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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Economia globale e tensioni sulla crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Di Adrien Pichoud, Chief Economist e Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management. Perturbando l’esistente catena di approvvigionamento mondiale, con l’imprevisto aumento dei costi di produzione per le industrie, e, cosa più importante, creando profonde incertezze riguardanti il contesto economico futuro, le sanzioni commerciali e i dazi sono stati un grosso ostacolo per gli investimenti societari e l’attività industriale. Data la recente escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, nonché la possibilità dell’applicazione di dazi sulle esportazioni messicane da parte degli USA, è improbabile che lo scenario commerciale e di crescita avverso migliori nel breve periodo.
Stati Uniti
• Il dissiparsi dell’effetto delle misure di stimolo fiscale pesa sull’attività interna. Il FMI ha recentemente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso al 2,3%, e all’1,9% per il 2020. Dopo un primo trimestre sorprendentemente solido, i diversi indicatori in tempo reale della crescita del PIL evidenziano un’espansione più debole per il secondo trimestre, con una crescita su base annua compresa tra l’1% e l’1,5%. Oltre alle tensioni commerciali, anche la politica fiscale interna sta avendo un impatto meno positivo sulla crescita. L’impeto fornito dal Tax Cuts and Jobs Act ha sostenuto la crescita del PIL lo scorso anno, ma l’impatto è svanito nel tempo. Difficilmente l’economia statunitense potrà accelerare senza ulteriori misure di stimolo fiscale e un ampliamento del deficit pubblico.
• Debolezza del settore industriale
La produzione industriale statunitense è in calo dell’1,2% rispetto all’inizio dell’anno e la creazione di posti di lavoro nel settore è sostanzialmente cessata. I nuovi ordini all’esportazione hanno smesso di aumentare, penalizzati dal rallentamento mondiale della crescita, degli investimenti, dei consumi e degli scambi commerciali. La flessione nel 2018 della serie di investimenti sostenuti dal taglio delle tasse e una domanda più debole sono risultati in un rallentamento della spesa in conto capitale. Quanto più durerà questa “bolla d’aria”, tanto più rischia di aver un impatto su tutta l’economia statunitense, in particolare se influisce sulla fiducia delle imprese e delle famiglie. Gli sviluppi dei negoziati con la Cina saranno fondamentali per il sentiment. Nel frattempo, intrattenere la prospettiva di un allentamento monetario è un modo per la Fed di sostenere la fiducia.
Europa
• Tassi – I tassi tedeschi ritornano in territorio negativo – al di sotto dei tassi giapponesi L’economia europea storicamente registra una convergenza strutturale verso uno scenario simile a quello giapponese. Sia la BCE che la BoJ hanno portato i tassi di riferimento a breve termine in territorio negativo nel 2016. Nel 2017 però, l’eurozona ha registrato una breve ma intensa accelerazione della crescita, che ha portato a una temporanea revisione al rialzo delle aspettative relative ai tassi, all’annuncio della normalizzazione monetaria e tassi dei bond a lungo termine ritornati ad aumentare. In Giappone invece, gli interventi della BoJ e il ridotto margine di una ripresa dell’inflazione e della crescita nominale hanno mantenuto i tassi dei titoli di Stato a lungo termine ancorati attorno allo zero. Dallo scorso anno però, la realtà ha iniziato a prevalere e i tassi in euro hanno ripreso a convergere verso i livelli giapponesi, accompagnati dalla crescita del PIL, dall’inflazione e dalla politica monetaria. A maggio i rendimenti del decennale tedesco sono scesi al di sotto di quelli del JGB decennale.
• Theresa May: atto finale Dopo un altro tentativo fallito di interrompere la fase di stallo della Brexit, negli ultimi giorni di maggio il primo ministro Theresa May ha deciso di dimettersi. Le probabilità di un mancato accordo sono ricomparse e la May sarà probabilmente sostituita da un “brexiteer”. Il tempo passa e restano solo sei mesi per risolvere la situazione. A farne le spese è stata soprattutto la sterlina, scesa a 1,26 nei confronti del dollaro. Nonostante un contesto caratterizzato da una crescita robusta, una banca centrale non accomodante e miglioramenti nei deficit gemelli, la sterlina continua a subire l’impatto della saga della Brexit.
Cina
• La crescita debole spinge a ricorrere a un ulteriore allentamento monetario. A maggio l’indice PMI manifatturiero della Cina ha registrato una contrazione, dal 50,1 al 49,4. La ragione del rallentamento è stata principalmente la debolezza della domanda globale, con nuovi ordini e nuovi ordini all’esportazione in diminuzione. La maggior parte degli indicatori (investimenti obbligazionari, produzione industriale e vendite al dettaglio) sono in calo e sono scesi al di sotto delle aspettative nel corso degli ultimi due mesi. Solo le vendite al dettaglio hanno registrato una ripresa a maggio, in parte per effetto delle vacanze. A meno di un rapido allentamento delle tensioni commerciali, le autorità cinesi potrebbero essere costrette ad adottare una politica monetaria e fiscale ancor più accomodante per sostenere la crescita.
• Materie prime – Il petrolio crolla sulla scia di una crescita potenzialmente più bassa. Dopo un rally costante quest’anno, a maggio i prezzi del petrolio hanno fatto segnare il primo mese negativo. Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran e il netto calo delle esportazioni di petrolio iraniane, in seguito alla decisione degli USA di non rinnovare le esenzioni, non hanno fatto altro che acuire i timori per la crescita mondiale che hanno penalizzato i prezzi dell’energia. L’indice PMI manifatturiero mondiale ha continuato a scendere in seguito all’ulteriore escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il prezzo del greggio è stato inoltre penalizzato dalle pubblicazioni di dati elevati relativi alle scorte di petrolio statunitensi.
• Cambi – Lo yen giapponese e il franco svizzero ritrovano la loro qualifica di bene rifugio Il trend rialzista degli attivi rischiosi, cominciato all’inizio del 2019, ha invertito la tendenza in seguito al ritorno sotto i riflettori della guerra commerciale, con la maggior parte dei mercati azionari e tutti i settori che hanno chiuso il mese di maggio in territorio negativo. D’altro canto, l’orientamento accomodante delle banche centrali ha contribuito al rally degli attivi non rischiosi come i titoli di Stato, l’oro e le valute come il franco svizzero e lo yen giapponese. Queste valute hanno ritrovato la loro qualifica di bene rifugio, guadagnando rispettivamente l’1,8% e il 2,9% nei confronti del dollaro USA in un contesto caratterizzato da mercati dei cambi poco volatili. In uno scenario in cui i mercati stanno scontando i tagli dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e gli interrogativi su un indebolimento della crescita mondiale stanno facendo aumentare le probabilità di una potenziale recessione, le valute considerate beni rifugio potrebbero continuare a brillare
• Azioni – Sottoperformance dei settori europei dell’automotive e bancario Il famoso detto “vendi a maggio e scappa”, secondo il quale il mese di maggio sarebbe un mese nefasto per i mercati finanziari, si è rivelato vero per i mercati azionari, in particolare per i settori ciclici europei e per quelli sensibili ai tassi d’interesse come l’automotive e quello bancario. L’indice STOXX Europe 600 ha chiuso il mese di maggio al -5,7%, mentre i settori dell’automotive e bancario hanno perso rispettivamente il 13,7% e l’11,6%. Il settore automobilistico europeo non è rimasto immune al riemergere delle tensioni commerciali. Inoltre, anche le banche europee sono state sotto pressione, in seguito al taglio dei tassi d’interesse in Europa, con il Bund tedesco e le OAT francesi decennali che hanno perso rispettivamente 23 e 16 punti base.
• Le incertezze politiche rendono volatile il mercato Il tweet di Trump di inizio anno riguardante l’incremento dei dazi doganali nei confronti della Cina ha amplificato i timori di una continua stagnazione della crescita. Per ora le tensioni hanno riguardato essenzialmente gli Stati Uniti e la Cina, ma nei prossimi mesi le ritorsioni potrebbero estendersi ad altri beni, servizi o aree geografiche. Di conseguenza, i mercati hanno perso terreno, con l’indice MSCI World in valuta locale che ha ceduto il 6%, mentre il VIX è salito dal 13 al 19 sulla scia di questo mix tossico di crescita deludente e incertezze generate dalla guerra commerciale.

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L’economia europea, prevista in crescita nel 2019 per il settimo anno consecutivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Dovrebbe registrare un’espansione in tutti gli Stati membri. Nel primo trimestre dell’anno la crescita nella zona euro è risultata più forte del previsto grazie a una serie di fattori temporanei, quali le miti condizioni atmosferiche dell’inverno e l’aumento delle vendite di automobili. Alla crescita ha contribuito inoltre una serie di misure di politica di bilancio che hanno aumentato il reddito disponibile delle famiglie in diversi Stati membri. Le prospettive a breve termine per l’economia europea sono tuttavia oscurate da fattori esterni, tra cui le tensioni commerciali a livello mondiale e significative incertezze a livello di politiche, che hanno continuato a pesare sulla fiducia nel settore manifatturiero, il più esposto al commercio internazionale, e che si prevede incideranno negativamente sulle prospettive di crescita per il resto dell’anno.
Ne risulta che le previsioni di crescita del PIL per la zona euro nel 2019 restano invariate all’1,2% mentre quelle per il 2020 sono state leggermente riviste al ribasso, all’1,4 %, a seguito del ritmo più moderato della crescita previsto per il resto di quest’anno (previsioni di primavera: 1,5 %). La previsioni sul PIL dell’UE restano invariate all’1,4 % nel 2019 e all’1,6 % nel 2020.
Mentre nella prima parte dell’anno la crescita è stata sostenuta da una serie di fattori temporanei, le prospettive per il resto dell’anno appaiono più deboli, essendosi attenuate le attese di una rapida ripresa delle attività manifatturiere e del commercio a livello mondiale. Per il 2020 si prevede una crescita più sostenuta del PIL, dovuta in parte al numero maggiore di giorni lavorativi. La domanda interna, e in particolare i consumi delle famiglie, continua a sospingere la crescita economica in Europa, grazie anche al persistente vigore del mercato del lavoro. Per l’anno in corso e per il prossimo si prevede una crescita del PIL in tutti gli Stati membri dell’UE, che sarà tuttavia significativamente più forte in determinate aree (ad es., Europa centrale e orientale, Malta e Irlanda) rispetto ad altre (ad es., Italia e Germania).
Le previsioni relative all’inflazione complessiva nella zona euro e nell’UE sono state abbassate di 0,1 punti percentuali per l’anno in corso e per il prossimo a seguito, principalmente, del calo dei prezzi del petrolio e delle prospettive economiche leggermente più deboli. Per la zona euro si prevede ora un’inflazione (indice armonizzato dei prezzi al consumo) media dell’1,3 % sia nel 2019 che nel 2020 (previsioni di primavera: 1,4 % nel 2019 e 2020), mentre la previsione per l’UE è in media dell’1,5 % nel 2019 e dell’1,6 % nel 2020 (previsioni di primavera: 1,6 % nel 2019 e 1,7% in 2020).
I rischi per le prospettive economiche mondiali restano altamente interconnessi e tendenti sostanzialmente al negativo. Il protrarsi del conflitto economico tra gli Stati Uniti e la Cina, unitamente al permanere delle notevoli incertezze relative alla politica commerciale degli USA, potrebbero prolungare l’attuale fase di contrazione del commercio mondiale e delle attività manifatturiere con conseguenze per altre regioni e settori. Ciò potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia mondiale anche a seguito di perturbazioni dei mercati finanziari. Anche le tensioni in Medio Oriente aumentano le possibilità di un incremento significativo dei prezzi del petrolio. A livello interno la Brexit resta la principale fonte di incertezza. Infine vi sono anche rischi significativi per quanto riguarda i fattori della crescita a breve termine e la dinamica economica nella zona euro. La debolezza nel settore manifatturiero, qualora dovesse perdurare, e il clima di scarsa fiducia diffuso tra le imprese potrebbero estendersi ad altri settori e compromettere la situazione del mercato del lavoro, i consumi privati e, in ultima analisi, la crescita.
Alla luce del processo di recesso del Regno Unito dall’UE, le proiezioni per il 2019 e il 2020 si fondano di nuovo sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali tra l’UE a 27 e il Regno Unito. Si tratta di un’ipotesi adottata unicamente a fini di previsione, che non ha alcuna incidenza sui futuri negoziati tra l’UE e il Regno Unito.
Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 28 giugno. Per tutti gli altri dati, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 2 luglio.
Ogni anno la Commissione pubblica quattro previsioni economiche. Le previsioni pubblicate ogni anno in inverno ed estate riguardano soltanto i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri e per la zona euro, nonché i dati aggregati a livello dell’UE.Le prossime previsioni della Commissione europea saranno le previsioni economiche di autunno nel novembre 2019.

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AIM Group International: un anno di solida crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

AIM Group International, società specializzata in congressi, eventi e comunicazione, pubblica oggi il Annual Report 2018 che indica dati economici e di business positivi.Il 2018 è stato caratterizzato da importanti risultati ottenuti in diverse aree, dall’acquisizione di nuovo business all’efficace organizzazione di un numero considerevole di eventi e congressi, dalla diversificazione della base di clienti al rafforzamento finanziario. Tra i progetti più importanti si annoverano anche significativi investimenti nella comunicazione, con l’acquisizione della maggioranza dell’agenzia Vangogh che ha consentito di ampliare la tipologia dei servizi offerti, e l’apertura di un nuovo ufficio a Barcellona. Per quanto riguarda, in dettaglio, i risultati economici, il Bilancio Consolidato 2018 è positivo con sia l’EBITDA sia il fatturato in aumento a doppia cifra rispetto al 2017. L’EBIDTA ammonta a circa 2,7 milioni di euro, pari al 3% e in aumento del 28% rispetto al 2017, e il fatturato è di 99 milioni di euro, con una crescita del 13%. Includendo le società non interamente possedute dal Gruppo, il fatturato complessivo supera i 110 milioni di euro. Questi risultati sono in linea con il Business Plan 2018-2020 che determina i futuri obiettivi finanziari con un EBITDA al 5%.
“Nel 2018 abbiamo avviato il Business Plan 2018-2020, basato sui solidi risultati perseguiti in precedenza” spiega Gianluca Scavo, CEO di AIM Group International. “Il nostro ambizioso piano di sviluppo si concentra su tre priorità: consolidare il portfolio clienti, realizzare nuove acquisizioni strategiche, e aprire nuovi uffici in destinazioni dinamiche per il nostro mercato. In definitiva, il valore che vogliamo affermare con il nostro piano è la crescita associata alla profittabilità”.“Qualità e innovazione continueranno a guidarci nei prossimi anni” aggiunge Gianluca Buongiorno. “I clienti associativi e corporate ci chiedono di offrire ancora maggiore valore aggiunto e di innovare il modo di realizzare eventi efficaci. Si tratta di una sfida comune a tutto il settore e siamo sicuri che grazie ai nostri investimenti, alla nostra lunga esperienza, alle variegate competenze e alla professionalità dei nostri team, noi continueremo a posizionare AIM Group International tra i leader della meeting industry a livello internazionale”.

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Ciriani (FdI): cresciamo da Nord a Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

“Fratelli d’Italia cresce da Nord e Sud e oggi è felice di accogliere nelle sue fila Salvo Pogliese, Basilio Catanoso e Guido Castelli, che hanno avuto il coraggio di rispondere all’appello lanciato ad Atreju dal presidente Giorgia Meloni e dare il loro contributo nella costruzione di un grande movimento conservatore e sovranista. Dopo il successo ottenuto alle elezioni europee, oggi a Catania abbiamo fatto un altro passo in avanti per raggiungere questo obiettivo e Fratelli d’Italia si conferma un movimento politico in grande salute e capace di aggregare in un unico grande contenitore identità, persone e sensibilità diverse”. A dirlo il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Luca Ciriani.

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Quale strategia italiana per lo sviluppo delle reti ultraveloci e la crescita economica del Paese?

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Roma Mercoledì 17 Luglio 2019 Ore 17:00 – 19:00 Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani Via della Dogana Vecchia, 29. Il futuro della rete italiana a banda ultralarga tra stop-and-go.Quali le ragioni e quali i nodi da sciogliere? Quali i quesiti sullo schema operativo adottabile e quali i dubbi sui modelli di business? La presentazione del libro di Fabrizio Dalle Nogare “Regolazione e mercato delle comunicazioni elettroniche” (Giappichelli Editore), che proprio su questi temi ha centrato la riflessione tra Governance della rete e nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche, sarà occasione di confronto in un momento cruciale per l’assunzione di decisioni consapevoli.
I lavori avranno inizio con il saluto di apertura diMirella Liuzzi, Segretario di Presidenza, Camera dei Deputati. A seguire gli intervento di
Antonio Sassano, Professore, Università La Sapienza
Andrea Zoppini, Professore, Università Roma Tre
Franco Bassanini, Presidente, Open Fiber
Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato, TIM
Mauro Coltorti, Presidente VIII Commissione, Senato
Alessandro Morelli, Presidente IX Commissione, Camera dei Deputati
Modera: Raffaele Barberio, Direttore, Key4biz
Conclude: Angelo Marcello Cardani, Presidente, AGCOM

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Le azioni europee possono ancora crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

A cura di Paul Doyle, Responsabile azionario per l’Europa di Columbia Threadneedle Investments. La corsa dei mercati nei primi tre mesi del 2019 ha rappresentato un’inversione di tendenza rispetto agli sviluppi osservati alla fine dello scorso anno. La riunione di marzo del Federal Open Market Committee (FOMC) statunitense ha confermato il mutato orientamento della Fed, non più impegnata a impedire lo sforamento del target d’inflazione bensì a contrastarne l’eccessivo calo a seguito della crisi finanziaria globale. La minaccia discussa lo scorso ottobre (il potenziale inasprimento della politica monetaria da parte della Fed malgrado l’incombere di una recessione) non rientra più nei possibili scenari per il resto dell’anno, uno sviluppo incoraggiante per tutti i mercati azionari, compreso quello europeo.
È vero che alcuni indicatori economici suggeriscono cautela. In particolare, il commercio globale va contraendosi, un trend che sembra destinato a protrarsi a causa delle relazioni tese tra Stati Uniti e Cina e dell’imposizione di tariffe da parte di entrambi i paesi. L’aggravarsi delle tensioni ha causato una correzione dei mercati azionari globali il 14 maggio, data in cui Pechino ha annunciato l’introduzione di dazi in reazione alle misure varate dal presidente Trump. Dati gli effetti ritardati di un inasprimento monetario, gli indicatori anticipatori dell’OCSE restano negativi, così come anche i PMI manifatturieri di tre delle quattro maggiori economie mondiali (Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania). In ogni caso, i principali indicatori relativi a rendimenti obbligazionari a lungo termine, differenziali di rendimento delle emissioni societarie, prezzi del greggio e forza del dollaro USA non sono tali da destare eccessivo allarme. I rendimenti obbligazionari sono troppo bassi per frenare l’economia, e le quotazioni del greggio a 70 dollari al barile si aggirano intorno alle medie decennali. Non ci troviamo in una fase analoga a quella attraversata nel 2008, quando sia il petrolio che il dollaro USA subirono un’impennata. Si tratta semplicemente di un rallentamento temporaneo, a cui farà probabilmente seguito un nuovo irripidimento.
Quali sono le implicazioni di tutto questo per le azioni europee? La performance dei listini europei rispetto agli omologhi statunitensi dipende spesso dall’evoluzione del cambio EUR/USD. In Europa la crescita relativa degli utili rispetto agli Stati Uniti riflette il vigore sottostante delle sue economie, come mostrano gli indici PMI.
Gli utili del settore finanziario giapponese raggiunsero i massimi nel 1990 e sono ora pari alla metà di tale livello. Lo scoppio di una bolla del credito scoraggia i prenditori dall’accendere prestiti, un’attività fondamentale per il sistema bancario. Gli utili delle banche dipendono dalla leva finanziaria (l’ammontare di capitale proprio necessario a coprire i portafogli prestiti), dalla regolamentazione e dai margini d’interesse netti, tutti ambiti in cui le banche europee sono alle prese con enormi ostacoli. Un inasprimento normativo potrebbe creare problemi anche per il settore tecnologico statunitense, ma al momento sono le banche europee a soffrire. Un eventuale irripidimento della curva dei rendimenti (causato dall’aumento delle aspettative di inflazione) nella seconda metà di quest’anno non potrebbe spingere al rialzo le quotazioni dei titoli finanziari europei (e delle azioni cicliche)? Attualmente le valutazioni delle banche europee, calcolate in base al P/E relativo, sono prossime ai minimi dalla crisi finanziaria. La quota dei prestiti italiani in sofferenza in percentuale dei prestiti complessivi sta rapidamente diminuendo. Le banche italiane stanno risanando i bilanci, oppure sono oggetto di acquisizioni. La Spagna ha cominciato prima, ma l’iter è simile. Si prevede un’ulteriore fase di miglioramenti. Il settore assicurativo ha intanto sovraperformato in un contesto di rendimenti obbligazionari in calo e le valutazioni appaiono ora relativamente elevate. La domanda interna europea dovrebbe al contempo essere favorita da una politica fiscale più accomodante, che dovrebbe contribuire per lo 0,6% al PIL e far scendere i rendimenti obbligazionari, uno sviluppo quest’ultimo di cui dovrebbe in particolare giovarsi l’Italia. L’impennata dei rendimenti italiani osservata lo scorso anno è imputabile all’elezione di un governo populista dalla retorica incendiaria, che ha fatto precipitare il paese nella recessione. Ora che i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi di 100 punti base rispetto ai massimi, l’allentamento delle condizioni finanziarie dovrebbe favorire la ripresa economica.
Quasi tutti gli elementi responsabili della correzione di fine 2018 hanno invertito rotta: il rafforzamento del dollaro e il rallentamento dell’economia statunitense sfociato nello shutdown del governo federale hanno ceduto il passo a sviluppi di segno opposto. I rendimenti dei Treasury USA decennali sono scesi dal 3,2% di ottobre 2018 all’attuale 2,5%. La Fed ha posto fine all’inasprimento. Tuttavia, l’aggravarsi delle frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina creano un clima di incertezza e ostacoli alla crescita globale. L’Europa beneficia dell’accelerazione della crescita globale, ma soffre nella stessa misura quando la crescita rallenta o subisce una contrazione. Se le tensioni commerciali non comprometteranno la crescita globale, le revisioni degli utili societari invertiranno rotta mostrando un miglioramento. Gli utili superiori alle aspettative potrebbero spingere al rialzo le azioni anche dopo il recupero del 20% rispetto ai minimi di dicembre. Nel 2016, i mercati azionari cominciarono a salire a febbraio sebbene le revisioni degli utili sarebbero rimaste negative durante l’intero anno. I mercati possono continuare a segnare progressi anche quando l’espansione degli utili si interrompe. Se gli utili riprendono a salire, il rally può continuare. Molti si aspettano che l’indice S&P 500 raggiunga un picco di 3000 punti al termine del ciclo economico. Il rally dell’indice S&P 500 può risentire delle tensioni commerciali nel breve periodo, ma le prospettive a lungo termine sono ottime.

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Scuola – Precari, passa il decreto legge Crescita senza modifiche in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Preclusa la votazione di emendamenti e ordine del giorno. I sindacati che hanno firmato il vago accordo del 24 aprile a Palazzo Chigi, da Anief ritenuto insufficiente per risolvere il problema del precariato, ora scrivono al premier Giuseppe Conte e scoprono che prima di dicembre niente potrà essere approvato in un provvedimento legislativo. Si conferma, quindi, l’italica lentezza delle procedure concorsuali nella scuola pubblica italiana.
Marcello Pacifico (Anief): Intanto inizierà un nuovo anno scolastico con molte decine di migliaia di posti vacanti e disponibili ancora una volta dati in supplenze. E anche tante convocazioni per l’assegnazione delle cattedre che andranno deserte, durante le prossime immissioni in ruolo, per via della mancata riapertura delle GaE e dell’assunzione su graduatorie nazionali degli idonei dei concorsi ordinari e riservati.
Doccia fredda per i sindacati, ai quali Anief aveva detto di non fidarsi: il nulla di fatto su reclutamento e abilitazioni, a seguito della mancata inclusione, nel decreto crescita e nell’ultimo Consiglio dei ministri, dei corsi Pas, dei concorsi riservati ai precari storici e a varie misure da attuare con urgenza per risollevare il reclutamento, sta compromettendo il futuro professionale di decine di migliaia di docenti. Oltre a mettere ancora di più a rischio il regolare avvio del nuovo anno scolastico.
“Evidentemente – commentano ora i sindacati maggiori – non vi è stato in Consiglio dei Ministri un sufficiente coordinamento, il che chiama in causa direttamente le responsabilità del Presidente del Consiglio. A questo punto non possiamo non ricordare al Premier gli impegni assunti, a nome del Governo da lui presieduto, con la sottoscrizione dell’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi”.

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Decreto crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Fischio d’inizio per la partita della ripresa economica che l’Italia si giocherà con il Decreto Crescita. Agevolazioni fiscali per le imprese, promozione degli investimenti privati, tutela del made in Italy sono tre dei principali pilastri sui quali si fonda il provvedimento contenente misure urgenti di crescita economica, appena diventato Legge. Il primo dei 51 articoli contenuti nel testo reintroduce il cosiddetto “superammortamento”, ovvero l’agevolazione che consente di maggiorare del 30% il costo di acquisizione a fini fiscali degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi. Rispetto alle norme previgenti, l’articolo introduce un tetto di 2,5 milioni di euro agli investimenti agevolabili. La disposizione, nel dettaglio, di fatto consente ai titolari di reddito d’impresa che effettuino investimenti in beni materiali strumentali nuovi, dal 1° aprile 2019 fino al 31 dicembre 2019, di usufruire dell’aumento con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. L’articolo, che non a caso si trova in testa alla Legge, costituisce un incentivo per le imprese e un vero e proprio motore di crescita se utilizzato al meglio. Quali sono i benefici immediatamente realizzabili e come funziona il nuovo testo applicato in scala reale? Lo spiega uno dei massimi esperti italiani in materia di energie rinnovabili, presidente di Enerqos Energy Solutions, Giorgio Pucci: « Il Decreto Crescita reintroduce uno strumento importantissimo per l’economia del Paese con il superammortamento 130% per chi compra una caldaia nuova a biomassa per una serra, un impianto fotovoltaico, un cogeneratore, o anche lampade nuove purché questi beni siano collegati alla produzione e all’innovazione delle imprese e non siano utilizzati per vendere energia elettrica, ma per usarla». Per rendere immediatamente fruibile il superammortamento come si devono muovere le imprese? «Effettuando l’investimento fin da ora– spiega ancora Pucci-, purché il 20% dell’investimento sia pagato entro l’anno, poi l’installazione si può finire anche entro la data del 30 giugno 2020». Cosa succederà a breve termine con l’entrata in vigore della Legge? «Secondo me- prosegue Pucci- ma anche secondo le ultime indagini nel settore, è facilmente riscontrabile un incremento del fotovoltaico già prima degli incentivi appena approvati, proprio perché è ormai acclarato che ha dei ritorni e dei vantaggi molto rapidi anche grazie al crollo dei costi di tutto il materiale che serve per realizzare un impianto, in particolare i pannelli. Quindi tutte le aziende che vogliono innovare e risparmiare energia hanno un atout importante considerando entrambi gli aspetti, il superammortamento e il beneficio di utilizzare fonti di energia rinnovabile. Le biomasse legnose, ad esempio, sono molto chiaramente specificate all’interno della nuova Legge. Chi compra una caldaia a biomassa legnosa a filiera corta risparmia il 50% rispetto al gasolio e tra l’altro finalmente non inquina. Si pensi al caso del primo produttore italiano di piante da fiori in vaso, l’Azienda Agricola Luca Maffucci, che ha un’estensione di superficie totale pari ad 80 campi da calcio e che grazie alle caldaie a biomassa , alimentate da cippato di legno proveniente da filiera corta con approvvigionamento inferiore a 70 chilometri, ha risposto immediatamente all’allineamento degli obiettivi prefissati dal Pniec da raggiungere entro il 2030. Inoltre, ha ottenuto una notevole riduzione dell’impatto ambientale che l’attività ha nelle emissioni in atmosfera e nelle sostanze concimanti nel terreno, oltre ad un notevole risparmio sui costi energetici. Infine bisogna considerare la maggiore competitività sul mercato che l’impresa assume potendo investire le somme che prima erano destinate alle spese per l’energia in tecnologie più avanzate e concorrenziali. Una sorta di economia circolare a beneficio delle imprese italiane che finalmente potranno vedere la luce dopo anni di dura crisi. Ma bisogna iniziare da subito».

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La Rete Plus continua a crescere

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 giugno 2019

Il progetto lanciato dalle associazioni Aeci, Aiace, Codici e Konsumer ha compiuto un altro passo avanti con il corso “La tutela del consumatore – Energia e Ambiente”, tenutosi ieri pomeriggio a Roma presso la sede nazionale di Codici. Dopo aver affrontato il tema del consumatore-contribuente nella precedente iniziativa di gennaio, questa volta l’attenzione si è concentrata sui servizi di elettricità, gas e idrico.
Dettagliato e prezioso l’intervento di Giovanni Galieti e Silvana Urso di Acquirente Unico, società pubblica interamente partecipata dal Gestore dei Servizi Energetici SpA, nata con lo scopo di garantire la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato. Particolarmente interessante il capitolo dedicato all’attività dello Sportello per il consumatore, istituto dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, e gestito in collaborazione con Acquirente Uncio, che fornisce informazioni ed assistenza ai clienti finali e ai consumatori produttori di energia elettrica e gas ed agli utenti del servizio idrico integrato. Grazie agli interventi dei partecipanti, sia quelli presenti in aula che quelli collegati via Skype, sono state toccate diverse situazioni critiche che si presentano di fronte ai consumatori ed alle associazioni che li tutelano.“Un’iniziativa veramente interessante ed importante – commenta il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – con questo corso i nostri associati hanno potuto ampliare il loro bagaglio già ricco di esperienza. Ringraziamo Acquirente Unico per la partecipazione e siamo intenzionati a portare avanti questa collaborazione veramente preziosa. Organizzeremo altri corsi per garantire ai consumatori sportelli sempre più specializzati e qualificati in tutta Italia”.

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Fratelli d’Italia ingrana la marcia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2019

“Il risultato elettorale delle europee, seppur straordinario per le condizioni di una forza politica come Fratelli d’Italia che non governa e alle cui spalle non ci sono poteri forti, è solo la conferma che la strada intrapresa è quella corretta. Le nostre liste, aperte a sensibilità diverse, hanno già raccolto consensi importanti e oggi i movimenti, le associazioni, i partiti e i candidati che hanno aderito sono al lavoro per una nuova fase che definiremo nel prossimo autunno. Dal Veneto alla Sicilia, passando per il Lazio, si registrano adesioni importanti che presenteremo tra alcuni giorni in una manifestazione che sarà un nuovo passo in avanti verso la realizzazione del progetto che farà di Fratelli d’Italia l’elemento essenziale per la prossima alleanza di governo. Confermiamo il percorso di apertura e ridefinizione del nostro progetto che avevamo lanciato lo scorso settembre, perché il risultato delle europee dice senza mezzi termini che è la strada giusta. Quella vittoria per noi è solo un punto di partenza: il nostro prossimo obiettivo è superare abbondantemente la doppia cifra, grazie al contributo di nuove energie che troveranno pieno diritto di cittadinanza nel nostro progetto”. Lo dichiara in una intervista al Secolo d”Italia il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Ecosistemi a confronto: l’Europa sta crescendo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Brussels. Attraverso un approfondito confronto dei migliori ecosistemi del mondo, vediamo che gli Stati Uniti guidano la classifica internazionale in termini numerici con 22.910 scaleup a fine 2018, di cui 6.496 nella sola Silicon Valley. La Cina segue con 9.935, l’Europa con 7.034 e Israele con 1.159. La classifica è praticamente la stessa se guardiamo al capitale raccolto: le scaleup statunitensi hanno raccolto 731 miliardi di dollari, di cui solo 304 nella Silicon Valley, seguita da Cina (337), Europa (126) e Israele (19).Tuttavia, lo scenario cambia davvero quando si osserva gli indicatori di densità e di investimento nelle scaleup (density and scaleup investing ratio*). Rispetto a questi 2 indicatori, la Silicon Valley mostra senza sorprese i valori più alti con 83,3 scaleup per ogni 100.000 abitanti e il 60,7% del PIL investito. L’ecosistema israeliano è al 2° posto con il 13,6 e il 5,6%, seguito dagli Stati Uniti con 7 scaleup e il 3,6%. La Cina è in ritardo con lo 0,7 e l’1,3% insieme all’Europa, che mostra un punteggio di 1,2 (un aumento dello 0,2 rispetto all’anno precedente) e 0,53% (anche questo in aumento rispetto allo 0,45%).”Non sorprende che la Silicon Valley sia inarrivabile. Più della metà (61%) del PIL della regione viene investito in tecnologia” ha commentato Alberto Onetti, Presidente Mind the Bridge e Coordinatore SEP, aggiungendo che” Anche i dati di Israele sono impressionanti. Questo piccolo paese di soli 8 milioni di abitanti produce più innovazione di Germania e Francia. Altra notizia è che il dragone cinese si è definitivamente risvegliato – dal 2014 gli investimenti in scaleup tecnologiche in Cina sono aumentati di un ordine di grandezza – e ha preso il volo, per continuare la metafora. La buona notizia per l’Europa è che, finalmente, si è innescato un percorso di crescita esponenziale. Tuttavia, il divario con gli Stati Uniti e la Cina rimane enorme e difficilmente verrà colmato”.Le medie regionali confermano che il Regno Unito e i paesi nordici stanno mostrando le migliori performance. Le isole britanniche superano il resto d’Europa rappresentando circa il 35% di scaleup e capitali raccolti, il 12% della popolazione e il 14% del PIL sul totale europeo. Gli Stati centrali guidati da Francia e Germania rappresentano invece il 27% delle scaleup e il 30% degli investimenti, sebbene rappresentino il 28% della popolazione europea e il 36% del PIL. All’estremo opposto, i paesi nordici rappresentano il 16% delle scaleup e il 19% del capitale investito, sebbene coprano solo il 5% della popolazione europea e il 6% del PIL. I Paesi baltici producono l’1,5% delle scaleup e l’1,2% del capitale, anche se rappresentano meno dell’1% del PIL e della popolazione del continente. L’Europa meridionale è ancora fanalino di coda nell’ondata dell’innovazione con il 10% delle scaleup e il 6% del capitale raccolto, nonostante la quota del 20% del PIL e della popolazione europea. L’Europa orientale deve invece ancora sfruttare il suo potenziale.

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Oltre 7000 scaleup e 126 miliardi di dollari di capitale raccolto per l’Europa tech che cresce

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

L’Italia è stazionaria al decimo posto nella classifica europea delle tech scaleup e segna un passo molto più lento rispetto ai valori medi europei con 208 scaleup e $1,8 miliardi raccolti. Qualche lieve segnale di miglioramento nel 2018 ($0.5B raccolti nel 2018 contro gli $0.3B del biennio precedente).
Tra le Scaler italiane (scaleup che hanno raccolto oltre $100 milioni) figurano Linkem, Prima .it oltre a Yoox Net-a-Porter Group.

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Dragonetti: “aumenta il potenziale di crescita delle PMI italiane”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Le PMI come motore di crescita del tessuto imprenditoriale nazionale. Questo in estrema sintesi il comento di Alessandro Dragonetti, Head of Tax di Grant Thornton, intervenuto oggi a “Industria Felix il Lazio che compete” in occasione della presentazione dell’inchiesta condotta da Industria Felix Magazine in collaborazione con l’Ufficio studi di Cerved, presso l’Università Luiss alla presenza delle imprese primatiste e più performanti del Lazio.Secondo i risultati dell’inchiesta, l’84,9% di pmi e grandi imprese del Lazio ha prodotto utili nell’anno fiscale 2017. “Questo fenomeno – commenta Alessadro Dragonetti – è in linea con una tendenziale crescita delle imprese nel mercato italiano (i ricavi sono aumentati del +5,3% mentre il valore aggiunto del 4,5%) nonostante un quadro macroeconomico di riferimento che, sia a livello domestico che internazionale, continua a rivelarsi poco favorevole alla crescita”.“Ma osservando l’andamento delle imprese che compongono il tessuto industriale italiano, è la strategicità delle PMI a dimostrarsi il fattore più interessante: il comparto, infatti, presenta tassi di crescita più importanti rispetto alle società di grandi dimensioni, nonostante si sia registrato un calo nel numero degli addetti. A trainare la crescita del middle market – prosegue Dragonetti – che nel periodo 2017-2022 è stimato al 4,7% e superiore dello 0,9% rispetto al dato di crescita delle large companies, sono principalmente quattro fattori determinanti: tecnologia, ricerca e sviluppo e innovazione”.“Questi 4 driver si dimostrano un forte potenziale di crescita per le nostre PMI, tali da renderle competitive non solo nei confronti delle grandi aziende del nostro territorio, ma anche e soprattutto a livello globale, consentendo l’accesso a mercati esteri di dimensioni maggiori per prodotti e servizi”.

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Prezzo del grano tenero in decisa crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Sia rispetto all’annata 2017/18 (+13,4%) che rispetto alla media delle cinque annate precedenti (+12,1%). E’ il bilancio che emerge dall’analisi sulla campagna 2018/2019, di fatto conclusa, realizzata da BMTI sui prezzi dei cereali nazionali rilevati dalle Camere di Commercio.In particolare, il prezzo medio dell’annata 2018/2019 si è attestato per il grano tenero (panificabile) sui 210 €/t. Un valore solo di poco inferiore ai 228 €/t che si sono invece registrati per il grano duro (fino). Prezzo del grano duro che è apparso in leggera ripresa rispetto all’annata 2017/18 (+1,8%) ma ancora più basso rispetto alla media delle cinque annate precedenti (-12,6%).In attesa di chiudersi dopo l’estate, l’attuale campagna del mais continua invece a mostrare una fase di stallo dei prezzi in Italia. In particolare, le quotazioni a maggio si sono attestate sui 170 €/t, praticamente invariate rispetto ad aprile ed in ribasso rispetto allo scorso anno (-5,1%). Nessun rialzo, dunque, a differenza del balzo osservato nella seconda parte di maggio per le quotazioni alla borsa di Chicago, sostenute dall’ondata di forte maltempo che ha colpito nelle scorse settimane gli Stati Uniti. Sul fronte del commercio con l’estero, intanto, vanno registrati segnali di ripresa per le importazioni italiane di grano duro provenienti da paesi extra UE-28. Se, nel complesso, l’attuale annata ha registrato tra luglio 2018 e aprile 2019 un calo del 22% rispetto all’annata precedente, i primi mesi dell’anno hanno infatti evidenziato una crescita dei quantitativi in arrivo dai paesi extracomunitari. Nello specifico, l’analisi compiuta da BMTI sui dati della Commissione Europea mostra che nei primi quattro mesi del 2019 si è registrato un incremento di quasi il 60% rispetto allo stesso periodo del 2018.

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I tecnocrati di Bruxelles e investimenti e crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

“L’esecutivo gialloverde ha tutta la nostra disapprovazione per aver sciupato il nuovo margine di spesa derivante dal nuovo deficit autorizzato dalla Commissione in assistenzialismo, reddito di cittadinanza in testa. Tutte misure che producono spesa improduttiva anziché investimenti e crescita. L’Europa però non apra alcuna procedura infrazione e attenda l’insediamento del nuovo governo dopo il voto del 26 maggio. La democrazia ha ancora un senso nel nostro continente o i tecnocrati di Bruxelles valgono più dei popoli?La macchina eurocratica non può prescindere dalla politica che, idealmente, potrebbe anche decidere con i nuovi assetti e le nuove alleanze di correggere gli attuali parametri, varare nuovi Trattati e quindi far decadere i presupposti per la procedura d’infrazione”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Nutrimenti per la crescita 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

Ravenna dal 28 maggio al 5 giugno torna Nutrimenti per la crescita, il festival delle arti performative dei bambini e ragazzi della città che raccoglie gli esiti finali dei progetti di carattere espressivo realizzati nelle scuole del territorio ravennate e presentati di anno in anno nei luoghi-simbolo della cultura cittadina.Fil rouge di questa decima edizione, i testi L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono e il Manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clément che sono, in questi tempi complessi, una dichiarazione di responsabilità e azione sul mondo. Così, per raccontarsi, le scuole hanno seguito il gesto di un pastore che, piantando ghiande, trasforma in bosco un paesaggio arido e il pensiero di un filosofo giardiniere che disegna un unico, grande, giardino planetario in movimento continuo, nel quale viaggiano semi, uomini e animali. Elzéard il pastore e Gilles il giardiniere sono protagonisti di un cambio di paradigma, un ascolto attivo nei confronti del luogo in cui viviamo, un andare con non contro il nostro mondo, a partire dalle azioni minime.Il festival, che coinvolge ogni anno più di un migliaio di studenti degli istituti comprensivi del territorio, è ideato dall’associazione Cantieri Danza e realizzato con l’Assessorato Pubblica Istruzione e Infanzia del Comune di Ravenna, in collaborazione con Rete Almagià.Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito. Si consiglia la prenotazione.

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Il petrolio cresce per la paura

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Il recente andamento del prezzo del petrolio riflette qualche cosa di più serio e complesso rispetto al solo comportamento della domanda e dell’offerta. Ora è al livello di circa 70 dollari al barile. Una crescita importante dai 53 dell’inizio dell’anno. Solitamente l’aumento è spiegato con la decisione dei Paesi dell’Opec e della Russia di diminuire la loro produzione. A dicembre avevano annunciato di ridurla di 1,2 milioni di barili al giorno (bpd). A ciò naturalmente si aggiungono gli effetti della crisi politica e sociale del Venezuela, dell’embargo americano verso l’Iran, della preoccupante crescente incertezza sulla situazione libica e del raffreddamento della crescita globale.
Globalmente, la produzione e il consumo di petrolio oggi si stimano in circa 100 milioni di bpd. Si dimentica, però, di dire che le evoluzioni negative sono ampiamente compensate dall’aumento della produzione di petrolio da parte degli Stati Uniti, che hanno raggiunto i 12 milioni di bpd. Anche le esportazioni americane di petrolio hanno toccato il livello record di 3,6 milioni bpd e ci si aspetta che presto arrivino fino ai 4,6 milioni bpd. Si stima che la produzione giornaliera di petrolio da parte dei paesi non-Opec, con gli Usa in testa, possa presto crescere di circa 2 milioni di barili al giorno.
Già nel 2018 il prezzo medio del barile di greggio aveva registrato un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Però, l’aumento della media annuale salirebbe al 65% se il paragone lo facessimo con i dati del 2016, quando il prezzo del barile era poco sopra i 40 dollari. Certamente sono lontani anni luce dai 100 dollari del periodo 2011-2013 e dai picchi di 150 dollari nel mezzo dell’euforia speculativa legata alla grande crisi finanziaria. Com’è noto, a ottobre del 2018 si raggiunsero i 73 dollari al barile per poi scendere ai 53 dollari di dicembre. Da gennaio scorso il prezzo è in progressiva salita.
Si può dedurre che le varie spiegazioni fornite dagli esperti e dalle stesse compagnie circa le variazioni dei livelli delle produzioni non sono molto convincenti. In particolare, non si giustificano le repentine oscillazioni del prezzo e i loro strettissimi tempi non riflettono gli andamenti della domanda e dell’offerta. Né l’evidente cambiamento del tasso della crescita globale e di quello del commercio internazionale può essere una giustificazione valida.A nostro avviso, l’attuale volatilità dei mercati energetici deve essere spiegata anche dalla crescente attenzione posta da settori della finanza sul petrolio e sulle commodity. La storia insegna che, quando altri settori finanziari (quali quelli del corporate bond, dell’immobiliare e dei titoli di stato arrancano, proprio come adesso) le grandi banche e i fondi di investimento più speculativi tendono a cercare altrove possibilità di profitto, anche al prezzo di maggiori rischi. E i prodotti energetici e in generale le commodity possono diventare oggetto di speculazioni.Infatti, i recenti venti di guerra in Libia, anche intorno ai maggiori pozzi petroliferi, avrebbero accresciuto l’interesse da parte di taluni speculatori per operazioni finanziarie legate ai future sul prezzo del petrolio.
Non è un caso che la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea abbia rilevato un notevole aumento nelle attività legate ai derivati finanziari otc. Il suo ultimo rapporto trimestrale, pubblicato in aprile, evidenzia che già a metà 2018 il valore nozionale totale degli otc ha raggiunto i 600 mila miliardi di dollari. Anche i derivati sulle commodity hanno registrato un notevole aumento, superando, dopo molti anni, i 2 mila miliardi di dollari, con un aumento del 15% rispetto ai dati rendicontati del semestre precedente. La Bri, perciò, parla «di mercati finanziari particolarmente irrequieti». Bisognerà tenerne conto.Non è nostra intenzione immaginare future gravi crisi finanziarie frutto di nuove speculazioni. Sono tante le variabili, economiche e geopolitiche, in gioco. Inoltre, la storia non si ripete mai negli stessi modi. Dato, però, l’aggravamento generale del processo debitorio pubblico e privato, come da noi recentemente evidenziato, auspichiamo che non sia una ripetuta mancanza di controlli e di interventi a mettere il mondo di fronte a nuovi e insostenibili rischi di crisi. Soprattutto non vorremmo che, ai tanti danni che di norma le attività petrolifere generano (guerre, colpi di stato, corruzione, danni alla salute e all’ambiente), si aggiungano quelli più diffusi della speculazione finanziaria fatta sui barili di petrolio, che spesso sono solo sulla carta e non realmente pieni del liquido nero. (fonte: Società libera online http://www.societalibera.org)

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Aumento insolvenze per il rallentamento della crescita del PIL

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

A fronte del rallentamento della crescita del PIL a livello globale, dal 3,2% registrato nel 2018 al 2,7% di quest’anno, si prevede un aumento del 2% nel livello di insolvenze. Le aziende dell’area Asia Pacifico, in quanto parte integrante delle catene di fornitura globali, devono necessariamente valutare in maniera approfondita il rischio d’insolvenza dei clienti cui vendono a credito. Si tratta di un valutazioni complesse, che richiedono un approccio più strategico al credit management, soprattutto da parte di chi è presente con successo sui mercati esteri, come le aziende del Made in Italy.I Paesi dell’Asia Pacifico continuano a essere il principale motore di crescita per l’economia mondiale. Sebbene la domanda interna resti robusta solida, molteplici rischi sembrano offuscare le prospettive di crescita nella regione. Il rallentamento della crescita commerciale in molti Paesi spinge le aziende dell’Asia Pacifico ad aumentare il ricorso al credito commerciale nei rapporti commerciali tra imprese (B2B) per restare competitive e guadagnare quote di mercato.E’ quanto emerge dai risultati del sondaggio condotto da Atradius nella regione dell’Asia Pacifico, riportati nell’ultima edizione del Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento tra aziende in Asia Pacifico appena pubblicato.Nella regione, il valore delle vendite a credito sul totale delle transazioni commerciali tra imprese passa dal 48,1% dello scorso anno al 55,5% nel 2019. L’incremento maggiore in Australia dove si è arrivati al 71,5% rispetto al 47,7% registrato nel 2018.In generale, vendere a credito implica la possibilità di non essere pagati alla scadenza originaria della fattura. In Asia Pacifico, il 29,8% del valore totale delle fatture emesse dalle aziende della regione viene pagato in ritardo. Questa percentuale raggiunge il massimo in India (39,0%) ed il minimo in Giappone (13,2%).Valutare la solvibilità dell’acquirente, prima di vendere a credito, è essenziale per rendere più sicuro il processo di vendita a dilazione. Le aziende intervistate di Singapore (53%) e Cina (51%) sono le più propense a farlo. La costituzione di riserve contro i cattivi pagatori, nel caso i crediti si trasformino in inesigibili, viene fatta dal 41% delle aziende intervistate a Taiwan e Indonesia, a fronte del 33% registrato a livello regionale.Per evitare carenze di liquidità causate dala mancato rispetto delle tempistiche di pagamento dei clienti, il 41% delle aziende intervistate in Asia Pacifico ha dovuto a sua volta ritardare il pagamneto delle fatture ai propri fornitori. Questo sembra una pratica maggiormente diffusa per le aziende in India (51%) e Indonesia (46%). In definitiva, una media del 2,1% del valore totale delle vendite B2B a credito da parte degli intervistati (in aumento rispetto all’1,9% dello scorso anno) è diventato inesigibile. Questo suggerisce che le imprese fanno più fatica ad incassare i crediti rispetto all’anno scorso.In media, il 31% delle aziende intervistate in Asia Pacifico prevede un peggioramento dei comportamenti di pagamento dei propri clienti e un aumento delle fatture scadute da lungo tempo (oltre 90 giorni di ritardo). Le più preoccupate sono le aziende indiane (52%) seguite da quelle indonesiane (35%).Per proteggere la propria attività dal rischio di credito commerciale, il 42% delle aziende intervistate nella regione ha dichiarato che aumenterà il ricorso all’assicurazione del credito. Questa percentuale sale al 51% in Cina e Hong Kong, seguite dall’Australia con il 47%.

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Oggi le stime di crescita ed inflazione della Commissione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

La commissione potrebbe rivedere marginalmente le già basse attese per il 2019 (da +0,2% a +0,1%) ma la mossa avrebbe un significato simbolico di non poco conto, soprattutto se accompagnata dalla richiesta di delucidazioni sulle ragioni rilevanti che stanno facendo deviare dal processo di rientro del debito. In altri termini, una decisione in tal senso della Commissione aprirebbe le porte per raccomandazioni più cogenti il 5 giugno (ossia dopo le elezioni europee del 26 maggio), quando sarà presentato il country report sull’Italia.
L’ipotesi di base rimane sempre quella di possibili prese di profitto tra maggio e giugno, indotte prevalentemente dalla percezione di minore possibilità a breve di ulteriore supporto delle banche centrali, soprattutto alla luce del recente incontro FED dell’1 maggio e del miglioramento dei dati macro Euro che rendono potenzialmente più ostico il processo di costruzione di una TLTRO robusta, capace di dissipare i timori legati all’incertezza in vista del passaggio di consegne alla presidenza BCE (il mandato di Draghi termina ad ottobre).In area Euro, la stagionalità sfavorevole potrebbe colpire principalmente il comparto delle materie prime, oltre a quello Oil&Gas, insieme ai due comparti maggiormente collegati alla TLTRO, ossia banche ed auto.
Il tutto però potrebbe rivelarsi temporaneo e tale anzi da creare la base per ulteriori misure/aperture delle banche centrali già a giugno: il 6 giugno sono attesi i dettagli della TLTRO ed il 19 giugno la FED è attesa aprire in modo più forte sul tema taglio tassi.
Riguardo l’andamento dei prezzi del petrolio si tratta di una variabile importante che impatta molto sulle percezioni e quindi sul clima generale. Dopo aver scontato fino a fine aprile una forte carenza di greggio, la situazione potrebbe drasticamente mutare alla luce di 3 considerazioni:
Incertezza sulla proroga dei tagli Opec+ alla seconda parte del 2019, a causa dell’opposizione soprattutto della Russia, intenzionata a non favorire troppo lo shale oil USA (la cui produzione è in forte aumento) in un contesto di innumerevoli colli di bottiglia dal lato offerta (Libia, Venezuela, Iran ecc). Importante sarà la riunione preliminare Opec+ a Jeddah in Arabia Saudita (formalmente è atteso l’incontro del JMMC, ossia il Joint Ministerial Monitoring Committee dove sono inclusi due paesi non Opec: Russia ed Oman) del 19 maggio, prima della riunione formale del 25/26 giugno a Vienna
Ridimensionamento della domanda stimata per l’anno in vista di tempi lunghi sul fronte negoziazioni sui dazi. Posizioni nette lunghe degli speculatori già relativamente elevate (anche se non elevatissime) tale da indurre rapide prese di profitto.

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Crescita e investimenti per Boehringer Ingelheim

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, guidata dalla ricerca, chiude il 2018 con un fatturato di 17,5 miliardi di euro. Al netto degli effetti di cambio e dell’effetto “una tantum” derivante dallo scambio di asset con Sanofi, nel 2017, le vendite nette sono cresciute del 4%. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono stati di 3,2 miliardi (+2,8%) di euro, passando al 18,1% del fatturato annuale. L’azienda si focalizza in ambiti terapeutici specifici.“Vogliamo che il nostro sia un contributo significativo per migliorare ulteriormente la cura del cancro – dichiara Hubertus von Baumbach, Presidente del Board of Managing Directors – La nostra ricerca si estende anche alle malattie fibrotiche, metaboliche e immunologiche e la nostra pipeline di ricerca è ben strutturata.”
Gli investimenti in impianti e strumentazioni, quasi 1 miliardo di euro (+9%), non sono mai stati così cospicui. Il risultato operativo è nuovamente di 3,5 miliardi di euro (- 0,4%) e l’utile del Gruppo, dopo le imposte, è salito a 2,1 miliardi di euro.“Nel 2018 la redditività sulle vendite nette è passata dal 19,3% al 19,8%, la nostra quota di capitale proprio è salita dal 38% circa al 40%. Siamo un’azienda molto sana, anche dal punto di vista finanziario” commenta Michael Schmelmer, Membro del Board of Managing Directors, Responsabile dell’area Finanza. Il numero medio dei collaboratori è aumentato leggermente in tutte le region, raggiungendo un totale di 50.370 unità (+2%).

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