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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°14

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InvestEU: nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno approvato la nascita di InvestEU, un nuovo programma comunitario per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027.
Il nuovo programma InvestEU segue e sostituisce l’attuale FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), istituito dopo la crisi finanziaria.
I deputati hanno adottato alcuni emendamenti per migliorare la proposta della Commissione europea, tra cui:
· l’aumento della garanzia del bilancio UE a 40,8 miliardi di euro (ai prezzi correnti) per mobilitare oltre 698 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in tutta l’UE (la Commissione ha proposto 38 miliardi di euro per mobilitare 650 miliardi di euro);
obiettivi nuovi e più chiari, come l’aumento del tasso di occupazione nell’UE, la realizzazione degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima o la coesione economica, territoriale e sociale;
una migliore protezione del clima: un obiettivo di “almeno il 40%” della dotazione finanziaria complessiva del programma InvestEU per gli obiettivi climatici;
· l’introduzione di un comitato direttivo per garantire il giusto equilibrio tra l’esperienza politica e bancaria nella gestione del programma. Un membro nominato dal PE farà parte del comitato;
· la Commissione e il comitato direttivo dovrebbero riferire annualmente al Parlamento e al Consiglio sui progressi, l’impatto e le operazioni del programma InvestEU per garantire una migliore responsabilità nei confronti dei cittadini europei.
La relazione è stata approvata con 517 voti favorevoli, 90 contrari e 25 astensioni.

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I margini di crescita del mercato azionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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2018: consumi crescono di 21 miliardi, beni durevoli +1,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Nel 2018 i consumi degli italiani sono in crescita di 21,14 miliardi di euro (+2%) rispetto al 2017: la spesa totale raggiunge 1.000 miliardi e 80 milioni, consolidando un trend positivo che dura da cinque anni (8,65%dal 2014). I dati dell’Osservatorio dei Consumi Findomestic 2018, realizzato in collaborazione con Prometeia, dimostrano che il mercato dei beni durevoli è cresciuto dell’1,5% in valore, con un incremento doppio nel comparto casa (+2%) rispetto a quello dei veicoli (+1%). L’Osservatorio, presentato oggi a Milano, registra anche il boom dell’e-commerce: si stima un aumento in valore del 16% a fine anno. Quello che sta per concludersi, inoltre, rappresenta per il credito al consumo, che cresce del 3,9% negli ultimi 12 mesi, il settimo anno in positivo. “In questa ripresa del settore – afferma Chiaffredo Salomone, ad di Findomestic – la nostra società ha evidenziato tassi d’incremento dei finanziamenti erogati molto superiori alla media e si appresta a chiudere l’anno con una crescita del 9,1%, più del doppio rispetto alla media del mercato”.
Il mercato dei veicoli pesa per il 3% sui consumi totali, con un incremento dell’incidenza dello 0,7% rispetto al 2014. Calano del 3,5% le immatricolazioni dei privati, confermando l’andamento negativo già rilevato nel 2017. Anche se il primato è a rischio, più di un’auto su due (54%) di nuova immatricolazione è alimentata ancora a diesel, nonostante il calo del 10% registrato quest’anno. Il mercato dell’usato cresce in valore del 3,5% e in volume del 3%, ma mostra un rallentamento rispetto al 2017 quando la domanda era stata sostenuta da un’immissione record di vetture a km 0 (+49% la variazione rispetto al 2016).
L’Osservatorio dei Consumi Findomestic registra che il mercato dei motoveicoli nel 2018 cresce del 6,2% in valore e del 3,4% in numero di immatricolazioni.
Il mercato dei camper si conferma in espansione sia in termini di pezzi venduti (+17,1%) che in valore (+19%). Secondo i dati elaborati da Prometeia il settore casa nel 2018 cresce del 2% in valore: un ‘segno più’ che è il risultato dell’accelerazione dei prezzi medi (+2,7%) e della leggera contrazione dei volumi di vendita (-0,6%).
L’Osservatorio Findomestic rileva per il 2018 un +10,6% di fatturato per il segmento telefonia con un fatturato che sfiora i 6 miliardi di euro. Il decremento dell’1,1% in valore per l’Information Technology è ancora più pesante se si guarda all’andamento dei volumi, in flessione del 3,4%.
Prometeia valuta una decrescita del 3,5% in valore per l’elettronica di consumo, fortemente condizionata dai risultati negativi dei televisori (-1,6%) che rappresentano l’80% del fatturato. Gli importanti progressi delle vendite di smart tv e di televisori con schermi di grandi dimensioni (oltre i 55 pollici) non bastano a riportare il segmento su un terreno di ripresa subendo la concorrenza dei prodotti delle telecomunicazioni, che offrono la possibilità di fruire dei contenuti audio-visivi in mobilità.
La dinamica positiva dei prezzi (+9,4%) contiene il calo del fatturato del settore fotografico. Il mercato degli elettrodomestici grandi chiuderà l’anno in declino: -2,3% di fatturato con -1,5% nei volumi e -0,8% nei prezzi. La brusca frenata nelle vendite dei condizionatori (-11,5%), soprattutto di quelli portatili, e il tracollo delle stufe elettriche (-30,9%) trascina in territorio negativo il segmento dell’home comfort, per cui l’Osservatorio Findomestic calcola un calo del 14,1% in volumi e del 10,2% in valore.
Negli ultimi 5 anni il mercato dell’e-commerce, in base ai dati del Politecnico di Milano, è passato dai 14,3 miliardi del 2014 ai 27,4 miliardi di euro del 2018, crescendo di anno in anno a due cifre e apprestandosi a chiudere l’anno con un incremento in valore del 16%.
In un contesto di crescita dei consumi, il mercato del credito al consumo prolunga l’andamento positivo che dura da sette anni e si prepara a salutare il 2018 con erogazioni per 67 miliardi di euro e un saldo positivo del 3,9%. Nel settore dei beni durevoli il ricorso al credito al consumo aumenta quando l’esborso si fa più elevato per il consumatore.
Findomestic Banca opera al servizio di oltre due milioni di clienti, ai quali si rivolge per proporre soluzioni di credito, assicurative e di risparmio. Presente in tutta Italia, Findomestic ispira la propria attività ai principi della Responsabilità Sociale, promuovendo un approccio al credito sostenibile e responsabile, per sviluppare una relazione di lungo periodo con il Cliente, con i Partner, e con tutti i suoi stakeholders.

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“Crescita contro commercio: la battaglia continua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A cura di Anwiti Bahuguna, Gestore di portafoglio senior, Asset allocation globale di Columbia Threadneedle Investments. All’inizio dell’anno l’amministrazione Trump ha imboccato la strada dell’aumento dei dazi nei confronti della Cina con l’annuncio di tariffe doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio e dazi ex Section 301 su USD 50 miliardi di importazioni cinesi. Quindi, il 24 settembre, Washington ha introdotto ulteriori dazi su altri USD 200 miliardi di merci cinesi. Riteniamo probabile una continuazione di questo processo, che nei prossimi mesi potrebbe condurre all’imposizione di dazi su tutti i prodotti di provenienza cinese.Secondo le stime di consenso, le tariffe doganali rallenteranno la crescita statunitense dello 0,2% circa. Anche l’impatto sull’inflazione sarà verosimilmente gestibile, ma nell’eventualità di un continuo aumento dei dazi e di un’escalation delle tensioni ci sarebbero ben pochi motivi di ottimismo.I dazi sono essenzialmente imposte sulle importazioni che accrescono i prezzi delle merci importate negli Stati Uniti, tra cui quelli dei beni intermedi utilizzati per creare i prodotti e i servizi finali venduti ai consumatori e alle imprese. Se i produttori statunitensi decidono di trasferire sugli acquirenti l’aumento dei costi dei fattori di produzione, il probabile risultato sarà un aumento dell’inflazione.
Al contempo, i dati economici statunitensi continuano a segnalare una solida espansione:
La crescita dell’occupazione rimane sostenuta e favorisce una continua riduzione del tasso disoccupazione
Gli indicatori futuri di crescita, come l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) compilato dall’ISM, rimangono elevati, al pari della fiducia di consumatori e imprese
La crescita dei salari è aumentata, benché al 3% circa sia ancora moderata rispetto alla media storicaIl Presidente del Federal Reserve Board Jerome Powell ha recentemente dichiarato che il contesto economico non potrebbe essere migliore di quello attuale, caratterizzato da una crescita vigorosa e un’inflazione moderata. La Fed ritiene inoltre che, con il tasso di disoccupazione al 3,7%, il mercato del lavoro presenti una scarsa capacità inutilizzata. La banca centrale è dunque intenzionata ad innalzare gradualmente il tasso overnight, salvo uno shock esogeno all’economia. Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’acuirsi delle tensioni commerciali e il rallentamento della crescita globale, le condizioni finanziarie statunitensi hanno continuato a sostenere questa linea d’azione.
Il mercato sembra inoltre aver concluso che, sul fronte dei dazi, gli Stati Uniti si trovano in una posizione più forte rispetto al resto del mondo, in particolare alla Cina. Ciò si riflette nella diversa performance dei mercati azionari statunitensi e cinesi.
Gli Stati Uniti fanno registrare una crescita robusta, che dovrebbe continuare nel quarto trimestre per poi subire un probabile rallentamento nel 2019, al venir meno degli effetti positivi dei tagli alle imposte e dello stimolo fiscale. Riteniamo che le tensioni commerciali e gli aumenti del tasso sui federal fund siano ormai una realtà e che saranno una fonte di persistente volatilità sui mercati nel breve termine.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 418 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.www.columbiathreadneedle.com

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L’università di Parma continua a crescere

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Parma. Ancora una crescita per l’Università di Parma: i dati delle iscrizioni al primo anno per il 2018-2019 mostrano che prosegue il trend avviato nel 2015-2016 e confermato negli anni successivi. L’incremento rispetto all’anno scorso è del +4,2%: 6.484 gli iscritti complessivi al primo anno (dati al 30 novembre 2018) contro i 6.221 dell’anno accademico 2017-2018, con una crescita assoluta di 263 matricole. La crescita maggiore è di Scienze Medico-Veterinarie. Il Dipartimento che per numero di iscritti al primo anno aumenta di più in valore percentuale è il Dipartimento Scienze Medico-Veterinarie, che per certi versi “compensa” la flessione che l’aveva caratterizzato lo scorso anno facendo registrare un ottimo +38,64%. Incremento a due cifre anche per il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (+15,87%). In flessione, invece, il Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche (-13,82%) e il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali (-6,04%), entrambi cresciuti lo scorso anno. Tra i corsi, aumenti rilevanti di matricole per Scienze della natura e dell’ambiente (da 64 a 143 matricole), Civiltà e lingue straniere moderne (da 338 a 400) e Scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali (da 135 a 194). Per quanto riguarda la provenienza crescono l’Emilia Romagna e il Nord Italia. In quanto a preferenze di genere va notato che
l’Università di Parma attrae le studentesse, che tra gli iscritti al primo anno “battono” gli studenti 58% a 42%. Tra i Dipartimenti più “gettonati” dalle ragazze, a livello percentuale, superano il 70% di iscritte al primo anno il Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC (79%), il Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie (75%) e il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali (73%). Resta invece largamente preponderante la componente maschile ai Dipartimenti di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche (77% di studenti iscritti al primo anno) e di Ingegneria e Architettura (76%). Il Dipartimento in cui, tra gli iscritti al primo anno, la presenza maschile e quella femminile sono più bilanciate è quello di Scienze Economiche e Aziendali: studenti al 52%, studentesse al 48%.
L’Università di Parma, con il servizio Le Eli-Che, si conferma punto di riferimento importante per gli studenti appartenenti a fasce deboli, per i quali è attivo da anni un servizio che è fiore all’occhiello dell’Ateneo con specifiche strutture di affiancamento e accoglienza. I numeri 2018-2019 parlano di 199 iscritti. I dati diffusi oggi sono ancora parziali, poiché le iscrizioni ai corsi di laurea magistrale (+2) non sono ancora tutte chiuse. Le cifre complessive degli iscritti al primo anno (compresi quelli delle lauree magistrali) saranno disponibili nella primavera 2019.

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I servizi immobiliari crescono più delle compravendite

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Il settore dei servizi immobiliari è cresciuto, nell’ultimo decennio, più del doppio dei mercati immobiliari. A fine anno l’industria immobiliare nei cinque principali Paesi europei dovrebbe toccare i 424 miliardi di euro con quasi due milioni di addetti.
Si tratta di una crescita del 10,9 per cento in dieci anni. Nello stesso periodo il fatturato dei mercati immobiliari (cioè il valore dei beni scambiati in tutti i comparti) è cresciuto del 4,8 per cento.“E’ una ulteriore dimostrazione – ha affermato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, presentando a Roma il quarto rapporto sui “I servizi immobiliari in Italia e in Europa” – del peso crescente della filiera immobiliare sul pil. Che in Italia tocca il 19 per cento. Preoccupano i dati dell’economia e una politica che appare penalizzante nei confronti di uno dei tradizionali “motori”, in tutti i Paesi, dell’occupazione e degli investimenti”. L’Italia, si legge nel Rapporto, è ancora arretrata rispetto agli altri Paesi europei con un fatturato dei servizi immobiliari di circa 43 miliardi di euro. Anche se negli ultimi dieci anni l’incremento è stato del 18,5 per cento (dietro la Spagna) ci sono ampi margini di incremento, se si ci rapporta a realtà più consolidate come Francia e Germania.

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Italia: Spread “in crescita” ed incertezze

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

La Svizzera è stata da sempre ritenuta un “porto” sicuro per coloro che volessero custodire capitali o beni di valore anche dall’estero. Lo sanno gli italiani che non hanno mai smesso di spostare liquidità o quanto ritenessero prezioso al di là della Alpi. Ciò specialmente in tempi di crisi o d’incertezza. Gli scudi fiscali e la fine del segreto bancario avevano notevolmente ridotto questo flusso di “frontalieri” del deposito bancario. Almeno fino solo a poco fa. Perché, da quanto è riportato dalla stampa del Canton Ticino, la storia sembra che stia iniziando a ripetersi. E non sarebbero pochi gli italiani tornati a bussare alle porte delle filiali delle banche luganesi. Anche se cambiano i motivi che spingono i nostri concittadini a spostarsi: mentre prima lo si faceva per nascondere al fisco il denaro o si occultavano capitali di provenienza illecita, oggi la ragione principale sarebbe dovuta al tentativo di salvare i propri risparmi. Lo spread in salita ed il conseguente vento d’incertezza che molti analisti soffiano sull’opinione pubblica, costituirebbero lo spettro che aleggia minaccioso sulla solidità dei risparmi degli italiani che, spaventati per le possibili ripercussioni a medio e lungo termine, preferiscono traslocare i propri risparmi in luoghi più sicuri. E dove se non in Svizzera, Paese da sempre riconosciuto per la solidità bancaria? D’altra parte, come spiega Marco Silvani l’amministratore dell’Istituto finanziario luganese Lemanik: «Il menù degli strumenti offerti dai gestori svizzeri è più aperto verso l’esterno e meno concentrato sui prodotti “captive” rispetto a quelli italiani». La gestione delle attività finanziare, inoltre, in Svizzera avviene in maniera più veloce rispetto all’Italia. Da qui la crescente richiesta di informazioni per l’apertura di conti: «Richiedono lumi sui costi e sulle opzioni di investimento disponibili, sugli asset, ma nessuno lo fa domandando di aprire conti riservati. Probabilmente perché già sa che riceverebbe un diniego», affermano dalla Banca del Sempione. Più scettico Marco Boldrin, amministratore delegato di Copernicus, società nata dal ricompattamento di gestori e operatori già Bsi, che a IlSole24Ore dichiara di non aver avvertito un afflusso di capitali particolare dall’Italia. «Quello che possiamo registrare semmai è un maggiore interesse e la tendenza a informarsi di più. Ma di file agli sportelli ancora non ne vediamo». Di diverso parere Alessandro Falconi, fondatore di Af Consulting: «La tendenza è oramai assodata e le domande di espatrio sono sempre di più». Chi sta pensando di aprire un conto in franchi, invece, viene indirizzato diversamente, come suggerisce un consulente di PostFinance: «Per i non residenti non conviene. Si può versare il denaro, ma non si può operare online». In ogni caso, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, già il fatto che molti si stiano informando, non può che destare preoccupazione, perché il deflusso di capitali verso l’estero è sempre indice di scarsa credibilità per l’intero Paese ed in qualche modo vanno prese urgenti misure per evitare che diventi un fenomeno di massa.

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Nel 2030 ci saranno 129 milioni di bambini con problemi di crescita dovuta alla malnutrizione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Il più delle volte causati dalla denutrizione delle loro madri adolescenti. Il ciclo intergenerazionale di malnutrizione dipende da una serie di cause che, per essere risolte, devono essere affrontate in maniera integrata: povertà, norme socio-culturali, educazione, carenza di acqua potabile, accesso ai sistemi di salute pubblica e alle risorse, che rendano le giovani economicamente indipendenti e consapevoli, tutelandole così anche dalla prospettiva di matrimoni precoci.Nel mondo, ogni anno, sono circa 12 milioni le ragazze che si sposano prematuramente e 16 milioni le adolescenti che diventano madri. Le giovani donne giocano un ruolo essenziale per lo sviluppo economico e umano delle loro famiglie e delle loro comunità, nonostante siano fortemente soggette a fenomeni di esclusione e discriminazione, matrimoni o gravidanze precoci, violenze e abusi di ogni genere oltre ad avere minor accesso ai servizi essenziali.Sostenere le adolescenti è quindi indispensabile per influire positivamente sull’alimentazione delle generazioni future per ridurre del 40% i casi di arresto della crescita entro il 2025 ed eliminare ogni forma di malnutrizione entro il 2030, come previsto dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.Affrontare il problema della malnutrizione delle ragazze adolescenti, indagare le ragioni e trovare soluzioni multi settoriali per prevenire una condizione che ha degli impatti di lungo periodo e causa disabilità e morti precoci delle giovani donne e dei loro figli, è l’obiettivo che si pone la conferenza internazionale “Leaving no one behind – making the case for adolescent girls” , (“Non lasciare nessuno indietro: un focus sulle adolescenti) organizzata a Roma dal Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e da Save the Children, con il supporto del Governo del Canada.

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Cresce la povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

In 10 anni il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato. Lo denuncia il Codacons, commentando i dati dell’Istat forniti oggi in audizione sulla Nota al Def.“Nel nostro paese vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, pari a quasi 1,8 milioni di famiglie – spiega il Codacons – Confrontando i numeri con quelli registrati dall’Istat 10 anni fa, scopriamo che il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato: nel 2007 le famiglie in povertà erano 975 mila; il numero di individui in condizione di povertà assoluta era pari a 2,4 milioni, contro i 5 milioni del 2017. Questo significa che in dieci anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del +108%”. “L’incremento dell’incidenza della povertà nel nostro paese è da attribuire solo in parte alla crisi economica: pesa infatti l’incapacità della classe politica italiana che negli anni non ha saputo adottare misure realmente efficaci contro il generale impoverimento delle famiglie” – conclude l’Associazione.

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“Digitale per Crescere: Innovazione, Crescita, Trasformazione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Roma 25 ottobre, a partire dalle ore 15:00 presso la LUISS Guido Carli – Aula Magna Mario Arcelli si terrà l’evento organizzato da Anitec-Assinform “DIGITALE per CRESCERE – Innovazione, Crescita, Trasformazione”. Sarà un importante momento di confronto dedicato al futuro digitale del nostro Paese. Partendo dai dati del Rapporto “Il digitale in Italia 2018”, che verrà presentato per l’occasione e con proiezioni sino al 2020, ci si confronterà sul ruolo che del digitale per la crescita del Paese. E ci si confronterà sulle scelte da fare per sciogliere tre nodi fondamentali: dare continuità alla trasformazione digitale delle imprese, rilanciare la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, colmare il gap di competenze digitali.
Interverranno, fra gli altri, il presidente di Anitec-Assinform Marco Gay, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania.
(www.digitalexcrescere.it)

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“Prospettive di crescita delle PMI: Riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Roma 21 settembre 2018 alle 9.45 alla Camera dei Deputati, palazzo San Macuto, in via del Seminario,76, l’Asso112-Associazione Confidi Italiani organizza il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”. Partecipano l’on. Carla Ruocco, Presidente della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, la dr.ssa Donatella Visconti, Presidente di ASSO112, l’on. Francesca Gerardi della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, l’avv. Savatore Vescina, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Nicola Buonfiglio, Esperto della Divisione VI del MISE, il dr. Vito Antonio Furio di CRIF e Alberto Rodeghiero, Vice Presidente di ASSO112. Il convegno approfondirà le prospettive di crescita delle PMI con il contributo delle istituzioni, dei civil servants e delle imprese.

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Mercato dell’auto usata in crescita anche ad agosto

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Ennesimo bilancio positivo nel mese di agosto per il mercato delle auto di seconda mano, che con 192.717 passaggi di proprietà, depurati dalle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), ha registrato una crescita del 3,5% rispetto allo stesso mese del 2017. Per ogni 100 vetture nuove ne sono state vendute 185 usate nel mese di agosto e 147 nei primi otto mesi dell’anno.Diversamente da quanto si verifica sul fronte delle prime iscrizioni, dove le auto diesel continuano a perdere quote di mercato (-8,1% ad agosto rispetto allo stesso mese del 2017, con un’incidenza rispetto al totale delle vendite in calo dal 60,1% di agosto 2017 al 56,7% di agosto 2018), le vetture usate alimentate a gasolio hanno riportato ad agosto un incremento mensile del 5,3% (+6% nei primi otto mesi dell’anno). In merito l’ACI sottolinea ancora una volta come attualmente in Italia esista un parco circolante di circa 16.900.000 auto diesel che contrasta sensibilmente con le politiche ambientalistiche annunciate da alcune importanti amministrazioni locali.Ancora in calo, al contrario, i passaggi di proprietà dei motocicli, che nel mese di agosto hanno registrato al netto delle minivolture una variazione mensile negativa del 3,8%.In totale nei primi otto mesi del 2018 si evidenziano incrementi del 5,5% per le auto di seconda mano e del 3,6% per tutti i veicoli, con un calo del 2,4% per i motocicli.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it In crescita generalizzata ad agosto il bilancio mensile delle radiazioni, in crescita del 4,4% nel settore delle quattro ruote e dell’8,5% in quello delle due ruote. Il tasso unitario di sostituzione del parco auto nel mese di agosto risulta pari a 0,83 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 83), attestandosi a 0,72 nel periodo gennaio-agosto 2018.
Nei primi otto mesi dell’anno le radiazioni hanno messo a bilancio incrementi complessivi del 6,7% per le autovetture, del 10,6% per i motocicli e del 7,1% per tutti i veicoli.

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Pil: Istat, in II trimestre crescita rallenta

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre dell’anno l’economia italiana è cresciuta dello 0,2%, confermando il rallentamento rispetto al primo trimestre, quando il Pil aveva registrato un rialzo dello 0,3%.”Preoccupante il rallentamento della crescita, in controtendenza rispetto agli altri Paesi Ocse” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“In particolare, è allarmante il dato della spesa delle famiglie che, su base congiunturale, scende dal +0,5% del I trimestre al +0,1% del II trimestre” prosegue Dona.”Per questo invitiamo il Governo a ridare capacità spesa a chi fatica ad arrivare alla fine del mese, non solo per un fatto di equità, ma perché hanno una maggiore propensione marginale al consumo” conclude Dona.

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Cresce l’export siciliano

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Nel 2017 l’export della Sicilia ha tolto il freno a mano ed è tornato a crescere: +30,4% rispetto all’anno precedente, superati i 9 miliardi di beni esportati. Crescono sia i settori tradizionali del Made in Sicily (+5,7% per alimentari e bevande, +3,1% per i prodotti agricoli) sia quelli tecnologici (+37,5% per gli apparecchi elettronici, +34,6% per i prodotti chimici)
La Sicilia si affaccia con sempre più coraggio sui mercati esteri: SACE SIMEST, Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha servito nel solo 2017 oltre 400 aziende siciliane, mobilitando 93 milioni di euro a sostegno della crescita internazionale delle eccellenze regionali, L’effetto Trump sui mercati internazionali, il possibile rischio di guerre commerciali, la recente crisi turca e l’aumento di episodi di violenza politica. Su quali Paesi e settori possono puntare le aziende siciliane per cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali? “Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export a cura del Polo SACE SIMEST delinea, nonostante la presenza di diverse complessità, un quadro positivo per l’export italiano e delle sue regioni. Dopo anni di difficoltà, l’export siciliano ha segnato una inversione di rotta, mettendo a segno un +30,4% rispetto al 2016 e superando i 9 miliardi di euro di beni venduti all’estero nel corso del 2017. La Sicilia, oggi al secondo posto tra le regioni esportatrici del Mezzogiorno, ha dimostrato infatti un buon dinamismo in termini esportativi, grazie alle aziende regionali che si affacciano sui mercati globali. Tra queste, nel solo 2017 più di 400 imprese siciliane hanno usufruito dei prodotti assicurativi e finanziari messi a disposizione da SACE SIMEST. Il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, che lo scorso anno ha mobilitato oltre 93 milioni di euro a sostegno dell’export regionale, è presente in Sicilia con il proprio ufficio di Palermo, situato in via Principe di Belmonte 103/c, che agisce da unico punto di contatto con gli esperti di CDP e di SACE SIMEST per offrire approfondimenti su temi come l’accesso al credito, i prodotti assicurativi e finanziari, la gestione online dei finanziamenti e le nuove iniziative del Gruppo nella regione. Se continuerà su questa strada, l’export regionale ha tutte le carte in regola per confermare la buona performance del 2017 anche nei prossimi anni, penetrando stabilmente nei mercati a più alto potenziale per il Made in Sicily, sia emergenti che avanzati.

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Medicina rigenerativa: si possono far crescere i reni?

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Se fosse possibile la prima conseguenza sarebbe quella di contribuire a ridurre il carico sul welfare delle malattie renali, riducendo la pressione sulle liste dei trapianti di rene e per evitare trattamenti invasivi come la dialisi. Gli scienziati australiani sembrano convinti che questa soluzione è fattibile tanto che sono stati incrementati gli investimenti pubblici per la ricerca e non solo riguardo ai reni ma anche per altri organi del corpo umano. Si sostiene che “Nel 20° secolo, i progressi nell’immunizzazione erano una forza trainante per migliorare il benessere umano”, mentre “Nel 21° secolo, la nuova frontiera per la medicina sarà quella biologica, rigenerativa e genomica”. Senza dubbio un’iniezione di fiducia per il nostro futuro prossimo venturo per l’ingegneria genetica e non solo. (Servizio Fidest)

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Auto usate: mercato in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

L’estate si conferma calda per il mercato dell’usato: i 270.635 passaggi di proprietà di auto, al netto delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente), fanno segnare +8,6% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre per i motocicli l’incremento si attesta all’1% con 61.524 annotazioni mensili al Pubblico Registro Automobilistico.Per ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 150 usate a luglio e 144 nei primi sette mesi dell’anno.Nel periodo gennaio-luglio 2018 il borsino dell’auto usata sale del 5,7% per le autovetture, mentre quello dei motocicli si contrae del 2,2%. Considerando tutti i veicoli in generale, il trend è in crescita del 3,8% nei primi sette mesi del 2018. I dati sono evidenziati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it Aumentano anche le radiazioni dal Pubblico Registro Automobilistico: +9,8% per le auto (128.058 pratiche a luglio) e +8,4% per i motocicli (10.939 formalità). Per i veicoli in generale, l’incremento delle radiazioni è stato del 9,6%. Dall’inizio dell’anno sono cresciute del 6,7% le radiazioni di autovetture e del 10,6% quelle delle moto, mentre il totale dei veicoli segna complessivamente +7,1%.
Il tasso unitario di sostituzione di automobili a luglio è stato pari a 0,71 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 71), in linea con i primi sette mesi dell’anno.

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La ricchezza finanziaria personale globale continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Registra un +12% rispetto al 2017, raggiungendo il totale di 201,9 mila miliardi in dollari. Un incremento più che doppio rispetto all’anno precedente, quando la ricchezza mondiale era cresciuta del 4%, e che rappresenta il più forte tasso di crescita annuale degli ultimi cinque anni. Sono queste le principali evidenze emerse dal report di The Boston Consulting Group “Global Wealth 2018: Seizing the Analytics Advantage”, giunto alla 18esima edizione.
È importante l’impatto che ha avuto l’andamento delle valute sulla fotografia della crescita finanziaria globale tra il 2016 e il 2017. Se infatti guardiamo con la lente del tasso variabile, la regione con la miglior performance in termini di crescita è stata l’Asia con +19%, seguita da Est Europa e Asia Centrale con +18%. In questo scenario l’Europa occidentale batte il Nord America in termini di aumento, rispettivamente +15% e +8%. Applicando invece il tasso fisso, l’Asia ha registrato il +12%, il Nord America il +7% e l’Europa occidentale il +3%. L’Italia si trova così in linea con la crescita europea del 3% a tasso fisso, e prevede un aumento del 5% dal 2018 al 2022.
Un altro driver determinante è stato l’andamento dei mercati in tutte le principali economie – con la ricchezza in equity e fondi di investimento che ha registrato l’incremento di gran lunga più forte. In uno scenario ottimistico di crescita a tassi fissi, la ricchezza finanziaria personale globale potrebbe aumentare a un tasso annuo composto di circa il 7% tra il 2017 e il 2022.
L’Italia è l’ottava nazione con 5 mila miliardi di dollari di ricchezza personale. Sul podio, gli Stati Uniti con 80 mila miliardi, la Cina con 21 e il Giappone con 17. Entro il 2022 le stime prevedono che la ricchezza personale degli italiani possa toccare 7 mila miliardi di dollari. Nel 2017 l’analisi BCG ha poi stimato che sono 394 mila gli italiani milionari, cioè che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari in ricchezza finanziaria personale. Un numero in crescita, da oltre 330 mila calcolati nel 2016 a quasi 519 mila stimati per il 2022.Secondo i dati di BCG su un campione di oltre 150 gestori patrimoniali, i top performer (il quartile con i più alti margini di profitto al lordo delle imposte) hanno raggiunto un significativo vantaggio rispetto ai performer medi nella crescita complessiva dei ricavi e nei margini (RoA). Hanno inoltre beneficiato di un vantaggio in termini di costi, anche se molto meno pronunciato di quello generato dai ricavi.BCG stima che i gestori patrimoniali possano ottenere un aumento del fatturato dell’8-12% correggendo gli sconti superflui e adeguando e semplificando le strutture generali di pricing. Le vendite abbinate di prodotti e servizi possono contribuire ad aumentare i ricavi se adeguatamente collegate all’architettura di pricing e alla value proposition per ciascun segmento di clientela. In un mondo in cui il 70% dei clienti di wealth management reputa la personalizzazione dei servizi come fattore chiave nella scelta di un gestore, gli advanced analytics rappresentano una chiave di volta per portare a un aumento del fatturato dei gestori del 15-30%. (n.r. La conclusione appare ovvia se ci limitiamo al solo caso italiano: Cresce la ricchezza personale e aumentano i poveri. Questa dovremmo chiamarla con il suo nome: macelleria sociale)

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Mobilità internazionale tra i manager italiani? Un fenomeno in costante crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Il 57% dei lavoratori italiani dichiara che considererebbe seriamente il trasferimento all’estero nei prossimi due anni. Conferma anche dal mondo delle imprese: quasi una su due prevede che il fenomeno aumenterà nel prossimo triennio.
In un mondo senza confini, le assegnazioni internazionali sono infatti diventate uno strumento chiave nelle mani delle multinazionali per competere sul mercato, ma anche per il manager e la sua crescita professionale. Ciò nonostante, questo processo non è privo di rischi e il fallimento non è un evento remoto.“Nella nostra attività di ricerca e selezione, riscontriamo due caratteristiche tutte italiane che spesso ostacolano il processo di mobilità internazionale o addirittura ne impediscono il decollo” – afferma Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Ci riferiamo, nello specifico, al gap linguistico che ancora oggi accomuna molti middle-manager e alla generalizzata tendenza ad essere proprietari di casa stanziali”.“Le aziende nostre clienti considerano imprescindibile la conoscenza della lingua inglese per partecipare a un processo di mobilità internazionale” commenta Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Essere pressoché bilingue – e oggi sempre più trilingue – è la conditio sine qua non per un professionista che vuole migliorare le proprie opportunità di carriera. In Italia, tuttavia, la competenza linguistica è ancora troppo approssimativa. Non a caso il 40% degli italiani dichiara di aver perso almeno un’occasione di lavoro proprio a causa del proprio livello di inglese”.
Gli italiani si contraddistinguono per la propensione ad investire nel mattone, tanto che l’Italia risulta essere il primo Paese dell’Europa occidentale nel ranking di Eurostat per proprietari di casa. “Secondo l’Istat (2017), risulta che circa l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà[6] – con o senza mutuo. Questa non è solo una forma di investimento, ma è una priorità assoluta, vissuta come un traguardo che implica anche e soprattuttto un legame affettivo, da cui è difficile separarsi” – continua Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “È proprio il rapporto con la casa e l’ambiente che lo circonda ad ostacolare spesso il manager intenzionato a trasferirsi, che addirittura non prende in considerazione soluzioni alternative, come ad esempio l’affitto della casa in Italia per il periodo di permanenza all’estero”.

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In Italia la crescita più veloce delle vendite online in Europa Occidentale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Nei prossimi cinque anni, le vendite online rappresenteranno quasi la metà della crescita complessiva del commercio al dettaglio nell’Europa occidentale. In Italia e in Spagna il commercio online crescera’ in modo molto più veloce rispetto agli altri Paesi europei.In aggiunta, entro il 2023, il 21% delle vendite al dettaglio non alimentari sarà online, in salita rispetto al 13% registrato nel 2017. La vendita di generi alimentari sarà una delle categorie di vendita al dettaglio in più rapida crescita.Questa promettente prospettiva emerge da una nuova previsione rilasciata oggi da Forrester. L’analisi presenta la crescita per 22 categorie di prodotti in 17 Paesi dell’Europa occidentale, con vendite storiche di categorie online risalenti al 2002.”Stiamo assistendo a una crescente fiducia dei consumatori che sta guidando la crescita delle vendite al dettaglio”, afferma l’analista di Forrester, Michael O’Grady. “Nel 2017, l’economia dell’Unione europea è cresciuta al ritmo più veloce in un decennio. E questo si sta riflettendo sulle vendite al dettaglio in Europa occidentale che aumenteranno del 2,8% nel 2018. Oltre alla fiducia dei consumatori, c’e’ anche da dire che non si sono registrati tassi di occupazione così alti dalla crisi bancaria del 2008. Come previsto, l’online sta giocando un ruolo sempre più importante nel mix.”I rivenditori che hanno scelto di commerciare solo online hanno aumentato le loro vendite più velocemente rispetto agli altri che operano online and offline, in quanto guidano gran parte delle loro vendite dai mercati online.Forrester prevede che in futuro un numero sempre maggiore di rivenditori si associerà e venderà attraverso i mercati via internet, man mano che i confini tra i negozi fisici e mercati online diventeranno sempre piu’ intangibili.Nel frattempo, molti rivenditori al dettaglio, soprattutto nel Regno Unito, hanno visto crescere le vendite online e diminuire le vendite in negozio. Un terzo della vendita al dettaglio di prodotti non alimentari nel Regno Unito sarà online entro il 2023.

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Le correnti migratorie nel mondo tendono a crescere: per ridurle occorre un nuovo modo per gestirle

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Credo che a pochi possa sfuggire l’aspetto destabilizzante conseguente alle vaste correnti migratorie sia per i paesi che le determinano, sia per quelli che le ricevono e i conseguenti effetti distorsivi legati alla salute degli stessi soggetti più deboli appartenenti alle varie comunità.
D’altra parte pensare solo al contingente, serve a poco. Occorre una svolta radicale nel modo di interfacciarsi con questa cruda realtà.
Se, per contro, ciò accade, è perché è molto forte la consapevolezza che ci stiamo avviando verso una cultura del rinnovamento senza averne assunte responsabilmente le conseguenze che possono derivarne. Non voglio, nello stesso tempo, che le molte teorizzazioni sul concetto di produzione e produttività, di progresso e di benessere restino lettera morta per il 90% della popolazione mondiale. Che senso avrebbe?
Oggi sembriamo sconvolti e preoccupati per i consistenti e caotici flussi immigratori come se nel passato non ve ne fossero stati di altri. Non è questo il punto.
La verità è che allora li sopportammo poiché esisteva una diversa logica di produrre e di lavorare. Per crescere, economicamente parlando, avevamo un crescente bisogno di manodopera.
Allora la sottraemmo all’agricoltura e ai paesi che registravano un basso livello d’industrializza-zione e non fu un grosso danno. Il fenomeno fu anche interno. Ho ricordato l’esodo della manodopera dal Sud al nord dell’Italia. Una circostanza, beninteso, comune a molti altri paesi del mondo in specie se i loro territori avevano sviluppato, da una parte, un’industrializzazione più avanzata e, dall’altra, erano rimasti arretrati.
Ora cosa sta cambiando perché l’immigrazione da un bene tende a trasformarsi in un maleficio, sia pure esorcizzato da tante pretestuose giustificazioni che lasciano il tempo che trovano? Tutto questo ha, ovviamente, una spiegazione. Abbiamo imboccato una via che ci porta verso esperienze dissimili, verso una cultura diversa. Siamo arrivati a una svolta, ma ancora non ne abbiamo acquistata tutta intera la consapevolezza.
Qui sta il punto del nostro dramma esistenziale. D’altra parte i segnali sono inequivocabili. Per millenni abbiamo fondato la ragione della nostra crescita nel numero degli abitanti di una regione e di un continente. Più eravamo e più creavamo ricchezza. Niente di più realistico del detto evangelico “crescete e prolificate”. Oggi le cose stanno mutando. L’essere umano incomincia a rendersi conto che il benessere può venire solo se la torta terrestre è divisa in pochi.
Lo dobbiamo perché i danni arrecati non ci permettono un’agricoltura capace di nutrire tante bocche, perché l’equilibrio naturale è saltato per i veleni che abbiamo immesso nell’atmosfera, per i ritmi che abbiamo imposto al nostro vivere quotidiano.
Possiamo, ad esempio, immaginare, da qui a qualche anno, una circolazione automobilistica, nelle aree urbane, di un 20% inferiore all’attuale? Assolutamente no.
Direi, semmai, che è più pensabile un suo incremento, anche se modesto. Eppure tutti noi sappiamo che questa circostanza, congiunta a molte altre, è diventata insostenibile.
Il mio timore è che un bel giorno ci sarà chi si chiederà come sia possibile salvare il salvabile e se non sia il caso di eliminare drasticamente le esuberanze esistenti partendo da quelle ammalorate. E quali potrebbero essere se non il popolo degli umani?
Incominciamo dai vecchi che non producono più, dai disoccupati che sono la parte più ecce-dentaria del mondo, dai malati terminali e via dicendo. (Riccardo Alfonso)

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