompere i cicli di rialzi. Restano, tuttavia, diversi fattori da considerare: la volatilità rimane troppo elevata e le curve sono generalmente piatte. Per questo motivo Moneyfarm preferisce un approccio conservativo alla duration, sebbene comincino a delinearsi alcuni spunti per l’allungamento delle scadenze. Fondamentale, a nostro avviso, mantenere una percentuale di obbligazionario nei portafogli per garantire un equilibrio rispetto all’andamento della componente azionaria. Il rallentamento dei mercati azionari risulta in linea con i cicli economici al ribasso a cui abbiamo assistito in passato. Possiamo aspettarci un mercato più stabile anche in un contesto di tassi a breve in salita, ma solo quando saranno prezzate le probabilità di rialzo e l’inflazione sarà più contenuta.Alla luce dello scenario sopra descritto, abbiamo adottato una strategia improntata alla riorganizzazione geografica delle nostre posizioni. In particolare, abbiamo ridotto l’esposizione all’azionario e high-yield europeo verso posizioni più globali. Nell’azionario prediligiamo USA e Giappone, mentre nell’obbligazionario abbiamo aumentato le posizioni USA.

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L’inflazione cresce sempre

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2022

Le stime Istat sull’inflazione per il mese di settembre (1) non sono una sorpresa. Quello che continua a succedere, anzi, avrebbe potuto anche darci percentuali peggiori, ma ha molto giocato il fato che la vampata dei pezzi energetici si è assestata sui livelli di questi mesi (anche con dei cali) ma che ovviamente continuano ad essere oltre il 44% rispetto ad un anno fa. Ed ecco che l’aumento (da 8,4 a 8,9%) si è più concentrato sulle conseguenze degli aumenti energetici, soprattutto sui beni alimentari e i servizi ricreativi. Senza sembrare allarmisti, crediamo che siamo ancora agli inizi di queste conseguenze. Non va sottovalutato l’allarme che continuano a lanciare diversi commercianti al dettaglio che ricevono bollette sempre più salate; e se all’inizio di questi rincari sono riusciti in qualche modo a non far esplodere anche le loro offerte al dettaglio, ora o lo fanno o chiudono.Prezzi al dettaglio su cui grava anche il fatto che, dopo la “transizione” dagli alti estivi, ora siamo nei bassi autunnali che, via via che si va avanti, tra metà autunno e l’inizio dell’inverno, torneranno ad essere alti. E’ un andamento fisiologico dei prezzi su cui si basano quasi tutte le attività commerciali, e che quest’anno non potranno assimilare i risultati della crisi politico/economica (che saranno sempre più pesanti col procedere delle settimane e dei mesi). Insomma: siamo solo all’inizio.Su tutto grava l’incognita di cosa farà il governo che sarà deciso dalla nuova maggioranza elettorale.Un’incognita grande: tutti i partiti di questa maggioranza, quando erano nel governo di unità nazionale (Lega e Forza Italia) o all’opposizione dello stesso (Fratelli d’Italia), si distinguevano per mancanza di linearità, lucidità, razionalità, futuribilità e buon senso… visto che come banderuole stavano dietro alle richieste più o meno corporative di chi consideravano bacino elettorale piuttosto che caldeggiare misure rigorose in linea con l’unico appiglio che l’Italia ha per non sbandare in totale isolamento, le politiche dell’Unione Europea. Quelle grazie alle quali uno storico motto della politica, “l’unione fa la forza”, ha dimostrato di avere valore. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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PIMCO: L’offerta, un freno alla crescita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist, e Tiffany Wilding, North American Economist, di PIMCO. A seguito delle conseguenze della guerra in Ucraina, è quasi certo che l’Europa subirà una recessione più profonda rispetto agli Stati Uniti. Anche l’economia del Regno Unito appare particolarmente vulnerabile a causa dei suoi forti legami commerciali con l’Europa e della più generale dipendenza dalle importazioni di energia elettrica. Ciononostante, è probabile che i tassi di interesse nell’area dell’euro e nel Regno Unito finiscano per essere molto più alti di quanto ci si sarebbe potuto aspettare per economie con tassi di crescita potenziali e di politica neutrale Bassi. I mercati potrebbero essersi resi conto di questa prospettiva, la scorsa settimana. I rendimenti dei gilt britannici sono saliti vertiginosamente nonostante il rialzo dei tassi della Banca d’Inghilterra (BoE) sia stato meno aggressivo del previsto: la BoE ha aumentato di 50 punti base (pb) rispetto ai 68 pb che erano stati prezzati dal mercato prima dell’annuncio di giovedì. In effetti, il rendimento del gilt britannico a 10 anni, pari al 3,8% al momento della stesura di questo articolo, è al livello più alto dal 2011. Analogamente, anche i rendimenti dei bund tedeschi sono aumentati, con il bund decennale al 2,1% – il livello più alto dal 2013 – anche se non così drammaticamente come nel Regno Unito Forse l’aspetto più interessante è che, a fronte del peggioramento delle prospettive di inflazione negli Stati Uniti e della sostanziale revisione al rialzo da parte della Federal Reserve delle sue previsioni per il tasso d’interesse a brevissimo termine (overnight), i tassi di interesse governativi dell’area euro e UK sono aumentati a un ritmo più rapido rispetto ai tassi analoghi negli Stati Uniti. A nostro avviso, vi sono diversi motivi per cui le economie dell’area dell’euro e del Regno Unito potrebbero registrare tassi molto più elevati rispetto alla loro storia e potenzialmente alla pari con gli Stati Uniti. In primo luogo, a differenza degli Stati Uniti, le politiche fiscali europee e britanniche continuano a essere espansive e tendono ad allentarsi ulteriormente. Gli sforzi per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su consumatori e imprese sono diventati la principale priorità politica di questi governi. Nel Regno Unito è stato appena annunciato un ampio pacchetto fiscale che dovrebbe passare in Parlamento. Tra le altre cose, il pacchetto prevede un taglio generalizzato delle imposte e un tetto massimo ai costi energetici per le famiglie, per un ammontare pari a circa il 4%-5% del PIL solo nel primo anno. Nel frattempo, anche l’area Euro si è mossa per espandere la spesa pubblica sotto forma di trasferimenti e sussidi fiscali nel tentativo di attenuare gli effetti negativi sui redditi discrezionali dell’aumento dei costi energetici, anche se gli importi aggregati non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli proposti nel Regno Unito. Gli stimoli fiscali che favoriscono la domanda appaiono problematici di fronte alle limitazioni dell’offerta che queste economie devono affrontare. La politica del Regno Unito di fissare un tetto massimo ai prezzi dell’energia dovrebbe contribuire a mitigare il forte incentivo che i prezzi più alti forniscono al risparmio energetico. Inoltre, lo stimolo fiscale a fronte di mercati del lavoro già rigidi nel Regno Unito e nell’area Euro significa che le politiche monetarie e fiscali lavorano essenzialmente in modo incrociato: una politica monetaria più restrittiva dovrà probabilmente compensare l’ulteriore stimolo fiscale In secondo luogo, dato che la causa dell’inflazione in Europa è molto più legata agli shock dell’offerta di energia e prodotti alimentari che alla contrazione della domanda, una recessione di simile entità avrà probabilmente un impatto minore sull’inflazione spot rispetto agli Stati Uniti. Di conseguenza, la riduzione dell’inflazione spot nell’area Euro e nel Regno Unito richiede probabilmente un orientamento restrittivo della politica monetaria nonostante le prospettive di recessione In terzo luogo, il conseguimento di incrementi dell’offerta di lavoro nel breve periodo appare meno probabile nell’area Euro. Con il tasso di partecipazione dell’area Euro vicino ai massimi storici, riteniamo che una recessione del costo della vita in Europa abbia meno probabilità di riportare i lavoratori sul mercato del lavoro. Certo, l’accelerazione dell’inflazione in tutte le economie sviluppate aumenta gli incentivi alla ricerca di un’occupazione, poiché fa salire il costo reale dell’opportunità di non lavorare. Tuttavia, i margini per la potenziale realizzazione di questi benefici per l’offerta di lavoro sembrano migliori negli Stati Uniti, dove i tassi di partecipazione alla forza lavoro, compreso il cosiddetto tasso di età primaria (partecipazione dei giovani tra i 25 e i 55 anni) è ancora inferiore ai livelli pre-pandemia.Infine, e forse l’aspetto più importante, nonostante l’indebolimento della domanda interna, i prezzi elevati dell’energia hanno intaccato l’avanzo delle partite correnti dell’area dell’euro e hanno spinto il deficit strutturale del Regno Unito ai massimi storici. Il dollaro USA, ponderato su base commerciale, si è apprezzato del 9% nel 2022, al momento in cui scriviamo. Al contrario, l’euro e la sterlina si sono deprezzati rispettivamente del 12% e del 16%. Ciò fornisce un’ulteriore spinta inflazionistica che la Banca Centrale Europea (BCE) e la Banca d’Inghilterra devono affrontare. E, cosa ancora più preoccupante, pone le premesse affinché le banche centrali dei mercati sviluppati rimangano bloccate in un ciclo di inasprimento competitivo, in cui gli aumenti sincronizzati dei tassi d’interesse che si autoavverano si interrompono solo quando diventa chiaro che l’economia globale ha sofferto di un inasprimento aggregato che ha un impatto molto più significativo della somma delle parti. In poche parole, è molto più difficile progettare un atterraggio morbido se l’offerta potenziale è stata distrutta o non risponde più all’aumento dei prezzi. La BCE e la BoE sembrano avere poca scelta se non quella di aggravare lo shock negativo dell’offerta di energia sulla produzione con un’ulteriore distruzione della domanda. Naturalmente, il percorso diventa più difficile in presenza di ulteriori stimoli fiscali e di valute in deprezzamento. Questo è il motivo principale per cui la politica monetaria potrebbe finire per essere molto più restrittiva nel Regno Unito e in Europa rispetto agli Stati Uniti. Ebbene l’Europa subirà quasi certamente uno shock di crescita più grave di quello degli Stati Uniti, è molto probabile che la sorte delle politiche monetarie, e di conseguenza dei tassi di interesse, sia simile in termini assoluti. Laddove è l’offerta a frenare, le vecchie regole della politica monetaria potrebbero non essere più applicabili.

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In Italia i tassi dei mutui sono tornati a crescere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

Ma come sono oggi le condizioni offerte rispetto a quelle di altre nazioni? Tutto sommato buone per i variabili, ma, secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, notevolmente peggiori per i fissi se confrontate, ad esempio, con quelle di Francia, Spagna, Portogallo e molti altri.Guardando al fisso, nel nostro Paese, le migliori offerte disponibili online per un mutuo medio a inizio settembre partivano da un TAN pari a 2,89% valore in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando l’Italia risultava essere lo Stato con i tassi più bassi. Oggi, invece, fanno peggio solo Grecia (3,20%) e Germania (3,12%), mentre le condizioni sono migliori in Francia (1,80%), Spagna (2%) e Portogallo (2,10%).Per il tasso variabile, invece, l’Italia mantiene il suo primato e nessuno, tra i Paesi analizzati, offre un tasso iniziale migliore (1,32%); fuori dai confini nazionali gli indici sono più alti e partono da 1,87% in Portogallo, 2% in Svizzera e 2,34% nel Regno Unito.Varcando i confini europei, i mutui risultano essere più onerosi rispetto ai nostri; negli Stati Uniti, ad esempio, i TAN offerti per un mutuo fisso partono da 5,25%, in Australia dal 4,59%, in Brasile dal 9% e in Russia addirittura dal 10,8%. L’indagine completa è disponibile in allegato e qui: https://www.facile.it/ufficio-stampa/comunicati/mutui-in-europa-italia-bene-sul-variabile-male-sul-fisso.html

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Inflazione cresce. Cambiare modelli di consumo che non possono più reggere

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

Istat conferma i dati preliminari sull’inflazione di agosto, +8,4%, con i prodotti energetici che condizionano tutto. Se pensiamo a quanto accade, e considerando gli interventi del governo che stanno decisamente evitando il disastro, i numeri potrebbero essere anche peggiori. Il governo che abbiamo – ancora in carica fin alle prossime elezioni – ha reagito bene, soprattutto per il buon coordinamento con le iniziative e decisioni europee.La preoccupazione che ci sorge è che, proprio come sta accadendo con le promesse politiche della campagna elettorale, è che non si può continuare a basare la governance su una sorta di pozzo senza fondo dell’Erario. Va bene chiedere, e pretendere, ma ci sono limiti. Pur se mai ben chiari visto lo stato disastrato del nostro sistema amministrativo e fiscale (ignoti i limiti di lecito e illecito), ci sono livelli oltre i quali l’aumento del debito pubblico potrebbe toccare un punto di non-ritorno, aprendo la voragine del default.E’ questo che ci porta a pensare che le diverse proteste/richieste sparpagliate (“a pioggia”) di defiscalizzazione, aiuti, incentivi, etc siano solo un modo di chiedere per convincersi e convincere che si sta facendo qualcosa e dare senso alla propria esistenza. Oltre ai partiti in gara, dove certe assurde proposte si mescolano e si inabissano travolte da altrettante assurde proposte su tutto lo scibile umano, ci viene in mente una realtà che fa chiarezza su molte aspettative: l’inconsistenza politica delle associazioni di consumatori, quasi tutte relegate al rango di “urlatrici” o al seguito – altrettanto “urlante” – di questo o quell’altro partito. Queste associazioni possono essere utili in molte circostanze, soprattutto di fronte ad angherie, furbizie, violazioni da parte di fornitori di prodotti e servizi, fino allo Stato e alla sua macchina arrogante, sfaticata, demotivata, distratta, vessatoria, punizionista e disumana… ma queste associazioni mostrano di non essere propositive, per cercare che i consumatori si facciano meno male. Non ultime, in questa ricerca di visibilità, iniziative distraenti e dannose per gli stessi consumatori. A nostro avviso, questo è il periodo in cui denunciare tutti i soprusi (dopo averli individuati e non considerati tali perché non vogliamo disabituarci a razionalizzare i consumi), ma è soprattutto il periodo della solidarietà, della riflessione e dell’avvio di modelli di consumo alternativi a quelli a cui ci siamo abituati. Vincenzo Donvito Maxia : http://www.aduc.it

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Gli italiani reggono. Vendite al dettaglio in crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

Uno degli indicatori se gli italiani reggono o meno tutto quello che ci sta succedendo oltre le nostre abituali incapacità e difficoltà (crisi energetica, guerra e covid), più che l’inflazione sono le vendite al dettaglio… e queste a luglio sono in crescita secondo Istat.Nonostante le bollette energetiche alle stelle (ma contenute per i vari interventi del governo, l’italiano medio acquista di più, soprattutto nella grande distribuzione e, in particolari, prodotti elettronici. L’Italia che ci lascia il governo uscente è, tutto sommato, non tanto messa male, pur se nel trend della crisi europea e mondiale. Dobbiamo quindi ringraziare il governo che in questi giorni sta prendendo gli ultimi provvedimenti, auspicando che la lungimiranza degli elettori ne faccia tesoro per le scelte che faranno col voto del 25 settembre.Il parallelo con questi dati e il grande risparmio degli italiani rende l’idea di uno stato di salute ben al di là delle comuni e mediatiche percezioni.Il problema – acuito in questa campagna elettorale dove più o meno tutti hanno formule “magiche” per risolvere crisi che sono sempre dettate da disperazione – è capire/sperare che altrettanta capacità di reggere venga manifestata dal sistema istituzionale. Che spesso si basa su realtà un po’ artefatte sì da indurre a scelte più estreme ed escludenti possibili. La politica ha oggi bisogno di essere più che mai coi “piedi in terra”, quelli per l’appunto forniti dai dati di oggi. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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In crescita gli iscritti ai test di ammissione al Politecnico di Torino

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

Ancora un aumento a due cifre per il numero di studenti che quest’anno hanno scelto il Politecnico di Torino per i corsi di Ingegneria, Architettura, Design e Pianificazione, confermando la crescita costante registrata negli ultimi anni per le pre-immatricolazioni: quest’anno sono 16.200 – quindi complessivamente il 10% in più rispetto alle aspiranti matricole del 2021/2022 – i ragazzi e le ragazze che hanno sostenuto a partire da marzo i test di ammissione, che si sono svolti in presenza per i candidati e le candidate comunitari/e e online per gli studenti e le studentesse non comunitari/e residenti all’estero richiedenti visto.Fra i corsi di laurea in crescita, Architettura e Ingegneria Informatica fanno registrare gli incrementi più significativi, rispettivamente +50% e +70%, a cui seguono Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale (+35%), Ingegneria Aerospaziale (+30%) e Ingegneria dell’autoveicolo (+30%). Ottimo risultato anche per il nuovo corso di laurea in Civil and environmental engineering che è stato scelto da ben 172 studenti.La qualità degli studenti e delle studentesse che hanno sostenuto il test nelle sessioni anticipate resta sempre molto elevata, infatti quasi il 30% di loro hanno raggiunto un punteggio superiore alla soglia e che ha quindi permesso loro di immatricolarsi anticipatamente. Gli iscritti ai test si contenderanno i 4.762 posti disponibili per i corsi di Ingegneria, gli 85 per il corso in Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale e i 250 per il corso di Design e comunicazione, mentre sono già stati assegnati con il test del 26 luglio scorso i 500 posti disponibili per il corso di laurea in Architettura. Questi numeri di pre-immatricolati consentiranno, quindi, di coprire tutti i posti a disposizione e garantiranno all’Ateneo di confermare il numero dei propri iscritti, considerato che tutti i corsi sono a numero programmato.Altro importante indicatore della fiducia nell’Ateneo a livello italiano, ma anche internazionale, è la provenienza geografica dei pre-immatricolati. Torna infatti ai livelli pre-Covid la percentuale degli aspiranti studenti provenienti da fuori Piemonte e dall’estero (complessivamente il 60% di tutti gli iscritti ai test).In particolare, crescono gli studenti stranieri, che ad oggi risultano 4.600 iscritti ai diversi test, contro i 2.700 dello scorso anno. I Paesi stranieri più rappresentati sono la Turchia, l’Iran, il Libano, l’India e la Cina. Per quanto riguarda invece le Regioni italiane più rappresentate, troviamo Sicilia, Puglia, Lombardia, Liguria e Lazio, con la conferma di un interesse anche da parte dei potenziali studenti lombardi che conferma una tendenza recente, evidenziata a partire dallo scorso anno.

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