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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘crescita’

“Prospettive di crescita delle PMI: Riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Roma 21 settembre 2018 alle 9.45 alla Camera dei Deputati, palazzo San Macuto, in via del Seminario,76, l’Asso112-Associazione Confidi Italiani organizza il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”. Partecipano l’on. Carla Ruocco, Presidente della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, la dr.ssa Donatella Visconti, Presidente di ASSO112, l’on. Francesca Gerardi della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, l’avv. Savatore Vescina, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Nicola Buonfiglio, Esperto della Divisione VI del MISE, il dr. Vito Antonio Furio di CRIF e Alberto Rodeghiero, Vice Presidente di ASSO112. Il convegno approfondirà le prospettive di crescita delle PMI con il contributo delle istituzioni, dei civil servants e delle imprese.

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Mercato dell’auto usata in crescita anche ad agosto

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Ennesimo bilancio positivo nel mese di agosto per il mercato delle auto di seconda mano, che con 192.717 passaggi di proprietà, depurati dalle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), ha registrato una crescita del 3,5% rispetto allo stesso mese del 2017. Per ogni 100 vetture nuove ne sono state vendute 185 usate nel mese di agosto e 147 nei primi otto mesi dell’anno.Diversamente da quanto si verifica sul fronte delle prime iscrizioni, dove le auto diesel continuano a perdere quote di mercato (-8,1% ad agosto rispetto allo stesso mese del 2017, con un’incidenza rispetto al totale delle vendite in calo dal 60,1% di agosto 2017 al 56,7% di agosto 2018), le vetture usate alimentate a gasolio hanno riportato ad agosto un incremento mensile del 5,3% (+6% nei primi otto mesi dell’anno). In merito l’ACI sottolinea ancora una volta come attualmente in Italia esista un parco circolante di circa 16.900.000 auto diesel che contrasta sensibilmente con le politiche ambientalistiche annunciate da alcune importanti amministrazioni locali.Ancora in calo, al contrario, i passaggi di proprietà dei motocicli, che nel mese di agosto hanno registrato al netto delle minivolture una variazione mensile negativa del 3,8%.In totale nei primi otto mesi del 2018 si evidenziano incrementi del 5,5% per le auto di seconda mano e del 3,6% per tutti i veicoli, con un calo del 2,4% per i motocicli.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it In crescita generalizzata ad agosto il bilancio mensile delle radiazioni, in crescita del 4,4% nel settore delle quattro ruote e dell’8,5% in quello delle due ruote. Il tasso unitario di sostituzione del parco auto nel mese di agosto risulta pari a 0,83 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 83), attestandosi a 0,72 nel periodo gennaio-agosto 2018.
Nei primi otto mesi dell’anno le radiazioni hanno messo a bilancio incrementi complessivi del 6,7% per le autovetture, del 10,6% per i motocicli e del 7,1% per tutti i veicoli.

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Pil: Istat, in II trimestre crescita rallenta

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre dell’anno l’economia italiana è cresciuta dello 0,2%, confermando il rallentamento rispetto al primo trimestre, quando il Pil aveva registrato un rialzo dello 0,3%.”Preoccupante il rallentamento della crescita, in controtendenza rispetto agli altri Paesi Ocse” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“In particolare, è allarmante il dato della spesa delle famiglie che, su base congiunturale, scende dal +0,5% del I trimestre al +0,1% del II trimestre” prosegue Dona.”Per questo invitiamo il Governo a ridare capacità spesa a chi fatica ad arrivare alla fine del mese, non solo per un fatto di equità, ma perché hanno una maggiore propensione marginale al consumo” conclude Dona.

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Cresce l’export siciliano

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Nel 2017 l’export della Sicilia ha tolto il freno a mano ed è tornato a crescere: +30,4% rispetto all’anno precedente, superati i 9 miliardi di beni esportati. Crescono sia i settori tradizionali del Made in Sicily (+5,7% per alimentari e bevande, +3,1% per i prodotti agricoli) sia quelli tecnologici (+37,5% per gli apparecchi elettronici, +34,6% per i prodotti chimici)
La Sicilia si affaccia con sempre più coraggio sui mercati esteri: SACE SIMEST, Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha servito nel solo 2017 oltre 400 aziende siciliane, mobilitando 93 milioni di euro a sostegno della crescita internazionale delle eccellenze regionali, L’effetto Trump sui mercati internazionali, il possibile rischio di guerre commerciali, la recente crisi turca e l’aumento di episodi di violenza politica. Su quali Paesi e settori possono puntare le aziende siciliane per cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali? “Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export a cura del Polo SACE SIMEST delinea, nonostante la presenza di diverse complessità, un quadro positivo per l’export italiano e delle sue regioni. Dopo anni di difficoltà, l’export siciliano ha segnato una inversione di rotta, mettendo a segno un +30,4% rispetto al 2016 e superando i 9 miliardi di euro di beni venduti all’estero nel corso del 2017. La Sicilia, oggi al secondo posto tra le regioni esportatrici del Mezzogiorno, ha dimostrato infatti un buon dinamismo in termini esportativi, grazie alle aziende regionali che si affacciano sui mercati globali. Tra queste, nel solo 2017 più di 400 imprese siciliane hanno usufruito dei prodotti assicurativi e finanziari messi a disposizione da SACE SIMEST. Il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, che lo scorso anno ha mobilitato oltre 93 milioni di euro a sostegno dell’export regionale, è presente in Sicilia con il proprio ufficio di Palermo, situato in via Principe di Belmonte 103/c, che agisce da unico punto di contatto con gli esperti di CDP e di SACE SIMEST per offrire approfondimenti su temi come l’accesso al credito, i prodotti assicurativi e finanziari, la gestione online dei finanziamenti e le nuove iniziative del Gruppo nella regione. Se continuerà su questa strada, l’export regionale ha tutte le carte in regola per confermare la buona performance del 2017 anche nei prossimi anni, penetrando stabilmente nei mercati a più alto potenziale per il Made in Sicily, sia emergenti che avanzati.

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Medicina rigenerativa: si possono far crescere i reni?

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Se fosse possibile la prima conseguenza sarebbe quella di contribuire a ridurre il carico sul welfare delle malattie renali, riducendo la pressione sulle liste dei trapianti di rene e per evitare trattamenti invasivi come la dialisi. Gli scienziati australiani sembrano convinti che questa soluzione è fattibile tanto che sono stati incrementati gli investimenti pubblici per la ricerca e non solo riguardo ai reni ma anche per altri organi del corpo umano. Si sostiene che “Nel 20° secolo, i progressi nell’immunizzazione erano una forza trainante per migliorare il benessere umano”, mentre “Nel 21° secolo, la nuova frontiera per la medicina sarà quella biologica, rigenerativa e genomica”. Senza dubbio un’iniezione di fiducia per il nostro futuro prossimo venturo per l’ingegneria genetica e non solo. (Servizio Fidest)

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Auto usate: mercato in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

L’estate si conferma calda per il mercato dell’usato: i 270.635 passaggi di proprietà di auto, al netto delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente), fanno segnare +8,6% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre per i motocicli l’incremento si attesta all’1% con 61.524 annotazioni mensili al Pubblico Registro Automobilistico.Per ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 150 usate a luglio e 144 nei primi sette mesi dell’anno.Nel periodo gennaio-luglio 2018 il borsino dell’auto usata sale del 5,7% per le autovetture, mentre quello dei motocicli si contrae del 2,2%. Considerando tutti i veicoli in generale, il trend è in crescita del 3,8% nei primi sette mesi del 2018. I dati sono evidenziati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it Aumentano anche le radiazioni dal Pubblico Registro Automobilistico: +9,8% per le auto (128.058 pratiche a luglio) e +8,4% per i motocicli (10.939 formalità). Per i veicoli in generale, l’incremento delle radiazioni è stato del 9,6%. Dall’inizio dell’anno sono cresciute del 6,7% le radiazioni di autovetture e del 10,6% quelle delle moto, mentre il totale dei veicoli segna complessivamente +7,1%.
Il tasso unitario di sostituzione di automobili a luglio è stato pari a 0,71 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 71), in linea con i primi sette mesi dell’anno.

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La ricchezza finanziaria personale globale continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Registra un +12% rispetto al 2017, raggiungendo il totale di 201,9 mila miliardi in dollari. Un incremento più che doppio rispetto all’anno precedente, quando la ricchezza mondiale era cresciuta del 4%, e che rappresenta il più forte tasso di crescita annuale degli ultimi cinque anni. Sono queste le principali evidenze emerse dal report di The Boston Consulting Group “Global Wealth 2018: Seizing the Analytics Advantage”, giunto alla 18esima edizione.
È importante l’impatto che ha avuto l’andamento delle valute sulla fotografia della crescita finanziaria globale tra il 2016 e il 2017. Se infatti guardiamo con la lente del tasso variabile, la regione con la miglior performance in termini di crescita è stata l’Asia con +19%, seguita da Est Europa e Asia Centrale con +18%. In questo scenario l’Europa occidentale batte il Nord America in termini di aumento, rispettivamente +15% e +8%. Applicando invece il tasso fisso, l’Asia ha registrato il +12%, il Nord America il +7% e l’Europa occidentale il +3%. L’Italia si trova così in linea con la crescita europea del 3% a tasso fisso, e prevede un aumento del 5% dal 2018 al 2022.
Un altro driver determinante è stato l’andamento dei mercati in tutte le principali economie – con la ricchezza in equity e fondi di investimento che ha registrato l’incremento di gran lunga più forte. In uno scenario ottimistico di crescita a tassi fissi, la ricchezza finanziaria personale globale potrebbe aumentare a un tasso annuo composto di circa il 7% tra il 2017 e il 2022.
L’Italia è l’ottava nazione con 5 mila miliardi di dollari di ricchezza personale. Sul podio, gli Stati Uniti con 80 mila miliardi, la Cina con 21 e il Giappone con 17. Entro il 2022 le stime prevedono che la ricchezza personale degli italiani possa toccare 7 mila miliardi di dollari. Nel 2017 l’analisi BCG ha poi stimato che sono 394 mila gli italiani milionari, cioè che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari in ricchezza finanziaria personale. Un numero in crescita, da oltre 330 mila calcolati nel 2016 a quasi 519 mila stimati per il 2022.Secondo i dati di BCG su un campione di oltre 150 gestori patrimoniali, i top performer (il quartile con i più alti margini di profitto al lordo delle imposte) hanno raggiunto un significativo vantaggio rispetto ai performer medi nella crescita complessiva dei ricavi e nei margini (RoA). Hanno inoltre beneficiato di un vantaggio in termini di costi, anche se molto meno pronunciato di quello generato dai ricavi.BCG stima che i gestori patrimoniali possano ottenere un aumento del fatturato dell’8-12% correggendo gli sconti superflui e adeguando e semplificando le strutture generali di pricing. Le vendite abbinate di prodotti e servizi possono contribuire ad aumentare i ricavi se adeguatamente collegate all’architettura di pricing e alla value proposition per ciascun segmento di clientela. In un mondo in cui il 70% dei clienti di wealth management reputa la personalizzazione dei servizi come fattore chiave nella scelta di un gestore, gli advanced analytics rappresentano una chiave di volta per portare a un aumento del fatturato dei gestori del 15-30%. (n.r. La conclusione appare ovvia se ci limitiamo al solo caso italiano: Cresce la ricchezza personale e aumentano i poveri. Questa dovremmo chiamarla con il suo nome: macelleria sociale)

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Mobilità internazionale tra i manager italiani? Un fenomeno in costante crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Il 57% dei lavoratori italiani dichiara che considererebbe seriamente il trasferimento all’estero nei prossimi due anni. Conferma anche dal mondo delle imprese: quasi una su due prevede che il fenomeno aumenterà nel prossimo triennio.
In un mondo senza confini, le assegnazioni internazionali sono infatti diventate uno strumento chiave nelle mani delle multinazionali per competere sul mercato, ma anche per il manager e la sua crescita professionale. Ciò nonostante, questo processo non è privo di rischi e il fallimento non è un evento remoto.“Nella nostra attività di ricerca e selezione, riscontriamo due caratteristiche tutte italiane che spesso ostacolano il processo di mobilità internazionale o addirittura ne impediscono il decollo” – afferma Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Ci riferiamo, nello specifico, al gap linguistico che ancora oggi accomuna molti middle-manager e alla generalizzata tendenza ad essere proprietari di casa stanziali”.“Le aziende nostre clienti considerano imprescindibile la conoscenza della lingua inglese per partecipare a un processo di mobilità internazionale” commenta Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Essere pressoché bilingue – e oggi sempre più trilingue – è la conditio sine qua non per un professionista che vuole migliorare le proprie opportunità di carriera. In Italia, tuttavia, la competenza linguistica è ancora troppo approssimativa. Non a caso il 40% degli italiani dichiara di aver perso almeno un’occasione di lavoro proprio a causa del proprio livello di inglese”.
Gli italiani si contraddistinguono per la propensione ad investire nel mattone, tanto che l’Italia risulta essere il primo Paese dell’Europa occidentale nel ranking di Eurostat per proprietari di casa. “Secondo l’Istat (2017), risulta che circa l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà[6] – con o senza mutuo. Questa non è solo una forma di investimento, ma è una priorità assoluta, vissuta come un traguardo che implica anche e soprattuttto un legame affettivo, da cui è difficile separarsi” – continua Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “È proprio il rapporto con la casa e l’ambiente che lo circonda ad ostacolare spesso il manager intenzionato a trasferirsi, che addirittura non prende in considerazione soluzioni alternative, come ad esempio l’affitto della casa in Italia per il periodo di permanenza all’estero”.

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In Italia la crescita più veloce delle vendite online in Europa Occidentale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Nei prossimi cinque anni, le vendite online rappresenteranno quasi la metà della crescita complessiva del commercio al dettaglio nell’Europa occidentale. In Italia e in Spagna il commercio online crescera’ in modo molto più veloce rispetto agli altri Paesi europei.In aggiunta, entro il 2023, il 21% delle vendite al dettaglio non alimentari sarà online, in salita rispetto al 13% registrato nel 2017. La vendita di generi alimentari sarà una delle categorie di vendita al dettaglio in più rapida crescita.Questa promettente prospettiva emerge da una nuova previsione rilasciata oggi da Forrester. L’analisi presenta la crescita per 22 categorie di prodotti in 17 Paesi dell’Europa occidentale, con vendite storiche di categorie online risalenti al 2002.”Stiamo assistendo a una crescente fiducia dei consumatori che sta guidando la crescita delle vendite al dettaglio”, afferma l’analista di Forrester, Michael O’Grady. “Nel 2017, l’economia dell’Unione europea è cresciuta al ritmo più veloce in un decennio. E questo si sta riflettendo sulle vendite al dettaglio in Europa occidentale che aumenteranno del 2,8% nel 2018. Oltre alla fiducia dei consumatori, c’e’ anche da dire che non si sono registrati tassi di occupazione così alti dalla crisi bancaria del 2008. Come previsto, l’online sta giocando un ruolo sempre più importante nel mix.”I rivenditori che hanno scelto di commerciare solo online hanno aumentato le loro vendite più velocemente rispetto agli altri che operano online and offline, in quanto guidano gran parte delle loro vendite dai mercati online.Forrester prevede che in futuro un numero sempre maggiore di rivenditori si associerà e venderà attraverso i mercati via internet, man mano che i confini tra i negozi fisici e mercati online diventeranno sempre piu’ intangibili.Nel frattempo, molti rivenditori al dettaglio, soprattutto nel Regno Unito, hanno visto crescere le vendite online e diminuire le vendite in negozio. Un terzo della vendita al dettaglio di prodotti non alimentari nel Regno Unito sarà online entro il 2023.

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Le correnti migratorie nel mondo tendono a crescere: per ridurle occorre un nuovo modo per gestirle

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Credo che a pochi possa sfuggire l’aspetto destabilizzante conseguente alle vaste correnti migratorie sia per i paesi che le determinano, sia per quelli che le ricevono e i conseguenti effetti distorsivi legati alla salute degli stessi soggetti più deboli appartenenti alle varie comunità.
D’altra parte pensare solo al contingente, serve a poco. Occorre una svolta radicale nel modo di interfacciarsi con questa cruda realtà.
Se, per contro, ciò accade, è perché è molto forte la consapevolezza che ci stiamo avviando verso una cultura del rinnovamento senza averne assunte responsabilmente le conseguenze che possono derivarne. Non voglio, nello stesso tempo, che le molte teorizzazioni sul concetto di produzione e produttività, di progresso e di benessere restino lettera morta per il 90% della popolazione mondiale. Che senso avrebbe?
Oggi sembriamo sconvolti e preoccupati per i consistenti e caotici flussi immigratori come se nel passato non ve ne fossero stati di altri. Non è questo il punto.
La verità è che allora li sopportammo poiché esisteva una diversa logica di produrre e di lavorare. Per crescere, economicamente parlando, avevamo un crescente bisogno di manodopera.
Allora la sottraemmo all’agricoltura e ai paesi che registravano un basso livello d’industrializza-zione e non fu un grosso danno. Il fenomeno fu anche interno. Ho ricordato l’esodo della manodopera dal Sud al nord dell’Italia. Una circostanza, beninteso, comune a molti altri paesi del mondo in specie se i loro territori avevano sviluppato, da una parte, un’industrializzazione più avanzata e, dall’altra, erano rimasti arretrati.
Ora cosa sta cambiando perché l’immigrazione da un bene tende a trasformarsi in un maleficio, sia pure esorcizzato da tante pretestuose giustificazioni che lasciano il tempo che trovano? Tutto questo ha, ovviamente, una spiegazione. Abbiamo imboccato una via che ci porta verso esperienze dissimili, verso una cultura diversa. Siamo arrivati a una svolta, ma ancora non ne abbiamo acquistata tutta intera la consapevolezza.
Qui sta il punto del nostro dramma esistenziale. D’altra parte i segnali sono inequivocabili. Per millenni abbiamo fondato la ragione della nostra crescita nel numero degli abitanti di una regione e di un continente. Più eravamo e più creavamo ricchezza. Niente di più realistico del detto evangelico “crescete e prolificate”. Oggi le cose stanno mutando. L’essere umano incomincia a rendersi conto che il benessere può venire solo se la torta terrestre è divisa in pochi.
Lo dobbiamo perché i danni arrecati non ci permettono un’agricoltura capace di nutrire tante bocche, perché l’equilibrio naturale è saltato per i veleni che abbiamo immesso nell’atmosfera, per i ritmi che abbiamo imposto al nostro vivere quotidiano.
Possiamo, ad esempio, immaginare, da qui a qualche anno, una circolazione automobilistica, nelle aree urbane, di un 20% inferiore all’attuale? Assolutamente no.
Direi, semmai, che è più pensabile un suo incremento, anche se modesto. Eppure tutti noi sappiamo che questa circostanza, congiunta a molte altre, è diventata insostenibile.
Il mio timore è che un bel giorno ci sarà chi si chiederà come sia possibile salvare il salvabile e se non sia il caso di eliminare drasticamente le esuberanze esistenti partendo da quelle ammalorate. E quali potrebbero essere se non il popolo degli umani?
Incominciamo dai vecchi che non producono più, dai disoccupati che sono la parte più ecce-dentaria del mondo, dai malati terminali e via dicendo. (Riccardo Alfonso)

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Un progetto di crescita localizzato nell’area mediterranea?

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

E’ uno studio da me condotto e messo nero su bianco in un corposo libro. Senza voler avere la pretesa, in questa sede, di dilungarmi più del dovuto posso dire che il fine che mi era proposto era quello di considerare la fattibilità, in un’area non facilmente gestibile in termini politici ma anche religiosi e sociali, di insediarvi adeguati investimenti alternativi sia per dare forza e contenuti all’imprenditoria locale sia per stimolare nuove attività. E’ un aspetto di certo non agevole poiché vanno superati diversi ostacoli, prima di raggiungere la meta. Nel dettaglio la situazione si può riassumere in due punti:
1. Il primo è culturale per la conoscenza e la comprensione delle varie civiltà che albergano lungo le sponde del Mediterraneo. Dobbiamo creare fiducia e certezze.
2. Il secondo è volto alla ricerca di un’identità politica comune per realizzare su di essa intese di portata economica, finanziaria e commerciale. Non potendo, in questa sede, esporre per esteso l’ampia gamma dei vantaggi che potrebbero presentarsi mi limito nel considerare l’opportunità di sviluppare rapporti attraverso uno strumento particolare: quello della coordinazione consortile, ossia la costituzione di un consorzio di imprese.
Strumento non nuovo per altri versi, ma nello specifico oltremodo valido se diamo a esso la capacità di poter mettere insieme più esperienze e più risorse per un progetto di ampio respiro che travalichi i confini del territorio e si apra a un mercato per molti versi nuovo e nello stesso tempo da “inventare”. Prima di tutto chiariamoci le idee.
Il Consorzio può essere composto non solo da aziende costituenti la parte economica, ma anche da altri istituti come le famiglie o gli enti della pubblica amministrazione. Tale raggruppamento, in forma consortile, può diventare uno degli strumenti per potenziare le piccole e medie imprese, favorendone lo sviluppo a livello nazionale e internazionale.
In proposito non mi nascondo i rischi. Manca in primis, nei diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo, una sostanziale scarsità d’iniziative di formazione per dare mezzi, modelli e competenze a un management che poi sia in grado di soddisfare le specifiche esigenze che esprimono i consorzi. Vi è poi, da non sottovalutare, una realtà caratterizzata, indubbiamente, da benefici sbilanciati. Fattori che possono dipendere sia da una cattiva progettazione dei sistemi operativi, sia dai comportamenti di chi dirige, sia dalle debolezze delle singole aziende partner e sia da fattori ambientali.
Un’altra considerazione può essere quella che, la singola azienda partner, non vede prodotti risultati soddisfacenti e, quindi, non è più disponibile a investire e a dedicare energie per la realizzazione della sua coordinazione. In tale circostanza potrebbero essere messi in atto comportamenti opportunistici che possono tradursi in resistenze rispetto agli eventuali cambiamenti da introdurre nei regolamenti interni e nei confronti di riorientamenti, per meglio ponderare i benefici tra le aziende partner. Fatte tutte queste doverose premesse, per intendere meglio la portata e il ruolo di un sistema operativo che reputo, quanto mai, azzeccato per la realizzazione del mio “progetto”, considero, sia pure brevemente, le ricadute, in positivo, di tale rapporto. Il suo primo aspetto è la sua specificità che posso così riassumere:
• Aggregare una molteplicità di attività che fanno capo a più aziende partner tra di loro.
• Costituire forti interdipendenze tra i risultati della coordinazione e quelli dei singoli partner.
• Sviluppare soluzioni economicistiche.
• Favorire i contributi, i finanziamenti e le sinergie operative.
Una forma di gestione che, ovviamente, non può prescindere dalla definizione di regole interne al consorzio per disporre i rapporti tra i partner.
Tali precetti sono volti a fissare i criteri per l’ammissione di nuovi consorziati, le condizioni di uscita, la disciplina della concorrenza, delle collaborazioni e la possibilità di accesso del consorzio a fornitori diversi dai consorziati. In questo senso il consorzio può essere molto simile a un’azienda gestita in funzione del gruppo, cui appartiene, e ciò non è un dato del tutto positivo poiché si possono riverberare condizionamenti nella definizione delle proprie strategie e politiche aziendali.
Un percorso alternativo è nel ricorrere a risorse esterne, rispetto a quelle che potrebbero fornire i consorziati (finanziamenti pubblici, offerta di servizi a terzi, ecc.).

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Le forme imprenditoriali di crescita economica

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

L’epoca attuale non è soltanto caratterizzata dalla meccanizzazione dei metodi produttivi. Oggi prevale il concetto del lavoro cooperativo. “Nel passato l’artigiano specializzato controllava il processo produttivo dal principio alla fine, mentre nella moderna tecnica esso si articola in una molteplicità di operazioni, divise in varie fasi, ciascuna delle quali è trattata come un processo indipendente.” “L’intero ciclo di produzione dalla materia prima al prodotto finito è suddiviso in un certo numero di fasi distinte e ciascun prodotto finito deve passare attraverso non poche di quelle fasi.” Lo stesso ragionamento vale per l’agricoltura attraverso la formazione di cooperative, di consorzi e d’imprese per la trasformazione industriale ed energetica delle risorse della terra. Ciò permetterebbe, tra l’altro, di ridurre la filiera distributiva per favorire, in questo modo, un maggior guadagno del produttore e una minore spesa del consumatore. Si afferma, non certo impropriamente, che creare valore significa determinare benessere. D’altra parte un’impresa per dimensionare la sua effettiva performance economica deve misurarsi con la sua capacità di creare valore. Questo, pur se è innegabile come risultato finale, dà per scontato che l’azienda abbia in precedenza garantito lungo la catena produttiva e di sbocco un valore aggiunto per tutti gli attori da lei coinvolti: fornitori, clienti, dipendenti ecc. E’ un concetto tipico assimilato dall’azionista che stima il reddito ottenuto dal suo investimento in ragione della ricchezza che è stata creata per lui.
Una ricchezza acquisita se il valore del capitale non è stato mortificato, in altre parole la perdita non ha compromesso la sua tenuta complessiva. Non si tratta di un concetto nuovo. Già anni fa la performance economica aziendale, il cosiddetto residual income, calcolava il valore economico aggiunto (Vea) con la differenza tra il reddito di esercizio (Re) e il costo del capitale investito (Coc).
Questo rapporto costo/beneficio è oggi molto avvertito giacché è aumentata la fascia dell’azionariato diffuso accrescendo, di pari passo, l’attesa d’investimenti capaci di recuperare i margini di profitto del passato. In ciò s’innesta sempre di più l’evidente ragione che il valore del capitale è funzione del futuro: un capitale vale, infatti, in misura pari al valore attuale dei redditi che promette di governare in futuro. D’altra parte imparare a gestire il proprio capitale, a ripartirne i rischi, è spesso impresa non facile. Penso alle aziende quotate in borsa e a capitale diffuso (public companies), per cui la quotazione azionaria può essere intesa come misura sufficientemente rappresentativa del valore come non potrebbe essere per imprese che, pur quotate in borsa, hanno una proprietà concentrata e il valore di Borsa esprime al meglio il valore attribuibile a quote marginali di proprietà. Come si può agevolmente notare tale impatto non è agevole se il risparmiatore vuole scendere in campo e misurarsi con l’investimento azionario con l’intento di recuperare il calo dei tassi dei titoli pubblici. Questa è pur sempre da considerarsi una possibilità che provocherà grossi spostamenti di capitali dal pubblico al privato, man mano che si prenderà coscienza di tale realtà. Nello stesso tempo imporrà un miglioramento e un rapporto di fiducia più marcato tra l’investitore-risparmiatore e il suo intermediario. (Riccardo Alfonso)

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Turismo: Abu Dhabi registra una crescita del 4,9%

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

abu dhabiAbu Dhabi. È cresciuto del 4,9% il numero degli hotel guest che hanno soggiornato ad Abu Dhabi nei primi 5 mesi del 2018 rispetto al 2017. In base alle statistiche stilate dal Dipartimento Cultura e Turismo di Abu Dhabi (DCT Abu Dhabi), i 162 hotel, resort e apart-hotel dell’Emirato, con 31.236 camere, hanno ospitato 2.073.586 ospiti da gennaio a maggio.Il tasso di occupazione ha raggiunto il 75%, con una crescita dell’1,4%, mentre la media notti è salita a 2,7, una crescita del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2017.Gli indicatori di crescita coinvolgono tutte e tre le regioni dell’Emirato, con un +8,6% nella regione di Al Dhafra e un totale di 63.471 hotel guest, un +5.3% ad Abu Dhabi City, con 1.833.348 di hotel guest accolti e un +1% ad Al Ain con 176.767 hotel guest.
SE Saif Saeed Ghobash, Undersecretary di DCT Abu Dhabi, ha dichiarato: “Questi risultati sono fortemente incoraggianti e dimostrano una crescita costante. Provano altresì la capacità di Abu Dhabi di realizzare i suoi obiettivi strategici di posizionamento quale leading global destination, attraverso lungimiranti campagne di marketing e promozionali capaci di sostenere la sua crescita”.Il settore turistico e dell’ospitalità di Abu Dhabi è in piena espansione dopo l’approvazione da parte del Comitato Esecutivo della proposta del DCT Abu Dhabi di tagliare le tasse turistiche e municipali, attuando una riduzione, a partire dal 1 ° luglio, dal 6% al 3,5% per le tasse turistiche; una riduzione del 4% al 2% per le tasse municipali e l’abbassamento della tassa comunale per ogni camera d’albergo da AED15 a AED10. Questo emendamento è il risultato dei continui sforzi per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture turistiche e incoraggiare gli investitori a realizzare attrazioni turistiche e culturali e organizzare eventi, elevando lo status di Abu Dhabi come destinazione turistica d’elezione.“Questa decisione incoraggia gli investimenti nel settore turistico e dell’ospitalità di Abu Dhabi e migliora la sua competitività sottolineando il valore economico che offriamo ai nostri visitatori per i nostri servizi e le attrazioni di qualità”, ha aggiunto Ghobash.
“La riduzione delle tasse ci aiuterà anche ad attirare più visitatori e ad aumentare i tassi di occupazione, i ricavi e la durata media del soggiorno, aumentando così il contributo del settore turistico al PIL degli EAU e raggiungendo i nostri obiettivi di diversificazione economica. Ci dedichiamo a trasmettere un messaggio chiaro ai visitatori nei nostri mercati di riferimento, invitandoli ad esplorare Abu Dhabi e a godere delle eccezionali esperienze ricreative, culturali e familiari che offre”.
“Continuiamo a promuovere l’awareness di Abu Dhabi, delle sue attrazioni turistiche e del suo patrimonio culturale autentico, così come delle sue infrastrutture all’avanguardia per business e congressi.”DCT Abu Dhabi lavora anche in collaborazione con enti locali e internazionali del settore turistico per assicurare la sua presenza alle più importanti conferenze e fiere organizzate durante tutto l’anno. Tali partecipazioni consentono a DCT Abu Dhabi di promuovere gli sforzi di cooperazione e incoraggiare lo sviluppo di pacchetti vacanze e programmi turistici nell’Emirato.
“Ci aspettiamo di vedere uno slancio significativo nel settore del turismo nei prossimi mesi con l’Abu Dhabi Summer Season, iniziata a giugno, l’apertura di nuove attrazioni come il Warner Bros. World Abu Dhabi su Yas Island dal 25 luglio e nuovi resort d’eccellenza, come il lussuoso Jumeirah Saadiyat Island Resort in novembre”, ha aggiunto Ghobash. Mentre l’Abu Dhabi Summer Season durerà fino al 18 agosto, la seconda metà del 2018 sarà testimone di eventi importanti come il Gran Premio di Formula 1 Etihad Airways Abu Dhabi (23-25 novembre), l’Abu Dhabi Classics (settembre 2018 – aprile 2019), l’Abu Dhabi Art (14-17 novembre) e l’Abu Dhabi Food Festival a dicembre. (Valentina Zona)

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Turismo congressuale in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

Il settore del turismo congressuale italiano continua a godere di buona salute e ha i numeri per fare del Paese una destinazione ancora più appetibile per ospitare i congressi associativi internazionali, fonti di ricchezza e strumento di promozione della destinazione che li ospita. Nel 2017 in Italia sono stati realizzati 398.286 tra congressi ed eventi segnando un +2,9% rispetto al 2016. Valori con segno più anche per il numero dei partecipanti, delle presenze e della durata complessiva degli eventi: i partecipanti sono stati 29.085.493 (+3,2%), le presenze 43.376.812 (+1,6%) e la durata complessiva è stata pari a 559.637 giornate (+2,8%).I dati emergono dall’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi-OICE presentato oggi a Roma. La ricerca, giunta alla quarta edizione, è promossa dall’associazione della meeting industry Federcongressi&eventi e realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Cresce la povertà: anziani più colpiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 giugno 2018

In Italia ci sono 1 milione e 778 mila famiglie (6,9%) che non riescono a far fronte alla spesa mensile per l’acquisto di beni e servizi utili a condurre una vita accettabile. La situazione è più grave al Sud dove l’incidenza di povertà assoluta raggiunge il10,3% contro il 5,1% del Centro e il 5,4% registrato nel Nord Italia. “Tra i primi costi ad essere tagliati quando si è in difficoltà – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – c’è l’assistenza. A fare le spese di queste ristrettezze economiche sono soprattutto i nostri anziani” “Un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) – continua la nota – ha un costo mensile di 1354,93 Euro. La spesa può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS)”.Secondo i dati Istat è cresciuta anche la povertà relativa che coinvolge 3 milioni e 171 mila famiglie residenti (12,3%). “Questo significa – prosegue Gasparrini – che le famiglie che non possono permettersi di sostenere i costi di un assistente familiare o che devono sottrarre risorse fondamentali per il benessere della vita familiare, sono 4 milioni 949 mila”. “Per evitare l’indebitamento familiare, l’unico modo per garantire la dovuta assistenza ad anziani e persone con disabilità, è avviare politiche di defiscalizzazione e decontribuzione di lungo periodo. Le famiglie – conclude Gasparrini – hanno bisogno di soluzioni concrete e noi siamo pronti a collaborare con le forze politiche mettendo a disposizione la nostra esperienza in materia di lavoro domestico”.

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Assalzoo: Mangimistica, nel 2017 settore in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Il valore della produzione italiana di mangimi per l’alimentazione animale nel 2017 si è mantenuta sopra l’importante soglia dei 6 miliardi di euro, con un aumento di quasi l’1% rispetto all’anno precedente (6,020 miliardi di euro nel 2016). È questo, insieme alla consistenza produttiva, uno dei dati principali presentati oggi a Roma da Assalzoo, l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici, nel corso della sessione pubblica dell’Assemblea annuale.I dati del comparto – Gli indicatori economici del settore mangimistico evidenziano ancora una volta un settore segnato dalla crescita, tanto dei volumi produttivi, quanto dei ricavi complessivi. Si tratta di un movimento all’insù che replica, a grandi linee, quello messo a segno nel suo complesso dall’intera economia italiana.Entrando nel dettaglio numerico, il mercato degli alimenti zootecnici italiano ha generato un valore 6,080 miliardi di euro (contro i 6,020 miliardi di euro del 2016). Intorno all’un per cento l’aumento dei prezzi di produzione e quello relativo al costo del lavoro. Continua la crescita degli investimenti fissi, che toccano quest’anno l’importante soglia dei cento milioni di euro.Stabile un dato essenziale per un settore radicato nella società italiana quale è il numero degli addetti: si confermano 8500 le persone, escluso l’indotto, che lavorano nel settore mangimistico. “È una grande soddisfazione – sottolinea Alberto Allodi, presidente di Assalzoo – per chi rappresenta questo settore presentare dei dati in crescita che dimostrano con chiarezza come la mangimistica italiana sia un settore industriale sano e innovativo. Questi segni positivi hanno ancora maggiore rilevanza, perché si concretizzano in un contesto generale altamente sfidante. Tra i dati, elaborati dall’ufficio economico dell’associazione vorrei evidenziare l’aumento degli investimenti. Gli imprenditori sanno che il futuro dell’impresa è nella capacità di guardare lontano e sapere investire nell’innovazione. Il dato di crescita, che ha raggiunto la cifra tonda dei 100 milioni, indica proprio la lungimiranza dei nostri associati”. http://www.mangimiealimenti.it

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L’export italiano non arresta la sua crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

È un futuro di crescita e opportunità, nonostante le incertezze, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Forte della profonda evoluzione realizzata negli ultimi dieci anni e dell’eccellente performance del 2017, l’export italiano ha tutto il potenziale per non arrestare la sua crescita e cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri anche in un contesto oggettivamente complesso.Questo è il quadro delineato da “Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export del Polo SACE SIMEST, presentato oggi a Milano.Lo Studio, che include le previsioni 2018-2021 sull’andamento delle esportazioni italiane per Paesi e settori e fornisce approfondimenti sui fenomeni globali a maggiore impatto, prospetta un quadro di vigile ottimismo per le nostre imprese esportatrici e dedica un approfondimento al settore infrastrutturale, elemento chiave per rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia.“La performance brillante delle esportazioni italiane nel 2017 non è un successo isolato, ma è la conferma della forza del nostro export, che dalla crisi del 2008 è stato in grado di riadattarsi, migliorare la qualità, aumentare la specializzazione e orientarsi sempre più verso mercati a maggior potenziale – ha dichiarato il Presidente di SACE, Beniamino Quintieri –. Per il 2018 prevediamo una crescita delle esportazioni italiane del 5,8%, un trend positivo che continuerà anche del triennio successivo a un tasso medio annuo del 4,5%: vero e proprio ‘patrimonio nazionale’, l’export continuerà a offrire un contributo decisivo alla crescita del Paese”.“L’incertezza e la volatilità che caratterizzano i mercati in questo momento storico sono importanti, ma dobbiamo abituarci a considerarle come la nuova normalità – ha spiegato Roberta Marracino, Direttore Area Studi e Comunicazione di SACE -. Sono fattori di complessità che devono essere affrontati senza cadere in allarmismi e senza perdere di vista le opportunità esistenti nei mercati esteri e le priorità per coglierle. Tra queste gli investimenti in infrastrutture, soprattutto in ambito portuale, marittimo e del trasporto intermodale, indispensabili per un’economia che basa più del 30% del proprio PIL sull’export e che potrebbero consentirci di recuperare ogni anno 70 miliardi di euro di export”.

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Amministrative: CasaPound cresce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

“CasaPound continua a crescere e a ottenere consiglieri. I grandi media ci ignorano ma i territori ci premiano, e anche a questa tornata di amministrative siamo riusciti a piazzare una nutrita pattuglia di eletti e a dimostrarci decisivi in diversi Comuni”. Lo afferma il segretario nazionale di Cpi, Simone Di Stefano, commentando i risultati del voto di ieri, che ha visto il movimento presente in venti Comuni tra cui i capoluoghi Brescia, Massa, Siena, Terni, Viterbo e Avellino e nei due popolosi municipi romani III e VIII.
Quanto ai risultati, è a Velletri che CasaPound registra il risultato più alto sfiorando il 10% (9,78), con il candidato sindaco Paolo Felci che entra in consiglio comunale e la possibile elezione di un secondo consigliere. Sempre nel Lazio, spicca il risultato di Anagni, dove il candidato sindaco sostenuto da Cpi, Daniele Tasca, ha ottenuto il 20% e andrà al ballottaggio con il centrodestra. La tartaruga fa registrare un risultato positivo anche nei municipi III e VIII di Roma (1,2% e 1,08%), oltre che a Pomezia e Anzio dove resta abbondantemente sopra l’1%. Bene anche Viterbo, dove Claudio Taglia supera il 3% e potrebbe entrare in Consiglio, mentre a Vallerano, nel viterbese, complice l’assenza del centrodestra, CasaPound raccoglie il 21% e tre consiglieri di opposizione. Con l’1,2% di Piergiorgio Bonomi a Terni la tartaruga sarà decisiva al ballottaggio, visto che il candidato leghista Latini si è fermato al 49,2%. Buoni risultati anche in Toscana, con il 2% superato da Sergio Fucito nella difficile Siena e l’8,54% di Giacomo Melosi a Pescia in provincia di Pistoia (oltre 20 mila abitanti), che dovrebbe permettergli di entrare in consiglio. A Massa il candidato sindaco sostenuto da Cpi Francesco Mangiaracina ha ottenuto il 2%. A Porto Sant’Elpidio, comune di 26mila abitanti in provincia di Fermo, la lista di CasaPound ha ottenuto il 2,7%. Infine il nord: la tartaruga frecciata ottiene l’1,84% con Igor Bosonin a Ivrea, mentre a Cerro Maggiore, Comune di 15mila abitanti in provincia di Milano, Fabio Tomasoni si avvicina al 3% e nel piccolo Cinaglio, in provincia di Asti, elegge un consigliere.

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Legg Mason: “Il segreto della crescita economica indiana? Le riforme”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

LONDRA. Da quando è entrato in carica nel 2014, il governo del primo ministro indiano Narendra Modi ha prodotto molteplici riforme con l’obiettivo di rafforzare le infrastrutture e i fondamentali economici.In particolare, le restrizioni agli investimenti diretti esteri sono state ridotte o eliminate in un’ampia gamma di settori, quali la difesa, l’immobiliare, l’aviazione civile e l’edilizia. In conseguenza di ciò, nel 2017 l’India ha ricevuto afflussi record dagli investitori stranieri, risultando di nuovo tra i paesi con maggiori investimenti diretti esteri nel 2017, avendo ricevuto durante l’anno investimenti per circa 45 miliardi di dollari USA. Da notare come metà delle nazioni di questo elenco provengano dai mercati emergenti, e come in molti casi l’aumento degli investimenti esteri possa essere ricollegato a specifici interventi di riforma.
Senza dubbio, l’anno scorso la riforma che ha fatto più notizia nel mondo emergente è avvenuta in India.“L’introduzione della Goods and Services Tax (GST) nel Luglio 2017 ha segnato una nuova era nell’economia dell’India, sostituendo oltre una dozzina di tasse federali e statali” spiega Kim Catechis, Head of Emerging Markets di Martin Currie (gruppo Legg Mason) “Nel fare ciò, ha unificato un’economia da 2 trillioni di dollari e 1,3 miliardi di persone in uno dei mercati comuni più grandi al mondo”.Semplificando la struttura fiscale, la riforma mira a facilitare l’attività economica, ridurre il peso fiscale e aumentare i consumi. Allo stesso tempo, con la GST il governo indiano ha cercato di ridurre l’evasione fiscale, aumentare le entrate statali e, potenzialmente, aumentare il PIL.Ma forse l’esempio migliore dei grandi propositi del programma di riforme indiano è Aadhar – il più grande database di identificazione biometrica al mondo – che punta a dare a tutti i cittadini un’identità ufficiale e verificabile (fino a poco fa circa metà della popolazione indiana non aveva nemmeno un certificato di nascita).Da quando si è insediato al potere, nel 2014, il primo ministro Modi ha cominciato a realizzare questo sistema, e lo ha rapidamente affiancato con un programma di inclusione finanziaria chiamato Jan Dhan, che ad oggi ha creato oltre 300 milioni di nuovi conti bancari low-cost proprio grazie alle identità schedate attraverso Aadhar. A completare il quadro, l’implementazione di un app per i pagamenti in tempo reale che utilizza l’United Payments Interface realizzata dal governo.Le possibilità di digital banking tramite Aadhar sono dunque immense. A seguito del processo di demonetizzazione avvenuto nel 2016 (quando circa l’86% del denaro contante del paese fu rimosso dalla circolazione), la rimonetizzazione del paese è sempre più caratterizzata da uno spostamento verso le transazioni online, preparando così la strada per un boom dei pagamenti digitali e dell’e-commerce.
Lo slancio positivo proveniente dalle riforme è evidente non solo in India, ma in molti altri paesi emergenti. Tuttavia, le varie iniziative riformatrici sono molto diverse l’una dall’altra, e i benefici che ne derivano non vengono sfruttati da tutti i paesi e da tutte le aziende. “Ridurre le barriere commerciali, favorire i flussi di capitali, migliorare le infrastrutture e l’assetto istituzionale: con riforme come queste si producono cambiamenti sociali ed economici durevoli” conclude Catechis “Crediamo dunque che un approccio di investimento attivo, basato sull’analisi fondamentale focalizzata sui titoli, sia il miglior modo per individuare e cogliere le opportunità del momento”.

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SCM, in forte crescita negli USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

SCM, leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione del legno, ha ricevuto in visita nella sua filiale di Duluth, in Georgia, Rob Woodall, membro della Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti e tra gli interlocutori politici di punta, per lo Stato della Georgia, della Legislatura Trump.Il congressista repubblicano ha partecipato all’evento di SCM Nord America “Meet and Greet”, il 1° giugno, per illustrare alle istituzioni locali e ai maggiori protagonisti del Distretto (imprese, studi legali ed enti di formazione) le priorità dell’Agenda politica per il manifatturiero. Ad accogliere Woodall, l’Amministratore Delegato di Scm Group, Andrea Aureli, e il Country Manager per il Nord America di SCM, Giuseppe Riva. Presenti, tra le autorità locali, anche la Camera di Commercio della Contea e Ryan Kurtz, console onorario per l’Italia ad Atlanta. La visita del congressista USA è stata l’occasione per trattare i principali punti di interesse delle imprese operanti in quest’area degli Stati Uniti. Solo in Georgia sono oltre 2500 le aziende del Distretto del legno, dal mobile ai serramenti alle tecnologie per il woodworking, e SCM, forte della sua crescita a doppia cifra nel mercato statunitense, si è fatta portavoce delle istanze dell’intero settore che chiede alla Legislatura Trump di tornare a dare il giusto vigore al manifatturiero e di stanziare fondi federali per rafforzare la formazione tecnica e professionale. “Il nostro fatturato negli Stati Uniti, negli ultimi quattro anni, è più che raddoppiato – sottolinea Andrea Aureli, AD Scm Group -. Oggi il mercato americano incide per il 20% sull’export del Gruppo, e anche il primo semestre registra una crescita a doppia cifra, superiore a quella media del distretto legno. Anche le assunzioni sono in aumento. Stiamo aprendo altre sedi con presenza di commerciali e assistenti tecnici e stiamo cercando giovani intraprendenti e dinamici”.“La mancanza di figure tecniche specializzate, dalla produzione ai tecnici addetti alla manutenzione fino ai progettisti software, in linea con le nuove evoluzioni digitali dell’Industria 4.0, è un problema molto sofferto anche negli Stati Uniti, in particolare nel settore del legno. Un Distretto che per la sua importanza sul piano economico ed industriale, con 2.500 imprese solo in Georgia, chiede di essere sostenuto dalla politica tanto quanto, ad esempio, l’automotive e l’aerospaziale” afferma Giuseppe Riva dalla filiale SCM Nord America. “Woodall si è fatto promotore di una legge, il Carl D. Perkins Vocational and Technical Education Act, che è stata nuovamente autorizzata dal Congresso degli Stati Uniti e che prevede importanti fondi federali per rafforzare la cultura tecnica e professionale nel manifatturiero. Ora occorre che i college americani creino più corsi specifici per il woodworking”.Woodall, quale membro della Commissione per i Trasporti e le Infrastrutture, è anche promotore nella Legislatura Trump del 200 billion Infrastructure Plan, il Piano che punta a stanziare 200 miliardi di dollari per il rilancio delle Infrastrutture statunitensi. Sarebbe un’enorme opportunità per il colosso italiano e per tutto il comparto che registra, in Nord America, un notevole sviluppo.

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