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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

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Poste: Nel 2018 gli analisti stimano boom utile a 1,3 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

(fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus by Chioda Maria Luisa) Ricavi a 10,7 miliardi (+0,9%), ebit in aumento di circa il 30% a 1,458 miliardi e boom dell’utile netto a 1,299 miliardi di euro. Sono le previsioni del consensus degli analisti sui risultati di Poste Italiane per il 2018. L’utile netto è dunque atteso in crescita di quasi il 90% rispetto al 2017(quando era risultato pari a 689 milioni). Questa performance dell’utile, come notano alcuni analisti nei loro report, si spiega in parte con alcune componenti straordinarie che caratterizzano il 2018. “Ci aspettiamo – scrive Ubs – che Poste registri un utile netto del quarto trimestre pari a 18 milioni di euro grazie a circa 300 milioni di euro di imposte differite attive (DTA) generate nell’attività assicurativa”. Gli analisti si attendono inoltre la conferma della politica di dividendi; la cedola è infatti generalmente attesa in crescita di circa 5% a 0,44 euro per azione. L’azienda comunicherà al mercato i dati oggi pomeriggio. Per il 2019 il consensus riportato da Radiocor prevede ricavi grossomodo stabili a 10,7 miliardi, mentre l’ebit è atteso a 1,479 miliardi; l’utile netto è previsto, in calo di oltre il 20%, a 995 milioni. Su questo confronto pesa, stavolta negativamente, il differimento di imposte registrato nel 2018.”Prevediamo – afferma Banca Imi nel suo report – che l’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sulle guidance del 2019 che saranno diffuse durante il Capital Markets Day in programma il 20 marzo a Londra”. “La nostra analisi dettagliata di ciascuno degli obiettivi divisionali di Poste – afferma Ubs – si traduce in stime dei ricavi che sono dell’1-3% sotto gli obiettivi del gruppo per il periodo 2020-22. Di conseguenza, prevediamo una perdita del 6-12% a livello di Ebit rispetto a quanto dichiarato”.Tornando ai risultati del 2018, Jp Morgan, si aspetta un quarto trimestre “stabile, in linea con il piano industriale ‘Deliver 2022”. I riflettori della banca d’affari sono puntati, tra l’altro, sulla conferma del dividendo, i ricavi dell’ultimo quarter del 2018 attesi in crescita del 4% soprattutto grazie a plusvalenze una tantum nel settore del risparmio gestito parzialmente compensate dal calo del business della posta. Riduzione, tuttavia, che è prevista più lenta rispetto al passato. Ma guardiamo ai vari settori. Il comparto corrispondenza, pacchi e distribuzione, secondo la media degli analisti, dovrebbe registrare nel 2018 3,556 miliardi di ricavi, i servizi di pagamento, mobile e digitale, 596 milioni, i servizi finanziari 5,16 miliardi e quelli assicurativi 1,45 miliardi.

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Fallimenti in crescita nella moda e nel Centro-Sud d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Fallimenti ancora in calo nel 2018 per il quarto anno consecutivo, ma a ritmi più blandi in alcuni settori (addirittura in crescita nella moda), e chiusure ai minimi dal 2005 (90.000), benché nell’ultimo trimestre abbiano ripreso ad aumentare le liquidazioni volontarie (37.000, + 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2017), in particolare nell’industria, nei servizi e nel Nord Italia. Si comincia a percepire un’inversione di tendenza, dunque, nelle principali evidenze dell’ultimo Osservatorio sui fallimenti, procedure e chiusure di imprese di Cerved, primario operatore in Italia nella gestione del rischio di credito e nella fornitura di soluzioni commerciali e marketing per le aziende. Un Osservatorio relativo al quarto trimestre 2018 ma che fa il punto sull’intero anno.
Le aziende uscite dal mercato a seguito di una procedura concorsuale o di una liquidazione volontaria nel 2018 sono state 90.000, -1,3% rispetto al 2017 (91.573). Il fallimento invece ha riguardato 11.277 imprese, il 7% in meno rispetto al 2017 e il minimo toccato dopo il picco del 2014 (15.694). Tuttavia, non si può non notare la forte frenata nell’industria (-3% contro il -18,6% registrato l’anno precedente) e nelle costruzioni (-6,2% contro -16,4%), così come il segno positivo ricomparso nelle regioni in cui il calo si è interrotto: + 17% in Umbria, +7,1% in Sardegna, +3,5% in Calabria, + 0% in Sicilia.
Dal punto di vista geografico, nel 2018 i fallimenti continuano a diminuire a ritmi marcati nel Nord-Est (-16% contro il 12,2% del 2017, da 2.266 a 1905), in particolare in Friuli-Venezia Giulia (-19%), Emilia-Romagna (-18,5%), Veneto (-13%) e Trentino Alto Adige (-17,3%). Nel Nord-Ovest invece il calo è in frenata: -2,3%, contro il -12,2% del 2017 (da 3.513 a 3.431): -1,3% in Lombardia, -2,6% in Piemonte, ma -9,9% in Liguria e addirittura -31% in Valle d’Aosta.Rallenta il miglioramento anche nell’Italia Centrale: nel 2018 sono fallite 2.954 aziende, -4% rispetto alle 3.077 del 2017. Le procedure si riducono nel Lazio (-5,5%), in Toscana (-4,4%) e nelle Marche (-8,1%), ma fanno registrare un deciso aumento in Umbria (+17,3%). Nel Mezzogiorno sono fallite 2.937 aziende, in calo dell’8,6% rispetto alle 3.213 del 2017. Gli andamenti risultano però piuttosto eterogenei: in forte miglioramento Campania, Puglia e Molise (rispettivamente -15,3%, -20,3% e -22,9%), calo più contenuto in Basilicata (-2%), tendenze in peggioramento o stabili in Sardegna (+7,1%), Calabria +3,5%) e Sicilia (+0%).Analizzando i settori, si vede che i fallimenti sono diminuiti nel 2018 soprattutto nei servizi (6.099 imprese, -8% sul 2017), in particolare nel comparto della distribuzione (-11,6%) e dell’immobiliare (-12,4%), assai meno nei servizi non finanziari (-2,1%). Significativo anche il -5% nel campo della logistica e dei trasporti. Prosegue il calo dei fallimenti anche nelle costruzioni e nell’industria, ma le tendenze risultano in netta frenata: nell’edilizia si passa dai 2.398 del 2017 a 2.250 (-6,2%, contro il -16,4% del 2017), nell’industria da 1.658 a 1.609 (-3%, contro il -18,6%). Da segnalare invece, nell’industria, il ritorno alla crescita dei fallimenti nel comparto moda (+8,3%) dopo una forte discesa nel 2017 (-27%) e in quello della lavorazione dei metalli (+10,6%, era -26% nel 2017). Nell’ultimo trimestre dell’anno sono fallite 3.029 aziende, -7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un maggior calo tra le società di persone (-13,8%) e le ditte individuali ( -10%) e meno tra le di società di capitali, dove invece si erano registrate diminuzioni più rapide negli anni precedenti.
La forte riduzione delle procedure non fallimentari ha riguardato tutta la Penisola: dopo l’aumento del 2017 (+7,8% sul 2016), il numero di casi è tornato a diminuire nel Mezzogiorno, passando da 441 a 349 (-21%), una tendenza analoga a quella del Nord Ovest, in cui le procedure si sono ridotte da 470 a 353 (-25%). Nel Centro e nel Nord Est invece i dati indicano un rafforzamento del calo del 2017: rispettivamente -14,7% (da 457 a 390 casi) e -17,9% (347 a 285).
Il numero di ‘vere’ società che chiudono volontariamente risulta in crescita nell’industria, dal minimo del 2017 (3.196) a 3.316 (+5,6%). Nei servizi, in cui si concentrano tre quarti delle liquidazioni volontarie, l’aumento è più contenuto (da 26.516 a 27.194, +2,6%), ma il dato rimane a livelli storicamente elevati. Viceversa, nelle costruzioni continua il calo (4.951 a 4.858, -1,9%). (fonte: Fallimenti, Cerved)

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Auto: Usato in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Segno più anche nel mese di febbraio per i passaggi di proprietà delle auto, che al netto delle minivolture (trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) hanno registrato un incremento del 3,7% rispetto all’analogo mese del 2018. Da segnalare che le minivolture, con 218.537 minipassaggi, hanno fatto registrare un record assoluto per il mese di febbraio. Per ogni 100 vetture nuove ne sono state vendute 162 di seconda mano nel mese di febbraio e 174 nel primo bimestre dell’anno.
A fronte dell’ennesima flessione a due cifre delle prime iscrizioni di auto diesel (-19% a febbraio rispetto allo stesso mese del 2018, con un’incidenza rispetto alle vendite totali in calo dal 54,4% di febbraio 2018 al 42,6% di febbraio 2019), il mercato dell’usato nel mese di febbraio ha registrato ancora una volta un aumento dei passaggi di proprietà delle vetture a gasolio, con una variazione mensile del 6,6% che porta la crescita totale nel primo bimestre al 9,3%.Ad ulteriore documentazione della tendenza a cedere macchine diesel usate, si evidenzia a febbraio l’aumento delle minivolture di vetture a gasolio (+7,8%), mentre si registra un calo dei minipassaggi di quelle a benzina (-5,1%).Tornano in terreno positivo a febbraio i passaggi di proprietà dei motocicli, con un bilancio mensile che evidenzia un incremento del 2,3% rispetto a febbraio 2018, sempre al netto delle minivolture.Nei primi due mesi dell’anno è stata rilevata una crescita del 5,6 % per le quattro ruote e del 4% per tutti i veicoli. Le due ruote, al contrario, hanno archiviato nel primo bimestre dell’anno un calo dell’1,8%.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it. Bilancio positivo a febbraio per le radiazioni delle autovetture, che hanno messo a segno una variazione mensile positiva del 4,8%, con un incremento del 12,6% delle demolizioni. Il tasso unitario di sostituzione a febbraio è stato pari a 0,81 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 81) e a 0,88 nei primi due mesi dell’anno. In leggera flessione, invece, le radiazioni dei motocicli che hanno chiuso il mese di febbraio in calo dell’1,5%. Nel primo bimestre dell’anno le radiazioni hanno archiviato contrazioni complessive del 4,1% per le autovetture, del 25,6% per i motocicli e del 6,7% per tutti i veicoli.

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La crescita dello “shadow banking”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Le banche stanno per andare in soffitta? Non è una battuta. Pochi crederebbero che nel mondo della finanza le banche non siano più i “number one”. Eppure lo conferma il rapporto “Global Shadow Banking Monitoring Report 2017” del Financial stability board (Fsb), il Consiglio per la stabilità finanziaria. Si ricordi che è l’organismo internazionale con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale per ridurre il rischio sistemico. In passato è stato presieduto anche da Mario Draghi. Secondo tale rapporto, alla fine del 2016 gli attivi finanziari globali totali ammontavano a 360.000 miliardi di dollari. Cinque volte e mezzo il Pil mondiale. Essi sono così suddivisi: 160.000 miliardi gestiti dagli organismi finanziari non bancari, 138.000 dalle banche, 26.000 dalle banche centrali e il resto da istituti finanziari pubblici. Gli organismi finanziari non bancari, cioè “gli enti e le attività dell’intermediazione del credito che operano fuori dal sistema bancario regolare”, sono considerati e chiamati dallo Fsb “shadow banking”, sistema bancario ombra. Secondo il Consiglio non sarebbe è una definizione spregiativa. Sta di fatto che essi manovrano cifre spaventose, se si confrontano con quelle del Pil mondiale. Per evidenziare tutta la fragilità e i rischi del sistema finanziario, è, inoltre, doveroso rilevare che non sono inclusi i noti derivati finanziari otc e altri prodotti speculativi, di cui più volte abbiamo denunciato la pericolosità. I non bancari comprendono le assicurazioni con 29.000 miliardi di dollari di attivi concentrati negli Usa e in Europa, i fondi pensione con 31.000 miliardi, il 60% dei quali in mano americana, e ben 100.000 miliardi dei cosiddetti “Other Financial Intermediaries” (OFI) che includono vari tipi di fondi d’investimento, hedge fund, holding finanziarie e altri organismi finanziari, spesso “molto fantasiosi” e speculativi. Circa la creazione del credito, però, le banche mantengono ancora il primato con 69.000 miliardi, pari al 77% del totale, lasciando molto indietro il settore dei citati OFI. Il che significa che questi ultimi sono attratti soprattutto da settori molto distanti da quelli concernenti l’economia reale. Nel frattempo gli OFI hanno registrato un grande aumento in Europa. Ad esempio, rappresentano il 92% di tutti gli attivi finanziari del Lussemburgo, il 76% dell’Irlanda e il 58% dell’Olanda. L’area euro conta detti attivi per 32.000 miliardi di dollari, superando gli Usa, dove, in realtà, stanno diminuendo, e di molto la Cina, dove, al contrario, è in atto una crescita straordinaria. All’interno degli OFI vi è un settore in continuo aumento che rappresenta ben 45.000 miliardi di attivi considerati molto rischiosi anche dallo Fsb. Si chiama “narrow measure of shadow banking”, un nome senza senso anche in inglese e impossibile da tradurre in italiano in modo comprensibile. Non è la prima volta che prodotti finanziari molto rischiosi vengono chiamati, volutamente, in modo stravagante e fuorviante. Secondo il Consiglio per la stabilità finanziaria, le operazioni “narrow measure” sono molto più rischiose in quanto utilizzano massicciamente la leva finanziaria, operano cioè con grandi numeri ma pochi capitali propri. Di conseguenza sono vulnerabili ai rischi di rinnovo delle posizioni e di estensione della scadenza (rollover risk) e a quelli di eventuali massicci ritiri di fondi per timore di insolvenza (run), in particolare quando si rendono dipendenti da finanziamenti di breve periodo. Sono esattamente le situazioni che si erano create alla vigilia della Grande Crisi del 2008 e che hanno provocato il crollo del sistema.Circa le citate operazioni “narrow measure” gli Usa sono ancora i primi con il 31%, seguiti dall’Europa con il 22% e dalla Cina con il 16%. E’ molto rilevante il fatto che le Isole Cayman, il “paradiso fiscale” per eccellenza, con 4.700 miliardi di attivi, rappresentano il 10% del totale! Nei passati 5 anni la quota del settore bancario si è andata riducendo di anno in anno, rimpiazzata da una crescente e sempre più ingombrante presenza dello shadow banking. La tendenza è stata ancor più forte in Europa. Comunque, resta sempre molto elevata l’interconnessione tra tutti i vari settori, bancari e non. Perciò permane il rischio di crisi sistemiche. Gli studi fatti dal Financial stability board sono encomiabili e di grande aiuto. Però, la velocità e le dimensioni degli attuali processi finanziari sono davvero straordinarie e ci impongono una domanda. Le autorità di controllo sono veramente capaci di governarli oppure tentano di inseguire queste evoluzioni finanziarie che, di fatto, finiscono col dettare i movimenti e le regole di comportamento dei mercati e dei loro principali attori? E’ un dubbio inquietante che lascia sconcertati. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Case vacanza: in crescita il giro d’affari

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Non si arresta la fortuna del comparto delle case vacanza che chiude anche il 2018 con un bilancio a segno positivo. CaseVacanza.it, sito leader in Italia per il settore, ha infatti calcolato che durante l’anno scorso il giro di affari degli affitti brevi è stato di oltre 105 milioni di euro, +5% rispetto al 2017.Resta stabile il prezzo medio dei soggiorni, che durano circa 8 giorni per una spesa di 890 euro, considerando una casa vacanze per quattro persone. E non si arresta il gradimento degli stranieri per questa formula: basti pensare che in appena un anno la percentuale di visitatori stranieri che hanno prenotato in case vacanza del nostro Paese risulta in crescita del 30%.Sale inoltre il numero di quote rosa che si occupano del business, con un 47% che quasi pareggia la percentuale dei proprietari di sesso maschile. E il settore delle case vacanza rimane un ambito molto gradito dalle giovani generazioni: se l’età media dei gestori è di appena 42 anni, il 30% è composto da under 30.Sperando che la notizia sia di vostro interesse e possa trovare spazio sulla vostra testata, alleghiamo la relativa nota stampa e rimaniamo a disposizione per ogni necessità di approfondimento.

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Crescita del mercato biologico in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

I dati forniti da FiBL e Ami Roma sulla crescita del mercato biologico in Europa (+ 11% per un fatturato di 37,3 miliardi di euro) – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano l’esigenza di investire in politiche alimentari sane e genuine, nonché l’urgenza di una Politica Agricola Comune in grado di raccogliere le istanze che vengono da una cittadinanza comunitaria evidentemente molto più attenta a ciò di cui si nutre.E’ giunto il momento – conclude Tiso – in cui l’Unione Europea comprenda che è nelle pratiche sostenibili e agroecologiche che va ricercavo il vero progresso del settore agroalimentare, e non, come è invece avvenuto fino ad oggi, nella tutela delle multinazionali e delle produzioni agricole realizzate con metodi intensivi.Come Confeuro – conclude il presidente nazionale – ci auguriamo che la prossima Pac possa essere l’occasione giusta per realizzare quei cambiamenti tanto auspicati; ma che poi, esaurita la retorica, finiscono sepolti sotto gli interessi delle multinazionali.

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“Il Giappone innalza il suo tasso di crescita potenziale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

A cura di Daisuke Nomoto, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments Sebbene le prospettive per la crescita globale stiano diventando più incerte a causa degli attriti commerciali sino-americani e della forza gravitazionale esercitata dal rialzo dei tassi d’interesse, riteniamo che il continuo programma di riforme del Giappone finirà probabilmente per innalzare il tasso di crescita di lungo termine. Col tempo, ciò dovrebbe spingere al rialzo anche le quotazioni azionarie.Il Giappone sta introducendo tre corpus di riforme concepite per risolvere le debolezze strutturali e quelle attinenti al governo societario. Si tratta di:Riforma dell’immigrazione
Riforma dello stile di lavoro, Riforma della corporate governance.Per contestualizzare, riepiloghiamo brevemente la storia economica e i successi recenti del Giappone. Possiamo suddividere gli ultimi 40 anni in tre periodi: la straordinaria crescita degli anni ‘80, l’opprimente deflazione degli anni ‘90 e il periodo da fine 2012 ad oggi, caratterizzato dalle riforme strutturali della “Abenomics”. Dopo la lunga fase di deflazione seguita alla rapida crescita degli anni ‘80, molte società giapponesi si sono ripiegate su sé stesse. Piuttosto che investire nella crescita futura per generare rendimenti superiori, hanno fatto di tutto per proteggere le prerogative acquisite, prestando scarsa attenzione all’efficienza dell’allocazione del capitale. Tuttavia, dopo i 15 anni di crescita zero dal 1998 al 2013, le riforme del Presidente Shinzō Abe stanno finalmente dando i loro frutti e il PIL si sta avvicinando all’obiettivo del governo di JPY 600.000 miliardi.Le pressioni inflazionistiche non sono state abbastanza forti da oltrepassare il target del 2% della Bank of Japan (BoJ), ma gli indicatori economici suggeriscono chiaramente che la deflazione è stata sconfitta. Pur non escludendo la possibilità che la BoJ modifichi la sua politica monetaria per consentire al rendimento dei titoli di Stato giapponesi (JGB) decennali di salire lievemente, crediamo che rimarrà accomodante ancora per qualche tempo, mantenendo il tasso di riferimento a breve termine sul -0,1%. Ciò è in netto contrasto con la politica di inasprimento della Fed.
Il PIL è funzione sia delle dimensioni della forza lavoro che della produttività. Il Giappone è storicamente diffidente nei confronti dell’immigrazione, ma l’invecchiamento della sua popolazione rende urgente un potenziamento della forza lavoro tramite gli immigrati. In un primo momento, le politiche governative hanno cercato semplicemente di aumentare la partecipazione delle donne e dei cittadini più anziani al mercato del lavoro. Ma tali misure non sono bastate a colmare l’ampio divario tra domanda e offerta, ragion per cui il Giappone ha aperto sempre più le porte ai lavoratori provenienti dall’estero. Benché l’immigrazione sia sempre una questione controversa, per un paese che necessita immediatamente di più lavoratori per sostenere la crescita economica la deregolamentazione è uno sviluppo positivo.
Negli ultimi cinque anni, il numero di lavoratori esteri è aumentato dell’87% a 1,3 milioni, ma si tratta ancora del 2% appena della forza lavoro totale, contro il 17% circa degli Stati Uniti e l’11% del Regno Unito, a indicazione di un notevole margine di crescita residuo. A giugno 2018, il governo ha annunciato permessi di soggiorno per lavoratori qualificati con l’obiettivo di attrarre 500.000 nuovi lavoratori entro il 2025.

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2018 in crescita, nel 2019 focus su prodotto e formazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Indicatori in crescita nel 2018 di I4T, società specializzata dal 2003 nello sviluppo di soluzioni assicurative per gli operatori professionali del turismo. Giovanni Giussani, direttore commerciale, dichiara: “Abbiamo chiuso l’anno con un volume d’affari in aumento del 16% e un incremento del 20% nel numero di assicurati, per un totale di oltre 350.000 clienti e circa 2.000 pratiche di gestione sinistri. Il 2018 è stato un anno importante anche per gli investimenti, con l’apertura di una sede a Milano, che affianca quella storica di Torino, e il potenziamento della rete commerciale, oggi costituita da 12 agenti presenti su tutto il territorio nazionale”.I4T offre prodotti assicurativi differenziati per tipologie di coperture, massimali e premi, che intercettano tutte le richieste espresse dagli operatori professionali del turismo. Particolarmente significative da questo punto di vista le performance di alcune polizze strategiche, come Fondo di Garanzia e Responsabilità Civile: la prima nel 2018 ha registrato un incremento del 18% rispetto al 2017 e oggi è arrivata a detenere una quota di mercato pari al 20%, mentre la Responsabilità Civile è cresciuta del 20%, per una quota di mercato del 25%.“Siamo soddisfatti dei numeri e del bilancio positivo – aggiunge Christian Garrone, responsabile della Intermediazione Assicurativa I4T – e abbiamo ambizioni di crescita, ma ciò che ci riempie di orgoglio è il feedback che riceviamo dal mercato. Gli agenti ci scelgono per il servizio, che si traduce da un lato nello sviluppo di prodotti assicurativi in linea con le loro reali esigenze, dall’altro nella formazione e nella capacità di offrire risposte concrete alle problematiche generate dalle nuove normative. Tra GDPR, direttiva pacchetti e IDD, il 2018 è stato un anno ricco di sfide, ed essere premiati in un contesto come questo per noi è un doppio attestato di fiducia”.“Oggi possiamo contare su una base di 4.000 agenzie iscritte al portale – conclude Giovanni Giussani – e puntiamo a svilupparci ulteriormente: stiamo per lanciare nuovi prodotti che avranno un impatto importante e saremo molto attivi anche sul fronte della consulenza e della formazione rivolta ai nostri partner commerciali”.

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La crescita della Tunisia: Destinazione di prima scelta per gli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Milano. Anche quest’anno l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo in Italia sarà presente alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) che si terrà a Milano dal 10 al 12 febbraio 2019. L’occasione si rivela essere molto importante per portare l’attenzione del mondo del turismo sui risultati raggiunti dalla Tunisia durante il 2018. Inoltre le previsioni per il 2019, vedono la Tunisia posizionarsi come destinazione di prima scelta, recuperando il suo posto di destinazione attrattiva e imperdibile nel bacino del Mediterraneo.
La presenza in BIT del Ministro del Turismo e dell’Artigianato, René Trabelsi, è un chiaro segnale dell’importanza che il paese dà al mercato italiano nonché l’impegno del paese nel voler saldare ulteriormente i rapporti preesistenti e stringerne di nuovi con gli operatori del settore.Se il 2017 si era già rivelato un anno in crescita, registrando 88.000 visite da parte di italiani (+22% sul 2016), il 2018 si è confermato su questa linea, registrando 103.000 arrivi dall’Italia con un incremento del 17% rispetto al 2017.A livello europeo i dati segnano una ripresa ancora più netta, registrando un incremento del 42% con oltre 2.413.000 visitatori. Il 2018 ha visto in totale 8,3 milioni di visitatori da tutto il mondo, ovvero +45% rispetto al 2017, con un totale dei ricavi pari a 1,36 miliardi di dollari.Molto importante è il ritorno dei principali Tour Operator italiani che, dalla scorsa stagione, hanno dato nuova enfasi alla programmazione della destinazione e, grazie all’incremento del numero complessivo di operatori, si prevede una stagione 2019 in crescita.Una destinazione così facilmente raggiungibile dall’Italia è sicuramente meta ideale per vacanze in famiglia e short break. Il suo territorio molto variegato consente un’innumerevole quantità di attività ed esperienze diverse, capaci di soddisfare tutte le richieste.Per il 2019 sarà posto l’accento sull’intensificazione del traffico turistico durante la bassa stagione, attraverso il turismo culturale (circuiti turistici volti alla scoperta del patrimonio culturale e archeologico della Tunisia), sportivo (maratona, sport estremi, motori…), la terza età e il turismo congressuale.In Tunisia si può godere di una splendida vacanza rilassante al mare o dedicarsi alle vacanze attive. Ad esempio è possibile cimentarsi in rilassanti camminate nelle foreste del nord tra fiumi e laghi oppure effettuare delle escursioni in bici nella natura. Il mare, oltre al relax, offre svariate possibilità di splendide immersioni nei fondali e un’ampia gamma di sport acquatici. E poi le escursioni nel deserto con i 4×4 oppure sui quad o più tradizionalmente a dorso di dromedario e le fantastiche notti stellate che solo il deserto sa offrire. Da non dimenticare i trattamenti di talassoterapia o quelli offerti dagli hammam che fanno della Tunisia una destinazione perfetta per la cura di sé stessi e la remise en forme.Cultura, arte, storia, eventi, gastronomia e tanto altro: sono queste le mille esperienze racchiuse in un viaggio in Tunisia. Palcoscenico di numerose civiltà che si sono succedute e hanno convissuto per millenni, la Tunisia è ricca delle tracce del loro passaggio: berberi, romani, arabi, andalusi e francesi hanno lasciato stupende eredità giunte fino a noi ad evidenziare la diversità culturale di questo paese.
I prodotti di punta della destinazione oltre al balneare sono:
– il benessere e la talassoterapia: la maggior parte degli hotel di categoria superiore ha dei centri all’avanguardia.
– Il turismo sportivo: 11 campi da golf di standard internazionale che ospitano competizioni di livello internazionale; inoltre, campi da tennis nella maggior parte degli hotel che ospitano tornei internazionali. La Tunisia ha ospitato anche raduni di auto e moto e maratone, ciclismo e sport estremi
– Il turismo culturale: la storia millenaria della Tunisia è testimoniata dai suoi siti archeologici, da Cartagine a Dougga, da Sbeitla a Kerkouane e El Jem e i suoi musei, quello del Bardo di Tunisi e di Sousse, nonché le città con le medine.
– Il turismo congressuale: hotel di alto livello che sono in grado di ospitare incontri e congressi.I collegamenti aerei attualmente operati:
Tunisair: 24 voli settimanali da Roma, Milano, Venezia e Bologna
Tunisair Express: 5 voli settimanali da Palermo e Napoli
Alitalia: 12 voli settimanali da Roma
La programmazione charter 2019 prevede voli da: Milano Malpensa, Verona, Bergamo, Napoli, Bologna e Roma verso Djerba, Monastir e Tunisi, oltre alla programmazione dei voli di Linea operati da Tunisair e Tunisair Express (37 voli settimanali) e da Alitalia (14 voli settimanali)Chi volesse ricevere informazioni sulla Tunisia ci potrà incontrare in BIT al padiglione 4 stand C89-D88 sarà presente anche la compagnia aerea Tunisair e diversi operatori tunisini. Per maggiori informazioni, visitate il sito http://www.tunisiaturismo.it

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InvestEU: nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno approvato la nascita di InvestEU, un nuovo programma comunitario per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027.
Il nuovo programma InvestEU segue e sostituisce l’attuale FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), istituito dopo la crisi finanziaria.
I deputati hanno adottato alcuni emendamenti per migliorare la proposta della Commissione europea, tra cui:
· l’aumento della garanzia del bilancio UE a 40,8 miliardi di euro (ai prezzi correnti) per mobilitare oltre 698 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in tutta l’UE (la Commissione ha proposto 38 miliardi di euro per mobilitare 650 miliardi di euro);
obiettivi nuovi e più chiari, come l’aumento del tasso di occupazione nell’UE, la realizzazione degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima o la coesione economica, territoriale e sociale;
una migliore protezione del clima: un obiettivo di “almeno il 40%” della dotazione finanziaria complessiva del programma InvestEU per gli obiettivi climatici;
· l’introduzione di un comitato direttivo per garantire il giusto equilibrio tra l’esperienza politica e bancaria nella gestione del programma. Un membro nominato dal PE farà parte del comitato;
· la Commissione e il comitato direttivo dovrebbero riferire annualmente al Parlamento e al Consiglio sui progressi, l’impatto e le operazioni del programma InvestEU per garantire una migliore responsabilità nei confronti dei cittadini europei.
La relazione è stata approvata con 517 voti favorevoli, 90 contrari e 25 astensioni.

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I margini di crescita del mercato azionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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2018: consumi crescono di 21 miliardi, beni durevoli +1,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Nel 2018 i consumi degli italiani sono in crescita di 21,14 miliardi di euro (+2%) rispetto al 2017: la spesa totale raggiunge 1.000 miliardi e 80 milioni, consolidando un trend positivo che dura da cinque anni (8,65%dal 2014). I dati dell’Osservatorio dei Consumi Findomestic 2018, realizzato in collaborazione con Prometeia, dimostrano che il mercato dei beni durevoli è cresciuto dell’1,5% in valore, con un incremento doppio nel comparto casa (+2%) rispetto a quello dei veicoli (+1%). L’Osservatorio, presentato oggi a Milano, registra anche il boom dell’e-commerce: si stima un aumento in valore del 16% a fine anno. Quello che sta per concludersi, inoltre, rappresenta per il credito al consumo, che cresce del 3,9% negli ultimi 12 mesi, il settimo anno in positivo. “In questa ripresa del settore – afferma Chiaffredo Salomone, ad di Findomestic – la nostra società ha evidenziato tassi d’incremento dei finanziamenti erogati molto superiori alla media e si appresta a chiudere l’anno con una crescita del 9,1%, più del doppio rispetto alla media del mercato”.
Il mercato dei veicoli pesa per il 3% sui consumi totali, con un incremento dell’incidenza dello 0,7% rispetto al 2014. Calano del 3,5% le immatricolazioni dei privati, confermando l’andamento negativo già rilevato nel 2017. Anche se il primato è a rischio, più di un’auto su due (54%) di nuova immatricolazione è alimentata ancora a diesel, nonostante il calo del 10% registrato quest’anno. Il mercato dell’usato cresce in valore del 3,5% e in volume del 3%, ma mostra un rallentamento rispetto al 2017 quando la domanda era stata sostenuta da un’immissione record di vetture a km 0 (+49% la variazione rispetto al 2016).
L’Osservatorio dei Consumi Findomestic registra che il mercato dei motoveicoli nel 2018 cresce del 6,2% in valore e del 3,4% in numero di immatricolazioni.
Il mercato dei camper si conferma in espansione sia in termini di pezzi venduti (+17,1%) che in valore (+19%). Secondo i dati elaborati da Prometeia il settore casa nel 2018 cresce del 2% in valore: un ‘segno più’ che è il risultato dell’accelerazione dei prezzi medi (+2,7%) e della leggera contrazione dei volumi di vendita (-0,6%).
L’Osservatorio Findomestic rileva per il 2018 un +10,6% di fatturato per il segmento telefonia con un fatturato che sfiora i 6 miliardi di euro. Il decremento dell’1,1% in valore per l’Information Technology è ancora più pesante se si guarda all’andamento dei volumi, in flessione del 3,4%.
Prometeia valuta una decrescita del 3,5% in valore per l’elettronica di consumo, fortemente condizionata dai risultati negativi dei televisori (-1,6%) che rappresentano l’80% del fatturato. Gli importanti progressi delle vendite di smart tv e di televisori con schermi di grandi dimensioni (oltre i 55 pollici) non bastano a riportare il segmento su un terreno di ripresa subendo la concorrenza dei prodotti delle telecomunicazioni, che offrono la possibilità di fruire dei contenuti audio-visivi in mobilità.
La dinamica positiva dei prezzi (+9,4%) contiene il calo del fatturato del settore fotografico. Il mercato degli elettrodomestici grandi chiuderà l’anno in declino: -2,3% di fatturato con -1,5% nei volumi e -0,8% nei prezzi. La brusca frenata nelle vendite dei condizionatori (-11,5%), soprattutto di quelli portatili, e il tracollo delle stufe elettriche (-30,9%) trascina in territorio negativo il segmento dell’home comfort, per cui l’Osservatorio Findomestic calcola un calo del 14,1% in volumi e del 10,2% in valore.
Negli ultimi 5 anni il mercato dell’e-commerce, in base ai dati del Politecnico di Milano, è passato dai 14,3 miliardi del 2014 ai 27,4 miliardi di euro del 2018, crescendo di anno in anno a due cifre e apprestandosi a chiudere l’anno con un incremento in valore del 16%.
In un contesto di crescita dei consumi, il mercato del credito al consumo prolunga l’andamento positivo che dura da sette anni e si prepara a salutare il 2018 con erogazioni per 67 miliardi di euro e un saldo positivo del 3,9%. Nel settore dei beni durevoli il ricorso al credito al consumo aumenta quando l’esborso si fa più elevato per il consumatore.
Findomestic Banca opera al servizio di oltre due milioni di clienti, ai quali si rivolge per proporre soluzioni di credito, assicurative e di risparmio. Presente in tutta Italia, Findomestic ispira la propria attività ai principi della Responsabilità Sociale, promuovendo un approccio al credito sostenibile e responsabile, per sviluppare una relazione di lungo periodo con il Cliente, con i Partner, e con tutti i suoi stakeholders.

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“Crescita contro commercio: la battaglia continua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A cura di Anwiti Bahuguna, Gestore di portafoglio senior, Asset allocation globale di Columbia Threadneedle Investments. All’inizio dell’anno l’amministrazione Trump ha imboccato la strada dell’aumento dei dazi nei confronti della Cina con l’annuncio di tariffe doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio e dazi ex Section 301 su USD 50 miliardi di importazioni cinesi. Quindi, il 24 settembre, Washington ha introdotto ulteriori dazi su altri USD 200 miliardi di merci cinesi. Riteniamo probabile una continuazione di questo processo, che nei prossimi mesi potrebbe condurre all’imposizione di dazi su tutti i prodotti di provenienza cinese.Secondo le stime di consenso, le tariffe doganali rallenteranno la crescita statunitense dello 0,2% circa. Anche l’impatto sull’inflazione sarà verosimilmente gestibile, ma nell’eventualità di un continuo aumento dei dazi e di un’escalation delle tensioni ci sarebbero ben pochi motivi di ottimismo.I dazi sono essenzialmente imposte sulle importazioni che accrescono i prezzi delle merci importate negli Stati Uniti, tra cui quelli dei beni intermedi utilizzati per creare i prodotti e i servizi finali venduti ai consumatori e alle imprese. Se i produttori statunitensi decidono di trasferire sugli acquirenti l’aumento dei costi dei fattori di produzione, il probabile risultato sarà un aumento dell’inflazione.
Al contempo, i dati economici statunitensi continuano a segnalare una solida espansione:
La crescita dell’occupazione rimane sostenuta e favorisce una continua riduzione del tasso disoccupazione
Gli indicatori futuri di crescita, come l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) compilato dall’ISM, rimangono elevati, al pari della fiducia di consumatori e imprese
La crescita dei salari è aumentata, benché al 3% circa sia ancora moderata rispetto alla media storicaIl Presidente del Federal Reserve Board Jerome Powell ha recentemente dichiarato che il contesto economico non potrebbe essere migliore di quello attuale, caratterizzato da una crescita vigorosa e un’inflazione moderata. La Fed ritiene inoltre che, con il tasso di disoccupazione al 3,7%, il mercato del lavoro presenti una scarsa capacità inutilizzata. La banca centrale è dunque intenzionata ad innalzare gradualmente il tasso overnight, salvo uno shock esogeno all’economia. Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’acuirsi delle tensioni commerciali e il rallentamento della crescita globale, le condizioni finanziarie statunitensi hanno continuato a sostenere questa linea d’azione.
Il mercato sembra inoltre aver concluso che, sul fronte dei dazi, gli Stati Uniti si trovano in una posizione più forte rispetto al resto del mondo, in particolare alla Cina. Ciò si riflette nella diversa performance dei mercati azionari statunitensi e cinesi.
Gli Stati Uniti fanno registrare una crescita robusta, che dovrebbe continuare nel quarto trimestre per poi subire un probabile rallentamento nel 2019, al venir meno degli effetti positivi dei tagli alle imposte e dello stimolo fiscale. Riteniamo che le tensioni commerciali e gli aumenti del tasso sui federal fund siano ormai una realtà e che saranno una fonte di persistente volatilità sui mercati nel breve termine.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 418 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.www.columbiathreadneedle.com

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L’università di Parma continua a crescere

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Parma. Ancora una crescita per l’Università di Parma: i dati delle iscrizioni al primo anno per il 2018-2019 mostrano che prosegue il trend avviato nel 2015-2016 e confermato negli anni successivi. L’incremento rispetto all’anno scorso è del +4,2%: 6.484 gli iscritti complessivi al primo anno (dati al 30 novembre 2018) contro i 6.221 dell’anno accademico 2017-2018, con una crescita assoluta di 263 matricole. La crescita maggiore è di Scienze Medico-Veterinarie. Il Dipartimento che per numero di iscritti al primo anno aumenta di più in valore percentuale è il Dipartimento Scienze Medico-Veterinarie, che per certi versi “compensa” la flessione che l’aveva caratterizzato lo scorso anno facendo registrare un ottimo +38,64%. Incremento a due cifre anche per il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (+15,87%). In flessione, invece, il Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche (-13,82%) e il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali (-6,04%), entrambi cresciuti lo scorso anno. Tra i corsi, aumenti rilevanti di matricole per Scienze della natura e dell’ambiente (da 64 a 143 matricole), Civiltà e lingue straniere moderne (da 338 a 400) e Scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali (da 135 a 194). Per quanto riguarda la provenienza crescono l’Emilia Romagna e il Nord Italia. In quanto a preferenze di genere va notato che
l’Università di Parma attrae le studentesse, che tra gli iscritti al primo anno “battono” gli studenti 58% a 42%. Tra i Dipartimenti più “gettonati” dalle ragazze, a livello percentuale, superano il 70% di iscritte al primo anno il Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC (79%), il Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie (75%) e il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali (73%). Resta invece largamente preponderante la componente maschile ai Dipartimenti di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche (77% di studenti iscritti al primo anno) e di Ingegneria e Architettura (76%). Il Dipartimento in cui, tra gli iscritti al primo anno, la presenza maschile e quella femminile sono più bilanciate è quello di Scienze Economiche e Aziendali: studenti al 52%, studentesse al 48%.
L’Università di Parma, con il servizio Le Eli-Che, si conferma punto di riferimento importante per gli studenti appartenenti a fasce deboli, per i quali è attivo da anni un servizio che è fiore all’occhiello dell’Ateneo con specifiche strutture di affiancamento e accoglienza. I numeri 2018-2019 parlano di 199 iscritti. I dati diffusi oggi sono ancora parziali, poiché le iscrizioni ai corsi di laurea magistrale (+2) non sono ancora tutte chiuse. Le cifre complessive degli iscritti al primo anno (compresi quelli delle lauree magistrali) saranno disponibili nella primavera 2019.

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I servizi immobiliari crescono più delle compravendite

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Il settore dei servizi immobiliari è cresciuto, nell’ultimo decennio, più del doppio dei mercati immobiliari. A fine anno l’industria immobiliare nei cinque principali Paesi europei dovrebbe toccare i 424 miliardi di euro con quasi due milioni di addetti.
Si tratta di una crescita del 10,9 per cento in dieci anni. Nello stesso periodo il fatturato dei mercati immobiliari (cioè il valore dei beni scambiati in tutti i comparti) è cresciuto del 4,8 per cento.“E’ una ulteriore dimostrazione – ha affermato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, presentando a Roma il quarto rapporto sui “I servizi immobiliari in Italia e in Europa” – del peso crescente della filiera immobiliare sul pil. Che in Italia tocca il 19 per cento. Preoccupano i dati dell’economia e una politica che appare penalizzante nei confronti di uno dei tradizionali “motori”, in tutti i Paesi, dell’occupazione e degli investimenti”. L’Italia, si legge nel Rapporto, è ancora arretrata rispetto agli altri Paesi europei con un fatturato dei servizi immobiliari di circa 43 miliardi di euro. Anche se negli ultimi dieci anni l’incremento è stato del 18,5 per cento (dietro la Spagna) ci sono ampi margini di incremento, se si ci rapporta a realtà più consolidate come Francia e Germania.

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Italia: Spread “in crescita” ed incertezze

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

La Svizzera è stata da sempre ritenuta un “porto” sicuro per coloro che volessero custodire capitali o beni di valore anche dall’estero. Lo sanno gli italiani che non hanno mai smesso di spostare liquidità o quanto ritenessero prezioso al di là della Alpi. Ciò specialmente in tempi di crisi o d’incertezza. Gli scudi fiscali e la fine del segreto bancario avevano notevolmente ridotto questo flusso di “frontalieri” del deposito bancario. Almeno fino solo a poco fa. Perché, da quanto è riportato dalla stampa del Canton Ticino, la storia sembra che stia iniziando a ripetersi. E non sarebbero pochi gli italiani tornati a bussare alle porte delle filiali delle banche luganesi. Anche se cambiano i motivi che spingono i nostri concittadini a spostarsi: mentre prima lo si faceva per nascondere al fisco il denaro o si occultavano capitali di provenienza illecita, oggi la ragione principale sarebbe dovuta al tentativo di salvare i propri risparmi. Lo spread in salita ed il conseguente vento d’incertezza che molti analisti soffiano sull’opinione pubblica, costituirebbero lo spettro che aleggia minaccioso sulla solidità dei risparmi degli italiani che, spaventati per le possibili ripercussioni a medio e lungo termine, preferiscono traslocare i propri risparmi in luoghi più sicuri. E dove se non in Svizzera, Paese da sempre riconosciuto per la solidità bancaria? D’altra parte, come spiega Marco Silvani l’amministratore dell’Istituto finanziario luganese Lemanik: «Il menù degli strumenti offerti dai gestori svizzeri è più aperto verso l’esterno e meno concentrato sui prodotti “captive” rispetto a quelli italiani». La gestione delle attività finanziare, inoltre, in Svizzera avviene in maniera più veloce rispetto all’Italia. Da qui la crescente richiesta di informazioni per l’apertura di conti: «Richiedono lumi sui costi e sulle opzioni di investimento disponibili, sugli asset, ma nessuno lo fa domandando di aprire conti riservati. Probabilmente perché già sa che riceverebbe un diniego», affermano dalla Banca del Sempione. Più scettico Marco Boldrin, amministratore delegato di Copernicus, società nata dal ricompattamento di gestori e operatori già Bsi, che a IlSole24Ore dichiara di non aver avvertito un afflusso di capitali particolare dall’Italia. «Quello che possiamo registrare semmai è un maggiore interesse e la tendenza a informarsi di più. Ma di file agli sportelli ancora non ne vediamo». Di diverso parere Alessandro Falconi, fondatore di Af Consulting: «La tendenza è oramai assodata e le domande di espatrio sono sempre di più». Chi sta pensando di aprire un conto in franchi, invece, viene indirizzato diversamente, come suggerisce un consulente di PostFinance: «Per i non residenti non conviene. Si può versare il denaro, ma non si può operare online». In ogni caso, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, già il fatto che molti si stiano informando, non può che destare preoccupazione, perché il deflusso di capitali verso l’estero è sempre indice di scarsa credibilità per l’intero Paese ed in qualche modo vanno prese urgenti misure per evitare che diventi un fenomeno di massa.

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Nel 2030 ci saranno 129 milioni di bambini con problemi di crescita dovuta alla malnutrizione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Il più delle volte causati dalla denutrizione delle loro madri adolescenti. Il ciclo intergenerazionale di malnutrizione dipende da una serie di cause che, per essere risolte, devono essere affrontate in maniera integrata: povertà, norme socio-culturali, educazione, carenza di acqua potabile, accesso ai sistemi di salute pubblica e alle risorse, che rendano le giovani economicamente indipendenti e consapevoli, tutelandole così anche dalla prospettiva di matrimoni precoci.Nel mondo, ogni anno, sono circa 12 milioni le ragazze che si sposano prematuramente e 16 milioni le adolescenti che diventano madri. Le giovani donne giocano un ruolo essenziale per lo sviluppo economico e umano delle loro famiglie e delle loro comunità, nonostante siano fortemente soggette a fenomeni di esclusione e discriminazione, matrimoni o gravidanze precoci, violenze e abusi di ogni genere oltre ad avere minor accesso ai servizi essenziali.Sostenere le adolescenti è quindi indispensabile per influire positivamente sull’alimentazione delle generazioni future per ridurre del 40% i casi di arresto della crescita entro il 2025 ed eliminare ogni forma di malnutrizione entro il 2030, come previsto dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.Affrontare il problema della malnutrizione delle ragazze adolescenti, indagare le ragioni e trovare soluzioni multi settoriali per prevenire una condizione che ha degli impatti di lungo periodo e causa disabilità e morti precoci delle giovani donne e dei loro figli, è l’obiettivo che si pone la conferenza internazionale “Leaving no one behind – making the case for adolescent girls” , (“Non lasciare nessuno indietro: un focus sulle adolescenti) organizzata a Roma dal Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e da Save the Children, con il supporto del Governo del Canada.

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Cresce la povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

In 10 anni il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato. Lo denuncia il Codacons, commentando i dati dell’Istat forniti oggi in audizione sulla Nota al Def.“Nel nostro paese vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, pari a quasi 1,8 milioni di famiglie – spiega il Codacons – Confrontando i numeri con quelli registrati dall’Istat 10 anni fa, scopriamo che il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato: nel 2007 le famiglie in povertà erano 975 mila; il numero di individui in condizione di povertà assoluta era pari a 2,4 milioni, contro i 5 milioni del 2017. Questo significa che in dieci anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del +108%”. “L’incremento dell’incidenza della povertà nel nostro paese è da attribuire solo in parte alla crisi economica: pesa infatti l’incapacità della classe politica italiana che negli anni non ha saputo adottare misure realmente efficaci contro il generale impoverimento delle famiglie” – conclude l’Associazione.

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“Digitale per Crescere: Innovazione, Crescita, Trasformazione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Roma 25 ottobre, a partire dalle ore 15:00 presso la LUISS Guido Carli – Aula Magna Mario Arcelli si terrà l’evento organizzato da Anitec-Assinform “DIGITALE per CRESCERE – Innovazione, Crescita, Trasformazione”. Sarà un importante momento di confronto dedicato al futuro digitale del nostro Paese. Partendo dai dati del Rapporto “Il digitale in Italia 2018”, che verrà presentato per l’occasione e con proiezioni sino al 2020, ci si confronterà sul ruolo che del digitale per la crescita del Paese. E ci si confronterà sulle scelte da fare per sciogliere tre nodi fondamentali: dare continuità alla trasformazione digitale delle imprese, rilanciare la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, colmare il gap di competenze digitali.
Interverranno, fra gli altri, il presidente di Anitec-Assinform Marco Gay, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania.
(www.digitalexcrescere.it)

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“Prospettive di crescita delle PMI: Riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Roma 21 settembre 2018 alle 9.45 alla Camera dei Deputati, palazzo San Macuto, in via del Seminario,76, l’Asso112-Associazione Confidi Italiani organizza il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”. Partecipano l’on. Carla Ruocco, Presidente della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, la dr.ssa Donatella Visconti, Presidente di ASSO112, l’on. Francesca Gerardi della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, l’avv. Savatore Vescina, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Nicola Buonfiglio, Esperto della Divisione VI del MISE, il dr. Vito Antonio Furio di CRIF e Alberto Rodeghiero, Vice Presidente di ASSO112. Il convegno approfondirà le prospettive di crescita delle PMI con il contributo delle istituzioni, dei civil servants e delle imprese.

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