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Posts Tagged ‘criminalità’

Lotta alla criminalità: scambio di informazioni più veloce sui cittadini non-UE

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Condivisione più rapida delle informazioni sulle condanne a carico di cittadini di paesi terzi Vantaggi per pubblici ministeri, giudici e polizia, nella lotta alla criminalità e al terrorismo Nel 2014 le autorità nazionali hanno utilizzato meno del 5% delle informazioni disponibili sulle condanne Una nuova banca dati, approvata in via definitiva martedì, permetterà ai Paesi UE di scambiare più velocemente le informazioni dei casellari giudiziari dei cittadini di paesi terzi.I deputati hanno così deciso di creare una nuova banca dati sulle condanne a carico di cittadini di paesi terzi (ECRIS-TCN), a complemento dell’attuale sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS), utilizzato per lo scambio di informazioni sulle condanne a carico di cittadini dell’UE.La nuova banca dati centralizzata migliorerà lo scambio delle informazioni estratte dai casellari giudiziari dei cittadini di paesi terzi in tutta l’Unione Europea, contribuendo alla lotta contro la criminalità transfrontaliera e il terrorismo.Il nuovo sistema ECRIS per i cittadini di paesi terzi (ECRIS-TCN): consentirà alle autorità nazionali di stabilire rapidamente se uno Stato membro dell’UE detiene i casellari giudiziari di un cittadino di un paese terzo;
includerà i dati relativi ai cittadini con doppia nazionalità, per garantire che le persone che possiedono due passaporti con cittadinanza di un paese terzo e di uno Stato membro non possano nascondere le condanne a loro carico.
Il Parlamento e il Consiglio hanno concordato che Europol, Eurojust e la futura Procura europea avranno accesso a ECRIS e a ECRIS-TCN, in aggiunta ai giudici e ai procuratori dei Paesi dell’UE.

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Criminalità organizzata: tempi più rapidi per congelare e confiscare beni

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

Bruxelles. I deputati europei hanno adottato giovedì nuove norme per accelerare il congelamento e la confisca dei proventi di reato in tutta l’UE.Le nuove norme, già concordate in via informale tra il Parlamento e i ministri dell’UE in giugno, renderanno più rapido e semplice per gli Stati membri il congelamento e la confisca transfrontalieri dei proventi di reato.
Privare i criminali dei loro beni è uno strumento importante per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Tuttavia, secondo uno studio di Europol del 2016, attualmente nell’UE viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali.Le nuove misure prevedono:
l’introduzione di scadenze: un Paese UE che riceve un ordine di confisca da un altro Paese UE disporrà di 45 giorni di tempo per eseguire l’ordine; i provvedimenti di congelamento transfrontalieri devono essere eseguiti con la stessa rapidità e priorità di quelli nazionali. Le autorità avranno quattro giorni di tempo per congelare i beni se la richiesta di confisca è urgente;documenti standardizzati: saranno utilizzati certificati e moduli standard per garantire che i Paesi UE agiscano più rapidamente e comunichino in modo più efficiente;
un ambito di applicazione più ampio: ove richiesto, i Paesi UE potranno confiscare beni ad altre persone legate all’organizzazione criminale in questione e potranno anche agire nei casi in cui non vi sia una condanna (ad esempio, se l’indagato è fuggito); nuovi diritti per le vittime: le vittime saranno le prime a ricevere un risarcimento quando i beni confiscati saranno distribuiti.

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Se vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
E’ la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale. (Servizio fidest)

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Criminalità e narcotraffico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

La lotta alla droga non è da tempo una lotta contro i consumatori o le sostanze in sé. Se escludiamo alcuni fanatici (molto politici) che credono che i consumi (e i risvolti sanitari) di droga si combattono vietando queste sostanze, situazioni ed esperimenti in corso in varie parti del mondo (Usa e Canada in prima fila) ci indicano un metodo diverso: la legalizzazione di quelle sostanze oggi vietate. E che, proprio perché vietate, sono oggi delle bombe sanitarie (procacciamento da parte di consumatori di ogni tipo, dipendenti inclusi), sociali (grossi e irrisolvibili problemi di emarginazione negli specifici contesti di consumo e spaccio), politici (governi locali e non solo, in varie parti del mondo, si reggono con il denaro dei trafficanti), economici (l’economia sommersa della grande criminalità organizzata che gestisce i traffici transnazionali, internazionali e nazionali, domina ovunque, e il nostro Paese è uno dei principali hub per l’Europa).
Non stiamo scrivendo niente di particolare ricordando questi aspetti. Ma c’e’ un fatto di cronaca di oggi che – per chi ancora ne avesse bisogno – può servire a far riflettere. Nella Locride (Calabria, terra di dominio della ‘ndrangheta) è stata fatta una scoperta “nuova”: un bunker, di quelli che abitualmente vengono creati ed utilizzati per nascondere i latitanti delle organizzazioni criminali, è stato scoperto e dentro c’era una coltivazione indoor di cannabis che sicuramente non serviva per il consumo personale del proprietario dei locali. Un novo tassello da aggiungere alla diffusa fantasia che la criminalità utilizza per procacciarsi, gestire e smerciare la propria materia prima, la droga illegale. Quindi non più l’armadio nella camera (magari a casa dei genitori presunti ignari) del piccolo consumatore, presunto piccolo spacciatore. No. Ma un sistematico uso razionale delle proprie infrastrutture, in periodo – probabilmente – di mancanza di affiliati della loro banda da custodire lontani dagli occhi delle autorità. Uso razionale, in modo che nulla vada lasciato in attesa, e usato alla bisogna in modo troppo costoso. Business is business. Strano che non ci avevano pensato fino ad oggi, ma l’evoluzione dei mercati, dei controlli, della domanda e dell’offerta delle loro merci, porta allo sviluppo di creatività, fantasia, calcolo, razionalità. Una vicenda che fa entrare ancora di più le azioni della malavita nella nostra quotidianità: quel che ci accade e che facciamo tutti i giorni ha sempre un possibile uso e e risvolto a fini criminali, e cosa di meglio che non utilizzarlo nell’ambito del mercato più fiorente e redditizio che in questo momento quasi tutto il mondo mette a disposizione della piccola e della grande criminalità? ‘ndrangheta nel nostro caso, che è tutt’altro che piccola? Perché la limitata produzione di questa specifica coltivazione (il bunker scoperto è di 25 mq), comunque un mercato ce l’ha, foss’anche solo quello della piazzetta del vicino paesello. Cose che capitano quando la domanda è molto alta e gli offerenti – giocandoci con metodi anche di raffinato business – sono in grado non solo di soddisfare, ma anche di crearla ed alimentarla ad arte lì dove magari è ancora un po’ limitata.
Tutto questo non accadrebbe che se la cannabis fosse legalizzata. Niente di stratosferico nello specifico. Ma, visto che, in spazi così limitati (25 mq), ancora non hanno valutato la creazione di laboratori per le droghe di sintesi (MDMA) (e potrebbero farlo…), e che è impossibile coltivarci papaveri da oppio, cosa di meglio di una coltivazione indoor di cannabis: aspetti tecnici facili, semplici ed economici, sicurezza altrettanto semplice (il bunker dei latitanti….), zone impervie (è noto che la Calabria è terra di controllo al metro quadro del territorio da parte della ‘ndrangheta).
E cosa succede, come reazione e azione da parte dell’autorità, legislativa/esecutiva e di polizia? Per quest’ultima, non può fare altro che ciò che le compete: qualche giretto in più in zona e un tassello in più nelle loro statistiche periodiche. Per la prima (l’autorità legislativa ed esecutiva), probabilmente si tratterà di routine, da aggiungere ai numeri che sciorineranno nei prossimi interventi in Parlamento per dimostrare la loro efficienza e per continuare a tuonare che, visti i mirabolanti risultati di sequestri in crescita, bisognerà intensificare il cammino intrapreso (2). E le varie bande criminali (transnazionali, internazionali, locali e che gestiscono storie come quella del nostro bunker della Locride) continueranno a ringraziare per la continua e costante occasione loro fornita nel lucroso business. Visto che è umanamente, socialmente e scientificamente impossibile agire sulla domanda (i consumatori -3) , perché non si agisce sull’offerta? Perché non si leva alla malavita la gestione di un prodotto che – vista la loro natura, struttura, propensione e avidità di facili e immediati guadagni – non può che essere un prodotto illegale? E’ probabile che col tempo, quando e se gli avremo levato la gestione di cannabis, prodotti di sintesi chimica, derivati dall’oppio (4), la malavita si organizzerà per altri e nuovi prodotti che diventeranno merce del loro business (5). Ma intanto – noi del “mondo legale” – godremo di un periodo in cui, grazie al colpo inferto con la legalizzazione, la malavita sarà un po’ sbandata e in fase di riorganizzazione; periodo in cui, anche grazie all’esperienza acquisita sul campo, noi del “mondo legale” saremo più bravi ed esperti nell’affrontare nuove sfide e nuove emergenze. Perché – se ancora qualcuno non lo avesse compreso – la lotta alla droga e ai vari “mali” della nostra società, è senza sosta. In merito, consigliamo vivamente di diffidare di tutti coloro che – come già avviene oggi nella lotta alla droga – fanno di quest’ultima una sorta di crociata epocale con l’intento di debellamento totale del problema, per la creazione di una “società in cui non ci sia la necessità della droga”…. Per carità, ognuno è libero di credere nel proprio dio, foss’anche nel modello di questo dio in terra, ma …. nel frattempo… dobbiamo continuare a vivere. E le politiche di riduzione del danno – come quella che abbiamo accennato – servono non solo a farci temporaneamente meno male (umanamente, socialmente, sanitariamente, economicamente e politicamente), ma anche a meglio attrezzarci, comprendere ed affrontare le inevitabili novità che ci aspettano. Sì che nessuno possa dire: “ma proprio non me l’aspettavo”, e quindibuttarsi nell’imprecisione e nella disperazione di nuove emergenze. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Strategie di contrasto alla criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Mag 2018

Parma Mercoledì 2 maggio, alle ore 9, nell’Aula dei Cavalieri del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università 12), si terrà il secondo incontro del ciclo di seminari “Strategie di contrasto alla criminalità organizzata: prevenzione, repressione, tutela dei diritti”, organizzato da Giacomo Degli Antoni, Presidente del Corso di studi in Scienze politiche del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali e da Laura Pineschi, presidente del Centro Studi in Affari Europei e Internazionali (CSEIA).Programma:
Coordina Giacomo Degli Antoni Presidente dei Corsi di Studio in Scienze Politiche, Università di Parma
Ore 9.00 Armando Barani Professore a contratto di Diritto dell’Unione europea, Università di Parma La tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea rispetto all’azione fraudolenta del crimine organizzato: l’istituzione della Procura europea
Ore 9.30 Giorgio Conti Professore aggregato di Diritto amministrativo, Università di Parma
La Legge 190/2012 – la normativa anticorruzione, e per la repressione della corruzione e della illegalità nella Pubblica Amministrazione
Ore 10.00 Chiara Scivoletto Professore associato di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale, Università di Parma Figli della ‘ndrangheta, ragazzi di mafia. Risorse della giurisdizione e delle comunità locali
Ore 10.30 Vincenza Pellegrino Professore associato di Sociologia dei processi culturali, Università di Parma La criminalità organizzata e le appartenenze culturali: che cosa ci insegna il carcere
Ore 11.15 Stefano Putinati Professore aggregato di Diritto penale dell’economia, Università di Parma Le misure di prevenzione patrimoniali come strumento di lotta alle mafie
Ore 11.45 Bruno Pierri Professore a contratto di Storia politica estera italiana, Università di Parma Criminalità telematica e sicurezza cibernetica: sistemi politici a confronto
Ore 12.15 Fausto Pagnotta Professore a contratto di Storia dei diritti umani e web society, Università di Parma
La dimensione digitale del web e le nuove sfide della criminalità organizzata alla cultura della legalità: una prospettiva europea.

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Ostia: no a interventi emergenziali serve strategia di lungo respiro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

ostia“Parlare di inviare o meno l’esercito in territori asfissiati dalla presenza criminale significa perdere di vista il vero nocciolo della questione. Non si può e non si deve trattare la situazione di Ostia e dell’intero litorale romano come un fatto ‘emergenziale’, nel senso che non si può ogni volta, in questo Paese, sollevare ‘casi’ legati alla pura apparenza mediatica occupandosi del ‘se’ e del ‘come’ attuare ‘singoli’ interventi per rispondere a ‘singoli’ eventi. Oggi parliamo di Ostia perché, purtroppo, una troupe televisiva è stata aggredita e questo ha riacceso i riflettori su una situazione estremamente preoccupante. Ma ci sono tante zone del Paese che rappresentano realtà da troppo tempo profondamente compromesse a livello sociale e di conseguenza sul piano della sicurezza e della legalità, e non trovano la giusta attenzione mediatica se non di fronte a singoli eclatanti episodi. Ciò che davvero serve è fissare delle priorità e attuare strategie di lungo respiro che garantiscano il reale e diffuso controllo del territorio, mettendo le Forze di polizia in condizione di operare per fronteggiare larghe sacche di ‘cultura dell’illegalità’ che si manifestano con violenze e prevaricazioni continue nella vita quotidiana dei cittadini. Ciò che davvero serve è darci i numeri e i mezzi per una efficace azione repressiva e di prevenzione tesa a difendere lo stato di diritto in luoghi dove c’è chi vive al di fuori delle regole del Paese”.Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna così sulla discussione che si è accesa dopo gli ultimi recenti episodi di criminalità ad Ostia e che, da ultimo, ha riguardato la possibilità o meno di inviare l’Esercito su quei territori. In proposito oggi anche il Capo della Polizia è tornato sulla vicenda spiegando: “La polizia non vuole la cooperazione dell’Esercito a Ostia? Assolutamente no, sono un convinto assertore che in questo Paese ognuno debba fare il suo al meglio unicuique suum”. “Le organizzazioni criminali del livello che quel territorio esprime – ha continuato Gabrielli – non si combattono con la presenza di pattuglie più o meno armate sulla strada ma con un’efficace presidio e controllo sul territorio ma soprattutto con un’efficace attività investigativa”. “Appena venti giorni fa – ha concluso Pianese – abbiamo ricordato come Ostia, con i suoi 226.000 abitanti, e ormai da tempo roccaforte di espressioni di delinquenza e criminalità di estremo rilievo, sia affidata al lavoro encomiabile ed eroico di un numero assolutamente insufficiente di poliziotti del locale Commissariato. Ecco, questo è il tema. Da qui bisogna partire se davvero si vuole parlare di ripristinare le civili condizioni di sicurezza e legalità nelle nostre città, sui nostri litorali, nei nostri entroterra”.

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Coisp: emergenza criminalità a Napoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

domenico pianeseA due mesi dal suo ultima viaggio in città, il Segretario Generale del Sindacato Indipendente di Polizia è tornato a Napoli per analizzare assieme ai Dirigenti del Coisp della Campania le problematiche relative alle drammatiche condizioni in cui versa la sicurezza sul territorio.
Domenico Pianese di nuovo nel capoluogo campano, trascinato dalla necessità di un incalzante confronto con i colleghi in tema di “quella che non si può più chiamare ‘emergenza criminalità’ – spiega – perché la violenza e l’illegalità diffusa che spadroneggiano a tratti sul territorio hanno i connotati di un fenomeno endemico. Un fenomeno che continua quotidianamente a manifestarsi con episodi efferati, tutti generati da una mentalità che promana dall’esistenza di realtà criminali che, nel corso del tempo, hanno continuato a incidere profondamente nella vita della comunità”.
“Ho detto a settembre – aggiunge Pianese – che questa battaglia contro la criminalità e l’illegalità diffusa lo Stato deve decidere di vincerla e deve dimostrarlo con una risposta ferma, severa, organizzata, lungimirante. E lo ripeto oggi che, purtroppo, ci troviamo a dover rispondere alla medesima gravissima situazione, ancora senza i numeri, i mezzi, le dotazioni e le risorse adeguate. In queste stesse ore il Capo della Polizia, a pochi chilometri da qui, ribadisce come le risposte che la cittadinanza chiede e che le circostanze impongono debbano manifestarsi sul territorio, con la presenza delle Forze dell’Ordine. E nello stesso contesto, però, Gabrielli non può che rilevare quanto pesi il fatto che abbiamo organici ‘non più aderenti ai tempi’, e che paghiamo problemi che vengono da lontano e ancora si trascinano. Ebbene, riportare ordine e sicurezza in territori in cui la civile convivenza è talmente compromessa obbliga ad adottare contromisure massicce. Non è possibile c
he continuiamo a parlare di ‘emergenza’ criminalità senza che si reagisca di conseguenza. I colleghi che pure si sacrificano al limite della resistenza, mettendo continuamente a rischio la propria incolumità per rispondere al loro senso del dovere, hanno bisogno di un sostegno forte ed evidente delle Istituzioni, che non possono mettere la sicurezza fra le voci dei ‘costi’ per lo Stato. E’ tempo di investimenti straordinari che rispondano a un preciso ordine di priorità in cui la sicurezza, da cui dipende il funzionamento e lo sviluppo in tutti gli altri settori, deve essere al primo posto. Il nostro dovere di appartenenti alle Forze dell’Ordine – conclude Pianese – è fare del nostro meglio per garantire ordine e sicurezza. Il dovere di chi prende decisioni per l’intero Paese è metterci in condizione di farlo al meglio”.

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Trattati internazionali: nuovi Accordi tra Italia e Costa Rica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 ottobre 2017

fucsia-nissoli-fitzgeraldRoma. Oggi, l’on. Nissoli è intervenuta, in Commissione esteri della Camera dei Deputati, in qualità di relatrice sul Trattato di estradizione ed il Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Costa Rica. Tali strumenti giuridici sono volti – ha detto l’on. Nissoli – ad “intensificare i rapporti di cooperazione tra l’Italia ed i Paesi extra-Ue, al fine di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto della criminalità”.

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

Carcere Regina Coeli alla LungaraSe vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
E’ la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale.

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L’ordine europeo d’indagine penale aiuterà le autorità a combattere la criminalità e il terrorismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 Mag 2017

european commissionBruxelles. E’ entrata in vigore la direttiva relativa all’ordine europeo d’indagine penale, che rende più semplice per le autorità giudiziarie richiedere prove situate in un altro paese dell’UE.Se, ad esempio, le autorità giudiziarie francesi localizzano un terrorista nascosto in Belgio, possono chiedere ai loro omologhi belgi di interrogare testimoni o di effettuare perquisizioni domiciliari. Questo nuovo strumento semplificherà e accelererà le indagini penali transfrontaliere. Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “I criminali e i terroristi non conoscono frontiere. L’ordine europeo di indagine aiuterà le autorità giudiziarie a cooperare per combattere meglio la criminalità organizzata, il terrorismo, il traffico di droga e la corruzione. Consentirà infatti a tali autorità di accedere rapidamente alle prove ovunque nell’UE. Invito tutti gli Stati membri ad attuare quanto prima la direttiva in modo da rafforzare la lotta comune contro la criminalità e il terrorismo. A giugno discuteremo con gli Stati membri soluzioni per facilitare la raccolta e lo scambio delle prove elettroniche. È giunto il momento di modernizzare completamente gli strumenti a disposizione delle autorità giudiziarie per svolgere le indagini”.L’ordine europeo d’indagine si basa sul riconoscimento reciproco, il che significa che ogni paese dell’UE è obbligato a riconoscere ed eseguire la richiesta di un altro paese secondo le stesse modalità con cui procederebbe per una decisione emessa dalle proprie autorità.L’ordine europeo di indagine apporterà i seguenti vantaggi:
crea un unico strumento globale di ampia portata: sostituirà l’attuale quadro giuridico frammentato per l’acquisizione delle prove. Per gli Stati membri partecipanti coprirà l’intero iter di raccolta delle prove, dal sequestro probatorio al trasferimento delle prove esistenti;
fissa termini rigorosi per l’acquisizione delle prove richieste: gli Stati membri hanno fino a 30 giorni per decidere se accettare una richiesta. Se la accettano, hanno 90 giorni per effettuare l’atto di indagine richiesto. Eventuali ritardi dovranno essere segnalati al paese che ha emesso l’ordine europeo di indagine;
limita i motivi di rifiuto delle richieste: l’autorità ricevente può rifiutare di eseguire un ordine europeo d’indagine solo in determinate circostanze, per esempio se la richiesta è in conflitto con i principi fondamentali del diritto dello Stato di esecuzione o lede gli interessi di sicurezza nazionale;
riduce la burocrazia introducendo un unico modulo standard tradotto nella lingua ufficiale dello Stato di esecuzione, che permette alle autorità di chiedere aiuto nella ricerca di prove;
tutela i diritti fondamentali della difesa: l’autorità di emissione deve valutare la necessità e la proporzionalità dell’atto di indagine richiesto. L’ordine europeo d’indagine deve essere emesso o convalidato da un’autorità giudiziaria, e la sua emissione può essere richiesta da una persona sottoposta a indagini o da un imputato, ovvero da un avvocato che agisce per conto di questi ultimi, nel quadro dei diritti della difesa applicabili conformemente al diritto e alla procedura penale nazionale. Gli Stati membri devono garantire mezzi d’impugnazione equivalenti a quelli disponibili in un caso interno analogo e assicurare che le persone cui l’ordine europeo di indagine si riferisce siano debitamente informate delle possibilità di impugnazione.
In particolare, l’ordine europeo di indagine penale consente:
il trasferimento temporaneo di persone detenute, al fine di raccogliere prove;
controlli dei conti bancari e delle operazioni finanziarie di persone sottoposte a indagini o imputati;
operazioni di infiltrazione e l’intercettazione di telecomunicazioni;
misure di protezione delle prove.
Gli strumenti di indagine tradizionali non sono sempre adattati al mondo digitale in cui viviamo. Le autorità giudiziarie devono poter accedere alle prove che si trovano nel cloud o altrove nel mondo. La Commissione sta mettendo a punto soluzioni per dotare le autorità giudiziarie di strumenti di indagine moderni che semplifichino l’accesso alle prove elettroniche.Il termine a disposizione degli Stati membri per attuare la direttiva relativa all’ordine europeo di indagine penale nei rispettivi ordinamenti nazionali scade oggi, 22 maggio 2017. La Commissione europea analizzerà lo stato di attuazione e, se del caso, prenderà le opportune misure di seguito nei confronti degli Stati membri che non abbiano ancora adottato le misure di attuazione necessarie.
Al Consiglio “Giustizia” dell’8 giugno la Commissione presenterà soluzioni per migliorare l’accesso transfrontaliero alle prove elettroniche.
La direttiva si basa sul principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie per quanto riguarda l’ottenimento di prove da usare nei procedimenti penali.
La direttiva si applica a tutti i paesi dell’UE escluse la Danimarca e l’Irlanda, che non partecipano alla direttiva. Il Regno Unito ha deciso di partecipare alla direttiva. La direttiva sostituisce i regimi di assistenza giudiziaria dell’UE per la raccolta delle prove, in particolare la convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea del 2000 e la decisione quadro 2003/577/GAI relativa al sequestro probatorio.Il 21 maggio 2010 sette Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Slovenia, Spagna e Svezia) hanno presentato un’iniziativa per un ordine europeo di indagine. La direttiva è stata adottata congiuntamente dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel 2014.

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Criminalità rumena in Italia: non è un’opinione ma dati oggettivi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

luigi di maiodi Marius Daniel Lupascu – M5S Pinerolo. Sono molto dispiaciuto per quanto sta accadendo in queste ore, per il fatto che il nostro Parlamentare Luigi Di Maio sia stato vittima dell’ennesimo attacco mediatico infondato e immotivato. Il suo post relativo alle statistiche che riguardano la criminalità rumena in Italia e le imprese italiane che spostano la produzione in Romania non sono una sua opinione, sono dei dati oggettivi, dei numeri, che nei giorni scorsi sono stati divulgati non da lui ma da un Sostituto Procuratore statistiche alla mano.Sono un consigliere del M5S a Pinerolo sono nato in Romania ma vivo in Italia da 16 anni e vi posso assicurare una cosa: se avessi mai percepito sentimenti di odio, razzismo o xenofobia nel Movimento non mi sarei mai e poi mai candidato! E questo vale sia a livello di programma nazionale che a livello umano tra i membri del Consiglio di cui faccio parte e tra i numerosi attivisti nel mio Comune.
Sono al mio primo mandato e devo dire che sono molto felice di avere fatto questa scelta. Quando ho conosciuto i primi attivisti del Movimento 5 stelle è stato per me come un colpo di fulmine. In un mondo politico in cui non credevo e nel quale non avevo alcuna fiducia, per la prima volta conoscevo persone che la pensavano come me su tante tematiche: l’onestà come requisito fondamentale della classe politica, l’abolizione dei privilegi, la sovranità popolare così bistrattata da un Europa partita bene ma dimostratasi fallimentare per le economie dei singoli Stati, e soprattutto la tutela dell’ambiente, la nostra ricchezza più grande. E infatti proprio di ciò mi occupo in Consiglio: faccio parte del tavolo ambiente e porto avanti dei progetti relativi alla tutela animale. Mi sono sentito da subito parte di un progetto, sono sempre stato rispettato per ciò che sono e apprezzato per la mia voglia di contribuire a cambiare le cose.Se molti criminali dalla Romania e dagli altri Paesi decidono di venire in Italia a delinquere è sicuramente grazie al fatto che è risaputo che la Giustizia da noi non funziona! Insomma, si è quasi liberi di delinquere, tanto si sa, in galera non ci va quasi nessuno! In Romania vi assicuro che i criminali non agiscono indisturbati come accade qui… Noi cittadini onesti non ci sentiamo tutelati da uno Stato che non è in grado di mandare in galera chi non rispetta la legge!Altro punto importante: le aziende italiane, così come le aziende rumene, sono state danneggiate pesantemente dalle politiche dell’Unione Europea. Ma in Italia si aggiunge un problema che in Romania non c’è: la tassazione elevatissima! Come fanno le aziende a sopravvivere con tasse che toccano il 70per cento? E’ pura utopia! Luigi Di Maio ha giustamente denunciato il sistema fiscale italiano, che costringe le aziende a migrare altrove lasciando i propri cittadini senza lavoro.Molti di voi avranno letto il Blog del Movimento 5 stelle del 12 aprile 2017, giorno in cui è uscito un bellissimo articolo di sostegno e appoggio al popolo rumeno che in quel periodo era sceso in piazza a protestare contro la corruzione. Quell’articolo esprimeva la più grande vicinanza a quella protesta così forte, e quando ho letto “la loro battaglia è un esempio per tutti noi”, beh, confesso di essermi emozionato, e mi sono sentito onorato di essere un po’ italiano anche io. Grazie al Movimento per quello che fa, e grazie per avermi dato la possibilità di essere un Consigliere Comunale e oggi di esprimere un mio pensiero. A riveder le stelle! (fonte: Blog di Beppe Grillo)

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I deputati approvano l’accordo UE-USA sulla protezione dei dati per attività di contrasto alla criminalità

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

european parliamentBruxelles Parlamento europeo. L’accordo UE-USA per la protezione dei dati personali scambiati a fini di contrasto alla criminalità è stato approvato giovedì da un’ampia maggioranza dei deputati. L’accordo garantirà standard alti e vincolanti per la protezione dei dati personali scambiati dalle autorità giudiziarie e di polizia sulle due sponde dell’Atlantico.Tale accordo, detto “Umbrella Agreement” è applicabile al trasferimento di tutti i dati personali, quali nomi, indirizzi o precedenti penali, scambiati tra l’Unione europea e gli Stati Uniti a scopi di prevenzione, individuazione, indagine e perseguimento di reati, compreso il terrorismo.”Il cammino per la protezione dei dati transatlantici sta diventando chiaro”, ha dichiarato il relatore Jan Philipp Albrecht (Verdi, DE). “In futuro ci saranno finalmente norme vincolanti di qualità e diritti chiari per i cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico quando i dati saranno scambiati tra la polizia e le autorità preposte all’applicazione della legge. Dopo sei anni di negoziati, stiamo aumentando la protezione dei dati con gli Stati Uniti a un nuovo livello. I diritti fondamentali dei cittadini saranno meglio protetti rispetto al basso standard attuale di mero reciproco riconoscimento delle norme “. “L’accordo non rappresenta una base giuridica per il trasferimento dei dati, ma protegge i dati che sono già scambiati legalmente. Le autorità per la protezione dei dati possono verificare il rispetto in qualsiasi momento”, ha aggiunto.L’accordo farà in modo che i cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico avranno diritto a:
– essere informati in caso di violazioni della sicurezza dei dati,
– poter correggere le informazioni inesatte
– chiedere il risarcimento dei danni.
Stabilisce, inoltre, i limiti per trasferimenti di dati successivi e del periodo di conservazione degli stessi.Le proposte del gruppo ALDE e del gruppo GUE per chiedere il parere della Corte di giustizia sull’accordo in merito alla sua compatibilità con i trattati UE non sono state approvate.Con voti 481 voti in favore, 75 voti contrari e 88 astensioni, il Parlamento ha quindi dato il suo consenso e spianato la strada al Consiglio per approvare la decisione finale che conclude il percorso di approvazione dell’accordo.

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Marsala: morto maresciallo carabinieri in conflitto a fuoco

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2016

“Esprimiamo a nome nostro e di tutto il gruppo di Area popolare profondo dolore per la morte del maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, barbaramente ucciso durante un’azione antidroga nelle campagne di Marsala. All’Arma dei Carabinieri e alla famiglia desideriamo rivolgere il nostro più profondo sentimento di cordoglio e vicinanza. L’assassinio del vice comandante della stazione di Ciavola di Marsala rappresenta un’altra pagina dolorosa nella preziosa opera di contrasto alla criminalità che le nostre forze dell’ordine, portano avanti ogni giorno nel Paese. Il sacrificio del maresciallo Silvio Mirarchi ci ricorda il valore del prezioso ed insostituibile lavoro degli uomini delle nostre Forze Armate, che ogni giorno difendono la legalità e si adoperano per la nostra sicurezza e quella dei nostri figli” lo scrivono, in una nota congiunta, Rosanna Scopelliti e Andrea Causin, deputati di Area popolare in commissione Difesa della Camera.
“Esprimiamo a nome nostro e di tutto il gruppo di Area popolare profondo dolore per la morte del maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, barbaramente ucciso durante un’azione antidroga nelle campagne di Marsala. All’Arma dei Carabinieri e alla famiglia desideriamo rivolgere il nostro più profondo sentimento di cordoglio e vicinanza. L’assassinio del vice comandante della stazione di Ciavola di Marsala rappresenta un’altra pagina dolorosa nella preziosa opera di contrasto alla criminalità che le nostre forze dell’ordine, portano avanti ogni giorno nel Paese. Il sacrificio del maresciallo Silvio Mirarchi ci ricorda il valore del prezioso ed insostituibile lavoro degli uomini delle nostre Forze Armate, che ogni giorno difendono la legalità e si adoperano per la nostra sicurezza e quella dei nostri figli” lo scrivono, in una nota congiunta, Rosanna Scopelliti e Andrea Causin, deputati di Area popolare in commissione Difesa della Camera.

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“Criminalità e sicurezza a Napoli”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Mag 2016

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli venerdì 20 maggio, alle 10.30 nell’Aula Magna Storica dell’Università Federico II, in corso Umberto I, sarà presentato il Primo rapporto su “Criminalità e sicurezza a Napoli”. Apriranno i lavori Gaetano Manfredi, Rettore della Federico II, Marco Musella, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Ateneo, Roberto Delle Donne, Responsabile di FedOAPress, e Antonio Iodice, Presidente Istituto “S. Pio V”. Presiederà Giuseppe Acocella, docente federiciano di Filosofia del diritto.
Interverranno Filippo Bubbico, Vice Ministro dell’Interno, Franco Roberti, Procuratore Nazionale DNAA, Luigi Riello, Procuratore Generale di Napoli, Antonino Cufalo, Vice-Capo della Polizia, ed Ernesto Ugo Savona, Direttore di Transcrime.
Il lavoro di ricerca è a cura di Giacomo Di Gennaro, docente di Sociologia generale, e Riccardo Marselli, dell’Università Parthenope.

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Criminalità e potere economico

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

expo-2015-milanoMilano Venerdì 23 ottobre alle ore 20:30 presso il CAM Garibaldi (in Corso Garibaldi 27), l’Associazione Democratici per Milano, in collaborazione con il Gruppo PD del Consiglio di Zona 1, organizza l’incontro “Criminalità e potere economico” con la presentazione del libro “La regola. Giorno per giorno la ‘ndrangheta in Lombardia” di Giampiero Rossi, giornalista della cronaca milanese del Corriere della Sera.
All’incontro, coordinato da Luciana Dambra (Direzione Metropolitana PD Milano), oltre a Giampiero Rossi, interverranno: Enzo Ciconte (Docente di Storia della criminalità organizzata – Università Roma 3), Nando Dalla Chiesa (Direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano), David Gentili (Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano), Franco Mirabelli (Capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia). La serata, aperta al pubblico, sarà l’occasione per discutere della presenza e dell’attività delle organizzazioni criminali – e in particolare della ‘ndrangheta – nei territori del Nord, come ben raccontato nel libro del giornalista Rossi, anche attraverso la ricostruzione di quanto emerso dalle numerose inchieste in corso e con l’aiuto degli studi realizzati dal Prof. Ciconte e dal Prof. Dalla Chiesa. Inoltre, con David Gentili verrà approfondito il lavoro svolto dalla Commissione Antimafia del Comune di Milano nel corso di questi anni, mentre con il senatore Franco Mirabelli saranno affrontate le tematiche discusse dalla Commissione Parlamentare Antimafia e il lavoro svolto in questi mesi in Commissione e in Parlamento sul fronte della legalità e per contrastare la criminalità organizzata.

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Il caso Borsellino-Crocetta

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

lucia borsellino“Il contenuto della conversazione, intercettata dagli inquirenti, tra il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, ed il suo medico personale Matteo Tutino, arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato, apre uno spaccato inquietante sulla realtà politica siciliana, che ancora oggi, nella migliore delle ipotesi, fatica a prendere le distanze dalla sotto-cultura mafiosa. E’ agghiacciante il fatto che il presidente Crocetta sia rimasto impassibile di fronte alla considerazione espressa dal suo interlocutore, secondo cui Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso da Cosa Nostra, dovrebbe essere fatta fuori come suo padre.” E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, che prosegue: “Bene ha fatto Lucia Borsellino a lasciare la giunta Crocetta. Ritengo che sul presidente della Regione Sicilia, terra impoverita e devastata dalla mafia e bagnata dal sangue di tanti che l’hanno combattuta, non debbano esserci ombre di collusioni, connivenze, anche solo di una malcelata tolleranza verso espressioni di malaffare o peggio di criminalità. Non si può non reagire di fronte a chi auspica la morte di una donna impegnata nelle Istituzioni, che porta il nome di un magistrato che ha sacrificato la propria vita per combattere la mafia. Io credo che debba essere verificata l’estraneità del presidente della Regione a relazioni illecite con un soggetto come Tutino, su cui pendono le gravi accuse della magistratura, ma ritengo che una prima immediata risposta Crocetta debba darla ai siciliani, dimettendosi immediatamente dal proprio incarico, e scusandosi pubblicamente per il suo comportamento indegno di chi è stato chiamato dai cittadini a costruire per la propria terra un futuro di sviluppo, di legalità, di rifiuto di ogni forma di criminalità”.

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Promuovere la cultura della legalità

Posted by fidest press agency su sabato, 17 gennaio 2015

roma_panorama_2012_febbraio_00001Della trasparenza e dell’etica pubblica e favorire la diffusione delle ‘buone pratiche’ nelle amministrazioni che lavorano sui territori. È l’obiettivo del Protocollo d’Intesa firmato oggi tra il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Maria Carmela Lanzetta e l’Associazione “Avviso Pubblico”, una rete nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli amministratori impegnati a favore della legalità democratica nella politica, nella P.A. e sul territorio.L’intesa prevede l’impegno a realizzare iniziative volte a contrastare fenomeni di infiltrazione criminale nelle Istituzioni, anche mediante eventuali proposte di modifica del quadro normativo e regolamentare e intende promuovere l’adozione di misure in grado di assicurare l’utilizzo efficace e funzionale, rispetto agli interessi della collettività, dei beni confiscati alla criminalità organizzata.“Legalità e trasparenza sono principi imprescindibili per una buona amministrazione. Come purtroppo dimostrano le cronache recenti, la lotta contro la corruzione e contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel nostro Paese va combattuta con forza e determinazione – ha osservato il Ministro Lanzetta – Con la firma di oggi vogliamo fare un passo avanti nella promozione della cultura della legalità nelle amministrazioni centrali e sul territorio. Quella con Avviso Pubblico sarà una collaborazione preziosa, dalla quale nasceranno iniziative, anche normative, per diffondere e difendere l’etica pubblica e le ‘buone pratiche’ amministrative”.“Ringrazio, innanzitutto, il Ministro Lanzetta per la fiducia riposta nei confronti di Avviso Pubblico. Una fiducia di cui avvertiamo tutto il senso della responsabilità – ha dichiarato il Presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà – Quello che abbiamo firmato oggi è un protocollo d’intesa importante, che si propone di fornire un contributo concreto alla diffusione della buona politica e della buona amministrazione nel nostro Paese. Attraverso questo protocollo, infatti, cercheremo di potenziare concretamente l’azione preventiva contro le mafie e la corruzione, raccogliendo e diffondendo sul territorio nazionale le migliori prassi amministrative messe in atto dagli enti locali; organizzando percorsi formativi che consentano di migliorare la competenza di chi amministra sui territori e di chi lavora nella pubblica amministrazione; cercheremo, infine, di fornire al legislatore indicazioni utili per una razionalizzazione ed un miglioramento della normativa esistente”. “Oggi come mai c’è bisogno di buona politica e di buoni esempi”, ha dichiarato il Vicepresidente di Avviso Pubblico Paolo Masini, assessore a Scuola, Sport, Politiche giovanili e Partecipazione di Roma Capitale. “In questo senso – ha proseguito Masini – Avviso Pubblico sta facendo un importante lavoro di sensibilizzazione e formazione, come il Rapporto Amministratori sotto tiro e il Premio Pio La Torre per le buone pratiche amministrative, ma anche di intervento e di azione sul territorio. Da assessore di Roma Capitale ho fortemente voluto che questa Associazione avesse una sede nel cuore degli uffici della nostra amministrazione. Da oggi, grazie a questo Protocollo potremo rendere questa attività ancora più efficace. E’ una buona giornata per la buona politica”.
Nel dettaglio, il Protocollo, che istituisce anche un Tavolo di lavoro permanente, punta a promuovere studi e proposte comuni sul tema della prevenzione dei fenomeni di corruzione e di infiltrazione criminale nelle istituzioni, iniziative di sensibilizzazione per diffondere la cultura della legalità; a creare reti a livello nazionale ed europeo per favorire la diffusione delle buone pratiche improntate al principio di massima trasparenza presso enti locali, regioni e altri soggetti pubblici territoriali erogatori di servizi ai cittadini; a definire, d’intesa con le associazioni rappresentative, indicazioni e linee guida per lo svolgimento sistematico di attività per la prevenzione della corruzione da parte degli enti locali, anche dopo l’eventuale scioglimento dei relativi organi consiliari.

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Lotta contro la criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2013

Il Parlamento ha approvato un piano d’azione UE per il periodo 2014-2020 volto a reprimere la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Colpire le attività e le fonti di reddito finanziario della criminalità organizzata e proteggere gli interessi finanziari dell’Unione sono gli obiettivi primari. Si stima che, nel 2013, 3.600 organizzazioni criminali internazionali operano nell’UE.
“Il costo delle mafie, difficile da stimare, va dai 4 ai 5 punti di PIL solo per l’UE”, ha dichiarato il relatore Salvatore Iacolino (PPE, IT), durante il dibattito di martedì. La sua relazione, approvata con 526 voti a favore, 25 contrari e 87 astensioni, “è una lista di azioni concrete da attuare in un orizzonte temporale identificato nella prossima legislatura: una sfida comune ai sistemi criminali”, ha aggiunto.Per Sonia Alfano, (ALDE, IT), presidente della commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro, “il sistema finanziario europeo è sotto attacco” e la relazione “rappresenta una pietra miliare per questa legislatura perché per la prima volta afferma la posizione inequivocabile del Parlamento contro le mafie”.Secondo Europol, 3.600 organizzazioni criminali internazionali operano nell’UE nel 2013 e il 70% dei loro componenti provenienti da paesi diversi.

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La fisionomia dell’Europa di domani

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2013

Quando i media ci riportano con una costanza, senza soluzione di continuità, la notizia che una massa crescente di migranti fuggono dai loro paesi e si rivolgono all’Europa come l’ultima sponda che possa riscattarli dalle loro miserie, dobbiamo chiederci se tutto ciò non ci porterà una sorta di rivoluzione copernicana nel nostro modo di vivere da qui a qualche anno. Vengono dalla lontana Cina, dalle Filippine, dall’India e dalle più svariate regioni asiatiche. Sono milioni di persone che si aggiungono ai curdi, agli albanesi, agli zingari ed agli slavi e che fuggono dalla guerra e dai suoi orrori. Tutti, o quasi, cercano scampo in Europa. Sta di fatto che oggi su quest’onda migratoria sono proprio le regioni del Mezzogiorno d’Italia a caricarsi di questo peso in prima battuta a fronte della loro già non facile storia. Con una disoccupazione altissima (ed in essa quella giovanile a livelli assolutamente intollerabili) capace di spegnere anche la speranza. A ciò dobbiamo aggiungervi l’emigrazione che porta con sé l’acuirsi della diffusione della criminalità, frutto anche del malessere sociale. Non è esagerato affermare che buona parte delle famiglie meridionali vive a carico delle pensioni dei più anziani, del lavoro nero o comunque precario e sottopagato o del contrabbando, o ancora, della criminalità micro e macro che sia. L’insufficienza della politica nazionale, la modesta presenza dell’Europa, impe-gnata ormai quasi esclusivamente a proteggere gli interessi industriali e finanziari delle economie forti quali la Germania, la Gran Bretagna e la Francia sono i temi che la politica italiana dovrebbe affrontare più urgentemente invece di trastullarsi sulla cultura delle riforme istituzionali pur importanti ma decisamente meno di quelle che l’oppongono all’U.E.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Criminalità, ideologia, follia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2012

Quanto accaduto a Brindisi, in quella scuola, potrà avere i colori, i connotati, l’identità che la storia sarà capace do fornire, ma rimane il fatto che il valore della vita umana è inalienabile, il ruolo delle persone è incancellabile, come l’omicidio è imperdonabile.
Più ancora il comando affinchè i bambini, le donne, gli anziani, non si toccano, non si debbono toccare mai.
Chi ha commesso questa nuova strage, ha messo in atto l’infamia più grande, che non avrà un solo rigo di dimenticanza, di indifferenza, di colpevole disattenzione, è infamia più miserabile della propria miserabilità, è infamia che disintegra i sogni, le speranze, la fiducia nel mondo di bambini innocenti, dieci, cento, mille volte innocenti, di più ancora, perché donne bambine dallo sguardo in alto all’inizio della salita, piccole donne con il sorriso alla discesa.
Bambine che camminano nel luogo che è di tutti, nello spazio dove ci vanno tutti a scuola, nel tempio del conoscere e del sapere cos’è il rispetto per se stessi e per gli altri.
Piccole donne nuovamente tradite, ma stavolta non ci saranno foglie di fico sparse qua e là per coprire, mimetizzare, l’infamia più inaccettabile, stavolta non c’è possibilità di licenziare questa tragedia con una scrollata di spalle a breve termine, stavolta se ne deve parlare di questo dolore insopportabile per non scordare, per non spostare il baricentro, per non attenuare ulteriormente quel senso di comunità e di condivisione che nel nostro paese va consumandosi. (Vincenzo Andraous)

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