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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘crescita’

Oggi le stime di crescita ed inflazione della Commissione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

La commissione potrebbe rivedere marginalmente le già basse attese per il 2019 (da +0,2% a +0,1%) ma la mossa avrebbe un significato simbolico di non poco conto, soprattutto se accompagnata dalla richiesta di delucidazioni sulle ragioni rilevanti che stanno facendo deviare dal processo di rientro del debito. In altri termini, una decisione in tal senso della Commissione aprirebbe le porte per raccomandazioni più cogenti il 5 giugno (ossia dopo le elezioni europee del 26 maggio), quando sarà presentato il country report sull’Italia.
L’ipotesi di base rimane sempre quella di possibili prese di profitto tra maggio e giugno, indotte prevalentemente dalla percezione di minore possibilità a breve di ulteriore supporto delle banche centrali, soprattutto alla luce del recente incontro FED dell’1 maggio e del miglioramento dei dati macro Euro che rendono potenzialmente più ostico il processo di costruzione di una TLTRO robusta, capace di dissipare i timori legati all’incertezza in vista del passaggio di consegne alla presidenza BCE (il mandato di Draghi termina ad ottobre).In area Euro, la stagionalità sfavorevole potrebbe colpire principalmente il comparto delle materie prime, oltre a quello Oil&Gas, insieme ai due comparti maggiormente collegati alla TLTRO, ossia banche ed auto.
Il tutto però potrebbe rivelarsi temporaneo e tale anzi da creare la base per ulteriori misure/aperture delle banche centrali già a giugno: il 6 giugno sono attesi i dettagli della TLTRO ed il 19 giugno la FED è attesa aprire in modo più forte sul tema taglio tassi.
Riguardo l’andamento dei prezzi del petrolio si tratta di una variabile importante che impatta molto sulle percezioni e quindi sul clima generale. Dopo aver scontato fino a fine aprile una forte carenza di greggio, la situazione potrebbe drasticamente mutare alla luce di 3 considerazioni:
Incertezza sulla proroga dei tagli Opec+ alla seconda parte del 2019, a causa dell’opposizione soprattutto della Russia, intenzionata a non favorire troppo lo shale oil USA (la cui produzione è in forte aumento) in un contesto di innumerevoli colli di bottiglia dal lato offerta (Libia, Venezuela, Iran ecc). Importante sarà la riunione preliminare Opec+ a Jeddah in Arabia Saudita (formalmente è atteso l’incontro del JMMC, ossia il Joint Ministerial Monitoring Committee dove sono inclusi due paesi non Opec: Russia ed Oman) del 19 maggio, prima della riunione formale del 25/26 giugno a Vienna
Ridimensionamento della domanda stimata per l’anno in vista di tempi lunghi sul fronte negoziazioni sui dazi. Posizioni nette lunghe degli speculatori già relativamente elevate (anche se non elevatissime) tale da indurre rapide prese di profitto.

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Crescita e investimenti per Boehringer Ingelheim

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, guidata dalla ricerca, chiude il 2018 con un fatturato di 17,5 miliardi di euro. Al netto degli effetti di cambio e dell’effetto “una tantum” derivante dallo scambio di asset con Sanofi, nel 2017, le vendite nette sono cresciute del 4%. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono stati di 3,2 miliardi (+2,8%) di euro, passando al 18,1% del fatturato annuale. L’azienda si focalizza in ambiti terapeutici specifici.“Vogliamo che il nostro sia un contributo significativo per migliorare ulteriormente la cura del cancro – dichiara Hubertus von Baumbach, Presidente del Board of Managing Directors – La nostra ricerca si estende anche alle malattie fibrotiche, metaboliche e immunologiche e la nostra pipeline di ricerca è ben strutturata.”
Gli investimenti in impianti e strumentazioni, quasi 1 miliardo di euro (+9%), non sono mai stati così cospicui. Il risultato operativo è nuovamente di 3,5 miliardi di euro (- 0,4%) e l’utile del Gruppo, dopo le imposte, è salito a 2,1 miliardi di euro.“Nel 2018 la redditività sulle vendite nette è passata dal 19,3% al 19,8%, la nostra quota di capitale proprio è salita dal 38% circa al 40%. Siamo un’azienda molto sana, anche dal punto di vista finanziario” commenta Michael Schmelmer, Membro del Board of Managing Directors, Responsabile dell’area Finanza. Il numero medio dei collaboratori è aumentato leggermente in tutte le region, raggiungendo un totale di 50.370 unità (+2%).

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InvestEU: incentivi per occupazione, crescita e investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Con l’obiettivo di generare quasi 700 miliardi di euro di investimenti, l’iniziativa “InvestEU” sostituisce l’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici (il FEIS, che faceva parte del “Piano Juncker”) istituito dopo la crisi finanziaria del 2008.I deputati vogliono migliorare la proposta della Commissione europea, aumentando la dotazione dell’UE da 38 miliardi di euro a 40.8 miliardi di euro per innescare investimenti pari a 698 miliardi di euro (l’obiettivo della Commissione era di 650 miliardi di euro).Nei negoziati con i ministri UE che si sono tenuti finora, sono state concordate le seguenti priorità proposte dal Parlamento:
obiettivi più chiari e nuovi quali l’occupazione e la coesione economica, territoriale e sociale,
una migliore protezione del clima nell’ambito degli obiettivi UE per il clima e l’ambiente, con almeno il 55% degli investimenti finanziati in sostegno di infrastrutture sostenibili.
La relazione di José Manuel Fernandes (PPE, PT) e Roberto Gualtieri (S&D, IT) è stata approvata con 463 voti favorevoli, 64 contrari e 29 astensioni.

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Convegno: “Le infrastrutture per la crescita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Avrà luogo a Matera, il prossimo 14 giugno 2019, il convegno sul tema “Le infrastrutture per la crescita”; l’evento è promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, e dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Matera, con la collaborazione della Fondazione CNI. Ne dà notizia il presidente del locale ordine professionale, Ing. Giuseppe Sicolo: “La data e il luogo del convegno sono stati decisi il 23 febbraio scorso, quando ebbe luogo a Roma l’Assemblea Nazionale dei Presidenti; in quella occasione, venni invitato a intrattenere i convenuti con una presentazione di Matera e del suo territorio, e riscontrai un immediato consenso sull’organizzazione dell’evento, che prevede la partecipazione dei ministri del Sud e dei Trasporti/Infrastrutture”. Recentemente, il Presidente del Consiglio Nazionale, Ing. Armando Zambrano, ha inviato a tutti gli ingegneri d’Italia, tramite i presidenti provinciali, l’invito a prender parte all’iniziativa per offrire – scrive nella lettera – “il contributo ad una riflessione sulla cultura espressa dall’Ingegneria e sul significato intrinseco di progettazione che deve contemperare il rispetto per il territorio e favorire processi di modernizzazione del Paese”. Dichiara ancora l’Ing. Sicolo: “Siamo onorati di ricevere la visita di tanti colleghi, che non mancheranno di apprezzare il nostro capoluogo e le sue straordinarie meraviglie, nell’anno di celebrazione della Capitale Europea della Cultura. Anche gli ingegneri d’Italia, nel 2019, potranno dire di aver vissuto questo evento straordinario, condividendolo con le migliaia di persone che ogni giorno affollano i nostri rioni e vicoli caratteristici”.

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Il Comitato europeo delle regioni e Eurochambres uniscono le loro forze ‎ per consolidare l’occupazione e la crescita in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

​Christoph Leitl and Karl- Heinz Lambertz. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) e l’Associazione delle Camere di commercio e dell’industria europee (Eurochambres) hanno concordato un nuovo piano d’azione per rilanciare la loro cooperazione in alcuni settori chiave al fine di migliorare il contesto imprenditoriale e di promuovere lo sviluppo economico regionale. Il piano d’azione, firmato congiuntamente a Bruxelles dal Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz e dal Presidente di Eurochambres Christoph Leitl, definisce gli ambiti di cooperazione tra le due istituzioni per il periodo 2019-2022 puntando ad affrontare i problemi della disoccupazione giovanile e dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze, stimolare l’imprenditorialità e rafforzare la coesione e la competitività industriale.
Il piano d’azione 2019-2022 concluso tra il CdR e Eurochambres definisce i seguenti ambiti di cooperazione, che verranno regolarmente riveduti per tutto il periodo di attuazione:
cooperazione rafforzata per quanto riguarda l’ attività legislativa dell’UE grazie alla condivisione di studi e documenti di sintesi;
misure per risolvere i problemi della disoccupazione giovanile e dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze mediante lo scambio di buone pratiche e di soluzioni innovative;
incentivazione dell’ imprenditorialità e della politica per le PMI attraverso la promozione del programma Erasmus per giovani imprenditori ( Erasmus for Young Entrepreneurs – EYE) e della rete delle Regioni imprenditoriali europee ( European Entrepreneurial Regions – EER);
promozione di una migliore legislazione UE e di una sussidiarietà più efficace per mezzo delle valutazioni d’impatto territoriale e dell’ iniziativa della rete di hub regionali ;
sostegno alla cooperazione nei paesi del vicinato UE tramite un’iniziativa sull’imprenditoria giovanile nei paesi partner mediterranei e la diffusione di informazioni sull’accesso ai finanziamenti per gli enti locali e regionali;
rafforzamento della politica di coesione dell’UE grazie alla #CohesionAlliance (Alleanza per la coesione);
miglioramento della resilienza territoriale con un lavoro congiunto di analisi dell’impatto che le future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’UE a 27 avranno sulla competitività industriale regionale e sullo sviluppo economico, sociale e territoriale delle isole grazie a Insuleur (la Rete delle camere di commercio e dell’industria insulari dell’UE).

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Investimenti che contribuiscono alla crescita del Paese”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

“Da parte del Governo c’è un impegno concreto per promuovere ogni investimento che contribuisca alla crescita dell’economia del Paese, alla creazione di nuovi posti di lavoro. C’è la volontà chiara di intervenire per il miglioramento della qualità della vita dei nostri concittadini. La scelta di Amazon di continuare a investire in Italia, in armonia con le nuove previsioni normative in materia di tassazione di piattaforme digitali, testimonia da un lato la competitività della nostra economia e d’altro canto dimostra come una pianificazione realmente attenta alle esigenze dei territori e dei cittadini possa promuovere e attrarre investimenti privati di grande interesse”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, oggi a Torrazza in Piemonte per la presentazione del nuovo centro di Amazon.

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Domino’s Pizza: 300 assunzioni nei prossimi due mesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Domino’s Pizza annuncia l’apertura di un’imponente campagna di recruiting mirata a circa 300 assunzioni, molte delle quali già entro fine aprile, focalizzata su sei città: Milano, Torino, Modena, Bologna, Genova e Brescia.I nuovi assunti andranno a completare i team Domino’s Pizza già attivi e presenti in maniera capillare a Milano, Torino, Modena e Bologna ( dove sono previste ulteriori aperture) o formeranno le nuove squadre per le prossime inaugurazioni previste a Genova e Brescia.La campagna di recruitment si colloca all’interno di una strategia più ampia, che vuole accelerare la crescita e far aumentare almeno del 50% il numero dei propri punti vendita nel Nord Italia. La realtà Domino’s Pizza, infatti, è al suo quarto anno di attività e ha già all’attivo 23 punti vendita diretti e in franchising.A conferma del proprio impegno nei confronti di dipendenti e collaboratori, Domino’s Pizza ha recentemente firmato la “Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano”, un documento varato dall’Assessore al Lavoro di Bologna e dalle locali sigle sindacali a tutela dei rider, i fattorini impegnati nelle consegne a domicilio.Per quanto concerne le città dove Domino’s è già presente, la ricerca si concentra su Milano (con oltre 100 assunzioni in programma), ma anche a Modena (10), Bologna (40) e Torino (40). Il capoluogo piemontese, in particolare, è quello che in questo momento ha più necessità della figura di assistant manager: se ne cercano circa 20, infatti, mentre a Milano e Bologna 10 e 2 a Modena. Come annunciato, inoltre, ci sono già altre città nell’immediato futuro di Domino’s, a partire da Brescia – dove servono in particolare 5 assistant manager e 15/20 addetti alla ristorazione e alle consegne – e Genova, dove si cercano 10 assistant manager e circa 40 figure operative. Gli interessati ad una delle posizioni aperte, potranno inviare il proprio CV e una breve presentazione all’indirizzo e-mail risorseumane@dominositalia.it (https://www.dominositalia.it/?lang=it)
Domino’s Pizza ® Fondata nel 1960, è la prima catena di pizzerie al mondo con oltre 16.000 punti vendita in più di 85 mercati. Nel 2017 il volume di affari generato da Domino’s a livello globale è stato di 11 miliardi di dollari, di cui il 52% proveniente dai mercati internazionali.

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Barometro CRIF delle richieste di prestiti: Sono in crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Nel mese di febbraio il numero di interrogazioni registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF relativamente alle richieste di prestiti da parte delle famiglie italiane (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati) ha fatto segnare un +11,1% nel confronto con lo stesso mese del 2018. Nello specifico, i prestiti finalizzati hanno registrato l’incremento più consistente, pari a +13,5%, mentre la variazione dei prestiti personali è risultata pari a +8,4%.A febbraio si segnala inoltre un nuovo record per l’importo medio richiesto, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati è stato pari a 10.171 Euro (+2,4% rispetto allo stesso mese del 2018). Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati, a febbraio l’importo medio richiesto ha raggiunto il valore di 7.459 Euro (+12,2%) mentre i prestiti personali si è attestato a 13.326 Euro (in diminuzione del -1,9%).

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Ancora in crescita il fatturato di ICA Group

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

Sono dati positivi quelli che registra ICA Group per l’anno 2018. L’azienda marchigiana della famiglia Paniccia, leader mondiale nel mercato di vernici a base d’acqua per legno, consolida la sua fase di ascesa e anche negli ultimi dodici mesi conferma il trend con il segno più.Il fatturato cresce ancora e si attesta a 122 milioni, 4 milioni in più rispetto al 2017 e 6 sul 2016. Aumenta anche la quota export, oggi al 57%, mantenendo comunque solida la posizione in Italia. Sono oltre 28 milioni i Kg di vernice prodotta e più di 15mila i clienti su scala mondiale. Tre impianti produttivi e 600 dipendenti (esclusi quelli della joint venture indiana), anche questo numero è salito rispetto al 2017 e dal 2000 si è praticamente quadruplicato.“Sono dati che sottolineano come le scelte effettuate si siano rivelate strategicamente premianti – afferma il presidente Sandro Paniccia – . Più di venti anni fa abbiamo intrapreso la strada della sostenibilità e già nel 1995 ci siamo aggiudicati il premio LIFE, che attesta l’attenzione e il rispetto per il pianeta. Ora siamo nella fase delle vernici bio, senza petrolio, che si stanno facendo notare in tutto il mondo e che insieme agli altri prodotti sostenibili saranno il traino della crescita futura, rispettando il benessere delle persone e del pianeta”.Anche ICA Academy, ente di formazione nato all’interno dell’azienda Made in Marche dalla volontà della terza generazione – Andrea, Claudio e Lorenzo Paniccia – e accreditato presso la Regione Marche, ottiene risultati notevoli. Dopo aver organizzato 2 International Career Master che hanno portato in azienda giovani promettenti, ha realizzato in tutta Italia 7 corsi per architetti (con crediti formativi per la professione) in sedi prestigiose tra cui la Fondazione Bisazza in Veneto, 44 lezioni, erogate per 150 aziende clienti, e 11mila ore complessive di formazione.Importante il capitolo degli investimenti in innovazioni di processo e di prodotto che fanno capire quanto la società stia puntando sullo sviluppo. Per il triennio 2019-2021, ICA Group ha pianificato 29 milioni di euro, di cui 15.900.000 di euro destinati alle immobilizzazioni materiali e immateriali e alle altre strutture aziendali; i restanti in Ricerca & Sviluppo (13.100.000), settore che registra un’interessante crescita media annua del 3,5%. Proprio legato al tema degli investimenti è la recente inaugurazione del primo stabilimento produttivo in India nel Gujarat realizzato per soddisfare le esigenze del mercato indiano e dei Paesi limitrofi. Nato dalla joint venture con la Pidilite, società indiana quotata in borsa impegnata in più settori, il nuovo impianto di 15.000 mq è stato progettato con il know-how marchigiano e tecnologie impiantistiche all’avanguardia. L’azienda civitanovese, che ha fatto dell’innovazione il suo marchio distintivo di fabbrica, è già presente fuori dai confini nazionali con società in Spagna, Germania, Cina e Polonia, e questo indiano rappresenta il primo grande stabilimento di produzione all’estero.
L’investimento complessivo è stato di 11 milioni di euro. L’impianto offrirà lavoro fin da subito a circa 90 dipendenti (la JV ICA Pidilite ha in totale 270 dipendenti); attualmente ha una capacità produttiva di più di 10 milioni di Kg di vernice all’anno su un unico turno, suddivisa in cinque diverse famiglie di prodotti vernicianti per legno. http://www.icaspa.com

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Poste: Nel 2018 gli analisti stimano boom utile a 1,3 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

(fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus by Chioda Maria Luisa) Ricavi a 10,7 miliardi (+0,9%), ebit in aumento di circa il 30% a 1,458 miliardi e boom dell’utile netto a 1,299 miliardi di euro. Sono le previsioni del consensus degli analisti sui risultati di Poste Italiane per il 2018. L’utile netto è dunque atteso in crescita di quasi il 90% rispetto al 2017(quando era risultato pari a 689 milioni). Questa performance dell’utile, come notano alcuni analisti nei loro report, si spiega in parte con alcune componenti straordinarie che caratterizzano il 2018. “Ci aspettiamo – scrive Ubs – che Poste registri un utile netto del quarto trimestre pari a 18 milioni di euro grazie a circa 300 milioni di euro di imposte differite attive (DTA) generate nell’attività assicurativa”. Gli analisti si attendono inoltre la conferma della politica di dividendi; la cedola è infatti generalmente attesa in crescita di circa 5% a 0,44 euro per azione. L’azienda comunicherà al mercato i dati oggi pomeriggio. Per il 2019 il consensus riportato da Radiocor prevede ricavi grossomodo stabili a 10,7 miliardi, mentre l’ebit è atteso a 1,479 miliardi; l’utile netto è previsto, in calo di oltre il 20%, a 995 milioni. Su questo confronto pesa, stavolta negativamente, il differimento di imposte registrato nel 2018.”Prevediamo – afferma Banca Imi nel suo report – che l’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sulle guidance del 2019 che saranno diffuse durante il Capital Markets Day in programma il 20 marzo a Londra”. “La nostra analisi dettagliata di ciascuno degli obiettivi divisionali di Poste – afferma Ubs – si traduce in stime dei ricavi che sono dell’1-3% sotto gli obiettivi del gruppo per il periodo 2020-22. Di conseguenza, prevediamo una perdita del 6-12% a livello di Ebit rispetto a quanto dichiarato”.Tornando ai risultati del 2018, Jp Morgan, si aspetta un quarto trimestre “stabile, in linea con il piano industriale ‘Deliver 2022”. I riflettori della banca d’affari sono puntati, tra l’altro, sulla conferma del dividendo, i ricavi dell’ultimo quarter del 2018 attesi in crescita del 4% soprattutto grazie a plusvalenze una tantum nel settore del risparmio gestito parzialmente compensate dal calo del business della posta. Riduzione, tuttavia, che è prevista più lenta rispetto al passato. Ma guardiamo ai vari settori. Il comparto corrispondenza, pacchi e distribuzione, secondo la media degli analisti, dovrebbe registrare nel 2018 3,556 miliardi di ricavi, i servizi di pagamento, mobile e digitale, 596 milioni, i servizi finanziari 5,16 miliardi e quelli assicurativi 1,45 miliardi.

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Fallimenti in crescita nella moda e nel Centro-Sud d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Fallimenti ancora in calo nel 2018 per il quarto anno consecutivo, ma a ritmi più blandi in alcuni settori (addirittura in crescita nella moda), e chiusure ai minimi dal 2005 (90.000), benché nell’ultimo trimestre abbiano ripreso ad aumentare le liquidazioni volontarie (37.000, + 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2017), in particolare nell’industria, nei servizi e nel Nord Italia. Si comincia a percepire un’inversione di tendenza, dunque, nelle principali evidenze dell’ultimo Osservatorio sui fallimenti, procedure e chiusure di imprese di Cerved, primario operatore in Italia nella gestione del rischio di credito e nella fornitura di soluzioni commerciali e marketing per le aziende. Un Osservatorio relativo al quarto trimestre 2018 ma che fa il punto sull’intero anno.
Le aziende uscite dal mercato a seguito di una procedura concorsuale o di una liquidazione volontaria nel 2018 sono state 90.000, -1,3% rispetto al 2017 (91.573). Il fallimento invece ha riguardato 11.277 imprese, il 7% in meno rispetto al 2017 e il minimo toccato dopo il picco del 2014 (15.694). Tuttavia, non si può non notare la forte frenata nell’industria (-3% contro il -18,6% registrato l’anno precedente) e nelle costruzioni (-6,2% contro -16,4%), così come il segno positivo ricomparso nelle regioni in cui il calo si è interrotto: + 17% in Umbria, +7,1% in Sardegna, +3,5% in Calabria, + 0% in Sicilia.
Dal punto di vista geografico, nel 2018 i fallimenti continuano a diminuire a ritmi marcati nel Nord-Est (-16% contro il 12,2% del 2017, da 2.266 a 1905), in particolare in Friuli-Venezia Giulia (-19%), Emilia-Romagna (-18,5%), Veneto (-13%) e Trentino Alto Adige (-17,3%). Nel Nord-Ovest invece il calo è in frenata: -2,3%, contro il -12,2% del 2017 (da 3.513 a 3.431): -1,3% in Lombardia, -2,6% in Piemonte, ma -9,9% in Liguria e addirittura -31% in Valle d’Aosta.Rallenta il miglioramento anche nell’Italia Centrale: nel 2018 sono fallite 2.954 aziende, -4% rispetto alle 3.077 del 2017. Le procedure si riducono nel Lazio (-5,5%), in Toscana (-4,4%) e nelle Marche (-8,1%), ma fanno registrare un deciso aumento in Umbria (+17,3%). Nel Mezzogiorno sono fallite 2.937 aziende, in calo dell’8,6% rispetto alle 3.213 del 2017. Gli andamenti risultano però piuttosto eterogenei: in forte miglioramento Campania, Puglia e Molise (rispettivamente -15,3%, -20,3% e -22,9%), calo più contenuto in Basilicata (-2%), tendenze in peggioramento o stabili in Sardegna (+7,1%), Calabria +3,5%) e Sicilia (+0%).Analizzando i settori, si vede che i fallimenti sono diminuiti nel 2018 soprattutto nei servizi (6.099 imprese, -8% sul 2017), in particolare nel comparto della distribuzione (-11,6%) e dell’immobiliare (-12,4%), assai meno nei servizi non finanziari (-2,1%). Significativo anche il -5% nel campo della logistica e dei trasporti. Prosegue il calo dei fallimenti anche nelle costruzioni e nell’industria, ma le tendenze risultano in netta frenata: nell’edilizia si passa dai 2.398 del 2017 a 2.250 (-6,2%, contro il -16,4% del 2017), nell’industria da 1.658 a 1.609 (-3%, contro il -18,6%). Da segnalare invece, nell’industria, il ritorno alla crescita dei fallimenti nel comparto moda (+8,3%) dopo una forte discesa nel 2017 (-27%) e in quello della lavorazione dei metalli (+10,6%, era -26% nel 2017). Nell’ultimo trimestre dell’anno sono fallite 3.029 aziende, -7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un maggior calo tra le società di persone (-13,8%) e le ditte individuali ( -10%) e meno tra le di società di capitali, dove invece si erano registrate diminuzioni più rapide negli anni precedenti.
La forte riduzione delle procedure non fallimentari ha riguardato tutta la Penisola: dopo l’aumento del 2017 (+7,8% sul 2016), il numero di casi è tornato a diminuire nel Mezzogiorno, passando da 441 a 349 (-21%), una tendenza analoga a quella del Nord Ovest, in cui le procedure si sono ridotte da 470 a 353 (-25%). Nel Centro e nel Nord Est invece i dati indicano un rafforzamento del calo del 2017: rispettivamente -14,7% (da 457 a 390 casi) e -17,9% (347 a 285).
Il numero di ‘vere’ società che chiudono volontariamente risulta in crescita nell’industria, dal minimo del 2017 (3.196) a 3.316 (+5,6%). Nei servizi, in cui si concentrano tre quarti delle liquidazioni volontarie, l’aumento è più contenuto (da 26.516 a 27.194, +2,6%), ma il dato rimane a livelli storicamente elevati. Viceversa, nelle costruzioni continua il calo (4.951 a 4.858, -1,9%). (fonte: Fallimenti, Cerved)

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Auto: Usato in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Segno più anche nel mese di febbraio per i passaggi di proprietà delle auto, che al netto delle minivolture (trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) hanno registrato un incremento del 3,7% rispetto all’analogo mese del 2018. Da segnalare che le minivolture, con 218.537 minipassaggi, hanno fatto registrare un record assoluto per il mese di febbraio. Per ogni 100 vetture nuove ne sono state vendute 162 di seconda mano nel mese di febbraio e 174 nel primo bimestre dell’anno.
A fronte dell’ennesima flessione a due cifre delle prime iscrizioni di auto diesel (-19% a febbraio rispetto allo stesso mese del 2018, con un’incidenza rispetto alle vendite totali in calo dal 54,4% di febbraio 2018 al 42,6% di febbraio 2019), il mercato dell’usato nel mese di febbraio ha registrato ancora una volta un aumento dei passaggi di proprietà delle vetture a gasolio, con una variazione mensile del 6,6% che porta la crescita totale nel primo bimestre al 9,3%.Ad ulteriore documentazione della tendenza a cedere macchine diesel usate, si evidenzia a febbraio l’aumento delle minivolture di vetture a gasolio (+7,8%), mentre si registra un calo dei minipassaggi di quelle a benzina (-5,1%).Tornano in terreno positivo a febbraio i passaggi di proprietà dei motocicli, con un bilancio mensile che evidenzia un incremento del 2,3% rispetto a febbraio 2018, sempre al netto delle minivolture.Nei primi due mesi dell’anno è stata rilevata una crescita del 5,6 % per le quattro ruote e del 4% per tutti i veicoli. Le due ruote, al contrario, hanno archiviato nel primo bimestre dell’anno un calo dell’1,8%.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it. Bilancio positivo a febbraio per le radiazioni delle autovetture, che hanno messo a segno una variazione mensile positiva del 4,8%, con un incremento del 12,6% delle demolizioni. Il tasso unitario di sostituzione a febbraio è stato pari a 0,81 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 81) e a 0,88 nei primi due mesi dell’anno. In leggera flessione, invece, le radiazioni dei motocicli che hanno chiuso il mese di febbraio in calo dell’1,5%. Nel primo bimestre dell’anno le radiazioni hanno archiviato contrazioni complessive del 4,1% per le autovetture, del 25,6% per i motocicli e del 6,7% per tutti i veicoli.

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La crescita dello “shadow banking”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Le banche stanno per andare in soffitta? Non è una battuta. Pochi crederebbero che nel mondo della finanza le banche non siano più i “number one”. Eppure lo conferma il rapporto “Global Shadow Banking Monitoring Report 2017” del Financial stability board (Fsb), il Consiglio per la stabilità finanziaria. Si ricordi che è l’organismo internazionale con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale per ridurre il rischio sistemico. In passato è stato presieduto anche da Mario Draghi. Secondo tale rapporto, alla fine del 2016 gli attivi finanziari globali totali ammontavano a 360.000 miliardi di dollari. Cinque volte e mezzo il Pil mondiale. Essi sono così suddivisi: 160.000 miliardi gestiti dagli organismi finanziari non bancari, 138.000 dalle banche, 26.000 dalle banche centrali e il resto da istituti finanziari pubblici. Gli organismi finanziari non bancari, cioè “gli enti e le attività dell’intermediazione del credito che operano fuori dal sistema bancario regolare”, sono considerati e chiamati dallo Fsb “shadow banking”, sistema bancario ombra. Secondo il Consiglio non sarebbe è una definizione spregiativa. Sta di fatto che essi manovrano cifre spaventose, se si confrontano con quelle del Pil mondiale. Per evidenziare tutta la fragilità e i rischi del sistema finanziario, è, inoltre, doveroso rilevare che non sono inclusi i noti derivati finanziari otc e altri prodotti speculativi, di cui più volte abbiamo denunciato la pericolosità. I non bancari comprendono le assicurazioni con 29.000 miliardi di dollari di attivi concentrati negli Usa e in Europa, i fondi pensione con 31.000 miliardi, il 60% dei quali in mano americana, e ben 100.000 miliardi dei cosiddetti “Other Financial Intermediaries” (OFI) che includono vari tipi di fondi d’investimento, hedge fund, holding finanziarie e altri organismi finanziari, spesso “molto fantasiosi” e speculativi. Circa la creazione del credito, però, le banche mantengono ancora il primato con 69.000 miliardi, pari al 77% del totale, lasciando molto indietro il settore dei citati OFI. Il che significa che questi ultimi sono attratti soprattutto da settori molto distanti da quelli concernenti l’economia reale. Nel frattempo gli OFI hanno registrato un grande aumento in Europa. Ad esempio, rappresentano il 92% di tutti gli attivi finanziari del Lussemburgo, il 76% dell’Irlanda e il 58% dell’Olanda. L’area euro conta detti attivi per 32.000 miliardi di dollari, superando gli Usa, dove, in realtà, stanno diminuendo, e di molto la Cina, dove, al contrario, è in atto una crescita straordinaria. All’interno degli OFI vi è un settore in continuo aumento che rappresenta ben 45.000 miliardi di attivi considerati molto rischiosi anche dallo Fsb. Si chiama “narrow measure of shadow banking”, un nome senza senso anche in inglese e impossibile da tradurre in italiano in modo comprensibile. Non è la prima volta che prodotti finanziari molto rischiosi vengono chiamati, volutamente, in modo stravagante e fuorviante. Secondo il Consiglio per la stabilità finanziaria, le operazioni “narrow measure” sono molto più rischiose in quanto utilizzano massicciamente la leva finanziaria, operano cioè con grandi numeri ma pochi capitali propri. Di conseguenza sono vulnerabili ai rischi di rinnovo delle posizioni e di estensione della scadenza (rollover risk) e a quelli di eventuali massicci ritiri di fondi per timore di insolvenza (run), in particolare quando si rendono dipendenti da finanziamenti di breve periodo. Sono esattamente le situazioni che si erano create alla vigilia della Grande Crisi del 2008 e che hanno provocato il crollo del sistema.Circa le citate operazioni “narrow measure” gli Usa sono ancora i primi con il 31%, seguiti dall’Europa con il 22% e dalla Cina con il 16%. E’ molto rilevante il fatto che le Isole Cayman, il “paradiso fiscale” per eccellenza, con 4.700 miliardi di attivi, rappresentano il 10% del totale! Nei passati 5 anni la quota del settore bancario si è andata riducendo di anno in anno, rimpiazzata da una crescente e sempre più ingombrante presenza dello shadow banking. La tendenza è stata ancor più forte in Europa. Comunque, resta sempre molto elevata l’interconnessione tra tutti i vari settori, bancari e non. Perciò permane il rischio di crisi sistemiche. Gli studi fatti dal Financial stability board sono encomiabili e di grande aiuto. Però, la velocità e le dimensioni degli attuali processi finanziari sono davvero straordinarie e ci impongono una domanda. Le autorità di controllo sono veramente capaci di governarli oppure tentano di inseguire queste evoluzioni finanziarie che, di fatto, finiscono col dettare i movimenti e le regole di comportamento dei mercati e dei loro principali attori? E’ un dubbio inquietante che lascia sconcertati. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Case vacanza: in crescita il giro d’affari

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Non si arresta la fortuna del comparto delle case vacanza che chiude anche il 2018 con un bilancio a segno positivo. CaseVacanza.it, sito leader in Italia per il settore, ha infatti calcolato che durante l’anno scorso il giro di affari degli affitti brevi è stato di oltre 105 milioni di euro, +5% rispetto al 2017.Resta stabile il prezzo medio dei soggiorni, che durano circa 8 giorni per una spesa di 890 euro, considerando una casa vacanze per quattro persone. E non si arresta il gradimento degli stranieri per questa formula: basti pensare che in appena un anno la percentuale di visitatori stranieri che hanno prenotato in case vacanza del nostro Paese risulta in crescita del 30%.Sale inoltre il numero di quote rosa che si occupano del business, con un 47% che quasi pareggia la percentuale dei proprietari di sesso maschile. E il settore delle case vacanza rimane un ambito molto gradito dalle giovani generazioni: se l’età media dei gestori è di appena 42 anni, il 30% è composto da under 30.Sperando che la notizia sia di vostro interesse e possa trovare spazio sulla vostra testata, alleghiamo la relativa nota stampa e rimaniamo a disposizione per ogni necessità di approfondimento.

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Crescita del mercato biologico in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

I dati forniti da FiBL e Ami Roma sulla crescita del mercato biologico in Europa (+ 11% per un fatturato di 37,3 miliardi di euro) – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano l’esigenza di investire in politiche alimentari sane e genuine, nonché l’urgenza di una Politica Agricola Comune in grado di raccogliere le istanze che vengono da una cittadinanza comunitaria evidentemente molto più attenta a ciò di cui si nutre.E’ giunto il momento – conclude Tiso – in cui l’Unione Europea comprenda che è nelle pratiche sostenibili e agroecologiche che va ricercavo il vero progresso del settore agroalimentare, e non, come è invece avvenuto fino ad oggi, nella tutela delle multinazionali e delle produzioni agricole realizzate con metodi intensivi.Come Confeuro – conclude il presidente nazionale – ci auguriamo che la prossima Pac possa essere l’occasione giusta per realizzare quei cambiamenti tanto auspicati; ma che poi, esaurita la retorica, finiscono sepolti sotto gli interessi delle multinazionali.

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“Il Giappone innalza il suo tasso di crescita potenziale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

A cura di Daisuke Nomoto, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments Sebbene le prospettive per la crescita globale stiano diventando più incerte a causa degli attriti commerciali sino-americani e della forza gravitazionale esercitata dal rialzo dei tassi d’interesse, riteniamo che il continuo programma di riforme del Giappone finirà probabilmente per innalzare il tasso di crescita di lungo termine. Col tempo, ciò dovrebbe spingere al rialzo anche le quotazioni azionarie.Il Giappone sta introducendo tre corpus di riforme concepite per risolvere le debolezze strutturali e quelle attinenti al governo societario. Si tratta di:Riforma dell’immigrazione
Riforma dello stile di lavoro, Riforma della corporate governance.Per contestualizzare, riepiloghiamo brevemente la storia economica e i successi recenti del Giappone. Possiamo suddividere gli ultimi 40 anni in tre periodi: la straordinaria crescita degli anni ‘80, l’opprimente deflazione degli anni ‘90 e il periodo da fine 2012 ad oggi, caratterizzato dalle riforme strutturali della “Abenomics”. Dopo la lunga fase di deflazione seguita alla rapida crescita degli anni ‘80, molte società giapponesi si sono ripiegate su sé stesse. Piuttosto che investire nella crescita futura per generare rendimenti superiori, hanno fatto di tutto per proteggere le prerogative acquisite, prestando scarsa attenzione all’efficienza dell’allocazione del capitale. Tuttavia, dopo i 15 anni di crescita zero dal 1998 al 2013, le riforme del Presidente Shinzō Abe stanno finalmente dando i loro frutti e il PIL si sta avvicinando all’obiettivo del governo di JPY 600.000 miliardi.Le pressioni inflazionistiche non sono state abbastanza forti da oltrepassare il target del 2% della Bank of Japan (BoJ), ma gli indicatori economici suggeriscono chiaramente che la deflazione è stata sconfitta. Pur non escludendo la possibilità che la BoJ modifichi la sua politica monetaria per consentire al rendimento dei titoli di Stato giapponesi (JGB) decennali di salire lievemente, crediamo che rimarrà accomodante ancora per qualche tempo, mantenendo il tasso di riferimento a breve termine sul -0,1%. Ciò è in netto contrasto con la politica di inasprimento della Fed.
Il PIL è funzione sia delle dimensioni della forza lavoro che della produttività. Il Giappone è storicamente diffidente nei confronti dell’immigrazione, ma l’invecchiamento della sua popolazione rende urgente un potenziamento della forza lavoro tramite gli immigrati. In un primo momento, le politiche governative hanno cercato semplicemente di aumentare la partecipazione delle donne e dei cittadini più anziani al mercato del lavoro. Ma tali misure non sono bastate a colmare l’ampio divario tra domanda e offerta, ragion per cui il Giappone ha aperto sempre più le porte ai lavoratori provenienti dall’estero. Benché l’immigrazione sia sempre una questione controversa, per un paese che necessita immediatamente di più lavoratori per sostenere la crescita economica la deregolamentazione è uno sviluppo positivo.
Negli ultimi cinque anni, il numero di lavoratori esteri è aumentato dell’87% a 1,3 milioni, ma si tratta ancora del 2% appena della forza lavoro totale, contro il 17% circa degli Stati Uniti e l’11% del Regno Unito, a indicazione di un notevole margine di crescita residuo. A giugno 2018, il governo ha annunciato permessi di soggiorno per lavoratori qualificati con l’obiettivo di attrarre 500.000 nuovi lavoratori entro il 2025.

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2018 in crescita, nel 2019 focus su prodotto e formazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Indicatori in crescita nel 2018 di I4T, società specializzata dal 2003 nello sviluppo di soluzioni assicurative per gli operatori professionali del turismo. Giovanni Giussani, direttore commerciale, dichiara: “Abbiamo chiuso l’anno con un volume d’affari in aumento del 16% e un incremento del 20% nel numero di assicurati, per un totale di oltre 350.000 clienti e circa 2.000 pratiche di gestione sinistri. Il 2018 è stato un anno importante anche per gli investimenti, con l’apertura di una sede a Milano, che affianca quella storica di Torino, e il potenziamento della rete commerciale, oggi costituita da 12 agenti presenti su tutto il territorio nazionale”.I4T offre prodotti assicurativi differenziati per tipologie di coperture, massimali e premi, che intercettano tutte le richieste espresse dagli operatori professionali del turismo. Particolarmente significative da questo punto di vista le performance di alcune polizze strategiche, come Fondo di Garanzia e Responsabilità Civile: la prima nel 2018 ha registrato un incremento del 18% rispetto al 2017 e oggi è arrivata a detenere una quota di mercato pari al 20%, mentre la Responsabilità Civile è cresciuta del 20%, per una quota di mercato del 25%.“Siamo soddisfatti dei numeri e del bilancio positivo – aggiunge Christian Garrone, responsabile della Intermediazione Assicurativa I4T – e abbiamo ambizioni di crescita, ma ciò che ci riempie di orgoglio è il feedback che riceviamo dal mercato. Gli agenti ci scelgono per il servizio, che si traduce da un lato nello sviluppo di prodotti assicurativi in linea con le loro reali esigenze, dall’altro nella formazione e nella capacità di offrire risposte concrete alle problematiche generate dalle nuove normative. Tra GDPR, direttiva pacchetti e IDD, il 2018 è stato un anno ricco di sfide, ed essere premiati in un contesto come questo per noi è un doppio attestato di fiducia”.“Oggi possiamo contare su una base di 4.000 agenzie iscritte al portale – conclude Giovanni Giussani – e puntiamo a svilupparci ulteriormente: stiamo per lanciare nuovi prodotti che avranno un impatto importante e saremo molto attivi anche sul fronte della consulenza e della formazione rivolta ai nostri partner commerciali”.

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La crescita della Tunisia: Destinazione di prima scelta per gli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Milano. Anche quest’anno l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo in Italia sarà presente alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) che si terrà a Milano dal 10 al 12 febbraio 2019. L’occasione si rivela essere molto importante per portare l’attenzione del mondo del turismo sui risultati raggiunti dalla Tunisia durante il 2018. Inoltre le previsioni per il 2019, vedono la Tunisia posizionarsi come destinazione di prima scelta, recuperando il suo posto di destinazione attrattiva e imperdibile nel bacino del Mediterraneo.
La presenza in BIT del Ministro del Turismo e dell’Artigianato, René Trabelsi, è un chiaro segnale dell’importanza che il paese dà al mercato italiano nonché l’impegno del paese nel voler saldare ulteriormente i rapporti preesistenti e stringerne di nuovi con gli operatori del settore.Se il 2017 si era già rivelato un anno in crescita, registrando 88.000 visite da parte di italiani (+22% sul 2016), il 2018 si è confermato su questa linea, registrando 103.000 arrivi dall’Italia con un incremento del 17% rispetto al 2017.A livello europeo i dati segnano una ripresa ancora più netta, registrando un incremento del 42% con oltre 2.413.000 visitatori. Il 2018 ha visto in totale 8,3 milioni di visitatori da tutto il mondo, ovvero +45% rispetto al 2017, con un totale dei ricavi pari a 1,36 miliardi di dollari.Molto importante è il ritorno dei principali Tour Operator italiani che, dalla scorsa stagione, hanno dato nuova enfasi alla programmazione della destinazione e, grazie all’incremento del numero complessivo di operatori, si prevede una stagione 2019 in crescita.Una destinazione così facilmente raggiungibile dall’Italia è sicuramente meta ideale per vacanze in famiglia e short break. Il suo territorio molto variegato consente un’innumerevole quantità di attività ed esperienze diverse, capaci di soddisfare tutte le richieste.Per il 2019 sarà posto l’accento sull’intensificazione del traffico turistico durante la bassa stagione, attraverso il turismo culturale (circuiti turistici volti alla scoperta del patrimonio culturale e archeologico della Tunisia), sportivo (maratona, sport estremi, motori…), la terza età e il turismo congressuale.In Tunisia si può godere di una splendida vacanza rilassante al mare o dedicarsi alle vacanze attive. Ad esempio è possibile cimentarsi in rilassanti camminate nelle foreste del nord tra fiumi e laghi oppure effettuare delle escursioni in bici nella natura. Il mare, oltre al relax, offre svariate possibilità di splendide immersioni nei fondali e un’ampia gamma di sport acquatici. E poi le escursioni nel deserto con i 4×4 oppure sui quad o più tradizionalmente a dorso di dromedario e le fantastiche notti stellate che solo il deserto sa offrire. Da non dimenticare i trattamenti di talassoterapia o quelli offerti dagli hammam che fanno della Tunisia una destinazione perfetta per la cura di sé stessi e la remise en forme.Cultura, arte, storia, eventi, gastronomia e tanto altro: sono queste le mille esperienze racchiuse in un viaggio in Tunisia. Palcoscenico di numerose civiltà che si sono succedute e hanno convissuto per millenni, la Tunisia è ricca delle tracce del loro passaggio: berberi, romani, arabi, andalusi e francesi hanno lasciato stupende eredità giunte fino a noi ad evidenziare la diversità culturale di questo paese.
I prodotti di punta della destinazione oltre al balneare sono:
– il benessere e la talassoterapia: la maggior parte degli hotel di categoria superiore ha dei centri all’avanguardia.
– Il turismo sportivo: 11 campi da golf di standard internazionale che ospitano competizioni di livello internazionale; inoltre, campi da tennis nella maggior parte degli hotel che ospitano tornei internazionali. La Tunisia ha ospitato anche raduni di auto e moto e maratone, ciclismo e sport estremi
– Il turismo culturale: la storia millenaria della Tunisia è testimoniata dai suoi siti archeologici, da Cartagine a Dougga, da Sbeitla a Kerkouane e El Jem e i suoi musei, quello del Bardo di Tunisi e di Sousse, nonché le città con le medine.
– Il turismo congressuale: hotel di alto livello che sono in grado di ospitare incontri e congressi.I collegamenti aerei attualmente operati:
Tunisair: 24 voli settimanali da Roma, Milano, Venezia e Bologna
Tunisair Express: 5 voli settimanali da Palermo e Napoli
Alitalia: 12 voli settimanali da Roma
La programmazione charter 2019 prevede voli da: Milano Malpensa, Verona, Bergamo, Napoli, Bologna e Roma verso Djerba, Monastir e Tunisi, oltre alla programmazione dei voli di Linea operati da Tunisair e Tunisair Express (37 voli settimanali) e da Alitalia (14 voli settimanali)Chi volesse ricevere informazioni sulla Tunisia ci potrà incontrare in BIT al padiglione 4 stand C89-D88 sarà presente anche la compagnia aerea Tunisair e diversi operatori tunisini. Per maggiori informazioni, visitate il sito http://www.tunisiaturismo.it

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InvestEU: nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno approvato la nascita di InvestEU, un nuovo programma comunitario per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027.
Il nuovo programma InvestEU segue e sostituisce l’attuale FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), istituito dopo la crisi finanziaria.
I deputati hanno adottato alcuni emendamenti per migliorare la proposta della Commissione europea, tra cui:
· l’aumento della garanzia del bilancio UE a 40,8 miliardi di euro (ai prezzi correnti) per mobilitare oltre 698 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in tutta l’UE (la Commissione ha proposto 38 miliardi di euro per mobilitare 650 miliardi di euro);
obiettivi nuovi e più chiari, come l’aumento del tasso di occupazione nell’UE, la realizzazione degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima o la coesione economica, territoriale e sociale;
una migliore protezione del clima: un obiettivo di “almeno il 40%” della dotazione finanziaria complessiva del programma InvestEU per gli obiettivi climatici;
· l’introduzione di un comitato direttivo per garantire il giusto equilibrio tra l’esperienza politica e bancaria nella gestione del programma. Un membro nominato dal PE farà parte del comitato;
· la Commissione e il comitato direttivo dovrebbero riferire annualmente al Parlamento e al Consiglio sui progressi, l’impatto e le operazioni del programma InvestEU per garantire una migliore responsabilità nei confronti dei cittadini europei.
La relazione è stata approvata con 517 voti favorevoli, 90 contrari e 25 astensioni.

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I margini di crescita del mercato azionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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