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PIMCO: L’offerta, un freno alla crescita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist, e Tiffany Wilding, North American Economist, di PIMCO. A seguito delle conseguenze della guerra in Ucraina, è quasi certo che l’Europa subirà una recessione più profonda rispetto agli Stati Uniti. Anche l’economia del Regno Unito appare particolarmente vulnerabile a causa dei suoi forti legami commerciali con l’Europa e della più generale dipendenza dalle importazioni di energia elettrica. Ciononostante, è probabile che i tassi di interesse nell’area dell’euro e nel Regno Unito finiscano per essere molto più alti di quanto ci si sarebbe potuto aspettare per economie con tassi di crescita potenziali e di politica neutrale Bassi. I mercati potrebbero essersi resi conto di questa prospettiva, la scorsa settimana. I rendimenti dei gilt britannici sono saliti vertiginosamente nonostante il rialzo dei tassi della Banca d’Inghilterra (BoE) sia stato meno aggressivo del previsto: la BoE ha aumentato di 50 punti base (pb) rispetto ai 68 pb che erano stati prezzati dal mercato prima dell’annuncio di giovedì. In effetti, il rendimento del gilt britannico a 10 anni, pari al 3,8% al momento della stesura di questo articolo, è al livello più alto dal 2011. Analogamente, anche i rendimenti dei bund tedeschi sono aumentati, con il bund decennale al 2,1% – il livello più alto dal 2013 – anche se non così drammaticamente come nel Regno Unito Forse l’aspetto più interessante è che, a fronte del peggioramento delle prospettive di inflazione negli Stati Uniti e della sostanziale revisione al rialzo da parte della Federal Reserve delle sue previsioni per il tasso d’interesse a brevissimo termine (overnight), i tassi di interesse governativi dell’area euro e UK sono aumentati a un ritmo più rapido rispetto ai tassi analoghi negli Stati Uniti. A nostro avviso, vi sono diversi motivi per cui le economie dell’area dell’euro e del Regno Unito potrebbero registrare tassi molto più elevati rispetto alla loro storia e potenzialmente alla pari con gli Stati Uniti. In primo luogo, a differenza degli Stati Uniti, le politiche fiscali europee e britanniche continuano a essere espansive e tendono ad allentarsi ulteriormente. Gli sforzi per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su consumatori e imprese sono diventati la principale priorità politica di questi governi. Nel Regno Unito è stato appena annunciato un ampio pacchetto fiscale che dovrebbe passare in Parlamento. Tra le altre cose, il pacchetto prevede un taglio generalizzato delle imposte e un tetto massimo ai costi energetici per le famiglie, per un ammontare pari a circa il 4%-5% del PIL solo nel primo anno. Nel frattempo, anche l’area Euro si è mossa per espandere la spesa pubblica sotto forma di trasferimenti e sussidi fiscali nel tentativo di attenuare gli effetti negativi sui redditi discrezionali dell’aumento dei costi energetici, anche se gli importi aggregati non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli proposti nel Regno Unito. Gli stimoli fiscali che favoriscono la domanda appaiono problematici di fronte alle limitazioni dell’offerta che queste economie devono affrontare. La politica del Regno Unito di fissare un tetto massimo ai prezzi dell’energia dovrebbe contribuire a mitigare il forte incentivo che i prezzi più alti forniscono al risparmio energetico. Inoltre, lo stimolo fiscale a fronte di mercati del lavoro già rigidi nel Regno Unito e nell’area Euro significa che le politiche monetarie e fiscali lavorano essenzialmente in modo incrociato: una politica monetaria più restrittiva dovrà probabilmente compensare l’ulteriore stimolo fiscale In secondo luogo, dato che la causa dell’inflazione in Europa è molto più legata agli shock dell’offerta di energia e prodotti alimentari che alla contrazione della domanda, una recessione di simile entità avrà probabilmente un impatto minore sull’inflazione spot rispetto agli Stati Uniti. Di conseguenza, la riduzione dell’inflazione spot nell’area Euro e nel Regno Unito richiede probabilmente un orientamento restrittivo della politica monetaria nonostante le prospettive di recessione In terzo luogo, il conseguimento di incrementi dell’offerta di lavoro nel breve periodo appare meno probabile nell’area Euro. Con il tasso di partecipazione dell’area Euro vicino ai massimi storici, riteniamo che una recessione del costo della vita in Europa abbia meno probabilità di riportare i lavoratori sul mercato del lavoro. Certo, l’accelerazione dell’inflazione in tutte le economie sviluppate aumenta gli incentivi alla ricerca di un’occupazione, poiché fa salire il costo reale dell’opportunità di non lavorare. Tuttavia, i margini per la potenziale realizzazione di questi benefici per l’offerta di lavoro sembrano migliori negli Stati Uniti, dove i tassi di partecipazione alla forza lavoro, compreso il cosiddetto tasso di età primaria (partecipazione dei giovani tra i 25 e i 55 anni) è ancora inferiore ai livelli pre-pandemia.Infine, e forse l’aspetto più importante, nonostante l’indebolimento della domanda interna, i prezzi elevati dell’energia hanno intaccato l’avanzo delle partite correnti dell’area dell’euro e hanno spinto il deficit strutturale del Regno Unito ai massimi storici. Il dollaro USA, ponderato su base commerciale, si è apprezzato del 9% nel 2022, al momento in cui scriviamo. Al contrario, l’euro e la sterlina si sono deprezzati rispettivamente del 12% e del 16%. Ciò fornisce un’ulteriore spinta inflazionistica che la Banca Centrale Europea (BCE) e la Banca d’Inghilterra devono affrontare. E, cosa ancora più preoccupante, pone le premesse affinché le banche centrali dei mercati sviluppati rimangano bloccate in un ciclo di inasprimento competitivo, in cui gli aumenti sincronizzati dei tassi d’interesse che si autoavverano si interrompono solo quando diventa chiaro che l’economia globale ha sofferto di un inasprimento aggregato che ha un impatto molto più significativo della somma delle parti. In poche parole, è molto più difficile progettare un atterraggio morbido se l’offerta potenziale è stata distrutta o non risponde più all’aumento dei prezzi. La BCE e la BoE sembrano avere poca scelta se non quella di aggravare lo shock negativo dell’offerta di energia sulla produzione con un’ulteriore distruzione della domanda. Naturalmente, il percorso diventa più difficile in presenza di ulteriori stimoli fiscali e di valute in deprezzamento. Questo è il motivo principale per cui la politica monetaria potrebbe finire per essere molto più restrittiva nel Regno Unito e in Europa rispetto agli Stati Uniti. Ebbene l’Europa subirà quasi certamente uno shock di crescita più grave di quello degli Stati Uniti, è molto probabile che la sorte delle politiche monetarie, e di conseguenza dei tassi di interesse, sia simile in termini assoluti. Laddove è l’offerta a frenare, le vecchie regole della politica monetaria potrebbero non essere più applicabili.

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In Italia i tassi dei mutui sono tornati a crescere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

Ma come sono oggi le condizioni offerte rispetto a quelle di altre nazioni? Tutto sommato buone per i variabili, ma, secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, notevolmente peggiori per i fissi se confrontate, ad esempio, con quelle di Francia, Spagna, Portogallo e molti altri.Guardando al fisso, nel nostro Paese, le migliori offerte disponibili online per un mutuo medio a inizio settembre partivano da un TAN pari a 2,89% valore in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando l’Italia risultava essere lo Stato con i tassi più bassi. Oggi, invece, fanno peggio solo Grecia (3,20%) e Germania (3,12%), mentre le condizioni sono migliori in Francia (1,80%), Spagna (2%) e Portogallo (2,10%).Per il tasso variabile, invece, l’Italia mantiene il suo primato e nessuno, tra i Paesi analizzati, offre un tasso iniziale migliore (1,32%); fuori dai confini nazionali gli indici sono più alti e partono da 1,87% in Portogallo, 2% in Svizzera e 2,34% nel Regno Unito.Varcando i confini europei, i mutui risultano essere più onerosi rispetto ai nostri; negli Stati Uniti, ad esempio, i TAN offerti per un mutuo fisso partono da 5,25%, in Australia dal 4,59%, in Brasile dal 9% e in Russia addirittura dal 10,8%. L’indagine completa è disponibile in allegato e qui: https://www.facile.it/ufficio-stampa/comunicati/mutui-in-europa-italia-bene-sul-variabile-male-sul-fisso.html

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Inflazione cresce. Cambiare modelli di consumo che non possono più reggere

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

Istat conferma i dati preliminari sull’inflazione di agosto, +8,4%, con i prodotti energetici che condizionano tutto. Se pensiamo a quanto accade, e considerando gli interventi del governo che stanno decisamente evitando il disastro, i numeri potrebbero essere anche peggiori. Il governo che abbiamo – ancora in carica fin alle prossime elezioni – ha reagito bene, soprattutto per il buon coordinamento con le iniziative e decisioni europee.La preoccupazione che ci sorge è che, proprio come sta accadendo con le promesse politiche della campagna elettorale, è che non si può continuare a basare la governance su una sorta di pozzo senza fondo dell’Erario. Va bene chiedere, e pretendere, ma ci sono limiti. Pur se mai ben chiari visto lo stato disastrato del nostro sistema amministrativo e fiscale (ignoti i limiti di lecito e illecito), ci sono livelli oltre i quali l’aumento del debito pubblico potrebbe toccare un punto di non-ritorno, aprendo la voragine del default.E’ questo che ci porta a pensare che le diverse proteste/richieste sparpagliate (“a pioggia”) di defiscalizzazione, aiuti, incentivi, etc siano solo un modo di chiedere per convincersi e convincere che si sta facendo qualcosa e dare senso alla propria esistenza. Oltre ai partiti in gara, dove certe assurde proposte si mescolano e si inabissano travolte da altrettante assurde proposte su tutto lo scibile umano, ci viene in mente una realtà che fa chiarezza su molte aspettative: l’inconsistenza politica delle associazioni di consumatori, quasi tutte relegate al rango di “urlatrici” o al seguito – altrettanto “urlante” – di questo o quell’altro partito. Queste associazioni possono essere utili in molte circostanze, soprattutto di fronte ad angherie, furbizie, violazioni da parte di fornitori di prodotti e servizi, fino allo Stato e alla sua macchina arrogante, sfaticata, demotivata, distratta, vessatoria, punizionista e disumana… ma queste associazioni mostrano di non essere propositive, per cercare che i consumatori si facciano meno male. Non ultime, in questa ricerca di visibilità, iniziative distraenti e dannose per gli stessi consumatori. A nostro avviso, questo è il periodo in cui denunciare tutti i soprusi (dopo averli individuati e non considerati tali perché non vogliamo disabituarci a razionalizzare i consumi), ma è soprattutto il periodo della solidarietà, della riflessione e dell’avvio di modelli di consumo alternativi a quelli a cui ci siamo abituati. Vincenzo Donvito Maxia : http://www.aduc.it

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Gli italiani reggono. Vendite al dettaglio in crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

Uno degli indicatori se gli italiani reggono o meno tutto quello che ci sta succedendo oltre le nostre abituali incapacità e difficoltà (crisi energetica, guerra e covid), più che l’inflazione sono le vendite al dettaglio… e queste a luglio sono in crescita secondo Istat.Nonostante le bollette energetiche alle stelle (ma contenute per i vari interventi del governo, l’italiano medio acquista di più, soprattutto nella grande distribuzione e, in particolari, prodotti elettronici. L’Italia che ci lascia il governo uscente è, tutto sommato, non tanto messa male, pur se nel trend della crisi europea e mondiale. Dobbiamo quindi ringraziare il governo che in questi giorni sta prendendo gli ultimi provvedimenti, auspicando che la lungimiranza degli elettori ne faccia tesoro per le scelte che faranno col voto del 25 settembre.Il parallelo con questi dati e il grande risparmio degli italiani rende l’idea di uno stato di salute ben al di là delle comuni e mediatiche percezioni.Il problema – acuito in questa campagna elettorale dove più o meno tutti hanno formule “magiche” per risolvere crisi che sono sempre dettate da disperazione – è capire/sperare che altrettanta capacità di reggere venga manifestata dal sistema istituzionale. Che spesso si basa su realtà un po’ artefatte sì da indurre a scelte più estreme ed escludenti possibili. La politica ha oggi bisogno di essere più che mai coi “piedi in terra”, quelli per l’appunto forniti dai dati di oggi. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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In crescita gli iscritti ai test di ammissione al Politecnico di Torino

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

Ancora un aumento a due cifre per il numero di studenti che quest’anno hanno scelto il Politecnico di Torino per i corsi di Ingegneria, Architettura, Design e Pianificazione, confermando la crescita costante registrata negli ultimi anni per le pre-immatricolazioni: quest’anno sono 16.200 – quindi complessivamente il 10% in più rispetto alle aspiranti matricole del 2021/2022 – i ragazzi e le ragazze che hanno sostenuto a partire da marzo i test di ammissione, che si sono svolti in presenza per i candidati e le candidate comunitari/e e online per gli studenti e le studentesse non comunitari/e residenti all’estero richiedenti visto.Fra i corsi di laurea in crescita, Architettura e Ingegneria Informatica fanno registrare gli incrementi più significativi, rispettivamente +50% e +70%, a cui seguono Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale (+35%), Ingegneria Aerospaziale (+30%) e Ingegneria dell’autoveicolo (+30%). Ottimo risultato anche per il nuovo corso di laurea in Civil and environmental engineering che è stato scelto da ben 172 studenti.La qualità degli studenti e delle studentesse che hanno sostenuto il test nelle sessioni anticipate resta sempre molto elevata, infatti quasi il 30% di loro hanno raggiunto un punteggio superiore alla soglia e che ha quindi permesso loro di immatricolarsi anticipatamente. Gli iscritti ai test si contenderanno i 4.762 posti disponibili per i corsi di Ingegneria, gli 85 per il corso in Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale e i 250 per il corso di Design e comunicazione, mentre sono già stati assegnati con il test del 26 luglio scorso i 500 posti disponibili per il corso di laurea in Architettura. Questi numeri di pre-immatricolati consentiranno, quindi, di coprire tutti i posti a disposizione e garantiranno all’Ateneo di confermare il numero dei propri iscritti, considerato che tutti i corsi sono a numero programmato.Altro importante indicatore della fiducia nell’Ateneo a livello italiano, ma anche internazionale, è la provenienza geografica dei pre-immatricolati. Torna infatti ai livelli pre-Covid la percentuale degli aspiranti studenti provenienti da fuori Piemonte e dall’estero (complessivamente il 60% di tutti gli iscritti ai test).In particolare, crescono gli studenti stranieri, che ad oggi risultano 4.600 iscritti ai diversi test, contro i 2.700 dello scorso anno. I Paesi stranieri più rappresentati sono la Turchia, l’Iran, il Libano, l’India e la Cina. Per quanto riguarda invece le Regioni italiane più rappresentate, troviamo Sicilia, Puglia, Lombardia, Liguria e Lazio, con la conferma di un interesse anche da parte dei potenziali studenti lombardi che conferma una tendenza recente, evidenziata a partire dallo scorso anno.

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Infortuni sul lavoro in vertiginosa crescita nel 2022: il reato di omicidio sul lavoro è necessario

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

L’Inail ha diffuso i dati delle denunce per infortunio nel primo semestre del 2022: tra gennaio e giugno sono state 441 445. Si parla di un incremento vertiginoso del 41,1% rispetto allo stesso periodo del 2021, di questi infortuni, secondo quanto denunciato all’Inail, ben 569 hanno avuto un esito mortale. Crescono, quindi, sia gli infortuni sul luogo di lavoro, 273 282 nel 2021 contro i 392 516 nel 2022 (+43,6%), sia di quelli in itinere, che aumentano, invece, del 23,9%: da 39 480 a 48 935. Anche le malattie di origine professionale sono aumentate, registrando un incremento del 6,8% rispetto al 2021 con 36 163 casi: patologie del sistema muscolo scheletrico e connettivo, del sistema nervoso e dell’udito sono quelle che interessano maggiormente lavoratori e lavoratrici.Quanto emerge da questi dati è in linea con quello che da tempo sosteniamo come Unione Sindacale di Base e Rete Iside Onlus: in Italia salute e sicurezza sul lavoro sono sempre più spesso viste come costi da ridurre, a scapito delle vite di chi lavora e in favore di sempre maggiori profitti per la parte datoriale. Per porre fine a questo meccanismo perverso, che vede pochi arricchirsi grazie al sangue versato di lavoratrici e lavoratori, ribadiamo la necessità di introdurre il reato di omicidio sul lavoro come strumento di deterrenza: su questo tema abbiamo anche presentato una proposta di legge alla Camera, insieme alle deputate di ManifestA. Nonostante la fine anticipata della legislatura, l’obiettivo di USB e Rete Iside rimane l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro e su questo continueremo la campagna in ogni ambito.Grazie al reato di omicidio sul lavoro, infatti, tagliare i costi del lavoro aggirando o ignorando le norme a tutela di salute per accumulare profitti non sarebbe più visto come conveniente, costringendo chi fino ad oggi si è arricchito sulla pelle di chi lavora a prendere le dovute contromisure.Come USB e Rete Iside, forti di una solida collaborazione che da anni va avanti sul tema salute e sicurezza sul lavoro, abbiamo intenzione di portare avanti questa importante campagna nei prossimi mesi, dando finalmente un freno reale alla strage di lavoratori in corso nel nostro paese.

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Comgest: l’esg sarà vitale per sostenere la crescita del dragone

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2022

By Baijing Yu, Analista e Gestore di Comgest Growth China. In un Paese come la Cina, dove gli sforzi di modernizzazione sono stati costanti negli ultimi vent’anni, per scoprire un’azienda di qualità, ossia con vantaggi competitivi duraturi in grado di generare una crescita aggregata dell’EPS sostenibile a doppia cifra in un orizzonte di investimento di cinque anni, è necessario effettuare una ricerca approfondita a più livelli. Anche se gli standard ESG delle aziende cinesi possono essere in ritardo rispetto a quelli dei concorrenti internazionali, le attività di ricerca e il coinvolgimento delle società dimostrano che la valutazione dei rischi e delle opportunità ESG a livello finanziario da parte delle stesse sta crescendo.In Cina è necessario un approccio approfondito, in quanto spesso viene lamentata la mancanza di trasparenza, di diversità nei consigli di amministrazione, di informativa ambientale e di esattezza dei dati. A maggio 2021, solo il 37% di tutte le società in Cina aveva un consolidato comitato sulla responsabilità sociale d’impresa (RSI)/sui criteri ESG, il che significa che la maggior parte non dispone di una struttura di governance dedicata alla gestione delle questioni ESG.Le attività di engagement, tuttavia, indicano che le società cinesi stanno gradualmente dimostrando una maggiore comprensione dell’importanza dell’analisi ESG per costruire imprese di successo a lungo termine. Il 70% delle società cinesi quotate nella Cina continentale e il 97% di quelle quotate a Hong Kong ha pubblicato rapporti sulla sostenibilità o sui criteri ESG che rappresentano un notevole balzo rispetto a 10 anni fa, sebbene queste società possano ancora restare arretrate in termini di standard di informativa internazionali. Un modo efficace per una società di migliorare la governance in Cina è quello di istituire un piano di partecipazione azionaria interessante ed equo per i dipendenti (ESOP), attraverso il quale i principali interessi del personale possono essere sostanzialmente allineati con quelli degli altri azionisti. Lo hanno fatto sempre più aziende, tra cui Midea, Suofeiya Home Collection, SAIC, 3SBio e Anta Sports. Un chiaro segnale di miglioramento della governance è stato l’aumento del rapporto di distribuzione dei dividendi. Infatti, molte aziende hanno aumentato i dividendi dal 20% al 30% al 50% al 60%, o anche di più, come SAIC, Inner Mongolia Yili e China Resources Gas. Il successo della Cina come centro di produzione mondiale comporta un’enorme impronta ambientale. Il successo o il fallimento dell’applicazione dei criteri ESG in Cina sarà vitale per il mondo nei prossimi decenni. Questo è uno dei motivi per cui il processo di engagement e la ricerca di un continuo miglioramento a livello aziendale sono fondamentali in Cina, non solo per migliorare i rendimenti degli azionisti di una specifica società, ma anche per promuovere una maggiore consapevolezza e conformità delle migliori pratiche ESG in Cina, come avvenuto per Inner Mongolia Yili. La società pubblica, leader nell’industria lattiero-casearia, mostrava delle carenze nella rendicontazione dei principali parametri ambientali legati al core business aziendale per cui il nostro impegno si è focalizzato sulla comunicazione di informazioni ESG di base. I progressi conseguiti negli ultimi 7 anni sono stati sostanziali, la società è ora leader, tra le altre aziende cinesi, nell’informativa ambientale e riduzione delle emissioni di gas serra.

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Lavoro: in un anno gli annunci crescono del 46,3%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2022

La prima parte del 2022 è stata, per il mondo del lavoro, contraddistinta da un buon dinamismo: gli annunci sul web sono cresciuti del 20,9%, mentre le persone in ricerca attiva in rete sono aumentate del 12%. Confrontando la situazione degli ultimi 12 mesi, i numeri sono confortanti: +46,3% gli annunci, +8,4% il numero di chi cerca lavoro. A segnalarlo è Jobtech prima agenzia italiana per il lavoro digitale che ha diffuso i dati del suo Osservatorio sul mercato del lavoro in somministrazione.I risultati confermano, come nei precedenti 12 mesi, la maggior difficoltà delle donne a trovare un’occupazione, visto che sono sempre loro a cercare lavoro in misura maggiore rispetto agli uomini. Per la prima volta, però, il divario si riduce: sono il 54% (erano il 63% sei mesi fa), contro un 46% della compagine maschile. Si conferma la maggiore propensione agli studi delle donne, che sono diplomate e laureate in percentuale maggiore rispetto agli uomini: a possedere il diploma di maturità sono infatti il 58,7% delle donne contro il 54,5% degli uomini, sono laureate il 23,5% delle donne rispetto al 15,4% degli uomini.Guardando, invece, le differenze anagrafiche si rileva come siano sempre i millennials a rappresentare la maggioranza del campione di chi cerca lavoro; tuttavia, mentre rappresentavano il 46% del totale nella rilevazione semestrale precedente il dato è sceso al 41%. Ad essere cresciuti sono gli over 40: è membro della Generazione X il 27,5% (era il 23%) e un Baby boomer il 3,9% (era il 2,9%) del totale.

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Dal 2011 al 2021 la Lombardia ha fatto registrare una crescita economica pari allo zero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2022

E’ questo il dato significativo emerso dal focus elaborato dal Centro Studi Sintesi sull’andamento delle economie regionali e macroregionali per CNA Veneto, CNA Emilia Romagna e CNA Lombardia, quest’ultima presente a Verona proprio per celebrare i 10 anni della collaborazione con le “colleghe” e lo stesso Centro Studi Sintesi.In un quadro esclusivamente nazionale, le tre Regioni locomotive d’Italia, ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si confermano trainanti per il sistema economico italiano: rappresentano più del 40% del PIL totale e più del 50% delle esportazioni complessive. Sul fronte europeo, in realtà, anche la Lombardia (come le cugine Veneto ed Emilia Romagna) è invece maglia nera rispetto alle principali regioni europee per crescita economica negli ultimi dieci anni.Il +0% è il risultato di dieci anni in cui l’economia lombarda e di riflesso anche quella italiana hanno trovato numerosi ostacoli e difficoltà sulla propria strada. Un risultato opposto ad altre economie di altri Paesi d’Europa che con politiche più illuminate hanno saputo valorizzare le proprie eccellenze, su tutte le Fiandre (+13%), la Baviera (+14%), la Renania del Nord-Vestfalia (+6%), la Catalogna (+5%), il Baden Wurttemberg (+11%), i Paesi Baschi (+3%), la Comunità Valenciana (+5%).“Se guardiamo al complesso dei dati e delle tendenze che il nostro Ufficio Studi ha fotografato in un’indagine condivisa tra le CNA della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna, emerge un primato ancora più solido delle tre economie regionali nel contesto nazionale – sottolinea il presidente di CNA Lombardia Giovanni Bozzini -. Ma è un primato problematico e su cui riflettere seriamente, un primato che richiede scelte non più prorogabili. Infatti nel decennio 2011-2021 le tre Regioni sono sostanzialmente cresciute dello 0%. I nostri volumi sono i medesimi, ma all’interno di uno scenario europeo che cambia e che corre come in Baviera nelle Fiandre, nel Baden e in Catalogna”.All’interno dell’economia della Regione, la micro e piccola impresa si conferma con un ruolo chiave all’interno dei sistemi economici regionali, tanto che esprime circa il 54% del fatturato globale lombardo. Secondo CNA Lombardia troppe volte si assiste a riforme o trasformazioni imposte dall’alto, anche in sede legislativa e di policy, che non partono da questo presupposto, e dalla necessaria, anzi realistica messa al centro di questa classe dimensionale di imprese, vero fulcro della competitività del territorio.

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L’inflazione martella, le banche centrali accelerano per frenare bruscamente la crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte. Il dato sull’inflazione Us di giugno è risultato ancora una volta superiore alle attese, con un timido calo della componente core, sebbene inferiore alle aspettative. La componente energetica, alimentare ed affitti ha maggiormente contribuito al rialzo, visto anche il loro peso specifico sul paniere di rilevazione. Il dato di giugno ha portato ancora più in negativo i salari reali: gli average weekly real earnings a/a hanno messo a segno il quindicesimo calo consecutivo arrivando al minimo storico di -4,4%. In altri termini, la persistenza di un’inflazione elevata erode pesantemente il potere di spesa e quindi la domanda. Anche nel dato di oggi, a ben vedere, traspare qualche dato in tal senso: le tariffe aeree e quelle degli alberghi, ad esempio, hanno segnato un calo mensile dopo diversi mesi di marcati rialzi. Indici che lasciano aperta la possibilità che il cosiddetto “revenge spending” post pandemia stia iniziando a scricchiolare, sotto i colpi di un’inflazione tanto galoppante quanto martellante Il dato di oggi costringe tuttavia la Fed a tenere ritmi di manovre restrittive: gli operatori si stanno spingendo verso l’ipotesi di 100 pb di rialzo a luglio ed eventualmente 75 pb a settembre. La Bank of Canada poco fa non ci ha pensato due volte ed ha dichiarato: meglio affrettare i tempi della lotta all’inflazione con un rialzo di 100pb rispetto alle attese di 75pb. Questo comporta che, per almeno questo trimestre, si viaggerà con il vento contrario delle banche centrali del mondo ex Asia. La Fed, in particolare, è costretta ad accelerare per frenare l’emorragia inflattiva, per poter poi in prospettiva (nel 2023) spostarsi velocemente verso il tema crescita e, semmai, invertire la tendenza, ma solo quando vi sarà stato un calo significativo dell’inflazione. La Fed volutamente mira ora ad un brusco raffreddamento della crescita a partire dal mercato del lavoro, cercando di intervenire sui motori dell’effetto ricchezza Us, ossia settore immobiliare ed azionario Il QT drena un ammontare considerevole di liquidità, soprattutto da settembre in poi (95 mld$ al mese), il che significa mettere volutamente in difficoltà le aziende Us nel processo di refunding per ridurne la liquidità a disposizione utilizzata in prevalenza per foraggiare elevati pay out ratios, soprattutto buy back. La recessione profonda potrebbe essere preceduta da una recessione tecnica già questo trimestre, ma il vero impatto recessivo (in termini di marcato calo dei consumi) dovrebbe essere evidente dal quarto trimestre 2022 in poi, come evidenziato dai segnali anticipatori dei salari reali Us rispetto alle vendite al dettaglio.In questo trimestre, da tenere sempre sotto osservazione i corporate spread Us, ancora lontani da livelli compatibili con uno scenario recessivo: un loro allargamento (altamente probabile) segnalerebbe difficoltà crescenti nel funding e quindi meno buy back e, di conseguenza, meno supporto al mercato azionario. In questa fase i corporate spread tendono a funzionare come le rose piantate accanto ai vigneti: essendo le rose più sensibili, anticipano l’impatto negativo di eventuali insetti/parassiti sul vigneto, dando il tempo al viticoltore (alias investitore) di proteggerlo.

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La popolazione mondiale è in costante crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

Se a oggi gli esseri umani che abitano il pianeta sono più di 8 miliardi, le stime prevedono un incremento a 10 nel 2050 e a 11 nel 2100. I progressi della medicina e la riduzione dei tassi di mortalità hanno condotto a un miglioramento dell’aspettativa di vita, ma non hanno ridotto le disuguaglianze, accresciutesi soprattutto nei Paesi in via di sviluppo in Africa e in Asia, che sono il motore della crescita demografica. Le disparità economiche e sociali, unite alle crisi alimentari e ambientali, richiedono un approccio multidimensionale e coordinato, a maggior ragione in una fase in cui la guerra in Ucraina e la pandemia di Covid-19 aggravano le situazioni di fragilità preesistenti. In vista della Giornata mondiale della popolazione promossa dall’ONU, gli esperti della Strategic Alliance of Catholic Research Universities (SACRU) propongono soluzioni improntate alla solidarietà, riflettendo l’eterogeneità di competenze che contraddistingue il network. SACRU è una rete composta da otto università cattoliche di quattro continenti, coordinate dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che cooperano assieme con l’obiettivo di promuovere un’istruzione globale per il bene comune e una eccellente ricerca interdisciplinare ispirata dall’insegnamento sociale cattolico. Rodrigo Figueroa, preside della Scuola di agricoltura della Pontificia Universidad Católica de Chile, rivolge la sua attenzione alle crisi alimentari che la guerra in Ucraina e la pandemia di Covid-19 stanno causando nel mondo: «I sistemi agroalimentari globali sono chiaramente connessi, il confronto tra Russia e Ucraina e la pandemia stanno aumentando le situazioni critiche nei Paesi africani e mediorientali come Ciad, Somalia, Yemen e Siria». Per Figueroa, è urgente «promuovere un modello agroecologico intensificato, perché è chiaro che sono le persone più vulnerabili a essere le più colpite da queste crisi». Valeria Bello, professore associato della Facoltà di relazioni internazionali dell’Universitat Ramon Llull, sposta l’analisi sull’illusione del progresso come panacea di tutte le disparità sociali: «La speranza che l’istruzione di per sé avrebbe reso questo mondo più saggio si è rivelata tristemente sbagliata. Una maggiore alfabetizzazione da sola sembra irrilevante; è il tipo di educazione che le persone ricevono che può essere veramente importante». Su simili presupposti si muovono le considerazioni di Marcelo Motta, direttore del Centro interdisciplinare per l’Ambiente della Pontifícia Universidade Católica do Rio de Janeiro. «Pensare che ci sia un solo modo di vivere e che la qualità della vita debba seguire i precetti della moderna civiltà occidentale è l’errore più grossolano che si possa fare» spiega Motta, e «dovremmo chiederci se, nel momento stesso in cui proponiamo una migliore qualità di vita a tutti, non stiamo lasciando una grande parte della società fuori da queste condizioni desiderate». Alejandro Olayo-Méndez, ricercatore alla Social School of Work del Boston College, sostiene che il calo demografico nel Nord del mondo «potrebbe portare i mercati del lavoro a offrire opportunità ai migranti nel settore dei servizi e del lavoro manuale». Yuka Minagawa, professore associato di sociologia presso l’Università di Sophia a Tokyo, si sofferma invece sul fenomeno dell’invecchiamento in Giappone, che è in testa al mondo per la velocità con cui la popolazione invecchia. (fonte: http://www.cattolicanews.it

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La Cina può tornare a crescere, grazie al sostegno fiscale e monetario

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

I portfolio manager Wenchang Ma e Alan Siow analizzano le rinnovate opportunità nell’azionario e obbligazionario cinese in un panorama di crescita favorevole. Gli investitori globali non avrebbero torto ad aspettarsi che la Cina possa tornare su una traiettoria di crescita, man mano che proseguono le riaperture sia a livello nazionale sia verso i mercati esteri. E’ infatti probabile che le politiche fiscali e monetarie stiano sostenendo un rimbalzo dell’economia, diversamente da quanto avviene nei mercati sviluppati.L’ampio focus politico su una crescita stabile sta rafforzando il sentiment degli investitori, al punto che i flussi di portafoglio, che avevano riscontrato difficoltà a causa della contrazione dei differenziali dei tassi di interesse e della debolezza del quadro economico, si stanno riprendendo nel settore azionario.Inevitabilmente, i rischi permangono. Le azioni di contrasto al Covid lasciano comunque la possibilità di ulteriori lockdown. Inoltre, i punti deboli dell’economia, come il settore immobiliare e l’occupazione, sono fonte di preoccupazione per le autorità. Tuttavia, la resilienza delle esportazioni, una ripresa degli investimenti in infrastrutture e una bassa inflazione core rispetto ai livelli globali offrono margini di ottimismo.In definitiva, gli obiettivi della Cina di autosufficienza, riforme interne e miglioramento economico posizionano il paese relativamente bene per il resto del 2022 e oltre.Per il momento, gli investitori devono fare i conti con una prospettiva a breve termine tutt’altro che favorevole. Al tempo stesso, tuttavia, le valutazioni sembrano interessanti, soprattutto dal punto di vista storico. Le azioni di classe A liquide e ad alta capitalizzazione, ad esempio, vengono scambiate con uno sconto significativo rispetto ai loro omologhi statunitensi.Questi trend possono sostenere il settore nel lungo periodo. Wenchang Ma nello specifico individua del potenziale significativo in quattro ambiti: -Autosufficienza tecnologica – Crescita dei consumi – Transizione energetica – Processi di riforma e riaperture dell’economia Una visione a lungo termine consente agli investitori di guardare oltre le oscillazioni del breve termine. Il settore tecnologico è un esempio calzante.Wenchang Ma prosegue: “Nella storia del mercato azionario cinese, il settore tecnologico non è il primo ad aver subito un inasprimento normativo. Tuttavia, i politici vogliono ancora incoraggiare una crescita sana”.Questo tipo di mentalità è essenziale se gli investitori vogliono riadattare i loro portafogli superando la posizione underweight sulla Cina. La crescita delle allocazioni dovrebbe creare un effetto a catena positivo attraverso il sostegno ai flussi verso le azioni cinesi.Si profilano anche opportunità per rafforzare la presenza delle obbligazioni cinesi nei portafogli degli investitori.Ci sono tuttavia alcuni rischi di ribasso. Ad esempio, i lockdown possono creare più interruzioni alle catene di approvvigionamento e logorare la fiducia, portando a un downgrade delle aspettative di crescita.Tuttavia, rispetto ai principali mercati obbligazionari globali, le obbligazioni CNY onshore offrono anche rendimenti reali più elevati con una volatilità dei prezzi delle valute e delle obbligazioni storicamente inferiore.Siow conclude: “Il motivo per cui agli investitori piace il reddito fisso cinese è che può fornire qualità e diversificazione con rendimenti interessanti. A nostro avviso, nel medio termine le obbligazioni CNY cinesi onshore sovraperformeranno le obbligazioni globali “. (abstract)

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I margini di crescita dell’agricoltura europea

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2022

Sono ancora ampi e investire nel primario è quanto mai strategico in questo delicato momento – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Si stima che gli aiuti forniti dalla Pac possano spingere nel prossimo semestre le esportazioni di grano tenero della Ue al livello record di 38 milioni di tonnellate, mentre per i cereali si potrebbero toccare i 54 milioni di tonnellate. Tra i vari fattori che hanno favorito la crescita ci sono alcune misure eccezionali, come la deroga sui terreni a riposo. L’Ue potrebbe così diventare il più grande esportatore di grano del mondo.Questi dati gettano una nuova luce sulla fase che stiamo attraversando e sulla reale capacità dell’agricoltura europea di far fronte a crisi internazionali di vasta portata – continua Tiso. Naturalmente sussistono problemi di approvvigionamento in diversi settori, in modo particolare per molti Paesi che non fanno parte dell’Unione. Occorre tuttavia riflettere sull’importanza di investire con ancor più convinzione sull’agricoltura del Vecchio continente con una visione di medio e lungo periodo.Se non è possibile prevedere le crisi future, è altrettanto vero che disponiamo dei mezzi per prepararci ad affrontarle al meglio. Cambiamenti climatici e conflitti non possono cogliere l’Europa impreparata, perché la strada che conduce a maggiore resilienza e autosufficienza è ormai chiara e passa dal rafforzamento della nostra agricoltura.

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PGIM: Alla ricerca tenace della crescita secolare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Mark Baribeau, portfolio manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund. L’elevata volatilità dei mercati ha determinato una flessione globale dei mercati azionari nel primo trimestre. L’Europa è stata colpita più duramente, con un profondo sell-off seguito all’invasione dell’Ucraina. I mercati emergenti sono stati deboli a causa dell’aumento dell’incertezza geopolitica, del rafforzamento del dollaro e delle crescenti preoccupazioni per l’inasprimento della Federal Reserve. Il panico e il riflusso seguiti all’invasione si sono ormai conclusi e i mercati hanno riportato l’attenzione sui driver macro. In prospettiva, le regioni dei mercati emergenti che hanno già fatto fronte a tali fattori macro, come la stretta delle banche centrali, potrebbero offrire migliori opportunità di crescita. Le incognite sul piano macro continuano a generare incertezza. I mercati obbligazionari hanno barcollato quando la Fed ha assunto un atteggiamento aggressivo, indicando che l’inflazione non è più un rischio transitorio, bensì strutturale, e che potrebbe essere necessario un intervento pesante per controllarla. I rendimenti obbligazionari sono saliti, appiattendo la curva dei rendimenti e aumentando i timori di recessione. L’impennata dei prezzi del petrolio ha ulteriormente alimentato il rischio di recessione, ma finora non ha avuto un grande impatto sugli indicatori economici più sensibili o sui rapporti sugli utili societari. La recessione è comunque un’incognita che potrebbe togliere un punto percentuale di crescita alla spesa per consumi, ma solo negli Stati Uniti. Le valutazioni relative dei titoli growth rispetto a quelli value sono tornate ai livelli del 2019, mentre i titoli growth sono ora scambiati vicino alle medie di lungo periodo. Inoltre, i titoli growth hanno superato alcuni ostacoli importanti nel trimestre, mettendo a tacere alcuni dei dibattiti post-pandemia sulla spinta della domanda rispetto alla sostenibilità della crescita. I rapporti tra P/E e tasso di crescita previsto per l’esercizio in corso (PEG) sono scesi bruscamente, con una contrazione dei multipli P/E dei titoli growth, mentre i fondamentali degli utili restano solidi, creando spazi potenzialmente interessanti per gli investitori. Continuiamo a trovare le migliori opportunità di crescita intorno agli stessi temi secolari che abbiamo visto guidare i leader di mercato e la crescita degli utili negli ultimi due anni. Ma non abbiamo intenzione di andare controcorrente (o la Fed). Ci concentriamo, invece, sulla ricerca di opportunità di crescita secolari in grado di resistere ai cambiamenti del contesto macro. Per esempio: Consumi on-demand. I brand di consumo con modelli commerciali direct-to-consumer (DTC) stanno prosperando. In particolare, i brand europei di alta qualità. Queste aziende sono state pioniere del movimento DTC, dal quale hanno tratto la forza nel controllo della distribuzione, nella gestione delle scorte e nel potere di determinazione dei prezzi. La resilienza di questi marchi è ancora più importante in tempi incerti come quelli attuali. Pagamenti digitali. Anche se non si tratta di un tema nuovo, i catalizzatori del commercio digitale continuano a registrare risultati solidi, vista la costante e rapida crescita dell’e-commerce. Tecnologie aziendali. Le società di applicazioni software basate su cloud con valutazioni più elevate potrebbero essere soggette a una maggiore pressione sulle valutazioni, mentre la Fed continua ad aumentare i tassi di interesse. Tuttavia, i principali fornitori di servizi cloud-based continuano a registrare una forte domanda e hanno visto le proprie valutazioni scendere a livelli ragionevoli, il che li rende interessanti opzioni di investimento. Tecnologie e terapie sanitarie. Il crollo del mercato nel primo trimestre ha creato un’opportunità per le società del settore sanitario che non hanno beneficiato del COVID, ma che potrebbero trarre vantaggio dal proseguimento della riapertura dell’economia e dall’aumento della domanda per cure mediche rinviate a causa della pandemia. Questi settori tendono a essere meno ciclici e potrebbero fiorire nel momento in cui l’inasprimento della Fed dovesse ridurre la crescita economica. http://www.verinieassociati.com/

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L’agroalimentare italiano è in grado di crescere

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

Nonostante una delle congiunture più difficili degli ultimi decenni, dimostrando che la qualità delle nostre produzioni ripaga anche in tempi di crisi – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Le ultime elaborazioni dei dati Istat certificano un aumento del 20% dell’export nel primo trimestre 2022 su base annua, un dato che sancisce un nuovo record assoluto. Sono in particolare Germania, Francia e Stati Uniti a scegliere il cibo italiano, mentre i prodotti più acquistati sono quelli alla base della dieta mediterranea come vino, frutta e verdura fresca. I prodotti della nostra agricoltura possono giocare un ruolo importante nella ripresa economica anche in chiave anticongiunturale, perché risentono meno di altri settori delle oscillazioni del ciclo economico e possono contare su una domanda tendenzialmente rigida – continua Tiso. Proprio per questo è necessario investire per il miglioramento infrastrutturale e per sostenere l’internazionalizzazione delle nostre imprese.Altrettanto essenziale è la tutela dei nostri marchi tipici e la lotta contro forme di concorrenza sleale come l‘Italian Sounding. Condividiamo pertanto l’appello del ministro dell’Agricoltura Patuanelli, che si è detto preoccupato per la possibile esternalizzazione delle competenze della Commissione europea relative ai prodotti a indicazione geografica tipica (Igp) e Dop ad agenzie esterne. Il ruolo della Commissione in una materia così delicata deve restare dominante, se non esclusivo.

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Filiera dell’alluminio, la crescita del “metallo del futuro”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2022

Bologna. L’Italia capofila “tecnologico” con un quarto delle imprese attive in Europa nella produzione di alluminio.La produzione di alluminio primario registra nel 2022 una crescita significativa a livello mondiale, arrivando a toccare i 70 milioni di tonnellate prodotte (+48% sul 2012), che arriveranno a essere 100 mln entro il 2050. Il fatturato complessivo in Italia nel 2021 conta un giro d’affari dell’intera filiera di oltre 40 mld di euro, e ha grandi prospettive di crescita ulteriore nei prossimi anni. Cosa significa tutto questo? Che avrà sicuramente riflessi positivi in termini di economia circolare e decarbonizzazione dei processi industriali, per via della capacità dell’alluminio – non a caso definito il “metallo del futuro” – di essere flessibile e riutilizzabile all’infinito, caratteristiche fondamentali per rendere il comparto industriale ancora più sostenibile ed efficiente. Per agevolare tale processo è importante, per tutti gli attori del comparto, affrontare insieme le prossime sfide, ed è proprio con tale animo che si è inaugurata ieri METEF, l’expo internazionale per l’industria dell’alluminio, della fonderia di metalli ferrosi e non ferrosi, che si svolge fino a domani a BolognaFiere in contemporanea a MECSPE, la fiera più importante in Italia dedicata alla manifattura. il settore dell’alluminio, in Europa conta all’appello oltre 2.500 imprese attive nella produzione primaria e secondaria, di cui circa un quarto sono in Italia. Come rilevato durante gli importanti appuntamenti del palinsesto METEF, il vantaggio competitivo della filiera dell’alluminio in Italia risiede innanzitutto nella leadership tecnologica delle attività di tutte quelle PMI “a valle” che rendono il settore robusto e florido, potendo vantare su un know-how consolidato negli anni e che costituisce un segmento che per l’Italia vale oltre il 70% del fatturato della filiera ed oltre il 90% della forza lavoro. Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.mecspe.com e http://www.metef.com

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Continua la crescita di Gi Group Holding

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2022

La prima multinazionale italiana del lavoro che da aprile è Gi Group Holding registra una costante crescita: il fatturato è passato da 1.581 MLN di euro nel 2015 a 3.227 MLN di euro nel 2021. In questo stesso periodo, il CAGR si è attestato al 9% e l’FTE annuale medio è cresciuto da 74.340 a 122.896 registrando un record nel 2021 (+ 21.208) sul 2020 – anno chiuso con un leggero calo contenendo lo scoppio della pandemia. La crescita del Gruppo è dovuta anche a una forte vocazione internazionale: dal 2007 ha avviato una strategia di crescita esterna per diventare un player globale di rilievo. Nell’anno fiscale 2021 i ricavi internazionali rappresentano il 50,8% (49,2% nel FY20), per un ammontare di 1,6 miliardi di euro e una crescita di circa il 35% rispetto al 2020. Una internazionalizzazione che vedrà quest’anno 5 acquisizioni oltre i confini nazionali (2 in Sud America, 2 in Europa e 1 nell’Estremo Oriente) oltre alle 2 già effettuate

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Inflazione cresce perché i modelli di benessere non possono essere solo economici

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

Stime provvisorie di Istat, inflazione in crescita: 0,9% su base mensile e 6,9% su base annua (6% mese precedente) (1). I prezzi crescono un po’ ovunque, soprattutto recuperando sui prodotti energetici, la cui onda lunga delle agevolazioni di Stato viene meno. La cosa “interessante” è che non c’è una peculiarità italiana a queste percentuali inflative che non subivamo da decenni. Europa, Paesi cosiddetti ricchi e, ovviamente quelli poveri, hanno numeri, nelle loro specificità, simili. E’ quindi crisi mondiale, crisi di un “modello economico” che non aveva fatto i conti con la politica. Sopravvalutando diplomazia e sottovalutando ricchezza politica, culturale ed economica… soprattutto di Paesi come il nostro: la non considerazione di quando negli ultimi anni faceva e disfaceva la Russia di Putin (Cecenia, Georgia, Crimea, etc) è stata tale che, come se nulla fosse, abbiamo sottomesso (soprattutto noi e la Germania) la nostra politica energetica a quel regime. Non solo. Ma anche se per il momento non c’è esplosione al pari del putinismo, dobbiamo aggiungere cosa potrebbe accadere per le forniture di prodotti lavorati da Paesi come Cina e altri del sud-est asiatico che, a parte il ping pong quotidiano su Taiwan con gli Usa (che i distratti potrebbero credere non ci riguardi), non sono proprio un modello di civiltà e diritti individuali (Hong Kong e Uiguri, solo alcuni esempi); i nostri (“occidentali”) modelli politici ed economici hanno come base rispetto ed affermazione di questi diritti… e continuare ad utilizzare prodotti “made in China” facendo finta di come e dove sono prodotti, è una questione che prima o poi esplode.Oggi ci teniamo questa inflazione. Domani è probabile sarà peggio. I consumatori e gli utenti continuano ad essere punto di approdo di scelte politiche ed economiche che non hanno tenuto conto di queste considerazioni di base, e pagano un prezzo sempre più alto.Non siamo, come alcuni catastrofisti sovranisti o putiniani cercano di comunicare, alla fine di un modello economico che finora ha fatto crescere la nostra ricchezza e felicità. Capitalismo e/o mondializzazione non sono in crisi, ma è in crisi il dilagare “a prescindere” di chi sia l’interlocutore. E’ in crisi il primato dell’economia: coi soldi non si compra e governa tutto. Per muoversi e interloquire ci vogliono anche buone idee e buona comunicazione delle stesse, nonché condivisione (contrario di autarchia) con tutti i popoli del Pianeta, soprattutto quelli le cui gole e tasche e desideri oggi sono tagliate dal dispotismo tipo putiniano. E’ il primato della politica.Qualche scettico potrebbe dire: “con la politica non si mangia”. Questo motto di moda tra i cosiddetti realisti dei nostri regimi democratici, oggi sono smentiti: l’inflazione che cresce è dovuta all’aver messo la politica in secondo piano. Senza politica non si mangia e – in questo modello economico, sociale e politico che abbiamo creduto fosse giusto, sottovalutando la potenza dell’unità europea – i prezzi non possono che crescere. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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PGIM: Politiche monetarie restrittive e inflazione frenano le prospettive di crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

A cura di Mark Baribeau, portfolio manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund. Lo scenario economico e geopolitico sta creando una significativa incertezza per i policymakers e gli investitori. I piani della Fed di aumentare significativamente i tassi di interesse a breve termine quest’anno e la crisi in corso in Ucraina stanno contribuendo ad aumentare l’avversione al rischio e a smorzare le aspettative della crescita globale; tanto che ora la recessione in Europa è considerata una possibilità reale. Nel frattempo, la variante Omicron sta costringendo ad imporre altri lockdown in tutta la Cina, senza un chiaro percorso di contenimento a breve termine. L’economia statunitense rimane sana e dovrebbe continuare a generare una crescita più marcata rispetto ad altre regioni sviluppate. Tuttavia, con i tassi di interesse in aumento per combattere le persistenti pressioni inflazionistiche, il ritmo della crescita statunitense è destinato a smorzarsi, anche prima che gli effetti della guerra in Ucraina si possano manifestare. Segni di rallentamento dell’economia hanno cominciato a palesarsi nel livello delle richieste di mutui, nel numero di case in vendita e nei prezzi delle auto usate. Con la stagione degli utili del quarto trimestre che volge al termine, è chiaro che la crescita degli utili riportata è rimasta robusta fino al 2021 e generalmente in linea con le previsioni.Le nostre previsioni per il 2022 suggeriscono una significativa moderazione nella crescita degli utili negli Stati Uniti, dopo il rapido rimbalzo dell’anno scorso successivo agli effetti peggiori della pandemia. Prevediamo anche che ci sarà uno cambiamento nelle preferenze dei consumatori con una maggior domanda di servizi, in particolare nella spesa per viaggi e tempo libero, rispetto a quella di beni. Le tendenze fino ad oggi continuano a sostenere tali aspettative. Le pressioni inflazionistiche evidenti a fine anno sono continuate e sono state esacerbate dall’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare del greggio, come risultato della guerra e delle sanzioni. La Fed, pur rimanendo focalizzata sull’evoluzione dei dati , sembra intenzionata a calmierare l’aumento dei prezzi e, quindi, è probabile che nei prossimi mesi continui con un progressivo processo di politiche monetarie restrittive. I prezzi delle azioni continueranno a riflettere gli effetti dell’aumento dei tassi e della maggiore incertezza dovuta alla guerra e ai suoi effetti sull’attività economica e sul sentiment. Finora, il conflitto ha rivelato poco sui suoi impatti a lungo termine. È probabile che l’elevata volatilità del mercato azionario persista finché il conflitto non si concluderà. Riteniamo che l’elevata incertezza, possa pesare sulle valutazioni nel breve termine ed anche avere effetti sulle prospettive di crescita nel lungo termine. A livello settoriale nel primo trimestre, i titoli Value hanno superato i titoli Growth in tutti i settori. Il comparto energetico è stato il settore con la migliore performance su base trimestrale e ad un anno, beneficiando delle preoccupazioni per la scarsità della materia prima causate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. I settori Growth come i servizi di comunicazione, i beni di consumo discrezionali e l’informatica sono stati i più deboli nel trimestre.

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Assunzioni previste in crescita del 23% nel terzo trimestre

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2022

Secondo i risultati dell’indagine sulle prospettive occupazionali svolta da ManpowerGroup, che sarà uno degli insight sul mondo del lavoro che verranno discussi al World Economic Forum di Davos, i datori di lavoro italiani prevedono assunzioni in crescita da luglio a settembre 2022, registrando una previsione netta di occupazione (NEO) del +23%, al netto degli aggiustamenti stagionali. Sono più ottimisti rispetto al trimestre precedente, quando la previsione era inferiore di 6 punti percentuali. Inoltre, le prospettive sono di gran lunga migliori rispetto all’anno scorso: +13 punti percentuali rispetto al Q3 2021. Le prospettive sono quindi molto positive: il 34% dei datori di lavoro prevede un aumento della forza lavoro, contro il 12% che afferma che ci sarà una diminuzione delle assunzioni e il 50% che non prevede cambiamenti. A livello globale, ManpowerGroup ha intervistato più di 40 mila datori di lavoro in circa 40 Paesi e territori per misurare le previsioni di assunzione dei datori di lavoro per il terzo trimestre del 2022. I risultati dell’indagine per il periodo luglio-settembre 2022 riflettono un forte ottimismo, con una previsione media del +33%. Gli ambienti più favorevoli a un aumento dell’occupazione nei prossimi tre mesi sono segnalati in Messico (+59%), Brasile (+54%), India (+51%), Canada (+43%) e Colombia (+43%). D’altro canto, la crescita più debole è stata riscontrata in più deboli in Grecia (-1%), Taiwan (+3%) e Giappone (+4%). I datori di lavoro del Sud e Centro America hanno riportato le prospettive occupazionali più positive, seguiti da Nord America, APAC ed EMEA. A livello mondiale, la ricerca MEOS evidenzia inoltre che i ruoli più richiesti sono nel settore digitale: IT, Tecnologia, Telecomunicazioni, Comunicazioni e Media (44%), seguito dal settore Banche, Finanza, Assicurazioni e immobiliare (+38%). Le intenzioni di assunzione più basse a livello globale sono state riscontrate invece nel settore della ristorazione e ospitalità (+23%).Nel prossimo trimestre sono previsti aumenti di forza lavoro in tutte e quattro le macroregioni. I datori di lavoro del Nord Est (+39%) prevedono il ritmo di assunzione più sostenuto. Altrove, le prospettive di assunzione sono ancora buone con prospettive del +25% per il Nord Ovest. Anche i dati di Sud e le Isole sono inaspettatamente positivi con un NEO del +19%, 13 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente. In fondo alla classifica l’Italia centrale (+17%), con l’unica prospettiva inferiore al secondo trimestre (-2%). Tuttavia, tutte le regioni italiane si aspettano un clima più favorevole per l’occupazione rispetto al terzo trimestre del 2021: Nord Est (+27%), Nord Ovest (+18%), Sud/Isole (+16%) e Centro Italia (+5%). Il mercato del lavoro più favorevole è previsto nel settore IT, Tech, Telecomunicazioni e Media, dove le prospettive occupazionali nette sono pari a +39%. Altrove, si prevede una vivace attività di assunzione per le Costruzioni, il Manifatturiero e il Commercio all’ingrosso e al dettaglio, ciascuno con un +26%. Leggermente più basse le previsioni per il settore bancario, finanziario, assicurativo e immobiliare e quello della Produzione primaria: +23%. Il settore dell’istruzione, della sanità, dell’assistenza sociale e della pubblica amministrazione prevede un ritmo di assunzioni vivace, con una previsione del +16%, e quello della ristorazione e dell’ospitalità del +11%. Le aspettative sul personale sono aumentate rispetto al terzo trimestre 2021, con crescite significative nel settore manifatturiero (+18%), nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (+17%) e nella produzione primaria (+16%). I datori di lavoro sono classificati in quattro dimensioni organizzative: le microimprese con meno di 10 dipendenti, le piccole imprese con 10-49 dipendenti, le medie imprese con 50-249 dipendenti e le grandi imprese con 250 o più dipendenti. Le prospettive di occupazione migliori sono previste dai grandi datori di lavoro, che registrano prospettive occupazionali nette del +26%, e anche le prospettive dei piccoli datori di lavoro sono molto vicine, con un +24%. Anche il NEO delle medie imprese è positivo, con un +19%, come pure quello delle microimprese con un +13%. Tutte le organizzazioni prevedono un clima occupazionale più forte rispetto al terzo trimestre del 2021: le piccole medie imprese (+17%), le microimprese (+13%), le medie imprese (+10%) e le grandi imprese (+3%).

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