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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘crimine’

Prevenire il crimine con le neuroscienze

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Brescia Irccs Fatebenefratelli di Brescia 15 maggio alle 15 presso l’auditorium dell’istituto Salesiani di via Gioia 60 (MM Sondrio). Il tema sarà “L’impatto delle neuroscienze su ciò che siamo e su ciò che faremo”. La conferenza è aperta al pubblico.
Minority Report potrebbe essere presto il nostro mondo. Lo scenario di una società in cui è possibile prevedere e prevenire i crimini attraverso i poteri della mente non è solo quello di un film cult, ma anche un possibile sviluppo delle neuroscienze: se ne parlerà a Milano nel corso di una conferenza divulgativa che vuole presentare ai cittadini i poteri e i rischi delle neuroscienze. La neuroetica è una nuova disciplina che aiuta a capire i meccanismi della coscienza, aprendo prospettive di cura ma che può avere anche importanti ripercussioni sull’idea di responsabilità penale. Le neuroscienze hanno già fatto il loro ingresso nelle aule di giustizia, mentre nei laboratori si studia come migliorare le prestazioni cognitive degli individui. Il potenziamento umano dunque non è più fantascienza: alcune grandi imprese stanno già testando apparecchi che promettono di rendere gli utilizzatori più attenti e concentrati. Sono processi che sfidano anche concetti cardine della nostra visione del mondo, dal rapporto tra mente e cervello alla nozione stessa di persona. Temi ineludibili che non riguardano più solo gli studiosi, ma coinvolgono l’intera società. Alcuni tra i maggiori specialisti italiani presentano questi scenari della neuroetica, superando i tecnicismi, per dare un quadro aggiornato di un dibattito che risulterà sempre più attuale e fonte anche di possibili controversie: avviene a Milano dal 16 al 18 maggio al Congresso internazionale organizzato all’Università Vita&Salute San Raffaele dalla Società italiana di neuroetica (SiNE), una sorta di Salone della Mente (con il sostegno di Fondazione Cariplo), che toccherà tutti i temi più attuali legati alla ricerca neuroscientifica, dalle decisioni morali al potenziamento cognitivo, dal neurodiritto alle nuove applicazioni cliniche. L’evento sarà anticipato da un convegno divulgativo.

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Petros Markaris: l’università del crimine

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Romanzo (collana Oceani, pp. 334, euro 18): Una notizia improvvisa scuote il commissariato di Kostas Charitos: il direttore Ghikas va in pensione e lascia proprio a Charitos il comando temporaneo della Centrale di polizia di Atene. Ma il commissario più famoso di Grecia non ha tempo di festeggiare la promozione. Viene infatti ucciso il ministro per le Riforme: nella rivendicazione si legge che il politico, già stimato professore universitario, è stato ucciso perché ha tradito la sua missione di docente per fare carriera politica, venendo così meno ai suoi doveri verso gli studenti.
L’aria in città è tesa, ma Charitos e l’amata moglie Adriana assaporano una nuova felicità perché la figlia Caterina li renderà presto nonni, così si rilassano frequentando tre nuove amiche dalla simpatia irresistibile, conosciute durante una vacanza in Epiro. Qualche giorno dopo viene ucciso con un’iniezione letale un altro ministro, ex docente anch’egli.
Quando spunta il cadavere di un terzo professore, la situazione sembra andare fuori controllo: il governo chiede un’immediata svolta alle indagini che, tuttavia, continuano a brancolare nel buio. Kostas Charitos deve abituarsi in fretta alle responsabilità del suo nuovo ruolo per venire a capo di un intrigo tra politica e università che lo vede coinvolto in prima persona, un gioco pericoloso in cui nulla è come appare. Petros Markaris è nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse sceneggiature, tra cui L’eternità e un giorno, Palma d’oro a Cannes nel 1998. I romanzi con protagonista il commissario Kostas Charitos hanno incontrato un grande successo di lettori.
Presso La nave di Teseo ha pubblicato L’assassinio di un immortale (2016), I labirinti di Atene (nuova edizione 2017), Il prezzo dei soldi (2017), La lunga estate calda del commissario Charitos (nuova edizione 2017), Io e il commissario Charitos (nuova edizione 2018).

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Crimine farmaceutico e pratiche distributive sotto la lente dei Nas

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

nasCrimine farmaceutico e pratiche distributive sotto la lente dei Nas Dodicimila controlli, 88 arresti, 3.900 persone denunciate, 8.000 illeciti penali, un totale di 4.400.000 euro di sanzioni, e ancora 246.128 confezioni di medicinali e 663.262 fiale e compresse sequestrate, per un valore complessivo di 2.596.947 euro. Questi i numeri dell’attività operativa svolta dai Nas da gennaio a ottobre 2016, volta a contrastare le attività illecite nel mondo del farmaco. A illustrare i dati del crimine farmaceutico è il maggiore Pasqualino Clemente, caposezione operazioni comando Carabinieri per la tutela della salute, a Roma in occasione di un incontro organizzato da Assoram, a cui hanno preso parte i vertici delle istituzioni e della distribuzione di settore.
È stato osservato che «le basi strategiche delle organizzazioni criminali sono ubicate nello stesso Paese dove il prodotto finale viene venduto, mentre l’allestimento dei farmaci contraffatti avviene per lo più in Paesi asiatici e dell’est, dove la normativa di settore è maggiormente permeabile, la manodopera è a basso costo e non sono neanche riconosciuti i diritti di proprietà intellettuale – spiega Clemente – I numeri degli interventi sono significativi ed evidenziano come i Nas in collaborazione con Aifa, stiano studiando il settore in modo molto approfondito». Furti, smarrimenti non denunciati e contraffazione sono solo alcuni dei mille volti del crimine farmaceutico, che trova ampio spazio anche nelle distorsioni distributive che si traducono in indisponibilità. «Dopo il 2010, con l’esplosione del numero dei farmacisti che hanno anche una licenza da grossista, i flussi in uscita dall’Italia sono diventati talmente rilevanti da generare una vera e propria crisi di disponibilità di prodotto su una serie di farmaci importanti – afferma il direttore dell’ufficio “Qualità dei prodotti e contraffazione” dell’Aifa Domenico Di Giorgio – si tratta di farmaci presenti in grosse quantità, ma che escono in quantitativi ancora maggiori, come il clexane». Per scongiurare questi fenomeni, le istituzioni e i Nas hanno trovato ampia collaborazione anche nelle aziende private che giocano secondo le regole, i cui interessi sono minacciati da chi opera in modo disonesto. «Per legge, il distributore prima di esportare è obbligato a servire il proprio territorio» afferma Di Giorgio, rimarcando uno dei principi raccolti anche nel documento condiviso dai vertici di tutti gli attori della filiera, che sancisce diritti e doveri dei distributori intermedi. La comunicazione trasparente tra pubblico e privato è uno dei punti chiave della lotta al crimine farmaceutico. Per favorire un’ottimale adesione alle buone pratiche di distribuzione, Assoram ha formulato un compendio che riassume e spiega tutti i passaggi necessari affinché un distributore svolga il proprio lavoro senza intoppi burocratici, garantendo il rispetto delle leggi. Le linee guida, presentate a Roma «rappresentano un vero e proprio aiuto, anche per i piccoli operatori – afferma il segretario generale Assoram, l’avvocato Mila De Iure – è un tentativo di aprire un dibattito con istituzioni e le atre associazioni di categoria, lo abbiamo consegnato ad Aifa, Nas, e Ministero della salute». (fonte: farmacista33) (foto: nas)

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Contraffazioni: ecco le nuove frontiere del crimine farmaceutico

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 ottobre 2016

contraffazioneDa farmaci contraffatti perdite per 10 miliardi euro e 38 mila posti di lavoro. Dall’esportazione di preparazioni galeniche non autorizzate al furto dei farmaci per l’epatite C per rivenderli al mercato nero, alla falsificazione degli stessi prodotti, fino alla distribuzione di medicinali in Paesi extra-Ue per poi farli rientrare nel canale europeo per vie traverse. In materia di controlli per contrastare contraffazione e furti di farmaci le autorità italiane fanno ormai da scuola agli altri Paesi, basti pensare che da quando sono stati implementati i nuovi sistemi di controllo «il numero dei furti ospedalieri nel Bel Paese è crollato passando da 3-4 episodi a settimana nel 2012-2013 e primi mesi del 2014, fino praticamente ad azzerarsi da marzo 2014 a dicembre 2015», spiega il Direttore dell’Ufficio Qualità dei prodotti e Contraffazione dell’Aifa Domenico Di Giorgio in occasione della Conferenza internazionale del progetto europeo ‘Fakeshare II’.Tuttavia, la fantasia degli italiani non ha limiti e per ogni barriera imposta il crimine, organizzato o meno, trova vie traverse per evadere la legge: «Ora il problema è che mentre da una parte contrastiamo il fenomeno, dall’altra c’è un’organizzazione che si riorganizza – afferma Di Giorgio – Nel 2016 ci sono stati altri 5-6 eventi correlabili ad altri fenomeni distorsivi, noi gli abbiamo chiuso il canale di vendita di certi farmaci e bloccato certi business e in cambio si sono inventati qualcosa di nuovo». Il progetto Fakeshare, coordinato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) finora è stato co-finanziato dal programma Prevenzione e lotta contro la criminalità della Commissione europea, «anche se chiude la parte del progetto Fakeshare finanziata dall’Europa, daremo continuità a questo strumento perché è stato costruito e pensato per essere sviluppato e sostenibile anche senza il finanziamento dei fondi europei» – spiega Di Giorgio – siamo in grado di mantenere viva la piattaforma e oggi sono presenti tutti i rappresentanti dei Paesi europei che aderiscono in maniera operativa alimentando i database, soprattutto con la casistica».
Con Fakeshare II «abbiamo già esteso tutto il sistema dei controlli, che in Italia ha ridotto i furti, ad altri Paesi che prima non registravano il fenomeno – spiega Di Giorgio – Con la centralizzazione dei dati siamo riusciti ad innalzare l’attenzione anche di altri Paesi, Italia e Regno Unito sono i primi due paesi in Europa ad eccellere per questo tipo di attività ma il modello di operazione e condivisione dei dati italiano è più aperto». Tra le novità della contraffazione c’è il caso del Sovaldi rubato in un ospedale in Pakistan, fatto sparire, fatto passare da un trader di Hong Kong, riconfezionato come fosse Harvoni che vale un 20% in più, venduto a un trader indiano che lo ha spedito in Svizzera dalla quale è arrivato a Israele. «Il farmaco ha attraversato 5 Paesi e 3 continenti prima di essere rintracciato – commenta Di Giorgio – e nessuno si è accorto che il prodotto non era ciò che doveva essere. Siamo stati noi a mettere in contatto Svizzera e Israele». Un altro caso è quello della farmacia italiana il cui laboratorio di galenica è stato trasformato in una sorta di sito di produzione illegale di farmaci semi industriali da esportare. «In questo caso si parla di centinaia di pezzi arrivati in Norvegia dall’Italia – racconta Di Giorgio – i Nas avevano trovato preparazioni sospette». E un ultimo caso che sembrerebbe confermare l’esistenza di un trend in questa direzione più che un caso isolato è quello di un’altra farmacia che dispensava galenici preparati con principi attivi illegalmente importati dalla Cina, «sono stati trovati false autorizzazioni, documenti per l’importazione falsificati e così via», conclude Di Giorgio. (foto: contraffazione) (fonte: farmacista33)

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Bloccare l’accesso della criminalità organizzata ai fondi pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2011

Mafioso (film)

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Servono regole più severe per impedire alle organizzazioni di stampo mafioso di accedere ai fondi pubblici, sostiene la risoluzione adottata dal Parlamento martedì. I deputati hanno ribadito la necessità di istituire una commissione speciale incaricata di investigare la negatività dell’impatto sociale ed economico della criminalità organizzata in Europa.Il crimine organizzato, soprattutto quello di stampo mafioso, sta sfruttando a suo favore la globalizzazione, l’abbattimento delle frontiere nell’UE e le differenze normative tra gli Stati membri, per realizzare profitti sempre più considerevoli e per garantirsi allo stesso tempo l’impunità. La criminalità organizzata ha ormai creato una rete di consenso e di sostegno, con infiltrazioni profonde e consolidate nel mondo della politica, della pubblica amministrazione e dell’economia legale.La risoluzione è stata adottata con 584 voti a favore, 6 contrari e 48 astensioni.Per evitare che fondi comunitari finiscano nelle mani di organizzazioni di stampo mafioso, il Parlamento invita la Commissione ad attivarsi affinché siano stabilite le norme necessarie ad assicurare la piena tracciabilità dei fondi europei da parte delle istituzioni competenti, così come da parte di cittadini e stampa. Particolare attenzione è dedicata alle amministrazioni locali che, secondo quanto sostiene il testo, “sono maggiormente esposte a infiltrazioni da parte del crimine organizzato”.
La Commissione dovrebbe anche predisporre chiare direttive per impedire che imprese legate alla criminalità organizzata e alle mafie partecipino alle gare pubbliche. La piena tracciabilità dei flussi finanziari legati ad appalti pubblici di lavori, forniture e servizi dovrebbe sempre essere garantita, afferma il Parlamento.La Commissione e gli Stati membri dovrebbero concentrare la loro azione sul contrasto ai patrimoni criminali, compresi quelli che spesso sono occultati attraverso una rete di prestanome, fiancheggiatori, istituzioni politiche e gruppi d’interesse.Allo stesso modo, bisognerebbe predisporre regole chiare in materia di tracciabilità del denaro in modo da facilitare l’individuazione di fenomeni connessi al riciclaggio di denaro sporco proveniente da attività illecite.Il volume di affari delle organizzazioni criminali di stampo mafioso che agiscono in Europa è imponente, in particolare se si guarda a quelle italiane per le quali si stimano entrate per almeno 135 miliardi di euro.
Entro tre mesi sarà istituita una commissione speciale che valuterà la diffusione delle organizzazioni criminali e delle mafie che agiscono a livello transnazionale. Essa avrà anche il compito di monitorare l’appropriazione di denaro pubblico da parte delle organizzazioni criminali, le loro infiltrazioni nel settore pubblico e lo stato di “contaminazione dell’economia legale e della finanza”.
Infine, il Parlamento chiede che si adottino nuove regole per assicurare l’esclusione dalle liste elettorali del Parlamento europeo di persone condannate per reati legati alla criminalità organizzata. A tal fine, i gruppi politici europei dovranno adottare codici interni di etica e gli Stati membri dovranno prevedere simili regole per le elezioni nazionali e locali.

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Onu: contro il crimine

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2011

The UN headquarters in New York

Image via Wikipedia

L’Agenzia delle Nazioni Unite contro il Crimine (UNODC), in questi giorni ha lanciato sul Web un portale anticorruzione che potrà consentire agli addetti del settore ed al pubblico fondamentali strumenti di ricerca e risorse per la lotta alla corruzione. Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un importante passo avanti per consentire un approccio scientifico di natura internazionale ad una materia, quella della lotta alla corruzione, che è diventata di fondamentale importanza nel panorama più generale della lotta alla criminalità e nella quale lo scambio d’informazioni ed i successi dei vari Paesi diventano fondamentali per tentare di debellare questa piaga della società e della vita degli stati. Il portale è una sorta di biblioteca giuridica che a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione fornisce in unico gateway una banca dati elettronica della normativa in materia di convenzione e giurisprudenza di oltre 175 Stati, sistematizzato conformemente ai requisiti della convenzione. Il portale riunisce conoscenze legali ed anche non strettamente giuridiche relative alla lotta alla corruzione e una serie di asset recovery, che permettono agli Stati membri, la comunità anticorruzione ed al pubblico in generale di accedere a tali informazioni in una posizione centrale. Nel sito è inserita anche una piattaforma di apprendimento sulla materia dell’anticorruzione, fornendo uno spazio comune in cui strumenti analitici realizzati da organizzazioni partner possono essere cercati e accessibili dagli utenti in tutto il mondo. Un ulteriore obiettivo chiave del portale è quello di creare una comunità di professionisti con cui gli utenti registrati possano comunicare, scambiare informazioni e creare un calendario di eventi. L’area di lavoro comune è destinata a istituzioni partner, anticorruzione, professionisti ed esperti di comunicazione. Attualmente, tra le organizzazioni partner sono incluse: la Banca africana di sviluppo, la Banca asiatica di sviluppo, il gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione, l’associazione internazionale di lotta alla corruzione, l’Istituto di Basilea sulla Governance, l’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (OSCE), il centro di risorse anticorruzione U4, il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, l’United Nations Interregional Crime e Justice Research Institute, la Banca mondiale e la United Nations Global Compact. (Giovanni D’Agata)

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“La pace denunciata”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Venezia, 8 aprile 2011, ore 21.00 Teatro all’Avogaria, (Dorsoduro 1617), storico spazio scenico veneziano, è di scena “La pace denunciata” di e con Irene Lamponi. Un cabaret in cui la giovane attrice, sgombra da oggetti, scenografie e musica, si interroga in modo istrionico ed insolito sull’assurdità  della vita contemporanea. La performance si svolge in una aula di tribunale in cui la protagonista è chiamata a difendersi dal crimine di cui è accusata. Da questa situazione scenica parte una difesa che si snoda mediante paradossi, dubbi, verità, dove la testimonianza della protagonista costringe gli spettatori a fermarsi ed interrogarsi sulle proprie azioni, spesso convulse e prive di senso.  Basato su un testo scritto a quattro mani dalla stessa Lamponi e dal poeta olandese Ilja Leonard Pfeijffer, lo spettacolo trascina il pubblico in una contraddizione continua dove vittima e persecutore sembrano essere la stessa persona  e diventa sempre più arduo schierarsi con una parte.  Un monologo che ci ricorda il sogno che appartiene ad ognuno di noi e ci apre alla possibilità di scelta personale in contrasto con un mondo in cui delegare sembra essere diventata la norma.Irene Lamponi diplomatasi all’Accademia di Recitazione “Giovanni Poli” presso il Teatro a l’Avogaria di Venezia, lavora con diversi registi tra cui Luca Ferraris, Riccardo Bellandi, Marco Ghelardi, Filippo Dionisi e David Jentgens. Nel 2009 inizia una collaborazione con lo scrittore olandese Ilja Leonard Pfeijffer e con la compagnia Il Teatro delle Formiche di Genova L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario di Venezia, Cà Foscari, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli  tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti,  su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. (fotolrenel)

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La moneta tra leggenda e realtà

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

(Parte quarta 2nda sezione) dal saggio: “Il più grande crimine” di Paolo Barnard). Oggi le maggiori monete non sono convertibili in oro. Ok, ma allora che valore hanno in realtà? Nessuno, è la risposta. E questo anche per altri motivi. La moneta moderna è emessa in varie forme, chiamate dai tecnici M1…M2…3…4 ecc., ma tutte queste forme sono o pezzi di carta stampata che valgono solo il prezzo della carta, o monetine che valgono il misero metallo con cui sono fatte, oppure altri pezzi di carta da nulla (es. titoli di Stato) o ancora impulsi elettronici emessi da banche e BC, cioè aria fritta. Sappiate che oggi oltre l’80%-90% in media di tutto il denaro circolante al mondo è solo impulsi elettronici che compaiono sui computer, basta, è nulla di concreto. Dobbiamo fare un salto di coscienza contro natura per capire cosa sia veramente il denaro, perché non esiste idea al mondo più cementata nella mente delle persone del fatto che i soldi siano un valore*. Non sono mai in sé. I soldi, la moneta, sono solo un mezzo, che, in rigoroso ordine di tempo, lo Stato s’inventa per primo, poi se lo inventano le banche e infine tutti lo usano. Il denaro è come un codice di apertura di serrature, che permette di avere accesso a cose e sevizi, proprio come il codice del telecomando del vostro cancello automatico. Il denaro, come quel codice, non esiste nella realtà materiale, esso è impulsi elettronici che viaggiano per banche e computer, oppure è scritto come codice su dei pezzi di carta (banconote e titoli di Stato), e ha valore solo se ad esso si associa qualcos’altro, come chiarisco fra un attimo. Ma si badi bene che quanto ho appena affermato non è un giochetto filosofico sui termini, è immensamente rilevante per capire poi come lo Stato spende, cosa sono veramente le banche, come gira l’economia. Vi faccio un paio di esempi per rendere evidente ciò che avete appena letto, e cioè che il denaro di per sé è solo un codice astratto. Voi andate in banca, e chiedete un prestito di 10.000 euro. La banca vi dice ok, e vi apre un conto corrente (di seguito c/c) con 10.000 euro. Cosa ha fatto la banca? Ha premuto un tasto e ha creato un numero elettronico, 10.000, cioè nulla di valore, solo un numero – la banca si inventa letteralmente quel prestito. Voi a quel punto decidete di prendere quei 10.000 euro e di restituirli il giorno stesso alla banca. La banca cancellerà con un altro tasto il vostro debito. Nulla ha guadagnato, nulla avete perso, nulla è mai esistito, anche se c’erano ben 10.000 euro in un c/c a un certo punto, che a chiunque sembrano una notevole ricchezza. Era aria fritta, in sé, nulla di materiale e nulla di proprietà della banca, né del cittadino, come invece potrebbe essere una casa o un gioiello che non si annullano scambiandoseli. Secondo esempio: immaginate le banche come un sistema unico, che in effetti è ciò che le banche sono. Il Sig. A va in banca e ottiene un prestito di 10.000 euro. La banca si inventa dal nulla quella cifra, e apre un c/c per il Sig. A. Il c/c rappresenta il debito della banca verso A (gli dovrà mettere a  quei soldi). La banca riceve da A una carta con su scritto “devo restituirvi questi soldi”, che rappresenta il bene che la banca ha in mano in cambio del c/c di A. Situazione: la banca ha dato al Sig. dei numeri elettronici creati dal nulla = zero valore, e lui le ha dato un pezzo di carta = zero valore. Poi A spende quel denaro per comprare un’auto, che invece è un valore concreto, che lui possiede non la banca. Il concessionario verserà i 10.000 euro del Sig. A creati dal nulla, cioè aria fritta, nella sua banca, ed essa è costretta ad accettare come validi quei soldi aria fritta inventati da un’altra banca.Situazione a livello di banche come sistema unico: c’è una banca, quella del Sig. A che è a credito di 10.000 euro (A glieli deve ridare), e ce n’è un’altra che è a debito di 10.000 euro (li deve al concessionario che li ha versati). Esiste quindi a livello di sistema bancario un credito che è annullato da un debito. Pari, nessun profitto per le banche finora, infatti quei 10.000 euro per le banche non sono nulla, solo impulsi elettronici inventati da una banca e accettati come buoni da un’altra banca. A dovrà lavorare per restituire quei soldi, ma non lavorerà per pagare la banca, bensì per pagare la sua auto. Allabanca, attraverso le rate pagate da A, ritorneranno indietro gli impulsi elettronici aria fritta che si è inventata. Ovviamente, col meccanismo degli interessi si generano altri codici sia per la banca che per i c/c di A e del concessionario, ma questo di nuovo non è una ricchezza reale, sono solo codici astratti che possono o non possono essere un bene al netto (se la banca è in passivo anche gli interessi scompaiono). Ma allora cosa diavolo dà alla moneta di Stato il suo valore? Cosa la rende così necessaria al punto che (quasi) tutti lavoriamo come muli per ottenerla? Due sono le risposte:
1) Il fatto che lo Stato accetta solamente la sua stessa moneta come pagamento valido delle tasse e delle obbligazioni che i cittadini gli devono corrispondere.
2) Il fatto che le BC e le banche commerciali che hanno emesso la moneta di Stato creata dal nulla, sempre la riconoscono come valida quando gli torna indietro sotto forma di pagamenti dei cittadini. Ecco cosa oggi dà valore al denaro degli Stati, che altrimenti sarebbe solo cartaccia o impulsi elettronicida nulla, facilmente sostituibile con altro.
Spiego il primo punto: chiedetevi perché mai così tanti cittadini lavorano sodo per guadagnare la moneta di Stato, piuttosto che altre monete che si potrebbero inventare. Chiunque potrebbe creare
denaro, ad esempio immaginiamo gli ‘Itali’. Basterebbe stamparli e decidere che da oggi in poi ce li
riconosciamo validi a vicenda nelle vendite e acquisti di beni e servizi. Ma potremmo poi con gli Itali pagare le tasse, le imposte e tutti gli altri balzelli pubblici e di Stato? No, lo Stato non ce li riconoscerebbe. E allora ci toccherebbe lavorare metà giornata per guadagnarci gli Itali e metà per
intascare gli Euro che lo Stato riconosce. Un caos. Ecco che allora tutti noi siamo costretti a riconoscere la moneta di Stato come valido metodo di pagamento del nostro lavoro, e poi anche come valido metodo di pagamento delle cose che compriamo, poiché chi le vende dovrà anch’egli pagare le sue tasse/imposte con quella moneta, per cui la necessita. Insomma, la moneta di Stato la necessitiamo tutti quella dovremo guadagnarci. Il secondo punto è altrettanto chiaro: siete a cena e pagate con la carta Visa. La Visa riceverà un assegno dalla vostra banca. Ma quell’assegno è nulla, carta straccia, proprio perché come detto il denaro in sé non ha valore. Visa lo depositerà in un’altra banca, e ancora quella somma sarà nulla di valore, solo un numero teorico apparso su un computer. Poi accade che la BC verrà informata dell’esistenza di quell’assegno versato da Visa nella sua banca, e provvederà ad accreditare a quella banca l’importo dovuto coi soldi di Stato prelevati dalle riserve della vostra banca. Solo a quel punto il vostro pagamento sarà ritenuto da Visa valido: è accaduto infatti che il vostro denaro che fu emesso da Stato e poi da banche come aria fritta, è stato però riconosciuto come valido sia dalle medesime banche ma soprattutto dalla stessa BC, e questo e solo questo gli ha conferito il valore finale, perché anche in questo caso la BC non avrebbe riconosciuto come valida alcuna altra moneta. Visa è soddisfatta. Ecco quali sono quegli ingredienti che se aggiunti all’inerte e nullo denaro gli danno finalmente valore. E qui rispondo alla domanda posta all’inizio di questa parte: se è vero che la moneta (banconote, impulsi elettronici, monetine, titoli di Stato ecc.) altro non è che una serie di IO VI DEVO emessi dallo Stato ai cittadini, cosa è esattamente che lo Stato deve ai cittadini in cambio di quella moneta (cioè quando i cittadini gliela restituiscono)? La risposta è conseguente a quanto detto sopra nel punto 1: lo Stato, in cambio della sua moneta, ci deve il nostro diritto di saldare tutto ciò che gli dobbiamo usando quella stessa moneta. Solo questo. Si potrebbe obiettare che in ciò lo Stato è tiranno, perché in effetti si inventa una sua moneta, obbliga i cittadini a lavorare per ottenerla col solo scopo di potersi poi liberare delle imposte che lo stesso Stato gli impone. Cioè lo Stato appioppa a ogni singolo cittadino un ‘peccato originale’ (le tasse da pagare) e lo costringe a usare la sua moneta per liberarsi da quel ‘peccato’. Ma non è solo arbitrarietà. Pensateci bene: se non ci fosse questo sistema, chi mai lavorerebbe per il settore pubblico, cioè statale? Pochissimi. Perché i privati potrebbero inventarsi altre monete in concorrenza con quelle dello Stato, e in virtù dei maggiori profitti promettere poi maggiori vantaggi ai cittadini, per cui quasi nessuno finirebbe a lavorare per il settore pubblico e lo Stato medesimo cesserebbe di esistere. Sarebbe il trionfo dei signorotti locali in stile feudale, cioè nascerebbero veri e propri Stati privati con monete private entro lo Stato. Un caos. Ma si badi bene che in virtù degli stessi principi enunciati, anche le eventuali monete private perderebbero ogni valore se non fossero riconosciute come valide per pagare le inevitabili tasse all’interno di quei mini Stati privati. * Cresciamo con un’idea conficcata in testa: il denaro ha valore in sé (sappiamo ora che non è vero), dunque le banche sono ricchissime. Sbagliato, le banche non sono affatto ricchissime, anzi, nel mondo degli affari non svettano per profittabilità. So che in questo preciso istante state pensando “follia pura”, ma non lo è. Il problema è invece l’habitus mentale che abbiamo cementato nella mente secondo cui il denaro ha valore in sé, ergo chi lo maneggia si arricchisce tanto, e che deriva da una profonda incomprensione di cosa esso sia. Vi offro una prova al volo: il motivo per cui siamo arrivati alla terribile crisi finanziaria del 2008-2010 è che tante banche commerciali hanno cercato di trasformarsi in banche d’investimento e hanno preteso poi di fare giochi speculativi azzardatissimi. Ma perché l’hanno fatto? Precisamente perché i banchieri si resero conto che il business della gestione dei conti correnti, prestiti/mutui e piccolo risparmio, cioè essere banche normali, era roba di poco conto rispetto ai profitti di chi giocava in serie A, ovvero gli istituti d’investimento speculativi. Essere banche commerciali significa infatti gestire il denaro per la vita ordinaria di cittadini e aziende, e siccome quel denaro non è una ricchezza in sé, pochi sono i grandi guadagni.(Paolo Barnard)

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Stefano Surace: “L’Italia del Sud deve separarsi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

Si tratta infatti, precisa Surace, dell’unica soluzione in grado di risolvere concretamente una buona volta il famigerato “problema del Mezzogiorno”. Problema nato da una cosiddetta “unità d’Italia” che in realtà è stata un autentico, prolungato crimine contro l’umanità, di cui gran parte del Paese sta tuttora pagando drammaticamente le conseguenze. “Ha distrutto – incalza Surace – di colpo l’Italia del Sud, le cui condizioni economiche e culturali erano fino allora – come Regno delle due Sicilie con capitale Napoli – fra le più floride del mondo. Tanto che il Sud Italia, divenne meta ambìta di ondate di immigrati provenienti da ogni parte d’Europa, attratti da ragioni economiche oltre che dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità della vita.  Ma in pochi anno dopo l’unità divenne di colpo zona di emigrazione in massa: addirittura il 30% dei meridionali lasciò il luogo di nascita per dirigersi prevalentemente verso le Americhe…” E questa tragedia ebbe il suo battesimo del fuoco con una vera e propria “occupazione militare costituita da 120mila unità che ebbero ragione – asserisce Surace – delle popolazioni del Sud bruciando sistematicamente villaggi coi loro abitanti uccidendo e seviziando in massa uomini, donne, preti, bambini, distruggendo i raccolti agricoli e incendiando vaste foreste compresi i villaggi che vi si trovavano e chi ci viveva… E per tentare di giustificare questi massacri, coloro che manovravano affermavano di combattere contro delinquenti (“briganti”) mentre i criminali erano loro, autori e programmatori di queste atrocità.  Parallelemente alle loro stragi contro la popolazione, i famelici piemontesi e lombardi si davano a depredarne le ricchezze: le ingentissime riserve auree del Regno delle Due Sicilie, il denaro delle sue banche, le sue efficienti strutture economiche e civili, facendo strage delle sue industrie che, al momento dell’ “unità”, erano di gran lunga al primo posto in Italia. Smantellandole e trasportando le loro strutture, pezzo per pezzo, a Nord, in modo da far passare artificiosamente in tutta fretta il polo dell’industria italiana dal Sud al triangolo, fino allora sottosviluppato, Torino-Milano-Genova. Utilizzando a tale scopo, oltre ai capitali rapinati, anche i tecnici e la mano d’opera sperimentata che fino allora aveva lavorato nelle industrie del Sud ormai smantellate, e che quindi erano i soli in grado di far funzionare queste nuove industrie fatte sorgere improvvisamente come funghi nel Nord”. Queste dunque, in sintesi, le dichiarazioni rilasciate da Stefano Surace. In effetti Surace (questo filantropo italo-parigino dalle tante vittoriose battaglie civili, asso del giornalismo d’inchiesta e maestro di arti marziali di rinomanza mondiale) era già stato il primo a definire testualmente “crimine contro l’umanità” la cosiddetta “unità d’Italia”, dimostrandolo dettagliatamente in una sua famosa inchiesta diffusa lo scorso luglio e in un libro di prossima pubblicazione. Ed ora è il primo a esigere senza mezzi termini il distacco del Sud Italia, cioè del territorio già regno delle due Sicilie, dal resto della Penisola, come sola via concreta par far cessare finalmente la situazione aberrante in cui è stata messa questa civilissima terra”. (n.r. riconosciamo che la storia “ufficiale” ha poco o nulla approfondito i retroscena di una unità d’Italia resa necessaria e da sempre auspicata dai nostri vati ma realizzata in maniera maldestra e amministrata ancora peggio. Come dire il fine era giusto l’utilizzo disastroso. Ma dobbiamo aggiungere, ad onore del vero, che il meridione d’Italia è stato violentato non dai “vandali” del Nord ma dagli stessi suoi figli. Il fascino del tutto cambiare per nulla cambiare, o meglio peggiorare ha avuto molti padri e nipoti ma, guarda caso, nati per lo più al Sud. Noi dissentiamo dall’idea separatista di Surace perché siamo convinti che sarebbe una iniziativa inutilmente traumatica ma vorremmo che questo popolo “cinico e rassegnato” secondo alcuni storici, non si piangesse addosso ma alzasse la testa con dignità e diventasse l’artefice del suo riscatto con l’arma che le democrazie assegnano ai popoli liberi: il voto e la rappresentanza politica.)

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A Palermo 63 arresti in operazione antimafia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

“L’operazione di oggi, con cui a Palermo gli agenti della Squadra mobile hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 63 presunti esponenti delle famiglie mafiose di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi del clan Lo Piccolo, ci dice che l’azione repressiva dello Stato, grazie all’abnegazione dei magistrati e delle Forze dell’ordine quotidianamente impegnati nella lotta al crimine organizzato e al racket, è determinata e costante”. Nelle parole di Federica Menciotti, viceresponsabile per le Mafie e la criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti, si riscontra un sincero plauso verso quanti hanno eseguito i mandati di custodia cautelare in carcere per i presunti criminali di Cosa Nostra. Un ulteriore schiaffo alla malavita palermitana, purtroppo non sufficiente a ridimensionarne il violento dominio. Collaborativi e determinanti nelle indagini omonime  numerosi membri dell’associazione “Addio Pizzo” che riunisce e supporta le vittime dell’estorsione. A sostegno delle quali  si schiera nettamente Federica Menciotti, facendosi portavoce della solitudine che sovente segue  chiunque decida di parlare.

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Sicurezza a New York

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

Il Sindaco di New York Michael R. Bloomberg e il capo della polizia Raymond W. Kelly hanno annunciato che la città di New York detiene ancora il primato di metropoli più sicura d’America, secondo il rapporto Crime in the United States del 2009 reso noto dall’FBI. Secondo l’analisi, il totale dei crimini è sceso del 5,1% a New York nel 2009, superando il trend nazionale, gli omicidi sono diminuiti del 9,9% contro il 7,2% del dato nazionale. Secondo i dati del NYPD Compstat, il crimine è calato di un ulteriore 1,5% nella città nei primi otto mesi di quest’anno rispetto ai livelli del 2009.
“I dati riflettono fortemente la dedizione e il duro lavoro degli agenti di polizia di New York e l’impegno del sindaco di mantenere i newyorkesi al sicuro, anno dopo anno”, ha detto Kelly.  Secondo i dati dell’FBI, delle 25 maggiori città degli Stati Uniti, New York ha registrato anche lo scorso anno il più basso tasso di criminalità, confermandosi la più sicura. Tra le 266 città statunitensi con popolazione superiore ai 100.000 abitanti esaminate dall’FBI, New York è al 248esimo posto per indice di criminalità, piazzandosi tra Garden Grove e Sunnyvale, entrambe californiane. Nessun’altra città con oltre 262.000 abitanti è più sicura di New York.

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Il crimine online non va in vacanza!

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2010

Le vacanze estive sono ormai arrivate e molti villeggianti, oltre al costume e agli attrezzi da spiaggia, porteranno con sé i propri notebook, ignari di essere uno dei bersagli preferiti dai criminali online.L’utilizzo di WLAN gratuite e accessi internet forniti da hotel o internet Café, infatti, li espone al rischio del furto d’identità e di frodi creditizie. Molti operatori di Internet Café, ad esempio, – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – per risparmiare e aumentare i profitti, non utilizzano sistemi di sicurezza adeguati. I computer messi a disposizione della clientela sono spesso infettati con programmi spyware in grado di “rubare” i dati di accesso e di inviarli ai criminali informatici senza che l’utente se ne accorga. Ecco un breve Vademecum di Adiconsum su come tutelarsi:
non utilizzare nessun dato personale, come ad es. le password, quando si utilizzano connessioni fornite da hotel, Internet Café o aeroporti
non scaricare o salvare i propri dati personali su Pc pubblici
cancellare sempre i cookies, la cronologia e i file temporanei, dopo una navigazione in Internet su un Pc pubblico o su una WLAN pubblica
per navigare con il proprio portatile utilizzare una UMTS card che, sebbene abbia costi superiori, offre una maggiore sicurezza rispetto a una WLAN pubblica
prima di partire per le vacanze, creare una speciale casella e-mail (da cancellare al termine delle stesse) per mandare delle cartoline elettroniche: in caso di incidente ne risulterebbe compromesso soltanto l’account. Utilizzare password diverse da quelle utilizzate per le mail di lavoro o usualmente
assicurarsi che tutti i livelli di sicurezza (antivirus, firewall e browser) siano aggiornati e attivi, soprattutto durante le vacanze, e che lo siano anche il sistema operativo, i vari plug-in e tutti i software
creare un profilo utente con diritti limitati da utilizzare quando si è in viaggio e per i servizi online.

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L’ultimo film di Werner Herzog

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2010

Torino da venerdì 9 a domenica 25 luglio Museo Nazionale del Cinema – National Cinema Museum – Musée National du Cinéma via Montebello L’ultimo film di Werner Herzog My Son, My Son, What Have Ye Done? (con Michael Shannon, Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Udo Kier) distribuito da OneMovie, che sarà in programmazione al Cinema Massimo in esclusiva per l’Italia (in versione originale sottotitolata in italiano)
Ispirato a una vicenda realmente accaduta, My Son, My Son, What Have Ye Done? è la storia di un mito antico e di una moderna follia. Brad Macallam, un aspirante attore che recita in una tragedia greca, commette nella realtà il crimine che deve mettere in scena sul palcoscenico: uccide
la madre. Il film si apre nel momento in cui agenti di polizia giungono sulla scena di un delitto trovando una donna anziana in una pozza di sangue. Davanti alla casa sono radunati vicini curiosi e stupefatti. Il presunto colpevole si è barricato in un edificio dall’altra parte della strada e a quanto pare ha con sé degli ostaggi. Arrivano i due amici cui Brad ha telefonato nelle prime ore del mattino, ma ormai è troppo tardi. Ognuno racconta la propria storia agli investigatori che si occupano del delitto nel tentativo di capire il perché di tanta efferatezza. “Volevo realizzare un film dell’orrore senza il sangue, le seghe elettriche e le scene cruente, ma con una strana paura anonima che striscia piano sotto la pelle”, ha fìdicharato Werner Herzog. Il film è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009, ed è prodotto dalla Absurda Film di David Lynch (myson)

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Conferenza: “Archeologia del crimine”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2010

Roma 23 febbraio 2010, alle ore 18.00 vicolo Doria 2 (Piazza Venezia) presso la Biblioteca del Centro di Studi dell’Accademia Polacca delle Scienze, il Prof. Andrzej Kola dell’Università Niccolò Copernico di Torun terrà una conferenza sul tema “Archeologia del crimine”.  Lavori archeologici di esumazione nei cimiteri di ufficiali polacchi, vittime di NKVD a Kharkov e Kiev. con l’introduzione del Prof. Francesco GUIDA dell’Università Roma Tre.
Il prof. Andrzej Kola – docente all’Istituto di Archeologia dell’Università Niccolò Copernico di Torun dal 1966 (professore ordinario dal 2007). Specialista sul campo di archeologia dell’insediamento di difesa nel medioevo e nei tempi moderni, nonché dell’archeologia subacquea (dal 1989 dirige l’Istituto di Archeologia Subacquea). E’ l’autore di più di 180 articoli e trattati, in parte dedicati alla problematica archeologica delle indagini su Katyn e quelle sui campi hitleriani di sterminio degli ebrei.
La conferenza verterà a seguito dell’invasione della Polonia da parte dell’Unione Sovietica il 17 settembre 1939 dove circa 250 mila soldati polacchi, tra questi circa 15 mila ufficiali d’esercito, erano stati fatti prigionieri dei sovietici ed rinchiusi in tre campi di detenzione speciali della polizia segreta sovietica NKVD, tra cui i più noti sono Kozielsk, Ostashkov e Starobielsk. In forza della decisione dell’Ufficio Politico del partito sovietico del 5 marzo 1940 la maggioranza dei prigionieri era stata uccisa. La simile sorte toccò ad altri 11 mila polacchi arrestati tra l’autunno 1939 e la primavera 1940 dal NKVD sui territori orientali della Polonia occupati dall’Unione Sovietica. Già nel 1943 i tedeschi scoprirono un luogo di sepoltura degli ufficiali polacchi uccisi a Kozielsk. Tuttavia molto a lungo rimasero sconosciuti i luoghi di uccisione e di sepoltura degli ufficiali detenuti a Ostashkov e Starobielsk (complessivamente oltre 10 mila persone) e di altre 11 mila persone arrestate dal NKVD. I cambiamenti politici che coinvolsero i paesi del blocco comunista a cavallo degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso resero possibile di intraprendere azioni  di un approfondito chiarimento del „massacro di Katyn”. Già nel 1991 un gruppo misto di esperti polacchi e sovietici localizzò i cimiteri segreti del NKVD a Kharkov e Miednoje (vicino a Tver’, già Kalinin), vi furono scoperte le tracce delle fosse comuni delle vittime uccise a Starobielsk e Ostashkov. Gli scavi archeologici e i lavori di esumazione in quei cimiteri, condotti dalle spedizioni di esperti polacchi,  erano realizzati negli anni 1994 – 1996 ormai alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

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Ma che dire Luigi Amicone?

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

Lettera al direttore. “Se il figlio stupra la colpa è dei genitori – Benvenuti nel mondo degli incolpevoli”. Questo il titolo di un editoriale sul settimanale Tempi, diretto dal cattolico Luigi Amicone. Il direttore inveisce contro i giudici milanesi “colpevoli” d’aver condannato a un risarcimento di 450mila euro i genitori di un gruppo di adolescenti che abusarono più volte di un’amica dodicenne. E scrive:  «Per ogni crimine, anche il più turpe, esiste sempre una spiegazione e una responsabilità a monte dell’individuo». E poi: «L’amministrazione delle giustizia ammicca allo “Stato totale”. Il quale non si rassegna mai al mero esercizio del “monopolio della forza legittima”. Ma tende sempre a produrre e a possedere il monopolio dell’ideale e della coscienza morale». Ma che dice Luigi Amicone? Intanto dimentica che la condanna al risarcimento è del Tribunale civile, mentre in sede penale tre dei ragazzini  sono stati condannati a pene sospese fra i 2 e i 3 anni; pene riguardo alle quali si può anche discutere. Ma sono due discorsi diversi. La responsabilità attribuita ai genitori non rende incolpevoli gli adolescenti autori della violenza. Inoltre il direttore sembra volersene lavare la mani: i ragazzini sono colpevoli e noi non c’entriamo. In realtà, non sono responsabili solo i genitori, ma tutti noi, che facciamo parte di una  società, dove ogni giorno le donne vengono maltrattate, picchiate, violentate. Quando una donna subisce violenza, dobbiamo vergognarci tutti. Peggio ancora se a subirla è un’adolescente per opera di coetanei. (Attilio Doni Genova)

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Il crimine di strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Lecce, 10 ottobre 2009 Orario 9.00-17.00 Sala Convegni Don Chisciotte, Via Leuca 235, Il seminario, a cui parteciperanno come docenti numerosi esperti di settore, affronta in ottica multidisciplinare il fenomeno del crimine di strada (street crime) nelle sue varie sfaccettature. La giornata di studi offre delle riflessioni su progetti di ricerca mirati e sulle possibili strategie di prevenzione e di contrasto al fenomeno, sia da parte delle Forze dell’Ordine che dal punto di vista del cittadino potenziale vittima. Ai partecipanti è richiesto un contributo di 40€ per la parziale copertura delle spese. Sarà rilasciato un attestato di partecipazione.  Programma: 9.00: registrazione partecipanti 9.30: Prof. Marco Strano (ICAA President): Aspetti criminologici e investigativi dello street crime; 10.30: Isp. Marco Pascali (Polizia di Stato – Consap) Aspetti di investigazione scientifica nello street crime 11.00: D.ssa Maria Rosaria Bruscella (ICAA ordinary member): Alcool, droga e crimini di strada 12.00: Dr. Mirco Turco (responsabile ICAA Puglia, ordinary member), Psicologia della difesa personale 13.00: pausa pranzo 15.00: Antonio Monsellato (Presidente IKMI), “La difesa personale e la cultura della sicurezza”. 16.00: Vito Sindaco (responsabile Mayor Security, ICAA associate member) tecnologie per la prevenzione e le indagini sullo street crime 17.00: conclusioni e consegna attestati. http://www.criminologia.org

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U.s.p.: urge salvare i giovani dai tentacoli del crimine

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2009

Il nostro tessuto sociale sta vivendo un momento delicatissimo per tutta la convivenza civile e onesta: i giovani italiani sono in pericolo. Un gravissimo pericolo, che però si può scongiurare, incombe su di loro e su tutta la nostra società: rischiano di essere ghermiti dai tentacoli del crimine che pur accusando forti sconfitte, quotidianamente si riorganizza. non si vuole fare allarmismo, ma, anzi, concorrere con la nuova realtà sociale per una sempre maggiore evoluzione e sicurezza del paese. Necessita, improrogabilmente, creare nuovi posti di lavoro per i nostri giovani e per realizzare questo programma, occorre la partecipazione di tutte le istituzioni, comprese quelle della polizia di stato, dell’arma dei carabinieri, della guardia di finanza e delle altre forze di polizia. Per concorrere attivamente alla ripresa dello stato sociale la nostra e le altre istituzioni devono aprire le porte ai giovani. Nelle file della polizia di stato, da anni, i giovani dai 18 anni in su, sono impossibilitati ad entrare perché non vengono banditi concorsi di assunzione. così, si sta andando sotto organico perché si riesce ad assumere annualmente solo poche centinaia di agenti ausiliari e nessun effettivo. Oggi, come nelle altre realtà lavorative, anche in polizia, non si aspira più ad entrare per il fascino dell’uniforme o perché attirati dal vecchio detto “il pericolo è il mio mestiere”. si cerca di entrare per avere un posto di lavoro. Le forze politiche devono tener conto, contestualmente, delle necessità organiche delle istituzioni interessate e di quella di mettere  i giovani italiani nelle condizioni di intraprendere una professione che li tenga lontani dalle tentazioni del guadagno “facile”. Avviare i nostri giovani ad una professione sociale con un uniforme dello stato, è certo meglio, che lasciarli abbandonati alla mercè del pericolo costantemente in agguato: l’arruolamento da parte della criminalità.

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Rassegna internazionale dedicata al giornalismo d’inchiesta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2009

L’ICAA partecipa sabato 20 giugno ad Atri, città d’arte dell’Abruzzo, alla prima edizione della rassegna internazionale dedicata al giornalismo d’inchiesta. Il festival è promosso dalla Città di Atri in collaborazione con la Regione Abruzzo, colpita dalla tragedia del terremoto, che hanno voluto mantenere in calendario questa nuova manifestazione culturale come segno di vitalità e di ripresa, come iniziativa capace di mantenere l’attenzione sulle necessità post-sismiche e come occasione per sostenere la raccolta fondi a favore della ricostruzione. Il tema di questa prima edizione è “La pelle” cioè contatto, ma anche contrapposizione, sofferenza, identità, mutamento. Alle 18.30 è prevista una tavola rotonda aperta al pubblico sulla “scena del crimine” a cui parteciperà il Presidente dell’Icaa, Prof. Marco Strano. A partire dalle ore 10.00 del mattino sarà allestito uno stand ICAA in cui saranno presentate le attività dell’Associazione e saranno posti in vendita libri e gadgets per finanziare la ricerca.

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La tratta di persone

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2009

Palermo, 21 maggio 2009 Collegio San Rocco, Università di Palermo Facoltà di Scienze Politiche – Via Maqueda, 324 22maggio 2009 Palazzo Chiaramonte Steri, Piazza Marina, 61 ore 9,00 L’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, in collaborazione con l’UNICRI (l’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia), l’Università di Palermo e l’AICCRE (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa) – presentano la Conferenza Internazionale “Tratta di persone:dieci anni dopo la costituzione del comitato intergovernativo ad hoc per l’elaborazione del protocollo di Palermo”, che si svolgerà il 21 e 22 maggio 2008 presso il Collegio San Rocco della Facoltà di Scienze Politiche in Via Maqueda 324 a Palermo. Nel 2000 la città di Palermo ospitò la Conferenza internazionale per l’apertura alla firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato Transnazionale (UN TOC) e, in particolare, di uno dei tre Protocolli aggiuntivi, sulla Prevenzione, Repressione e Contrasto della Tratta di Esseri Umani. L’evento del 21 e 22 maggio – patrocinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri – intende celebrare il decimo anniversario dell’inizio delle negoziazioni che portarono all’elaborazione del Protocollo sulla Tratta, riunendo insieme coloro che nel 1999-2000 presero parte all’elaborazione della Convenzione e dei Protocolli aggiuntivi. Lo scopo è di accertare lo stato attuale della ratifica del Protocollo, analizzare le sfide che l’applicazione del Protocollo comporta e promuoverne il processo di ratifica. Si indagherà al contempo sul fenomeno della tratta nei suoi aspetti giuridici nazionali e internazionali.  Fenomeno complesso e “mimetico”, la tratta è spesso associata con fenomeni limitrofi ma distinti come l’immigrazione irregolare, la prostituzione o il lavoro sommerso e, dunque, presenta difficoltà di accertamento, riscontrabili nel fatto che su oltre 1 milione di vittime stimate solo un’esigua percentuale viene identificata, assistita e protetta e solo una media di 6mila perpetratori vengono perseguiti ogni anno.  In Italia, tra sfruttamento lavorativo, sessuale, servitù domestica e altre forme di sfruttamento le vittime di questo fenomeno sono migliaia: solo lo sfruttamento sessuale registrerebbe un numero di vittime compreso tra le 29.000 e le 38.000 persone. All’evento parteciperanno, tra gli altri, Giusto Sciacchitano, Sostituto Procuratore Nazionale, Direzione Nazionale Antimafia, Peter Schatzer Capo Missione dell’OIM in Italia, Sandro Calvani, Direttore dell’ UNICRI, il sen. Roberto Di Giovan Paolo, Segretario Generale dell’AICCRE, Tana De Zuleta, Esperta dell’OSCE e altri esperti, docenti universitari e rappresentanti di istituzioni governative, inter-governative e non governative nazionali ed internazionali.

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