Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘criminalità’

Per sconfiggere la criminalità lo Stato deve presidiare il territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Roma. Ha fatto scalpore, e non poteva essere diversamente, la richiesta avanzata dalla Procura di Roma per la condanna nei confronti dei membri del clan Gambacurta, attivo a Montespaccato, zona a nord della capitale. Un processo che vede impegnata, in qualità di parte civile, l’associazione Codici, che ha chiesto la condanna di tutti gli affiliati al sodalizio criminale.“Parliamo di accuse pesanti – sottolinea Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – dall’associazione a delinquere finalizzata all’usura allo spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Da più parti viene enfatizzata la richiesta di 544 anni di carcere per i membri del clan Gambacurta, ma a nostro avviso tutto questo clamore rischia di distogliere l’attenzione dal tema centrale”.“È fuori luogo dire che è stata fatta giustizia – aggiunge Carmine Laurenzano, avvocato di Codici – perché se è vero che le richieste di condanna sono importanti, come i 30 anni per il capo del sodalizio criminale, è altrettanto vero che l’allarme criminalità nella capitale è tuttora altissimo. Con gli arresti degli ultimi anni si è creato un vuoto che nuove bande stanno cercando di riempire e questo è il nodo centrale della questione: chi ha occupato il posto del clan Gambacurta? È necessario presidiare il territorio. Bisogna vigilare, mantenere la guardia altissima, altrimenti si lascerà campo alla malavita, con i cittadini abbandonati al loro destino”.“Pensare che la criminalità organizzata si sia volatilizzata sarebbe sbagliato oltre che superficiale – conclude Giacomelli – è adesso che inizia la vera sfida dello Stato, che deve riappropriarsi dei territori liberati dalla malavita. L’attività di controllo e contrasto è importante, ma non basta. Serve anche un’azione decisa e capillare di prevenzione e di aiuto nei confronti dei cittadini in difficoltà, che devono percepire lo Stato come un alleato vicino, non un’entità astratta e lontana. Se non si capisce questo, se non si interviene in questa direzione, fare processi con decine di imputati risulterà inutile, perché alla fine il potere dei clan sarà soltanto scalfito”.

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Se vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
È la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale. (Riccardo Alfonso)

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Ministro Lamorgese adotti piano straordinario di contrasto alla criminalità straniera

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

“In seguito alla recente denuncia della Fondazione di studi sulla mafia ‘Antonino Caponnetto’ e alle dichiarazioni del sostituto procuratore antimafia Cesare Sirignano, che hanno evidenziato come stia aumentando esponenzialmente la criminalità straniera in Toscana, ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Lamorgese per comprendere quali interventi urgenti intenda adottare per fronteggiare questa pericolosa deriva” così in una nota il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra. “Nonostante il clamore mediatico e la legittima e comprensibile preoccupazione da parte dell’opinione pubblica sui dati diffusi, noi di Fratelli d’Italia non siamo per niente sorpresi, in quanto da tempo segnaliamo e denunciamo alle istituzioni competenti le più svariate situazioni di illegalità diffuse e reiterate da parte di stranieri sul territorio, in particolar modo nigeriani e cinesi. Tutto a scapito dei cittadini onesti, del fisco, della sicurezza e della legalità. Auspichiamo dunque – conclude il senatore La Pietra – che il ministro adotti al più presto un piano straordinario per il contrasto di questo fenomeno”.

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“Nella lotta alle mafie ed alla criminalità organizzata lo Stato non può arretrare di un millimetro”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 gennaio 2020

“Ricordare ciò che è accaduto, per evitare che si possa ripetere. L’educazione alla legalità, deve partire dalla memoria. 40 anni fa, quando io e la mia generazione non eravamo ancora nati, la mafia uccideva Piersanti Mattarella, allora Presidente della Regione Sicilia. Uccideva l’uomo e l’istituzione, colpiva duramente lo Stato. Non fu episodio isolato. Nella lotta alle mafie ed alla criminalità organizzata lo Stato non può arretrare di un millimetro. E su questo continueremo a lavorare. Conto di poter incontrare nuovamente, a breve, il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. C’è un’importante tratto di strada che, istituzionalmente, possiamo fare insieme. La desecretazione degli atti della Commissione, avvenuta nei mesi scorsi, ci ha dato l’opportunità di accedere a documenti che raccontano un pezzo importante della storia del nostro Paese. Ma non basta, serve anche una presa di coscienza comune ed una “lotta” culturale. La legalità ha bisogno di essere coltivata. Serve un terreno fertile, e questo è rappresentato da una società viva, accogliente. Una società dove le persone vedano negli altri un amico e non un potenziale nemico. Una società aperta alle differenze e cementata da diritti e doveri condivisi. Una società aperta, dove la vita delle persone non sia impiegata come strumento di potere e di profitto. È un lavoro che dobbiamo fare tutti insieme, serve una ribellione positiva, che parta dalla cultura del rispetto delle regole. In tutti i campi. Dove si rispettano le regole, dove c’è cultura, lo spazio per le mafie e la criminalità non c’è. La legalità va raccontata, ma soprattutto praticata”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, ricordando l’anniversario dell’assassinio di Piersanti Mattarella.

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Lotta alla criminalità: scambio di informazioni più veloce sui cittadini non-UE

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Condivisione più rapida delle informazioni sulle condanne a carico di cittadini di paesi terzi Vantaggi per pubblici ministeri, giudici e polizia, nella lotta alla criminalità e al terrorismo Nel 2014 le autorità nazionali hanno utilizzato meno del 5% delle informazioni disponibili sulle condanne Una nuova banca dati, approvata in via definitiva martedì, permetterà ai Paesi UE di scambiare più velocemente le informazioni dei casellari giudiziari dei cittadini di paesi terzi.I deputati hanno così deciso di creare una nuova banca dati sulle condanne a carico di cittadini di paesi terzi (ECRIS-TCN), a complemento dell’attuale sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS), utilizzato per lo scambio di informazioni sulle condanne a carico di cittadini dell’UE.La nuova banca dati centralizzata migliorerà lo scambio delle informazioni estratte dai casellari giudiziari dei cittadini di paesi terzi in tutta l’Unione Europea, contribuendo alla lotta contro la criminalità transfrontaliera e il terrorismo.Il nuovo sistema ECRIS per i cittadini di paesi terzi (ECRIS-TCN): consentirà alle autorità nazionali di stabilire rapidamente se uno Stato membro dell’UE detiene i casellari giudiziari di un cittadino di un paese terzo;
includerà i dati relativi ai cittadini con doppia nazionalità, per garantire che le persone che possiedono due passaporti con cittadinanza di un paese terzo e di uno Stato membro non possano nascondere le condanne a loro carico.
Il Parlamento e il Consiglio hanno concordato che Europol, Eurojust e la futura Procura europea avranno accesso a ECRIS e a ECRIS-TCN, in aggiunta ai giudici e ai procuratori dei Paesi dell’UE.

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Criminalità organizzata: tempi più rapidi per congelare e confiscare beni

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

Bruxelles. I deputati europei hanno adottato giovedì nuove norme per accelerare il congelamento e la confisca dei proventi di reato in tutta l’UE.Le nuove norme, già concordate in via informale tra il Parlamento e i ministri dell’UE in giugno, renderanno più rapido e semplice per gli Stati membri il congelamento e la confisca transfrontalieri dei proventi di reato.
Privare i criminali dei loro beni è uno strumento importante per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Tuttavia, secondo uno studio di Europol del 2016, attualmente nell’UE viene confiscato solo l’1,1% dei profitti criminali.Le nuove misure prevedono:
l’introduzione di scadenze: un Paese UE che riceve un ordine di confisca da un altro Paese UE disporrà di 45 giorni di tempo per eseguire l’ordine; i provvedimenti di congelamento transfrontalieri devono essere eseguiti con la stessa rapidità e priorità di quelli nazionali. Le autorità avranno quattro giorni di tempo per congelare i beni se la richiesta di confisca è urgente;documenti standardizzati: saranno utilizzati certificati e moduli standard per garantire che i Paesi UE agiscano più rapidamente e comunichino in modo più efficiente;
un ambito di applicazione più ampio: ove richiesto, i Paesi UE potranno confiscare beni ad altre persone legate all’organizzazione criminale in questione e potranno anche agire nei casi in cui non vi sia una condanna (ad esempio, se l’indagato è fuggito); nuovi diritti per le vittime: le vittime saranno le prime a ricevere un risarcimento quando i beni confiscati saranno distribuiti.

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Se vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
E’ la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale. (Servizio fidest)

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Criminalità e narcotraffico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

La lotta alla droga non è da tempo una lotta contro i consumatori o le sostanze in sé. Se escludiamo alcuni fanatici (molto politici) che credono che i consumi (e i risvolti sanitari) di droga si combattono vietando queste sostanze, situazioni ed esperimenti in corso in varie parti del mondo (Usa e Canada in prima fila) ci indicano un metodo diverso: la legalizzazione di quelle sostanze oggi vietate. E che, proprio perché vietate, sono oggi delle bombe sanitarie (procacciamento da parte di consumatori di ogni tipo, dipendenti inclusi), sociali (grossi e irrisolvibili problemi di emarginazione negli specifici contesti di consumo e spaccio), politici (governi locali e non solo, in varie parti del mondo, si reggono con il denaro dei trafficanti), economici (l’economia sommersa della grande criminalità organizzata che gestisce i traffici transnazionali, internazionali e nazionali, domina ovunque, e il nostro Paese è uno dei principali hub per l’Europa).
Non stiamo scrivendo niente di particolare ricordando questi aspetti. Ma c’e’ un fatto di cronaca di oggi che – per chi ancora ne avesse bisogno – può servire a far riflettere. Nella Locride (Calabria, terra di dominio della ‘ndrangheta) è stata fatta una scoperta “nuova”: un bunker, di quelli che abitualmente vengono creati ed utilizzati per nascondere i latitanti delle organizzazioni criminali, è stato scoperto e dentro c’era una coltivazione indoor di cannabis che sicuramente non serviva per il consumo personale del proprietario dei locali. Un novo tassello da aggiungere alla diffusa fantasia che la criminalità utilizza per procacciarsi, gestire e smerciare la propria materia prima, la droga illegale. Quindi non più l’armadio nella camera (magari a casa dei genitori presunti ignari) del piccolo consumatore, presunto piccolo spacciatore. No. Ma un sistematico uso razionale delle proprie infrastrutture, in periodo – probabilmente – di mancanza di affiliati della loro banda da custodire lontani dagli occhi delle autorità. Uso razionale, in modo che nulla vada lasciato in attesa, e usato alla bisogna in modo troppo costoso. Business is business. Strano che non ci avevano pensato fino ad oggi, ma l’evoluzione dei mercati, dei controlli, della domanda e dell’offerta delle loro merci, porta allo sviluppo di creatività, fantasia, calcolo, razionalità. Una vicenda che fa entrare ancora di più le azioni della malavita nella nostra quotidianità: quel che ci accade e che facciamo tutti i giorni ha sempre un possibile uso e e risvolto a fini criminali, e cosa di meglio che non utilizzarlo nell’ambito del mercato più fiorente e redditizio che in questo momento quasi tutto il mondo mette a disposizione della piccola e della grande criminalità? ‘ndrangheta nel nostro caso, che è tutt’altro che piccola? Perché la limitata produzione di questa specifica coltivazione (il bunker scoperto è di 25 mq), comunque un mercato ce l’ha, foss’anche solo quello della piazzetta del vicino paesello. Cose che capitano quando la domanda è molto alta e gli offerenti – giocandoci con metodi anche di raffinato business – sono in grado non solo di soddisfare, ma anche di crearla ed alimentarla ad arte lì dove magari è ancora un po’ limitata.
Tutto questo non accadrebbe che se la cannabis fosse legalizzata. Niente di stratosferico nello specifico. Ma, visto che, in spazi così limitati (25 mq), ancora non hanno valutato la creazione di laboratori per le droghe di sintesi (MDMA) (e potrebbero farlo…), e che è impossibile coltivarci papaveri da oppio, cosa di meglio di una coltivazione indoor di cannabis: aspetti tecnici facili, semplici ed economici, sicurezza altrettanto semplice (il bunker dei latitanti….), zone impervie (è noto che la Calabria è terra di controllo al metro quadro del territorio da parte della ‘ndrangheta).
E cosa succede, come reazione e azione da parte dell’autorità, legislativa/esecutiva e di polizia? Per quest’ultima, non può fare altro che ciò che le compete: qualche giretto in più in zona e un tassello in più nelle loro statistiche periodiche. Per la prima (l’autorità legislativa ed esecutiva), probabilmente si tratterà di routine, da aggiungere ai numeri che sciorineranno nei prossimi interventi in Parlamento per dimostrare la loro efficienza e per continuare a tuonare che, visti i mirabolanti risultati di sequestri in crescita, bisognerà intensificare il cammino intrapreso (2). E le varie bande criminali (transnazionali, internazionali, locali e che gestiscono storie come quella del nostro bunker della Locride) continueranno a ringraziare per la continua e costante occasione loro fornita nel lucroso business. Visto che è umanamente, socialmente e scientificamente impossibile agire sulla domanda (i consumatori -3) , perché non si agisce sull’offerta? Perché non si leva alla malavita la gestione di un prodotto che – vista la loro natura, struttura, propensione e avidità di facili e immediati guadagni – non può che essere un prodotto illegale? E’ probabile che col tempo, quando e se gli avremo levato la gestione di cannabis, prodotti di sintesi chimica, derivati dall’oppio (4), la malavita si organizzerà per altri e nuovi prodotti che diventeranno merce del loro business (5). Ma intanto – noi del “mondo legale” – godremo di un periodo in cui, grazie al colpo inferto con la legalizzazione, la malavita sarà un po’ sbandata e in fase di riorganizzazione; periodo in cui, anche grazie all’esperienza acquisita sul campo, noi del “mondo legale” saremo più bravi ed esperti nell’affrontare nuove sfide e nuove emergenze. Perché – se ancora qualcuno non lo avesse compreso – la lotta alla droga e ai vari “mali” della nostra società, è senza sosta. In merito, consigliamo vivamente di diffidare di tutti coloro che – come già avviene oggi nella lotta alla droga – fanno di quest’ultima una sorta di crociata epocale con l’intento di debellamento totale del problema, per la creazione di una “società in cui non ci sia la necessità della droga”…. Per carità, ognuno è libero di credere nel proprio dio, foss’anche nel modello di questo dio in terra, ma …. nel frattempo… dobbiamo continuare a vivere. E le politiche di riduzione del danno – come quella che abbiamo accennato – servono non solo a farci temporaneamente meno male (umanamente, socialmente, sanitariamente, economicamente e politicamente), ma anche a meglio attrezzarci, comprendere ed affrontare le inevitabili novità che ci aspettano. Sì che nessuno possa dire: “ma proprio non me l’aspettavo”, e quindibuttarsi nell’imprecisione e nella disperazione di nuove emergenze. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Strategie di contrasto alla criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2018

Parma Mercoledì 2 maggio, alle ore 9, nell’Aula dei Cavalieri del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università 12), si terrà il secondo incontro del ciclo di seminari “Strategie di contrasto alla criminalità organizzata: prevenzione, repressione, tutela dei diritti”, organizzato da Giacomo Degli Antoni, Presidente del Corso di studi in Scienze politiche del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali e da Laura Pineschi, presidente del Centro Studi in Affari Europei e Internazionali (CSEIA).Programma:
Coordina Giacomo Degli Antoni Presidente dei Corsi di Studio in Scienze Politiche, Università di Parma
Ore 9.00 Armando Barani Professore a contratto di Diritto dell’Unione europea, Università di Parma La tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea rispetto all’azione fraudolenta del crimine organizzato: l’istituzione della Procura europea
Ore 9.30 Giorgio Conti Professore aggregato di Diritto amministrativo, Università di Parma
La Legge 190/2012 – la normativa anticorruzione, e per la repressione della corruzione e della illegalità nella Pubblica Amministrazione
Ore 10.00 Chiara Scivoletto Professore associato di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale, Università di Parma Figli della ‘ndrangheta, ragazzi di mafia. Risorse della giurisdizione e delle comunità locali
Ore 10.30 Vincenza Pellegrino Professore associato di Sociologia dei processi culturali, Università di Parma La criminalità organizzata e le appartenenze culturali: che cosa ci insegna il carcere
Ore 11.15 Stefano Putinati Professore aggregato di Diritto penale dell’economia, Università di Parma Le misure di prevenzione patrimoniali come strumento di lotta alle mafie
Ore 11.45 Bruno Pierri Professore a contratto di Storia politica estera italiana, Università di Parma Criminalità telematica e sicurezza cibernetica: sistemi politici a confronto
Ore 12.15 Fausto Pagnotta Professore a contratto di Storia dei diritti umani e web society, Università di Parma
La dimensione digitale del web e le nuove sfide della criminalità organizzata alla cultura della legalità: una prospettiva europea.

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Ostia: no a interventi emergenziali serve strategia di lungo respiro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

ostia“Parlare di inviare o meno l’esercito in territori asfissiati dalla presenza criminale significa perdere di vista il vero nocciolo della questione. Non si può e non si deve trattare la situazione di Ostia e dell’intero litorale romano come un fatto ‘emergenziale’, nel senso che non si può ogni volta, in questo Paese, sollevare ‘casi’ legati alla pura apparenza mediatica occupandosi del ‘se’ e del ‘come’ attuare ‘singoli’ interventi per rispondere a ‘singoli’ eventi. Oggi parliamo di Ostia perché, purtroppo, una troupe televisiva è stata aggredita e questo ha riacceso i riflettori su una situazione estremamente preoccupante. Ma ci sono tante zone del Paese che rappresentano realtà da troppo tempo profondamente compromesse a livello sociale e di conseguenza sul piano della sicurezza e della legalità, e non trovano la giusta attenzione mediatica se non di fronte a singoli eclatanti episodi. Ciò che davvero serve è fissare delle priorità e attuare strategie di lungo respiro che garantiscano il reale e diffuso controllo del territorio, mettendo le Forze di polizia in condizione di operare per fronteggiare larghe sacche di ‘cultura dell’illegalità’ che si manifestano con violenze e prevaricazioni continue nella vita quotidiana dei cittadini. Ciò che davvero serve è darci i numeri e i mezzi per una efficace azione repressiva e di prevenzione tesa a difendere lo stato di diritto in luoghi dove c’è chi vive al di fuori delle regole del Paese”.Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna così sulla discussione che si è accesa dopo gli ultimi recenti episodi di criminalità ad Ostia e che, da ultimo, ha riguardato la possibilità o meno di inviare l’Esercito su quei territori. In proposito oggi anche il Capo della Polizia è tornato sulla vicenda spiegando: “La polizia non vuole la cooperazione dell’Esercito a Ostia? Assolutamente no, sono un convinto assertore che in questo Paese ognuno debba fare il suo al meglio unicuique suum”. “Le organizzazioni criminali del livello che quel territorio esprime – ha continuato Gabrielli – non si combattono con la presenza di pattuglie più o meno armate sulla strada ma con un’efficace presidio e controllo sul territorio ma soprattutto con un’efficace attività investigativa”. “Appena venti giorni fa – ha concluso Pianese – abbiamo ricordato come Ostia, con i suoi 226.000 abitanti, e ormai da tempo roccaforte di espressioni di delinquenza e criminalità di estremo rilievo, sia affidata al lavoro encomiabile ed eroico di un numero assolutamente insufficiente di poliziotti del locale Commissariato. Ecco, questo è il tema. Da qui bisogna partire se davvero si vuole parlare di ripristinare le civili condizioni di sicurezza e legalità nelle nostre città, sui nostri litorali, nei nostri entroterra”.

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Coisp: emergenza criminalità a Napoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

domenico pianeseA due mesi dal suo ultima viaggio in città, il Segretario Generale del Sindacato Indipendente di Polizia è tornato a Napoli per analizzare assieme ai Dirigenti del Coisp della Campania le problematiche relative alle drammatiche condizioni in cui versa la sicurezza sul territorio.
Domenico Pianese di nuovo nel capoluogo campano, trascinato dalla necessità di un incalzante confronto con i colleghi in tema di “quella che non si può più chiamare ‘emergenza criminalità’ – spiega – perché la violenza e l’illegalità diffusa che spadroneggiano a tratti sul territorio hanno i connotati di un fenomeno endemico. Un fenomeno che continua quotidianamente a manifestarsi con episodi efferati, tutti generati da una mentalità che promana dall’esistenza di realtà criminali che, nel corso del tempo, hanno continuato a incidere profondamente nella vita della comunità”.
“Ho detto a settembre – aggiunge Pianese – che questa battaglia contro la criminalità e l’illegalità diffusa lo Stato deve decidere di vincerla e deve dimostrarlo con una risposta ferma, severa, organizzata, lungimirante. E lo ripeto oggi che, purtroppo, ci troviamo a dover rispondere alla medesima gravissima situazione, ancora senza i numeri, i mezzi, le dotazioni e le risorse adeguate. In queste stesse ore il Capo della Polizia, a pochi chilometri da qui, ribadisce come le risposte che la cittadinanza chiede e che le circostanze impongono debbano manifestarsi sul territorio, con la presenza delle Forze dell’Ordine. E nello stesso contesto, però, Gabrielli non può che rilevare quanto pesi il fatto che abbiamo organici ‘non più aderenti ai tempi’, e che paghiamo problemi che vengono da lontano e ancora si trascinano. Ebbene, riportare ordine e sicurezza in territori in cui la civile convivenza è talmente compromessa obbliga ad adottare contromisure massicce. Non è possibile c
he continuiamo a parlare di ‘emergenza’ criminalità senza che si reagisca di conseguenza. I colleghi che pure si sacrificano al limite della resistenza, mettendo continuamente a rischio la propria incolumità per rispondere al loro senso del dovere, hanno bisogno di un sostegno forte ed evidente delle Istituzioni, che non possono mettere la sicurezza fra le voci dei ‘costi’ per lo Stato. E’ tempo di investimenti straordinari che rispondano a un preciso ordine di priorità in cui la sicurezza, da cui dipende il funzionamento e lo sviluppo in tutti gli altri settori, deve essere al primo posto. Il nostro dovere di appartenenti alle Forze dell’Ordine – conclude Pianese – è fare del nostro meglio per garantire ordine e sicurezza. Il dovere di chi prende decisioni per l’intero Paese è metterci in condizione di farlo al meglio”.

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Trattati internazionali: nuovi Accordi tra Italia e Costa Rica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 ottobre 2017

fucsia-nissoli-fitzgeraldRoma. Oggi, l’on. Nissoli è intervenuta, in Commissione esteri della Camera dei Deputati, in qualità di relatrice sul Trattato di estradizione ed il Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Costa Rica. Tali strumenti giuridici sono volti – ha detto l’on. Nissoli – ad “intensificare i rapporti di cooperazione tra l’Italia ed i Paesi extra-Ue, al fine di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto della criminalità”.

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

Carcere Regina Coeli alla LungaraSe vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
E’ la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale.

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L’ordine europeo d’indagine penale aiuterà le autorità a combattere la criminalità e il terrorismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

european commissionBruxelles. E’ entrata in vigore la direttiva relativa all’ordine europeo d’indagine penale, che rende più semplice per le autorità giudiziarie richiedere prove situate in un altro paese dell’UE.Se, ad esempio, le autorità giudiziarie francesi localizzano un terrorista nascosto in Belgio, possono chiedere ai loro omologhi belgi di interrogare testimoni o di effettuare perquisizioni domiciliari. Questo nuovo strumento semplificherà e accelererà le indagini penali transfrontaliere. Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “I criminali e i terroristi non conoscono frontiere. L’ordine europeo di indagine aiuterà le autorità giudiziarie a cooperare per combattere meglio la criminalità organizzata, il terrorismo, il traffico di droga e la corruzione. Consentirà infatti a tali autorità di accedere rapidamente alle prove ovunque nell’UE. Invito tutti gli Stati membri ad attuare quanto prima la direttiva in modo da rafforzare la lotta comune contro la criminalità e il terrorismo. A giugno discuteremo con gli Stati membri soluzioni per facilitare la raccolta e lo scambio delle prove elettroniche. È giunto il momento di modernizzare completamente gli strumenti a disposizione delle autorità giudiziarie per svolgere le indagini”.L’ordine europeo d’indagine si basa sul riconoscimento reciproco, il che significa che ogni paese dell’UE è obbligato a riconoscere ed eseguire la richiesta di un altro paese secondo le stesse modalità con cui procederebbe per una decisione emessa dalle proprie autorità.L’ordine europeo di indagine apporterà i seguenti vantaggi:
crea un unico strumento globale di ampia portata: sostituirà l’attuale quadro giuridico frammentato per l’acquisizione delle prove. Per gli Stati membri partecipanti coprirà l’intero iter di raccolta delle prove, dal sequestro probatorio al trasferimento delle prove esistenti;
fissa termini rigorosi per l’acquisizione delle prove richieste: gli Stati membri hanno fino a 30 giorni per decidere se accettare una richiesta. Se la accettano, hanno 90 giorni per effettuare l’atto di indagine richiesto. Eventuali ritardi dovranno essere segnalati al paese che ha emesso l’ordine europeo di indagine;
limita i motivi di rifiuto delle richieste: l’autorità ricevente può rifiutare di eseguire un ordine europeo d’indagine solo in determinate circostanze, per esempio se la richiesta è in conflitto con i principi fondamentali del diritto dello Stato di esecuzione o lede gli interessi di sicurezza nazionale;
riduce la burocrazia introducendo un unico modulo standard tradotto nella lingua ufficiale dello Stato di esecuzione, che permette alle autorità di chiedere aiuto nella ricerca di prove;
tutela i diritti fondamentali della difesa: l’autorità di emissione deve valutare la necessità e la proporzionalità dell’atto di indagine richiesto. L’ordine europeo d’indagine deve essere emesso o convalidato da un’autorità giudiziaria, e la sua emissione può essere richiesta da una persona sottoposta a indagini o da un imputato, ovvero da un avvocato che agisce per conto di questi ultimi, nel quadro dei diritti della difesa applicabili conformemente al diritto e alla procedura penale nazionale. Gli Stati membri devono garantire mezzi d’impugnazione equivalenti a quelli disponibili in un caso interno analogo e assicurare che le persone cui l’ordine europeo di indagine si riferisce siano debitamente informate delle possibilità di impugnazione.
In particolare, l’ordine europeo di indagine penale consente:
il trasferimento temporaneo di persone detenute, al fine di raccogliere prove;
controlli dei conti bancari e delle operazioni finanziarie di persone sottoposte a indagini o imputati;
operazioni di infiltrazione e l’intercettazione di telecomunicazioni;
misure di protezione delle prove.
Gli strumenti di indagine tradizionali non sono sempre adattati al mondo digitale in cui viviamo. Le autorità giudiziarie devono poter accedere alle prove che si trovano nel cloud o altrove nel mondo. La Commissione sta mettendo a punto soluzioni per dotare le autorità giudiziarie di strumenti di indagine moderni che semplifichino l’accesso alle prove elettroniche.Il termine a disposizione degli Stati membri per attuare la direttiva relativa all’ordine europeo di indagine penale nei rispettivi ordinamenti nazionali scade oggi, 22 maggio 2017. La Commissione europea analizzerà lo stato di attuazione e, se del caso, prenderà le opportune misure di seguito nei confronti degli Stati membri che non abbiano ancora adottato le misure di attuazione necessarie.
Al Consiglio “Giustizia” dell’8 giugno la Commissione presenterà soluzioni per migliorare l’accesso transfrontaliero alle prove elettroniche.
La direttiva si basa sul principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie per quanto riguarda l’ottenimento di prove da usare nei procedimenti penali.
La direttiva si applica a tutti i paesi dell’UE escluse la Danimarca e l’Irlanda, che non partecipano alla direttiva. Il Regno Unito ha deciso di partecipare alla direttiva. La direttiva sostituisce i regimi di assistenza giudiziaria dell’UE per la raccolta delle prove, in particolare la convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea del 2000 e la decisione quadro 2003/577/GAI relativa al sequestro probatorio.Il 21 maggio 2010 sette Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Slovenia, Spagna e Svezia) hanno presentato un’iniziativa per un ordine europeo di indagine. La direttiva è stata adottata congiuntamente dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel 2014.

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Criminalità rumena in Italia: non è un’opinione ma dati oggettivi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

luigi di maiodi Marius Daniel Lupascu – M5S Pinerolo. Sono molto dispiaciuto per quanto sta accadendo in queste ore, per il fatto che il nostro Parlamentare Luigi Di Maio sia stato vittima dell’ennesimo attacco mediatico infondato e immotivato. Il suo post relativo alle statistiche che riguardano la criminalità rumena in Italia e le imprese italiane che spostano la produzione in Romania non sono una sua opinione, sono dei dati oggettivi, dei numeri, che nei giorni scorsi sono stati divulgati non da lui ma da un Sostituto Procuratore statistiche alla mano.Sono un consigliere del M5S a Pinerolo sono nato in Romania ma vivo in Italia da 16 anni e vi posso assicurare una cosa: se avessi mai percepito sentimenti di odio, razzismo o xenofobia nel Movimento non mi sarei mai e poi mai candidato! E questo vale sia a livello di programma nazionale che a livello umano tra i membri del Consiglio di cui faccio parte e tra i numerosi attivisti nel mio Comune.
Sono al mio primo mandato e devo dire che sono molto felice di avere fatto questa scelta. Quando ho conosciuto i primi attivisti del Movimento 5 stelle è stato per me come un colpo di fulmine. In un mondo politico in cui non credevo e nel quale non avevo alcuna fiducia, per la prima volta conoscevo persone che la pensavano come me su tante tematiche: l’onestà come requisito fondamentale della classe politica, l’abolizione dei privilegi, la sovranità popolare così bistrattata da un Europa partita bene ma dimostratasi fallimentare per le economie dei singoli Stati, e soprattutto la tutela dell’ambiente, la nostra ricchezza più grande. E infatti proprio di ciò mi occupo in Consiglio: faccio parte del tavolo ambiente e porto avanti dei progetti relativi alla tutela animale. Mi sono sentito da subito parte di un progetto, sono sempre stato rispettato per ciò che sono e apprezzato per la mia voglia di contribuire a cambiare le cose.Se molti criminali dalla Romania e dagli altri Paesi decidono di venire in Italia a delinquere è sicuramente grazie al fatto che è risaputo che la Giustizia da noi non funziona! Insomma, si è quasi liberi di delinquere, tanto si sa, in galera non ci va quasi nessuno! In Romania vi assicuro che i criminali non agiscono indisturbati come accade qui… Noi cittadini onesti non ci sentiamo tutelati da uno Stato che non è in grado di mandare in galera chi non rispetta la legge!Altro punto importante: le aziende italiane, così come le aziende rumene, sono state danneggiate pesantemente dalle politiche dell’Unione Europea. Ma in Italia si aggiunge un problema che in Romania non c’è: la tassazione elevatissima! Come fanno le aziende a sopravvivere con tasse che toccano il 70per cento? E’ pura utopia! Luigi Di Maio ha giustamente denunciato il sistema fiscale italiano, che costringe le aziende a migrare altrove lasciando i propri cittadini senza lavoro.Molti di voi avranno letto il Blog del Movimento 5 stelle del 12 aprile 2017, giorno in cui è uscito un bellissimo articolo di sostegno e appoggio al popolo rumeno che in quel periodo era sceso in piazza a protestare contro la corruzione. Quell’articolo esprimeva la più grande vicinanza a quella protesta così forte, e quando ho letto “la loro battaglia è un esempio per tutti noi”, beh, confesso di essermi emozionato, e mi sono sentito onorato di essere un po’ italiano anche io. Grazie al Movimento per quello che fa, e grazie per avermi dato la possibilità di essere un Consigliere Comunale e oggi di esprimere un mio pensiero. A riveder le stelle! (fonte: Blog di Beppe Grillo)

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I deputati approvano l’accordo UE-USA sulla protezione dei dati per attività di contrasto alla criminalità

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

european parliamentBruxelles Parlamento europeo. L’accordo UE-USA per la protezione dei dati personali scambiati a fini di contrasto alla criminalità è stato approvato giovedì da un’ampia maggioranza dei deputati. L’accordo garantirà standard alti e vincolanti per la protezione dei dati personali scambiati dalle autorità giudiziarie e di polizia sulle due sponde dell’Atlantico.Tale accordo, detto “Umbrella Agreement” è applicabile al trasferimento di tutti i dati personali, quali nomi, indirizzi o precedenti penali, scambiati tra l’Unione europea e gli Stati Uniti a scopi di prevenzione, individuazione, indagine e perseguimento di reati, compreso il terrorismo.”Il cammino per la protezione dei dati transatlantici sta diventando chiaro”, ha dichiarato il relatore Jan Philipp Albrecht (Verdi, DE). “In futuro ci saranno finalmente norme vincolanti di qualità e diritti chiari per i cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico quando i dati saranno scambiati tra la polizia e le autorità preposte all’applicazione della legge. Dopo sei anni di negoziati, stiamo aumentando la protezione dei dati con gli Stati Uniti a un nuovo livello. I diritti fondamentali dei cittadini saranno meglio protetti rispetto al basso standard attuale di mero reciproco riconoscimento delle norme “. “L’accordo non rappresenta una base giuridica per il trasferimento dei dati, ma protegge i dati che sono già scambiati legalmente. Le autorità per la protezione dei dati possono verificare il rispetto in qualsiasi momento”, ha aggiunto.L’accordo farà in modo che i cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico avranno diritto a:
– essere informati in caso di violazioni della sicurezza dei dati,
– poter correggere le informazioni inesatte
– chiedere il risarcimento dei danni.
Stabilisce, inoltre, i limiti per trasferimenti di dati successivi e del periodo di conservazione degli stessi.Le proposte del gruppo ALDE e del gruppo GUE per chiedere il parere della Corte di giustizia sull’accordo in merito alla sua compatibilità con i trattati UE non sono state approvate.Con voti 481 voti in favore, 75 voti contrari e 88 astensioni, il Parlamento ha quindi dato il suo consenso e spianato la strada al Consiglio per approvare la decisione finale che conclude il percorso di approvazione dell’accordo.

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Marsala: morto maresciallo carabinieri in conflitto a fuoco

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2016

“Esprimiamo a nome nostro e di tutto il gruppo di Area popolare profondo dolore per la morte del maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, barbaramente ucciso durante un’azione antidroga nelle campagne di Marsala. All’Arma dei Carabinieri e alla famiglia desideriamo rivolgere il nostro più profondo sentimento di cordoglio e vicinanza. L’assassinio del vice comandante della stazione di Ciavola di Marsala rappresenta un’altra pagina dolorosa nella preziosa opera di contrasto alla criminalità che le nostre forze dell’ordine, portano avanti ogni giorno nel Paese. Il sacrificio del maresciallo Silvio Mirarchi ci ricorda il valore del prezioso ed insostituibile lavoro degli uomini delle nostre Forze Armate, che ogni giorno difendono la legalità e si adoperano per la nostra sicurezza e quella dei nostri figli” lo scrivono, in una nota congiunta, Rosanna Scopelliti e Andrea Causin, deputati di Area popolare in commissione Difesa della Camera.
“Esprimiamo a nome nostro e di tutto il gruppo di Area popolare profondo dolore per la morte del maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, barbaramente ucciso durante un’azione antidroga nelle campagne di Marsala. All’Arma dei Carabinieri e alla famiglia desideriamo rivolgere il nostro più profondo sentimento di cordoglio e vicinanza. L’assassinio del vice comandante della stazione di Ciavola di Marsala rappresenta un’altra pagina dolorosa nella preziosa opera di contrasto alla criminalità che le nostre forze dell’ordine, portano avanti ogni giorno nel Paese. Il sacrificio del maresciallo Silvio Mirarchi ci ricorda il valore del prezioso ed insostituibile lavoro degli uomini delle nostre Forze Armate, che ogni giorno difendono la legalità e si adoperano per la nostra sicurezza e quella dei nostri figli” lo scrivono, in una nota congiunta, Rosanna Scopelliti e Andrea Causin, deputati di Area popolare in commissione Difesa della Camera.

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“Criminalità e sicurezza a Napoli”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli venerdì 20 maggio, alle 10.30 nell’Aula Magna Storica dell’Università Federico II, in corso Umberto I, sarà presentato il Primo rapporto su “Criminalità e sicurezza a Napoli”. Apriranno i lavori Gaetano Manfredi, Rettore della Federico II, Marco Musella, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Ateneo, Roberto Delle Donne, Responsabile di FedOAPress, e Antonio Iodice, Presidente Istituto “S. Pio V”. Presiederà Giuseppe Acocella, docente federiciano di Filosofia del diritto.
Interverranno Filippo Bubbico, Vice Ministro dell’Interno, Franco Roberti, Procuratore Nazionale DNAA, Luigi Riello, Procuratore Generale di Napoli, Antonino Cufalo, Vice-Capo della Polizia, ed Ernesto Ugo Savona, Direttore di Transcrime.
Il lavoro di ricerca è a cura di Giacomo Di Gennaro, docente di Sociologia generale, e Riccardo Marselli, dell’Università Parthenope.

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Criminalità e potere economico

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

expo-2015-milanoMilano Venerdì 23 ottobre alle ore 20:30 presso il CAM Garibaldi (in Corso Garibaldi 27), l’Associazione Democratici per Milano, in collaborazione con il Gruppo PD del Consiglio di Zona 1, organizza l’incontro “Criminalità e potere economico” con la presentazione del libro “La regola. Giorno per giorno la ‘ndrangheta in Lombardia” di Giampiero Rossi, giornalista della cronaca milanese del Corriere della Sera.
All’incontro, coordinato da Luciana Dambra (Direzione Metropolitana PD Milano), oltre a Giampiero Rossi, interverranno: Enzo Ciconte (Docente di Storia della criminalità organizzata – Università Roma 3), Nando Dalla Chiesa (Direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano), David Gentili (Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano), Franco Mirabelli (Capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia). La serata, aperta al pubblico, sarà l’occasione per discutere della presenza e dell’attività delle organizzazioni criminali – e in particolare della ‘ndrangheta – nei territori del Nord, come ben raccontato nel libro del giornalista Rossi, anche attraverso la ricostruzione di quanto emerso dalle numerose inchieste in corso e con l’aiuto degli studi realizzati dal Prof. Ciconte e dal Prof. Dalla Chiesa. Inoltre, con David Gentili verrà approfondito il lavoro svolto dalla Commissione Antimafia del Comune di Milano nel corso di questi anni, mentre con il senatore Franco Mirabelli saranno affrontate le tematiche discusse dalla Commissione Parlamentare Antimafia e il lavoro svolto in questi mesi in Commissione e in Parlamento sul fronte della legalità e per contrastare la criminalità organizzata.

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Il caso Borsellino-Crocetta

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2015

lucia borsellino“Il contenuto della conversazione, intercettata dagli inquirenti, tra il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, ed il suo medico personale Matteo Tutino, arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato, apre uno spaccato inquietante sulla realtà politica siciliana, che ancora oggi, nella migliore delle ipotesi, fatica a prendere le distanze dalla sotto-cultura mafiosa. E’ agghiacciante il fatto che il presidente Crocetta sia rimasto impassibile di fronte alla considerazione espressa dal suo interlocutore, secondo cui Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso da Cosa Nostra, dovrebbe essere fatta fuori come suo padre.” E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, che prosegue: “Bene ha fatto Lucia Borsellino a lasciare la giunta Crocetta. Ritengo che sul presidente della Regione Sicilia, terra impoverita e devastata dalla mafia e bagnata dal sangue di tanti che l’hanno combattuta, non debbano esserci ombre di collusioni, connivenze, anche solo di una malcelata tolleranza verso espressioni di malaffare o peggio di criminalità. Non si può non reagire di fronte a chi auspica la morte di una donna impegnata nelle Istituzioni, che porta il nome di un magistrato che ha sacrificato la propria vita per combattere la mafia. Io credo che debba essere verificata l’estraneità del presidente della Regione a relazioni illecite con un soggetto come Tutino, su cui pendono le gravi accuse della magistratura, ma ritengo che una prima immediata risposta Crocetta debba darla ai siciliani, dimettendosi immediatamente dal proprio incarico, e scusandosi pubblicamente per il suo comportamento indegno di chi è stato chiamato dai cittadini a costruire per la propria terra un futuro di sviluppo, di legalità, di rifiuto di ogni forma di criminalità”.

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