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Posts Tagged ‘crisi finanziaria’

Stiamo andando verso la stagflazione?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

A cura di Marco Jean Aboav, Head of Asset Allocation in Moneyfarm. Il termine “stagflazione”, coniato nel 1965 dal politico inglese Iain Macleod, è una combinazione dei termini stagnazione e inflazione e fa riferimento a una contingenza economica in cui l’inflazione è alta e la crescita economica lenta.L’inflazione è stata incredibilmente bassa in questi anni, quindi ovviamente non siamo in un periodo di stagflazione ma l’aspetto più interessante è che l’inflazione continua a non crescere, in un momento in cui i tassi d’interesse globali sono al loro minimo storico.Uno degli strumenti con cui le banche centrali combattono l’inflazione è l’aumento dei tassi di interesse. Ma a partire dalla crisi finanziaria del 2008, la preoccupazione principale delle banche centrali è sempre stata quella opposta, ossia far uscire l’economia dalla recessione, incentivare la crescita e raggiungere il target inflazionemarco-j-aboav I tassi di interesse bassi sono diventati la regola ma hanno avuto un impatto minimo sulla crescita, e infatti le banche centrali hanno dovuto adottare misure di politica monetaria straordinaria (quantitative easing) per darle un ulteriore impulso. L’inflazione dell’Eurozona è attualmente pari allo 0.4%, mentre i tassi di riferimento sono nulli (0%) e il target di inflazione per la Banca Centrale Europea è del 2%; quindi siamo ancora lontani da un’inflazione fuori controllo. In marzo la Banca Centrale Europea, inoltre, ha tagliato i tassi d’interesse e ha espanso il programma di quantitative easing attraverso una serie di misure eccezionali mai adottate prima.In un periodo di stagflazione diversificare diventa ancor più importante per gli investitori; una diversificazione in termini di asset class, valuta e territorio che renda il portafoglio davvero globale, assicura agli investitori tutti i benefici derivanti dalla crescita degli altri mercati.Con una crescita bassa è difficile per le banche centrali alzare i tassi d’interesse, gli investitori hanno difficoltà a risparmiare e ancor di più ad accrescere il loro capitale. Possono beneficiare dell’esposizione ai bond indicizzati all’inflazione ma è una strategia da considerare solo in un portafoglio diversificato poiché non è priva di rischi. Quando l’inflazione salirà, ci saranno da considerare importanti indicatori della crescita economica quali il PIL, i salari e la disoccupazione. Se i salari non dovessero aumentare di pari passo, è difficile pensare a una crescita robusta nei paesi sviluppati.
MoneyFarm è una società indipendente di servizi finanziari autorizzata e regolata dalla Financial Conduct Authority (FCA) e vigilata in Italia da Consob. Ad agosto 2012 è sbarcata sul web con Moneyfarm.com, aprendo la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. L’azienda ha come soci principali fondi di investimento Cabot Square Capital e United Ventures, il gruppo Allianz e Vittorio Terzi (Director Emeritus di McKinsey Italia) tramite il suo veicolo d’investimento. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 70 professionisti di qualificato background e su oltre 80.000 utenti attivi.
La mission di Moneyfarm è quella di permettere alle persone di gestire i propri soldi in maniera semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading. (foto: Marco Jean Aboav)

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Willis Towers Watson: gli asset dei maggiori fondi pensione diminuiscono per la prima volta dall’inizio della crisi finanziaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaSecondo l’indagine annuale Pensions & Investments di Willis Towers Watson, il totale degli asset dei 300 più grandi fondi pensione a livello mondiale nel 2015 è diminuito di oltre il 3% (rispetto ad una crescita di oltre il 3% nel 2014), raggiungendo il valore totale di 14.8 trilioni di Euro. Nonostante questo calo, il primo dall’inizio della crisi finanziaria globale, la crescita cumulata del risparmio da allora è quasi del 19%. L’indagine, condotta in collaborazione con il magazine americano Pensions & Investments, mostra come a livello regionale i Fondi del Nord America negli ultimi 5 anni hanno avuto il più alto tasso di crescita (circa il 6%) rispetto ai Fondi in Europa (4%) e in Asia (circa 1%); emerge inoltre che gli asset dei primi 300 fondi pensione rappresentano circa il 42% del patrimonio previdenziale globale. L’indagine mostra che nel 2015 i fondi a prestazione definita (DB) sono scesi di quasi il 5%, mentre quelli a a contribuzione definita sono scesi di oltre il 2% Alessandra Pasquoni, Responsabile Willis Towers Watson in Italia per l’attività di investment consulting commenta: “La volatilità dei patrimoni gestiti, in combinazione con passività sempre maggiori testimoniano quanto sia diventato difficile per i fondi pensione soddisfare le proprie mission. I grandi investitori possono trarre vantaggio da questa volatilità, complessa e ambigua, per migliorare i loro processi decisionali. È ormai chiaro che una buona governance sia il fattore determinante per produrre un vantaggio competitivo in contesti in continua evoluzione.”La ricerca, che per la prima volta contempla un investitore italiano tra i maggiori 300 fondi globali, mostra come gli Stati Uniti rimangano il paese con la quota maggiore di assets tra i fondi pensione (38%), seguiti da Giappone (12%), Paesi Bassi (6%), Norvegia (6%) e Regno Unito (5%). 27 nuovi fondi sono entrati nella classifica nel corso degli ultimi cinque anni e, su base netta, gli Stati Uniti contribuiscono con il maggior numero di fondi (10), seguiti dal Regno Unito, Corea del Sud, Australia, Francia, Perù, Vietnam e Italia (entrata proprio quest’anno nell’indagine). Nello stesso periodo, il Messico ha avuto la più grande perdita netta di fondi dalla classifica (quattro fondi), seguita dalla Svizzera, Germania e Giappone (3). Gli Stati Uniti hanno il maggior numero di fondi nella ricerca (131), seguiti da U.K. (27), Canada (19), Australia (16), Giappone (15) e Paesi Bassi (12). Alessandra Pasquoni: “Vi sono stati diversi cambiamenti nel ranking dei Fondi Pensione negli ultimi cinque anni; le migliori performance derivano da portafogli completamente diversificati che performano bene nei momenti di stress e aventi un focus sui rendimenti finali piuttosto che su quelli relativi. Un altro elemento di differenziazione dei fondi Leader è la loro capacità di innovare o essere pionieri: questo è un elemento importante in un contesto di bassa crescita persistente. Si sono fatte nuove considerazioni su come gestire i costi in maniera efficiente implementando un mix tra capitale umano esterno ed interno. Ciò ha avuto l’effetto positivo per l’industria nel suo complesso modellando la proposizione di gestione attiva e controllandone al contempo la crescita dei costi.”I fondi pensione sovrani [2](27) continuano fortemente a dominare nella classifica, rappresentando il 28% delle attività e un totale di circa 4.6 trilioni di euro. I 115 del settore pubblico, nel 2015, hanno avuto un patrimonio di quasi 6,6 miliardi di euro e rappresentano il 39% del totale.Alessandra Pasquoni conclude: “Lo scenario degli investimenti sta cambiando rapidamente poiché la gran parte degli investitori sta rivedendo la loro governance per divenire più efficiente nei loro processi di investimento. 20 anni fa era prevalente il ricorso alla delega a società esterne, mentre adesso assistiamo a una crescita delle competenze interne e a migliori pratiche di investimento associate di solito al raggiungimento di un buon equilibrio fra risorse interne e deleghe all’esterno. Il rafforzamento delle risorse sta anche consentendo a questi investitori di essere più consapevoli delle loro responsabilità, opportunità e impatto sociale”.

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Banche italiane su orlo fallimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2016

salva bancheDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il sistema bancario italiano è sull’orlo del fallimento. La notizia è su tutte le prime pagine dei principali quotidiani finanziari internazionali. Financial Times, Wall Street Journal, Bloomberg, solo per citare quelli più importanti, parlano apertamente di nuova crisi finanziaria internazionale innescata dal crollo delle banche italiane per effetto dello spaventoso ammontare di crediti inesigibili che esse detengono, pari al 17% dei crediti totali. Crediti spazzatura che nessun acquirente vuole comprare.
Le statistiche parlano di un disastro finanziario senza precedenti. Nell’ultimo anno, il FTSE MIB banche ha perso il 60% del suo valore. A questa débâcle, che non ha precedenti nella storia, hanno contribuito le principali banche del paese. MPS, per anni il polmone finanziario della sinistra, ha perso l’83% in un anno, per effetto dei suoi 47 miliardi di crediti inesigibili che pesano come un macigno sul suo bilancio e che nessuno sa come smobilizzare. Unicredit ha perso il 69%, CARIGE e Banco Popolare l’81%, Intesa SanPaolo il 49%. Le cronache di Borsa ci riportano ormai quotidianamente raffiche di sospensioni dei titoli bancari per eccesso di ribasso o perché in assenza di acquirenti i titoli non riescono nemmeno a fare prezzo.
Per potersi riprendere, il sistema italiano avrebbe bisogno di capitali freschi per almeno 40 miliardi di euro. Soldi che, al momento, il Tesoro non sa dove andare a trovare. A seguito della direttiva bail in, infatti, gli Stati non possono più intervenire per salvare le banche in dissesto. Lo dovrebbero fare i privati, come nel caso delle 4 banche recentemente fallite, a partire dalla famigerata Banca Etruria, che hanno mandato sul lastrico decine di migliaia di risparmiatori.
Tutto questo sta accadendo nel silenzio della stampa di regime, che pensa soltanto a scrivere delle lotte interne al Partito Democratico, quando il risparmio di milioni di italiani è a rischio. Dall’esecutivo tutto tace e non si capisce se il silenzio è dovuto al disinteresse o all’incapacità di trovare soluzioni. Questo è un momento estremamente grave per il nostro paese, e Renzi e il suo governo mostrano, ogni oltre ragionevole dubbio, la loro inadeguatezza. Prima tolgono il disturbo meglio è”.

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Lo stato di crisi di Ferrovie della Calabria

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Il Governo, per bocca del sottosegretario Giachino ha confermato che “Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in qualità di socio, ha approvato i bilanci della Ferrovia della Calabria s.r.l. sino al 2010 nel rispetto della normativa vigente in materia, tenendo conto sia delle note integrative dell’Organo di amministrazione che, soprattutto, della relazione del Collegio Sindacale che hanno evidenziato i rilevanti crediti nei confronti della Regione Calabria per i servizi di trasporto pubblico eserciti. Inoltre, in considerazione della crisi finanziaria in cui versa la Società, lo stesso Ministero, ha invitato più volte l’Organo di amministrazione ad attivare tutte le procedure, anche giudiziarie, per il recupero di tali crediti evitando di ingenerare qualunque confusione tra la figura del Socio e quella del soggetto istituzionale Stat. Ad oggi, la Regione Calabria ha già usufruito dell’80% delle risorse previste”. Dura la replica dell’on Franco Laratta (commissione Trasporti della Camera): “Vorrei ricordare al Ministro che dopo una inerzia di dieci anni e la totale assoluta mancanza di rapporti fra Ministero e Regione Calabria, le responsabilità del Governo sono gravissime: non fosse altro perchè il Ministero ha direttamente amministrato le FdC, ed è colpevole della gravissima situazione finanziaria dell’azienda, ha ignorato le condizioni dell’azienda, non ha trasferito le risorse promesse, ha effettuato solo tagli, ha utilizzato la società per nomine e incarichi, spesso solo di natura politica!” “Resta da chiedersi, ha affermato Laratta, quali saranno le conseguenze per lo Stato nel deprecabile caso di fallimento di Ferrovie della Calabria, atteso che azionista unico della società e lo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Detto ciò, e per evitare traumatiche decisioni, Ferrovie della Calabria srl devono assolutamente recuperare i crediti finora maturati in 10 anni . Inoltre la Regione Calabrua potrà riconoscere alle FdC (come da Legge 23 del 2010), a decorrere dal 2011, un importo annuo di euro 2.500.000,00 per 10 annualità. Ma dopo più incontri svoltisi a Roma fra Regione Calabria e Ministero dei Trasporti, con la partecipazione di Ferrovie della Calabria, i nodi più importanti non sono stati sciolti. Un quadro allarmante che se non chiarito subito avrà conseguenze gravi per gli utenti, il servizio e per gli stessi dipendenti che giustamente sono in allarme da molti mesi, quasi sempre inascoltati!”

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U.E.: crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Bruxelles. La Commissione europea ha adottato 27 serie di raccomandazioni specifiche per paese (oltre a un documento sull’area dell’euro nel suo complesso) per aiutare gli Stati membri a formulare le loro politiche economiche e sociali in modo da tener fede agli impegni assunti su crescita, occupazione e finanze pubbliche. All’inizio del 2011 gli Stati membri e la Commissione avevano fissato 10 priorità per far fronte alla crisi finanziaria e creare le condizioni per un’economia più sostenibile. Alla luce della situazione specifica di ciascun paese, oggi la Commissione ha raccomandato misure mirate per ogni Stato membro. Ciò dovrebbe aiutare i singoli Stati a concentrarsi nei prossimi 12-18 mesi sulle leve strategiche, stimolando in tal modo l’economia UE nel suo complesso. Le serie di raccomandazioni rientrano nel cosiddetto “semestre europeo”, tramite il quale – per la prima volta quest’anno – gli Stati membri e la Commissione hanno dato vita al coordinamento delle politiche economiche e di bilancio. Una volta decise le priorità a livello UE, gli Stati membri hanno presentato i loro programmi nazionali, che la Commissione ha valutato a fondo, varando infine le 27 serie di raccomandazioni “su misura”. Nel complesso gli Stati membri hanno cercato di riprendere nei propri programmi le priorità decise a livello UE: le ipotesi macroeconomiche su cui questi si basano sono sostanzialmente realistiche. Ma spesso i programmi nazionali sono poco ambiziosi e non sufficientemente specifici. In molti Stati membri urgono ulteriori sforzi di risanamento del bilancio, senza però rinunciare a misure favorevoli alla crescita (ricerca e innovazione, condizioni quadro per le imprese, concorrenza nel settore dei servizi).
L’adozione di raccomandazioni specifiche per paese segna la penultima fase del periodo di sei mesi di intenso coordinamento delle politiche economiche tra l’UE e gli Stati membri noto come “semestre europeo”. Il semestre europeo inizia in gennaio, quando la Commissione presenta la sua analisi annuale della crescita, che fissa le priorità di politica economica dell’UE per l’anno successivo. Le priorità vengono approvate dai capi di Stato e di governo in occasione del Consiglio europeo di marzo. In aprile-maggio gli Stati membri presentano i programmi di stabilità o di convergenza (relativi alle finanze pubbliche) e i programmi nazionali di riforma (sulle riforme strutturali e sulle misure per promuovere la crescita), a cui la Commissione risponde con le raccomandazioni specifiche per paese. Nel quadro di questo processo la Commissione ha valutato gli impegni assunti dai 23 Stati membri partecipanti al “patto Euro Plus”, impegni inclusi nelle sue raccomandazioni.
Le raccomandazioni saranno discusse e approvate dal Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, previa discussione in seno ai Consigli ECOFIN e EPSCO. La Commissione e gli Stati membri ne sorveglieranno l’attuazione nel corso del prossimo anno nel quadro di un processo rigoroso e continuo di valutazione tra pari. La Commissione valuterà i progressi realizzati a livello dell’UE nella sua prossima analisi annuale della crescita nel gennaio 2012 e, per ciascuno Stato membro, nella prossima serie di raccomandazioni specifiche per paese che pubblicherà nel giugno 2012.

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Le banche e le famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

La famiglia ha rappresentato per il nostro Paese un bacino fondamentale di creazione di risparmio ed il motore del miracolo economico a partire dal dopoguerra. Essa è stata capace di attutire l’impatto della crisi economica, mentre la forza del risparmio delle famiglie ha consentito alle nostre banche di restare “salde” di fronte alla crisi finanziaria globale. Auspichiamo che il soggetto “famiglia” sia valorizzato, riconosciuto e rilanciato dai nostri Istituti di credito, tramite politiche creditizie ad essa dedicate, nell’ambito del provvidenziale ritorno ad un credito ed a una finanza, autenticamente a servizio dell’economia reale.Il Forum delle associazioni familiari ed Etica, dignità e valori chiedono che le aziende di credito:
• istituiscano apposite politiche creditizie per incoraggiare la costituzione di nuove famiglie;amplino, sia per importi sia per durata, le agevolazioni previste dal “Fondo di Credito per i nuovi nati”, avviato con la convenzione tra Abi e Dipartimento per le politiche della famiglia attualmente in scadenza;
• incoraggino il credito, la consulenza ed i servizi a favore dell’impresa familiare, costitutivamente orientata sul lungo periodo e, grazie al valore unico ed irripetibile della trasmissione generazionale delle professionalità e delle conoscenze, istituzione affidabile e solida anche per merito creditizio;
• valorizzino, riconoscendo il valore civico e costituzionale della famiglia, cellula fondamentale di ogni politica di “Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR)”, il suo ruolo di “stakeholder” rendicontando in un apposito capitolo del Bilancio Sociale e, in futuro, del Bilancio Integrato, tutte le iniziative dedicate.
• Misure essenziali per rispondere al grave declino demografico che mette a rischio il futuro modello di welfare del nostro Paese e per rivitalizzare l’impresa familiare che rappresenta ancora oggi un elemento imprescindibile per costruire il futuro economico dell’Italia.

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I danni della crisi finanziaria mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2010

Paola Pierri, Presidente di Unidea – Unicredit Foundation, e Leonardo Becchetti, professore di economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata e direttore di Benecomune.net, sono intervenuti in occasione dell’incontro “E’ più facile salvare una banca che vite umane?” organizzato dalla Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune a Roma.. il gruppo di ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata guidato dal prof. Leonardo Becchetti ha elaborato uno studio sugli effetti positivi che la scelta di responsabilità sociale (CSR) comporta rispetto alle performance azionarie delle società quotate nei momenti più acuti di crisi finanziaria. I principali risultati della ricerca, esposti in anteprima in occasione dell’incontro organizzato dalla Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune, fanno riferimento a due episodi cruciali nella storia dell’ultima crisi finanziaria globale: il fallimento di Lehman Brothers del 15 settembre 2008 e quello di Washington Mutual del 26 settembre 2008.Mettendo a confronto le performance di borsa di oltre 3000 società quotate a Wall Street in occasione dei due avvenimenti, alla luce dei criteri qualitativi dell’indice azionario etico DOMINI (DSI 400), il team guidato dal prof. Becchetti ha rilevato che: Nei due giorni in cui vengono annunciati i fallimenti, le società inserite all’interno dell’indice azionario di responsabilità sociale DOMINI (DSI 400) registrano rendimenti “anormali” del +1,2% e del 0%, rispetto al -1,7% e -1,8% del mercato (S&P 500). Le società con un indice elevato in termini di responsabilità sociale generano rendimenti progressivi del +0,2% per ogni punto di maggiore affidabilità sociale (Strength), a fronte del -0,5% di decrescita di quelle con punteggi negativi (Concern). Le società con i più elevati indici di responsabilità sociale, anche se non inserite all’interno di DOMINI, generano un rendimento “anormale” e positivo nelle performance di borsa del +1% rispetto al -1,7% del mercato.
Mistra è un progetto di ricerca internazionale sugli Investimenti Sostenibili, finalizzato ad analizzare la convenienza economica degli investimenti socialmente responsabili. Vi partecipano 13 università e business school europee nei paesi di Italia, Regno Unito, Irlanda del Nord, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svezia e Finlandia. Il progetto prende in esame oltre 3000 società quotate di cui si conosce il rating internazionale sulle caratteristiche di responsabilità sociale e prevede due fasi di analisi, la prima dal 2007 al 2009, la seconda dal 2010 al 2012.

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Madoff: caso “sistemico” più che individuale

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2009

La condanna sensazionale a 150 anni di carcere per truffa nei confronti del finanziere e speculatore americano Bernie Madoff  fa un certo effetto. Una condanna di simili dimensioni negli USA è possibile in quanto la sentenza per più e differenti reati è cumulabile.   Ma il caso Madoff è emblematico della crisi finanziaria e bancaria sistemica. Prima di tutto perchè la sua bancarotta lascia un buco fino ad oggi accertato di 65 miliardi di dollari, l’equivalente del PIL di intere nazioni come la Croazia, l’Ecuador o il Kenya!   La truffa è emersa soltanto lo scorso dicembre dopo che la crisi finanziaria e bancaria americana aveva mandato in bancarotta la Lehman Brothers. Altrimenti Bernie sarebbe ancora al suo posto.   E’ da sottolineare che tra i principali clienti di Madoff vi erano grandi istituti finanziari internazionali, ivi comprese alcune banche italiane   L’unica spiegazione è che gli affari di Madoff erano “sistemici”, cioè parte integrante del modus operandi della grande finanza internazionale. E al momento del crac il sistema per salvare se stesso sacrifica il singolo operatore  D’altra parte questa teoria dello “assassino solitario” nella finanza era già stata più volte sperimentata con successo.  Quando il fondo speculativo LTCM crollò per la crisi asiatica nel 1998 con un buco di oltre 4 miliardi di dollari si parlò di un giovane speculatore che aveva operato all’insaputa degli alti dirigenti. Lo stesso si disse per lo sconquasso speculativo della banca inglese Barings e più recentemente per la voragine dei derivati finanziari della francese Société Générale. E’ sempre colpa di un individuo, di un singolo avido e malvagio speculatore, mai del sistema!    Madoff merita i 150 anni di carcere, ma saremmo tutti più tranquilli se anche gli altri operatori e complici venissero indagati e perseguiti. Comunque sarebbe più importante se si eliminassero le cause che hanno determinato le distorsioni del sistema.   Maggior trasparenza, più controlli e sanzioni più severe sono indispensabili anche nel nostro paese. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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Crisi finanziaria ed economica

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2009

La finanza mondiale e l’economia reale sono già da alcuni mesi alle prese con una forte riduzione del valore della ricchezza. Le conseguenze più immediate le rileviamo con il rallentamento del credito, la sfiducia dei consumatori e delle imprese che provocano una brusca frenata della domanda e della produzione in specie nelle economie più avanzate. E’ un po’ come il classico serpente che si morde la coda. A questo punto i governi e le banche centrali hanno ritenuto opportuno intensificare la propria azione tenendo elevata l’offerta di liquidità ma non trascurando d’incentivare il rafforzamento delle condizioni patrimoniali dei sistemi bancari e d’incoraggiare il credito alle imprese. Per le potenzialità bancarie di erogare prestiti la questione è più complessa di quanto non appaia in un primo momento. Si è assottigliata la raccolta bancaria e ciò significa che i tradizionali risparmiatori fanno più fatica a portare i soldi in banca e le ragioni sono ovvie: aumento della disoccupazione, maggiori spese per la famiglia, ma anche timori sull’insolvenza delle banche, ecc.  Ma se Atene piange Sparta non ride. Le economie emergenti, infatti, cominciano a risentire in maniera forte le difficoltà di finanziamento delle loro produzioni tanto che il vertice del gruppo dei 20 ha ritenuto opportuno potenziare le risorse del Fondo Monetario Internazionale  con uno stanziamento di 250 miliardi di dollari. Sono ritenuti sufficienti per sostenere nei prossimi due anni il credito al commercio. Si uscirà, prima o poi, di certo da questa crisi ma bisogna capire a che prezzo e se nel frattempo siamo capaci di porre mano alle riforme necessarie per essere al passo con i tempi ovvero per una legislazione internazionale condivisa e senza sacche evasive da parte dei vari paradisi fiscali e di riciclaggio del danaro di provenienza illecita. Oggi non ci sono più frontiere per il trasferimento di denaro da un continente all’altro. Oggi dobbiamo entrare nell’ordine d’idee che così come esiste una economia reale lo stesso dobbiamo concepirla nell’ambito finanziario. Non è più possibile andare alla ricerca di titoli spazzatura per rincorrere interessi maggiori senza convincerci che il rischio è di gran lunga più elevato del guadagno immediato, o supposto tale. E riscrivere le regole di finanza internazionale non sarà tanto facile sebbene lo impongano non tanto le attuali emergenze quanto la necessità di garantirci per il futuro un assetto finanziario ed economico fondato più sulle certezze e meno sulle ambiguità e i colpi di mano dei soliti speculatori e imbonitori di turno. (note di approfondimento della sezione economica della Fidest)

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Crisi finanziaria, crisi di sistema

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

L’economia mondiale, a partire dal 2008, ha subito un grave peggioramento con uno shock finanziario pari se non più grave di quello degli anni trenta. Le conseguenze di questo freno della crescita economica globale si avvertiranno nel corrente anno e, probabilmente, anche nel 2010. Le misure di emergenze messe in atto dai vari stati e il timido tentativo di affrontare la crisi con un progetto unitario possono non bastare. Pensiamo alle massicce immissioni di liquidità, ai salvataggi bancari, a quelle delle società finanziarie e assicurative e ai depositi. La riflessione da parte degli esperti sul come uscirne parte soprattutto dalla considerazione del come si sia giunti a questa fase recessiva. Comprendere le ragioni può aiutare a trovare correttivi adeguati.Tra le cause possibili vi è quella di un deterioramento della performance economica mondiale in seguito ad una espansione sostenuta tra le diverse aree economiche e realizzata mediante una forte integrazione, ma senza stabilire regole comuni. Questa velocità espansiva non ha tenuto conto dei suoi limiti e delle possibili ricadute nella produzione di forti squilibri finanziari, immobiliari e delle materie prime. Questo aspetto ha un risvolto in negativo sul fronte della sanità e delle pensioni che preoccupa i governi in specie in quei paesi, come l’Italia, dove il preesistente indebitamento pubblico riduce di molto gli spazi di manovra di politica finanziaria pubblica. Nell’area dell’Euro si pensa in primo luogo alla creazione di un fondo europeo finalizzato a sostenere i patrimoni delle società bancarie e finanziarie anche mediante l’acquisto diretto di partecipazioni. Per quanto riguarda, nello specifico, l’economia italiana essa è rimasta debole e stagnante per tutto il 2008 e nei primi mesi di quest’anno.  La dinamica delle esportazioni si è ridotta nello specifico nell’area dell’euro anche se appena stemperati con l’aumento delle vendite dai paesi extra-europei. Nel mercato interno la stagnazione dei consumi si è fatta sentire in tantissimi settori merceologici. La possibilità di una ripresa è legata alla capacità del sistema paese di rinnovarsi con investimenti pubblici nelle infrastrutture, nelle riconversioni industriali, nella qualità delle produzioni, nella ricerca e in più alte dosi di sviluppo tecnologico. Sul fronte dei conti pubblici è prevedibile un loro deteriorarsi a causa del rallentamento economico in atto e delle conseguenti minori entrate fiscali legate, tra l’altro, all’abbassamento delle aliquote Ires e irap, alle nuove spese per i contratti pubblici, agli aiuti al settore bancario e ai contributi governativi in favore delle finanze locali. In questo contesto pur critico sarebbe un’ottima occasione per l’Italia mettere ordine all’organizzazione dello stato a partire dalla filiera giustizia, all’istruzione, alla sanità e al welfare dove sono presenti le maggiori disfunzioni, sacche di sperperi e una burocrazia costosa e poco efficiente.

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Una Pasqua per ridare Speranza

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2009

Eravamo già preoccupati per la crisi finanziaria e economica che ha ormai raggiunto anche la nostra realtà. Ora a questa preoccupazione si aggiunge, come un pesante macigno, il tragico evento del terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, con le tante vittime e le ingenti distruzioni. Con l’animo colmo di profondo dolore, partecipiamo alla sofferenza della popolazione abruzzese, vogliamo essere affettuosamente vicini ai superstiti per aiutarli e sostenerli, incoraggiamo quanti si stanno prodigando nelle operazioni di soccorso. È possibile in questa situazione l’augurio di buona Pasqua? Sì, forse è possibile, ma l’augurio è reso più difficile. Eppure proprio in queste situazioni abbiamo bisogno di speranza, di luce, di conforto. Un filosofo, Martin Heidegger, si chiedeva se servono e a cosa servono i poeti nel tempo della povertà (Perché i poeti?, in Sentieri interrotti). Sì, i poeti servono nel tempo della povertà. Sono utili, non tanto nel senso strumentale del termine, quanto nel senso che sono al servizio dell’uomo, del suo pensiero, della sua riflessione. I poeti invitano a scorgere l’aurora, attendendola e ricercandola, anche quando la notte è ancora buia. La Pasqua cristiana parte dal buio della notte, dal bacio che tradisce, dalla fuga dei discepoli, dalla condanna ingiusta voluta da una folla urlante, dalla croce. La Pasqua è anche questo. Ma è anche ‘passaggio’: questo – come sappiamo – è il significato etimologico del termine ‘pasqua’. Un passaggio importante, come apertura all’altro e all’Altro. Se la povertà di cui soffriamo non è solo quella economica, ma è anche – e soprattutto – di relazioni, di etica, di speranza, allora questa apertura sia l’inizio di un cammino che attende di arrivare alla meta, sia l’aurora che attende la luce. In particolare a chi soffre, a chi è senza luce, a chi ha poca speranza, a chi è senza lavoro, a chi ha molti dubbi, auguro di poter sperimentare come vere le parole di Isaia, profeta, poeta, credente: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43, 19). A tutti giunga il mio augurio di una buona Pasqua. (Mons. Gianni Ambrosio, Vescovo Diocesi di Piacenza-Bobbio in sintesi)

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Alta percentuale di imprenditori a rischio usura

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2009

Il responsabile lombardo dell’Italia dei Diritti osserva in proposito: “Il Governo regionale dovrebbe fare pressioni sulle banche per allargare il cordone sui prestiti” Lo si deduce da una ricerca della Camera di commercio di Milano realizzata a fine 2008 su 300 piccole e medie imprese della provincia di Milano ha messo in luce la preoccupante situazione in cui versano le imprese della provincia lombarda. Secondo tale ricerca tre imprenditori su cento sono a rischio a causa della crisi finanziaria e di questi 28,3%, composto per lo più da donne e da uomini oltre i 45 anni, vede il ricorso agli strozzini come una possibile soluzione. Giuseppe Criseo, responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti denuncia : ” La latitanza del Governo regionale che dovrebbe fare pressioni sulle banche affinché allarghino i cordoni sui prestiti. In un periodo di crisi come questo infatti l’attività dei piccoli imprenditori andrebbe incoraggiata, e sarebbe auspicabile che le banche fornissero anche il servizio di esperti che possano seguire l’attività dell’imprenditore che in questo modo cadrebbe meno facilmente nelle grinfie degli usurai i quali non sono una soluzione ma un danno.Come alternativa alle banche fortunatamente non c’è solo l’usura- conclude il responsabile lombardo dell’Italia dei Diritti- ma anche il circuito di prestiti tra privati cittadini come quello di Zoppa.it che segnalo come valido ed onesto”.

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Fatuzzo: accorpiamo il referendum

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2009

La crisi economica si sta aggravando sempre di più – ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati , Carlo FATUZZO – e la chiusura di industrie, attività produttive in genere, esercizi commerciali ecc.ecc. è oramai cronaca quotidiana   e la conseguenza è la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.  Sono sempre più gli italiani che hanno gravi difficoltà economiche e tanti  sono in condizioni di povertà estrema. Mentre non si riesce varare una forte politica di sostegno alle famiglie – ha sottolineato il segretario del Partito Pensionati – mentre le pensioni diventano sempre più da fame , indire il referendum sulla legge elettorale il 14 giugno, con una spesa di oltre 400 milioni di euro, una settimana dopo le elezioni amministrative e politiche , è veramente uno  spreco ed uno schiaffo alla miseria e tale costo, rappresenta circa il doppio della somma  stanziata per la “social card” .  A giudizio del Partito Pensionati – ha concluso FATUZZO –  una somma così ingente, può essere  facilmente risparmiata  , attuando “l’election day”, accorpando il referendum con le  elezioni europee ed amministrative ed i soldi risparmiati potrebbero essere destinati  ad abbattere le rette delle case di riposo  o ad aumentare gli importi previsti per i detentori di “social card”.

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